*IL RUOLO DEL PARTITO COMUNISTA CINESE NELLA GUERRA NAZIONALE (ottobre 1938) Mao Tse-tung – OPERE

 

*IL RUOLO DEL PARTITO COMUNISTA CINESE NELLA GUERRA NAZIONALE

(ottobre 1938)

 

Mao Tse-tung – OPERE

 

la situazione internazionale. Quali altri problemi ci sono ancora? Compagni, c’è ancora un problema ed è il seguente: quale deve essere il ruolo del Partito comunista cinese nella guerra nazionale, vale a dire, come i comunisti devono comprendere il loro ruolo, aumentare le loro forze e stringere le loro file, in modo da condurre la guerra alla vittoria e non alla sconfitta.

 

PATRIOTTISMO E INTERNAZIONALISMO

 

Può un comunista, che è un internazionalista, essere al tempo stesso un patriota? Noi sosteniamo che non solo può, ma deve esserlo. Il contenuto specifico del patriottismo è determinato dalle condizioni storiche. C’è il “patriottismo” degli aggressori giapponesi e di Hitler e c’è il nostro patriottismo. I comunisti devono risolutamente opporsi al cosiddetto “patriottismo” degli aggressori giapponesi e

di Hitler. In Giappone e in Germania, i comunisti sono per il disfattismo nei riguardi delle guerre condotte dai loro paesi. Causare la sconfitta delle guerre degli aggressori giapponesi e di Hitler con ogni mezzo possibile è negli interessi del popolo giapponese e di quello tedesco e quanto più completa sarà la sconfitta, tanto meglio sarà. Questo devono fare i comunisti giapponesi e tedeschi e questo essi stanno facendo. Perché le guerre scatenate dagli aggressori giapponesi e da Hitler  nuociano ai popoli dei loro paesi come pure ai popoli di tutto il mondo. Il caso della Cina, però, è differente poiché essa è vittima di un’aggressione. I comunisti cinesi devono perciò unire all’internazionalismo il patriottismo. Noi siamo al tempo stesso internazionalisti e patrioti e la nostra parola d’ordine è combattere in difesa della patria contro gli aggressori. Per noi, il disfattismo è un crimine e lottare per la vittoria nella resistenza al Giappone è un dovere a cui non possiamo sottrarci. Perché solo combattendo in difesa della patria possiamo sconfiggere gli aggressori e raggiungere la liberazione nazionale. E solo con la  liberazione nazionale, il proletariato e gli altri lavoratori potranno conseguire l’emancipazione. La vittoria della Cina e la sconfitta degli imperialisti invasori saranno di aiuto ai popoli degli altri paesi. Nella guerra di liberazione nazionale, il patriottismo è perciò un’applicazione dell’internazionalismo. Per questa ragione ogni comunista deve dar prova della massima iniziativa, marciare coraggiosamentee risolutamente verso il campo di battaglia della guerra di liberazione nazionale e puntare il suo fucile contro gli aggressori giapponesi. Per questa ragione il nostro partito, subito dopo l’Incidente del 18 settembre3, lanciò un appello per resistere agli aggressori giapponesi con una guerra di autodifesa nazionale e più tardi propose la formazione di un fronte unito nazionale antigiapponese, ordinò che l’Esercito rosso fosse riorganizzato come parte dell’esercito nazionale rivoluzionario antigiapponese e avviato al fronte e ordinò ai membri del partito di andare a combattere in prima linea nella Guerra di resistenza contro il Giappone e di difendere la patria fino all’ultima goccia di sangue. Tutte queste azioni patriottiche sono giuste, non sono affatto contrarie all’internazionalismo ma ne sono precisamente l’applicazione in Cina. Soltanto individui politicamente confusi o che hanno un secondo fine possono affermare, violando ogni buonsenso, che siamo in errore, che abbiamo abbandonato l’internazionalismo.

 

I COMUNISTI DEVONO DARE L’ESEMPIO NELLA GUERRA NAZIONALE

 

Per le ragioni esposte sopra, nella guerra nazionale i comunisti devono dar prova di una grande iniziativa che deve manifestarsi concretamente in tutti i campi; in altri termini essi devono adempiere il ruolo d’avanguardia ed essere d’esempio in tutti i campi. La nostra guerra si combatte in condizioni difficili. La mancanza di un alto grado di coscienza nazionale, di dignità nazionale, di fiducia

nell’avvenire della nazione da parte delle larghe masse popolari, la disorganizzazione che regna ancora fra la maggioranza della popolazione, l’insufficienza delle nostre forze militari, l’arretratezza dell’economia, la mancanza di democrazia nel sistema

politico, la corruzione e il pessimismo e la mancanza di coesione e di solidarietà nel fronte unito fanno parte di queste condizioni difficili. Perciò i comunisti devono addossarsi coscientemente la grande responsabilità di unire l’intera nazione, allo scopo di porre fine a tutti questi fenomeni negativi. Il ruolo d’avanguardia e l’esempio dei comunisti sono qui di vitale importanza.

I comunisti dell’8a e della nuova 4a armata devono costituire un esempio nel combattere con coraggio, eseguire gli ordini, osservare la disciplina, compiere il lavoro politico e rafforzare l’unità e la solidarietà interne. Nei loro rapporti con i partiti amici e le truppe amiche, i comunisti devono assumere una ferma posizione di unità nella resistenza al Giappone, devono applicare risolutamente il programma del fronte unito ed essere d’esempio nella attuazione dei compiti che la guerra di resistenza ci pone; devono essere fedeli

alla parola data e risoluti nell’azione, esenti da ogni forma di arroganza e sinceri nella discussione e nella cooperazione con i partiti

amici e le truppe amiche  e devono avere un comportamento esemplare nei loro rapporti con i diversi partiti del fronte unito.

I comunisti che occupano posti governativi devono distinguersi per la loro assoluta integrità, devono guardarsi da ogni forma di nepotismo, devono lavorare molto e accontentarsi di una modesta retribuzione.

Ogni comunista che lavora nei movimenti di massa deve essere un amico delle masse e non un loro superiore, un instancabile maestro e non un politicante burocratico.

Mai, in nessun momento e in nessuna circostanza, un comunista deve mettere al primo posto i suoi interessi personali; deve invece subordinarli agli interessi della nazione e delle masse. Perciò l’egoismo, la pigrizia nel lavoro, la corruzione, la smania di mettersi in vista e via dicendo sono quanto di più spregevole esista; mentre l’altruismo, l’ardore nel lavoro, la completa dedizione al dovere pubblico e l’assiduo, duro lavoro impongono rispetto. I comunisti devono saper lavorare in buona armonia con tutti gli elementi

avanzati fuori del partito e compiere ogni sforzo per unire il popolo in tutto il paese al fine di eliminare tutto ciò che è negativo. Occorre rendersi conto che i comunisti costituiscono soltanto una piccola parte della nazione e che al di fuori

del partito vi sono moltissimi elementi avanzati e attivi con i quali dobbiamo cooperare. Sarebbe completamente sbagliato pensare che noi siamo perfetti e che gli altri non valgono niente. Quanto a coloro che sono politicamente arretrati, i comunisti non devono trascurarli o disprezzarli, ma al contrario devono dimostrare loro amicizia, unirsi ad essi, convincerli e incoraggiarli ad avanzare. Nei

confronti di chiunque abbia commesso errori nel lavoro, l’atteggiamento dei comunisti deve essere di persuasione per aiutarlo a correggersi e a ricominciare da capo e non d’esclusione, a meno che non si tratti di un elemento incorreggibile.

I comunisti devono costituire un esempio sia di senso pratico sia di lungimiranza. Perché solo il senso pratico permetterà loro di adempiere i compiti assegnati e solo la lungimiranza impedirà loro di perdere l’orientamento nell’avanzata. Perciò, i comunisti devono anche dare l’esempio nello studio ed essere in ogni momento maestri e allievi delle masse. Solo imparando dalle masse, dalle circostanze, dai partiti amici e dalle truppe amiche e comprendendoli, noi possiamo dar prova di senso pratico nel lavoro e di lungimiranza nell’avvenire. In una guerra prolungata e in circostanze difficili, soltanto se i comunisti adempiono fino in fondo il loro ruolo esemplare e d’avanguardia, in cooperazione con tutti gli elementi avanzati che si trovano nei partiti amici e nelle truppe amiche, come anche fra le masse popolari,tutte le forze vive della nazione potranno essere mobilitate nella lotta per superare

le difficoltà, sconfiggere il nemico e costruire una nuova Cina.

 

UNIRE TUTTA LA NAZIONE E OPPORSI AGLI AGENTI DEL NEMICO IN SENO AD ESSA

 

Per superare le difficoltà, sconfiggere il nemico e costruire una nuova Cina, occorre consolidare e allargare il fronte unito nazionale antigiapponese e mobilitare tutte le forze vive della nazione: questa è la sola, l’unica politica da seguire. Ma nel nostro fronte unito nazionale già esistono agenti del nemico che compiono opera di sabotaggio e sono i collaborazionisti, i trotskisti e gli elementi filogiapponesi. I comunisti devono guardarsi continuamente da questi agenti del nemico, smascherare i loro crimini con l’evidenza dei fatti e mettere in guardia il popolo perché non si lasci indurre in inganno. I comunisti devono accrescere la loro vigilanza politica nei confronti di questi agenti del nemico in seno alla nazione. Essi devono comprendere che per allargare e consolidare il fronte unito nazionale è indispensabile smascherare ed eliminare questa gente. Sarebbe

assolutamente sbagliato concentrare l’attenzione su un unico aspetto, perdendo di vista l’altro.

 

ESPANDERE IL PARTITO COMUNISTA E IMPEDIRE L’INFILTRAZIONE DI AGENTI DEL NEMICO

 

Per superare le difficoltà, sconfiggere il nemico e costruire una nuova Cina, il Partito comunista cinese deve espandere la sua organizzazione e diventare un grande partito con carattere di massa, spalancando le porte alle masse degli operai, dei contadini e degli elementi attivi fra i giovani, che sono sinceramente devoti alla rivoluzione, credono nei principi del partito, sostengono la sua politica e sono pronti a osservarne la disciplina e a lavorare con impegno. La tendenza al chiuso settarismo è inammissibile. Al tempo stesso, però, non dobbiamo in nessun modo allentare la nostra vigilanza contro l’infiltrazione degli agenti del nemico. Il servizio segreto dell’imperialismo giapponese cerca continuamente di minare il nostro partito e di farvi entrare, mascherati da attivisti, collaborazionisti, trotskisti, elementi filogiapponesi, elementi degenerati e arrivisti. Non dobbiamo, neanche per un momento, diminuire la vigilanza o trascurare di prendere tutte le precauzioni necessarie nei confronti di questi individui. Certo non dobbiamo chiudere le porte del nostro partito per paura degli agenti del nemico; la linea politica da noi stabilita è quella di espandere coraggiosamente il partito. Ma espandendo coraggiosamente il partito non dobbiamo allentare la vigilanza nei confronti degli agenti del nemico e degli arrivisti che potrebbero approfittare dell’occasione per infiltrarsi nel partito. Commetteremmo degli errori se tenessimo conto di un solo aspetto, ignorando l’altro. “Espandere coraggiosamente il partito ma non lasciarvi penetrare alcun cattivo elemento”: questa soltanto è la linea politica giusta.

 

MANTENERE RISOLUTAMENTE IL FRONTE UNITO E L’INDIPENDENZA DEL PARTITO

 

È fuor di dubbio che soltanto mantenendo risolutamente il fronte unito nazionale potremo superare le difficoltà, sconfiggere il nemico e costruire una nuova Cina. Al tempo stesso, però, ogni partito e ogni gruppo politico che fa parte del fronte unito deve conservare la propria indipendenza ideologica, politica e organizzativa; questo vale tanto per il Kuomintang quanto per il Partito comunista cinese e per gli altri partiti e gruppi politici. Per quanto riguarda i rapporti fra i vari partiti e gruppi politici, uno dei Tre principi popolari[4], il principio della democrazia, ammette l’unione fra i vari partiti e gruppi politici e al tempo stesso la loro esistenza indipendente. Parlare unicamente di unità, negando l’indipendenza, significa abbandonare il principio della democrazia, cosa che né il Partito comunista cinese né nessun altro partito o gruppo politico è disposto ad accettare. Indubbiamente, l’indipendenza all’interno del fronte unito può solo essere relativa, non assoluta; considerarla assoluta vorrebbe dire sabotare la politica generale di unità contro il nemico. Ma non bisogna negare questa relativa

Il ruolo del Partito comunista cinese nella guerra nazionale

 

indipendenza; sia dal punto di vista ideologico sia dal punto di vista politico e organizzativo, ogni partito deve godere di una relativa indipendenza, ossia di una relativa libertà. Lasciarsi privare di questa libertà o abbandonarla spontaneamente

significherebbe ugualmente sabotare la politica generale di unità contro il nemico. Questo è quello che deve comprendere ogni comunista come anche ogni membro dei partiti amici. Lo stesso può dirsi del rapporto tra lotta di classe e lotta nazionale. È un principio stabilito che nella Guerra di resistenza contro il Giappone tutto deve essere subordinato agli interessi della resistenza al Giappone. Di conseguenza gli interessi della lotta di classe devono essere subordinati agli interessi della Guerra

di resistenza contro il Giappone e non essere in conflitto con essi. Tuttavia l’esistenza delle classi e della lotta di classe è un dato di fatto e coloro che lo negano, che negano l’esistenza della lotta di classe, commettono un errore. La teoria che tenta di negare l’esistenza della lotta di classe è assolutamente errata. Noi invece non neghiamo la lotta di classe, ma l’adattiamo alle circostanze. La politica di aiuto reciproco e di concessioni reciproche che noi propugniamo si applica non soltanto ai rapporti fra i vari partiti e gruppi politici ma anche ai rapporti di classe. L’unità contro il Giappone richiede una politica appropriata, capace di regolare i rapporti di classe, una politica che non lasci le masse lavoratrici senza salvaguardia sia politicamente sia materialmente e al tempo

stesso tenga conto degli interessi dei ricchi, in modo da soddisfare l’esigenza dell’unità contro il nemico. Occuparsi di un solo aspetto trascurando l’altro sarebbe pregiudizievole alla resistenza al Giappone.

 

CONSIDERARE LA SITUAZIONE NEL SUO INSIEME PENSARE IN FUNZIONE DELLA MAGGIORANZA

E LAVORARE INSIEME AI NOSTRI ALLEATI

 

Guidando le masse nella lotta contro il nemico, i comunisti devono considerare la situazione nel suo insieme, pensare in funzione della maggioranza e lavorare insieme ai loro alleati. I comunisti devono comprendere a fondo il principio della subordinazione dei bisogni della parte a quelli del tutto. Se una proposta appare realizzabile nella situazione particolare, ma non nella situazione generale, bisogna subordinare la parte al tutto. Se viceversa, la proposta non è realizzabile nella situazione particolare, ma lo è nella situazione generale, anche in questo caso la parte deve essere subordinata al tutto. Ecco cosa significa considerare la situazione nel suo insieme. I comunisti non si devono mai separare dalla maggioranza delle masse o trascurarla, guidando solo pochi contingenti d’avanguardia in un’avanzata isolata e temeraria; devono invece preoccuparsi di stabilire stretti legami tra gli elementi avanzati e le larghe masse. Questo significa pensare in funzione della maggioranza. Dovunque vi siano partiti democratici o elementi democratici disposti a collaborare con noi, l’atteggiamento dei comunisti deve essere quello di discutere e lavorare con loro. È sbagliato prendere decisioni arbitrarie e agire in maniera autoritaria, ignorando i nostri alleati. Un buon comunista deve essere capace di considerare

la situazione nel suo insieme, di pensare in funzione della maggioranza e di lavorare insieme ai suoi alleati. A questo riguardo, ci sono state gravi insufficienze e ora dobbiamo sforzarci di superarle.

 

POLITICA DI QUADRI

 

Il Partito comunista cinese è un partito che si trova alla testa di una grande lotta rivoluzionaria in un’immensa nazione di centinaia di milioni di abitanti e non può in conseguenza adempiere il suo compito storico se non dispone di un gran numero di quadri dirigenti nei quali le capacità si uniscano all’integrità politica. Negli ultimi diciassette anni il nostro partito ha formato numerosi dirigenti capaci ed è per questo che oggi disponiamo di un gruppo di quadri competenti nel campo militare, politico e culturale, come anche nel lavoro di partito e nel movimento di massa; questo fa onore al partito, fa onore a tutta la nazione. Ma la struttura attuale non è ancora abbastanza forte per poter reggere l’immenso edificio della nostra lotta e noi dobbiamo continuare a formare un gran numero

di persone capaci. Molti elementi attivi sono emersi e continuano a emergere dalla grande lotta del popolo cinese e il nostro dovere è di organizzarli, di formarli, di prenderci cura di loro, di utilizzarli nel modo migliore. Una volta definita la linea politica, i quadri costituiscono un fattore decisivo5. Perciò il nostro compito di lotta è formare in modo pianificato un gran numero di nuovi quadri.

Dobbiamo prenderci cura non solo dei quadri di partito, ma anche di quelli non di partito. Fuori del partito ci sono molte persone capaci che il Partito comunista cinese non deve ignorare. È dovere di ogni comunista liberarsi dall’indifferenza e dall’arroganza, saper collaborare con i quadri non di partito, aiutarli sinceramente, avere un caloroso atteggiamento da compagni nei loro confronti e convogliare la loro iniziativa nella grande causa della resistenza al Giappone e della costruzione nazionale. Dobbiamo saper giudicare i quadri. Non dobbiamo limitare il nostro giudizio a un breve periodo o a un avvenimento isolato della vita di un quadro, ma

considerare invece nell’insieme la sua vita e il suo lavoro. È questo il metodo principale per giudicare i quadri.

Dobbiamo saper impiegare bene i quadri. In ultima analisi, un dirigente ha principalmente due responsabilità: elaborare idee e impiegare bene i quadri. Formulare piani, prendere decisioni, dare ordini o direttive, ecc. significa “elaborare idee”. Per mettere in pratica le idee dobbiamo unire i quadri e incitarli all’azione; ciò significa “impiegare bene i quadri”. Sul problema della nomina dei quadri, nella storia della nostra nazione sono esistite due linee opposte: l’una della “nomina secondo i meriti”, l’altra della

“nomina in base a favoritismi”. La prima è onesta, la seconda disonesta. Il criterio che il Partito comunista cinese deve seguire nella sua politica di quadri è di vedere se un quadro applica risolutamente la linea del partito, osserva la disciplina del partito, mantiene stretti legami con le masse, è capace di orientarsi da solo, è attivo, lavora sodo ed è disinteressato. Questa è la politica della “nomina secondo i meriti”. La politica di quadri seguita da Chang Kuo-tao[6] era proprio l’opposto.

Seguendo la linea della “nomina in base a favoritismi”, si circondò dei suoi beniamini formando una piccola cricca e alla fine tradì il partito e disertò; questa per noi è un’importante lezione. Traendo insegnamento da questa lezione e da

altre del genere offerteci dalla storia, il Comitato centrale e i dirigenti a tutti i livelli hanno, per ciò che riguarda la politica di quadri, una grande responsabilità, la responsabilità di agire sempre in maniera onesta e imparziale ripudiando tutto ciò che non è onesto e imparziale, al fine di rafforzare l’unità del partito. Dobbiamo saper prenderci cura dei quadri. Ci sono molti modi per farlo. Primo, dare loro un orientamento. Ciò significa dar loro mano libera nel lavoro perché abbiano il coraggio di assumersi le responsabilità; al tempo stesso significa fornire loro tempestive istruzioni perché, orientati dalla linea politica del partito, siano in grado di sfruttare in pieno la propria iniziativa. Secondo, elevare il loro livello. Ciò significa educarli dando loro la possibilità di studiare perché possano migliorare le loro conoscenze teoriche e le loro capacità di lavoro. Terzo, controllare il loro lavoro, aiutarli a fare il bilancio delle esperienze, a moltiplicare i successi e a correggere gli errori. Assegnare un lavoro senza controllarne l’esecuzione e occuparsene solo quando sono stati già commessi gravi errori non è il modo giusto di prendersi cura dei quadri. Quarto, usare in generale il metodo della persuasione con i quadri che hanno commesso errori e aiutarli a correggersi. Il metodo della lotta deve applicarsi solo a coloro che commettono gravi errori e ciò nonostante rifiutano di farsi guidare. La pazienza qui è essenziale. È sbagliato tacciare la gente alla leggera di “opportunismo” o cominciare alla leggera a “condurre lotte” contro questo o quello. Quinto, aiutarli nelle difficoltà. Quando i quadri si ammalano, hanno difficoltà materiali, familiari o d’altro genere, dobbiamo sforzarci, per quanto possibile, di

avere cura di loro. È così che dobbiamo prenderci cura dei quadri.

 

DISCIPLINA DI PARTITO

 

Di fronte alla grave violazione della disciplina commessa da Chang Kuo-tao,

dobbiamo riaffermare la disciplina di partito:

1. l’individuo è subordinato all’organizzazione;

2. la minoranza è subordinata alla maggioranza;

3. il grado inferiore è subordinato al grado superiore;

4. tutto il partito è subordinato al Comitato centrale.

Chiunque violi queste regole di disciplina, rompe l’unità del partito. L’esperienza dimostra che alcuni violano la disciplina perché non sanno che cosa sia la disciplina di partito, ma che altri, come Chang Kuo-tao, la violano scientemente e approfittano

dell’ignoranza di molti membri del partito per portare a termine i loro perfidi disegni.

Per questo è necessario educare i membri del partito alla disciplina di partito, in modo che tutti i compagni di base l’osservino e al tempo stesso controllino che i dirigenti vi si attengano a loro volta, impedendo in tal maniera il ripetersi di casi simili a quello

di Chang Kuo-tao. Per far sì che i rapporti all’interno del partito si sviluppino lungo la giusta via, oltre alle quattro regole elencate sopra, che sono le regole più importanti della disciplina, dobbiamo elaborare una serie di particolareggiate norme interne di

partito, allo scopo di unificare l’azione degli organi dirigenti a tutti i livelli.

DEMOCRAZIA NEL PARTITO

Nell’attuale grande lotta, il Partito comunista cinese richiede a tutti i suoi organi dirigenti, a tutti i suoi membri e quadri di dar prova della massima iniziativa, unico mezzo capace di assicurare la vittoria. Questa iniziativa deve manifestarsi concretamente nella capacità creativa degli organi dirigenti, dei quadri e dei membri del partito, nel loro senso di responsabilità, nell’entusiasmo con cui lavorano, nel loro coraggio e nella loro capacità di sollevare i problemi, di esprimere le loro opinioni, di criticare i difetti, come anche nel controllo esercitato con spirito da compagni sugli organi dirigenti e sui quadri dirigenti. Senza questo, la parola “iniziativa” non avrebbe alcun significato. Ma lo sviluppo di tale iniziativa dipende dal grado di democrazia nella vita del partito. Esso non può tradursi in pratica se non vi è abbastanza democrazia nella vita del partito. Solo in un’atmosfera di democrazia può emergere un gran numero di persone capaci. Nel nostro paese predomina il sistema patriarcale proprio della piccola produzione e inoltre su scala nazionale non esiste una vita democratica. Questo si riflette nel nostro partito: da qui la deficienza di vita democratica, che impedisce a tutto il partito di dare libero corso alla sua iniziativa ed è al tempo stesso la causa della deficienza di vita democratica in seno al fronte unito e nei movimenti di massa. Per questo il partito deve educare i suoi membri sulla questione della democrazia, affinché comprendano il significato della vita democratica, il rapporto fra democrazia e centralismo e il modo in cui deve essere attuato il centralismo democratico. Solo così potremo veramente allargare la democrazia nel partito, evitando al tempo stesso l’ultrademocraticismo e la rilassatezza che distrugge la disciplina. D’altro canto occorre sviluppare fino al grado necessario la vita democratica all’interno delle organizzazioni di partito nel nostro esercito, in maniera tale da stimolare l’iniziativa dei membri del partito e accrescere la capacità combattiva delle truppe. Tuttavia, deve esserci meno democrazia nelle organizzazioni di partito dell’esercito che nelle organizzazioni di partito locali. Sia nell’esercito sia nelle organizzazioni locali, la democrazia all’interno del partito deve tendere a rafforzare la disciplina e a elevare la capacità combattiva e non già a indebolirle. L’allargamento della democrazia all’interno del partito deve essere considerato una misura indispensabile per consolidare e sviluppare il partito, un’arma

importante che permette al partito di essere il più attivo possibile nella sua grande lotta, di essere all’altezza dei suoi compiti, di creare forze nuove e di uscire vittorioso dalle difficoltà della guerra.

 

IL NOSTRO PARTITO SI È CONSOLIDATO ED È DIVENTATO POTENTE ATTRAVERSO LA LOTTA SU DUE FRONTI

 

Negli ultimi diciassette anni il nostro partito ha in generale imparato a far uso dell’arma marxista-leninista della lotta ideologica per combattere su due fronti le concezioni errate all’interno del partito: l’opportunismo di destra e l’opportunismo “di sinistra”. Prima della quinta sessione plenaria del sesto Comitato centrale[7], il nostro partito lottò contro l’opportunismo di destra di Chen Tu-hsiu[8] e l’opportunismo “di sinistra” del compagno Li Li-san[9]. La vittoria ottenuta in queste due lotte permise al partito di fare grandi progressi. Dopo la quinta sessione plenaria, vi furono altre due lotte interne di importanza storica, cioè la lotta che si svolse alla riunione di Tsunyi [10] e la lotta per espellere Chang Kuo-tao dal partito. La riunione di Tsunyi corresse i gravi errori di principio, a carattere opportunista “di sinistra”, commessi nella lotta contro la quinta campagna di “accerchiamento e annientamento” e cementò l’unità sia del partito che dell’Esercito rosso; essa permise al Comitato centrale del Partito comunista cinese e alle forze principali dell’Esercito rosso di portare vittoriosamente a termine la Lunga Marcia, raggiungere posizioni avanzate nella resistenza al Giappone e attuare una politica nuova, la politica del fronte unito nazionale antigiapponese. Combattendo l’opportunismo di destra di Chang Kuo-tao, le riunioni di Pasi [11] e di Yenan [12] (la lotta contro la linea di Chang Kuo-tao ebbe inizio alla riunione di Pasi e si concluse alla riunione di Yenan) riuscirono a riunire tutte le forze dell’Esercito rosso e a rafforzare l’unità di tutto il partito per condurre l’eroica lotta contro il Giappone. Questi due tipi di errori opportunisti si verificarono nel corso della guerra civile rivoluzionaria e la loro caratteristica consiste nel fatto che si manifestarono in relazione con la guerra. Quali sono le lezioni che abbiamo tratto da queste due lotte interne del partito? Le lezioni seguenti. 1. La tendenza “di sinistra” alla precipitazione, che non tiene conto delle condizioni soggettive e oggettive, è estremamente dannosa per la guerra rivoluzionaria come anche per qualsiasi movimento rivoluzionario; tale tendenza ha costituito uno dei gravi errori di principio apparsi nel corso della nostra lotta contro la quinta campagna di “accerchiamento e annientamento” ed era dovuta all’ignoranza delle caratteristiche della guerra rivoluzionaria in Cina.

 

2. L’opportunismo di Chang Kuo-tao, invece, era opportunismo di destra nella guerra rivoluzionaria: la combinazione di una linea imperniata sulla ritirata con la mentalità da signore della guerra e l’attività contro il partito. La vittoria riportata su questo tipo di opportunismo permise a un gran numero di quadri e di membri del partito nelle file dell’armata del 4o fronte dell’Esercito rosso, uomini di grandi qualità e con un lungo passato di lotte eroiche, di liberarsi dai ceppi di questo opportunismo e di ritornare alla giusta linea del Comitato centrale.

3. Il grande lavoro organizzativo compiuto durante i dieci anni della Guerra rivoluzionaria agraria dette risultati notevoli nella costruzione dell’esercito, nell’amministrazione civile, nel lavoro di massa e nell’edificazione del partito. Senza il coordinamento di questo lavoro organizzativo con gli eroici combattimenti sul fronte, non avremmo potuto sostenere una lotta accanita contro Chiang Kai-shek. Ma nell’ultima parte di quel periodo furono commessi gravi errori di principio nella politica del partito riguardante i quadri e l’organizzazione e questi errori si manifestarono nella tendenza al settarismo, nell’abuso di sanzioni disciplinari e nell’esasperazione della lotta ideologica. Tutto questo fu dovuto al fatto che non si riuscì a liquidare i residui della linea di Li Li-san e anche agli errori politici di principio commessi in quel tempo. Alla riunione di Tsunyi furono corretti anche questi errori e ciò permise al partito di ritornare a una giusta politica di quadri e a giusti principi organizzativi. Quanto alla linea organizzativa di Chang Kuo-tao, essa era una completa violazione di tutti i principi del Partito comunista cinese; essa minava la disciplina di partito e andava dall’attività frazionistica all’opposizione al partito, al Comitato centrale e all’Internazionale comunista. Il Comitato centrale fece tutto il possibile per superare gli errori della linea criminale di Chang Kuo-tao e porre fine alla sua attività antipartito e cercò anche di salvare lo stesso Chang Kuo-tao. Ma poiché Chang Kuo-tao non solo si rifiutò ostinatamente di correggere i suoi errori e ricorse al doppio gioco, ma in seguito tradì il partito e si gettò nelle braccia del Kuomintang, al partito non restò che espellerlo decisamente. Questa misura punitiva ottenne non solo l’appoggio di tutto il partito, ma anche di tutti coloro che si mostravano fedeli alla causa della liberazione nazionale. Anche l’Internazionale comunista approvò questa misura punitiva e sottolineò il fatto che Chang Kuo-tao

era un disertore e un rinnegato. Le lezioni e i successi di cui abbiamo parlato sono per noi la premessa indispensabile per unire tutto il partito, per consolidare la sua unità ideologica, politica e organizzativa, per condurre vittoriosamente la Guerra di resistenza

contro il Giappone. Il nostro partito si è consolidato ed è diventato potente attraverso la lotta su due fronti.

 

LA LOTTA ATTUALE SU DUE FRONTI

 

D’ora in poi nella resistenza al Giappone sarà di capitale importanza lottare sul piano politico contro il pessimismo di destra, ma al tempo stesso occorrerà stare in guardia contro la precipitazione “di sinistra”. Per quel che riguarda i problemi del fronte unito e dell’organizzazione del partito e delle masse, dobbiamo continuare a combattere la tendenza “di sinistra” al chiuso settarismo, allo scopo di raggiungere la cooperazione con tutti i partiti e tutti i gruppi politici antigiapponesi, di espandere il Partito comunista cinese e di allargare il movimento di massa. Ma al tempo stesso non dobbiamo trascurare la lotta contro la tendenza, propria dell’opportunismo di destra, alla cooperazione incondizionata e all’espansione incondizionata; altrimenti cooperazione ed espansione verranno a essere ostacolate e si trasformeranno in cooperazione capitolazionista ed espansione senza principi.

La lotta ideologica su due fronti deve adattarsi alle circostanze concrete di ogni caso; non bisogna mai affrontare un problema in modo soggettivista né indulgere alla vecchia e cattiva abitudine di “mettere le etichette” alla gente. Nella lotta contro le deviazioni, dobbiamo fare molta attenzione a combattere il doppiogioco. Come è dimostrato dalla carriera di Chang Kuo-tao, il maggior pericolo

che tale comportamento presenta è la sua possibilità di trasformarsi in attività frazionista. Acconsentire in pubblico e disapprovare in privato, dire di sì e pensare di no, dire cose gentili in faccia e giocare brutti tiri alle spalle: queste sono tutte forme di doppiogioco. Solo intensificando la vigilanza dei quadri e dei membri del partito contro un tale comportamento potremo rafforzare la disciplina di partito.

LO STUDIO

In generale, tutti i membri del partito che ne hanno le capacità devono studiare la teoria di Marx, Engels, Lenin e Stalin, la storia della nostra nazione come anche la situazione e le tendenze del movimento attuale; è attraverso di loro che verrà

compiuta l’educazione di quei membri del partito il cui livello culturale è relativamente basso. In particolare, i quadri devono concentrare la loro attenzione su questo studio, per non parlare dei membri del Comitato centrale e dei quadri a livello superiore, i quali devono dedicarvi un’attenzione ancora maggiore. Un partito politico che dirige un grande movimento rivoluzionario non può portarlo alla vittoria senza una teoria rivoluzionaria, senza una conoscenza della storia, senza una profonda comprensione del movimento reale. La teoria di Marx, Engels, Lenin e Stalin è una teoria applicabile universalmente. Non dobbiamo considerarla come un dogma, ma come una guida per l’azione. Non bisogna limitarsi a imparare i termini e le espressioni del marxismo-leninismo,

bisogna invece studiarlo come scienza della rivoluzione. Non si tratta soltanto di capire le leggi generali che Marx, Engels, Lenin e Stalin hanno tratto dal loro ampio studio della vita reale e dell’esperienza rivoluzionaria, ma anche di studiare la posizione e il metodo da essi assunti nell’esaminare e risolvere i problemi. La preparazione marxista-leninista del nostro partito è oggi migliore che nel passato, ma è ancora ben lontana dall’essere vasta e profonda. Il nostro compito è quello di dirigere una grande nazione di centinaia di milioni di uomini in una grande lotta che non ha precedenti. Perciò la diffusione e l’approfondimento dello studio del marxismo-leninismo è un grosso problema, che deve essere risolto prontamente e che può essere risolto soltanto a prezzo di seri sforzi. Spero che dopo questa sessione plenaria del Comitato centrale si assista in tutto il partito a un’emulazione nello studio; vedremo allora chi veramente imparerà qualcosa, chi imparerà di più e meglio. Se fra i nostri compagni che hanno maggiori responsabilità di carattere direttivo ce ne saranno cento o duecento che avranno acquisito una conoscenza del marxismo-leninismo sistematica e non frammentaria, reale e non astratta, la capacità combattiva del nostro partito sarà di gran lunga superiore e verrà affrettata la vittoria sull’imperialismo giapponese. Un altro compito è quello di studiare la nostra eredità storica e di darne, usando

il metodo marxista, una sintesi critica. La nostra nazione ha una storia più volte millenaria, che ha le sue proprie caratteristiche, una storia ricca di tesori inestimabili. Ma in questo campo non siamo che degli scolaretti. La Cina d’oggi è il risultato dello sviluppo della Cina del passato; noi che studiamo la storia dal punto di vista marxista non possiamo mutilare il nostro passato storico. Noi

dobbiamo fare il bilancio di tutto il passato, da Confucio a Sun Yat-sen, e raccogliere questa preziosa eredità. Questo ci aiuterà enormemente a guidare il grande movimento attuale. I comunisti sono marxisti internazionalisti, ma il marxismo deve essere integrato con le caratteristiche specifiche del nostro paese e deve acquistare una determinata forma nazionale prima di venire applicato nella pratica. La grande forza del marxismo-leninismo risiede precisamente nel fatto che esso viene integrato con la pratica rivoluzionaria concreta di ogni paese. Per il Partito comunista cinese si tratta di imparare ad applicare la teoria del marxismo- leninismo alle circostanze specifiche della Cina. Se i comunisti cinesi, che sono parte della grande nazione cinese, carne della sua carne e sangue del suo sangue, parlassero di marxismo prescindendo dalle caratteristiche specifiche della Cina, sarebbe solo marxismo in astratto, nel vuoto. Perciò il modo in cui applicare concretamente il marxismo in Cina, così che ogni sua manifestazione abbia decisamente un carattere cinese, ossia il modo in cui applicare il marxismo alla luce delle caratteristiche specifiche della Cina, diventa un problema che tutto il partito deve comprendere e risolvere immediatamente. Bisogna abolire lo stile stereotipato straniero[13], occorre spendere meno tempo in chiacchiere vuote e astratte e mettere al bando il dogmatismo per fare posto

a uno stile e a uno spirito cinese, pieni di freschezza e di vivacità, a cose che la gente semplice del nostro paese ami ascoltare e vedere. Separare il contenuto dell’internazionalismo dalla forma nazionale è la prassi di coloro che non capiscono nulla d’internazionalismo. Quanto a noi, invece, dobbiamo legarli strettamente. A questo proposito sono stati commessi nelle nostre file gravi errori che devono essere corretti col massimo impegno. Quali sono le caratteristiche del movimento attuale? Quali sono le sue leggi? Come dirigerlo? Queste sono tutte questioni di carattere pratico. Fino a oggi noi non abbiamo ancora capito nel suo complesso l’imperialismo giapponese e neanche la Cina. Il movimento è in via di sviluppo; cose nuove stanno per emergere e la nascita del nuovo è un processo senza fine. Studiare questo movimento sotto tutti i suoi aspetti e nel suo sviluppo è un grande compito che

richiede la nostra attenzione continua. Colui che rifiuta di studiare questi problemi seriamente e accuratamente non è un marxista.

Il nemico dello studio è la presunzione; chi vuole veramente imparare qualcosa deve prima di tutto sbarazzarsi della presunzione. “Insaziabile nell’imparare” per quel che ci riguarda personalmente e “instancabile nell’insegnare” per quel che riguarda gli altri: questo è l’atteggiamento che dobbiamo adottare.

UNITÀ E VITTORIA

 

L’unità all’interno del Partito comunista cinese è la condizione fondamentale per unire tutta la nazione al fine di conquistare la vittoria nella resistenza al Giappone e di costruire una nuova Cina. Il Partito comunista cinese, che si è temprato nelcorso di diciassette anni, ha imparato i vari mezzi da usare per raggiungere l’unità interna ed è oggi molto più agguerrito che nel passato. Noi possiamo dunque formare in seno al popolo cinese quel forte nucleo che ci permetterà di riportare la vittoria nella resistenza al Giappone e di costruire una nuova Cina. Compagni, se restiamo uniti, abbiamo la certezza di poter raggiungere questa meta.

 

NOTE

 

1. Vedasi in questo volume, pag. 49.

2. Vedasi in questo volume, pag. 55.

3. * Il 18 settembre 1931, l’“Armata Kwantung” dell’esercito giapponese di stanza nel nordest della Cina, attaccò Shenyang. Le forze armate cinesi (Armata del nord-est) di stanza a Shenyang e in altre zone nord-orientali eseguirono l’ordine di Chiang Kai-shek di“assoluta non-resistenza” e si ritirarono a sud della Grande Muraglia, per cui le forze armate giapponesi occuparono rapidamente le province del Liaoning, del Kirin e delloHeilungkiang. Questo atto aggressivo dell’imperialismo giapponese è conosciuto dalpopolo cinese come Incidente del 18 settembre.

4. * I Tre principi popolari avanzati da Sun Yat-sen costituivano i principi e il programmadella rivoluzione democratica borghese in Cina; essi erano: nazionalismo, democrazia e benessere del popolo. Nel 1924, nel Manifesto del primo Congresso nazionale del Kuomintang, Sun Yat-sen diede ai Tre principi popolari una nuova interpretazione, attribuendo al nazionalismo il significato di lotta contro l’imperialismo ed esprimendoil pieno appoggio al movimento degli operai e dei contadini. In tal modo i vecchi Tre principi popolari si trasformarono nei nuovi Tre principi popolari con le tre politiche fondamentali: alleanza con la Russia, alleanza con il Partito comunista cinese, appoggio ai contadini e agli operai. Questi nuovi Tre principi popolari con le tre politiche fondamentali divennero la base politica della cooperazione del Partito comunista  cinese con il Kuomintang nel periodo della prima Guerra civile rivoluzionaria.

5. *Nel suo rapporto presentato nel gennaio del 1934 al settimo Congresso del Partito comunista (bolscevico) dell’URSS, Stalin diceva: “Dopo che si è fissata la linea politica giusta, è il lavoro di organizzazione che decide di tutto e tra l’altro anche del destino della linea politica stessa, vale a dire della sua realizzazione o del suo fallimento”. In quell’occasione Stalin trattò il problema della “giusta scelta degli uomini”. Nel maggio del 1935, nel discorso pronunciato al Cremlino in occasione della consegna dei diplomi agli allievi dell’Accademia dell’Armata rossa, enunciò e illustrò la parola d’ordine: “I quadri decidono di tutto”. Vedasi anche il rapporto presentato al diciottesimo Congresso del Partito comunista (bolscevico) dell’URSS, nel marzo del 1939. In questo rapporto Stalin diceva: “Dopo che è stata elaborata una giusta linea politica, controllata dalla pratica, i quadri del partito diventano la forza decisiva per la direzione del partito e dello Stato”.

6. *Traditore della rivoluzione cinese. In gioventù, speculando sulla rivoluzione, si infiltrò nel Partito comunista cinese. Nel partito commise innumerevoli errori che furono causa di gravi crimini. Il più noto fu quello del 1935 allorché, mosso da spirito disfattista e liquidazionista, si pronunciò contro la marcia a nord dell’Esercito rosso e a favore di una ritirata nelle zone abitate da minoranze nazionali fra il Szechwan e il Sikang; svolse inoltre aperta opera di tradimento contro il partito e il Comitato centrale, formò uno pseudocomitato centrale e minò l’unità del partito e dell’Esercito rosso, cose che provocarono gravi danni all’armata del quarto fronte. Tuttavia, grazie al paziente lavoro educativo svolto dal compagno Mao Tse-tung e dal Comitato centrale del partito, l’armata del quarto fronte dell’Esercito rosso e i suoi numerosi quadri tornarono presto sotto la giusta direzione del Comitato centrale ed ebbero una grande funzione nelle lotte successive. Chang Kuo-tao, invece, si dimostrò incorreggibile. Nella primavera del 1938 fuggì dalla regione di confine Shensi-Kansu-Ningsia ed entrò nel servizio segreto del Kuomintang.

7. *Si tratta del periodo che va dalla riunione straordinaria tenuta nell’agosto 1927 dall’Ufficio politico del quinto Comitato centrale del Partito comunista cinese alla quinta sessione plenaria del sesto Comitato centrale del partito, tenuta nel gennaio 1934.

8. *Chen Tu-hsiu, professore all’Università di Pechino, divenne noto quale redattore della rivista Gioventù nuova. Fu uno dei fondatori del Partito comunista cinese. Grazie alla celebrità avuta all’epoca del Movimento del 4 maggio e data l’immaturità del partito nel suo periodo iniziale, divenne segretario generale del partito. Nell’ultimo periodo della rivoluzione del 1924-1927 il deviazionismo di destra rappresentato nel partito da Chen Tuhsiu sfociò in una linea capitolazionista. A quell’epoca “i capitolazionisti nell’organo dirigente del nostro partito rinunciarono deliberatamente alla direzione sulle masse contadine, sulla piccola borghesia urbana e sulla media borghesia e, in particolare, alla direzione sulle forze armate, causando così la sconfitta della rivoluzione” (Mao Tse-tung, La situazione attuale e i nostri compiti). Dopo il fallimento della rivoluzione nel 1927, Chen Tu-hsiu e un gruppetto di altri capitolazionisti caddero preda del pessimismo, perdettero ogni fiducia nelle prospettive della rivoluzione e divennero dei liquidatori. Assunsero la posizione reazionaria dei trotskisti e con essi crearono un piccolo gruppo antipartito. Fu questa la causa dell’espulsione di Chen Tu-hsiu dal partito nel novembre del 1929. Egli morì nel 1942. Per quel che riguarda l’opportunismo di destra di Chen Tu-hsiu, vedasi le note introduttive ad Analisi delle classi nella società cinese e Rapporto d’inchiesta sul movimento contadino nello Hunan, Opere Scelte di Mao Tse-tung, vol. 1 (nelle Opere di Mao Tse-tung, vol. 2) e l’articolo Presentazione della rivista “Il Comunista”, Opere Scelte di Mao Tse-tung, vol. 2.

9. *La linea opportunista “di sinistra” di Li Li-san, comunemente detta “linea Li Li-san”, regnò nel partito per circa quattro mesi, a partire dal giugno del 1930, nel periodo in cui Li Lisan era il massimo dirigente del Comitato centrale del Partito comunista cinese. La linea Li Li-san aveva le seguenti caratteristiche: violava la linea politica adottata dal sesto Congresso nazionale del partito; rifiutava di riconoscere la necessità di preparare le masse in vista della rivoluzione e di ammettere l’ineguaglianza nello sviluppo della rivoluzione; riteneva che la concezione del compagno Mao Tse-tung (secondo cui è necessario dedicare per un lungo tempo la massima attenzione soprattutto alla creazione di basi rivoluzionarie nelle campagne, servirsi delle campagne per accerchiare le città e, poggiando sulle basi d’appoggio, accelerare l’ascesa della rivoluzione in tutto il paese) era una concezione “profondamente errata”, “una espressione del provincialismo e del conservatorismo dei contadini” e insisteva per la preparazione di un’insurrezione immediata in tutto il paese. Sulla base di questa linea errata, il compagno Li Li-san formulò un piano avventurista per l’immediata organizzazione di insurrezioni armate in tutte le maggiori città della Cina. Inoltre, negando l’ineguaglianza di sviluppo della rivoluzione mondiale, riteneva che lo scoppio generale della rivoluzione cinese avrebbe provocato lo scoppio generale della rivoluzione mondiale e che la rivoluzione cinese avrebbe potuto vincere solo a condizione che si fosse verificato lo scoppio generale della rivoluzione in tutto il mondo; non ammetteva neppure il carattere di lunga durata della rivoluzione democratica borghese in Cina, affermando che la vittoria della rivoluzione in una o più province avrebbe segnato l’inizio del passaggio alla rivoluzione socialista e su questa base elaborò diverse direttive avventuriste “di sinistra” che non rispondevano alle esigenze del momento. Il compagno Mao Tse-tung lottò contro questa linea errata; numerosi quadri e membri del partito chiesero che fosse corretta. Nel settembre del 1930, alla terza sessione plenaria del sesto Comitato centrale, il compagno Li Li-san riconobbe gli errori che gli venivano indicati e lasciò la direzione del Comitato centrale. Poiché con il tempo riuscì a liberarsi delle sue idee errate, il settimo Congresso nazionale del Partito comunista cinese lo rielesse membro del Comitato centrale.

10. *Il sesto Comitato centrale del Partito comunista cinese, durante e dopo la terza sessione plenaria tenuta nel settembre del 1930, prese una serie di misure efficaci per mettere fine alla linea Li Li-san. Ma dopo la sessione alcuni compagni che non possedevanoun’esperienza pratica di lotta rivoluzionaria, con Chen Shao-yu (Wang Ming) e Chin Panghsien (Po Ku) alla testa, si opposero alle misure prese dal Comitato centrale. Nell’opuscolo Due Linee o Lotta per l’ulteriore bolscevizzazione del Partito comunista cinese, essi facevano notare che in quel periodo il pericolo principale esistente nel partito era rappresentato non dall’opportunismo “di sinistra” ma dall’“opportunismo di destra” e per giustificare le proprie attività “criticavano” la linea Li Li-san come linea di “destra”. Essi proponevano un nuovo programma politico che, sotto nuove forme, continuava, riprendeva o sviluppava la linea Li Li-san e altre concezioni e direttive politiche “di sinistra”, e lo opponevano alla giusta linea del compagno Mao Tse-tung. Proprio per criticare gli errori in campo militare della nuova linea opportunista “di sinistra”, il compagno Mao Tse-tung scrisse Problemi strategici della guerra rivoluzionaria in Cina. La linea deviazionista “di sinistra” dominò il partito nel periodo compreso fra la quarta sessione plenaria del sesto Comitato centrale, che ebbe luogo nel gennaio del 1931, e la riunione dell’ufficio politico del Comitato centrale che si tenne a Tsunyi, provincia del Kweichow, nel gennaio del 1935. Questa riunione pose fine al predominio della linea errata ed elesse la nuova direzione del Comitato centrale con il compagno Mao Tse-tung alla testa. L’errata linea “di sinistra” dominò nel partito per un periodo particolarmente lungo (quattro anni) e procurò al partito e alla rivoluzione gravissime perdite. Le tristi conseguenze dell’applicazione di tale linea si manifestarono nella perdita di circa il 90 per cento dei membri del partito, degli effettivi dell’Esercito rosso e del territorio delle basi d’appoggio dell’esercito; decine di milioni di abitanti delle basi rivoluzionarie furono vittime della feroce repressione scatenata dal Kuomintang. Tutto ciò frenò lo sviluppo della rivoluzione. La grande maggioranza dei compagni che avevano seguito la linea opportunista “di sinistra”, grazie alla lunga esperienza fatta, capirono i propri errori, li corressero e resero in seguito molti servigi al partito e al popolo. Sotto la direzione del compagno Mao Tse-tung, essi si unirono a tutti gli altri compagni del partito sulla base di convinzioni politiche comuni. Il testo integrale della Risoluzione della conferenza di Tsunyi è pubblicata nelle Opere di Mao Tse-tung, vol.4.

11. *La riunione di Pasi fu tenuta dall’Ufficio politico del Comitato centrale del Partito comunista cinese nell’agosto 1935 a Pasi. Pasi è una località situata a nord-ovest del capoluogo del distretto di Sungpan, tra il Szechwan nord-occidentale e il Kansu sudorientale. In quel periodo Chang Kuo-tao, che era alla testa di una parte delle forze dell’Esercito rosso, ruppe con il Comitato centrale, rifiutò di obbedire ai suoi ordini e cercò di disgregarlo. Nel corso di questa riunione il Comitato centrale decise di lasciare quella zona pericolosa per raggiungere lo Shensi settentrionale con le forze dell’Esercito rosso che obbedivano ai suoi ordini. Quanto a Chang Kuo-tao, egli guidò le unità dell’Esercito rosso, che era riuscito a ingannare, verso sud, nella zona di Tienchuan, di Lushan, del Piccolo e Grande Chinchuan e di Ahpa, dove creò uno pseudo-comitato centrale, tradendo così apertamente il partito.

12. *La riunione di Yenan era la riunione allargata dell’Ufficio politico del Comitato centrale del Partito comunista cinese, tenuta nell’aprile 1937 a Yenan. Prima della riunione, un gran numero di quadri e di soldati delle unità dell’Esercito rosso al comando di Chang Kuo-tao, avendo capito di essere stati ingannati, si erano diretti a nord verso la regione di confine Shensi-Kansu. Strada facendo, una parte di essi, obbedendo a ordini sbagliati, piegò verso occidente, in direzione della zona di Kanchow, Liangchow e Suchow; più della metà fu sterminata dal nemico, mentre il resto raggiunse il Sinkiang e più tardi tornò nella regione di confine Shensi-Kansu. L’altra parte aveva da tempo raggiunto questa regione e si era unita all’Esercito rosso centrale. Lo stesso Chang Kuotao giunse nello Shensi settentrionale e prese parte alla riunione di Yenan. La riunione  condannò in modo sistematico e conclusivo il suo opportunismo e il suo atto di tradimento nei confronti del partito. Egli finse di accettare le decisioni del partito, ma in realtà si preparava a tradirlo definitivamente.

13. *Vedansi gli esempi sullo stile stereotipato straniero in Contro

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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