IL PARTITO DEI BOLSCEVICHI IN LOTTA CONTRO IL TROTSKISMO -CAPITOLO I

 

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    CAPITOLO I

IL PARTITO DEI BOLSCEVICHI IN LOTTA CONTRO IL TROTSKISMO ALL’EPOCA DELLE
TRATTATIVE PER LA PACE DI BREST-LITOVSK

LA POSIZIONE ANTIILENINISTA DI TROTSKJI NELLE QUESTIONI DELLA TEORIA E DELLA TATTICA DELLA RIVOLUZIONE SOCIALISTA

L’instaurazione della dittatura del proletariato in Russia modificò il rapporto delle forze di classe nel mondo ed aprì ampie prospettive per l’approfondimento e lo sviluppo del movimento antimperialistico. Si rese necessario analizzare a fondo i mutamenti avvenuti nella vita economico-sociale e politica, definire le vie ed i compiti concreti della costruzio-ne socialista nel paese dei Soviet.
Generalizzando l’esperienza storica di portata mondiale della Rivoluzione d’Ottobre, Lenin dimostrò che quella tra il socialismo cd il capitalismo era diventata la contraddizione fondamentale, che determinava il carattere ed il contenuto della nuova epoca della storia mondiale. Tutti gli avvenimenti della politica mondiale, egli disse, vertono ora intorno ad un punto centrale: la lotta dell’imperialismo contro la Repubblica sovietica. (1)
Per comprendere giustamente i processi che erano in atto nel mondo, era necessario farsi un’idea precisa del carattere della Rivoluzione d’Ottobre, del suo significato internazionale, del posto e del ruolo della Russia Sovietica nella lotta di liberazione dei popoli di tutti i paesi. g noto che già negli anni della prima guerra mondiale, Lenin, partendo da un’analisi della legge dello sviluppo economico e politico ineguale dei paesi capitalistici nella fase dell’imperialismo, aveva previsto la possibilità di una vittoria della rivoluzione socialista dapprima in alcuni o anche in un solo paese. L’ulteriore corso degli eventi storici dimostrò la giustezza e la fondatezza scientifica di questa previsione di Lenin. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre Lenin sviluppò questa tesi dal punto di vista delle prospettive dell’edificazione socialista già avviata nella Russia Sovietica. All’indomani dell’istaurazione della dittatura del proletariato, Lenin dichiarò: «Comincia una nuova pagina nella storia della Russia, e questa terza rivoluzione russa deve condurre come ultimo risultato alla vittoria del socialismo» (2).
Sotto la direzione di Lenin, il partito si accinse alla costruzione dello Stato socialista. Spezzando la resistenza della borghesia, il potere sovietico diede inizio alla consegna delle fabbriche, delle officine, delle centrali elettriche, delle miniere nelle mani del popolo. Alla fine del 1917 e nella prima metà del 1918, il Sovnarkom (3) e il CEC (4) emanarono una serie di decreti sulla nazionalizzazione delle banche, di singole aziende e poi di tutta l’industria pesante, sull’annullamento i dei prestiti stranieri contratti dallo zar e dal Governo provvisorio. Venne introdotto ovunque il controllo operaio sulla produzione e la distribuzione dei prodotti. Fu attuata di fatto la nazionalizzazione della terra. Queste misure del governo sovietico minavano la base economica delle classi sfruttatrici e gettavano le fondamenta del modo di produzione socialista.
Com’è noto, Lenin riteneva che la rivoluzione in Russia poteva e doveva portare alla completa trasformazione su basi socialiste della vita economica e politica. Trotski occupava una posizione contrapposta. Partendo nuovamente dalla sua teoria della «rivoluzione permanente», egli affermava che la posizione della Repubblica sovietica si sarebbe rivelata disperata se non fosse avvenuta immediatamente una vittoriosa rivoluzione europea. Trotski negava categoricamente la possibilità della vittoria del socialismo in un solo paese. Al II Congresso dei Soviet di tutta la Russia egli dichiarò: «Se i popoli insorti dell’Europa non schiacceranno l’imperialismo, allora saremo schiacciati noi, e non può esservi alcun dubbio in proposito» (5).
Dopo la Rivoluzione d’Ottobre il primo dissenso di fondo con Trotski si ebbe sulla questione della conclusione della pace di Brest-Litovsk. La situazione della Russia Sovietica in quel momento era molto precaria. Il compito più urgente del partito comunista era di porre fine alla guerra e di assicurare un momento di respiro allo scopo di salvaguardare le conquiste dell’Ottobre, di consolidare il potere sovietico. di organizzare la resistenza ad un’eventuale aggressione degli imperialisti. di creare condizioni favorevoli alla costruzione del socialismo. «… Fin dall’inizio della Rivoluzione d’Ottobre – disse Lenin – il problema della politica estera e delle relazioni internazionali si è posto per noi come il problema principale …. » (6)
Nel decreto leninista sulla pace, approvato dal II Congresso dei Soviet di tutta la Russia, la guerra imperialistica venne definita come il massimo crimine contro l’umanità. Il primo Stato operaio-contadino del mondo si rivolse a tutti i popoli belligeranti ed ai governi dei loro paesi con l’appello a cessare la guerra sanguinosa, a concludere una pace universale su basi democratiche.
L’iniziativa di pace della Repubblica sovietica fu respinta dai governi dell’Inghilterra. della Francia e degli Stati Uniti d’America, interessati alla continuazione della guerra imperialistica. Il capo del governo francese Clemencceau, alcuni giorni dopo la pubblicazione del Decreto sulla pace, definì la linea di condotta degli ambienti reazionari delle potenze imperialistiche con queste parole: «Io faccio la guerra» (7).
I governi degli Stati imperialistici comprendevano che l’uscita della Russia Sovietica dalla guerra avrebbe rafforzato la sua influenza sulla lotta rivoluzionaria dei lavoratori del mondo intero. Perciò sin dai primi giorni dell’esistenza dello Stato operaio-contadino, essi lanciarono una vasta campagna per screditarne la politica di pace. Per attuare i loro propositi, i circoli reazionari dei paesi capitalistici ricorrevano ai metodi di lotta più perfidi contro la conclusione della pace, non esitando a violare le norme più elementari delle relazioni tra gli Stati. Aperte minacce nei confronti della Repubblica sovietica, tentativi di organizzare un centro antisovietico al Quartier Generale dell’esercito russo, complotti, aperto appoggio alle forze controrivoluzionarie interne – tutto venne utilizzato per bloccare l’iniziativa di pace del potere sovietico.
. Di fronte al rifiuto dei paesi dell’Intesa. il governo sovietico intavolò nel novembre 1917 a Brcst-Litovsk trattative di pace separate con la Germania ed i suoi alleati: l’Austria-Ungheria, la Bulgaria e la Turchia. La delegazione sovietica alle trattative di Brest-Litovsk difese un programma di pace democratica e universale, si batte per il diritto di tutti i popoli all’autodeterminazione, chiese il ritiro delle truppe di occupazione dai territori conquistati, la rinuncia alle annessioni e alle indennità, la concessione dell’indipendenza politica ai popoli.
Ma alla fine del dicembre 1917 prevalse nel governo della Germania un gruppo militarista favorevole alla conquista c all’annessione di terre altrui. Il 29 dicembre 1917 la delegazione tedesca avanzò a Brest-Litovsk pretese territoriali verso la Russia Sovietica, chiedendo categoricamente di accettare le sue condizioni. Al governo sovietico si pose questo dilemma: o una pace a dure condizioni con i paesi della Quadruplice alleanza (Germania, Austria-Ungheria, Turchia e Bulgaria), o il proseguimento della guerra. In sostanza, nessun’altra soluzione del problema, disse allora Lenin, era passibile (8).
Tenendo conto della complessa situazione interna ed internazionale della Repubblica sovietica, V. I. Lenin si pronunciò a favore della firma di una pace annessionistica con la Germania ed i suoi alleati. Contro la politica leninista si schierarono i menscevichi, i cadetti (9), gli anarchici, i socialisti-rivoluzionari (10), che con frasi altisonanti sulla necessità della lotta «sino alla vittoria» cercavano di impedire la conclusione della pace, compivano sforzi disperati per spin-gere il paese dei Soviet sulla via disastrosa della guerra con-tro altri Stati.
E’ in quel momento drammatico che Trotski si mise ad attaccare all’interno del partito la strategia t la tattica leniniste sulle questioni della guerra e della pace. Egli avanzò la formula «né pace né guerra» , il che significava: non firmare la pace, non fare la guerra, smobilitare l’esercito. Anche i «comunisti di sinistra» capeggiati da Bukharin presero posizione contro la conclusione della pace di Brest-Litovsk, proponendo di iniziare la cosiddetta guerra rivoluzionaria contro gli imperialisti. Trotski sosteneva che «per quanto noi si Ossa ricorrere alle sottigliezze, qualunque sia la tattica che possiamo inventare, salo la rivoluzione europea può salvarci nel pieno senso della parola (11).
Sia prima della Rivoluzione d’Ottobre che dopo, Trotski non volle comprendere il carattere delle contraddizioni dell’imperialismo, delle tendenze di sviluppo del capitalismo monopolistico. Alla tesi leninista dell’inasprimento dello sviluppo economico e politico ineguale dei paesi imperialistici, egli oppose la tesi del sempre maggiore livellamento degli Stati capitalistici, affermando che nel XX secolo le condizioni della lotta di classe nei diversi paesi si sarebbero «livellate» e l’Europa sarebbe stata nel suo insieme matura per una rivoluzione immediata.
AI tempo stesso Trotski propagandava la teoria della, «stagnazione» del capitalismo, secondo cui l’Europa capitalistica era entrata a partire dalla prima guerra mondiale in un periodo in cui alle sue forze produttive erano connaturali una «stagnazione e decomposizione assoluta».
Là Rivoluzione d’Ottobre aveva meno in luce l’inconsistenza assoluta delle invenzioni trotskiste sulle prospettive del crollo dell’imperialismo. Ma anche dopo l’ottobre 1917, Trotski ed i suoi seguaci continuavano a deformare l’interdipendenza dialettica cd il carattere della lotta di classe condotta dal proletariato in ogni paese e su scala mondiale. Essi costruivano arbitrariamente schemi astratti fondati sulla prospettiva di una vittoria rapida della rivoluzione nei paesi dell’Europa Occidentale, cercavano in tutti i modi di sminuire il significato internazionale della Rivoluzione d’Ottobre, di travisare la posizione e il ruolo della Russia Sovietica nel movimento mondiale di liberazione.
Trotski considerava la Rivoluzione d’Ottobre non come parte integrante della lotta di liberazione del proletariato internazionale, ma come la scintilla che doveva far divampare un immediato incendio mondiale. Egli, inoltre, faceva dipendere la possibilità dell’esistenza della repubblica dei Soviet dal crollo dell’intero sistema imperialistico. Era questa una posizione .di rivoluzionarismo piccolo-borghese, un atteggiamento opportunistico di sinistra sui problemi della teoria della tattica della lotta di classe.
Conseguenza logica di simili impostazioni era la noncuranza dei trotskisti per le sorti della Rivoluzione d’Ottobre. Essi negavano la necessità di difendere e di mantenere la dittatura proletariato in Russia, perché ciò avrebbe fermato il crollo dell’imperialismo mondiale. Tale posizione era condivisa dai «comunisti di sinistra», dai socialisti-rivoluzionari e da altri avventurieri piccolo-borghesi.
Lenin si oppose decisamente ai tentativi trotskisti di svilire il significato internazionale della Rivoluzione d’Ottobre, dimostrò in modo convincente la necessità della difesi della patria proletaria come il principale dovere internazionalista della classe operaia russa e dei suo partito. Sviluppando la teoria marxista, Lenin dimostrò che la spartizione delle sfere d’influenza tra le varie unioni di imperialisti poteva portare a delle intese fra di loro, ad un intrecciarsi degli interessi degli imperialisti dei diversi paesi. L’abbattimento del dominio della borghesia in questo o in quel paese rappresenta. un forte colpo a tutto il sistema dell’imperialismo. Perciò la vittoria del socialismo in un solo paese è Parte integrante del processo rivoluzionario Mondiale, un’importantissima tappa sulla via della liquidazione definitiva delle classi sfruttatrici.
La Rivoluzione d’Ottobre non solo inflisse un duro colpo alla borghesia russa, ma scosse l’intero sistema imperialistico. Essa contribuì a sviluppare l’iniziativa rivoluzionaria degli altri reparti dell’esercito proletario mondiale, diede un forte impulso alla loro attività, favorì il consolidamento ed il rafforzamento delle loro file. Sotto l’influenza diretta dell’Ottobre si ebbero nel 19I8 rivoluzioni in Finlandia, in Germania, si sviluppò il movimento di liberazione nei paesi coloniali c semicoloniali dell’Asia, dell’Africa e dell’America. Sottolineando il legame tra le trasformazioni rivoluzionarie in Russia e la lotta antimperialista del proletariato degli altri paesi, Lenin disse che nell’Ottobre 1917 la classe operaia della Russia aveva aiutato immensamente il movimento di libe-razione mondiale innalzando la bandiera della rivoluzione socialista (12). I trotskisti: ignoravano assolutamente tale dato di fatto.
Il significato storico della Rivoluzione d’Ottobre non si esaurisce certamente nella sola influenza sul corso della lotta di classe negli altri paesi. Lenin insegnò che la Rivoluzione d’Ottobre aveva tracciato le principali direttrici del processo di rinnovamento rivoluzionario del inondo. Essa aveva messo in luce quelle leggi di sviluppo della lotta di classe, che dovevano inevitabilmente ripetersi negli altri paesi. Le tesi di Lenin sul ruolo dirigente del partito di tipo nuovo, sull’egemonia del proletariato e sull’alleanza della classe operaia con i contadini, sulla dittatura del proletariato, sulla neces-sità di liquidare la proprietà privata ed istaurare la proprietà sociale dei mezzi di produzione, sull’organizzazione della difesa delle conquiste rivoluzionarie dai nemici interni ed esterni, sull’amicizia dei popoli e sulla solidarietà internazionale dei lavoratori, tesi che vennero avvalorate dal corso della rivoluzione proletaria in Russia, avevano un significato profondamente internazionale. In contrapposto alle profezie di Trotski, Lenin pose come compito principale al partito della classe operaia, a tutti i lavoratori della Russia, la salvaguardia della repubblica dei Soviet, come punto d’appoggio c baluardo del movimento di liberazione mondiale, la difesa delle conquiste della dittatura del proletariato, poiché «in questo momento non vi sarebbe né potrebbe esservi una sconfitta più grande per la causa del socialismo, del crollo del potere dei Soviet in Russia (13). Le sorti della lotta rivoluzionaria dipendevano d’ora in poi dalla capacità della classe operaia e di tutti i lavoratori della Russia di salvaguardare le proprie conquiste rivoluzionarie.
Smascherando il disfattismo Trotski e degli altri opportunisti, Lenin sottolineo che con la nascita della Repubblica sovietica «al di sopra di tutto, sia per noi, che dal punto di vista dal socialismo internazionale, vi è la salvaguardia di questa repubblica, della rivoluzione socialista già iniziata… » (14). Proprio su questo poggiavano la strategia c la tattica leniniste. Accettando la conclusione di una pace annessionistica imposta dai paesi del blocco austro-tedesco questa strategia e questa tattica tendevano a salvaguardare e a consolidare il primo Stato operaio e contadino.
Nel periodo della lotta per la conclusione della pace di Brest-Litovsk si palesò uno dei tratti distintivi del trotskismo: la tendenza ad utilizzare le dubbie analogie per deformare il senso reale degli eventi storici. Ciò si espresse nel modo più chiaro nell’artificiosa contrapposizione tra la Comune di Parigi e la Rivoluzione d’Ottobre.
Cercando di argomentare la propria linea capitolarda, Trotski affermò nel 1918 che la Comune di Parigi era stata ai suoi tempi l’avanguardia rivoluzionaria dell’Europa mentre la Russia sovietica non lo era che «il proletariato europeo è più di noi maturo per il socialismo. Anche se ci schiacciassero è fuori dubbio che non si produrrà quel vuoto storico che ci fu dopo la Comune di Parigi» (15).
Tali affermazioni differivano radicalmente dalla definizione data da Lenin alla Rivoluzione d’Ottobre. E noto che Lenin apprezzava molto l’importanza dell’esperienza della Comune di Parigi per il successivo sviluppo del movimento socialista. Nei suoi scritti «Chi è spaventalo dal crollo del vecchio e chi lotta per il nuovo, Come organizzare emulazione? La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky, e in altri, Lenin esaminò il programma della Comune di Parigi, analizzò il contenuto c i lati deboli della sua attività che portarono alla sconfitta di quello che fu il primo preannuncio. della rivoluzione proletaria.
In contrapposto alle invenzioni trotskiste Lenin mise in rilievo il nesso storico tra e la Comune di Parigi e ala Repubblica dei Soviet, considerandole come due anelli della stessa catena della lotta di classe del proletariato (16). Al tempo stesso Lenin delfini la Comune come l’embrione del potere sovietico. Egli rilevò che la Repubblica sovietica era un tipo si Stato proletario pia elevato della Comune.
Criticando aspramente i trotskisti e gli altri opportunisti di «sinistra» per l’incomprensione del reale rapporto di forza, Lenin sottolineava che la disfatta della Repubblica sovietica non avrébbe avvicinato l’obiettivo rivoluzionario del proletariato, ma, al contrario, avrebbe indebolito i legami internazionali che andavano rafforzandosi , avrebbe avuto gravi ripercussioni sulla lotta della classe operaia contro l’oppressione imperialistica. Riferendosi alle lezioni delle battaglie di classe del del passato, e particolarmente agli insegnamenti della Comune di Parigi e della rivoluzione russa del 1905-1907, Lenin prevedeva un’inevitabile offensiva della reazione nel caso della disfatta della Russia rivoluzionaria. La scomparsa del potere sovietico, egli disse, avrebbe nuovamente saldato la catena dell’imperialismo spezzata dalla Rivoluzione d’Ottobre, e le posizioni dell’imperialismo si sarebbero riconsolidate.
Oggettivamente, la linea provocatoria di Trotski. e dei suoi seguaci collimava con gli scopi dei circoli aggressivi dell’imperialismo e della controrivoluzione borghese-latifondista, che speravano di distruggere la Russia Sovietica, di indebolire le forze rivoluzionarie, di salvaguardare e consoli-dare le posizioni del capitalismo monopolistico. Caratteristica dell’atteggiamento di Trotski nel periodo della conclusione della pace di Brest-Litovsk fu la tendenza a mascherare carattere avventuristico della sua posizione con dichiarazioni altisonanti, poi subito da lui sconfessate. Una tale linea di condotta si manifestò in modo particolarmente palese nei confronti della parola d’ordine della guerra rivoluzionaria.
La rivendicazione della guerra rivoluzionaria immediata contro la borghesia tedesca e «mondiale» fu avanzata dagli opportunisti «di sinistra» subito dopo la vittoria della Rivoluzione d’Ottobre. Al VII Congresso del PC(b)R, Bukharin ed i suoi sostenitori posero questa parola d’ordine alla base dei loro interventi. Essi non riconoscevano che due estremi: o la guerra rivoluzionaria che doveva cominciare immediatamente. o la capitolazione di fronte all’avversario, la rinuncia alla dittatura del proletariato. Al congresso Bukharin cercò di dimostrare che nonostante la minaccia di una serie di sconfitte, non bisognava accettare compromessi con la borghesia, in quanto «noi possiamo accettare la prospettiva di una guerra immediata con gli imperialisti» (17). La rinuncia alla guerra rivoluzionaria avrebbe significato, secondo Bukharin, «l’assenza di ogni prospettiva», e allora, sempre secondo lui, «non sarebbe rimasto che farsi a maglia una panciera e starsene a letto… (18). I parolai «di sinistra» accusavano il partito comunista di scivolare verso l’opportunismo, di non voler con-durre la guerra rivoluzionaria contro l’imperialismo. All’inizio della discussione Trotski sembrò disapprovare l’idea di una guerra rivoluzionaria immediata, non solo, ma in alcune sue dichiarazioni la giudicò persino impossibil1 (19).
Gli odierni storici borghesi sfruttano questo fatto per deformare la storia della lotta per la pace di Brest-Litovsk. Essi cercano di presentare le cose in modo come se in quel periodo non ti fossero state divergenze tra Lenin e Trotski. Nel suo libro dal titolo pretenzioso Storia del Partito comunista dell’Unione Sovietica lo storico inglese L. Schapiro afferma che nel 1917-1918 Trotski, insieme a Leniti, «respinse l’alternativa della guerra rivoluzionaria» (20). Anche W. Scharndorf (21) falsifica nello spirito la politica del partito in quel periodo.
Una tale interpretazione della storia della conclusione della pace di Brest-Lifovsk non corrisponde assolutamente alla realtà. Di fatto la posizione di Trotskí sulle questioni fondamentali della guerra, della pace e della rivoluzione fu all’epoca delle trattative di Brest-Litovsk diametralmente opposta a quella di Lenin. Certe sue frasi sull’inopportunità della guerra, pronunciate nel periodo iniziale della discussione, non, furono che una copertura. Tutto il modo di pensare di Trotski, 1a posizione di lui assunta, lo spingevano fra le braccia dei fautori della guerra rivoluzionaria, con la cui piattaforma solidarizzò ben presto apertamente.
Al VII Congresso del PC(b)R Trotski dichiarò che il loro punto di vista era il più giusto. L’unico ostacolo che impediva di lanciare l’appello della guerra rivoluzionaria era, secondo lui, il rifiuto della maggioranza del partito con alla testa Lenin (22). Trotski giustificava l’attività scissionistica dei «comunisti di sinistra» (23), affermando che «essi avevano il dovere, violando alcune considerazioni formali riguardanti il partito, di porre nettamente la questione», poiché ritenevano che la guerra rivoluzionaria immediata contro l’imperialismo era «l’unica soluzione e l’unica salvezza … » (24).
Lenin sottopose. ad una critica demolitrice la posizione dei sostenitori della guerra rivoluzionaria, dimostrando totale inconsistenza di tale tesi nella situazione concreta del 1918. al parte, va notato che i bolscevichi non hanno mai negato in linea di principio la parola d’ordine della guerra rivoluzionaria, anzi, la riconoscevano, partendo però dagli interessi della rivoluzione. Per esempio, all’epoca della rivoluzione democratico- borghese del 1905-1907 Lenin sottolineò che l’esperienza storica aveva confermato non solo la possibilità delle guerre rivoluzionarie nelle condizioni del capitalismo. ma anche il loro significato positivo, e che perciò il proletariato non poteva rifiutarsi di partecipare a tali guerre, considerandole giuste (25).
Negli anni della prima guerra mondiale Lenin rilevò che il proletariato avrebbe condotto la lotta armata contro qualsiasi tentativo di «esportare» la controrivoluzione. Una tale guerra sarebbe stata legittima c giusta. Il partito collegava strettamente la partecipazione alla guerra rivoluzionaria con la lotta contro il pacifismo astratto, il difensismo, contro la negazione della parola d’ordine della difesa della patria.
Nelle Tesi d’aprile (26) e negli interventi al I Congresso dei Soviet tutta la Russia, Lenin ribadì che i marxisti russi subordinavano agli interessi della lotta di classe del proletariato, la rivendicazione della guerra rivoluzionaria, e che perciò essi avrebbero dato il loro consenso all’attuazione di questa parola d’ordine solo alla condizione del passaggio del potere nelle mani della classe operaia e dei contadini poveri. Il rigetto della parola d’ordine della guerra rivoluzionaria avrebbe significato uno scivolamento sulle posizioni del pacifismo (27).
Dopo la Rivoluzione d’Ottobre i bolscevichi non rinunciarono alla parola d’ordine della guerra rivoluzionaria, contrariamente a quanto asserivano demagogicamente Trotski e i suoi seguaci. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre Lenin disse più volte che la guerra era possibile c che bisognava prepararsi perché gli aggressori imperialistici avrebbero certamente tentato di annientare il primo Stato operaio-contadino del mondo. Lenin considerava un errore dei trotskisti postare astrattamente la questione della guerra rivoluzionaria senza tener conto del rapporto delle forze di classe all’interno dei -paese e nell’arena internazionale (28).
Il carattere utopistico dell’idea di una guerra rivoluzionaria immediata nel momento in cui /a dittatura del prole-tariato era appena istaurata, era più che evidente sullo sfondo della grave situazione economica della Russia Sovietica. La gestione zarista, la politica antipopolare del Governo provvisorio, la devastatrice guerra imperialistica avevano portato l’economia del paese sull’orlo di una catastrofe. Era diminuita bruscamente la produzione dei settori principali dell’industria. La produzione dell’industria pesante costituiva nel 1917 il 77% di quella prebellica (29). Ben 44 altiforni su 177 erano fermi mentre il potenziale degli altri non era sfruttato in pieno. Molte aziende chiudevano per la mancanza di metallo, di combustibile e di altre materie prime. Nel paese si faceva sentire la penuria di viveri. «Un paese di piccoli contadini, affamato ed estenuato dalla guerra. che ha appena cominciato a curare le sue ferite, contro una produttività del lavoro tecnicamente ed organizzativamente superiore: ecco – scrisse Lenin – la situazione oggettiva all’inizio del 1918» (30). La contrazione della produzione industriale, la crisi dell’agricoltura,la carenza di combustibile, esigevano imperiosamente una tregua, anche se breve. Per avviare l’economia distrutta.
Un altro importantissimo fattore che rendeva impossibile la guerra rivoluzionaria era l’estrema stanchezza degli operai, l’assenza in essi del desiderio di combattere. Com’è noto,la stragrande maggioranza dei delegati al III Congresso dei Soviet di tutta la Russia, si pronunciò contro la guerra, approvò la linea leninista volta a concludere la pace e garantire le condizioni per l’edificazione del socialismo. I sondaggi effettuati su indicazione di Lenin nel febbraio-marzo1918 presso i Soviet di governatorato, di mandamento e di volost, mostrarono che larghi strati del popolo appoggiavano la politica di pace del governo sovietico. Su 173 Soviet di mandamento, 88 si pronunciarono a favore della pace (31). Quanto fossero infondati gli appelli alla guerra rivoluzionaria era testimoniato anche dalle informazioni che affluivano dalle diverse località. Sui 31 telegrammi spediti all’indirizzo del IV Congresso dei Soviet di tutta la Russia dai Soviet di volost, 22, ossia il 71%, contenevano la richiesta della pace. La necessità di concludere immediatamente la pace era dettata pure dalla situazione militare: la Repubblica sovietica non disponeva delle forze armate indispensabili per difendere le conquiste della Rivoluzione d’Ottobre. Dopo un minuzioso esame della situazione concreta, dei dispacci provenienti dai fronti c delle lettere dei soldati. Lenin giunse alla conclusione che il vecchio esercito si era disgregato ed aveva perso la capacità di combattere. Esso non era che un organismo ma-lato, estenuato dalla lunga carneficina imperialistica (32). Al fronte cominciò la smobilitazione spontanea, i soldati abbandonavano in massa i loro reparti.
L’incapacità totale del vecchio esercito russo di far fronte all’avversario e l’assenza di un nuovo esercito, quello operaio-contadino, rendevano assai pericolosa la situazione nel caso di una continuazione della guerra imperialistica. Predicare in quelle condizioni la guerra rivoluzionaria contro l’imperialismo significava mettere in gioco le sorti del paese dei Soviet.
Sulla base di un’analisi completa dei fatti concreti, Lenin trasse la conclusione che «il mugik non farà una guerra rivoluzionaria», che i lavoratori non potevano condurre in alcun caso la guerra (33). Il partito non poteva non tener conto dello stato d’animo delle larghe masse del popolo. La politica di Lenin, quella di uscire dalla guerra concludendo una pace separata per ottenere una tregua, esprimeva i veri interessi del popolo lavoratore, la sua profonda volontà.
Ben diverso era l’atteggiamento dei trotskisti e degli altri i parolai «di sinistra» . Il loro comportamento mostrava chiaramente che non volevano tener conto dell’opinione delle masse, ignoravano il 1oro stato d’animo, la loro volontà. Essi revisionavano la tesi fondamentale del marxismo sul ruolo decisivo delle masse popolari nella storia. I trotskisti pensavano di essere loro stessi e non il popolo a determinare gli sviluppi della situazione storica.
Quest’atteggiamento, tipico dell’avventurismo piccolo-borghese, si manifestò chiaramente nelle posizioni di Trotski fin dal primo anno della dittatura proletaria in Russi. Al VII congresso del partito egli parlò con disprezzo dell’infingardaggine dei «larghi strati della massa popolare arretrata» che non volevano «fare la guerra contro i tedeschi e contro la nostra borghesia…» (34). Gli avversari della linea leninista invitavano quindi a «far pressione» sulle masse assicurando che in tal modo «noi avremo una vera guerra sacrosanta» (35)
Tuttavia l’esperienza storica dimostra che l’entusiasmo rivoluzionario delle masse popolari non viene ottenuto mediante esortazioni gratuite e tanto meno mediante la coercizione. I lavoratori debbono convincersi per propria esperienza della necessità di condurre una guerra rivoluzionaria. A differenza degli i oppositori di «di sinistra», Lenin sottolinea che la guerra rivoluzionaria suscita energia e la capacità di compiere prodigi a condizione che essa interessi i lavoratori. i quali allora affrontano consapevolmente, poiché sanno per che cosa lottano (36).
Mentre la massa fondaméntale della popolazione della Russia Sovietica era contraria alla guerra, i trotskisti chiedevano l’immediata guerra rivoluzionaria. Era una posizione che metteva in pericolo la dittatura del proletariato. Rispondendo ai fautori della guerra rivoluzionaria, Lenin dichiarò: «Non si può… condurre una guerra. quando l’enorme maggioranza delle masse di operai, contadini e soldati elle eleggono i Soviet, è dichiaratamente contraria». (37).
Lenin mise in luce il carattere vizioso della posizione trotskista anche dal punto di vista degli obiettivi e degli orientamenti della lotta di classe del proletariato. Gli ingiustificati appelli trotskisti assolutamente gratuiti, sulla necessità che la Repubblica sovietica lanciasse immediatamente un’offensiva contro l’imperialismo, poggiavano sulla tesi antimarxista che la dichiarazione della guerra rivoluzionaria al mondo capitalistico avrebbe portato immediatamente alla rivoluzione mondiale.
Opponendosi alla linea leninista Trotski assicurava che la rinuncia alla pace con la Germania avrebbe permesso «di esercitare un’azione rivoluzionaria del proletariato tedesco» (38). Quest’idea trotskista fu formulata ancor più francamente dai «comunisti di sinistra» i quali affermavano che la guerra rivoluzionaria, anche se condotta contro Stati tecnicamente meglio equipaggiati avrebbe favorito lo sviluppo della rivoluzione in occidente, avrebbe accelerato tale rivoluzione (39).
I parolai «di sinistra» cercavano di convalidare la loro posizione con affermazioni sul rapido maturare della rivoluzione nei paesi dell’Europa Occidentale. Sopravvalutando il ruolo degli scioperi scoppiati in Germania e in Austria, essi, nel gennaio-marzo 1918, non cessavano di annunciare l’inizio della rivoluzione nell’Europa Occidentale, la fine imminente del governo di Guglielmo, l’ascesa di Liebknecht al potere entro pochi giorni. I trotskisti tentarono persino di prevedere il momento preciso in cui sarebbe completamente crollato il sistema imperialistico, di stabilire le date dell’inizio delle rivoluzioni negli altri paesi. Alla base di siffatti ragionamenti antimarxista della possibilità di «sospingere» mediante la guerra la rivoluzione mondiale, di accelerare la fine del regime imperialistico. Parlando dei congiurati piccolo-borghesi, K. Marx e F. Engels li definirono alchimisti della rivoluzione, poiché il loro scopo non era quello di organizzare la lotta rivoluzionaria delle larghe masse del popolo, ma di accelerare ad arte con l’azione dei solitari il processo rivoluzionario, «per spingerlo artificiosamente alla crisi, improvvisare la rivoluzione anche se sono assenti le condizioni ad essa necessarie» (40)
. Nella nuova situazione storica i trotskisti tentarono di resuscitare le vecchie idee piccolo-borghesi, di erigerle a «piattaforma» della politica estera dello Stato sovietico, della strategia e della tattica del partito nell’arena internazionale. Lenin criticò aspramente la posizione ultrasinistra, dimostrandone l’assoluta inconsistenza sia dal punto di vista dei principi generali della dottrina marxista della lotta di classe del proletariato, sia in rapporto allo sviluppo concreto degli avveni-menti rivoluzionari nel periodo successivo alla Rivoluzione d’Ottobre.
Generalizzando l’esperienza della lotta del proletariato russo ed internazionale, Lenin mostrò che le rivoluzioni nascono e si sviluppano non in seguito ad un intervento esterno, ma sulla base del maturare delle contraddizioni di classe in una data società. Esse sono condizionate da profondi processi oggettivi e non possono verificarsi senza una situazione rivoluzionaria. Lenin respinse categoricamente ogni tentativo trapiantare la violenza il socialismo negli altri paesi, ogni tendenza avventuristica ad estendere la rivoluzione all’Occidente mediante la guerra. Nell’articolo Strano e mostruoso egli qualificò come antimarxista la tesi della necessità di «sospingere» la rivoluzione mondiale.
Denunciando l’inconsistenza e il carattere dannoso della posizione trotskista, Lenin ribadì più volte la necessità di valutare con criteri scientifici il grado di maturità della rivoluzione, mettendo in guardia contro le previsioni infondate, i salti ingenui e puerili nell’avvenire. Egli sottolineò (quanto fosse dannoso avere fretta nel valutare le prospettive e l’andamento della lotta di classe del proletariato. Lepin disse che i paladini della fraseologia «di sinistra» spacciavano i loro desideri per realtà poiché la rivoluzione in Occidente andava si maturando ma non era ancora matura (41) e sarebbe stato un’imperdonabile sciocchezza cercare di «sospingerla» mediante la guerra. Correre il rischio di uno scontro armato con il capitalismo mettendo in pericolo l’esistenza stessa del potere sovietico, significava in realtà non aiutare ma ostacolare il maturare della rivoluzione, poiché ciò poteva portare alla disfatta del suo principale baluardo. Ecco perché i tentativi degli opportunisti «di sinistra» di costruire una tattica. partendo dal presupposto di uno sviluppo accelerato della rivoluzione nell’Europa Occidentale, furono bollati da Lenin come avventurismo, come amore per la vuota frase.
Lenin criticò aspramente a più riprese i dottrinari «di sinistra» per il loro atteggiamento settario e volontaristico verso i problemi del movimento antimperialistico, perché ignoravano la necessità di tenere rigorosamente conto del grado di maturità dei fattori oggettivi e soggettivi della rivoluzione socialista.
Egli qualificava gli appelli ad imporre con le armi il regime socialista agli altri paesi come una rottura completa con la teoria marxista,come una negazione delle leggi di sviluppo della lotta di classe del proletariato (42). Respingendo qualsiasi idea di abbattere mediante la guerra i governi di Guglielmo II e di Wilson, Lenin disse: «Non possiamo abbatterli con una guerra. Ma possiamo tuttavia spingere avanti la loro disgregazione interna. E con la nostra rivoluzione proletaria sovietica. siamo riusciti a far questo in grande misura» (43). In tal modo la critica mossa da Lenin alla teoria della necessità di «sospingere» il processo rivoluzionario mondiale, aveva un carattere universale. Lenin mise in luce il carattere antiscientifico di questa concezione che ignorava i fattori oggettivi interni ed il rapporto delle forze di classe, respinse l’idea che una guerra dello Stato sovietico contro il capitalismo avrebbe stimolato i ritmi di sviluppo della rivoluzione mondiale, mostrò il vero volto degli autori di questa teoria, che cercavano di revisionare il marxismo e facevano il gioco degli imperialisti.
Il sottofondo piccolo-borghese della tesi antimarxista della necessità di «sospingere» la rivoluzione si manifestava anche nel fatto che i suoi autori ignoravano assolutamente le condizioni in cui possono essere applicati i metodi di lotta violenti. Lenin condannava i dottrinari «di sinistra» perché attribuivano un valore assoluto alla violenza armata, considerandola quasi l’unico motore del progresso storico. I paladini della fraseologia «di sinistra» rigettavano un’importantissima tesi del marxismo, secondo cui non tutti i compiti rivoluzionari si risolvono con mezzi violenti, con la lotta armata.
La violenza esercita di per sé un ruolo immenso nella rivoluzione, fungendo, secondo l’espressione di Marx, da levatrice della vecchia società nel momento in cui essa è gravida del nuovo. Sviluppando questa tesi marxista, Lenin rilevò che la violenza armata è un procedimento necessario e legittimo della rivoluzione soltanto in determinati momenti del suo sviluppo, soltanto in certe condizioni particolari, mentre una proprietà assai più profonda, assai più costante della rivoluzione proletaria, la premessa della sua vittoria, rimane l’organizzazione del proletariato e dei larghi strati dei lavoratori (44).
I classici del marxismo-leninismo hanno più volte sottolineato che la politica e la tattica della classe operaia c del suo partito poggiano soprattutto sull’umanesimo rivoluzionario e si propongono di abbattere il dominio capitalistico con un minimo di perdite e di sofferenze per il popolo. Se ne esistono le condizioni oggettive, il proletariato é sempre interessato allo sviluppo pacifico della rivoluzione. I trotskisti ed i «comunisti di sinistra», al contrario, non valevano nessun’altra soluzione che non fosse quella della lotta armata contro l’imperialismo criticava la loro esaltazione feticistica dei metodi violenti della lotta di classe, poiché ciò poteva privare la classe operaia della possibilità di applicare una tattica sufficientemente duttile e poteva frenare, in ultima analisi la soluzione dei compiti rivoluzionari.
La classe rivoluzionaria in lotta contro la vecchia società non può ottenere il successo se non si impossessa di tutte le forme di lotta – pacifiche c non pacifiche. parlamentari ed extraparlamentari – e non sa utilizzarle secondo le circostanze. E’ interessante far notare in proposito che al VII congresso del partito, Lenin si oppose decisamente alla proposta di non menzionare nel Programma del partito la possibilità dell’impiego delle forme parlamentari di lotta. «In nessun modo bisogna far pensare che noi non teniamo assolutamente in conto le istituzioni parlamentari borghesi – disse Lenin. – Esse rappresentano un enorme passo avanti rispetto alle istituzioni precedenti… Aprire la strada a un rifiuto puramente anarchico del parlamentarismo borghese, non possiamo» (45).
Secondo Lenin, il dovere rivoluzionario dei comunisti consiste nell’utilizzare la benché minima possibilità, tenendo conto della situazione, del rapporto di forze, dell’acutezza della lotta di classe all’interno e all’esterno,per raggruppare sotto la propria direzione la stragrande maggioranza del popolo allo scopo di isolare i gruppi dirigenti della borghesia monopolistica e i suoi ausiliari social-conciliatori. Lenin considerava l’utilizzazione delle istituzioni parlamentari borghesi come uno dei mezzi possibili e perfettamente accettabili per raggiungere questo scopo. Condannando ogni atteggiamento semianarchico nei confronti della possibilità di uno sviluppo pacifico della rivoluzione, egli insegnava al partito ad analizzare in modo creativo la situazione, a definire i mezzi e le forme della rivoluzione portento dalla realtà concreta c dai compiti di classe del proletariato. Solo a questa condizione il partito avrebbe potuto mettersi alla testa del movimento operaio e democratico e condurlo con fermezza e sicurezza, alla vittoria della rivoluzione socialista.
Lenin si batté pure contro la tendenza dei «sinistri» a standardizzare le condizioni della lotta antimperialistica nei diversi paesi, ad estendere meccanicamente la tattica della Rivoluzione d’Ottobre al movimento di liberazione mondiale. Prigionieri del loro schema illusorio del crollo del mondo capitalistico, i trotskisti si ostinavano a non comprendere che il ripetersi inevitabile su scala internazionale del tratti essenziali della Rivoluzione d’Ottobre non significa affatto-che gli altri reparti del proletariato debbano copiare meccanicamente la tattica dm bolscevichi, senza tenere conto delle condizioni locali e del grado di asprezza della lotta classe nazionale. E’ assai indicativo che nella polemica condotta contro i «sinistri» al VlI Congresso del PC(b)R. Lenin tenne a sottolineare l’erroneità dei tentativi di trapiantare meccanicamente nell’arena internazionale la tattica della lotta contro la borghesia all’interno di un paese (46). L’internazionalismo autentico non consiste affatto nell’uniformare ovunque i metodi e i mezzi della lotta, come cercavano di far credere i trotskisti, ma nella comprensione da posizioni scientifiche delle. leggi generali della trasformazione rivoluzionaria del mondo c particolarmente degli aspetti specifici del loro manifestarsi in ogni paese.
Sottolineando l’inevitabilità oggettiva della fine imperialismo Lenin rilevava al tempo stesso che il cammino verso un tale obiettivo sarebbe stato lungo, difficile e complesso. Egli respingeva categoricamente ragionamenti assolutamente infondati dei dogmatici di tipo trotskista, che cerca-vano di inculcare l’illusione che la vittoria sul capitalismo internazionale sarebbe stata rapida e facile. Lenin invitò i comunisti a studiare in modo approfondito l’esperienza della Rivoluzione d’Ottobre, la strategia e la tattica del bolscevismo per una loro applicazione non pedissequa, ma creativa in ogni singolo paese.
Negli scritti del periodo successivo alla rivoluzione. Lenin, illustrando il carattere oggettivo della vittoria riportata dalla classe operaia della Russia nell’ottobre 1917, mise anche in luce tutte quelle particolarità specifiche che avevano facilitato l’instaurazione in Russia della dittatura del proletariato. Secondo lui, le principali erano: la presenza della monarchia zarista, che aveva dato una forza eccezionale all’assalto delle masse; la fusione della lotta del proletariato contro la borghesia e del movimento contadino contro i grandi proprietari fondiari; l’immensa esperienza politica accumulata dagli operai e dai contadini di Russia nelle battaglie di classe, particolarmente negli anni della prima rivoluzione russa; le condizioni geografiche favorevoli; la nascita di una nuova forma di organizzazione proletaria rivoluzionaria come i Soviet, ecc. (47).
Queste particolarità specifiche determinarono l’eccezionale acutezza delle contraddizioni economico-sociali, conferirono uno slancio possente alla lotta di classe del proletariato e dei contadini lavoratori della Russia, il che per l’appunto condizionò la rottura della catena dell’imperialismo nel suo anello più debole: la Russia. La coincidenza che si ebbe tra gli antagonismi di classe all’interno del paese, e la favorevole situazione internazionale (gli imperialisti divisi dalla guerra intestina non poterono prestare un sufficiente aiuto alla borghesia russa), determinò anche la relativa facilità dell’istaurazione della dittatura del proletariato in Russia.
Sulla base di un’analisi concreta, Lenin giunse alla conclusione che per il proletariato dell’Europa Occidentale sarebbe stato ben più difficile che non per quello della Russia iniziare la rivoluzione socialista (48). Lenin sottolineò che la lotta rivoluzionaria della classe operaia nell’Europa Occidentale era seriamente complicata dalla presenza di una borghesia economicamente e politicamente potente, dall’impiego da parte del capitale monopolistico dell’arsenale dei mezzi della dittatura militare contro il proletariato; della presenza di un’ «aristocrazia operaia» considerevole e quindi della forte influenza dell’ideologia sciovinistica borghese; dell’attività dei partititi piccolo-borghesi conciliatori. In relazione a ciò egli consigliava ai comunisti dell’Europa Occidentale di affrontare in modo ponderato le questioni della direzione della lotta rivoluzionaria del proletariato e delle masse lavoratrici, di valutare realisticamente il rapporto delle forze di classe all’interno del paese c nell’arena internazionale, di fondare la loro politica, strategia e tattica su solide basi scientifiche.
Mettendo in luce l’inconsistenza della posizione di Trotski e degli altri opportunisti «di sinistra», delle loro astratte e scolastiche concezioni della teoria e della pratica della lotta di classe, Lenin poneva ai partiti comunisti ed operai, quali i reparti d’avanguardia del proletariato internazionale, il compito di trovare forme particolari che permettessero loro di avvicinare le larghe masse dei lavoratori alla rivoluzione socialista, di cogliere ciò che vi era di particolarmente nazionale, di specifico in ogni paese.
Al tempo stesso Lenin fu intransigente verso la benché minima manifestazione di sfiducia nelle forze rivoluzionarie del proletariato internazionale da parte dei «comunisti di sinistra», dei trotskisti, degli anarchici c dei socialisti-rivoluzionari di sinistra. Alla riunione del GEC del 29 aprile 1918 egli prese decisamente posizione contro le affermazioni anar-coidi che in Germania il proletariato era «infetto», «corrotto». «Il proletariato d’Europa – disse Lenin – non è affatto più infetto che in Russia, ma è più difficile colà cominciare la rivoluzione perché il potere non è in mano di idioti come Romanov né di fanfaroni come Kerenski. ma vi sono dirigenti seri del capitalismo, che in Russia non c’erano» (49). Lenin giudicava una manifestazione di nazionalismo ogni ragionamento sulla presunta insufficiente attività del proletariato europeo.
Le leggi oggettive che avevano determinato la Rivoluzione d’Ottobre, agivano anche negli altri paesi, rendendo ineluttabile la rivoluzione proletaria a scadenza più o meno breve. Secondo Lenin, l’internazionalismo del partito comunista di Russia consisteva non nello scatenare una guerra rivoluzionaria immediata contro l’imperialismo, ma nell’appoggiare il movimento operaio c democratico nei paesi capitalistici, coloniali e semicoloniali, nell’influenzare con la forza dell’esempio e con le realizzazioni economiche il carattere e i ritmi del progresso storico.

LA LOTTA DEL PARTITO PER LA CONCLUSIONE
DELLA PACE DI BREST-LITOVSK

L’uscita della Russia Sovietica dalla guerra, e la tregua che questo passo comportava, furono un’importantissima condizione per la realizzazione dei compiti dell’edificazione economica. Perciò la lotta di Lenin per la firma della pace con la Germania ed i suoi alleati ebbe un’importanza primaria dal punto di vista del rafforzamento del potere sovietico, del consolidamento del primo Stato operaio-contadino del mondo.
La formula trotskista «né pace né guerra» poggiava su due presupposti assurdi. Una valutazione antileninista dell’essenza dell’imperialismo, la negazione della legge oggettiva del suo sviluppo economico e politico ineguale, determinarono lo schematismo e il semplicismo che caratterizzavano i ragionamenti dei trotskisti sui rapporti fra la repubblica dei Soviet c i paesi capitalistici. I trotskisti ignoravano la necessità di sfruttare le contraddizioni fra i paesi imperialistici, la loro divisione in raggruppamenti ostili. Trotski sconsigliava di «firmare una pace che creerà una tregua fittizia» e dichiarava che non bisognava cedere alla Germania «in nome di una tregua dalla prospettiva indefinita…. » (50). Questo nichilismo nei confronti di una questione cosi importante per il paese dei Soviet scaturiva direttamente dalla tesi trotskista sull’impossibilità della vittoria del socialismo in un solo paese.
Parallelamente, i trotskisti avanzavano e sostenevano ostinatamente la tesi che la pace con i paesi del blocco austro-tedesco sarebbe stata un tradimento del principio dell’internazionalismo, avrebbe fatto perdere alla Repubblica sovietica le simpatie del proletariato internazionale e sarebbe stato un colpo alle spalle per i popoli ucraino e finlandese, che sarebbero caduti sotto il giogo degli imperialisti tedeschi (51). Una posizione analoga era sostenuta anche dai «comunisti di sinistra» e dai socialisti-rivoluzionari di sinistra, che di fatto, facevano fronte comune contro la politica leninista del partito comunista nel periodo del consolidamento del potere sovietico.
La necessità impellente di concludere il trattato di pace di. Brest-Litovsk fu profondamente motivata da Lenin nelle «Tesi sulla conclusione immediata di una pace separata e annessionistica».
Egli mise in luce la totale inconsistenza delle idee dei fautori della guerra rivoluzionaria immediata, il carattere vizioso della parola d’ordine trotskista «né pace guerra». Al tempo stesso, polemizzando con gli opportunisti «di sinistra», Lenin mostrò la fondatezza scientifica e la vitalità della politica estera dello Stato sovietico, argomentò la necessità di saper servirsi delle contraddizioni fra gli imperialisti nell’interesse della dittatura del proletariato, diede una definizione precisa del ruolo dei compromessi e degli accordi nella lotta della classe operaia per il socialismo.
Lenin dimostrò in primo luogo l’inevitabilità oggettiva dei compromessi rivoluzionari, dettati dalle difficoltà della lotta di liberazione. La trasformazione rivoluzionaria del vecchio mondo, rilevò Lenin, non può seguire una linea retta senza zigzag e ritirate temporanee. I marxisti rivoluzionari conseguiranno il successo solo a condizione che tengano conto delle svolte degli avvenimenti, elaborino e applichino una duttile tattica nella lotta per gli obiettivi finali del proletariato, sappiano evitare uno scontro impari con l’avversario
Accettando dei compromessi temporanei, i bolscevichi non cessavano al tempo stesso nemmeno per un attimo la lotta ideologica e politica per l’unità di tutte le forze rivoluzionarie, per la purezza del marxismo-leninismo. Prima della vittoria della Rivoluzione d’Ottobre il partito si servi dei com-promessi nell’interesse dell’istaurazionc della dittatura del proletariato, e dopo la sua istaurazione, per la realizzazione vittoriosa delle trasformazioni socialiste.
I trotskisti e gli altri deviazionisti piccolo-borghesi non volevano prendere in considerazione il fatto che la Repubblica sovietica avrebbe dovuto sostenere una lunga c difficile lotta con la borghesia non solo all’interno del paese ma anche nell’arena internazionale. Per questo era necessaria la mas-sima tensione di tutte le forze c un’intelligente utilizzazione dei contrasti sia tra le potenze capitalistiche che tra i diversi gruppi della borghesia nella stessa Russia. Lenin scrisse in proposito: «Chi non ha capito questo, non ha capito un’acca né del marxismo né del moderno socialismo scientifico in generale». (52).
La linea del partito in politica estera, consistente nell’ottenere mediatile un accordo coi paesi del blocco austro-tedesco un po’ di respiro per rimettere in piedi l’economia ed accrescere il potenziale difensivo del paese, non fu per nulla un’ipotesi astratta e teorica e neppure una tattica «dalla prospettiva indefinita», come asseriva Trotski, bensì un passo concreto, pienamente legittimo alla luce di un’analisi delle condizioni oggettive.
Nel periodo successivo alla Rivoluzione d’Ottobre si delinearono nella politica delle potenze imperialistiche due tendenze fondamentali. Da un lato, gli imperialisti volevano creare un’alleanza contro la Russia dei Soviet. Questo desiderio poggiava sulla comunanza di interessi economici dei monopoli, interessati alla spoliazione dei popoli degli altri paesi e alla repressione della lotta rivoluzionaria. Dall’altro lato, i paesi capitalistici, come risultato di contraddizioni assai concrete, erano divisi in gruppi e coalizioni ostili tra di loro, il che rendeva difficile e talora impossibile una loro azione congiunta contro la repubblica dei Soviet. Proprio per questo Lenin disse che l’alleanza di classe imperialistica, anche se restava la principale tendenza economica del regime capitalistico, non era «la forza motrice della politica (53). Il conflitto fra queste due tendenze non solo condizionava le relazioni internazionali, ma offriva anche la possibilità oggettiva di sfruttare i contrasti imperialistici per salvaguardare e consolidare la dittatura proletaria in Russia, per gettare le basi dell’economia socialista.
Lenin denunciò anche l’altra tesi trotskista che la firma del trattato di Brest-Litovsk avrebbe significato una collaborazione con l’imperialismo., un abbandono dei principi dell’internazionalismo proletario.
Riassumendo l’esperienza della lotta del partito comunista per ottenere una tregua. Lenin scrisse che una delle maggiori difficoltà della rivoluzione socialista in Russia era rappresentata dal fatto che l’avanguardia cosciente del proletariato si era vista costretta ad urtarsi nel modo più duro con il patriottismo degli elementi piccolo-borghesi, che nulla volevano riconoscere all’infuori dei vantaggi immediati, intesi all’antica, della propria patria (54). L’ideologia di questi elementi è il nazionalismo piccolo-borghese che proclama come internazionalismo il riconoscimento a parole dell’uguaglianza delle nazioni, lasciando intatto l’egoismo nazionale. Per quanto essi cerchino di presentarsi nelle vestì di «internazionalisti», di «patrioti», di fatto la loro azione rimane motivata dai pregiudizi nazionalistici diametralmente opposti alle convinzioni proletarie. Quando parla di patriottismo, la piccola borghesia pone al di sopra di tutto i propri interessi, e reagisce morbosamente ad ogni minimo attentato al suo sentimento nazionale.
I rappresentanti dei partiti piccolo-borghesi vedevano nella pace di Brest-Litovsk solo un vano sacrificio ed un’umiliazione. Di qui le loro grida sull’ «onta di Brest», inammissibilità di qualsiasi concessione al nemico, l’appello a combattere fino alla «vittoria completa». Di fatto la posizione degli elementi piccolo-borghesi era pseudopatriottica, ed era in contrasto non solo con gli interessi dei lavoratori del mondo intero, ma era rivolta, in ultima analisi, contro lo stesso popolo della Russia.
I trotskisti riflettevano questa pressione del fanatismo piccolo-borghese, le sue idee utopistiche e astratte sulle vie e i metodi di lotta contro il capitalismo mondiale. Travisando le prospettive di sviluppo della rivoluzione socialista mondiale ed anche il posto ed il ruolo della Russia dei Soviet nel movimento di liberazione, essi interpretavano erroneamente anche il dovere internazionalista del proletariato della Russia. Alla base del loro errore era un’incapacità totale di far distinzione tra l’accordo rivoluzionario e il compromesso reazionario. In altre parole, secondo i paladini della fraseologia di «sinistra», qualsiasi compromesso con la borghesia significava uno scivolamento nel pantano dell’opportunismo, un’abbandono del marxismo rivoluzionario.
Criticando i frazionisti «di sinistra». Lenin diceva che soltanto; «signorine schizzinose» e «giovinetti leziosi», oltre gli affetti dalla «scabbia della vuota frase rivoluzionaria», ci possono vedere nella soluzione, sulla base di un compromesso, di questa o quella questione controversa, qualcosa di «poco pulito», un atto antirivoluzionario (55). I comunisti debbono saper distinguere tra i compromessi reazionari conclusi dai traditori degli interessi della classe operaia con i capitalisti. cd i compromessi derivanti dallo sviluppo oggettivo della lotta di classe, volti a promuovere la soluzione dei compiti rivoluzionari.
Se gli opportunisti sacrificano gli interessi essenziali della classe operaia per ottenere vantaggi temporanei e parziali, i veri rivoluzionari considerano possibili solo i sacrifici temporanei, secondari dal punto di vista della lotta per il socialismo, per salvaguardare e consolidare le conquiste della rivoluzione. Qui stava la differenza di principio tra la politica del partito e la posizione degli elementi opportunisti riguardo alla pace di Brest-Litovsk. La firma apposta in calce all’ultimatum tedesco non fu una trasgressione ai principi dell’internazionalismo proletario. Si trattava, rilevò Lenin, di una valutazione realistica delle forze in scena (56). I dottrinari «di sinistra» ignoravano deliberatamente il fatto che il partito aveva accettato un compromesso con l’imperialismo in nome degli interessi fondamentali della dittatura del proletariato. Esso non solo aveva preservato nella loro integrità i principi formulati nel suo programma, ma aveva anche consolidato il potere sovietico in Russia. Lenin disse che firmando il trattato di Brest-Litovsk «in realtà non abbiamo concluso nessun blocco, non abbiamo mai varcato il limite oltre il quale il potere socialista veniva minato o perdeva il suo onore, e abbiamo invece sfruttato il conflitto tra i due imperialismi in modo tale che in fin dei conti hanno perduto entrambi» (57). Contrariamente alle profezie di Trotski, la conclusione del trattato di pace di Brest-Litovsk non portò, e non poteva, del resto, portare, ad alcun’altra concessione all’imperialismo.
La posizione piccolo-borghese e nazionalistica di Trotski si manifestò anche nell’affermazione che la conclusione del trattato di pace di Brest-I,itovsk avrebbe significato un tradimento degli interessi dei lavoratori dell’Ucraina, Lettonia, Polonia e Lituania. Tale posizione era infondata, poiché poggiava su una falsificazione del principio marxista dell’armonizzazione degli interessi nazionali ed internazionali della classe operaia, scaturiva da una valutazione antimarxista del rapporto fra i compiti della rivoluzione socialista ed il principio del diritto delle nazioni all’autodecisione (58).
Concludendo la pace di Brest-Litovsk il partito subordinava gli interessi della lotta del proletariato di un paese agli obiettivi del rovesciamento rivoluzionario del capitalismo su scala mondiale. Considerando la classe operaia del paese dei Soviet come uno dei reparti dell’esercito mondiale del so-cialismo, e la rivoluzione proletaria in Russia come parte integrante del movimento di liberazione mondiale dei lavoratori, Lenin richiamava l’attenzione di tutto il partito sulla necessità di risolvere i compiti nazionali in stretto legame con il compito generale e principale della lotta antimperialistica.
Nel periodo della lotta per la conclusione della pace di Brest-Litovsk, Lenin argomentò in modo esauriente un importantissimo principio dell’internazionalismo proletario: la classe operaia, giunta al potere, deve essere pronta ad accettare sacrifici sul piano nazionale se lo esigono gli interessi generali del proletariato internazionale. Lenin considerava il trattato di Brest-Litovsk, come una concessione forzata fatta ad un imperialismo che in quel momento era più forte del socialismo, come una ritirata temporanea per raccogliere le forze e consolidare le conquiste della rivoluzione. Secondo lui, la causa oggettiva della ritirata era che le rivoluzioni non maturano simultaneamente in tutti i paesi e che lo sviluppo della rivoluzione socialista in un qualsiasi paese è lungi dal rassomigliare ad un’ininterrotta marcia trionfale. «Le onde della rivoluzione – scrisse Lenin – non si succedono le mie alle altre regolarmente, dolcemente, uniformemente» (59).
Lenin era convinto che la lotta rivoluzionaria del proletariato internazionale avrebbe fatto fallire le trarne dei governi imperialistici e avrebbe annullato il trattato di Brest-Litovsk, imposto con la forza al paese dei Soviet. La previsione di Lenin si avverò in pieno.
La lotta per far uscire la Russia Sovietica dalla guerra e per ottenere una tregua richiese sforzi molto intensi da parte idi Lenin.
La Germania aveva presentato di fatto l’ultimatum alla repubblica dei Soviet già alla fine del dicembre 1917, e le potenze del blocco austro-tedesco cercarono di sfruttare nel proprio interesse tutto il periodo di tempo antecedente la firma della pace di Brest-Litovsk. Il 13 (26) dicembre 1917 esse invitarono per telegrafo la Rada controrivoluzionaria dell’Ucraina ad inviare propri rappresentanti a Brest-Litovsk, informandone la delegazione sovietica solo il giorno successivo. Il capo della delegazione sovietica a Brest-Litovsk, Trotski, accettò la partecipazione della Rada alle trattative di pace (60). La posizione di Trotski andava a genio alle potenze della coalizione austro-tedesca. che speravano di pervenire ad una transazione vantaggiosa con i traditori del popolo ucraino. Il 28 dicembre 1917 (10 gennaio 1918) la delegazione della Rada ucraina lesse una dichiarazione in cui chiedeva lo smembramento della Russia e l’autonomia della Rada nelle questioni internazionali. Contemporaneamente essa annunciò di non riconoscere il governo sovietico.
Il 3 febbraio 1918 Berlino decise di presentare al paese dei Soviet delle condizioni di pace ultimative. Lo stesso giorno furono formulate le modalità del trattato con la Rada ucraina (61). Il 9 febbraio 1918, subito dopo la firma proditoria del trattato da parte della Rada ucraina, la Germania ed i suoi alleati chiesero in forma ultimativa che la repubblica dei Soviet accettasse le loro condizioni.
Lenin rilevò che prima della partenza di Trotski per Brest-Litovsk, «era stato stabilito di tener duro fino all’ultimatum dei tedeschi e di cedere però dopo l’ultimatum» (62). Tuttavia Trotski trasgredì a questa direttiva di Lenin ed in risposta all’ultimatum tedesco del 27 gennaio (9 febbraio) 1918 lesse una dichiarazione secondo cui la Russia, astenendosi dal firmare il trattato annessionistico, dichiarava cessato lo stato di guerra con la Germania, l’Austria-Ungheria, la Turchia e la Bulgaria. Simultaneamente a questa dichiarazione, Trotski inviò al Comandante in capo N. Krylenko un telegramma in cui chiedeva di dare l’ordine della smobilitazione dell’esercito. Venutone a conoscenza, Lenin diede la direttiva di annullare la decisione arbitraria di Trotski (63).
Documenti inediti, rinvenuti recentemente nell’Archivio della politica estera dell’URSS, dimostrano che i rappresentanti tedeschi a Brest-Litovsk avevano la facoltà di differire la presentazione dell’ultimatum, nella speranza che la delegazione della Russia Sovietica si sarebbe lasciata prendere dal nervosismo e avrebbe offerto il motivo per interrompere le trattative. Il governo di Guglielmo cercava in ogni modo di dissimulare i suoi propositi aggressivi, di trarre in errore le masse lavoratrici circa il carattere e il contenuto delle trattative di pace, di far ricadere sulla repubblica dei Soviet la responsabilità del loro fallimento. Trotski, assumendosi praticamente l’iniziativa di interrompere le trattative contribuiva così alla realizzazione degli obiettivi del circoli di aggressione dell’imperialismo.
Le conseguenze di questo passo di Trostski si rivelarono eccezionalmente gravi per la repubblica dei Soviet. Subito dopo la sua dichiarazione le trattative di pace vennero interrotte, ed il 16 febbraio la Germania dichiarava clic avrebbe ripreso le operazioni militari a partite dal 18 febbraio. Questa decisione fu una grossolana violazione delle modalità dell’armistizio, poiché il cessate-il-fuoco doveva durare dopo l’annuncio del comando tedesco non due, ma sette giorni.
Il 17 febbraio 1918 il CC del partito discusse la dichiarazione del comando tedesco. Lenin chiese che fosse inviata immediatamente alla Germania la proposta di intavolare nuove trattative per la firma della pace, senza attendere la ripresa delle operazioni militari. Ma a favore della proposta di Lenin votarono solo cinque membri del CC (6 votarono contro) ed essa venne respinta. Trotski, Bukharin e gli altri oppositori fecero approvare li decisione di rinviare la ripresa delle trattative di pace fino a quando «non si fosse precisata» sufficientemente l’offensiva tedesca e si fossero fatte sentire le sue -ripercussioni sul movimento operaio (64).
La mattina del giorno seguente, il CC discusse nuovamente» sull’invio di un telegramma con l’offerta di pace. «.. Non si può perdere neppure un’ora», disse Lenin chiedendo di proporre immediatamente ai tedeschi la pace. A favore della proposta di Lenin di riprendere le trattative di pace votarono sei persone contro sette (sostenitori di Trotski e di Bukharin) (65). Il direttore dei servizi del Consiglio dei Commissari del popolo, V. Bonc-Bruevic ha scritto nei suoi ricordi: «Vladimir Ilic sembrava bruciare di una fiamma interna. La sua tensione raggiunse limiti incredibili. Egli Sentiva chiaramente che tutto era in gioco. La minima perdita di tempo poteva essere fatale: il potere sovietico non ancora consolidato, non organizzato, poteva essere spazzato in un attimo dalla faccia della terra. Egli lasciò in disparte ogni cosa e rivolse tutta la sua attenzione a questa importantissima questione (66).
Trotski ed i suoi seguaci. tentando di giustificare la propria posizione antipartito che aveva portato alla rottura delle trattative di Brest, affermavano che le truppe tedesche «non avrebbero potuto lanciare un’offensiva» contro il paese dei Soviet, poiché sarebbero state impedite in ciò dalla rivoluzione tedesca (67). Sostenere l’impossibilità del governo di Guglielmo II di organizzare un’offensiva militare contro la repubblica dei Soviet equivaleva a dichiarare: «Noi sappiamo che il governo della Germania verrà rovesciato nelle prossime settimane». Ma era impossibile stabilire il momento dell’inizio della rivoluzione in Germania e «tutti i tentativi di tal genere – disse Lenin -equivarrebbero oggettivamente ad un cieco gioco d’azzardo» (68). Perciò Lenin definì le dichiarazioni trotskiste vuote frasi altisonanti di uomini staccati completamente dalla realtà.
La rivoluzione in Germania, diceva Lenin, sarebbe maturata senza dubbio. Ma come attesta l’esperienza storica, per far cessare la guerra non è sufficiente una crisi rivoluzionarla. Lenin ammoniva i frazionisti «di sinistra» che il rifiuto di firmare la pace avrebbe portato alla ripresa delle ostilità e che la Russia sarebbe stata costretta ad accettare condizioni ancora più dure. Gli avvenimenti successivi dimostrarono che aveva ragione Lenin e non i rivoluzionari a parole.
Il18 febbraio 1918 le truppe tedesche sferravano l’offensiva su tutto il fronte. Si era avverato quanto aveva detto Lenin e che i trotskisti avevano invece ignorato. Il comandante in capo delle truppe tedesche ordinò alle sue truppe di occupare Kiev, Mosca, Pietrogrado. l circoli dirigenti tedeschi, pregustando una facile vittoria, si erano già suddivisi tra loro il territorio della Russia. L’imperatore Guglielmo voleva ottenere come propria tenuta il ducato di Kurlandia. Il principe Friedrich Karl di Assia, cognato dell’imperatore, agognava alla corona finlandese, il duca di Wurtemberg von Urach voleva divenire re di Lituania (69). Gli imperialisti tedeschi speravano di abbattere il potere sovietico e di concludere la pace con un altro governo, non più bolscevico.
La repubblica proletaria si trovò in una situazione assai critica. «La settimana dal 18 al 24 (11) febbraio 1918 entrerà nella storia della ‘rivoluzione russa e internazionale come una delle più grandi svolte storiche» (70). Gli avvenimenti di quella settimana dimostrarono che il giovane Stato sovietico non era in grado di condurre la guerra. Allo Stato Maggiore della difesa rivoluzionaria del paese, costituito in quei giorni, giungevano le notizie di come i reparti non ancora smobilitati del vecchio esercito, rifiutavano di tenere le loro posizioni. Essi disertavano in massa dal fronte, senza eseguire l’ordine di bruciare e distruggere tutto durante la ritirata, trascinando con sé persino le unità di nuova formazione dell’Esercito Rosso (71).
Nonostante il pericolo estremo, i trotskisti continuavano a sostenere la necessità della continuazione della guerra. Alla riunione pomeridiana del Comitato Centrale del 18 febbraio, quando si apprese la notizia dell’offensiva tedesca. Bukharin dichiarò che «ora non c’è la possibilità di differire lo scontro. c propose di «gettare i mugik contro i tedeschi». Bukharin fu appoggiato da Lomov, che propose di attendere fino a quando gli operai tedeschi non avessero avvertito «l’influen-za» dell’offensiva delle truppe tedesche. In quel giorno decisivo per la rivoluzione, Trotski si comportò di nuovo da avventuriero politico. Alle riunioni antimeridiana e pomeridiana del CC egli consigliò di «attendere l’effetto» dell’offensiva tedesca, asserendo che la firma della pace avrebbe «arrecato solo confusione nelle nostre file…». Invece di prendere immediatamente misure atte ad arrestare l’offensiva tedesca e a salvare la repubblica dei Soviet. Trotski propose di «tastare il polso» dei tedeschi, di chiedere a Berlino e a Vienna che formulassero le loro richieste.
Quel giorno Lenin prese la parola a due riprese, demo-lendo tutte le tesi di Trotski e dei «comunisti di sinistra».Attendere ora, disse Lenin, significa far abbattere ti rivoluzione russa. Adesso è tardi per «sondare il terreno» Poiché i fatti bando dimostrato che i tedeschi sono in grado di attaccare, c non si può fermare l’offensiva tedesca scrivendo delle note. «Il mugik non farà una guerra rivoluzionaria – disse Lenin – e caccerà via dunque glielo dirà apertamente» (72). Il punto di vista di Lenin fu appoggiato da Sverdlov, Stalin, Smilga ed altri. A maggioranza di voti (7 contro 5) il Comitato Centrale prese la decisione di inviare al governo tedesco la proposta per l’immediata conclusione della pace.
Simultaneamente il governo sovietico adottò una serie di misure dirette ad organizzare e a rafforzare l’Esercito Rosso, a consolidare la capacità difensiva del paese. Alla riunione del Consiglio dei Commissari del popolo del 19 febbraio fu dato l’incarico alla Commissione militare di elaborare per il 20 febbraio le misure indispensabili per organizzare la difesa della repubblica dei Soviet. Il giorno successivo, il Consiglio dei Commissari del popolo esaminò nuovamente i problemi della difesa del paese. decise di lanciare un appello alla popolazione e di prendere tutte le misure per organizzare la resistenza agli interventisti.
Nel suo appello al popolo, il governo sovietico chiamava i Soviet locali a dispiegare tutte le loro forze per consolidare l’Esercito Rosso. Tutti gli operai e i contadini non impegnati nell’attività produttiva, dovevano entrare nelle sue file. «Operai, contadini, soldati! – si sottolineava nell’appello. – Sappiano i nostri nemici – all’interno e all’esterno – che noi siamo pronti a difendere le conquiste della rivoluzione fino all’ultima goccia di sangue (73). Per organizzare la difesa di Pietrogrado venne costituito uno Stato Maggiore di Militari con alla testa il generate M. Bonc. Bruevic, subordina direttamente a Lenin. Si procedette pure alla formazione di nuovi reparti della Guardia Rossa e al loro e al loro addestramento.
Il 21 febbraio si costituì a Pietrogrado un Comitato di difesa rivoluzionaria che chiamò alle armi tutta la popolazione della città. La flotta del Baltico proclamò la mobilitazione rivoluzionaria. In un’assemblea delle maestranze delle officine Putilov fu deciso di inviare nell’Esercito Rosso tutti gli operai dai 18 ai 47 anni (74). I diversi rioni di Pietrogrado fornirono circa 60 mila volontari. Il 22 febbraio l’assemblea generale dei membri del POSD(b)R del rione N°2 della città decise all’unanimità che tutti i membri del partito entrassero nell’Esercito Rosso, per difendere la rivoluzione russa ed internazionale. La stessa decisione fu presa dall’assemblea generale dei membri del POSD(b)R del distretto di Kolpino del governatorato di Pietrogrado. I partecipanti all’assemblea invitarono tutti i membri del partito in grado di impugnare le armi ad accorrere in difesa della rivoluzione.
Nell’assemblea degli operai delle officine Langezippen fu a approvata una risoluzione nella quale era detto: «Condividendo in pieno il punto di vista del compagno Lenin sul programma della pace, noi riteniamo al tempo stesso necessario respingere l’attacco delle guardie bianche del capitale internazionale, che combattono contro il potere sovietico ed il socialismo». L’assemblea decise la mobilitazione di tutti gli operai ed impiegati dai 18 ai 50 anni e l’addestramento di ognuno all’uso delle armi per due ore al giorno.
Un’intensa attività per costituire reparti dell’Esercito Rosso fu svolta in quei giorni anche nelle aziende di Mosca. Una prima unita venne costituita e inviata al fronte il 22 febbraio 1918, e alla metà di maggio erano già affluiti nelle file dell’Esercito Rosso oltre I5 mila moscoviti. Nei reparti della riserva entrarono oltre 40 mila persone. Nelle giornate della mobilitazione rivoluzionaria delle forze del popolo per respin-gere l’offensiva degli invasori tedeschi, i reparti dell’Esercito Rosso ricevettero il loro battesimo del fuoco. Nonostante l’offerta di pace inviata dal Consiglio dei Commissari del popolo al governo tedesco le truppe tedesche continuarono l’offensiva. Alla nota del governo sovietico del 10 febbraio I918 la Germania rispose solo il mattino del 23 febbraio, proponendo per la conclusione di pace condizioni più dure delle precedenti. Il governo tedesco chiedeva che venissero cedute in più alla Turchia le città di Kars, di Ardagan e di Batumi, e alla Germania una serie di territori lettoni ed estoni. La Russia doveva, inoltre, concludere la pace con la Rada ucraina, ritirare le proprie truppe dall’Ucraina e dalla Finlandia, pagare alla Germania enormi riparazioni, smobilitare l’esercito. Si concedevano 48 ore per accettare l’ultimatum tedesco. La delegazione sovietica fu invitata a recarsi immediatamente a Brcst-Litovsk e a firmare entro tre giorni la pace che doveva essere ratificata nel giro di due settimane.
Il nuovo ultimatum del governo tedesco fu discusso alla riunione del CC del 23 febbraio 1918, L’atmosfera era estremamente tesa. Trotski e Bucharin e i loro seguaci, attaccarono nuovamente la linea leninista, cercando in tutti i modi di far fallire la conclusione del trattato di pace. Trotski assicurava che la firma del trattato sarebbe stata in contrasto con il punto di vista internazionalista ed avrebbe portato inevitabilmente alla perdita dell’appoggio fra gli elementi avanzati del proletariato. Egli dichiarò che la guerra si sarebbe potuta condurre se nel partito ci fosse stata l’unanimità: cioè se Lenin ed i suoi sostenitori avessero modificato il loro atteggiamento. Trotski riteneva possibile cedere ai tedeschi Pietrogrado e Mosca, assicurando che con tale misura «noi manterremmo il mondo intero in uno stato di tensione» (75). In quella riunione Lenin prese la parola ben otto volte, dimostrando la necessità di accettare le nuove condizioni di pace per salvare la dittatura del proletariato in Russia. Egli si vide costretto a dichiarare che se la politica della «fraseologia rivoluzionaria» avesse ulteriormente ostacolato la conclusione della pace, si sarebbe dimesso «dal governo e dal CC». Il 23 febbraio 1918 Lenin scrisse nel suo articolo Pace o guerra?: «Solo uno sfrenato amor della frase può spingere la Russia, in tali condizioni, a fare la guerra in questo momento. ed io personalmente, s’intende, non rimarrei un minuto di più nel governo e nel CC del nostro partito se la politica della frase dovesse prevalere» (76).
Al termine di una tempestosa discussione, il Comitato Centrale approvò con una maggioranza di sette voti contro quattro contrari e quattro astenuti la proposta di Lenin di concludere la pace.
Nella notte dal 23 al 24 febbraio un’aspra discussione sul trattativa di Pace si ebbe nella riunione dal CEC di tutta la Russia. Demolendo le prese di posizione dei socialistirivoluzionari di destra e di sinistra, dei menscevichi, degli anarchici, anch’essi contrari alla conclusione della pace. Lenin ottenne l’approvazione della linea del CC del partito sul problema della pace e della guerra. lI 24 febbraio il governo sovietico comunicò ai paesi del blocco austro-tedesco di accettare le loro proposte ultimative.
Il 3 marzo la delegazione sovietica composta da G, Sokolnikov, L, Karakhan, G. Petrovski e G. Cicerin, firmava il trattato di pace di Brest-Litovsk senza discutere per sottolineare il carattere ingiusto e coercitivo della pace.
In tal modo, il corso e l’esito della lotta all’interno del Partito confermò in pieno la giustezza delle posizioni di Lenin e dimostrò l’inconsistenza e l’infondatezza delle posizioni di Trotski e degli altri opportunisti e frazionisti «di sinistra». Gli avvenimenti di quei giorni furono, secondo Lenin, una lezione amara, cocente, dura, ma necessaria, utile e benefica (77) .
Si poteva pensare che la realtà stessa avrebbe imposto agili opportunisti «di sinistra” di ammettere il loro errore c di rivedere il lori atteggiamento. Ma essi continuaronoa loro opposizione. Ciò apparve con evidenza al VII Congresso straordinario del PC(b)R, tenutosi nel marzo 1918 per decidere in merito alla pace di Brest-Litovsk. Trotski, Bucharin e gli altri oppositori «di sinistra”, fecero praticamente blocco comune contro la politica leninista sui problemi della guerra, della pace e della rivoluzione.
Trotski, appoggiato da N. Krestinski, K. Radek ed altri oppositori, cerco di ottenere dal congresso l’approvazione della sua linea avventuristica. Sfoderando la sua famigerata teoria della «rivoluzione permanente», egli affermò l’impossibilità della vittoria del socialismo in un solo paese, l’inammissibilità della conclusione della pace di Brest-Litovsk, il danno dei compromessi con la borghesia. Trotski ricorse ad un falso deliberato, cercando di presentare la rottura da lui voluta delle trattative di Brest-Litovsk quasi come rispondente alla linea di tutto il partito.
Nel suo rapporto sulla guerra e la pace e nel suo discorso a conclusione del dibattito Lenin dimostrò l’infondatezza della linea tattica di Trotski e dei «comunisti di sinistra», denunciò il carattere avventuristico della posizione degli avversari della conclusione della pace con la Germania, e dei loro appelli a scatenare immediatamente una guerra rivoluzionaria. Egli fornì un’analisi profondamente scientifica dello sviluppo della rivoluzione socialista in Russia, illustrò le difficoltà che si ponevano al partito e al paese nell’opera di edificazione dell’economia socialista. Il potere sovietico doveva costruire il socialismo nelle condizioni dell’accerchiamento ostile del mondo capitalistico, che mirava alla restaurazione nel paese degli ordinamenti borghesi. La situazione interna ed esterna richiedeva la mobilitazione di tutte le forze, l’applicazione di una politica estera assai duttile tendente a non consentire la formazione di una coalizione capitalistica antisovietica.
Lenin argomentò con tutta la necessaria chiarezza l’urgenza della conclusione della pace di Brest-Litovsk per difendere le conquiste della Rivoluzione d’Ottobre, per ottenere una tregua che permettesse di rafforzare lo Stato operaio-contadino. Per tutto il rapporto passa come un filo rosso l’idea della necessità di consolidare questa tregua e di trasformarla in una pace duratura per consolidare ed approfondire le trasformazioni socialiste, per creare un esercito efficiente e solide retrovie. «Afferrate la tregua, anche solo di un’ora, poiché ve l’hanno data, – disse Lenin – per mantenere il contatto con le lontane retrovia, per creare colà nuovi eserciti, Abbandonate le illusioni che la vita vi farà pagare ancora più caro. Davanti a noi si delinea un’epoca di durissime sconfitte, essa è già cominciata, bisogna saperne tener conto… Se sapremo agire in questo modo, allora noi, nonostante le sconfitte, possiamo dire con assoluta certezza che vinceremo» (78).
Lwnin strappò a Trotski la maschera del suo pseudorivoluzionarismo mettendo in luce le gravi conseguenze causate dalla tattica avventuristica degli opportunisti «di sinistra», per colpa della quale le condizioni della pace di Brest-Litovsk erano divenute infinitamente più dure.
La linea di Lenin al congresso fu sostenuta da J. Sverdlov, E. Sergheiev (Artiom), dal delegato degli operai di Pietrogrado K. Scelavin e da numerosi altri oratori. Nei loro interventi essi diedero una degna risposta a Trotski, Bukharin ed ai loro seguaci, misero in luce l’essenza piccolo-borghese della concezione trotskista della guerra rivoluzionaria. Non aiutarono i «sinistri» neppure i tentativi di speculare sul malcontento delle masse per le condizioni draconiane della pace.
I lavoratori si resero rapidamente conto della situazione ed appoggiarono la politica leninista. Questa svolta nello stato d’animo del popolo fu chiaramente espressa nell’intervento del delegato K. Scelavin: «Ora nei rioni operai di Pietrogrado é accaduto ciò che è accaduto a Mosca e in tutto il paese. Uno dopo l’altro gli operai sono venuti a dirci: «due settimane fa parlavo così, ma ora vedo le cose diversamente (79). Il delegato della III Conferenza regionale degli Urali Ja. Mascov- jaremciuk disse a sua volta: «Quando sono venuto qui dagli Urali avevo più materiale esplosivo di Riazanov, ma avvicinandomi a Pietrogrado ho cominciato a perderlo. Il più grande pericolo per noi in questi tempi difficili è la crepa comparsa nell’edificio del nostro partito al vertice… Da tempo bisognava concludere la pace e passare all’organizzazione delle masse» (80).
Ja. Sverdlov stigmatizzò l’incapacità di Trotski e dei «comunisti di sinistra» di farsi un’idea giusta della situazione reale, il loro atteggiamento altezzoso nei riguardi dei lavoratori. Egli condannò aspramente il comportamento degli avversari della pace, che spingevano il partito sulla via funesta di una guerra con l’imperialismo. «…In nessun caso noi possiamo condurre una guerra rivoluzionaria – egli dichiarò – e non solo perché non abbiamo un esercito, non solo perché ci troviamo in un periodo di estremo dissesto, ma anche perché le larghe masse popolari non vogliono la guerra» (81). Sverdlov invitò i delegati al congresso ad approfittare della pace per rafforzare lo Stato sovietico, per avviare l’attività organizzativa tra le masse, per prepararsi alle future battaglie per il trionfo del socialismo.
Gli oppositori trotskisti furono smascherati al congresso come degli scissionisti, la cui propaganda pseudorivoluzionaria veniva a collimare di fatto con quella dei socialisti-rivoluzionari, dei menscevichi e dei cadetti a favore della guerra contro gli «stranieri». Al riguardo è assai istruttivo l’intervento della delegata di Jaroslavl, O. Rozanova, la quale disse che Jaroslavl i cadetti invitavano i contadini a respingere la pace con la Germania e a prepararsi alta lotta armata. In altre parole, i cadetti facevano blocco con i trotskisti e i «comunisti di sinistra» sulla questione della «guerra rivoluzionaria». Rozanova affermò che i discorsi degli avversari della politica leninista di pace «portano acqua al mulino della borghesia» (82).
Il congresso approvò a maggioranza di voti (30 favorevoli, 12 Contrari, 4 astenuti) la risoluzione leninista Sulla guerra e la pace, ritenendo indispensabile la ratifica del trattato di pace firmato con la Germania ed i suoi alleati. Il congresso espresse cosi la volontà della maggioranza del partito di far uscire immediatamente la Russia Sovietica dalla guerra e di ottenere la tregua necessaria per la salvaguardia dello Stato operaio-contadino.
Tuttavia anche dopo che il congresso ebbe approvato la risoluzione favorevole alla firma della pace, i trotskisti non cessarono la loro attività frazionistica. Tentando di rinfocolare la tensione, Trotski dichiarò che poiché il congresso aveva respinto la politica da lui perseguita a Brest-Litovsk, egli si sarebbe dimesso da tutte le cariche da lui ricoperte. I delegati Krestinski e Joffe, seguaci di Trotski, avanzarono la proposta di riconoscere giusta la tattica della delegazione sovietica a Brest-Litovsk. Era un nuovo tentativo di giustificare la condotta proditoria di Trotski durante le trattative di Brest-Litovsk. La discussione al congresso riprese con nuovo vigore. I delegati valutarono giustamente la presa di posizione di Trotski e dei suoi seguaci come una manovra scissionistica volta a spezzare l’unità del partito, in quel momento cosi difficile per la repubblica dei Soviet (83). I tentativi dei frazionisti «di sinistra» di mettere in bella luce la tattica proditoria seguita da Trotski a Brest-Litovsk risultarono vani. Su proposta di Lenin i delegati al congresso condannarono la manovra trotskista (84).
Per decidere in merito alla ratifica del trattato di Brest-Litovsk venne convocato per il 14-16 marzo 1918 il IV Congresso straordinario dei Soviet di tutta la Russia. La sua composizione era estremamente eterogenea. Sui 1172 delegati presenti al congresso vi erano 814 bolscevichi. 238 socialistiri-voluzionari di sinistra, 15 socialisti-rivoluzionari di destra, 14 anarchici, 16 menscevichi-internazionalisti, 3 menscevichi ucraini, 18 senza partito. Ciò lasciava prevedere un’aspra lotta.
Nel suo rapporto Lenin, illustrò i principi basilari della strategia e della tattica bolscevica nella lotta per la pace, demolì gli argomenti degli avversari della politica estera del paese dei Soviet, i quali auspicavano la guerra rivoluzionaria, ed invitò i delegati a rata mare il trattato di Brest-Litovt,k.
I partiti piccolo-borghesi ed i gruppi antibolscevichi, servendosi di calunnie e insinuazioni, cercarono nuovamente di dividere le file dci congressisti e di far fallire la ratifica del trattato. I socialisti-rivoluzionari di sinistra Kamkov e Steinberg, il menscevico Martov ed il socialista-rivoluzionario di destra Likhac, l’anarchico Ghe, e il socialista-rivoluzionario massimalista Ryvkin levarono grida isteriche contro 2l’onta di Brest», cercarono di dimostrare l’inutilità e il danno di una tregua, affermando che la Russia Sovietica stava per .tradire, la rivoluzione mondiale.
A favore della linea leninista parlarono al IV congresso dei Soviet Ja. Sverdlov, G. Cicerin, F. Sergheiev (Artiom), V. Volodarski ed altri oratori. Essi diedero una ferma risposta alle dichiarazioni demagogiche degli elementi piccolo-borghesi, misero in luce il carattere assolutamente infondato e avventuristico della loro posizione, smascherarono gli apologeti della guerra contro gli imperialisti come servitori delle forze controrivoluzionarie. Nelle votazioni per appello nominale la risoluzione leninista ricevette 784 voti favorevoli, 261 contrari, con 115 astenuti tra i quali 55 voti erano dei seguaci di Bukharin e Trotski.
E da notare che nella sua riunione del 15 marzo 1918, il CC, considerando la gravità della situazione, aveva approvato una risoluzione che impegnava tutti i membri del partito a votare al IV congresso dei Soviet a favore della ratifica del trattato di Brest-Litovsk. In tal modo i seguaci 4 di Trotski e Bukharin, astenendosi dal voto, compirono un nuovo atto antipartito violando le risoluzioni del VII congresso e del CC del partito sulla pace di Brest-Litovsk. Essi dimostrarono cosi an-cora uni volta di agire da veri frazionisti.
Gli avvenimenti successivi, la prassi rivoluzionaria delle masse dimostrarono l’inconsistenza delle profezie trotskiste circa il crollo del capitalismo mondiale. Gli errori degli oppositori «di sinistra» si spiegavano non solo con la loro incapacità di comprendere la concreta situazione storica, ma anche con i criteri da essi usati nell’affrontare l’analisi degli obiettivi, dei compiti e del carattere dell’epoca che si apriva. Essi cercavano di interpretare in modo semplicistico, da posizioni antileniniste, i processi interni di sviluppo dell’imperialismo, non vedevano l’immensa complessità delle contraddizioni di classe in seno alla società borghese. Cercando di «abbreviare» arbitrariamente l’esistenza dell’imperialismo e di saltare alcune tappe, i trotskisti e gli altri «sinistri» si mostrarono incapaci di elaborare un atteggiamento giusto, obbiettivo verso la realtà. Confondendo estremamente i concetti e le categorie di epoche diverse, la premonopolistica e l’imperialistica, svilivano il ruolo della classe operaia nella lotta di liberazione dei popoli.
La teoria della «rivoluzione permanente», che Trotski continuò a difendere ostinatamente anche in quel periodo, condannava il proletariato che aveva vinto in un paese, ad una attesa passiva o ad atti avventuristici, il che era in stridente contrasto con lo spirito ed i principi del marxismo rivoluzionario, con l’ideologia e la politica dell’internazionalismo e in ultima analisi avrebbe potuto portare alla fine della repubblica dei Soviet.
La vittoria della linea leninista del partito nella questione della conclusione della pace di Brest-Litovsk ebbe grande importanza per le sorti della rivoluzione socialista. Il partito comunista fece fallire i calcoli della reazione mondiale, che cercava di distruggere con l’uso delle armi la repubblica dei Soviet e di ripristinare in Russia il dominio dei capitalisti e dei grandi proprietari fondiari. Il primo tentativo degli imperialisti di soffocare il potere sovietico venne cosi respinto.
L’immensa attività teorica e pratica svolta in quel periodo da Lenin per smascherare l’ideologia antimarxista di cui erano portatori i trotskisti, i «comunisti di sinistra», i socialisti-rivoluzionari, arricchì l’esperienza del bolscevismo nell’azione per superare gli sbandamenti e le oscillazioni di carattere piccolo-borghese. Lo studio degli insegnamenti della lotta che i bolscevichi leninisti condussero contro la revisione compiuta dagli opportunisti «di sinistra» nelle questioni della guerra, della pace e della rivoluzione, preparò il partito comunista a fronteggiare i nuovi tentativi di Trotski e dei suoi seguaci di sostituire al marxismo-leninismo il socialismo piccolo-borghese. Poggiando sul retaggio ideologico, teorico e politico di Lenin i1 partito seppe consolidare e la compattezza delle proprie file, elaborare e applicare una politica interna ed estera dello Stato sovietico scientificamente fondata, tendente ad assicurare il trionfo della causa del socialismo.

NOTE

(1) Si veda: V. I. Lenin. Opere complete, vol. 31. pag. 229. (Le citazioni di Lenin si riferiscono all’edizione italiana delle Opere complete a cura degli Editori Riuniti. N.d.R.)
(2) V. 1. Lenin. Opere complete. vol. 26, pag. 223.
(3) Consiglio dei Commissari del popolo, denominazione di allora del governo sovietico. (N.d.R.)
(4) Comitato Esecutivo Centrale dei Soviet di tutta la Russia, supremo organo legislativo, deliberativo e di controllo della Federazione Russa. (N.d.R.)
(5) Il II Congresso dei Soviet di tutta la Russia. Mosca-Leningrado, 1928, pag. 29.
(6) V. I. Lenin. Opere complete, vol. 28. pag. 152.
(7) I Si veda: Doprosy istorii. Meosca, 1967. n. 10. pag. 61.
(8) Si Si veda: V. I. Lenin, Opere completem vol. 26. pag. 423.
(9) Caderti (partito costituzionale democratico) – così si chiamava la principale formazione politica della borghesia imperialistica in Russia. Fu fondato nel 1905. (N.d.R.)
(10) Socializti-sivoluzionari – partito piccolo-borghese sorto in Russia nel 1905. Dopo la vittoria detta Rivoluzione d’Ottobre esso lottò attivamente contro il potere sovietico. (N.d.R.)
(11) Settimo Congresso straordinario del PC(b)R. Atti, Mosca, 1962, pag. 65.
(12) Si veda: V. L Lenin. Opere complete, vol. 27. pag. 167.
(13) V. I. Lenin. Opere compiere. vol. 27. pag. 48.
(14) V. I. Lenin. Opere compiere. vol. 27. pag. 431.
(15) Settimo Congresso straordinario del PC(b)R. Atti, pag. 71.
(16)2 Si veda: V. L Lenin, opere complete, vol. 28, pag. 436.
(17) Settimo Congresso straordinario da PC(b)R. Atti, pag. 26.
(18) Ibidem, pag. 33.
(19) Si veda: Atti del Comitato Centrale del POSD(b)R. Mosca, 1958, pag. 211
(20) L Schapiro, The Communist Party of the Soviet Union. London, 1960. p. 184.
(21) W. Scharndorf m Die Geschichte der KPdSU, Munchen 1961, S. 35.
(22) Si veda: Settimo Congresso straordinario del PC(b)R. Atti. pagg. 65, 66, 72 129.
(23) “Comunisti di sinistra” , gruppo frazionistico antipartito, costituito all’interno del PC(b)R agli inizi del 1918 in seguito ai dissensi sulla conclusione del trattato di pace di Brest-Litovsk. (N.d.R.)
(24) Settimo Congresso straordinario del PC(b)R. Atti, pag. 69.
(25) Si veda: V. I. Lenin. opere complete. vol. 13. pagg. 72-33.
(26) Si intendono le tesi di Lenin Sui compiti del proletariato nella presente risoluzione, da lui presentate a Pietrogrado all’assemblea dei bolscevichi il 4 (17) aprile 1917. (N.d.R.)
(27) Si veda: V. I. Lenin, Opere complete. vol. 25, pag. 31.
(28) Si veda: V. I. Lenin. Opere complete, vol. 27, pag. 56.
(29) Si veda: Istoria SSSR. 1957, n. 4, pag. 27.
(30) V. I. Lenin, Opere Complete. vol. 27, pg.
(31) Si veda: Miscelanea di Lenin. XI, pag. 6O.
(32) Si veda: V. I. Lenin, Open complete, vol. 27, pag. 82. 2
(33) Si veda: V. I. Lenin,. Open complete, vol. 20, pag. 501; vol. 27. pag. 34.
(34) Settimo Congresso straordinario del PC(b)R. Atti. pag. 66.
(35) Ibidem pagg. 106, 107.
(36) Si veda: V. I. Lenin, Opere Complete, vol. 30, pag. 132
(37) V. I. Lenin. Opere complete, vol. 27, pagg. 45, 46.
(38) Settimo Congresso straordinario PC(b)R. Atti, pag. 68
(39) Si veda: Sotsial-Demokratn 23 febbraio (8 marzo) 1918.
(40) K. Mari e F. Engels, Opere. vol. 7, pagg. 287-253 (ed. russa).
(41) Si veda:V. I. Lenin, Opero Complete, Vol. 27, pagg. 14, 81.
(42) Ibidem. pegg. 57-58.
(43) V. I. Lenin. Opere complete. vol. 23. pag. 113.
(44) Si veda: V. I. Lenin. Opere complete. vol. 29. pag;. 75.
(45) V. I. Lenin. Opere complete. vol. 27, pag. 128.
(46) Si veda: V. I. Lenin, Opere complete, vol. 27, pag. 88.
(47) Si veda: V. I. Lenin. Opere complete, vol. 29, pagg. 282-283.
(48) Si veda: V. I. Lenin. Opere complete, vol. 31, pagg. 52-54.
(49) Si veda: V. I. Lenin. Opere complete, vol. 27, pag. 276.
(50) Settimo Congresso straordinario del PC(b)R. Atti, pagg. 69. 71.
(51) Ibidem pagg. 67, 72.
(52) V. I. Lenin, Opere complete, vol. 31. Pag. 60.
(53) V. I. Lenin. Opere complete. vol. V. pag. 334.
(54) Si veda: V. I. Lenin. Opere complete. vol. 28. pag. 112: vol. 29, pagg. 132-133.
(55) Si veda: V. I. Lenin, Opere complete, vol. 27, pagg. 24-27.
(56) Si veda: Miscellanea di Lenin, XI, pag. 69.
(57) V. I. Lenin, Opere complete. vol. 31, pag. 422.
(58) Si veda: V. I. Lenin. Opere complete, V ed. russa, vol. 35, pagg. 353-355.
(59) V. L Lenin. Opere complete. V ed. russa. vol. 35, pag. 188.
(60) Si veda: Le trattative di pace a Brest-Litovsk, vol. 1. Mosca, 1920. pagg. 92, 49-53.
(61) Si veda: E Ludemdorff, 1 miei ricordi della guerra 1914-1918. vol. II. Mosca 1924, pag. 129.
(62) V. I. Lenin, Opere complete. vol. 27, pag. 97.
(63) Si veda: M. .D. Bonc.Bruivic, Tutta il Potete ai Soviet. Ricordi. Mosca. 1958, pag. 239.
(64) Si veda: Atti del Comitato Centrale de1 POSD(b)R. pagg. 194-195.
(65) Ibidem, pagg. 197-199.
(66) V. Bonc.Bruevic, Agli avamposti delle rivoluzioni di Febbraio e d’Ottobre. Mosca. 1930, pag. 267.
(67) Si veda: V. I. Lenin, Opere complete, vol. 27, pag. 12; Settimo Congresso straordinario del PC(b)R. Atti. pag. 67.
(68) V. I. Lenin, Opere complete, vol. 26. pag. 423; vol. 27. pag. 13.
(69) Si veda: B. Bulow, Memorie, Mosca. 1935. pagg. 509-510.
(70) V. I. Lenin, Opere complete, vol. 27. pag. 49.
(71) Si veda: V. I. Lenin, Opere compiete. vol. 27, pag. 50.
(72) V.I. Lenin, Opere complete. vol. 26, pag. 501.
(73) Documenti di politica estera dell’URSS. vol. I. Mosca. 1957. pag. 100.
(74) Si veda: Izvestia del CEC, 27 febbraio 1918.
(75) Atti del Comitato Centrale del POSD(b)R. pag. 212.
(76) V. I. Lenin. Opere compiete. vol. 27. pag. 29.
(77) Ibidem. pag. 50.
(78) V. I. Lenin, Opere complete, vol. 27. pag. 93.
(79) Settimo Congresso straordinario del PC(b)R. Atti, pag. 89
(80) Ibidem, pag. 99.
(81) Settimo Congresso straordinario PC(b)R. Atti, pag 78.
(82) ibidem. pag. 98.
(83) Settimo Congresso Straordinario del PC(b)R. Atti. pagg. 129. 135-136,. 2
(84) Ibidem, pagg. 124-125.

 

 

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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