Dalla Spagna ai lager nazisti-La odisea de los españoles con el triángulo azul

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Dalla Spagna ai lager nazisti-La odisea de los españoles con el triángulo azul

pubblicata da Antonio Dangelo il giorno giovedì 27 gennaio 2011 alle ore 18.39 ·

Dalla Spagna ai lager nazisti

L’odissea degli spagnoli con il triangolo blu

di Pietro Ramella

Esiste nella storia della deportazione politica in Germania una pagina poco conosciuta, di cui sono stati protagonisti circa dodicimila spagnoli, malgrado che, durante la Seconda Guerra Mondiale, la Spagna sia rimasta neutrale, in una posizione ambigua, prima favorevole all’Asse, poi, quando il vento cambiò, favorevole agli Alleati. Gli spagnoli in questione facevano parte dei cinquecentomila repubblicani, anziani, donne, bambini e militari, che, tra fine gennaio ed inizio febbraio 1939, avevano attraversato la frontiera della Catalogna per trovare rifugio in Francia e così sfuggire alla cattura da parte dei franchisti, che praticavano la sistematica eliminazione fisica dei loro avversari, la cosiddetta “limpieza” (pulizia). Le autorità francesi, impreparate a fronteggiare un esodo di tali dimensioni, trattennero i profughi appena oltre il confine sui contrafforti pirenaici ad una temperatura inferiore allo zero per poi trasferirli sulle lande sabbiose del Sud-Est, dove, rinchiusi da tre lati dal filo spinato e da un lato dal mare, languirono per diversi giorni in buche umide scavate nella sabbia, con scarso cibo e senza assistenza medica. Successivamente donne, bambini e feriti furono trasferiti in strutture più adeguate e sulle spiagge del Roussillon furono costruite delle baracche di legno per consentire agli uomini un rifugio meno precario, fu inoltre migliorata la distribuzione del cibo e l’assistenza ai feriti.

Con l’aggravarsi della minaccia di guerra, il governo francese costituì delle “Compagnies de Travailleurs Étrangers” (C.T.E.), formata ognuna da duecentocinquanta internati agli ordini di un ufficiale della riserva, utilizzate in lavori pubblici nei diversi dipartimenti o nel completamento della linea fortificata Maginot. Cinquemila rifugiati, decisi a riprendere le armi contro i tedeschi, si arruolarono nei “Battallions de Marche” della Legione Straniera. Gli appartenenti alle C.T.E. operanti al Nord e quelli militarizzati si trovarono coinvolti nella disfatta dell’esercito francese del giugno 1940 e molti caddero prigionieri dei tedeschi, che non riconobbero loro la qualifica di prigionieri di guerra ma li considerarono, pare su sollecitazione di Ramon Serrano Suñer, cognato di Franco e Ministro degli Esteri spagnolo, prigionieri politici e come tali inviati al campo di Mauthausen in Austria, all’epoca riservato agli antinazisti ed ai detenuti comuni tedeschi ed austriaci. I tedeschi classificarono i “Rotspainer” (primi stranieri internati), chiamati anche spregiativamente “Spanischer Bolschewik”, tra gli apolidi, imponendo loro come distintivo il triangolo blu, negando loro la qualifica di politici, cioè il triangolo rosso e la nazionalità. Il primo spagnolo ad essere registrato fu Christobal Nautissa Bernal, con il numero 3.058. Egli faceva parte del tristemente convoglio di Angoulême, dalla città della Francia centrale dove era stato costituito, giunto a Mauthausen il 6 agosto 1940. Sui vagoni erano stipate intere famiglie, ma alla stazione fu fatta una selezione: i maschi fino a dodici anni furono internati mentre le donne ed i bambini piccoli furono mandati in Spagna. La “Lista degli spagnoli che passarono attraverso lo Stalag XIB prima di essere mandati al campo di concentramento di Mauthausen” – documento ufficiale del Comando del campo, ora in possesso dell’ “Amicale nationale des déportés et familles de disparus de Mauthausen et ses commandos” di Parigi – comprende 10.350 nominativi, di cui specifica: data d’arrivo, nome, cognome, data e luogo di nascita, occupazione, nazionalità e numero assegnato ad ogni internato tra il 6 agosto 1940 ed il 20 dicembre 1941. Detta lista non è risulta completa, infatti altre fonti stimano che gli internati di nazionalità spagnola furono tra dodici e quindicimila, per cui – tenuto conto dei 2.398 sopravvissuti – i decessi oscillerebbero l’80% e l’84%. La personalità spagnola di maggior prestigio che conobbe l’inumana esperienza dei campi di internamento nazisti fu l’ex Primo Ministro Francisco Largo Caballero, che arrestato in Francia nel 1943 fu internato a Oraniemburg (matricola 69040). Riuscito a sopravvivere morirà a Parigi nel 1946. Nei primi due anni, dopo gli ebrei, gli spagnoli furono i detenuti contro di cui metodicamente infierirono le S.S. e i loro scagnozzi; molti furono destinati alla costruzione della cinta muraria del campo e delle ville per le S.S., ma la maggior parte venne destinata al massacrante lavoro nella cava di pietra (la “cantera”), di proprietà della società delle S.S. “Deutsche Erd und Steinwerke GmbH”, di cui, tra l’altro, scavarono i tragici 186 gradini utilizzati giornalmente dai “kommando”. Negli anni 1941 e 1942 ne furono uccisi circa 4.200, le eliminazioni più feroci avvennero al sottocampo di Gusen tra il dicembre 1941 ed il gennaio 1942, quando costituirono la maggioranza dei 1.628 eliminati con “operazioni bagno” od iniezioni al cuore. Per la brutalità del trattamento loro riservato, i deportati si posero anzitutto il problema di salvare i giovani, non solo dal punto di vista fisico, ma anche da quello morale e politico. Nessun giovane doveva restare solo durante il lavoro all’infermeria dove erano destinati, dovevano sempre avere qualcuno al loro fianco che li sorvegliasse per impedire di cadere nelle maglie della “protezione” di Kapò o capi blocco. Fu anche deciso di aiutarli dal punto di vista alimentare, riservando loro i supplementi del rancio ottenuti con i servizi extra. Lo stesso sostegno fu dato a quanti erano ricoverati in infermeria, anticamera dei forni crematori, operazione denominata “Soccorso rosso” a ricordo del sistema assistenziale in essere nella Repubblica Spagnola.

La disciplina militare, la dura esperienza dei campi francesi e la giovinezza (età media 27 anni, dato che gli anziani erano stati i primi a morire) consentirono agli spagnoli di adattarsi alle condizioni di vita del campo di concentramento. Veri maestri nell’arte di organizzarsi, impararono delle parole di tedesco dai volontari germanici ed austriaci, che avevano militato nelle Brigate Internazionali, e misero a frutto quest’esperienza costituendo dei corsi di lingua; infatti, era importante capire il più velocemente possibile gli ordini urlati dai Kapò per ottenere i lavori meno pesanti o per inserirsi nell’organizzazione amministrativa del campo, molti di loro divennero interpreti, segretari d’infermeria o dell’intendenza, altri fecero i barbieri o gli addetti alle cucine e alle pulizie, approfittando del fatto che i nazisti rivolgevano le loro pesanti attenzioni ai nuovi arrivati, prigionieri di altre nazionalità (polacchi, cechi, sovietici, francesi ed italiani). Riuscirono così a migliorare le condizioni di vita tanto che dalla primavera del 1943 non vi furono tentativi di fuga (fino allora ne erano scappati dieci, dei quali uno solo non fu ripreso) ed a partire dall’estate 1943 il loro tasso di mortalità risultò essere parecchie volte inferiore a quello degli altri gruppi. Al disopra di tutte le ideologie politiche e delle tendenze separatistiche, essi erano uniti da uno sconfinato amore per il loro paese e dall’odio contro il sistema franchista e quello hitleriano, credevano nella sconfitta militare del nazifascismo e pensavano che il regime di Franco non sarebbe sopravvissuto al crollo delle potenze dell’Asse, per questo volevano vivere per tornare in Spagna. Sin dal 24 giugno 1941 avevano costituito il “Comitato Spagnolo di Resistenza”, prima cellula dell’A.M.I. (Apparato Militare Internazionale), organismo militare dei diversi gruppi nazionali, formato grazie all’intermediazione d’ex soldati delle Brigate Internazionali, che avrebbe gestito il campo tra la fuga delle S. S. ed il definitivo arrivo delle truppe americane, accolte dagli spagnoli con un grande striscione con le parole: “Los españoles antifascistas saludan a las forzas de liberación”.

Essi furono l’unico gruppo nazionale che immediatamente dopo la liberazione costituì un tribunale straordinario che condannò a morte e fece giustiziare diversi connazionali che erano diventati Kapò agli ordini delle S. S.

Il 6 maggio 1962 fu eretta nel campo, a cura del Governo della Repubblica Spagnola in esilio, una stele a ricordo del loro sacrificio, recante la semplice scritta: “Homenaje a los 7.000 Republicanos Españoles muertos por la Libertad”.

Altri spagnoli, appartenenti alla Resistenza francese, furono internati a Dachau e Buckenwald gli uomini, a Ravensburk le donne, pochi torneranno. Non vanno infine dimenticati i circa 30.000 inviati al lavoro coatto in Germania per effetto della “reléve” (scambio tra un prigioniero di guerra francese con tre lavoratori), dove molti morirono a causa dei bombardamenti alleati e degli stenti. Attingendo, seppur parzialmente, alla ricca bibliografia che ripercorre la tragica esperienza dei campi di sterminio troviamo scrittori che trattano la deportazione degli spagnoli nel più ampio studio sull’esilio dei repubblicani alla fine della guerra civile, altri che riferiscono le esperienze di internati spagnoli superstiti. Dai memoriali di ex deportati italiani conosciamo infine episodi della permanenza degli spagnoli ed il loro atteggiamento nei riguardi dei nostri compatrioti. In ultimo le testimonianze orali. Gianfranco Maris ricorda la diffidenza ed il disprezzo con cui gli italiani furono accolti dagli spagnoli, ormai inseriti nella struttura concentrazionaria, atteggiamento che cambiò quando giunse Giuliano Pajetta, ex combattente della Guerra di Spagna, il quale spiegò loro che anche gli italiani erano antifascisti e perseguitati. Raffaele Maruffi si ricorda di uno spagnolo del Soccorso Rosso che lo aiutò, anche se – precisa – non era comunista, portandogli dei piccoli preziosi pezzi di pane mentre era in infermeria e del Kapò chiamato Negus (altrimenti conosciuto come il Negro) che non infierì mai su lui, tanto che tuttora gli spiace di non aver saputo del suo arresto e processo a Norimberga, in cui avrebbe voluto testimoniare a suo favore. Le loro amarezze degli ex deportati spagnoli non sono finite, infatti, mentre il governo tedesco ha riconosciuto la pensione ai volontari franchisti della “Divisione Azul” prima dell’indennizzo corrisposto agli internati e ai lavoratori coatti, recentemente il Partito Popolare del Primo Ministro Aznar non ha sottoscritto un documento presentato dagli altri partiti che proponeva un riconoscimento a quanti scelsero sessant’anni fa la via dell’esilio, compresi quindi i deportati, a causa del “golpe fascista contro la legalità repubblicana nel luglio 1936” La verità storica fa male sotto tutti i cieli d’Europa.

(in TRIANGOLO ROSSO Giornale a cura dell’ANED, n. 1 – gennaio 2000 – pag. 22)

Desde España a los campos de concentración nazis

La odisea de los españoles con el triángulo azul

Existen en la historia de la política de deportación en Alemania una página poco conocida de las cuales han sido cerca de doce mil jugadores españoles, a pesar de que, durante la Segunda Guerra Mundial, España se mantuvo neutral en una posición ambigua, la primera favorable al Eje, a continuación, cuando el viento cambió, a favor de los Aliados. Los españoles en cuestión formaban parte de los republicanos y medio, las personas mayores, menores, mujeres, soldados y, a finales de enero y principios de febrero de 1939, había cruzado la frontera de Cataluña para buscar refugio en Francia y así escapar de la captura por Franco, que practica la eliminación física sistemática de sus opositores, la llamada “limpieza” (limpia). Las autoridades francesas, no están preparados para enfrentarse a un éxodo de ese tamaño, detenido refugiados al otro lado de la frontera de los Pirineos pie a una temperatura bajo cero y luego transferirlos en las tierras arenosas del sudeste, donde, cerrado por tres lados por alambre de púas y por un lado por el mar, languideció durante varios días en agujeros cavados en la arena mojada, con poca comida y sin asistencia médica. Entonces las mujeres, los niños y los heridos fueron trasladados a instalaciones más adecuadas y en las playas del Rosellón cuarteles fueron construidos de madera para permitir a los hombres un refugio menos precaria, se ha mejorado también la entrega de asistencia alimentaria a los heridos.

Con el agravamiento de la amenaza de la guerra, el gobierno francés formó la “compagnies de Etrangers Travailleurs” (CTE), cada una compuesta de doscientos cincuenta presidiarios bajo el mando de un oficial de la reserva, que se utiliza en las obras públicas en diferentes departamentos o en la terminación de la línea fortificada Maginot. Cinco mil refugiados, decidió tomar las armas contra los alemanes, se alistó en la “Marche de batallones” Legión Extranjera. Los miembros de la C.T.E. que operan en el Norte y el establecimiento militar se vieron involucrados en la derrota del ejército francés en junio de 1940 y muchos fueron hechos prisioneros por los alemanes, que no les reconoce el estatuto de prisioneros de guerra, pero consideró que, al parecer a petición de Ramón Serrano Suñer, el hermano de Franco en la ley y el ministro español de Asuntos Exteriores, los presos políticos y, como tal, enviado al campo de Mauthausen en Austria, a la hora reservada para los delincuentes comunes y los anti-nazis alemanes y austríacos. Los alemanes clasificar “Rotspainer” (los asuntos extranjeros de primera), también llamada despectivamente “Spanischer Bolschewik” incluidos los apátridas, que requieren como un triángulo azul distintivo, negándoles el estatus de la política, que es el triángulo rojo, y nacionalidades. El primer español en ser registrado fue Cristóbal Nautissa Bernal, con el número 3058. Formó parte del convoy de Angoulême, lamentablemente, la ciudad en el centro de Francia, donde se formó, llegó a Mauthausen 06 de agosto 1940. Familias enteras fueron hacinados en vagones de ganado, pero la estación se hizo una selección: los machos de hasta doce años, fueron internados mientras que las mujeres y los niños fueron enviados a España. La “Lista de los españoles que pasaron por el Stalag XI ter antes de ser enviado al campo de concentración de Mauthausen” – un documento oficial del campo de comandos, ahora en posesión de la “Amicale comandos nationale des familles y de Deportes de Mauthausen disparus et ses” París – incluye 10.350 nombres, de los cuales especifica: la fecha de llegada, fecha de su nombre completo y lugar de nacimiento, ocupación, nacionalidad y número asignado a cada pasantía entre 06 de agosto 1940 y 20 de diciembre de 1941. Esta lista no es completa, de hecho, otras fuentes estiman que los detenidos eran de nacionalidad española de entre doce y quince años, para los que – en vista de los 2.398 sobrevivientes – el número de muertes se extendería a 80% y 84%. Los funcionarios españoles de mayor prestigio que conocía la experiencia inhumana de los campos de concentración nazi, fue el ex primer ministro Francisco Largo Caballero, quien fue detenido en Francia en 1943 fue internado en Oraniemburg (número de serie 69040). Lograron sobrevivir a morir en París en 1946. En los dos primeros años después de los Judios, los prisioneros españoles fueron metódicamente rabia contra el que las SS y sus secuaces, muchos fueron destinados a la construcción de los muros del campo y villas en las SS, pero la mayoría se utilizaron para el trabajo agotador en la cantera (el “cantar”), propiedad de las SS “Deutsche Erd und Steinwerke GmbH”, que, entre otras cosas, la trágica excavado 186 pasos utilizados a diario por “Kommando”. En los años 1941 y 1942 hubo unos 4.200 muertos, las supresiones se produjo en el subcampo de Gusen los más feroces entre diciembre 1941 y enero de 1942, cuando se formaron la mayor parte de 1628 eliminó con “baño operaciones o inyecciones para el corazón. La brutalidad de su tratamiento, los prisioneros fueron colocados en primer lugar, el problema del ahorro de los jóvenes, no sólo física sino también moral y políticamente. Ningún joven debe estar solo en el trabajo en la enfermería, donde fueron destinados, siempre debe tener alguien que cuide a su lado para evitar caer en las mallas de la “protección” de los jefes de bloque o Kapo. También se decidió a ayudarlos en términos de alimentos, pagándoles las raciones adicionales obtenidos con los servicios adicionales. El mismo apoyo se da a aquellos que fueron ingresados en la enfermería, el vestíbulo de los crematorios, una operación llamada “Red de Socorro” en la memoria del sistema de bienestar en el lugar de la República Española.

La disciplina militar, la dura experiencia de los campos franceses y los jóvenes (edad promedio 27 años, ya los adultos mayores fueron los primeros en morir) permitió a los españoles a adaptarse a las condiciones de vida del campo. Dominado el arte de la organización, se enteraron de las palabras de voluntarios alemanes a los alemanes y los austriacos, que habían servido en las Brigadas Internacionales, y poner esta experiencia al buen uso de la creación de cursos de idiomas, tales como ser importante para entender lo antes posibles órdenes -gritó por Kapo para obtener empleos o menos pesada para caber en el ámbito administrativo, muchos de ellos se convirtieron en intérpretes, secretarios del Interior o la enfermería, otros hicieron los barberos o el personal de cocina y productos de limpieza, aprovechando el hecho de que los nazis dirigieron su atención a los recién llegados pesados, los prisioneros de otras nacionalidades (polacos, checos, rusos, franceses e italianos). Se las arreglaron para mejorar las condiciones de vida y desde la primavera de 1943 hubo intentos de fuga (hasta entonces había huido diez, sólo uno de los cuales no se tuvo) y desde el verano de 1943 la tasa de mortalidad resultó ser varias veces menor que la de otros grupos. Por encima de todas las ideologías políticas y tendencias separatistas, que estaban unidos por un amor infinito por su patria y el odio contra el sistema que Hitler y Franco, que creía en la derrota militar del fascismo y el pensamiento que el régimen de Franco no sería sobrevivió a la caída de las potencias del Eje, así que quería volver a vivir en España. Desde 24 de junio 1941 se constituyó el “Comité Español de la Resistencia”, la primera celda del IAM (Militar internacional), organización militar de los grupos nacionales diferentes, formados a través de la mediación de los antiguos combatientes de las Brigadas Internacionales, que se ocuparía de la gama entre el escape de S. S. y la llegada definitiva de las tropas estadounidenses fueron recibidos por los españoles con una gran pancarta con las palabras: “Los Españoles Antifascistas saludan forzas A Las de Liberación”.

Ellos fueron el único grupo nacional que, inmediatamente después de la liberación fue un tribunal extraordinario que condenó a muerte y lo mandó ejecutar varios compatriotas que ahora estaban bajo el mando de S. Kapo S.

6 de mayo de 1962 fue erigido en el campo, por el Gobierno de la República Española en el exilio, una estela en memoria de su sacrificio, con la inscripción sencilla: “Homenaje a los Republicanos Españoles 7.000 muertos por la Libertad”.

Otros españoles, los miembros de la Resistencia francesa, fueron internados en Dachau y Buckenwald los hombres, las mujeres Ravensburk, pocos volverán. Los visitantes también pueden olvidarse de los 30.000 enviados a trabajos forzados en Alemania por el “releve” (intercambio entre un prisionero de guerra franceses con tres trabajadores), donde muchos murieron como resultado de los bombardeos aliados y el hambre. Dibujo, aunque sea parcialmente, a la rica literatura que describe la trágica experiencia de los campos de exterminio son escritores que se ocupan de la expulsión de los españoles en el estudio más amplio del exilio de los republicanos para poner fin a la guerra civil, otros que reportan las experiencias de los reclusos supervivientes españoles. De las memorias del ex deportados italianos episodios finalmente conocer la permanencia de los españoles y su actitud hacia nuestros compatriotas. En el testimonio oral pasado. Gianfranco Maris recordar la desconfianza y el desprecio con que los italianos fueron recibidos por los españoles, ahora incorporados a la estructura de los campos de concentración, esa actitud cambió cuando llegó Pajetta Giuliano, la civil española veterano de la Guerra, quien les explicó que los italianos fueron perseguidos y antifascistas . Raffaele Maruffi recordar un español Socorro Rojo, que le ayudaron, sin embargo – precisa – no era un comunista, con lo que los pequeños trozos de pan preciosos mientras se encontraba en la enfermería, y Kapo llamado Negus (también conocido como el Negro) cada vez que se prolongaron en él, por lo que todavía sentimos por no haber oído hablar de su detención y el juicio de Nuremberg, donde quería testificar en su favor. Su amargura de los antiguos deportados españoles no han terminado, de hecho, mientras que el gobierno alemán ha reconocido a la junta de voluntarios de la “División Azul” de Franco antes de la compensación pagada a los presos y trabajadores forzados, recientemente, el Partido Popular del presidente Aznar firmó un documento presentado por el reconocimiento de parte que ofrezca a los otros sesenta años eligió el camino del exilio, incluyendo el entonces deportados, porque el golpe “fascista contra la legalidad republicana en julio de 1936 en virtud de la verdad histórica duele todos los cielos de Europa.

(En el triángulo rojo por dell’ANED Diario, n º 1 – Enero 2000 – p. 22).

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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