Nikos Beloyannis; “L’uomo con il garofano”-Nikos Beloyannis “El hombre del clavel”

Nikos Beloyannis ;”L’uomo con il garofano”-Nikos Beloyannis “El hombre del clavel”

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Nikos Beloyannis

“L’uomo con il garofano”

 

Nikos Beloyannis

“L’uomo con il garofano”

Al termine della guerra civile in Grecia l KKE subì una dura repressione, migliaia di militanti e dirigenti furono arrestati, torturati e uccisi, tra questi anche uno dei leader, Nico Belojannis.

il discorso di Belojannis al suo processo, fu una degna difesa in stile Dimitrov

Il 30 marzo 1952, quando suo padre veniva fucilato con altri tre compagni di lotta, per volere dell’ambasciata americana e della “iena di via Erode Attico”, cioè la regina consorte di Grecia, Frederika, il piccolo Nikos aveva appena un anno. Io ne avevo ben dieci di più, ma non abbastanza per trattenere alcun ricordo di un processo per “spionaggio” condotto con inaudita ferocia e implacabile volontà di uccidere, in tutto simile a quelli che l’Occidente “civile” amava imputare come sua “esclusiva” specialità alla Russia staliniana.

Eppure, dagli stessi anni (1953) io trattengo, vivissimo, il ricordo di Julius e Ethel Rosenberg, messi a morte sulla sedia elettrica di Sing Sing per lo stesso tipo di accusa. Evidentemente, anche nello strazio della stessa morte insensata, c’è una differenza tra l’essere poveri americani o poveri greci. Io ricordo ancora il brivido che mi percorse quando una mattina sentii annunciare dalla radio che i Rosenberg erano stati eliminati mentre dormivo: ma non avevo mai sentito parlare di Nikos Beloyannis, che un anno prima in Grecia aveva fatto simile fine. Un conto è l’America, un conto è il resto del mondo: figuriamoci i Balcani e chissà, ora, quali altre parti della nostra terra infelice. Eppure non si può dire che il caso Beloyannis non abbia avuto un’eco internazionale, se Pablo Picasso lasciò di lui il ritratto dell’ “Uomo con il garofano” e se si mobilitarono, per sottrarlo alla morte, personaggi come De Gaulle, Éluard, Cocteau, Sartre, Hikmet, Chaplin e mezzo parlamento britannico senza distinzione di tories e di laburisti…

Nikos Beloyannis era nato nel 1915 ad Amaliada, una cittadina dell’Elide, Peloponneso. Fu presto comunista e presto conobbe il carcere di Akronauplia, essendo Metaxas il dittatore. Nell’Occupazione fu consegnato, come prigioniero, dalla giurisdizione greca a quella dei tedeschi, ma riuscì a fuggire e a mettersi al fianco di Aris Velouchiotis nella resistenza agli invasori. Nella guerra civile fu comandante della 10° divisione dell’Esercito Popolare e fu tra gli ultimi a lasciare la Grecia dopo la sconfitta nel 1949. Ma già l’anno seguente rientrava clandestinamente in patria con un centinaio di compagni per ricostruire il partito che appariva ormai disfatto, veniva catturato e accusato di appartenere a un’organizzazione dichiarata illegale dalla legge 509/1947 e di avere svolto attività di spionaggio a favore dell’ U.R.S.S. Nell’ottobre 1951 un Tribunale Militare Speciale avviò il processo a Beloyannis e a quasi un centinaio di altri imputati. Non sorprende trovare tra i giudici “speciali” quello stesso Yorgos Papadopoulos che avrebbe messo in ferri la Grecia nel 1967: ma sorprende che proprio lui fu l’unico militare a votare, per Beloyannis, per una pena non capitale. Poichè qualunque condanna si sarebbe dovuta amnistiare per le pressioni della comunità internazionale, decisa a por fine allo spargimento di sangue nella Grecia uscita dalla guerra civile, per Beloyannis e per pochi altri si riformularono le accuse di spionaggio in termini più gravi e diversi, in modo da poterli comunque far giudicare e condannare, questa volta dal Tribunale Militare Permanente di Atene. A questo fine si approfittò della improvvisa scoperta, proprio in quel momento…, di collegamenti radio tra alcune abitazioni di Atene e l’oltrecortina. Un membro autorevole del partito, Nikos Ploumidis (1902 – 1953), che sarebbe stato non molto tempo dopo arrestato, giudicato e lui pure passato per le armi, scrisse una lettera per rivendicare a sé stesso i collegamenti radio, scagionando così Beloyannis e gli altri e offrendo di consegnarsi al posto degli imputati

Beloyannis, che per l’intera settimana in cui durò il processo si presentava ogni giorno all’udienza con un garofano fresco all’occhiello, negò ogni accusa e rivendicò il ruolo svolto, durante l’ Occupazione, per la liberazione della Grecia. Intorno a lui si suscitò una mobilitazione internazionale, ma fu lo stesso arcivescovo di Atene a riconoscere in lui qualcosa di più alto dei primi martiri cristiani, i quali affrontavano la morte per un premio eterno, mentre Beloyannis, pur testimoniando come loro la sua fede, non ne attendeva alcuno nell’aldilà. Il tribunale militare decise all’unanimità la morte di Beloyannis e di altri tre nonostante la pressione internazionale e il dissenso del primo ministro, generale Plastiras, che aveva fatto della riappacificazione il programma del suo governo. Prevalse la logica della guerra fredda imposta dall’ambasciatore americano e dalla corte dominata dall’intrigante e implacabile Frederika. E’ triste, ma interessante, annotare come i colleghi centristi di Plastiras, Sofoclìs Venizelos e Yorgos Papandreou, il padre di Andreas poi fondatore del Pa.So.K., fossero assertori della fucilazione di quelle spie comuniste. Contro ogni buon uso greco, e forse anche tedesco, i quattro furono fucilati di notte e di domenica, il 30 marzo 1952, nella caserma di Goudì, dove erano stati a tale scopo trasferiti.

Scrisse di Beloyannis Yannis Ritsos nella raccolta intitolata “L’uomo dal garofano”.

Con lo stesso titolo nel 1980 il regista Nikos Tzimas produsse un film, per il quale Mikis Theodorakis compose la musica, e suo fratello Yannis il testo della canzone.

Ma molti altri canti nacquero in onore dell’ “uomo dal garofano”: scrivete «Μπελογιαννης» in you tube e mettetevi in ascolto. (gpt)

fonte

(seduta della Camera dei Deputati del 2 aprile 1952)

Per la morte di Nico Belojannis

MARCHESI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCHESI. Ho chiesto di parlare, signor Presidente, per un motivo che non è certamente nuovo né sconvenevole in questa aula, dove le voci commosse del mondo hanno spesso trovato una consonanza decorosa, se anche parziale.

Onorevoli colleghi, chi muore per una idea che sente giusta, per una fede che sente liberatrice, merita il ricordo ed il rispetto di quanti seguonoo un’idea e custodiscono una fede; e se alla morte si aggiunge l’oltraggio dei persecutori, il sacrificio diviene perciò più grande e più luminoso. In questa Assemblea di rappresentanti del popolo italiano, sentiamo il dovere di ricordare un uomo il quale, nella sua patria martoriata, che aveva pur difeso col suo braccio liberatore, cadde colpito a morte, tra la commozione e l’esecrazione di tanti esseri umani. Cadde colpito a morte, lasciando a noi il nome di un novissimo eroe e i nomi dei vecchi e sempre rinnovati carnefici. E’ doloroso dover ancora oggi ripetere, onorevoli colleghi, l’annunzio cristiano del vostro, del nostro Tertulliano: semen est sanguis, l’annunzio del sangue fecondatore.

Ed in quest’aula, da dove partirono un tempo volontari combattenti per la libertà, della Grecia, noi leviamo la voce: onore e gloria a Nicola BeloYannis e ai suoi compagni di martirio. (Vivi applausi all’estrema sinistra – I deputati dell’estrema sinistra si levano in piedi).

Nikos Beloyannis

“El hombre del clavel”

Al final de la guerra civil en Grecia, el KKE, sufrió una dura represión, miles de activistas y dirigentes fueron arrestados, torturados y asesinados, entre ellos también uno de los líderes, Nico Belojannis.

Discurso de Beloyannis en su juicio, era un estilo digno de defensa de Dimitrov

El 30 de marzo de 1952, cuando su padre fue asesinado junto con tres compañeros más, a instancias de los EE.UU. y la “hiena de Herodes Atticus,” que la reina consorte de Grecia, Federica, la pequeña Nikos tenía sólo un año. Yo sólo tenía diez años más, pero no lo suficiente como para retener el recuerdo de un juicio por “espionaje” llevado a cabo con una ferocidad sin precedentes e implacable voluntad de matar, muy similares a los que Occidente “civil” querido imputar sus especialidades únicas a Rusia “estalinista”.

Sin embargo, el mismo año (1953) que tengo, muy viva, la memoria de Julius y Ethel Rosenberg, ejecutados en la silla eléctrica en Sing Sing por el mismo tipo de acusación. Es evidente que, incluso en la misma agonía de la muerte sin sentido, hay una diferencia entre ser estadounidenses pobres y pobres griegos. Todavía recuerdo la emoción que me atravesó cuando una mañana oí la radio anuncia que los Rosenberg había sido retirado mientras estaba durmiendo, pero yo nunca había oído hablar de Nikos Beloyannis, un año antes de que Grecia había hecho tal fin. Una cuenta es Estados Unidos, es una cosa que el resto del mundo, por no hablar de los Balcanes y quién sabe, ahora, ¿qué otras partes de nuestro desdichado país. Sin embargo, no se puede decir que el caso no ha ido acompañado Beloyannis internacional, si Pablo Picasso le dio el retrato del “hombre del clavel” y movilizó a si, para salvarlo de la muerte, la gente como De Gaulle, Eluard, Cocteau, Sartre, Hikmet, Chaplin y medio Parlamento británico, independientemente SE SER  conservadores O  SOCIALDEMOCRATAS …

Nikos Beloyannis nació en 1915 a Amaliada, una ciudad de Elis, el Peloponeso. Pronto se convirtió en comunista, y pronto se reunió con el Akronauplia prisión, siendo los Metaxas dictador. Ocupación fue dada como un prisionero, del griego a la jurisdicción de los alemanes, pero logró escapar y llegar al lado de Velouchiotis Aris en la resistencia a los invasores. En la Guerra Civil ordenó a la 10 ª División del Pueblo y fue uno de los últimos en salir de Grecia después de la derrota en 1949. Pero ya al año siguiente cayó en secreto en casa con un centenar de compañeros para reconstruir el partido que parecía estar deshecho, fue arrestado y acusado de pertenecer a una organización declarada ilegal por la ley 509/1947 y ha trabajado como espía para de la URSS ” En octubre de 1951 un Tribunal Militar Especial comenzó a las Beloyannis de proceso y casi un centenar de otros acusados. No es sorprendente encontrar entre “especial” a los jueces que Yorgos Papadopoulos mismas que pondría en plancha Grecia en 1967, pero su sorprendente que él era el único soldado a votar por Beloyannis al castigo, no de capital. Dado que cada frase debería haber sido la amnistía bajo la presión de la comunidad internacional, decidió poner fin al derramamiento de sangre en Grecia a salir de la guerra civil, y unos cuantos más Beloyannis reformuló los cargos de espionaje en una más grave y diferente, por lo que todavía puede ser juzgado y condenado, esta vez por el Tribunal Militar Permanente de Atenas. Con este fin, nos aprovechamos de el descubrimiento repentino en ese momento …, enlaces de radio entre algunas casas en Atenas y la Cortina de Hierro. Un miembro prominente del partido, Nikos Ploumidis (1902 – 1953), que no fue mucho después de capturado, juzgado y él también pasó por las armas, escribió una carta a reclamar para sí los mismos enlaces de radio, por lo tanto exonerando Beloyannis y otros y ofreciendo a rendirse en lugar de los acusados

Beloyannis, que duró toda la semana en que el proceso se presenta en la audiencia todos los días con un clavel fresco en el ojal, negó las acusaciones y afirmó que el papel desempeñado durante el Empleo “, para la liberación de Grecia. Alrededor de él se despertó indignación internacional, pero fue el arzobispo de Atenas a reconocer en él algo superior a los mártires de los primeros cristianos, que se enfrentaron a la muerte de una recompensa eterna, mientras que Beloyannis, así como su testimonio de su fe, no esperar a que alguien en la otra vida. El tribunal militar decidió por unanimidad a la muerte y otros tres Beloyannis pesar de la presión internacional y los desacuerdos del Primer Ministro, el General Plastiras, que había hecho el programa de su gobierno de reconciliación. Él escogió la lógica de la Guerra Fría impuesta por el embajador de EE.UU. y su corte dominada por las intrigas y despiadado Federica. Es s triste, pero interesante observar cómo los Plastiras colegas centristas, Sofoclìs Venizelos y Papandreou Yorgos, el padre del fundador de Andreas posterior de Pa.So.K., eran partidarios de los disparos de los espías comunistas. En contra de cualquier buen uso griego, y tal vez también el alemán, los cuatro fueron fusilados en la noche y Domingo, 30 de marzo 1952, en el cuartel de Goudi, donde había sido trasladado para este fin.

Él escribió acerca de Yannis Ritsos Beloyannis en la colección titulada “El hombre del clavel”.

Con el mismo título en 1980, el director Nikos Tzimas produjo una película, para la que compuso la música de Mikis Theodorakis, Yannis y su hermano la letra.

Pero muchas otras canciones nacieron en honor de “hombre del clavel”: escribir “Μπελογιαννης” en you tube y estar escuchando. (GPT)

fuente

(Reunión de la Cámara de Diputados el 2 de abril de 1952)

Por la muerte de Nico Belojannis

MARQUÉS. Pido la palabra.

PRESIDENTE. Tiene el poder.

MARQUÉS. He pedido la palabra, señor Presidente, por una razón que ciertamente no es nuevo ni impropia en esta sala, donde las voces conmovió al mundo a menudo han encontrado una armonía decente, aunque parcial.

Señoras y señores, que muere por una idea que se siente bien, de una fe liberadora que se siente, merece el recuerdo y el respeto de los seguonoo idea y mantener la fe, y si la muerte se suma a la indignación de los perseguidores, el sacrificio por lo tanto, se hace más grande y más brillante. En la Cámara de Representantes del pueblo italiano, sentimos el deber de recordar a un hombre que, en su tierra natal con problemas, a pesar de que había defendido con su libertador brazo, cayó herido de muerte, entre la emoción y la maldición de tantos seres humanos. Cayó herido de muerte, que nos deja el nombre de un héroe muy nuevo y los nombres de los verdugos antiguo y siempre nuevo. Es ‘s sigue siendo doloroso para repetir, señoras y señores, el anuncio de la cristiana, nuestro Tertuliano: semen est sanguis, sangre fertilizar el anuncio.

Y en esta sala, desde que entró a combatientes voluntarios de tiempo para la libertad, de Grecia, elevamos la voz, honor y gloria a Beloyannis Nicolás y su compañeros mártires. (Fuertes aplausos en el extremA izquierdA –

KOS BELOGIANNIS: Siempre vivirá en el corazón y en nuestra conciencia

Es lógico que los 93 años de historia impactante del KKE, de un partido que durante casi un siglo se ha mantenido erguido, que ha sido consistente e inquebrantable al lado del pueblo incluso cuando tenía que pagar su postura con la vida y la sangre de sus miembros y cuadros, provoquen el interés de cualquier persona bien intencionada. Desde este punto de vista la difusión de la historia del KKE, sobre todo en las actuales condiciones difíciles que experimenta el país, contribuye a la elevación del verdadero patriotismo y del internacionalismo proletario.

Hoy, viernes 30 de marzo, se cumplen 60 años del asesinato de Nikos Belogiannis y de sus camaradas. El diario “Rizospastis”, órgano del CC del KKE, ha dedicado varias páginas a este aniversario.

Cuando el KKE estaba en condiciones de clandestinidad y de dura persecución, Belogiannis utilizó el juicio en su contra en el tribunal militar con el fin de denunciar y ridiculizar sus acusadores. Es característico el diálogo durante el juicio con uno de sus acusadores básicos, el policía Angelopoulos:

Belogiannis: ¿Usted afirma que he venido aquí para promover las decisiones de los plenos del CC del KKE?

Angelopoulos: Sí, eso creo.

Belogiannis: Estas resoluciones dicen que la base de la actividad del KKE es la lucha por el pan, las libertades democráticas, la paz. ¿No es así?

Angelopoulos: Así es.

Belogiannis: Entonces ¿la lucha por el pan, las libertades democráticas y la paz es una conspiración contra Grecia¿

Angelopoulos: No.

Belogiannis: Gracias. Esto es lo que quería aclarar.

«En su propio camino»

El KKE ha honrado y sigue honrando la postura de vida militante de Nikos Belogiannis. Nikos Zachariadis, SG del CC del KKE, en un artículo sobre Nikos Belogiannis, publicado en una edición especial del ilegal diario “Rizospastis”, en abril de 1952 señaló lo siguiente:

“Si queremos decir brevemente qué tipo de persona fue Belogiannis podemos decir que: en toda su vida militante fue

un digno miembro del KKE,

un águila,

un verdadero bolchevique,

un guía y un líder (…)

En toda su vida, dedicada a la lucha y el combate, siempre al servicio del pueblo, del movimiento, del KKE, siempre fue un digno miembro del KKE, un ejemplo, y por eso para todos nosotros y, ante todo, para los jóvenes, hombres y mujeres, para nuestros hijos, el mejor y más digno honor en su memoria es que nos inspiremos de su vida y ejemplo, que caminemos sin miedo e inquebrantables en su camino, que seamos dignos comunistas, militantes y dirigentes del pueblo, dando el ejemplo como lo hizo él.”

“Mi vida está ligada a la historia del KKE”

Grecia está actualmente en un período preelectoral, de cara a las elecciones anticipadas que se celebrarán posiblemente el día 6 de mayo. En este momento las fuerzas del oportunismo (SYN/SYRIZA) han anunciado que llevarán a cabo un evento en honor de Nikos Belogiannis y de sus camaradas.

Sin embargo, como aparece en el diario Rizospastis: “Belogiannis y sus camaradas creyeron y lucharon por los ideales y los valores que no tienen la más mínima relación con lo que representa hoy en día SYN/SYRIZA. Defendieron vigorosamente la Unión Soviética, el primer Estado obrero en el mundo, a diferencia de los representantes del oportunismo político que se habían convertido en vehículos del antisovietismo más feroz y asqueroso (…) Belogiannis y sus camaradas libraron una lucha constante contra el imperialismo alemán, británico y estadounidense. Y esta fue la causa que les ejecutaron. Así ¿qué relación pueden tener con las corrientes políticas que apoyan abiertamente el imperialismo europeo, esta gran cárcel de los pueblos europeos? ¿Con los que firmaron el tratado que sentó las bases del ataque más brutal contra los pueblos europeos¿ Nos referimos al tratado de Maastricht. ¿Qué relación pueden tener ellos con los partidos que en el periodo de los bombardeos imperialistas contra Serbia convirtieron su periódico en la oficina de prensa de la OTAN? Podemos mencionar decenas de incidentes que demuestran que esta corriente política no sólo no tiene ninguna relación con los ideales y los valores del movimiento comunista, sino que constituye un aspecto de anticomunismo contemporáneo, un puesto de avanzada de la burguesía”.

El Rizospastis responde utilizando las palabras del propio N.Belogiannis a todos aquellos que tratan de explotarle y separarle del KKE:

“Si hubiera renunciado al KKE me absolverían posiblemente con grandes honores… Pero mi vida está ligada con la historia del KKE y con su actividad… Decenas de veces me enfrentó al dilema: Vivir y traicionar mis convicciones, mi ideología o morir permaneciendo fiel a ellas. Siempre he escogido el segundo camino y hoy lo estoy haciendo otra vez”.

Estas palabras que Belogiannis dijo a los jueces del tribunal, en noviembre de 1951, conmocionan los corazones de todos aquellos que no firman “declaraciones de arrepentimiento”, todos aquellos que de cara a la indignidad de quienes intentan “apropiarse” de Belogiannis para justificar sus “declaraciones de arrepentimiento”, responden igual que Belogiannis: con desprecio.

60 años después de la ejecución de Nikos Belogiannis -héroe del pueblo, miembro del Partido Comunista de Grecia- y de sus compañeros

“Nosotros creemos en la teoría más correcta que ha sido concebido por las mentes más progresistas de la humanidad. Y nuestro esfuerzo, nuestra lucha, es que esta teoría se convierte en una realidad en Grecia y en el mundo entero (…) Queremos a Grecia y a su pueblo más que nuestros acusadores (…) Precisamente porque luchamos para que nuestro país tenga días mejores, sin hambre y guerra (…) y cuando es necesario, sacrificamos nuestras vidas. “(Nikos Belogiannis, segmento de su discurso de defensa en el tribunal militar)

Nikos Belogiannis nació en 1915 en el pueblo de Amalia (región de Peloponeso) y fue el hijo de un artesano pobre. Como estudiante de la escuela secundaria y más tarde, como estudiante de la Universidad de Atenas, se involucró en el movimiento progresista de los jóvenes. N. Belogiannis se afilió a la Organización de la Juventud Comunista de Grecia (OKNE) y en 1934 al Partido Comunista de Grecia (KKE). Fue expulsado de la Facultad de Derecho de la Universidad de Atenas por sus actividades revolucionarias. En 1934-36 fue el organizador y líder de una serie de organizaciones del partido en el Peloponeso. En marzo y agosto de 1936, fue detenido por su actividad revolucionaria. En julio de 1937 se escapó de la prisión. En mayo de 1938 fue nuevamente detenido y condenado a cinco años de prisión y dos años de exilio.

El período de la ocupación nazi

La autoridad griega en favor de los fascistas después de la ocupación de Grecia entregó Nikos Belogiannis y otros presos comunistas a los fascistas alemanes e italianos. Cabe señalar que de los 17.000 comunistas no más de cuatro mil habían sobrevivido hasta el comienzo de la ocupación alemana y 2.000 de ellos estaban en las cárceles y campos de concentración en las islas del mar Egeo. Sin embargo, unos pocos cientos de comunistas, aprovechándose de la confusión de las autoridades fueron capaces de escapar de la cárcel en 1941. Entre ellos se encontraban algunos miembros del Comité Central del Partido, pero N. Belogiannis fue incapaz de escapar a la libertad.

Cabe señalar que antes de la ocupación el rey y de los líderes de los partidos burgueses se habían ido de Grecia. A pesar de que sólo había unos pocos miles de personas en las filas del KKE y la mayoría de ellos estaban en las prisiones y en los campos de concentración el partido tomó la iniciativa y creó la primera organización de liberación nacional “Solidaridad Nacional”, cuyo objetivo fue ayudar a las víctimas de la guerra y de la ocupación nazi. Incluyó la organización griega de la Cruz Roja, intelectuales progresistas, parte del clero y un gran número de mujeres. Haciendo caso omiso de las órdenes estrictas de las autoridades de ocupación y el gobierno títere, miembros de la organización ayudaron a los soldados heridos e hicieron un esfuerzo especial para salvar al pueblo y especialmente los niños del hambre. Antes del final de la guerra a través de donaciones había creado cientos de centros de salud, más de 1.200 farmacias populares, 90 centros de convalecencia, 73 hospitales para el pueblo, un gran número de jardines de infancia, guarderías y hogares infantiles. Más de un millón de personas recibieron asistencia de la organización “Solidaridad Nacional”.

El 31 de mayo de 1941, el Comité Central del KKE hizo un llamamiento para la formación de un frente popular contra los invasores. Los grandes partidos burgueses griegos rechazaron inmediatamente el llamamiento del KKE y declararon que la mejor manera de salvar al pueblo era la de “esperar a ver qué pasa”. Los primeros que respondieron al llamamiento del Partido Comunista fueron las organizaciones masivas de la clase obrera, los sindicatos. El 16 de julio de 1941, fue fundado el Frente de Liberación Nacional de los Trabajadores (EEAM), y el 28 de septiembre de 1941, con la participación del KKE y de varios pequeños partidos se formó el Frente de Liberación Nacional (EAM). Durante muchos años, EAM se transformó en la mayor organización de masas que ha existido jamás en Grecia. A pesar de la prohibición y cientos de víctimas, EAM organizó durante la ocupación nazi una serie de huelgas muy grandes y manifestaciones de masas, que eran las más grandes en escala que en cualquier otro país bajo la ocupación alemana-nazi.

En enero de 1942 el Comité Central del KKE y el Comité Central del EAM emitieron una resolución para establecer un ejército guerrillero regular, el Ejército Popular Griego de Liberación (ELAS).

EAM y ELAS lucharon contra los fascistas alemanes, italianos y búlgaros. Estos últimos operaron en el norte de Grecia y amenazaron su integridad territorial.

En septiembre de 1943 Nikos Belogiannis se escapó. En 1943-44 estuvo involucrado en el partido y el trabajo partidista en la zona de Patras como el comisario político de la 3ª División del Ejército Popular Griego de Liberación (ELAS). En el mismo período (antes de 1944) ELAS liberó muchas zonas montañosas del país, donde el Gobierno Popular (PEEA) se estableció, así como los órganos de poder popular, los comités y los tribunales. En agosto y a principios de septiembre de 1944, cuando el victorioso Ejército Rojo entró en los Balcanes, ELAS había pasado a una ofensiva general contra las fuerzas fascistas. El ejército regular de ELAS tenía en sus filas a 78.000 oficiales y soldados, que eran aguerridos. Además de estas fuerzas había una organización de los reservistas, alrededor de 50 mil personas y la milicia nacional de seis mil personas. Había más de 1,5 millones de miembros organizados en EAM, de los cuales 400.000 eran miembros del KKE y unos 400 mil miembros de la juventud antifascista de la organización EPON.

ELAS liberó Grecia completamente. Después de la liberación de Grecia, Nikos Belogiannis se puso jefe del departamento del trabajo ideológico de la organización del KKE en la región del Peloponeso. Él dirigía la revista “Morias libre” y al mismo tiempo trabajaba en dos libros “El capital extranjero en Grecia” (publicado en 1998 por la editorial “Synchroni Epochi”) e “Historia de la literatura griega moderna”.

En Grecia empezaron a llegar las tropas extranjeras, principalmente británicos.

La Guerra Civil

La guerra civil se impuso sobre el pueblo griego por los círculos imperialistas de Gran Bretaña y los EE.UU., así como por las fuerzas reaccionarias de Grecia con el fin de mantener el orden político y socioeconómico que existía en Grecia antes de la Segunda Guerra Mundial. Esto tuvo consecuencias nefastas para el país.

En esta lucha desigual, las fuerzas populares estuvieron representados por el Ejército Democrático de Grecia (DSE). El Ejército Democrático de Grecia (DSE) fue creado en octubre de 1946 en respuesta a un terror sangriento, que inició en Grecia en diciembre de 1944 por las fuerzas reaccionarias burguesas y las tropas extranjeras contra los combatientes del movimiento antifascista nacional.

Hasta los finales de 1947, el DSE mantuvo la iniciativa en la lucha. En el verano de 1947 la operación del ejército “nacional” no consiguió destruir el DSE. Las fuerzas del DSE repelieron al enemigo y le infligieron una serie de graves derrotas militares. En general, el “ejército nacional” se vio forzado a pasar a la defensiva. La clase dominante estaba preocupadα de que sus planes pudieran fallar, porque Gran Bretaña no estaba preparada a continuar su intervención en Grecia. Los EE.UU. acudieron de ayuda.

El 20 de junio 1947 se firmó un acuerdo entre Grecia y EE.UU., según el cual el poder supremo en Grecia fue transferido al Presidente de los EE.UU. Afirmaron que el gobierno griego llevaría a cabo cualquier petición del Presidente de EE.UU., por supuesto, en el nombre de la “seguridad” del país.

En Grecia, cientos de barcos con equipo militar moderno llegaron para modernizar el “ejército nacional”. El 24 de febrero de 1948 el general estadounidense Van Fleet llegó a Atenas. Se puso jefe del “ejército nacional”. Cinco mil oficiales militares estadounidenses y asesores comenzaron a supervisar el “ejército nacional” y purgaron a funcionarios y soldados en sus filas.

Crearon una “zona muerta” en las regiones donde operó el DSE, ya que un millón de campesinos fueron expulsados de sus hogares para que los partidarios del DSE no pudieran utilizar su ayuda. El “ejército nacional” había sido entrenado y preparado para “la guerra de montaña”. Por otro lado, los esfuerzos del DSE y su adaptación a la nueva situación no podían cambiar la situación: Hasta el verano de 1948, cuando la batalla principal se llevó a cabo, la correlación de fuerzas entre el DSE y el “ejército nacional” era de 1 a 10, con respecto a la mano de obra, y de 1 a 50 con respecto al equipo militar; una ventaja abrumadora a favor del enemigo. El DSE no tenía aviones o tanques. Además, los estadounidenses primero usaron bombas de napalm allí, que fueron ampliamente utilizadas durante la guerra de Vietnam. Sólo en una batalla en Grammos, lanzaron 338 bombas de napalm en las posiciones del DSE.

A pesar de la correlación de fuerzas desigual, la batalla final (en Grammos y Vitsi) fue feroz, y no es casualidad que todavía se enseña hoy en las academias militares en Grecia y en los EE.UU.

Cuando la batalla estaba todavía en curso Nikos Belogiannis escribió: “Una característica básica de la batalla en Grammos fue la gran diferencia en recursos humanos y materiales entre los dos oponentes. Los imperialistas extranjeros les proporcionaron abundantes cañones y aviones a los monarco-fascistas… La diferencia fue eliminada por la superioridad política y moral de los luchadores y cuadros del DSE que hoy están escribiendo las páginas más gloriosas de nuestra historia luchando por una nueva Grecia de la democracia popular”.

Durante la Guerra Civil (1946-1949) Nikos Belogiannis estaba llevando a cabo el trabajo político en el Ejército Democrático de Grecia. En 1947 fue nombrado jefe del Departamento de Propaganda del DSE. En 1948-49, comisario político de la 10ª División del DSE. Fue herido en una batalla en 1948.

La guerra civil se prolongó hasta el agosto de 1949. La lucha del DSE fue heroica y la primera lucha antiimperialista en el mundo después de la II Guerra Mundial. A pesar del heroísmo de los soldados del DSE, debido a la desigualdad de las fuerzas en combate, la guerra terminó con la derrota del ejército popular.

Durante las batallas de la guerra civil, hubo 50 mil personas muertas. 6.500 comunistas y demócratas fueron fusilados después de ser condenado por los tribunales militares. 50 mil antifascistas fueron encarcelados y exiliados, muchos fueron sometidos a torturas atroces. 100 mil griegos, combatientes del DSE y sus familias, se vieron obligados a abandonar el país después de la derrota del DSE. La mayor parte de ellos recibieron asilo político en la Unión Soviética y otros países europeos socialistas.

Después de la derrota del DSE, en septiembre de 1949, N. Belogiannis y miles de hombres armados se marcharon a los países socialistas de Europa central y oriental. En Grecia, se estableció un violento régimen antidemocrático, que era totalmente dependiente política, económica y militarmente de imperialismo británico-estadounidense.

En 1950, N. Belogiannis fue elegido como miembro del Comité Central del Partido Comunista de Grecia (KKE).

La detención y la ejecución de N. Belogiannis

La VI y la VII sesiones plenarias del CC, que tuvieron lugar en el mismo año, decidieron adaptar la táctica del partido a la nueva situación, es decir, la derrota en la Guerra Civil. Por lo tanto, la resolución del Pleno hizo hincapié en la necesidad de transferir el núcleo del trabajo del partido de la lucha armada a la pacífica actividad política de masas. Promovió la tarea política de la reconciliación y la lucha por el “pan para el pueblo” y contra el atrapamiento de Grecia en las nuevas cadenas imperialistas de EE.UU. y la OTAN. Al mismo tiempo hizo hincapié en que el partido debería establecer un mecanismo robusto para el trabajo subterráneo en Grecia y, al mismo tiempo, utilizar todos los métodos legales posibles de lucha.

En junio de 1950, Nikos Belogiannis después de la decisión del Comité Central del Partido Comunista de Grecia, llegó a Grecia de manera ilegal, utilizando documentos y pasaporte falsos. Tenía que informar a las fuerzas del partido en Grecia acerca de la nueva línea del partido y reorganizar la red de organizaciones clandestinas del partido en el país. Cabe señalar que N. Belogiannis no era el único cuadro del partido que entró ilegalmente en Grecia. Cientos de comunistas entraron, con diferentes objetivos, en Grecia, en aquel período. Muchas personas, después de llevar a cabo sus tareas, una vez más se fueron del país, pero hubo también muchas personas detenidas por las autoridades. Estas misiones se consideraban un honor en el partido y hubo muchas cartas al Comité Central del Partido para dirigirlos sobre el trabajo clandestino en Grecia.

En uno de los primeros mensajes que Nikos Belogiannis envió al extranjero a la dirección del partido, escribió: “Estoy aclarando y reorganizando lo que ya existe, y al mismo tiempo, estoy creando una nueva organización. Muchas posibilidades, perspectivas optimistas.”

Nikos Belogiannis fue detenido en diciembre de 1950 y en ello jugó un papel especial la organización recién fundada de América – la CIA. La policía anunció la detención el 5 de enero de 1951. No es casualidad que el único periódico legal de izquierda, el “Demócrata”, fue prohibido poco tiempo antes. Se publicó con la ayuda del Partido Comunista clandestino.

A pesar de la detención, su trabajo y el trabajo de la organización clandestina del partido dio frutos: en el país se estaba extendiendo un movimiento general de amnistía general, de eliminación de los “campos de muerte”, de abolición de las leyes de “emergencia”. El movimiento obrero clasista de huelgas comenzó a desarrollarse.

100 mil personas griegos habían firmado el Llamamiento de Estocolmo del Consejo Mundial por la Paz, a pesar del terror y el asesinato, el 5 de marzo de 1951 en Tesalónica, del comunista Nikos Nikiforidis, que estaba recogiendo firmas.

En julio de 1951 por iniciativa del KKE clandestino, se fundó la coalición de la Izquierda Democrática Unida (EDA). Es característico que cuando las elecciones parlamentarias tuvieron lugar, el 9 de septiembre de 1951, de los 10 parlamentarios elegidos de las listas de EDA, siete eran presos políticos y demócratas exiliados, entre ellos el Comandante General de ELAS C. Sarafis, el bien-conocido dirigente sindical y comunista Ambatielos y otros. Tras estos resultados, las autoridades cancelaron los escaños parlamentarios de los presos políticos democráticos.

El 19 de octubre de 1951 en un tribunal extraordinario, comenzó el primer juicio contra N. Belogiannis. En el banquillo de los acusados había junto a él otros 92 miembros del Partido Comunista de Grecia. Ellos fueron acusados de que habían violado la ley número 509, aprobada en diciembre de 1947, que prohibió el KKE y la “propaganda comunista”. Cabe señalar que en este momento en el gobierno de Grecia no estaban las fuerzas de la derecha sino “centristas”. El 16 de noviembre un tribunal extraordinario (en el que participaron G. Papadopoulos -la futura cabeza de la Junta de los Coroneles 1967-1974) condenó a Belogiannis y a 11 comunistas a la muerte. Sin embargo, la sentencia no se ejecutó porque era claro que el proceso y el veredicto eran netamente políticos.

Las autoridades tuvieron que realizar un nuevo juicio-farsa, con nuevos cargos, “para demostrar el sabotaje” de los comunistas, que supuestamente trabajaban en contra de los intereses de Grecia y traicionaron sus intereses, sirviendo a una “tercera” potencia.

El KKE clandestino comunicaba con la dirección del partido en el extranjero utilizando la radio. La policía descubrió dos de estos sitios en Atenas y, por tanto, un nuevo “caso Belogiannis” fue fabricado en el nuevo juicio, esta vez en un tribunal regular con la falsa acusación de “espionaje” (violación de la ley 375 de 1936). El segundo juicio-farsa comenzó el 15 de febrero de 1952. El 1 de marzo de 1952, el veredicto condenó a Nikos Belogiannis y a otros 7 comunistas a muerte.

Inmediatamente en Grecia y en todo el mundo surgió un movimiento en contra de las nuevas condenas a muerte. Los abogados pidieron al rey que perdonase a sus clientes. Al mismo tiempo, los EE.UU. exigieron que el gobierno y el rey llevasen a cabo la ejecución de la sentencia. El sábado, 29 de marzo de 1952 por la tarde, el rey Pavlos rechazó la petición de clemencia para N. Belogiannis y sus camaradas. Después de la medianoche del domingo 30 de marzo, decenas de personas que estaban en la entrada de la prisión para detener la transferencia de personas condenadas a muerte en el lugar de la ejecución se marcharon, ya que no estaban al tanto de la decisión del rey y del gobierno. Se fueron porque incluso los nazis alemanes no llevaban a cabo ejecuciones programadas los domingos. Los verdugos llegaron a la cárcel y tomaron a cuatro personas para fusilarles. Estos fueron: Nikos Belogiannis, Dimitris Batsis, Nikos Kaloumenos, Ilias Argiriadis. Les llevaron al lugar de la ejecución y les dispararon bajo las luces de los camiones militares y los jeeps, ya que todavía estaba oscuro y todo lo tenían que llevar a cabo rápidamente, antes de que se difundieran las noticias en Atenas.

http://es.kke.gr/news/news2012/2012-03-30-mpelogiannis

Nikos Belogiannis su Stalin:
    • Stalin incarna le aspirazioni e i desideri, le speranze e i sogni di milioni e miliardi di persone. E ‘la personificazione di un’epoca, l’era  storica che l’umanità abbia mai  visto finora, la grande epoca stalinista, l’epoca del comunismo.Nikos Belogiannis, Discorso del 70 ° compleanno del grande Stalin
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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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