La bugia su KATYN. “. La falsificazione di documenti è un reato grave.

KATYN. Allegato 1. Falsi russi. Parte 1. “Pacchetto chiuso n. 1”. La falsificazione di documenti è un reato grave.

Come ogni crimine, deve avere un movente, un’opportunità da commettere e prove. Per farvi capire il motivo, devo pronunciare qualche parola sull’obiettivo della politica della “Perestrojka” in URSS. Immagina di essere un cittadino di una superpotenza mondiale con un’industria e una scienza gigantesche, e in ogni produzione nel paese hai una quota di proprietà che ti avvantaggia.

Ora immagina di essere un membro del governo di questo paese che ha delle proprietà dovute al  tuo lavoro, ma non puoi farne quello che vuoi come con la proprietà privata, ad esempio, non puoi lasciarla in eredità ai tuoi figli. Inoltre, questa proprietà è molto modesta rispetto ai governi dei paesi capitalisti, la tua vita non è lussuosa e devi nascondere l’eccesso della differenza tra la tua ricchezza e la ricchezza dei cittadini circostanti, e non vantartene ( c’è un ottimo libro di Ilf e Petrov, “The Golden Calf”, dove uno dei personaggi è il milionario sovietico Koreiko, che ha risparmiato un’enorme quantità di denaro accumulato tramite crimini economici, ma continua a lavorare come contabile, e vive solo sul suo stipendio, temendo di destare sospetti, non avendo così alcun vantaggio dal denaro rubato, solo paura).

Nell’URSS nella seconda metà degli anni ’80, ai cittadini piaceva questo stato di cose, ma al governo non piaceva. Pertanto, il governo voleva davvero ripristinare il capitalismo, togliere il diritto di proprietà pubblica ai cittadini e portare via la proprietà dei cittadini – tutta la produzione nel paese, nella loro proprietà privata (privatizzazione), in modo da non esitare a vivere come re stessi, e poi lasciano la proprietà ai loro figli.

 Negli anni ’90, dopo la distruzione dell’URSS attraverso diversi schemi fraudolenti, tutto questo è stato fatto. Le modalità principali erano i buoni e le aste di prestiti. All’inizio hanno smesso di pagare gli stipendi per molti mesi, per esempio mia madre (un’insegnante universitaria) non ha ricevuto uno stipendio per un anno e mezzo, la mafia ha semplicemente portato via l’oggetto edile di mio padre senza pagare nulla. Per sopravvivere, le persone vendevano cose di valore per una miseria, come l’oro, ma ovviamente aiuta per poco tempo. Ricordo i giorni della mia infanzia in cui non c’era assolutamente niente da mangiare. E poi alle persone sono stati dati dei “buoni”.

Un buono è la quota di una persona nell’intera potente economia dell’URSS, che apparteneva alle persone. Ora puoi vendere il tuo buono per un chilo di patate. Un’altra truffa sono le aste di prestiti. Ad esempio, il governo prende 5 milioni da una persona e gli dà una pianta che costa un miliardo come garanzia contro il rimborso di un prestito, che non restituisce 5 milioni e gli consente di prendere la pianta nella sua proprietà privata. Alcuni di questi uomini d’affari hanno salvato le fabbriche sotto il proprio controllo, e ora sono miliardari della lista di Forbes, ad esempio Potanin, Lisin, Mikhelson con un capitale di $ 170-200 miliardi ciascuno e migliaia di altri.

Ma la maggior parte degli uomini d’affari, rendendosi conto che la loro proprietà è stata rubata, ha semplicemente segato attrezzature high-tech e le ha vendute all’estero per quasi nulla come solo metall, vincendo diverse decine di milioni di dollari su questo e fuggendo con questi soldi all’estero. Questo è ciò che Chubais, che è ancora una delle persone più influenti nella politica russa, ha detto sul processo di privatizzazione (che conferma ancora una volta che la politica di Gorbachev-Eltsin-Putin è la stessa politica): “L’Occidente non deve giudicare. L’Occidente capisce poco. Non eravamo impegnati nella raccolta di denaro, ma nella distruzione del comunismo. Questo è un compito diverso e a un costo diverso. Sapevamo che ogni fabbrica venduta era un chiodo nella bara del comunismo. Costoso, economico, gratuito, con supplemento: non importa. La privatizzazione in Russia prima del 1997 non era affatto un processo economico. Ogni proprietario privato emergente in Russia è irreversibile. Irreversibilità. Il 1 settembre 1992, con il primo voucher emesso, strappammo letteralmente dalle mani dei Rossi la decisione di fermare la privatizzazione in Russia

Stavamo risolvendo un altro problema: fermare il comunismo. Abbiamo risolto questo problema! “Chubais:” Perché sei preoccupato per queste persone? Beh, trenta milioni moriranno. Non si adattavano al mercato. Non pensarci, ne cresceranno di nuovi “. Sì! Per dare i soldi ai ladri per “comprare” l’economia russa, sono stati finanziati direttamente dalle tasche dello Stato. Putin: “Abbiamo deliberatamente acconsentito alla perdita di una quantità significativa della riserva di oro e valuta di oltre $ 100 miliardi. È per tutto il mercato. partecipanti a capire che non ci sarà ritorno alla precedente regolamentazione in Russia “. Per riscrivere la proprietà, devi prima riscrivere la cronologia.

Pertanto, la frode degli anni ’90 è stata preceduta da una lunga preparazione ideologica per ingannare la popolazione, in modo che le persone stesse desiderassero distruggere il loro stato, considerandolo cattivo, inefficace, criminale, odiando lo stato, dove avevano una parte in pubblico proprietà, e in modo che una persona voglia trasferire la sua parte di proprietà pubblica alla proprietà privata di un’altra persona. Negli anni del dopoguerra, il tema del “crimine di Katyn dell’NKVD” prese saldamente uno dei posti principali nell’arsenale della lotta ideologica contro l’URSS. Coloro che lo resuscitarono non furono imbarazzati dalla mancanza di prove della colpevolezza dei sovietici, o dai fatti inconfutabili della colpa dei nazisti, o dal fatto che queste figure divennero effettivamente i successori del caso Hitler-Goebbels.

Pertanto, non ci si dovrebbe sorprendere che il tema Katyn sia stato immediatamente ripreso quando la leadership del PCUS, rappresentata da Gorbaciov e dai suoi più stretti collaboratori, decise di distruggere l’Unione Sovietica. Il 13 aprile 1990, il quotidiano “Izvestia” ha pubblicato la dichiarazione della TASS sulla tragedia di Katyn, in cui la colpa per l’omicidio dei polacchi è stata attribuita a Beria, Merkulov e ai loro lavoratori. Tuttavia, non c’erano prove per questa affermazione sensazionale. Evitando deliberatamente di chiarire sia i motivi che le possibilità dell’uccisione dei polacchi da parte dell’NKVD, gli eredi russi di Goebbels cercavano apertamente una cosa: rimuovere la responsabilità della sparatoria a Katyn dai carnefici hitleriani e imputare questo caso al “totalitario”. Regime stalinista “.

Nel 1992, negli archivi del Presidente della Federazione Russa, queste figure trovano “accidentalmente” “il pacchetto chiuso n. 1”, che includeva la decisione del Politburo del Comitato centrale del Partito comunista sindacale dei bolscevichi di marzo 5, 1940, lettera di Beria a Stalin n. 794 / B da “…” marzo 1940, lettera di Shelepin a Krusciov N-632-sh datata 3 marzo 1959, e altre, che vengono immediatamente dichiarate come prove inconfutabili della colpevolezza dell’URSS. Leggendo le riviste “Smena” e “Ogonyok” i cittadini bruciavano di rabbia e indignazione contro i “sanguinari comunisti”. Nell’ottobre 1992, la scoperta “accidentale” avrebbe dovuto svolgere il suo compito principale: si è tentato di introdurre questi “documenti” per essere esaminati durante il processo contro il PCUS presso la Corte costituzionale della Federazione russa. Tuttavia, a causa di una serie di errori nella loro esecuzione che non erano spiegabili per il 1940, la corte ha rifiutato di allegarli al caso (Rudinsky FM “Case of the KPSS” nella Corte Costituzionale. M., 1999. S. 309)

Tuttavia, questi testi dubbi (il loro esame a tutti gli effetti non è stato ancora effettuato) iniziarono ad essere inclusi nelle raccolte archivistiche pubblicate negli anni ’90 del secolo scorso e qualificati come prove documentali dell’esecuzione dei polacchi da parte del NKVD. Ovviamente, una tecnica così semplice non potrebbe convincere i ricercatori critici e il contenuto sospetto del “pacchetto n. 1” come fonte documentaria sul “caso Katyn” non appare in una ricerca seria. C’è una tremenda tenacia con la quale alcuni rappresentanti della gestione degli affari archivistici della Russia e dei massimi dirigenti della Federazione Russa convincono il pubblico dell’autenticità di questi “documenti”, ma non hanno nulla dall’argomentazione scientifica.

La leadership del Terzo Reich non poteva nemmeno immaginare quali alleati avrebbe acquisito dopo sei decenni. E nel 2010, per decisione del presidente D. A. Medvedev, alcuni di questi documenti sono stati pubblicati in formato elettronico sul sito web di Rosarchiv, per questo grazie a quest’uomo, sebbene lo considero un criminale contro l’umanità per le sue altre azioni. Questi documenti, che presumibilmente confermano la colpevolezza del crimine del governo sovietico, sono chiaramente falsi. Diamo uno sguardo ad alcune delle caratteristiche interessanti di questi documenti. “Memorandum del commissario del popolo agli affari interni dell’URSS L.P. Beria a I.V. Stalin

con la proposta di istruire l’NKVD dell’URSS a considerare in un ordine speciale casi contro cittadini polacchi detenuti nei campi di prigionieri di guerra dell’NKVD dell’URSS e nelle prigioni nelle regioni occidentali dell’Ucraina e della Bielorussia “.

 Già all’inizio del documento, vediamo una grave violazione della compilazione dei dettagli: la data di redazione del documento non è impostata. Vediamo solo la voce “… marzo 1940”. Inoltre, i falsificatori hanno confuso il Comitato centrale del PCUS (b) con il Politburo del Comitato centrale del PCUS (b), che ha preso decisioni su questioni di repressione. (Immagine 1) Sulla terza pagina del documento si legge una frase strana: “Basandosi sul fatto che sono tutti nemici incalliti e incorreggibili del regime sovietico, l’NKVD dell’URSS ritiene necessario: 1. Suggerisci all’NKVD dell’URSS: “.

Permettetemi di ricordarvi che è presumibilmente l’NKVD dell’URSS che scrive una nota al Comitato centrale del Partito comunista sindacale (bolscevichi), cioè la frase dovrebbe suonare così: “Procedendo dal fatto che tutto sono nemici incalliti e incorreggibili del regime sovietico, l’NKVD dell’URSS lo ritiene necessario: 1. Suggerire al Comitato centrale del Partito comunista sindacale (bolscevichi) di discutere e decidere sulla questione dei prigionieri di guerra polacchi “. Altrimenti, si scopre la vera schizofrenia: l’NKVD si invita a prendere una decisione sull’esecuzione di persone , mentre per qualche motivo invia una nota al Comitato Centrale del partito. L’NKVD non aveva alcuna funzione di prendere decisioni su tali questioni, perché l’NKVD era un organo esecutivo. I falsificatori volevano solo incolpare l’NKVD, quindi all’inizio hanno scritto, e solo allora hanno pensato a quello che stavano scrivendo. (Immagine 2) Nella quarta pagina, vediamo la frase enigmatica: “Il processo dei casi e la decisione di essere assegnati alla troika, composta da compagni … (barrato), MERKULOV, BASHTAKOV (Capo del 1 ° dipartimento speciale dell’NKVD dell’URSS) “. Qui è sospetto che i primi due cognomi della troika siano dati senza gradi o posizioni (solo Bashtakov ce l’ha). Nei documenti a livello di Comitato Centrale non dovrebbero essere apportate correzioni; in caso di errore di battitura, il documento verrebbe semplicemente ripubblicato. Il titolo o la posizione in tali documenti era sempre presente e devono essere scritti prima del cognome e non tra parentesi dopo il cognome. Deve esserci accuratezza nella formulazione, soprattutto quando si nominano le persone responsabili, e sui documenti del Comitato centrale del PCUS (b). Ma i falsari, a quanto pare, non conoscevano i titoli e le posizioni delle due prime persone, quindi hanno mancato questo momento nella speranza che nessuno controllasse.

 Richiama inoltre l’attenzione sul fatto che dopo la prima parentesi con la posizione di Bashtakov c’è uno spazio – un minore, ma una violazione della stesura del documento. (Immagine 3) Formulazione piuttosto strana fatta all’inizio del documento: “regioni occidentali di Ucraina e Bielorussia”, invece di “УССР и БССР” come dovrebbe essere (Immagine 4) Quindi, per una serie di segni e gravi violazioni ed errori, il documento è falso. “Estratto dal verbale n. 13 della riunione del Politburo del Comitato centrale del PCUS (b)” La questione del NKVD dell’URSS “(paragrafo 144)”. La forma del documento è reale. Ma la forma è degli anni ’30, non degli anni ’40. I falsificatori, a differenza del vero Comitato centrale del PCUS (b), non avevano tra le mani forme pulite degli anni ’40. E poi vediamo che il documento è datato 5 marzo 1930! (Immagine 5) L’estratto non contiene il timbro e la firma obbligatori per tali documenti. E senza questo, il documento non è valido. A quanto pare, i falsificatori pensavano che sarebbe andato comunque bene. (Immagine 6) Estratto dal verbale n. 13 della riunione del Politburo del Comitato centrale del Partito comunista di tutta l’unione  (Bolscevichi) “La questione del NKVD dell’URSS” (paragrafo 144). Stesso “documento”?

Vediamo la forma già familiare degli anni ’30, ma già con la data del 27 febbraio 1959. A quanto pare, neanche i falsificatori avevano quei  timbri e inchiostri  negli anni ’50. Inoltre, non è chiaro perché l’estratto sia datato 1959 e non 1940, come dovrebbe essere (incontro interessante, che durò 29 anni dal 1930 al 1959). Non è chiaro nemmeno il motivo per cui si dovrebbe fare un estratto dai verbali della riunione del Politburo del Comitato centrale del PCUS (b), e non dalla risoluzione o decisione di questo organo, come dovrebbe essere. (Immagine 7) Alla fine del documento non c’è meno strano sigillo del Comitato centrale del PCUS, anche se dovrebbe esserci un Comitato centrale del VKP (b). Questo può essere spiegato solo da una cosa: i falsificatori non avevano il sigillo del Comitato centrale del VKP (b), ma il sigillo del Comitato centrale del PCUS che avevano. Considerando che è un crimine semplicemente togliere tali sigilli dall’ufficio, e ancor più dall’edificio, diventa chiaro perché non c’è un tale timbro su un documento, ma è su un altro documento: i falsari avevano accesso limitato a tale sigillo, quindi, potevano apporre un timbro su un numero limitato di carta intestata originale degli anni ’30. Lo stesso strano è l’assenza della firma di Stalin sull’estratto, sebbene il suo nome sia stampato. D’altra parte, è corretto, come Stalin avrebbe potuto inserirlo in un documento sei anni dopo la sua morte (documento datato 1959, Stalin morì nel 1953), ma perché questo documento è stato indirizzato a Stalin che è morto da 6 anni ? E se ingrandisci il frammento con la stampa, vediamo qualcosa di assolutamente incredibile: il testo dattiloscritto è stampato sopra la stampa. Cioè, il sigillo è stato messo sulla carta intestata prima che il testo fosse stampato. In realtà non funziona in questo modo. In primo luogo, stampano il testo, quindi il funzionario appone un sigillo quando ha letto il testo. (Immagine 8) Per capire quanto sia ridicolo il falso, vale la pena confrontarlo con questo documento. Puoi guardare il falso (Foto 9) e il vero documento del 1946 (Foto 10) “Pacchetto numero 1 con lista dei documenti allegati. Il pacchetto ha i timbri” Top Secret “,” Cartella speciale “e la registrazione” Archivio del VI settore dell’OO.

Comitato centrale del PCUS. Non aprire il pacco senza il permesso del capo di stato maggiore del presidente dell’URSS. 24 dicembre 1991. “. Leggiamo il primo punto della lista: “Risoluzione del Comitato Centrale del PCUS P13 / 144-op del 5. III. 1940”. Oh, quei maledetti terminatori bolscevichi! Sono tornati 12 anni nel passato (1940) dal futuro per uccidere nella foresta di Katyn! Il partito PCUS iniziò a essere convocato solo nel 1952 al XIX Congresso. Prima di allora, si chiamava VKP (b). I falsificatori non conoscono la storia del PCUS. Forse è per questo che il sito dell’Archivio di Stato non ha pubblicato la “Risoluzione del Comitato centrale del PCUS”, ma si è limitato a “estratti dai verbali della riunione”. La bugia sarebbe evidente a tutti. (Immagine 11) La lettera di Shelepin a Krusciov e la bozza di risoluzione del Presidium del Comitato Centrale non furono redatte su carta intestata come dovrebbero, ma su carta semplice, scritte a mano. Ma dalla trascrizione della seduta della Corte costituzionale, dove questo documento è stato preso in considerazione, ne consegue che il Presidente della Corte costituzionale accenna alla presenza di un modulo ufficiale degli anni ’30 Sulla “Lettera di Shelepin” inviata nel 1959 (la data della lettera è il 3 marzo 1959) il cancelliere del Dipartimento generale del Comitato centrale ha timbrato il numero in entrata nel 1965. Ne consegue che non ha ottenuto il top- lettera segreta al Segretario Generale del Comitato Centrale per 6 anni e 6 giorni ??

In base al contenuto, il documento avrebbe dovuto essere classificato come “Cartella speciale” e non “Top secret”. Si richiama l’attenzione sulla grafia calligrafica della lettera, ogni lettera è scritta separatamente. Questa calligrafia non apparteneva a Shelepin stesso. Alcuni dei suoi assistenti scrissero con cura lettere sotto la guida del presidente del KGB dell’URSS, ma non usavano una macchina da scrivere? Per motivi di segretezza, questo non poteva essere spiegato, perché il documento passava per posta ordinaria e ufficio, come dimostrano i timbri degli impiegati.

La mancanza di carta intestata e tipo di macchina da scrivere nella produzione di questo documento può essere spiegata dal fatto che i falsificatori non hanno avuto accesso alle macchine da scrivere e alla carta intestata del KGB dell’URSS per questo periodo di tempo. Sulla “lettera” non ci sono le più piccole note o ordini di alcun segretario del Comitato centrale del PCUS – si scopre che la lettera del presidente del KGB Shelepin dai segretari del Comitato centrale non è mai stata vista, perché coloro che l’hanno vista dovettero lasciare la firma a matita. Il destinatario “compagno Krusciov” non è solo una grave violazione delle regole per la stesura di un documento, ma anche un insulto personale a una persona molto permalosa e più potente dello stato. Lì doveva essere scritta la posizione ufficiale di Krusciov. (Immagine 12) La nota abbreviazione KGB è stata decifrata, ma per qualche motivo l’NKVD no. Le troiche dell’NKVD dell’URSS furono liquidate con il decreto del 17 novembre 1938, l’autore del falso non lo sa e commette un altro errore. (Immagini 13, 14) Nell’aprile-maggio 1940, i prigionieri polacchi furono portati fuori vivi dai campi di prigionieri di guerra di Starobelsk e Ostashkovsk, e qui è scritto che erano già stati uccisi. Nella “lettera di Shelepin” l’insieme e conservato nell’archivio sono indicati per il 1959 i “file di registrazione per i prigionieri di guerra” del campo di Starobelsk, ma questi file furono bruciati già il 25 ottobre 1940, di cui l’ispettore Il sergente della sicurezza statale Gaididey ha redatto un atto lo stesso giorno, ancora archiviato. Il campo di Starobelsk non è “vicino a Kharkov”, ma nella regione di Voroshilovgrad, a quasi 250 km da Kharkov.

E qui il PCUS torna al passato per 12 anni, dal 1952 al 1940, ohh, questi terminator  rossi tornano di dal futuro al passato  per uccidere i polacchi! Numerosi errori di ortografia e punteggiatura nella lingua russa, che non sono tipici dei russi, nonché frasi errate nei nomi delle autorità legislative, suggeriscono che il documento è stato probabilmente scritto da uno straniero (posso descrivere questo tipo di errori separatamente ). La “lettera di Shelepin” è stata inviata al Comitato centrale del PCUS tramite l’ufficio del KGB, poiché ha un numero in uscita (Н-632-sh) e la data di spedizione è il 3 marzo 1959, ma non ha una registrazione in arrivo nel marzo 1959 con il Comitato centrale del PCUS. Sulla lettera, oltre al francobollo del 9 marzo 1965, c’è un altro francobollo datato 20 marzo 1965. Aumentando il contrasto, diventano visibili le iscrizioni “Comitato centrale PCUS” e “Dipartimento generale”. (Immagine 15) Un motivo in più per cui il set di documenti “Pacchetto chiuso n. 1” è un falso. Il grado di segretezza del “pacchetto chiuso” è apparso al tempo di Lenin, e non al tempo di Krusciov, quindi l’ultima data del vero “pacchetto chiuso n. 1” potrebbe non essere successiva al 1924, il che significa che non può essere qualcosa su Katyn. Posso trarre la seguente conclusione: c’è un motivo per la falsificazione dei documenti, c’era anche una possibilità di falsificazione, nonostante il fatto che ci fossero persone che hanno ostacolato la falsificazione (ne parleremo la prossima volta), ci sono anche prove di falsificazione . Successivamente si è saputo chi e come produceva questi falsi. Continua.

KATYN. Attachment 1. Russian fakes. Part 1. “Closed package No. 1”.

Falsification of documents is a serious crime. Like any crime, it must have a motive, an opportunity to commit, and evidence. In order to you can understand the motive, I must to say a few words about the goal of the “Perestroika” policy in the USSR.

Imagine that you are a citizen of a world superpower with a giant industry and science, and in every production in the country you have a share of property that benefits you. Now imagine that you are a member of the government of this country who has some property from your job, but you cannot do with it whatever you want as with private property, for example, you cannot leave it as a legacy to your children. In addition, this property is very modest in comparison with the governments of capitalist countries, your life is not luxurious, and you have to hide the excess of the difference between your wealth and the wealth of the surrounding citizens, and not boast about it (there is an excellent book by Ilf and Petrov, “The Golden Calf”, where one of the characters is the Soviet millionaire Koreiko, who saved up a huge amount of money on economic crimes, but continues to work as an accountant, and live only on his salary, fearing to arouse suspicion, thus not having any advantages from the stolen money, only fear). In the USSR in the second half of the 1980s, citizens liked this state of affairs, but the government did not like it.

Therefore, the government really wanted to restore capitalism, take away the right of public property from citizens and take away the property of citizens – all production in the country, into their own private property (privatization), so as not to hesitate to live like kings themselves, and then leave the property to their children. In the 1990s, after the destruction of the USSR through several fraudulent schemes, all this was done. The main modes were vouchers and loans-auctions. At first, theн stopped paying salaries for many months, for example, my mother (a university teacher) was not paid a salary for a year and a half, the mafia simply took away my father’s construction object without paying anything. To survive, people sold valuable things for a pittance, such as gold, but of course it helps for short time. I rememeber days in my childhood when there was absolutely nothing to eat. And then people were given “vouchers”. A voucher is a person’s share in the entire mighty economy of the USSR, which used to belong to people. Now you can sell your voucher for a kilo of potatoes. Another scam is loans-auctions. For example, the government takes 5 million from a person, and gives him a plant that costs a billion as collateral against a loan repayment, than does not return 5 million and allows him to take the plant into his private property. Some of these businessmen saved the factories under their own control, and now they are billionaires from the Forbes list, for example Potanin, Lisin, Mikhelson with capital of $ 170-200 billion each, and thousands others. But the majority of businessmen, realizing that their property was stolen, simply sawed up high-tech equipment and sold it abroad for next to nothing as just metall, winning several tens of millions of dollars on this and fleeing with this money abroad. This is what Chubais, who is still one of the most influential people in Russian politics, said about the privatization process (which once again confirms that the Gorbachev-Yeltsin-Putin policy is the same policy): “The West is not to judge. The West understands little. We were not engaged in collecting money, but in the destruction of communism. This is a different task and at a different cost. We knew that every factory sold was a nail in the coffin of communism. Expensive, cheap, free, with surcharge – that’s all doesn`t matter. Privatization in Russia before 1997 was not an economic process at all. Each emerging private owner in Russia is irreversible. Irreversibility. On September 1, 1992, with the first voucher issued, we literally snatched from the hands of the Reds the decision to stop privatization in Russia. We were solving another problem – to stop communism. We have solved this problem! ” Chubais: “Why are you worried about these people? Well, thirty million will die out. They didn’t fit into the market. Don’t think about it – new ones will grow up ”. Yes! To give the thieves money to “buy” the Russian economy, they were financed directly from the pocket of the state. Putin: “We deliberately agreed to the loss of a significant amount of the Gold and Foreign Exchange Reserve of over $ 100 billion. It is for all market participants to understand that there will be no return to previous regulation in Russia. “

In order to rewrite ownership, you must first rewrite history. Therefore, the fraud of the 1990s was preceded by a long ideological preparation for fooling the population, so that the people themselves would want to destroy their state, considering it bad, ineffective, criminal, hating the state, where they had a share in public property, and so that a person wants to transfer his part of public property to private property of another person.

In the postwar years, the theme of the “Katyn crime of the NKVD” firmly took one of the leading places in the arsenal of the ideological struggle against the USSR. Those who revived it were not embarrassed by the lack of evidence of the guilt of the Soviets, or the irrefutable facts of the guilt of the Nazis, or the fact that these figures actually became the successors of the Hitler-Goebbels case.

Therefore, one should not be surprised that the Katyn theme was immediately revived when the leadership of the CPSU, represented by Gorbachev and his closest associates, set out to destroy the USSR. On April 13, 1990, newspaper “Izvestia” published the TASS Statement on the Katyn Tragedy, in which the blame for the murder of Poles was attributed to Beria, Merkulov and their workers. However, there was no proof for this sensational statement. Deliberately avoiding clarifying both the motives and the possibilities of the shooting of the Poles by the NKVD, the Russian heirs of Goebbels openly sought one thing – to remove the responsibility for the shooting in Katyn from the Hitlerite executioners and impute this case to the “totalitarian Stalinist regime.” In 1992, in the archives of the President of the Russian Federation, these figures “accidentally” find “closed package No. 1”, which included the decision of the Politburo of the Central Committee of the All-Union Communist Party of Bolsheviks of March 5, 1940, Beria’s letter to Stalin No. 794 / B from “…” March 1940, Shelepin’s letter to Khrushchev N-632-sh dated March 3, 1959, and others, which are immediately declared as irrefutable evidence of the guilt of the USSR. Reading the magazines “Smena” and “Ogonyok” citizens burned with anger and indignation against the “bloody communists”.

In October 1992, the “accidental” find was supposed to fulfill its main task – an attempt was made to introduce these “documents” for consideration during the process against CPSU in the Constitutional Court of the Russian Federation. However, due to a number of errors in their execution that were not explainable for 1940, the court refused to attach them to the case (Rudinsky F.M. “Case of the KPSS” in the Constitutional Court. M., 1999. S. 309) However, these dubious texts (their full-fledged examination has not yet been carried out) began to be included in the archival collections published in the 1990s of the last century and qualified as documentary evidence of the execution of Poles by the NKVD. Of course, such a simple technique could not convince critical researchers, and the suspicious content of “package No. 1” as a documentary source on the “Katyn case” does not appear in serious research. There is a tremendous persistence with which some representatives of the management of the archival affairs of Russia and the top leaders of the Russian Federation convince the public of the authenticity of these “documents”, but they have nothing from the scientific argumentation. The leadership of the Third Reich could not even imagine what allies it would acquire after six decades.

And in 2010, by the decision of President D. A. Medvedev, some of these documents were posted in electronic form on the Rosarchiv website, for which thanks to this man, although I consider him a criminal against humanity for his other actions. These documents, allegedly confirming the guilt of the Soviet government’s crime, are clearly fakes.

Let’s take a look at some of the interesting features of these documents.

“Memorandum of the People’s Commissar of Internal Affairs of the USSR L.P. Beria to I.V. Stalin with a proposal to instruct the NKVD of the USSR to consider in a special order cases against Polish citizens held in prisoner-of-war camps of the NKVD of the USSR and prisons in the western regions of Ukraine and Belarus.”

Already at the beginning of the document, we see a gross violation of filling in the details – the date of drawing up the document is not set. We see only the entry “… March 1940”. In addition, the falsifiers confused the Central Committee of the CPSU (b) with the Politburo of the Central Committee of the CPSU (b), which made decisions on issues of repression. (Picture 1)

On the third page of the document we read a strange phrase: “Based on the fact that they are all inveterate, incorrigible enemies of the Soviet regime, the NKVD of the USSR considers it necessary:

1. Suggest to the NKVD of the USSR: “.

Let me remind you that it is allegedly the NKVD of the USSR who writes a note to the Central Committee of the All-Union Communist Party (Bolsheviks), that is, the phrase should sound like this: “Proceeding from the fact that all of them are inveterate, incorrigible enemies of the Soviet regime, the NKVD of the USSR considers it necessary:

1. Suggest the Central Committee of the All-Union Communist Party (Bolsheviks) to discuss and decide on the issue of Polish prisoners of war”. Otherwise, real schizophrenia turns out: the NKVD invites itself to make a decision on the execution of people, while for some reason it sends a note to the Central Committee of the party. The NKVD had nofunctions at all of making decisions on such issues, because the NKVD was an executive body. The falsifiers just to much wanted to blame the NKVD, so at first they wrote, and only then they thought what they were writing. (Picture 2)

On the fourth page, we see the enigmatic phrase: “The trial of cases and the decision to be assigned to the troika, consisting of Comrades … (crossed out), MERKULOV, BASHTAKOV (Head of the 1st Special Department of the NKVD of the USSR)”. Here it is suspicious that the first two surnames of the troika are given without ranks or positions (only Bashtakov has it). In the documents to the Central Committee level, no corrections should be made; in the event of a typo, the document would simply be republished. The title or position in such documents was always present, and they must be written before the surname, and not in brackets after the surname. There must be accuracy of wording, especially when appointing responsible persons, and on the documents of the Central Committee of the CPSU (b). But the fakemakers, apparently, did not know the titles and positions of the two first persons, therefore they missed this moment in the hope that no one would check. It also draws attention to the fact that after the first parenthesis with the position of Bashtakov there is a space – a minor, but violation of the drafting of the document. (Picture 3)

Quite strange formulation made at the beginning of the document: “western regions of Ukraine and Belarus”, instead of the “УССР и БССР” as it should be (Picture 4)

So, for a number of signs and gross violations and errors, the document is fake.

“Extract from the minutes No. 13 of the meeting of the Politburo of the Central Committee of the CPSU (b)” The question of the NKVD of the USSR “(paragraph 144)”.

The form of the document is real. But the form is from the 1930s, not from the 1940s. The falsificators, unlike the real Central Committee of the CPSU (b), did not have clean forms of the 40s on their hands. And then we see that the document is dated March 5, 1930! (Picture 5)

The extract does not contain the mandatory stamp and signature for such documents. And without this, the document is not valid. Apparently, the falsifiers thought that it would be fine anyway. (Picture 6)

Extract from the minutes No. 13 of the meeting of the Politburo of the Central Committee of the All-Union Communist Party (Bolsheviks) “The question of the NKVD of the USSR” (paragraph 144). Same “document”?

We see the already familiar form of the 1930s, but already with the date of February 27, 1959. Apparently, the falsificators did not have forms of the 1950s either. It is also unclear why the extract is dated 1959, and not 1940, as it should be (interesting meeting, that leasted 29 years from 1930 till 1959).

It is also unclear why an extract should be made from the minutes of the meeting of the Politburo of the Central Committee of the CPSU (b), and not from the resolution or decision of this body, as it should be. (Picture 7)

At the end of the document there is no less strange seal of the Central Committee of the CPSU, although there should be a Central Committee of the VKP (b). This can only be explained by one thing – the falsifiers did not have the seal of the Central Committee of the VKP (b), but the seal of the Central Committee of the CPSU they had. Considering that it is a crime to simply take out such seals from the office, and even more so from the building, it becomes clear why there is no such stamp on one document, but it is on another document: the forgers had limited access to such a seal, therefore they were able to put a stamp on limited number of original 1930s letterheads.

The same strange is the absence of Stalin’s signature on the extract, although his name is printed. On the other hand, it is correct, how Stalin could have put it on a document six years after his death (document dated 1959, Stalin died in 1953), but why has this document been addressed to Stalin who has been dead for 6 years?

And if you enlarge the fragment with the print, we see something absolutely incredible: the typewritten text is printed over the print. That is, the seal was put on the letterhead before the text was printed. It doesn`t work this way in reality. First, they print the text, and then official put a seal when he had read the text. (Picture 8)

To understand how ridiculous the fake looks, it is worth comparing it with this document. You can look at the fake (Picture 9) and the real document from 1946 (Picture 10)

“Package number 1 with a list of attached documents. The package has the stamps” Top Secret “,” Special folder “and the record” Archive of the VI sector of the OO. Central Committee of the CPSU. Do not open the package without the permission of the Chief of Staff of the President of the USSR. December 24, 1991 . “.

We read the first item of the list: “Resolution of the Central Committee of the CPSU P13 / 144-op of 5. III. 1940”. Oh, those bloody Bolshevik terminators! They returned 12 years in the past (1940) from the future to kill in the Katyn forest! The CPSU party began to be called only in 1952 at the XIX Congress. Before that, it was called the VKP (b). The falsifiers do not know the history of the CPSU. Perhaps that is why the State Archives website did not publish the “Resolution of the Central Committee of the CPSU”, but limited themselves to “excerpts from the minutes of the meeting.” The lie would be obvious to everyone. (Picture 11)

Shelepin’s letter to Khrushchev and the draft resolution of the Presidium of the Central Committee were made not on the letterhead as they should, but on plain paper, handwritten. But from the transcript of the session of the Constitutional Court, where this document was considered, it follows that the President of the Constitutional Court mentions the presence of an official form from the 1930s

On the “Shelepin’s letter” sent in 1959 (the date of the letter is March 3, 1959) the clerk of the General Department of the Central Committee stamped the incoming number in 1965. It follows from this that he did not get the top-secret letter to the General Secretary of the Central Committee for 6 years and 6 days??

In accordance with the content, the document should have been classified as “Special folder” and not “Top secret”.

Attention is drawn to the calligraphic handwriting of the letter, each letter is written separately. This handwriting did not belong to Shelepin himself. Some of his assistants carefully wrote letters under the dictation of the Chairman of the KGB of the USSR, but did not use a typewriter? For reasons of secrecy, this could not be explained, because the document passed through regular mail and office, as evidenced by the stamps of the clerks.

The lack of letterhead and typewriter type in the production of this document can be explained by the fact that the falsifiers did not have access to typewriters and letterheads of the USSR KGB for this period of time.

On the “letter” there are not the slightest notes or orders of any secretary of the CPSU Central Committee – it turns out that the letter of the KGB Chairman Shelepin from the secretaries of the Central Committee has never been seen, because those who viewed it had to leave their signature in pencil. The addressee “Comrade Khrushchev” is not only a gross violation of the rules for drawing up a document, but also a personal insult to a very touchy and most powerful person in the state. There the official position of Khrushchev had to be written. (Picture 12)

The well-known abbreviation KGB has been deciphered, but for some reason the NKVD has not. Troikas of the NKVD of the USSR were liquidated by the Decree of November 17, 1938, the author of the fake does not know this and makes another mistake. (Pictures 13, 14)

In April-May 1940, Polish prisoners were taken out of the Starobelsk and Ostashkovsk POW camps alive, and here it is written that they had already been shot.

In the “Shelepin’s letter” the whole and stored in the archive are indicated for 1959 the “registration files for prisoners of war” of the Starobelsk camp, but these files were burned as early as October 25, 1940, about which Inspector Pismenny and the state security sergeant Gaididey drew up an act on the same day, still archived.

The Starobelsk camp is not “near Kharkov” – but in the Voroshilovgrad region – almost 250 km from Kharkov.

And here the CPSU returns to the past for 12 years, from 1952 to 1940, ohh this red terminators again caming from the future to kill Poles!

Numerous spelling and punctuation errors in the Russian language, which are not typical for Russians, as well as incorrect phrases in the names of the legislative authorities, suggest that the document was most likely written by a foreigner (I can describe this kind of mistakes separately).

“Shelepin’s letter” was sent to the Central Committee of the CPSU through the KGB office, since it has an outgoing number (Н-632-sh) and the date of dispatch is March 3, 1959, but it does not have an incoming registration in March 1959 with the Central Committee of the CPSU.

On the letter, in addition to the March 9, 1965 stamp, there is another stamp dated March 20, 1965. When the contrast is increased, the inscriptions “CPSU Central Committee” and “General Department” become visible there. (Picture 15)

One more reason why the set of documents “Closed package No. 1” is a fake. The degree of secrecy of the “closed package” appeared in the time of Lenin, and not in the time of Khrushchev, therefore the latest date of the true “Closed package No. 1” may not be later than 1924, which means there cannot be anything about Katyn.

I can draw the following conclusion: there is a motive for falsification of documents, there was also a possibility of falsification, despite the fact that there were people who made obstacles to falsification (more on this next time), there is also evidence of falsification.

Later it became known who and how made these fakes. To be continued.

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MICHAEL PALUMBO, 30 ANNI DOPO: UN’INTERVISTA

MICHAEL PALUMBO, 30 ANNI DOPO: UN’INTERVISTA

MICHAEL PALUMBO, 30 ANNI DOPO: UN’INTERVISTA

MICHAEL PALUMBO, 30 ANNI DOPO: UN’INTERVISTA

Posted on 2 Settembre 2020 by admin

Dopo la pubblicazione dell’articolo “Da Fascist Legacy a L’Olocausto Rimosso: il libro ritrovato di Michael Palumbo” e in vista di una riedizione del testo censurato nel 1992, abbiamo contattato l’autore che da 25 anni vive a Taiwan. Gli abbiamo posto una serie di questioni, a partire dall’articolo “Come trucidavamo” apparso su Panorama n.1356 del 12 aprile 1992 e annunciato così sul settimanale: “Giorgio Fabre è andato sulle tracce dei criminali di guerra italiani denunciati dallo storico americano Michael Palumbo. Ne ha trovato uno, Giovanni Ravalli, che smentisce e controaccusa.”

Di seguito al dialogo con Palumbo riportiamo il testo dell’articolo di Fabre insieme ad altri documenti citati e di approfondimento .

Michael Palumbo ci dice, a proposito dell’articolo “Da Fascist Legacy a L’Olocausto Rimosso” :

Prima dell’intervista vorrei rilasciare una dichiarazione di apertura, ringraziandoti per il tuo prezioso aiuto. A causa delle rivelazioni  che ho aperto in così tanti paesi su così tanti argomenti  (la copertura israeliana di nazisti per il finanziamento di armi nucleari, i 150 milioni di intoccabili della casta bassa nascosti dell’India , lo scandalo Waldheim, l’espulsione dei palestinesi dalla loro patria nel 1948 , l’assassinio di Kennedy, la creazione di cyborg schiavi da parte dell’élite tecnologica) sono stato un comprensibile obiettivo per coloro che cercavano di rubare credito dalle mie ricerche. Questo è in parte colpa mia, poiché preferisco passare il tempo a cercare nuovi argomenti piuttosto che a rispondere a piccola gente. Sfortunatamente, individui gelosi in Italia hanno usato ogni trucco e in verità ne hanno inventati di nuovi per rubare credito dal mio lavoro sulla copertura dei criminali di guerra fascisti. Consentimi di presentare alcuni fatti innegabili.


Il mio libro sulla copertura dei criminali di guerra italiani è un modello di ricerca. Con cosa si può confrontare? Ho scoperto i 35000 file della Commissione delle Nazioni Unite per i crimini di guerra che si ritenevano dispersi o distrutti. Ho scoperto i documenti britannici sulla copertura dei criminali di guerra italiani che così tanti giornalisti e cosiddetti storici hanno usato senza darmi credito. Ho scoperto documenti  militari chiave catturati a tedeschi e italiani. Inoltre, ho usato fonti in arabo, amarico, greco, francese, serbo-croato e russo. Ho inviato uno studente  della Columbia University in Grecia per intervistare i sopravvissuti e ho dato stupidamente queste informazioni a un giornalista televisivo italiano che non mi ha mai citato. Per motivi di sicurezza e legali preferisco non menzionare i miei sforzi per ottenere informazioni dall’Etiopia e dalla Libia di Gheddafi. Non ho ricevuto nemmeno un centesimo in borse di ricerca da qualsiasi fonte. Il mio unico crimine é stato  non ripagare due parenti, ormai andati, perché il libro non è mai stato pubblicato.

Michael Palumbo nel 1992


Eri a conoscenza che “L’olocausto rimosso” era stato effettivamente prodotto ? Il ritrovamento di una copia superstite dopo 28 anni conferma la notizia delle 8000 copie stampate e poi mandate al macero data dall’articolo di Simonetta Fiori su La Repubblica del 17 aprile 1992, che invece la direttrice editoriale dell’epoca cercava di smentire. Nello stesso articolo si parla di “una lunga gestazione…Un’ elaborazione che ha richiesto verifiche continue, accertamenti, note, un’ accurata ricerca bibliografica. Più d’ una volta abbiamo chiesto a Palumbo di argomentare meglio la sua denuncia.” Come sono andate effettivamente le cose con Rizzoli?


Prima c’è stata la copertura stampa in Italia che ha portato al documentario della BBC nel novembre 1989. Ho avuto le mie 15 ore di fama. La BBC mi disse che sarei diventato famoso come (l’uomo dell’anno) Salman Rushdie, ma non ero sicuro che questo fosse così buono visto il tentativo di assassinio contro di lui e le minacce contro di me da parte di veterani italiani e dell’MI5 britannico. Il muro di Berlino è caduto quella notte e ha impedito una diffusione mondiale della copertura stampa italiana [vedi in fondo a questa pagina: 9 NOVEMBRE 1989, DALL’INTERVISTA TELEVISIVA A LONDRA ALLA CADUTA DEL MURO DI BERLINO].  RaiUno ottenne un contratto per il documentario ma non l’ha mai mostrato in Italia. Grazie alla copertura stampa italiana ottenni un contratto con Rizzoli. Non mi hanno mai contattato mentre il libro veniva tradotto. Nel 1992 ricevetti una telefonata da un giornalista italiano che mi informava che Ravalli stava minacciando un’azione legale. Poi ne ho ricevuto un’altra che mi diceva che tutto sembrava a posto dato che Ravalli si era intrappolato da solo con una stupida menzogna  quando aveva sostenuto che Simon Wiesenthal  aveva partecipato al suo processo dichiarandolo innocente. Wiesenthal confermò di non aver mai messo piede in Grecia fino agli anni ’50. Rizzoli mi disse che avrebbero pubblicato il libro con un inserto che chiariva il caso Ravalli poiché tutte le altre note erano a posto.
Tuttavia ad un certo punto, non sono sicuro quando, Rizzoli mi disse che c’era poco interesse, quindi ho pensato che avessero stampato solo un migliaio di copie. Ho scoperto da un giornalista olandese che il libro era stato cancellato. Da quando mi è stato detto che Ravalli era un uomo di una qualche influenza, ho pensato che avesse indotto gente del  governo a minacciare Rizzoli. Nel 1989 mi dissero che avevo perso milioni. Nel 1992 forse persi quasi altrettanto, dal momento che il libro, nella lista dei bestseller in Italia, avrebbe portato alla sua pubblicazione in Germania, Regno Unito, Stati Uniti e Giappone. Sono diventato un senzatetto a causa di gravi problemi finanziari e familiari.

Fu l’articolo “Come trucidavamo”di Giorgio Fabre su Panorama, nato in effetti come  lancio promozionale del libro, a provocarne invece l’affossamento, per le minacce di querela di Giovanni Ravalli che spaventarono la casa editrice. E’ vero che in seguito a questo la Rizzoli ti chiese di approfondire il capitolo sulla Grecia? La copia del libro in nostro possesso risulta essere stampata nel marzo 1992 e riporta “Prima edizione: aprile 1992”. L’articolo di Fabre lo dava ancora in uscita per il 15 settembre: forse volevano avere il tempo di aggiustare qualcosa di più. Poi il progetto è definitivamente saltato, probabilmente anche per “le concomitanti pressioni di ambienti influenti della politica e del mondo militare” (come affermava la rivista Millenovecento).


Non ricordo di aver sistemato nulla, dal momento che non riuscivo a trovare nulla che avesse bisogno di essere sistemato. C’è da aspettarsi che la traduzione di un libro le cui fonti siano in così tante lingue possa avere dei dettagli che non vengano verificati. È stata una mia sfortuna che questi pochi dettagli abbiano coinvolto un uomo con l’influenza di Ravalli che poteva minacciare Rizzoli anche se aveva ricevuto tre ergastoli per i suoi crimini di guerra. Come il Muro di Berlino nel 1989, la mia vita è stata afflitta dalle  coincidenze significative (negative) di C.G.Jung  che mi hanno impedito di ottenere credito per i miei contenuti e nuove rivelazioni. Utilizzando le ultime scoperte scientifiche, ho verificato i brillanti concetti di coincidenze significative di Jung  nel mio nuovo libro “Thank God I’m An Atheist”. [Si tratta di un libro autobiografico nel quale l’autore suggerisce che “esiste un modello nella nostra vita che differisce sia dal dogma religioso che dall’universo casuale degli atei come Richard Dawkins. In ognuno dei 12 capitoli utilizzo la scienza del 21° secolo per cercare di spiegare le strane coincidenze nella mia vita…”. Si trova in lingua inglese su lulu.com]

Per Fabre la grande lacuna del libro è non avere usato documenti italiani e nel caso specifico di Ravalli solo un testo dell’Uffico ellenico dei criminali di guerra (“Les atrocités des quatre envahisseurs de la Grèce – Allemands, Italiens, Bulgares, Albanais” Atene, 1946). Avendolo però anche noi sottomano possiamo notare che a parte le storpiature di alcuni nomi riportate poi anche ne “L’olocausto rimosso” e le accuse nei suoi confronti che rigetta, Ravalli ne conferma il contenuto in molti punti, a partire dal suo processo che si è svolto come egli lo ha descritto, dalla sentenza di morte certa alla condanna all’ergastolo dopo l’arrivo di documenti dall’Italia (che affermavano che non poteva essere tra coloro che, con le loro funzioni, erano normalmente chiamati a dare ordini o a compiere gli atti che gli venivano rimproverati). Come risponderesti a Fabre?


Sfido chiunque a segnalare un qualsiasi lavoro storico, dalla storia antica a quella contemporanea, che presenti una ricerca così innovativa su così tante nuove fonti e che chiarisca così tante questioni importanti. In seguito ho scoperto che quando ho presentato il manoscritto alla BBC il loro capo ricercatore storico ha esclamato che avrebbe potuto realizzare documentari televisivi per il resto della sua vita sulla base delle mie rivelazioni. Un altro dirigente della BBC disse che mi ero fregato da solo firmando un contratto con il programma Timewatch poiché il mio libro non avrebbe dovuto essere un documentario di 2 ore ma un evento speciale di 6 ore. Includere ulteriori dettagli sarebbe stato eccessivo. Le proteste di un assassino come Ravalli non dovrebbero sminuire l’importanza fondamentale del libro che offre uno spaccato unico della storia italiana moderna fino al momento attuale in cui il fascista Trump esalta Mussolini,  l’ispiratore delle sue gesta.

Giovanni Ravalli nel 1992


Ravalli fu processato dalla Corte Speciale dei Criminali di Guerra di Atene, con procedimento che iniziò il 18 febbraio 1946.

Ravalli fu condannato per:

-Partecipazione a un incontro con il comandante dei Carabinieri Emilio Jona e il colonnello Venieri durante il quale è stata presa la decisione di uccidere 50 cittadini greci come misura punitiva.
-Non aver informato i suoi superiori di una serie di omicidi commessi dall’ Ohrana e dell’uso abitudinario della tortura da parte dell’esercito italiano nella prigione di Kastoria, nonché durante le operazioni di contro-insurrezione.
-Imprigionare civili in condizioni disumane senza un valido motivo.
-Non aver informato i suoi superiori del saccheggio commesso dall’esercito italiano e dall’ Ohrana.
-Terrorizzare la popolazione locale attraverso arresti sfrenati e perquisizioni domestiche.
-Partecipazione alle esecuzioni.
Il 10 giugno 1946, Ravalli fu condannato a
un totale di tre ergastoli, i suoi beni furono confiscati dallo stato e gli fu ordinato di pagare le spese derivanti dal processo.

(da: Spyros Gasparinatos  “Greek Occupation Governments – Trials of Collaborationists and War Criminals”, 2015).

Poi ci fu il salvataggio per opera del governo italiano, la successiva carriera diplomatica e politica, come prefetto di Palermo e Roma.  Di sicuro interesse per le implicazioni che ha comportato è che “già nel gennaio 1953 l’ex tenente della Divisione Pinerolo, condannato dal Tribunale di Atene per crimini di guerra e ritornato in Italia alla fine del  1950 solo al termine di una lunga trattativa diplomatica, venne individuato come il funzionario più adatto a essere incaricato di seguire, nella Presidenza del Consiglio dei Ministri, la documentazione sui crimini di guerra commessi dai tedeschi.” Ricordiamo che fu solo nel novembre 2000 quando il giornalista Franco Giustolisi denunciò l’esistenza di un armadio, rinvenuto nel 1994 in un locale sede di organi giudiziari militari a Roma, nel quale erano stati occultati numerosi fascicoli relativi a crimini di guerra commessi dai nazifascisti durante l’occupazione sul territorio italiano: il tristemente famoso “armadio della vergogna”.   Cosa aggiungere?

Dati i fatti che hai citato, più il fatto che Ravalli è stato beccato a mentire su Simon Wiesenthal dicendo che era innocente, come si può dire che ho vittimizzato questo astuto criminale? Chiaramente Ravalli ha vittimizzato me!!!


Hai cercato qualche altra strada per pubblicare “L’olocausto rimosso”,un lavoro che ti aveva preso più di dieci anni per essere completato?


Alcuni anni fa ho avuto la possibilità di pubblicare il libro con un importante editore tedesco, ma alcuni individui gelosi che stavano cercando di rivendicare il merito per una questione che avevo aperto hanno approfittato della mia  natura ingenua ed usato il caso Ravalli per interrompere la pubblicazione del mio libro in Germania; ero stato avvertito di non collaborare con questi soggetti, ma a causa della  mia natura fiduciosa di Asperger sono rimasto vittima del loro complotto. Forse tutti i gelosoni di India, Medio Oriente, Europa e Stati Uniti dovrebbero unirsi a livello mondiale in un “Club dei Salieri”  (sebbene io non mi paragoni a Mozart) per impedire il riconoscimento del credito in ognuno dei miei numerosi progetti innovativi.

In una nota su “L’olocausto rimosso” tratta dal suo libro “Il cattivo tedesco e il bravo italiano” (2013) Filippo Focardi scrive: “Dalla lettura delle bozze del volume, che ho avuto modo di svolgere alcuni anni fa, ho tratto la convinzione di un uso scientificamente non rigoroso del pur importante materiale raccolto dall’autore.” Come gli potresti rispondere?


Nomino questo personaggio come presidente del “Club dei Salieri”. Ha sufficiente mancanza di visione, ingratitudine, natura subdola (ha giocato un ruolo chiave nel prevenire la pubblicazione del mio libro in Germania) ma soprattutto un linguaggio pretenzioso e assurdo che lo pone al di sopra della dura competizione per il titolo di presidente mondiale dei gelosoni. Mai nessun progetto di ricerca (fino al mio “Thanks God I’m An Atheist”) ha prodotto tanto quanto il mio libro:

1 / La mia scoperta dei file delle Nazioni Unite sui crimini di guerra ha portato alla mia scoperta dell’accordo del 1960 tra Israele e la Germania Occidentale per la copertura di nazisti in cambio di armi nucleari, l’affare più sporco della storia umana

2 / i resoconti tedeschi sui crimini di guerra italiani furono firmati da Kurt Waldheim, a dimostrazione che il Segretario Generale  delle Nazioni Unite nascondeva il suo passato nella seconda guerra mondiale

3 / La mia scoperta dei registri di soccorso della carestia in Grecia ha dimostrato che gli italiani hanno bloccato gli aiuti alimentari approvati dai tedeschi, che pure si lamentavano delle atrocità italiane in Grecia

4 / I documenti che ho scoperto nel  Public Record Office di Londra non solo dimostrano la copertura britannica dei criminali di guerra italiani, ma mostrano anche come il generale Bellomo sia stato incastrato dagli inglesi.

5 / Dopo aver lavorato sui file dei crimini di guerra, negli stessi archivi delle Nazioni Unite ho trovato documenti sull’espulsione israeliana dei palestinesi dalla loro patria nel 1948, che è nel mio libro “The Palestinian Catastrophe”, pubblicato da  Faber & Faber, l’editore più prestigioso del mondo.

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LA NERA E VERA STORIA DELLE FOIBE* di Piero De Sanctis

LA NERA E VERA STORIA DELLE FOIBE* di Piero De Sanctis

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Con periodicità cronometrica ritorna il problema delle foibe e dei profughi istriani che fascisti e neofascisti hanno sempre impunemente agitato per fini demagogici nascondendo agli italiani la verità storica. Questa volta è il turno del neofascista Fini che a nome del governo italiano prende l’impegno solenne di ricordare quei profughi e insieme i caduti delle foibe, istituendo una giornata ufficiale di rimembranza (il 10 febbraio) in modo che questa tragedia, a suo dire, non si ripeta mai più. Così Fini, ignorando volutamente più di venti anni di orrori e massacri perpetrati dai fascisti e dai nazisti verso quelle popolazioni, si presenta lindo e pinto agli italiani di oggi e alle nuove generazioni che di quegli avvenimenti non hanno mai sentito parlare. Ma vediamo come sono andate le cose. Con la fine della prima guerra mondiale l’Italia ottenne con il Trattato di Rapallo del 12 novembre 1920, tutta l’Istria fino a Monte Nevoso, Zara e l’isola di Lagosta; mentre Fiume fu dichiarata città libera sia dall’Italia che dalla Jugoslavia. Ancor prima della firma del Trattato di Rapallo, la popolazione dell’Istria, composta per circa il 65% da croati e sloveni in prevalenza contadini e operai, si trovò di fronte allo squadrismo italiano in camicia nera, parzialmente importato da Triste dove si manifestò con particolare aggressività e ferocia.

Gli episodi del 13 luglio 1920 durante i quali gruppi di nazionalisti e fascisti, sostenuti e finanziati da armatori triestini, devastarono la tipografia del giornale “Edinost”, gli studi di numerosi professionisti sloveni le sedi della Banca Adriatica, della Banca di Credito di Lubiana, della Cooperativa per il Commercio e l’Industria e della Cassa di Risparmio Croata, segnarono l’inizio di una dura e violenta politica di oppressione e pulizia etnica che perseguì ininterrottamente per tutto il ventennio nei confronti delle popolazioni slave, slovene e croate. Fu l’inizio di un’opera di snazionalizzazione violenta e capillare di italianizzazione e di fascistizzazione della Venezia Giulia. Erano questi gli anni in cui lo “squadrismo nero” in Italia dilagava in tutta la sua efferatezza, appoggiato dalle forze di polizia e dalle Guardie Regie.

Nel solo primo semestre del 1921 furono operate, in Italia, dalle squadre fasciste più di 800 distruzioni: 119 Camere del Lavoro, 17 giornali e tipografie, 59 Case del Popolo, 107 cooperative, 83 leghe contadine, 8 società di mutuo soccorso, 141 sezioni socialiste, 100 circoli di cultura, 10 biblioteche, 28 sindacati operai, ecc. Nella Venezia Giulia le aggressioni e gli assalti da parte di squadre fasciste contro sedi operaie e slave si moltiplicarono: dopo l’incendio del “Balkan”, venne devastato ed incendiato il “Norodni Dom” di Pola, vennero date alle fiamme le case dei villaggi di Krnica e di Mackolje. Nel complesso 134 furono gli edifici della Venezia Giulia distrutti fra il 1919 ed il 1920. Mussolini scriverà sul “Popolo d’Italia” del 24 settembre 1920: “in altre plaghe d’Italia i Fasci di combattimento sono appena una promessa, nella Venezia Giulia sono l’elemento preponderante e dominante della situazione politica”. (Foibe e Deportazioni: Quaderni della Resistenza n 10 a cura del Comitato Regionale dellAnpi del Friuli-Venezia Giulia). Dopo la presa del potere politico da parte di Mussolini i misfatti nell’Istria si intensificarono fini ad assumere la forma di un preciso programma “legale” di snazionalizzazione nei confronti dei circa 500.000 sloveni e croati che il suddetto Trattato aveva destinato a vivere dentro i confini dello Stato italiano.

Furono aboliti o distrutti tutti gli enti o sodalizi culturali, sociali e sportivi della popolazione slovena e croata, sparì ogni segno esteriore della presenza dei croati e sloveni, vennero abolite le loro scuole di ogni grado, cessarono di uscire i loro giornali, i libri scritti nelle loro lingue furono considerati materiale sovversivo, con decreto del 1927 furono forzosamente italianizzati i cognomi di famiglia, migliaia di persone finirono al confino ( Tremiti, Ustica, Ponza, Ventotene, S. Stefano, Portolongone, Lipari, Favignana, ecc.), la lingua croata e slovena fu proibita nei tribunali e negli uffici e perfino sulle lapidi sepolcrali.

Centinaia e centinaia di democratici italiani, di operai, di socialisti, di comunisti e cattolici che lottarono per la difesa dei più elementari diritti delle popolazioni croate e slovene, subirono attentati, arresti, processi e lunghi anni di carcere inflitti dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato. Molti di loro scomparivano nel giro di una notte, probabilmente infoibati. Circa 60.000 slavi fuggirono dall’Istria la cui metà trovò rifugio nelle due Americhe. Nel tentativo di cancellare ogni identità culturale e linguistica di quelle popolazioni considerate senza storia e di razza inferiore, il fascismo ormai al potere iniziò l’opera di snazionalizzazione colpendo i quadri dirigenti e costringendo all’emigrazione funzionari pubblici, sacerdoti, maestri, intellettuali per eliminare ogni espressione di vita politica e culturale. “I maestri slavi, i preti, i circoli di cultura slavi, ecc. sono tali anacronismi e controsensi in una regione annessa da ben nove anni e dove non esiste una classe intellettuale slava, da indurre a porre un freno immediato alla nostra longanimità e tolleranza” (da “Il Popolo di Trieste” del 27 giugno 1927).

Portata a termine la distruzione di ogni vestigia della cultura e delle tradizioni slave, il fascismo si accinse ad attaccare il movimento cooperativo dei contadini. Iniziò così il programma della loro espulsione dalle campagne avvenuta mediante l’indebitamento degli stessi contadini verso alcuni Istituti finanziari italiani e in particolare con l’Istituto per il Risorgimento delle Tre Venezie. Tra il ’28 e il ’29 vennero sciolte le leghe delle cooperative di Gorizia, costituite da 170 cooperative di cui 70 di credito e quella di Trieste, costituita da 140 cooperative, di cui 86 di credito. Si moltiplicarono i pignoramenti e infine tutte le terre messe all’asta furono in parte rilevate dall’Ente per la Rinascita delle Tre Venezie, costituito “ad hoc” il 14 agosto 1931. In pochi anni tutti i contadini proprietari di appezzamenti di terra furono espropriati: una metà di tali appezzamenti a favore dell’Ente e l’altra metà a favore di tre agrari italiani (L. CERMELJ: L’Istria fra le due guerre. Contributi per una storia sociale, IRSML, Ediesse, Roma 1985). Infine un decreto del governo italiano (n. 82 del 07-01-1937) autorizzò l’Ente delle Tre Venezie ad espropriare qualsiasi proprietà agricola. Ma ormai la seconda guerra mondiale batteva alle porte, così che il programma di bonifica etnica rurale rimase incompiuto.

Il 10 giugno 1940 l’Italia entrò in guerra a fianco della Germania. Il 28 ottobre 1940 l’attacco fascista alla Grecia si risolse in una completa sconfitta. Il 6 aprile del ’41, 56 divisioni tedesche, italiane, ungheresi e bulgare, attaccarono da ogni parte il Regno di Jugoslavia che crollò nel giro di venti giorni. La Jugoslavia venne smembrata: la Slovenia settentrionale, più industrializzata, fu presa dalla Germania, quella meridionale, agricola, venne annessa all’Italia. La città di Lubiana fu dichiarata una provincia italiana. Furono annesse all’Italia anche le province di Fiume, Zara e la parte centrale della Dalmazia con numerose isole adriatiche. Zara, Spalato e Cattaro costituirono il Governatorato della Dalmazia. La Croazia fu dichiarato stato indipendente e Aimone di Savoia ne fu proclamato re, mentre il governo fu affidato al boia fascista croato Ante Pavelic – rientrato in Jugoslavia al seguito delle truppe naziste – e agli ustascia che diedero subito sfogo ad ogni sorta di “pulizia etnica”. Il Montenegro divenne un Governatorato civile italiano, trasformato ben presto in Governatorato militare. Buona parte del Kossovo e della Macedonia fu invece annessa alla Grande Albania, già aggredita ed annessa all’Italia nell’aprile del ’39.

Alla spartizione militare della Jugoslavia, seguì subito quella economica e finanziaria. Il bottino maggiore toccò, naturalmente, ai tedeschi i quali si accaparrarono le migliori fonti di materie prime ed energetiche, le più grandi banche e tutte quelle zone che ritennero economicamente più importanti, secondo una proporzione che rispecchiava il grado di vassallaggio di Mussolini ad Hitler. Come era nell’aria già da parecchio tempo, nell’estate del ’41, in Croazia, esplosero nei modi più barbari e sanguinari, i massacri più efferati condotti dagli ustascia contro la popolazione serba, gli ortodossi, gli ebrei, i comunisti e gli avversari politici di tutti i tipi. Un campo di concentramento fu attrezzato a Jasenovac per la loro eliminazione fisica. Ebbe così inizio una crociata cattolica che nulla aveva da invidiare ai peggiori massacri del Medioevo. Duecentonovantanove chiese serbo-ortodosse della “Croazia Indipendente” furono saccheggiate, annientate e molte furono trasformate in magazzini e stalle.

LA NERA E VERA STORIA DELLE FOIBE* di Piero De Sanctis

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Duecentoquarantamila serbi ortodossi furono costretti a convertirsi al cattolicesimo e circa 750.000 furono assassinati, fucilati a mucchi, colpiti con scure, gettati nei fiumi, nelle foibe e nel mare. Venivano massacrati nelle cosiddette “Case del Signore”, ad esempio duemila persone solo nella chiesa di Glina. Da vivi venivano loro strappati gli occhi, tagliate le orecchie e il naso, venivano sgozzati, decapitati o crocifissi. In un rapporto su “La situazione politica in Dalmazia”, a proposito delle stragi compiute da questi “barbari del novecento” in Bosnia, nella Dalmazia rimasta sotto Ante Pavelic, si parla di “intere popolazioni trucidate” e di “centinaia di bambini sgozzati in serie”. Anche le camicie nere, per ordine di Mussolini, si distinsero per la loro ferocia perpetrando ogni sorta di violenza. Decine di migliaia di civili furono deportati nei campi di concentramento disseminati dall’Albania all’Italia, dall’isola adriatica di Arbe fino a Gonars e Visco nel Friuli, a Chiesanuova e Monigo nel Veneto. In quei lager italiani morirono 11.606 sloveni e croati.

Nel solo lager di Arbe ne morirono 4.000 circa, fra cui moltissimi vecchi e bambini per denutrizione, stenti, maltrattamenti e malattie.

In un documento del 15 dicembre 1942 l’Alto Commissariato per la Provincia di Lubiana, Emilio Grazioli, trasmise al Comando dell’XI Corpo d’Armata il rapporto di un medico in visita al campo di Arbe dove gli internati “presentavano nell’assoluta totalità i segni più gravi dell’inanizione da fame”. Sotto quel rapporto il generale Gastone Gambara scrisse di proprio pugno: “Logico ed opportuno che campo di concentramento non significhi campo d’ingrassamento. Individuo malato= individuo che sta tranquillo”. Nel marzo del ’42 il generale Mario Roatta, comandante della II Armata italiana in Slovenia (Supersloda), diramò una circolare 3/C (un libretto di circa 200 pagine compilato dal comando Supersloda contenente, tra l’altro, il “trattamento da usare alle popolazioni e ai partigiani nel corso delle operazioni”) nella quale si legge: “Il da fare ai ribelli non deve essere sintetizzato dalla formula dente per dente ma bensì da quella testa per dente”. Queste parole certamente furono tenute presenti e durante l’eccidio di Gramozna in Slovenia e quando alcune migliaia di civili “ribelli” furono falciati dai plotoni di esecuzione italiani, senza processo, ma solo in seguito a semplici ordini di generali dell’esercito, di governatori o di federali e commissari fascisti.

In 29 mesi di occupazione italiana nella sola “provincia” di Lubiana vennero fucilati o come ostaggi o durante le operazioni di rastrellamento, circa 5.000 civili, ai quali vanno aggiunti i circa 200 bruciati o massacrati in modi diversi. Novecento, invece, i partigiani catturati e fucilati. A questi si devono aggiungere altre 7.000 persone, in gran parte anziani, donne e bambini, morti nei campi di concentramento. Complessivamente oltre 13.000 persone, su 340.000 abitanti, il 2,6% della popolazione (opera citata: Quaderni della Resistenza n 10).

Nella zona nord-orientale dell’Istria, alle spalle di Abbazia, le autorità militari italiane intrapresero, all’inizio del giugno ’42, un’azione terroristica contro le famiglie dalle quali risultava assente qualche congiunto relativamente idoneo alle armi, sicchè era probabile ritenere che tale congiunto avesse raggiunto le file dei partigiani.

A seguito di ciò un comunicato del generale Lorenzo Bravarone informò che erano state arrestate e deportate nei lager italiani 34 famiglie per un totale di 131 persone. I loro beni mobili furono confiscati e le loro case incendiate. Dodici di loro vennero passati per le armi senza alcun processo. Il 13 luglio del ’42 il prefetto di Fiume, Temistocle Testa, ordinò una feroce rappresaglia come vendetta per l’uccisione di due maestri elementari fascisti mandati dal regime a Podhum per “italianizzare” i bambini croati. Reparti di camicie nere, insieme a reparti delle truppe regolari, appoggiati da numerosi giovani fascisti di Fiume, all’alba del 13 luglio entrarono nel villaggio di Podhum, rastrellarono l’intera popolazione che fu condotta in una cava di pietre presso il campo di aviazione di Grobnico, mentre il villaggio veniva saccheggiato e incendiato.

Centinaia e centinaia di case furono distrutte, tutto il bestiame fu portato via e 889 persone di cui 412 bambini, 269 donne e 208 anziani finirono nei campi di concentramento italiani. Altri 91 uomini furono fucilati nella cava. Questo fu il vero volto del capitalismo italiano, monarchico e fascista, in Istria e nei territori jugoslavi annessi o occupati nella seconda guerra mondiale. Tra la caduta del regime fascista, 25 luglio del ’43, e l’8 settembre del ’43, i poteri passarono dai gerarchi fascisti alle autorità militari le quali continuarono ad usare gli stessi strumenti di repressione usati dai fascisti, impiegando le truppe dislocate in Istria per la lotta contro i “ribelli” della Venezia Giulia. Con il crollo del regime fascista divampò la lotta di Resistenza – già da anni preparata – slovena e croata in Istria e nel Goriziano. Fin dal tardo pomeriggio dell’8 settembre nella penisola ci fu una generale rivolta popolare che coinvolse in egual misura le popolazioni italiane nei centri costieri e quelle croate e slovene nell’interno. Le strutture militari dello Stato non opposero nessuna resistenza ( ad eccezione di Pola dove contro gli insorti e i partigiani fu aperto il fuoco per ordine del Comando di guarnigione e si ebbero tre morti fra i civili ), sicchè nel giro di pochi giorni le armi dell’esercito e dei carabinieri passarono agli insorti. Nel clima esaltante della libertà riconquistata, accompagnato da manifestazioni di rivalsa sociale, prese corpo la volontà di una vera resa dei conti con gli italiani fascisti. Già il 13 settembre cominciarono gli arresti dei gerarchi fascisti, dei podestà e di altri funzionari per ordine dei numerosi CPL. I primi massicci arresti avvennero nelle zone di Rovigno e di Albona. Tra gli arrestati, che nella stragrande maggioranza era composta da gerarchi fascisti, spie e collaborazionisti, capitarono anche impiegati comunali, notabili, commercianti ritenuti sfruttatori e fascisti che non avevano grandi colpe da espiare. Ma se l’equazione, diffusa in molte località dell’Istria, italiani=fascisti non fu giusta politicamente poiché accomunava il popolo italiano con il governo fascista, essa non fu certamente dettata dal CLN di Trieste che era il principale organo politico della Resistenza italiana nella Venezia Giulia. Il Comitato popolare di liberazione, nel settembre del ’43, anzi raccomandò che la punizione dei criminali fascisti avvenisse con regolari processi, impedendo nella maniera più energica procedimenti arbitrari e vendette.

Questi sono dunque gli avvenimenti più importanti che precedettero il 25 luglio e l’8 settembre del ’43 e sui quali regna il silenzio più assoluto. Essi ci dimostrano che ancor prima dell’8 settembre nelle foibe finirono, per opera dei fascisti di Mussolini, dei nazisti di Hitler e del fascista croato (sostenuto dalle gerarchie Vaticane e benedetto da Pio XII) Ante Pavelic, comunisti, socialisti, antifascisti e democratici, e, tra il 13 e il 25 settembre del ’43 e dopo l’aprile del ’45, ci finirono, giustamente, non solo gli sfruttatori e gli assassini fascisti italiani, ma anche i traditori del popolo croato e sloveno, i fascisti ustascia e i degenerati cetnici. Le foibe non furono che l’espressione dell’odio popolare compresso in decenni di oppressione e sfruttamento che esplose con la caratteristica insurrezione popolare rivoluzionaria.

* Articolo pubblicato nel numero 8 della rivista Gramsci, del maggio 2003

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Grover Furr KRUSCIOV MENTÌ-I quattro tentativi di Stalin di rassegnare le dimissioni da primo segretario, poi da segretario del Partito.

Grover Furr KRUSCIOV MENTÌ.I quattro tentativi di Stalin di rassegnare le dimissioni da primo segretario, poi da segretario del Partito.

I quattro tentativi di Stalin di rassegnare le dimissioni da primo segretario, poi da segretario del Partito.

 19 agosto 1924 Al plenum del CC RCP Un anno e mezzo di lavoro nel Politburo con i compagni Zinoviev e Kamanev dopo il ritiro e poi la morte di Lenin, hanno reso perfettamente chiaro per me l’impossibilità di un corretto, sincero lavoro politico con questi compagni nel quadro di un unico piccolo collettivo. In considerazione di ciò, chiedo di essere considerato dimissionario dall’Ufficio Pol.[itico] del CC. Chiedo un congedo per motivi di salute di circa due mesi. Allo scadere di questo periodo chiedo di essere inviato nella regione di Turukhansk o all’oblast di Iakutsk, o da qualche parte all’estero, in qualsiasi tipo di lavoro poco appariscente. (Entrambe le località sono in Siberia. )(N.d.T.) 2

Vorrei chiedere al Plenum [del C.C. – GF] di decidere queste questioni in mia assenza e senza spiegazioni da parte mia, perché ritengo dannoso per il nostro lavoro dare spiegazioni in aggiunta alle osservazioni contenute nel primo paragrafo della presente lettera. Chiederei al compagno Kuibyshev di distribuire copie di questa lettera ai membri del CC. Sal[uti] Com[unisti], J.Stalin. 19.VIII.24 – Rodina. 1994. n. 7. С. 72-73. 27

Dicembre 1926 Al plenum del CC (al com. Rykov). Chiedo di essere esonerato dalla carica di Segr.Gen. [Segretario Generale] del CC. Dichiaro di non poter più lavorare in questo incarico; non ho più la forza per operare in questa posizione. J. Stalin. 27.XII.26 – Rodina. 1994. n. 7. С. 72-73.

19 Dicembre 1927 Frammento della trascrizione del Plenum CC. Stalin: Compagni! Da tre anni chiedo al CC di liberarmi dagli obblighi di Segretario Generale del CC. Ogni volta il Plenum ha rifiutato

-. Ammetto che fino a poco tempo esistevano condizioni tali che il partito potesse aver bisogno di me in questo funzione come persona più o meno intransigente, uno che ha agito come una sorta di antidoto contro i pericoli dall’opposizione. Ammetto che c’era questa necessità di tenermi al posto di Segretario Generale, nonostante la ben nota lettera del compagno Lenin. Ma queste condizioni non esistono più, sono scomparse poiché l’opposizione è ormai annientata. Sembra che l’opposizione non abbia mai subito una sconfitta così prima d’ora, perché non solo sono stati distrutti, ma sono stati espulsi dal partito.

Ne consegue che ora non esistono più motivazioni che si potevano considerare corrette quando il Plenum rifiutò di onorare la mia richiesta di sollevarmi dalle funzioni di Segretario Generale. Nel frattempo avete visto la direttiva del compagno Lenin che siamo obbligati a prendere in considerazione e che, a mio parere, è necessario mettere in atto. Ammetto che il partito è stato costretto a ignorare questa direttiva fino a poco tempo fa, per lo sviluppo della ben nota situazione interna del partito.

Ma, ripeto, queste condizioni sono scomparse ed è tempo, a mio avviso, di adottare la direttiva del compagno Lenin sulla direzione. Perciò chiedo al Plenum di esonerarmi dalla carica di Segretario Generale del CC. Vi assicuro, compagni, che il partito non può che trarne vantaggio. Dogadov: al voto senza discussione. Voroshilov: propongo di respingere l’annuncio che abbiamo appena ascoltato. Rykov: Voteremo senza discussione. …

 Votiamo ora sulla proposta di Stalin di essere sollevato dalla carica di segretario generale. Chi è a favore di questa proposta? Chi è contrario? Chi si astiene? Uno. La proposta del compagno Stalin è respinta con una astensione. Stalin: Presento allora un’altra proposta. Forse il CC valuterà opportuno abolire la posizione di Segr. Gen.

Nella storia del nostro partito ci sono stati momenti in cui nessuna carica del genere esisteva. Voroshilov: Avevamo Lenin con noi, allora. Stalin: prima del X Congresso non c’era la carica di Segr. Gen.. Voce: Fino al XI Congresso. Stalin:

Sì, mi sembra che fino al XI Congresso non abbiamo avuto questa posizione. Era prima che Lenin cessasse di operare. Se Lenin stabilì che era necessario porre la questione di nominare un Segr. Gen., presumo fosse per le circostanze particolari che avevamo di fronte prima del X Congresso, quando all’interno del partito si costituì un’opposizione più o meno forte e ben organizzata. Ma ora non ci sono più queste condizioni nel partito, perché l’opposizione è ridotta a un uomo solo.

Pertanto si potrebbe procedere alla soppressione di questa funzione.

Molti associano questa posizione con un qualche tipo di diritti speciali del Segr. Gen.. Devo dire che per la mia esperienza, e i compagni possono confermare, non ci dovrebbero essere diritti speciali del Segr.Gen. distinti dai diritti degli altri membri della Segreteria.

Voce: E i compiti?

Stalin: E non ci sono funzioni in più rispetto a quelli degli altri membri della Segreteria. Io la vedo in questo modo: C’è il Politburo, massimo organo del CC, c’è la Segreteria, l’organo esecutivo composto da cinque persone, e tutti e cinque i membri della Segreteria sono uguali.

Questo è il modo in cui il lavoro si è svolto in pratica, e il Segr.Gen. non ha avuto diritti o obblighi speciali. Il risultato, quindi, è che la posizione di Segr.Gen., nel senso di speciali diritti, in pratica per noi non è mai esistita, vi è stato solo un organo collegiale chiamato Segreteria del CC. Non so perché abbiamo bisogno di mantenere acora questa posizione ormai morta. Per non parlare del fatto che questa posizione chiamata Segr.Gen., ha provocato in certe zone una serie di distorsioni. Mentre al vertice la posizione del Segr.Gen non conferisce diritti o doveri speciali, in alcuni luoghi ci sono state degenerazioni, ed in tutti gli oblast ora vi è una lotta per questa posizione tra i compagni che si definiscono segretari, per esempio, nei CC nazionali. Sono sorti una quantità di Segr.i Gen, e a loro si attribuiscono diritti particolari nelle varie località. Perché è necessario? Shmidt: Possiamo rimuoverli in queste località. Stalin. Penso che il Partito trarrebbe vantaggio dall’abolizione della carica di Segr.Gen., e ciò mi darebbe la possibilità di liberarmi di questo incarico. Ciò sarebbe tanto più realizzabile in quanto in base alla costituzione del partito non esiste la carica di Segr.Gen.. Rykov: propongo di non dare al compagno Stalin la possibilità di lasciare questa posizione.

 Per quanto riguarda i Segr.i Gen. negli organi di Oblast e locali, là si dovrebbe cambiare, ma senza modificare la situazione nel CC. La posizione di Segretario Generale è stato creata su proposta di Vladimir Il’ich. In tutto questo tempo, da allora e durante la vita di Vladimir Il’ich, questo incarico è pienamente e politicamente giustificato, sia in senso organizzativo che politico. Nella creazione di questo organo e nella nomina del compagno Stalin al posto di Segr. Gen. ha preso parte anche l’opposizione, tutti quelli che ora abbiamo espulso dal partito. Così è stato senza dubbio per tutto il partito (sia che era necessaria la carica di Segr.Gen., sia chi doveva essere il Segretario Generale). Con questo è stato esaurita, a mio parere, sia la questione del “testamento” (perché il punto è stato votato) ma ugualmente per l’opposizione, proprio come è stato deciso da noi. Il partito intero lo sa. Che cosa è cambiato ora, dopo il XV Congresso, perché è necessario mettere da parte la posizione Segr.Gen.? Stalin. L’opposizione è stata sconfitta. (Segue una lunga discussione, dopo di che:) Voci: Giusto! Votiamo! Rykov: C’è una proposta di voto. Voci: Sì, sì! Rykov: Votiamo. Chi è per la proposta del compagno Stalin di abolire la carica di Segretario Generale? Chi si oppone? Chi si astiene? Nessuno. Stalin: Compagni, durante la prima votazione in merito a liberarmi dai doveri di segretario non ho votato, ho dimenticato di votare. Chiedo che il mio voto sia considerato come “Contrario”. Voce isolata: Questo non cambia molto. – Citato da G. Cherniavskii. “Prizhok iz partiinykh dzhunglei”. Kaskad (Baltimore, MD) in: http://kackad.com/kackad/?p=855

16 Ottobre 1952 Nelle memorie di Akakii Mgeladze si legge: … Al primo Plenum del CC del PCUS convocato dopo il XIX Congresso del partito (ero stato eletto membro del CC e ho preso parte ai lavori del Plenum), Stalin presentò davvero la richiesta di essere rimosso, dal posto di Segretario Generale del CC del PCUS, o dalla carica di Presidente del Consiglio dei Ministri dell’URSS. Fece riferimento alla sua età, al superlavoro, disse che altri quadri erano cresciuti e c’era chi poteva sostituirlo; per esempio, N.I. Bulganin poteva essere nominato presidente del Consiglio dei ministri, ma i membri del CC non accolsero la sua richiesta, tutti insistettero che il compagno Stalin continuasse a ricoprire entrambe le posizioni. – A.I. Mgeladze, Stalin. Kakim ia ego ZnAl. Strannitsy nedavnogo proshlogo. N.pl., 2001, p. 118. Vedi anche cap. 9, dove il discorso di Stalin a questo Plenum è esaminato nel ricordo di L.N. Efremov.

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Sul contesto politico-militare internazionale del mondo moderno

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Sul contesto politico-militare internazionale del mondo moderno

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Traduzione di un articolo di Elisseos Vagenas, membro del Comitato Centrale del KKE e responsabile della sezione internazionale del CC. Pubblicato sulla Kommunistiki Epitheorisi, rivista teorica del KKE, numero 6/2020, ottobre-dicembre.

Le “vie di pace e prosperità” promesse ai popoli da tutti i tipi di oppositori del socialismo dopo il suo rovesciamento nell’Unione Sovietica e in altri paesi dell’Europa orientale non sono mai diventate realtà. Tre decenni dopo, nonostante l’ulteriore sviluppo tecnologico, il “nostro mondo contemporaneo” è diventato ancora più spietato e disumano per i lavoratori. Le conquiste storiche della classe operaia sono state eliminate, mentre le successive crisi capitalistiche hanno esacerbato l’impasse sociale ed economica dei popoli. La distruzione ambientale è continuata, solitamente con il pretesto dello “sviluppo verde”. I sistemi sanitari e assistenziali pubblici sono peggiorati, aumentando così le barriere di classe per la soddisfazione dei bisogni sociali. Ogni anno decine di milioni di persone sono costrette ad abbandonare le proprie case a causa di sfruttamento, interventi militari e guerre che portano a migliaia di morti.

Il nostro “mondo contemporaneo” è un mondo in cui rapporti di produzione capitalistici dominano universalmente, un mondo in cui le grandi imprese – i monopoli – giocano un ruolo decisivo nella vita economica di ogni paese capitalista, che sulla base del proprio potere economico-politico e militare si integra e occupa il proprio posto nel sistema mondiale dell’imperialismo, creando così rapporti di interdipendenza diseguale con il resto dei paesi. In effetti la loro posizione può mutare a causa di uno sviluppo ineguale poiché “lo sviluppo uniforme di diverse imprese, trust, rami dell’industria o paesi è impossibile sotto il capitalismo [1]” e, naturalmente, del conflitto tra capitalisti per il profitto, che è la forma trainante di tutte le economie capitaliste e che non può fermarsi nemmeno per un momento. Un feroce conflitto per la spartizione delle quote di mercato in ogni settore si sta verificando in tutto il mondo, in ogni paese e regione, nel quadro della spinta incessante per il controllo delle risorse energetiche, delle risorse minerarie, delle rotte di trasporto delle merci ecc.

Questo conflitto coinvolge tutti gli aspetti delle economie capitaliste, compresi i vaccini e le medicine, come è stato recentemente dimostrato dall’evoluzione della pandemia.

Lo scontro si diffonde in tutto il mondo. In Eurasia e nel Mediterraneo orientale, nel Golfo Persico e nel Pacifico meridionale, in Africa e in America Latina, nell’Artico e nell’Asia centrale, c’è un conflitto tra forti monopoli, stati capitalisti e loro alleanze. L’aggravarsi di questo conflitto, nel caso in cui le “guerre” commerciali ed economiche e vari mezzi politico-diplomatici non fossero sufficienti, porta all’uso di mezzi militari.

Negli ultimi anni l’attenzione è rimasta sulla regione del Mediterraneo orientale, sulle guerre in Siria e in Libia, sui piani di guerra statunitensi e israeliani contro l’Iran, sul coinvolgimento degli Stati Uniti in America Latina contro Cuba, Venezuela e Bolivia, sulle rivendicazioni cinesi contro il Vietnam e altri paesi del Pacifico con il coinvolgimento degli Stati Uniti nel Mar Cinese Meridionale e Taiwan, la guerra dell’Arabia Saudita contro lo Yemen. Allo stesso tempo, le situazioni nella regione dell’Ucraina orientale (Donbass) e della Crimea, nel Caucaso e nei Balcani occidentali rimangono potenziali punti critici, mentre vengono elaborati piani imperialisti contro i popoli di Cipro e Palestina, che vivono da decenni sotto occupazione straniera.

In queste condizioni è importante sottolineare i nuovi dati e le nuove tendenze e, dato lo scopo di questo articolo, affrontare alcune delle visioni errate e confusionarie promosse dalle forze borghesi e opportuniste.

La natura del nuovo schema bipolare USA-Cina

Un elemento relativamente nuovo, che caratterizza sempre più le relazioni internazionali, è l’escalation del confronto tra Stati Uniti e Cina. Gli Stati Uniti rimangono attualmente la maggiore potenza economica e politico-militare del mondo capitalista. Gli Stati Uniti hanno ancora il PIL più elevato rispetto a qualsiasi altro paese, stimato a $ 19,4 trilioni, pari al 24,4% dell’economia mondiale. Gli Stati Uniti hanno le forze armate più potenti, con un’ampia varietà di armi mortali; provvedono al costante ammodernamento del loro arsenale e, come sarà dimostrato in seguito, dispongono del più alto budget militare e di una presenza militare in decine di paesi. Allo stesso tempo, hanno una rappresentanza forte e indiscutibile in tutti i potenti accordi e organizzazioni transnazionali, cercando di utilizzare mezzi politico-diplomatici, a livello multilaterale e bilaterale, per garantirsi un forte vantaggio sui concorrenti.

Allo stesso tempo, la Cina sta rafforzando la sua forza sia economica sia politico-militare. Il suo PIL è stimato a $ 12,2 trilioni, pari al 15,4% del prodotto interno lordo mondiale, tuttavia, dal 2016, l’economia cinese è la più grande al mondo in termini di parità di potere d’acquisto (PPP). Come verrà discusso più avanti, la Cina sta gradualmente modernizzando le sue forze armate, ed è salita al 2° posto in termini di spesa militare dopo gli Stati Uniti, aumentando i suoi mezzi politici e diplomatici per rafforzare la sua posizione.

È ovvio che queste due potenze, Stati Uniti e Cina, che sono di gran lunga le economie più forti, sono in competizione tra loro per la supremazia; una competizione, che in linea di principio ha un retroterra economico, dato che il loro confronto ha molteplici aspetti, e che nell’ultimo periodo si è riflessa in una serie di guerre commerciali tra le due potenze, in occasione del drammatico aumento del deficit commerciale statunitense negli scambi bilaterali con la Cina. Per questo motivo, gli Stati Uniti hanno imposto dazi sui beni cinesi per decine di miliardi di dollari, seguiti da dazi cinesi simili sui beni di valore USA e da accordi di riduzione della crisi, ognuno dei quali si presenta come temporaneo. Gli Stati Uniti si stanno concentrando sul non perdere terreno nel campo delle nuove tecnologie e quindi, tra le altre cose, stanno intensificando gli sforzi per escludere la Cina dalle reti 5G, che nel prossimo futuro produrranno enormi profitti ai monopoli nel campo delle telecomunicazioni e nuove tecnologie [2], mentre la Cina promuove la “via della seta” attraverso la penetrazione dei propri grandi monopoli.

Naturalmente quanto sopra si riflette a livello politico-diplomatico e militare. È caratteristico che gli Usa abbiano incolpato la Cina per la pandemia di coronavirus, per la violazione dei brevetti tecnologici, per il suo “espansionismo”, per la violazione dei “diritti democratici” ecc., Mentre, invece, la Cina, con lo strumento degli accordi economici e commerciali, cerca di minare le tradizionali alleanze statunitensi. In questa direzione, gli Stati Uniti stanno adattando la loro dottrina, considerando la Cina come il loro principale concorrente e rivale, cosa che non cambia con l’elezione di Joe Biden alla presidenza degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti cercano di mascherare questo confronto con artificiosi concetti anticomunisti, mentre la Cina utilizza l’ideologia della “democratizzazione” delle relazioni internazionali all’interno del sistema imperialista globale e si concentra sulla necessità di superare il “mondo unipolare” a favore di un “mondo multipolare” e contro le imposizioni della politica statunitense.

Le argomentazioni politiche delle due maggiori potenze economiche mondiali sollevano alcune domande: quali sono le ragioni di questo confronto? Possiamo considerare di avere, come ai tempi dell’URSS, un confronto simile tra due paesi con sistemi socio-politici diversi, uno scontro tra la più forte potenza capitalista e una potenza socialista? La confusione tra i lavoratori riguardo queste domande è grande, specialmente nei paesi dove i partiti comunisti considerano ancora la Cina come un paese socialista o come un paese che “costruisce il socialismo con caratteristiche cinesi”.

Vale quindi la pena soffermarsi brevemente sulla natura di questo confronto. È molto importante affrontare la valutazione della realtà socio-economica in Cina. È un dato di fatto che oggi in Cina, nonostante il fatto che il partito di governo abbia la denominazione “comunista”, prevalgono i rapporti di produzione capitalistici. Dal 2012 in poi costantemente il PIL cinese è generato dal settore privato per oltre il 60%[3]. Lo stato cinese ha formato un completo “arsenale” per aiutare i capitalisti cinesi, che include misure simili a quelle in vigore nel resto del mondo capitalista. Non è un caso quindi che nel 2020, in mezzo alla crisi capitalista in atto accelerata dalla pandemia, i miliardari cinesi siano arrivati ​​a 596, superando per la prima volta gli Stati Uniti, che ne avevano 537. Secondo la lista pubblicata, i capitalisti cinesi più potenti hanno nelle loro mani colossali gruppi di e-commerce, fabbriche, hotel, centri commerciali, cinema, social media, compagnie di telefonia mobile e così via [4]. Allo stesso tempo, secondo i dati ufficiali, la disoccupazione, che contraddistingue tutte le economie capitaliste, è al 5,3% e l’obiettivo del governo è di rimanere al di sotto del 6% [5]. Inoltre, decine di milioni di immigrati interni itineranti, stimati in 290 milioni, che sono occupati in lavori temporanei e possono rimanere disoccupati, non sono conteggiati nelle statistiche ufficiali e possono raggiungere fino al 30% della forza lavoro del paese [6]. Decine di milioni di persone non hanno accesso ai servizi sociali contemporanei, come l’istruzione tecnica e superiore e l’assistenza sanitaria, a causa della loro commercializzazione, dato che i loro redditi sono molto bassi [7]. È caratteristico che in un campo in cui spicca Cuba, ovvero il rapporto di medici per ogni 10.000 abitanti, come il rapporto cubano è il più alto del mondo (82), la Cina è invece tra i paesi con il rapporto più basso (18) [8]. I festeggiamenti per lo sradicamento della povertà estrema nascondono che esso è calcolato su una base di 1,9 dollari al giorno, mentre il tasso di povertà in Cina raggiunge il 24%, se calcolato sulla base di un reddito giornaliero inferiore a 5,5 dollari [9].

Quanto sopra, se paragonato al lusso dei miliardari e milionari cinesi, mostra chiaramente l’enorme ingiustizia sociale e lo sfruttamento che caratterizza anche il modo di produzione capitalista in Cina.

Quindi, quando parliamo di Stati Uniti e Cina, stiamo parlando di due forze dell’attuale mondo capitalista. La Cina, attualmente un membro attivo di tutte le associazioni capitaliste internazionali, come l’Organizzazione mondiale del commercio e la Banca mondiale, è strettamente collegata all’economia capitalista globale [10]. Basti pensare che le obbligazioni statunitensi nelle sole mani cinesi superano gli 1,1 trilioni di dollari.

Le argomentazioni secondo cui la Cina starebbe seguendo le politiche della NEP, come ha fatto l’Unione Sovietica, lavorando con il capitale privato per sviluppare le sue forze produttive, sono infondate. Ci sono enormi differenze tra la NEP e la situazione attuale in Cina, come la durata o il fatto che la NEP aveva il carattere di “ritirata”, come Lenin ha ripetutamente sottolineato [11], e non era concettualizzata come un elemento di costruzione socialista, come è il caso della prevalenza delle relazioni capitaliste in Cina, con il costrutto ideologico del “socialismo con caratteristiche cinesi”. Inoltre, durante il periodo NEP non solo gli uomini d’affari non potevano essere membri del partito bolscevico, ma sotto entrambe le costituzioni sovietiche (1918 e 1925), che furono adottate in quel periodo, furono privati dei loro diritti politici, in contrasto con l’attuale Cina, dove decine di uomini d’affari occupano seggi in parlamento e nel Partito comunista.

Di conseguenza l’URSS non può essere paragonata alla Cina di oggi. Neanche nel periodo in cui in URSS presero il sopravvento nel Partito Comunista le idee di rafforzamento del “mercato”, di relazione merce-denaro e di “coesistenza pacifica” con i paesi capitalisti e in cui le interconnessioni dell’URSS con l’economia capitalista mondiale ha influenzato le decisioni politiche e le relazioni internazionali dello stato sovietico, né le interconnessione dell’economia sovietica con l’economia globale né il livello di sviluppo delle relazioni capitaliste potrebbero mai essere paragonate in termini di dimensioni e qualità con quelle attuali della Cina.

Pertanto, il nuovo “schema bipolare” non ha alcuna relazione con il confronto tra Stati Uniti e Unione Sovietica, poiché oggi gli Stati Uniti e la Cina si scontrano sul terreno dei rapporti di produzione capitalisti prevalenti, che dominano nelle loro economie e portano alla lotta per le materie prime, le vie di trasporto, le quote di mercato, l’influenza geopolitica. Qualcosa che non può nascondere il fatto che siamo di fronte a una lotta inter-imperialista per la supremazia nel sistema imperialista.

L’interesse statunitense nel far acquistare le proprie obbligazioni dalla Cina, e nel grande mercato statunitense come luogo di vendita di beni prodotti in Cina, vanno di pari passo con l’acuirsi del confronto tra le due potenze, che assume carattere globale, poiché si manifesta simultaneamente in molte regioni del mondo e coinvolgendo in misura sempre maggiore altre organizzazioni e accordi internazionali multilaterali. Ciò dimostra che l’interdipendenza delle economie capitaliste può andare di pari passo con l’intensificarsi delle contraddizioni inter-imperialiste. La linea politica di “domare il drago” attraverso gli accordi multilaterali statunitensi con i paesi dell’America centrale e meridionale e del Pacifico, seguita dalla leadership statunitense prima di Trump, non aveva dato i risultati attesi ed è stata successivamente sostituita da una posizione rigida nei confronti della Cina.

L’affermazione di Joe Biden alla presidenza degli Stati Uniti e di quella parte di borghesia che rappresenta potrebbero cambiare i “toni”, portare cambiamenti nelle tattiche che gli Stati Uniti perseguiranno, ma in nessun caso sospenderà la feroce concorrenza tra Stati Uniti e Cina.

I piani della NATO e la lotta al suo interno

Anche il “braccio” politico-militare dell’imperialismo euroatlantico presenta elementi nuovi. La strategia della NATO è caratterizzata dall’espansione pianificata in tutto il mondo, dal suo allargamento con nuovi membri, dall’istituzione di partnership con dozzine di paesi, dall’istituzione di unità militari pronte all’uso. Nonostante i rapporti affermassero che l’obiettivo principale fosse lo Stato Islamico-ISIS e altri gruppi criminali simili, i piani rivolti a Russia e Iran sono stati promossi durante i vertici di Varsavia nel 2016, di Bruxelles nel 2017 e 2018 e di Londra nel 2019, nonché nell’Incontro dei Ministri della Difesa, anche la Cina fa parte di questi piani. In questo contesto si propone di allestire unità di fanteria, aeronautiche e navali completamente equipaggiate che possano intervenire in 30 giorni, su qualsiasi fronte scelto dallo staff della NATO.

Le truppe della NATO sono in Afghanistan e in Kosovo. Continuano le operazioni navali Sea Guardian nel Mediterraneo, la flotta SNMG2 opera nell’Egeo e viene supportata dall’operazione Ue “nuova SOPHIA” in Libia. La composizione della NATO Rapid Reaction Force ha raggiunto i 40.000 soldati. Vengono allestite 8 sedi nell’Europa dell’Est. 4 formazioni di battaglia multinazionali sono state lanciate negli Stati baltici e in Polonia. La sua presenza nel Mar Nero è stata rafforzata. La NATO ha una presenza significativa non solo nelle tre ex repubbliche sovietiche baltiche (Estonia, Lituania e Lettonia), ma anche in Georgia e Ucraina, mentre con l’accordo di “pace” in Nagorno-Karabakh, la Turchia, membro della NATO, sta rafforzando la sua posizione politica in Azerbaigian, controllando il “canale” tra il Mar Nero e il Mar Caspio.

Allo stesso tempo, ci sono sempre più contraddizioni tra USA e Germania o tra USA e Francia o, ancora, tra Francia e Germania all’interno della NATO, ma anche altre contraddizioni importanti, come quelle tra Turchia e Francia o Turchia e Grecia. Le dichiarazioni di Macron secondo cui “la NATO è cerebralmente morta” sono peculiari. Finora queste contraddizioni sono state risolte da vari compromessi temporanei, spesso mediante allentamento della tensione, ma il loro “groviglio” si complica sempre più mentre la funzionalità e la dinamica dell’alleanza predatoria imperialista è messa in discussione anche dalle forze politiche e dagli analisti borghesi.

Il nostro partito è in prima linea nella lotta in Grecia contro l’organizzazione imperialista della NATO e i suoi piani, contro il coinvolgimento del nostro paese in essi, nonché a livello europeo e internazionale. Il nostro partito ritiene che le opinioni, sviluppate anche da alcuni partiti comunisti, che chiedono lo “scioglimento della NATO” senza collegarla alla lotta per il disimpegno del proprio paese dalla NATO, indeboliscono la lotta contro questa organizzazione imperialista. Il rifiuto della lotta per il disimpegno di ogni Paese, giustificato dall’”immaturità” delle condizioni, non è una questione di “realismo” ma una tendenza al compromesso con un rapporto di forza negativo delle che portano ai desideri di “dissoluzione”. Il KKE lotta per il disimpegno dalla NATO e da ogni unione imperialista e ritiene che questo disimpegno possa essere a favore dell’interesse popolare solo se salvaguardato dal potere della classe operaia, vista tra l’altro l’esperienza del ritiro temporaneo dei paesi (Francia, Grecia) dall’ala militare della NATO, nel contesto della competizione intra-borghese, che successivamente ha riprodotto gli stessi problemi.

La UE, l’unione del capitale in Europa

Stanno emergendo contraddizioni anche all’interno dell’UE [12]. La manifestazione irregolare della crisi influisce sul cambiamento dei rapporti di forza. La posizione della Germania nei confronti di Francia e Italia è ulteriormente rafforzata, come fattori che aumentano le forze centrifughe della zona euro. Ciò, tuttavia, non nega gli effettivi vantaggi che la borghesia degli Stati membri dell’UE ha ottenuto dal grande mercato unico dell’UE nella competizione internazionale con gli altri centri imperialisti.

L’UE continua ad implementare gli assi di una “strategia globale” annunciata nel luglio 2016. Tratta il mondo come il suo “ambiente strategico” e valuta che siano in corso cambiamenti nelle alleanze [13]. La Cina è diventata il partner più importante della UE. Allo stesso tempo questo sviluppo, così come il rafforzamento generale della Cina nelle relazioni internazionali, favorisce le tendenze inverse per il surriscaldamento delle relazioni USA-Germania e il rafforzamento della coesione dell’alleanza euro-atlantica. In questo quadro, l’UE ha aumentato le sanzioni economiche e la pressione esercitata insieme agli Stati Uniti sulla Russia, con il pretesto dell’annessione della Crimea e il sostegno alla secessione delle regioni orientali dell’Ucraina.

Per raggiungere i suoi obiettivi internazionali per una più efficace penetrazione dei monopoli europei nei paesi terzi, l’UE ha istituito la cosiddetta “Cooperazione strutturata permanente”, PESCO [14]. Allo stesso tempo, viene promossa l’“European Intervention Initiative[15]” di ispirazione francese per superare i ritardi causati dal processo decisionale unanime per svolgere immediatamente le missioni imperialiste. Oggi l’UE ha svolto missioni imperialiste in tre continenti [16].

Negli ultimi anni sono state prese misure per rafforzare l’obiettivo della cosiddetta “Autonomia Strategica” nell’ambito del rafforzamento dell’alleanza e degli interventi congiunti con la NATO, che resta il principale pilastro della sicurezza europea.

La pianificazione dei programmi di ricerca e degli armamenti attraverso il mercato dell’UE, sulla base del criterio della competenza militare autonoma, viene rafforzata nel tentativo di ridurre la dipendenza dal mercato degli armamenti statunitense. Il finanziamento del cosiddetto “Fondo europeo per la difesa” (EDF), che fornisce finanziamenti per 5,5 miliardi di euro all’anno “per promuovere le capacità di difesa dell’UE”, gioca un ruolo importante. Dal 2018 è in corso il “Programma europeo di sviluppo industriale della difesa” (EDIDP), che mira a sostenere “la competitività e l’innovazione dell’industria della difesa dell’UE”. Per questo scopo 13 miliardi sono previsti dal budget per la modernizzazione dell’industria della difesa dell’UE e gli Stati membri dell’UE sono invitati a destinare il 2% del loro PIL agli armamenti dell’UE, oltre agli impegni della NATO. La PESCO ha lo scopo di potenziare la cosiddetta “mobilità militare” per gli Stati membri “per intervenire nelle crisi all’estero con la possibilità di spostare truppe, personale civile, materiali e attrezzature liberamente e rapidamente”. L’accento è posto sul lancio della “Valutazione annuale coordinata della difesa (CARD)” con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione in materia di difesa tra gli Stati membri. Questo meccanismo è simile al Semestre Europeo [17], che mira al controllo dei piani militari affinché gli Stati membri applichino criteri uniformi per la politica di sicurezza e della difesa, per affrontare il più possibile le contraddizioni tra loro.

La militarizzazione della UE si sta approfondendo. Ciò è evidente anche nell’istituzione del “Fondo europeo per la pace (EPF)”, un nuovo fondo che fornirà finanziamenti aggiuntivi per 10,5 miliardi di euro separatamente dal budget (quadro finanziario pluriennale 2021-2027). Questo meccanismo finanzierà le azioni della “Politica estera e di sicurezza comune” (CFSP).

Sono inoltre promossi dei piani per rafforzare lo “strumento di vicinato, sviluppo e cooperazione internazionale”, un strumento potente per l’intervento dell’UE nei paesi terzi.

Allo stesso tempo, la Brexit ha evidenziato in modo caratteristico l’acuirsi delle contraddizioni all’interno della UE. Queste contraddizioni sono destinate ad essere utilizzate anche da altre forze, come evidenziato dal sostegno degli Stati Uniti alla Brexit e anche dal tentativo degli Stati Uniti, da un lato, di promuovere accordi separati con gli Stati membri dell’UE, e dall’altro di imporre sanzioni ai monopoli e Paesi “ammiragli” dell’UE, come Germania e Francia.

Tutto ciò dimostra come la UE sia il centro imperialista europeo che, nonostante le contraddizioni interne che si manifestano all’interno delle sue fila, agisce drasticamente a favore della redditività dei suoi monopoli, del rafforzamento del potere di tutte le sue borghesie che ne fanno parte, e promuove piani imperialisti in altre regioni.

L’appello al rafforzamento della “Joint European Enhanced Defense Co-operation”, che è sostenuta dalle forze del cosiddetto “Partito della Sinistra Europea” (SE), è del tutto disorientante. Viene presentato come un cosiddetto “contrappeso” alla NATO ed è persino promosso dal gruppo “di sinistra” GUE/NGL al Parlamento europeo con argomenti come “sicurezza dei cittadini” e “riduzione dei costi” [18]. Questo perché l’organizzazione imperialista della UE va di pari passo con la NATO, 3/4 dei membri dell’UE e tutti i suoi paesi più forti sono anche membri della NATO, mentre le missioni imperialiste dell’UE all’estero non sono svolte per la “sicurezza dei cittadini” ma per i profitti dei monopoli europei. Come si vedrà in seguito, la crescente spesa militare congiunta dei paesi dell’UE non ha ridotto in ogni caso la spesa militare dei bilanci nazionali.

I sofismi sulla “democratizzazione” della UE e il rafforzamento della “solidarietà europea” o  di “uguaglianza” tra gli Stati membri, che vengono proposti da una serie di forze opportuniste che denunciano la cosiddetta “UE tedesca” e ne promuovono la necessità per una “correzione” della stessa UE, stanno solo gettando fino negli occhi dei popoli. La UE, in quanto unione del capitale, non potrà mai essere democratica, solidale e equa. Al suo interno ci saranno sempre relazioni di interdipendenza diseguale e il suo carattere reazionario si intensificherà, sia all’interno, contro i lavoratori dei suoi paesi, sia al di fuori dell’UE, contro altri popoli.

Il KKE ha preso l’iniziativa di istituire l ‘”Iniziativa comunista europea”, al cui interno i partiti comunisti e operai di molti paesi europei partecipano e lottano contro le politiche antipopolari e i piani imperialisti UE-NATO, difendono il diritto di tutti i popoli a scegliere sovranamente il proprio percorso di sviluppo, compreso il diritto al disimpegno dalle dipendenze multilivello dalla UE e dalla NATO, nonché la scelta socialista [19].

A questo punto dobbiamo sottolineare che lo scopo dei PC basati sulla visione del mondo del socialismo scientifico e che partecipano all’”Iniziativa comunista europea” per studiare insieme gli sviluppi europei e internazionali, per raggiungere conclusioni comuni di base e per coordinare le loro l’azioni sulla base dei problemi popolari e sulla causa della classe operaia, contro le unioni imperialiste, costituisce un passo tempestivo e necessario nella direzione della formazione di una strategia rivoluzionaria contemporanea. Alcuni PC europei, che hanno rinunciato apertamente al marxismo-leninismo e sono comunisti solo di nome o hanno revisionato le leggi della rivoluzione e  della costruzione socialista usando la negazione dei “modelli”, il “dogmatismo” e l’”omogeneizzazione ideologico-politica” come alibi, non potevano aderire a questo processo necessario che può dare slancio al movimento comunista. Questo fatto può ulteriormente esacerbare l’arretratezza ideologico-politica espressa dall’attaccamento di questi partiti a precedenti elaborazioni strategiche del movimento internazionale che sono state smentite dalla vita stessa e che li conduce verso enormi impasse, li smaschera di fronte alla classe operaia e nel migliore dei casi li pone alla “coda di sinistra” della socialdemocrazia nella gestione del sistema.

Nuove alleanze politiche, diplomatiche e militari e il ritiro dalle vecchie

Le relazioni di interdipendenza ineguale che governano le relazioni di tutti gli stati capitalisti, si formano attraverso una serie di unioni, organizzazioni e accordi internazionali e regionali che riflettono indirettamente la situazione dei rapporti di forza e che spesso diventano un terreno di competizione. Negli ultimi anni, oltre alle organizzazioni più note (es. ONU, NATO, UE, OSCE, WTO, G7, G20) guidate dagli USA, ne sono emerse di nuove, come i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai [20], guidate dalla Cina, l’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva [21] e l’Unione economica euroasiatica [22], guidate dalla Russia.

Queste unioni, costituite sulla base del capitalismo monopolistico, nonostante i diversi proclami e le differenti “velocità”, hanno lo stesso carattere di classe. Sono associazioni di stati capitalisti e mirano a rafforzare il potere, la posizione economica e geopolitica delle borghesie che vi partecipano nella spartizione e ridistribuzione del mondo.

In condizioni in cui si intensifica la crisi capitalistica e la tendenza alla ridistribuzione del potere tra gli Stati capitalisti, alcuni di loro stanno attraversando gravi sconvolgimenti. Un tipico esempio sono i BRICS che si sono formati nel 2009 senza il Sudafrica, che ha aderito nel 2010, e sono partiti come una forma di cooperazione delle economie in più rapida crescita. Il 42% della popolazione mondiale e oltre il 26% dei territori del mondo si trovano nei 5 paesi che lo compongono, mentre questi 5 paesi rappresentano oltre il 25% del PIL mondiale. Hanno istituito la “Nuova Banca di sviluppo” nel tentativo di favorire piani di investimento congiunti, mentre hanno anche cercato di individuare obiettivi politico-economici comuni, come l’aumento del tasso di cambio delle proprie valute rispetto al dollaro USA. Nonostante questi sforzi congiunti, tuttavia, possiamo osservare crescenti e rilevanti contraddizioni reali, come il confronto tra Cina e India. Sotto Trump, la strategia statunitense di riavvicinamento con India e Brasile è diventata evidente, cercando di rompere la coesione di questa organizzazione.

Situazioni simili si verificano anche in altre organizzazioni, come l’Unione economica eurasiatica, dove nel periodo precedente gli interessi competitivi euro-atlantici hanno scelto Armenia, Bielorussia e Moldova come “anelli deboli”, utilizzando gli interessi e le aspirazioni delle borghesie di questi paesi e riuscendo, per il momento, a porre un freno ai piani di accelerazione dell’unificazione capitalista regionale, preparati dalla Russia.

Sia l’APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation [23]) che l’ASEAN (Association of Southeast Asian Nations [24]) hanno incontrato difficoltà nel periodo passato, in cui stanno emergendo crescenti tensioni attorno alla posizione nei confronti delle rivendicazioni della Cina e del coinvolgimento degli Stati Uniti nella regione.

Esistono diverse associazioni regionali nel continente americano [25]. È caratteristico che l’ALBA (“Alleanza Bolivariana per i Popoli della nostra America” ​​[26]), che era un’alleanza di Cuba con i governi socialdemocratici emersi nei paesi dell’America Latina, sia stata significativamente indebolita dal riemergere del predominio di governi con orientamento filo-USA in America Latina. L’ALBA è stata particolarmente promossa dal governo venezuelano e da altre forze simili, che erano emerse con slogan socialisti di costruzione del “Socialismo del 21° secolo” e altre varianti simili di questo costrutto ideologico che ovviamente non aveva nulla a che fare con le leggi scientifiche della rivoluzione socialista e costruzione del socialismo. Questi governi, che avevano il sostegno di ampi strati popolari e della classe operaia in misura considerevole, in pratica hanno espresso gli interessi di segmenti della borghesia che cercano cambiamenti nella gestione del capitalismo e delle loro alleanze internazionali, avanzando come slogan di base la “sovranità nazionale” contrapposta all’imperialismo, che fondamentalmente identificano con gli USA. Questi sforzi sono stati sostenuti da Cina e Russia, qualcosa che non è passato inosservato da Stati Uniti e UE, che hanno utilizzato tutti i metodi, come il congelamento dei conti bancari governativi, guerre commerciali, sanzioni finanziarie e persino l’organizzazione o il sostegno di colpi di stato, per impedire piani concorrenti e causare sconvolgimenti politici a loro convenienti. Il nostro partito ha denunciato queste azioni condotte dagli imperialisti euro-atlantici, ha espresso la sua solidarietà prima di tutto ai PC dei paesi latinoamericani, nonché ai lavoratori e ai popoli della regione, che hanno il diritto di determinare il loro futuro senza interventi stranieri e allo stesso tempo ha evidenziato come solo il potere dei lavoratori, e non la gestione del capitalismo, può assicurare prosperità e sovranità popolare.

L’obiettivo statunitense di rimanere al timone e il nuovo bipolarismo emergente con la Cina stanno portando gli USA a riallineare le loro alleanze, a rivedere gli accordi, a ristrutturare le organizzazioni internazionali e a paralizzare quelle che non possono utilizzare per i loro piani. È caratteristico il modo in cui gli Stati Uniti hanno utilizzato l’Organizzazione degli Stati americani negli ultimi anni come arma politica nella regione [27].

Allo stesso tempo, c’è una sequenza di ritiri degli Stati Uniti da vari accordi e organizzazioni internazionali. Quindi, possiamo notare come gli Stati Uniti negli ultimi anni si sono ritirati da quanto segue. Inizialmente, nel 2002, sotto George W. Bush, dal Trattato sui missili balistici (ABM), che è stato firmato con l’URSS nel 1972. Nel 2017 dall’UNESCO. Nel 2018 dall’accordo nucleare iraniano, firmato nel 2015. Nel 2017 si è ritirato dal Trans-Pacific Partnership (TPP), ma ha anche congelato i colloqui sul Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) con l’Unione Europea. Nel 2018, pur esercitando pressioni affermando che si sarebbe ritirato dal NAFTA, firmato nel 1994, è riuscito a sostituirlo con USMCA [28]. Nel 2019 dal Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (INF), firmato nel 1987. Nel 2019 dall’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Nel 2020 dal “Treaty on Open Skies” [29], firmato nel 1992. Tutti i dati finora mostrano che anche il Trattato di riduzione delle armi strategiche (START III), firmato nel 2010 come continuazione dei precedenti accordi (1972, 1979, 1993 e così via) e che scadrà nel febbraio 2021, non sarà rinnovato sotto la responsabilità degli Stati Uniti. Inoltre, ha annunciato che sta valutando la possibilità di procedere a nuovi test nucleari, in violazione del relativo Accordo internazionale del 1963.

Quindi possiamo vedere che vari processi di cambiamento degli attuali rapporti di forza tra i paesi capitalisti, specialmente tra quelli al “vertice” della “piramide” imperialista, portano a riallineamenti e ripianificazioni di trattati e di organizzazioni internazionali.

Potenti organizzazioni interstatali sono diventate un mantello per promuovere gli interessi degli Stati Uniti, della NATO e di altre forze imperialiste. All’interno di queste organizzazioni si stanno verificando scontri e compromessi temporanei tra le potenti forze imperialiste. Quando non è possibile raggiungere compromessi, seguono patti, minacce e persino ritiri da vari accordi, come dimostrato dalla posizione degli Stati Uniti e di altri paesi, come la Russia, che ha apportato modifiche costituzionali per garantire la supremazia del diritto nazionale contro il diritto  e i regolamenti internazionali, qualcosa di simile alla posizione degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti, nel tentativo di garantire la propria supremazia nel sistema imperialista, cercano di adattare ai propri interessi la rete di organizzazioni e accordi internazionali che governano l’interdipendenza diseguale degli stati capitalisti. È caratteristico che il presidente uscente degli Stati Uniti abbia persino cercato di modificare l’attuale composizione del Gruppo dei Sette paesi capitalisti più potenti (USA, Giappone, Canada, Francia, Regno Unito, Italia, Germania), considerando che è “obsoleta” e che l’Australia , Corea del Sud, India e Russia dovrebbero essere invitate, nel tentativo di forgiare una nuova alleanza anti-cinese. Quindi, ribadendo che un’enfasi speciale è data alla regione indo-pacifica e allo sforzo di collegare l’India ai piani degli Stati Uniti, in un contesto di inasprimento delle relazioni Cina-India, assieme a Giappone e Australia.

Tre illusioni su organizzazioni internazionali e diritto internazionale

1) Il “ritiro degli Stati Uniti” e il “vuoto di potere” nel mondo. Varie forze borghesi e opportuniste interpretano il ritiro degli Stati Uniti da una serie di accordi internazionali, o la riduzione della presenza militare statunitense in alcuni paesi, come l’Iraq e l’Afghanistan, come un “ritiro degli Stati Uniti” e un “vuoto di potere” nel mondo, riempito da altre forze. I “fan” della PAX AMERICANA hanno infatti celebrato l’elezione del “democratico” Joe Biden alla presidenza degli Stati Uniti, stimando che “finalmente gli USA stiano tornando alla ribalta”.

Questa è un’interpretazione della realtà completamente sbagliata; gli Stati Uniti non hanno bisogno di nessun “ritorno” innanzitutto perché non sono mai usciti! Gli Stati Uniti, ad esempio, nel recente passato hanno rafforzato la propria presenza militare in Grecia, Polonia, Baltico, Sud-Est asiatico, Balcani, ecc., mentre l’hanno ridotta altrove. Pertanto, il riadeguamento degli obiettivi statunitensi o dei “legami” ai quali gli Stati Uniti attribuiscono importanza, vengono erroneamente interpretati come un “ritiro” più generale. In particolare, questo non si applica all’influenza politica degli Stati Uniti. Un esempio molto tipico nella nostra regione è come l ‘”Accordo di Prespa” (trattato siglato nel giugno 2018 tra Grecia e Repubblica della Macedonia del Nord riguardo le controversie sul nome proprio di quest’ultima N.d.T.) è stato raggiunto sotto l’intervento degli Stati Uniti, in modo che il paese aderisse alla NATO. Inoltre, sono stati gli USA a procedere con il nuovo piano per la Palestina, che è la pietra tombale sulla soluzione dei due Stati.

Allo stesso tempo la tendenza al mutamento dei rapporti di forza, che è associata all’ascesa di altre forze imperialiste, riduce chiaramente o in una certa misura complica i piani degli Stati Uniti, come si è visto nell’esempio della Siria. Tuttavia, ciò non è solo dovuto agli Stati Uniti, ma al rafforzamento di altre forze che promuovono i propri interessi.

Parallelamente, il ritiro degli Stati Uniti da una serie di accordi internazionali, di cui sopra, ha il chiaro obiettivo di riallineare le alleanze imperialiste in suo favore, in un ambiente in cui la concorrenza inter-imperialista forma “sabbie mobili”.

2) Invocazione dell’ONU e diritto internazionale. Il diritto internazionale per come lo conoscevamo, quando esistevano l’URSS e altri paesi socialisti era il risultato dei rapporti di forza globali tra quei paesi e quelli capitalisti, non esiste più. Oggi si forma sulla base degli attuali rapporti di forza tra le forze imperialiste. Sfortunatamente, vari partiti comunisti continuano a invocare ad es. l’ONU e la sua Carta, come se vivessimo 50 anni fa. Come se, ad esempio, l’accordo Onu con la NATO, secondo cui l’Onu affida alla NATO il lancio di operazioni imperialiste, come quella avvenuta nel 2011 in Libia, non esistesse. Come se la Carta delle Nazioni Unite non fosse interpretata come meglio credono. Un tipico esempio è l’interpretazione dell’articolo 51 (relativo al diritto di un paese all’autodifesa contro gli attacchi armati), invocato dalla Turchia per invadere la Siria e che attualmente occupa il 10% del territorio siriano. Il caso della Turchia al fianco dell’Azerbaigian nel conflitto Armenia-Azerbaigian raggiunge il punto di assurdità, poiché la Turchia invoca il diritto internazionale e la necessità di ripristinare la sua “integrità territoriale”, mentre in altri tre casi (Cipro, Siria, Iraq) ha violato questo principio invadendo e occupando terre straniere e frammentando altri paesi.

Pertanto, oggi il diritto internazionale sta diventando più reazionario e viene utilizzato dalle forze imperialiste come meglio ritengono opportuno [30] nel quadro della loro competizione, a spese dei popoli. Noi comunisti dobbiamo lottare contro le opinioni che oscurano questo fatto.

3) Il recupero del dibattito sull’“architettura democratica” delle organizzazioni internazionali. Mentre gli sviluppi dissipano le illusioni promosse da varie forze borghesi e opportuniste che la “globalizzazione delle economie” presumibilmente conduca a un sistema globale in cui tutti i problemi saranno risolti “pacificamente” dal diritto internazionale e dalle organizzazioni internazionali, allo stesso tempo la ricerca di soluzioni di una “riforma democratica” delle organizzazioni internazionali non si attenua, a partire dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu che sta assimilando ad esempio l’India e altri grandi paesi che attualmente non sono suoi membri permanenti. Tali proposte sono presentate come una barriera all’azione delle “forze imperialiste più aggressive” e come un passo verso il predominio di un “mondo multipolare”.

Tali percezioni, indipendentemente dalle intenzioni, abbelliscono ideologicamente la barbarie imperialista internazionale, poiché ritengono che possa essere cambiata senza il necessario rovesciamento del capitalismo. Respingono la concezione leninista dell’imperialismo, separando l’economia dalla politica. Secondo queste forze, l’imperialismo è l’azione politica e militare delle forze più “aggressive” contro la “sovranità nazionale” di altri paesi. Ignorano così il fatto che è la competizione monopolistica che porta a guerre e interventi militari imperialisti, e non alcune “forze più aggressive”. Questa competizione si svolge utilizzando tutti i mezzi a disposizione di ogni potenza capitalista in ogni paese e naturalmente si riflette negli accordi interstatali e nelle varie alleanze. All’interno di queste alleanze, le borghesie cedono una parte della sovranità nazionale e dei diritti sovrani dei loro paesi per assicurarsi il potere, aspettandosi sempre nuovi profitti. Allo stesso tempo stanno usando mezzi militari, poiché “la guerra è la continuazione della politica con mezzi violenti”.

La forza militare nel mondo delle contraddizioni inter-imperialiste

In condizioni di crescente concorrenza tra gli stati capitalisti, la forza militare di ciascuna borghesia sta diventando sempre più rilevante. L’esempio della Russia e dell’intervento militare in Siria è paradigmatico. La Russia è attualmente classificata, sulla base di diverse stime, tra il 7 ° e il 12° posto nel mondo in termini di forza economica. Allo stesso tempo, avendo un notevole potere militare, è stata in grado di rovinare i piani di forze economicamente molto più potenti in Siria, dove sono in gioco importanti interessi economici e geopolitici della borghesia russa.

Vediamo che la spesa militare globale nel 2019 è stata stimata in 1.917 trilioni di dollari, il 2,2% del PIL globale, con un aumento del 3,6% rispetto al 2018 e del 7,2% rispetto al 2010, per il terzo anno consecutivo, principalmente a causa delle spese e delle operazioni militari statunitensi e cinesi. Le vendite internazionali di armi sono aumentate del 7,8% nel periodo 2014-2018, o del 20% se comparate al periodo 2005-2009. L’Asia e il Medio Oriente sono stati i principali importatori mondiali.

Nel 2019, la spesa militare degli Stati Uniti, che rimane la potenza militare più forte al mondo, è stata stimata in 732 miliardi di dollari, seguita da Cina (261 miliardi di dollari), India (71,1 miliardi di dollari), Russia (65,1 miliardi di dollari) , Arabia Saudita ($ 61,9 miliardi), Francia ($ 50,1 miliardi), Germania ($ 49,3 miliardi), Regno Unito ($ 48,7 miliardi), Giappone ($ 47,6 miliardi) e Corea del Sud ($ 43,9 miliardi) [31]. Nel 2019, la spesa militare totale di tutti i 29 Stati membri della NATO è stata di 1.035 miliardi di dollari.

Nel periodo 2015-2019, gli Stati Uniti sono rimasti i primi nelle esportazioni di armi, rappresentando il 36%, seguiti da Russia, Francia, Germania e Cina.

Un elemento chiave del potere militare delle forze militari più potenti sono le loro armi nucleari. Pertanto, le forze nucleari continuano a modernizzare il loro arsenale nucleare, sostituendo le vecchie testate. Le 9 potenze nucleari (USA – possessore di 5800 testate nucleari, Russia – 6375, Regno Unito – 215, Francia -290, Cina – 320, India – 150, Pakistan – 160, Israele – 90, Corea del Nord 30-40), hanno un totale di 13.400 armi nucleari, il 90% delle quali appartengono a Stati Uniti e Russia.

Nell’ottobre 2018, gli Stati Uniti hanno annunciato il loro ritiro dal Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (INF), firmato con l’Unione Sovietica nel dicembre 1987. In quegli anni, un gran numero di missili con una gittata di 500-5.000 chilometri è stato ritirato. Tuttavia, gli Stati Uniti si sono ritirati dall’INF con il pretesto dei missili russi 9m729 (SSC-8), accusando la Russia di aver schierato dal 2016 circa 100 missili di questo tipo. Dall’altro lato la controparte russa nega le accuse, rilevando che questi specifici missili modernizzati hanno una gittata inferiore a 500 chilometri e incolpa gli Stati Uniti per aver installato lo “scudo antimissile” in Polonia e Romania usando i lanciatori Mk-41, che possono essere utilizzati per lanciare missili offensivi a lungo raggio [32].

La competizione si sta intensificando ed entrambi i paesi annunciano cambiamenti nella loro dottrina militare “nucleare”, mentre le autorità russe stanno ora parlando della costruzione di armi ipersoniche. Allo stesso tempo, stiamo assistendo a lamentele da entrambe le parti su nuovi tipi di armamenti, come i laser o le armi per il cambiamento climatico, e nuovi ambiti di utilizzo, come lo spazio.

Gli Stati Uniti intendono includere la Cina in un accordo di controllo e contenimento nucleare, considerandola un pericoloso concorrente, mentre la questione principale delle armi nucleari in esame è la capacità di “primo colpo”.

Il nuovo trattato di riduzione delle armi strategiche, firmato nel 1991, è stato rinnovato nel 2010 e scadrà nel 2021.

Un importante “strumento” nella pianificazione militare per le forze più potenti sono le basi militari fuori dai loro confini, dove gli USA sembrano avere oltre 700 basi per usi diversi, in tutto il mondo. Anche Gran Bretagna, Francia, Russia, Italia, Turchia, Cina, Giappone e India hanno basi all’estero.

Naturalmente, ci sono molti fattori da considerare nella classificazione di una potenza militare, che vanno oltre le armi nucleari. Inoltre, la potenza militare di un paese non è determinata unicamente dalla sua spesa militare totale e dal mercato delle armi. I fattori che devono essere presi in considerazione sono la dimensione delle forze militari, la superiorità tecnologica, una forte industria della difesa, la possibilità di addestramento e riqualificazione nell’arte della guerra e nelle sue nuove tecnologie, la costante modernizzazione delle attrezzature militari e un alto livello di know-how che con alcuni tipi di armi richiede molti anni di ricerca e grandi spese, l’esistenza di basi fuori dai confini in combinazione con il controllo di territori strategicamente importanti, la capacità di raccogliere informazioni, la capacità di condurre una guerra non ortodossa, ecc. Chiaramente il potere militare dipende dal potere economico, sebbene di per sé, come si può vedere da quanto sopra, non indichi automaticamente il potere militare.

Le stime dell’attuale classifica tra i 20 paesi militari più forti sono le seguenti: 1) USA, 2) Russia, 3) Cina, 4) India, 5) Giappone, 6) Corea del Sud, 7) Francia, 8) Regno Unito , 9) Egitto, 10) Brasile, 11) Turchia, 12) Italia, 13) Germania, 14) Iran, 15) Pakistan, 16) Indonesia, 17) Arabia Saudita, 18) Israele, 19) Australia, 20) Spagna. In base a questa valutazione, la Grecia è al 33 ° posto. [33]

Va notato che le operazioni militari, le missioni imperialiste e le guerre sono nel DNA del capitalismo. Le dichiarazioni pacifiste e le richieste del tipo “per fermare la guerra” sono inutili e disorientano il movimento quando non sono accompagnate da misure specifiche, com’era per esempio già ai tempi di Lenin con la lotta alle spese militari nei bilanci degli stati borghesi, la lotta alle basi straniere, il deposito di armi nucleari, contro l’invio di forze militari all’estero e, ovviamente, senza l’obiettivo del ritiro dei paesi dai piani e dalle organizzazioni imperialiste. Il KKE, ad esempio, ha dimostrato che in condizioni di capitalismo, la partecipazione del paese alla NATO, anche l’acquisto di cosiddette “armi di difesa”, come i sistemi anti-aerei – anti-balistici “Patriot”, possono essere utilizzati per scopi offensivi. Questo è stato il caso del dispiegamento di missili antiaerei “Patriot” delle forze armate greche in Arabia Saudita come parte dei piani offensivi degli Stati Uniti contro l’Iran, o del dispiegamento di navi da guerra nello Stretto di Hormuz, mentre si deliberava lo schieramento di forze in Mali [34], dove alla guerra partecipano forze francesi e di tutto il mondo, ecc.

Purtroppo ci sono partiti comunisti che partecipano a vari governi “di sinistra”, come il PC brasiliano o il PC spagnolo, che in nome della “difesa” e del “patriottismo” hanno sostenuto e votato per le spese militari e ai vari pretesti che i governi borghesi hanno usato per le missioni imperialiste fuori dai loro confini, come nel caso del PC francese.

La partecipazione della borghesia greca agli antagonismi

La borghesia greca, come ogni classe borghese, si sforza di migliorare la sua posizione geopolitica. Ritiene che ciò possa essere ottenuto attraverso la modernizzazione e una maggiore adesione e un ruolo più attivo nei piani più ampi definiti dalle relazioni sviluppate tra gli Stati Uniti, la NATO e l’UE nella regione. Pertanto, partecipa attivamente ai corrispondenti piani politico-militari. Questi obiettivi sono espressi, nonostante le differenze individuali, dai partiti borghesi e dai loro governi, sia del socialdemocratico SYRIZA prima, sia del liberale ND oggi.

La borghesia greca aspira a migliorare la sua posizione nei Balcani e nel Mediterraneo sud-orientale, dove ha grandi interessi economici. Si è proceduto, con il governo SYRIZA, all’”Accordo di Prespa” per aprire la strada all’adesione di un altro Paese alle organizzazioni imperialiste NATO-UE, e di fatto, mantenendo – come valuta il nostro Partito – il “seme” dell’irredentismo, che nel tempo può causare nuove difficoltà ai popoli. Si adopera per la cooperazione nello sfruttamento delle risorse energetiche del Mediterraneo orientale per la loro canalizzazione verso i mercati europei, attraverso il gasdotto EastMed, nonché per la costruzione di gasdotti nella Grecia settentrionale, da cui il gas liquefatto statunitense, che arriverà in Grecia, sarà canalizzato in altri paesi europei. Tutto questo fa parte del piano europeo di “svezzarsi” dal gas naturale russo.

Cerca di fare del paese un centro tecnologico, energetico e finanziario a sostegno dei piani euro-atlantici nella regione. L’utilizzo dei cantieri navali greci per le esigenze della Sesta flotta statunitense, i porti di Alexandroupolis e Kavala per il trasporto di gas naturale liquefatto e gli investimenti di potenti gruppi statunitensi nel campo dell’informatica in Attica sono tutti parte integrante di questo obbiettivo. Allo stesso tempo, sta cercando di gestire la risposta degli Stati Uniti agli investimenti della Cina nelle infrastrutture portuali nazionali e nel settore della trasmissione di energia elettrica.

Il governo SYRIZA ha promosso il cosiddetto “Dialogo strategico Grecia – USA”, che ha costituito l’impalcatura per le questioni economiche, politiche e militari, con la revisione cruciale e l’espansione dell’accordo greco-USA sulle basi.

Questa pianificazione è proseguita ed è stata completata dal governo di ND con l’accordo con gli USA, che prevede l’ulteriore potenziamento della base di Souda e la creazione di basi per i droni a Larissa, di elicotteri a Stefanovikeio, e il porto di Alexandroupolis che rappresenta un collegamento notevolmente potenziato per i piani statunitensi, mantenendo la base per il radar volante AWACS ad Aktio, Preveza, e modernizzando la base ad Araxos per “ospitare” armi nucleari.

In pratica, è stata creata una rete di basi militari che copre geograficamente tutte le regioni del Paese, trasformando la Grecia nel punto di partenza per l’attuazione dei piani imperialisti. Con lo stazionamento di jet da combattimento ed elicotteri, l’ormeggio di portaerei, sottomarini nucleari, cacciatorpediniere NATO e USA, infrastrutture di telecomunicazioni-spionaggio, depositi di carburante, strutture di accoglienza delle forze di terra, per circondare la Russia e per il trasporto verso vari hotspot di guerra in connessione con le basi e le infrastrutture statunitensi nella regione del Medio Oriente, nei Balcani e le basi britanniche a Cipro, con possibilità di lanciare attacchi nucleari da Araxos.

L’accordo greco-statunitense consente alle forze statunitensi di essere dislocate e utilizzate presso tutte le unità dell’esercito greco, con molteplici conseguenze per il loro ruolo e orientamento, come parte integrante dell’esercito NATO.

In pratica, il coinvolgimento del paese nei piani imperialisti si sta approfondendo e si sono già creati enormi rischi che il nostro popolo venga preso di mira. Russia e Iran avvertono che se la loro sicurezza venisse messa in pericolo dalle basi statunitensi, queste verranno bombardate con i missili.

L’aggressione della borghesia greca è evidente anche dall’invio di forze militari greche in dozzine di missioni imperialiste all’estero.

Il tentativo di giustificare le missioni delle forze greche all’estero con la scusa di aderire alle decisioni dell’ONU, dell’UE e della NATO è una provocazione sostenuta da tutti i partiti borghesi, sia dal governo di ND che da quello di SYRIZA.

L’adesione della Grecia alla NATO e all’UE e il rafforzamento delle relazioni con gli Stati Uniti è una scelta strategica di tutti i partiti borghesi, un elemento chiave del suo allineamento strategico.

L’obiettivo della borghesia di creare un “asse” con Israele, Egitto e Cipro rafforza il coinvolgimento del paese nelle contraddizioni che hanno a che fare con le alleanze a cui partecipa. Tanto più mentre lo stato di Israele è la forza di occupazione della Palestina e sta assassinando il suo popolo, è in conflitto con l’Iran, sta occupando e bombardando territori siriani, mentre l’Egitto è coinvolto nella guerra in Libia e ha aspirazioni generali nel regione. L’euforia che si coltiva non ha fondamento, mentre in ogni caso i monopoli energetici che si impadroniranno del gasdotto EastMed non porteranno benefici al nostro o ad altri popoli.

Il nostro partito condanna la partecipazione attiva della borghesia greca a queste rivalità e sottolinea che sta coinvolgendo il paese in sviluppi pericolosi, in situazioni sanguinose contro altri popoli, mentre la classe operaia e gli strati popolari diventano ostaggi delle guerre imperialiste. Allo stesso tempo, il nostro Partito ha superato una percezione che aveva in passato, ma che purtroppo rimane forte nelle file di molti partiti comunisti che considerano la partecipazione dei loro paesi ai piani imperialisti un risultato della “sottomissione” del governo borghese o di qualche “servitore di interessi stranieri”, una sezione “compradora” della borghesia del paese “trascinata” dagli imperialisti americani in piani stranieri. Il KKE ritiene che la partecipazione del nostro paese ai piani imperialisti non avvenga per ragioni di “essere un servitore di interessi stranieri” da parte della borghesia e dei suoi governi, ma perché la borghesia ha interessi che possono essere serviti solo attraverso la sua partecipazione alle organizzazioni e ai piani imperialisti. È fuorviante dividere la borghesia in “patriottica” e “compradora”, e le contraddizioni che possono sorgere non hanno nulla a che fare con il patriottismo o con il “ruolo di servitore volontario” di parti di esso, ma con le misure e il modo di gestire il sistema, con l’aumento della redditività di un ramo o un altro, e con la classe dirigente nel suo complesso.

Allo stesso tempo, il nostro Partito, contrariamente a quanto avviene in alcuni altri paesi e in alcune forze di “sinistra” o partiti comunisti, non “condivide” la visione che la classe borghese e i suoi partiti coltivano in nome dell’unità nazionale, la visione di “migliorare” la posizione internazionale del Paese. Prima di tutto, crediamo che non possa esserci unità nazionale con coloro che sfruttano la classe operaia e gli altri strati popolari. Gli interessi della borghesia si muovono in direzioni diametralmente opposte rispetto agli interessi della classe operaia e non può esserci unità nazionale tra di loro.

Nel programma del partito riteniamo che la Grecia si trovi “in una posizione intermedia nel sistema imperialista internazionale, con forti e diseguali dipendenze dagli Stati Uniti e dalla UE” [35]. Tuttavia, il nostro partito non può lottare per il “miglioramento” della posizione del paese al fine di ridurre le dipendenze, per rafforzare l’unità nazionale, come alcune altre forze comuniste considerano come un primo passo verso il socialismo. Prima di tutto, osserviamo dagli sviluppi stessi che il “miglioramento” della posizione del paese è accompagnato dal suo coinvolgimento sempre maggiore nelle organizzazioni imperialiste. Ma, anche nel caso teorico estremo, dove una Grecia capitalista lascerebbe la NATO, l’UE, l’alleanza strategica con gli Stati Uniti, rimarrebbero dozzine di “fili” della sua interdipendenza con gli altri paesi capitalisti, a causa dell’internazionalizzazione del capitalismo, un fenomeno descritto anche da Marx. Una Grecia dove la borghesia continuerà a tenere le “redini” dell’economia e del potere, che sfrutterà il popolo greco, ma anche altri popoli, da posizioni più forti di oggi, in nome del rafforzamento della “sovranità”, non è affatto in linea con l’obiettivo del KKE. Il nostro partito crede che la dipendenza diseguale del nostro paese dagli Stati Uniti, dall’UE, dal resto del mondo capitalista, possa essere abolita solo quando prevarrà il potere dei lavoratori nel nostro paese, e sta lottando per questo obiettivo.

I pericoli della guerra nell’Egeo e il cosiddetto “co-sfruttamento”

Le relazioni tra la borghesia greca e quella turca, dove ciascuna cerca di migliorare la propria posizione, hanno portato ad un aumento del rischio di guerra nell’Egeo e nel Mediterraneo orientale.

Lo stato borghese della Turchia è diventato uno dei 20 stati capitalisti più potenti del mondo e della NATO, e cerca di migliorare ulteriormente la sua posizione a livello regionale e globale. Attualmente ha invaso e mantiene truppe di occupazione in 3 paesi, ha basi militari nei Balcani, in Medio Oriente e in Africa, è apertamente coinvolto nella guerra civile libica e nel conflitto del Nagorno-Karabakh. Cerca e utilizza dogmi religiosi, gruppi minoritari, comunità linguistiche, caratteristiche culturali, ecc. Nei suoi piani in varie regioni (Balcani, Crimea, Asia centrale, Medio Oriente). La borghesia turca nel suo insieme mira a rafforzare il proprio ruolo, tuttavia al suo interno ci sono differenziazioni riguardo ai mezzi e alle alleanze internazionali necessarie. Nel contesto del dogma politico “neo-ottomano”, che è stato scelto come “veicolo” dei suoi interessi dalla sezione dominante della borghesia turca, appare come un “difensore” del popolo palestinese, assieme alle classi dirigenti di Egitto e Arabia Saudita. Cercando di contrattare da posizioni di potere con gli Stati Uniti, la NATO e la UE sta sviluppando relazioni multiformi con la classe dirigente russa ed è stata dotata dei sistemi missilistici antiaerei/antibalistici russi S-400, che potrebbero portare a significativi cambiamenti nei rapporti di forza militari nell’Egeo.

Le relazioni delle borghesie di Grecia e Turchia, a seconda della situazione, si distinguono per la ricerca della cooperazione e della concorrenza, tuttavia i popoli dei due paesi non beneficiano di queste relazioni.

Negli ultimi anni l’aggressione turca si è intensificata con la disputa dei confini nell’Egeo e nell’Evros (regione di confine terrestre tra Grecia e Turchia N.d.T.), la messa in discussione della sovranità greca di dozzine di isole dell’Egeo, il tentativo di rivendicare una sezione della piattaforma continentale greca e della ZEE, che secondo la Convenzione sul Diritto del Mare non le appartiene. In questa direzione è arrivata la dichiarazione dello stato turco della cosiddetta “Patria Blu”, la firma dell’inaccettabile patto turco-libico con l’autorità fantoccio della Libia, che viola i diritti sovrani della Grecia, nonché l’aumento dei voli sulle isole greche, delle esercitazioni militari,  delle ricerche o perforazioni nel Mediterraneo orientale, nelle aree della piattaforma continentale greca e nella ZEE greca, di Cipro, gli arresti di soldati in Evros, l’agitazione di questioni legate alle minoranze, lo sfruttamento dell’immigrazione e dei rifugiati come “strumento” per i propri interessi.

In queste circostanze, la mediazione e l’arbitrato USA-NATO stanno “guardando e aspettando’” mentre la posizione turca per il co-sfruttamento, la co-gestione dell’Egeo, per la soluzione “vantaggiosa per tutti” sostenuta da Stati Uniti e NATO, è tornata sul tavolo. Al tempo stesso viene esaminata la possibilità di co-sfruttamento, cogestione delle zone marittime cipriote con la Turchia. Questo co-sfruttamento non riguarda la prosperità dei popoli, ma la redditività dei monopoli e “mina” il futuro dei due popoli, oltre che dell’ambiente.

Il nostro partito difende i diritti sovrani del paese dal punto di vista della classe operaia e degli strati popolari come parte integrante della lotta per il rovesciamento del potere del capitale. Ha avvertito i lavoratori che, nelle attuali circostanze, i governi borghesi e le alleanze imperialiste non possono garantire questi diritti, in un momento in cui il diritto internazionale viene riscritto dagli imperialisti e il Tribunale dell’Aja opera all’interno di una rete di espedienti politici. La pace, la sicurezza dei popoli non può essere garantita in questo contesto. La lotta dei due popoli deve essere orientata all’eliminazione della causa che dà origine a contraddizioni, conflitti e guerre, verso il rovesciamento del potere del capitale e all’uscita dalle associazioni imperialiste.

Il KKE, che è fermamente orientato allo sviluppo dell’amicizia, della solidarietà internazionalista tra la classe operaia e i popoli dei due paesi, ha stabilito strette relazioni con il PC di Turchia, mirando a rafforzare la lotta antimperialista del movimento operaio e popolare in entrambi i paesi, contro la borghesia e contro la partecipazione e il coinvolgimento greco-turco ai piani imperialisti, per l’inviolabilità dei confini e per il loro disimpegno dalle organizzazioni e dalle alleanze imperialiste di NATO e UE, che sono una fonte permanente di conseguenze negative per i popoli.

Il contesto e gli sviluppi internazionali, come aspetto della lotta ideologico-politica nel movimento comunista internazionale

Nelle file del movimento comunista internazionale (ICM) è in corso una feroce lotta ideologico-politica su una serie di questioni. Un aspetto importante di questo è la gestione della situazione e degli sviluppi internazionali. È caratteristico che la crisi capitalistica internazionale, in cui la pandemia ha agito anche da catalizzatore, sia interpretata da alcuni partiti come il risultato della pandemia o di una delle forme di gestione del capitalismo, del neoliberismo, assolvendo così la socialdemocrazia e il modo di produzione capitalistico nel suo insieme, responsabile di tali crisi.

Su molte delle questioni che sono state presentate nelle pagine precedenti è in corso una lotta. Tuttavia, se vogliamo riassumere brevemente, possiamo dire che le questioni chiave sono l’approccio al capitalismo moderno, la comprensione dell’imperialismo e le leggi della rivoluzione e della costruzione socialista.

Prevalgono le opinioni sulla resilienza del capitalismo, sulle possibilità di una sua “umanizzazione” e “democratizzazione”, sull’uso delle sue conquiste tecnologiche a beneficio delle forze popolari con l’intervento politico attivo dei PC anche a livello governativo. Su questo terreno, nei PC si riproducono posizioni sull’unità della sinistra, delle forze democratiche o patriottiche, sulla cooperazione con la socialdemocrazia di sinistra, sui governi di centro sinistra, sui nuovi antifascisti e fronti anti-neoliberisti , ecc.

L’errata identificazione dell’imperialismo con gli Stati Uniti o con una generica politica aggressiva, o solo con pochi potenti paesi capitalisti, senza nemmeno tener conto degli attuali riassetti, può portare a opinioni tragicomiche, come ad esempio considerare Erdoğan, il presidente dello stato borghese turco come “antimperialista”, o non considerare la Russia una potenza imperialista, ma una debole “periferia” del sistema capitalista mondiale, che può anche svolgere un “ruolo antimperialista”.

Queste sono grandi confusioni ideologiche e politiche che sono molto lontane dalla concezione leninista dell’imperialismo.

Quanto sopra si combina anche con la discordia sulle leggi economiche e politiche della rivoluzione socialista e della società comunista, sull’interpretazione della costruzione socialista-comunista nel XX secolo e sulle cause del rovesciamento controrivoluzionario. In un certo numero di PC viene formulata la posizione opportunista che in Cina “il socialismo si costruisce con caratteristiche cinesi”, in un misurato compromesso con il capitale, che insieme alla Russia gioca un ruolo positivo negli sviluppi internazionali. Questo approccio, che costituisce una separazione della politica dall’economia, e si contrappone direttamente alla concezione leninista dell’imperialismo. Questo perché l’imperialismo è il capitalismo monopolistico. Non può esserci imperialismo “pacifico” o “non aggressivo”, così come non possono esserci monopoli “filantropici”. Qualunque posizione positiva che può essere presa da uno o da un altro potente stato capitalista, come Russia e Cina, su qualunque questione internazionale, ad esempio l’adesione ai principi del diritto internazionale o contro la revisione dell’esito della seconda guerra mondiale, è dovuta esclusivamente al servizio dei propri interessi, approfittando delle sue relazioni diplomatiche di lunga data dal periodo del suo sforzo di costruzione socialista, che vengono proseguite in una certa misura, al fine di mantenere, rafforzare o stabilire alleanze. In ogni caso non possiamo deviare da questa realtà e riciclare valutazioni errate che il PCUS aveva e che sono state riprodotte dal movimento comunista internazionale in passato, di “coesistenza pacifica e rivalità” in condizioni di imperialismo e altre percezioni utopiche e infondate dei “sistemi di sicurezza”.

Per il nostro partito lo studio della costruzione socialista in URSS è un risultato importante – una base anche per le questioni di cui sopra, compreso il nostro approccio critico alle decisioni del XIX° e XX° congresso e la svolta opportunistica che ne è seguita. Tuttavia, la maggior parte dei PC, che non hanno condotto studi così rilevanti, sono molto confusi sul carattere della Cina, della Russia e di altri stati odierni che fanno parte del sistema imperialista. Ciò può avere conseguenze tragiche per la loro posizione sulla questione della guerra nell’era dell’imperialismo, dove il movimento comunista, mantenendo un fronte stabile contro i centri imperialisti di Stati Uniti, NATO, UE, non dovrebbe farsi trascinare dalla parte di nessuna forza imperialista, ma deve difendere costantemente gli interessi della classe operaia in conflitto con la borghesia, non dovrebbe scegliere una “bandiera straniera” sotto la pressione di forze piccolo borghesi, ma nemmeno le pressioni nazionaliste sulla classe operaia.

I comunisti devono rafforzare il fronte, sia contro la concezione del cosmopolitismo, che adotta un approccio non di classe nei confronti delle alleanze internazionali della borghesia (UE, NATO, BRICS, ecc.), sia contro il nazionalismo, la “purezza razziale della nazione e della cultura” e altre concezioni razziste, sviluppate nei confronti di rifugiati e immigrati.

Ogni PC ha la responsabilità di studiare gli sviluppi internazionali sulla base della visione del mondo marxista-leninista. Trarre conclusioni e informare i lavoratori nel proprio paese e all’estero. Mantenere un fronte contro le forze borghesi e opportuniste sulle questioni internazionali o su quelle che vengono etichettate come “questioni nazionali”. Coordinare la sua azione con gli altri partiti comunisti e operai, sforzandosi di tracciare una moderna via rivoluzionaria all’interno del movimento comunista internazionale, che corrisponda al carattere del nostro tempo, un tempo di transizione dal capitalismo al socialismo.

[1]      V.I. Lenin, Collected Works, vol. 27, p.424

[2]     According to a report of Ericsson Consumer & IndustryLab by 2030 the global size of the 5G network market will reach $ 31 trillion.

[3]     People’s Daily, http://russian.people.com.cn/n3/2019/0306/c31518-9553049.html

[4]     Source: https://www.rbc.ru/business/15/10/2015/561fa1f19a7947fb43faa086

[5]      Li Keqiang, “Report on the government’s work” at National People’s Congress– Source: http://russian.people.com.cn/n3/2020/0605/c95181-9697762.html

[6]      Sources: https://regnum.ru/news/society/2972959.htmlhttps://www.vedomosti.ru/economics/articles/2020/06/16/832721-kitayu-borba-bednostyu

[7]                    There is a huge increase e.g. in private medical companies taking advantage of the need of employees for contemporary health benefits. From 2005 to 2016 the number of beds in private clinics increased from 6% to 22%. Source: https://carnegie.ru/commentary/81082

[8]      Source https://aif.ru/society/healthcare/kolichestvo_vrachey_v_raznyh_stranah_infografika

[9]      Source, World Bank: https://data.worldbank.org/indicator/SI.POV.UMIC

[10]     See: The international role of China: http://inter.kke.gr/en/articles/The-International-role-of-China/

[11]    V.I. Lenin, Collected Works, vol.44, p. 310 9th All-Russian Congress of Soviets

[12]    For the economic background of the contradictions, see the  article: “In the face of the new economic crisis: green new deal or socialism?”, Makis Papadopoulos, Kommounistiki Epitheorisi issue 4-5 / 2020

[13]   European Parliament resolution of 15th  January 2020 on the implementation of the Common Security and Defense Policy – annual report.

[14]    PESCO was established in December 2017 with the participation of 25 EU Member States including Greece.

[15]    The “European Intervention Initiative” was announced by France in June 2018 and involves France, Germany, Denmark, the Netherlands, Estonia, Portugal, Spain, Belgium and Britain.

[16]   These are 16 missions, of which 6 are military. Its is deployed, among others, in Bosnia and Herzegovina, Iraq, Ukraine, Libya, Somalia, Mali, Kosovo, Niger, Georgia, Central African Republic.

[17]   The “European Semester” of the EU is a mechanism for monitoring the financial situation of the member sates and promoting reactionary restructuring and anti-labor measures.

[18]   See the amendment proposal on the EU budget for 2021 by Younous Omarjee and Dimitris Papadimoulis, on behalf of the GUE/NGL Group, 4/11/2020, A9-0206 / 2020.

[19]   The “European Communist Initiative” includes 30 Communist and Workers’ parties, which have agreed on a coherent ideological-political framework and seek to coordinate their struggle. However, even within the ECI, there is ideological and organizational heterogeneity. There are also ideological and political issues and confusions, which are based on the historical course and the formation of many CPs, the difficulties faced by many parties in developing a revolutionary strategy and its linking to the current class struggle under unfavorable non-revolutionary conditions, and in connecting their organized forces with the working class and its movement.

[20]   The Shanghai Cooperation Organization initially included China, Russia, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan, and Uzbekistan. It was later joined by India and Pakistan. Iran, Mongolia, Belarus, and Afghanistan are observer states.

[21]   Apart from Russia, Armenia, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Belarus and Tajikistan also participate in the Collective Security Treaty Organization (CSTO). The participating countries are bound to assist in the defense of whichever of these countries is under foreign military attack. For this reason, they have set up “rapid reaction forces”.

[22]   In addition to Russia, Armenia, Kazakhstan, Kyrgyzstan and Belarus also participate in the Eurasian Economic Union (EEU), while Moldova and Uzbekistan are observer states. It seeks to regulate a number of customs cooperation issues on the basis of the 4 “freedoms” (goods, services, capital, labor).

[23]   APEC – Australia, Brunei, Canada, Chile, China, Hong Kong, Indonesia, Japan, South Korea, Malaysia, Mexico, New Zealand, Papua New Guinea, Peru, Philippines, Russia, Singapore, Taiwan, Thailand, USA and Vietnam.

[24]   ASEAN – Vietnam, Indonesia, Cambodia, Laos, Malaysia, Brunei, Myanmar, Singapore, Thailand, Philippines.

[25]   Such as MERCOSUR, UNASUR, PROSUR, CELAC, PETROCARIBE, CARICOM, ALBA, OAS.

[26]   Today, Cuba, Venezuela, Nicaragua, and some smaller Caribbean island states are still participating in ALBA, while Honduras, Ecuador and Bolivia withdrew in 2010, 2018 and 2018 respectively.

[27]   Organization of American States (OAS): Transnational union founded in 1948, after WW II, led by the United States from the beginning. During the Cold War, it played the role of a transnational anti-communist cooperation against the CPs and the workers’-people’s movements, especially in Latin America. Using the pretext of human rights violations, it is currently leading the sanctions and measures against Cuba and Venezuela, without ruling out military intervention. Today it consists of 35 member states, i.e. almost all the states of the continent, except Cuba, Venezuela and some Caribbean island states.

[28]   United States-Mexico-Canada Agreement (USMCA). Donald Trump had threatened that the US would withdraw from NAFTA if radical changes were not made. In a tweet, however, he welcomed “the new fantastic trade deal” between the United States, Canada and Mexico.

[29]   The Treaty on Open Skies provided for the possibility of air surveillance and recording of the “enemy” ground installations and military forces. It was being prepared for years by the United States, which, since the 1950s, has been calling on the USSR to accept a similar agreement. For its part, the USSR described the proposal as “legal espionage”and refused to consent. The Treaty was signed after the overthrow of socialism in 1992, and took 9 years to be ratified by the Russian Parliament. 34 countries participate in it.

[30]   See article by Marina Lavranou: “International Law of the Sea tailored to intra-imperialist contradictions”, Kommounistiki Epitheorisi 4-5 / 2020

[31]   https://www.sipri.org/media/press-release/2020/global-military-expenditure-sees-largest-annual-increase-decade-says-sipri-reaching-1917-billion

[32]   http://redstar.ru/yadernyj-shhit-vysochajshej-nadyozhnosti/?attempt=1

[33]   Source: GLOBAL FIREPOWER – https://www.globalfirepower.com/countries-listing.asp

[34]   State in West Africa in which a civil war is taking place with the participation of French military forces and from which, France imports uranium for its nuclear power stations

[35]    Program of the KKE, 19th Congress of the KKE, 2013, http://inter.kke.gr/en/articles/Programme-of-the-KKE/ Commenti Facebook

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Lettera di Engels a Turati

Lettera di Engels a Turati


Londra, 26 gennaio 1894

Caro Turati,
La situazione in Italia, a mio parere, è questa.
La borghesia, giunta al potere durante e dopo l’emancipazione nazionale, non seppe, né volle completare la sua vittoria. Non ha distrutti i residui della feudalità né ha riorganizzato la produzione nazionale sul modello borghese moderno. Incapace di far partecipare il paese ai relativi e temporanei vantaggi del regime capitalista, essa gliene impose tutti i carichi, tutti gli inconvenienti. Non contenta di ciò, perdette per sempre, in ignobili bindolerie bancarie, quel che le restava di rispettabilità e di credito.
Il popolo lavoratore – contadini, artigiani, operai agricoli e industriali – si trova dunque schiacciato, da una parte, da antichi abusi, retaggio non solo dei tempi feudali, ma benanche dell’antichità (mezzadria, latifundia del mezzodì, ove il bestiame surroga l’uomo); dall’altra parte, dalla più vorace fiscalità che mai sistema borghese abbia inventato. È ben il caso di dire con Marx che “noi siamo afflitti, come tutto l’occidente continentale europeo, e dallo sviluppo della produzione capitalista, e ancora dalla mancanza di questo sviluppo. Oltre i mali dell’epoca presente abbiamo a sopportare una lunga serie di mali ereditarii, derivanti dalla vegetazione continua dei modi di produzione che hanno vissuto, colla conseguenza dei rapporti politici e sociali anacronistici che essi producono. Abbiamo a soffrire non solo dai vivi, ma anche dai morti. Le mort saisit le vif“. Questa situazione spinge a una crisi. Dappertutto la massa produttrice è in fermento; qua e là si solleva. Dove ci condurrà questa crisi?
Evidentemente il partito socialista è troppo giovane e, per effetto della situazione economica, troppo debole per sperare una vittoria immediata del socialismo. Nel paese la popolazione agricola prevale, e di gran lunga, sulla urbana; poche, nelle città, le industrie sviluppate, scarso quindi il proletariato tipico; la maggioranza è composta di artigiani, di piccoli bottegai, di spostati, massa fluttuante fra la piccola borghesia e il proletariato. È la piccola e media borghesia del Medioevo in decadenza e disintegrazione, la più parte proletari futuri, non ancora proletari dell’oggi. È questa classe, sempre faccia a faccia colla rovina economica e ora spinta alla disperazione, che sola potrà fornire e la massa dei combattenti e i capi di un movimento rivoluzionario. Su questa via la seconderanno i contadini, ai quali il loro stesso sparpagliamento sul territorio e il loro analfabetismo vietano ogni iniziativa efficace, ma che saranno ad ogni modo ausiliarii e indispensabili. In caso di un successo più o meno pacifico, si avrà un cangiamento di Ministero, coll’avvenimento al potere dei repubblicani “convertiti”, i Cavallotti e compagnia; in caso di rivoluzione, si avrà la repubblica borghese.
Di fronte a queste eventualità, quale sarà l’ufficio del partito socialista?
Dal 1848 in poi, la tattica che ha portato i maggiori successi ai socialisti fu quella del Manifesto dei Comunisti. “I socialisti, nei varii stadii attraversati dalla lotta fra proletariato e borghesia, difendono sempre l’interesse del movimento generale…; lottano bensì per raggiungere scopi immediati nell’interesse delle classi lavoratrici, ma nel moto presente rappresentano eziandio l’avvenire del movimento”. Essi pigliano dunque parte attiva in ciascuna delle fasi evolutive della lotta delle due classi, senza mai perder di vista che queste fasi non sono che altrettante tappe conducenti alla prima grande meta: la conquista del potere politico da parte del proletariato, come mezzo di riorganizzazione sociale. Il loro posto è fra i combattenti per ogni vantaggio immediato da ottenere nell’interesse della classe operaia: tutti questi vantaggi politici o sociali essi li accettano, ma solo come acconti. Perciò essi considerano ogni movimento rivoluzionario o progressivo come un passo nella direzione del loro proprio cammino; è loro missione speciale di spingere avanti gli altri partiti rivoluzionarii e, quando uno di questi trionfasse, di salvaguardare gli interessi del proletariato. Questa tattica, che mai non perde di vista il gran fine, risparmia ai socialisti le disillusioni cui vanno soggetti infallibilmente gli altri partiti meno chiaroveggenti – sia repubblicani, sia socialisti sentimentali, che scambiano ciò che è una semplice tappa per il termine finale della marcia in avanti. Applichiamo tutto questo all’Italia.
La vittoria della piccola borghesia in disintegrazione e dei contadini porterà dunque forse un Ministero di repubblicani “convertiti”. Ciò ci procurerà il suffragio universale e una libertà di movimento (stampa, riunione, associazione, abolizione dell’ammonizione, ecc.) assai più considerevole – nuove armi che non sono da disdegnare.
Oppure ci porterà la repubblica borghese, cogli stessi uomini e qualche mazziniano con essi. Ciò allargherebbe ancora e di assai la nostra libertà e il nostro campo di azione, almeno pel momento. E la repubblica borghese, ha detto Marx, è la sola forma politica nella quale la lotta fra proletariato e borghesia può avere soluzione. Senza dire del contraccolpo che ne risentirebbe l’Europa.
La vittoria del movimento rivoluzionario che si prepara non potrà dunque che renderci più forti e collocarci in un ambiente più favorevole. Commetteremmo il più grande degli errori se, di fronte ad esso, vorremo astenerci, se nel nostro contegno rimpetto ai partiti “affini” vorremo limitarci a una critica puramente negativa. Potrà arrivare il momento nel quale fosse dover nostro di cooperare con essi in modo positivo. Quale sarà questo momento?
Evidentemente non è a noi che spetta di preparare direttamente un movimento che non è quello precisamente della classe che noi rappresentiamo. Se i repubblicani e i radicali credono scoccata l’ora di muoversi, diano essi libero sfogo alla loro impetuosità. Quanto a noi, fummo troppo spesso ingannati dalle grandi promesse di questi signori, per lasciarvicisi prendere un’altra volta. Né le loro proclamazioni né le loro cospirazioni dovranno menomamente toccarci. Se noi siamo tenuti a sostenere ogni movimento popolare reale, siamo tenuti ugualmente a non sacrificare indarno il nucleo appena formato del nostro partito proletario, e a non lasciar decimare il proletariato in sterili sommosse locali.
Se al contrario il movimento è davvero nazionale, i nostri uomini non staranno nascosti, non vi sarà neppure bisogno di lanciar loro una parola di ordine… Ma allora dovrà ben essere inteso, e noi dovremmo proclamarlo altamente, che noi partecipiamo come partito indipendente, alleato pel momento ai radicali e repubblicani, ma interamente distinto da essi; che non ci facciamo alcuna illusione sul risultato della lotta in caso di vittoria; che questo risultato, lungi dal renderci soddisfatti, non sarà per noi che una tappa guadagnata, nuova base d’operazioni per conquiste ulteriori; che il dì stesso della vittoria le nostre strade si divideranno; che da quel giorno, di fronte al nuovo governo, noi formeremo la nuova opposizione, opposizione non già reazionaria, ma progressiva, opposizione d’estrema sinistra che spingerà a nuove conquiste al di là dei terreni guadagnati.
Dopo la vittoria comune, potrebbe esserci offerto qualche seggio nel nuovo governo, ma sempre nella minoranza. QUESTO È IL PERICOLO PIU’ GRANDE. Dopo febbraio 1848 i democratici socialisti francesi (della Réforme, Ledru-Rollin, Louis Blanc, Flocon, ecc.) commisero l’errore di accettare cosiffatte cariche. Minoranza nel governo, essi condivisero volontariamente la responsabilità di tutte le infamie e i tradimenti, di fronte alla classe operaia, commessi dalla maggioranza di repubblicani puri; mentre la presenza loro nel governo paralizzava completamente l’azione rivoluzionaria della classe lavoratrice che essi pretendevano rappresentare. In tutto questo, io non dò che la mia opinione personale, poiché me l’avete domandata, e ancora con la maggior diffidenza. Quanto alla tattica generale, ne ho sperimentato l’efficacia durante tutta la mia vita; non una volta essa mi ha fallito. Ma quanto alla sua applicazione alle condizioni attuali in Italia, è altra cosa; ciò deve decidersi sul posto e da coloro che si trovano in mezzo agli avvenimenti.
Federico Engels

(Sta in Marx-Engels, Scritti italiani, Ed. “Avanti!” 1955, pagg. 170-174)

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La cospirazione di Tukhachevsky

La cospirazione di Tukhachevsky Postato da Victor Vaughn , Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), Trotskismo, Regno Unito

Yuri Yemelianov Nel 70 ° anniversario dei processi per tradimento L’11 giugno 1937 la radio di Mosca annunciò l’arresto dell’ex capo del quartier generale dell’Armata Rossa, il maresciallo M. Tukhachevsky, e altri 7 esponenti militari sovietici. Gli arrestati sono stati processati dinanzi al ramo militare della Corte suprema dell’URSS. Il rapporto radiofonico diceva che erano “ accusati di aver violato il loro dovere di soldati, di aver infranto il giuramento militare di fedeltà e di aver commesso tradimento contro l’Unione Sovietica nell’interesse di un paese straniero … È stato stabilito che gli imputati … avevano organizzato un movimento antistatale ed era stato in contatto con gli ambienti militari di un paese straniero perseguendo una politica antisovietica. A favore di quel paese gli imputati hanno condotto lo spionaggio militare. La loro attività era volta a garantire la sconfitta dell’Armata Rossa in caso di attacco del Paese. L’obiettivo finale era il ripristino della grande proprietà terriera e del capitalismo. Tutti gli accusati hanno confessato ”. Dopo un breve processo, la Corte Suprema dell’URSS ha approvato la pena di morte per tutti gli imputati. Successivamente un numero considerevole di altri funzionari militari e di partito furono arrestati e processati.

Ora questi eventi accaduti più di 70 anni fa sono usati nella Russia post-sovietica come pretesto per un’altra rumorosa campagna di propaganda antisovietica. Vengono organizzate messe e marce con croci cristiane per commemorare il 70 ° anniversario di questi eventi. La TV e altri mass media usano questa occasione per continuare a descrivere la storia dell’URSS come il tempo del “Grande Terrore” contro persone innocenti, falsamente accusate di crimini che non hanno commesso. Si sostiene anche che l’arresto di Tukhachevsky e di altri leader militari sovietici abbia gravemente ostacolato l’Armata Rossa, il che ha portato a gravi battute d’arresto nel 1941, perdita di grandi territori sovietici e manodopera. Per la prima volta questa interpretazione dell’arresto e del processo di Tukhachevsky e di altri è stata resa pubblica da N. S. Khrushchev oltre 50 anni fa. L’allora Primo Segretario del PCUS ha affermato che la Gestapo tedesca ha inventato documenti che hanno compromesso Tukhachevsky e altri al fine di indebolire l’Armata Rossa alla vigilia della seconda guerra mondiale. Questi documenti falsi furono passati al governo sovietico. Krusciov affermò che Stalin era patologicamente sospettoso e questo era il motivo per cui prese la falsificazione tedesca al suo valore nominale e ordinò l’arresto di Tukhachevsky e altri. Secondo Krusciov ulteriori arresti e processi furono causati dalla paranoia di Stalin e dalla sua innata crudeltà. Sebbene ci siano alcuni fatti reali dietro la versione di Krusciov (ad esempio l’esistenza di documenti falsificati dalla Gestapo) la sua spiegazione è confutata da un numero di pubblicazioni relativamente recenti fatte da un certo numero di storici russi, incluso l’autore del presente articolo. In libri come “The Conspiracy of Marshals” di A. Martirosyan (Mosca, Veche, 2003), “Stalin and the Conspiracy of Generali” di S. Minakov (Mosca, Yauza, 2005), “The Conspiracies and the Struggle for Power”. Da Lenin a Krusciov “(Mosca, Veche, 2003) di R. Balandin e S. Mironov, il lettore troverà prove dettagliate e ampie che contraddicono l’essenza della versione di Krusciov

Ma anche prima della pubblicazione di questi e altri libri russi, un certo numero di autori in Occidente ha presentato alcuni fatti che hanno dimostrato senza dubbio che la cospirazione di Tukhachevsky non era il risultato della creduloneria di Stalin o un frutto della sua immaginazione, ma una cruda realtà. I fatti appropriati furono narrati nelle memorie di un ex capo dell’intelligence tedesca Walter Schellenberg, in un libro di un ex ufficiale del NKVD (Commissariato del popolo per gli affari interni) Alexander Orlov, che fuggì dall’URSS in Occidente nel 1938, in un libro ‘The Conspirators ‘di uno storico americano Geoffrey Bailey. Un breve resoconto di come si è formato e sviluppato il complotto di Tukhachevsky è stato fornito nel libro “Hitler Moves East 1941-1943” da un ex interprete personale di Hitler, Paul Schmidt (il suo nome letterario – Paul Carell). Riassumendo tutti questi fatti narrati e analizzati da autori russi, tedeschi e americani si giunge alla conclusione che l’origine degli eventi del giugno 1937 differisce radicalmente dalla spiegazione data da Krusciov e dai moderni mass media politici russi. Prima di tutto, questi eventi erano collegati alla lotta in corso all’interno del Partito Comunista Sovietico negli anni ’20. Si dovrebbe tenere conto che dal 1918 L. D. Trotsky era il presidente del Consiglio militare rivoluzionario della Repubblica sovietica e il suo commissario popolare per gli affari militari. Molte delle figure di spicco dell’Armata Rossa furono nominate da Trotsky durante la Guerra Civile. Condividendo le opinioni politiche del loro capo, tendevano a sopravvalutare i metodi di amministrazione militare e il ruolo dell’Armata Rossa nel processo rivoluzionario mondiale. Molti di loro continuarono a occupare posti di comando nell’Armata Rossa dopo che Trotsky fu estromesso dai suoi incarichi nel 1925. Nonostante le loro pubbliche ritrattazioni, molti di loro continuarono a condividere le opinioni e gli atteggiamenti di Trotsky con la loro tipica miscela di avventurismo e disprezzo per i principi ideologici, specialmente quando si trattava dei nemici della rivoluzione sovietica. L’approccio avventuroso ai problemi della strategia militare e dell’organizzazione dell’Armata Rossa era caratteristico di Tukhachevsky e del gruppo dei suoi sostenitori. Le differenze su questi temi portarono a un confronto latente ma crescente di questo gruppo con la maggioranza dei comandanti dell’Armata Rossa.

Come lo stesso Trotsky, molti trotskisti dell’Armata Rossa erano inclini a mettere le loro ambizioni personali al di sopra degli interessi della classe operaia e dello stato sovietico. Alcuni di loro sognavano carriere bonapartiste. La tendenza a concludere alleanze con forze politicamente e ideologicamente aliene per amore della lotta personale per il potere (così tipica di Trotsky durante la sua carriera politica) si è rivelata nello stabilire strette relazioni tra alcuni ufficiali sovietici e tedeschi. A quel tempo il trattato di Versailles proibiva alla Germania di avere istituti di istruzione militare. Secondo un accordo segreto sovietico-tedesco concluso su iniziativa del trotskista Karl Radek, allora influente nel governo sovietico, un folto gruppo di ufficiali tedeschi istituì le loro scuole militari nella Russia sovietica aggirando così le clausole del trattato di Versailles. Non solo Radek, ma altri leader sovietici sostenevano questo accordo poiché a quel tempo la cooperazione della Russia sovietica con la Germania era vista come una svolta del fronte antisovietico unito degli stati capitalisti. Le possibili conseguenze negative dell’accordo non sono state prese in considerazione.

Mentre esisteva l’accordo sovietico-tedesco, Tukhachevsky e un certo numero di altri comandanti militari sovietici coltivavano relazioni amichevoli con i loro colleghi tedeschi. Quest’ultimo invitava spesso gli ufficiali sovietici in Germania. Purtroppo tali contatti non si sono limitati a scambi di opinioni nel campo di problemi puramente professionali. Alcuni militari di entrambi i paesi tendevano a discutere i vantaggi del governo militare e le possibilità di interferenza congiunta dei militari nella vita dei civili di entrambi i paesi. I piani per l’assistenza reciproca dei militari dei due paesi in caso di cambiamenti politici nei due paesi hanno cominciato ad evolversi. L’acquisizione nazista nel 1933 interruppe l’attiva cooperazione militare tra Germania e Unione Sovietica. Sebbene a quel tempo l’esercito tedesco sostenesse completamente Hitler, erano desiderosi di pensare ai propri interessi ed erano pronti a prendere il potere se il regime nazista avesse vacillato. (I cospiratori militari tedeschi eseguirono quasi un colpo di stato nel settembre 1938. Poi temettero che la Germania avrebbe perso la guerra nel caso in cui Gran Bretagna e Francia avessero preso una posizione risoluta e difendessero la Cecoslovacchia. Solo la capitolazione di Francia e Gran Bretagna a Monaco ha  si fatto che i  cospiratori scartassero  i loro piani. Un altro tentativo di rovesciare il governo Hitler fu intrapreso da loro nel luglio 1944, nel momento in cui il regime nazista era già condannato.)

I loro piani di presa del potere militare in URSS furono nutriti da Tukhachevsky e dai suoi sostenitori. Allo stesso tempo Tukhachevsky e altri cercarono di ottenere il sostegno di alcuni ambiziosi leader del partito per la realizzazione dei loro piani bonapartisti. Secondo Paul Carell, “dal 1935 Tukhachevsky aveva mantenuto una sorta di comitato rivoluzionario a Khabarovsk … I suoi membri includevano alti funzionari amministrativi e comandanti dell’esercito, ma anche alcuni giovani funzionari del partito in cariche elevate, come il leader del partito nel Caucaso settentrionale, Boris Sheboldayev ‘. Nonostante la risoluzione dell’accordo militare sovietico-tedesco, Tukhachevsky mantenne una stretta collaborazione con i generali tedeschi. Carell scrisse: “Nella primavera del 1936 Tukhachevsky andò a Londra come capo della delegazione sovietica che partecipò ai funerali del re Giorgio V. Sia i suoi viaggi di andata che quelli di ritorno lo portarono attraverso Berlino. Ha usato l’occasione per colloqui con i principali generali tedeschi. Voleva assicurarsi che la Germania non usasse qualsiasi possibile agitazione rivoluzionaria nell’Unione Sovietica come pretesto per marciare contro l’Oriente. Ciò che gli importava di più era la sua idea di un’alleanza tedesco-russa dopo il rovesciamento di Stalin … Tukhachevsky si convinse sempre più che l’alleanza tra Germania e Unione Sovietica fosse un comandamento ineludibile della storia “. Nel suo libro “The Conspirators” Geoffrey Bailey cita un’osservazione attestata di Tukhachevsky fatta in quel momento al ministro degli Esteri rumeno Titulescu. Ha detto: ‘Hai torto a legare il destino del tuo paese a paesi che sono vecchi e finiti, come Francia e Gran Bretagna. Dobbiamo rivolgerci alla nuova Germania. Per alcuni almeno la Germania assumerà la posizione di leadership nel continente europeo ”. Nel frattempo le dichiarazioni filo-tedesche fatte da Tukhachevsky nei paesi dell’Europa occidentale durante il suo viaggio in Gran Bretagna divennero note in Francia e in Cecoslovacchia. I trattati di mutua assistenza di entrambi i paesi con l’URSS conclusi nel 1935 li unirono in una coalizione anti-nazista congiunta. L’informazione che una figura così importante come Tukhachevsky avesse preso una posizione filo-tedesca ha causato grave preoccupazione a Parigi e Praga. I due governi hanno notificato al governo sovietico le dichiarazioni di Tukhachevsky.

Nel frattempo, alla fine del 1936 e all’inizio del 1937, un certo numero di ufficiali dell’Armata Rossa furono arrestati in URSS. Durante il loro interrogatorio l’NKVD ha ottenuto informazioni sull’esistenza di un complotto diffuso contro il governo sovietico. Era un periodo in cui gli arresti di alcuni sabotatori, legati all’opposizione trotskista, rivelavano la mancanza di vigilanza e di intuito politico da parte di molti funzionari del Partito. Tutto accadde nel momento in cui l’URSS adottò una nuova Costituzione, chiamata stalinista, poiché Stalin era il suo iniziatore. La sua costituzione aveva lo scopo di promuovere la democratizzazione della società sovietica. Purtroppo molti funzionari del Partito, soprattutto a livello locale, erano riluttanti a mettere in pratica i principi della nuova Costituzione. Dal 1917 per quasi due decenni si sono abituati ai metodi di amministrazione utilizzati all’epoca della guerra civile. Molti di loro si sono abituati alle loro alte posizioni incontrastate e hanno ottenuto il sostegno delle cerchie strette dei loro amici personali. In effetti i loro atteggiamenti politici erano vicini a quelli di Tukhachevsky e dei suoi sostenitori. Alla sessione plenaria del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’URSS tenutasi nel febbraio-marzo 1937 molti dei suoi membri chiesero maggiori misure repressive invece della democratizzazione sollecitata dalla Costituzione stalinista.

Nel suo discorso in questa sessione plenaria Stalin ha parlato dell’urgente necessità di elevare il livello ideologico e politico di tutti i funzionari del partito e ha offerto un piano per la loro educazione. Allo stesso tempo ha criticato severamente la tendenza dei funzionari del partito a circondarsi di gruppi di loro sostenitori personali. Suggerì di eleggere nuovi funzionari a ogni livello del partito mentre i vecchi funzionari venivano istruiti in scuole appositamente istituite. Stalin avvertì che se il Partito Comunista non avesse mantenuto stretti contatti con la classe operaia, avrebbe potuto morire. Ha ricordato il destino di Anteo della mitologia greca, che ha perso la battaglia con Ercole non appena non è riuscito ad avere un contatto con la Terra, che era sua madre.

 Ma le parole di Stalin non furono ascoltate da molti funzionari del partito. Avevano paura di perdere il lavoro e hanno iniziato a escogitare piani di rappresaglie di massa per sbarazzarsi di potenziali concorrenti per i loro posti. Nel frattempo Tukhachevsky e altri cospiratori, ricorrendo ai disordini tra i funzionari del partito, accelerarono i preparativi per un colpo di stato. Tukhachevsky intendeva chiedere al Commissario del popolo dell’URSS per la difesa K.E. Voroshilov per convocare una conferenza sui problemi militari al Cremlino. Tukhachevsky prevedeva di venire alla conferenza con i suoi sostenitori e di circondare il Cremlino di truppe a lui fedeli. Stalin e alcuni dei suoi colleghi del Politbureau dovevano essere arrestati e fucilati immediatamente.

Dopo la fine della sessione plenaria del Comitato centrale i congiurati hanno intensificato i preparativi. Carell ha scritto: ‘Nel marzo 1937 la corsa tra Stalin e Tukhachevsky stava diventando sempre più drammatica … Perché il maresciallo non ha agito allora? Perché stava ancora esitando? La risposta è abbastanza semplice. Le mosse degli ufficiali di stato maggiore e dei comandanti dell’esercito, i cui quartier generali erano spesso a migliaia di miglia di distanza, erano difficili da coordinare soprattutto perché la loro stretta sorveglianza da parte della polizia segreta li obbligava ad agire con la massima cautela. Il colpo di stato contro Stalin fu fissato per il 1 maggio 1937, principalmente perché le parate del Primo Maggio avrebbero permesso di spostare a Mosca consistenti contingenti di truppe senza destare sospetti ”.

 A quel tempo Trotsky nel suo “Bollettino dell’opposizione” scrisse di una probabile ribellione dell’esercito sovietico contro Stalin. Il 9 aprile 1937 il capo dei servizi segreti dell’Armata Rossa, S. Uritsky, informò Stalin e Voroshilov che a Berlino c’erano voci sull’opposizione dell’esercito sovietico alla leadership sovietica.

A quel punto la Gestapo ebbe notizia dei negoziati di Tukhachevsky con i capi militari tedeschi. Per avere maggiori informazioni sui rapporti tra i capi militari dei due Paesi, agenti della Gestapo sono penetrati negli archivi della Wehrmacht e hanno rubato alcuni dei documenti relativi ai contatti dei militari tedeschi con il Soviet. Gli agenti della Gestapo hanno cercato di nascondere il furto di documenti incendiando gli archivi. Dopo che i documenti rubati furono analizzati, il vice capo della Gestapo Heydrich giunse alla conclusione che c’erano ampie prove della cooperazione segreta tra i leader della Wehrmacht e l’Armata Rossa. La Gestapo informò Hitler dei documenti. Nonostante le dichiarazioni filo-tedesche di Tukhachevsky, Hitler e altri dirigenti nazisti non erano contenti dei contatti clandestini tra i capi militari della Germania e dell’URSS. I leader nazisti ritenevano che l’istituzione della dittatura militare in Russia potesse stimolare sviluppi simili in Germania. E il dittatore militare della Russia Tukhachevsky potrebbe aiutare i suoi colleghi tedeschi durante il futuro colpo di stato. Hitler ha deciso di contrastare la cospirazione congiunta dei capi militari dei due paesi. Ha ordinato l’invio dei documenti rubati a Mosca, ma aggiungendo ad essi falsificazioni per rendere i materiali ancora più scioccanti. Il capo dell’intelligence tedesca Walter Schellenberg scrisse in seguito che le false aggiunte costituivano solo una piccola parte dell’intera collezione, che fu segretamente venduta all’Unione Sovietica. (Più tardi nel 1971 V. M. Molotov affermò che lui, Stalin e altri membri del Politbureau sapevano della cospirazione di Tukhachevsky prima di ottenere i documenti tedeschi.)

Esistono diverse versioni degli eventi successivi. Da un lato ci sono prove sostanziali che il colpo di stato militare previsto per il 1 maggio è stato frustrato all’ultimo minuto. Alcune persone presenti all’epoca alla Piazza Rossa hanno ricordato che subito dopo l’inizio del corteo si sparse la voce di un imminente atto terroristico contro Stalin e altri membri del Politbureau che in quel momento occupavano la tribuna sul Mausoleo di Lenin. Più tardi l’ufficiale dell’NKVD Pavel Meshik ha affermato di aver arrestato personalmente un terrorista al piano superiore dell’edificio adiacente alla Piazza Rossa proprio quando si stava preparando a sparare. Meshik ha detto di essere stato insignito dell’Ordine di Lenin per questo arresto. Un corrispondente britannico Fitzroy MacClean, presente alla parata del Primo Maggio, ha dichiarato di aver notato nervosismo nella condotta dei membri del Politbureau. Alcuni di loro guardavano a malapena la parata. Secondo MacClean solo Stalin conservava un aspetto imperturbabile. D’altra parte ci sono prove che il colpo di stato sia stato rinviato. Poco prima del 1 ° maggio a Londra è stato annunciato che il 12 maggio ci sarebbe stata l’incoronazione di Giorgio VI che era diventato il re dopo l’abdicazione di Edoardo VIII. La delegazione sovietica è stata invitata alla cerimonia e il governo sovietico ha deciso che Tukhachevsky sarebbe stato un leader della delegazione. Secondo Carell, Tukhachevsky “rimandò il colpo di stato di tre settimane. Questo è stato il suo errore fatale “. Il 3 maggio i documenti di Tukhachevsky furono inviati all’ambasciata britannica in relazione alla sua visita a Londra. Ma il giorno successivo i giornali furono richiamati e fu annunciato che l’ammiraglio sovietico V. M. Orlov sarebbe stato un capo della delegazione.

Il 10 maggio è stato annunciato che Tukhachevsky è stato sollevato dall’incarico di vice commissario del popolo per la difesa e nominato comandante del distretto militare del Volga. Il 24 maggio Stalin ha inviato una lettera circolare a tutti i membri e membri supplenti del Comitato centrale del partito. Sono stati informati sulle attività cospiratorie di Tukhachevsky e altri. Poiché Tukhachevsky era un membro supplente del Comitato Centrale, ad altri membri e membri supplenti di questo organo supremo del Partito fu chiesto di votare a favore o contro la sua espulsione dal Partito e il trasferimento del suo caso all’NKVD. Tutti i membri e membri supplenti del Comitato Centrale hanno sostenuto le misure suggerite contro Tukhachevsky. Il leader della cospirazione è stato arrestato il 27 maggio. Tra il 19 e il 31 furono arrestati i suoi maggiori collaboratori. Ma uno di loro, il vice commissario del popolo alla difesa Y. B. Gamarnik si è suicidato poco prima del suo arresto. Il 2 giugno è stata convocata la sessione del Consiglio militare del Commissario del popolo alla difesa. Sebbene l’indagine non fosse ancora terminata ed era probabile che alcuni dei partecipanti al complotto fossero presenti alla sessione, Stalin vi assistette e parlò prima di essa. Ha iniziato il suo discorso dicendo: “Compagni, penso che ora nessuno abbia dubbi sull’esistenza di un complotto politico-militare contro il potere sovietico”. Stalin ha spiegato il motivo per cui la cospirazione non è stata smascherata prima dal partito e del popolo sovietico. Ha detto: “La situazione generale, la crescita dei nostri ranghi, i risultati dell’esercito e del paese nel suo complesso hanno diminuito la nostra vigilanza politica, diminuito l’acutezza della nostra vista”. Stalin ha parlato della dipendenza di Tukhachevsky e di altri comandanti arrestati dall’esercito tedesco e ha suggerito che i cospiratori non avevano una profonda piattaforma ideologica. Stalin ha detto: ‘Qual era la loro debolezza? Mancavano di contatto con la gente … Facevano affidamento sulle forze dei tedeschi … Avevano paura della gente “.

Stalin ha suggerito che alcuni ufficiali militari siano stati coinvolti in una cospirazione per puro opportunismo. Allo stesso tempo Stalin parlò di alcuni cospiratori che furono intimiditi da Tukhachevsky e altri e furono costretti a unirsi a loro. Stalin ha proposto di perdonare queste persone se fossero venute e avesse detto onestamente della loro partecipazione al complotto. Smentendo la preoccupazione espressa da alcuni degli oratori alla sessione che gli arresti tra i militari potrebbero indebolire l’Armata Rossa Stalin disse : “Abbiamo nel nostro esercito riserve illimitate di talenti … Non bisogna aver paura di promuovere le persone verso l’alto”. Sebbene Stalin esprimesse la speranza che il numero dei cospiratori non fosse grande, presto molti militari, compresi alcuni di coloro che avevano partecipato alla sessione del 2 giugno, furono arrestati. Tra coloro che furono arrestati molti erano innocenti. Innanzitutto i loro arresti sono stati causati dall’atmosfera creata da molti funzionari locali del Partito (e Krusciov era tra i più attivi) che, invece di cercare ragioni politiche e sociali per la cospirazione militare, hanno iniziato a fomentare l’isteria di massa. Hanno usato la cospirazione Tukhachevsky come pretesto per dimostrare che l’URSS era piena di spie straniere e quindi per mantenere metodi amministrativi tipici della guerra civile. (Successivamente Krusciov cercò di nascondere la sua partecipazione a questa caccia alle streghe attribuendone tutta la colpa a Stalin.) Il bilancio degli arrestati aumentò anche a causa delle accuse calunniose mosse dai carrieristi nell’NKVD, pronti a ottenere la promozione per i loro successi nell’esporre ‘ nemici del popolo, o da ufficiali militari orientati alla carriera, desiderosi di prendere i posti di coloro che sono stati arrestati. Ora i mass media russi affermano che gli arresti e le esecuzioni degli ufficiali in comando dell’Armata Rossa furono fatali per lo sviluppo della Grande Guerra Patriottica. Si sostiene che il corpo degli ufficiali dell’Armata Rossa sia stato quasi decimato. Alcuni fanno notare che 40mila degli ufficiali in comando furono oggetto di varie rappresaglie nel 1937 – 1939. Infatti su 37mila ufficiali dimessi dall’Esercito in questo periodo circa 9mila furono quelli morti per cause naturali, diventati gravi malattie croniche o sono stati puniti per crimini non politici e comportamenti scorretti. Su 29mila ufficiali licenziati per reati politici 13mila furono successivamente restituiti all’esercito. Molti di loro (come il maresciallo Rokossovsky) hanno combattuto eroicamente nella Grande Guerra Patriottica. Quattromila sono stati giustiziati e circa 12mila hanno scontato le loro pene nei campi di lavoro. Sebbene si tratti di numeri elevati, si dovrebbe essere consapevoli che il numero totale degli ufficiali dell’esercito nel 1941 era di 680 mila. Al posto di Tukhachevsky e dei suoi sostenitori è arrivata una nuova coorte di generali e marescialli che si sono dimostrati abbastanza degni nello svolgere i loro doveri militari. Il riconoscimento di questo fatto venne nientemeno che da Joseph Goebbels. Quando la Germania nazista fu praticamente sconfitta, riconobbe finalmente i meriti di coloro che per molti anni trattò come rappresentanti di una razza inferiore. Nel suo diario personale Goebbels scrisse il 16 marzo 1945: “Lo Stato Maggiore generale mi ha presentato un libro con le biografie di generali e marescialli sovietici … La maggior parte di loro sono giovani; quasi nessuno di loro ha più di 50 anni. Hanno una ricca esperienza di attività politica rivoluzionaria. Sono bolscevichi convinti, persone molto energiche. Quando si guardano i loro volti, si può vedere che sono fatti di sano personale popolare. La maggior parte di loro sono figli di operai, calzolai, piccoli contadini, ecc. In breve, devo trarre una spiacevole conclusione che i capi militari dell’Unione Sovietica sono di origine sociale migliore della nostra … Da questo libro è facile vedere quali errori abbiamo commesso negli anni precedenti ”.

Rammaricandosi tardivamente che la Germania nazista se si fosse sbarazzata dei propri Tukhachevsky prima che fosse troppo tardi, Goebbels spiegò la forza dell’Armata Rossa nel fatto che aveva forti legami con le masse popolari. Inavvertitamente il capo della propaganda nazista ha riconosciuto la verità di Stalin quando quest’ultimo ha parlato di “riserve illimitate di talenti” nei ranghi dell’Armata Rossa e ha affermato che Tukhachevsky e altri “non avevano contatti con il popolo” e “avevano paura del popolo” . La vittoria sulla Germania nazista e sui suoi alleati ottenuta principalmente dallo sforzo sovietico non sarebbe stata possibile se la leadership sovietica non fosse riuscita a sbarazzarsi della sua “Quinta Colonna”, simile a quelle che esistevano in molti paesi del mondo e che hanno permesso a Hitler di stabilire il suo controllo su mezza Europa. Sfortunatamente nel 1991 sia l’esercito sovietico che il partito hanno cambiato carattere e hanno perso la maggior parte dei loro stretti legami con il popolo. Questi cambiamenti hanno facilitato il temporaneo trionfo delle forze di restaurazione capitaliste sul socialismo.

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Il traditore Tito e la Jugoslavia come figliata della borghese

Vijay Singh

Società di Stalin, India

Il traditore Tito e la Jugoslavia come figliata della borghese

  • 20 marzo 2020 alle 12:29

📷Il 20 marzo 1948, il Comitato centrale del PCUS (b) condannò pubblicamente i leader della Jugoslavia per aver deviato dalla linea marxista.

Al fine di prevenire una possibile escalation della crisi all’inizio di una guerra nucleare, il governo sovietico ha dovuto non solo manovrare e ritirarsi, ma anche trattenere i suoi nuovi alleati in Europa da tali misure che potrebbero provocare azioni aggressive da parte dell’Occidente. Stalin personalmente dovette persuadere i leader della Bulgaria ad abbandonare le richieste di espandere i confini del dopoguerra di questo paese a spese della Grecia, poiché queste affermazioni non tenevano conto del fatto che la Bulgaria era considerata dal mondo intero come un ex alleato della Germania di Hitler, sconfitta in guerra. Sebbene Stalin difendesse le richieste dei leader della Jugoslavia per i territori  giuliani, cercò di convincerli a venire a patti con il fatto che Trieste non sarebbe diventata la Jugoslavia, ma sarebbe entrata nel Territorio Libero di Trieste appena creato.

Il problema di conciliare la politica dei nuovi alleati sovietici con i compiti generali della politica dell’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda divenne la prima causa dell’aggravamento e quindi della rottura delle relazioni con la Jugoslavia. Il trotskista Krusciov ha attribuito questo conflitto alla “tirannia di Stalin”, al suo “sospetto” e alla “arroganza”, alla sua “megalomania”. A sostegno delle sue spiegazioni, Krusciov raccontò false storie che Stalin aveva dichiarato: “Non appena muovo il mignolo, Tito non sarà più lì”. I leader jugoslavi hanno offerto spiegazioni simili per questo conflitto. Parlando delle origini del conflitto, Milovan Djilas nel suo libro “Conversazioni con Stalin” ha sostenuto che la politica di Stalin nei confronti della Jugoslavia era notevole per la scortesia nei giudizi e l’intolleranza verso le opinioni di altre persone. Questa interpretazione del conflitto sovietico-jugoslavo ignorava le sue vere ragioni profonde, e soprattutto il contesto della “guerra fredda”, quando ogni azione negligente dell’URSS o di uno qualsiasi dei suoi alleati poteva provocare una guerra nucleare. Sebbene lo storico Y. Girenko abbia criticato severamente la politica di Stalin nei confronti della Jugoslavia nel suo libro “Stalin-Tito”, essa contiene fatti oggettivi che indicano che le spiegazioni di Krusciov, Djilas e Tito stesso delle ragioni del conflitto sovietico-jugoslavo non corrispondono a realtà .


Dal contenuto di questo libro, in particolare, ne consegue che all’inizio Stalin nutrì i sentimenti più cordiali per Tito e gli altri leader jugoslavi, e tutti gli incontri con loro fino all’inizio del 1948 lo testimoniarono. A Stalin piacevano Tito e i suoi collaboratori per il loro carattere indipendente, e li accolse volentieri alle riunioni ufficiali al Cremlino e in un’atmosfera rilassata alla dacia. Accettando di fare di Belgrado la sede dell’Ufficio di informazione dei partiti comunisti, Stalin enfatizzò in tal modo la sua fiducia nei leader della Jugoslavia e il suo atteggiamento benevolo verso il loro ruolo di primo piano nel movimento comunista.

Tuttavia, una serie di azioni della Jugoslavia, che non hanno tenuto conto delle realtà della Guerra Fredda scatenata da Churchill, ha causato la preoccupazione di Stalin. Sebbene Stalin approvasse la proposta di concludere un trattato tra Bulgaria e Jugoslavia, il governo sovietico chiese formalmente a entrambi i paesi di rinviare la sua firma fino alla ratifica del trattato di pace con la Bulgaria, firmato nel marzo 1947 , poiché la firma prematura del trattato bulgaro-jugoslavo contraddiceva i requisiti internazionali per la Bulgaria come paese che ha combattuto a fianco della Germania. Eppure Tito e Dimitrov hanno firmato un accordo di amicizia, cooperazione e mutua assistenza prima della scadenza di questo periodo e lo hanno annunciato ufficialmente. Inoltre, il trattato firmato fu dichiarato “indefinito” e quindi poteva essere considerato come il primo passo verso l’unificazione dei due stati, anche se già nel 1945 divenne chiaro che

il 12 agosto 1947 Stalin inviò una lettera a Tito, in che scrisse: “Il governo sovietico crede che con la loro fretta entrambi i governi abbiano facilitato gli elementi reazionari anglo-americani, dando loro un motivo in più per intensificare il loro intervento militare negli affari greci e turchi contro la Jugoslavia e la Bulgaria . Stalin aveva ragione: l’accordo bulgaro-jugoslavo è stato dichiarato in Occidente un “blocco balcanico o slavo aggressivo ” . Tito e Dimitrov hanno ammesso l’errore. Due mesi dopo la ratifica del trattato di pace con la Bulgaria, è stata organizzata una nuova firma del trattato bulgaro-jugoslavo, che da “illimitato” si è trasformato in un accordo con un periodo di validità di 20 anni. Tuttavia, questo accordo, come notato dallo storico Yu. Girenko, “Nei paesi occidentali … era percepito come una seria minaccia per la Grecia. Dallo stesso punto di vista, percepivano anche l’intensa e versatile cooperazione della Jugoslavia con l’Albania . In questo momento, la leadership della Jugoslavia ha iniziato a sviluppare piani per l’annessione dell’Albania al loro paese, motivandoli con l’auspicabilità di creare uno stato unificato per gli albanesi che vivono sia in Albania che in Kosovo-Metohija, così come in altre parti della Jugoslavia. Una forte opposizione a questi piani è stata espressa dal presidente del Comitato di pianificazione statale dell’Albania, Nako Spiru, al quale si è opposto un membro del Politburo del Partito del lavoro albanese Kochi Dzodze, un convinto sostenitore dell’inclusione dell’Albania in Jugoslavia. (Il leader dell’Albania, Enver Hoxha, esita.) Come ha scritto Enver Hoxha nelle sue memorie, il rappresentante del Comitato Centrale del Partito Comunista di Jugoslavia al Comitato Centrale del Partito Comunista d’Albania S. Zlatic gli ha detto su istruzioni di Tito che

📷“Secondo l’opinione della leadership jugoslava, l’unione economica dei nostri paesi, compresa la Bulgaria, che si sta creando passo dopo passo, è essenzialmente la base della futura federazione balcanica, il cui nucleo è la Jugoslavia … La leadership del nostro partito è arrivata alla conclusione che il tuo compagno Nako ha svolto un ruolo incredibilmente distruttivo in tutta questa situazione. Spiru e alcuni dei suoi soci . Zlatic ha definito N. Spira” un agente dell’imperialismo “. Queste accuse sono state sostenute da Kochi Dzodze. Spira è stato convocato a una riunione del Politburo del Partito comunista albanese, ma si è sparato. Prima di suicidarsi, Spiru ha inviato una lettera a l’ambasciata sovietica, in cui ha scritto: “Dopo le pesanti accuse della leadership jugoslava contro di me, sono costretto alle dimissioni “.

IV Stalin ha chiesto una spiegazione su quanto accaduto, ma non soddisfatto dei risultati dell’incontro tra AA Zhdanov e l’ambasciatore di Jugoslavia in URSS V. Popovich su questo tema, il 23 dicembre 1947, inviò una lettera a I. Tito, in cui gli chiedeva di inviare “un compagno responsabile a Mosca, forse Djilas o un altro ben informato sulla situazione in Albania. Sono pronto a soddisfare tutti i vostri desideri, ma ho bisogno di conoscere esattamente questi desideri. Con cordiali saluti. I. Stalin “.

Djilas arrivò a Mosca il 9 gennaio 1948 e tre ore dopo essere stato ospitato nell’hotel Moskva, fu invitato a Stalin al Cremlino. Stalin salutò Jilas con le parole: “Allora, i membri del Comitato Centrale in Albania si stanno uccidendo a causa tua! Questo è molto brutto, molto brutto . Dopo aver ascoltato le spiegazioni di Djilas, Stalin ha detto: ” Non abbiamo interessi particolari in Albania. Siamo d’accordo che la Jugoslavia dovrebbe essere unita con l’Albania – e prima è meglio è … Non ci sono differenze tra noi. Scrivi personalmente un telegramma a Tito a nome del governo sovietico e consegnarmelo domani . Sebbene dopo questo incontro tutti i negoziatori fossero stati invitati a cena nella dacia di Stalin, Djilas ebbe l’impressione che Stalin diffidasse di Tito.

Nel frattempo si è verificato un altro evento che ha destato preoccupazione a Mosca. Il 17 gennaio 1948, G. Dimitrov annunciò l’opportunità di creare una federazione o confederazione dei paesi dei Balcani e del Danubio, tra cui Polonia, Cecoslovacchia e Grecia. Poiché in Grecia a quel tempo c’era una guerra civile tra monarchici e comunisti, era ovvio che Dimitrov procedeva dall’imminente vittoria dei suoi associati lì. Mentre l’Occidente ha continuato ad accusare l’Unione Sovietica ei suoi alleati di sostenere la guerriglia comunista greca, non sorprende che sia iniziata immediatamente una campagna violenta contro la “dannosa invenzione sovietica”. Il 24 gennaio 1948 Stalin inviò una lettera a Dimitrov, in cui scriveva: “È difficile capire cosa ti abbia spinto a fare dichiarazioni così imprudenti e sconsiderate alla conferenza stampa”. Quattro giorni dopo, il 28 gennaio, la Pravda ha condannato l’idea di “organizzare una federazione o confederazione dei paesi balcanici e danubiani, tra cui Polonia, Cecoslovacchia, Grecia” e “creare un’unione doganale tra di loro” come “problematica e lontana -fetched .

il 4 febbraio 1948, Molotov ha inviato un telegramma a Sofia e Belgrado, in cui accusava direttamente Dimitrov di interrompere il lavoro dell’URSS sulla preparazione di una serie di accordi di reciproca assistenza. “L’intervista infruttuosa con la compagna Dimitrova a Sofia, diceva il telegramma, ha dato luogo a tutti i tipi di discorsi sulla preparazione del blocco dell’Europa orientale con la partecipazione dell’URSS … Nella situazione attuale, la conclusione da parte dell’Unione Sovietica del mutuo i patti di assistenza diretti contro qualsiasi aggressore verrebbero interpretati dalla stampa mondiale come un passo anti-americano e anti-britannico dell’URSS, che potrebbe facilitare la lotta di elementi anglo-americani aggressivi contro le forze democratiche di USA e Inghilterra ” .

Negli stessi giorni, il 21 gennaio 1948, l’ambasciatore sovietico in Jugoslavia, AI Lavrentyev, riferì a Mosca che “gli jugoslavi avevano risolto la questione del ridistribuzione della 2a divisione proletaria di fucilieri in Albania nell’area della città di Korca (dall’incrocio del confine jugoslavo-greco-albanese a sud lungo il confine albanese-greco) ” . ” Tutte le questioni , – ha sottolineato l’ambasciatore, – sono state e sono in corso di risoluzione senza la partecipazione dei consiglieri militari sovietici nell’esercito jugoslavo . nel frattempo, il generale jugoslavo D. Krupeshanin arrivato a Tirana da Belgrado, che ha consegnato un messaggio da Tito a Enver Hoxha. In un messaggio datato 26 gennaio 1948, si diceva: “Abbiamo informazioni che i preparativi per un attacco sono in fase di completamento in Grecia, il cui scopo iniziale sono i vostri confini sud-orientali … In vista di una situazione così poco chiara, chiedo di fornirci una base a Korca per lo spiegamento di una divisione e di servizi tecnici ausiliari. Si creeranno così le condizioni per organizzare una migliore difesa del tratto di confine dal lato mare e, in caso di provocazione, le nostre unità potrebbero intervenire più rapidamente. “

📷Enver Hoxha informò immediatamente IV Stalin di questo appello di Josip Tito. Secondo Hoxha, ” la risposta di Stalin non si fece attendere … Stalin ci disse che non vedeva alcun pericolo di un possibile attacco contro di noi da parte dell’esercito greco, e concordava con l’opinione che la direzione della divisione jugoslava non fosse una necessità .

È abbastanza ovvio che i messaggi di Lavrentiev e Khoja non potevano non provocare irritazione a Mosca. Sebbene l’URSS non si fosse opposta all’inclusione dell’Albania in Jugoslavia, era chiaro che in questo caso era una questione diversa. L’uscita di la divisione jugoslava al confine albanese con la Grecia non poteva non causare un netto aggravamento della situazione internazionale, gravata di conseguenze imprevedibili per l’URSS. Nonostante il desiderio chiaramente espresso da Stalin che i leader della Jugoslavia si consultassero con Mosca nelle loro azioni di politica estera, Tito agì alle spalle dell’URSS, cercando di presentare a Stalin un fatto compiuto.

Il 28 gennaio 1948, Stalin, attraverso Molotov, incaricò l’ambasciatore Lavrentyev di trasmettere: “Un messaggio è stato ricevuto a Mosca che la Jugoslavia intende inviare una delle sue divisioni in Albania ai suoi confini meridionali nei prossimi giorni. Poiché Mosca non ha ricevuto un simile messaggio dalla Jugoslavia, Molotov chiede se questo messaggio è vero. Mosca teme che se le truppe jugoslave entreranno in Albania, gli anglosassoni considereranno questo atto come l’occupazione dell’Albania da parte delle truppe jugoslave e una violazione della sua sovranità, mentre è possibile che gli anglosassoni utilizzeranno questo fatto per l’intervento militare in questa materia sotto il pretesto per “proteggere” l’indipendenza dell’Albania .

Il 29 gennaio 1948, Tito, in una conversazione con Lavrentyev, confermò l’esistenza di una tale decisione, spiegando che i monarchici greci avrebbero dovuto impadronirsi della parte meridionale dell’Albania. Tito affermò che ” Non condivide la paura espressa da Mosca sui possibili passi degli anglosassoni. Non è escluso che aumenterà il clamore dei giornali, ma questa calunnia sui giornali non è più una cosa a cui abituarsi ” . Tito obbedì alla richiesta di Mosca, ma avvertì: ” Se la Grecia cattura l’Albania meridionale , poi la Jugoslavia, insieme all’Unione Sovietica, risolverà questo casino . Così, Tito ha chiarito che rimane invariato. Il 1 ° febbraio Molotov, apparentemente d’accordo con Stalin, inviò a Tito un nuovo telegramma: “Dalla tua conversazione con il compagno Lavrentyev, è chiaro che consideri normale che la Jugoslavia, avendo un trattato di mutua assistenza con l’URSS, lo consideri possibile non solo non consultarsi con l’URSS sull’invio delle sue truppe in Albania, ma anche non informarne l’URSS in un ordine successivo. Per tua informazione vorrei informarti che Sovra (governo sovietico. – Approssimativamente ndr) ho appreso quasi per caso della decisione del governo jugoslavo di inviare le tue truppe in Albania da conversazioni private tra rappresentanti sovietici e lavoratori albanesi. L’URSS considera questo ordine anormale. Ma se consideri normale una procedura del genere, devo dichiarare, su istruzione del governo dell’URSS, che l’URSS non può accettare di trovarsi di fronte a un fatto compiuto. E, naturalmente, è chiaro che l’URSS, in quanto alleata della Jugoslavia, non può essere ritenuta responsabile delle conseguenze di questo tipo di azioni commesse dal governo jugoslavo senza consultazione e anche all’insaputa del governo sovietico … puoi vedere, ci sono gravi differenze tra i nostri governi nella comprensione del rapporto tra i nostri paesi, interconnessi da relazioni alleate. Dopo aver letto la lettera di Molotov alla presenza di Lavrentiev il 1 ° febbraio 1948, Tito ammise di aver commesso un errore nella questione di portare la divisione jugoslava in Albania, ma negò che avrebbe risolto tali questioni senza consultare Mosca e rifiutò ammettere che c’erano disaccordi con l’URSS. Tuttavia, come notato da Yu. Girenko, “Stalin credeva che la due diligence e la cautela negli affari internazionali non fossero state dimostrate dalle leadership jugoslave e bulgare. Decise di esprimere la sua insoddisfazione per le azioni che non erano coordinate con lui sulla scena mondiale all’incontro trilaterale sovietico-bulgaro-jugoslavo da lui convocato il 10 febbraio 1948 a Mosca . G. Dimitrov, V. Kolarov e T. Kostov sono arrivati ​​dalla Bulgaria a Mosca. Dalla Jugoslavia – E. Kardel, M. Djilas e V. Bakarich. Tito ha rifiutato di partecipare all’incontro , citando la cattiva salute. L’incontro è iniziato la sera del 10 febbraio nell’ufficio del Cremlino di Stalin. Per prima cosa, Molotov ha elencato tutte le azioni della Bulgaria e della Jugoslavia che non erano coordinate con l’URSS. Dopo che Molotov ha letto un paragrafo dell’accordo bulgaro-jugoslavo sulla disponibilità delle parti a parlare “contro qualsiasi aggressione, non importa da che parte provenga “, ha osservato Stalin: ” Ma questa è una guerra preventiva, questo è l’attacco di Komsomol più comune. Questa è una frase rumorosa comune che dà solo cibo al nemico . Stalin attaccò anche Dimitrov : “Ti sei spinto troppo oltre come membro di Komsomol. Volevi sorprendere il mondo, come se fossi ancora il segretario del Comintern. Tu e gli jugoslavi non denunciate i vostri affari, impareremo tutto per strada. Ci stai confrontando con il fatto compiuto! ” Molotov ha riassunto: ” E tutto quello che Dimitrov dice, ciò che dice Tito, all’estero è percepita come viene detto con la nostra conoscenza . Condannando ancora una volta il piano di portare la divisione jugoslava in Albania, Stalin ha detto: ” Se l’Albania viene attaccata, lascia che il governo albanese si rivolga a noi per chiedere aiuto ” … Allo stesso tempo, questa volta Stalin non solo non lo fece. condanna i piani per la creazione di una federazione bulgaro-jugoslava, ma, ancora una volta criticando l’incoerenza delle dichiarazioni su tale federazione con il governo dell’URSS, Dimitrov ha risposto alla sua domanda sull’ulteriore sviluppo delle relazioni economiche: “Parleremo con il governo unito bulgaro-jugoslavo ” . L’11 febbraio sono stati firmati accordi tra URSS e Bulgaria e URSS con la Jugoslavia per consultazioni su questioni di politica estera. Sembrerebbe che tutte le questioni controverse siano state risolte, ma i membri della delegazione jugoslava, in partenza da Mosca, furono indignati per le osservazioni fatte contro di loro, e sorsero sospetti sugli ulteriori passi dell’URSS. Il sostegno di Stalin all’idea di una federazione di Bulgaria e Jugoslavia fu interpretato da Kardel come un tentativo di lanciarci un cavallo di Troia, dopodiché avrebbe rimosso Tito e poi il nostro Comitato Centrale ” . Quindi, era ovvio che i leader jugoslavi erano a favore della federazione balcanica solo a condizione che ne diventassero il capo e prendessero il controllo dei paesi dell’Europa sud-orientale e centrale. Il 1 ° marzo 1948 fu convocata a Belgrado una riunione allargata del Politburo, in cui Kardel disse indignato che “Stalin parlò in modo sgarbato, come con i membri del Komsomol”, “attraverso i bulgari, fondamentalmente ci criticò ” . Kardel condannò i tentativi di l’Unione Sovietica per fermare l’interferenza della Jugoslavia negli affari dell’Albania, dicendo: “L’Albania deve essere saldamente tenuta, perché abbiamo investito molto in essa, ed è importante per noi … Dovremmo chiedere che i consiglieri sovietici in Albania siano parte del nostro gruppo … Abbiamo il diritto di controllare cosa fanno gli albanesi, quali accordi concludono … Se l’Albania vuole concludere degli accordi, deve coordinarli con noi. ” Questa dichiarazione è stata sostenuta da altri membri del Politburo. Nel corso della riunione, Tito si è espresso contro gli accordi firmati sulla costituzione di società per azioni sovietico-jugoslave, definendole” vergognose e impari “. Notando che” i russi sono favorevoli della creazione immediata di una federazione “di Bulgaria e Jugoslavia, Tito ha annunciato di essere ora contrario. Ha dichiarato: ” La Jugoslavia ha confermato il suo percorso verso il socialismo. I russi guardano al loro ruolo in modo diverso. La questione deve essere vista da un punto di vista ideologico. Abbiamo ragione o loro? Abbiamo ragione … Non siamo pedine sulla scacchiera … Dobbiamo fare affidamento solo sulle nostre forze . “Il membro del Politburo S. Zhuyovich, che era in disaccordo con l’opinione della maggioranza, ha informato L’Ambasciatore AI Lavrentieva su questo incontro. Ha riferito che in osservazioni e osservazioni separate, i membri del Politburo hanno criticato aspramente la politica interna del governo sovietico. I relatori hanno affermato che “Il ripristino delle tradizioni russe è una manifestazione di sciovinismo di grande potenza. Le celebrazioni dell’800 ° anniversario di Mosca riflettono questa linea. Solo il russo si impone in tutte le sfere della vita … Il recente decreto del Comitato centrale del Partito comunista sindacale dei bolscevichi sulla musica è un ritorno solo al classicismo russo, è una negazione di altri popoli. “Il membro del Politburo Goshnyak ha detto che ” la politica dell’URSS è un ostacolo allo sviluppo della rivoluzione internazionale . Tito ha risposto con un’osservazione: ” Esattamente “il membro del Politburo Kidrich ha sostenuto che i russi” si opporranno alla costruzione del socialismo, poiché l’URSS sta subendo una degenerazione “. Il 7 marzo, Molotov ha chiesto a Lavrentyev di ringraziare Zhuyovich e dirgli che ” Lui sta facendo una buona azione sia per l’Unione Sovietica che per il popolo della Jugoslavia, smascherando i presunti amici dell’Unione Sovietica dal Comitato Centrale jugoslavo . La credibilità delle informazioni di Zhujovic è stata rafforzata perché a quel tempo l’ambasciata dell’URSS aveva più di una volta informato Mosca che la leadership jugoslava stava cercando di enfatizzare la sua posizione speciale su molte questioni ideologiche e politiche. I rapporti dell’ambasciata hanno notato che i leader jugoslavi hanno sminuito il ruolo del Armata rossa nella vittoria sulla Germania, esagerando il ruolo dei partigiani jugoslavi, chiaramente voler occupare una posizione egemonica nei Balcani. Lavrentiev ha accusato i leader della Jugoslavia di “ristrettezza nazionale” e indicò la lode smodato di Tito. a l’ingresso di un nuovo incontro AI Lavrentyev con S. Zhujovic, quest’ultimo ha suggerito di convocare una delegazione della leadership jugoslava a Mosca, dove Zhujovich era pronto a rivelare pubblicamente la loro vera posizione, che si è manifestata in una riunione a porte chiuse del Politburo il 1 marzo . (Il Primo Ministro della Repubblica di Bosnia ed Erzegovina R. Cholakovic ha preso parte alla riunione.) Alla ricerca di t ragioni della partenza di Tito e dei suoi sostenitori dall’URSS, Zhujovic ha suggerito: “Tito e gli anglo-americani si sono messi d’accordo, cosa potrebbe essere, V. Velebit ha messo la mano? ” (Quest’ultimo era il capo della missione militare FNOJ a Londra durante la guerra, e poi l’ambasciatore della Jugoslavia in Italia e Gran Bretagna. Zhujovic credeva che Velebit fosse diventato un agente degli Stati Uniti e dell’Inghilterra.) In nuovi messaggi a Mosca, Zhujovic ha chiamato Tito, Rankovic, Kardel, Djilas e altri “Reborn”. Ha assicurato che Tito ei suoi sostenitori non avrebbero osato esprimere i loro giudizi anti-sovietici ai membri del Partito Comunista di Jugoslavia, perché sanno che lo faranno. essere respinto dai comunisti del paese. Nel frattempo, il governo della Jugoslavia ha ordinato la cessazione del trasferimento di informazioni su questioni economiche agli specialisti sovietici che hanno lavorato in questo paese. Vedendo in questa decisione una manifestazione di sfiducia nei confronti dell’URSS, il governo sovietico ordinato il 18 marzo 1948 di richiamare tutti i consiglieri e gli specialisti sovietici dalla Jugoslavia. Quasi contemporaneamente, il 20 marzo 1948, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia hanno chiesto una revisione sul trattato di pace con l’Italia basato sul trasferimento del Territorio Libero di Trieste a quel Paese. Il 21 marzo il Ministero degli Affari Esteri della Jugoslavia ha informato l’URSS che avrebbe inviato una nota di protesta contro questa proposta. La nota jugoslava, infatti, è stata inviata il 22 marzo, senza attendere l’accordo con Mosca. Così, ancora una volta, e questa volta contrariamente all’accordo sulle consultazioni firmato a febbraio, la Jugoslavia ha proposto un’iniziativa di politica estera nei suoi rapporti con l’Occidente, senza ascoltare l’opinione di Mosca. (Come nei casi precedenti, dopo un po ‘la Jugoslavia ha riconosciuto la sua decisione di inviare una nota ai paesi occidentali senza il consenso di Mosca come un errore.) È abbastanza ovvio che dalla fine del 1947 all’inizio del 1948, i leader jugoslavi presero una serie di passaggi sulla scena internazionale, senza il consenso di Mosca e contrari alle sue intenzioni, pericolosi per le sorti del mondo. Ogni volta, i leader della Jugoslavia hanno ammesso l’erroneità delle loro azioni, ma poi hanno agito di nuovo, procedendo dai propri interessi e non considerando come ciò avrebbe influenzato il mantenimento della pace. Allo stesso tempo, era ovvio che se il governo sovietico avesse iniziato a dichiarare pubblicamente che la Jugoslavia stava sfidando “l’imperialismo occidentale” e che l’URSS lo stava trattenendo in tali azioni, avrebbe chiarito al mondo intero quanto il L’URSS teme un conflitto nucleare. Questa circostanza provocherebbe solo i circoli più aggressivi negli Stati Uniti e in altri paesi occidentali. Pertanto, le accuse più acute, avanzate da Stalin e Molotov nella loro lettera del 27 marzo, inviata al “compagno Tito e al resto dei membri del Comitato centrale del Partito Comunista di Jugoslavia”, riguardavano questioni non estere, ma interne. politica della Jugoslavia e problemi ideologici e teorici. Allo stesso tempo, le polemiche su questo circolo di problemi hanno inevitabilmente contribuito all’escalation del conflitto, poiché ha seguito un corso familiare ai marxisti di tutto il mondo: le parti hanno incollato etichette offensive l’una sull’altra, accusandole di tutti i tipi di “deviazioni “dal marxismo-leninismo, e quindi, di terribile sedizione per loro. Usando le informazioni di Zhuyovich, Stalin e Molotov hanno respinto le accuse dei membri del Partito Comunista di Jugoslavia Politburo, espresse da Loro il 1 ° marzo contro l’URSS, come “antisovietiche”. La lettera sottolineava che “queste affermazioni antisovietiche sono solitamente nascoste dietro la fraseologia di sinistra secondo cui” il socialismo in URSS ha cessato di essere rivoluzionario . La lettera ha attirato l’attenzione sul fatto che queste accuse non sono state espresse in polemiche aperte, ma in segreto, sebbene la leadership del PCY parli ufficialmente della sua solidarietà con il PCUS (b). ” Ecco perché “, diceva la lettera, ” Tale critica si trasforma in calunnia, un tentativo di screditare il Partito Comunista di tutta l’Unione dei bolscevichi – un tentativo di far saltare in aria il sistema sovietico . Gli autori della lettera hanno trovato somiglianze nei metodi di lotta contro il VKP (b) Tito e Trotsky. Allo stesso tempo, è stato sottolineato: “Come sapete, Trotsky era un disadattato e in seguito, dopo essere stato smascherato, si è trasferito apertamente nel campo dei nemici giurati del PCUS (b) e dell’Unione Sovietica. credo che la carriera politica di Trotsky sia abbastanza istruttiva . La lettera accusava la direzione del Partito Comunista di Jugoslavia di violare le norme del Partito Democratico, di opportunismo ideologico e politico e di prendere in prestito le posizioni teoriche di Bernstein, Folmar, Bukharin. L’affermazione di Tito secondo cui il partito non poteva avere nessun altro programma diverso dal programma del Fronte popolare di Jugoslavia fu interpretata come un desiderio di sciogliere il partito nel Fronte popolare, e si concluse che questa posizione era simile alle proposte dei menscevichi dell’era sotterranea pre-rivoluzionaria. Infine, la lettera diceva: “Non si capisce perché la spia inglese Velebit continui a rimanere nel sistema del ministro degli Esteri jugoslavo come primo vice ministro.

I compagni jugoslavi sanno che Velebit è una spia inglese … Come sapete, i governi borghesi considerano del tutto lecito avere spie delle grandi potenze imperialiste, la cui misericordia vogliono assicurarsi, e concordano, così, di mettersi sotto il controllo di questi poteri. Consideriamo una tale pratica assolutamente inaccettabile per i marxisti. Comunque sia, il governo sovietico non può porre la sua corrispondenza con il governo jugoslavo sotto il controllo di una spia inglese. “

Questa volta a Zagabria il 12-13 aprile 1948 si tenne un plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista di Jugoslavia, durante il quale Tito e altri respinsero le accuse di Stalin e Molotov come risultato di disinformazione e interpretazione errata. Solo S Zhujovich si oppose a I. Tito e alla maggioranza dei membri del Comitato Centrale che lo sostenevano, e A. Hebrang, che è stato recentemente espulso dal Politburo, inviò una lettera al Comitato Centrale a sostegno di Stalin. Tito, tuttavia, accusò Hebrang e Zhujovich di aver calunniato il PCY agli occhi di Stalin.

Una commissione speciale è stata creata per indagare sulle “attività antipartitiche e antistatali di S. Zhujovich e A. Hebrang”. La lettera inviata il 13 aprile a Mosca rifletteva la posizione di la maggioranza del Comitato Centrale del Partito Comunista di Jugoslavia. La controversia tra Stalin e Molotov, da un lato, e Tito e Kardel, dall’altro, è continuata per tutto il mese di maggio. Durante la corrispondenza, Stalin e Molotov propongono ed per discutere le questioni controverse in una riunione dell’Ufficio informazioni. Il 19 maggio 1948 fu inviata a Belgrado una lettera del Comitato centrale del Partito comunista (b), firmata dal segretario del Comitato centrale del PCUS (b) MA Suslov. Ha insistito per l’arrivo di una delegazione del Partito Comunista, guidata da I. Tito, alla riunione dell’Ufficio informazioni, che avrebbe dovuto tenersi in Ucraina con la partecipazione di I. Stalin. Tuttavia, il plenum del Comitato centrale del PCY ha rifiutato di partecipare a tale riunione. In questo momento, il leader dei comunisti polacchi V. Gomulka ha cercato di raggiungere un compromesso, esortando il Comitato centrale del Partito comunista sindacale dei bolscevichi a non portare la questione a una rottura, e il Comitato centrale del Partito comunista di Yugoslavia per inviare una delegazione all’Ufficio informazioni. Nel frattempo, Zhujovic e Hebrang sono stati rimossi dai loro incarichi e poi arrestati. Allo stesso tempo, Zhuyovich è stato accusato di un tentativo di “effettuare un colpo di stato interno al Comitato Centrale del Partito Comunista di Jugoslavia”, e Hebrang è stata dichiarata una “spia Ustash-Gestapo”.

 Dopo aver appreso dell’arresto di Zhujovich e Hebrang, Stalin ha incaricato Molotov il 9 giugno 1948 di trasmettere quanto segue: “Il Comitato Centrale del Partito Comunista di tutta l’Unione (bolscevichi) ha appreso che il governo jugoslavo ha dichiarato traditori di Hebrang e Zhujovic e traditori della loro patria. Lo comprendiamo in modo tale che il Politburo del Comitato Centrale del Partito Comunista di Jugoslavia intende eliminarli fisicamente. Il Comitato centrale del Partito comunista di tutta l’Unione (bolscevichi) dichiara che se il Politburo del Comitato centrale del Partito comunista di Jugoslavia attua questo piano, il Comitato centrale del Partito comunista di tutta l’Unione (bolscevichi) prenderà in considerazione il Politburo di il Comitato Centrale del Partito Comunista di Jugoslavia come criminali assassini. Il Comitato centrale del PCUS (b) chiede che le indagini sul caso di Hebrang e Zhujovic sulle cosiddette informazioni errate del Comitato centrale del PCUS (b) si svolgano con la partecipazione dei rappresentanti del Comitato centrale del PCUS (b). Attendiamo una risposta immediata . Nella sua risposta, il Comitato Centrale del Partito Comunista di Jugoslavia ha negato le accuse e ha negato l’intenzione di distruggere Zhujovic ed Hebrang e si è rifiutato di partecipare alle indagini sul caso dei due ex leader della Jugoslavia. A questo è seguito uno scambio di battute. di diverse lettere su questo tema. Il 19 giugno 1948, l’Ufficio informazioni invitò nuovamente il Comitato centrale del Partito comunista di Jugoslavia a partecipare alla discussione della questione jugoslava a Bucarest, ma il 20 giugno la direzione del Partito comunista ha rifiutato di partecipare alla riunione dell’Ufficio informazioni. La riunione dell’Ufficio informazioni, tenutasi alla fine di giugno, sulla base del rapporto di AA Zhdanov, ha adottato una risoluzione “Sulla situazione nel Partito comunista di Jugoslavia . Conteneva un appello alle ” forze sane del Partito Comunista di Jugoslavia, fedeli al Marxismo-Leninismo “a” sostituire gli attuali leader del Partito Comunista e nominare una nuova leadership internazionalista del Partito Comunista . Questa dichiarazione fu pubblicata sulla Pravda il 29 giugno 1948, e in serata tutte le stazioni radio di Belgrado trasmisero una dichiarazione del plenum del CPY che condannava la risoluzione dell’Ufficio informazioni. La propaganda a sostegno di Tito fu accompagnata da repressioni contro i sostenitori di la decisione della Information Bureau. Non ci sono stati più di 55 mila di loro nel partito. tutti loro (cioè, circa il 12% di tutti i comunisti) sono stati espulsi dal partito, e 16.312 di loro sono stati arrestati e imprigionati in campi speciali. Anche se Zhujovic è stato risparmiato la vita, è stato in prigione per molto tempo. Già nel 1948 è stato annunciato che Hebrang si era impiccato in prigione. Nell’agosto 1948, un altro avversario di Tito, capo di stato maggiore della Jugoslavia Arso Jovanovic, sarebbe stato presumibilmente ucciso mentre cercava di attraversare il confine romeno-jugoslavo.

 L’opposizione di Tito e dei suoi sostenitori ha dimostrato che il corso antistalinista della leadership del CPY non ha goduto di un sostegno unanime come Krusce ev e i leader jugoslavi ritratti. Allo stesso tempo, la repressione ha aiutato Tito a consolidare la sua vittoria all’interno del PCY. Il conflitto , che è rimasto acceso per molto tempo, è esploso e ha portato gradualmente alla rottura di tutte le relazioni alleate dell’URSS e di altri paesi filo-sovietici con la Jugoslavia. Il conflitto ha presto scatenato scaramucce di confine al confine jugoslavo e si è trasformato in una fonte di tensione internazionale.

La logica della lotta tra URSS e Jugoslavia portò alla distruzione della stabilità in quella cintura di sicurezza da parte dei paesi filo-sovietici che si svilupparono dopo il maggio 1945. Mosca temeva che l’esempio di Tito potesse diventare contagioso. Anche in Occidente è stata attivamente presa in considerazione la possibilità di utilizzare la Jugoslavia e il suo esempio per erodere la “cintura di sicurezza dell’URSS”. Questi pensieri furono riassunti nella direttiva del Consiglio di Sicurezza Nazionale BNS-58, approvata da Truman il 14 settembre 1949: “La sfida è facilitare la crescita del comunismo eretico senza danneggiare seriamente le nostre possibilità di sostituire questo totalitarismo intermedio con regimi tolleranti che entrano nell’Occidente mondo ” . Gli autori della direttiva partivano dalla premessa che tali tendenze ” avrebbero gravemente indebolito il blocco sovietico. Gli Stati Uniti dovrebbero usare questa debolezza … spostando la creazione di un gruppo di Stati comunisti anti-Mosca come il limite di un cuneo per minare l’autorità dell’URSS . Consapevole di questi piani, la leadership sovietica attaccò sempre più Tito,dichiarando lui e altri leader della Jugoslavia come agenti dei servizi segreti stranieri. Nel frattempo, i leader dei partiti comunisti dei paesi dell’Europa centrale e sudorientale si sono sforzati di “smascherare” i sostenitori palesi e segreti di Tito in questi paesi.

Vijay Singh

Stalin society, India

The traitor Tito and Yugoslavia as a bourgeois litter

  • Mar 20, 2020 at 12:29 pm

📷On March 20, 1948, the Central Committee of the CPSU (b) publicly condemned the leaders of Yugoslavia for deviating from the Marxist line.

In order to prevent a possible escalation of the crisis into the start of a nuclear war, the Soviet government had to not only maneuver and retreat, but also restrain its new allies in Europe from such steps that could provoke aggressive actions by the West. Stalin personally had to persuade the leaders of Bulgaria to abandon demands to expand the post-war borders of this country at the expense of Greece, since these claims did not take into account the fact that Bulgaria was considered by the whole world as a former ally of Hitler’s Germany, defeated in the war. Although Stalin defended the demands of the leaders of Yugoslavia for the Julian Caribbean, he tried to convince them to come to terms with the fact that Trieste would not become Yugoslavia, but would enter the newly created Free Territory of Trieste.

The problem of reconciling the policy of the new Soviet allies with the general tasks of the Soviet Union’s policy during the Cold War became the primary cause of the aggravation and then the severing of relations with Yugoslavia. Trotskyist Khrushchev attributed this conflict to “Stalin’s tyranny”, his “suspicion” and “arrogance”, his “megalomania”. In support of his explanations, Khrushchev told false stories that Stalin had declared: “As soon as I move my little finger, Tito will no longer be there.” Yugoslav leaders offered similar explanations for this conflict. Talking about the origins of the conflict, Milovan Djilas in his book “Conversations with Stalin” argued that Stalin’s policy towards Yugoslavia was notable for rudeness in judgments and intolerance of other people’s opinions. This interpretation of the Soviet-Yugoslav conflict ignored its true deep reasons, and above all the context of the “cold war”, when every careless action of the USSR or any of its allies could provoke a nuclear war. Although the historian Y. Girenko severely criticized Stalin’s policy towards Yugoslavia in his book “Stalin-Tito”, it contains objective facts that indicate thatthe explanations of Khrushchev, Djilas and Tito himself of the reasons for the Soviet-Yugoslav conflict do not correspond to reality .


From the contents of this book, in particular, it follows that at first Stalin had the warmest feelings for Tito and other Yugoslav leaders, and all meetings with them up to the beginning of 1948 testified to this. Stalin liked Tito and his associates for their independent character, and he willingly received them at official meetings in the Kremlin and in a relaxed atmosphere at the dacha. By agreeing to make Belgrade the seat of the Information Bureau of the Communist Parties, Stalin thereby emphasized his confidence in the leaders of Yugoslavia and his benevolent attitude towards their prominent role in the communist movement.

However, a series of actions by Yugoslavia, which did not take into account the realities of the Cold War unleashed by Churchill, caused Stalin’s concern. Although Stalin approved the proposal to conclude a treaty between Bulgaria and Yugoslavia, the Soviet government formally asked both countries to postpone its signing until the peace treaty with Bulgaria, signed in March 1947, was ratified, since the premature signing of the Bulgarian-Yugoslavian treaty contradicted international requirements for Bulgaria as a country that fought on the side of Germany. Yet Tito and Dimitrov signed an agreement of friendship, cooperation and mutual assistance before the expiration of this period and officially announced this. In addition, the signed treaty was declared “indefinite” and thus could be considered as the first step towards the unification of the two states, although back in 1945 it became clear that

On August 12, 1947, Stalin sent a letter to Tito, in which he wrote: “The Soviet government believes that by their haste both governments made it easier for the reactionary Anglo-American elements, giving them another reason to intensify their military intervention in Greek and Turkish affairs against Yugoslavia and Bulgaria . Stalin was right: the Bulgarian-Yugoslav agreement was declared in the West an “aggressive Balkan or Slavic bloc . Tito and Dimitrov admitted the mistake. Two months after the ratification of the peace treaty with Bulgaria, a new signing of the Bulgarian-Yugoslav treaty was organized, which from “unlimited” turned into an agreement with a 20-year validity period. However, this agreement, as noted by the historian Yu. Girenko,“In Western countries … was perceived as a serious threat to Greece. From the same point of view, they also perceived the intensive versatile cooperation of Yugoslavia with Albania .

📷At this time, the leadership of Yugoslavia began to develop plans for the annexation of Albania to their country, motivating them with the desirability of creating a unified state for the Albanians living both in Albania and in Kosovo-Metohija, as well as other parts of Yugoslavia. Sharp opposition to these plans was expressed by the chairman of the State Planning Committee of Albania, Nako Spiru, who was opposed by a member of the Politburo of the Albanian Party of Labor Kochi Dzodze, a resolute supporter of the inclusion of Albania in Yugoslavia. (The leader of Albania, Enver Hoxha, hesitated.) As Enver Hoxha wrote in his memoirs, the representative of the Central Committee of the Communist Party of Yugoslavia at the Central Committee of the Communist Party of Albania S. Zlatic told him on Tito’s instructions that“In the opinion of the Yugoslav leadership, the economic union of our countries, including Bulgaria, being created step by step, is essentially the basis of the future Balkan federation, the core of which is Yugoslavia … The leadership of our party came to the conclusion that your comrade Nako played an amazingly destructive role in this whole situation. Spiru and some of his associates . Zlatic called N. Spira “an agent of imperialism.” These accusations were supported by Kochi Dzodze. Spira was summoned to a meeting of the Politburo of the Albanian Communist Party, but he shot himself. Before committing suicide, Spiru sent a letter to the Soviet embassy, ​​in which he wrote: “After the heavy accusations of the Yugoslav leadership against me, I am forced to commit suicide.”

I.V. Stalin demanded an explanation about what happened, but not satisfied with the results of the meeting between A. A. Zhdanov and the Ambassador of Yugoslavia in the USSR V. Popovich on this issue, on December 23, 1947, he sent a letter to I. Tito, in which he asked him to send “a responsible comrade to Moscow, perhaps Djilas or another most knowledgeable about the situation in Albania. I am ready to fulfill all your wishes, but I need to know exactly these wishes. With friendly greetings. I. Stalin “.

Djilas arrived in Moscow on January 9, 1948, and three hours after being accommodated in the Moskva Hotel, he was invited to Stalin in the Kremlin. Stalin greeted Jilas with the words: “So, the members of the Central Committee in Albania are killing themselves because of you! This is very bad, very bad . After listening to Djilas’ explanations, Stalin said:“We have no special interests in Albania. We agree that Yugoslavia should be united with Albania – and the sooner the better … There are no differences between us. You personally write a telegram to Tito on behalf of the Soviet government and hand it over to me tomorrow . Although after this meeting all the negotiators were invited to dinner at Stalin’s dacha, Djilas had the impression that Stalin was wary of Tito.

In the meantime, another event took place that caused concern in Moscow. On January 17, 1948, G. Dimitrov announced the desirability of creating a federation or confederation of the Balkan and Danube countries, including Poland, Czechoslovakia and Greece. Since in Greece at that time there was a civil war between monarchists and communists, it was obvious that Dimitrov proceeded from the imminent victory of his associates there. As the West continued to accuse the Soviet Union and its allies of supporting the Greek communist guerrillas, it is not surprising that a violent campaign against the “harmful Soviet invention” began immediately. On January 24, 1948, Stalin sent a letter to Dimitrov, in which he wrote:“It is difficult to understand what prompted you to make such imprudent and ill-considered statements at the press conference.” Four days later, on January 28, Pravda condemned the idea of ​​”organizing a federation or confederation of the Balkan and Danubian countries, including Poland, Czechoslovakia, Greece”, and “creating a customs union between them” as “problematic and far-fetched .

On February 4, 1948, Molotov sent a telegram to Sofia and Belgrade, in which he directly accused Dimitrov of disrupting the work of the USSR on the preparation of a number of agreements on mutual assistance. “Unsuccessful interview with comrade Dimitrova in Sofia, the telegram said,gave rise to all kinds of talk about the preparation of the Eastern European bloc with the participation of the USSR … In the current situation, the conclusion by the Soviet Union of mutual assistance pacts directed against any aggressor would be interpreted in the world press as an anti-American and anti-British step by the USSR, which could facilitate the struggle of aggressive Anglo-American elements against the democratic forces of the USA and England ” .

On the same days, on January 21, 1948, the Soviet ambassador to Yugoslavia, A.I. Lavrentyev, reported to Moscow that “the Yugoslavs had resolved the issue of redeploying the 2nd proletarian rifle division to Albania in the area of ​​the city of Korca (from the junction of the Yugoslav-Greek-Albanian border to the south along the Albanian-Greek border) ” . “All questions , – emphasized the ambassador, –were and are being resolved without the participation of Soviet military advisers in the Yugoslav army .Meanwhile, the Yugoslav general D. Krupeshanin arrived in Tirana from Belgrade, who handed over a message from Tito to Enver Hoxha. In a message dated January 26, 1948, it was said: “We have information that preparations for an attack is being completed in Greece, the initial purpose of which is your southeastern borders … In view of such an unclear situation, I ask you to provide us with a base in Korca for the deployment of one division and auxiliary technical services. Thus, conditions will be created for organizing a better defense of the border section from the sea side, and in case of provocation, our units could intervene faster. “

📷Enver Hoxha immediately informed I.V. Stalin about this appeal of Josip Tito. According to Hoxha,“Stalin’s answer was not long in coming … Stalin told us that he did not see any danger of a possible attack on us by the Greek army, and agreed with the opinion that the direction of the Yugoslav division was not a necessity .

It is quite obvious that the messages of Lavrentiev and Khoja could not but cause irritation in Moscow. Although the USSR did not object to the inclusion of Albania in Yugoslavia, it was clear that in this case it was a different matter. The exit of the Yugoslav division to the Albanian border with Greece could not but cause a sharp aggravation of the international situation, fraught with unpredictable consequences for the USSR. Despite Stalin’s clearly expressed desire for the leaders of Yugoslavia to consult with Moscow in their foreign policy actions, Tito acted behind the back of the USSR, seeking to present Stalin with a fait accompli.

On January 28, 1948, Stalin, through Molotov, instructed Ambassador Lavrentyev to convey:“A message was received in Moscow that Yugoslavia intends to send one of its divisions to Albania to its southern borders in the coming days. Since Moscow has not received such a message from Yugoslavia, Molotov asks if this message is true. Moscow fears that if Yugoslav troops enter Albania, the Anglo-Saxons will regard this act as the occupation of Albania by Yugoslav troops and a violation of its sovereignty, while it is possible that the Anglo-Saxons will use this fact for military intervention in this matter under the pretext of “protecting” the independence of Albania .

On January 29, 1948, Tito, in a conversation with Lavrentyev, confirmed the existence of such a decision, explaining that the Greek monarchists were supposedly going to seize the southern part of Albania. Tito stated that“Does not share the fear expressed by Moscow about the possible steps of the Anglo-Saxons. It is not excluded that some newspaper hype will rise, but this newspaper slander is no longer one to get used to .Tito obeyed Moscow’s demand, but warned: “If Greece captures Southern Albania, then Yugoslavia, together with the Soviet Union, will clear up this mess .Thus, Tito made it clear that he remains unchanged.

On February 1, Molotov, apparently in agreement with Stalin, sent a new telegram to Tito:“From your conversation with Comrade Lavrentyev, it is clear that you consider it normal that Yugoslavia, having a treaty of mutual assistance with the USSR, considers it possible not only not to consult with the USSR about sending its troops to Albania, but even not to inform the USSR about it in subsequent order. For your information I would like to inform you that Sovra (Soviet government. – Approx. Ed.) quite by chance I learned about the decision of the Yugoslav government to send your troops to Albania from private conversations between Soviet representatives and Albanian workers. The USSR considers this order to be abnormal. But if you consider such a procedure to be normal, then I must declare on the instructions of the USSR Government that the USSR cannot agree to be faced with a fait accompli. And, of course, it is clear that the USSR, as an ally of Yugoslavia, cannot be held responsible for the consequences of this kind of actions committed by the Yugoslav government without consultation and even without the knowledge of the Soviet government … As you can see, there are serious differences between our governments in understanding the relationship between our countries , interconnected by allied relations.

After reading Molotov’s letter in the presence of Lavrentiev on February 1, 1948, Tito admitted that he had made a mistake in the issue of bringing the Yugoslav division into Albania, but denied that he was going to resolve such issues without consulting Moscow, and refused to admit that there were disagreements with the USSR. However, as noted by Yu. Girenko, “Stalin believed that due diligence and caution in international affairs were not shown by the Yugoslav and Bulgarian leaderships. He decided to express his dissatisfaction with the actions that were not coordinated with him on the world stage at the trilateral Soviet-Bulgarian-Yugoslav meeting convened by him on February 10, 1948 in Moscow . G. Dimitrov, V. Kolarov and T. Kostov arrived from Bulgaria to Moscow. From Yugoslavia – E. Kardel, M. Djilas and V. Bakarich.Tito refused to attend the meeting , citing poor health.

The meeting began on the evening of February 10 in Stalin’s Kremlin office. First, Molotov listed all the actions of Bulgaria and Yugoslavia that were not coordinated with the USSR. After Molotov read a paragraph from the Bulgarian-Yugoslav agreement about the readiness of the parties to speak out “against any aggression, no matter from which side it comes,” Stalin remarked: “But this is a preventive war, this is the most common Komsomol attack. This is a common loud phrase that only gives food to the enemy . Stalin attacked Dimitrov as well:“You have gone too far as a Komsomol member. You wanted to surprise the world – as if you were still the secretary of the Comintern. You and the Yugoslavs do not report your affairs, we will learn about everything on the street. You are confronting us with fait accompli! ” Molotov summed up: “And everything that Dimitrov says, what Tito says, abroad is perceived as being said with our knowledge . Once again condemning the plan to bring the Yugoslav division into Albania, Stalin said: “If Albania is attacked, then let the Albanian government turn to us for help.”… At the same time, this time Stalin not only did not condemn the plans to create a Bulgarian-Yugoslav federation, but, once again criticizing the inconsistency of the statements about such a federation with the government of the USSR, Dimitrov answered his question about the further development of economic relations: “We will speak with the united Bulgarian-Yugoslav government .

On February 11, agreements were signed between the USSR and Bulgaria and the USSR with Yugoslavia on consultations on foreign policy issues. It would seem that all the controversial issues were resolved, but the members of the Yugoslav delegation, leaving Moscow, were outraged by the remarks made against them, and they arose suspicions about the further steps of the USSR. Stalin’s support for the idea of ​​a federation of Bulgaria and Yugoslavia was interpreted by Kardel as an attempt“Throw a Trojan horse at us, after which he would have removed Tito, and then our Central Committee . Thus, it was obvious that the Yugoslav leaders were in favor of the Balkan federation only on the condition that they become the head of it and gain control of the countries of Southeast and Central Europe.

On March 1, 1948, an enlarged meeting of the Politburo was convened in Belgrade, at which Kardel indignantly said that “Stalin spoke rudely, like with Komsomol members,” “through the Bulgarians, he basically criticized us . Kardel condemned the attempts of the USSR to stop the interference of Yugoslavia in the affairs of Albania, saying:“Albania must be firmly held, because we have invested a lot in it, and it is important for us … We should demand that Soviet advisers in Albania be part of our group … We have the right to control what the Albanians do, what agreements they conclude … If Albania wants to conclude any agreements, then she must coordinate them with us. “

This statement was supported by other members of the Politburo. At the meeting, Tito spoke out against the signed agreements on the establishment of Soviet-Yugoslav joint stock companies, calling them “shameful and unequal.” Noting that “the Russians are in favor of the immediate creation of a federation” of Bulgaria and Yugoslavia, Tito announced that he was now against it. He declared:“Yugoslavia has confirmed its path to socialism. Russians look at their role differently. The question must be viewed from an ideological point of view. Are we right or are they? We are right … We are not pawns on the chessboard … We must rely only on our own strengths .

Politburo member S. Zhuyovich, who disagreed with the majority opinion, informed Ambassador A.I. Lavrentieva about this meeting. He reported that in remarks and separate remarks, members of the Politburo sharply criticized the internal policy of the Soviet government. The speakers said that“The restoration of Russian traditions is a manifestation of great-power chauvinism. The 800th anniversary celebrations of Moscow reflect this line. Only the Russian is imposed in all spheres of life … The recent decree of the Central Committee of the All-Union Communist Party of Bolsheviks on music is a return only to Russian classicism, it is a denial of other peoples. “

Politburo member Goshnyak said that “the policy of the USSR is an obstacle to the development of the international revolution .Tito replied with a remark: “Exactly” Politburo member Kidrich argued that the Russians “will oppose the building of socialism, since the USSR is undergoing a degeneration.” On March 7, Molotov asked Lavrentyev to thank Zhuyovich and tell him that“He is doing a good deed both for the Soviet Union and for the people of Yugoslavia, exposing the supposed friends of the Soviet Union from the Yugoslav Central Committee .

The credibility of Zhujovic’s information was strengthened because by this time the USSR embassy had more than once informed Moscow that the Yugoslav leadership was seeking to emphasize its special position on many ideological and political issues. Embassy reports noted that Yugoslav leaders belittled the role of the Red Army in the victory over Germany by exaggerating the role of the Yugoslav partisans, clearly wanting to occupy a hegemonic position in the Balkans. Lavrentiev accused the leaders of Yugoslavia of “national narrow-mindedness” and pointed to the immoderate praise of Tito.

At the entrance of a new meeting A.I. Lavrentyev with S. Zhujovic, the latter suggested calling a delegation of the Yugoslav leadership to Moscow, where Zhujovich was ready to publicly disclose their true position, which was manifested at a closed meeting of the Politburo on March 1. (The Prime Minister of the Republic of Bosnia and Herzegovina R. Cholakovic also took part in the meeting.) Looking for the reasons for the departure of Tito and his supporters from the USSR, Zhujovic suggested: “Have Tito and the Anglo-Americans agreed between themselves, what could be, did V. Velebit put his hand? “(The latter was the head of the FNOJ military mission in London during the war, and then the ambassador of Yugoslavia to Italy and Great Britain. Zhujovic believed that Velebit had become an agent of the United States and England.) In new messages to Moscow, Zhujovic named Tito, Rankovic, Kardel, Djilas and others “Reborn”. He assured that Tito and his supporters would not dare to express their anti-Soviet judgments to the members of the Communist Party of Yugoslavia, because they know that they will be rejected by the country’s communists.

In the meantime, the government of Yugoslavia ordered the termination of the transfer of information on economic issues to Soviet specialists who worked in this country. Seeing in this decision a manifestation of distrust of the USSR, the Soviet government ordered on March 18, 1948 to recall all Soviet advisers and specialists from Yugoslavia.

Almost simultaneously, on March 20, 1948, the United States, Great Britain and France called for a revision of the peace treaty with Italy based on the transfer of the Free Territory of Trieste to that country. The Ministry of Foreign Affairs of Yugoslavia on March 21 informed the USSR that it was going to send a note of protest against this proposal. In fact, the Yugoslavian note was sent on March 22, without waiting for agreement with Moscow. Thus, again, and this time contrary to the agreement on consultations signed in February, Yugoslavia came up with a foreign policy initiative in its relations with the West, without listening to Moscow’s opinion. (As in previous cases, after a while Yugoslavia recognized its decision to send a note to Western countries without the consent of Moscow as a mistake.)

📷It is quite obvious that from the end of 1947 to the beginning of 1948, the Yugoslav leaders took a number of steps in the international arena, without the consent of Moscow and contrary to its intentions, which were dangerous for the fate of the world. Each time, the leaders of Yugoslavia admitted the erroneousness of their actions, but then they acted again, proceeding from their own interests and not considering how this would affect the preservation of peace. At the same time, it was obvious that if the Soviet government began to publicly declare that Yugoslavia was challenging “Western imperialism” and that the USSR was holding it back in such actions, it would have made it clear to the whole world how much the USSR fears a nuclear conflict. This circumstance would only provoke the most aggressive circles in the United States and other Western countries. Therefore, the most acute accusations, put forward by Stalin and Molotov in their letter on March 27, sent to “Comrade Tito and the rest of the members of the Central Committee of the Communist Party of Yugoslavia”, concerned questions not foreign, but domestic policy of Yugoslavia and ideological and theoretical problems. At the same time, polemics on this circle of problems inevitably contributed to the escalation of the conflict, since it followed a course familiar to Marxists all over the world: the parties pasted offensive labels on each other, accusing them of all kinds of “deviations” from Marxism-Leninism, and therefore, of terrible sedition for them.

Using Zhuyovich’s information, Stalin and Molotov rejected the accusations of members of the Communist Party of Yugoslavia Politburo, expressed by Them on March 1 against the USSR, as “anti-Soviet.” The letter emphasized that “these anti-Soviet statements are usually hidden behind leftist phraseology that” socialism in the USSR has ceased to be revolutionary . The letter drew attention to the fact that these accusations were not expressed in open polemics, but in secret, although the leadership of the CPY officially speaks of its solidarity with the CPSU (b). “That is why, ” the letter said, “ such criticism turns into slander, an attempt to discredit the All-Union Communist Party of Bolsheviks – an attempt to blow up the Soviet system . The authors of the letter found similarities in the methods of struggle against the VKP (b) Tito and Trotsky. At the same time, it was emphasized:“As you know, Trotsky was a geek, and later, after being exposed, he openly moved to the camp of the sworn enemies of the CPSU (b) and the Soviet Union. We believe that Trotsky’s political career is instructive enough .

The letter accused the leadership of the Communist Party of Yugoslavia of violating the norms of Party Democracy, of ideological and political opportunism and of borrowing the theoretical positions of Bernstein, Folmar, Bukharin. Tito’s statement that the party could not have any other program different from the program of the Popular Front of Yugoslavia was interpreted as a desire to dissolve the party in the Popular Front, and it was concluded that this position was similar to the proposals of the Mensheviks of the pre-revolutionary underground era.

Finally, the letter said:“We do not understand why the English spy Velebit continues to remain in the system of the Yugoslav Foreign Minister as first deputy minister. The Yugoslav comrades know that Velebit is an English spy … As you know, bourgeois governments consider it entirely permissible to have spies of the great imperialist powers, whose mercy they want to secure, and agree, thus, to place themselves under the control of these powers. We consider such a practice absolutely unacceptable for Marxists. Be that as it may, the Soviet government cannot place its correspondence with the Yugoslav government under the control of an English spy. “

This time in Zagreb on April 12-13, 1948, a plenum of the Central Committee of the Communist Party of Yugoslavia was held, at which Tito and others rejected the accusations of Stalin and Molotov as a result of misinformation and misinterpretation. Only S. Zhujovich opposed I. Tito and the majority of the Central Committee members who supported him, and A. Hebrang, who was recently expelled from the Politburo, sent a letter to the Central Committee in support of Stalin. Tito, however, accused Hebrang and Zhujovich of slandering the CPY in the eyes of Stalin. A special commission was created to investigate the “anti-party, anti-state activities of S. Zhujovich and A. Hebrang.” The letter sent on April 13 to Moscow reflected the position of the majority of the Central Committee of the Communist Party of Yugoslavia.

The controversy between Stalin and Molotov, on the one hand, and Tito and Kardel, on the other, continued throughout May. During the correspondence, Stalin and Molotov proposed to discuss the controversial issues at a meeting of the Information Bureau. On May 19, 1948, a letter from the Central Committee of the Communist Party (b) was sent to Belgrade, signed by the secretary of the Central Committee of the CPSU (b) M.A. Suslov. It insisted on the arrival of a delegation of the Communist Party, headed by I. Tito, to the meeting of the Information Bureau, which was supposed to be held in Ukraine with the participation of I. Stalin. However, the plenum of the Central Committee of the CPY refused to participate in such a meeting. At this time, the leader of the Polish communists V. Gomulka tried to reach a compromise, urging the Central Committee of the All-Union Communist Party of Bolsheviks not to bring the matter to a rupture, and the Central Committee of the Communist Party of Yu to send a delegation to the Information Bureau.

Meanwhile, Zhujovic and Hebrang were removed from their posts and then arrested. At the same time, Zhuyovich was charged with an attempt to “carry out an internal putsch in the Central Committee of the Communist Party of Yugoslavia,” and Hebrang was declared an “Ustash-Gestapo spy.” Upon learning of the arrest of Zhujovich and Hebrang, Stalin instructed Molotov on June 9, 1948 to convey the following:“The Central Committee of the All-Union Communist Party (Bolsheviks) has learned that the Yugoslav government has declared Hebrang and Zhujovic traitors and traitors to their homeland. We understand this in such a way that the Politburo of the Central Committee of the Communist Party of Yugoslavia intends to eliminate them physically. The Central Committee of the All-Union Communist Party (Bolsheviks) declares that if the Politburo of the Central Committee of the Communist Party of Yugoslavia implements this plan, the Central Committee of the All-Union Communist Party (Bolsheviks) will consider the Politburo of the Central Committee of the Communist Party of Yugoslavia as criminal murderers. The Central Committee of the CPSU (b) demands that the investigation of the case of Hebrang and Zhujovic about the so-called incorrect information of the Central Committee of the CPSU (b) take place with the participation of representatives of the Central Committee of the CPSU (b). We look forward to an immediate response . In its response, the Central Committee of the Communist Party of Yugoslavia denied the accusations and denied the intention to destroy Zhujovic and Hebrang and refused to participate in the investigation of the case of the two former leaders of Yugoslavia. This was followed by an exchange of several letters on this issue.

On June 19, 1948, the Information Bureau again invited the Central Committee of the Communist Party of Yugoslavia to participate in the discussion of the Yugoslav issue in Bucharest, but on June 20, the leadership of the Communist Party refused to participate in the meeting of the Information Bureau. The meeting of the Information Bureau, held at the end of June, based on the report of A. A. Zhdanov, adopted a resolution “On the situation in the Communist Party of Yugoslavia . It contained a call to the “healthy forces of the Communist Party of Yugoslavia, loyal to Marxism-Leninism” to “replace the current leaders of the Communist Party and nominate a new internationalist leadership of the Communist Party . This statement was published in Pravda on June 29, 1948, and in the evening all Belgrade radio stations broadcast a statement from the CPY plenum condemning the resolution of the Information Bureau.

The propaganda in support of Tito was accompanied by repressions against the supporters of the Information Bureau’s decision. There were more than 55 thousand of them in the party. All of them (that is, about 12% of all communists) were expelled from the party, and 16,312 of them were arrested and imprisoned in special camps.

Although Zhujovic was spared his life, he was in prison for a long time. Already in 1948 it was announced that Hebrang had hanged himself in prison. In August 1948, another opponent of Tito, Chief of the General Staff of Yugoslavia Arso Jovanovic, was allegedly killed while trying to cross the Romanian-Yugoslav border. The opposition of Tito and his supporters showed that the anti-Stalinist course of the CPY leadership did not enjoy such unanimous support as Khrushchev and the Yugoslav leaders portrayed. At the same time, the repression helped Tito consolidate his victory within the CPY.

Conflict, which smoldered for a long time, burst out and gradually led to the breakdown of all allied relations of the USSR and other pro-Soviet countries with Yugoslavia. The conflict soon sparked border skirmishes on the Yugoslav border and turned into a source of international tension. The logic of the struggle between the USSR and Yugoslavia led to the destruction of stability in that security belt from the pro-Soviet countries that developed after May 1945. Moscow feared that Tito’s example might become contagious. The possibility of using Yugoslavia and its example to erode the “security belt of the USSR” was actively considered in the West as well. These thoughts were summarized in the National Security Council directive SNB-58, approved by Truman on September 14, 1949:“The challenge is to facilitate the growth of heretical communism without seriously damaging our chances of replacing this intermediate totalitarianism with tolerant regimes entering the Western world . The authors of the directive proceeded from the premise that such tendencies “would seriously weaken the Soviet bloc. The United States should use such a weakness … by moving the creation of a group of anti-Moscow communist states as the edge of a wedge to undermine the authority of the USSR .

Aware of these plans, the Soviet leadership increasingly attacked Tito, declaring him and other leaders of Yugoslavia as agents of foreign intelligence services. Meanwhile, the leaders of the communist parties of the countries of Central and Southeast Europe made efforts to “expose” Tito’s overt and secret supporters in these countries.

The escalation of the conflict with Yugoslavia was accompanied by the arrests of Kochi Dzodze and his supporters in Albania. A number of leaders of Hungary (led by Foreign Minister Laszlo Raik), Bulgaria (led by Deputy Prime Minister Traicho Kostov), ​​Czechoslovakia (led by General Secretary of the Communist Party Rudolf Slansky) were accused of collaborating with Tito. In Poland, V. Gomulka was convicted for a “nationalist deviation” and then sentenced to imprisonment.

Tito based his “market socialism” on the decentralization of the economy, which caused not only the extreme unevenness and instability of the socio-economic development of the republics of Yugoslavia, but also caused the growth of nationalism in them. The result was the bloody collapse of the SFRY under Tito’s successors.

Until Tito’s death (in 1980), the ideology and practice of “self-governing, market socialism” enjoyed the almost open support of a significant part of the Soviet intelligentsia and the hidden, disguised sympathy of influential party bureaucrats in the CPSU. Ever since Khrushchev’s times, according to Milichevich, “the Soviet party leadership, journalists, doctors from economics, from philosophy, from Marxism passed the Tito school … Hundreds of party and Soviet delegations were sent to look at the” Yugoslav miracle. “

But what was behind the attractive façade of Tito’s model of socialism?

“Most of the 1.5 million Yugoslav migrant workers and their wives worked hard in factories and factories … of the“ developed West , ”writes Milicevic.as well as “street orderlies” and bouncers in brothels … Some of them could not stand the Western lifestyle and slipped to the bottom of this world, replenishing the ranks of lumpen, mafia and gangster groups .

The Soviet Union stood after Stalin’s death for almost forty years, despite the fact that since the time of Khrushchevism the foundations of this great power were shaken. Tito’s attempts to balance between two powerful blocs, deriving certain benefits from this, ended in failure. Immediately after his death, internal squabbles began and nationalism flourished. The largest part of Yugoslavia – Serbia – was bombed and suppressed by representatives of the “Western democracies” to which Josip Broz Tito gravitated. On occasion, they never hesitate to show their predatory grin.

Well, Stalin was right again.📷

Предатель Тито и Югославия как буржуазная подстилка

Pubblicato in documentazione storica | Commenti disabilitati su Il traditore Tito e la Jugoslavia come figliata della borghese

A chi mancano i soldi? Riflessioni attuali sul modello cinese


https://www.resistenze.org/sito/os/mp/osmpla11-023505.htm

Tiziano Tussi | delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com

05/01/2021

Anche il sistema economico cinese viaggia verso la massimizzazione del profitto e mette assieme ciò che ha. Un’economia che lega aspetti primitivi con aspetti tecnologicamente avanzatissimi.

In mancanza di alternative economiche praticabili pare che l’unico problema che resta da risolvere, ora e sempre, sia: dove trovare i soldi. I soldi che mancano, mancano sempre, ma a chi?

Leggiamo (sito del Corriere della Sera, sezione economia, 2 gennaio 2021) che nel 2020 grandi capitalisti hanno aggiunto denaro a denaro. E che alcuni hanno fatto grandi balzi in avanti (ma non si tratta di una citazione da Mao Zedong).

“Le 500 persone più ricche del mondo – scrive Bloomberg – hanno aggiunto 1,8 trilioni di dollari al loro patrimonio netto combinato quest’anno e ora valgono 7,6 trilioni, secondo il Bloomberg Billionaires Index.”

Normale per chi continua a cercare soldi. Li trova, evidentemente.

Quindi la questione se togliere denaro ai ricchi o togliere e indirizzare dei correntisti delle banche, indirizzandoli ai consumi, si fa più cogente. Ma anche l’orrore verso qualsiasi versione di patrimoniale verso ogni pur pio borghese o generoso capitalista sta facendosi largo nelle menti degli uomini, sempre più. Perché rovinare tanta capacità di arricchirsi con inopinate azioni fiscali?

Notare che i grandi lupi del capitale sono anche tutti impegnati nella beneficenza. Cosa si può volere di più?

Forse ci sarà un nesso, per carità, virtuoso, per i due assets (un po’ d’inglese, perbacco). Il nesso c’è. E basterebbe impegnarsi un pochino a leggere le informazioni attorno a questi cuori sanguinanti per il prossimo, povero e derelitto, da loro evidentemente reso tale, per capire che il cerchio tende a chiudersi.

Capitale, profitto, denari, beneficenza, altro profitto finanziario, e si ricomincia. Il cerchio che si chiude lascia poche speranze ai più. Pochissimi granellini rimbalzanti sono lì in mezzo alle ruote del cerchio: poveri, precari, sognatori, minoranze etniche, disperati della vita, emarginati ad ogni titolo, non affidabili, gentaglia, anche criminali, impediscono al capitale la chiusura del cerchio. Incoscientemente e/o con coscienza, granellini di sabbia sociale impediscono che le magnifiche sorti del profitto capitalistico si chiudano definitivamente su tutti noi.

Non apparirà strana, tra i granellini, la presenza dei criminali. A tal fine occorrerebbe rifarsi ai classici. Karl Marx, nel cosiddetto quarto libro de Il Capitale, che poi è giunto a noi come Teorie sul plusvalore, ci chiarisce che anche il crimine svolge la sua opera economica nella società, così come il benefattore svolge la sua, evidentemente traendone profitto, il secondo come il primo, proprio come un criminale.[1]

Nell’articolo che stiamo seguendo del Corriere della Sera veniamo a sapere che vi sono anche capitalisti cinesi a fare bella mostra nell’elenco degli uomini più ricchi al mondo.

Anche se qualcuno deve fare i conti con il potere del governo cinese, come Jack Ma. Ma vai a capire perché, dato che altri ricchi, cinesi come lui, sono entrati a vele spiegate sempre più in alto nel paradiso capitalistico: Jack Ma ha iniziato l’anno come l’individuo più ricco della Cina, una posizione che era pronto a consolidare con l’aumento delle vendite presso il suo gigante dell’e-commerce Alibaba e l’imminente quotazione di Ant. Poi l’IPO di Ant è crollata poco dopo gli attacchi a Ma da parte dei regolatori cinesi.” Lasciamo perdere le sigle, quello che ci interessa sono i comportamenti e le risultanze in campo capitalistico-personale. Per inciso Jack Ma è sparito dalla scena pubblica da qualche tempo.

All’opposto: “I membri cinesi dell’indice hanno aggiunto 569 miliardi di dollari alle loro fortune, più di qualsiasi altro paese a parte gli Stati Uniti. Zhong Shanshan, un magnate di bottiglie d’acqua di basso profilo soprannominato il «Lupo Solitario», è diventato la persona più ricca dell’Asia dopo che le offerte iniziali di due delle sue società hanno contribuito ad aumentare il suo patrimonio netto di $ 70,9 miliardi.”

Quindi pare proprio che non sia una questione politica, di superiorità etica di un potere di stato sopra altri. Non siamo in presenza di uno stato comunista che controlla i grandi capitalisti – ma come fanno ad esistere in questo presente stato proletario?

Sin qui il Corriere della Sera.

Alcuni articoli da il Manifesto, messi assieme, ci dicono questo. Anche il sistema economico cinese viaggia verso la massimizzazione del profitto e mette assieme ciò che ha. Un’economia che lega aspetti primitivi con aspetti tecnologicamente avanzatissimi.

Un aspetto della prima frontiera, quella primitiva, riguarda lo sfruttamento radicale della mano d’opera: Business del cotone, lo sfruttamento cinese della minoranza uigura (Serena Console, 16 dicembre 2020) Nel pezzo si fa riferimento alle modalità di impiego di questa minoranza per la lavorazione del cotone. Basta scorrere quanto affermato e non possiamo che immaginarci il lavoro da coolies di questa etnia. Ma del resto, lavori svolti con modalità di sfruttamento pesante vi sono in tanti altri momenti del sistema economico cinese. La letteratura al riguardo è ampia. Differenze di livello di vita tra le popolazioni della costa e dell’interno, spostamento stagionale di popolazione per lavori stagionali. Ce n’è per tutti i gusti. In Cina ogni movimento di popolazioni impegna quantità di uomini e donne impressionanti, stando al numero in assoluto della popolazione di quel Paese. E le cose non vanno meglio all’estero.[2]

Un altro articolo invece ci illustra le modalità di controllo dei pagamenti in valute virtuali: Alibaba e i 40 renminbi (digitali) (Simone Pieranni, 3 gennaio 2021). Il succo del racconto è questo: il governo cinese è attento ai pagamenti virtuali delle piattaforme private. Siccome non è possibile per uno stato che voglia controllare questa sempre più importante modalità di trasferimento di denaro per acquisti vari lasciare in mani private il settore, ecco che l’intervento del centro del potere è necessario, anche perché è molto ingente l’ammontare di denaro che non passa ancora per le banche e che andrebbe invece colà instradato. Occorre fare rientrare tali somme nel sistema bancario e poi controllarlo attraverso la tecnologia, rendere virtuale ogni fisicità per poterla tracciare, tracciare centralmente. Qui si spiegano i problemi di Alibaba di cui sopra, e di Jack Ma, il padrone-presidente di tale piattaforma.  

Non si fa fatica a rendersi conto di questo scontro tra il governo cinese e il settore privato per il controllo dei prodotti finanziari dalle piattaforme digitali: Esclusi i prodotti finanziari dalle piattaforme dei giganti cinesi dell’online (Rita Fatiguso, Ilsole 24 ore, 23 dicembre 2020): “I giganti cinesi dell’hi-tech stanno cancellando in massa i prodotti finanziari dalle loro piattaforme. Una legge entrata in vigore il 2 dicembre dà loro un anno di tempo per eliminare la vendita di prodotti finanziari da piattaforme di pagamento online collegate a banche regionali. Attività di vendita online e attività bancaria non possono più coesistere in Cina.”

La stessa giornalista, stessa sede, il 4 gennaio 2021, ci dice che: “Jack Ma fu convocato dalle massime autorità finanziarie che gli rimproverarono di non aver vigilato abbastanza sulla commistione tra attività commerciali e finanziarie.”

Quisquiglie che sfuggono a chi vuole continuamente proporre la Cina come uno stato socialista che sta faticosamente, in mezzo ai perigli del capitalismo mondiale, cercando di proseguire sulla via che fu di Mao Zedong.

Prendo un esempio a caso di questa disinvoltura, Pasquale Cicalese, Contropiano, 29 dicembre 2020: “Ormai, apertamente, gli economisti cinesi pongono la questione del salario sociale e dell’equa distribuzione del reddito come assi centrali di una futura crescita di “alta qualità“, anche al fine di ridurre il “risparmio precauzionale” (che è intorno al 41% del Pil) e indirizzarlo verso i consumi.” Parrebbe un comportamento etico e politicamente di sinistra.

Ma abbiamo visto che forse lo sforzo nasconde ben altro. Sempre la stessa sede, stesso giorno, Francesco Piccioni ci dice all’opposto che:” Contrordine, liberisti! Il debito pubblico non è più un problema, anzi è l’unica cosa che ci può salvare… [] A sostenerlo, invece, sono due dei massimi campioni del neoliberismo statunitense: il meno noto Jason Furnam e la star Lawrence Summers. [] Summers è insomma un autentico criminale del neoliberismo, insomma, non un’anima candida preoccupata dei poveri. [] Summers, da “pragmatico” americano qual è, dice ora “non funziona più” – il tentativo di tenere sotto controllo il debito pubblico, n.d.r. -, va cambiato tutto. “Conclusivamente, il sostegno pubblico alle pensioni, alla tutele della salute, all’istruzione superiore e alle altre grandi, disgraziate e talora incerte necessità, riduce la necessità del risparmio collegato al ciclo della vita o di tipo precauzionale, aumentando così la domanda per i consumi”.

Basti così. Questo tentativo di spostare i denari dal risparmio al consumo qui viene visto come l’ennesima fregatura capitalistico-finanziaria.

Il tutto pare veramente un po’ confuso, a meno di non ricorrere a quanto detto nella prime righe di questo scritto. Poca o nessuna alternativa in campo economico a livello mondiale, se non si tengono presenti le poche piccole eccezioni a livello di stati: azzardo, Cuba! Ma a parte le eccezioni, che fanno piacere, ma che ci servono a poco, il panorama è desolante. Un deserto capitalistico colorato diversamente ma tutto impegnato ad una guerra capitalistica intestina per il controllo di tutto il campo di sfruttamento.

Studiando di più, snocciolando meglio, si possono capire alcuni tratti internazionali senza però scendere a fianco di questo o quello: questa o quella per me pari sono.[3]

Questa affermazione non chiude il discorso ma, paradossalmente, lo apre su altri scenari: politica internazionale, concorrenza economico-politica e conseguenze sociali di alto significato, rapporti tra stati, zone di influenza mondiali, interessi nazionali, rapporti culturali, e certo, molto altro ancora.

Note:

[1] Si può trovare agilmente questo passaggio di Marx in un librettino della casa editrice nottetempo che vi aggiunge anche una nota di Andrea Camilleri. Il tutto in pochissime pagine: Karl Marx, Elogio del Crimine, nottetempo, Roma, 2007, p. 19, €3,00.

[2] Solo due riferimenti per una prima elementare conoscenza: C. Brighi, I. Panozzo, I.M. Sala, Safari cinese. Petrolio, risorse mercati. La Cina conquista l’Africa, ObarraO edizioni, Milano, 2007 (con la prefazione di Angelo Del Boca); Serge Michel, Michel Beuret, Cinafrica. Pechino alla conquista del continente nero, il Saggiatore, Milano, 2009.

[3] Dal Rigoletto, Giuseppe Verdi, prima rappresentazione 1851.

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HANNO LOTTATO PER HITLER!MA PERSO LA GUERRA SONO DIVENTATI AMANTI DELLA DEMOCRAZIA PER POI VOLERLA INSEGNARE ALL’URSS! ОНИ СРАЖАЛИСЬ ЗА ГИТЛЕРА!НО ПРОИГРАВ ВОЙНУ СТАЛИ ЛЮБИТЬ ДЕМОКРАТИЮ И УЧИТЬ ЕЮ СССР

HANNO LOTTATO PER HITLER!MA PERSO LA GUERRA SONO DIVENTATI AMANTI DELLA DEMOCRAZIA PER POI VOLERLA INSEGNARE ALL’URSS!

HANNO LOTTATO PER HITLER!MA PERSO LA GUERRA È DIVENTATO AMANTE DELLA DEMOCRAZIA PER POI VOLERLA INSEGNARE ALL’URSS!Chi ha combattuto contro l’URSS nella Seconda Guerra Mondiale?!È comune credere che l’Unione Sovietica abbia combattuto nella seconda guerra mondiale contro i tedeschi. Ma non è esattamente così.Se calcoli il numero totale di soldati di unità straniere e volontari diversi nella Wehrmacht, allora risulterai una proporzione interessante.Si scopre che i tedeschi stessi in parti che invadono l’URSS nel 1941 erano della forza del 43 %. Il resto sono stranieri.Così si scopre che l’URSS ha combattuto con quasi tutta l’Europa.Chi sono loro?!All’inizio della Seconda guerra mondiale, circa 190 milioni di persone vivevano in URSS. La Germania, la cui popolazione all’epoca era di circa 80 milioni di persone si opponeva all’URSS.Allo stesso tempo, i tedeschi si sono rivelati avere molti alleati della maggior parte dei paesi europei per un totale di 400 milioni di persone.Se il popolo sovietico pensava che il proletariato europeo non sarebbe andato contro l’URSS, si sbagliava gravemente. I primi trofei hanno mostrato che molte munizioni segnavano fabbriche provenienti da tutta Europa.E non solo tedeschi, ma anche francesi, olandesi, polacchi, norvegesi ecc.Prigionieri di guerra:È abbastanza facile capire quanto fosse ampia la geografia di chi ha combattuto contro di noi nella Seconda Guerra Mondiale, se leggete il documento sui prigionieri di guerra durante tutto il tempo:Tedeschi – quasi 2,4 milioni;Ungheresi – più di 0,5 milioni;Rumeni – circa 190 mila.;Austriaci – circa 160 mila.;Cechi con Slovacchi – poco meno di 70 mila.;Polacchi – poco più di 60 mila.;Francesi – più di 23 mila.;Croati – circa 22 mila.;Moldavi – circa 14 mila.;Ebrei – più di 10 mila.;Olandese – quasi 5 mila.;Finns – oltre 2 mila dollari.;Belgi-2 mila.;Residenti lussemburghesi – circa 1,7 mila.;Danesi – ordini 500;Spagnoli – più di 400;Norwegiani-101;Svedesi – circa 70.Quali Paesi hanno partecipato all’attacco all’URSS?!Al confine con l’URSS nel 1941, la Wehrmacht ha schierato 127 divisioni, 2 squadre e 1 reggimenti. Il numero di queste truppe ha superato i 2,8 milioni di persone.Ma c’erano ancora fedeli alleati europei con 166 divisioni, che contavano più di 4,3 milioni di persone.La Romania, che ha schierato 17 divisioni con uno staff di 350 mila è diventata la principale alleata dei tedeschi al confine con l’URSS. un essere umano.Il prossimo alleato della Germania è la Finlandia. In totale, circa 340 mila hanno preso parte alla guerra con l’URSS. Finlandese. Le truppe finlandesi hanno combattuto abbastanza lentamente. Si sono alzati a 30 km da Leningrado e non hanno mostrato alcuna voglia di andare avanti.Gli ungheresi sono i prossimi. Questi entrarono in guerra il 27 giugno 1941 All’inizio il loro esercito in URSS contava 45 mila. gente, ma un anno dopo ne sono arrivate altre 200 mila. un essere umano.Gli italiani hanno controllato in Ucraina dove è stato introdotto un corpo di spedizione di 62 mila persone. un essere umano. Poi erano sotto Stalingrado. A metà del 1942 erano già 200 mila. un essere umano.Altrimenti, il quadro della partecipazione degli alleati tedeschi alla guerra contro l’URSS si presentava così:Albania-1 a divisione albanese;Belgio-2 divisioni, 1 legione SS;Bulgaria-1 a squadra bulgara;Danimarca-2 divisioni, 2 edifici;Olanda-3 divisioni, legione 1 SS;Norvegia-1 battaglione dei Jegerei, divisione 1 e legione SS;Polonia – legione volontaria delle SS;Serbia – corpo di volontari;Lettonia-2 divisioni, 1 edificio e 1 legione SS;Estonia-1 divisione;Francia-2 divisioni, 2 legioni;Croazia-2 divisioni, 1 edificio;Cecoslovacchia – Legione SS.A quanto sopra vanno aggiunti anche coloro che hanno espresso volontariamente il desiderio di unirsi ai tedeschi: il Corpo di Guerra britannico reclutato dai prigionieri britannici.Conclusione:Nella seconda guerra mondiale, l’URSS ha combattuto con quasi tutta l’Europa, non solo con la Germania.In Occidente, ovviamente, gli piace dire che nei loro paesi c’era chi combatteva con le armi in mano con i nazisti. Ma qui non è così inequivocabile. Circa 350 mila hanno preso parte alla stessa resistenza francese. un essere umano. E il numero dei francesi che hanno combattuto contro di noi è stato più di 200 mila. un essere umano. Una situazione interessante sta funzionando.In generale, l’URSS è riuscita a farlo. Tuttavia, l’Unione Sovietica è stata aiutata, ma questo è un argomento diverso per parlare di quando, come e che tipo di aiuto è stato._________________

HANNO LOTTATO PER HITLER!MA DOPO AVER PERSO LA GUERRA, INIZIANO AD AMARE LA DEMOCRAZIA E AD INSEGNARLA ALL ‘ URSS!Chi ha combattuto contro l’URSS nella Seconda Guerra Mondiale?!Di solito si presume che l’Unione Sovietica abbia combattuto nella Seconda Guerra Mondiale contro i tedeschi. Ma questo non è del tutto vero.Se conti il numero totale di soldati di unità straniere e volontari vari nella Wehrmacht, otterrai una proporzione interessante.Si scopre che i tedeschi stessi nelle unità che hanno invaso l’URSS nel 1941, erano al massimo 43 %. Il resto sono stranieri.Così si scopre che l’URSS era in guerra con quasi tutta l’Europa.All’inizio della seconda guerra mondiale circa 190 milioni di persone vivevano in URSS. Contro l’URSS c’era la Germania, la cui popolazione all’epoca era di circa 80 milioni di persone.Allo stesso tempo, i tedeschi hanno avuto molti alleati della maggior parte dei paesi europei per un totale di circa 400 milioni di persone.Se il popolo sovietico pensava che il proletariato europeo non sarebbe andato contro l’URSS, si sbagliava gravemente in questo. I primi trofei hanno mostrato che molte delle munizioni erano segnate da fabbriche provenienti da tutta Europa.E non solo tedeschi, ma anche francesi, olandesi, polacchi, norvegesi eccetera iniziarono a cadere in cattività sovietica.Prigionieri di guerra:È abbastanza facile capire quanto fosse ampia la geografia di coloro che hanno combattuto contro di noi nella Seconda Guerra Mondiale, se leggete il documento sui prigionieri di guerra per tutto il tempo dei combattimenti:i tedeschi – quasi 2.4 milioni;Ungheresi – più di 0.5 milioni;Rumeni – circa 190 mila;gli austriaci – circa 160 mila;i cechi con gli slovacchi – poco meno di 70 mila;pali – poco più di 60 mila;i francesi – più di 23 mila;Croati – circa 22 mila;Moldavi – circa 14 mila;Ebrei – più di 10 mila;gli olandesi – quasi 5 mila.;Finlandesi – più di 2 mila;i Belgi-2 mila;I lussemburghesi sono circa 1.7 mila;i danesi – circa 500;Spagnoli – più di 400;i norvegesi-101;Gli svedesi sono circa 70.Quali Paesi hanno partecipato all’attacco all’URSS?!Al confine con l’URSS nel 1941, la Wehrmacht ha schierato 127 divisioni, 2 brigate e 1 reggimenti. Il numero di queste truppe ha superato i 2.8 milioni di persone.Ma c’erano anche leali alleati europei con 166 divisioni, che contavano più di 4.3 milioni di persone.Il principale alleato dei tedeschi era la Romania, che ha schierato 17 divisioni con personale per un totale di 350 mila persone al confine con l’URSS.Il prossimo alleato più importante della Germania è la Finlandia. In totale, circa 340 mila finlandesi hanno preso parte alla guerra con l’URSS. Vero, le truppe finlandesi hanno combattuto in maniera piuttosto lenta. Si trovavano a 30 km da Leningrado e non mostravano alcuna voglia di andare avanti.Gli ungheresi sono i prossimi. Questi entrarono in guerra il 27 giugno 1941. All’inizio il loro esercito sul territorio dell’URSS contava 45 mila persone, ma un anno dopo arrivarono altre 200 mila persone.Gli italiani sono stati noti in Ucraina, dove è stata introdotta una forza di spedizione di 62 mila persone. Poi erano a Stalingrado. A metà del 1942, c’erano già 200 mila persone.Il resto del quadro della partecipazione degli alleati tedeschi alla guerra contro l’URSS era così:Albania-1 a divisione albanese;Belgio-2 divisioni, 1 legione SS;Bulgaria-1 a brigata bulgara;Danimarca-2 divisioni, 2 corpi;Olanda-3 divisioni, 1 SS Legione;Norvegia-Primo battaglione Chasseur, prima divisione e SS Legion;Polonia – la Legione volontaria delle SS;Corpo di volontari della Serbia;Lettonia-2 divisioni, 1 Corpi e 1 Legione SS;Estonia-Prima Divisione;Francia-2 divisioni, 2 legioni;Croazia-2 divisioni, 1 corpi;Legione Cecoslovacchia-SS.A quanto sopra vanno aggiunti quelli che hanno espresso volontariamente il desiderio di unirsi ai tedeschi – il Corpo britannico, reclutato dai prigionieri di guerra britannici.Conclusione:Nella seconda guerra mondiale, l’URSS ha combattuto quasi tutta l’Europa, non solo la Germania.In Occidente, ovviamente, gli piace dire che nei loro paesi c’era chi combatteva i nazisti con le armi in mano. Ma non tutto è così chiaro. Circa 350 mila persone hanno preso parte alla stessa Resistenza francese. E il numero dei francesi che hanno combattuto contro di noi è stato più di 200 mila persone. Si scopre una situazione interessante.In generale, l’Unione Sovietica ha fatto. Vero, l’Unione Sovietica è stata aiutata, ma questo è un altro argomento per conversare su quando, come e che tipo di aiuto è stato.  ·   ·

akhimov Bakhodyr

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ОНИ СРАЖАЛИСЬ ЗА ГИТЛЕРА!
НО ПРОИГРАВ ВОЙНУ СТАЛИ ЛЮБИТЬ ДЕМОКРАТИЮ И УЧИТЬ ЕЮ СССР!

Кто воевал против СССР во Второй мировой войне?!

Обычно принято считать, что Советский Союз воевал во Второй мировой против немцев. Но это не совсем так.
Если подсчитать общее количество солдат иностранных частей и разных добровольцев в составе вермахта, то получится интересная пропорция.

Выясняется, что самих немцев в частях, что вторглись в СССР в 1941 году, было от силы 43%. Остальные – иностранцы.

Вот и выходит, что СССР воевал практически со всей Европой.

Кто они?!

На начало Второй мировой в СССР проживало порядка 190 млн человек. Против СССР выступила Германия, численность населения которой составляла на тот момент около 80 млн человек.
При этом у немцев оказалось множество союзников из большинства стран Европы с общей численностью в районе 400 млн человек.

Если советский народ думал, что европейский пролетариат не пойдет против СССР, то серьезно в этом ошибался. Первые трофеи показали, что на многих боеприпасах стояла маркировка заводов со всей Европы.

А в советский плен стали попадать не только немцы, но и французы, голландцы, поляки, норвежцы и так далее.

Военнопленные:

Достаточно легко понять, насколько широка была география тех, кто воевал против нас во Второй мировой, если ознакомиться с документом по военнопленным за все время ведения боевых действий:

немцы – почти 2,4 млн;
венгры – более 0,5 млн;
румыны – около 190 тыс.;
австрийцы – около 160 тыс.;
чехи со словаками – немного менее 70 тыс.;
поляки – чуть более 60 тыс.;
французы – более 23 тыс.;
хорваты – около 22 тыс.;
молдаване – около 14 тыс.;
евреи – более 10 тыс.;
голландцы – почти 5 тыс.;
финны – более 2 тыс.;
бельгийцы – 2 тыс.;
люксембуржцы – около 1,7 тыс.;
датчане – порядка 500;
испанцы – более 400;
норвежцы – 101;
шведы – около 70.

Какие страны участвовали в нападении на СССР?!

На границе с СССР в 1941 году вермахт развернул 127 дивизий, 2 бригады и 1 полк. Численность этих войск превысила 2,8 млн человек.

Но еще были верные европейские союзники со 166 дивизиями, в составе которых насчитывалось более 4,3 млн человек.

Основным союзника немцев стала Румыния, развернувшая на границе с СССР 17 дивизий с личным составом в количестве 350 тыс. человек.

Следующий по значимости союзник Германии – это Финляндия. Всего в войне с СССР приняло участие около 340 тыс. финнов. Правда финские войска достаточно вяло воевали. Они встали в 30 км от Ленинграда, и не проявляли желания двигаться дальше.

Следующими идут венгры. Эти вступили в войну 27 июня 1941 года. Сначала их армия на территории СССР насчитывала 45 тыс. человек, но спустя год прибыло еще 200 тыс. человек.

Итальянцы отметились на Украине, куда был введен экспедиционный корпус, насчитывающий 62 тыс. человек. Затем они оказались под Сталинградом. К середине 1942 года их уже было 200 тыс. человек.

В остальном картина участия союзников немцев в войне против СССР выглядела так:

Албания – 1-я албанская дивизия;
Бельгия – 2 дивизии,1 легион СС;
Болгария – 1-я болгарская бригада;
Дания – 2 дивизии, 2 корпуса;
Голландия – 3 дивизии, 1 легион СС;
Норвегия – 1 батальон егерей, 1 дивизия и легион СС;
Польша – добровольческий легион СС;
Сербия – добровольческий корпус;
Латвия – 2 дивизии, 1 корпус и 1 легион СС;
Эстония – 1 дивизия;
Франция – 2 дивизии, 2 легиона;
Хорватия – 2 дивизии, 1 корпус;
Чехословакия – легион СС.
К перечисленному выше следует еще добавить тех, кто высказал добровольное желание примкнуть к немцам – Британский корпус, набранный из британских военнопленных.

Вывод:

Во Второй мировой СССР воевал практически со всей Европой, а не только с Германией.

На Западе, конечно, любят говорить, что в их странах были те, кто с оружием в руках боролся с нацистами. Но здесь не все так однозначно. В том же французском Сопротивлении приняло участие около 350 тыс. человек. А численность тех французов, что воевали против нас, составила более 200 тыс. человек. Интересная ситуация получается.

В общем, СССР справился. Правда, Советскому Союзу помогли, но это уже другая тема для разговора о том, когда, как и что это была за помощь.
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THEY FOUGHT FOR HITLER!
BUT AFTER LOSING THE WAR, THEY BEGAN TO LOVE DEMOCRACY AND TEACH IT TO THE USSR!

Who fought against the USSR in World War II?!
It is usually assumed that the Soviet Union fought in World War II against the Germans. But this is not quite true.
If you count the total number of soldiers of foreign units and various volunteers in the Wehrmacht, you will get an interesting proportion.
It turns out that the Germans themselves in the units that invaded the USSR in 1941, was at most 43%. The rest are foreigners.
So it turns out that the USSR was at war with almost all of Europe.

At the beginning of the Second World War, about 190 million people lived in the USSR. Against the USSR was Germany, whose population at that time was about 80 million people.
At the same time, the Germans turned out to have many allies from most European countries with a total number of about 400 million people.
If the Soviet people thought that the European proletariat would not go against USSR, they were seriously mistaken in this. The first trophies showed that many of the ammunition was marked by factories from all over Europe.
And not only Germans, but also French, Dutch, Poles, Norwegians and so on began to fall into Soviet captivity.
Prisoners of war:
It is easy enough to understand how wide the geography of those who fought against us in World War II was, if you read the document on prisoners of war for all the time of fighting:
the Germans – almost 2.4 million;
Hungarians – more than 0.5 million;
Romanians – about 190 thousand;
the Austrians – about 160 thousand;
the Czechs with the Slovaks – a little less than 70 thousand;
poles – slightly more than 60 thousand;
the French – more than 23 thousand;
Croats – about 22 thousand;
Moldovans – about 14 thousand;
Jews – more than 10 thousand;
the Dutch – almost 5 thousand.;
Finns – more than 2 thousand;
the Belgians – 2 thousand;
Luxembourgers are about 1.7 thousand;
the Danes – about 500;
Spaniards – more than 400;
the Norwegians – 101;
the Swedes are about 70.

What countries participated in the attack on the USSR?!
On the border with the USSR in 1941, the Wehrmacht deployed 127 divisions, 2 brigades and 1 regiment. The number of these troops exceeded 2.8 million people.
But there were also loyal European allies with 166 divisions, which numbered more than 4.3 million people.
The main ally of the Germans was Romania, which deployed 17 divisions with personnel in the amount of 350 thousand people on the border with the USSR.
Germany’s next most important ally is Finland. In total, about 340 thousand Finns took part in the war with the USSR. True, the Finnish troops fought rather sluggishly. They stood 30 km from Leningrad, and showed no desire to move on.
The Hungarians are next. These entered the war on June 27, 1941. At first, their army on the territory of the USSR numbered 45 thousand people, but a year later another 200 thousand people arrived.
The Italians were noted in Ukraine, where an expeditionary force of 62 thousand people was introduced. Then they were at Stalingrad. By the middle of 1942, there were already 200 thousand people.
The rest of the picture of the participation of the German allies in the war against the USSR looked like this:
Albania – 1st division the Albanian;
Belgium-2 divisions, 1 SS Legion;
Bulgaria-1st Bulgarian Brigade;
Denmark – 2 divisions, 2 corps;
Holland – 3 divisions, 1 SS Legion;
Norway-1st Chasseur Battalion, 1st Division and SS Legion;
Poland – the SS volunteer Legion;
Serbia-Volunteer Corps;
Latvia – 2 divisions, 1 Corps and 1 SS Legion;
Estonia-1st Division;
France – 2 divisions, 2 legions;
Croatia – 2 divisions, 1 corps;
Czechoslovakia-SS Legion.
To the above should be added those who expressed a voluntary desire to join the Germans-the British Corps, recruited from British prisoners of war.
Conclusion:
In World War II, the USSR fought almost all of Europe, not just Germany.

In the West, of course, they like to say that in their countries there were those who fought the Nazis with weapons in their hands. But not everything is so clear. About 350 thousand people took part in the same French Resistance. And the number of those French who fought against us was more than 200 thousand people. An interesting situation turns out.
In General, the Soviet Union did. True, the Soviet Union was helped, but this is another topic for conversation about when, how and what kind of help it was. Mostra meno

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