V.I.Lenin- Op.comp.vol 25: Lettera alla redazione della “Novaia Gizn”

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Kurt Gossweiler :La (ir)resistibile ascesa di Adolf Hitler -da Weimar a Hitler

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Friedrich Engels : Dell’autorità (1872)

Dell’autorità

Friedrich Engels (1872)

 


 


 

Alcuni socialisti hanno da qualche tempo aperto una regolare crociata contro ciò che essi chiamano principio d’autorità. Basta loro dire che questo o quell’atto è autoritario, per condannarlo. Si abusa a tal punto di questo sommario modo di procedere che è necessario esaminare la cosa un po’ più da vicino. Autorità, nel senso della parola di cui si tratta, vuol dire: imposizione della volontà altrui alla nostra; autorità suppone, d’altra parte, subordinazione. Ora, per quanto queste due parole suonino male e sia sgradevole per parte subordinata la relazione che esse rappresentano, si tratta di saper se vi è mezzo per farne a meno, se – date le condizioni attuali della società – noi potremo dar vita ad un altro stato sociale in cui questa autorità non avrà più scopo, e dove per conseguenza dovrà scomparire. Esaminando le condizioni economiche, industriali e agricole che sono alla base dell’attuale società borghese, troviamo che esse tendono a rimpiazzare sempre più l’azione isolata con quella combinata degli individui. L’industria moderna ha preso il posto delle piccole officine dei produttori isolati, con grandi fabbriche e officine dove centinaia di operai sorvegliano macchine complicate mosse dal vapore; le vetture e i carri delle grandi vie vengono sostituiti dai treni delle vie ferrate, come le piccole golette e feluche a vela dai battelli a vapore. L’agricoltura stessa cade a mano a mano nel dominio della macchina e del vapore, che rimpiazzano lentamente, ma inesorabilmente, i piccoli proprietari coi grandi capitalisti, che coltivano con l’aiuto di operai salariati grandi superfici di terreno. Dovunque, l’azione combinata, la complicazione dei procedimenti, dipendenti gli uni dagli altri, si mette al posto dell’azione indipendente degli individui. Ma chi dice azione combinata, dice organizzazione; ora, è possibile avere azione combinata senza autorità?

Supponiamo che una rivoluzione sociale abbia detronizzato i capitalisti, onde l’autorità presiede ora alla produzione e alla circolazione delle ricchezze. Supponiamo, per collocarci interamente dal punto di vista degli anti-autoritari, che la terra e gli strumenti di lavoro siano divenuti proprietà collettiva degli operai che li impiegano. L’autorità sarà scomparsa, o non avrà essa fatto che cambiar di forma? Vediamo.

Prendiamo a mo’ d’esempio una filatura di cotone. Il cotone deve passare almeno per sei operazioni successive prima di esser ridotto allo stato di filo, operazioni che si fanno – per la più parte – in sale differenti. Inoltre, per tenere le macchine in movimento vi è bisogno di un ingegnere che sorvegli le macchine a vapore, di meccanici per le riparazioni giornaliere e di molti altri braccianti destinati a trasportare i prodotti da una sala all’altra ecc. Tutti questi operai, uomini, donne e fanciulli, sono obbligati a cominciare e a finire il loro lavoro a ore determinate dall’autorità del vapore, che si beffa dell’autonomia individuale. Bisogna dunque, dapprima, che gli operai si intendano sulle ore di lavoro; a queste ore, una volta fissate, sono tutti sottomessi senza alcuna eccezione. Poi sorgono in ciascuna sala e ad ogni istante questioni di dettaglio sul modo di produzione, sulla distribuzione dei materiali ecc., che bisogna risolvere subito, sotto pena di veder arrestarsi immediatamente tutta la produzione; che si risolvano con la decisione di un delegato preposto a ciascuna branca di lavoro o da un voto di maggioranza, se ciò fosse possibile, la volontà di qualcuno dovrà sempre subordinarsi; vale a dire che le questioni saranno risolte autoritariamente. L’automata meccanico di una grande fabbrica è molto più tiranno, come non lo sono mai stati i piccoli capitalisti che impiegano operai. Almeno per le ore di lavoro si può scrivere sulla porta di queste fabbriche: Lasciate ogni autonomia, voi ch’entrate! Se l’uomo con la scienza e il genio inventivo sottomise le forze della natura, queste si vendicarono su di lui sottomettendolo, mentre egli le impiega, ad un vero dispotismo, indipendente da ogni organizzazione sociale. Voler abolire l’autorità nella grande industria, è voler abolire l’industria stessa,distruggere la filatura a vapore per ritornare alla conocchia.

Prendiamo, per un altro esempio, una via ferrata. Qui pure la cooperazione d’una infinità d’individui è assolutamente necessaria; cooperazione che deve aver luogo a ore ben precise, perché non ne seguano disastri. Qui pure, la prima condizione dell’impiego è una volontà dominante, che tronca ogni questione subordinata, sia questa volontà rappresentata da un solo delegato o da un comitato incaricato di eseguire le risoluzioni d’una maggioranza d’individui. Nell’uno o nell’altro caso vi è autorità molto pronunciata. Ma v’è di più: che diverrebbe del primo treno in partenza, se si abolisse l’autorità degli impiegati della via ferrata sui signori viaggiatori?

Ma la necessità d’una autorità, e di un’autorità imperiosa, non si può trovare più evidente che sopra un naviglio in alto mare. Là, al momento del pericolo, la vita di tutti dipende dall’obbedienza istantanea e assoluta di tutti alla volontà di un solo.

Allorché io sottoposi simili argomenti ai più furiosi anti-autoritari, essi non seppero rispondermi che questo: “Ah! Ciò è vero, ma qui non si tratta di un’autorità che noi diamo ai delegati, ma di un incarico!“. Questi signori credono d’aver cambiato le cose quando ne hanno cambiato i nomi. Ecco come questi profondi pensatori si beffano del mondo.

Noi abbiamo dunque veduto che da una parte certa autorità, delegata non importa come, e dall’altra certa subordinazione, sono cose che, indipendentemente da ogni organizzazione sociale, s’impongono a noi come condizioni materiali, nelle quali noi produciamo e facciamo circolare i prodotti.

E abbiamo veduto, inoltre, che le condizioni materiali di produzione e di circolazione s’accrescono inevitabilmente dalla grande industria e dalla grande agricoltura, e tendono sempre più a estendere il campo di questa autorità. È dunque assurdo parlare del principio d’autorità come d’un principio assolutamente cattivo, e del principio d’autonomia come d’un principio assolutamente buono. L’autorità e l’autonomia sono cose relative, di cui le sfere variano nelle differenti fasi dello sviluppo sociale. Se gli autonomisti si limitassero a dire che l’organizzazione sociale dell’avvenire restringerà l’autorità ai soli limiti ai quali le condizioni della produzione la rendono inevitabile, si potrebbe intendersi; invece essi sono ciechi per tutti i fatti che rendono necessaria la cosa, e si avventano contro la parola.

Perché gli anti-autoritari non si limitano a gridare contro l’autorità politica, lo Stato? Tutti i socialisti son d’accordo in ciò, che lo Stato politico e con lui l’autorità politica scompariranno in conseguenza della prossima rivoluzione sociale, e cioè che le funzioni pubbliche perderanno il loro carattere politico, e si cangeranno in semplici funzioni amministrative, veglianti ai veri interessi sociali. Ma gli anti-autoritari domandano che lo Stato politico autoritario sia abolito d’un tratto, prima ancora che si abbiano distrutte le condizioni sociali che l’hanno fatto nascere. Essi pretendono che il primo atto della rivoluzione sociale sia l’abolizione della società. Non hanno mai visto questi signori una rivoluzione? Una rivoluzione è certamente la cosa più autoritaria che ci sia: è l’atto per il quale una parte della popolazione impone la sua volontà all’altra parte per mezzo di fucili, baionette e cannoni; mezzi autoritari, se ce ne sono; e il partito vittorioso, se non vuole aver combattuto invano, deve continuare questo dominio col terrore che le sue armi inspirano ai reazionari. La Comune di Parigi sarebbe durata un sol giorno, se non si fosse servita di questa autorità del popolo armato, in faccia ai borghesi? Non si può, al contrario, rimproverarle di non essersene servita abbastanza largamente?

Dunque, delle due cose l’una: o gli anti-autoritari non sanno ciò che dicono, e in questo caso non seminano che confusione; o essi lo sanno, e in questo caso tradiscono il movimento del proletariato. Nell’un caso e nell’altro essi servono la reazione

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Enver Hoxha; lettera aperta ai membri del partito comunista dell’Unione Sovietica, 5 OTTOBRE 1964-Le purghe Kruscioviane contro i marxisti leninisti

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Le purghe Kruscioviane  contro i  marxisti leninisti (stalinisti)

“Il gruppo di Krusciov ha alzato la mano contro il più sacro, contro la più potente arma del popolo sovietico per la difesa dei trionfi della rivoluzione e per l’edificazione del comunismo, contro la dittatura del proletariato :  il partito comunista.

Cerca di disarmare il popolo, togliergli il potere, far degenerare il partito. Ha stuprato e ripudiato la conseguente linea marxista-leninista del partito bolscevico, le sue tradizioni e il suo spirito rivoluzionario, ha imposto al partito una linea opportunista e revisionista in tutti i campi della vita e dell’attività, linea che sta minacciando le storiche vittorie del Socialismo in Unione Sovietica, per le quali il partito e il popolo sovietico hanno lottato con grande eroismo, facendo  molti sacrifici, versando  il loro sangue.

Per realizzare questa linea, la cricca revisionista di Krusciovia ha compiuto grandi e continue purghe tra i quadri del partito , dello stato, sia nella capitale ,cosi come nelle province, allontanando tutti i quadri di  cui non avevano  fiducia e sostituendoli con immagini fedeli Alla sua linea. In un decennio, Krusohov ha escluso del Comitato Centrale, eletto nel XIX º CONGRESSO DEL PARTITO COMUNISTA DELL’ Unione Sovietica nel 1952, a più del 70 per cento dei suoi membri  nel XXII º Congresso del 1962 Escluso del Comitato Centrale, eletto nel xx º Congresso del 1956, a quasi il 50 per cento dei suoi membri. Inoltre, poco prima del xxii º Congresso, sotto la copertura della rotazione dei quadri , ha sostituito il 45 per cento dei membri dei comitati centrali dei partiti delle repubbliche federate, dei comitati del partito delle province e delle Regioni, e al 40 per cento dei membri dei comitati del partito delle città e dei quartieri. Nel 1963, la cricca di krusciov ha sostituito un’altra volta, con il pretesto della riorganizzazione del partito in base alla struttura di produzione, a più della metà dei membri dei comitati centrali delle repubbliche federate e dei comitati del partito delle Province.

Le persone che circondano oggi . NIkita Krusciov sono  al suo servizio, formano uno strato privilegiato, corrotto dal punto di vista ideologico, che ha tradito la causa rivoluzionaria della classe operaia sovietica, che lotta contro il marxismo-leninismo e il socialismo. La sua unica preoccupazione è il consolidamento della propria posizione economica e della sua dominazione politica. Il gruppo di krusciov, con il sostegno di questo strato, sta trasformando il glorioso partito comunista dell’Unione Sovietica in un partito revisionista, e allo stato socialista sovietico in una dittatura della cricca jruschovista “.

(Enver Hoxha; lettera aperta ai membri del partito comunista dell’Unione Sovietica, 5 OTTOBRE 1964)
http://bitacoramarxistaleninista.blogspot.com.ar/…/las-suce…

 

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G. e S. Vassiliev -Chapaev, il guerrigliero rosso

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LA GUARDIA ROSSA

Caricato il 29 ott 2009

LA GUARDIA ROSSA
di Raffaele Mario Offidani (1919)

https://www.youtube.com/watch?v=crDfqK6npmQ

Quel che si avanza è uno strano soldato
Viene da oriente e non monta destrier
La man callosa ed il viso abbronzato
È il più glorioso fra tutti i guerrier
Non ha pennacchi e galloni dorati
Ma sul berretto scolpiti e nel cuor
Mostra un martello e una falce incrociati
Gli emblemi del lavor
Viva il lavor

È la Guardia Rossa
Che marcia alla riscossa
E scuote dalla fossa
La schiava umanità

Giacque vilmente la plebe in catene
Sotto il tallone del ricco padron
Dopo millenni di strazi e di pene
Lasino alfine si cangia in leon
Sbrana furente il succhion coronato
Spoglia il nababbo dell’or che rubò
Danna per fame al lavoro forzato
Chi mai non lavorò
Non lavorò

È la Guardia Rossa
Che marcia alla riscossa
E scuote dalla fossa
La schiava umanità

Accorre sotto la rossa bandiera
Tutta la folla dei lavorator
Rimbomba il passo dell’immensa schiera
Sopra la tomba di un modo che muor
Tentano invano risorgere i morti
Tanto a che vale lottar col destin
Marciano al Sole più ardenti e più forti
Le armate di Lenin
Viva Lenin

È la Guardia Rossa
Che marcia alla riscossa
E scuote dalla fossa
La schiava umanità

Quando alla notte la plebe riposa
Nella campagna e nell’ampia città
Più non la turba la tema paurosa
Del suo vampiro che la svenerà
Che sempre veglia devota e tremenda
La Guardia Rossa alla sua libertà
La tirannia cancrenosa ed orrenda
Più non ritornerà
Ritornerà

Ché la Guardia Rossa
Già l’inchiodò alla fossa
Nell’epica riscossa
Dell’umanità

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Aleksander Harchikov – Che Guevara

Александр Харчиков – Че Гевара

 

 

Ripeto un nome: “Che Guevara” …
Scandisco il canto dal cuore.
Col canto di chitarra al rombo
il debito rendo al valore!
La Playa Giron, la Moncada
lì è la verità della storia!
Ma nei drappelli dei partigiani
sono la coscienza e l’onore della Patria!
Le montagne del Venezuela
mai ti dimenticano, barbudo.
Per la giusta causa – in battaglia –
è l’unico destino degli eroi!
Soffoca nella morsa della umiliazione,
sta patendo il mio popolo.
Lo so, ci sarà battaglia
si avrà una svolta repentina!
Cresce la rabbia turbinosa,
un lampo abbatterà l’oscurità!
La gioventù già stringe la mano a pugno!
Ciò che fu predestinato accadrà!
CHE, tu sei la bandiera della lotta!
C’è l’amore infinito per te!
Sicuro: avranno castigo
le sanguisuga del popolo!
La Patria mia è divenuta un covo
dove non siamo altro che merce…
L’opportunismo da bottegai del capitalismo
sarà spazzato da un colpo tempestoso!
Si alzeranno dalle ginocchia i milioni!
Si innalzerà una bufera di ribellione
Crolleranno i troni sanguinosi! –
Socialismo o morte!
Gloria a te, Che Guevara,
Evviva l’eroe latino!
Gloria a Cuba e a Fidel!
La gioventù già forma le righe!
E sulla tribù di fornicante mammona
si scatenerà la giusta vendetta, spietata!
Patria o muerte!
Patria o morte!
Il cuore batte a tamburo,
si avvicina la battaglia.
“Revolucion! Che Guevara!” –
Lancia si chiama la gioventù!
La giovinezza, il coraggio e l’audacia
sono insieme sulla via giusta.
Patria! Venseremos! –
Patria! Vinceremo!
Patria! Venseremos! –
Patria! Vinceremo! NOI!

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