A. Gramsci :El tamaño de la historia- La taglia della storia-

Image


La taglia della storia (L’Ordine Nuovo 7 giugno 1919, anno 1 n. 5) Cosa domanda ancora la storia al proletariato russo per legittimare e rendere permanenti le sue conquiste? Quale altra taglia di sangue e di sacrifizio pretende ancora questa sovrana assoluta del destino degli uomini? Le difficoltà e le obbiezioni che la rivoluzione proletaria deve superare si sono rivelate immensamente superiori a quelle di ogni altra rivoluzione del passato. Queste tendevano solo a correggere la forma della proprietà privata e nazionale dei mezzi di produzione e di scambio; toccavano una parte limitata degli aggregati umani. La rivoluzione proletaria è la massima rivoluzione: poiché vuole abolire la proprietà privata e nazionale e abolire le classi, essa coinvolge tutti gli uomini, non solo una parte di essi. Obbliga tutti gli uomini a muoversi, a intervenire nella lotta, a parteggiare esplicitamente. Trasforma la società dalle fondamenta: da organismo unicellulare (di individui-cittadini) la trasforma in organismo pluricellulare; pone a base della società nuclei già organici di società stessa. Costringe tutta la società a identificarsi con lo Stato, vuole che tutti gli uomini siano consapevolezza spirituale e storica. Perciò la rivoluzione proletaria è sociale: perciò deve superare difficoltà e obbiezioni inaudite, perciò la storia demanda per il suo buon riuscimento taglie mostruose come quelle che il popolo russe è costretto a pagare. La rivoluzione russa ha trionfato finora di tutte le obbiezioni della storia. Ha rivelato al popolo russo una aristocrazia di statisti che nessun’altra nazione possiede; sono un paio di migliaia di uomini che tutta la vita hanno dedicato allo studio (sperimentale) delle scienze politiche ed economiche; che durante decine d’anni d’esilio hanno analizzato e sviscerato tutti i problemi della rivoluzione; che nella lotta, nel duello impari contro la potenza dello zarismo, si sono temprati un carattere d’acciaio; che, vivendo a contatto di tutte le forme della civiltà capitalista d’Europa, d’Asia, d’America, immergendosi nelle correnti mondiali dei traffici e della storia, hanno acquistato una coscienza di responsabilità esatta e precisa, fredda e tagliente come la spada dei conquistatori d’imperi. I comunisti russi sono un ceto dirigente di primo ordine. Lenin si è rivelato, testimoni tutti quelli che lo hanno avvicinato, il più grande statista dell’Europa contemporanea; l’uomo che sprigiona il prestigio, che infiamma e disciplina i popoli; l’uomo che riesce, nel suo vasto cervello, a dominare tutte le energie sociali del mondo che possono essere rivolte a benefizio della rivoluzione; che tiene in iscacco e batte i più raffinati e volpini statisti della routine borghese. Ma altro è la dottrina comunista, il partito politico che la propugna, la classe operaia che la incarna consapevolmente, e altro è l’immenso popolo russo, disfatto, disorganizzato, gettato in un cupo abisso di miseria, di barbarie, di anarchia, di dissoluzione da una guerra lunga e disastrosa. La grandezza politica, il capolavoro storico dei bolscevichi in ciò appunto consiste: nell’aver risollevato il gigante caduto, nell’aver ridato (o dato per la prima volta) una forma concreta e dinamica a questo sfacelo, a questo caos; nell’aver saputo saldare la dottrina comunista con la coscienza collettiva del popolo russo, nell’aver gettato le solide fondamenta sulle quali la società comunista ha iniziato il suo processo di sviluppo storico, nell’avere, in una parola, tradotto storicamente nella realtà sperimentale la formula marxista della dittatura del proletariato. La rivoluzione è tale e non una vuota gonfiezza della retorica demagogica, quando si incarna in un tipo di Stato, quando diventa un sistema organizzato di potere. Non esiste società se non in uno Stato, che è la sorgente e il fine di ogni diritto e di ogni dovere, che è garanzia di permanenza e di successo di ogni attività sociale. (1) La rivoluzione proletaria è tale quando dà vita e s’incarna in uno Stato tipicamente proletario, custode del diritto proletario, che svolge le sue funzioni essenziali come emanazione della vita e della potenza proletaria. I bolscevichi hanno dato forma statale alle esperienze storiche e sociali del proletariato russo, che sono le esperienze della classe operaia e contadina internazionale; hanno sistemato in organismo complesso e agilmente articolato la sua vita più intima, la sua tradizione e la sua storia spirituale e sociale più profonda e amata. Hanno rotto col passato, ma hanno continuato il passato; hanno spezzato una tradizione, ma hanno sviluppato e arricchito una tradizione: hanno rotto col passato della storia dominato dalla classe possidente, hanno continuato, sviluppato, arricchito la tradizione vitale della classe proletaria, operaia e contadina. In ciò sono stati rivoluzionari, perciò hanno instaurato l’ordine e la disciplina nuovi. La rottura è irrevocabile, perché tocca l’essenziale della storia, è senza possibilità di ritorni indietro, ché altrimenti un immane disastro piomberebbe sulla società russa. Ed ecco iniziarsi un formidabile duello con tutte le necessità della storia, dalle più elementari alle più complesse, che occorreva incorporare nel nuovo Stato proletario, dominare, infrenare nelle funzioni del nuovo Stato proletario. Bisognava conquistare al nuovo Stato la maggioranza leale del popolo russo. Bisognava rivelare al popolo russo che il nuovo Stato era il suo Stato, la sua vita, il suo spirito, la sua tradizione, il suo patrimonio più prezioso. Lo Stato dei Soviet aveva un ceto dirigente, il Partito comunista bolscevico; aveva l’appoggio di una minoranza sociale rappresentante la consapevolezza di classe, degli interessi vitali e permanenti di tutta la classe, gli operai dell’industria. Esso è divenuto lo Stato di tutto il popolo russo (2) e ciò hanno ottenuto la tenace perseveranza del Partito comunista, la fede e la lealtà entusiastiche degli operai, l’assidua e incessante opera di propaganda, di rischiaramento, di educazione degli uomini eccezionali del comunismo russo, condotti dalla volontà chiara e rettilinea del maestro di tutti, Nicola Lenin. Il Soviet si è dimostrato immortale come la forma di società organizzata che aderisce plasticamente ai multiformi bisogni (economici e politici) permanenti e vitali della grande massa del popolo russo, che incarna e soddisfa le aspirazioni e le speranze di tutti gli oppressi del mondo. La guerra lunga e disgraziata aveva lasciato una triste eredità di miseria, di barbarie, di anarchia; l’organizzazione dei servizi sociali era sfatta; la compagine umana stessa si era ridotta a un’orda nomade di senza lavoro, senza volontà, senza disciplina, materia opaca di una immensa decomposizione. Il nuovo Stato raccoglie dalle macerie i frantumi logori della società e li ricompone, li rinsalda: ricrea una fede, una disciplina, un’anima, una volontà di lavoro e di progresso. Compito che potrebbe essere gloria di un’intera generazione. Non basta. La storia non è contenta di questa prova. Nemici formidabili si drizzano implacabilmente contro il nuovo Stato. Si batte moneta falsa per corrompere il contadino, si stuzzica il suo stomaco affamato. La Russia viene tagliata da ogni sbocco al mare, da ogni traffico, da ogni solidarietà: viene privata dell’Ucraina, del bacino del Donetz, della Siberia, di ogni mercato di materie prime e di viveri. Su un fronte di diecimila chilometri bande di armati minacciano l’invasione: sollevazioni, tradimenti, vandalismi, atti di terrorismo e di sabotaggio vengono pagati. Le vittorie più clamorose si tramutano, per il tradimento, in rovesci subitanei. Non importa. Il potere dei Soviet resiste: dal caos della disfatta crea un esercito potente che diviene la spina dorsale dello Stato proletario. Premuto da forze antagonistiche immani trova in sé il vigore intellettuale e la plasticità storica per adattarsi alle necessità della contingenza, senza snaturarsi, senza compromettere il felice processo di sviluppo verso il comunismo. Lo Stato dei Soviet dimostra così di essere un momento fatale ed irrevocabile del processo fatale della civiltà umana, di essere il primo nucleo di una società nuova. Poiché gli altri Stati non possono convivere con la Russia proletaria e sono impotenti a distruggerla, poiché i mezzi enormi di cui il capitale dispone – il monopolio delle informazioni, la possibilità della calunnia, la corruzione, il blocco terrestre e marittimo, il boicottaggio, il sabotaggio, la slealtà spudorata (Prinkipo), (3) la violazione del diritto delle genti (guerra senza dichiarazione), la pressione militare con mezzi tecnici superiori – sono impotenti contro la fede di un popolo, è necessario storicamente che gli altri Stati spariscano o si trasformino omogeneamente alla Russia. Lo scisma del genere umano non può durare a lungo. (4) L’umanità tende all’unificazione interiore ed esteriore, tende a organizzarsi in un sistema di convivenza pacifica che permetta la ricostruzione del mondo. La forma del regime deve farsi capace di soddisfare i bisogni della umanità. La Russia, dopo una guerra disastrosa, col blocco, senza aiuti, sola con le proprie forze, ha vissuto per due anni; gli Stati capitalisti, con l’aiuto di tutto il mondo, esasperando lo sfruttamento coloniale per la vita propria, continuano a decadere, aggiungono rovine a rovine, distruzione a distruzione. La storia è dunque in Russia, la vita è dunque in Russia, solo nel regime dei Consigli trovano la loro adeguata soluzione i problemi di vita o di morte che incombono sul mondo. La Rivoluzione russa ha pagato la sua taglia alla storia, taglia di morte, di miseria, di fame, di sacrifizio, di volontà indomata. Oggi il duello arriva al suo culmine: il popolo russo si è levato tutto in piedi, gigante terribile nella sua magrezza ascetica, dominando la folla di pigmei che furiosamente l’aggrediscono.Si è armato tutto per la sua Valmy. (5) Non può essere vinto; ha pagato la sua taglia. Deve essere difeso contro le orde di mercenari briachi, di avventurieri, di banditi che vogliono addentargli il cuore rosso e vivo. Gli alleati suoi naturali, i suoi compagni di tutto il mondo, devono fargli sentire un urlo guerriero che renda il suo urto irresistibile e gli apra le vie per rientrare nella vita del mondo. NOTE 1. Qui e altrove Gramsci descrive unilateralmente dello Stato solo l’aspetto di istituzione sintesi dell’organizzazione sociale, che esercita alcune funzioni necessarie di essa e pretende, in forza di ciò, di essere il rappresentante e il portavoce dell’intera società. Gramsci trascura qui e in altri passi l’altro aspetto essenziale dello Stato (quello di istituzione della classe dominante, rappresentante della piccola frazione sfruttatrice contrapposta alla massa della popolazione sfruttata). Questo aspetto non è però ignorato da Gramsci, come si può vedere dai testi Maggioranza e minoranza nell’azione socialista in L’Ordine Nuovo 15 maggio 1919, anno 1 n. 2, Democrazia operaia in L’Ordine Nuovo 21 giugno 1919, anno 1 n. 7 e La conquista dello Stato in L’Ordine Nuovo 12 luglio 1919, anno 1 n. 9. È questo secondo aspetto che i marxisti mettono in primo piano quando parlano della necessità di distruggere lo Stato borghese e di sostituirlo con lo Stato proletario e quando dicono che lo Stato proletario già non è più uno Stato nel senso vero e proprio perché alle sue attività partecipa la massa della popolazione. 2. Con l’espressione “tutto il popolo russo” Gramsci evidentemente intende “la stragrande maggioranza del popolo russo”. proprio in quegli anni, e Gramsci lo sottolinea in seguito, la guerra civile imperversava in Russia e l’aggressione imperialista alla Repubblica dei Soviet faceva leva su di essa. Tutte le classi reazionarie russe facevano il massimo sforzo per reclutare soldati e scagliarli contro il potere sovietico. 3. Nel gennaio 1919, su proposta di Lloyd George e nonostante l’opposizione della Francia, le potenze imperialiste decisero di invitare ad una conferenza nell’isola di Prinkipo (Turchia) i rappresentanti del governo sovietico e quelli dei governi controrivoluzionari esistenti in Russia. Le condizioni poste per la Conferenza rivelavano il proposito delle potenze imperialiste di ottenere con una manovra diplomatica ciò che si dimostrava irraggiungibile con l’intervento armato. 4. La necessità della riunificazione del mondo è stato un fattore storico reale degli anni successivi, anche se non trovò realizzazione nella forma e nei tempi prospettati da Gramsci. Esso si manifestò nei continui tentativi di aggressione degli Stati imperialisti contro l’URSS e il campo socialista e nella diffusione della rivoluzione proletaria. 5. A Valmy il 20 settembre 1792 le armate rivoluzionarie francesi, inferiori per armamento e per esperienza di direzione, inaspettatamente misero in rotta le armate reazionarie prussiane che aveva aggredito la Repubblica francese. https://paginerosse.wordpress.com/2012/05/04/a-gramsci-la-taglia-della-storia/ A. Gramsci ________________________________________ El tamaño de la historia (El Nuevo Orden de 7 de junio de 1919,  n. 5) Qué pregunta más, la historia del proletariado ruso para legitimar y hacer permanentes sus conquistas? Lo que otros cortes de la sangre y el sacrificio todavía reclama este destino absoluto soberano de los hombres? Las dificultades y las objeciones que la revolución proletaria debe superar han demostrado ser inmensamente superior a las de cualquier otra revolución del pasado. Estos tendieron sólo para corregir la forma de la propiedad privada y los medios nacionales de producción e intercambio, tocó una parte limitada de los grupos humanos. La revolución proletaria es la más grande revolución, ya que quiere abolir la propiedad privada y el nivel nacional y la abolición de las clases, se trata de todas las personas, no sólo una parte de ellos. Requiere que todos los hombres se mueven, para intervenir en la lucha, a lado de forma explícita. Transformados de la compañía desde el principio: de organismo unicelular (de individuos-ciudadanos) en el organismo multicelular, plantea núcleos compañía con sede en la sociedad ya orgánica. Obliga a todas las empresas a identificarse con el Estado, quiere que todos los hombres a ser la conciencia espiritual e histórico. Así que la revolución proletaria es social: por lo tanto, debe superar las dificultades y objeciones escuchadas, por lo que la historia se refiere de nuevo a su correcta monstruoso tamaño de riuscimento como las que el pueblo ruso se ven obligados a pagar. La revolución rusa ha triunfado hasta ahora de todas las objeciones de la historia. Reveló que el pueblo ruso una aristocracia de hombres de Estado que ninguna otra nación posee, hay un par de miles de hombres que han dedicado su vida al estudio (experimental) de la ciencia política y la economía, que durante décadas de exilio analizó y se destruyen, todos los problemas de la revolución, una lucha en la batalla contra la desigualdad de poder del zarismo, tienen un carácter de acero templado que, viviendo en contacto con todas las formas de la civilización capitalista de Europa, Asia , de América, sumergiéndose de lleno en las corrientes del comercio mundial y de la historia, han adquirido una conciencia de la responsabilidad de exactitud y precisión, el frío y afilado como la espada de los conquistadores de imperios. Los comunistas rusos son un líder en su clase de primer orden. Lenin fue revelado, todos los testigos que se le acercaban, el más grande estadista de la Europa contemporánea: el hombre que irradia prestigio, que se inflama y la disciplina a la gente, el hombre que puede, en su cerebro para dominar una amplia todas las energías sociales del mundo que pueden ser dirigidas en beneficio de la revolución, manteniendo a raya y ofrece los mejores estadistas de la zarigüeya y la rutina de la clase media. Pero otra es la doctrina comunista, el partido político que aboga por la clase obrera, que encarna conscientemente, y mucho más está el pueblo ruso enormes, exhausto, desorganizado, arrojado a un abismo oscuro de la miseria, la barbarie, la anarquía, disolución de una guerra larga y desastrosa. La grandeza política, la obra maestra de los bolcheviques en este hecho histórico es: en haber levantado el gigante caído, de haber dado la espalda (o dado por primera vez) una forma concreta y dinámica de esta decadencia, este caos, en que en condiciones de pagar la doctrina comunista con la conciencia colectiva del pueblo ruso, en haber sentado las bases sólidas sobre las que la sociedad comunista ha comenzado su proceso de desarrollo histórico, en que, en una palabra, la historia traducido a la realidad experimental la fórmula marxista la dictadura del proletariado. La revolución es como una retórica vacía y demagógica de la inflamación, cuando conste en un tipo de estado, cuando se convierte en un sistema organizado de poder. No hay ninguna empresa, excepto en un estado que es la fuente y la meta de todo derecho y todo deber, que es una garantía de permanencia y el éxito de cualquier actividad social. (1) La revolución proletaria es la que da vida y encarna en un estado típicamente proletario, el guardián de la ley proletaria el desempeño de sus funciones esenciales como emanación de la vida proletaria y el poder. Los bolcheviques le dio la condición de Estado a las experiencias sociales e históricas del proletariado ruso, que son las experiencias de la clase obrera internacional y de los campesinos, están dispuestos en un organismo complejo y hábilmente articulado su vida íntima, su tradición y su historia espiritual y social más profundo y más querido. Rompieron con el pasado, pero han seguido el pasado se han roto una tradición, pero se han ampliado y enriquecido la tradición: se rompió con el pasado histórico dominado por la clase propietaria, continuó, desarrollado y enriquecido la tradición de la clase obrera vive, trabaja y campesina. En lo que fue revolucionario, por lo que estableció el nuevo orden y la disciplina. La división es irrevocable, porque toca la esencia de la historia hay posibilidad de volver atrás, porque de lo contrario un piomberebbe gran desastre en la sociedad rusa. Y aquí inician un duelo increíble con todos los requisitos de la historia, desde el más básico a lo complejo, que era necesario incorporar en el nuevo estado proletario, dominar, contener las funciones del nuevo estado proletario. Habíamos conquistado la mayoría leales al nuevo estado del pueblo ruso. Era necesario para mostrar al pueblo ruso que el nuevo Estado era su estado, su vida, su espíritu, su tradición, su activo más valioso. El Estado de la Unión Soviética tenía una clase gobernante, el Partido Comunista de los Bolcheviques, con el apoyo de una minoría social que representa la conciencia de clase, los intereses vitales y permanentes de toda la clase, los trabajadores industriales. Se ha convertido en el estado de todo el pueblo ruso (2) y tenían la obstinada persistencia del Partido Comunista, la fe y la lealtad de los trabajadores entusiastas, la propaganda constante e incesante, de la iluminación, la educación de los hombres excepcionales del comunismo ruso, dirigido por la voluntad del maestro recto y claro de todos, Nicolás Lenin. Los soviéticos demostraron ser tan inmortal como la forma de la sociedad organizada que se adhiere a plásticamente múltiples necesidades (económicas y políticas) y de la vida permanente de la gran masa del pueblo ruso, que encarna y cumple con las aspiraciones y esperanzas de todos los oprimidos del mundo. La guerra larga y desgraciada había dejado una triste herencia de la pobreza, la barbarie, la anarquía, la organización de los servicios sociales se ha deshecho, y el equipo humano en sí mismo se redujo a una horda de nómadas sin trabajo, sin voluntad, sin disciplina, material opaco de la descomposición inmensa. El nuevo Estado recoge los desechos de las piezas desgastadas de la empresa y la recomposición de ellos, los fortalece: recrea una fe, la disciplina, el alma, la voluntad de trabajar y progresar. Tarea que tendría la gloria de toda una generación. No es suficiente. La historia no está satisfecho con esta prueba. Formidables enemigos sin descanso está de pie en contra del nuevo Estado. Es mejor éxito de sobornar a los agricultores, que despierta a su estómago hambriento. Rusia se corta de cada salida al mar, del tráfico, de cualquier solidaridad se ve privado de Ucrania, la Cuenca del Donets, Siberia, cada mercado de materias primas y alimentos. En un frente de diez mil kilómetros de las bandas armadas que amenazan los trastornos de invasión, traiciones, actos de vandalismo, actos de terrorismo y sabotaje se les paga. Las victorias más sensacionales se transforman, por traición a la patria, en las duchas repentinas. No importa. El gobierno soviético resiste el caos de la derrota crea un poderoso ejército que se convirtió en la columna vertebral del Estado proletario. Presionado por las fuerzas en conflicto es en sí el inmenso vigor intelectual y la plasticidad para adaptarse a las necesidades de la contingencia histórica, sin distorsionar, sin poner en peligro el éxito del proceso de desarrollo hacia el comunismo. El Estado de la Unión Soviética lo que demuestra que es un momento decisivo del proceso fatal e irrevocable de la civilización humana, para ser el núcleo de una nueva sociedad. Desde otros estados no pueden coexistir con Rusia, el proletariado y son incapaces de destruirlo, porque los medios de que el capital tiene enormes: el monopolio de la información, la posibilidad de bloqueo de la calumnia, la corrupción, la tierra y el mar, el boicot, sabotaje, desvergonzada deslealtad (Prinkipo), (3) la violación del derecho internacional (la guerra sin una declaración), la presión militar con medios técnicos superiores – son impotentes contra la fe de un pueblo, históricamente, es necesario que los demás o desaparecer se transforman de manera uniforme a Rusia. El cisma de la raza humana no puede durar mucho tiempo. (4) La humanidad tiende a la unificación dentro y por fuera, tiende a organizarse en un sistema de coexistencia pacífica que permita la reconstrucción del mundo. La forma del sistema debe ser capaz de satisfacer las necesidades de la humanidad. Rusia, después de una guerra desastrosa, con el bloque, sin ayuda, solo con sus fuerzas, que vivió durante dos años, los estados capitalistas, con la ayuda del mundo, lo que exacerba la explotación colonial de la vida propia, siguen decaimiento, además de las ruinas a las ruinas, la destrucción por la destrucción. La historia es, pues, en Rusia, la vida es, pues, en Rusia sólo en el régimen de los Consejos de encontrar la solución adecuada a los problemas de la vida y la muerte penden sobre el mundo. La Revolución rusa ha pagado su tamaño a la historia, el tamaño de la muerte, la miseria, el hambre, el sacrificio y la voluntad indomable. Hoy la batalla alcanza su punto culminante: el pueblo ruso ha tomado todo lo que de pie en su delgada terrible gigante ascética, dominando a la multitud de pigmeos que lo atacan con furia Está armado con todo lo necesario para su Valmy.. (5) no se puede ganar, que pagó su rescate. Debe ser defendido contra las hordas de borrachos mercenarios, aventureros, bandidos que quieren morder su corazón rojo y vivo. Sus aliados naturales, sus amigos de todo el mundo, debe hacer que se sienta como un grito guerrero que le hace irresistible descarga y abre el camino para encajar en la vida del mundo. NOTAS 1. Aquí y en otros lugares del Estado de manera unilateral Gramsci describe sólo la apariencia de la síntesis de la institución social, que ejerce algunas funciones que se le reclama y, en virtud de esto, para ser el representante y portavoz de la sociedad en su conjunto. Gramsci abandono aquí y en otros pasajes el otro aspecto esencial del estado (el establecimiento de la clase dominante, el representante de los explotadores frente a la fracción de masa de la población explotada). Este aspecto no es ignorado por Gramsci, como se ve por los textos mayoritarias y minoritarias en la acción en El Nuevo Orden 15 de mayo 1919, el N º 1 año. 2, La Democracia del Nuevo Orden de trabajo en 21 junio de 1919, el N º 1 año. 7 y la conquista del Estado en el Nuevo Orden 12 de julio 1919, el año N º 1. 9. Es este segundo aspecto que los marxistas poner en primer plano cuando se habla de la necesidad de destruir el Estado burgués y sustituirlo por el Estado proletario y cuando dicen que ya que el Estado proletario ya no es un estado en el verdadero sentido, ya que participa en sus actividades la masa de la población. 2. La expresión “todo el pueblo ruso” Gramsci significa claramente “la inmensa mayoría del pueblo ruso”. en esos años, y los puntos de Gramsci más tarde, estalló la guerra civil en Rusia y la agresión imperialista en la República de los Soviets era la palanca en él. Todas las clases fueron el esfuerzo más reaccionaria Rusia para reclutar soldados y lanzar contra el poder soviético. 3. En enero de 1919, por sugerencia de Lloyd George y pese a la oposición de Francia, las potencias imperialistas decidió invitar a una conferencia en la isla de Prinkipo (Turquía) los representantes del gobierno soviético y los de los actuales contrarrevolucionarios los gobiernos de Rusia. Las condiciones para la Conferencia de manifiesto la intención de las potencias imperialistas para obtener una maniobra diplomática que resultó inalcanzable por la intervención armada. 4. La necesidad de unificación del mundo fue un factor histórico real de los años siguientes, aunque no encontrar satisfacción en la forma y plazo previsto por Gramsci. Se manifiesta en los continuos intentos de agresión de los Estados imperialistas contra la URSS y el campo socialista y la propagación de la revolución proletaria. 5. En Valmy, 20 de septiembre 1792 los ejércitos revolucionarios franceses, los antebrazos y la experiencia de gestión, de forma inesperada en fuga a los ejércitos prusianos reaccionarios que habían atacado a la República Francesa.

Advertisements

Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
Questa voce è stata pubblicata in documentazione storica, documentazione teorica, Gramsci. Contrassegna il permalink.