A.Gramsci -Azione positiva (L’Ordine Nuovo 6-13 dicembre 1919, anni 1 n. 29)

 A. Gramsci : Azione positiva  (L’Ordine Nuovo 6-13 dicembre 1919, anni 1 n. 29)ImageImage

La nota I rivoluzionari e le elezioni, pubblicata in L’Ordine Nuovo del 15 novembre, ha spaventato uno scrittore della Stampa (cfr. l’articolo: Guardando alla realtà, in Stampa del 24 novembre). La polemica è sempre attuale, è stata anzi resa più attuale dagli ultimi avvenimenti che hanno turbato profondamente la tranquilla digestione piccolo-borghese delle vanità inconcludenti scritte dall’on. Nitti e lette da una istituzione nazionale: la Corona. (1)

Lo scrittore della Stampa si è spaventato perché L’Ordine Nuovo (diventato il “rivoluzionario” tipico) dà all’azione parlamentare del Partito socialista una funzione meramente negativa, finché dura ancora (come una larva spaventosa) il regime liberale democratico. Ma questa azione è negativa solo nei rapporti con gli spasmodici e frenetici conati delle classi dirigenti per prolungare la loro dominazione economica e politica: è invece azione positiva, è sforzo erculeo di costruzione e di realizzazione storica se viene inserita nella configurazione generale dell’azione che viene svolgendo il Partito socialista e vengono svolgendo le masse operaie e contadine; ed è anche una interpretazione del momento storico che attraversa il popolo italiano, appunto perché la storia si interpreta, non con le ideologie astratte, non coi concettini ben lisciati e azzimati, ma con l’azione virile e ferma, appunto perché la storia si interpreta attuandone le leggi intime, ubbidendo al suo processo di sviluppo.

La produzione; l’incremento della produttività sociale; il maggior rendimento del lavoro manuale e intellettuale; un modo di proprietà che renda possibile un maggior risparmio, che renda possibile un maggior accumulamento di ricchezza idonea a riprodurre i tessuti economici del corpo sociale disfatto dalla guerra: ecco l’obbiettività del problema storico che si impone all’uomo politico responsabile. Oggi l’unica potenza sociale capace di risolvere questo problema è il proletariato industriale e agricolo; capace di risolverlo e “interessate” a risolverlo, perché problema della sua vita o della sua morte, perché problema esistenziale non solo in rapporto alla sua spiritualità e alla sua cultura, ma anche e specialmente in rapporto alla sua incolumità fisiologica e corporale.

Il proletariato, per risolvere il problema storico del popolo italiano, della nazione italiana nel periodo attuale, deve riflettere, deve farsi consapevole dell’ordine che esso stesso assume nel suo aderire plasticamente al processo tecnico del lavoro, della produzione, degli scambi. Questo ordine non è in rapporto al modo di proprietà, non è quindi contingente, non è dipendente dall’esistere o meno delle classi e della lotta delle classi; quest’ordine è inerente alla tecnica industriale, è inerente al grado di sviluppo raggiunto dalla produzione. Può essere assunto dal proletariato come suo ordine naturale, come base dell’apparecchio del suo potere di classe produttrice; su di esso può e deve fiorire la gerarchia di funzioni che culminerà nel governo, cioè nella intima funzionalità dell’apparecchio stesso divenuto consapevole di se stesso in un’istituzione umana, storicamente e spiritualmente concreta. Oggi il governo economico della società umana funziona in forme commerciali (le banche, le borse, i cartelli bancari, i trusts industriali, le Camere di commercio, la rete delle centrali di speculazione capitalistica) determinate dal modo di proprietà capitalistica. Le forme in cui deve funzionare il governo della produzione comunista sono determinate dal modo di produzione, dal grado di sviluppo tecnico del lavoro e dell’apparato di produzione. Le centrali non saranno commerciali, ma di produzione, e dovranno eliminare lo sperpero delle piccole aziende e della molteplicità delle funzioni burocratiche e disciplinari. L’organo supremo del governo nazionale non sarà tanto il commissariato del popolo quanto il Consiglio superiore di economia nazionale che distribuirà il lavoro e la produzione in modo da far rendere, col preciso e regolare suo funzionamento industriale, all’apparato di lavoro, il tantum per il consumo interno, per lo scambio con gli altri apparati di produzione del mondo, per l’accumulamento di nuova ricchezza. Col suo nascere e col suo svilupparsi questo apparecchio pone e risolve i problemi particolari alla sua esistenza. Nascendo dall’ordine inerente al processo tecnico, di produzione e di scambio, non può non essere costretto a eliminare dal dominio storico i parassiti, quanti vivono non per la produzione, per il lavoro manuale e intellettuale, ma sulla produzione, sul lavoro manuale e intellettuale, dato il modo di proprietà. La “rivoluzione”, dalla sua banale e triviale accezione, diventa un momento necessario e inevitabile della vita sociale, una crisi di liberazione, un atto organico, la espulsione di elementi estranei e tossici da un organismo in sviluppo.

È un sogno questo? È una utopia di vagellanti [farneticanti] esauriti dal logorio fisico e spirituale determinato dalla guerra? Noi crediamo questo sia lo sviluppo storico immanente nelle condizioni create dalla stessa attuale classe dominante. La borghesia si pone questi problemi, ma non sa risolverli. Rathenau pone alla borghesia tedesca i problemi del divenire industriale; Rathenau dichiara superato il comunismo; (2) la borghesia tedesca, la borghesia all’avanguardia del mondo borghese come capacità di cultura e di tecnica, si dibatte, come le altre borghesie, nel groviglio delle contraddizioni e dei conflitti creati da uno sviluppo tecnico e da un modo di proprietà che tendono a elidersi vicendevolmente; i comunisti russi realizzano le tesi industriali di Rathenau, il Consiglio superiore di economia della Russia soviettista attua nel modo di proprietà comunista la composizione dei conflitti e delle contraddizioni suscitate nel corso precedente della storia. Il proletariato industriale di Russia crea l’apparecchio di governo industriale, l’apparecchio di governo dei produttori e riesce, per due anni, a far vivere il popolo russo delle sue sole risorse, mentre tutto il mondo si indebita e ipoteca il suo avvenire di lavoro e di produzione, mentre tutto il mondo, divenendo insolvibile sempre più verso il capitalismo americano, diventa sempre più schiavo e “colonia di sfruttamento” del capitalismo americano. Perché anche questa utopia è diventata una realtà: che la Russia comunista sia in migliori condizioni di concorrenza e resistenza economica dell’Italia capitalista; la Russia di Brest- Litovsk dell’Italia di Vittorio Veneto.

NOTA

1. Allusione al discorso della Corona pronunciato all’apertura della nuova Camera il 1° dicembre 1919.

2. W. Rathenau (1867-1922), grande industriale tedesco e dirigente della pianificazione industriale tedesca durante la guerra. Nel 1922 divenne ministro degli Esteri della Repubblica tedesca e in questa veste venne ucciso da due ufficiali di estrema destra.

Annunci

Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
Digressione | Questa voce è stata pubblicata in Gramsci, movimento comunista internazionale. Contrassegna il permalink.