Aspetti dell’esperienza della lotta di classe in Grecia e in Europa

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www.resistenze.org – pensiero resistente – movimento comunista internazionale – 02-04-12 – n. 403

 

da es.kke.gr/news/news2012/2012-03-29-brazilian-kke
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Aspetti dell’esperienza della lotta di classe in Grecia e in Europa
 
Contributo di Giorgos Marinos, membro dell’Ufficio Politico del CC del KKE e deputato parlamentare, al seminario internazionale del PC Brasiliano sul tema “Capitalismo: l’offensiva imperialista e lotta per il socialismo”
 
Il Partito Comunista di Grecia ringrazia il Partito Comunista Brasiliano e si congratula per l’importante evento che ha organizzato. Il nostro Partito saluta calorosamente le lotte dei comunisti brasiliani che hanno fornito importanti esempi di auto-sacrificio, eroismo, di resistenza e hanno guidato l’organizzazione della lotta della classe operaia e dei contadini poveri, lo sviluppo della lotta di classe nello scontro con la borghesia, lo Stato borghese e i meccanismi di repressione.
 
I comunisti traggono la loro forza dai valori rivoluzionari ed è per questo che non ci mettono in ginocchio le varie persecuzioni, la prigionia, gli omicidi compiuti dall’avversario per impedire la lotta di liberazione dalle catene dello sfruttamento capitalistico. Questa esperienza offre lezioni per rispondere alle nuove condizioni, con una chiara comprensione che la democrazia borghese era e rimane la dittatura dei monopoli e la soluzione verrà dallo sviluppo della lotta di classe fino al punto finale.
 
Oggettivamente, la lotta di classe è il motore del progresso sociale nel permanente conflitto del nuovo con il vecchio. Questo è storicamente accaduto e segna il corso delle formazioni socio-economiche, marca la lotta nelle condizioni del capitalismo che percorre il suo stadio superiore, l’ultima tappa, imperialista.
 
La lotta di classe è un principio inviolabile per i Partiti comunisti. Si tratta di un principio che non si limita alla quotidiana lotta per i problemi dei lavoratori, per determinare le condizioni di vendita della forza lavoro, ma che si distingue per l’elemento qualitativo della lotta per il rovesciamento del potere dei monopoli, per il rovesciamento del capitalismo, per il socialismo.
 
Questa posizione di principio che nasce dalla realtà oggettiva, dà forza al KKE che è protagonista nella lotta di classe in Grecia, nelle difficili condizioni di un duro scontro con la borghesia, i suoi rappresentanti politici e sindacali, l’Unione europea e le forze opportuniste che sostengono il sistema di sfruttamento e lavorano per integrare la classe operaia con gli obiettivi del capitale per gestire il capitalismo.
 
Cosa accade in Grecia, oggi in prima linea?
 
Dobbiamo rispondere a questa domanda secondo dati reali, perché al contrario si registrano posizioni che distorcono la realtà.
 
In Grecia, per circa vent’anni fino al 2008 quando si è manifestata la crisi, si registravano alti tassi di sviluppo capitalista: la crescita del PIL era superiore al 3% annuo.
 
La ricchezza prodotta dai lavoratori è stata moltiplicata. Tuttavia, il buon risultato di questo processo è andato tutto alla plutocrazia, che ha aumentato i profitti di 28 volte e ha accumulato grandi capitali mediante l’intensificazione del grado di sfruttamento della classe operaia, l’aumento del plusvalore e del lavoro non retribuito.
 
Sin dai primi anni ’90, si attuarono dure misure antipopolari. Peggiorò la situazione in cui si trovavano la classe operaia e i settori popolari, la disoccupazione rimase su livelli elevati in condizioni di crescita dell’economia capitalista.
 
Nel quadro UE e a livello nazionale, tanto in Grecia come negli altri Stati membri, i governi borghesi sono stati responsabili della promozione di significativi cambiamenti reazionari. Sono stati eliminati i diritti dei lavoratori e di sicurezza sociale, si sono commercializzati i servizi sociali e su questa via si è giunti alla sovra-accumulazione di capitale e alla manifestazione della crisi capitalista.
 
Pertanto, in tutte le fasi del ciclo economico il capitalismo è un sistema di sfruttamento, antipopolare, barbaro e questa caratteristica è ancora più evidente in condizioni di crisi quando si distruggono rapidamente le forze produttive, si acuiscono i problemi del popolo e peggiora la situazione della classe operaia e dei settori popolari.
 
Noi insistiamo sulla natura della crisi come una crisi di sovra-accumulazione di capitale che evidenzia l’inasprimento della contraddizione tra il carattere sociale della produzione e l’appropriazione capitalistica dei suoi risultati, perché questo è l’elemento oggettivo che emerge dallo studio delle leggi del sistema.
 
Ciò è molto importante perché dimostra, in pratica, i limiti storici del capitalismo, il suo declino e la necessità del suo rovesciamento, in opposizione alle forze borghesi e opportuniste che sopprimono o distorcono la realtà utilizzando numerosi costrutti ideologici.
 
Queste forze hanno posizioni molto pericolose che, purtroppo, sono state adottate anche da alcuni Partiti comunisti.
 
Interpretare la crisi come una crisi del neoliberismo, dicendo che il mercato è fuori controllo, senza norme di regolamentazione e controlli sulle banche.
 
Quest’approccio è antiscientifico e politicamente serve a molteplici scopi. Assolve il capitalismo e crea confusione in quanto ricerca un modo migliore per la gestione del sistema.
 
L’attività economica dei monopoli che derivano dalla concentrazione-centralizzazione del capitale, è il cuore del sistema e determina il carattere del mercato.
 
Gli elementi fondamentali del suo funzionamento sono il criterio del profitto, la libera circolazione dei capitali, le relazioni di sfruttamento del lavoro a favore del capitale, giacché i mezzi di produzione sono di proprietà capitalistica.
 
Questi elementi non riguardano solo la gestione neoliberista del sistema, ma anche la gestione socialdemocratica, per esempio quella neokeynesiana, e qualsiasi gestione nel quadro del sistema di sfruttamento, indipendentemente dalle dimensioni dello Stato borghese che rimane sempre il capitalista collettivo.
 
Si parla di una crisi finanziaria, di debito. Anche in questo punto vi è un’astrazione antiscientifica con l’intento di separare la sfera della circolazione della spina dorsale del sistema, ossia la produzione, dove si crea il plusvalore attraverso lo sfruttamento della forza lavoro. I capitali sovra-accumulati che si generano nella produzione trovano uno sbocco nel settore finanziario che ha anch’esso le proprie contraddizioni.
 
La crisi che si è manifestata nel 2008, è profonda e la sua continuazione dimostra che non si è distrutto il capitale sovra-accumulato necessario per raggiungere un equilibrio. In Grecia, nel periodo 2009-2011 il PIL è sceso di oltre il 12%, il calo del PIL nel 2011 è stato oltre il 7% e nel 2012 è prevista una diminuzione di oltre il 3%.
 
Le leggi del capitalismo sono implacabili e il KKE considera che una possibile ripresa sarà debole e caratterizzata da un’elevata disoccupazione e dal costante peggioramento della situazione della classe operaia.
 
E’ ben noto che è in atto un tentativo di assumere il dibattito sulla Grecia in merito al debito nella versione dominante del governo e vorremmo sollevare alcune questioni. E’ vero che il debito è molto elevato, stimato in circa 260.000 milioni di euro, oltre il 160% del PIL. La domanda a cui dobbiamo rispondere sono i fattori, le cause che hanno portato a questo debito.
 
Il KKE risponde in modo documentato e dimostra che il debito è stato creato dalla politica dei governi borghesi, che utilizzano i prestiti per finanziare il grande capitale, la politica che promuove l’esenzione delle imposte sulle società, mantiene le imposte sui profitti a livelli molto bassi e permette un’evasione fiscale di grandi dimensioni. Il debito si deve all’incorporazione della Grecia nell’Unione Europea che ha portato alla diminuzione della produzione agricola e dei settori produttivi più importanti, così come i grandi fondi assegnati ai bisogni della NATO.
 
I governi del Partito liberale della ND e del PASOK socialdemocratico, nonché il governo di coalizione formato dai due Partiti insieme con il Partito nazionalista LAOS nel novembre 2011, hanno adottato dure misure contro il popolo.
 
Normalmente queste misure sono previste dall’Unione europea sotto la responsabilità dei governi greci, come parte della strategia di ristrutturazione capitalista che mirava a ridurre il prezzo della forza-lavoro al fine di aumentare la competitività e la redditività del capitale.
 
Si tratta di misure che promuovono il lavoro a tempo parziale, lavoro temporaneo, la contrattazione individuale, l’attacco alla giornata lavorativa di otto ore, l’aumento dell’età pensionabile, la commercializzazione della sanità, del welfare, dell’istruzione, la liberalizzazione e privatizzazione del settore energetico, delle comunicazioni, dei trasporti, ecc…
 
Dal maggio 2010, quando il governo PASOK ha firmato il contratto di prestito e il primo memorandum con Unione europea, Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea, e poi dal febbraio 2012, quando il governo di coalizione ha firmato il secondo contratto di prestito e il secondo memorandum, sono state attivate misure antipopolari ancora più crudeli. Tali misure promuovono tagli ai salari e alle pensioni, l’abolizione dei contratti collettivi e la riduzione della retribuzione minima previsti dal contratto collettivo nazionale di lavoro, l’abolizione delle maggiorazioni di Natale e Pasqua, delle ferie retribuite, il licenziamento di 30.000 funzionari nel 2012 e 150.000 fino al 2015 e così via.
 
Il salario minimo in Grecia di 751 euro lordi è sceso a 586 euro lordi, l’indennità di disoccupazione è stata ridotta da 411 euro a 320 euro, e il salario per i giovani sotto i 25 anni è sceso a 510 euro lordi.
 
In Grecia attualmente i disoccupati sono oltre 1.200.000, il prezzo della forza lavoro è diminuito drasticamente, il tasso di sfruttamento è aumentato e la povertà è diffusa in oltre il 40% della popolazione.
 
Bisogna tener presente che con nuovi prestiti di 120.000 milioni di euro nel 2010 e 130.000 milioni di euro nel 2012 e nonostante il taglio del debito di 100.000 milioni di euro, il debito è in crescita e dovrebbe raggiungere i 400.000 milioni di euro nel 2015.
 
In sostanza, in questo processo le forze del capitale hanno portato il popolo consapevolmente alla rovina mentre ancora è aperta la possibilità di un fallimento incontrollato.
 
L’esperienza che hanno acquisito i popoli dell’Unione europea rafforza la posizione del KKE sull’UE come unione imperialista interstatale, il cui criterio è l’interesse del capitale e che diventa sempre più pericolosa per la classe operaia e i settori popolari. Inoltre, ha partecipato alle guerre imperialiste in Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Libia, alle minacce contro l’Iran e la Siria e si sta preparando per nuove guerre generate dalla concorrenza inter-imperialista.
 
La competizione tra le potenze imperialiste si basa sullo sviluppo ineguale. Ha a che fare con chi prevarrà nella guerra per la conquista di nuovi mercati e quali monopoli si rafforzeranno dalla crisi.
 
L’esperienza dell’UE afferma che ogni aggregazione di Stati capitalisti serve a creare un mercato più ampio che funziona in base agli interessi e ai profitti del capitale. Questo è oggettivo e non si annulla anche nel caso di unificazione in un ambiente capitalista più ampio che coinvolga un paese socialista, poiché sarebbe anch’esso obbligato ad agire all’interno di un quadro stabilito da criteri economici privati. Non è una questione di volontà o di stato d’animo, ma di leggi oggettive che regolano il funzionamento dell’economia in cui i mezzi di produzione sono nelle mani dei monopoli capitalisti, o del capitalista collettivo, lo Stato, con il criterio di concentrare plusvalore e profitti.
 
Banche, compagnie petrolifere e altri monopoli si rafforzano e competono per dominare e raggiungere la quota di mercato maggiore.
 
L’esperienza europea dimostra anche quanto sia importante rivelare per tempo la natura di unione capitalista, una rivelazione puntuale per far fronte alle illusioni e in modo che il movimento operaio si prepari in tempo. Il KKE offre in questo un importante contributo. Ma dobbiamo notare che vi è un serio problema per quanto riguarda la posizione dei Partiti comunisti che non hanno sollevato rapidamente un fronte contro l’Unione europea e in Europa hanno accettato la logica del welfare state, quando in realtà, lo Stato borghese, a causa del confronto con il socialismo prima della sua caduta e alla lotta di classe, per incorporare le forze popolari, ha dovuto fare delle concessioni e soddisfare alcune esigenze sul livello dei salari e dei servizi sociali.
 
La classe operaia, i settori popolari lotterebbero in migliori condizioni se in Europa la situazione nel movimento comunista e operaio in generale fosse diversa, poiché l’effetto dell’opportunismo, del riformismo è un fattore chiave nell’arretramento della lotta di classe. La Grecia è un caso speciale. Il fattore che ha contribuito allo sviluppo della lotta di classe è la linea rivoluzionaria del KKE, perché nonostante le debolezze e le difficoltà che affronta, ha chiara la direzione della lotta, la necessità, l’efficacia e l’opportunità del socialismo.
 
Cari compagni:
 
Nell’area dell’euro e nell’Unione europea, che nel 2010 ha mostrato segnali di ripresa, sono molto preoccupati e stimano che nel 2011 e all’inizio del 2012 ci sarà un calo del PIL, o una stagnazione marginale e questo riguarda anche potenti paesi imperialisti come Italia e Spagna.
 
Oggi nell’UE i disoccupati superano i 42 milioni e la popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà supera i 115 milioni di persone.
 
Le forze borghesi e opportuniste utilizzano la situazione in Grecia e parlano di occupazione da parte dell’Unione europea o della Germania, dell’abolizione dell’indipendenza nazionale.
 
Questa posizione non ha nulla a che fare con la realtà.
 
La Grecia, come ogni stato capitalista, partecipa alle organizzazioni imperialiste con la cosciente decisione della classe borghese, che cede consapevolmente i diritti sovrani per garantirsi interessi a lungo termine.
 
In condizioni di disuguaglianza, che è legge assoluta del capitalismo, la presenza di un qualsiasi Stato capitalista nel sistema imperialista e nelle organizzazioni imperialiste è determinata dalla sua forza economica, politica e militare.
 
Questi problemi richiedono attenzione e devono esser trattati nel quadro del vero rapporto di dipendenza e interdipendenza degli Stati capitalisti, tenendo conto che la disuguaglianza e il predominio delle posizioni degli Stati più potenti del sistema imperialista è una caratteristica del capitalismo, e che la disuguaglianza nei rapporti scomparirà nella misura in cui il popolo greco e gli altri popoli decidono di spezzare le catene dello sfruttamento, per rovesciare il sistema, per costruire il socialismo, sviluppare un sistema di relazioni internazionali basate sul reciproco vantaggio.
 
Dobbiamo prestare molta attenzione alle posizioni che in nome dell’indipendenza nazionale e della sovranità nazionale portano i Partiti comunisti in alleanza con le forze borghesi limitando la loro azione a obiettivi di perpetuazione del sistema capitalistico.
 
Cari compagni:
 
In Grecia, si svolge da molto tempo una lotta di classe massiccia e dura. Numerosi scioperi generali e settoriali, scioperi nelle aziende, decine di manifestazioni, presidi in edifici pubblici e altri.
 
Il punto chiave è che alla testa di queste lotte ci sono il KKE e il PAME, il movimento orientato di classe che raggruppa nelle sue fila centinaia di sindacati, Federazioni, Centrali del Lavoro, comitati di lotta nelle imprese, sindacalisti che lottano con la linea della lotta di classe.
 
Queste lotte si svolgono in un clima d’intenso anticomunismo da parte dei partiti borghesi e dei mezzi di comunicazione, in un clima di intimidazione padronale, di attacchi provocatori da parte della macchina statale e parastatale tramite diversi gruppi di incappucciati anticomunisti che si presentano come anti-autoritari. Finora, queste provocazioni hanno causato quattro morti e numerosi feriti, ma non hanno battuto lo spirito combattivo della classe operaia. KKE, PAME e altri gruppi militanti fanno passi avanti, continuano con determinazione l’organizzazione della lotta, insistendo sul lavoro nelle fabbriche, nelle aziende, nei quartieri, dando la priorità all’unificazione del movimento operaio, per cambiare i rapporti di forza.
 
Ultimamente ci sono stati passi importanti nell’azione congiunta del PAME con i gruppi militanti di contadini, piccoli imprenditori, giovani e donne nello sforzo di consolidare le alleanze sociali alla base della politica del KKE. Il frutto di questo sforzo è la creazione di centinaia di comitati popolari che svolgono una significativa azione nei quartieri popolari, nelle città e paesi sui problemi delle famiglie popolari.
 
Un elemento importante di questi eventi è l’intenso scontro del KKE e del movimento di classe con il SYN / SYRIZA, con il Partito della Sinistra Europea (PSE) e altre forze opportuniste che usano una fraseologia fuorviante mentre le loro posizioni sostengono la preservazione del capitalismo, appoggiano l’Unione europea e lodano la Banca Centrale Europea, creando confusione dividendo il debito in morale e immorale, legale e illegale, facilitando così l’attacco delle forze borghesi.
 
Si è intensificato il confronto con le forze del sindacalismo collaborazionista, con la Confederazione Generale dei Lavoratori della Grecia e la Confederazione dei lavoratori del settore pubblico, controllate dal PASOK e ND e dalle poche forze opportuniste.
 
Si tratta di forze che supportano la collaborazione di classe e il dialogo sociale con i padroni, sono complici nell’eliminazione dei diritti dei lavoratori e sono in linea con le organizzazioni asservite della CES e della CSI che sono in conflitto con la FSM.
 
Il KKE è la forza motrice della resistenza del popolo. E’ in prima linea nella lotta su qualsiasi problema popolare e dimostra nella pratica le assurde affermazioni degli opportunisti, che comunque non danno alcun serio contributo alla lotta dei lavoratori, secondo cui il KKE aspetta il socialismo per risolvere i problemi del popolo.
 
Deve esser chiaro che l’orientamento della lotta è molto importante. Oggi non è abbastanza forte, né è sufficiente per portare richieste più avanzate.
 
La cosa principale è che la lotta si basi su una linea antimonopolista e su obiettivi che rafforzino l’unità classista della classe operaia e la sua alleanza con i settori popoli.
 
La questione principale oggi è che attraverso le lotte operaie e popolari si ottenga il maggior raggruppamento, concentrazione e preparazione di forze possibili, al fine di rovesciare il sistema di sfruttamento. La lotta di classe non si limita allo scontro con i governi antipopolari, né alla richiesta di migliori condizioni di vendita della forza lavoro.
 
La questione cruciale è la direzione che crea le condizioni per il potere operaio e popolare, il socialismo che è il presupposto per l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo. Tutto il resto va per aria, come è successo al “movimento degli indignati”.
 
La lotta per il socialismo determina l’opera ideologica, politica e di massa che fa il KKE e crediamo che questo possa dare forza a tutti i Partiti comunisti, difendendo le conquiste del socialismo che ha raggiunto l’eliminazione della disoccupazione e della povertà, ha edificato sistemi avanzati nei settori della sanità, del benessere sociale, dell’istruzione, della cultura, dello sport, per soddisfare i bisogni del popolo.
 
Il KKE porta avanti così la sua lotta, tratta in modo critico i propri errori, omissioni, deviazioni opportuniste che portarono al rovesciamento del socialismo in Unione Sovietica e altri paesi socialisti.
 
Siamo tenuti a entrare coraggiosamente in conflitto con l’anticomunismo e le calunnie senza fondamento storico delle forze di capitale che si infuriano in quanto il loro interesse richiede che la classe operaia, lavori duramente, produca plusvalore, produca ricchezza in modo che i capitalisti possano appropriarsene.
 
Dobbiamo porre fine a tutto questo. Questa posizione è contemporanea, necessaria e rappresenta gli interessi del popolo.
 
Il cosiddetto socialismo del secolo XXI è fuorviante. È estraneo al potere operaio e popolare, alla socializzazione dei mezzi di produzione e alla pianificazione centrale. Si tratta di un’opzione disegnata per la conservazione del capitalismo con lo slogan fuorviante dell’umanizzazione della barbarie imperialista.
 
Il KKE lavora sulla base della sua proposta politica:
 
Un potere operaio, popolare che si baserà sulle unità di produzione, con la partecipazione della classe operaia nella costruzione della nuova società.
 
La socializzazione dei mezzi concentrati di produzione, della ricchezza minerale, dell’energia, dei trasporti, delle telecomunicazioni, del commercio e altri settori strategici. Le cooperative di produzione dei piccoli contadini e le piccole imprese dove non sono mature le condizioni per la proprietà sociale. Con una pianificazione centrale che si espanderà a livello regionale e settoriale.
 
Il ritiro della NATO e l’Unione europea, da tutte le organizzazioni imperialiste con il compito di creare rapporti reciprocamente vantaggiosi con altri Stati e popoli.
 
La cancellazione unilaterale del debito, perché non è stato creato dal nostro popolo.
 
Le difficoltà sono ben note. Ci vuole grande sacrificio, ma questo è il cammino che risponde agli interessi della classe operaia e dei settori popolari.
 
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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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