A.Gramsci : Operai e contadini

Image


Operai e contadini

(L’Ordine Nuovo 3 gennaio 1920, anno 2 n. 32)

La produzione industriale deve essere controllata direttamente dagli operai organizzati per azienda; l’attività di controllo deve essere unificata e coordinata attraverso organismi sindacali puramente operai; gli operai e i socialisti non possono concepire come utile ai loro interessi e alle loro aspirazioni un controllo sull’industria esercitato dai funzionari (corrotti, venali e non revocabili) dello Stato capitalista, una forma di controllo sull’industria che altro non può significare che un risorgere dei comitati di mobilitazione industriale utile solo al parassitismo, capitalista.

Il motto “la terra ai contadini” deve essere inteso nel senso che le aziende agricole e le fattorie moderne devono essere controllate dagli operai agricoli organizzati per azienda agricola e per fattoria, deve significare che le terre a cultura estensiva devono essere amministrate dai Consigli dei contadini poveri dei villaggi e delle borgate agricole; gli operai agricoli, i contadini poveri rivoluzionari e i socialisti consapevoli non possono concepire come utile ai loro interessi e alle loro aspirazioni, non possono concepire come utile ai fini della educazione proletaria, indispensabile per una repubblica comunista, la propaganda per le “terre incolte a mal coltivate”. Questa propaganda non può avere altro risultato che una dissoluzione della coscienza e della fede rivoluzionaria, non può avere per risultato che una mostruosa diffamazione del socialismo. Cosa ottiene un contadino povero invadendo una terra incolta e mal coltivata? Senza macchine, senza un’abitazione sul luogo del lavoro, senza credito per attendere il tempo del raccolto, senza istituzioni cooperative che acquistino il raccolto stesso (se il contadino arriva al raccolto senza prima essersi impiccato al più forte arbusto delle boscaglie, a al meno tisico fico selvatico, della terra incolta!) e lo salvino dalle grinfie degli usurai, cosa può ottenere un contadino povero dall’invasione? Egli soddisfa, in un primo momento, i suoi istinti di proprietario, sazia la sua primitiva avidità di terra; ma in un secondo momento, quando s’accorge che le braccia non bastano per scassare una terra che solo la dinamite può squarciare, quando si accorge che sono necessarie le sementi e i concimi e gli strumenti di lavoro, e pensa che nessuno gli darà tutte queste cose indispensabili, e pensa alla serie futura dei giorni e delle notti da passare in una terra senza case, senza acque, con la malaria, il contadino sente la sua impotenza, la sua solitudine, la sua disperata condizione e diventa un brigante, non un rivoluzionario, diventa un assassino dei “signori”, non un lottatore per il comunismo.

Perciò gli operai e i contadini rivoluzionari e i socialisti consapevoli non hanno visto un riflesso dei loro interessi e delle loro aspirazioni nelle iniziative parlamentari per il controllo sull’industria e per le terre “incolte e mal coltivate”; hanno visto in queste iniziative solo il “cretinismo” parlamentare, l’illusione riformista e opportunista, hanno visto la controrivoluzione. Eppure l’azione parlamentare avrebbe potuto essere utile: avrebbe potuto servire per informare tutti gli operai e tutti i contadini dei termini esatti del problema industriale e agricolo e dei mezzi necessari e sufficienti per risolverlo. Avrebbe potuto servire per far conoscere alla grande massa di contadini di tutta Italia che la soluzione del problema agricolo può essere attuata solo dagli operai urbani dell’Italia settentrionale, può essere attuata solo dalla dittatura proletaria.

La borghesia settentrionale ha soggiogato l’Italia meridionale e le isole e le ha ridotte a colonie di sfruttamento; il proletariato settentrionale emancipando se stesso dalla schiavitù capitalistica, emanciperà le masse contadine meridionali asservite alla banca e all’industrialismo parassitario del Settentrione. La rigenerazione economica e politica dei contadini non deve essere ricercata in una divisione delle terre incolte e mal coltivate, ma nella solidarietà del proletariato industriale, che ha bisogno, a sua volta, della solidarietà dei contadini, che ha “interesse” acché il capitalismo non rinasca economicamente dalla proprietà terriera e ha interesse acché l’Italia meridionale e le isole non diventino una base militare di controrivoluzione capitalista. Imponendo il controllo operaio sull’industria, il proletariato rivolgerà l’industria alla produzione di macchine agricole per i contadini, di stoffe e calzature per i contadini, di luce elettrica per i contadini, impedirà che l’industria e la banca sfruttino i contadini e li soggioghino come schiavi alle casseforti. Spezzando l’autocrazia nella fabbrica, spezzando l’apparato oppressivo dello Stato capitalista, instaurando lo Stato operaio che soggioghi i capitalisti alla legge del lavoro utile, gli operai spezzeranno tutte le catene che tengono avvinghiato il contadino alla sua miseria, alla sua disperazione; instaurando la dittatura operaia, avendo in mano le industrie e le banche, il proletariato rivolgerà l’enorme potenza dell’organizzazione statale per sostenere i contadini nella loro lotta contro i proprietari e contro la natura e contro la miseria; darà il credito ai contadini, istituirà le cooperative, garantirà la sicurezza personale e dei beni contro i saccheggiatori, farà le opere pubbliche di risanamento e di irrigazione. Farà tutte questo, perché è suo interesse dare incremento alla produzione agricola, perché è suo interesse avere e conservare la solidarietà delle masse contadine, perché è suo interesse rivolgere la produzione industriale a lavoro utile di pace e di fratellanza tra città e campagna, tra Settentrione e Mezzogiorno.

In questo senso gli operai e i contadini consapevoli devono volere sia rivolta l’azione parlamentare socialista: a compiere opera di educazione rivoluzionaria nelle grandi masse, a unificare i sentimenti e le aspirazioni delle grandi masse nella comprensione del programma comunista, a diffondere incessantemente la persuasione che i problemi attuali della economia industriale e agricola possono essere risolti solo fuori del Parlamento, contro il Parlamento, dallo Stato operaio.

Annunci

Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
Questa voce è stata pubblicata in Gramsci, politica-economia -e classe. Contrassegna il permalink.