Il Partito dei Bolscevichi e la lotta contro il trotkismo

CAPITOLO II
IL PARTITO IN LOTTA CONTRO IL TROTSKISMO NEL PERIODO DEL PASSAGGIO DALLA GUERRA ALL’EDIFICAZIONE ECONOMICA PACIFICA (1920-1921)

Il. PARTITO SMASCHERA L’ATTIVITÀ FRAZIONISTCA
DEI TROTSKISTI E DEGLI ALTRI GRUPPI D’OPPOSIZIONE.
LA DISCUSSIONE SUI SINDACATI

Dopo aver sconfitto gli interventisti stranieri e la controrivoluzione interna, la giovane repubblica dei Soviet ottenne la possibilità di passare all’edificazione economica pacifica. In quel periodo il partito comunista dovette lottare accanitamente per l’unità delle sue file, contro i troztskisti, contro l’opposizione operaia» (1), contro i «centralisti democratici» e contro gli altri gruppi antipartito. L’ispiratore ideologico degli oppositori fu Trotskji. Alla vigilia del X congresso, egli ed i suoi seguaci imposero al partito una discussione facendo sprecare non poco tempo ed energie in una polemica su questioni già risolte.
Questa polemica passò alla storia conte «discussione sui sindacati», benché i sindacati non fossero l’unico motivo delle divergenze. Si trattava, in sostanza, delle sorti della dittatura del proletariato, della scelta delle vie concrete per la costruzione del socialismo, della partecipazione a tale costruzione delle grandi masse lavoratrici.
Il passaggio all’edificazione economica pacifica ebbe inizio in una situazione estremamente complessa. Le guerre imperialistica e civile avevano portato il paese sull’orlo di una catastrofe. Negli anni della guerra e dell’intervento armato straniero era andata persa circa la metà del patrimonio nazionale della repubblica. La produzione dell’industria pesante era ridotta a un settimo di quella prebellica, la produzione di acciaio costituiva meno del 5% di quella d’anteguerra. La produzione agricola costituiva circa la metà di quella del 1913. Approfittando di queste difficoltà. l’imperialismo internazionale e la controrivoluzione interna fecero nuovi tentativi di abbattere il potere sovietico. « …I nemici che ci attorniano. avendo perso la possibilità di un intervento armato, contano sull’insurrezione (2), disse Lenin.
Alla fine del 1920 e all’inizio del 1921 scoppiarono moti controrivoluzionari in diverse regioni del paese: in Siberia, negli Urali, in Ucraina, nel Caucaso settentrionale. in Bielorussia. Dall’autunno 1920 all’estate 1921 il governatorato di Tambov e in parte quelli di Voronezh e Saratov furono teatro di una rivolta dei kulak e dei socialisti-rivoluzionari, diretta dal socialista-rivoluzionario A. Antonov. Alla fine del febbraio 1921 scoppiò una rivolta a Kronstadt, ispirata dalle forze imperialistiche. Questa roccaforte, che protegge gli accessi marittimi di Pietrogrado, cadde nelle mani dette guardie bianche, dei menscevichi e dei socialisti-rivoluzionari. che cercarono di trasformarla in focolaio di un’insurrezione nazionale.
I moti controrivoluzionari trovarono l’appoggio dei diversi piccolo-borghesi. Durante la guerra civile i contadini avevano tollerato la politica del «comunismo di guerra» che comportava i prelevamenti di tutte le eccedenze di generi alimentari e talvolta anche di una parte dello stretto necessario per poter assicurare l’approvvigionamento della popolazioni. L’alleanza politico-militare della classe operaia c dei contadini aveva avuto negli anni della guerra una base determinata: il potere sovietico assicurava ai contadini la terra e li garantiva contro la restaurazione del potere della borghesia e dei grandi proprietari fondiari. mentre gli operai ricevevano dai contadini i prodotti alimentari a credito fino a che non fosse stata riattivata la grande industria. Tale forma di alleanza delle due classi lavoratrici aveva avuto un ruolo decisivo nella sconfitta degli interventisti e dei nemici interni. Ma nelle condizioni di pace si manifestò il malcontento dei contadini per la politica del «comunismo di guerra». Il contadino, come piccolo produttore di merci, non poteva più sop-portare le restrizioni al commercio, il sistema dei prelevamenti che ostacolava lo sviluppo delle forze produttive. «Per la prima volta, e, spero, per l’ultima volta nella storia della Russia Sovietica, – disse Lenin – le grandi masse dei contadini sia pure non coscientemente ma istintivamente – per il loro stato d’animo erano contro di noi» (3). I tentennamenti del contadino medio, il suo malcontento per la politica del «comunismo di guerra» minacciavano di rompere l’alleanza della classe operaia e dei contadini e di portare quindi alla fine della dittatura del proletariato. La guerra civile aveva apportato profonde modificazioni anche nella struttura del proletariato. Decine di migliaia di operai industriali erano partiti per il fronte o erano stati assorbiti dall’apparato statale. Nel 1920 il numero degli operai nelle industrie censite si ridusse del 50% rispetto al 1916 (4). Numerose fabbriche e officine erano ferme per mancanza di materie prime c di combustibile, i trasporti non funzionavano. Sui 212 stabilimenti metallurgici nazionalizzati ne funzionavano nel 1920 solo 122, il numero degli operai si ridusse in essi di circa il 78% rispetto al 1913. Sulle 1342 aziende specializzate nell’estrazione e nella lavorazione del petrolio ne erano attive solo 503, e sui 329 cotonifici e lanifici ne erano attivi 180(5).
Molti operai si trasferivano nelle campagne, si adattavano ai mestieri più vari, una parte degli operai specializzati si trasformava in artigiani, la classe operaia si smembrava, si polverizzava. Un grave pericolo minacciava la base sociale della dittatura del proletariato. «Nel 1921, dopo aver finito di lottare contro il nemico esterno, – disse Lenin – abbiamo visto che il pericolo principale, il male più grande era la nostra incapacità di assicurare il funzionamento ininterrotto dei più grandi stabilimenti che ci erano rimasti in numero esiguo. Questo è l’essenziale. Senza questa base economica, la classe operaia non può avere un saldo potere politico (6). Una parte della classe operaia, particolarmente quella legata alle campagne, era preda della stanchezza e del malcontento.
E’ noto che all’inizio del passaggio all’edificazione pacifica il partito era aumentato numericamente, si era conquistato un’enorme autorità ed influenza tra le masse dei lavoratori. Basti dire che nel 1919-1920 le sue file si erano rinnovate per il 61,3%. Nei cinque anni successivi alla rivoluzione il partito aumentò di 25 volte i propri iscritti (7), il loro numero raggiunse i 730.000. raggruppati in oltre 32 mila cellule (8). Tuttavia l’influsso dell’elemento spontaneo piccolo-borghese non poteva non farsi sentire anche nel partito. Delle esitazioni si osservavano fra i militanti meno coscienti, dovute in parte alle notevoli modificazioni nella struttura sociale del PC(b)R e nella consistenza numerica delle sue file. Nel 1921 i comunisti con un’anzianità risalente agli anni antecedenti la rivoluzione erano nel partito meno del 10% (9). Molti di coloro che aderirono al partito dopo il 1917 non erano passati per la scuola della lotta rivoluzionaria contro lo zarismo e la bor-ghesia, non avevano ancora fatto in tempo a temprarsi politicamente. D’altra parte, gli organi di partito non avevano avuto negli anni di guerra la possibilità di dedicare una sufficiente attenzione all’educazione ideologica.
Si accrebbe l’incidenza degli clementi non proletari sul totale degli iscritti. Nel 1920 la struttura sociale del partito cambiò, rispetto al 1917, nel modo seguente (10):

In tal modo circa il 44% degli iscritti erano operai, i contadini risultavano più che triplicati, ed oltre il 30% erano impiegati e rappresentanti di altre categorie sociali.
Dopo la rivoluzione entrarono nel partito numerosi ex menscevichi. socialisti-rivoluzionari, borotbisti (11), bundisti (12), massimalisti (13), ed altri rappresentanti di partiti non proletari.
Oltre 22 mila aderenti, cioè il 5.8% di tutti gli iscritti, avevano militato in precedenza in altri partiti politici (14). Questi iscritti costituivano a volte un fertile terreno per le tendenze ostili, e molti di essi proseguivano nella loro attività antipartito. Tutto ciò portò al sorgere di gruppi frazionistici, trotskisti in primo luogo, i quali di fronte all’inasprirsi della lotta di classe nel paese presero posizione contro la politica del partito comunista.
Il partito doveva risolvere i complessi compiti della liquidazione delle conseguenze delle due guerre devastatrici. Era necessario ripristinare l’industria e l’agricoltura, garantire una solida alleanza economica tra la classe operaia e i contadini, gettare le fondamenta della futura società socialista. Proprio in quel momento, i trotskisti e gli altri gruppi d’opposizione proposero di «concentrare l’attenzione del partito sui sindacati». di «fare di ciò il compito centrale del partito in generale (15).
Secondo i trotskisti, i sindacati stavano attraversando una grave crisi. L’indeterminatezza dei compiti che dovevano essere loro assegnati nel campo della produzione, li aveva portati sull’orlo della scomparsa. «La non corrispondenza tra il sindacato, come esso è, ed il sindacato come deve essere, è divenuta ora la maggiore contraddizione all’interno dello Stato operaio. (16). affermava Trotski sostenuto dagli altri capi dell’opposizione trotskista.
Il Comitato Centrale del partito stigmatizzò i tentativi dei trotskisti di mettere in discussione la questione dei sindacati senza un’analisi della situazione politica. I sindacati, disse Lenin, sono un anello di congiunzione tra il partito c la classe operali. Perciò parlare di essi, astraendosi dalla situazione del partito c del potere sovietico, significa porre il problema in modo fondamentalmente errato sul piano dei principi, in modo non marxista. Fin dagli inizi della discussione sui sindacati fu sottolineato che il problema più importante della politica del partito e dello Stato sovietico era il carattere dei rapporti tra la classe operaia ed i contadini. La Pravda scrisse: «E un delitto dimenticare, intavolando una discussione sui sindacati, tutta una serie di questioni estremamente acute, dalla cui soluzione dipende tutto l’ulteriore sviluppo della rivoluzione. Una di tali questioni è quella di rapporti tra la città c la campagna» (17).
Il CC del PC(b)R qualificò la sortita dei trotskisti come un tentativo di distogliere l’attenzione del partito dalle questioni dell’edificazione economica, dalla definizione di giusti rapporti tra l’avanguardia e le masse. Nel corso della discus-sione Lenin ne sottolineò più volte il pericolo politico. definendola un lusso inammissibile, veramente sorprendente. con tutte le inaudite difficoltà d’ordine esterno e interno (18).
. Il posto e il ruolo dei sindacati nel sistema della dittatura del proletariato erano stati definiti nel Programma del PC(b)R, approvato dall’VIII congresso del partito nel 1919. Vi si specificava che i compiti principali dei sindacati stavano nella sfera economica. che «l’apparato organizzativo dell’industria socializzata deve appoggiarsi in primo luogo sui sindacati (19). Ai sindacati si assegnava il compito di far partecipare le masse lavoratrici, nella più larga misura, alla gestione dell’industria, di educarle nello spirito della disciplina e della coscienza socialista.
All’inizio del 1929, precisando e concretizzando alcuni punti del Programma. del PC(b)R, i1 IX Congresso del PC(b)R approvò la risoluzione Sulla questione dei sindacati e della loro organizzazione, in cui si rilevava che i compiti dei sindacati erano fondamentalmente di carattere economico-organizzativo ed educativo. «Essendo una scuola del comunismo ed un anello di congiunzione tra le masse proletarie più arretrate, non ancora completamente esenti dalla vecchia gretta mentalità corporativistica, e la loro avanguardia – il partito comunista – i sindacati debbono educare queste masse, organizzarle sul piano culturale, politico, amministrativo, elevarle al livello del comunismo… » (20). Nelle decisioni del congresso vennero precisati i compiti generali e correnti dei sindacati, le forme della loro partecipazione all’attività dell’apparato di gestione economica, i principi che dovevano regolare i rapporti tra il partito e i sindacati, tra lo Stato sovietico ci sindacati. Nel settembre 1920 il Comitato Centrale del partito indirizzò una lettera a tutti i comitati di governatorato e di distretto del PC(b)R (21), in cui si indicavano le misure da prendere per prestare un’assistenza efficace ai sindacati. Tutte queste decisioni furono preparate ed approvate con la partecipazione diretta di Lenin. I compiti dei sindacati nell’attività economica furono definiti abbastanza chiaramente anche nelle risoluzioni dei loro congressi e della loro V Conferenza panrussa. Ai lavori del Il (gennaio 1919) e del III (aprile 1920) Congresso dei sindacati di tutta la Russia, prese parte Lenin. Le idee da lui formulate da quelle tribune, furono poste alla base delle risoluzioni approvate. Il progetto della risoluzione approvata dalla frazione del PC(b)R alla V Conferenza dei sindacati di tutta la Russia (novembre 1920), era stato redatto dallo stesso Lenin.
In tal modo le dichiarazioni dei trotskisti che il partito non avrebbe avuto idee chiare sul ruolo dei sindacati nella produzione, sui compiti che spettavano loro dopo l’ascesa del proletariato al potere, erano un tentativo di trarre in errore le masse, di farsi passare per i soli difensori della classe operaia.
La discussione imposta dagli oppositori rappresentava una grave minaccia all’unità del partito, poiché essi si posero fin dall’inizio sul terreno della lotta frazionistica, senza principi.
Il via alla discussione fu dato dall’intervento di Trotski alla riunione della frazione comunista alla V Conferenza dei sindacati di tutta la Russia. Affermando che i sindacati erano travagliati da una «profondissima crisi interna», a causa della non corrispondenza tra il ruolo svolto nella produzione e i compiti che dovevano assolvere, egli chiese di «scuotere» la direzione dei sindacati, «di scuoterla dall’alto in basso affinché ne sia eliminato tutto quello che è superfluo». Contrariamente alla linea del partito che prevedeva il passaggio dai metodi militari di lavoro alla rigorosa osservanza della democrazia, Trotski chiese che i sindacati fossero militarizzati. che le misure di coercizione fossero accentuate. Egli si riferì all’ «esperienza» del Comitato centrale del sindacato unificato dei lavoratori dei trasporti ferroviari e fluviali (Tsektran), in cui i metodi tmtskisti avevano trovato applicazione pratica.
I segnaci di Trotski infiltratisi nella direzione dello (Tséktran) applicavano largamente sanzioni disciplinari e multe. violavano grossolanamente la democrazia, i principi essenziali della vita interna delle organizzazioni sindacali locali. Ciò provocò il malcontento ben comprensibile delle masse degli iscritti, un conflitto tra i seguaci di Trotski e coloro che respingevano i metodi trotskisti di comando delle masse. Ma la direzione trotskista dello Tsektran continuava a «serrare le viti» , mentre Trotski cercava di imporre questa politica a tutto il movimento sindacale.
Il Comitato Centrale del partito respinse nella sua riunione plenaria del novembre 1920 le tesi in cui Trotski, secondo le parole di Lenin, sviluppava la politica di «scuotimento», dissimulata da ragionamenti sulla «gravissima crisi» dei sindacati e sui «nuovi compiti e metodi» (22). Si decise che «fino alla conclusione dei lavori della commissione è augurabile che le divergenze delineatesi in seno al Comitato Centrale non siano sottoposte a discussione pubblica» e che si formasse una commissione, costituita da membri del CC e da funzionari sindacali, per l’elaborazione pratica delle questioni del movimento sindacale. Nella commissione fu incluso anche Trotski. La sessione plenaria approvò Una risoluzione sulla necessità di incoraggiare al massimo l’autonomia delle orga-nizzazioni operaie, i loro legami più stretti con le masse lavoratrici. Il Comitato Centrale invitò ad ingaggiare una lotta energica «contro la degenerazione del centralismo e delle forme paramilitari di lavoro un burocratismo, dispotismo, schematismo, in controllo eccessivo dei sindacati» (23).
La frazione comunista alla V Conferenza dei sindacati di tutta la Russia approvò la decisione della sessione plenaria del CC del novembre 1920. Trotski rifiutò però di partecipare ai lavori della commissione sindacale. Si trattava di un’aperta infrazione alla disciplina di partito. «La mancata partecipazione di Trotski alla commissione sindacale significa di fatto che la lotta continua e viene portata fuori dell’ambito del Comitato Centrale… Un procedimento come il sabotaggio della commissione è burocratico, non è né sovietico né socialista né giusto, ed è politicamente dannoso (24).
Intanto, allo Tsektran i trotskisti continuavano ad applicare i metodi dello «scuotimento». All’inizio di dicembre del 1920 la scissione dello Tsektran era un fatto reale. Alla riunione della frazione comunista della conferenza dei lavoratori dei trasporti, convocata dallo Tsektran, i lavoratori comunisti dei trasporti fluviali espressero la loro protesta contro i metodi burocratici del lavoro, chiesero che fossero rispettate le risoluzioni del partito sui sindacati e che fosse modificata la composizione dell’apparato dirigente dello Tsektran e decisero di abbandonare la conferenza. Ad essi si uni poi anche una parte dei ferrovieri. Successivamente i rappresentanti dei lavoratori dei trasporti fluviali nello Tsektran diedero le dimissioni.
La scissione di uno dei maggiori sindacati del paese rappresentava un grave pericolo politico. I metodi dello Tsektran portarono in pratica ad un conflitto con la maggioranza dei Comunisti, con le masse sindacali. L’estensione agli altri sindacati dei metodi trotskisti di direzione avrebbe minaccia-to una scissione della classe operaia nel suo insieme. «Questo avvenimento (la scissione dello Tscktran. – N.d.A.) è il fatto fondamentale, essenziale, vitale che permette di valutare il contenuto politico delle nostre discussioni…» (25), ebbe a sottolineare Lenin.
Mentre il CC del partito tentava una soluzione pratica delle divergenze in seno al CC, Trotski chiedeva l’apertura di una vasta discussione, minacciava di «appellarsi al partito». Presentandosi come l’unico campione della democrazia, egli dichiarò che era inammissibile risolvere i problemi dei sinda-cati «alle spalle del partito».
Apparentemente era un atteggiamento democratico, ma praticamente i trotskisti avevano già iniziato questa discussione proprio alle spalle del CC del partito. Essi esponevano in modo unilaterale la propria posizione, tacendo la sostanza reale delle divergenze. Alla conferenza dello Tsektran, svol-tasi nel dicembre 1920. Trotski invitò «a costituire due frazioni in seno ad ogni sindacato, una per la produzione e l’altra per i professionisti di vecchio tipo. Con queste due frazioni, con questi due gruppi, io non ho dubbi che riporteremo una grande vittoria…» (26). Se si considera che all’epoca della discussione sindacale i trotskisti si chiamavano «produttivisti», mentre i professionisti di vecchio tipo erano secondo lumi partigiani di Lenin, apparirà ben chiaro il senso demagogico della dichiarazione di Trotski. Gli interventi dei trotskisti si accompagnavano ad attacchi contro i sindacalisti, accusati di fare del tradunionismo e di «sviluppare nel loro ambiente una mentalità di gretto corporativismo, l’ostilità verso i nuovi guardi». ecc.
Venne in aiuto a Trotski Bukharin. costituendo un gruppo-«cuscinetto», che avrebbe dovuto conciliare le opinioni estreme, ma che di fatto si batté a fianco di Trotski. L’affinità delle piattaforme politiche di questi due gruppi fu riconosciuta dagli stessi capi dell’opposizione. «Per quanto riguarda il gruppo-«cuscinetto» – dichiarò Trotski – noi in generale non abbiamo con esso divergenze di principio, come ho sottolineato fin dall’inizio. Vi sono state piccole sfumature, scom-parse però durante la campagna» (27).
Per disarmare i frazionisti. il Comitato Centrale del partito permise il 24 dicembre 1920 la libertà di dficussione. Il giorno seguente trotski pubblicò un opuscolo-piattaforma a carattere frazionistico: Funzione e compiti dei sindacati. La presentazione di una tale piattaforma, che lo stesso autore dis-se di essere il frutto di ubn lavoro collettivo, smascherava Trotski come un vero e proprio frazionista, poiché non aveva esitato ad infrangere la disciplina di partito. Essendo membro del CC egli si era formato un gruppo al di fuori del CC ed ora si presentava con uno scritto «collettivo» di questo gruppo, al fine di proporre al X congresso di scegliere tra le due tendenze nel movimento sindacale. La collezione degli errori accumulata da Trotski nei precedenti interventi, ricevette un ulteriore sviluppo in questo opuscolo.
Con il pretesto di «accrescere» la funzione dei sindacati nella produzione, i trotskisti proponevano un programma di «statizzazione» di essi, intesa come «concentrazione nelle mani dei sindacati di tutta la gestione della produzione… trasformazione dei sindacati in apparati dello Stato operaio e graduale fusione degli organi sindacali e degli organi di gestione economica» (28). Secondo Trotski ed i suoi seguaci, un’esistenza parallela degli organi economici e sindacali era inammissibile. Egli proponeva di passare d’urgenza alla riorganizzazione della direzione del movimento sindacale. Gli avvenimenti successivi dimostrarono che avanzando la richiesta di «scuotere» i sindacati, Trotski mirava ad allontanare da essi i quadri leninisti, ad impadronirsi della direzione dei sindacati.
«I sindacati – affermava Trotski – hanno un senso nella società sovietica solo come organi di gestione, altrimenti essi non hanno alcun senso». L’attuazione di tali proposte avrebbe significato la distruzione dei sindacati come organizzazioni sociali non affiliate al partito, la loro trasformazione in una appendice burocratica dell’apparato statale. Far perdere ai sindacati il loro carattere specifico, sarebbe stato come rinunciare ai sindacati medesimi, i quali fanno partecipare milioni di lavoratori alla direzione della società e sono una cinghia di trasmissione tra l’avanguardia e le masse.
L’errore fondamentale dei fautori della «statizzazione» consisteva nell’ignorare la situazione reale delle masse sindacali, nel sopravvalutare i ritmi con cui i lavoratori si imposessavano dei metodi di gestione.Criticando la parola d’ordine trotskista della «statizzazione», Lenin dimostrò che nella sua stragrande maggioranza il proletariato non poteva ancora assumere la gestione, a causa della sua mancanza di cultura e di esperienza.
«L’operaio non è mai stato separato dalla vecchia società con una muraglia cinese – disse Lenin al II Congresso dei sindacati di tutta la Russia. – Egli ha conservato in gran parte la tradizionale psicologia della società capitalistica. Gli operai costruiscono la nuova società, senza essersi trasformati in uomini nuovi, non più imbrattati del fango del vecchio mondo, in cui continuano a stare fino alle ginocchia. Per ora si può solo sognare di eliminare questo fango. Sarebbe una pura utopia credere di poterlo fare di colpo. Sarebbe una utopia che rinvierebbe il regno del socialismo alle calende greche» (29). L’educazione delle masse lavoratrici, l’iniziazione di esse all’opera di gestione, richiedono un lungo periodo di tempo. E’ noto che in quel momento solo 900 operai, su sei milioni di iscritti ai sindacati, assolvevano funzioni di gestione nel campo della produzione. Gli altri dovevano ancora apprendere l’arte della gestione. Rivolgere in quelle condizioni tutta l’attenzione ai «vertici» dei sindacati, chiedere la loro trasformazione in organi di gestione significava compiere un errore fatale.
Chiedendo di consegnare ai sindacati i poteri di direzione, Trotski avanzava una parola d’ordine errata: i sindacati sono sinonimo del proletariato (30). Affermazione assolutamente falsa. I sindacati sono, certo, un’organizzazione del proletariato ma ciò non significa affatto che nei sindacati siano raggruppati solo i proletari. Nel 1918-1920 i sindacati organizzavano non solo il proletariato industriale, tua anche il personale impiegatizio, tecnico-amministrativo, ed anche una parte di artigiani e di elementi semi-contadini (31). Nel 1921, sui 23 sindacati che esistevano nella repubblica 16 erano a composizione effettivamente operaia, mentre gli altri raggruppavano soprattutto il personale amministrativo. Sui 6.970.000 membri dei sindacati, militavano nel partito solo circa meno di un milione (32). In quelle condizioni la parola d’ordine di Trotski non solo era errata ma anche dannosa, poiché significava subordinare la produzione all’elemento spontaneo piccolo-borghese. Parlando al IX congresso del partito, Lenin disse: «Dalla guerra in poi, nelle fabbriche e nelle officine sono entrati uomini che non sono affatto proletari, che ci sono andati per sottrarsi alla guerra. Vi sono forse ora nel nostro paese condizioni sociali ed economiche tali per cui nelle fabbriche e nelle officine vadano i veri proletari? No, non ci sono… Spesso coloro che vanno a lavorare in fabbrica non sono proletari, ma dementi eterogenei, capitati la per caso» (33).
Criticando lo slogan trotskista della «statizzazione» dei sindacati, della «fusione» degli organismi economici e sindacali, Lenin invitò a studiare minuziosamente l’esperienza dell’attività congiunta dei sindacati e degli organi statali al fine di contrapporne gli aspetti positivi ai progetti burocratici e sterili dei trotskisti. Egli dimostrò che per accrescere la funzione dei sindacati nella vita economica del paese era necessaria la massima attivizzazione dei lavoratori; ciascuno di essi doveva essere preparato a prendere parte alla gestione della produzione, all’amministrazione della cosa pubblica. Era necessaria l’ «educazione produttiva» nei fatti e non nelle parole. Alla piattaforma trotskista Lenin oppose le tesi di Rudzutak, che contenevano proposte pratiche per l’ulteriore democratizzazione dei sindacati, il miglioramento della propaganda della produzione, l’organizzazione dei tribunali disciplinari, ecc. Fu fatta segno ad attacchi particolarmente violenti da parte dei trotkisti la definizione leninista della funzione dei sindacati come una scuola di comunismo. Schierandosi contro le decisioni del partito, gli oppositori affermavano che solo partito poteva essere una scuola di comunismo, mentre il compito dea sindacati era quello di dirigere la produzione. La negazione da parte dei trotskisti della funzione dei sindacati come di una scuola di comunismo significava praticamente la rinuncia al minuzioso lavoro di educazione dei lavoratori per farli partecipare sempre più attivamente atta costruzione di una nuova società.
L’attuazione della tesi trotskista della «statalizzazione» dei sindacati avrebbe privato questi della possibilità di difendere gli interessi delle masse lavoratrici. Trotski cercava di dimostrare che i sindacati non avevano nulla da difendere in uno Stato operaio, che con l’istaurazione della dittatura del proletariato, la missione dei sindacati, quella di difendere gli interessi economici degli operai, era interamente superata. Egli chiamava tradunionismo sovietico la funzione dei sindacati per la difesa degli interessi della classe operaia, ed invitava a trasformare i sindacati in uno strumento di militarizzazione della classe operaia. Secondo Trotsku, i sindacati, dopo la conquista del potere da parte del proletariato «hanno assunto un carattere coercitivo», si erano trasformati in una organizzazione coercitiva. Al riguardo è caratteristico l’intervento del trotskista Holzman alla conferenza del PC(b)R del governatorato e della città di Mosca (novembre 1920). il metodo della costrizione, affermò Holzman, é un metodo dì politica realistica, perciò non ci si può arrestare di fronte ad alcun metodo, compreso quello di un «implacabile disciplina del bastone nei confronti delle masse operare che ci trascinano indietro… Noi non esiteremo a ricorrere al carcere, alla de-portazione e ai lavori forzati nei confronti di quella gente che non è in grado di comprendere le nostre tendenze».
La parola d’ordine trotskista della militarizzazione dei sindacati era oggettivamente diretta a provocare una scissione tra il partito e il sindacato, tra l’avanguardia e le masse. a minare la dittatura del proletariato. «Non abbiamo altro appoggio che milioni di proletari poco coscienti, spesso pco colti, poco evoluti, analfabeti, ma che, in quanto proletari, seguono il loro partito .. Se il partito si divide dai sindacati… si avrà sicuramente la rovina del potere sovietico» (34).
Mentre il partito e lo Stato proletario passavano ad una nuova politica economica, mentre il problema della massima difesa degli interessi di classe del proletariato si poneva con particolare acutezza, i trotskisti negavano ostinatamente la necessità di una tale funzione dei sindacati. Ma era chiaro che essa sarebbe rimasta anche dopo la vittoria della rivoluzione proletaria, arricchendosi di un contenuto qualitativamente nuovo. La soppressione della proprietà privata dei mezzi di produzione, la concentrazione del potere politico Mite inani della classe operaia mutano l’indirizzo di classe di questa funzione, ma non l’aboliscono affatto.
In uno Stato socialista i sindacati difendono simultaneamente gli interessi economici sia degli operai che dello Stato. Essi si adoperano a consolidare lo Stato sovietico, a proteggere gli interessi del proletariato contro le deformazioni burocratiche, i formalismi amministrativi e le infrazioni della legalità, si preoccupano del sempre maggiore soddisfacimento delle esigenze materiali e culturali dei lavoratori. Smascherando il carattere avventuristico delle concezioni trotskiste Lenin dimostrò l’immensa importanza dei sindacati nelle condizione della dittatura del proletariato, mise in luce l’inconsistenza sul piano teorico della piattaforma di Trotski, il suo carattere antibolsceico.
La lotta frazionistica contro il partito, iniziata dai trotskisti, fu il segnale per l’azione di altri grupi antipartito. Nel corso della discussione vennero presentate contro la linea leninista sette piattaforme: del gruppo troztiskista, del gruppo «cuscinetto», dell’ «opposizione operaia», del gruppo del «centralismo democratico», di Ighnatov e seguaci, si Riaazanov, di Noghin. Nel corso della discussione essi fecero blocco: il gruppo «cuscinetto» si unì al gruppo trotskista, il gruppo di Ighnatov si fuse con l’ «opposizione operaia», i troztskisti e l’ «opposizione operaia si appoggiarono reciprocamente. Caratteristiche comune di tutte queste piattaforme degli oppositori era la tendenza a negare il ruolo dirigente del partito, a minare la dittatura del proletariato.
L’ «opposizione operaia» proponeva di «sindacalizzare lo Stato», di incaricare i sindacati come della gestione dell’economia del paese, considerando i sindacati come organizzazione autenticamente proletarie, essa li contrapponeva al partito e allo Stato. La tesi fondamentale dell’ «opposizione operaia» era che la gestione dell’economia doveva spettare al «congresso dei produttori di tutta la Russia, riuniti in associazioni sindacali e di produzione» (35); ciò significava in sostanza abbandonare la teoria marxista-leninista della lotta di classe, dare un colpo di spugna alle differenze tra la classe operaia e la piccola borghesia, ed era un palese tentativo di subordinare il partito e lo Stato sovietico all’elemento spontaneo piccolo-borghese.
Gli oppositori cercavano di togliere alla dittatura del proletariato i posti di comando nell’economia del paese, di privare il partito della sua funzione dirigente nel campo della produzione. Secondo «opposizione operaia», l’alleanza della classe operaia e dei contadini significava una capitolazione della rivoluzione proletaria di fronte agli elementi piccolo-borghesi. Chiamandosi demagogicamente «operaia», l’opposizione rispecchiava di fatto le tendenze più retrograde della piccola borghesia e rappresentava una deviazione anarco-síndacalista. Parlando al X congresso del partito, Lenin rilevò che .1’«opposizione operaia», che si nasconde dietro le spalle del proletariato, è una tendenza piccolo-borghese, anarchica (36). La tattica di questo gruppo antipartito fu formulata con la massima franchezza da A. Kollontai nell’opuscolo L’opposizione operaia. «Anche in caso di sconfitta al congresso, – ella scrisse – l’ « opposizione operaia» resterà all’interno del partito e passo a passo difenderà fermamente il suo punto di vista, salvando il partito e raddrizzandone la linea» (37). Raccomandando di seguire i metodi di lotta frazionistici, di applicare una linea che fosse volta a scindere il partito, i capi dell’opposizione ed i loro seguaci manifestavano in pratica il loro disprezzo per l’unita e la disciplina di partito.
Il gruppo del «centralismo democratico», la cui piattaforma fu definita da Lenin come «il peggior menscevismo e socialismo-rivoluzionario», «la frazione dei massimi urlatori» (38), sostenne al congresso una concezione del tutto deformata da principio del centralismo democratico, rivendicando una collegialità illimitata, la libertà delle frazioni e dei gruppi al’interno del partito. Tale gruppo negava la funzione dirigente del partito in seno ai Soviet e ai sindacati, cercava di minare il principio della direzione centralizzata dello Stato. Durante la discussione essi presentarono le loro tesi Sui sindacati, nelle quali, accusando i sindacati di «necrosi burocratica», chiedevano al tempo stesso l’ampliamento dei loro diritti nella produzione, proponevano che la presidenza del Consiglio Superiore dell’Economia Nazionale fosse formata dalla sessione plenaria del Consiglio centrale dei sindacati. Le loro tesi I compiti immediati del partito erano una revisione opportunistica dei principi marxisti-leninisti dell’organizzazione interna del partito. –
Alle piattaforme degli oppositori il Comitato Centrale contrappose il Progetto di risoluzione del X Congresso del PCR sulla funzione e i compiti dei sindacati, noto sotto il nome di «piattaforma dei dieci». Questa piattaforma partiva dalle decisioni del partito sulla funzione dei sindacati nell’epoca della dittatura del proletariato. I sindacati, vi, si affermava, sono la scuola primaria di educazione politica e pratica per le larghe masse dei lavoratori. Il metodo principale dell’attività dei sindacati è quello della convinzione, della democrazia operaia. La «piattaforma dei dieci» ebbe un importante ruolo nella disfatta dele forze antipartito, nella lotta volta a raccogliere la base del partito comunista intorno al Comitato Centrale.
Il 12 gennaio 1921 il CC del PC(b)R ribadì la sua risoluzione sulla libertà di discussione, per tutte le organizzazioni, approvò la risoluzione sull’elezione dei delegati al X congresso del partito sulla base dele piattaforme. I rappresentanti di tutte te correnti all’interno del partito ebbero cosi al possibilità di esporre le loro idee davanti a tutti i comunisti. La sessione plenaria del CC condannò i tentativi degli oppositori di inasprire la lotta frazionistica, fece appello a «non esagerare le divergenze, a non distogliere l’attenzione e le forze dei membri del partito dai compiti pratici urgenti e indilazionabili», a svolgere la discussione su una base di principio. Trotski che in precedenza aveva sostenuto la necessità di una larga discussione, votò coni suoi seguaci contro questa risoluzione del CC:
La risoluzione del CC del PC(b)R fu un colpo serio ai tentativi di Trotski di mettere insieme un blocco antipartito, di unire intorno a sé tutti gli elementi dell’opposizione. Essa mise in evidenza la profondità delle divergenze, smascherò davanti alle masse il vero volto degli oppositori. Concedendo a tutti i gruppi d’opposizione la possibilità di presentare le loro piattaforme nelle riunioni e conferenze del partito e sulla stampa il Comitato Centrale sottopose ad ima critica serrata tali piattaforme, dimostrando che le tesi frazionistiche portavano a minare il ruolo dirigente del partito, ad indebolire il partito, il che rappresentava un enorme pericolo per il potere sovietico.
I capi dell’opposizione cercarono di seminare tra gli attivisti di partito e tra le masse la diffidenza verso il Comitato Centrale, di far ricadere su questi o quei dirigenti del partito la responsabilità per le difficoltà economiche. Travisando le vere cause della crisi economica in cui si dibatteva il paese in quegli anni, gli oppositori cercavano in tutti i modi di denigrare la politica del CC agli occhi della base. Parlando al X congresso del partito. Trotskji affermò che proprio il CC aveva raddoppiato c triplicato le difficoltà d’approvvigionamento nel paese. «E’ vero, qui si è detto che prima era la si-tuazione militare a non permettere di passare all’imposta – egli dichiarò. – La situazione militare non lu però alcun rapporto con l’imposta alimentare… E se un anno fa avessimo affrontato giustamente questa questione, i nostri rapporti con i contadini sarebbero oggi migliori. (39).
Una tale affermazione non corrispondeva alla realtà, poiché nelle condizioni di guerra era impossibile stabilire normali rapporti economici tra l’industria c l’agricoltura, basati sul commercio. Lo Stato non aveva sufficienti articoli industriali da scambiare con i prodotti agricoli; il settore socialista della produzione era talmente debole che la libertà di commercio avrebbe giocato a favore degli elementi capitalistici, che cercavano di disorganizzare l’economia del paese, di far fallire il rifornimento dell’esercito e dell’industria di guerra. La libertà di commercio fu la parola d’ordine della controrivoluzione nel periodo della guerra civile. Lo Stato sovietico aveva applicato la politica de prelevamenti proprio per assicurare l’approvvigionamento degli operai e dell’esercito, per riporta-re la vittoria sulla controrivoluzione interna ed esterna. Caratterizzando la sostanza controrivoluzionaria delle affermazioni dei capi dell’opposizione Lenin disse: « …questa è de-magogia. sulla quale si basano gli elementi anarchici di Makhno e di Kronstadt» (40). L’opposizione forniva così alla controrivoluzione interna un’arma ideologica per la lotta contro il partito, contro il potere sovietico (41).
Deformando la verità storica, i trotskisli cercarono nel corso della discussione di presentare la posizione coerente di Lenin come una posizione «di mezzo», centrista, tale da non divergere sostanzialmente da quella troztskista. L’infondatezza di tale asserzione è palese. E’ sufficiente rivolgersi agli scritti di Lenin del periodo della discussione sindacale (I sindacati, la situazione attuale e gli errori di Trotskji. crisi del partito. Ancora sui sindacati, la situazione attuale e gli errori di Trotskji e Bukharin) che ebbero un ruolo decisivo nella sconfitta ideologica ed organizzativa dell’opposizione, per convincersi che un abisso separava le posizioni del partito da quelle dei gruppi frazionistici.
Gli oppositori non solo attaccavano il Comitato Centrale. ma criticavano pure le misure che il partito adottava nel campo dell’edificazione economica. e particolarmente il piano di elettrificazione, parte importantissima del programma leninista di trasformazione su basi socialiste del paese dei Soviet.
Si sa quale eccezionale importanza attribuisse il Comitato Centrale del partito alle questioni dell’elettrificazione della Russia, all’elaborazione di un piano economico a lunga scadenza. Lenin definì il piano di elettrificazione come «il secondo Programma del partito», come un «piano economico di importanti capitale». «La grande industria meccanica e il suo avventò nell’agricoltura sono base economica del socialismo, l’unica base che permetta di lottare vittoriosamente allo scopo di liberare l’umanità dal giogo del capitale» (42), affermò Lenin. Questa tesi leninista venne concretizzata e scientificamente argomentata in un piano, elaborato dalla Commissione di Stato per l’elettrificazione della Russia (GOELRO), che apriva imponenti prospettive ai lavoratori del paese dei Soviet. Il piano GOELRO prevedeva non solo di ristabilire nel giro di dieci anni il livello prebellico dell’industria, ma anche di raddoppiare la produzione industriale, di sviluppare a ritmi accelerati le industrie energetica, metallurgica, metalmeccanica, chimica.
Il piano di elettrificazione del paese esprimeva la volontà collettiva del partito, dello Stato sovietico. Alla sua elaborazione presero parte i maggiori esponenti della scienza e delta tecnica. L’ispiratore del piano fu Lenin. Le misure previste dal piano GOELRO. dovevano esercitare un immenso ruolo nel consolidamento della base di classe della dittatura del proletariato. Ma i trotskisti condannarono il piano GOELRO come «non rivoluzionario», cercarono di rivedere i ritmi di sviluppo industriale previsti dal programma di elettrificazione.
Un seguace di Trolski, Ja. Sciatunovski. affermando che il piano GOELRO «calcolato per dieci anni, può non realizzarsi neppure in quarant’anni, mentre noi non potremo resistere nemmeno per cinque anni se la nostra produzione non diventerà rivoluzionaria. (43), presentò un proprio piano «rivoluzionario» per la rinascita del maggior centro industriale del paese, Pietrogrado. Trotski, difendendo il programma di Sciatunovski, dichiarò che l’elettrificazione, «se la ti affronta con tensione eroica, può essere portata a termine in otto illesi» (44).
gL’opuscolo di Sciatunovski è vuota chiacchiera» (45). «Molto fiacco. Declamazione e basta. Ninte di concreto» (46). – così Lenin definì il tentativo dei paladini della fraseologia «di sinistra» di sostituire al piano di elettrificazione della Russia dei progetti a parole ultrarivoluzionari, ma in realtà irreali ed ostili al socialismo. Lenin dimostrò che nell’attegiamento verso il piano economico unico si poteva scoprire la medesima tendenza alle discussioni vuote, astratte e alla scolastica che si era già manifestata durante la discussione sui sindacati. «Sempre questa vuota «produzione di tesi», di parole d’ordine e progetti campati in aria invece di un esame attento e accura«to della nostra esperienza pratica (47).
Definendo il piano GOELRO come un modello di piano scientifico, Lenin denunciò la tattica degli avversari di questo piano di grandi trasformazioni, i loro «tentativi di interpretare per il dritto e il traverso», la risoluzione dell’ VIII Congresso del Soviet «giungendo persino a respingerla» (48). Gli oppositori ritenevano che in Russia l’elettrificazione fosse irrealizzabile e cercarono di far passare praticamente sotto silenzio l’esistenza stessa del piano GOELRO. Mettendo in ridicolo i tentativi di sostituire alle opere vive e concrete dei piani ultrarivoluzionari, Lenin dimostro che In fraseologia altisonante e utilizzata spesso per camuffare l’ostilità verso la costruzione del socialismo.
La discussione sollevata dall’opposizione toccò,anche questione «contadina», la questione dell’ «atteggiamento verso i contadini malcontenti del comunismo di guerra» (49).
Ancora una volta qui si manifestò in pieno la negazione trotskista del ruolo dell’alleanza della classe operaia e dei contadini nella costruzione delta nuova società.
Nella sua politica verso i contadini il partito teneva conto che in tempo di pace la forma politico-militare dell’alleanza della classe operaia e dei contadini non poteva assicurare l’ascesa delle forze produttive del paese, non poteva assicurare i normali legami economici tra 1’industria e l’agricoltura. Nell’elaborare le forme di edificazione economica, il CC del partito analizza la situazione concreta, la precedente esperienza economica, si consiglio con le organizzazioni locali di partito, studiò gli stai d’animo dei contadini. Nel periodo tra il settembre 1920 c il febbraio 1921, l’Ufficio Politico del CC del PC(b)R c le sessioni plenarie del CC del partito tracciarono una serie di misure per alleviare la situazione dei contadini, per promuovercei giusti rapporti tra le due classi lavoratrici.
Organizzatore ed ispiratore di tutto questo lavoro fu Lenin. Egli riceveva delegazioni contadine, studiava attentamente le lettere inviategli da funzionari del partito c dei Soviet da contadini, lettere che testimoniavano il desiderio dei contadini di veder sostituiti i prelevamenti con un’imposta in natura.
Nel novembre 1920 Lenin presentò al Consiglio dei Commissari del popolo un progetto di deliberazione suite imposte dirette, in cui si proponeva di incaricare una commissione «di preparare c di attuare contemporaneamente sin l’abolizione delle imposte in denaro, sia la trasformazione del prelevamento delle eccedenze alimentari in imposta in naturae (50). In dicembre egli partecipò ad una riunione dei contadini senza partito delegati all’VIII Congresso dei Soviet, prese appunti sugli interventi dei delegati e li distribuì in seguito ai membri del CC e del governo. All’inizio del 1921 Lenin ricevette al Cremlino contadini dei governatorati di Tver, Tambov, Vladimir e della Siberia e discusse con loro i problemi dell’agricoltura. Nel suo discorso alla conferenza dei metalmeccanici del 4. febbraio 1921 egli pose apertamente la questione della necessità di avviare giusti rapporti tra la classe operaia e i contadini, di tener conto del desiderio dei contadini di passare all’imposta in natura.
L’8 febbraio 1921 Lenin scrisse un Abbozzo preliminare di tesi sui contadini, che fu posto alla base delle decisioni dél partito sulla sostituzione dei prelevamenti con l’imposta in natura. Per un’elaborazione più approfondita del problema. l’Ufficio Politico del CC del partito decise il 16 febbraio 1921 di aprire una discussione pubblica sulla Pravda. Il 21 febbraio, una sessione plenaria del CC esaminò il progetto di risoluzione preparato da un’apposita commissione sulla sostituzione dei prelevamenti con imposta in natura. Alla vigilia del X congresso venne costituita una nuova commissione presieduta da Lenin, alla quale fu demandato il progetto per la stesura definitiva. Dopo di ciò esso venne presentato al X congresso del partito.
In tal modo, la politica del «comunismo di guerra». la quale aveva esaurito in pieno i suoi compiti, stava per essere sostituita da una nuova politica economica. Il partito elaborava questa politica, partendo dalla concezione marxista delle leggi economiche e della loro azione nel periodo di transizione. Questa politica aveva lo scopo di trasformare gradualmente l’allora economia mista in economia socialista, di incamminare la piccola azienda individuale contadina sulla via della produzione sociale.
La sostituzione dei prelevamenti con l’imposta in natura fu il punto di partenza e uno degli elementi principali di un sistema ben ponderato di misure, passato alla storia sotto il nome di nuova politica economica (Nep). Si trattava di riprendere il commercio tra la città e la campagna, di avviare normali legami economici tra l’industria nazionalizzata e l’agricoltura. Una volta pagata l’imposta allo Stato, il contadino poteva disporre liberamente dei prodotti eccedenti. Ciò permetteva di soddisfare il suo desiderio di beneficiare, come piccolo proprietario, di una certa libertà di commercio. di stimolare il suo interesse allo sviluppo della propria azienda e all’aumento della produzione. Ciò rendeva pure possibile interessi dei contadini e quelli dello Stato sovietico.
Il partito era perfettamente conscio che, concedendo entro certi limiti la libertà di commercio, si creava un certo pericolo di proliferazione degli elementi capitalistici. Ma conservando nelle mani del proletariato il potere politico e le leve di comando dell’economia, ciò non era affatto pericoloso. All’interrogativo se si poteva ripristinare in una certa misura la libertà gli commercio per i piccoli agricoltori senza minare le basi della dittatura del proletariato, Lenin rispondeva: è possibile. perché tutto sta nella misura in cui sarà permessa la libertà di commercio. Se il proletariato, che ha conquistato il potere politico, avesse anche una quantità di merci da poter immettere nel circuito per avviare un giusto scambio, esso aggiungerebbe cosi al suo potere politico anche il potere economico (51).
Con la Nep il partito trovò una forma di collaborazione tra la classe operaia ed i contadini che assicurava allo Stato socialista la possibilità di influire sulla premia azienda contadina e di fa partecipare le masse contadine alla costruzione del socialismo. La Nep rientrava organicamente nel sistema generale delle misure del partito e dello Stato per l’industrializzazione e l’elettrificazione, era strettamente legata al piano nazionale per le trasformazioni socialiste. La Nep «fu una tappa importante ed indispensabile sulla via del Socialismo. La nuova politica economica era diretta a superare il dissesto economico, a gettare le fondamenta di un’economia socialista, a far progredire la grande industria, a stabilire uno stretto legame economico tra città c campagna, a consolidare l’alleanza tra la classe operaia ed i contadini, a soppiantare e a sopprimere gli elementi capitalistici, a far trionfare il socialismo» (52).
Sulla questione della Nep il partito si scontrò di nuovo con i gruppi d’opposizione. i trotskisti consideravano la Nep solo come una ritirata, come una svolta graduale verso il capitalismo. Sopravalutando le possibilità dei kulak, continuando ad affermare che i contadini erano nel loro insieme ostili al proletariato, essi profetizzavano l’inevitabile ripristino del capitalismo in Russia se non fosse giunta in soccorso la rivo-luzione mondiale.
«…Entriamo ora nella fase della capitolazione di fronte alla piccola borghesia… – disse il trotskista L. Sosnovski al X congresso del partito. – E forse già al prossimo congresso questa fase porterà alla capitolazione di fronte all’elemento spontaneo piccolo-borghese, a seconda di come si svilupperà la rivoluzione in Europa» (53). Nello stesso spirito parlarono gli altri oppositori. Essi accusarono il partito di tradire, con l’adozione della Nep, la causa del socialismo, di intaccare la politica dello Stato proletario. E inutile dire che la stampa dell’emigrazione bianca. dei socialisti-rivoluzionari e dei menscevichi all’estero fece loro coro.
Tali affermazioni non avevano nulla in comune con la realtà, poiché le basi della nuova politica economica erano state gettate subito dopo la vittoria della Rivoluzione d’Ottobre. Il giovane Stato sovietico aveva iniziato la propria attività creativa con una politica volta a superare gli elementi capitalistici. a consolidare le fondamenta economiche dell’alleanza tra classe operaia e contadini, ad utilizzare nella costruzione del socialismo strumenti quali il commercio, la moneta. il mercato. Poi la guerra civile e l’intervento armato straniero avevano imposto misure di emergenza. In tal modo l’adozione della Nep fu una politica nuova solo rispetto ai metodi del «comunismo di guerra»,.
Al X congresso Trolski cercò di contrapporre alla Nep le proposte da lui presentate al CC nel febbraio 1920. Alla loro base stavano, secondo la sua definizione, «un certo indebolimento della pressione sul kulak», la necessità di un «atteggiamento più cauto verso l’elite contadina… nelle ricche regioni agricole della Siberia, del Don, dell’Ucraina-. Egli affermò che le sue proposte, intitolate: Aspetti principali della politica dell’approvvigionamento e della terra, coincidevano «punto per punto» con il documento del Comitato Centrale del partito sulla sostituzione dei prelevamenti con l’imposta in natura. Ma in realtà le proposte di Trotski erano in contrasto con i con i problemi fondamentali della nuova politica, tendevano a rafforzare i metodi del «comunismo di guerra», la pressione amministrativa sui contadini lavoratori.
Nel momento in cui si manifestava il malcontento dei contadini per la politica del «comunismo di guerra», i trotskisti presentavano un programma di misure coercitive nei confronti del dei contadini. Essi partivano dal presupposto che i contadini, per la loro presunta passività. arretratezza ed ostilità, non potevano partecipare alla costruzione del socialismo. Secondo loro, i contadini formavano una massa uniformemente reazionaria; l’atteggiamento differenziato nei riguardi di questa classe – uno dei postulati del marxismo – era da essi deliberatamente ignorato,.
In tutte le tappe della rivoluzione, il partito bolscevico risolse il problema dei rapporti tra il proletariato e le masse contadine proprio sulla base di un tale atteggiamento differenziato. Durante la rivoluzione democratico-borghese, il proletariato aveva fatto blocco con le masse contadine contro lo zar ed i grandi proprietari fondiari isolando la borghesia cadetta. La Rivoluzione d’ottobre fu compiuta dal proletariato in alleanza con i contadini poveri, neutralizzando i contadini medi. Ed infine l’VIII congresso del partito tracciò una linea, volta a ad assicurare l’alleanza del proletariato e dei contadini poveri con i contadini medi non rinunciando nemmeno per un istante alla lotta contro i kulak e appoggiandosi solidamente sui soli contadini poveri.
Con i loro ragionamenti sull’indole reazionaria e l’arretratezza dei contadini in generale, i trotskisti oscuravano problema della differenziazione di classe nelle campagne, privavano il proletariato di un loro fedele alleato nella costruzione del socialismo: i contadini lavoratori. sbandierando il loro scetticismo assoluto verso i contadini russi e gli strati «arretrati» della classe operaia, Trotski e i suoi seguaci dimostravano una completa identità di vedute con gli opportunisti europeo-occidentali del tipo Kautsky, O. Bauer, ed altri. Per convincersene. È sufficiente confrontare le argomentazioni di Trotski, per esempio con queste affermazioni di Kautsky: «Insieme ad un alto grado di istruzione del popolo, è premessa indispensabile del socialismo un’elevata morale delle masse. una morale che si esprime non solo in forti istinti sociali, sentimenti di solidarietà… Una morale del genere… manca nelle masse che attualmente dànno il tono nel proletariato bolscevico» (54). Secondo Kautsky, i contadini «costituiscono un fattore economicamente reazionario, che è un ostacolo sulla via verso il socialismo (55)
In conformità alla loro concezione, i trotskisti proponevano un vero e proprio sistema di misure eccezionali nei confronti dei contadini. In particolare, secondo loro, i contadini dovevano essere organizzati in unità di lavoro che somigliassero per il loro carattere all’esercito. «lo chiedo – esclamò Trotski – chi sarà in avvenite, nei riguardi dei contadini, tale elemento di militarizzazione?… Ed io rispondo: gli operai d’avanguardia… Attraverso i sindacati essi possono militarizzare le immense masse contadine… » (56). In tal modo, nello schema trotskista della militarizzazione, non rimaneva alcun posto per l’alleanza tra la classe operaia ed i contadini, principio basilare della dittatura da proletariato. Trotski poneva di rimpiazzarlo con quello della dominazione della classe operaia sui contadini.
Se i trotskisti fossero riusciti ad imporre al partito la loro linea nei confronti dei contadini, ciò avrebbe minacciato di compromettere l’alleanza con i contadini. di rendere inevitabile uno scontro fra le due classi lavoratrici. Il partito respinse le ricette provocatorie degli opportunisti mise in luce la loro pericolosità, seppe difendere la linea leninista, quella del consolidamento dell’alleanza della classe operaia e dei contadini lavoratori.
Le proposte avanzate da Trotski nel corso della discussione sindacale vennero definite da Lenin «mania dei progetti burocratici», «elucubrazioni intellettualistiche», ragionamenti astratti privi di qualsiasi valore pratico. Come tutta l’opposizione, Trotski tentava di risolvere delicati problemi economici, politici e sociali del periodo di transazione in modo volontaristico d’un sol colpo. Le difficoltà della costruzione del socialismo sgomentavano i trotskisti, lasciandoli in preda alla disperazione e al pessimismo. «Noi – scrisse Trotski – siamo entrati in questa lotta (rivoluzione. -N.d.A), animati da grandi ideali e con un immenso entusiasmo ed a molti sembrava che la terra promessa della fratellanza comunista, della prosperità materiale e spirituale fosse molto più vicina di quanto sia risultato in realtà». Scontrandosi con la vita reale, essi «hanno perduto le molte ingenue illusioni e speranze che la terra promessa fosse vicina, che fosse vicino il nuovo regno della giustizia, della libertà, dell’abbondanza, che esso fosse a portata di mano», mentre invece «il presentimento di nuove sciagure, di nuove difficoltà si era avverato». Trotski ed i suoi seguaci vedevano l’unica via d’uscita nella militarizzazione di tutti gli aspetti della vita sociale.
Lo schema trotskista assegnava un posto particolare all’esercito. Partendo dal presupposto che ogni classe dava la preferenza a coloro che avevano compiuto un’esperienza militare, i trotskisti proponevano di distribuire i quadri militari nei principali settori prodotti, di assegnare all’esercito -speciali funzioni economiche. «abbiamo bisogno – dissero Trotski – di dislocare le nostre scuole di allievi ufficiali nelle vicinanze dei maggiori centri dell’industria, affinché ogni allievo possa trasformarsi in ufficiale e dirigere l’industria della data regione… In tal modo, ogni circondario, con al centro le officine e le fabbriche, sarà un circondario contemporaneamente d’industria e di milizia, sarà una divisione di milizia. E nella misura in cui il nostro esercito si adatterà alla vita economica, la nostra vita economica assimilerà… gli elementi della militarizzazione». Il lavoro paramilitare veniva considerato dai trotskisti l’unica forma possibile di lavoro nel socialismo.
Già nel 1920 i trotskisti avevano presentato un loro «piano economico», alla cui base stava l’idea della creazione su vasta scala di reggimenti del lavoro, dell’impiego del lavoro coercitivo. – Durante la tregua sopraggiunta, lo Stato sovietico, non potendo smobilitare l’esercito, poiché rimaneva grande il pericolo d’aggressione, si vide costretto ad utilizzare i reparti militari per far uscire il paese dallo stato di dissesto economico. Questa misura veniva tuttavia considerata provvisoria, dettata dall’acuta penuria di manodopera: Trotski ed i suoi fautori vedevano invece nei reggimenti del lavoro la forma ideale di organizzazione del lavoro per tutto il periodo di transizione. Essi concepivano il servizio obbligatorio come un lavoro coercitivo. Insistendo perché gli operai non qualificati venissero fatti partecipare su vasta scala all’opera di riattivazione dell’industria e dei trasporti, i trotskisti affermavano che quanto più si fossero accresciuti gli equipaggiamenti meccanici rimessi in esercizio, tanto più acutamente si sarebbe posto il problema dei reggimenti del lavoro.
Il CC del partito sottopose ad una critica energica questa idea di Trotski. Il IX congresso del PC(b)R si pronuncio contro l’impiego nel lavoro di carattere civile di grosse unità militari e raccomandò di utilizzare «i migliori elementi scelti come piccoli reparti di assalto nelle poiù importanti aziende industriali». Condizione fondamentale dell’impiego su vasta scala di reggimenti del lavoro doveva essere, secondo il CC. «un lavoro semplice, egualmente accessibile a tutti i soldati rossi…» (57)
Il partito voleva che il piano economico nazionale fosse basato sulla riduzione della manodopera non qualificata, facendo partecipare un numero sempre maggiore di operai qualificati al lavoro in ogni settore dell’economia. Secondo il partito, il successo dell’edificazione del socialismo dipendeva dall’organizzazione dei lavoratori, dalla mobilitazione dei loro sforzi. Lenin sottolineò più volte che solo facendo partecipare attivamente all’edificazione dello Stato decine di milioni di coloro che prima non vi erano interessati, si sarebbe potuto vincere sul fronte economico… « Quanto maggiore è l’ampiezza e la dimensione delle azioni, – affermò Lenin – tanto maggiore è il numero di coloro che prendono parte a queste azioni, e, viceversa, quanto più profonda la trasformazione che vogliono operare, tanto più è. necessario un interesse e un atteggiamento cosciente verso questa trasformazione, tanto più bisogna convincere di questa necessità milioni é decine di milioni di uomini» (58). I trotskisti, risolvevano in modo assai semplicistico anche il problema dell’incentivazione economica nello Stato socialista. Nel suo opuscolo- paittaforma Trotskji presentò la tesi: «Nel campo del consumo, cioè delle condizioni di esistenza individuale dei lavoratori, -occorre condurre la politica dell’egualitarismo. Nel campo della produzione il principio della priorità resterà ancora lungo decisivo per noi (59).
Negli anni della guerra civile, la grave situazione economica del paese ed il pericolo di guerra resero necessario assicurare a certe produzioni, certi settori e certe categorie di lavoratori un regime di approvvigionamenti di favore. Nell’autunno 1920. con il passaggio all’edificazione economica di pace, la IX Conferenza del PC(b)R aveva indicato, nella risoluzione sui compiti immediati dell’organizzazione interna del partito, la necessità di richiamare l’attenzione di tutto il partito sulla lotta per stabilire una maggiore eguaglianza in primo luogo all’interno del partito, in secondo luogo in seno al proletariato e in seguito anche all’interno di tutte le masse lavoratrici, ed infine, in terzo luogo, tra i vari dicasteri e le diverse categorie di funzionari, soprattutto tra gli «specialisti» e i funzionari con mansioni di responsabilità in rapporto alle masse (60).
I trotskisti avevano tentato di interpretare ciò  con  l’abbandono del principio socialista della distribuzione secondo il lavoro. Il partito non aveva invece mai rinunciato al principio della armonizzazione dell’interesse morale e di quello materiale dei lavoratori allo sviluppo della produzione. Parlando all’VIII Congresso dei Soviet di tutta la Russia, Lenin ribadì la necessità di «premiare coloro che,dopo infinite calamità, continuano a dar prova di eroismo sul fronte del lavoro. Lo Stato non solo persuade, ma premia i lavoratori migliori con migliori condizioni di vita (61). L’incentivazione materiale del lavoro acquistava un’importanza particolare al momento del passaggio alla nuova politica economica.
Lenin dimostrò che Trotskji confondeva le tesi elementari del marxismo, separandoli consumo dalla produzione, e che ciò era un’ «assurdità economica». Egli disse: «La priorità é una preferenza, ma senza il consumo non è niente. Se mi si dà la preferenza concedendomi un ottavo di libbra di pane, io ringrazio umilmente per tale preferenza! La preferenza sul piano della priorità è preferenza anche sul piano del consumo. Senza di ciò la priorità è un sogno, una nuvoletta, e noi siamo pur sempre dei materialisti» (62). Il partito smascherò le tesi avventuristiche dei trotskisti nelle questioni del’edificazione socialista, il loro rifiuto di tener conto delle leggi oggettive dello sviluppo sociale, i loro tentativi di «comandare», la loro mania di passare da un estremo all’altro.
La posizione assunta dal CC del PC(b)R nel corso della discussione sui sindacati, trovò il pieno appoggio delle organizzazioni di base. Le masse, tra le quali Trotski e gli altri oppositori contavano di. trovare un appoggio, si pronunciarono invece all’unanimità a favore della piattaforma leninista. I comunisti di Pietrogrado approvarono nella loro assemblea generale un Appello al partito. . «L’errore da compagno Trotski e del suo gruppo nella questione dei sindacati – si sottolineava nel documento – è foriero di gravissimi pericoli per il partito e per la rivoluzione proletaria. Potenzialmente quest’errore può portare alla scissione, alla rottura tra il Partito comunista di Russia da una parte, ed il movimento sindacale di Russia dall’altra. Ciò avrebbe conseguenze funeste per le sorti della nostra rivoluzione» (63). A favore di questo documento si pronunciò il 95-98% dei comunisti della città (64). Alla conferenza dell’organizzazione di Pietrogrado del PC(b)R la piattaforma di Trotski raccolse solo 15-19 voti (65).
All’inizio della discussione gli oppositori cercarono di conquistare l’organizzazione di partito della capitale. Il 4 novembre 1920 Trotskji prese la parola alla conferenza congiunta dei comunisti del governatorato e della città di Mosca chiedendo di «scuotere» di militarizzare i sindacati. «A questa lotta – egli dichiarò – io prometto di partecipare ed ho nella cartella gli articoli» (66). Ma gli attacchi frazionistici di Trotskji furono respinti dagli attivisti di partito, dai funzionari dei sindacati. I partecipanti alla conferenza gli rinfacciarono le tendenze chiaramente sindacaliste, criticarono la parola d’ordine di «statizzare» e di «scuotere» i sindacati. Alla conferenza furono condannati i metodi di lavoro dello Wsektran tra le masse operaie. Gli oratori rilevarono che i lavoratori si interessavano meno ai sindacati a causa della sostituzione dei metodi della persuasione con i metodi autoritari.
La lotta nell’organizzazione della capitale fu complicata dal fatto che i seguaci di Trotski erano riusciti a mettersi alla testa di alcuni comitati rionali di partito. Al Comitato di Mosca del PC(b)R erano rappresentati tutti i gruppi d’opposizione. Gli atti frazionistici degli oppositori, la loro doppiezza politica impedivano talvolta agli attivisti di partito di orientarsi giustamente. Così in una seduta del Comitato di Mosca. Trotski ed i suoi seguaci, approfittando dell’assenza di alcuni membri del Comitato, partigiani della piattaforma leninista, fra cui il segretario E. Sergheiev (Artiom), riuscirono a far passare con la maggioranza di un solo voto una risoluzione contro l’Appello al Partito.
Ma in un’organizzazione ideologicamente assai temprata come quella di Mosca, le manovre dei frazionisti potevano avere solo un successo temporaneo. Il 17 gennaio 1921 la riunione del Comitato di Mosca, allargata al rappresentanti dei comitati rionali e distrettuali del partito, si associò alla piattaforma dei dieci.. Nonostante tutti gli sforzi di Bukharin, Trotski, Scliapnikov e Sapronov, il Comitato di Mosca del partito approvo a stragrande maggioranza l’appello A tutte le organizzazioni di partito che invitava ad appoggiare all’unanimità la linea del CC del PC(b)R. 1 19 febbraio, la conferenza di partito del governatorato di Mosca votava, quasi all’unanimità la «piattaforma dei dieci» (67).
I risoultati della discussione precongressuale nelle organizzazioni di partito dell’Ucraina, degli Urali, della Siberia, del Caucaso Settentrionale, dimostrarono che le maggiori organizzazioni di partito del paese appoggiavano la «piattaforma dei dieci. E indicativo il fatto che perfino dove alla testa dei comitati di partito erano degli oppositori, i comunisti diedero il loro voto alla piattaforma leninista. Così accadde in Bielorussia, a Ekaterinburg, a Kharkov, a Tambov, a Kaluga. «In un mese, -fece notare Lenin – Pietrogrado, Mosca, e parecchie città di provincia hanno già mostrato che il partito ha risposto alla discussione e ha respinto a schiacciante maggioranza la linea errata del compagno Trotski. Se al «vertice», e alla «periferia», nei comitati, nelle istituzioni ci sono state indubbiamente incertezze, la massa dei membri di base del partito, la massa operaia del partito si è pronunciata a maggioranza veramente schiacciante contro questa linea errata» (68).
Le elezioni dei delegati al X congresso del partito, svoltesi in base alle piattaforme, mostrarono che la maggioranza dei delegati con voto deliberativo erano partigiani della «piattaforma dei dieci». L’opposizione rappresentava al congresso meno di in decimo del numero complessivo dei delegati. Delle sette piattaforme avanzate nel corso della discussione contro la « piattaforma dei dieci», ne rimasero alla vigilia del congresso solo due: la piattaforma congiunta di Trotski e Bukharin e la piattaforma dell’ «opposizione operaia».
Il X Congresso del PC(b)R pose fine alla discussione sui sindacati. La «piattaforma dei dieci». raccolse 336 voti, quella trotskista-bukhariniana 50 voti, e quella della «opposizione operaia» solo 18 voti. Sulla base della «piattaforma dei dieci», venne approvata la risoluzione del congresso Sulla funzione e i compiti dei sindacati. Le risoluzioni Sull’unità dai partito, Sulla deviazione sindacalista ed anarchica nel nostro partito, Sull’organizzazione interna del partito, Sulle commissioni di controllo, approvate dal congresso, ebbero un’importanza eccezionale per il rafforzamento dell’unità del partito, per la denuncia delle idee antimarxiste e degli intrighi politici dei gruppi d’opposizione. La decisione del congresso di passare all’imposta in natura garantiva la stretta alleanza della classe operaia c dei contadini, gli interessi dell’ulteriore costruzione del socialismo.
La discussione svoltasi in seno al partito, mise in luce natura piccolo-borghese di tutti i gruppi frazionistici, il loro carattere antipartito. Essa dimostrò che Trotski ed i suoi seguaci, con la loro politica che mirava alla scissione del partito, erano il più pericoloso di questi gruppi. Gli interventi dei trotskisti, il loro comportamento nel corso della discussione, mostrarono che gli oppositori ponevano le loro ambizioni al di sopra della disciplina di partito. Restando nelle file del partito, essi cercavano di restringerla al minimo per assicurarsi un campo di azione, il più largo possibile contro le decisioni del partito. Logica delle lotta frazionistica li aveva portati, come in passato ad una «demagogia senza principi» (69), secondale parole di Lenin.
Sotto la direzione di Lenin, il partito sottopose ad una critica demolitrice l’attività scissionistica degli oppositori, denunciò i loro tentativi di trasformare il PC(b)R in una coalizione di frazioni e gruppi diversi. Dalla discussione il partito uscì ancora più forte e ancor più strettamente raccolto intorno al CC leninista.

NOTE

(1) L’Opposizione operaia., gruppo anarco – sindacalista nel PC(b)R. che negava il ruolo dirigente del partito, l’importanza della dittatura del proletariato nell’edificazione economica, e che contrapponeva i sindacati allo Stato sovietico e al partito. (N.d.R.)
(2) V. I. Lenin, Opere complete, vol. St, pag. 249.
(3) V. I. Lenin. Opere complete, vol. 33, pag. 387.
(4) Si veda: G. M. Krgigianovski, Dieci anni di edificazione economica dell’URSS. 1917-1927. Mosca, 1928. pag. 61.
(5) Si veda: Annuario statistico, 1913-1920, fasc. 2. . Mosca, 1922, pagg. 230. 223, 270. V. 1. tenin, (6) V. I. Lenin. Opere complete, vol. 32, pag. 391
(7) Si veda: Censimento degli iscritti al PC(b)R del 1922. fasc. 4 Mosca. 1923. pagg. 31, 32.
(8) lbidem. pag. 33
(9) lbidem. pag. 31
(10) lbidem. pag. 37
(11) Borotbisti. partito nasionalistico piccolo-borghese ucraino che raggruppava i socialisti-rivoluzionari «di sinistra»
(12) Bundisti. membri del Bund, partito nazionalistico ebraico. d’orientamento opportunistico. Il Bund condivideva le posizioni mensceviche in tutte le questioni del movimento rivoluzionario. (N.d.R.)
(13) Massimalisti. gruppo piccolo-borghese «di sinistra», vicino agli anarchici, staccatosi dal partito dei socialisti-rivoluzionari. (N.d.R.)
(14) Si veda: Censimento degli iscritti al PC(b)R 1922. fasc. 4. Mosca, 1925, pag. 44.
(15) Pravda. 15 gennaio 1921.
(16) Si veda: Miscellanea di Lenin, VI, pag. 322.
(17) Prava, Pomi«. 2 febbraio 1921.
(18) Si veda: V. I. Lenin. Opere complete. vol. 32. pagg. 152-153.
(19) Il PCUS nelle risoluzioni.. , op. cit. parte I. pag.422.
(20) ibidem, pag. 491.
(21) Si veda: Izvetia del CC del PC8b)R 1920. n. 21. pagg. 4-5.
(22) V. I. Lenin, Opere Complete, vol. 32. pag. 32.
(23) Decimo Congresso del PC(b)R. Atti. Mosca, 1963, pag. 830
(24) V. I. Lenin. Opere complete. vol. 32. pagg. 33, 24.
(25)V. I. Lenin, Opere complete, vol. 32, pag. 63.
(26) Izvestia, 7 dicembre 1920.
(27) Pravda. I febbraio 1921.
(28) Si veda: Miscellanea di Lenin, VI. pag. 326.
(29)V. I. Lenin. Opere Complete, vol. 28, pag. 430.
(30) Si veda: Sulla funzione dei sindacati nella produzione, pag. 28.
(31) Si veda: PCUS nele rivoluzioni… op. cit., parte I, pagg. 547-548
(32) Ibidem, pag. 538
(33) Lenin, Opere complete, vol. 33, pagg. 271-272.
(34) Lenin. Opere complete. vol. 32, pagg. 46, 45.
(35) Si veda: V. I. Lenin. Opere complete, vol. 32, pag. 82.
(36) ibidem, pag. 181
(37) ibidem, pag. 184
(38) ibidem, pag. 40.
(39) Decimo Congresso del PC(b)R, Atti, pag. 350.
(40) V. I. Lenin. Opere complete, vol. 32, pag. 190.
(41) Le tesi fondamentali dei trotskisti e degli altri gruppi antipartito sono state fatte proprie dalla storiografia borghese. Ad esse ricorrono anche gli odierni ideologi dell’antisovietismo nei paesi. capitalistici. Falsificazione dei fattori economici e che portarono all’inasprimento della lotta di classe nella Russia Sovietica nella primavera del 1921; deformazione del contenuto della lotta all’interno del partito, della distribuzione delle forze in seno al partito e del vero senso delle diverse piattaforme; tentativi di denigrate il Programma del partito. la politica del «comunismo di guerra» e la nuova politica economica: ecco un elenco incompleto delle questioni di cui n occupano gli ideologi borghesi che cercano di travisare una delle tappe più eroiche della vita della società sovietica
(42) V. I. Lenin Opere complete, vol. 33. pag. 56.
(43) Si veda Miscellanea di Lenin, XX, pag. 208.
(44) Ibidem
(45) Ibidem, pag. 209.
(46) V. I. Lenin Opere complete, vol. 45, pagg. 109-110.
(47) V. I. Lenin Opere complete, vol. 45, pag. 122.
(48) V. I. Lenin Opere complete, vol. 32, pag. 126.
(49) Si veda li PCUS nelle risoluzioni op. cit., parte II, pag. 108.
(50) V. I. Lenin Opere complete, vol. 42, pag. 207.
(51) Si veda: V. I. Lenin, Opere complete, vol. 32, pagg. 201-201.
(52) 50 anni della Gronde rivoluzione sopcialista d’Ottobre. Mosca. 1967. pag. 12.
(53) Decimo Congresso del PC(b)R. Atti, Pagg. 28-79.
(54) K. Kautsky. Terrorismus und kommunismus. Berlino. 1919. pagg. 119-120.
(55) K. Koutsky. Demokratie oder Diktatur. Berlino. 1920. pag. 4.
(56) Nono Congresso dal PC(b)R. Atti. Mosca. 1960. pag. 94.
(57) Nono Congresso del PC(b)R. Atti, pagg. 415, 114.
(58) V. I. Lenin. Opere complete, vol. 31, pagg. 478-479.
(59) Si veda: Miscellanea di Lenin, VI, pag. 347.
(60) Il PCUS nelle rivoluzioni.. op. cit., parte I, pag. 507.
(61) V. I. Lenin. Opere complete, vol. 31, pag. 488.
(62) V. I. Lenin. Opere complete, vol. 32, pag. 18.
(63) Pravda 18 gennaio 1921
(64) Pravda 21 gennaio 1921
(65) Pravda 3 febbraio 1921
(66) Pravda 19 gennaio 1921
(67) Pravda, 20 febbraio 1921.
(68) V. I. Lenin. Opere complete, vol. 32, pag. 93.

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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