Antonio Gramsci : Il Partito si rafforza combattendo le deviazioni antileniniste

Il Partito si rafforza combattendo le deviazioni anti-leniniste


Vogliamo esaminare pacatamente e serenamente questi “punti di sinistra” che pretendono di dare al nostro partito e alla Internazionale soluzioni italiane “originali” ai problemi di tattica e di organizzazione, degne di poter sostituire il leninismo.
La situazione italiana
Non c’è nei punti un paragrafo dedicato esplicitamente alla situazione italiana; tuttavia un apprezzamento sulla situazione può ricavarsi dal paragrafo dedicato alla quistione delle cellule, e non si può negare che sia un apprezzamento discretamente originale. Si dice: in Italia non c’è la situazione che c’era in Russia negli anni dal 1905 al 1917, cioè in Italia non c’è una situazione rivoluzionaria. In Russia c’era il terrore zarista; in Italia evidentemente non c’è nessuna specie di terrore. In Russia non c’erano grandi organizzazioni di massa (sindacati, ecc.), mentre in Italia, evidentemente, c’è la più grande libertà di organizzazione, le masse possono riunirsi, discutere come vogliono le loro quistioni, preparare le agitazioni. In Russia non erano possibili le… pacifiche conquiste; in Italia, invece, ogni giorno le masse passano di conquista in conquista.
Compagni operai di Milano, di Torino, di Trieste, di Bari, di Bologna, non vi pare questo un apprezzamento “originale” della situazione italiana? Tanto originale che voi non ci avevate mai pensato; ora vi è caduto un velo dagli occhi e potete giudicare tra il Comitato centrale del partito e il Comitato d’intesa che afferma la possibilità di conquiste pacifiche. Che l’estremismo si costituisca in frazione per le conquiste pacifiche: ecco una originalità veramente inaspettata!

Il partito
Secondo la dottrina del leninismo, il Partito comunista è l’avanguardia del proletariato, è, cioè, la parte più avanzata di una classe determinata e solo di questa. Naturalmente nel partito possono entrare anche altri elementi sociali (intellettuali e contadini), ma deve rimanere ben fermo che il Partito comunista è organicamente una parte del proletariato.
Secondo il Comitato d’intesa, il partito non è una parte di una classe, ma è una “sintesi” di proletari, di contadini, di disertori della classe borghese e anche di altri (c’è un ecc. molto misterioso nei “punti”). Per il Comitato d’intesa il partito è dunque un’organizzazione interclassista, una sintesi di interessi che non possono invece sintetizzarsi in nessun modo; naturalmente questo pasticcio “originale” viene gabellato per marxismo.
Secondo il marxismo il movimento proletario, che viene creato oggettivamente dallo sviluppo del capitalismo, diventa rivoluzionario, cioè si pone il problema della conquista del potere politico solo quando la classe operaia è divenuta consapevole di essere la sola classe capace di risolvere i problemi che il capitalismo pone nel suo sviluppo, ma non riesce e non può riuscire a risolvere.
Come la classe operaia acquisti questa consapevolezza? Il marxismo afferma e dimostra contro il sindacalismo che ciò non avviene spontaneamente, ma solo perché i rappresentanti della scienza e della tecnica, essendo in grado di far ciò per la loro posizione specifica di classe (gli intellettuali sono una classe che serve la borghesia, e non sono tutta una cosa con la classe borghese), sulla base della scienza borghese costruiscono la scienza proletaria, dallo studio della tecnica quale si è sviluppata in regime capitalistico arrivano alla conclusione che un ulteriore sviluppo è impossibile se il proletariato non prende il potere, non si costituisce in classe dominante, imprimendo a tutta la società i suoi specifici caratteri di classe.
Gli intellettuali sono necessari, adunque, per la costruzione del socialismo; sono stati necessari, come rappresentanti della scienza e della tecnica, per dare al proletariato la coscienza della sua missione storica. Ma ciò è stato un fenomeno individuale, non di classe: come classe, solo il proletariato diventa rivoluzionario e socialista prima della conquista del potere e lotta contro il capitalismo.
Inoltre: una volta la teoria socialista nata e sviluppatasi scientificamente, anche gli operai se l’assimilano e ne traggono nuove conseguenze. Il Partito comunista è appunto quella parte del proletariato che si è assimilato la teoria socialista e continua a diffonderla. Il compito che agli inizi del movimento fu svolto da singoli intellettuali (come Marx ed Engels) ma anche da operai che avevano una capacità scientifica (come l’operaio tedesco Dietzgen), oggi è svolto dai partiti comunisti e dall’Internazionale nel loro complesso. Per il Comitato d’intesa noi dovremmo concepire il partito così come poteva essere concepito agli inizi del movimento: una “sintesi” di elementi individuali e non un movimento di massa.
Perché ciò? In questa concezione c’è una tinta di forte pessimismo verso la capacità degli operai come tali. Solo gli intellettuali possono essere “veramente” rivoluzionari comunisti, solo gli intellettuali possono essere “uomini politici”. Gli operai sono operai e non possono che rimanere tali fino a quando il capitalismo li opprime: sotto l’oppressione capitalistica l’operaio non può svilupparsi completamente, non può uscire dallo spirito angusto di categoria.
Che cos’è allora il partito? E’ solo il ristretto gruppo dei suoi dirigenti (in questo caso è solo il Comitato d’intesa) che “riflettono” e “sintetizzano” gli interessi e le aspirazioni generiche della massa, anche del partito. La dottrina leninista afferma e dimostra che questa concezione è falsa ed è estremamente pericolosa; essa ha, tra l’altro, portato al fenomeno del “mandarinismo” sindacale, cioè alla controrivoluzione.
Secondo la dottrina leninista, se è vero che la classe operaia nel suo complesso non può divenire compiutamente comunista che dopo la conquista del potere, è vero però che una sua avanguardia può invece, anche prima della rivoluzione, divenire tale. Gli operai entrano nel partito comunista non solamente come operai (metallurgici, falegnami, edili, ecc.), ma entrano come operai comunisti, come uomini politici cioè, come teorici del socialismo, quindi, e non solo come ribelli in generale; e col partito, attraverso le discussioni, attraverso le letture e le scuole di partito, si sviluppano continuamente, diventano dirigenti. Solo nel sindacato l’operaio entra solo nella sua qualità di operaio e non di uomo politico che segue una determinata teoria.

Le cellule
Quanto siano importanti queste quistioni e come esse possono avere gravi ripercussioni se malamente risolte (il Comitato d’intesa direbbe “originalmente” risolte), si vede nella quistione delle cellule, che il partito vuole siano alla sua base, in luogo delle vecchie sezioni o delle vecchie assemblee territoriali.
Il Comitato d’intesa è contro le cellule. Perché? E’ chiaro: le cellule di officina sono costituite e devono tendere ad essere costituite solo di operai. Ma l’operaio non può essere rivoluzionario; invece è rivoluzionario nell’assemblea territoriale, evidentemente perché in questa ci sono anche gli avvocati, i professori, ecc. Tutto il paragrafo sui sistemi organizzativi del partito del programma intesista è un cumulo di errori e di affermazioni abbastanza ridicole.
Quando mai, per esempio, il Labour Party è stato organizzato sulle cellule? Quando mai i sindacati sono stati organizzati sulle cellule? E perché i sindacati devono essere controrivoluzionari? I sindacati di per sé non sono rivoluzionari, ma non sono neanche controrivoluzionari: i dirigenti possono essere rivoluzionari o controrivoluzionari. Il Labour Party non è organizzato per cellule. E’ una federazione di sindacati e di partiti politici.
Se fosse così come dice il Comitato d’intesa, perché dunque il Partito bolscevico russo conservò e ampliò la sua organizzazione per cellule anche dopo la caduta dello zarismo e perché è organizzato per cellule anche oggi, quando la classe operaia è al potere e i sindacati (che sarebbero controrivoluzionari, secondo il Comitato d’intesa) hanno tutta la libertà di organizzazione e di riunione?
E perché il sistema delle cellule dovrebbe essere federalista, mentre non sarebbe federalista il sistema delle sezioni territoriali? E’ ben noto cosa significa federalismo: significa, per esempio, parità di poteri alle organizzazioni di base, qualunque sia il numero degli organizzati di ciascuna: nel movimento sindacale francese si vota per sindacato, non per tesserati, sicché una lega di parrucchieri di una piccola città conta quanto il sindacato dei metallurgici di Saint-Etienne (questo sistema era in vigore nell’Unione sindacale italiana). Federalismo significa che nei congressi si va con un mandato imperativo; è federalista il Comitato delle opposizioni, nel quale il piccolo Partito sardo d’azione ha gli stessi poteri del “grandissimo” Partito massimalista.
Tutto questo paragrafo sulle cellule è un mucchio di corbellerie senza senso comune e senza fondamenti di prospettiva storica. Nella realtà, la concezione che del Partito comunista ha il Comitato d’intesa è una concezione arretrata, propria del periodo iniziale del capitalismo, mentre la concezione leninista, quale si riflette nel sistema organizzativo delle cellule è la concezione propria della fase imperialista, cioè della fase in cui si organizza la rivoluzione.
Fino alla Comune di Parigi poteva dirsi che “il partito è l’organo che sintetizza ed unifica le spinte individuali e di gruppi provocate dalla lotta di classe”, cioè il partito si limita a registrare i progressi della classe operaia e a fare opera di propaganda ideologica; ma oggi non siamo nel 1848, esiste oggi un profondo e largo movimento rivoluzionario di massa, e il partito guida la massa, dirige la lotta di classe e non si limita a fare il notaio. Tuttavia è abbastanza “originale” che si gabelli per sinistrismo una concezione arretrata e reazionaria.

Contro il leninismo. Contro l’Internazionale comunista
Abbiamo dato solo qualche spunto della risposta esauriente che occorrerà dare a questo documento, che è la “carta” fondamentale del Comitato d’intesa e che dovrebbe diventare la “carta” del partito e dell’Internazionale.
In esso non vi è nulla di nuovo e di originale. Si tratta di un cumulo indigesto di vecchi errori e di vecchie deviazioni dal marxismo, che possono apparire “originalità” solo a chi non conosce la storia del movimento operaio. Ciò che impressiona in questo documento, non è tanto l’errore politico, quanto la decadenza intellettuale di chi l’ha compilato. Occorre esaminarlo e discuterlo solo perché più vivamente risalti, nei suoi confronti, l’energia, il vigore intellettuale, la profonda giustezza storica della dottrina leninista, che non ha permesso al fascismo korniloviano di giungere al potere in Russia, ma invece ha saputo guidare il proletariato alla vittoria rivoluzionaria.
Si può escludere a priori che tale documento “sintetizzi” una posizione di “sinistra”. Sulla sua base si può giungere invece alle più pericolose deviazioni di destra: basta pensare alla concezione veramente reazionaria che in esso si ha del proletariato e della sua capacità politica. Da questo punto di vista si può dire che l’attuale discussione tra il Comitato centrale e gli estremisti abbia un contenuto di classe. Il Comitato centrale rappresenta l’ideologia del proletariato rivoluzionario, che ha coscienza di essere divenuto una classe degna di esercitare il potere: il Comitato d’intesa rappresenta un ultimo conato di sparuti gruppi d’intellettuali rivoluzionari, ancora impregnati di diffidenza piccolo-borghese verso l’operaio, ritenuto inferiore, incapace di emanciparsi da sé, oggetto della rivoluzione, non protagonista della grande opera di emancipazione di tutti gli oppressi dal capitale. Perciò la lotta è già vinta “storicamente” prima ancora di essere combattuta.

“L’Unità”, 5 luglio 1925

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Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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