Lenin :Sul diritto delle nazioni all’autodecisione-1914-Lenin El derecho de las naciones a la autodeterminación

da Lenin, Opere Scelte, vol. 1, Edizioni in lingue estere, Mosca, 1947, pag 538-583

Lenin

Sul diritto delle nazioni all’autodecisione

 pubblicato nella rivista Prosvestcenie, n.4-5-6, 1914

Il paragrafo nove del programma dei marxisti russi, che tratta del diritto delle nazioni all’autodecisione, ha suscitato recentemente (come abbiamo già detto nella «Prosvestcenie»[i]) tutta una crociata da parte degli opportunisti. Tanto il liquidatore russo Semkovski in un giornale liquidatore di Pietroburgo, quanto il bundista Liebmann e il socialnazionalista ucraino Jurkevic hanno attaccato quel paragrafo nei loro giornali, trattandolo col massimo sdegno. Non vi è dubbio che questa «invasione delle dodici lingue» dell’opportunismo contro il nostro programma marxista è strettamente collegata con le odierne oscillazioni nazionaliste in generale. Ecco perchè  ci sembra opportuno esaminare particolareggiatamente la questione. Notiamo solo che nessuno degli opportunisti sunnominati si è valso di argomenti nuovi: tutti quanti si sono limitati a ripetere quel che Rosa Luxemburg [ii] aveva scritto nel suo lungo articolo polacco, pubblicato negli anni 1908-1909 ed intitolato «La questione nazionale e l’autonomia». Nella nostra esposizione, dovremo quindi tener conto soprattutto degli argomenti «originali» di quella scrittrice.

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1. Che cosa è il diritto delle nazioni all’autodecisione

2. Impostazione storica e concreta della questione

3. Le particolarità concrete della questione nazionale e la trasformazione democratica borghese in Russia

4. Il «praticismo» nella questione nazionale

5. La borghesia liberale e gli opportunisti socialisti nella questione nazionale

6. La separazione della Norvegia dalla Svezia

7. La risoluzione del Congresso internazionale di Londra del 1896

8. L’utopista Carlo Marx e la pratica Rosa Luxemburg

9. Il programma del 1903 e i suoi liquidatori

10 . Conclusione

 

Avvertenze editore

 

1. CHE COSA È IL DIRITTO DELLE NAZIONI ALL’AUTODECISIONE

 

È naturalmente questa la questione che si presenta per prima quando si vuole esaminare con metodo marxista la cosiddetta autodecisione. Che cosa bisogna intendere per autodecisione? Bisogna cercare una risposta nelle definizioni giuridiche tratte da ogni specie di «nozioni generali» di diritto? O bisogna cercarla nello studio storico-economico dei movimenti nazionali?

Non è affatto strano che i signori Semkovski, Liebmann, Jurkevic non abbiano neppure pensato a porsi tale domanda, si siano limitati a sogghignare sull’«oscurità» del programma marxista, senza neppur sapere, a quanto pare, nella loro semplicità, che la questione dell’autodecisione delle nazioni è trattata non solo nel programma russo del 1903, ma anche nella risoluzione del Congresso Internazionale di Londra del 1896 (ne parleremo particolareggiatamente a suo luogo). È invece molto più strano il fatto che Rosa Luxemburg, la quale molto declama contro quel paragrafo, chiamandolo astratto e metafisico, sia caduta, proprio lei, nel peccato di astrattezza e di metafisica. Proprio Rosa Luxemburg, infatti, si perde costantemente in ragionamenti generici sul diritto di autodecisione (e perfino – cosa del tutto ridicola – in disquisizioni sul come conoscere la volontà della nazione), ma non si pone mai, chiaramente e nettamente, la domanda se la soluzione debba essere cercata nelle definizioni giuridiche o nell’esperienza dei movimenti nazionali del mondo intiero.

Posta giustamente, tale questione, che un marxista non può eludere, avrebbe demolito di colpo i nove decimi degli argomenti di Rosa Luxemburg. Non è la prima volta che scoppiano in Russia dei movimenti nazionali, ed essi non sono propri soltanto alla Russia. In tutto il mondo, il periodo della vittoria definitiva del capitalismo sul feudalesimo fu connesso con movimenti nazionali. La base economica di tali movimenti consiste in questo: per la vittoria completa della produzione mercantile è necessaria la conquista del mercato interno da parte della borghesia, l’unità po1itica dei territori la cui popolazione parla la stessa lingua, la soppressione di tutti gli ostacoli che si frappongono allo sviluppo di questa lingua e al suo fissarsi nella letteratura. La lingua è il mezzo più importante per le relazioni tra gli uomini; l’unità della lingua ed il suo libero sviluppo costituiscono una delle condizioni più importanti per una circolazione delle merci realmente libera e vasta che corrisponda al capitalismo moderno, per un raggruppamento – libero e vasto – della popolazione in classi diverse, ed è infine la condizione per lo stretto collegamento del mercato con ogni padrone o piccolo padrone, con ogni venditore e compratore.

Ecco perchè ogni movimento nazionale tende a formare uno Stato nazionale che meglio corrisponda a queste esigenze del capitalismo moderno. Spingono a formare tale Stato i fattori economici più profondi: ecco perchè in tutta l’Europa occidentale – o meglio, in tutto il mondo civile – lo Stato nazionale è lo Stato tipico, normale, del periodo capitalistico.

Per conseguenza se vogliamo comprendere il significato dell’autodecisione delle nazioni senza trastullarci con delle definizioni giuridiche, senza «fabbricare» delle definizioni astratte, ma analizzando i fattori storici ed economici dei movimenti nazionali, arriveremo necessariamente a questa conclusione: per autodecisione delle nazioni, s’intende la loro separazione statale dalle collettività nazionali straniere, s’intende la formazione di uno Stato nazionale indipendente.

Vedremo in seguito per quali altre ragioni sarebbe errato considerare il diritto di autodecisione come cosa diversa dal diritto all’esistenza politica indipendente. Per il momento dobbiamo soffermarci sui tentativi che Rosa Luxemburg ha compiuto per «sbarazzarsi» della conclusione inevitabile sulle profonde cause economiche delle tendenze a costituire uno Stato nazionale.

Rosa Luxemburg conosce molto bene l’opuscolo di Kautsky: «Nazionalità ed internazionalità» (supplemento alla «Neue Zeit», N. 1, 1907-1908; tradotto in russo nella rivista «Nautenaia Mysl», [«Il pensiero scientifico»]), Riga, 1910). La Luxemburg sa che Kautsky, dopo aver analizzato minuziosamente, nel paragrafo 4 di quest’opuscolo, la questione dello Stato nazionale, è giunto alla conclusione che Otto Bauer «sottovaluta la forza della tendenza alla costituzione di uno Stato nazionale» (p. 23 dell’opuscolo sopraccitato). Rosa Luxemburg cita lei stessa le parole di Kautsky: «Lo Stato nazionale è la forma di Stato che meglio corrisponde alle condizioni moderne» (cioè alle condizioni capitalistiche, civili, economicamente progressive, a differenza delle condizioni medioevali, precapitalistiche, ecc.), «la forma nella quale esso può più facilmente adempiere i propri compiti» (cioè i compiti dello sviluppo capitalistico più libero, più vasto, più rapido possibile). Bisogna aggiungere l’osservazione ancor più precisa che Kautsky fa nella conclusione, e secondo la quale gli Stati composti di varie nazioni (chiamati Stati plurinazionali per distinguerli dagli Stati nazionali) sono «sempre degli Stati la cui organizzazione interna, per una ragione o per l’altra, è rimasta anormale od incompiuta» (arretrata). È inutile dire che Kautsky parla di anomalia solo nel senso che lo Stato non corrisponde a ciò che è più adatto alle esigenze del capitalismo in sviluppo.

Ed ora, ci si chiederà, come considera Rosa Luxemburg queste conclusioni storiche ed economiche di Kautsky? Le ritiene esatte o false? Ha ragione Kautsky nella sua teoria storica ed economica, od ha ragione Bauer, la cui teoria è, in sostanza, una teoria psicologica? Qual è, in Bauer, il nesso tra l’incontestabile «opportunismo nazionale», la difesa dell’autonomia culturale nazionale, la predilezione per il nazionalismo («in qualche punto, accentuazione del fattore nazionale», come dice Kautsky), la «grandissima esagerazione del fattore nazionale e la completa dimenticanza del fattore internazionale» (Kautsky), e la sottovalutazione della forza che ha la tendenza a costituire degli Stati nazionali?

Rosa Luxemburg non ha neppure posto la questione. Non ha notato questo nesso. Non ha riflettuto sul complesso delle concezioni teoriche di Bauer. Non ha neppure contrapposto la teoria storica ed economica alla teoria psicologica della questione nazionale. Si è limitata a muovere a Kautsky le obiezioni seguenti:

«Questo Stato nazionale “migliore” è soltanto un’astrazione che si può facilmente sviluppare e difendere in teoria, ma che non corrisponde alla realtà» («Przeglad Socjal-Demokratyczny» [iii] 1908, N. 6, p. 499).

Ed a prova di questa affermazione decisiva, seguono i ragionamenti nei quali si afferma che lo sviluppo delle grandi potenze capitaliste e l’imperialismo rendono illusorio il «diritto di autodecisione» dei piccoli popoli. «È possibile, – esclama Rosa Luxemburg, – parlare seriamente di “autodecisione” per dei popoli formalmente indipendenti come i montenegrini, i bulgari, i rumeni, i serbi, i greci, ed, in parte, anche per gli svizzeri, di cui l’indipendenza stessa è il risultato della lotta politica e del giuoco diplomatico nel “concerto europeo”»?! (p. 500). Lo Stato che meglio corrisponde alle condizioni attuali «non è lo Stato nazionale, come crede Kautsky, ma lo Stato pirata». Seguono alcune decine di cifre sulle colonie appartenenti all’Inghilterra, alla Francia, ecc.

Quando si leggono simili ragionamenti, non si può non essere meravigliati della facoltà dell’autrice a non cogliere la connessione dei fatti. Insegnare in tono solenne a Kautsky che i piccoli Stati dipendono economicamente dai grandi; che tra gli Stati borghesi si svolge la lotta per schiacciare implacabilmente le altre nazioni; che esistono l’imperialismo e le colonie, – tutto ciò è un ridicolo e puerile filosofeggiare, perché  non ha il benché minimo rapporto con la questione. Non solo i piccoli Stati, ma anche la Russia, ‘per esempio, dipende interamente, dal punto di vista economico, dal capitale finanziario imperialista dei paesi borghesi «ricchi». Non solo i minuscoli Stati balcanici, ma anche l’America, nel secolo decimo-nono, era economicamente una colonia dell’Europa, come Marx ha già dimostrato nel «Capitale». Tutto, ciò è ben noto a Kautsky e ad ogni altro marxista, ma non ha nulla a che fare con la questione dei movimenti nazionali né con quella dello Stato nazionale.

Rosa Luxemburg ha sostituito alla questione dell’autodecisione politica delle nazioni nella società borghese, alla questione della loro indipendenza politica, quella della loro indipendenza economica. Far questo è cosa tanto intelligente, quanto se chi esamina la rivendicazione programmatica della preminenza del Parlamento, e cioè dell’Assemblea dei rappresentanti del popo1o nello Stato borghese, cominciasse con lo sciorinare la sua giustissima. convinzione che il grande capitale ha la preminenza, qualunque sia il regime di un paese borghese.

Non vi è dubbio che la maggior parte dell’Asia, della più popolosa parte del mondo, sia nella situazione o di colonie delle «grandi Potenze» o di Stati completamente soggetti ed oppressi dal punto di vista nazionale. Ma questa circostanza ben nota intacca forse in un modo qualsiasi il fatto indiscutibile che nella stessa Asia le condizioni per uno sviluppo più completo della produzione mercantile, per un più libero, vasto e rapido incremento del capitalismo, si sono create solo nel Giappone, e cioè soltanto in uno Stato nazionale indipendente? Questo Stato è borghese, ed ecco perchè ha cominciato anch’esso ad opprimere le altre nazioni e ad asservire le colonie. Non sappiamo se, prima del fallimento del capitalismo, l’Asia potrà trasformarsi in un sistema di Stati nazionali indipendenti, a somiglianza dell’Europa. Ma rimane incontestabile che il capitalismo, dopo aver risvegliato l’Asia. vi ha provocato ovunque movimenti nazionali, che questi movimenti tendono a creare in Asia degli Stati nazionali e che precisamente gli Stati nazionali garantiscono le migliori condizioni per lo sviluppo del capitalismo. L’esempio dell’Asia parla in favore di Kautsky, contro Rosa Luxemburg.

Anche l’esempio dei paesi balcanici si rivolge contro quest’ultima, perchè tutti vedono oggi che le migliori condizioni per lo sviluppo del capitalismo nei Balcani si formano solo via via che in quella penisola sorgono degli Stati nazionali indipendenti.

Per conseguenza, sia l’esempio di tutta l’umanità civile più avanzata, sia quello dei Balcani, si quello infine dell’Asia, provano, contro Rosa Luxemburg, l’assoluta giustezza del principio di Kautsky: lo Stato nazionale è la regola e la «norma» del capitalismo; lo Stato la cui composizione nazionale è eterogenea è uno Stato arretrato od un’eccezione. Dal punto di vista dei rapporti tra le nazionalità, le migliori condizioni per lo sviluppo del capitalismo sono indubbiamente date dallo Stato nazionale. Naturalmente, ciò non vuoi dire che, sul terreno dei rapporti borghesi, un tale Stato escluda lo sfruttamento e l’oppressione delle nazioni. Significa soltanto che i marxisti non possono perder d’occhio i potenti fattori economici che producono la tendenza alla formazione degli Stati nazionali. Significa che, nel programma dei marxisti, «l’autodecisione delle nazioni» non può avere storicamente ed economicamente altro significato che l’autodecisione politica, l’indipendenza politica, la formazione degli Stati nazionali.

Quali sono le condizioni indispensabili per sostenere la rivendicazione democratica borghese dello «Stato nazionale» dal punto di vista marxista. cioè dal punto di vista proletario, di classe? Ne parleremo particolareggiatamente in seguito. Per ora ci limitiamo a definire la nozione di «autodecisione». Ci resta da notare che Rosa Luxemburg conosce il contenuto di questa nozione («Stato nazionale»), mentre i suoi partigiani opportunisti, i Liebmann, i Semkovski, i Jurkevic ignorano anche questo!

2. IMPOSTAZIONE STORICA E CONCRETA DELLA QUESTIONE.

 

Per analizzare una questione sociale qualsiasi, la teoria marxista esige assolutamente che essa sia posta in un quadro storico determinato e, in seguito, se si tratta di un solo paese (per esempio del programma nazionale relativo ad un paese dato), che si tenga conto delle particolarità concrete che differenziano questo paese dagli altri nello stesso periodo storico.

Che cosa significa quest’esigenza assoluta del marxismo applicata alla nostra questione?

Innanzi tutto, che è necessario separare rigorosamente i due periodi del capitalismo, periodi radicalmente distinti dal punto di vista dei movimenti nazionali. Da una parte sta il periodo del fallimento del feudalesimo e dell’assolutismo, il periodo in cui si costituiscono una società e uno Stato democratici borghesi, in cui movimenti nazionali diventano, per la prima volta, dei movimenti di massa, trascinando, in un modo o nell’altro, tutte le classi della popolazione nella vita politica per mezzo della stampa, della partecipazione alle istituzioni rappresentative. ecc. D’altra parte. davanti a noi sta il periodo degli Stati capitalistici completamente costituiti, il periodo in cui il regime costituzionale è consolidato da lungo tempo, in cui l’antagonismo tra il proletariato e la borghesia è fortemente sviluppato, il periodo che può essere definito come la vigilia del fallimento del capitalismo.

Il primo periodo è caratterizzato dal risveglio dei movimenti nazionali, dalla partecipazione a questi movimenti dei contadini, – lo strato sociale più numeroso e il più difficile «a mettere in movimento», – attratti alla lotta per la libertà politica in generale e per i diritti delle nazionalità in particolare. Il secondo periodo è caratterizzato dalla mancanza di movimenti democratici borghesi di massa; è il periodo in cui il capitalismo sviluppato, riavvicinando e mescolando tra di loro le nazioni già del tutto attratte nella circolazione delle merci, porta in primo piano l’antagonismo tra il capitale, fuso su scala internazionale, e il movimento operaio internazionale.

Naturalmente, i due periodi non sono divisi da un muro, ma sono collegati da numerosi anelli di transizione. Inoltre, i diversi paesi si differenziano anche per la rapidità dello sviluppo nazionale, per la composizione nazionale della loro popolazione per il modo con cui questa è ripartita sul territorio, ecc.. ecc. Non si può iniziare l’elaborazione del programma nazionale marxista per un paese determinato, senza considerare tutti questi fattori storici generali e le condizioni politiche concrete.

Ed eccoci al lato più debole delle concezioni di Rosa Luxemburg. Con zelo inusitato, essa infiora il suo articolo di una serie di parole «forti» contro il paragrafo 9 del nostro programma dichiarandolo «generico» «banale», «fraseologia metafisica», e così di seguito all’infinito. Ci si dovrebbe dunque attendere un esempio di studio storico concreto della questione da parte di una scrittrice che condanna così bene la metafisica (nel significato marxista, è cioè l’antidialettica) e le astrazioni vuote. È in questione il programma nazionale marxista di un paese determinato, la Russia, per un periodo determinato, l’inizio del secolo ventesimo. Probabilmente Rosa Luxemburg porrà la domanda: qual è il periodo storico che la Russia attraversa, quali sono le particolarità concrete del problema nazionale e dei movimenti nazionali del paese in questione nel periodo in questione?

Rosa Luxemburg non parla affatto di tutto ciò! Nel suo scritto non troverete neppure l’ombra di un’analisi del come si pone il problema nazionale in Russia, nel nostro periodo storico, né delle particolarità della Russia da questo punto di vista.

Ci si racconta che il problema nazionale si pone nei Balcani in modo diverso che in Irlanda, che Marx ha apprezzato in tal modo i movimenti nazionali polacco e ceco nelle condizioni concrete del 1848 (segue una pagina dì citazioni di Marx), che Engels ha apprezzato in tal modo la lotta dei Cantoni svizzeri contro l’Austria e la battaglia. di Morgarten che si combatté nel 1315 (segue una pagina di citazioni di Engels con dei commenti di Kautsky), che Lassalle giudicava reazionaria la guerra dei contadini in Germania nel secolo decimosesto, ecc.

Non si può dire che queste osservazioni e citazioni brillino per la loro novità, ma, in ogni modo, è interessante per il lettore ricordare ancora una volta come Marx, Engels, e Lassalle esaminavano le questioni storiche concrete relative a ciascun paese. Rileggendo le istruttive citazioni di Marx e di Engels, si scorge ancor meglio la situazione ridicola in cui si è messa Rosa Luxemburg. Essa predica eloquentemente e irosamente la necessità dell’analisi storica concreta del problema nazionale nei diversi paesi e nei diversi periodi, ma non compie il benché minimo tentativo per determinare quale fase storica dello sviluppo del capitalismo attraversi la Russia all’inizio del secolo ventesimo, quali siano le particolarità del problema nazionale in questo paese. Rosa Luxemburg mostra con degli esempi come gli altri analizzano la questione in modo marxista, quasi che essa volesse così rilevare che l’inferno è ben sovente lastricato di buone intenzioni, che ben sovente prodighiamo agli altri i buoni consigli che non vogliamo e non sappiamo applicare noi stessi.

Ecco uno dei paragoni interessanti. Prendendo posizione contro la parola d’ordine dell’indipendenza della Polonia, Rosa Luxemburg cita un suo lavoro del 1893, nel quale essa spiegava il rapido «sviluppo industriale della Polonia» con lo smercio in Russia dei suoi prodotti industriali. È inutile dire che non si può trarre da ciò nessuna conclusione relativamente al diritto di autodecisione e che ciò prova soltanto la scomparsa della vecchia Polonia dei signori, ecc. Ma Rosa Luxemburg, senza accorgersene, giunge sempre alla conclusione che, tra i fattori che collegano la Russia alla Polonia, predominano ormai i fattori puramente economici dei rapporti capitalistici moderni.

Ma ecco che la nostra Rosa passa alla questione dell’autonomia e – per quanto il suo articolo sia intitolato «La questione nazionale e l’autonomia» in generale – comincia col dimostrare il diritto esclusivo nel regno di Polonia all’autonomia. (A questo proposito si veda «Prosvestcenie», N. 12, 1913). Per provare il diritto della Polonia all’autonomia, Rosa Luxemburg caratterizza il regime politico russo servendosi evidentemente di indici economici e politici, morali e sociologici, presentandolo come un insieme di tratti, la cui somma ci dà l’idea di un «dispotismo asiatico («Przeglad, N. 12, pag. 137).

È ben noto che un simile regime politico è molto solido quando nell’economia del paese predominano i fattori completamente patriarcali, precapitalistici, quando lo sviluppo dell’economia mercantile e la differenziazione di classe sono minimi. Ma se in un tale paese, a regime così nettamente precapitalistico, esiste una regione delimitata ed abitata da una sola nazionalità, nella quale si produca un rapido sviluppo del capitalismo, allora, quanto più lo sviluppo capitalista è rapido, tanto più forte è il contrasto tra quest’ultimo e il regime politico precapitalistico e tanto più diventa verosimile la separazione della regione progredita dal complesso del paese, la separazione della regione legata al tutto non dai legami del «capitalismo moderno», ma del «dispotismo asiatico».

Rosa Luxemburg, quindi, non è affatto riuscita a condurre a buon termine neppure il suo ragionamento sulla questione della struttura sociale del potere in Russia in rapporto con la Polonia borghese. La questione, poi, delle particolarità storiche concrete dei movimenti nazionali in Russia, essa non l’ha neppur posta.

Su questa questione noi dobbiamo invece trattenerci.

3. LE PARTICOLARITÀ CONCRETE DELLA QUESTIONE NAZIONALE E LA TRASFORMAZIONE DEMOCRATICA BORGHESE IN RUSSIA

 

… «Malgrado l’elasticità del principio del “diritto delle nazioni all’autodecisione”, che è un puro luogo comune perchè è applicabile non solo ai popoli che abitano la Russia, ma anche alle nazioni che abitano la Germania, l’Austria, la Svizzera, la Svezia, l’America e l’Australia, noi non troviamo questo principio in nessuno dei programmi dei partiti socialisti contemporanei» . . . («Przeglad », N. 6, p. 483).

Così scrive Rosa Luxemburg, cominciando la sua crociata contro il paragrafo 9 del programma marxista. Nell’attribuirci un’interpretazione che farebbe di questo punto del programma «un puro luogo comune», Rosa Luxemburg commette, proprio lei, questo peccato affermando, con curiosa audacia, che il paragrafo in questione è «evidentemente applicabile» sia alla Russia che alla Germania, ecc.

È evidente – ribattiamo – che Rosa Luxemburg ha deciso di dare nel suo articolo una raccolta di errori di logica ad uso degli studenti liceali, perchè la sua tirata è semplicemente un assurdo e un insulto contro l’impostazione storica concreta della questione.

Se non si interpretasse il programma marxista puerilmente, ma marxisticamente, si comprenderebbe senza fatica che esso si riferisce ai movimenti nazionali democratici borghesi. Ma se è così, – ed è così incontestabilmente, – ne consegue che, «evidentemente», tale programma si applica, «in generale», come «un luogo comune», ecc. a tutti i casi di movimenti nazionali democratici borghesi. Ed anche Rosa Luxemburg potrebbe, con minimo sforzo, giungere alla conclusione non meno evidente che il nostro programma è applicabile solo nei casi in cui tali movimenti esistano.

Se Rosa Luxemburg avesse meditato su queste considerazioni evidenti, si sarebbe facilmente accorta dell’assurdo che stava scrivendo. Accusando noi di esibire un «luogo comune», essa invoca contro di noi l’argomento che nei paesi in cui non vi sono movimenti nazionali democratici borghesi, il programma dei partiti socialisti non parla del diritto delle nazioni all’autodecisione. Che argomento intelligente!

Il paragone tra lo sviluppo politico ed economico dei diversi paesi ed il paragone tra i loro programmi marxisti, ha un’enorme importanza dal punto di vista marxista, perchè, incontestabilmente, gli Stati moderni hanno una natura capitalistica comune e una legge comune presiede al loro sviluppo. Ma bisogna saper fare il paragone. La condizione elementare consiste in questo caso nel chiarire se i periodi storici dello sviluppo dei paesi che si mettono a paragone sono paragonabili. Così, per esempio, il programma agrario dei marxisti russi non può essere «paragonato» con i programmi occidentali se non da pretti ignoranti (come il principe E. Trubezkoi nella «Russkaia Mysl»), perché il nostro programma dà una soluzione alla questione della trasformazione agraria democratica borghese di cui non si parla neppure nei paesi, occidentali.

Così dicasi anche per la questione nazionale. Nella maggior parte dei paesi occidentali tale questione è risolta da molto tempo. È quindi ridicolo cercare, nei programmi occidentali, la soluzione di problemi che non esistono. A Rosa Luxemburg è sfuggita la sostanza del problema: la distinzione tra i paesi nei quali le riforme democratiche borghesi sono compiute da lungo tempo, e quelli in cui non lo sono.

In questa differenza sta il nodo della questione. Per non averne tenuto conto, il lungo articolo di Rosa Luxemburg non è che un’accozzaglia di vuoti luoghi comuni.

Nell’Europa occidentale, continentale, il periodo delle rivoluzioni democratiche borghesi abbraccia un intervallo di tempo abbastanza preciso, che va, approssimativamente, dal 1789 al 1871. Questo periodo fu precisamente quello dei movimenti nazionali e della formazione di Stati nazionali. Alla fine di questo periodo, l’Europa occidentale era trasformata in un sistema compiuto di Stati borghesi e – in regola generale – nazionalmente omogenei. Perciò, cercare oggi il diritto di autodecisione nei programmi dei socialisti dell’Europa occidentale, significa non, capire l’abicì del marxismo.

Nell’Europa orientale e in Asia, il periodo delle rivoluzioni democratiche borghesi è cominciato soltanto nel 1905. Le rivoluzioni in Russia, in Persia, in Turchia ed in Cina, le guerre dei Balcani: ecco la catena degli avvenimenti mondiali del nostro periodo nel nostro «Oriente». Ed in questa catena di avvenimenti solo un cieco può non vedere il risveglio di tutta una serie di movimenti nazionali democratici borghesi, di tendenze a creare degli Stati nazionali indipendenti ed omogenei. E precisamente e solamente per il fatto che la Russia, insieme con i paesi vicini, attraversa questo periodo, occorre includere nel nostro programma un articolo sul diritto delle nazioni all’autodecisione.

Ma continuiamo ancora un poco la citazione dell’articolo di Rosa Luxemburg.

… «In particolare, – essa scrive, – il programma di un partito che agisce in uno Stato la cui composizione nazionale è estremamente eterogenea e per il quale la questione nazionale ha un’importanza di prim’ordine, il programma della socialdemocrazia austriaca non contiene il principio del diritto delle nazioni all’autodecisione» (Ibidem).

Si è dunque cercato di convincere il lettore «soprattutto con l’esempio. dell’Austria. Vediamo quanto sia logico tale esempio da un punto di vieta storico concreto.

Poniamo innanzi tutto la questione fondamentale del compimento della rivoluzione democratica borghese. In Austria, essa è cominciata nel 1848 ed è finita nel 1867. Da allora, da ormai quasi mezzo secolo, quel paese è retto da una Costituzione, borghese nel suo complesso, la quale permette l’azione: legale di un partito operaio legale.

Ecco perchè nelle condizioni interne dello sviluppo dell’Austria (cioè dal punto di vista dello sviluppo del capitalismo in Austria in generale, ed in ciascuna delle sue nazioni in particolare), non vi sono fattori che provochino dei salti i quali potrebbero essere accompagnati anche dalla costituzione di Stati nazionali indipendenti. Presupponendo, con l’esempio dell’Austria, che, da questo punto di vista, la Russia si trovi in condizioni analoghe, Rosa Luxemburg non solo emette un’ipotesi sostanzialmente falsa, antistorica, ma scivola, senza volerlo, verso il liquidatorismo.

In secondo luogo, è particolarmente importante il fatto che, per quanto si riferisce alla questione che ci interessa, tra le nazioni dell’Austria esistono rapporti completamente diversi da quelli esistenti tra le nazioni in Russia. Non solo l’Austria è stata per molto tempo un paese in cui predominavano i tedeschi, ma per di più i tedeschi dell’Austria pretendevano all’egemonia nella nazione tedesca in generale. Questa «pretesa» – Rosa Luxemburg si degnerà forse di ricordarselo (essa che dice di non amare i luoghi comuni, le banalità, le astrattezze. …) – fu liquidata dalla guerra del 1866. La nazione predominante in Austria – la tedesca – è rimasta fuori dei confini dello Stato tedesco indipendente che si costituì definitivamente verso il 1871. D’altra parte, il tentativo degli ungheresi di creare uno Stato nazionale indipendente era fallito già nel 1849, sotto i colpi dell’esercito feudale russo.

Si creò così una situazione particolarissima: gli ungheresi, ed in seguito i cechi, non tendevano a separarsi dall’Austria, ma a conservarne l’integrità appunto nell’interesse della propria indipendenza nazionale, che poteva essere completamente soffocata da vicini più rapaci e più forti. In conseguenza di questa particolarissima situazione, l’Austria si costituì in Stato a due centri ed oggi si trasforma in Stato a tre centri (tedeschi ungheresi, slavi).

Un processo simile esiste forse in Russia? Gli «allogeni» cercano forse nel nostro paese di unirsi ai grandi russi per sfuggire alla minaccia di un’oppressione nazionale peggiore?

Basta porre la questione per capire quanto il paragone tra la Russia e l’Austria, dal punto di vista del diritto delle nazioni all’autodecisione, sia assurdo, banale ed ignorante.

Le condizioni particolari della Russia nella questione nazionale, sono esattamente contrarie a quelle che abbiamo osservato in Austria. La Russia è un paese con un solo centro nazionale, il centro grande-russo. I grandi russi occupano un territorio enorme, popolato da quasi settanta milioni di abitanti. La particolarità di questo Stato nazionale è, in primo luogo, che gli «allogeni» (i quali, in complesso, costituiscono la maggioranza della popolazione: il 57%) abitano la periferia; in secondo luogo, che l’oppressione di questi «allogeni» è molto più forte che negli Stati vicini (e non solo negli Stati europei); in terzo luogo che, in molti casi, le nazioni oppresse della periferia hanno, dall’altra parte della frontiera, dei connazionali che godono di un’indipendenza nazionale maggiore (basterà ricordare, alle frontiere occidentali e meridionali dello Stato, i finlandesi, gli svedesi, i polacchi, gli ucraini, i rumeni); in quarto luogo, che lo sviluppo del capitalismo ed il livello culturale generale sono spesso più elevati alla periferia popolata di «allogeni» che non nel centro del paese. Infine, nei paesi asiatici confinanti, è cominciato un periodo di rivoluzioni borghesi e di movimenti nazionali ai quali partecipano parzialmente le nazionalità consanguinee che abitano entro i confini della Russia.

Sono quindi le particolarità storiche concrete della questione nazionale in Russia che, nell’attuale periodo, rendono in Russia particolarmente indispensabile il riconoscimento del diritto delle nazioni all’autodecisione.

Del resto, anche dal punto di vista del fatto materiale, l’affermazione di Rosa Luxemburg che il programma dei socialdemocratici austriaci non contiene il riconoscimento del diritto delle nazioni all’autodecisione è falsa. Basta aprire i verbali del Congresso di Brünn, che ha approvato il programma nazionale, per leggervi le dichiarazioni fatte dal socialdemocratico ruteno Gankevic, a nome di tutta la delegazione ucraina (rutena) (p. 85 dei verbali), e dal socialdemocratico polacco Reger, a nome di tutta la delegazione polacca (p. 108). Essi affermarono che i socialdemocratici austriaci delle due nazionalità indicate, includono tra le loro aspirazioni quella dell’unità nazionale, della libertà e dell’indipendenza dei loro popoli. Perciò, la socialdemocrazia austriaca; senza porre direttamente nel suo programma il diritto delle nazioni all’autodecisione, in pari tempo ammette pienamente che delle parti del partito propugnino l’indipendenza nazionale. Di fatto, ciò significa riconoscere il diritto delle nazioni all’autodecisione. L’esempio dell’Austria, citato da Rosa Luxemburg, si rivolge così in tutti i sensi contro di lei.

4. IL «PRATICISMO» NELLA QUESTIONE NAZIONALE

 

Con zelo particolare. gli opportunisti si sono impadroniti di un altro argomento di Rosa Luxemburg, la quale afferma che il paragrafo 9 del nostro programma nulla contiene di «pratico». Essa è talmente infatuata del proprio argomento, che questa «parola d’ordine» è ripetuta otto volle in qualche pagina del suo articolo.

Il paragrafo 9 «non dà, – essa scrive, – nessuna indicazione pratica per la politica quotidiana del proletariato, né alcuna soluzione pratica dei problemi nazionali».

Esaminiamo questo argomento, che può essere formulato anche così: o il paragrafo 9 non dice niente di niente, oppure fa obbligo di appoggiare tutte le aspirazioni nazionali.

Che cosa significa l’esigenza della «praticità» nella questione nazionale?

O l’appoggio di tutte le aspirazioni nazionali; o la risposta: «sì o no» alla domanda di separazione di ogni nazione; oppure, in generale, l’immediata «realizzabilità» delle rivendicazioni nazionali.

Esaminiamo questi tre significati possibili dell’esigenza della «praticità»

La borghesia, che interviene naturalmente come egemone (dirigente) all’inizio di ogni movimento nazionale, chiama azione pratica l’appoggio a tutte le aspirazioni nazionali. Ma nella questione nazionale (come del resto in tutte le altre questioni), la politica del proletariato appoggia la borghesia solo in una direzione determinata, senza mai coincidere con la politica della borghesia. La classe operaia sostiene la borghesia solamente nell’interesse della pace nazionale (che la borghesia non può dare pienamente e che è realizzabile solo con la democratizzazione completa), nell’interesse dell’eguaglianza dei diritti e per assicurare delle condizioni migliori per la lotta di classe. Ecco perchè, nella questione nazionale, al praticismo della borghesia i proletari contrappongono la politica dei principi e sostengono sempre la borghesia soltanto condizionatamente. Nella questione nazionale, ogni borghesia cerca o dei privilegi o dei vantaggi esclusivi per la propria nazione; ciò si chiama «pratico». Il proletariato è contro ogni privilegio, contro ogni esclusivismo. Esigere da esso del «praticismo», significa lasciarsi guidare dalla borghesia, significa cadere nell’opportunismo.

Rispondere «sì o no» alla domanda di separazione di ogni nazione? Sembra una rivendicazione molto «pratica». In realtà è assurda, metafisicamente teorica, e porta praticamente alla subordinazione del proletariato alla politica della borghesia. La borghesia pone sempre in primo piano le sue rivendicazioni nazionali. Le pone incondizionatamente. Il proletariato le subordina agli interessi della lotta delle classi. Teoricamente, non si può dire a priori se la rivoluzione borghese democratica sarà portata a termine dalla separazione di una nazione determinata o dalla sua eguaglianza di diritti con un’altra nazione. In entrambi i casi, al proletariato importa di assicurare lo sviluppo della propria classe, mentre alla borghesia importa ostacolare tale sviluppo, subordinandone gli obiettivi agli obiettivi della «propria» nazione. Ecco perchè il proletariato si limita a porre la rivendicazione, per così dire negativa, del riconoscimento del diritto delle nazioni all’autodecisione, senza dare garanzie ad alcuna nazione, senza prendere l’impegno di darle qualcosa a danno di un’altra nazione.

Può darsi che questa non sia una politica «pratica», ma, di fatto, essa garantisce nel modo più sicuro la soluzione più democratica possibile. Il proletariato ha bisogno soltanto di queste garanzie, mentre la borghesia di ogni nazione cerca di garantire i propri vantaggi, senza preoccuparsi della situazione, cioè dei danni possibili per le altre nazioni.

Per la borghesia è soprattutto interessante l’«attuabilità» di una data rivendicazione, donde l’eterna politica di transazioni con la borghesia delle altre nazioni, a danno del proletariato. AI proletariato, invece, importa soprattutto il rafforzamento della propria classe contro la borghesia e l’educazione delle masse nello spirito della democrazia coerente e del socialismo.

Può darsi che questo non sia «pratico» per gli opportunisti; ma in realtà qui sta la sola garanzia per un massimo di eguaglianza e di pace nazionale, malgrado i feudali e la borghesia nazionalista.

Tutto il compito dei proletari nella questione nazionale «non è pratico» dal punto di vista della borghesia nazionalista di ogni. nazione, perché i proletari, ostili a qualsiasi nazionalismo, esigono un’eguaglianza di diritti «astratta» e l’esclusione, in via di principio, dei benché minimi privilegi. Rosa Luxemburg non l’ha capito, ed esaltando scioccamente il praticismo, ha spalancato la porta agli opportunisti e soprattutto alle concessioni opportuniste al nazionalismo grande-russo.

Perché grande-russo? Perchè i grandi russi sono in Russia la nazione che opprime e, dal punto di vista nazionale, l’opportunismo si esprimerà naturalmente in modo diverso tra le nazioni oppresse e tra le nazioni che opprimono.

La borghesia delle nazioni oppresse farà appello al proletariato perchè sostenga senza riserve le sue aspirazioni in nome della «praticità» delle sue rivendicazioni. È più pratico dire semplicemente «sì», pronunciarsi per la separazione di una nazione determinata, che non pronunciarsi per il diritto alla separazione di ogni e qualsiasi nazione!

Il proletariato è contro un simile praticismo: riconoscendo l’uguaglianza di diritti e il diritto, eguale per tutte le nazioni, di costituire uno Stato nazionale, egli apprezza e pone al di sopra di tutto l’unione dei proletari di tutte le nazioni ed esamina ogni rivendicazione nazionale, ogni separazione nazionale dal punto di vista della lotta di classe degli operai. La parola d’ordine del praticismo è nella realtà la parola d’ordine dell’accettazione senza critica delle aspirazioni borghesi.

Ci si dice: sostenendo il diritto alla separazione, voi rafforzate il nazionalismo borghese delle nazioni oppresse. Così dice Rosa Luxemburg; così ripete, dopo di lei, l’opportunista Semkovski che, – a proposito, – è il solo rappresentante delle idee liquidatrici su questo problema nel giornale liquidatore.

Noi rispondiamo: no, in questo caso una soluzione «pratica» è importante proprio per la borghesia, mentre per gli operai è importante precisare le due tendenze dal punto di vista dei principi. In quanto la borghesia della nazione oppressa lotta contro quella della nazione che opprime, noi siamo sempre, in tutti casi, più risolutamente di ogni altro, in favore di questa lotta, perchè noi siamo i nemici più implacabili, più coerenti dell’oppressione. In quanto la borghesia della nazione oppressa difende il proprio nazionalismo borghese, noi siamo contro di essa. Lotta contro i privilegi e le violenze della nazione che opprime; nessuna tolleranza per l’aspirazione della nazione oppressa a conquistare dei privilegi.

Se noi non ponessimo la rivendicazione dl diritto delle nazioni all’autodecisione, se non agitassimo questa parola d’ordine, aiuteremmo non solo la borghesia, ma anche i feudali e l’assolutismo della nazione che opprime. Da molto tempo Kautsky ha opposto questo argomento a Rosa Luxemburg, ed è un argomento incontestabile. Temendo di «aiutare» la borghesia nazionalista della Polonia, Rosa Luxemburg, negando il diritto alla separazione compreso nel programma dei marxisti russi, aiuta di fatto i cento neri grandi-russi. Di fatto, essa favorisce la riconciliazione opportunista con i privilegi (e con qualcosa di peggio dei privilegi) dei grandi russi.

Trascinata dalla lotta contro il nazionalismo polacco, Rosa Luxemburg ha dimenticato il nazionalismo dei grandi russi, benché appunto questo nazionalismo sia, nel momento attuale, il più dannoso, perché è meno borghese, ma più feudale, perchè costituisce appunto il principale ostacolo alla democrazia e alla lotta proletaria. In ogni nazionalismo borghese delle nazioni oppresse vi è un contenuto democratico generale diretto contro l’oppressione e questo contenuto noi lo sosteniamo in modo assoluto, separando rigorosamente da esso la tendenza all’esclusivismo nazionale, combattendo l’aspirazione del borghese polacco allo schiacciamento degli ebrei, ecc. ecc.

Da un punto di vista borghese e piccolo-borghese, ciò «non è pratico». Ma nella questione nazionale questa è l’unica politica pratica e di principio, la sola che favorisca realmente la democrazia, la libertà, l’unione proletaria.

Riconoscimento del diritto alla separazione per tutti; apprezzamento di ogni caso concreto di separazione da un punto di vista che escluda ogni ineguaglianza civile, ogni privilegio, ogni esclusivismo.

Consideriamo la posizione della nazionalità che opprime. Un popolo che opprime gli altri popoli può essere libero? No. Gli interessi della libertà della popolazione grande-russa [*1] esigono che si combatta tale oppressione. La storia lunga, secolare, del soffocamento dei movimenti delle nazioni oppresse, la sistematica propaganda di questo soffocamento da parte delle classi «superiori», hanno fatto sì che i pregiudizi dello stesso popolo grande-russo abbiano creato degli ostacoli immensi alla causa della sua liberazione, ecc.

I cento neri grandi-russi rafforzano coscientemente ed attizzano quei pregiudizi. La borghesia grande-russa si concilia con essi o vi si adatta. Il proletariato grande-russo non può realizzare i suoi fini, non può aprirsi la strada verso la libertà senza combatterli sistematicamente.

La costituzione di Uno Stato nazionale indipendente e a sé stante resta per ora in Russia il privilegio della sola nazione grande-russa. Noi, proletari grandi-russi non difendiamo nessun privilegio, e quindi non difendiamo neppure questo privilegio! Noi combattiamo nei confini dello Stato esistente, noi uniamo gli operai di tutte le nazioni di questo Stato. Noi non possiamo garantire questa o quella via allo sviluppo nazionale, ma marciamo per tutte le vie possibili verso il nostro fine di classe.

Ma non si può marciare verso questo fine senza combattere ogni nazionalismo e senza difendere l’eguaglianza degli operai di tutte le nazionalità. Potrà per esempio l’Ucraina costituirsi in Stato indipendente? Dipenderà da mille fattori imprevedibili. Ma senza perderci in vane «congetture», noi rimaniamo risolutamente fermi sul principio indiscutibile: il diritto dell’Ucraina ad uno Stato nazionale. Noi rispettiamo questo diritto, noi non difendiamo i privilegi dei grandi russi rispetto agli ucraini, noi educhiamo le masse al riconoscimento di questo diritto, alla lotta contro i privilegi statali di qualsiasi nazione.

Negli sbalzi che tutti i paesi compiono nel periodo delle rivoluzioni borghesi, i conflitti e la lotta per il diritto allo Stato nazionale sono possibili e probabili. Noi proletari ci dichiariamo anticipatamente nemici dei privilegi grandi-russi e sviluppiamo in questo senso tutta la nostra propaganda e la nostra agitazione.

Rosa Luxemburg, rincorrendo il «praticismo», non ha visto il principale compito pratico del proletariato grande-russo e delle altre nazionalità, non ha visto cioè che esso consiste nell’agitazione e nella propaganda quotidiana contro ogni privilegio politico e nazionale, per il diritto, per l’eguale diritto di tutte le nazioni a costituirsi in Stato nazionale. Questo è il nostro compito principale (per il momento) nella questione nazionale, perchè solo in questo modo noi difendiamo gli interessi della democrazia e dell’unione, su piede di uguaglianza, di tutti i proletari delle più diverse nazioni.

Questa propaganda può essere «non pratica» dal punto di vista degli oppressori grandi-russi, ed anche dal punto di vista della borghesia delle nazioni oppresse (gli uni come gli altri chiedono un categorico: sì o no, e accusano i socialdemocratici di «imprecisione»). In realtà proprio questa propaganda e soltanto essa assicura un’educazione veramente democratica e veramente socialista delle masse. Soltanto tale propaganda assicura le maggiori probabilità di pace nazionale in Russia, se la Russia rimane uno Stato plurinazionale, e la divisione la più pacifica (ed innocua per la lotta proletaria di classe) in vari Stati nazionali, se sorge la questione ditale divisione.

Per chiarire più concretamente questa politica che è la sola politica proletaria nella questione nazionale, esamineremo l’atteggiamento dei liberali grandi-russi verso l’«autodecisione delle nazioni» e l’esempio della separazione della Norvegia dalla Svezia.

 

 

 

 

 

 

 

5. LA BORGHESIA LIBERALE E GLI OPPORTUNISTI SOCIALISTI NELLA QUESTIONE NAZIONALE

Abbiamo visto che Rosa Luxemburg considera come una delle sue migliori «carte» nella sua lotta contro il programma dei marxisti russi l’argomento seguente: riconoscere il diritto all’autodecisione equivale a sostenere il nazionalismo borghese delle nazioni oppresse. Dall’altro lato, – dice Rosa Luxemburg, – se per questo diritto si intende unicamente la lotta contro ogni specie di violenza verso le nazioni è inutile formulare un punto speciale nel programma, poiché la socialdemocrazia è, in generale, contraria ad ogni specie di violenza nazionale e di ineguaglianza politica.

Il primo argomento, – come ha indicato in modo incontestabile Kautsky quasi vent’anni or sono, – accusa di nazionalismo colui che non ne ha nessuna colpa, e favorisce il colpevole; temendo il nazionalismo della borghesia delle nazioni oppresse, Rosa Luxemburg porta, di fatto, acqua al mulino del nazionalismo ultrareazionario dei grandi russi. Il secondo argomento è, nella sua essenza, un tentativo codardo di sottrarsi alla domanda: il riconoscimento dell’eguaglianza nazionale comporta o no il riconoscimento del diritto alla separazione? Se sì, vuol dire che Rosa Luxemburg riconosce che il paragrafo 9 del nostro programma in via di principio è giusto. Se no, vuol dire che essa non riconosce l’eguaglianza dei diritti delle nazioni. Ricorrere a sterzate e a sotterfugi non varrà a nulla!

Il mezzo migliore per verificare gli argomenti sopraccitati, e tutti gli altri argomenti analoghi, è di studiare la posizione presa dalle diversi classi della società di fronte a questo problema. Per un marxista una tale verifica è obbligatoria. Si deve cominciare dai dati obiettivi: considerare, a proposito del punto preso in esame, i rapporti reciproci fra le classi. Per non averlo fatto, Rosa Luxemburg cade appunto nel peccato della metafisica, dell’astrattezza, dei luoghi comuni, del generico, di cui cerca invano di accusare i suoi avversari.

Si tratta dei programma dei marxisti russi, dei marxisti, cioè, di tutte le nazionalità della Russia. Non è d’uopo gettare uno sguardo sulla posizione delle classi dominanti in Russia?

La posizione della «burocrazia» (chiedo scusa per questo termine improprio) e dei proprietari terrieri feudali del tipo della nobiltà unificata, è a tutti nota. Negazione assoluta dell’eguaglianza dei diritti delle nazionalità e del diritto all’autodecisione. La vecchia parola d’ordine, presa dall’epoca della servitù della gleba: autocrazia, ortodossia, nazionalismo, quest’ultimo compreso, inoltre, soltanto come nazionalismo grande-russo. Persino gli ucraini sono dichiarati «allogeni», perino la loro lingua materna è perseguitata.

Esaminiamo la borghesia della Russia, «chiamata» a partecipare, – molto modestamente, è vero, ma tuttavia a partecipare, – al potere, nel sistema di legislazione e di governo del «3 giugno». Non occorre sprecare molte parole per spiegare il fatto che gli ottobristi in realtà seguono i destri in questa questione. Purtroppo, alcuni marxisti prestano molto meno attenzione alla posizione della borghesia grande-russa liberale, dei progressisti e dei cadetti. Eppure, chi non studia questa posizione e non la analizza, quando si discute sul diritto delle nazioni all’autodecisione, cade inevitabilmente nel peccato dell’astrattezza e dell’infondatezza.

L’anno scorso la polemica tra la «Pravda» e il «Retc» costrinse quest’organo principale del partito dei cadetti – tanto abile nell’evitare in modo. diplomatico una risposta precisa a domande «spiacevoli» – a fare, tuttavia, alcune confessioni preziose. Il congresso degli studenti di tutta l’Ucraina, tenutosi a Leopoli nell’estate del 1913, diede fuoco alle polveri. L’«ucrainista», ufficiale, ossia il collaboratore ucraino del «Retc», signor Moghilianski, pubblicò un articolo, ove copre di invettive fra le più scelte («delirio», «avventurismo», ecc.) l’idea della separazione dell’Ucraina, idea per la quale era sceso in campo il socialnazionalista Donzov, e che il congresso approvò.

Il giornale «Rabociaia Pravda» [iv], senza affatto solidarizzare con il signor Donzov e dopo aver chiaramente indicato ch’egli è un socialnazionalista e che i marxisti ucraini non sono d’accordo con lui, dichiarò tuttavia che il tono del «Retc», più precisamente il modo con cui il «Retc» imposta in. linea di principio la questione, manca di correttezza ed è inammissibile per un democratico grande-russo, o per una persona che desideri passare per democratica. Confuti pure apertamente il «Retc» i signori Donzov; ma, in via di principio, non è ammissibile che l’organo grande-russo, che pretende essere l’organo della democrazia, dimentichi la libertà di separazione, il diritto di separazione.

Alcuni mesi più tardi, il signor Moghilianski, – dopo aver saputo, dal giornale ucraino «Scliakhi» di Leopoli, delle obiezioni di Donzov, il quale aveva notato tra l’altro che «soltanto la stampa socialdemocratica russa aveva convenientemente macchiato [bollato?] l’attacco sciovinista del ,”Retc”» – nel N. 331 di questa rivista diede delle «spiegazioni». Le «spiegazioni» del signor Moghilianski consistettero nel ripetere a tre riprese la frase: «La critica delle ricette del signor Donzov» «non ha niente di comune con la negazione del diritto delle nazioni all’autodecisione».

«Bisogna dire – scriveva il signor Moghilianski – che anche “il diritto delle nazioni all’autodecisione” non è un feticcio [ascoltate! !] che non ammette critica: condizioni di vita malsane di una nazione possono generare tendenze malsane nel problema dell’autodecisione nazionale. Mettere a nudo queste tendenze non significa ancora negare il diritto delle nazioni all’autodecisione».

Come vedete, le frasi di un liberale a proposito di «feticci» erano pienamente nello spirito di quelle di Rosa Luxemburg. Era evidente che il signor Moghilianski voleva sottrarsi a una precisa risposta alla domanda: riconosce egli o no il diritto all’autodecisione politica, cioè alla separazione?

La «Proletarskaia Pravda» [vedi nota 4] (N. 4, dell’11 dicembre 1913) pose a bruciapelo questa domanda tanto al signor Moghilianski quanto al partito dei cadetti.

Il giornale «Retc» pubblicò allora (N. 340) una dichiarazione non firmata, cioè ufficiale, fatta a nome della redazione, che dà una risposta a questa domanda. Questa risposta si riduce a tre punti:

1) Il paragrafo 11 del programma del partito dei cadetti parla in modo diretto, preciso e chiaro del «diritto alla libera autodecisione culturale» delle nazioni,

2) La «Proletarskaia Pravda», secondo le affermazioni del «Retc», «confonde irrimediabilmente» l’autodecisione col separatismo, cioè il distacco di questa o quella nazione.

3) «Di fatto i cadetti non si sono mai accinti a difendere il diritto “delle nazioni a separarsi” dallo Stato russo». (Si veda l’articolo «Il nazional-liberalismo ed il diritto delle nazioni all’autodecisione» nella «Proletarskaia Pravda», N. 12, 20 dicembre 1913).

Rivolgiamo la nostra attenzione dapprincipio al secondo «punto» della dichiarazione del «Retc». Con quale evidenza esso dimostra ai signori Semkovski, Liebmann, Jurkevic e ad altri opportunisti che i loro strilli e ragionamenti sulla pretesa «mancanza di chiarezza» e «imprecisione» del significato della «autodecisione» non sono in realtà, cioè secondo i rapporti obiettivi delle classi e della lotta di classe in Russia, che una semplice ripetizione dei discorsi della borghesia monarchica liberale!

Quando la «Proletarskaia Pravda» pose tre domande agli eruditi signori «costituzionalisti-democratici» del «Retc»: 1) negano essi che in tutta la storia della democrazia internazionale, specie a cominciare dalla seconda metà del secolo decimonono, per autodecisione delle nazioni s’intenda precisamente l’autodecisione politica, il diritto di formare uno Stato nazionale indipendente? 2) negano essi che la nota risoluzione del Congresso internazionale socialista di Londra, nel 1896, abbia lo stesso significato? e 3) che Plekhanov, quando, già nel 1902, scriveva sull’autodecisione, intendesse con ciò appunto l’autodecisione politica? – Quando la «Proletarskaia Pravda» pose queste tre domande, i signori cadetti tacquero!!

Non risposero nemmeno una parola, perché non avevano nulla da rispondere. Essi dovettero riconoscere tacitamente che la «Proletarskaia Pravda» aveva perfettamente ragione.

Le grida dei liberali secondo i quali la nozione di «autodecisione» non è chiara, è «irrimediabilmente confusa» dai socialdemocratici col separatismo, non sono altro che una tendenza ad imbrogliare la questione, a sottrarsi al riconoscimento di un principio affermato da tutta la democrazia. Se i signori Semkovski, Liebmann e Jurkevic non fossero tanto ignoranti, essi si sarebbero vergognati di parlare davanti a degli operai in uno spirito liberale.

Ma proseguiamo. La «Proletarskaia Pravda» ha costretto il «Retc» a riconoscere che, nel programma dei costituzionalisti-democratici, le parole sulla autodecisione «culturale» hanno appunto il senso di negazione della autodecisione politica.

«I cadetti infatti non si sono mai accinti a difendere il diritto “delle nazioni a separarsi” dallo Stato russo»: non per nulla la «Proletarskaia Pravda» ha raccomandato queste parole del «Retc» al «Novoie Vremia» e alla «Zemstcina» come modello di «lealtà» dei nostri cadetti. Nel suo N. 13.563 il giornale «Novoie Vremia», senza perdere, beninteso, l’occasione di dare addosso al «giudeo» e di dire ogni specie di parole pungenti ai cadetti, dichiarava tuttavia:

«Ciò che per i socialdemocratici costituisce un assioma di sapienza politica» (cioè il riconoscimento del diritto delle nazioni all’autodecisione, alla separazione), «comincia oggi a suscitare divergenze persino nell’ambiente dei cadetti».

I cadetti, dichiarando che «non si sono mai accinti a difendere il diritto delle nazioni a separarsi dallo Stato russo», hanno preso una posizione in via di principio assolutamente identica a quella del «Novoie Vremia». È questa una delle basi del nazional-liberalismo dei cadetti, della loro affinità con i Purisckevic, della loro dipendénza politica, nel campo dell’ideologia e della pratica, da questi ultimi. «I signori cadetti hanno studiato la storia, – scriveva la «Proletarskaia Pravda», – e sanno benissimo a quali azioni, “di tipo pogromista”, – per dirla con un eufemismo, – conduceva non di rado, nella pratica, l’applicazione del tradizionale diritto dei Purisckevic, “a trascinare e non lasciar andare”» [v]. Pur conoscendo perfettamente la fonte e la natura feudale dell’onnipotenza dei Purisckevic, i cadetti si mettono nondimeno interamente sul terreno dei rapporti e dei confini creati appunto da questa classe. Pur sapendo benissimo quanto c’è di non europeo, di antieuropeo (di asiatico, diremmo, se ciò non paresse esprimere un immeritato disprezzo per i giapponesi e i cinesi) nei rapporti e nei confini creati o determinati da questa classe, i signori cadetti li riconoscono come un limite al di là del quale è impossibile andare.

Che è ciò se non adattarsi ai Purisckevic, strisciare davanti ad essi, temere di scalzare la loro situazione, proteggerli contro il movimento popolare, contro la democrazia? «Ciò significa di fatto, – scriveva la «Proletarskaia Pravda», – adattarsi agli interessi dei signori feudali e ai peggiori pregiudizi nazionalistici della nazione dominante, invece di lottare sistematicamente contro questi pregiudizi».

I cadetti, quali persone che conoscono la storia e pretendono essere democratici, non fanno nemmeno un tentativo per affermare che il movimento democratico, che caratterizza oggigiorno sia l’Europa orientale che l’Asia, e tende a rifare l’una e l’altra sul modello dei paesi capitalistici civilizzati, – che questo movimento deve assolutamente lasciare immutati i confini stabiliti da un’epoca feudale, l’epoca dell’onnipotenza dei Purisckevic e di assenza di diritti per le larghe masse della borghesia e della piccola borghesia.

Che la questione sollevata dalla polemica tra la «Proletarskaia Pravda» e il «Retc» non era per nulla una questione unicamente letteraria, ma riguardava fatti di grande attualità politica, è dimostrato, tra l’altro, dall’ultima conferenza del partito dei cadetti tenutasi dal 23 al 25 marzo 1914. Nel resoconto ufficiale del «Retc» (N. 83 del 26 marzo 1914) su questa conferenza leggiamo:

«Anche le questioni nazionali sono state oggetto di una discussione particolarmente animata. I deputati di Kiev, a cui si sono uniti N. V. Nekrassov e A. M. Koliubakin, hanno sottolineato che la questione nazionale è un grande fattore in via di maturazione, che bisogna affrontare con maggior risolutezza di quanto non si sia fatto prima. F. F. Kokosckin ha però notato» (è quello stesso «però» che corrisponde al «ma» di Stcedrin – «ma le orecchie non crescono più su della fronte, non crescono») «che sia il programma che l’esperienza politica anteriore richiedono che si usino con molto cautela “formule elastiche” “di autodecisione politica delle nazionalità”».

Questo ragionamento, estremamente degno di nota, svolto alla conferenza dei cadetti merita la massima attenzione da parte di tutti i marxisti e di tutti i democratici. (Notiamo, tra parentesi, che il giornale «Kievskaia Myls» [«Il pensiero di Kiev»], a quanto pare molto bene informato, e che riferisce, senza dubbio molto fedelmente, le idee del signor Kokosckin, ha aggiunto che egli lanciò a disegno, naturalmente a guisa di avvertimento, ai suoi opponenti la minaccia di una «disgregazione» dello Stato).

Il resoconto ufficiale del «Retc» è compilato con la virtuosità di un diplomatico, per sollevare il meno possibile il velo, per nascondere il più che sia possibile. Ciò nonostante, nelle sue grandi linee, ciò che è accaduto alla conferenza dei cadetti appare in modo evidente. Dei delegati borghesi liberali, che sono al corrente della situazione in Ucraina, e dei cadetti «di sinistra» hanno posto la questione appunto dell’autodecisione politica delle nazioni. Altrimenti il signor Kokosckin non avrebbe avuto bisogno di fare appello all’«uso cauto» di questa «formula».

Nel programma dei cadetti, che naturalmente è noto ai delegati della conferenza cadetta, si parla appunto dell’autodecisione «culturale» e non di quella politica. Vuol dire, dunque, che il signor Kokosckin difendeva il programma contro i delegati dell’Ucraina, contro i cadetti di sinistra; difendeva la autodecisione «culturale» contro l’autodecisione «politica». È assolutamente chiaro che, insorgendo contro l’autodecisione «politica», lanciando la minaccia della «disgregazione dello Stato», chiamando «elastica» la formula della «autodecisione politica» (proprio nello spirito di Rosa Luxemburg!) il signor Kokosckin difendeva il nazional-liberalismo grande- russo contro gli elementi più «sinistri» o più democratici del partito cadetto e contro la borghesia ucraina.

Il signor Kokosckin ha riportato la vittoria nella conferenza dei cadetti, come si vede dalla parolina traditrice «però» nel resoconto del «Retc». Il nazional-liberalismo grande-russo ha trionfato tra i cadetti. Non contribuirà questa vittoria ad illuminare gli spiriti di quegli irragionevoli individui singoli fra i marxisti della Russia i quali, seguendo l’esempio dei cadetti, hanno cominciato a temere essi pure «le formule elastiche dell’autodecisione politica delle nazionalità»?

Esaminiamo, «però», a fondo il corso delle idee del signor Kokosckin. Adducendo l’«antecedente esperienza politica» (ossia, evidentemente, l’esperienza dell’anno 1905, quando la borghesia grande-russa tremò per i suoi privilegi nazionali e comunicò il suo spavento al partito dei cadetti), lanciando la minaccia della «disgregazione dello Stato», il signor Kokosckin ha mostrato che egli comprendeva perfettamente che l’autodecisione politica non può significare altro che il diritto di separarsi e di costituire uno Stato nazionale indipendente. Ci si pone la domanda: come considerare questi timori del signor Kokosckin dal punto di vista della democrazia in generale e dal punto di vista della lotta di classe proletaria in particolare?

Il signor Kokosckin ci assicura che il riconoscimento del diritto di separazione aumenta il pericolo di una «disgregazione dello Stato». Questo è il punto di vista dello sbirro Mymrezov colla sua divisa: «trascinare e non lasciar andare». Dal punto di vista della democrazia in generale è proprio il contrario che è vero: il riconoscimento del diritto di separazione diminuisce il pericolo di una «disgregazione dello Stato».

Il signor Kokosckin ragiona esattamente alla maniera dei nazionalisti. Nel loro ultimo congresso questi lanciarono tuoni e fulmini contro gli ucraini-«masepiani» [vi]. Il movimento ucraino – esclamavano il signor Savenko e consorti – minaccia di indebolire il legame che unisce l’Ucraina con la Russia, poiché l’Austria con la sua ucrainofilia rafforza il legame che unisce gli ucraini con l’Austria!! Non si comprende allora perchè la Russia non potrebbe tentare di «rafforzare» il legame che unisce gli ucraini con la Russia usando lo stesso metodo di cui i signori Savenko fanno colpa all’Austria, cioè dando agli ucraini la libertà di usare la lingua materna, l’autonomia amministrativa, una Dieta autonoma, ecc.

I ragionamenti dei signori Savenko e dei signori Kokosckin sono assolutamente similari e ugualmente ridicoli e assurdi dal punto di vista puramente logico. Non è cosa evidente che quanto maggior libertà avrà la nazionalità ucraina in questo o quel paese, tanto più solido sarà il legame che unisce questa nazionalità con quel dato paese? Parrebbe che questa verità elementare non debba suscitare discussioni, a meno di voler rompere risolutamente con tutti i postulati della democrazia. Può forse esistere una maggiore libertà della nazionalità come tale, che la libertà di separazione, la libertà di costituire uno stato nazionale indipendente?

Per chiarir ancor meglio questa questione ingarbugliata dai liberali (e da coloro che, senza riflettere, van loro dietro), prendiamo l’esempio più semplice: la questione del divorzio. Rosa Luxemburg scrive nel suo articolo che lo Stato democratico centralizzato, pur ammettendo pienamente l’autonomia di singole sue parti, deve lasciare alla competenza del Parlamento centrale tutti i rami principali della legislazione, tra l’altro la legislazione sul divorzio. Questa preoccupazione di vedere la libertà di divorzio assicurata dal potere centrale dello Stato democratico è perfettamente comprensibile. I reazionari sono contrari alla libertà di divorzio, fanno appello ad «usarne con prudenza» e gridano che questa libertà significa la «disgregazione della famiglia». La democrazia, invece, pensa che i reazionari sono degli ipocriti, ch’essi difendono, di fatto, l’onnipotenza della polizia e della burocrazia, i privilegi di un sesso e la peggior oppressione della donna; che, di fatto, la libertà di divorzio non significa la «disgregazione» dei legami familiari, ma, al contrario, il loro rafforzamento su basi democratiche, le uniche basi possibili e stabili in una società civile.

Accusare i partigiani della libertà dell’autodecisione, vale a dire della libertà di separazione, di incoraggiare il separatismo, è cosa altrettanto sciocca ed ipocrita quanto quella di accusare i partigiani della libertà di divorzio di incoraggiare la distruzione dei legami familiari. Come nella società borghese coloro che insorgono contro la libertà del divorzio sono i difensori dei privilegi e della venalità, che sono alla base del matrimonio, borghese, così nello Stato capitalista la negazione della libertà delle nazioni all’autodecisione, cioè alla separazione, non significa altro che difendere i privilegi della nazione dominante e i mezzi polizieschi di amministrazione a detrimento di quelli democratici.

Non c’è dubbio che il politicantismo, generato da tutti i rapporti della società capitalistica, provoca talvolta chiacchiere di una leggerezza estrema, e persino semplicemente assurde, dei parlamentari o dei pubblicisti sulla separazione di questa o quella nazione. Ma i soli reazionari possono lasciarsi spaventare (o fingere di esser spaventati) da simili chiacchiere. Chiunque si metta dal punto di vista della democrazia, cioè della soluzione delle questioni politiche da parte della massa della popolazione, sa benissimo che dalle chiacchiere dei politicanti alla decisione delle masse la «distanza è enorme». Le masse della popolazione, istruite dall’esperienza quotidiana, conoscono benissimo l’importanza dei legami geografici ed economici, i vantaggi di un gran mercato e di un grande Stato, e si decideranno a separarsi esclusivamente nel caso che l’oppressione nazionale e gli attriti nazionali rendessero la vita comune assolutamente insopportabile, frenassero tutti i rapporti economici di ogni specie. E in tal caso gli interessi dello sviluppo capitalistico e della libertà della lotta di classe saranno precisamente dalla parte di coloro che si separano.

E così, da qualsiasi lato si prendano i ragionamenti del signor Kokosckin, essi appaiono come il colmo dell’assurdità e una derisione dei principi della democrazia. Ma in questi ragionamenti vi è una certa logica: è la logica degli interessi di classe della borghesia grande-russa. Come la maggioranza dei partito dei cadetti, il signor Kokosckin è il servitore del sacco di scudi di questa borghesia. Egli difende i suoi privilegi in generale, i suoi privilegi statali in particolare, li difende insieme a Purisckevitc e al suo lato, – soltanto Purisckevitc ha più fiducia nel bastone del servaggio, mentre Kokosckin e consorti vedono che questo bastone nel 1905 si è molto guastato e si fidano di più dei metodi borghesi atti ad ingannare le masse, come, per esempio, spaventare i piccoli borghesi e i contadini collo spettro della «disgregazione dello Stato», ingannarli con delle frasi su una combinazione della «libertà del popolo» con i principi storici tradizionali, ecc.

Il vero significato di classe di questa ostilità dei liberali verso il principio dell’autodecisione politica delle nazioni è uno, e uno solo: il nazional-liberalismo, la salvaguardia dei privilegi statali della borghesia grande-russa. E tra i marxisti, gli opportunisti russi che proprio oggi, nell’epoca del sistema del 3 giugno, si levano contro il diritto delle nazioni all’autodecisione, tutti – il liquidatore Semkovski, il bundista Liebmann, il piccolo borghese ucraino Jurkevic, – di fatto si trascinano semplicemente alla coda del nazional-liberalismo, corrompono la classe operaia con idee nazional-liberali.

Gli interessi della classe operaia e la sua lotta contro il capitalismo esigono la solidarietà completa e la più stretta unione degli operai di tutte le nazioni, esigono che venga opposta resistenza alla politica nazionalista della borghesia, di qualsiasi nazionalità essa sia. Perciò negare il diritto delle nazioni oppresse all’autodecisione, cioè il diritto alla separazione, oppure sostenere tutte le rivendicazioni nazionali della borghesia delle nazioni oppresse, equivarrebbe, per i socialdemocratici, a sottrarsi ai compiti della politica proletaria e a sottomettere gli operai alla politica borghese. Per l’operaio salariato è indifferente che il suo principale sfruttatore sia la borghesia grande-russa a preferenza di quella allogena, o la borghesia polacca a preferenza di quella ebrea, ecc. L’operaio salariato, cosciente degli interessi della .propria classe, è indifferente sia ai privilegi statali dei capitalisti grandi- russi, sia alle promesse dei capitalisti polacchi o ucraini di istaurare il paradiso in terra, quando essi avranno i privilegi statali. In tutti i casi, lo sviluppo del capitalismo prosegue e proseguirà tanto in uno Stato plurinazionale che in singoli Stati nazionali.

In tutti i casi l’operaio salariato rimarrà un oggetto di sfruttamento, e per lottare con successo contro questo sfruttamento, il proletariato dev’essere esente dal nazionalismo; i proletari debbono essere, per così dire, completamente neutrali nella lotta della borghesia delle diverse nazioni per la supremazia. Il minimo appoggio dato dal proletariato di una qualsiasi nazione ai privilegi della «sua» borghesia nazionale susciterà inevitabilmente la sfiducia del proletariato dell’altra nazione, indebolirà la solidarietà internazionale di classe degli operai, li dividerà con gran diletto della borghesia. Negare il diritto all’autodecisione o alla separazione, significa inevitabilmente, in pratica, sostenere i privilegi della nazione dominante.

Possiamo persuadercene con maggior evidenza se prendiamo l’esempio concreto della separazione della Norvegia dalla Svezia.

6. LA SEPARAZIONE DELLA NORVEGIA DALLA SVEZIA

 

Rosa Luxemburg prende precisamente questo esempio e a questo proposito ragiona nel modo seguente:

«L’ultimo avvenimento nella Storia dei rapporti federativi, la separazione della Norvegia dalla Svezia. – che a suo tempo fu affrettatamente esaltato dalla stampa socialpatriottica polacca (vedi il «Naprzód» [«Avanti»] di Cracovia) come una manifestazione rallegrante della forza e del carattere progressivo delle aspirazioni alla separazione politica – si trasformò immediatamente in una prova evidente del fatto che il federalismo e la separazione politica che ne deriva, non sono per niente l’espressione di un progresso o di .democratismo. Dopo la cosiddetta “rivoluzione” norvegese, che consistette nel deporre e allontanare il re di Svezia dalla Norvegia, i norvegesi si elessero pacificamente un altro re, respingendo con un plebiscito il progetto di istaurare una repubblica. Ciò che gli ammiratori superficiali di ogni movimento nazionale e di ogni sembianza d’indipendenza avevano proclamato una “rivoluzione”, non fu che una semplice manifestazione del particolarismo contadino e piccolo-borghese, del desiderio di avere per il proprio denaro un “proprio” re, invece di quello imposto dall’aristocrazia svedese; fu dunque un movimento che non aveva decisamente nulla di rivoluzionario. Nello stesso tempo, questa storia della rottura della unione svedese-norvegese ha dimostrato ancora una volta sino a che punto, anche in questo caso, la federazione esistita sino allora non fosse che l’espressione di interessi puramente dinastici e, per conseguenza, una forma di monarchia e di reazione. . .» («Przeglad»).

È, alla lettera, tutto ciò che dice Rosa Luxemburg su questa questione!! E bisogna riconoscere che sarebbe difficile mostrare con maggior rilievo l’impotenza della propria posizione di quel che non abbia fatto Rosa Luxemburg con l’esempio citato.

Si trattava e si tratta di sapere se, in uno Stato a composizione nazionale eterogenea, la socialdemocrazia ha o no bisogno di un programma che riconosca il diritto all’autodecisione o alla separazione.

Che cosa ci dice dunque in proposito l’esempio della Norvegia, scelto dalla stessa Rosa Luxemburg?

La nostra autrice gira e si rigira, fa dello spirito e strepita contro il giornale «Naprzód», ma non risponde alla domanda!! Rosa Luxemburg parla di tutto un po’ per non dire nemmeno una parola sull’essenza della questione!

Non c’è dubbio che i piccoli borghesi della Norvegia, che vollero aver per il proprio denaro un proprio re e fecero fallire col plebiscito il progetto (dell’instaurazione della repubblica, manifestarono pessime qualità piccolo- borghesi. Non c’è dubbio che se il «Naprzód» non se ne è accorto, ha manifestato qualità altrettanto pessime e non meno piccolo-borghesi.

Ma che c’entra tutto questo??

Poiché si trattava, infine, del diritto delle nazioni all’autodecisione e della posizione del proletariato socialista verso questo diritto! Perché allora Rosa Luxemburg non risponde alla questione, ma vi gira intorno senza toccarla?

Si dice che per i topi non c’è animale più forte del gatto. Per Rosa Luxemburg, a quanto pare, non c’è animale più forte del «frak». In linguaggio familiare si chiama «frak» il «partito socialista polacco», la cosiddetta frazione rivoluzionaria, e il giornalucolo cracoviano «Naprzód» condivide le idee di questa «frazione». La lotta che Rosa Luxemburg conduce contro il nazionalismo di questa «frazione» ha talmente accecato la nostra autrice, che tutto ciò che non è il «Naprzód» sparisce dal suo orizzonte.

Se il «Naprzód» dice «sì», Rosa Luxemburg ritiene suo sacro dovere dire subito «no». senza pensare affatto che così facendo essa non rivela la sua indipendenza dal «Naprzód», ma, al contrario, manifesta la sua spassosa dipendenza dal «frak», la sua incapacità di guardare le cose da un punto di vista un pochino più profondo e più ampio che quello del formicolaio di Cracovia. Il «Naprzód» è, certo, un organo molto cattivo e nient’affatto marxista, ma ciò non ci deve impedire di analizzare a fondo l’esempio della Norvegia dal momento che lo abbiamo scelto.

Per analizzare marxisticamente questo esempio noi dobbiamo fermarci non sulle pessime qualità di questi terribilissimi «fraki» ma, in primo luogo, sulle particolarità storiche concrete della separazione della Norvegia dalla Svezia e, in secondo luogo, sui compiti che si posero al proletariato dei due paesi quando questa separazione avvenne.

I legami geografici, economici e linguistici, che avvicinano la Norvegia alla Svezia, non sono meno stretti di quelli che legano molte altre nazioni slave coi grandi russi. Ma l’unione della Norvegia colla Svezia non era stata volontaria, sicché Rosa Luxemburg parla a torto di «federazione», e semplicemente perché non sa che cosa dire. Erano, stati i monarchi che al tempo delle guerre napoleoniche avevano consegnato la Norvegia alla Svezia, contro la volontà dei norvegesi, e gli svedesi avevano dovuto far entrare le loro truppe in Norvegia per assoggettarsela.

Dopo di che, durante molti decenni, nonostante l’autonomia molto larga di cui godeva la Norvegia (una sua propria Dieta, ecc.), gli attriti tra la Norvegia e la Svezia avevano persistito, ininterrotti; e i norvegesi aspiravano con tutte le loro forze a scuotere il giogo dell’aristocrazia svedese. Essi lo scossero finalmente nell’agosto del 1905: la Dieta norvegese decretò che il re di Svezia aveva cessato di essere il re di Norvegia; e il referendum, consultazione del popolo norvegese, effettuato in seguito, diede una schiacciante maggioranza di voti (circa 200 mila contro alcune centinaia) in favore della separazione completa dalla Svezia. Dopo qualche esitazione, gli svedesi si rassegnarono di fronte al fatto della separazione.

Questo esempio ci mostra su quale terreno sono possibili e avvengono casi di separazione delle nazioni, dati i rapporti economici e politici attuali, e quale forma assume talvolta la separazione in un ambiente di libertà politica e di democratismo.

Non un socialdemocratico, a meno che osi dichiarare che le questioni della libertà politica e della democrazia gli sono indifferenti (e in tal caso, s’intende, cesserebbe di essere socialdemocratico), potrà negare che quest’esempio prova di fatto l’obbligo, per tutti gli operai coscienti, di fare un propaganda e una preparazione sistematica perchè i conflitti che la separazione di nazioni può far sorgere si risolvano unicamente come lo furono nel 1905 tra la Norvegia e la Svezia, e non «alla russa». È ciò appunto che esprime il punto del nostro programma che rivendica il riconoscimento del diritto delle nazioni all’autodecisione. E Rosa Luxemburg è stata costretta ad eludere questo fatto, scomodo per la sua teoria, attaccando violentemente il filisteismo dei piccoli borghesi norvegesi e il «Naprzód» di Cracovia, poiché ella comprendeva benissimo che questo fatto storico smentiva irrevocabilmente le sue frasi secondo le quali il diritto delle nazioni all’autodecisione sarebbe un’«utopia», equivarrebbe al diritto di «mangiare in piatti d’oro», ecc. Simili frasi esprimono unicamente una fede opportunista, e miseramente presuntuosa, nella immutabilità degli attuali rapporti di forza tra le nazionalità dell’Europa orientale.

Proseguiamo. Nella questione dell’autodecisione delle nazioni, come in ogni altra questione, ciò che anzitutto e soprattutto ci interessa è l’autodecisione del proletariato nell’interno delle nazioni. Rosa Luxemburg ha modestamente eluso anche questa questione, sentendo come sarebbe stata spiacevole per la sua «teoria» l’analisi di questa questione sull’esempio della Norvegia, da lei scelto.

Quale fu e quale doveva essere la posizione del proletariato norvegese e svedese nel conflitto suscitato dalla separazione? Gli operai coscienti della Norvegia avrebbero certamente votato, dopo 1a separazione, per la repubblica, [*2] e se vi furono dei socialisti che abbiano votato in altro modo, ciò dimostra unicamente quanto opportunismo ottuso e piccolo-borghese vi sia ancora talvolta nel socialismo europeo. Su ciò non vi possono essere due opinioni, e se noi tocchiamo questo punto, è soltanto perchè Rosa Luxemburg cerca di larvare l’essenza della questione con chiacchiere fuori argomento. Per ciò che concerne la separazione non sappiamo se il programma del partito socialista norvegese facesse obbligo ai socialdemocratici della Norvegia di attenersi ad una determinata opinione. Ammettiamo che no, che socialisti norvegesi abbiano lasciato in sospeso la questione di stabilire in quale misura l’autonomia della Norvegia era sufficiente per una libera lotta di classe e in quale misura gli eterni attriti e conflitti con l’aristocrazia svedese frenavano la libertà della vita economica. Ma che il proletariato norvegese avrebbe dovuto marciare contro questa aristocrazia per la democrazia contadina norvegese (nonostante tutte le ristrettezze piccolo-borghesi di quest’ultima), è cosa indiscutibile.

E il proletariato svedese? È noto che i proprietari fondiari svedesi, spalleggiati dai preti svedesi, predicavano la guerra contro la Norvegia; e poiché la Norvegia è molto più debole della Svezia, poiché aveva già subito l’invasione svedese, poiché l’aristocrazia svedese ha un gran peso nel proprio paese, questa predicazione costituiva una minaccia molto grave. Si può scommettere che i Kokosckin svedesi si adoprarono a lungo e con zelo all’opera di corruzione delle masse svedesi, invitandole «a usare con prudenza le formule elastiche dell’autodecisione politica delle nazioni», dipingendo loro i pericoli della «disgregazione dello Stato» e assicurando loro che la «libertà del popolo» è compatibile con i principi tradizionali dell’aristocrazia svedese. Non vi è il minimo dubbio che la socialdemocrazia svedese avrebbe tradito la causa del socialismo e la causa della democrazia se non avesse lottato con tutte le su forze contro l’ideologia e la politica sia dei proprietari fondiari che dei «Kokosckin»; se non avesse difeso oltre che la parità di diritti delle nazioni in generale (riconosciuta anche da Kokosckin), il diritto delle nazioni all’autodecisione, la libertà della separazione della Norvegia.

La stretta alleanza tra gli operai norvegesi e quelli svedesi, la loro completa e fraterna solidarietà di classe, guadagnò da questo riconoscimento. – da parte degli operai svedesi, – del diritto dei norvegesi alla separazione. Poiché gli operai norvegesi si convinsero che quelli svedesi non erano contaminati dal nazionalismo svedese, che essi ponevano la fratellanza coi proletari norvegesi al di sopra dei privilegi della borghesia e della aristocrazia svedese. La distruzione dei legami imposti alla Norvegia dai monarchi europei e dagli aristocratici svedesi, rafforzò i legami che uniscono gli operai norvegesi e svedesi. Gli operai svedesi dimostrarono che attraverso tutte le peripezie della politica borghese – sulla base dei rapporti borghesi è perfettamente possibile un ritorno alla sottomissione violenta dei norvegesi agli svedesi – essi sapranno conservare e difendere l’eguaglianza completa e la solidarietà di classe degli operai delle due nazioni nella lotta contro la borghesia svedese e contro quella norvegese.

Da ciò si vede, tra l’altro, come sono infondati e persino semplicemente futili i tentativi compiuti talvolta dai «fraki», per «sfruttare» i nostri dissensi con Rosa Luxemburg contro la socialdemocrazia polacca. I «fraki» non sono un partito proletario, socialista, ma un partito piccolo-borghese nazionalista, qualche cosa di simile a dei socialrivoluzionari polacchi. Non si è mai parlato, né si sarebbe potuto parlare di un’unità qualsiasi dei socialdemocratici della Russia con questo partito. Mentre invece non un socialdemocratico russo ebbe mai a «pentirsi» per un avvicinamento o per un’unione coi socialdemocratici polacchi. La socialdemocrazia polacca ha il grandissimo merito storico di aver creato, per la prima volta in Polonia, in questo paese impregnato di aspirazioni e di propensioni per il nazionalismo, un partito veramente marxista, veramente proletario. Ma questo merito dei socialdemocratici polacchi è grande non perché Rosa Luxemburg ha detto una filza di sciocchezze contro il paragrafo 9 del programma marxista della Russia, ma nonostante questa triste circostanza.

Per i socialdemocratici polacchi il «diritto all’autodecisione» non ha certamente una così grande importanza come per quelli russi. È perfettamente comprensibile che la lotta contro la piccola borghesia polacca, accecata dal nazionalismo, abbia costretto i socialdemocratici polacchi a «forzare la nota» con uno zelo particolare (talvolta forse un po’ eccessivo). Nessun marxista della Russia ha mai pensato di accusare a socialdemocratici polacchi per il fatto che essi sono contro la separazione della Polonia. Questi socialdemocratici non commettono un errore che quando tentano – come Rosa Luxemburg – di negare la necessità di riconoscere, nel programma dei marxisti della Russia, il diritto all’autodecisione.

Ciò vuol dire, in sostanza, trasferire rapporti, concepibili dal punto di vista dell’orizzonte di Cracovia, sulla scala di tutti i popoli e di tutte le nazioni della Russia, compresi i grandi russi. Ciò vuoi dire essere «nazionalisti polacchi alla rovescia», invece di essere dei socialdemocratici di Russia, dei socialdemocratici internazionalisti.

Poiché la socialdemocrazia internazionale è precisamente sul terreno del riconoscimento del diritto delle nazioni all’autodecisione. Passiamo appunto ora a questa questione.

7. LA RISOLUZIONE DEL CONGRESSO INTERNAZIONALE DI LONDRA DEL 1896

 

Questa risoluzione dice:

«Il congresso si dichiara per il pieno diritto di tutte le nazioni all’autodecisione [Selbstbestimmungsrecht] ed esprime la propria simpatia agli operai di ogni paese oppresso attualmente dal giogo dell’assolutismo militare, nazionale o di un altro assolutismo; il congresso invita gli operai di tutti questi paesi a schierarsi nelle file degli operai coscienti [Klassenbewusste = coscienti degli interessi della propria classe] di tutto il mondo, al fine di lottare insieme con essi per abbattere il capitalismo internazionale e per realizzare gli obiettivi della socialdemocrazia internazionale».[*3]

Come abbiamo già dimostrato, i nostri opportunisti, signori Semkovski, Liebmann, Jurkevic, non sanno nulla di questa risoluzione. Ma Rosa Luxemburg la conosce e ne cita integralmente il testo che contiene la stessa espressione del nostro programma: «autodecisione».

Ci domandiamo: come Rosa Luxemburg elimina questo ostacolo che sorge dinanzi alla sua teoria «originale»?

Oh, in un modo semplicissimo: … il centro di gravità è nella seconda parte della risoluzione … ha un carattere dichiarativo … ci si può richiamare ad essa soltanto per un malinteso!!

L’impotenza e la confusione della nostra autrice sbalordiscono letteralmente. Di solito, soltanto gli opportunisti invocano il carattere dichiarativo dei punti coerentemente democratici e socialisti del programma, evitando vilmente una polemica diretta contro di essi. Evidentemente, non per nulla Rosa Luxemburg si mostra questa volta nella triste compagnia dei signori Semkovski, Liebmann e Jurkevic. Rosa Luxemburg non si risolve a dire francamente se considera la risoluzione in questione giusta o errata. Essa sfugge e si nasconde come se contasse su un lettore disattento ed ignorante, che giunto alla seconda parte della risoluzione abbia dimenticato la prima, o che non abbia mai sentito parlare delle discussioni che si erano svolte nella stampa socialista prima del Congresso di Londra.

Ma Rosa Luxemburg sbaglia di grosso se immagina di riuscire così facilmente a calpestare dinanzi agli operai coscienti della Russia una risoluzione dell’Internazionale su di un’importante questione di principio, senza neppur degnarsi di esaminarla criticamente.

Nelle discussioni che precedettero il Congresso di Londra – principalmente nelle pagine del giornale dei marxisti tedeschi: «Die Neue Zeit», – si manifestò il punto di vista di Rosa Luxemburg, e questo punto di vista, in sostanza, fu sconfitto dinanzi all’Internazionale! Ecco l’essenza della questione che specialmente il lettore russo deve tener presente.

La discussione si svolse sulla base del problema dell’indipendenza della Polonia. Vi si manifestarono tre punti di vista:

1) Il punto di vista dei «fraki», a nome dei quali scese in campo Hecker. Essi volevano che l’Internazionale nel suo programma riconoscesse la rivendicazione dell’indipendenza della Polonia. Questa proposta non fu accettata. Questo punto di vista fu sconfitto dinanzi all’Internazionale.

2) Il punto di vista di Rosa Luxemburg: i socialisti polacchi non devono chiedere l’indipendenza della Polonia. Mettendosi da questo punto di vista, non poteva esser questione di proclamare il diritto delle nazioni all’autodecisione. Anche questo punto di vista fu sconfitto dinanzi all’Internazionale.

3) Il punto di vista che Kautsky sostenne allora, nel modo più particolareggiato, parlando contro Rosa Luxemburg e dimostrando l’estrema «unilateralità» del suo materialismo. Secondo questo punto di vista, l’internazionale non può oggi porre nel suo programma l’indipendenza della Polonia, ma i socialisti polacchi, – diceva Kautsky, – possono benissimo formulare tale rivendicazione. Dal punto di vista dei socialisti, ignorare i compiti della liberazione nazionale in una situazione d’oppressione nazionale, è incontestabilmente un errore.

Nella risoluzione dell’Internazionale sono riprodotte le tesi essenziali, fondamentali di questo punto di vista: da una parte il riconoscimento, – assolutamente esplicito, e che non tollera nessuna falsa interpretazione, – del pieno diritto all’autodecisione per tutte le nazioni; dall’altra parte, un appello altrettanto chiaro agli operai per l’unità internazionale della loro lotta di classe.

Noi pensiamo che questa risoluzione sia perfettamente giusta e che precisamente questa risoluzione e precisamente l’indissolubilità delle sue due parti diano l’unica giusta direttiva alla politica di classe proletaria nel problema nazionale per i paesi dell’Europa orientale e dell’Asia, all’inizio del secolo ventesimo.

Fermiamoci un po’ più minutamente sui tre punti di vista sopra elencati.

È noto che C. Marx e F. Engels consideravano come un obbligo assoluto per tutta la democrazia occidentale europea, e ancor più per la socialdemocrazia, l’appoggio attivo delle rivendicazioni d’indipendenza della Polonia. Negli anni 1840-1850 e 1860-1870, periodo della rivoluzione borghese in Austria e in Germania, periodo della «riforma contadina» in Russia, questo punto di vista era completamente giusto ed era l’unico punto di vista coerentemente democratico e proletario. Finché le masse popolari della Russia e della maggioranza dei paesi slavi dormivano ancora un sonno profondo, finché in questi paesi non v’era un movimento democratico di massa indipendente, il movimento di liberazione della nobiltà in Polonia aveva un’importanza gigantesca, di primo ordine, dal punto di vista della democrazia non soltanto panrussa, non soltanto panslava, ma anche paneuropea. [*4]

Ma se questo punto di vista di Marx era completamente giusto per il secondo terzo o il terzo quarto del secolo decimonono, esso ha cessato di esserlo nel ventesimo secolo. Movimenti democratici indipendenti, e persino un movimento proletario indipendente, sono sorti nella maggior parte dei paesi slavi e persino in uno dei paesi slavi più arretrati, la Russia. La Polonia della nobiltà è scomparsa cedendo il posto alla Polonia capitalista. In simili condizioni la Polonia non poteva non perdere la sua eccezionale importanza rivoluzionaria.

Se nel 1896 il P.P.S. («Partito socialista polacco», gli attuali «fraki») tentava di «consolidare» il punto di vista che Marx aveva in un’altra epoca, ciò significava già servirsi della lettera del marxismo contro lo spirito del marxismo. Perciò i socialdemocratici polacchi avevano perfettamente ragione quando insorsero contro le passioni nazionaliste della piccola borghesia polacca, dimostrarono l’importanza secondaria del problema nazionale per gli operai polacchi, fondarono per la prima volta un partito puramente proletario in Polonia, enunciarono il principio importantissimo dell’unione la più stretta fra l’operaio polacco e quello russo nella loro lotta di c1asse.

Ma questo voleva forse dire che l’Internazionale, all’inizio del secolo ventesimo, deve considerare superfluo per l’Europa orientale e per l’Asia il principio dell’autodecisione politica delle nazioni? Il loro diritto alla separazione? Questo sarebbe un incommensurabile assurdo che equivarrebbe (teoricamente) al riconoscimento di una compiuta trasformazione democratica borghese degli Stati turco, russo, cinese e che equivarrebbe (praticamente) ad una posizione opportunista verso l’assolutismo.

No. Per l’Europa orientale e per l’Asia, in un periodo in cui si iniziano le rivoluzioni democratiche borghesi, in un periodo di risveglio e di inasprimento dei movimenti nazionali, in un periodo in cui sorgono i partiti proletari indipendenti, il compito di questi partiti nella politica nazionale deve essere duplice: riconoscimento del diritto per tutte le nazioni all’autodecisione, – poiché la trasformazione democratica borghese non è ancora terminata, poiché la democrazia operaia difende coerentemente, seriamente, sinceramente, e non alla liberale, non alla Kokosckin, l’uguaglianza dei diritti delle nazioni, – e l’unione più stretta, l’unione indissolubile della lotta di classe dei proletari di tutte le nazioni di uno stesso Stato, in tutte le vicende della sua storia, in tutti i mutamenti di confini dei singoli Stati per opera della borghesia.

La risoluzione dell’Internazionale del 1896 definisce appunto questo doppio compito del proletariato. E precisamente sugli stessi principi si basa la risoluzione della «conferenza estiva» dei marxisti russi del 1913. C’è della gente cui sembra «contraddittorio» che questa risoluzione, riconoscendo nel quarto punto il diritto all’autodecisione, alla separazione, «dia» il massimo al nazionalismo (in realtà, nel riconoscimento del diritto di tutte le nazioni all’autodecisione vi è il massimo di democrazia e il minimo di nazionalismo), mentre nel quinto punto mette in guardia gli operai contro le parole d’ordine nazionaliste di qualsiasi borghesia e chiede l’unità e la fusione degli operai di tutte le nazioni in organizzazioni proletarie internazionali unite. Ma possono vedere qui una «contraddizione» soltanto delle intelligenze superficiali, incapaci di comprendere, per esempio, perchè l’unità e la solidarietà di classe del proletariato svedese e norvegese vinsero quando gli operai svedesi difesero la libertà per la Norvegia di separarsi e di costituire uno Stato indipendente.

8. L’UTOPISTA CARLO MARX E LA PRATICA ROSA LUXEMBURG

 

Rosa Luxemburg afferma e ripete fino alla nausea che l’indipendenza della Polonia è un’«utopia» ed esclama ironicamente: perchè non porre la rivendicazione dell’indipendenza dell’Irlanda?

Evidentemente, la «pratica» Rosa Luxemburg ignora l’atteggiamento di Carlo Marx verso il problema dell’indipendenza dell’Irlanda. Vale la pena di intrattenervisi per citare un esempio di analisi della rivendicazione concreta dell’indipendenza nazionale, da un punto di vista realmente marxista e non opportunista.

Marx aveva l’abitudine, – così egli diceva, -,di «tastare il dente» ai suoi conoscenti socialisti, controllandone la coscienza e la forza di convinzione. Dopo aver fatto conoscenza con Lopatin, Marx scrive ad. Engels il 15 luglio 1870 cose oltremodo lusinghiere sul giovane socialista russo, ma aggiunge:

… «Punto debole: la Polonia. Su questo punto Lopatin parla assolutamente così come un inglese, diciamo come un “chartista” inglese della vecchia scuola, parla dell’Irlanda».

Al socialista della nazione che opprime, Marx rivolge delle domande sul suo atteggiamento verso la nazione oppressa e scopre immediatamente un difetto comune ai socialisti delle nazioni dominanti (inglese e russa); l’incomprensione dei loro obblighi socialisti verso le nazioni oppresse, le rimasticature di pregiudizi presi alla borghesia della «grande potenza».

Prima di passare alle affermazioni positive di Marx in merito all’Irlanda, bisogna dire che verso la questione nazionale in generale, Marx ed Engels avevano un atteggiamento severamente critico, poiché ne valutavano l’importanza storica condizionata, Così Engels, il 23 maggio 1851, scriveva a Marx che lo studio della storia lo spingeva a conclusioni pessimiste riguardo alla Polonia, che la Polonia era importante temporaneamente e soltanto fino alla rivoluzione agraria in Russia. La parte dei polacchi nella storia è quella delle «sciocchezze audaci». «Non si può supporre, nemmeno per un momento, che la Polonia riesca a rappresentare anche soltanto di fronte alla Russia il progresso, od abbia una qualsiasi importanza storica». In Russia vi sono più elementi di civiltà, di coltura, di industria, di borghesia, che non nella «sonnolenta Polonia della nobiltà». «Che cosa contano Varsavia e Cracovia di fronte a Pietroburgo, Mosca, Odessa!» Engels non crede nel successo dell’insurrezione della nobiltà polacca.

Ma tutte queste idee, nelle quali vi è tanta geniale chiaroveggenza, non impedirono affatto ad Engels ed a Marx di manifestare, – 12 anni dopo, quando la Russia dormiva ancora e la Polonia ribolliva, – la più profonda ed ardente simpatia per il movimento polacco.

Nel 1864, mentre prepara l’indirizzo dell’Internazionale, Marx scrive ad Engels (4 novembre 1864) che si sarà costretti lottare contro il nazionalismo di Mazzini. «Nei punti dell’Indirizzo in cui si parla di politica internazionale parlo di paesi e non di nazionalità, denuncio la Russia e non gli Stati meno importanti», – scrive Marx. Che la questione nazionale sia subordinata alla «questione operaia», è cosa indiscutibile per Marx. Ma la sua teoria è lontana come il cielo dalla terra dall’ignorare i movimenti nazionali.

Arriva il 1866. Marx scrive ad Engels che la «cricca di Proudhon» a Parigi «afferma che le nazionalità sono un assurdo e aggredisce Bismarck e Garibaldi. Come polemica contro lo sciovinismo, questa tattica è utile e spiegabile. Ma quando degli adepti di Proudhon (tra i quali anche i miei buoni amici di qui, Lafargue e Longuet) pensano che tutta l’Europa può e deve tranquillamente e pacificamente star seduta sul suo didietro finché i signori, in Francia, non avranno abolito la miseria e l’ignoranza … allora sono ridicoli» (Lettera del 7 giugno 1866).

«Ieri, – scrive Marx il 20 giugno 1866, – al Consiglio dell’Internazionale vi fu una discussione sull’attuale guerra … La discussione, com’era prevedibile, si ridusse alla questione delle “nazionalità” e del nostro atteggiamento verso di essa … I rappresentanti della “giovane Francia” (non operai) sostennero il punto di vista che ogni nazionalità e la nazione stessa sono pregiudizi invecchiati. Uno stirnerismo proudhoniano … Tutto il mondo deve aspettare fino a che i francesi non saranno maturi per il compimento della rivoluzione sociale … Gli inglesi risero molto quando incominciai il mio discorso costatando che il nostro amico Lafargue ed altri, che hanno abolito le nazionalità, si rivolgono a noi in francese, e cioè in una lingua incomprensibile per i nove decimi dell’assemblea. In seguito accennai che Lafargue, senza neppur rendersene conto, per negazione delle nazionalità intende, sembra, il loro assorbimento da parte della nazione francese modello».

La deduzione che si trae da tutte queste osservazioni critiche di Marx è chiara: la classe operaia può, meno di qualsiasi altra, farsi un feticcio della questione nazionale, perchè lo sviluppo del capitalismo non ridesta necessariamente a vita indipendente tutte le nazioni. Ma. dal momento che sono sorti dei movimenti nazionali di massa, infischiarsi di essi, rifiutare di appoggiare quanto vi è in essi di progressivo, significa, in realtà, cedere a pregiudizi nazionalistici e precisamente: riconoscere la «propria» nazione come «nazione modello» (oppure, aggiungiamo per conto nostro, come nazione che possiede il privilegio esclusivo di edificare uno Stato).[*5]

Ma ritorniamo al problema dell’irlanda.

La posizione di Marx verso questo problema è espressa con la massima chiarezza nei seguenti passi tolti da una sua lettera:

«Ho tentato con ogni mezzo di indurre degli operai inglesi a manifestare a favore del fenianismo [vii]… Prima, ritenevo impossibile la separazione dell’Irlanda dall’Inghilterra. Adesso la considero inevitabile, anche se dopo la separazione si arriverò alla federazione». Così scriveva Marx nella lettera ad Engels del 2 novembre 1867.

Nella lettera del 30 novembre di quello stesso anno egli aggiunge:

«Che cosa dobbiamo consigliare agli operai inglesi? Secondo la mia opinione essi devono introdurre nel loro programma un punto sul Repeal (scioglimento) dell’unione» (dell’Irlanda con l’Inghilterra, e cioè la separazione dell’Irlanda dall’Inghilterra), «in breve, la rivendicazione del 1783, ma democratizzata e adattata alle condizioni attuali. Questa è l’unica forma legale di liberazione dell’Irlanda ed è perciò l’unica che possa essere accettata nel programma del partito inglese. L’esperienza dimostrerà in seguito se una semplice unione personale fra i due paesi può durare a lungo …

«… All’Irlanda necessita quanto segue:

«1) Autonomia e indipendenza dall’Inghilterra.

«2) Rivoluzione agraria» …

Attribuendo un’immensa importanza al problema dell’Irlanda, Marx leggeva nell’Unione operaia tedesca delle conferenze di un’ora e mezza su questo tema (lettera del 17 dicembre 1867).

Engels nella lettera del 20 novembre 1868 nota «fra gli operai inglesi dell’odio contro gli irlandesi», e quasi dopo un anno (24 ottobre 1869), ritornando sull’argomento, scrive:

«Dall’Irlanda alla Russia il n’y a qu’un pas [non c’è che un passo …

L’esempio della storia irlandese mostra quale disgrazia sia per un popolo l’aver sottomesso un altro popolo. Tutte le bassezze inglesi hanno la loro origine nella questione irlandese. Devo ancora studiare l’epoca di Cromwell, ma in ogni caso, per me è indiscutibile che, anche in Inghilterra, le cose avrebbero preso un’altra piega senza la necessitò di dominare militarmente l’Irlanda e di creare una nuova aristocrazia».

Notiamo en passant la lettera di Marx ad Engels del 18 agosto 1869:

«In Posnania gli operai polacchi hanno condotto uno sciopero vittorioso grazie all’aiuto dei compagni di Berlino. Questa lotta contro il “Signor Capitale”, – anche nella forma più elementare, nella forma dello sciopero, – la farà finita con i pregiudizi nazionali, più seriamente che non le declamazioni intorno alla pace sulle labbra dei signori borghesi».

Da quanto segue risulta qual è la politica che Marx ha condotto nell’Internazionale sulla questione irlandese:

Il 18 novembre 1869 Marx scrive ad Engels di aver pronunciato un discorso di un’ora e un quarto nel Consiglio dell’Internazionale sul problema della posizione del ministero britannico verso l’amnistia irlandese e di aver proposto la seguente risoluzione:

«Si decide:

che il signor Gladstone, nella sua risposta alle richieste irlandesi di liberare i patrioti irlandesi, offende intenzionalmente la nazione irlandese;

che egli vincola l’amnistia politica a condizioni ugualmente umilianti e per le vittime del cattivo governo e per il popolo che esso rappresenta;

che Gladstone, le mani legate dalla sua posizione ufficiale, ha salutato pubblicamente e solennemente la rivolta degli schiavisti americani, e si accinge ora a predicare al popolo irlandese la dottrina dell’obbedienza passiva;

che tutta questa politica concernente l’amnistia irlandese è la più netta manifestazione di quella “politica di conquista“, smascherando la quale il signor Gladatone rovesciò il ministero dei suoi avversari, i tories;

che il Consiglio generale dell’Associazione internazionale degli operai esprime la propria ammirazione per l’audacia, la fermezza, la nobiltà con le quali il popolo irlandese conduce la campagna per l’amnistia;

che questa risoluzione deve essere comunicata a tutte le sezioni dell’Associazione internazionale dei lavoratori e a tutte le organizzazioni operaie d’Europa e d’America ad essa collegate»

Il 10 dicembre 1869 Marx scrive che la sua relazione al Consiglio dell’Internazionale sulla questione irlandese sarà svolta nel modo seguente:

… «In modo assolutamente indipendente da ogni frase “internazionalista” ed “umanitaria” sulla “giustizia verso l’irlanda”, – che al Consiglio dell’Internazionale cosa di per sé comprensibile – l’interesse diretto e assoluto della English Working Class [classe operaia inglese] to get rid of their present connexion with Irlad [esige che essa spezzi i suoi legami attuali con l’irlanda]. Questa è la mia più profonda convinzione basata su delle ragioni che in parte non posso esporre agli stessi operai inglesi. Avevo pensato per molto tempo che fosse possibile abbattere il regime irlandese con un sollevamento della classe operaia inglese. Ho sempre sostenuto questo punto di vista nella “New York Tribune” [giornale americano al quale Marx collaborò lungamente]. Uno studio più profondo del problema mi ha convinto del contrario. La classe operaia inglese non potrà fare nulla finché non si libererà dell’Irlanda … La reazione inglese in Inghilterra ha le sue radici nella sottomissione dell’Irlanda». (Il corsivo è di Marx).

La politica di Marx nella questione irlandese dovrebbe ora essere completamente chiara per i lettori.

L’«utopista» Marx è così «poco pratico» che è per la separazione dell’Irlanda, la quale, anche mezzo secolo dopo, non è ancora realizzata. Questa politica di Marx a che cosa era dovuta? E non era errata?

Marx aveva pensato dapprincipio che l’Irlanda non sarebbe stata liberata dal movimento nazionale della nazione oppressa, ma dal movimento operaio della nazione che l’opprimeva. Per Marx, i movimenti nazionali non sono un assoluto, perchè egli sa che soltanto la vittoria della classe operaia potrà portare alla completa liberazione di tutte le nazionalità. Calcolare preventivamente tutti i possibili rapporti reciproci fra i movimenti borghesi di liberazione nelle nazioni oppresse ed il movimento proletario di liberazione nella nazione che opprime (ed è proprio questo il problema che rende così difficile il problema nazionale nella Russia attuale) è cosa impossibile.

Ma le circostanze han fatto sì che la classe operaia inglese è caduta per un periodo abbastanza lungo sotto l’influenza dei liberali, accodandosi a loro e decapitandosi con una politica operaia liberale. Il movimento borghese di liberazione in Irlanda si rafforza ed assume una forma rivoluzionaria. Marx rivede la propria opinione e la corregge. «È una disgrazia per un popolo d’aver asservito un altro popolo». La classe operaia, in Inghilterra, non si libererà finché l’Irlanda non si libererà dal giogo inglese. L’asservimento dell’Irlanda rafforza ed alimenta la reazione in Inghilterra (così come l’asservimento di parecchie nazioni alimenta la reazione in Russia).

E Marx, facendo votare dall’Internazionale una risoluzione che esprime simpatia per la «nazione irlandese», per il «popolo irlandese» (l’intelligente L. Vl, probabilmente, avrebbe squalificato il povero Marx per aver dimenticato la lotta di classe!) propugna la separazione dell’Irlanda dall’Inghilterra, «anche se dopo la separazione si arriverò alla federazione».

Quali sono le premesse teoriche di questa conclusione di Marx? In Inghilterra la rivoluzione borghese era già terminata da lungo tempo. Ma in Irlanda non era terminata; soltanto oggi, mezzo secolo dopo, le riforme dei liberali inglesi la conducono a termine. Se il capitalismo in Inghilterra fosse stato tolto di mezzo rapidamente, come Marx sperava dapprincipio, non vi sarebbe stato posto per un movimento democratico, borghese. nazionale in Irlanda. Ma quando questo movimento sorge, Marx consiglia gli operai inglesi di sostenerlo, di dargli un impulso rivoluzionario, di spingerlo fino in fondo negli interessi della loro propria libertà.

Nel decennio 1860-1870, i legami economici dell’Irlanda con l’Inghilterra erano certamente ancora più stretti di quelli esistenti fra la Russia e la Polonia, l’Ucraina, ecc. Che la separazione dell’Irlanda fosse «non pratica» e «irrealizzabile» (sia pure a causa delle condizioni geografiche e dell’immensa potenza coloniale dell’Inghilterra) era cosa evidentissima. Avversario, per principio, del federalismo, Marx ammette la federazione [*6] nel caso in questione, purché alla liberazione dell’Irlanda si giunga non per la via riformista, ma per la via rivoluzionaria, con un movimento delle, masse popolari d’Irlanda, sostenuto dalla classe operaia dell’Inghilterra. È indiscutibile che soltanto una tale soluzione del problema storico avrebbe maggiormente favorito gli interessi del proletariato e la rapidità dell’evoluzione sociale.

Le cose sono andate diversamente. Sia il popolo irlandese che il proletariato inglese si dimostrarono deboli. Soltanto oggi, con pietosi accordi fra i liberali inglesi e la borghesia irlandese, si risolve (e con quanti stenti, – come dimostra l’esempio dell’Ulster) il problema irlandese per mezzo di una riforma agraria (con il riscatto) e dell’autonomia (non ancora attuata). Ebbene? Bisogna dedurre che Marx e Engels furono degli «utopisti», che essi formularono delle rivendicazioni nazionali «irrealizzabili», si lasciarono influenzare dai nazionalisti irlandesi piccolo-borghesi (il carattere piccolo- borghese del movimento «feniano» è indiscutibile), ecc.?

No. Anche nella questione irlandese Marx e Engels condussero una politica proletaria conseguènte che educava effettivamente le masse nello spirito della democrazia e del socialismo. Soltanto questa politica poteva risparmiare all’Irlanda e all’Inghilterra che le necessarie riforme si protraessero per mezzo secolo e che i liberali le deformassero a vantaggio della reazione.

La politica di Marx e Engels nel problema irlandese è un grandissimo esempio, – che ancor oggi conserva un’immensa importanza pratica, – del modo come il proletariato delle nazioni che ne opprimono altre deve comportarsi verso i movimenti nazionali, un esempio che ci mette in guardia contro «lo zelo servile» dei piccoli borghesi di tutti i paesi, di tutti i colori e di tutte le lingue, che si affrettano a chiamare «utopia» ogni mutamento dei confini dello Stato, confini tracciati dalle violenze e dai privilegi dei proprietari fondiari e della borghesia di una nazione.

Se il proletariato irlandese e quello inglese non avessero accettato la politica di Marx, non avessero propugnato come loro parola d’ordine la separazione dell’Irlanda, avrebbero dato prova del peggiore opportunismo, avrebbero dimostrato di aver dimenticato i compiti del democratico e del socialista, avrebbero fatto una concessione alla reazione ed alla borghesia inglesi.

9. IL PROGRAMMA DEL 1903 E I SUOI LIQUIDATORI

 

I verbali del Congresso del 1903, che accettò il programma dei marxisti russi, sono ormai una vera rarità, e la stragrande maggioranza dei militanti dell’odierno movimento operaio non conosce le motivazioni dei singoli punti del programma (tanto più che molti degli scritti che vi si riferiscono non approfittano dei benefici della legalità …). È perciò necessario esaminare come fu trattato il problema che ci interessa al Congresso del 1903.

Notiamo anzitutto che le pubblicazioni socialdemocratiche russe sul «diritto delle nazioni all’autodecisione», quantunque scarse, mostrano con tutta chiarezza che questo diritto è stato sempre inteso nel senso di diritto alla separazione. I signori Semkovski, Liebmann e Jurkevic, mettendolo in dubbio, affermando che il paragrafo 9 «non è chiaro», ecc. parlano di «mancanza di chiarezza» soltanto per estrema ignoranza o per leggerezza. Fin dal 1902, nella «Zarià», Plekhanov, difendendo il «diritto all’autodecisione» nel progetto del programma, scrisse che questa rivendicazione, non obbligatoria per i democratici borghesi, «è obbligatoria per i socialdemocratici». «Se noi la dimenticassimo, – scrisse Plekhanov, – o non ci risolvessimo a presentarla per tema di offendere i pregiudizi nazionali dei nostri contemporanei della nazione grande-russa, il grido …: “Proletari di tutti i paesi, unitevi!”, sarebbe una vergognosa menzogna sulle nostra labbra …»

Questa caratteristica molto precisa dell’argomento fondamentale a favore del paragrafo in esame, è tanto precisa che i critici del nostro programma, – «dimentichi della loro parentela», – l’hanno elusa e la eludono. E non invano. Il rifiuto, comunque ornato, di accettare questo paragrafo è in realtà una concessione «vergognosa» al nazionalismo grande-russo. Perchè grande-russo, quando si parla del diritto di tutte le nazioni all’autodecisione? Perchè si tratta della separazione dai grandi russi. Nell’interesse dell’unione dei proletari, nell’interesse della loro solidarietà di classe è necessario il riconoscimento del diritto delle nazioni alla separazione, ecco quanto Plekhanov riconobbe quattordici anni fa con le parole da noi citate; se vi avessero riflettuto, i nostri opportunisti non avrebbero, probabilmente, detto tante sciocchezze sull’autodecisione.

Al Congresso del 1903, dove il progetto di programma difeso da Plekhanov venne approvato, il lavoro principale era affidato alla commissione per il programma. Purtroppo, non si fecero verbali delle sue riunioni. Ed essi, appunto sulla nostra questione, sarebbero stati specialmente interessanti, poiché soltanto nella commissione i rappresentanti dei socialdemocratici polacchi, Varsciavski e Ganetski, tentarono di sostener le loro opinioni e di contestare il «riconoscimento del diritto all’autodecisione». Il lettore che volesse confrontare i loro argomenti (esposti nel discorso di Varsciavski e nelle dichiarazioni sua e di Ganetski, pp. 134-136 e 388-390 dei verbali) con gli argomenti esposti da Rosa Luxemburg nell’articolo in polacco da noi esaminato, ne costaterebbe la piena identità.

Quale atteggiamento ebbe verso questi argomenti la commissione per il programma del II Congresso, nella quale soprattutto Plekhanov parlò contro i marxisti polacchi? Questi argomenti furono crudelmente scherniti! Proporre ai marxisti russi di respingere il riconoscimento del diritto delle nazioni all’autodecisione, era un assurdo tanto chiaro ed evidente, che i marxisti polacchi non ebbero neppure il coraggio di ripetere i loro argomenti alla seduta plenaria del congresso!! Essi abbandonarono il congresso, convinti che la loro posizione dinanzi alla più alta istanza dei marxisti sia grandi-russi, che ebrei, georgiani e armeni era disperata.

Questo episodio storico ha, di per sé, una grande importanza per chiunque s’interessi seriamente del proprio programma. La disfatta completa degli argomenti addotti dai marxisti polacchi alla commissione per il programma, la loro rinuncia ad ogni tentativo di difendere le proprie opinioni alla seduta del congresso è un fatto straordinariamente significativo. Non per nulla Rosa Luxemburg tacque «modestamente» questo fatto nel suo articolo del 1908. Il ricordo del congresso era, evidentemente, troppo spiacevole! Rosa Luxemburg passò sotto silenzio anche la proposta, infelice fino al ridicolo, di «correggere» il paragrafo 9 del programma, che Varsciavski e Ganetski avevano fatto in nome di tutti i marxisti polacchi nel 1903 e che né Rosa Luxemburg, né altri socialdemocratici polacchi non osarono (e non oseranno) ripetere.

Ma se Rosa Luxemburg, nascondendo la propria disfatta nel 1903, passò sotto silenzio questi fatti, chi s’interessa della storia del proprio partito si sforzerà di conoscerli e di riflettere sul loro significato.

Gli amici di Rosa Luxemburg, – abbandonando il Congresso del 1903, – scrissero:

… «Noi proponiamo di dare la seguente formulazione al punto settimo (l’attuale punto 9) nel progetto del programma: paragrafo 7. Istituzioni che garantiscano una completa libertà di sviluppo culturale a tutte le nazioni che fanno parte dello Stato» (p. 390 dei verbali).

Dunque, i marxisti polacchi scesero allora in campo con opinioni così indeterminate sulla questione nazionale che invece dell’autodecisione proposero, in sostanza, niente di diverso che uno pseudonimo della famigerata «autonomia culturale-nazionale»!

Sembra quasi inverosimile, ma purtroppo è un fatto. Al congresso stesso, benché vi fossero 5 rappresentanti del Bund con 5 voti e 3 caucasiani con 6 voti, senza contare il voto consultivo di Kostrov [viii], non vi fu nemmeno un voto per la soppressione del punto sull’autodecisione. Per aggiungere a questo punto le parole «autonomia culturale-nazionale» vi furono tre voti (per la formula di Goldblatt: «creazione di istituzioni che garantiscano alle nazioni una completa libertà di sviluppo culturale») e quattro voti per la formula di Liber («diritto di libertà per loro – per le nazioni – di sviluppo culturale»).

Oggi che è sorto un partito liberale russo, il partito dei cadetti, noi sappiamo che nel suo programma all’autodecisione politica delle nazioni si è sostituita l’«autodecisione culturale». Cosicché gli amici polacchi di Rosa Luxemburg «avevano lottato» contro il nazionalismo del P.P.S. con una tale riuscita che proposero di sostituire al programma marxista il programma liberale! E in pari tempo, accusarono di opportunismo il nostro programma! Come meravigliarsi se la commissione per il programma nominata al II Congresso accolse questa accusa soltanto con delle risate?

In che senso compresero l’«autodecisione» i delegati del II Congresso, fra i quali, come abbiamo visto, nessuno prese posizione contro l’autodecisione delle nazioni»?

Ce lo dicono i tre brani seguenti dei verbali:

«Martynov trova che la parola “autodecisione” non può esser presa in senso largo; essa esprime soltanto il diritto delle nazioni a formare un complesso politico a sé, ma nient’affatto un’autonomia regionale» (p. 171). Martynov era membro della commissione per il programma nella quale furono confutati e derisi gli argomenti degli amici di Rosa Luxemburg. Per le sue opinioni, Martynov era allora economista, acerrimo avversario dell’«Iskra», e se egli avesse espresso un’opinione non condivisa dilla maggioranza della commissione per il programma sarebbe stato certamente confutato.

Goldblatt, membro del Bund, prese per primo la parola quando il congresso, dopo il lavoro della commissione, passò all’esame del paragrafo 7 (oggi paragrafo 9) del programma.

«Contro il “diritto dell’autodecisione”, – disse Goldblatt, – non c’è nulla da ribadire. Se una nazione qualunque lotta per la sua indipendenza, non ci si può opporre. Se la Polonia non vuole concludere un matrimonio legale con la Russia, bisogna lasciarla fare, come ha detto il compagno Plekhanov. In questi limiti io consento con questa opinione» (pp. 175-176).

Alla seduta plenaria del congresso, Plekhanov non prese neppure la parola sul punto in questione. Goldblatt alluse alle parole che Plekhanov pronunciò nella commissione per il programma, dove il «diritto all’autodecisione» fu spiegato in modo esauriente e popolare come diritto alla separazione. Liber, che prese la parola dopo Goldblatt, notò:

«Certo, se qualche nazione non si sente di vivere nei confini della Russia, il partito non le opporrà ostacoli» (p. 176).

Come il lettore vede, al II Congresso del partito, che approvò il programma, non vi furono divergenze nell’interpretare l’autodecisione «soltanto» come diritto alla separazione. Persino i membri del Bund riconobbero, allora, questa verità, e soltanto nei nostri tristi tempi di persistente controrivoluzione e di «rinunce» di ogni specie si trova della gente, resa audace dalla propria ignoranza, che muove al programma l’accusa di «mancanza di chiarezza». Ma prima di occuparci di questi tristi «socialdemocratici – anche loro», – terminiamo con l’atteggiamento dei polacchi verso il programma.

Al II. Congresso (1903) essi si presentarono con la dichiarazione della necessità e dell’urgenza dell’unione. Ma uscirono dal congresso dopo gli «scacchi» subiti nella commissione per il programma, e la loro ultima parola fu una dichiarazione scritta, pubblicata nei verbali del congresso e contenente la proposta succitata di sostituire l’autodecisione con l’autonomia culturale-nazionale.

Nel 1906, i marxisti polacchi entrarono nel partito, ma né in quel momento, né dopo (né al Congresso del 1907, né alle conferenze del 1907 e 1908, né alla riunione plenaria del 1910), nemmeno una volta presentarono una sola proposta per il cambiamento del paragrafo 9 del programma russo!

È un fatto.

E questo fatto dimostra chiaramente, ad onta di tutte le frasi e di tutte le dichiarazioni, che gli amici di Rosa Luxemburg ritenevano esaurienti le discussioni che si sono svolte durante il II Congresso nella commissione per il programma e la decisione approvata dal congresso stesso, e che essi, tacendo, hanno riconosciuto e corretto il loro errore quando nel 1906 rientrarono nel partito, dopo averne abbandonato il congresso nel 1903, senza mai aver tentato di sollevare nelle istanze di partito la questione della revisione del paragrafo 9 del programma.

L’articolo di Rosa Luxemburg è stato pubblicato nel 1908 con la firma dell’autrice, – s’intende, non è venuto in mente a nessuno di negare agli scrittori del partito il diritto di criticare il programma, – e neppure dopo questo articolo nessuna istituzione ufficiale dei marxisti polacchi ha sollevato la questione della revisione del paragrafo 9.

Perciò, in verità, è un cattivo servizio che Trotski rende ad alcuni ammiratori di Rosa Luxemburg quando, in nome della redazione della «Borbà», scrive nel N. 2 di questa rivista (marzo 1914):

 

… «I marxisti polacchi considerano il “diritto all’autodecisione nazionale” completamente privo di contenuto politico e destinato ad essere eliminato dal programma» (p. 25).

Il servizievole Trotski è più pericoloso di un nemico! Egli non poté trovare argomenti per dimostrare che i «marxisti polacchi» sono, in generale, partigiani di ogni articolo di Rosa Luxemburg, se non nelle «conversazioni particolari» (e cioè semplicemente nei pettegolezzi di cui Trotski vive sempre). Trotski presenta i «marxisti polacchi» come gente senza onore e senza coscienza, che non sa nemmeno rispettare le proprie convinzioni e il programma del proprio partito. Il servizievole Trotski!

 

Nel 1903 i rappresentanti dei marxisti polacchi, a causa del diritto all’autodecisione, abbandonarono il II Congresso, ed allora Trotski poteva dire che essi ritenevano questo diritto privo di contenuto e destinato ad essere eliminato dal programma.

 

Ma dopo, i marxisti polacchi entrarono nel partito che aveva quel programma, e non presentarono mai nessuna proposta di revisione. [*7]

 

Perché Trotski tace questi fatti ai lettori della sua rivista? Soltanto perché egli ha interesse a speculare sul rinfocolamento dei dissensi fra gli avversari polacchi e russi del liquidatorismo e ad ingannare gli operai russi sulla questione del programma.

Finora, Trotski non ha mai avuto opinioni ferme su nessuna questione importante del marxismo egli «si insinuava sempre attraverso la fessura» aperta da questo o quel dissenso, passando da un campo all’altro. Oggi, egli è in compagnia dei bundisti e dei liquidatori. E questi signori non fanno cerimonie col partito.

Eccovi il bundista Liebmann:

«Quando, or sono 15 anni, la socialdemocrazia russa» – scrive quel gentleman – «inserì nel proprio programma il paragrafo concernente il diritto di ogni nazionalità all’”autodecisione”, ognuno [!!] si chiese: che cosa significa quest’espressione di moda (!!)? Ma non si ebbe risposta [!!]. Questa parola rimase [!!] avvolta nella nebbia. In realtà a quel tempo era difficile disperdere quella nebbia. Non è ancora giunto il momento in cui sarà possibile concretare questo punto, – si disse allora. Lasciamolo per ora nella nebbia [!!] e la vita stessa dimostrerà quale contenuto vi si dovrà mettere».

Non è forse meraviglioso questo «monello sbracato» [ix] che si beffa del programma del partito?

E perché si beffa?

Soltanto perché è un perfetto ignorante che non ha studiato niente, che non ha neppur consultato la storia del partito, ma è capitato semplicemente in un ambiente di liquidatori, dove «è d’uso» trattare senza cerimonie la questione del partito e dell’appartenenza al partito.

Il seminarista di Pomialovski si vanta di aver «sputato nel barile di cavoli» [x]. I signori bundisti sono andati oltre. Essi mandano avanti dei Liebmann, perché questi gentleman sputino pubblicamente nel proprio barile. Che vi sia stata una certa decisione del Congresso internazionale, che al congresso del loro proprio partito due rappresentanti del loro proprio Bund (eppure erano dei critici «severi» e degli avversari decisi dell’«Iskra»!) si siano mostrati pienamente atti a comprendere l’idea dell’«autodecisione» e l’abbiano persino approvata, son tutte cose che non contano per i signori Liebmann. E non sarà forse più facile liquidare il partito se i «giornalisti del partito» (non c’è di che scherzare!) si comporteranno verso la storia e verso il programma del partito come dei seminaristi?

Eccovi il secondo «monello sbracato», il signor Jurkevic della «Dzwina». Il signor Jurkevic aveva probabilmente sott’occhio i verbali del II Congresso, giacché cita le parole di Plekhanov, riportate da Goldblatt, e dimostra di sapere che autodecisione può significare soltanto diritto alla separazione. Ma questo non gli impedisce di diffondere fra la piccola borghesia ucraina, contro i marxisti russi, la calunnia che essi siano per l’«integrità statale» della Russia (1913, NN. 7 e 8, p. 83, passim). Certo, i signori Jurkevic non potevano immaginare mezzo migliore per staccare la democrazia ucraina da quella grande-russa. E questo distacco è alla base di tutta la linea politica del gruppo letterario della «Dzwina» che predica la separazione degli operai ucraini in un’organizzazione nazionale speciale. [*8]

Il diffondere una confusione formidabile sulla questione nazionale è incontestabilmente una funzione che conviene perfettamente al gruppo dei piccoli borghesi nazionalisti, che vanno scindendo il proletariato. Ed è questa, appunto, la funzione obiettiva della «Dzwina». È inutile dire che i signori Jurkevic e Liebmann, i quali si offendono «terribilmente» quando li si chiama «elementi che sono ai margini del partito», non hanno detto nemmeno una parola, nemmeno una parolina sul modo come essi avrebbero voluto risolvere nel programma la questione del diritto alla separazione.

Eccovi il terzo e principale «monello sbracato», il signor Semkovski, il quale, sulle colonne del giornale dei liquidatori, «annienta» dinanzi al pubblico grande-russo il paragrafo 9 del programma e dichiara nel contempo che egli, «per alcune ragioni, non è per la proposta» di sopprimere questo paragrafo!!

È incredibile, ma è vero.

Nell’agosto 1912, la conferenza dei liquidatori solleva ufficialmente la questione nazionale. Per un anno e mezzo neppure un articolo, eccettuato l’articolo del signor Semkovski, a proposito del paragrafo 9. E in questo articolo l’autore confuta il programma, mentre «per alcune ragioni» (una malattia segreta, forse?), «non è per» la proposta di correggerlo!! Si può scommettere che in tutto il mondo non è facile trovare simili esempi di opportunismo, e, anzi, – peggio di opportunismo, – di abiura e liquidazione del partito.

Basta un esempio per dare un’idea degli argomenti di Semkovski:

«Come fare, – scrive, – se il proletariato polacco volesse condurre nel quadro di un solo Stato una lotta comune con tutto il proletariato russo, e le classi reazionarie della società polacca, al contrario, volessero separare la Polonia dalla Russia e raccogliessero con un referendum la maggioranza dei voti per la separazione? Dovremo noi, socialdemocratici russi, votare nel Parlamento centrale, insieme con i nostri compagni polacchi, contro la separazione oppure, per non ledere il «diritto di autodecisione», per la separazione?» («Novaia Rabociaia Gasieta», N. 71).

Come si vede che il signor Semkovski non comprende neppure di che cosa si tratta! Egli non ha pensato che il diritto alla separazione presuppone appunto la soluzione del problema non per mezzo del Parlamento centrale, ma soltanto per mezzo del Parlamento (della Dieta, a mezzo referendum, ecc.) della regione che si vuoi separare.

Con questo stupore infantile, – «come fare» se, in regime di democrazia, la maggioranza fosse per la reazione? – si maschera il problema della politica reale, viva, vera, mentre, sia i Purisckevic che i Kokosckin considerano delittuoso perfino il pensiero della separazione! Probabilmente il proletariato di tutta la Russia oggi, deve condurre la lotta non contro i Purisckevic ed i Kokosckin, ma, evitandoli, condurre la lotta contro le classi reazionarie della Polonia!!

Ed una simile incredibile stupidaggine è scritta nell’organo dei liquidatori, che ha fra i suoi dirigenti spirituali il signor L. Martov, quel medesimo L. Martov, che elaborò il progetto del programma e lo sostenne nel 1903, e che, anche in seguito, scrisse in difesa della libertà della separazione. Oggi, L. Martov ragiona, evidentemente, secondo la massima:

Là non occorre un uomo intelligente,

inviate Read,

ed io starò a vedere. [xi]

Egli invia Read-Semkovski e permette che in un giornale quotidiano si deformi e si imbrogli senza fine il nostro programma dinanzi a lettori nuovi che non lo conoscono!

Sì, il liquidatorismo è andato lontano e in moltissimi ex socialdemocratici, ed anche socialdemocratici in vista, non è rimasta nessuna traccia dello spirito del partito.

Certo, Rosa Luxemburg non può essere paragonata a Liebmann, a Jurkevic, a Semkovski, ma il fatto che proprio siffatte persone si siano aggrappate al suo errore, dimostra con particolare evidenza in quale opportunismo essa sia caduta.

10. CONCLUSIONE

 

Tiriamo le somme.

Dal punto di vista della teoria del marxismo in generale, la questione del diritto all’autodecisione non presenta difficoltà. Non si può pensare seriamente di contestare né la risoluzione di Londra del 1896, né il fatto che per autodecisione s’intende soltanto il diritto alla separazione, e che alla formazione di Stati nazionali indipendenti tendono tutti i rivolgimenti democratici borghesi.

La difficoltà sorge in una certa misura per il fatto che in Russia, lottano e devono lottare fianco a fianco il proletariato delle nazioni oppresse e il proletariato della nazione che opprime. Difendere l’unità della lotta di classe del proletariato per il socialismo, resistere a tutte le influenze borghesi e ultrareazionarie del nazionalismo: – ecco il compito. Nelle nazioni oppresse, il raggruppamento del proletariato in un partito indipendente conduce talvolta ad una lotta così accanita contro il nazionalismo di quella data nazione, che la prospettiva si deforma e si dimentica il nazionalismo della nazione che opprime.

Ma una simile deformazione della prospettiva non può durare a lungo. L’esperienza della lotta comune dei proletari di diverse nazioni dimostra fin troppo chiaramente che noi dobbiamo porre i problemi politici non dal punto di vista di «Cracovia», ma da un punto di vista che abbracci tutta la Russia. E nella politica generale russa dominano i Purisckevic e i Kokosckin. Le loro idee regnano, ed essi predicano e conducono la persecuzione contro gli allogeni, – che accusano dì «separatismo>, di idee sulla separazione, – nella Duma, nelle scuole, nelle chiese, nelle caserme, in centinaia e migliaia di giornali. Questo veleno del nazionalismo grande-russo corrompe l’atmosfera politica di tutta la Russia. È una disgrazia per il popolo il quale, soggiogando altri popoli, rafforza la reazione in tutta la Russia. I ricordi del 1849 e del 1863 [xii] rappresentano una viva tradizione politica, la quale, se non avverranno delle tempeste su vastissima scala, minaccia di intralciare ancora per lunghi decenni ogni movimento democratico e specialmente ogni movimento socialdemocratico.

È indubbio che, per quanto talora il punto di vista di alcuni marxisti delle nazioni oppresse (la «disgrazia» dei quali consiste qualche volta nel fatto che le masse della popolazione sono accecate dall’idea della «propria» liberazione nazionale) sembri naturale, in realtà, dato il rapporto obiettivo delle forze di classe in Russia, il rifiuto di difendere il diritto all’autodecisione equivale al peggiore opportunismo, alla contaminazione del proletariato con le idee dei Kokosckin. E queste idee sono, in sostanza, le idee e la politica dei Purisckevic.

Perciò se il punto di vista di Rosa Luxemburg poteva essere dapprincipio giustificato come un punto di vista ristretto, [*9] specificamente polacco, di «Cracovia», oggi, mentre il nazionalismo, ed anzitutto il nazionalismo governativo, grande-russo, si va ovunque rafforzando ed esso dirige la politica, una simile ristrettezza diventa già imperdonabile. Infatti ad essa si aggrappano gli opportunisti di tutte le nazioni che respingono l’idea delle «tempeste» e dei «salti», che considerano terminato il rivolgimento democratico borghese e che si trascinano dietro al liberalismo dei Kokosckin.

Il nazionalismo grande-russo, come ogni nazionalismo, attraverserà diverse fasi, secondo il predominio di questa o di quella classe nel paese borghese. Fino al 1905, noi conoscevamo quasi soltanto i nazional-reazionari. Dopo la rivoluzione nacquero da noi i nazional-liberali.

Su questa posizione stanno oggi di fatto gli ottobristi e i cadetti (Kokosckin), cioè tutta la borghesia contemporanea.

E in seguito sarà inevitabile la nascita dei nazionaldemocratici grandi-russi. Uno dei fondatori del partito «socialista-populista», il signor Pescekhonov, si mise già da questo punto di vista, quando (nel numero di agosto della «Russkoie Bogatstvo» del 1906) consigliò la prudenza verso i pregiudizi nazionalisti del mugik. Benché ci abbiano falsamente accusati, noi bolscevichi, di «idealizzare» il mugik, noi abbiamo sempre distinto rigorosamente e distingueremo sempre il giudizio del mugik dal pregiudizio del mugik, il democratismo del mugik contro Purisckevic dalla tendenza del mugik a riconciliarsi col prete e col proprietario fondiario.

La democrazia proletaria deve tener conto, già oggi, del nazionalismo dei contadini grandi-russi (non per fargli delle concessioni, ma per combatterlo) e, probabilmente, dovrà tenerne conto per un tempo abbastanza lungo. [*10] Il risveglio del nazionalismo nelle nazioni oppresse, che si è manifestato con tanta forza dopo il 1905 (ricordiamo per esempio il gruppo dei «federalisti autonomisti» nella I Duma, lo sviluppo del movimento ucraino, del movimento mussulmano, ecc.), porterà inevitabilmente ad un rafforzamento del nazionalismo della piccola borghesia grande-russa nelle città e nella campagna. Quanto più la trasformazione democratica della Russia procederà lentamente, tanto più ostinati, più selvaggi, più crudeli saranno le persecuzioni nazionali e gli attriti fra la borghesia delle diverse nazioni. Il particolare spirito reazionario dei Purisckevic russi genererà (e rafforzerà) inoltre le tendenze «separatiste» in queste o quelle nazioni oppresse che, qualche volta, godono di una libertà molto maggiore negli Stati vicini.

Una simile situazione pone al proletariato della Russia un compito duplice o, più esattamente, bilaterale: lotta contro ogni nazionalismo ed, anzitutto, contro il nazionalismo grande-russo; riconoscimento non soltanto della piena uguaglianza di diritti di tutte le nazioni in generale, ma anche dell’uguale diritto di edificare uno Stato, riconoscimento cioè del diritto delle nazioni all’autodecisione, alla separazione; ed inoltre, – e proprio nell’interesse di una lotta fortunata contro ogni specie di nazionalismo in tutte le nazioni, – salvaguardia dell’unità della lotta proletaria e delle organizzazioni proletarie, e di una stretta fusione di queste ultime in una comunità internazionale, contrariamente alle tendenze borghesi verso un particolarismo nazionale.

Piena uguaglianza dei diritti delle nazioni; diritto delle nazioni all’autodecisione; fusione degli operai di tutte le nazioni: -questo è il programma nazionale che il marxismo, l’esperienza di tutto il mondo e l’esperienza della Russia additano agli operai.

Questo articolo era già stato composto quando ho ricevuto il N. 3 della «Nascia Rabociaia Gasieta» in cui il signor Vl. Kossovski scrive a proposito del riconoscimento del diritto di tutte le nazioni all’autodecisione:

«Meccanicamente riprodotto secondo la risoluzione del I Congresso del partito (1898), il quale, dal canto suo, lo aveva preso in prestito dalle decisioni dei congressi socialisti internazionali, esso è stato, come testimoniano i dibattiti, compreso dal Congresso del 1903 nel senso che gli aveva attribuito l’Internazionale socialista: quello dell’autodecisione politica, cioè dell’autodecisione delle nazioni nel senso dell’indipendenza politica. In tal modo, la formula dell’autodecisione nazionale significando il diritto al particolarisino territoriale, non riguarda affatto la questione del come regolare le relazioni nazionali nell’interno di un dato organismo statale per le nazionalità che non possono o non vogliono uscire dallo Stato esistente»,

Da ciò si può vedere che il signor Vl. Kossovski aveva sottomano i verbali del II Congresso del 1903 e ch’egli sa benissimo quale sia il vero (e unico) senso della nozione di autodecisione. Confrontate con ciò il fatto che la redazione del giornale bundista «Zeit» fa scendere in campo il signor Liebmann per schernire il programma e dichiararlo non chiaro!! Strani costumi «di partito» quelli dei signori bundisti … Perché Kossovski dichiara che l’adozione dell’autodecisione da parte del congresso è una riproduzione meccanica? «Lo sa Allah». V’è della gente che ha «voglia di ribattere»; ma che cosa, come, perché e a che scopo: ecco ciò che essi ignorano.

Pubblicato nella rivista «Prosvestcenie», N. 4, 5, 6, 1914.

V. I. Lenin, «Opere complete»,

Vol. XVII, pp. 425-474 3 ª ed. russa.


Lenin, Opere scelte, Volume 1, Edizioni in lingue estere, Mosca 1947

Avvertenza dell’editore

La presente versione italiana delle «Opere scelte di Lenin in due volumi» è stata condotta sull’edizione russa preparata dall’Istituto Marx-Engels-Lenin (Mosca, 1946), ad eccezione delle due opere di Lenin «Che fare?» e «Un passo avanti, due indietro», che sono state tradotte dall’edizione del 1908 (colle riduzioni apportate dallo stesso autore).

Per rendere più facile al lettore la comprensione del testo, alla fine del libro sono date note redazionali di carattere informativo. Le note a piè di pagina non seguite da nessuna sigla sono di V. Lenin.

  

Note:

*1 Un certo L. Vl. di Parigi trova che questa parola non è marxista. Quel L. Vl. è un uomo «superklug» (tradotto vuol dire ironicamente: «troppo intelligente»). Il «troppo intelligente» L. Vi. si prepara evidentemente a scrivere uno studio per eliminare dal nostro programma minimo (dal punto di vista della lotta delle classi) le parole: «popolazione», «popolo», ecc.

*2 Se la maggioranza della nazione norvegese fosse stata per la monarchia e il proletariato per la repubblica, allora di fronte al proletariato norvegese, in generale, si sarebbero aperte due vie: o fare la rivoluzione, se le condizioni erano per essa mature, o sottomettersi alla maggioranza e intraprendere un lungo lavoro di propaganda e di agitazione.

*3Si veda il resoconto ufficiale tedesco del Congresso di Londra: «Verhandlungen und Beschüsse des internationalen sozialistischen Arbeiter- und Gewerkschafts Kongresses zu London, vom 27. Juli bis 1. August 1896», Berlin, 1897, S. 18. («Verbali e risoluzioni del Congresso internazionale dei partiti operai socialisti e dei sindacati a Londra, 27 luglio-1° agosto 1896», Berlino, 1897. p. 18. — N.d. Tr.). Esiste un opuscolo russo con le risoluzioni dei congressi internazionali, in cui «autodecisione» è tradotto inesattamente «autonomia».

*4 Sarebbe un lavoro storico di sommo interesse comparare la posizione del nobile polacco insorto del ‘63, la posizione del democratico rivoluzionario panrusso Cerniscevski che sapeva anch’egli (come Marx) apprezzare l’importanza del movimento polacco, e la posizione del piccolo borghese ucraino Dragomanov, sceso in campo molto più tardi, il quale esprimeva il punto di vista del contadino, ancora così selvaggio, addormentato, attaccato al suo mucchio di letame, e che, per il suo legittimo odio verso il signore polacco, non poteva comprendere il significato che la lotta di questo signore aveva per la democrazia panrussa. (Cfr. «La Polonia storica e la democrazia panrussa», Dragomanov). Dragomanov meritò pienamente le effusioni entusiastiche con le quali lo premiò poi il signor P. B. Struve divenuto ormai nazional-liberale.

*5 Cfr. anche la lettera di Marx ad Engels del 3 giugno 1867 … «Con sincero piacere, da una corrispondenza da Parigi al “Times” ho avuto notizia delle acclamazioni filopolacche dei parigini contro la Russia… Il signor Proudhon e la sua piccola cricca dottrinaria non sono il popolo francese».

*6 Non è neppur difficile comprendere perché, da un punto di vista socialdemocratico, per diritto delle nazioni «all’autodecisione» non si può intendere la federazione, l’autonomia (quantunque, parlando genericamente, l’una e l’altra passino per «autodecisione»). Il diritto alla federazione è in generale un nonsenso, poiché la federazione è un accordo di due parti. È persino inutile dire che i marxisti non possono in nessun modo includere nel loro programma la difesa del federalismo. Per quanto riguarda l’autonomia, i marxisti difendono non «il diritto» alla autonomia, ma l’autonomia stessa, come principio generale, universale dello Stato democratico plurinazionale con stridenti differenze geografiche e altre. Perciò riconoscere il «diritto delle nazioni all’autonomia» sarebbe assurdo come riconoscere il «diritto delle nazioni alla federazione».

*7 Ci si comunica che i marxisti polacchi hanno partecipato alla riunione dei marxisti russi, che si è tenuta nell’estate 1913, soltanto con voto consultivo e che sulla questione del diritto all’autodecisione (separazione) si sono astenuti esprimendosi in generale contro un simile diritto. S’intende, essi avevano tutto il diritto di agire così e di fare, come prima, della propaganda in Polonia contro la separazione della Polonia stessa. Ma questo non è precisamente ciò di cui parla Trotski, poiché i marxisti polacchi non hanno chiesto l’«eliminazione» del paragrafo 9 «dal programma».

*8 Si veda particolarmente la prefazione del signor Jurkevic al libro del signor Levinski: «Saggio sullo sviluppo del movimento operaio ucraino in Galizia». Kiev, 1914

*9 Non è difficile comprendere che il riconoscimento da parte dei marxisti di tutta la Russia, ed anzitutto grandi-russi, del diritto delle nazioni alla separazione, non esclude affatto l’agitazione contro la separazione da parte dei marxisti di questa o quella nazione oppressa, così come il riconoscimento del diritto del divorzio non esclude l’agitazione contro il divorzio in questo o in quel caso. Noi pensiamo perciò che aumenterà inevitabilmente il numero dei marxisti polacchi, i quali incominceranno a ridere dell’inesistente «contraddizione» che Semkovski e Trotski stanno «rimettendo al fuoco»,

*10 Sarebbe interessante seguire le vicissitudini, per esempio, del nazionalismo in Polonia, che da nazionalismo della nobiltà si è trasformato in nazionalismo borghese ed infine in nazionalismo contadino. Ludovico Bernhard, nel suo libro «Das polnische Gemeinwesen in preussischen Staat» («I polacchi in Prussia»; esiste una traduzione russa), mettendosi egli stesso dal punto di vista di un Kokosckin tedesco, descrive un fenomeno straordinariamente caratteristico: la costituzione di una specie di «repubblica contadina» dei polacchi in Germania, in forma di stretto aggruppamento di ogni genere di cooperative ed altre associazioni di contadini polacchi nella lotta per la nazionalità, per la religione, per la terra «polacca». Il giogo tedesco ha riunito i polacchi, li ha isolati, ha risvegliato dapprima il nazionalismo della nobiltà, poi quello dei borghesi, e infine quello delle masse contadine (specialmente dopo la campagna che i tedeschi iniziarono nel 1873, contro la lingua polacca nelle scuole). Nello stesso senso si orientano le cose in Russia e non soltanto per quanto concerne la Polonia.


[i] «Prosvestcenie» («Prosvestcenie»), rivista teorica bolscevica legale che si pubblicò a Pietroburgo dal dicembre del 1911 al luglio del 1914

[ii] Rosa Luxemburg (1871-1919),personalità eminente della socialdemocrazia polacca e tedesca, uno dei fondatori del partito comunista della Germania. Rivoluzionaria ardente, lottò instancabilmente per la causa della classe operaia. Lenin apprezzò altamente i servizi resi da R. Luxemburg al movimento operaio internazionale, ma al tempo stesso la criticò acerbamente per la posizione semimenscevica da lei assunta circa importantissime questioni del marxismo rivoluzionario, in particolare circa la questione nazionale.

[iii] («Przeglad Socjal-Demokratyczny» («L’osservatore socialdemocratico»), organo teorico della socialdemocrazia polacca e lituana; uscì a Cracovia dal 1902 al 1910.

[iv] «Pravda», giornale quotidiano legale bolscevico, organizzato e diretto da Lenin e da Stalin. Incominciò ad uscire il 22 aprile (5 maggio) 1912 a Pietroburgo. Subì continue persecuzioni da parte del governo zarista e fu più volte soppresso. Appariva allora sotto nuovi titoli: «Rabociaia Pravda» («La verità operaia»), «Proletarskaia Pravda» («La verità proletaria»), e altri. Nel luglio 1914, alla vigilia della prima guerra mondiale, il giornale fu soppresso dal governo. Ricominciò le sue pubblicazioni dopo l’abbattimento dello zarismo nel marzo 1917, come organo centrale del partito bolscevico. Dopo le giornate di luglio (si veda [*] a termine della presente nota) il giornale passò a un’esistenza semilegale, e uscì sotto titoli diversi. Il 9 novembre 1917 ricominciò a uscire sotto il suo primo titolo. Nel marzo del 1918 fu trasferito a Mosca. Da allora la «Pravda» è l’organo del Comitato centrale e del Comitato di Mosca del Partito comunista (bolscevico) dell’U.R.S.S.

[*] La crisi di luglio sotto Kerenski fu provocata dagli avvenimenti del 3-5 luglio 1917 a Pietrogrado. In quei giorni gli operai e i soldati scesero spontaneamente nelle strade esigendo il passaggio di tutto il potere ai Soviet. Nonostante il carattere pacifico delle dimostrazioni, il governo provvisorio borghese, con a capo il socialista-rivoluzionario Kerenski, fece intervenire le truppe contro i dimostranti. soffocate le manifestazioni, il governo cominciò a perseguitare i bolscevichi, chiuse l’organo centrale del partito bolscevico, la «Pravda» («La Verità»), diede l’ordine di arrestare Lenin, che fu costretto a passare all’illegalità, arrestò vari capi eminenti del partito bolscevico, ecc. Ma il partito, sotto la direzione di Lenin e Stalin, seppe in queste difficilissime condizioni preparare la vittoria della Rivoluzione proletaria nell’Ottobre del 1917.

[v] Espressione che caratterizza l’arbitrio poliziesco. Dal racconto dello scrittore russo Gleb Uspenski «La garitta», nel quale è descritto il tipo del poliziotto Mymrezov. Di uno zelo eccezionale, Mymrezov per ogni pretesto «trascinava» i. passanti al posto di polizia e non «li lasciava andare» per i fatti loro.

[vi] Così si chiamavano i nazionalisti separatisti ucraini (dal nome dell’hetman ucraino Mazepa [visse verso il 1644-1709] che aspirava al distacco dell’Ucraina dal Regno di Mosca).

[vii] Fenianismo, movimento in favore della separazione dell’Irlanda dall’Inghilterra sorto nel 1857. L’organizzazione rivoluzionaria dei feniani agiva al tempo stesso in Irlanda e in.America.

[viii] Kostrov, pseudonimo di N. Giordania (nato nel 1870), capo dei menscevichi georgiani.

[ix] Personaggio della novella di Saltikov-Stcedrin «All’estero».

[x] Si allude al noto romanzo dello scrittore russo N. Pomialovski: «Vita di seminario» che rivela l’assurdo sistema di educazione e i costumi bestiali che vigevano nei seminari russi degli anni 1850-1870.

[xi] Parole di una canzonetta da soldati che si cantava ai tempi della campagna di Crimea, e di cui si attribuiva la paternità a Leone Tolstoi. Allusione al rovescio subito in un’operazione dalle truppe comandate del generale Read.

[xii] Si allude al soffocamento della rivoluzione ungherese nel 1849, avvenute coll’ausilio delle truppe dello zar russo Nicola I, e alla repressione dell’insurrezione polacca nel 1863 da parte del governo zarista.

 Lenin, Obras Escogidas, vol. 1, pág 538-583

Lenin

El derecho de las naciones a la autodeterminación
publicado en el Diario Prosveschenie, N º 4-5-6 de 1914

El apartado nueve del programa de los marxistas rusos, que es el derecho de las naciones a la autodeterminación, ha despertado recientemente (como dijimos en “Prosveschenie” [i]) a través de una cruzada por los oportunistas. Tanto el síndico liquidador de Rusia Semkovski en un periódico de San Petersburgo, como la Liebmann bundista y socialnazionalista ucraniana Jurkevic atacado este párrafo en sus diarios, y se trata con el mayor desprecio. No hay duda de que esta invasión “del oportunismo de los doce idiomas” contra nuestro programa marxista, está estrechamente relacionada con los movimientos nacionalistas modernos en general. Por eso parece oportuno examinar en detalle la cuestión. Observamos sólo que ninguno de los oportunistas sunnominati hecho uso de nuevos temas: a todos aquellos que se limitan a repetir lo que Rosa Luxemburgo [ii], escribió en su extenso artículo en polaco, publicó en los años 1908-1909, titulado “La cuestión nacional y la “autonomía”. En nuestra presentación, a continuación, tendrá especialmente en cuenta los argumentos de los “originales” del escritor.

1. ¿Cuál es el derecho de las naciones a la libre
2. Y Marco histórico concreto de la cuestión
3. Las peculiaridades específicas de la cuestión nacional y la transformación democrático-burguesa en Rusia
4. El “pragmatismo” en la cuestión nacional
5. La burguesía liberal y los socialistas oportunistas en la cuestión nacional
6. La separación de Noruega de Suecia
7. La resolución del Congreso Internacional en Londres en 1896
8. La utopía de Karl Marx y la práctica de Rosa Luxemburgo
9. El programa de 1903 y sus liquidadores
10. Conclusión

Notas editor de

1. ¿QUÉ ES EL DERECHO de las naciones a la autodeterminación

Esto es, por supuesto, la pregunta que viene por primera vez cuando se desea examinar el método marxista conocida como la auto-determinación. ¿Qué significa la autodeterminación? Debemos buscar una respuesta en definiciones legales de cualquier tipo de “conocimientos generales” de la ley? ¿O usted tiene que mirar en el estudio económico-histórico de los movimientos nacionales?

No es de extrañar que el Semkovski señores, Liebmann, Jurkevic ni siquiera han pensado hacer esta pregunta, no paraban de sonreír “oscuridad” del programa marxista, sin saber siquiera, al parecer, en su simplicidad, que la cuestión de la autodeterminación de las naciones se trata no sólo en el programa ruso de 1903, sino también en la resolución del Congreso Internacional en Londres en 1896 (que se analizarán en detalle en su lugar). En cambio, es más extraño que Rosa Luxemburgo, que declama contra ese mismo párrafo, llamándolo abstracta y metafísica, ha caído, ella, en el pecado de lo abstracto y metafísico. Sólo Rosa Luxemburgo, de hecho, constantemente pierde el derecho a la libre determinación de los argumentos genéricos e incluso – algo completamente ridículo – en disquisiciones sobre la forma de conocer la voluntad de la nación), pero nunca toma, clara y distintamente, la cuestión de si la la solución debe buscarse en las definiciones jurídicas o en la experiencia de los movimientos nacionales de todo el mundo.

Publica con razón, que pregunta, que un marxista no puede escapar, de repente bajó nueve décimas partes de los temas de Rosa Luxemburgo. No es la primera vez que uno sale de los movimientos nacionales en Rusia, y no son su única para Rusia. A nivel mundial, el período de la victoria final del capitalismo sobre el feudalismo estaba conectado con los movimientos nacionales. La base económica de estos movimientos es la siguiente: por la victoria completa de la producción de mercancías que se necesita para conquistar el mercado nacional por la burguesía, el po1itica unidad de los territorios cuyos pueblos hablan el mismo idioma, la eliminación de todos los obstáculos obstaculizar el desarrollo de este lenguaje y su bastón en la literatura. El lenguaje es el medio más importante para las relaciones entre los hombres, la unidad de la lengua y su libre desarrollo es una de las condiciones más importantes para realmente libre circulación de mercancías y de ancho para que coincida con el capitalismo moderno, para un grupo – gratuita de ancho – la población en clases diferentes y, finalmente, el estado de la estrecha relación del mercado con cualquier pequeño empresario o el capitán, con cada vendedor y el comprador.

Por eso, cada movimiento nacional tiende a formar un Estado nacional que mejor se adapte a estas exigencias del capitalismo moderno. Ellos empujan el estado para formar los factores económicos más profundos aquí porque en toda la Europa occidental – o más bien, en todo el mundo civilizado – el Estado nacional es el estado normal, normal, de la etapa capitalista.

En consecuencia, si queremos entender el significado de la autodeterminación de las naciones sin trastullarci con las definiciones legales, sin la “fabricación” de las definiciones abstractas, sino mediante el análisis de los factores históricos y económicos de los movimientos nacionales, necesariamente llegar a esta conclusión: para la auto-determinación de las naciones s », la separación de las comunidades nacionales del Estado extranjeros, significa la formación de un Estado nacional independiente.

Más adelante veremos qué otras razones sería un error considerar el derecho de derecho de autodeterminación de existir como algo más que la política independiente. Por ahora debemos concentrarnos en los esfuerzos que hizo Rosa Luxemburgo “deshacerse” de la inevitable conclusión de las causas profundas de las tendencias económicas para formar un Estado nacional.

Rosa Luxemburgo está muy familiarizado con folleto de Kautsky: “Nacionalidad e internacionalidad” (Suplemento a la “Neue Zeit”, N º 1, 1907-1908, traducida al ruso en la revista “Mysl Nautenaia”, [“El pensamiento científico”]) , Riga, 1910). El Luxemburgo, Kautsky sabe que, después de haber analizado en detalle, en la sección 4 de este folleto, la cuestión del Estado nacional, llegó a la conclusión de que Otto Bauer “subestima la fuerza de la tendencia hacia un estado-nación” (p. 23 de la ‘folleto antes mencionado). Rosa Luxemburgo cita las palabras de Kautsky: “El Estado nacional es la forma de Estado que mejor corresponde a las condiciones modernas” “(es decir, las condiciones capitalistas, civiles, económicos progresistas, a diferencia de las condiciones medievales, precapitalistas, etc.) la forma en la que es más fácil cumplir su cometido “(es decir, las funciones de desarrollo capitalista, más libre, más amplia, más rápido posible). Usted debe agregar la observación de que Kautsky es aún más precisa en la conclusión, y según el cual las naciones miembros de varios compuestos (llamados Estados multinacionales para distinguirlos de los Estados nacionales) son “siempre Estados cuya organización interna, por una razón u ‘sí, quedó inconclusa o anormal’ (hacia atrás). Huelga decir que Kautsky habla de anormalidad sólo en el sentido de que el Estado no se corresponde con lo que mejor se adapte a las necesidades de desarrollo del capitalismo.

Y ahora, te preguntarás, como Rosa Luxemburgo considera que estas conclusiones históricas y económicas de Kautsky? El considera ciertas o falsas? Kautsky es correcto en su teoría y la historia económica, o tenga motivos Bauer, cuya teoría es, en esencia, una teoría psicológica? ¿Cuál es, en Bauer, el vínculo innegable entre el “oportunismo nacional”, la defensa de la predilección cultural nacional para el nacionalismo (“en algún momento, insistir en el factor nacional”, como Kautsky), el más grande ” exageración del factor nacional y el completo olvido del factor internacional “(Kautsky), y la subestimación de la fuerza que tiende a ser de los estados nacionales?

Rosa Luxemburgo ni siquiera ha hecho la pregunta. No se dio cuenta en este enlace. No se refleja en todos los conceptos teóricos de Bauer. Tampoco se ha opuesto a la teoría económica y la teoría de la historia psicológica de la cuestión nacional. Se limita a mover a Kautsky las siguientes objeciones:

“Esta nación-estado” mejor “es sólo una abstracción que puede desarrollar y defender en teoría, pero que no se corresponde con la realidad” (“Przeglad Socjal-Demokratyczny” [iii] 1908, N º 6, p. 499).

Y prueba de esta afirmación decisiva, a raíz de los argumentos que afirman que el desarrollo de las grandes potencias capitalistas y frustrar el derecho de los imperialistas a la libre determinación “de las naciones pequeñas. “Es posible – Rosa Luxemburgo exclama: – hablando en serio de la” autodeterminación “para el pueblo como los montenegrinos formalmente independientes, búlgaros, rumanos, serbios, griegos, y, en parte, a los suizos, de los cuales “La independencia es el resultado de la lucha política y del juego diplomático en el” concierto europeo “»? (P. 500). El estado que mejor se adapte a las condiciones actuales “no es el Estado-nación, como Kautsky cree, pero el pirata del Estado.” Estas son algunas de las cifras de decenas de colonias pertenecientes a Inglaterra, Francia, etc.

Cuando se lee un razonamiento similar, uno no puede sino ser sorprendido por el autor no puede comprender la conexión de los hechos. La enseñanza en un tono solemne a Kautsky que los Estados pequeños dependen económicamente de los grandes, que tiene lugar entre los Estados burgueses luchan sin descanso para aplastar a las otras naciones que son el imperialismo y las colonias, – todo esto es un filosofar ridículo y pueril, ¿por qué no tiene la menor relación con la cuestión. No sólo los pequeños Estados, sino también a Rusia “, por ejemplo, depende por completo, desde un punto de vista económico, el capital financiero de los países imperialistas burgueses” ricos “. No sólo la pequeña Estados de los Balcanes, sino también de América, en el décimo siglo IX, fue una colonia económica de Europa, como Marx ya ha demostrado en la “Capital”. Todo esto es bien conocido por Kautsky y cualquier otro marxista, pero no tiene nada que ver con la cuestión de los movimientos nacionales, ni con la del Estado-nación.

Rosa Luxemburgo ha sustituido a la cuestión de la autodeterminación de las naciones de la política en la sociedad burguesa, la cuestión de su independencia política, la de su independencia económica. Si lo hace es algo tan inteligente como cualquier persona que se examina si la demanda programa de la regla del Parlamento, a saber, la Asamblea de Representantes del popo1o en el Estado burgués, comenzó a recitar con su muy justo. creencia de que las grandes empresas tiene preferencia, independientemente del régimen de un país burgués.

No hay duda de que la mayor parte de Asia, la zona más poblada del mundo, tanto en la situación o las colonias de las “grandes potencias” de los Estados o totalmente, y de los oprimidos por el punto de vista nacional. Pero tal vez este hecho bien conocido afectará en modo alguno el hecho indiscutible de que en Asia las mismas condiciones para un desarrollo más completo de la producción de mercancías, para un crecimiento más libre, amplio y rápido del capitalismo, han creado sólo en Japón, a saber: sólo en un Estado nacional independiente? Este estado es burgués, y por eso él también empezó a oprimir a otras naciones y esclavizar a las colonias. No sabemos si, antes de la quiebra del capitalismo, Asia se convertirá en un sistema de Estados nacionales independientes, a semejanza de Europa. Pero sigue siendo indiscutible que el capitalismo, después de haber despertado de Asia. No ha causado los movimientos nacionales en todas partes, estos movimientos tienden a crear estados-nación en Asia y específicamente de los estados nacionales ofrecen las mejores condiciones para el desarrollo del capitalismo. El ejemplo de Asia habla a favor de Kautsky, Rosa Luxemburgo en contra.

Incluso el ejemplo de los países de los Balcanes está dirigido en contra de ella, porque ahora todo el mundo ve que las mejores condiciones para el desarrollo del capitalismo en los Balcanes, ya que se forman sólo en el aumento de la península de los estados nacionales independientes.

En consecuencia, tanto el ejemplo de todos los la humanidad civilizada más avanzada, es la de los Balcanes, y, finalmente, la sensación de Asia, contra Rosa Luxemburgo, la absoluta corrección del principio de Kautsky: el Estado-nación es la regla y la “norma” del capitalismo, el Estado nacional, cuya composición es heterogénea, es un estado de atraso o una excepción. Desde el punto de vista de las relaciones entre las nacionalidades, las mejores condiciones para el desarrollo del capitalismo son, sin duda, las fechas de la nación-estado. Por supuesto, esto no quiere decir que, en el terreno de las relaciones burguesas, un estado que excluye la explotación y la opresión de las naciones. Sólo significa que los marxistas no pueden perder de vista los poderosos factores económicos que producen una tendencia a la formación de los estados nacionales. Esto significa que el programa de los marxistas, “la autodeterminación de las naciones” no puede tener otro significado que histórica y económicamente auto-determinación de la política, la independencia política, la formación de estados nacionales.

¿Cuáles son las condiciones necesarias para apoyar la afirmación de la “nación estado” democrático-burguesa desde el punto de vista marxista. es decir, desde el punto de vista de clase proletaria? Hablaremos en detalle más adelante. Por ahora sólo hay que definir el término “libre determinación”. Queda por señalar que Rosa Luxemburgo conoce el contenido de este concepto (“Estado Nacional”), mientras que sus partidarios oportunistas, Liebmann, el Semkovski, el Jurkevic también ignoran esto!

2. AJUSTE DE LA PREGUNTA histórico y práctico.

Para analizar un problema social alguno, la teoría marxista exige absolutamente que ser colocado en un contexto histórico determinado y, más tarde, en el caso de un solo país (por ejemplo, el programa nacional de un país determinado), que tiene en cuenta particularidades de hormigón que diferencian a este país de otros en el mismo período histórico.

¿Qué significa esta exigencia de absoluto del marxismo aplicado a nuestra pregunta?

En primer lugar, que es estrictamente necesario para separar los dos períodos de períodos del capitalismo radicalmente distintas en cuanto a los movimientos nacionales. Por un lado es el periodo del fracaso del feudalismo y el absolutismo, el periodo en que constituyen una empresa y unos demócratas burgueses del estado, en el que los movimientos nacionales se hacen, por primera vez, los movimientos de masas, arrastrando, de una manera u otra, todas las clases de la población en la vida política a través de la prensa, la participación en las instituciones representativas. etc. Por otro lado. tenemos ante nosotros es el período de los estados capitalistas plenamente establecidos, el período en que el gobierno constitucional se ha establecido por mucho tiempo, en el que se fuerza el antagonismo entre el proletariado y la burguesía desarrollada, el período puede ser definida como la víspera de fracaso del capitalismo.

El primer período se caracteriza por el despertar de los movimientos nacionales, de la participación en estos movimientos de campesinos, – el estrato social más grande y más difícil “para poner en marcha” – atrajo a la lucha por la libertad política en general y los derechos de los de la nacionalidad en particular. El segundo período se caracteriza por la falta de movimientos de masas democráticos burgueses, es el período en que el capitalismo desarrollado, acercándose cada vez mezclando las naciones que habían sido completamente envueltos en la circulación de mercancías, trae a colación el antagonismo entre el capital , el tiempo a nivel internacional, y el movimiento obrero internacional.

Por supuesto, los dos períodos no están divididos por una pared, pero están conectados por numerosos anillos de transición. Además, varios países también difieren en la rapidez del desarrollo nacional, la composición nacional de su población por la forma en que este se ha propagado en todo el territorio, etc .. etc. No se puede empezar a procesar el programa marxista nacional de un país determinado, sin tener en cuenta todos estos factores y las condiciones históricas generales las políticas específicas.

Y aquí está el borde delgado de las concepciones de Rosa Luxemburgo. Con celo inusual, flores en su artículo en una serie de palabras “fuertes” contra el apartado 9 de nuestro programa, declarándolo “genérico” de “trivial”, “la fraseología metafísica”, y así sucesivamente ad infinitum. Uno por lo tanto, debe esperar que un ejemplo concreto de un estudio histórico de la cuestión por un escritor que condena la metafísica tan bien (en el sentido marxista, es que el anti-dialéctica) y las abstracciones vacías. En juego está el programa nacional de un país marxista, Rusia, por un período determinado, el comienzo del siglo XX. Es probable que Rosa Luxemburgo pone a esta pregunta: ¿cuál es el período histórico que se ejecuta a través de Rusia, ¿cuáles son las particularidades concretas de la cuestión nacional y los movimientos nacionales en ese país durante el período en cuestión?

Rosa Luxemburgo no hablar de ello! En su escrito que no encontrarás ni la sombra de un análisis de cómo funciona el problema nacional en Rusia, en nuestro período histórico, ni las particularidades de Rusia desde este punto de vista.

Se nos dice que el problema nacional se plantea en los Balcanes en una manera diferente que en Irlanda, que Marx ha disfrutado de lo que los movimientos nacionales polaco y checo en las condiciones concretas de 1848 (a raíz de una página de citas de Marx), que Engels se ha apreciado por lo tanto la lucha de los cantones suizos y la batalla contra Austria. Morgarten de los cuales se libró en 1315 (a raíz de una página de citas de Engels a Kautsky con comentarios), lo que Lassalle consideró reaccionaria la guerra campesina en Alemania en el siglo XVI, etc.

No se puede decir que estas observaciones y citas brillen por su novedad, pero en cualquier caso, es interesante recordar al lector una vez más, al igual que Marx, Engels y Lasalle el examen de las cuestiones históricas concretas relativas a cada país. Volver a leer las citas instructivas de Marx y Engels, se ve aún más ridículo de la situación en la que usted está poniendo de Rosa Luxemburgo. Predica con elocuencia y con rabia necesita un análisis histórico concreto de la cuestión nacional en los distintos países y períodos diferentes, pero no hace el menor intento de determinar en qué etapa del desarrollo histórico del capitalismo ruso cruza el comienzo del siglo XX, tales como son las particularidades del problema nacional en este país. Rosa Luxemburgo muestra ejemplos de cómo los demás analizar el tema en la marxista, como si quisiera que señaló que el infierno está frecuentemente pavimentado con buenas intenciones, bueno, que muy a menudo consejos prodighiamo bien a los demás que no quieren saber y no se aplican nosotros mismos.

He aquí un dato interesante. Tomando una postura en contra de la consigna de la independencia de Polonia, Rosa Luxemburgo cita a su trabajo en 1893, en la que explicó rápidamente “, para el Desarrollo Industrial de Polonia” con la venta de sus productos industriales en Rusia. Ni que decir tiene que no podemos sacar ninguna conclusión de esa relación con el derecho a la libre determinación y que esto sólo demuestra la desaparición de los antiguos señores de Polonia, etc. Pero Rosa Luxemburgo, sin darse cuenta, siempre llega a la conclusión de que entre los factores que conectan Rusia con Polonia, ahora dominada por factores puramente económicos de las relaciones capitalistas modernas.

Pero he aquí que nuestra Rosa pasa a la autonomía y – en su artículo se titula “La cuestión nacional y la autonomía” en general – se inicia mediante la demostración del derecho exclusivo a la autonomía en el Reino de Polonia. (A este respecto, consulte “Prosveschenie”, N º 12, 1913). Para probar el derecho a la autonomía de Polonia, Rosa Luxemburgo caracteriza el régimen político en Rusia al parecer, la utilización de índices de desarrollo económico y político, moral y sociológico, presentándolo como un conjunto de rasgos, la suma de lo que nos da la idea de un despotismo “asiático ( “Przeglad, N º 12, p. 137).

Es bien sabido que un régimen político es muy fuerte cuando la economía de los factores de los países predominan completamente patriarcal, pre-capitalista, cuando el desarrollo de la economía mercantil y la diferenciación de clases son mínimas. Pero si un país, para pre-capitalista del sistema hasta el momento, no hay una región acotada, habitada por una sola nacionalidad, en el que se produce un rápido desarrollo del capitalismo, entonces, como el desarrollo capitalista es rápido, mayor será el contraste entre éste y el sistema político pre-capitalista y más de la que se convierte en probable es que la separación de la región pasó de la complejidad del país, la separación de la región vinculados a todos, no de las ataduras del “capitalismo moderno”, sino de “despotismo oriental”.

Rosa Luxemburgo, por tanto, no es capaz de llevar a buen término, incluso su razonamiento sobre la cuestión de la estructura social del poder en Rusia en relación con la Polonia burguesa. La pregunta, entonces, la particularidad histórica concreta de los movimientos nacionales en Rusia, nunca se produjo incluso después.
Sobre esta cuestión, sino que debemos detenernos.

3. EDICIÓN ESPECIAL DEL HORMIGÓN Nacional y el proceso democrático en Rusia BORGHESE

… “A pesar de la elasticidad del principio de” derecho de las naciones a la autodeterminación “, que es un puro cliché, ya que es aplicable no sólo a las personas que viven en Rusia, sino también a las naciones que viven en Alemania, Austria, Suiza , Suecia, Estados Unidos y Australia, no encontramos este principio en cualquiera de los programas de los partidos socialistas contemporáneos. ” . . (“Przeglad”, N ° 6, pág. 483).

Así que escribió Rosa Luxemburgo, a partir de su cruzada contra el apartado 9 del programa marxista. Nell’attribuirci una interpretación que hacen de este punto en el programa “un puro lugar común”, Rosa Luxemburgo se compromete, ella, este pecado diciendo, con una valentía curioso, que el párrafo en cuestión es “claramente aplicable” tanto a Rusia y el Alemania, etc.

Es evidente – ribattiamo – Rosa Luxemburgo ha decidido dar su artículo una colección de errores lógicos para su uso por los estudiantes de secundaria, a causa de su diatriba es simplemente un absurdo y un insulto en contra de la configuración histórica concreta de la cuestión.

Si no interpretar el programa marxista infantilmente, pero marxista, se entiende fácilmente que se refiere a los movimientos nacionales democrático-burgueses. Pero si es así, – y es tan innegable, – se deduce que “obviamente”, este programa se aplica, “en general”, como “lugar común”, etc. en todos los casos de movimientos nacionales democráticos burgueses. Incluso Rosa Luxemburgo podría, con el mínimo esfuerzo, la conclusión no menos claro que nuestro programa sólo es aplicable en los casos en que estos movimientos existen.

Si Rosa Luxemburgo había meditado sobre estas consideraciones evidentes, habría fácilmente cuenta de que estaba escribiendo de lo absurdo. Acusar a nosotros para producir un “lugar común”, que nos llama el argumento de que en los países donde hay movimientos nacionales democrático burgueses, el programa de los partidos socialistas no se trata del derecho de las naciones a la libre. Lo inteligente de discusión!

La comparación entre el desarrollo político y económico de los diferentes países y comparar sus programas marxistas, tiene una enorme importancia desde el punto de vista del marxismo, porque, sin lugar a dudas, los estados modernos tienen una naturaleza común capitalista y una ley común presidir la desarrollo. Sin embargo, debemos ser capaces de hacer la comparación. La condición elemental es aclarar si en este caso en los períodos históricos del desarrollo de los países que conforman la comparación son comparables. Así, por ejemplo, el programa agrario de los marxistas rusos no pueden ser “en comparación” con los programas occidentales, si no Pretti ignorantes (como el príncipe E. Trubezkoi en “Russkaya Mysl ‘), debido a que nuestro programa ofrece una solución a la cuestión de transformación de la tierra democrático-burguesa en la que nadie habla, incluso en países occidentales.

Lo mismo se aplica también a la cuestión nacional. En la mayoría de los países occidentales se resuelva este asunto durante mucho tiempo. Por tanto, es ridículo buscar en los programas occidentales, la solución de problemas que no existen. En Rosa Luxemburgo ha perdido la esencia del problema: la distinción entre los países donde las reformas democrático-burguesas lo han hecho desde hace mucho tiempo, y los que no lo son.

En esta diferencia está el quid de la cuestión. No tener esto en cuenta, el largo artículo de Rosa Luxemburgo no es que un montón de lugares comunes vacíos.

En Europa occidental, continental, el período de revoluciones democráticas burguesas abarca un intervalo de tiempo muy exacto, es decir, aproximadamente, de 1789 a 1871. Este fue precisamente el período de los movimientos nacionales y la formación de estados nacionales. Al final de este período, Europa occidental se transformó en un sistema global de estados burgueses, y – como regla general – étnicamente homogénea. Así que, ahora probar el derecho a la autodeterminación en los programas de los Socialistas Europeos occidentales, que no sea, entender la ABICI del marxismo.

En Europa oriental y Asia, el período de la revolución democrático burguesa sólo ha comenzado en 1905. Las revoluciones en Rusia, Persia, Turquía y China, las guerras balcánicas aquí es la cadena de los acontecimientos mundiales de nuestro tiempo en nuestro “Oriente”. Y en esta cadena de acontecimientos sólo un ciego no puede ver el despertar de toda una serie de movimientos democrático-burgueses nacionales, las tendencias de los estados-nación para crear independiente y homogénea. En concreto, y sólo por el hecho de que Rusia, junto con los países vecinos, a través de este período, nuestro programa debe ser incluido en un artículo sobre el derecho de las naciones a la autodeterminación.

Pero seguimos siendo una pequeña parte de la cita de Rosa Luxemburgo.

… “En particular, – escribe – el programa de un partido que actúa en un Estado del que sea nacional la composición es muy heterogénea y que la cuestión nacional era de primordial importancia, el programa no contiene la socialdemocracia austriaca el principio del derecho de las naciones a la autodeterminación “(ibid.).

Por lo tanto, trató de convencer al lector “, sobre todo con el ejemplo. Austria. Vamos a ver cómo este ejemplo, desde un punto lógico de la prohibición histórica concreta.

Supongamos, en primer lugar, la cuestión fundamental de la realización de la revolución democrático-burguesa. En Austria, que se inició en 1848 y terminó en 1867. Desde entonces, durante casi medio siglo, el país se rige por una Constitución, la clase media en su conjunto, lo que permite la acción: el asesoramiento jurídico de un partido obrero legal.

Por eso, en las condiciones internas de desarrollo de Austria (es decir, desde el punto de vista del desarrollo del capitalismo en Austria, en general, y en cada una de sus naciones, en particular), hay factores que hacen que de los saltos que también pueden estar acompañados por establecimiento de los estados-nación independientes. Suponiendo, por el ejemplo de Austria, que, desde este punto de vista, Rusia es en términos similares, Rosa Luxemburgo no sólo emite una hipótesis falsa, ahistórica, pero se deslizó, sin darse cuenta, al liquidador.

En segundo lugar, es particularmente importante que, con respecto a la cuestión que nos ocupa, existen relaciones entre las naciones de Austria es completamente diferente a las existentes entre las naciones de Rusia. No sólo Austria ha sido durante mucho tiempo un país en el que predominaban los alemanes, pero la mayor parte de Austria, los alemanes afirma que la hegemonía en la nación alemana en general. Esta “declaración” – Rosa Luxemburgo es tal vez digna de recordar (que dice que no le gustan los clichés, lugares comunes, las abstracciones ….) – fue despedido de la guerra de 1866. La nación dominante en Austria – el alemán – se mantuvo fuera de las fronteras de un Estado alemán independiente, definitivamente se estableció alrededor de 1871. Por otro lado, el intento de los húngaros de crear un estado independiente nacional ya había fracasado en 1849, bajo los golpes del ejército ruso feudal.

Esto creó una situación peculiar: los húngaros, los checos y, a continuación, tienden a no separarse de Austria, pero para evitar que precisamente en el interés de su independencia nacional, lo que podría ser totalmente suprimida por vecinos más rapaces y más fuerte. Como consecuencia de esta situación peculiar, Austria ha establecido dos centros en el estado y hoy se convierte en un Estado de los tres centros (húngaros alemán, eslavos).

Un proceso similar existe en Rusia? Los “extranjeros” en nuestro país puede tratar de adherirse a la Gran Rusia para escapar de la amenaza de la opresión nacional peor?

Sólo hay que poner la cuestión de entender cómo la comparación entre Rusia y Austria, desde el punto de vista del derecho de las naciones a la libre, es absurdo, trivial e ignorante.

Las condiciones especiales de la cuestión nacional en Rusia, son exactamente al contrario de lo que hemos observado en Austria. Rusia es un país con un centro nacional, el centro de la Gran Rusia. Los rusos ocupan un vasto territorio, poblado por cerca de setenta millones de habitantes. La peculiaridad de este Estado-nación es, en primer lugar, que los “extranjeros” (que, en conjunto constituyen la mayoría de la población: 57%) viven en los suburbios, y en segundo lugar, que la opresión de los extranjeros ” “es mucho más fuerte que en los estados vecinos (y no sólo en los países europeos), y en tercer lugar que, en muchos casos, las naciones oprimidas de la periferia tienen, en el otro lado de la frontera, el tipo que disfrutar de la independencia nacional más (Sólo recuerde, las fronteras oeste y sur del Estado, los finlandeses, suecos, polacos, ucranianos, rumanos), y en cuarto lugar, que el desarrollo del capitalismo y el nivel cultural en general son más altos en la periferia poblada de “extranjeros” que en el centro del país. Por último, en los países vecinos de Asia, se ha iniciado un período de revoluciones burguesas y los movimientos nacionales en las que participan las nacionalidades parcialmente puras que viven dentro de las fronteras de Rusia.

Es por lo tanto, la particularidad histórica concreta de la cuestión nacional en Rusia, en el período actual, especialmente en Rusia hacen que sea esencial para reconocer el derecho de las naciones a la libre.

Por otra parte, desde el punto de vista de un hecho material, la afirmación de Rosa Luxemburgo de que el programa de la socialdemocracia austríaca, los demócratas no contiene el reconocimiento del derecho de las naciones a la libre es falsa. Sólo tiene que abrir las actas del Congreso de Brunn, que ha aprobado el programa nacional para leer las declaraciones hechas por el Gankevic Social rutenos, en nombre de toda la delegación ucraniana (rutena) (pág. 85 de las actas), y la socialdemocracia polaca Reger, en nombre de toda la delegación polaca (pág. 108). Alegaron que los socialdemócratas austríacos de las dos naciones ha indicado, que incluyen entre sus aspiraciones a la unidad nacional, la libertad y la independencia de sus pueblos. Por lo tanto, la socialdemocracia austríaca, sin ponerlo directamente en su programa el derecho de las naciones a la libre, al mismo tiempo que admite que las partes plenamente la independencia nacional propugnino partido. De hecho, esto significa el reconocimiento del derecho de las naciones a la libre. El ejemplo de Austria, citado por Rosa Luxemburgo, se convierte en todas las direcciones en su contra.

4. EL “pragmatismo” LA CUESTIÓN NACIONAL

Con particular celo. oportunistas han aprovechado otro de los temas de Rosa Luxemburgo, quien afirma que el párrafo 9 de nuestro programa no contiene nada de “práctica”. Está tan enamorado de su argumento, que este “slogan” se repite ocho buscado en unas cuantas páginas de su artículo.

El apartado 9 “no lo hace, – escribió, – no hay una guía práctica sobre la política cotidiana del proletariado, ni ninguna solución práctica de problemas nacionales”.

Vamos a examinar este argumento, que también se puede formular de la siguiente manera: 9 o el párrafo no dice nada en absoluto, o la obligación de apoyar todas las aspiraciones nacionales.

¿Qué significa la necesidad de “conveniencia” en la cuestión nacional?
O el apoyo de todas las aspiraciones nacionales, o la respuesta “sí o no” a la cuestión de la separación de cada nación, o, en general, lo inmediato “viabilidad” de las reivindicaciones nacionales.

Vamos a examinar estos tres posibles significados de la necesidad de “conveniencia”

La burguesía, que se produce naturalmente como una potencia hegemónica (dirigente) al principio de todo movimiento nacional, calificó la acción de apoyo práctico a todas las aspiraciones nacionales. Pero la cuestión nacional (al igual que en todos los demás asuntos), la política del proletariado, la burguesía apoyada sólo en una dirección dada, nunca coinciden con la política de la burguesía. La clase obrera apoya a la burguesía sólo en interés de la paz nacional (que la burguesía no puede dar su totalidad y que sólo puede lograrse con la plena democratización), en aras de la igualdad de derechos y para garantizar mejores condiciones para la lucha salón de clases. Es por eso que, en la cuestión nacional, el pragmatismo de la burguesía a los trabajadores se opusieron a la política de principios y siempre apoyar a la burguesía sólo condicional. En la cuestión nacional, todas las búsquedas de clase media o privilegios o beneficios exclusivos para su nación, lo que se llama “práctico”. El proletariado está en contra de todos los privilegios, en contra de todo exclusivismo. Exigir que de “pragmatismo” significa ser dirigido por la burguesía, es caer en el oportunismo.

Contestar “sí o no” a la cuestión de la separación de cada nación? Parece una afirmación muy “práctica”. En realidad, es absurda teoría metafísica, y lleva casi a la subordinación política del proletariado a la burguesía. La burguesía coloca siempre en primer plano sus reivindicaciones nacionales. Pone de manera incondicional. El proletariado, la subordinación a los intereses de la lucha de clases. En teoría, no podemos decir a priori si la revolución democrático-burguesa se completará con la separación de una nación en particular o de sus derechos iguales con otro país. En ambos casos, el asunto proletariado de asegurar el desarrollo de su clase, mientras que la materia de clase media obstaculizar este desarrollo y subordinar las metas de los objetivos de “su” nación. Por eso el proletariado se limita a la reclamación, ya que fueron negativos, el reconocimiento del derecho de las naciones a la autodeterminación, sin dar garantías a cualquier nación, sin tener el esfuerzo de dar algo en detrimento de otro país.

Tal vez esto no es una política “práctica”, pero, de hecho, proporciona la solución más segura democrático posible. El proletariado necesita tan sólo estas garantías, mientras que la burguesía de cada nación trata de asegurar sus beneficios, independientemente de la situación, es decir, el posible daño a otras naciones.

Para la clase media es particularmente interesante a la “viabilidad” de una reivindicación determinada, por lo tanto, la política eterna de las transacciones con la burguesía de otras naciones, en detrimento del proletariado. AI proletariado, sin embargo, importa sobre todo el fortalecimiento de su clase contra la burguesía y la educación de las masas en el espíritu de la democracia y el socialismo coherente.

Tal vez esto no es “práctico” para los oportunistas, pero en realidad es la única garantía para un máximo de la igualdad y la paz nacional, a pesar del nacionalismo feudal y burguesa.

La totalidad de las tareas del proletariado en la cuestión nacional “no es práctico”, desde el punto de vista de cada uno de la burguesía nacional. nación, debido a que los trabajadores eran hostiles a todo nacionalismo, exigen igualdad de derechos “abstractos” y la exclusión, en principio, a pesar de los privilegios mínimos. Rosa Luxemburgo no entendía, y tontamente exaltar el pragmatismo, ha abierto la puerta a los oportunistas y, sobre todo las concesiones oportunistas al nacionalismo gran ruso.

Debido a que gran ruso? ¿Por qué los rusos en Rusia y en la nación que oprime, desde un punto de vista nacional, por supuesto, el oportunismo se expresa de forma diferente entre las naciones oprimidas y entre las naciones que oprimen.

La burguesía de las naciones oprimidas a apelar al proletariado, ya que apoya sin reservas sus aspiraciones en el nombre de “conveniencia” de sus afirmaciones. Es más práctico que decir simplemente “sí” la decisión de la separación de una nación determinada, que no reconocen el derecho a la separación de cada nación!

El proletariado está en contra de un pragmatismo: el reconocimiento de la igualdad de derechos y la ley, igual para todas las naciones, para establecer un Estado nacional, y se aprecia, sobre todo, la unión de los proletarios de todas las naciones, y examina cualquier demanda nacional, la separación desde el punto de vista nacional de la lucha de clases de los trabajadores. La consigna del pragmatismo es, de hecho, la aceptación acrítica de la consigna aspiraciones burguesas.

Se dice, que reclama el derecho a la separación, a fortalecer el nacionalismo burgués de las naciones oprimidas. Es lo que dice Rosa Luxemburgo, por lo que repetir después de ella, el oportunista que Semkovski – acerca de – es el único representante de las ideas sobre este problema en el liquidador periódico liquidatrici.

Nosotros decimos que no, en este caso una solución “práctica” es importante precisamente para la burguesía, mientras que los trabajadores es importante señalar dos tendencias en términos de principios. A medida que la burguesía de la nación oprimida contra la nación que oprime, que son siempre, en todos los casos, más resueltamente que ningún otro, a favor de esta lucha, porque somos los enemigos más implacables, la opresión más consistente. A medida que la burguesía de la nación oprimida defiende su nacionalismo burgués, que están en contra. Lucha contra los privilegios y violencias de la nación oprimida, no hay tolerancia para la aspiración de la nación oprimida para obtener privilegios.

Si no fuéramos a reclamar dl derecho de las naciones a la libre, si no agitassimo este lema, ayudaría no sólo a la burguesía, sino también el absolutismo feudal, y la nación que oprime. Kautsky se ha opuesto a este argumento de Rosa Luxemburgo, y es un argumento indiscutible. Ante el temor de “ayudar” a la burguesía nacionalista de Polonia, Rosa Luxemburgo, la negación del derecho a la separación incluida en el programa de los marxistas rusos, en realidad ayuda a los cientos de negros grandes rusos. De hecho, se alienta a la reconciliación oportunista con los privilegios (y con algo peor que los privilegios) de los rusos.

Arrastrado de la lucha contra el nacionalismo polaco, Rosa Luxemburgo ha olvidado el nacionalismo de los rusos, aunque precisamente este nacionalismo es, en la actualidad, las más dañinas, porque es menos burgués, pero el más feudal, precisamente porque constituye el principal obstáculo para la democracia y la la lucha proletaria. En todo nacionalismo burgués de las naciones oprimidas, hay un contenido democrático general contra la opresión, y apoyamos este contenido de manera absoluta, en sentido estricto que lo separa de la tendencia nacional a la exclusividad, la lucha contra el deseo de aplastamiento de la burguesía Judios polaco , etc. etc.

Desde un punto de vista, burgueses y pequeño-burguesa, lo que es “poco práctico”. Pero la cuestión nacional es la única política práctica y el principio, el único que realmente promueve la democracia, la libertad, la unión proletaria.

El reconocimiento del derecho de separación para todos; la apreciación de cada caso particular de la separación desde una perspectiva que se opone a toda desigualdad civil, todos los privilegios, todos los exclusivismo.

Tenga en cuenta la posición de las nacionalidades oprimidas. Si se oprime a otros pueblos puedan ser libres? No. Los intereses de la libertad de la gran población ruso-[* 1], se exige que luchemos contra esta opresión. La larga historia, secular, la asfixia de los movimientos de las naciones oprimidas, la propaganda sistemática de esta asfixia por la clase “superior”, significaba que los prejuicios de la gente gran rusos mismos han creado enormes obstáculos a la causa de su liberación , etc.

El cien negros grandes rusos y remover a sabiendas reforzar los prejuicios. La burguesía rusa de conciliar con ellos y se adapta a él. El proletariado ruso no puede alcanzar su objetivo, no puede luchar contra su camino a la libertad sin luchar sistemáticamente.

El establecimiento de un Estado nacional independiente y autónoma sigue siendo por ahora en Rusia el privilegio de un ruso en todo el país. Nosotros, los proletarios grandes rusos no defienden ningún privilegio, y luego ni siquiera defender este privilegio! Estamos luchando en los confines de la situación actual, estamos uniendo a los trabajadores de todas las naciones de este Estado. No podemos garantizar tal o cual camino para el desarrollo nacional, pero que marcha por todos los caminos posibles hacia nuestro final de la clase.

Pero no se puede marchar hacia ese fin, sin lucha y sin ningún tipo de nacionalismo para defender la igualdad de los trabajadores de todas las nacionalidades. Ucrania podría, por ejemplo, constituye un estado independiente? Depende de mil factores imprevistos. Pero, sin perderse en vano “la especulación”, que siguen siendo decididamente detener el principio indiscutible: el derecho de Ucrania a un Estado-nación. Nosotros respetamos ese derecho, que no defienden los privilegios de la gran rusa que ucraniana, educamos a las masas con el reconocimiento de este derecho, la lucha contra los privilegios de cualquier Estado-nación.

En la carrera por hacer a todos los países en el período de las revoluciones burguesas, los conflictos y la lucha por el derecho a la del Estado nacional son posibles y probables. Nosotros, proletarios, nos declaramos enemigos antes privilegios de los grandes rusos y desarrollar de esta manera toda nuestra propaganda y nuestra agitación.

Rosa Luxemburgo, persiguiendo el “pragmatismo” no ha visto la tarea práctica principal del proletariado ruso y de otras nacionalidades, no ve que está en crisis y en la propaganda diaria contra los privilegios políticos y nacionales, a la derecha , para la igualdad de derechos de todas las naciones para constituir un Estado-nación. Esta es nuestra tarea principal (por ahora) sobre la cuestión nacional, porque sólo de esta manera defender los intereses de la democracia y la unión en igualdad de condiciones, de todos los trabajadores de las diferentes naciones.

Esta propaganda puede ser “no es práctico”, desde el punto de vista de los opresores grandes rusos, y también desde el punto de vista de la burguesía de las naciones oprimidas (como el otro pidiendo un sí categórico o no, y acusan a la inexactitud de los socialdemócratas “). En realidad, precisamente esta propaganda, y sólo ella garantiza una educación verdaderamente democrática y socialista genuina de las masas. Sólo de esta propaganda ofrece la mejor oportunidad de la paz nacional en Rusia, si Rusia es un Estado multinacional, y la división más pacífica (e inofensivo a la lucha de clase proletaria) en diversos Estados nacionales, surge la cuestión de la división de dedal.

Para explicar más concretamente que esta política es la única política del proletariado sobre la cuestión nacional, se analiza la actitud de los liberales hacia la Gran Rusia “la autodeterminación de las naciones” y el ejemplo de la separación de Noruega de Suecia.
5. La burguesía liberal y los oportunistas socialistas nacionales en cuestión

Hemos visto que Rosa Luxemburgo considerado como uno de sus mejores “tarjetas” en su lucha contra el programa de los marxistas rusos, el siguiente argumento: el reconocimiento del derecho a la autodeterminación equivale a apoyar el nacionalismo burgués de las naciones oprimidas. Por otra parte, – dice Rosa Luxemburgo, – si esta ley es sólo para la lucha contra todo tipo de violencia contra las naciones que es inútil hacer un punto especial en el programa, ya que la socialdemocracia es, en general, contra cualquier tipo de la violencia doméstica y la desigualdad política.

El primer argumento, – como se muestra más allá de cualquier duda, Kautsky hace casi veinte años, – el hombre acusado de nacionalismo que no tiene culpa alguna, y favorece el nacionalismo temeroso de culpabilidad de la burguesía de las naciones oprimidas, Rosa Luxemburgo, la puerta, De hecho, el agua al molino del nacionalismo ultrareazionario los rusos. El segundo argumento es, en esencia, un intento cobarde de evadir la pregunta, el reconocimiento nacional de la igualdad implica el reconocimiento o no del derecho a la separación? Si es así, quiere decir que Rosa Luxemburgo reconoce que el apartado 9 de nuestro programa es el adecuado, en principio. Si no es así, significa que no reconoce la igualdad de derechos de las naciones. El recurso a subterfugios y de dirección no tendrá un valor de nada!

La mejor manera de comprobar los temas antes mencionados, y todos los asuntos similares, es el estudio de la posición adoptada por las diferentes clases de la sociedad para hacer frente a este problema. Para un marxista, dicha verificación es obligatoria. Usted tiene que comenzar a partir de datos objetivos: considerar sobre el punto en cuestión, las relaciones mutuas entre las clases. Por no haberlo hecho, Rosa Luxemburgo se cae precisamente en el pecado de la metafísica, la abstracción, los clichés de lo genérico, de la que trata en vano de acusar a sus oponentes.

Este es el programa de los marxistas rusos, los marxistas, es decir, de todas las nacionalidades en Rusia. El sujeto no necesita echar una mirada sobre la posición de la clase dominante en Rusia?

La posición de la “burocracia” (pido disculpas por este nombre equivocado) y los terratenientes feudales del tipo de la nobleza unificada, es conocida por todos. La negación absoluta de la igualdad de derechos de las nacionalidades y el derecho a la libre determinación. La vieja consigna, tomada desde el momento de la servidumbre: autocracia, la ortodoxia, el nacionalismo, la que se incluyen también, al igual que nacionalismo gran ruso. Incluso los ucranios son declarados “extranjeros”, Perino, su lengua materna es perseguida.

Deje que la burguesía de Rusia, “llamada” a participar – muy modestamente, es cierto, pero no obstante a participar – “. El 3 de junio” en el poder, el sistema de la ley y el gobierno No hay necesidad de gastar muchas palabras para explicar el hecho de que los octubristas realidad el derecho de seguir en esta materia. Por desgracia, algunos marxistas mucho menos atención a la posición de la Gran Rusia burguesía liberal, progresistas y los demócratas constitucionalistas. Sin embargo, que no estudia en este puesto y no analizar, al discutir el derecho de las naciones a la libre, es inevitable caer en el pecado y la abstracción dell’infondatezza.

El año pasado, la controversia entre el “Pravda” y “RETC” obligado principal órgano del partido de cadetes – lo suficientemente inteligente como para evitar. diplomático con una respuesta precisa a las preguntas “desagradables” – a hacer, sin embargo, algunas confesiones valiosas. El congreso de estudiantes de todo Ucrania, Lviv, celebrada en el verano de 1913, prendió fuego a la pólvora. L ‘”ucrainista”, publicado el funcionario o el empleado de la ucraniana “RETC” Moghilianski el señor, un artículo, donde invectivas entre las tapas de más opciones (“delirio”, “aventurerismo”, etc.) La idea de la separación de “Ucrania, idea por la cual se envió el socialnazionalista Donzov, y que aprobó el Congreso.

El periódico “Pravda Rabóchaya” [iv], ni mucho menos simpatizan con el Sr. Donzov y después de socialnazionalista indica claramente que él es un marxista y que los ucranianos no están de acuerdo con él, dijo, sin embargo, que el tono de “RETC” , con mayor precisión la manera en que el “RETC” impuesto. la cuestión de principio, carece de precisión y no es elegible para un demócrata gran ruso, o una persona que quiere pasar a la democracia. Bueno refuta claramente la “RETC” señores Donzov, pero, en principio, es inaceptable que el órgano de la Gran Rusia, que pretende ser el órgano de la democracia, olvidan el derecho de secesión, el derecho a la separación.

Algunos meses más tarde, el Sr. Moghilianski, – [? Marca] de haber aprendido de la ucraniana periódico “Scliakhi” de Lviv, las objeciones de Donzov, que había señalado, entre otras cosas, que “sólo la socialdemocracia rusa de prensa tuvo convenientemente teñidos El ataque de los machistas, “RETC” “- en el Norte de 331 de esta revista dio a las ‘explicaciones’. La “explicación” del señor Moghilianski consistía en la repetición de la frase tres veces: “La crítica del Sr. recetas Donzov” “no tiene nada en común con la negación del derecho de las naciones a la autodeterminación”.

“Hay que decir – Sr. Moghilianski escribió – que” el derecho de las naciones a la autodeterminación “no es un fetiche [escuchar! !] Que no permite la crítica de las condiciones de vida insalubres de una nación puede crear tendencias poco saludables en el problema nacional de la libre determinación. Para desentrañar estas tendencias no significa negar el derecho de las naciones a la autodeterminación “.

Como puede ver, las frases de un liberal sobre los fetiches eran plenamente en el espíritu de los de Rosa Luxemburgo. Era evidente que el Sr. Moghilianski quería escapar de una respuesta precisa a la cuestión de si o no se reconoce el derecho a la autodeterminación política, es decir, la separación?

El “Proletarskaia Pravda” [ver nota 4] (N º 4, 11 de diciembre 1913) plantea la pregunta a quemarropa al Sr. Moghilianski tanto como el partido de cadetes.

El periódico “RETC”, publicado a continuación (núm. 340) una declaración no está firmada, que es oficial, hecha en nombre de los editores, que da una respuesta a esta pregunta. Esta respuesta se reduce a tres puntos:

1) En el párrafo 11 del programa del partido de cadetes hablar directamente, con precisión y claridad el “derecho a la libre autodeterminación cultural” de las naciones,

2) El ‘Proletarskaia Pravda “, de acuerdo a las declaraciones de” RETC “,” irremediablemente confunde “la autodeterminación con el separatismo, es decir, la separación de esta o de la nación que.

3) “De hecho, los demócratas constitucionalistas no han comenzado a defender el” derecho de las naciones a separarse “por el Estado ruso”. (Véase el artículo “El liberalismo nacional y el derecho de las naciones a la autodeterminación” en el “Pravda Proletarskaia”, N º 12, 20 de diciembre de 1913).

Nos dirigimos nuestra atención al primero al segundo “punto” de la declaración de “RETC”. ¿Cómo lo demuestra claramente con la Semkovski señores, Liebmann, Jurkevic y otros oportunistas que sus gritos y los argumentos sobre la supuesta “falta de claridad” y “vaguedad” del significado de la “autodeterminación” no son, en realidad, es decir, de acuerdo a los informes de los objetivos clases y la lucha de clases en Rusia, que una simple repetición de los discursos de la burguesía liberal monárquica!

Cuando el “Pravda Proletarskaia” plantea tres preguntas a los señores aprendidas “constitucional-demócratas” de la “RETC”: 1) negar que a lo largo de la historia de la democracia internacional, especialmente a partir de la segunda mitad del siglo XIX, a través de la autodeterminación de las naciones s “tiene la intención, precisamente la autodeterminación política, el derecho a formar un Estado nacional independiente? 2) Ellos niegan que la resolución conocida del Congreso de la Internacional Socialista en Londres en 1896, tiene el mismo significado? y 3) que Plejánov, cuando, en 1902, escribió sull’autodecisione, precisamente lo que quería decir con autodeterminación política? – Cuando el “Pravda Proletarskaia” plantea estas tres preguntas, los cadetes caballeros estaban en silencio!

No, no respondió una palabra, porque no tenían respuesta. Ellos tuvieron que reconocer tácitamente que el “Proletarskaia Pravda” tenía toda la razón.

Los gritos de los liberales, según la cual el concepto de “autodeterminación” no está claro, es “tan confusa” por los socialdemócratas con el separatismo no son más que una tendencia a engañar a la pregunta, para evitar el reconocimiento de un principio afirmado por toda la democracia . Si el Semkovski señores, Liebmann y Jurkevic no eran tan ignorantes, que daría vergüenza hablar delante de los trabajadores en un espíritu liberal.

Pero seguimos. El “Proletarskaia Pravda” ha obligado a la “RETC” para reconocer que el programa de la Constitución democrática, la autodeterminación en las palabras “cultura” tiene precisamente el sentido de la negación de la autodeterminación política.

“Los cadetes, ya que nunca se dedicó a defender el” derecho de las naciones para separar “el Estado ruso”: no por nada que el “Proletarskaia Pravda” ha recomendado a estas palabras del “RETC” a “Nóvoie Vremia” y Zemstcina “» modelo de una “lealtad” de nuestros cadetes. En su N. 13.563 el diario “Vremia Novoye”, sin perder, por supuesto, la oportunidad de darle el “Judio”, y digan toda clase de duras palabras a los cadetes, sin embargo, afirman:

“Lo que para los socialdemócratas un axioma de sabiduría política” (es decir, el reconocimiento del derecho de las naciones a la autodeterminación, la separación), “ahora comienza a agitarse incluso las diferencias en el entorno de los cadetes.”

Los cadetes, declarando que “nunca se pusieron a defender el derecho de las naciones a separarse del Estado ruso”, han adoptado una postura, en principio, totalmente idéntica a la de “Nóvoie Vremia”. Esta es una de las bases del liberalismo nacional de los cadetes, su afinidad con Purisckevic, su dependencia política, en el campo de la ideología y la práctica, por este último. “Los señores demócratas constitucionalistas han estudiado historia – escribió” Proletarskaia Pravda “- y saben a lo que las acciones,” tipo pogromista “- por decirlo suavemente, – no han dado con poca frecuencia, en la práctica, la aplicación el derecho tradicional de Purisckevic, “arrastrar y no dejar ir” “[v]. A pesar de saber muy bien el origen y la naturaleza de la omnipotencia de la Purisckevic feudal, los cadetes se ponen en el suelo, sin embargo, del todo de las relaciones y fronteras creadas precisamente de esta clase. Sabiendo muy bien lo que no es europeo, el anti-europeo (de Asia, diríamos, si esto no parece expresar un desprecio inmerecido para los japoneses y chinos) en la relación y los límites creados o determinados por esta clase, los caballeros cadetes a reconocer como el límite más allá del cual es imposible ir.

¿Qué es esto si no se adaptan a Purisckevic, gatear antes de ellos, el temor de socavar su situación, para protegerlos contra el movimiento popular contra la democracia? “Esto significa, de hecho, – escribió” Proletarskaia Pravda – adaptarse a los intereses de los señores feudales y los peores prejuicios nacionalistas de la nación dominante, en lugar de luchar contra estas desviaciones sistemáticas “.

Los cadetes, como las personas que conocen la historia y pretende ser democrática, ni siquiera hacer un intento de afirmar que el movimiento democrático, que hoy caracteriza a Europa y Asia oriental, y tiende a repetir una o la otra en el modelo de los países capitalistas civilizadas, – que este movimiento es absolutamente necesario dejar sin cambios los límites establecidos por la época feudal, la era de la omnipotencia de Purisckevic y la falta de derechos para las amplias masas de la burguesía y pequeña burguesía.

Que la cuestión planteada por la controversia entre el “Pravda Proletarskaia” y “RETC” no era en absoluto un asunto sólo literario, sino en torno a hechos de gran relevancia política se demuestra, entre otras cosas, la última conferencia del partido de cadetes lugar 23 a 25 marzo 1914. En la versión oficial de la “RETC” (N º 83, 26 de marzo de 1914) leemos acerca de esta conferencia:

“Incluso los temas nacionales han sido objeto de un debate en particular. Los miembros de Kiev, que se unieron a N. V. Nekrassov y A. M. Koliubakin, hizo hincapié en que la cuestión nacional es un factor importante en el proceso de maduración, que debe ser abordado con más fuerza de lo que ha hecho antes. F. F. Kokosckin ha observado, sin embargo, “(es la misma”, sino “que se corresponde con el” pero “de Stcedrin -” pero mis oídos no crecen en la frente, no crecen “)” que es el programa que requiere experiencia previa en política que utilizar con mucha cautela “fórmulas elásticas” la autodeterminación política de las nacionalidades “.

Este razonamiento, muy digno de nota, se presentó en la conferencia de cadetes merece toda la atención de todos los marxistas y demócratas todos. (Tomamos nota, entre paréntesis, que el periódico “myls Kievskaia” [“La idea de Kiev”], me parece muy bien informado, y se refiere, sin duda, muy fielmente, las ideas del señor Kokosckin, añadió que él puso en marcha en diseño, por supuesto, como una advertencia a sus rivales la amenaza de una “desintegración” del Estado).

La versión oficial de la “RETC” se compila con el virtuosismo de un diplomático, lo menos posible a levantar el velo, para ocultar tanto como sea posible. Sin embargo, en sus líneas generales, lo que sucedió en la conferencia de cadetes es tan obvio. Los delegados liberales burgueses, que son conscientes de la situación en Ucrania, y los cadetes de la “izquierda” han planteado la cuestión de la libre, precisamente, la política de las naciones. El Sr. Kokosckin de lo contrario no habría necesitado apelar a la prudencia el uso” ‘en esta’ fórmula ‘.

En el programa de cadetes, que por supuesto es bien conocido por los delegados de la conferencia de cadete, se habla de la autodeterminación “cultural” en lugar de la política. Esto significa, por tanto, que el Sr. Kokosckin defendió el programa contra los delegados de Ucrania, en contra de los cadetes que dejan la defensa de la autodeterminación “cultural” en contra de la autodeterminación “política”. Es absolutamente claro que la protesta “política” de la libre determinación, lanzando la amenaza de “disgregación del Estado”, llamando “elástica” la fórmula de la “autodeterminación política” (en el espíritu de Rosa Luxemburgo!) Sr. Kokosckin defensa nacional gran ruso-liberalismo contra los elementos como las “indemnizaciones” o más democráticos del partido de los demócratas y en contra de la burguesía ucraniana.

El Sr. Kokosckin ha salido victorioso en la conferencia de los cadetes, como se ve desde la palabra traidora pequeño “pero” en la cuenta de “RETC”. El Gran-nacional-liberalismo ruso triunfó entre los demócratas. No esta victoria ayudará a iluminar los espíritus de las personas particulares no razonables entre los marxistas de Rusia, que siguiendo el ejemplo de los cadetes, empezaron a temer que también “fórmulas elásticas de la autodeterminación de la política de las nacionalidades”?

Vamos a examinar “, pero” en la parte inferior de la línea de pensamiento del señor Kokosckin. Citando la” experiencia previa en política “(es decir, por supuesto, la experiencia del año 1905, cuando Gran burguesía rusa estaba temblando por sus privilegios nacionales y comunicó su temor al partido de cadetes), el lanzamiento de la amenaza de” desintegración Estado “, mostró el Sr. Kokosckin que entendía perfectamente que la autodeterminación política no puede significar simplemente el derecho a separarse y formar un Estado nacional independiente. Surge la pregunta: ¿cómo tener en cuenta estas preocupaciones del Sr. Kokosckin desde el punto de vista de la democracia en general y desde el punto de vista de la lucha de clase del proletariado en particular?

El Sr. Kokosckin nos asegura que el reconocimiento del derecho de separación aumenta el peligro de “disgregación del Estado”. Este es el punto de vista de la Mymrezov policía con su lema: “arrastrar y no lo dejes ir.” Desde el punto de vista de la democracia en general es todo lo contrario es cierto: el reconocimiento del derecho de separación reduce el peligro de “disgregación del Estado”.

El Sr. Kokosckin piensa exactamente de la manera de los nacionalistas. En su último congreso que lanzó rayos y truenos contra el masepiani ucranianos-‘”[vi]. El movimiento de Ucrania – exclamó el señor Savenko and Co. – amenaza con debilitar el vínculo entre la Ucrania con Rusia, ya que Austria con su ucrainofilia fortalece el vínculo que une a los ucranianos con Austria! Nadie puede entender por qué Rusia no podía tientas para “reforzar” el vínculo que une a los ucranianos con Rusia utilizando el mismo método que los señores son culpables Austria Savenko, es decir, dar la libertad a los ucranianos a usar la lengua materna, autonomía administrativa, una Dieta autónoma, etc.

El razonamiento de los señores y señores Savenko Kokosckin son absolutamente similares y ridículo y absurdo por igual desde el punto de vista puramente lógico. Lo que no es obvio que la libertad más la nacionalidad ucraniana, en tal o cual país, más sólido será el lazo que une esta nacionalidad con ese país? Parece que esta verdad básica no debe provocar el debate, a menos que quiera romper decisivamente con todos los postulados de la democracia. Tal vez sea una mayor libertad de la nacionalidad como tal, que el derecho de secesión, la libertad de establecer un Estado nacional independiente?

Para avivar aún más confusa la cuestión de los liberales (y por aquellos que, sin pensar detrás de su furgoneta), tomamos el ejemplo más simple: la cuestión del divorcio. Rosa Luxemburgo dice en su artículo que el Estado central democrática, sin dejar de reconocer la autonomía de las partes individuales, tiene que salir de la jurisdicción del Parlamento Centroamericano todas las principales ramas del derecho, entre otras cosas, la legislación sobre el divorcio. Esta preocupación de ver la libertad de divorcio, garantizada por el poder central del Estado democrático es perfectamente comprensible. Los reaccionarios se oponen a la libertad de divorcio, hacen un llamado a “utilizarlos con precaución” y claman que esta libertad significa la “disgregación de la familia.” La democracia, sin embargo, piensan que los reaccionarios son unos hipócritas, que defienden, de hecho, la omnipotencia de la policía y la burocracia, los privilegios de un sexo y la peor opresión de la mujer, que, de hecho, la libertad de El divorcio no significa la “disgregación” de los lazos familiares, sino por el contrario, el fortalecimiento de su base democrática, la única base posible y en una sociedad civil estable.

Acusar a los partidarios de la libertad de la libre determinación, a saber, la libertad de separación, de fomentar el separatismo, es igual de absurdo e hipócrita culpar a los partidarios de la libertad de divorcio de fomentar la destrucción de los lazos familiares. Al igual que en la sociedad burguesa, los que se levantan en contra de la libertad de divorcio son los defensores de los privilegios y la venalidad, que son la base del matrimonio, el estado burgués, capitalista, por lo que en la negación de la libertad de las naciones a la autodeterminación, es decir, la separación no significa otra cosa que defender los privilegios de la nación dominante y los recursos de la policía de la administración en detrimento de la democracia.

No hay duda de que los políticos, generados por todas las relaciones de la sociedad capitalista, a veces hace que los rumores de un peso extremadamente ligero, y los parlamentarios, incluso simplemente absurdas y publicistas sobre la separación de esta o de la nación que. Pero sólo los reaccionarios pueden tener miedo (o fingir que se asustan) por esa conversación. Cualquiera que se interponga en términos de democracia, es decir, la solución de los problemas políticos por la masa de la población sabe que los políticos hablan de la decisión de las masas “, la distancia es enorme.” Las masas populares, educados en la experiencia cotidiana, que conocen muy bien la importancia de los lazos geográficos y económicos, las ventajas de un gran mercado y un gran estado, y decide que sólo a una parte si la opresión nacional y la fricción nacionales demuestran la vida en común absolutamente insoportable, frenassero todas las transacciones de todo tipo. Y en este caso los intereses del desarrollo capitalista y la libertad de la lucha de clases son, precisamente, por parte de aquellos que se separan.

Y así, desde cualquier lado que tomar los argumentos del Sr. Kokosckin, se presentan como el colmo del absurdo y una burla a los principios de la democracia. Pero estos argumentos hay una cierta lógica: la lógica de los intereses de clase de la gran burguesía rusa. Como la mayoría del partido de cadetes, el Sr. Kokosckin es el siervo de la gran cantidad de escudos de la burguesía. Defiende sus privilegios en general, sus privilegios estatales en particular, Purisckevitc y las defiende con la mano – Purisckevitc sólo tiene más confianza en el palo de la servidumbre, mientras que Kokosckin ver que este personal y sus cónyuges, que en 1905 fue muy mal estado y confiar en la mayoría de los actos de los métodos de la burguesía para engañar a las masas, como, por ejemplo, ahuyentar el fantasma de los campesinos del cuello burguesa y pequeño de “disgregación del Estado”, engañarlos con una combinación de las frases “la libertad de las personas” con los principios los historiadores tradicionales, etc.

El verdadero significado de esta clase de la hostilidad liberal al principio de la autodeterminación de las naciones es una política, y solo uno: el liberalismo nacional, la preservación de los privilegios del Estado ruso-gran burguesía. Y entre los marxistas, los oportunistas rusos que hoy, en la edad del sistema el 3 de junio, se levantan contra el derecho de las naciones a la libre, todo – el liquidador Semkovski, el bundista Liebmann, la pequeña burguesía ucraniana Jurkevic, – de la te basta con arrastrar la cola del liberalismo nacional, corromper a la clase obrera y de las ideas nacional-liberales.

Los intereses de la clase obrera y su lucha contra el capitalismo exigen una completa solidaridad y la unión más estrecha de los trabajadores de todas las naciones, exigiendo que se resistió a la política nacionalista de la burguesía, de cualquier nacionalidad puede ser. Por lo tanto, negar el derecho de las naciones oprimidas a la autodeterminación, el derecho a la secesión, o soportar todas las demandas nacionales de la burguesía de las naciones oprimidas, que, para los socialdemócratas, para evitar las tareas de la política proletaria y someter a los obreros a la política burguesa. Para el obrero asalariado es indiferente a su principal explotador es el más grande de la clase media en lugar de la halógena de Rusia, o en lugar de la burguesía judía polaca, etc. El obrero asalariado, consciente del interés. Su clase, es indiferente que los privilegios del capitalismo de estado los grandes rusos, que promete ser de los capitalistas polacos o ucranianos de establecer un paraíso en la tierra, cuando tienen el estado de privilegio. En todos los casos, el desarrollo del capitalismo sigue y seguirá así en un Estado plurinacional en el que los estados-nación individuales.

En todos los casos el trabajador asalariado siguen siendo objeto de explotación, y para luchar con éxito contra esta explotación, el proletariado debe estar libre de nacionalismo, los trabajadores deben ser, por así decirlo, completamente neutral en la lucha de la burguesía de otras naciones por la supremacía. El apoyo mínimo fijado por el proletariado de un país a los privilegios de “su” burguesía nacional, inevitablemente, aumentará la confianza del proletariado de la otra nación, debilitará la solidaridad internacional de la clase obrera, que se dividen con gran deleite de la burguesía. Negar el derecho a la autodeterminación o la separación, significa indefectiblemente, en la práctica, apoyar los privilegios de la nación dominante.

Nos persuadercene más evidente si tomamos el ejemplo concreto de la separación de Noruega de Suecia.

6. LA SEPARACIÓN DE NORUEGA DE SUECIA

Luxemburgo toma precisamente este ejemplo y en este respecto, lo siguiente razones:

“El último evento en la historia de las relaciones federativas, la separación de Noruega de Suecia. – Que una vez elogiado por la prensa fue a toda prisa socialpatriottica polaco (ver “Naprzód” [“Siguiente”] de Cracovia) como una manifestación del poder estimulante y el carácter progresivo de las aspiraciones de la separación política – se convirtió en la evidencia clara de inmediato que la política del federalismo y la separación que los resultados no son en absoluto una expresión de progreso o democratismo.. Después de la llamada “revolución” de Noruega, que consistió en la colocación y retirada del rey de Suecia desde Noruega, la paz eligieron a otro rey, en un plebiscito el rechazo del plan de establecer una república. Lo que los admiradores de la superficie de cada movimiento nacional y toda apariencia de independencia había proclamado una “revolución” no era una simple manifestación del particularismo campesino y pequeño-burgueses, el deseo de tener su dinero en un “buen” rey en lugar de un impuesto aristocracia sueca, por lo que era un movimiento que tenía definitivamente nada de revolucionario. Al mismo tiempo, esta historia de la ruptura de la unión sueco-noruega ha demostrado una vez más la medida en que, incluso en este caso, la federación existía hasta entonces eran sólo la expresión de intereses puramente dinásticos y, en consecuencia, una forma de la monarquía y la reacción. . . “(” Przeglad “).

Es, literalmente, todo lo que dice Rosa Luxemburgo sobre este tema! Debemos reconocer que sería difícil demostrar con mayor relieve la impotencia de su posición de que ha hecho Rosa Luxemburgo, con el ejemplo citado.

Fue y es si, en un estado nacional composición heterogénea, la democracia social tiene o no necesita un programa que reconoce el derecho a la autodeterminación o la separación.

¿Qué dice sobre el ejemplo de Noruega, elegido de la misma Rosa Luxemburgo?
Nuestros giros y vueltas, el autor hace el espíritu y los gritos contra el diario “Naprzód”, pero no responde a la pregunta! Rosa Luxemburgo habla de todo un poco “por no decir una palabra acerca de la esencia de la cuestión!

No hay duda de que la pequeña burguesía de Noruega, que quería tener su dinero y sus propios reyes dejó con el plebiscito sobre el proyecto (el establecimiento de la república, que se manifiesta como pobre pequeño-burguesa. No cabe duda de que si el “Naprzód” si no lo han notado, expresado como burguesa y pequeñoburguesa igualmente malo por igual.

Pero ¿qué significa todo esto?
Como lo fue, finalmente, el derecho de las naciones a la autodeterminación y la posición del proletariado socialista hacia este derecho! Entonces, ¿por Rosa Luxemburgo no responde a la pregunta, pero te das la vuelta, pero sin tocarlo?

Se dice que los ratones allí es animal más fuerte del gato. Para Rosa Luxemburgo, al parecer, no es el animal más fuerte “frak”. En el lenguaje coloquial se llama “Frak”, el “Partido Socialista Polaco,” el pueblo revolucionario de la llamada, y los de Cracovia giornalucolo “Naprzód” comparte las ideas de esta “ruptura”. La lucha que Rosa Luxemburgo ha estado librando contra el nacionalismo de este “pueblo”, ha tan cegados por nuestro autor, que no todo es “Naprzód” desaparecido de su horizonte.

Si el “Naprzód ‘dice’ sí ‘, Rosa Luxemburgo lo considera su deber sagrado que decir de inmediato” no “. hacerlo sin pensar en todo lo que no revela su independencia de la “Naprzód”, sino por el contrario, muestra su dependencia de la hilarante “Frak”, su incapacidad de ver las cosas desde una perspectiva un poco más profundo y más más amplio que el de formicolaio de Cracovia. El “Naprzód” es ciertamente un organismo muy mal y no del todo marxista, pero esto no debe impedirnos analizar a fondo el ejemplo de Noruega, desde que lo eligió.

Para este ejemplo tenemos que el análisis marxista no se detiene la mala calidad de estos terribilissimi “fraki”, pero, en primer lugar, la particularidad histórica concreta de la separación de Noruega de Suecia y, en segundo lugar, en las tareas que usted pone el proletariado de ambos países cuando esta separación se llevó a cabo.

La economía geográfica, y lingüística, que traen a Noruega a Suecia, no son menos estrictos que los que se unen muchos otros países con esclavos rusa. Sin embargo, la unión de Noruega con Suecia no era voluntaria, por lo que Rosa Luxemburgo con razón se habla de “federación”, y simplemente porque no saben qué decir. Ellos fueron, fueron los monarcas que en el momento de las guerras napoleónicas habían dado a Noruega a Suecia, contra la voluntad de los noruegos y los suecos tenían que llevar sus tropas a Noruega para assoggettarsela.

Después de eso, durante muchas décadas, a pesar de la propia autonomía de que gozan las de Noruega (su propia dieta, etc.), La fricción entre Noruega y Suecia habían persistido, sin interrupciones, y los noruegos se esforzó con todas sus fuerzas para sacudir el yugo de la sueca. Finalmente le negó en agosto de 1905: La Dieta de Noruega decretó que el rey de Suecia había dejado de ser el rey de Noruega, y el referendo, la consulta del pueblo noruego, hizo más tarde, dio una abrumadora mayoría de votos (alrededor de 200 contra varios cientos de miles) a favor de la completa separación de Suecia. Después de algunas dudas, los suecos se han resignado al hecho de la separación.

Este ejemplo nos muestra en qué se funda son posibles y se producen cuando las naciones independientes, dadas las actuales relaciones económicas y políticas, y qué forma toma a veces la separación en un ambiente de libertad política y democratismo.

No es un social demócrata, a menos que se atreven a declarar que las cuestiones de la libertad política y la democracia son indiferentes a (y si es así, por supuesto, dejar de ser socialdemócrata), voy a negar que este ejemplo hizo el requisito de la prueba, para todos con conciencia de clase, para hacer una preparación sistemática de propaganda y debido a los conflictos que la separación de las naciones sólo puede dar lugar a resolver como lo fueron en 1905 entre Noruega y Suecia, y no “el ruso”. Es precisamente esto lo que expresa el punto de nuestro programa que pretende el reconocimiento del derecho de las naciones a la libre. Y Rosa Luxemburgo se vio obligado a dejar de lado este hecho un inconveniente para su teoría, atacando violentamente el filisteísmo de la pequeña burguesía y los noruegos Naprzód ‘»Cracovia porque entendió muy bien que este hecho histórico irrevocablemente refutado sus declaraciones en el sentido de que el derecho de las naciones a la libre determinación sería una “utopía” equivaldría a la derecha “para comer en platos de oro”, etc. Tales frases sólo expresan una fe oportunista, arrogante y miserable, en la inmutabilidad de las relaciones de poder existentes entre las nacionalidades de Europa del Este.

Seguimos. En el asunto de la autodeterminación de las naciones, como en cualquier otro asunto, lo que nos interesa es, ante todo, la autodeterminación de las naciones en el interior del proletariado. Rosa Luxemburgo modestamente eludido esta cuestión también, sintiendo que era lamentable por su “teoría” análisis de esta cuestión en el ejemplo de Noruega, elegido por usted.

Lo que fue y lo que iba a ser la posición del proletariado en el conflicto noruego y sueco causado por la separación? Los trabajadores con conciencia de clase en Noruega sin duda hubiera votado, después de la primera separación, de la República, [* 2], y si hubo socialistas que han votado lo contrario, esto sólo demuestra lo estúpido y el oportunismo pequeño burgués, todavía hay veces en el socialismo Europa. En esto no puede haber dos opiniones, y si tocamos este punto, es sólo porque Rosa Luxemburgo larvare buscando la esencia de la materia con la charla fuera de tema. En cuanto a la separación no sabía si el programa del Partido Socialista Noruego de los socialdemócratas hicieron obliga a Noruega a que se adhieran a un punto de vista particular. Admitimos que no, que los socialistas noruegos han dejado abierta la cuestión de hasta qué punto la autonomía de Noruega fue suficiente para que una lucha de clases gratis y en qué medida la eterna fricción y conflicto con la aristocracia sueca restringido la libertad de la vida económico. Pero el proletariado noruego tendría que marchar en contra de esta aristocracia a la democracia campesina noruega (a pesar de todas las limitaciones pequeñoburguesas de esta última), es innegable.

Y el proletariado sueco? Se sabe que los terratenientes suecos, apoyados por los sacerdotes de Suecia, predicó la guerra contra Noruega, y que Noruega es mucho menor en Suecia, ya que Suecia ya había sido invadida, ya que la aristocracia sueca tiene un gran peso en su país, esta predicación era una amenaza muy seria. Usted puede apostar que el sueco adoprarono Kokosckin larga y con celo a la labor de la corrupción Sueca de las masas, invitándoles “para ser utilizado con las fórmulas de precaución elásticas de la política de la autodeterminación de las naciones”, retratando a los peligros de la “disgregación del Estado” y asegurándoles que “la libertad de las personas” es compatible con los principios de la aristocracia sueca tradicional. No hay duda de que los socialdemócratas suecos han traicionado la causa del socialismo y la causa de la democracia si no hubiera luchado contra todas las fuerzas de la ideología y la política es la de los Kokosckin “los propietarios si no hubiera defendido, así como la igualdad de derechos de las naciones en general (también reconocida por Kokosckin), el derecho de las naciones a la autodeterminación, la libertad de la separación de Noruega.

La estrecha alianza entre el noruego y los trabajadores suecos, y su plena solidaridad de clase fraterna, obtuvo este reconocimiento. – Por los trabajadores suecos, – la ley de los noruegos a la separación. Desde los obreros noruegos estaban convencidos de que los suecos no estaban contaminados por el nacionalismo sueco, que pusieron la fraternidad con los proletarios noruegos por encima de los privilegios de la burguesía y la aristocracia de Suecia. La destrucción de las ataduras impuestas por los monarcas europeos de Noruega y la aristocracia sueca, el fortalecimiento de los lazos entre los obreros noruegos y suecos. Los trabajadores suecos demostró que a través de todas las vicisitudes de la política burguesa – sobre la base de la burguesía es perfectamente posible un retorno a la subyugación violenta de los noruegos a los suecos – que va a preservar y defender la completa igualdad y la solidaridad de clase de los trabajadores de las dos naciones en la lucha contra la burguesía contra el sueco y noruego.

Lo que demuestra, entre otras cosas, ya que son simplemente infundadas e incluso a veces fútiles intentos realizados por “fraki”, para “explotar” nuestro desacuerdo con Rosa Luxemburgo en contra de la socialdemocracia polaca. El “fraki” Yo no soy un partido proletario, socialista, sino un partido nacionalista pequeño-burgués, algo similar a los polacos SR. Él nunca hablaba, ni podía ni siquiera hablar de cualquier unidad del Partido Social Demócrata de Rusia con esto. Mientras que no es un socialdemócrata de Rusia nunca había “arrepentirse” de un enfoque o una unión con la socialdemocracia polaca. La socialdemocracia polaca tiene el gran mérito de haber creado, por primera vez en Polonia, en este país imbuido de aspiraciones y tendencias para el nacionalismo, un partido marxista de verdad, verdaderamente proletaria. Pero este mérito de la socialdemocracia polaca no es muy grande porque Rosa Luxemburgo dijo que una cadena de despropósitos en contra del apartado 9 del programa marxista de Rusia, pero a pesar de este triste acontecimiento.

Por el derecho de los socialdemócratas polacos a la libre determinación “tiene ciertamente no tan gran importancia, como los rusos. Es perfectamente comprensible que la lucha polaca contra la pequeña burguesía, cegado por el nacionalismo, ha obligado a la socialdemocracia polaca de “forzar la nota” con un celo particular, (a veces quizá un poco demasiado). Ningún marxista ha pensado alguna vez de acusar a Rusia a socialdemócratas polacos al hecho de que están en contra de la separación de Polonia. Estos socialdemócratas no cometen un error al intentar – como Rosa Luxemburgo – para negar la necesidad de reconocer, en el programa de los marxistas de Rusia, el derecho a la libre determinación.

Esto significa, en esencia, los informes de transferencia, el punto de vista concebible en el horizonte de Cracovia, en la escala de todos los pueblos y todas las naciones de Rusia, incluidos los rusos. ¿Qué quiere decir ser “nacionalistas polacos hacia abajo”, en lugar de los socialdemócratas de Rusia, los internacionalistas Social Demócratas.

Dado que la socialdemocracia internacional es precisamente el campo del reconocimiento del derecho de las naciones a la libre. Veamos ahora, precisamente, a esta pregunta.

7. RESOLUCIÓN DEL CONGRESO INTERNACIONAL DE LONDRES 1896

Esta resolución dice:

“El Congreso declara que el pleno derecho de todas las naciones a la autodeterminación [Selbstbestimmungsrecht] y expresa su solidaridad a los trabajadores de todos los países están agobiados por el yugo del absolutismo militar, nacional o de otro tipo: el Congreso invita a los trabajadores de todos estos países a tomar partido en las filas de los obreros conscientes del mundo [= conscientes de sus propios intereses de clase Klassenbewusste], de luchar juntos con ellos para derrocar al capitalismo internacional y alcanzar los objetivos de la socialdemocracia internacional “. [* 3]

Como ya hemos demostrado, nuestros oportunistas, los señores Semkovski, Liebmann, Jurkevic, no saben nada de esta resolución. Pero Rosa Luxemburgo lo sabe y lo cita en su totalidad el texto que contiene la misma expresión de nuestro programa, “autodeterminación”.

Nos preguntamos, como Rosa Luxemburgo suprimir este obstáculo que se pone delante de su teoría de la “original”?

Oh, de una manera sencilla: … el centro de gravedad está en la segunda parte de la resolución … tiene un carácter declarativo … se le puede llamar un malentendido!

La impotencia y la confusión de nuestro autor, literalmente sorprenderá. Por lo general, sólo los oportunistas que afirman el carácter de los puntos declarativos consecuentemente democrática y el programa socialista, evitando una polémica directa contra la cobardía de ellos. Evidentemente no, pues nada de Rosa Luxemburgo muestra estos tristes momentos en compañía de los señores Semkovski, Liebmann y Jurkevic. Rosa Luxemburgo no se resuelve a decir con franqueza, si se tiene en cuenta la resolución de que se trate bien o mal. Ella se escapa y se esconde como si cuenta con el lector ignorante y descuidado, que llegó a la segunda parte de la resolución se ha olvidado de la primera, o que nunca ha oído hablar de las discusiones que habían tenido lugar en la prensa socialista en el Congreso de Londres.

Pero Rosa Luxemburgo equivoco mucho si se imagina que es capaz de pisotear tan fácilmente antes de que los obreros conscientes de Rusia una resolución de la Internacional sobre una importante cuestión de principio, sin siquiera tomarse la molestia de examinar de manera crítica.

En los debates previos al Congreso de Londres – en su mayoría en las páginas del periódico de los marxistas alemanes, “Die Neue Zeit” – apareció en el punto de vista de Rosa Luxemburgo, y este punto de vista, en esencia, fue derrotado ante el Internacional ! Esa es la esencia de la cuestión que, sobre todo el lector ruso debe tener en cuenta.

La discusión se llevó a cabo sobre la base del problema de la independencia de Polonia. No se manifiesta en tres aspectos:

1) El punto de vista de la “fraki,” en nombre de quien tomó el campo de Hecker. Querían que la Internacional en su programa para reconocer la reclamación de la independencia de Polonia. Esta propuesta no fue aceptada. Este punto de vista fue derrotado antes de la Internacional.

2) El punto de vista de Rosa Luxemburgo: los socialistas polacos no deben buscar la independencia de Polonia. Dejando este punto de vista, no podía ser una cuestión de proclamar el derecho de las naciones a la libre. Este punto de vista fue derrotado antes de la Internacional.

3) El punto de vista de que Kautsky argumentó a continuación con más detalle, al hablar en contra de Rosa Luxemburgo y demostrar la extrema “unilateralidad” de su materialismo. De acuerdo con este punto de vista, la Internacional no puede ahora poner en su programa la independencia de Polonia, pero los socialistas polacos, – dijo Kautsky, – bien puede hacer tal afirmación. Desde el punto de vista de la socialista, caso omiso de las tareas de liberación nacional en una situación de opresión nacional, es sin duda un error.

En la resolución de la Internacional se reproducen las tesis esenciales y fundamentales de este punto de vista: por un lado el reconocimiento – absolutamente explícito, y no tolerará ninguna falsa interpretación, – el pleno derecho a la autodeterminación de todas las naciones, desde ‘ Por otro lado, un recurso de apelación igualmente claro que los trabajadores de la unidad internacional de la lucha de clases.

Creemos que esta resolución es perfectamente correcto y que esta resolución específica y, precisamente, la indisolubilidad de las dos partes que la directiva única política correcta a la clase proletaria en el problema nacional de los países de Europa oriental y Asia, todos ” a principios del siglo XX.

Detengámonos un poco “más minuciosamente en los tres puntos de vista mencionados.

Se sabe que C. Marx y F. Engels lo vio como un requisito absoluto para toda la democracia europea occidental, y más aún para la democracia social, el apoyo activo de las reivindicaciones de independencia de Polonia. En los años 1840-1850 y 1860-1870, el período de la revolución burguesa en Austria y Alemania, un período de “reforma campesina” en Rusia, este punto de vista era completamente justo y fue el único punto de vista consecuentemente democrática y proletaria. Mientras las masas de Rusia y la mayoría de los países eslavos estaban durmiendo un sueño profundo, siempre y cuando estos países se produjo un movimiento de masas independiente y democrático, el movimiento de liberación de la nobleza en Polonia tuvo una importancia enorme, de primer orden , desde el punto de vista de la democracia no sólo de toda Rusia, no sólo pan-eslava, sino también la cacerola. [* 4]

Pero si este punto de vista de Marx tenía toda la razón para la segunda o tercera en el tercer trimestre del siglo XIX, dejó de ser en el siglo XX. Independiente de los movimientos democráticos, e incluso un movimiento proletario independiente, han surgido en la mayoría de los países eslavos, e incluso en uno de los eslavos más atrasados, Rusia. La nobleza de Polonia desapareció para dar paso a la capitalista Polonia. En tales condiciones, Polonia no podría perder su importancia revolucionaria excepcional.

Si en 1896 el P.P.S. (“Partido Socialista Polaco,” actual “fraki”) estaba tratando de “consolidar” la opinión de que Marx tenía en otra época, esto significaba que ya utilizan la letra del marxismo contra el espíritu del marxismo. Por lo tanto, los socialdemócratas polacos tenían toda la razón cuando se rebelaron contra las pasiones nacionalistas de la pequeña burguesía polaca, ha demostrado la importancia del problema nacional de secundaria para los trabajadores polacos, fundada por primera vez un partido puramente proletario en Polonia, enunció el principio importante de la Unión la unión más estrecha entre los trabajadores polacos y rusos en su lucha c1asse.

Pero esto tal vez diría que la Internacional, a principios del siglo XX, se debe considerar superfluo para Europa Oriental y Asia, la política de las naciones del principio de auto? Su derecho a la separación? Esto sería un absurdo inconmensurable que lo haría (teóricamente) el reconocimiento de una transformación completa de los estados democrático-burgueses, turco, ruso, chino, y que lo haría (casi) a una posición oportunista hacia el absolutismo.

No. Para Europa Oriental y Asia, en un momento en que se inicia la revolución democrático-burguesa, un período de despertar y la intensificación de los movimientos nacionales, en un período donde se encuentran los partidos proletarios independientes, la tarea de estos partidos en la política nacional debe ser doble: el reconocimiento del derecho a la autodeterminación de todas las naciones,-como la transformación democrático-burguesa no está terminado aún, porque la democracia defiende trabajando constantemente, en serio, sinceramente, y no liberal, no Kokosckin, la igualdad de derechos de las naciones,-y una mayor unidad, la unión indisoluble de la lucha de clase de los proletarios de todas las naciones en un Estado en todos los avatares de su historia, en todos los desarrollos de fronteras de los Estados para el trabajo de la burguesía.

La resolución de la Internacional de 1896 define precisamente este doble papel del proletariado. Y precisamente en los mismos principios que subyacen a la resolución de la “Conferencia de Verano” de los marxistas rusos en 1913. Hay personas que parecen “escuchado” que la presente resolución, reconociendo el derecho a la libre determinación en el cuarto punto, la separación, “dar” el máximo al nacionalismo (de hecho, en el reconocimiento del derecho de todas las naciones a la libre determinación La democracia es el máximo y el mínimo de nacionalismo), mientras que en el quinto párrafo advierte a los trabajadores en contra de las consignas de cualquier burguesía nacionalista y buscaba la unidad y la fusión de los trabajadores de todas las Naciones Unidas en las organizaciones internacionales del proletariado . Sin embargo, puede ver aquí una “contradicción” de sólo espíritus superficiales, incapaces de comprender, por ejemplo, debido a que la unidad y la solidaridad del proletariado cuando ganaron a los suecos de los trabajadores suecos y noruegos, defendió la libertad de Noruega para separar y formar un estado independiente.

8. El utópico Carlo Marx, Rosa Luxemburgo y LA PRÁCTICA DE LA

Rosa Luxemburgo, dijo, y repitió hasta la saciedad que la independencia de Polonia es una “utopía”, y exclama con ironía: ¿por qué no poner la reclamación de la independencia de Irlanda?

Evidentemente, la “práctica”, Rosa Luxemburgo, Karl Marx, hace caso omiso de la actitud hacia el problema de la independencia de Irlanda. Vale la pena intrattenervisi por citar un ejemplo de análisis de la demanda concreta por la independencia nacional, desde el punto de vista marxista y no es realmente un oportunista.

Marx tenía la costumbre, – por lo que dijo, -, para “probar el diente” a sus amistades socialistas, el control de la conciencia y la fuerza de convicción. Luego de conocer de Lopatin, Marx escribió a. Engels 15 de julio de 1870 las cosas muy halagadoras sobre el joven socialista ruso, pero añade:

… “Debilidad: Polonia. En este punto Lopatin habla muy bien como un inglés, digamos como un “cartista” de la vieja escuela de Inglés, habla de Irlanda “.

En la nación socialista que oprime, Marx formuló preguntas acerca de su actitud hacia la nación oprimida y de inmediato descubre un defecto común a los socialistas de la dominante (Inglés y ruso), la incomprensión de sus obligaciones socialistas de las naciones oprimidas por el rimasticature llevado a los prejuicios de la burguesía “gran potencia”.

Antes de pasar a las declaraciones positivas de Marx sobre Irlanda, hay que decir que hacia la cuestión nacional en general, Marx y Engels tuvieron una actitud severamente crítica, ya que evaluaron el condicionamiento histórico, por lo que Engels, 23 de mayo de 1851, Marx escribió que el estudio de la historia lo llevó a conclusiones pesimistas acerca de Polonia, que Polonia era importante y sólo de forma temporal hasta que la revolución agraria en Rusia. La parte polaca de la historia es la de “sin sentido audaz”. “No podemos suponer, siquiera por un momento, de que Polonia es capaz de representar, incluso justo en frente de los avances de Rusia, o tiene algún significado histórico”. En Rusia hay más elementos de la civilización, la cultura, la industria, la clase media, no en la “nobleza polaca sueño.” “Lo que cuenta Varsovia y Cracovia, en frente de San Petersburgo, Moscú, Odessa”, Engels no creían en el éxito de la insurrección de la nobleza polaca.

Pero todas estas ideas, en los que existe la clarividencia tan brillante, no se vea obstaculizado en modo alguno a Marx y Engels a manifestar, – 12 años después, cuando Rusia era todavía dormido y Polonia era un hervidero, – la simpatía más profunda y ardiente por el movimiento polaco .

En 1864, mientras se prepara la dirección de la Internacional, Marx escribió a Engels (04 de noviembre 1864), que se verá obligado a luchar contra el nacionalismo de Mazzini. “En los puntos de la dirección donde se habla de política internacional y no hablar de los países de la nacionalidad, denunció Rusia y no la menos importante”, – escribe Marx. Que la cuestión nacional está sujeta a “los trabajadores”, para Marx, es innegable. Pero su teoría está tan distante como el cielo de la tierra de ignorar los movimientos nacionales.

Arriva 1866. Marx escribió a Engels que “la camarilla de ‘París’ Proudhon afirma que las nacionalidades son absurdas y ataca a Bismarck ya Garibaldi. Como polémica contra el chovinismo, esta táctica es útil y comprensible. Sin embargo, cuando los seguidores de Proudhon (entre ellos mis buenos amigos aquí, Lafargue y Longuet) piensan que toda Europa puede y debe sentarse tranquilamente y en paz en su parte trasera hasta que los señores de Francia, no han abolido la la pobreza y la ignorancia … Así que son ridículos “(carta del 7 de junio de 1866).

“Ayer, – escribe Marx 20 de junio 1866, – en el Consejo Internacional se discutió sobre la guerra actual … La discusión, como se esperaba, se redujo a la cuestión de la” nacionalidad “y nuestra actitud hacia ella … Los representantes de “joven Francia” (no a los trabajadores) apoya la opinión de que todas las nacionalidades y la nación misma han crecido los viejos prejuicios. Uno de Proudhon stirnerismo … Todo el mundo debe esperar hasta que el francés no estará madura para el cumplimiento de la revolución social … El Inglés se rieron mucho cuando yo comencé mi discurso con el argumento de que nuestro amigo Lafargue y otros, que han abolido las nacionalidades, vienen a nosotros en francés, en un lenguaje que es ininteligible para las nueve décimas partes de la asamblea. Luego mencionó que Lafargue, sin darse cuenta, a la negación de la nacionalidad significa, al parecer, su absorción por la ejemplar nación francesa “.

La conclusión que cabe extraer de todas estas observaciones críticas de Marx es clara: la clase obrera es menor que cualquier otro, hacer un fetiche de la cuestión nacional, porque el desarrollo del capitalismo no necesariamente despertado a la vida independiente de todas las naciones. Pero ya que los movimientos nacionales que han surgido no se preocupan de masas acerca de ellos, se niegan a apoyar lo que hay en ellos un medio graduales, en realidad, rendirse a los prejuicios nacionalistas, a saber: reconocer “su propia” nación como una nación modelo ” “(o, añadimos nosotros mismos, como una nación que tiene el privilegio exclusivo de la construcción de un estado). [* 5]

Pero volvamos al problema de Irlanda.

La posición de Marx hacia este tema se expresa más claramente en los siguientes extractos tomados de su carta:

“He intentado por todos los medios para inducir a los trabajadores británicos a manifestarse a favor de fenianismo [vii] … Antes, yo creía que la separación de Irlanda de Inglaterra, imposible. Ahora considero que es inevitable, aunque después de la separación se llega a la federación “. Marx escribió a Engels en su carta de 2 de noviembre de 1867.

En una carta fechada el 30 de noviembre de ese mismo año, añade:

“¿Qué debemos aconsejar a los obreros ingleses? En mi opinión se debe introducir en su programa en un Derogación (en disolución) de la Unión “(de Irlanda con Inglaterra, es decir, la separación de Irlanda de Inglaterra),” en definitiva, la demanda de 1783 pero democratizado y adaptado a las condiciones actuales. Esta es la única forma legal de la liberación de Irlanda y por lo tanto, es el único que puede ser aceptado en el programa del partido Inglés. La experiencia mostrará más adelante, si una mera unión personal entre los dos países puede tomar un tiempo …

“… Para Irlanda, se requiere lo siguiente:
“1) La autonomía y la independencia de Inglaterra.
“2) la revolución agraria” …

Atribuir el problema de la enorme importancia de Irlanda, leído a Marx en la Conferencia Alemana de trabajo de una hora y media sobre esta cuestión (carta del 17 de diciembre de 1867).

Engels en una carta fechada el 20 de noviembre 1868 nota “, entre el odio Inglés trabajadores contra los irlandeses,” y casi un año después (24 de octubre de 1869), volviendo sobre el tema, escribe:

“Desde Irlanda hasta Rusia n’y a pas qu’un [no hay más que un paso …

El ejemplo de la historia de Irlanda demuestra que es lamentable para un pueblo el haber sojuzgado a otro pueblo. Todos británica mezquindad tienen su origen en la cuestión irlandesa. Todavía tengo que estudiar la época de Cromwell, pero en cualquier caso, para mí es indiscutible que, incluso en Inglaterra, las cosas han tomado un giro diferente, sin la necesaria militar de dominar a Irlanda y crear una nueva aristocracia “.

Señalamos, de paso, la carta de Marx a Engels del 18 de agosto de 1869:

“En Poznan trabajadores polacos encabezó una huelga victoriosa con la ayuda de su colega de Berlín. Esta lucha contra “el señor capital” – incluso en la forma más básica, en la forma de la huelga – va a acabar con los prejuicios nacionales, más en serio que las diatribas sobre la paz en los labios de señores burgueses “.

De lo que sigue es lo que es la política que llevó a Marx en la Internacional de la cuestión irlandesa:

El 18 de noviembre 1869 Marx escribió a Engels que él hizo un discurso de una hora y cuarto en el Consejo Internacional sobre la cuestión de la posición del Ministerio británico a la amnistía irlandesa y han propuesto la siguiente resolución:

“Se acordó:
que el señor Gladstone, en su respuesta a las solicitudes para liberar a los patriotas irlandeses de Irlanda, de forma deliberada los insultos a la nación irlandesa;
que se une a la amnistía política en términos igualmente humillantes y las víctimas de un mal gobierno y el pueblo que representa;
Gladstone, con las manos atadas por su posición oficial, pública y solemnemente ha saludado rebelión de los esclavistas, y se está preparando ahora para predicar al pueblo irlandés la doctrina de la obediencia pasiva;
que toda esta política sobre la amnistía irlandesa es la manifestación más clara de que “la política de conquista”, exponiendo que el Sr. Gladatone derrocó el ministerio de sus oponentes, los conservadores;
el Consejo General del Grupo de Trabajo Internacional expresa su admiración por la valentía, la firmeza, la nobleza con la que el pueblo irlandés que dirige la campaña por la amnistía;
que esta resolución debe ser comunicada a todos los sectores de la Asociación Internacional de los trabajadores y todas las organizaciones obreras en Europa y América relacionado con él ”

El 10 de diciembre 1869 Marx escribió que su informe al Consejo Internacional de la cuestión irlandesa se llevará a cabo de la siguiente manera:

… “En una forma totalmente independiente de cualquier sentencia” internacionalista “y” humanitaria “en la” justicia para Irlanda “- que el Consejo de la cosa en sí comprensible Internacional – el interés absoluto y directo de la Clase de Inglés Clase obrera [ Inglés de trabajo] para deshacerse de su actual unión con Irlad [le obliga a romper sus lazos con la corriente de Irlanda]. Este es mi más profunda convicción basada en parte en las razones por las que no puedo explicar a los propios trabajadores británicos. Pensé durante mucho tiempo que era posible derrocar al régimen irlandés con un levantamiento de la clase de Inglés de trabajo. Siempre he apoyado este punto de vista en el “New York Tribune” [diario estadounidense que Marx trabajó en profundidad]. Un estudio más profundo del problema me ha convencido de lo contrario. La clase obrera Inglés no hará nada hasta que liberemos Irlanda … La reacción en Inglaterra tiene sus raíces en la esclavización de Irlanda “. (Las cursivas son de Marx).

La política de Marx en la cuestión irlandesa debería estar ahora completamente claro para los lectores.

“Utópico” L “de Marx es tan” poco práctico “, que para la separación de Irlanda, que, incluso después de medio siglo, todavía no se ha dado cuenta. Esta política se debió a lo que Marx? No estaba mal?

Marx tenía en el primer pensamiento de que Irlanda no habría sido liberado desde el movimiento nacional de la nación oprimida, sino por el movimiento obrero de la nación oprimida. Para Marx, los movimientos nacionales no son una necesidad absoluta, porque sabe que sólo la victoria de la clase obrera puede conducir a la liberación total de todas las nacionalidades. Calcular de antemano todas las posibles relaciones existentes entre los movimientos de liberación burgueses en las naciones oprimidas y el movimiento proletario por la liberación de la nación que oprime (y esto es precisamente el problema que hace que sea tan difícil problema nacional en Rusia hoy en día) es imposible.

Pero las circunstancias han hecho que la clase obrera Inglés ha caído por un período lo suficientemente largo bajo la influencia de los liberales, y decapitandosi accodandosi con una política obrera liberal. El movimiento de liberación burguesa en Irlanda se fortalece y se convierte en una forma revolucionaria. Marx revisa su opinión y la corrige. “Es una vergüenza para un pueblo que había esclavizado a otro pueblo.” La clase obrera en Inglaterra, no derramaré hasta que Irlanda no se libere del yugo Inglés. La esclavización de Irlanda fortalece y nutre a la reacción en Inglaterra (así como la esclavitud de muchas naciones se alimenta la reacción en Rusia).

Y Marx, de la Internacional por la votación de una resolución que expresa su simpatía por la “nación irlandesa”, los de los irlandeses ‘(el inteligente L. Vl, probablemente, habría descalificado, el pobre Marx por haber olvidado la lucha de clases!) aboga por la separación de Irlanda de Inglaterra, “a pesar de que obtendrá después de la separación de la federación”.

¿Cuáles son las premisas teóricas de esta conclusión de Marx? En Inglaterra, la revolución burguesa había terminado hace mucho tiempo. Pero Irlanda no estaba terminado, sólo que ahora, después de medio siglo, las reformas liberales británicos del término principal. Si el capitalismo en Inglaterra se lo llevaron rápidamente, como esperaba Marx al principio, no había lugar para un movimiento democrático, la burguesía. Nacional de Irlanda. Sin embargo, cuando este movimiento se eleva, Marx aconseja a los trabajadores ingleses para apoyarlo, darle un impulso revolucionario, para empujarlo hasta el fondo de los intereses de su propia libertad.

En la década 1860-1870, las relaciones económicas de Irlanda con Inglaterra eran ciertamente más pequeñas que las existentes entre Rusia y Polonia, Ucrania, etc. Que la separación de Irlanda “no es práctica” e “imposible” (aunque debido a las condiciones geográficas y de inmenso poder colonial de Inglaterra), era muy evidente. Oponente, en principio, el federalismo, Marx admite la federación [* 6], en este caso, a condición de que la liberación de Irlanda, no vendrá por la vía reformista, sino por la vía revolucionaria, con un movimiento de las masas de ‘ Irlanda, con el apoyo de la clase obrera de Inglaterra. Es indiscutible que sólo una solución del problema sería más histórico apoyado los intereses del proletariado y la rapidez de la evolución social.

Las cosas han sido distintas. Tanto el pueblo irlandés de que el proletariado Inglés resultaron débiles. Sólo ahora, con los acuerdos lamentables entre la burguesía liberal y la determinación británica de Irlanda (y con muchas dificultades,-como el ejemplo del Ulster), el problema irlandés mediante la reforma agraria (con la redención) y de ‘ la autonomía (aún no implementado). ¿Y bien? Debemos inferir que Marx y Engels fueron los “utopistas”, que formuló las demandas nacionales “poco realista”, se dejan influir por la pequeña burguesía nacionalista irlandés (el movimiento pequeño-burgués “Fenian” es indiscutible), etc.?

No. Incluso en la cuestión irlandesa, Marx y Engels dio un resultado político proletario que en realidad las masas educadas en el espíritu de la democracia y el socialismo. Sólo una política así podría salvar a Irlanda e Inglaterra que la protraessero reformas necesarias desde hace medio siglo, y los liberales que deformassero el beneficio de la reacción.

La política de Marx y Engels en el problema de Irlanda es un buen ejemplo – que aún conserva una inmensa importancia práctica, – la manera en que el proletariado de otros países que oprimen debe comportarse hacia los movimientos nacionales, un ejemplo que nos pone en protección contra el “celo servil” de la pequeña burguesía de todos los países, de todos los colores y todos los idiomas que se apresuran a llamar “utopía” de cada cambio de las fronteras estatales, límites trazados por la violencia y los privilegios de los terratenientes y la burguesía de una nación.

Si los irlandeses y el proletariado Inglés no había aceptado la política de Marx, no se había defendido como su consigna, la separación de Irlanda, se han tomado el peor oportunismo, se ha demostrado que se han olvidado las tareas de la revolución democrática y socialista habría hecho una concesión a la reacción y la burguesía británica.

9. EL PROGRAMA DE 1903 Y SUS liquidadores

Las actas del Congreso de 1903, que aceptó el programa de los marxistas rusos, ahora son una rareza, y la gran mayoría del movimiento de hoy en día el trabajo militante de no conocer las motivaciones de los distintos puntos del programa (en especial porque muchos de los escritos que se refieren no aprovecharse de los beneficios de la ley …). Por tanto, es necesario examinar cómo se ha tratado el problema que nos interesa en el Congreso de 1903.

Observamos en primer lugar que los socialdemócratas rusos publicaciones sobre el “derecho de las naciones a la libre ‘, aunque pocos, muestran con toda claridad que este derecho ha sido siempre entendido en el sentido de derecho a la separación. Los señores Semkovski, Liebmann y Jurkevic, poniendo en duda, diciendo que el párrafo 9 “no es claro”, etc. hablar de “falta de claridad” sólo la ignorancia o de extrema ligereza. Desde 1902, el “Zarya”, Plejanov, la defensa del “derecho a la libre determinación” en el proyecto de programa, escribió que esta afirmación, no es obligatorio para los demócratas burgueses, “es obligatorio para los socialdemócratas.” “Si nos olvidamos, – Plejánov escribió, – o no risolvessimo para enviarlo por temor a ofender los prejuicios nacionales de la mayor de nuestra nación contemporáneo ruso … el grito:” ¡Proletarios de todos los países, uníos “Sería un vergonzosa mentira en los labios … ”

Esta característica es muy precisa argumento fundamental a favor del párrafo en cuestión, es tan preciso que los críticos de nuestro programa: “olvidar a su familia” – han evadido y evaden. Y no en vano. La negativa, sin embargo, adornado, para aceptar este párrafo es de hecho una concesión “vergonzosa” al nacionalismo gran ruso. ¿Por qué la Gran Rusia, cuando se habla del derecho de todas las naciones a la autodeterminación? ¿Por qué es la separación de la Gran Rusia. En aras de la unión de los proletarios, en los intereses de su solidaridad de clase es necesario reconocer el derecho de las naciones a la separación, esto es lo que Plejánov admitió que hace catorce años, con las palabras citadas por nosotros, si lo que habíamos pensado, nuestra oportunista probablemente hubiera dicho un disparate sull’autodecisione.

En el Congreso de 1903, donde se aprobó el proyecto de programa defendido por Plejánov, el principal trabajo fue encomendado a la Comisión para el programa. Por desgracia, no lo hicimos actas de sus reuniones. Y, de hecho, en nuestra pregunta, sería especialmente interesante, ya que sólo los representantes del Comité Polaco Social, y Ganetski Varsciavski, trató de sostener sus opiniones y para desafiar el “reconocimiento del derecho a la libre determinación.” El lector que compare sus argumentos (expuestos Varsciavski en el discurso y en sus declaraciones y Ganetski, pp 134-136 y 388-390 de las actas) con los argumentos presentados por Rosa Luxemburgo en polaco hemos examinado, Yo costaterebbe plena identidad.

¿Qué actitud hacia estos temas fue el comité del programa para el Segundo Congreso, donde Plejánov habló en particular contra los marxistas polacos? Estos temas fueron objeto de burla cruelmente! Proponer los marxistas de Rusia para rechazar el reconocimiento del derecho de las naciones a la autodeterminación, era absurdo tan claras y evidentes, que los marxistas polacos ni siquiera se atreven a repetir sus argumentos en la sesión plenaria del Congreso! Dejaron el Congreso, convencido de que su posición ante la instancia superior de los marxistas, tanto rusos, y los Judios, los georgianos y los armenios estaban desesperados.

Este episodio histórico tiene, en sí mismo, es de gran importancia para cualquiera que esté seriamente s’interessi de su programa. La derrota completa de los argumentos esgrimidos por los marxistas polacos a la comisión para el programa, su renuncia a cualquier intento de defender sus opiniones en la sesión del Congreso es un hecho muy significativo. No en vano, Rosa Luxemburgo se quedó en silencio “modestamente” este hecho en su artículo de 1908. La memoria del Congreso fue, obviamente, demasiado desagradable! Rosa Luxemburgo ha pasado por alto la sugerencia, infeliz hasta el ridículo, “arreglando” y el párrafo 9 del programa, y que Varsciavski Ganetski había hecho en nombre de todos los marxistas polacos en 1903 y que ni Rosa ni lo otro no polaco Social se atreven (y no se atreven a) la repetición.

Sin embargo, cuando Rosa Luxemburgo, ocultando su derrota en 1903, ha pasado por alto estos hechos, los interesados en la historia de su propio partido tratará de conocer y reflexionar sobre su significado.

Los amigos de Rosa Luxemburgo, – se deja el Congreso de 1903, – escribió:

… “Nos proponemos dar la siguiente redacción al punto séptimo (la sección actual 9) en el proyecto de programa: el párrafo 7. Las instituciones que garantizan la libertad de desarrollo cultural a todas las naciones que forman parte del Estado “(pág. 390 de las actas).

Por lo tanto, los marxistas polacos luego bajó al campo con puntos de vista tan indeterminado sobre la cuestión nacional en lugar de auto-propuesta, en esencia, nada más que un apodo de la famosa “autonomía cultural-nacional”!

Parece casi increíble, pero lamentablemente es un hecho. En el propio congreso, aunque hubo representantes de la Bund 5 con 5 votos y los caucásicos 3 con 6 votos, sin contar con el voto de la Kostrov Consultivo [viii], no había ni un voto a favor de la supresión de sull’autodecisione punto. Para agregar a este punto, las palabras “autonomía nacional-cultural” Hubo tres votos para la fórmula (Goldblatt: “la creación de instituciones de los países de la completa libertad de desarrollo cultural”) y cuatro votos para la fórmula de Líber (” derecho a la libertad para ellos – para las naciones – el desarrollo cultural “).

Hoy en día se ha levantado un partido liberal ruso, el partido de cadetes, sabemos que en su programa político a la autodeterminación de las naciones ha reemplazado a la “autodeterminación cultural”. Para que nuestros amigos polacos de Rosa Luxemburgo había “peleado” contra el nacionalismo de los PPS con tal éxito que el programa propuesto para sustituir a la agenda liberal marxista! Y, al mismo tiempo, acusado de oportunismo nuestro programa! ¿Debería sorprendernos si el comité designado para el programa en el Segundo Congreso recibió este cargo sólo por la risa?

¿En qué sentido se entiende la” autodeterminación “de los delegados II Congreso, entre los cuales, como hemos visto, nadie se pronunció en contra de la autodeterminación de las naciones”?

Ellos nos dicen los siguientes fragmentos de las actas:

“Martínov es que la palabra” autodeterminación “no puede ser tomada en un sentido amplio, se expresa solamente el derecho de las naciones para formar una entidad política en sí misma, pero no por la autonomía regional” (p. 171). Martínov era miembro de la Comisión para el programa en el que fueron ridiculizados y refutó los argumentos de los amigos de Rosa Luxemburgo. Por sus puntos de vista, Martínov era entonces un economista, un opositor de “Iskra”, y si él no había expresado una opinión compartida la mayoría dilla de la comisión para el programa sin duda habría sido refutada.

Goldblatt, miembro del Bund, tomó la palabra cuando el primer Congreso después de que la labor del Comité, aprobó el examen del párrafo 7 (ahora es el párrafo 9) del programa.

“Contra el” derecho de autodeterminación “, – dijo Goldblatt, – no hay nada que confirmar. Si una nación luchando por su independencia, no se puede oponer. Si Polonia quiere entrar en un matrimonio legal con Rusia, hay que dejar que lo haga, como dijo el camarada Plejánov. En ese sentido me consiente a esta opinión “(pp. 175-176).

En la sesión plenaria del Congreso, Plejánov no tuvo ni una palabra sobre este punto. Goldblatt aludió a las palabras pronunciadas en el Comité de Plejánov sobre el programa, donde el “derecho a la autodeterminación” se explicó en un. Amplio y popular como un derecho a la separación Lieber, quien habló después de Goldblatt, comentó:

“Ciertamente, si cualquier nación no se siente a vivir dentro de las fronteras de Rusia, el partido no se opondrá a los obstáculos” (p. 176).

Como ve el lector, en el Segundo Congreso del Partido, el que se aprueba el programa, hubo diferencias en la interpretación de la autodeterminación “sólo” como un derecho a la separación. Incluso los miembros del Bund reconocido, entonces esta verdad, y sólo en los momentos tristes de la lucha contra persistente y “renuncias” de cada especie se encuentra en el pueblo, se atrevió por su ignorancia, que el programa avanza sobre las acusaciones de “falta de claridad. ” Pero antes de pasar a estos tristes “socialdemócratas – también ellos”, – terminar con la actitud de los polacos hacia el programa.

En II. Congreso (1903) se le ocurrió la declaración de la necesidad y la urgencia de la unión. Pero después de que el Congreso venía de “Ajedrez”, sostuvo en la comisión para el programa, y su última palabra fue una declaración escrita, publicada en las actas del congreso y su propuesta de sustituir la mencionada auto-determinación con la autonomía nacional-cultural.

En 1906, los marxistas polacos entraron en el partido, pero ni entonces, ni después (o en el Congreso de 1907, o las conferencias de 1907 y 1908, ni a la sesión plenaria en 1910), incluso cuando sólo una propuesta presentada a la cambio en el párrafo 9 del programa ruso!

Es un hecho.
Esto pone de manifiesto, a pesar de todas las declaraciones y las declaraciones de todos, que los amigos de Rosa Luxemburgo cree que se llevaron a cabo amplios debates durante el Segundo Congreso en la Comisión sobre el programa y la decisión aprobada por el Congreso en sí, y que ellos, estar en silencio, han reconocido y corregido su error en 1906, cuando el grupo regresó, después de haber dejado el Congreso en 1903, sin haber tratado de plantear la cuestión de las instancias del partido en la revisión del apartado 9 del Plan.

Artículo de Rosa Luxemburgo fue publicado en 1908 con la firma del autor, – por supuesto, no ha ocurrido a nadie para negar a los escritores del partido el derecho a criticar el programa – y aún después de este artículo, no, establecimiento oficial de los marxistas polacos se ha planteado la cuestión de la revisión del apartado 9.

Así pues, en verdad, es un mal que Trotsky hace algunos admiradores de Rosa Luxemburgo cuando, en nombre de la redacción de la “Borba”, escribe en el Norte de Dos de esta revista (marzo de 1914):

… “Los marxistas polacos consideran el” derecho nacional a ser “totalmente desprovisto de contenido político y destinados a ser eliminados del programa” (p. 25).

El servicial Trotsky es más peligroso que un enemigo! Él no pudo encontrar argumentos para demostrar que los “marxistas polacos” son, en general, los partidarios de cada artículo de Rosa Luxemburgo, salvo en las conversaciones “especiales” (es decir, sólo el rumor de que Trotsky vive para siempre). Trotsky presenta “marxistas polacos” como la gente sin honor y sin conciencia, que ni siquiera pueden respetar sus creencias y el programa de su propio partido. El servicial Trotsky!

En 1903 los representantes de los marxistas polacos, ya que el derecho a la libre determinación, que dejó caer el segundo Congreso, a continuación, Trotsky podría decir que a su juicio este derecho sin sustancia, destinados a ser eliminados del programa.

Pero más tarde, nunca los marxistas polacos en el partido que habían entrado en el programa, y presentado ninguna propuesta de revisión. [* 7]

Trotsky no dice nada, porque estos hechos a los lectores de su revista? El hecho de que él tiene un interés en especular sobre suscitar la discordia entre los opositores al polaco y ruso-liquidador y de engañar a los obreros rusos en la cuestión del programa.

Hasta el momento, Trotsky nunca tenía una opinión firme sobre cualquier tema importante del marxismo que él “siempre se deslizó a través de la disensión abierta la grieta” de tal o cual, al pasar de un campo a otro. Hoy en día, es el Bund en la empresa y los liquidadores. Y estos señores no son ceremonias con el partido.

Aquí está la Liebmann bundista:

[!] “Cuando, hace 15 años, la socialdemocracia rusa” – – escribe ese señor “inserta en su programa el párrafo sobre el derecho de todas las nacionalidades a la” libre determinación “, cada uno se preguntaba: ¿qué significa esta expresión la moda (¡!)? Pero no hubo respuesta [!]. Esta palabra fue [!] Envuelto por la niebla. En realidad, en ese momento era difícil para dispersar la niebla. Todavía hay tiempo en el que se puede concretar este punto – que dijo a continuación. Que durante horas en la niebla [!] Y la vida misma muestran el contenido que tendrá que ponerlo “.

¿No es esto maravilloso “Kid sbracato” [ix], que es una burla del programa del partido?

¿Y por qué te insultan?

El hecho de que es un ignorante, pero que no estudió nada de lo que ni siquiera se ha consultado la historia de la fiesta, pero acaba de ocurrir en un ambiente de liquidadores, en la que “se trata de tratar el uso de ‘sin ceremonia la cuestión de la membresía del partido y la fiesta.

El Pomialovski seminarista se jacta de haber “escupido en el cañón de la col” [x]. El Sr. y la Sra. Bund fue más allá. Envían a Liebmann, porque estos señores del público escupieron en su barril. Sobre la existencia de una determinada decisión del Congreso Internacional que el Congreso de su propio partido dos representantes de su propio Bund (aunque la crítica de los opositores “graves” y determinado de “Iskra”!) Se han mostrado capaces de comprender plenamente la idea de “autodeterminación” y han aprobado, incluso, son todas las cosas que no son tenidas en cuenta para los caballeros Liebmann. Y tal vez sea más fácil de liquidar el partido si los “periodistas de la otra Parte” (no hay nada de broma!) Se comporta hacia la historia y hacia el programa del partido como los seminaristas?

Esta es la segunda “sbracato mocoso,” El señor de los Jurkevic “Dzwina”. El Sr. Jurkevic probablemente tenía un ojo en las actuaciones del II Congreso, ya que cita las palabras de Plejánov, reportados por Goldblatt, y demostrar que saben que la autodeterminación sólo puede significar el derecho a la separación. Pero esto no le impide la propagación de la pequeña burguesía ucraniana, contra los marxistas rusos, la calumnia de que son para “la integridad del Estado” de Rusia (1913, nn. 7 y 8, p. 83, passim). Por supuesto, los caballeros no podía imaginar mejor manera Jurkevic para escapar de esa gran democracia de Ucrania y Rusia. Y de esta publicación está detrás de toda la línea política del grupo literario “Dzwina” predica que la separación de los trabajadores ucranianos en un programa nacional especial. [* 8]

La confusión extendió un formidable sobre la cuestión nacional es, sin duda, una función que es perfectamente adecuado al grupo de los nacionalistas pequeño-burgueses, que son la escisión del proletariado. Y esto es precisamente la función objetivo de la “Dzwina”. Huelga decir que los señores Jurkevic y Liebmann, que se ofenden “terriblemente” cuando los llaman “los elementos de los márgenes de la fiesta ‘, que no han dicho una palabra, ni siquiera una pista sobre la forma en que quería resolver el programa la cuestión del derecho a la separación.

Esta es la tercera y principal “brat sbracato,” El señor Semkovski, que, en las columnas del periódico de los liquidadores, “aniquila” la opinión pública antes de la sección Gran Rusia 9 del programa y también declara que, “por alguna razón, No a la propuesta de “eliminar este párrafo!

Es increíble, pero cierto.

En agosto de 1912, la conferencia de los liquidadores plantea oficialmente la cuestión nacional. Por un año y medio, no un solo artículo, excepto el artículo del Sr. Semkovski, en relación con el párrafo 9. En este artículo, el autor refuta el programa, mientras que “por alguna razón” (un secreto de la enfermedad, tal vez?), “No” la propuesta de corregirlo! Usted puede apostar que el mundo no es fácil encontrar ejemplos similares de oportunismo y, de hecho, – peor que el oportunismo – de abjuración y la liquidación de la fiesta.

Sólo un ejemplo para dar una idea de la Semkovski temas:

“¿Cómo – escribir – si el proletariado polaco conduciría dentro de un solo estado en una lucha común con todo el proletariado ruso, y las clases reaccionarias de la sociedad polaca, por el contrario, querían separarse de Rusia y Polonia se reúnen en una referéndum, la mayoría de los votos a favor de la separación? Nosotros, como los socialdemócratas rusos, para votar en el Parlamento Centroamericano, junto con nuestros camaradas polacos, contra la separación o, para evitar la violación del “derecho a la libre determinación” para la separación? “(” Novaya Rabóchaya Gasieta “, N º 71).

Como se puede observar que no el Sr. Semkovski siquiera entienden lo que es! Él no cree que el derecho a la separación presupone, precisamente, la solución del problema, no por el Parlamento central, pero sólo por el Parlamento (la dieta, por referéndum, etc.) En la región que desea separar.

Con esta maravilla infantil, – “cómo” si, en la democracia, la mayoría eran de la reacción? – Enmascara el problema de la política real, vivo y verdadero, mientras tanto Purisckevic que Kokosckin considerado delictivo, incluso el pensamiento de la separación! Es probable que el proletariado de todo el día de hoy Rusia, no debe conducir la lucha contra el Purisckevic y Kokosckin, pero, al evitar, para liderar la lucha contra las clases reaccionarias de Polonia!

Y esa tontería increíble que está escrito en el órgano de los liquidadores, que tiene entre sus líderes espirituales, el Sr. L. Mártov, el mismo L. Mártov, que preparó el borrador del programa y lo apoyó en 1903, y que, incluso después de que él escribió en defensa de la libertad de separación. Hoy en día, L. Razonamiento Mártov, al parecer, de acuerdo con la máxima:

No es necesario que un hombre inteligente,

Lee envió,

y voy a ver. [Xi]

Él envía lectura Semkovski y permite que en un diario se deforma y sin trampas antes del final de nuestro programa para los nuevos lectores que no saben!

Sí, el liquidador se ha ido y en tantos demócratas sociales, ex-socialdemócratas y también en el punto de vista, no quedaba ni rastro del espíritu de la fiesta.

Por supuesto, Rosa Luxemburgo no se puede comparar con Liebmann en Jurkevic de Semkovski, pero el hecho de que la gente, precisamente, este tipo se aferran a su error, se muestra con especial claridad la forma en que ha caído el oportunismo.

10. CONCLUSIÓN

Sacamos conclusiones.

Desde el punto de vista de la teoría del marxismo en general, la cuestión del derecho a la libre no presenta dificultades. No se puede pensar seriamente en duda la resolución de 1896 en Londres, ni el hecho de que la autodeterminación significa exclusivamente su derecho a la secesión, y que la formación de Estados-nación independientes tienden todas las revoluciones democrático-burguesas.

La dificultad surge, en cierta medida al hecho de que en Rusia, debe luchar y luchar codo a codo con el proletariado de las naciones oprimidas y el proletariado de la nación opresora. Proteja la unidad de la lucha de clase del proletariado por el socialismo, resistiendo a todas las influencias y el nacionalismo burgués ultrareazionarie – esta es la tarea. Las naciones oprimidas, la agrupación del proletariado en un partido independiente conduce a veces a una pelea con tanta fuerza contra el nacionalismo de esa nación en particular, que la perspectiva está distorsionada y se le olvida el patriotismo de la nación que oprime.

Pero esa distorsión de la perspectiva no puede durar mucho tiempo. La experiencia de la lucha común de los proletarios de diferentes países muestra muy claramente que hay que poner los problemas políticos no desde el punto de vista de “Cracovia”, pero desde una perspectiva que abarca la totalidad de Rusia. Y la política rusa en general y dominar Kokosckin Purisckevic. Sus ideas prevalecen, y predicar y dirigir la persecución contra los extranjeros – que le acusan de “> separatismo, en la separación de las ideas, – en la Duma, en las escuelas, iglesias, cuarteles, cientos y miles de periódicos. El veneno del nacionalismo gran ruso corrompe la atmósfera política en Rusia. Es una desgracia para las personas que, subyugando a otras naciones, fortalece la reacción en toda Rusia. Los recuerdos de 1849 y 1863 [xii] representan una tradición política viva, que, si las tormentas no se producen en una escala masiva, amenazando con impedir el movimiento sin embargo, durante muchas décadas y, especialmente, nada democrática del movimiento socialdemócrata.

No hay duda de que, como a veces el punto de vista de algunos marxistas de las naciones oprimidas (la “desgracia” que a veces es en el hecho de que las masas de gente están cegados por la idea de “su propia” liberación nacional) parece natural, En realidad, dada la relación objetiva de fuerzas de clase en Rusia, la negativa a defender el derecho a la autodeterminación equivale al peor oportunismo, la contaminación del proletariado con las ideas de Kokosckin. Y estas ideas son, en esencia, las ideas y la política de Purisckevic.

Así que si el punto de vista de Rosa Luxemburgo podía justificarse en un primer momento como un punto de vista estrecho, [* 9] especialmente de Polonia, el “Cracovia”, hoy en día, como el nacionalismo, el nacionalismo y el primer gobierno, la Gran Rusia, de ir dondequiera que se encuentre y el fortalecimiento de la política, como ya se convierte en un estrecho imperdonable. De hecho, se aferran los oportunistas de todas las naciones que rechazan la idea de “tormentas” y “saltos”, que consideran poner fin a la revolución democrático-burguesa, y que arrastra detrás del liberalismo de Kokosckin.

El nacionalismo gran ruso como el nacionalismo, a través de varias fases, de acuerdo con el predominio de una u otra clase burguesa en el país. Hasta 1905, sabíamos que casi la única organización nacional de los reaccionarios. Después de la revolución que nacieron a partir de los liberales-nacionales.

En este lugar son ahora, de hecho, los octubristas y los cadetes (Kokosckin), es decir, toda la burguesía contemporánea.

Inevitablemente, se traducirá en el nacimiento de nazionaldemocratici rusos. Uno de los fundadores del partido “socialista-populista”, el Sr. Pescekhonov, que ya comenzó desde este punto de vista, cuando (en la edición de agosto de “Russkoie Bogatstvo” 1906) recomienda precaución a los prejuicios de mujik nacionalista. A pesar de que han acusado falsamente a nosotros los bolcheviques a “idealizar” el mujik, nosotros siempre estrictamente separar y distinguir siempre a juicio del mujik mujik por el prejuicio, el democratismo del mujik Purisckevic en contra de la tendencia del mujik de conciliar con el sacerdote y con el propietario Tierra.

La democracia proletaria debe tener en cuenta hoy en día, el nacionalismo gran ruso de los campesinos (no para él ninguna concesión, sino para luchar contra ella) y, probablemente, debería tener esto en cuenta durante un tiempo bastante largo. [* 10] El despertar del nacionalismo en las naciones oprimidas, que se manifestó con tanta fuerza después de 1905 (nota, por ejemplo, el grupo de los “autonomistas” federalistas en la Duma, el desarrollo del movimiento ucraniano, el movimiento musulmán, etc.) , inevitablemente conducirá a un fortalecimiento del nacionalismo de la pequeña burguesía-grandes ciudades de Rusia y el campo. Cuanto más la transformación democrática de Rusia se producen lentamente, más obstinado, más salvaje, la persecución más cruel voluntad nacional y la fricción entre la burguesía de otras naciones. El espíritu especial de reaccionaria Purisckevic rusos generar (y reforzar), también las tendencias “separatistas” en esta o en que las naciones oprimidas que, a veces, gozan de mucha más libertad en los estados vecinos.

Una situación similar se plantea con el proletariado de Rusia doble tarea o, más exactamente, en ambos lados: la lucha contra el nacionalismo y, sobre todo, contra el nacionalismo gran ruso, no sólo el reconocimiento de la plena igualdad de los derechos de todas las naciones en general, sino también la igualdad de derechos para construir un Estado, reconociendo que el derecho de las naciones a la autodeterminación, la separación, y también – y sólo en el interés de un éxito en la lucha contra cualquier tipo de nacionalismo en todas las naciones, – la unidad de conservación la lucha del proletariado y de las organizaciones proletarias, y un elenco que en una comunidad internacional, en contraste con las tendencias burguesas hacia un particularismo nacional.

La igualdad plena de derechos de las naciones de la ley de las naciones a la libre, la fusión de los trabajadores de todas las naciones, este es el programa nacional de que el marxismo, de la experiencia de todo el mundo y punto de experiencia a los trabajadores de Rusia.

Este artículo ya se había hecho, cuando recibí la N. 3 de la “Gasieta Nasha Rabóchaya” en el que el Sr. VI. Kossovski escribe sobre el reconocimiento del derecho de todas las naciones a la autodeterminación:

“Las solicitudes reproducidas mecánicamente de acuerdo a la resolución del Congreso del Partido (1898), que, a su vez, había tomado de las decisiones de los congresos socialistas internacionales, era, como lo demuestran los debates, incluyendo el Congreso de 1903 en el sentido de que había dado a la Internacional Socialista: la política de auto, ese sentido de la autodeterminación de las naciones en la independencia política. Por lo tanto, la fórmula de la auto-es decir, el derecho a la territorial nacional particolarisino, no se refieren a la cuestión de cómo ajustar los informes nacionales en el interior de un cuerpo determinado estado de las Nacionalidades que no pueden o no quieren dejar el Estado en la existencia ” ,

De esto podemos ver que el Sr. VI. Kossovski tuvo que entregar las actas del II Congreso de 1903, y él sabe cuál es la verdadera (y única) significado del concepto de libre determinación. Compare esto con el hecho de que los periódicos bundistas “Zeit”, los jugadores al campo para burlarse de el Sr. programa de Liebmann y declarar que no está claro! Trajes extraños “parte” de esos señores … ¿Por qué Kossovski Bund declara que la adopción de la libre determinación por parte del Congreso es una reproducción mecánica? “Alá sabe”. No son las personas que “quieren replicar:« ¿pero qué, cómo, por qué y con qué fin: eso es lo que ellos ignoran.

Publicado en la revista “Prosveschenie”, N. 4, 5, 6, 1914.
V. I. Lenin, “Obras completas”,
Vol. XVII, pág. 425-474 3 ª ed. Rusia.
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Lenin, Obras Escogidas, Tomo 1, publicado por Lenguas Extranjeras, Moscú 1947

Nota del Editor
Esta versión italiana de “Obras Escogidas de Lenin, en dos volúmenes” se llevó a cabo sobre el tema preparado por la Federación de Rusia Marx-Engels-Lenin (Moscú, 1946), con la excepción de dos obras de Lenin, “¿Qué hacer?” Y ” Un paso adelante, dos pasos atrás “, que se han traducido de la edición de 1908 (reducción de colina formada por el mismo autor).
Para hacerlo más fácil para que el lector comprenda el texto al final del libro se dan las notas informativas de redacción. Las notas a pie de página no son seguidas por todos los signos de V. Lenin.

Notas:

* 1 A L. VI. París es que esta palabra no es un marxista. Eso L. VI. es un hombre “superklug” (los medios, irónicamente, traducido, “demasiado inteligente”). El “demasiado inteligente” L. No hay. Evidentemente, la preparación para escribir un estudio para eliminar de nuestro programa mínimo (en términos de lucha de clases) los términos “población”, “pueblo”, etc.
* 2 Si la mayoría de la nación noruega no era para el proletariado y la monarquía por una república, entonces al frente del proletariado noruego, en general, que abriría dos maneras: o bien hacer una revolución, si las condiciones eran propicias para ello, o ceder el paso a la mayoría y tomar un largo trabajo de propaganda y agitación.
* 3Si ver la cuenta oficial del Congreso Alemán de Londres: “Arbeiter und Verhandlungen Beschüsse-und des internationalen sozialistischen Gewerkschafts Kongresses zu Londres, vom 27. Juli bis 1. 08 1896 “, Berlín, 1897, S. 18. (“Actas y resoluciones del Congreso Internacional de partidos obreros socialistas y los sindicatos en Londres, julio 27-agosto 1, 1896”, Berlín, 1897 P. 18 -. Nd. Tr.). Hay un folleto con las resoluciones de los congresos internacionales de Rusia, en los que la “autodeterminación” se traduce libremente “autonomía”.
* 4 Sería un trabajo histórico de sumo interés para comparar la posición del noble polaco surgió de los ’63, la posición de la Revolución Democrática de Toda Rusia Cerniscevski sabía que él también (como Marx) para apreciar la importancia del movimiento polaco, y la posición de los pequeños burgueses Ucrania Dragománov, envió más tarde, en el sentido de que el agricultor punto de vista, sin embargo, tan salvaje, dormir, unido a su montón de estiércol, y que, por su odio legítimo de las mujeres polacas, no podía entender el lo que significa que la lucha de este hombre tenía para la democracia de toda Rusia. (Consulte la sección “Polonia y la democracia histórica de toda Rusia”, Dragománov). Dragománov merecido las efusiones entusiastas con la que le otorgó entonces el Sr. P. B. Struve se ha convertido en un nacional-liberal.
* 5 Véase también la carta de Marx a Engels del 03 de junio 1867 … “Con verdadero placer, por un despacho de París, en el” Times “He escuchado los aplausos de los parisinos filopolacche contra Rusia … M. Proudhon y su camarilla doctrinaria no son pocos los franceses. ”
* 6 Ni siquiera es difícil entender por qué, desde un punto de vista socialdemócrata, por el derecho de autodeterminación de ‘las naciones no se puede entender ni la federación ni la autonomía (aunque, en términos generales, el uno y el otro pasar a través de la “autodeterminación”). El derecho de asociación en general, es una tontería, porque la federación es un acuerdo de dos partes. Es innecesario decir que incluso los marxistas no pueden de ninguna manera de incluir en su programa la defensa del federalismo. En cuanto a la autonomía, los marxistas no defienden el “derecho” a la autonomía, sino la propia autonomía, como principio general y universal multi-nacional del Estado democrático, con marcadas diferencias geográficas y de otra índole. Así reconoce el “derecho de las naciones a la autonomía” sería tan absurdo reconocer el “derecho de las naciones a la federación”.
* 7 Hay informes de que los marxistas polacos asistieron a la reunión de los marxistas rusos, que se celebró en el verano de 1913, sólo con carácter consultivo y que la cuestión del derecho a la libre determinación (la separación) se abstuvieron hablando en general en contra de un derecho similar. Por supuesto, tenía todo el derecho de hacerlo y de realizar, como antes, la propaganda en Polonia en contra de la separación de la propia Polonia. Pero esto no es exactamente lo que está hablando de Trotsky, porque no han pedido a los marxistas polacos “eliminación” del párrafo 9 “del programa.”
* 8 Véase especialmente el prefacio al libro del Sr. Jurkevic el Sr. Levinski: “Ensayo sobre el desarrollo del movimiento obrero en ucraniano Galicia”. Kiev, 1914
* 9 No es difícil entender que no es el reconocimiento por parte de los marxistas de Rusia, y sobre todo los grandes rusos, el derecho de las naciones a la separación, la excluye en absoluto la agitación contra la separación por los marxistas de esta o aquella nación oprimida , así como el reconocimiento de la ley de divorcio no excluye la agitación en contra del divorcio en este o en caso de que. Creemos, pues, que, inevitablemente, aumentará el número de marxistas polacos, que empiezan a reírse de la inexistente “contradicción” que Semkovski y Trotsky están “poniendo el fuego,”
* 10 Sería interesante seguir los avatares, por ejemplo, el nacionalismo en Polonia, que el nacionalismo de la nobleza se convirtió en el nacionalismo burgués y, finalmente, el nacionalismo campesino. Bernhard Ludwig, en su libro “Das Polnische gemeinwesen en Preußischen Staat” (“Los polacos en Prusia, hay una traducción al ruso), poniendo a sí mismo en términos de un alemán Kokosckin, describe un fenómeno llamativo distintivo: la creación de un especie de “campesino” república de los polacos en Alemania, en la forma de agrupación de cerca de todo tipo de cooperativas y otras asociaciones de campesinos polacos en la lucha por la nacionalidad, la religión, la tierra, el “polaco”. El gobierno alemán ha reunido a los polacos, los ha aislado, lo primero que despertó el nacionalismo de la nobleza, y luego la de la burguesía, y, finalmente, la de las masas campesinas (especialmente después de la campaña que los alemanes comenzaron en 1873, en contra de la lengua polaca en las escuelas) . En la misma forma que lo oriente en Rusia y no sólo con respecto a Polonia.

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[I] “Prosveschenie” (“Prosveschenie”), legal diario bolchevique teórico publicado en San Petersburgo diciembre 1911-julio 1914
[Ii] Rosa Luxemburgo (1871-1919), personalidades destacadas de la socialdemocracia polaca y alemana, uno de los fundadores del Partido Comunista de Alemania. Ardiente revolucionario, luchó incansablemente por la causa de la clase obrera. Lenin muy apreciados los servicios prestados por el Sr. R. Luxemburgo para el movimiento obrero internacional, pero al mismo tiempo que la criticaron duramente a la posición adoptada por un punto sobre asuntos importantes del marxismo revolucionario, en particular la cuestión nacional.
[Iii] (“Przeglad Socjal-Demokratyczny” (“El Observador Social”), el órgano teórico de la socialdemocracia de Polonia y Lituania, salió en Cracovia desde 1902 hasta 1910.
[Iv] “Pravda”, la oficina del periódico bolchevique, organizado y dirigido por Lenin y Stalin. Empezó a salir 22 de abril (5 de mayo) en San Petersburgo en 1912. Él sufrió una persecución constante por parte del gobierno zarista y fue suprimida a menudo. Al parecer, a continuación, en nuevos títulos, “Rabóchaya Pravda” (“La verdad de trabajo”), “Proletarskaia Pravda” (“La verdad proletaria”), y otros. En julio de 1914, justo antes de la Primera Guerra Mundial, el periódico fue suprimido por el gobierno. Reanudó sus publicaciones después del derrocamiento del zarismo en marzo de 1917 como órgano central del partido bolchevique. Después de las jornadas de julio (véase [*] al final de esta nota) el periódico pasó a semi-legal existencia, y salió bajo diferentes títulos. El 09 de noviembre 1917 comenzó a salir en su primer título. En marzo de 1918 fue trasladado a Moscú. Desde entonces, la “Pravda”, es el órgano del Comité Central y del Comité de Moscú del PC (b)
[*] La crisis de julio, bajo Kerenski fue causada por los acontecimientos de 3 a 5 julio 1917 en Petrogrado. En aquellos días, los obreros y los soldados descendieron de forma espontánea en las calles para exigir la transferencia de todo el poder a los Soviets. A pesar del carácter pacífico de las manifestaciones, el Gobierno Provisional burgués, encabezados por el Kerensky Socialista Revolucionario, las tropas tuvieron que intervenir contra los manifestantes. suprime las manifestaciones, el gobierno comenzó a perseguir a los bolcheviques cerró el órgano central del partido bolchevique, la “Pravda” (“La Verdad”), dio la orden de detener a Lenin, que se vio obligado a recurrir a la ilegalidad, detenido varios líderes prominentes del partido bolchevique, etc. Pero el partido, bajo la dirección de Lenin y Stalin, en estas condiciones difíciles fue capaz de prepararse para la victoria de la revolución proletaria en octubre de 1917.
[V] expresión que caracteriza a la agencia de detectives. De la historia del escritor ruso Gleb Uspenski “La Garita”, que describe el tipo de policía Mymrezov. En un celo excepcional, Mymrezov por cualquier pretexto “arrastrar” el. a través de la estación de policía y no “dejarlos ir” para su negocio.
[Vi] Fue llamado por separatistas nacionalistas ucranianos (dal nombre del hetman ucraniana Mazepa [vivió hasta los 1644-1709], quien aspiraba a la separación de Ucrania da  Moscú).
[Vii] Fenianismo, el movimiento a favor de la separación de Irlanda de Inglaterra fundada en 1857. La organización de los revolucionarios Fenian actuado tanto en Irlanda como in.America.
[Viii] Kostrov, seudónimo de N. Jordan (nacido en 1870), jefe de los mencheviques georgianos.
[Ix] Personaje de la novela-Stcedrin Saltikov “Extranjero”.
[X] Esto alude a la famosa novela del escritor ruso N. Pomialovski: “La vida en el seminario,” que revela el absurdo sistema de la educación y las costumbres bestiales que existieron en los años 1850-1870 seminarios rusos.
[Xi] Las palabras de una canción que fue cantada por los soldados en el momento de la campaña de Crimea, y cuya autoría se atribuye a León Tolstoi. Alusión a la inversa sufrido por las tropas en una operación comandada por el general Lee.
[Xii] Esto alude a la supresión de la revolución húngara en 1849, las tropas se produjo coll’ausilio del Zar ruso Nicolás I, y la represión de los polacos en 1863 por el gobierno zarista.

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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