Hans Heinz Holz-Il testamento filosofico e politico di Stalin /El legado filosófico y político de Stalin/The philosophical and political testament of Stalin

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Il testamento filosofico e politico di Stalin -Intervento presentato al convegno di Napoli su
“I problemi della transizione al socialismo in URSS” (21-23 nov 2003) da Hans Heinz Holz

Lenin ha sempre affermato che il marxismo non è un sistema dogmatico di proposizioni rigide: al contrario, il marxismo, nella sua riflessione teorica, segue il mutamento dei rapporti reali e ne ricava conseguenze mirate alla prassi. La dialettica è quella forma di teoria che descrive, nella varietà dei suoi elementi e momenti, la connessione dell’insieme, che muta nel tempo, quale fondamento del loro svolgimento regolare. Il materialismo dialettico, per i suoi presupposti ontologici generali, è necessario per produrre interpretazioni nuove della realtà. Ogni teoria, infatti, è l’interpretazione di uno stato di fatto descritto (1).

I due scritti tardi di Stalin, compresi tra il 1950 e il 1952, (“Il marxismo e i problemi della linguistica” – “Problemi economici del socialismo nell’URSS”) vanno esaminati appunto in questa prospettiva: dalla riflessione contemporanea su uno stato di fatto reale, quegli scritti elaborano una nuova situazione, sia economico-sociale che ideologica e storico-scientifica. Poichè poco dopo morì, Stalin non ebbe la possibilità di tradurre nella prassi il suo pensiero e così gli scritti in questione risultano essere, per così dire, il suo testamento teorico.

Nella critica controrivoluzionaria di Kruscev contro Stalin e nel periodo di stagnazione che ne derivò (2), le sollecitazioni che venivano da quegli scritti furono rimosse e restarono prive di conseguenze nello svogimento della teoria marxista. Tuttavia sono del parere che in quegli scritti vi sia un patrimonio teorico non smentito, che vale la pena di riattivare. In questa occasione mi limiterò alle iniziative scientifiche e ideologiche che, circa i problemi riguardanti il marxismo, rimandano alla scienza linguistica (3).

Mi sembra che le proposizioni di Stalin si muovano in uno spazio definito da tre punti:
in primo luogo, la precisazione della descrizione strutturale del rapporto tra essere e coscienza – dunque un’espressione dell’ontologia marxista;
in secondo luogo, la critica distruttiva di certe proposizioni scolastiche, dominanti nella linguistica e proprie della Scuola di Marr; il rilancio della discussione circa i fenomeni, vale a dire un segnale nel senso della ripresa della ricerca scientifica in materie controverse;
in terzo luogo la messa alla berlina dell’atteggiamento burocratico, di cui è affetto ogni sistema di comando, nonchè l’impulso ad imprimere una svolta organizzativa sia all’attività di partito che a quella statuale.

In relazione a questi tre aspetti, accetto come giustificata la supposizione che fosse intenzione di Stalin, dopo la vittoria nella Grande Guerra patriottica e dopo la stabilizzazione realizzatasi nei primi anni post-bellici, di guidare l’Unione Sovietica a una nuova fase di costruzione del socialismo. La morte di Stalin fece cadere nel dimenticatoio questo processo, che certo solo pochi avevano intuito.

In seguito al XX Congresso del PCUS, le opere di Stalin furono gravate da un tacito tabù, che contribuì allo scadimento teorico delle scienze sociali sovietiche rilevanti dal punto di vista ideologico.

Ma passiamo ora ad esaminare nei particolari questi aspetti della discussione sul marxismo e le questioni relative alla linguistica.

Il modello fondamentale dei rapporti dell’essere con la coscienza è rappresentato nella filosofia marxista mediante lo schema della base e della sovrastruttura.

La proposizione fondamentale “l’essere determina la coscienza” è spiegata dal materialismo storico nel senso che i rapporti economici (ovvero i rapporti di produzione in cui l’uomo realizza il proprio “scambio organico con la natura”, cioè la riproduzione della sua vita come individuo e come specie) costituiscono la base, la cui determinatezza formale produce le forme sovrastrutturali che le sono adeguate – l’ordinamento giuridico, i contenuti della visione del mondo, l’arte, la morale, la religione, ecc. – in quanto rispecchiamenti ideali, i quali a loro volta possono obiettivarsi in istituti e processi materiali (per esempio opere d’arte o, rispettivamente, ricerca scientifica, gare sportive, ecc.). Attraverso questa mediazione si realizza anche un effetto di ritorno della sovrastruttura sulla base: infatti la sovrastruttura è condizionata dalla base, cambia con essa e in dipendenza da essa nei diversi stadi storici (4).

Per la fondazione di una teoria dell’ideologia questo schema è sufficiente e tollera di differenziarsi in misura sufficiente a poter pensare la molteplicità dei fenomeni storici (5).

In connessione con la crescente importanza della scienza come forza produttiva, doveva divenir problema il fatto che i contenuti e le forme di coscienza – ad esempio le conoscenze naturali, le relazioni matematiche, i presupposti logici del pensiero – che nascono nel contesto delle attività sovrastrutturali, pur risultando spesso contaminate da rappresentazioni ideologiche, conservano tuttavia il loro valoro, indipendentemente dai mutamenti della base.

Il rapporto tra verità assoluta, relativa e ideologia in molti casi non deve essere determinato mediante confini univoci. Lo status ontologico di un principio logico – come ad esempio quello di identità – , di una regolarità matematica – ad esempio quella della somma degli angoli di un triangolo -, o di una costante naturale, deve ricevere in un sistema materialistico una sua spiegazione: per tutti questi problemi, lo schema del rapporto base / sovrastruttura non può bastare ad una elaborata filosofia del materialismo dialettico.

In relazione a questi problemi che si erano andati accumulando, un passo decisivo nello sviluppo teorico del marxismo fu compiuto da Stalin quando – in relazione a un caso paradigmatico – egli mise in questione la linearità dello schema del rapporto base / sovrastruttura.

In effetti, la lingua offre di primo acchito l’immagine di una variabilità storica e di una dipendenza dalle circostanze sociali. I vocabolari esibiscono mutamenti di significato, che stanno a indicare variazioni nei processi di lavoro, innovazioni tecniche o modificazioni sociali. Per esempio in tedesco il senso della parola rete, da rete da pesca si allarga a network di flussi interattivi di informazioni, mediante un precedente passaggio a rete telefonica; o ancora il termine Frau, dall’originario significato di domina passa a quello di femmina, ovvero persona di sesso femminile.

Vi sono gerghi, legati a specifici ambienti o professioni, ovvero linguaggi speciali. Vi sono modi di parlare strettamente legati a brevi momenti temporali e destinati a morire con essi. C’è la lingua colta accanto alla lingua parlata e ai dialetti regionali. In breve, abbiamo molteplici fenomeni linguistici che possiamo contare tra i fenomeni sovrastrutturali e che si lasciano mettere in relazione con specifici sviluppi dei rapporti di produzione: è questa la base fenomenica delle concezioni linguistiche della Scuola di Marr, ovvero la concezione secondo cui la lingua va studiata in quanto manifestazione della sovrastruttura.

Per tutto ciò è assai significativo dal punto di vista teorico che, proprio nel caso della lingua Stalin abbia rimarcato l’insufficienza dello schema base / sovrastruttura. Egli afferma in modo lapidario: “Ogni base ha la propria sovrastruttura, a essa corrispondente […] Se la base si modifica e se viene messa da parte, allora si modifica anche la sua sovrastruttura e così nasce anche una sovrastruttura corrispondente alla nuova base. Sotto questo rispetto, la lingua si differenzia nella sostanza dalla sovrastruttura” (6). Per esemplificare ciò, Stalin ricorre alla lingua russa.

“In una parte determinata del suo vocabolario, la lingua russa si è modificata e lo ha fatto nel senso di arricchirsi di una accertabile quantità di nuove parole ed espressioni, che sono nate in relazione all’avvento della nuova produzione socialista, alla nascita del nuovo Stato, della nuova cultura socialista, della nuova vita sociale, della nuova morale e, infine, in connessione con lo sviluppo della tecnica e della scienza. Si è modificato il senso di una serie di parole ed espressioni le quali hanno acquistato un nuovo significato; un certo numero di vecchie parole è scomparso dal vocabolario. Tuttavia, per quanto riguarda il fondamentale patrimonio terminologico e la costruzione grammaticale della lingua russa, che rappresentano insieme la parte sostanziale di una lingua, non solo con l’accantonamento della base capitalistica non sono stati anch’essi messi da parte nè sostituiti da nuove strutture grammaticali o da un nuovo patrimonio terminologico, ma, ben al contrario, si sono mantenuti sani e salvi, nè hanno sperimentato qualche altra rilevante forma di mutamento” (7).

Stalin fissa quattro caratteristiche che differenziano la lingua dalla sovrastruttura:
– costanza del patrimonio terminologico fondamentale e della fondamentale struttura grammaticale, che va al di là dei limiti della base economica;
– origine della lingua non da una base bensì dall’intero procedere storico di una comunità linguistica;
– funzione di una lingua quale strumento di comprensione, al di là delle distinzioni di classe;
– legame immediato della lingua con la produzione.

Da ciò si ricava che, con il linguaggio, non solo ci troviamo di fronte a un ambito che si differenzia dalla base e dalla sovrastruttura, ma anche che questo ambito – dal punto di vista logico e ontico – va presupposto al costituirsi di una formazione storica determinata e al suo svolgersi.

“Lo scambio di pensieri è una necessità di vita costante e di innegabile importanza, poichè in sua assenza […] non sarebbe possibile la persistenza della produzione sociale. Senza una lingua che sia comprensibile alla società e a ognuno dei suoi membri, crollerebbe la produzione e la società cesserebbe di esistere in quanto tale […] La lingua appartiene a quei fenomeni sociali che sono operanti fin tanto che persiste la società” (8).

Lo schema base / sovrastruttura è un modello strutturale delle relazioni sociali. In accordo con Marx, Engels e Lenin, Stalin dimostra che la metafora spaziale non può essere intesa nel senso di una relazione unidirezionale tra i livelli, del tipo della relazione causa / effetto, in quanto essa include, in realtà, anche una relazione di reciproca influenza (9).

“La sovrastruttura è creata dalla base, ma in nessun modo questo significa che si limiti semplicemente a rispecchiare quest’ultima […] Al contrario, una volta venuta al mondo, la sovrastruttura diviene una forza attiva, nel senso che contribuisce attivamente a che la base assuma la sua specifica forma e si consolidi […] D’altronde, non potrebbe essere altrimenti. La sovrastruttura è prodotta dalla base affinchè le serva, perchè l’aiuti attivamente, perchè ne assuma la forma e la consolidi e attivamente contribuisca a combattere la sopravvivenza della vecchia base e della sua sovrastruttura” (10).

In questa semplicità, con la quale viene sostenuta l’attiva reazione della sovrastruttura sulla base, sembra nascondersi una banalità. Ma chi conosce i controversi dibattiti circa il ruolo della sovrastruttura, dovrà riconoscere che nelle proposizioni staliniane è enucleata la quintessenza dello schema, contro tutti gli sbandamenti della discussione. Canonico è ciò che si comprende da sè. Ma la tesi di Stalin va oltre.

“In breve, la lingua non può essere accolta nè entro la base nè entro la sovrastruttura; nè può essere considerata una categoria intermedia tra base e sovrastruttura, per il semplice motivo che tale categoria non esiste” (11).

Dunque nè base, nè sovrastruttura e neppure categoria intermedia – ciò non può significare altro se non che vi è un reale il quale non è adeguatamente messo a fuoco da una metafora che nasce dall’architettura. La lingua come strumento di scambio va vista in analogia con gli strumenti di produzione. In quanto presupposto della produzione sociale, la lingua come un tutto è una forza produttiva (mentale), che consente di volgere la scienza in forza produttiva e di funzionare come medio dei fenomeni strutturali, in quanto portatrice di pensieri (“realtà del pensiero”).

Intrecciata a ogni altro ambito dell’essere sociale, la lingua è una costruzione ideale nella quale si rappresentano rapporti materiali e, d’altronde è essa stessa un rapporto materiale, perchè processo di costituzione dell’universale-reale (12).

Nella descrizione funzionale della lingua, ogni realtà, che Hegel chiamava spirito obiettivo, vien colta come “rapporto materiale” e il materialismo meccanicistico dall’inizio non le riconose un’attività materiale (attività oggettiva): In relazione alla lingua si mostra una essenziale condizione costitutiva della dialettica.

A questo punto s’impone stabilire un legame indiretto con la critica di Gramsci a Bucharin.

La parte dell’undicesimo Quaderno dal carcere dedicata al “Saggio popolare” costituisce una requisitoria, penetrante e per molti aspetti riuscita, contro il meccanicismo causalistico; ma nello stesso tempo rappresenta un’orazione a favore della dialettica in quanto forma dela processualità storica reale.

La questione che, centralmente, Gramsci pone è la seguente: “Come nasce il movimento storico sulla base della struttura?” (13).

E’ appunto in questo senso che Stalin sottrae la vita della lingua al rapporto meccanico base / sovrastruttura e sottopone il rigido schema alla dinamica del movimento storico (senza, con ciò, diminuire in nulla la funzione esplicativa dello schema, in relazione alla costruzione dell’edificio sociale).

Gramsci critica Bucharin sottolineando come al “Saggio popolare” manchi “una trattazione qualsiasi della dialettica” (14).

Il marxismo esibisce una filosofia “in quanto supera (e superando ne include in sè gli elementi vitali) sia l’idealismo che il materialismo tradizionali, espressioni della vecchia società” (15). Al contrario, Bucharin si pose in continuità col vecchio materialismo metafisico.

A me sembra che gli enunciati di Stalin, nello scritto sul “marxismo in linguistica”, si collochino nel contesto dell’elaborazione di una concezione filosofica dialettico-materialistica, la quale ha gli altri suoi punti nodali nel leniniano “prospetto della Scienza della logica di Hegel” e nella gramsciana “Introduzione alla filosofia” (16).

Ciò è sufficiente, ma un’adeguata concezione della dialettica, che non la tratti come un caso particolare della logica, bensì piuttosto come principio costitutivo di una visione del mondo, secondo la giusta e chiara concezione gramsciana, è l’equivalente teorico di un corretto agire politico; e in questo senso dobbiamo intendere anche le riflessioni di Stalin sulla dialettica, giusta le Questioni del leninismo.

Malgrado il significato ideologico dei problemi linguistici, ci si potrebbe meravigliare del fatto cheStalin metta in gioco la sua autorità a proposito di un argomento tanto periferico da un punto di vista politico. D’altronde lo stesso Stalin dimostra di non avere affatto l’intenzione di entrare nel dominio della linguistica, per il quale certamente non aveva competenze; piuttosto, ciò che a Stalin interessava erano certe questioni fondamentali del marxismo.

“Io non sono uno studioso di linguistica e naturalmente non posso soddisfare pienamente i compagni. Invece, per quanto riguarda il marxismo nella linguistica e anche in altre scienze sociali, sono direttamente chiamato in causa”. (17).

Con ciò fa evidente riferimento alla sistematica filosofica, che abbraccia più che un solo ambito. Tuttavia, mediante questa osservazione non appare pienamente chiarito il perchè delo spettacolare intervento del capo del partito in una discussione scientifica.

Le proposizioni di Stalin, in realtà, non rimandano solo alla sistematica ontologica, ma rappresentano anche una critica diretta alla pratica della ricerca scientifica in URSS e, così, riguardano anche temi dell’organizzazione sociale.

Per comprendere l’intenzione che sta dietro l’intervento nella discussione linguistica, va tenuta presente anche l’opera successiva Problemi economici del socialismo.

Si può facilmente convenire che il problema posto a Stalin era stato concordato con lui (come d’altra parte accade, quando si tratta di interviste a personalità che occupano posti di responsabilità). La domanda intorno all’adeguatezza della discussione – controversa – sulla Pravda, dà a Stalin l’opportunità di spiegarsi con indubbia nettezza: “Prima di tutto la discussione ha reso del tutto chiaro che negli organi linguistici, al Centro e nelle Repubbliche, domina un regime che non va bene nè per la scienza nè per gli scienziati. Anche la più lieve critica allo stato di cose esistente nella linguistica sovietica, anche il più timido tentativo di una critica al cosiddetto “nuovo sapere” in ambito linguistico, risultano impedite e perseguitate dagli ambienti dirigenti in ambito linguistico. Per un atteggiamento critico nei confronti dell’eredità di N. J. Marr, per la più lieve disapprovazione nei confronti della dottrina di N. J. Marr, hanno perso il loro posto in ambito linguistico ricercatori competenti, oppure sono stati retrocessi a incarichi meno importanti. I linguisti vengono chiamati a posti di responsabilità non per la loro competenza, ma sulla base del pieno riconoscimento dela dottrina di N. J. Marr. E’ universalmente noto che nessuna scienza può svilupparsi e giungere a buoni risultati senza scontro fra opinioni e senza libertà di critica (sott. mia H.H.H.). Ma questa regola universalmente riconosciuta è stata sfrontatamente ignorata e calpestata. Si è costituito un gruppo chiuso di personalità dirigenti infallibili che, dopo essersi messi al sicuro da ogni possibile critica , hanno cominciato arbitrariamente ad amministrare, provocando però disordini” (18).

Citare integralmente questo passo era necessario per rendersi conto di quale fosse l’impulso che Stalin cercava di dare alla vita pubblica. Le situazioni da lui giudicate tutt’altro che in ordine, non erano certo specificità di una determinata disciplina scientifica, piuttosto si erano diffuse in ogni ambito della società in seguito al processo di burocratizzazione dell’attività dello Stato e del Partito. Nel corso della costruzione dell’economia socialista, che si andava completando in modo centralizzato e sotto la pressione del tempo, verosimilmente un tale processo di burocratizzazione era in una certa misura inevitabile. Il fatto che esattamente questo processo assumesse dimensioni ipertrofiche era da ascriversi alle condizioni particolari in cui la costruzione del socialismo avveniva in URSS – i problemi legati a ciò certamente non potevano essere discussi in questo testo, tuttavia abbisognavano di un’analisi (19).

La durezza con cui Stalin si espresse sta a significare che aveva compreso l’urgenza del problema e che giudicava venuto il tempo di intervenire a modificare la situazione. La stessa scelta che Stalin fece delle parole sta a dire che non si trattava solo dello scontro tra scuole scientifiche. Stalin parlò di sistema-Araktsceev (20). Araktsceev fu un uomo di Stato russo reazionario al tempo della Santa Alleanza, il quale – analogamente a Metternich ma in modo ancor più duro – costruì un regime militare e di polizia dispotico senza alcuna remora. Si vede bene che sarebbe stato del tutto sproporzionato usare simbolicamente il nome di Araktsceev se la questione si fosse limitata ai rapporti tra istituzioni universitarie.

Per dar conto, con una parola, del tono provocatorio quasi esacerbato e del paradosso, osserviamo ciò: Stalin dette il segnale a favore di un processo di cambiamento sociale che, se volessimo ricorrere al gergo giornalistico promosso dal XX Congresso, potremmo denominare destalinizzazione – termine, peraltro, falso e deviante.

L’intervento su strutture organizzative e personali consolidate, nonostante il pericolo di scosse profonde dell’ancora debole società sovietica del dopoguerra, era tuttavia qualcosa di auspicabile per spianare il passaggio a un’altra fase della costruzione del socialismo. La discussione in un ambito scientifico, marginale dal punto di vista politico-sociale, poteva dare un segnale di inizio per preparare, con cura e consapevolezza, un cambiamento nei rapporti e dare spazio a nuove concezioni nel lavoro collettivo.

Sono consapevole che la prima obiezione è che con le fonti date non poteva esser fatto nulla che avesse un’effettiva valenza dimostrativa. Le maggiori ipotesi storiche hanno appunto questo status congiunturale. Ma il testo su marxismo e linguistica va visto in relazione alla Costituzione del 1936 e con ciò acquista plausibilità l’ipotesi che dopo le tensioni del periodo della guerra, le forme imposte dal periodo eccezionale dovessero essere abbandonate e che si ricercasse l’inizio di un terreno caratterizzato da minore conflittualità sociale (21). Una tale interpretazione autorizza una spiegazione differenziata del periodo, più di quanto non avvenga con l’usuale pubblicistica, che tutto tratteggia in bianco o nero, dunque con rigide opposizioni.

Per concludere, dobbiamo ancora stabilire il parallelo tra questo scritto e quello, di due anni successivo, sui problemi economici dell’URSS. Naturalmente, non mi interessa fare un confronto col contenuto economico-politico, perché sarebbe un’indagine del tutto particolare. Tuttavia vi sono segni chiaramente riconoscibili che opera un nuovo stile nelle controversie pubbliche e nella maturazione dei giudizi. Il tema in primo piano è la redazione di un manuale di economia politica: ciò che si esprime nelle tesi dello scritto sono le concezioni e le strategie economiche e socio-politiche. Ma ora il problema non è più rompere forme istituzionalmente irrigidite della stagnazione per potersi guadagnare il premio del giudizio critico (22). Piuttosto, ora, si tratta di formulare un progetto, teoreticamente più corretto e limpido concettualmente, per la pratica di costruzione del socialismo.

Il tono polemico, che nello scritto sulla linguistica a volte fa capolino, manca totalmente nella trattazione economica. D’altra parte Stalin dice espressamente: “Alcuni compagni, nel corso della discussione, hanno con troppo zelo analizzato criticamente il progetto del libro e mosso rimproveri agli autori per le loro mancanze e i loro errori, decretando così il fallimento del progetto. Naturalmente è vero che nel manuale esistono errori e lacune – ma questo capita per ogni grossa opera” (23):

Solo rispondendo a Jaroscenko, Stalin si mostra ironico e violento, rimproverandogli duramente di aver riproposto alcuni errori buchariniani. (Chi, con l’occhio rivolto al successivo sviluppo storico, legge questo Stalin, può intravedere nella ripulsa di Jaroscenko un anticipo della critica a Kruscev). La constatazione delle contraddizioni tra forze produttive e rapporti di produzione anche nel socialismo implica l’apertura verso la cancellazione delle differenze – e nella discussione vi è anche un’aperta critica a Stalin. Ma questi osserva espressamente: “Io penso che per la correzione del progetto di manuale, era necessario costituire una commissione numericamente non grande, della quale facessero parte non solo l’estensore del manuale e i suoi sostenitori, in maniera tale da avere essi la sicura maggioranza nelle discussioni, ma anche loro avversari che fossero critici aspri del progetto” (24).

Una società diretta dalla conoscenza che il socialismo scientifico consente, non nasce d’un colpo. Essa presuppone uomini che amplino e approfondiscano costantemente il loro orizzonte culturale, per potere avere interessi generali e prendere nelle loro mani la storia. Questa sarebbe, sì, democrazia autentica e per la prima volta effettiva. In proposito citiamo ancora Stalin.

“E’ necessario pervenire a una crescita cultrurale della società capace di assicurare uno sviluppo multilaterale delle sue capacitià fisiche e mentali; crescita mediante cui i membri della società abbiano la possibilità di ottenere una formazione in grado di trasformarli in attivi coattori dello sviluppo sociale […] Si potrebbe pensare che non è possibile raggiungere una simile crescita culturale dei membri della società senza seri cambiamenti nell’attuale condizione del lavoro. A questo scopo è infatti prima di tutto necessario ridurre la giornata lavorativa fino a sei ore e, in seguito, fino a cinque. Ciò è necessario per dare a ogni membro della società sufficiente tempo libero per costruirsi una cultura multilaterale. Per questo scopo è infine necessario introdurre, come obbligatoria, una educazione universale politecnica, in maniera che ogni membro della società abbia effettivamente la possibilità di scegliersi liberamente il lavoro e che neppure un attimo della sua vita sia dedicato a un lavoro pur che sia. Inoltre, a ciò è necessario, anche, migliorare profondamente il regime degli alloggi e aumentare almeno del doppio, se non di più, i salari di lavoratori e impiegati: lo scopo è accrescere la capacità d’acquisto di beni necessari alle masse anche attraverso una diminuzione dei prezzi. Queste sono le condizioni fondamentali per operare il passaggio al comunismo” (25).(ndr “Per quanto riguarda gli errori del compagno L. D. Yaroshenko vol 15 ed tedesca delle  op comp..)

Con l’occhio rivolto a una società socialista sviluppata, da cui possa generarsi il comunismo, termina l’opera teorica di Stalin. Non dobbiamo lasciar disperdere questa eredità, esattamente se vogliamo onorare quanti sono caduti nella lotta per questo obiettivo.

Hans Heinz Holz

Hans Heinz Holz

Note

(1) Su questo, cfr. le notazioni programmatiche di A. Hüllinghorst, in TOPOS 22 “Lenin” [in corso di pubblicazione].
(2) V. K. Gossweiler, Die Taubenfuss-Chronik oder Die Chruschtschowiade, Monaco 2002.
(3) Josef W. Stalin, Werke, vol. XV, Dortmund 1979: “Il marxismo e i problemi della linguistica”, pp. 163ss. – “Problemi economici del socialismo nell’URSS”, pp. 292 ss.. Per gli echi internazionali di questi scritti, è importante notare l’immediata e spontanea reazione positiva dei linguisti; riguardo alla Germania, va rimarcata la reazione positiva di Werner Krauss, insigne studioso della civiltà romana, la cui competenza di merito, chiarezza filosofica e sensibilità politica, certo sono fuori discussione. Cfr. Werner Krauss, Das wissenschaftliche Werk, Berlino 1984. Cfr. anche H.H.Holz, Werner Krauss’ sprachphilosophische Standortbestimmung, in Hermann Hofer, Thilo Karger, Christa Riehn (editori), Werner Krauss, Tübingen e Basilea 2003, p. 143 ss.
(4) Sui rapporti tra base e sovrastruttura, cfr. Kuusinen et alii, Principi elementari del marxismo, Roma, 1969 vol. 2, pp. 18ss.; A. Sceptulin, La filosofia marxista-leninista, Mosca 1977, pp. 271 ss.; Friedrich Tomberg, Basis und Uberbau, Darmstadt e Neuwied 1974; Istituto per le scienze sociali presso il CC della SED, Grundlagen des historischen Materialismus, Berlino 1976; Autori vari, Marxistisch-leninistische Philosophie, Berlino e Francoforte sul Meno 1979, pp. 446 ss.
(5) Sul tema di una teoria dell’ideologia, cfr. A. Mazzone, Questioni di teoria dell’ideologia, Messina 1981; Autori vari, Erkenntnis und Wahrheit, Berlino 1983; TOPOS 17, “Ideologie”, Napoli 2001.
(6) Stalins Werke, Band 15: 165.
(7) Op. cit. p. 165s.
(8) Op. cit. p. 186.
(9) Cfr. ad esempio, nel’ambito della filosofia borghese, il modello dei livelli quale appare in Der Aufbau der realen Welt, Berlino 1940 di N. Hartman; ma anche dello stesso autore Neue Wege der Ontologie, Stoccarda 1947.
(10) Stalin op. cit. p. 166.
(11) Stalin op. cit. p. 203.
(12) H. H. Holz, Lingua e mondo, Francoforte sul Meno 1953 pp. 30ss.
(13) A. Gramsci, Quaderni dal carcere, Torino 1977 p.1422.
(14) Gramsci, op. cit., p. 1424.
(15) Gramsci, op. cit., p. 1425
(16) Su Lenin cfr. H. H. Holz, Einheit und Widerspruch, vol. 3, Stoccarda 1997, pp. 361 ss. Per Stalin, cfr. H. H. Holz, “Stalin als Theoretiker des Leninismus”, in Streitbarer Materialismus 22, maggio 1998, pp. 21 ss.
(17) Stalin, op. cit., p. 164.
(18) Stalin, op. cit., p. 197.
(19) Su questo cfr. H. H. Holz, Sconfitta e futuro del socialismo, Milano 1994.
(20) Stalin, op. cit., p.198.
(21) Sulla Costituzione sovietica del 1936 cfr. il mio contributo al Convegno dell’Associazione Culturale Marchigiana (31 maggio 2001).
(22) Concludendosi il dibattito,Stalin attenuò la critica a Marr e dette prova del proprio rispetto nei confronti del grande ricercatore (cfr. Stalin, op. cit. p. 209). Inoltre Stalin attribuì la responsabilità della stagnazione al regime-Araktsceev, nominandolo per la seconda volta (cfr. Stalin, op. cit. p. 210).
(23) Stalin, op. cit., p. 337.
(24) Stalin, op. cit., p. 338.
(25) Stalin, op. cit., p. 359.

El legado filosófico y político de Stalin – Contribución presentada en la conferencia en Nápoles
“Los problemas de la transición al socialismo en la URSS” (21-23 de noviembre de 2003) de Hans Heinz Holz

Lenin siempre decía que el marxismo no es un sistema rígido dogmática de las proposiciones: por el contrario, el marxismo, en su reflexión teórica, tras el cambio de las relaciones reales y deriva consecuencias destinadas a la práctica. La dialéctica es que la forma de la teoría que describe la variedad de sus elementos y momentos, la conexión de la totalidad, que cambia con el tiempo, como base de su conducta ordenada. El materialismo dialéctico, por sus supuestos ontológicos generales, es necesario para producir nuevas interpretaciones de la realidad. Cualquier teoría, de hecho, es la interpretación de un estado de cosas descrito en (1).

Los dos últimos escritos de Stalin, entre 1950 y 1952, (“el marxismo y los problemas del lenguaje” – “Problemas económicos del socialismo en la URSS”) tiene que ser precisamente en esta perspectiva: el reflejo de un estado actual de los asuntos real, estos escritos la elaboración de una nueva situación, tanto en la investigación económica y social ideológica e histórica. Desde poco después de su muerte, Stalin no fue capaz de traducir sus ideas en práctica y por lo tanto los escritos en cuestión parece ser, por así decirlo, su teoría, lo hará.

En la lucha contra las críticas contra Stalin y Jruschov durante el período de estancamiento que el resultado de (2), la tensión que viene de esos escritos fueron retirados y se quedó sin consecuencias en svogimento de la teoría marxista. Sin embargo, soy de la opinión de que en esos escritos no es una herencia teórica no se niega, que vale la pena volver a activar. En esta ocasión me limitaré a la comunidad científica e ideológica, en cuestiones relacionadas con el marxismo, que apunta a la ciencia de la lingüística (3).

A mí me parece que las proposiciones de Stalin para moverse en un espacio definido por tres puntos:
Primera determinación, de la descripción estructural de la relación entre el ser y la conciencia – por lo tanto, una expresión de la ontología marxista;
En segundo lugar, la crítica destructiva de la escuela de ciertas proposiciones, dominante en su idioma y la Escuela de Marr, el renacimiento de la discusión acerca de los fenómenos, es decir, una señal en el sentido de la investigación científica renovada en temas controvertidos;
tercero, la actitud picota burocrática, que se ve afectada cada sistema de control, así como el impulso para impartir un punto de inflexión tanto a la actividad de organización del partido que a estado.

En relación con estos tres aspectos, acepto que justifica la suposición de que tenía la intención de Stalin, después de la victoria en la Gran Guerra Patria y después de la realizzatasi estabilización en los años de la posguerra, para conducir a la Unión Soviética a una nueva fase de la construcción de Socialismo. La muerte de Stalin se quedan en el camino de este proceso, que sin duda sólo unos pocos habían imaginado.

Tras el XX Congreso del PCUS, las obras de Stalin se han visto afectados por un tabú tácito, lo que contribuyó a la disminución de las ciencias sociales teóricas relevantes Soviética punto de vista ideológico.

Pero ahora vamos a examinar en detalle estos aspectos del debate sobre el marxismo y las cuestiones relacionadas con la lingüística.

El modelo fundamental de las relaciones con la conciencia de ser es representado por el diagrama de la filosofía marxista de la base y la superestructura.

La proposición fundamental “el ser determina la conciencia”, se explica por el materialismo histórico en el sentido de que la relación comercial (es decir, las relaciones de producción en la que el hombre realiza su propia “su intercambio con la naturaleza”, es decir, la reproducción de su vida como individuo y como especie) se basan, por lo que la determinación formal de que las formas superestructurales son suficientes – el sistema legal, el contenido de la visión del mundo, el arte, la moral, la religión, etc. – A medida que los ideales de reflexiones, que a su vez puede obiettivarsi en los procesos de organización y equipo (por ejemplo, obras de arte o, respectivamente, la investigación científica, deportes, etc.). A través de esta mediación se realiza también un efecto de retorno de la superestructura sobre la base: de hecho, la superestructura está condicionada por la base, cambia con ella, y dependiendo de ella en diferentes etapas históricas (4).

Para la fundación de una teoría de la ideología y tolerar este patrón es suficiente para diferenciar lo suficiente como para ser capaz de pensar la multiplicidad de los fenómenos históricos (5).

En relación con la creciente importancia de la ciencia como fuerza productiva, convirtiéndose en el problema era el hecho de que los contenidos y las formas de la conciencia, como conocimiento de la naturaleza, las relaciones matemáticas, los presupuestos lógicos de pensamiento – que surgen en el contexto de las actividades de la superestructura, a pesar de estar a menudo contaminado por representaciones ideológicas, sin embargo, conservan sus valores, independientemente de los cambios en la base.

La relación entre la verdad absoluta y la ideología en muchos casos, no debe ser determinada por los límites únicos. El estatuto ontológico de un principio lógico – como el de la identidad – una regularidad matemática – por ejemplo, que la suma de los ángulos de un triángulo – o una constante natural, debería recibir una materialista de su explicación: todos estos problemas, el patrón de la base de la relación / superestructura no es suficiente para elaborar una filosofía del materialismo dialéctico.

En relación con estas cuestiones que se habían ido acumulando, un paso decisivo en el desarrollo teórico del marxismo fue hecha por Stalin, cuando – en relación con un buen ejemplo – que pone en cuestión la linealidad de la relación de la base del esquema / superestructura.

De hecho, el lenguaje ofrece a primera vista la imagen de una variabilidad histórica y una dependencia de las circunstancias sociales. Los vocabularios presentan cambios en el significado, indican que los cambios en los procesos de trabajo, la innovación técnica o el cambio social. Por ejemplo, en el sentido alemán de la red de la palabra, la red de pesca se extiende a la red de flujos interactivos de información, a través de un paso previo a la red telefónica, o incluso la señora palabra, que domina desde el significado original de los pases a la de las mujeres o persona de sexo femenino.

Hay jergas, relacionados con áreas específicas o profesiones, o lenguajes especiales. Hay maneras de hablar estrictamente vinculado a períodos cortos de tiempo y va a morir con ellos. No es el lenguaje aprendido al lado de la lengua hablada y los dialectos regionales. En resumen, tenemos muchos fenómenos lingüísticos que podemos contar entre los fenómenos superestructurales y se dejan estar relacionado con desarrollos específicos en las relaciones de producción: ésta es la base de los conceptos fenoménicos de la escuela de idiomas Marr, es decir, la idea de que el lenguaje es estudiado como una manifestación de la superestructura.

Por todo esto es muy significativo desde el punto de vista teórico que, en el caso del lenguaje de Stalin ha hecho hincapié en la insuficiencia de la base del esquema / superestructura. Dice claramente: “Cada base tiene su superestructura, que le corresponde […] Si la base se cambia y si se establece un lado, entonces también cambia su superestructura, y así también surge una superestructura que corresponde a la nueva base. A este respecto, el idioma es diferente del fondo de la superestructura “(6). Para ejemplificar esto, Stalin utilizó el idioma ruso.

“En cierta parte del vocabulario, la lengua rusa ha cambiado y lo hizo de una manera verificable para obtener la cantidad rica de nuevas palabras y expresiones que han surgido en relación con el advenimiento de la producción socialista, la aparición de nuevos Estado, la nueva cultura socialista, la nueva vida social, la nueva moralidad, y, por último, en relación con el desarrollo de la tecnología y la ciencia. Se ha cambiado el significado de una serie de palabras y expresiones que han adquirido un nuevo significado, una serie de palabras antiguas desaparecido del vocabulario. Sin embargo, en cuanto a la construcción del patrimonio fundamental de la terminología y gramatical de la lengua rusa, que en conjunto representan el grueso de una lengua, no sólo con la prestación de servicios no-capitalista base también han dejado de lado o reemplazados por nuevas estructuras terminología gramatical, o por un nuevo patrimonio, pero, bueno, por el contrario, se mantuvo sano y salvo, o ha experimentado algún otro tipo importante de cambio “(7).

Stalin establece cuatro características que diferencian el lenguaje de la superestructura:
– La constancia de los activos de la estructura fundamental de la terminología gramatical y básica, que va más allá de los límites de la base económica;
– El origen del lenguaje no procede de una base, sino de toda la historia de una comunidad lingüística;
– La función de un lenguaje como medio de comprensión, más allá de las distinciones de clase;
– Conexión inmediata con la producción del lenguaje.

De esto podemos deducir que, con el lenguaje, no sólo nos enfrentamos a un ambiente que difiere de la base y la superestructura, sino también que esta zona – en términos de lo óntico y lógico – es un prerrequisito para el establecimiento de una formación histórica determinada y su despliegue.

“El intercambio de ideas es una necesidad de importancia vital constante e innegable, ya que en su ausencia […] no sería posible persistencia de la producción social. Sin un lenguaje que sea comprensible para la empresa y cada uno de sus miembros, la producción se desplomará y la sociedad dejaría de existir como tal […] La lengua pertenece a los fenómenos sociales que están activas mientras la compañía continúa “(8 ).

La base de patrón / superestructura es un modelo estructural de las relaciones sociales. De acuerdo con Marx, Engels y Lenin, Stalin demostró que la metáfora espacial no puede ser entendida como una relación unidireccional entre los niveles, el tipo de relación causa / efecto, ya que incluye, de hecho, ni siquiera una relación de mutua influencia (9).

“La estructura está creada a partir de la base, pero de ninguna manera significa que simplemente limita a reflejar este […] Por el contrario, una vez que entra en el mundo, la superestructura se convierte en una fuerza activa en el sentido de que contribuye activamente a Suponga que la base de su forma específica y crecer más fuerte […] Por otro lado, no podía ser de otra manera. La superestructura se produce a partir de la base para que el servidor, ya que la ayuda activa, ya que asume la forma y consolidarse y contribuir activamente a la lucha contra la supervivencia de la antigua base y su superestructura “(10).

En esta simplicidad, que es apoyada por la respuesta activa de la superestructura sobre la base, parece estar ocultando algo banal. Pero, ¿quién conoce los controvertidos debates sobre el papel de la superestructura, hay que reconocer que en las proposiciones enucleados es el esquema estalinista por excelencia, en contra de todas las desviaciones de la discusión. Canon es lo que entendemos por sí mismo. Pero la tesis de Stalin va más allá.

“En pocas palabras, el lenguaje no puede ser aceptada ni por la base, ni dentro de la superestructura, ni puede ser considerada una categoría intermedia entre la base y la superestructura, por la sencilla razón de que esta categoría no existe” (11).

Así que ni forma, ni siquiera la superestructura y la categoría intermedia – esto no puede significar nada menos que exista un real que no está suficientemente centrado en una metáfora que proviene de la arquitectura. El lenguaje como medio de cambio que se observa en analogía con las herramientas de producción. Como condición previa de la producción social, el lenguaje como un todo es una fuerza productiva (mental), que permite convertir la ciencia en una fuerza productiva y la función como medio de fenómenos estructurales, como portador de los pensamientos (“la realidad del pensamiento”) .

Entrelazado con todas las demás esferas del desarrollo social, el lenguaje es una construcción de relaciones ideales materiales en las que representan y, por otra parte, se trata de una relación material, debido al proceso universal de la constitución real (12).

La descripción funcional de la lengua, toda la realidad, lo que Hegel llama espíritu objetivo, vamos tomó como “material de relaciones” y el principio riconose materialismo mecanicista no es un activo tangible (objetivo de negocio): En relación con el lenguaje muestra una condición esencial constitutiva de la dialéctica.

En este punto, se impone establecer un vínculo indirecto con la crítica de Gramsci de Bujarin.

La undécima parte de la portátil cárcel dedicada a “El Popular” es una acusación, penetrante y en muchas maneras exitosas, en contra de la mecánica causalista, pero al mismo tiempo, representa una oración a favor de la dialéctica como una realidad histórica dela forma procesualidad.

La pregunta que, de forma centralizada, Gramsci plantea es: “¿Cómo el movimiento histórico sobre la base de la estructura?” (13).

Y “precisamente en este sentido que Stalin absorbe la vida de la lengua a la base de relación mecánica / superestructura y presentar el rígido marco del movimiento histórico dinámico (sin que, por lo tanto, reducir a la nada de la función explicativa del programa, en relación con la construcción de ‘ estructura social).

Gramsci critica haciendo hincapié en que los “Sabios” perder “una discusión de cualquiera de la dialéctica” (14) Bujarin.

La filosofía marxista exhibe un “como es arriba (y que pasa que incluye en sí misma los elementos vitales) que el materialismo y el idealismo, las expresiones tradicionales de la vieja sociedad” (15). En cambio, Bujarin se pone en continuidad con el materialismo metafísico de edad.

A mí me parece que las declaraciones de Stalin, en su ensayo sobre “marxismo en la lingüística”, se limita en el contexto del desarrollo de una filosofía dialéctica materialista, que tiene sus centros de otros “de Lenin, la declaración de la Ciencia de la Lógica Hegel “y de Gramsci,” Introducción a la Filosofía “(16).

Esto es suficiente, pero una adecuada concepción de la dialéctica, que no la trata como un caso especial de la lógica, sino más bien como un principio constitutivo de una visión del mundo, según la concepción justa y clara de Gramsci, es el equivalente de una teórica correcta la acción política y en este sentido también hay que entender las reflexiones sobre la dialéctica de Stalin, las preguntas correctas del leninismo.

A pesar de la significación ideológica de los problemas de lenguaje, uno podría preguntarse por qué cheStalin poner en juego la autoridad acerca de un tema como algo marginal, desde un punto de vista político. Además, el propio Stalin demuestra que no tiene intención de entrar en el dominio de la lingüística, por lo que ciertamente no tenía ninguna habilidad, sino más bien, de que Stalin estaba interesado en algunas cuestiones fundamentales del marxismo.

“Yo no soy un estudioso de la lingüística y, por supuesto que no podía cumplir con los compañeros. En cambio, en relación con el marxismo en la lingüística y en otras ciencias sociales, están directamente en tela de juicio. ” (17).

Con esto se refiere claramente a la filosofía sistemática, que abarca más de un tema. Sin embargo, con esta observación no es del todo claro por qué la acción delo espectacular de la líder del partido en una discusión científica.

Las proposiciones de Stalin, de hecho, no se refieren sólo a la sistemática ontológica, sino que también representan una crítica directa a la práctica de la investigación científica en la URSS y, por tanto, también abarca cuestiones de organización social.

Para entender el intento detrás de la intervención en el debate lingüístico, se tendrán también por los problemas económicos del socialismo próximos.

Uno puede fácilmente de acuerdo en que el problema con Stalin se había acordado con él (como de hecho sucede, cuando se trata de entrevistas con personalidades que ocupan puestos de responsabilidad). La pregunta acerca de la adecuación de la discusión – controvertida – Pravda, Stalin da la oportunidad de explicarse con claridad indudable: “En primer lugar, la discusión ha dejado muy claro que en los órganos del habla, el Centro y en las repúblicas, dominado por una régimen que no es bueno ni para la ciencia ni para los científicos. Incluso la más mínima crítica al estado de cosas existente en la lingüística soviética, incluso el intento más tímidos a la crítica de la llamada “nuevos conocimientos” en el lenguaje, se ven obstaculizados y perseguidos por los círculos dominantes en la lingüística. Para una visión crítica de la herencia de N. J. Marr, de la desaprobación de la más leve de la doctrina de la N. J. Marr, quien perdió su lugar en la lingüísticos investigadores competentes, o fueron relegados a tareas menos importantes. Los lingüistas están llamados a posiciones de responsabilidad, no a su jurisdicción, pero basado en el reconocimiento pleno de N. dela doctrina J. Marr. Es s bien sabido que ninguna ciencia puede desarrollar y conseguir buenos resultados sin un choque de opiniones, sin libertad de crítica (sott. mi HHH). Sin embargo, esta regla ha sido reconocido universalmente ignorado y pisoteado descaradamente. Se compone de unos cuantos líderes infalibles cerrados de la personalidad que, habiendo hecho a salvo de cualquier posible crítica, comenzaron a administrar arbitrariamente, provocar disturbios “(18).

Cite este paso era necesario para realizar plenamente lo que fue el impulso que Stalin estaba tratando de dar la vida pública. Las situaciones que consideraba cualquier cosa menos en orden, no eran específicos de una disciplina científica en particular, sino que fue generalizado en todas las esferas de la sociedad a través del proceso de burocratización del estado y del partido. Durante la construcción de la economía socialista, que se completó en una forma centralizada y bajo la presión de tiempo, probablemente un proceso de burocratización que tenía hasta cierto punto inevitable. El hecho de que precisamente este proceso se supone que ha de atribuirse al tamaño de hipertróficas condiciones particulares en que la construcción del socialismo en la URSS se llevaron a cabo: los problemas de esto ciertamente no podrían ser discutidos en este texto, sin embargo, estaban en necesidad de un análisis (19).

La dureza con que Stalin lo expresado significa que entendió la urgencia del problema y que juzgó llegado el momento de tomar medidas para cambiar la situación. La elección misma de las palabras que Stalin es decir, que no era sólo el choque entre las escuelas científicas. Stalin habló del sistema Araktsceev (20). Araktsceev era un hombre de Estado ruso en el momento de la reaccionaria Santa Alianza, que – de manera similar a Metternich, pero en una aún más difícil – que construyó un régimen despótico ejército y la policía sin ninguna duda. Es evidente que sería totalmente desproporcionado utilizar el nombre simbólico Araktsceev si la pregunta se limita a la relación entre las instituciones de educación superior.

Para tener en cuenta, en una palabra, el tono casi desafiante exacerbado y la paradoja, se observa que: Stalin dio la señal para un proceso de cambio social que, si se quiere utilizar el lenguaje periodístico patrocinado por el XX Congreso, que podría llamarse la desestalinización – plazo Por otra parte, falsa y engañosa.

El funcionamiento de las estructuras personales y organizacionales establecidos, a pesar del peligro de una descarga profunda de la sociedad continua debilidad soviética después de la guerra, sin embargo, era algo deseable para facilitar la transición a otra fase de la construcción del socialismo. La discusión en el campo científico, marginal en términos de política y social, podría dar una señal para empezar a preparar, con la atención y la conciencia, un cambio en la relación y hacer espacio para nuevas ideas en el trabajo colectivo.

Soy consciente de que la primera objeción es que con las fuentes de dados no se podía hacer cualquier cosa que tuviera una demostración de valor realista. Las principales hipótesis que precisamente esta situación económica histórica. Pero el texto y el lenguaje del marxismo debe ser visto en relación con la Constitución de 1936 y por lo tanto adquiere verosimilitud de la hipótesis de que después de las tensiones de la época de la guerra, las formas impuestas por el período excepcional debe ser abandonado y que lo investigado, el comienzo de una el suelo se caracteriza por los conflictos menos social (21). Esta interpretación permite explicar el período de separación, más que de costumbre con la ley pública, que resume todo en negro o blanco, a continuación, con una dura oposición.

Por último, todavía tenemos que establecer el paralelismo entre este documento y que, dos años más tarde, en los problemas económicos de la URSS. Por supuesto, no estoy interesado en un enfrentamiento con el contenido político-económico, sería una investigación propia. Sin embargo, hay signos claramente reconocibles que un nuevo estilo de trabajo en la controversia pública y la madurez de juicio. El sujeto en primer plano es la preparación de un manual de economía política: lo que se expresa en la tesis de este artículo son los conceptos y las estrategias y las políticas socio-económicas. Pero ahora el problema no es romper las formas rígidas de estancamiento institucional, para ganar el premio de juicio crítico (22). Por el contrario, ahora se trata de la formulación de un proyecto, teóricamente más correcta y clara de vista conceptual, la práctica de la construcción del socialismo.

El tono polémico, escrito en el lenguaje que a veces asoma, carente de toda discusión económica. Por otro lado, Stalin dice expresamente: “Algunos camaradas, durante el debate, con demasiado celo han analizado críticamente el proyecto y se trasladó el libro la culpa a los autores por sus defectos y errores, esto pondría fin al plan. Por supuesto, es cierto que hay errores y deficiencias en el manual -, pero esto le ocurre a toda obra importante “(23):

Sólo respondiendo a Jaroscenko, Stalin muestra un irónico y violento, le reprochaba duramente por haber revivido un buchariniani errores. (¿Quién, con la vista puesta en el desarrollo histórico que viene, Stalin lee esto, se puede ver en el rechazo de un anticipo de la crítica de Jruschov Jaroscenko). El descubrimiento de las contradicciones entre las fuerzas productivas y relaciones de producción en el socialismo implica también la apertura a la cancelación de las diferencias – y hay también una discusión en una crítica abierta de Stalin. Sin embargo, estas notas en concreto: “Creo que para la corrección del proyecto de manual, era necesario crear una comisión no numéricamente grande, que formaban parte de no sólo el autor del manual y sus partidarios, para que tengan una mayoría segura en las discusiones, pero sus oponentes eran feroces críticos del proyecto “(24).

Una empresa dirigida por el conocimiento que permite el socialismo científico, no nacen a la vez. Se supone que los hombres constantemente ampliar y profundizar sus horizontes culturales, a fin de que los intereses generales y tomar la historia en sus manos. Esto, sí, la verdadera democracia y por primera vez efectivo. En este sentido podemos mencionar sin embargo, Stalin.

“Es s necesario para lograr un cultrurale crecimiento de la sociedad capaz de asegurar un desarrollo multilateral de su capacidad será el crecimiento físico y mental a través del cual los miembros de la sociedad tienen la oportunidad de acceder a la educación puede transformar en activo coattori desarrollo social [. ..] Se podría pensar que usted no puede alcanzar un crecimiento similar cultural de los miembros de la sociedad sin serios cambios en la situación laboral actual. Para este propósito, de hecho, en primer lugar es necesario para reducir la jornada de trabajo hasta seis horas, y posteriormente, hasta cinco. Esto es necesario para dar a cada miembro de la sociedad suficiente tiempo libre para construir una cultura multilateral. Para ello también es necesario introducir, como la educación obligatoria, universal, un politécnico, para que cada miembro de la compañía en realidad tiene la capacidad de elegir libremente su trabajo y que ni un solo momento de su vida se dedica a un trabajo a pesar de que es. Además, esto es necesario, además, que mejorar radicalmente el sistema de la vivienda y aumentar por lo menos el doble, si no más, los salarios de los trabajadores y empleados: el objetivo es aumentar el poder adquisitivo de los bienes necesarios a las masas a través de un precios más bajos. Estas son las condiciones esenciales para hacer la transición al comunismo “(25).

Con la vista puesta en una sociedad socialista desarrollada, que puede ser generado por el comunismo, poniendo fin a la obra teórica de Stalin. No hay que cumplir con este legado, exactamente donde queremos honrar a aquellos que murieron luchando por este objetivo.

Hans Heinz Holz

The philosophical and political testament of Stalin-Paper presented at the conference in Naples on
“The problems of the transition to socialism in the USSR” (21-23 November 2003) by Hans Heinz Holz

Lenin always said that Marxism is not a rigid dogmatic system of propositions: on the contrary, Marxism, in his theoretical reflection, following the change in real relationships and derives consequences aimed at the practice. The dialectic is that form of theory that describes, in the variety of its elements and moments, the connection of the whole, which changes over time, as the basis of their performance regularly. Dialectical materialism, for its ontological presuppositions general, it is necessary to produce new interpretations of reality. Any theory, in fact, is the interpretation of a state of affairs described (1).

The two later writings of Stalin, between 1950 and 1952 (“Marxism and problems of linguistics” – “Economic Problems of Socialism in the USSR”) have to be precisely in this perspective: the contemporary reflection of a state of affairs real, those writings draw up a new situation, both economic and social ideological and historical-scientific. As soon died, Stalin was not able to translate his thoughts into practice and so the writings in question had to be, so to speak, his testament theoretical.

In the counter-criticism of Khrushchev’s anti-Stalin and in the period of stagnation that ensued (2), the stresses that came from those writings were removed and remained without consequences in svogimento of Marxist theory. However, I am of the opinion that in these writings there is a theoretical heritage is not denied, that is worth to reactivate. On this occasion I’ll scientific initiatives and ideological, on issues related to Marxism, refer to the science of linguistics (3).

It seems to me that the propositions of Stalin move in a space defined by three points:
First, the clarification of the structural description of the relationship between being and consciousness – therefore an expression of ontology Marxist;
Second, the destructive criticism of certain propositions school, dominant in linguistics and its School of Marr, the resumption of debate about the phenomena, ie a signal in the direction of recovery of scientific research in controversial subjects;
thirdly, the pilloried bureaucratic attitude, which is affected every control system, as well as the impulse to mark a turning point both to the organization of that party in the state.

In relation to these three aspects, I accept as justified the assumption that it was going to Stalin, after the victory in the Great Patriotic War and after stabilization realizzatasi in the early post-war years, to drive the Soviet Union into a new phase of construction of the socialism. The death of Stalin fall by the wayside this process, some only a few had guessed.

Following the XX Congress of the CPSU, Comrade Stalin’s works were burdened by an unspoken taboo, which contributed to the deterioration of the theoretical social sciences Soviet relevant from the ideological point of view.

But let us now examine in detail these aspects of the discussion on Marxism and issues related to linguistics.

The fundamental model of relationships being with consciousness is represented in Marxist philosophy through the scheme of base and superstructure.

The fundamental proposition “being determines consciousness” is explained by historical materialism in the sense that the business relationship (ie, the relations of production in which man realizes his “exchange with Nature”, ie the reproduction of his life as an individual and as a species) are the basis, the formal determination which produces super-structural forms that are adequate – the legal system, the contents of the vision of the world, art, morality, religion, etc.. – As reflections ideals, which in turn can obiettivarsi institutions and processes in materials (for example, works of art or, respectively, scientific research, sports competitions, etc..). Through this mediation is also realized a return effect of the superstructure on the base: in fact the superstructure is conditioned by the base, and with it changes in dependence on it in different historical stages (4).

For the foundation of a theory of ideology and tolerates this scheme is sufficient to differentiate itself sufficiently to be able to think the multiplicity of historical phenomena (5).

In connection with the growing importance of science as a productive force, divenir problem was the fact that the content and forms of consciousness – such as natural knowledge, mathematical relationships, the logical presuppositions of thought – that arise in the context of the activities superstructure, despite being often contaminated by ideological representations, still retain their values, regardless of changes in the base.

The relationship between absolute truth, relating ideology and in many cases must not be determined by unique boundaries. The ontological status of a logical principle – such as that of identity -, a mathematical regularity – for example that of the sum of the angles of a triangle -, or a natural constant, must receive in a system materialistic its explanation: for all these problems, the pattern of relationship base / superstructure does not suffice to elaborate a philosophy of dialectical materialism.

In relation to these problems that had been accumulating, a decisive step in the theoretical development of Marxism was made by Stalin when – in relation to a paradigmatic case – he put in question the linearity of the relationship schema base / superstructure.

In fact, the language offers at first glance the image of a historical variability and a dependence on social circumstances. The vocabularies exhibit changes in meaning, that indicate changes in work processes, technical innovation or social changes. For example, in the German sense of the word network, from fishing net widens to interactive network of flows of information, through a previous step to the telephone network, or even the term Frau, from the original meaning of dominating passes to that of female, or female person.

There are jargons, linked to specific environments or occupations, or special languages. There are ways of speaking closely related to short periods of time and destined to die with them. There is a learned language next to the spoken language and regional dialects. In short, we have many linguistic phenomena that we can count among the superstructural phenomena and allow themselves to be put in relation to specific developments in the relations of production: this is the basis of phenomenal concepts language of the School of Marr, namely the idea that the language should be studied as a manifestation of the superstructure.

For all of this is very significant from the theoretical point of view that, precisely in the case of language Stalin have remarked insufficiency schema base / superstructure. He states succinctly: “Each base has its own superstructure corresponding to it […] If the base is changed and if it is set aside, then you also change its superstructure and so also arises a superstructure corresponding to the new base. In this respect, the language is different in substance from the superstructure “(6). To exemplify this, Stalin makes use of the Russian language.

“In a certain part of the vocabulary, the Russian language has changed and he did it to get rich in the sense of an ascertainable amount of new words and expressions, which arose in relation to the advent of the new socialist production, the emergence of new State, the new socialist culture, the new social life of the new morality, and finally, in connection with the development of technology and science. has been changed the meaning of a series of words and phrases which have acquired a new meaning; a number of old words has disappeared from the vocabulary. However, as regards the fundamental heritage terminology and grammatical construction of the Russian language, which together represent the substantial part of a tongue, not only with the provision of the capitalist base were not also set aside nor replaced by new grammatical structures or a new heritage terminology, but, well on the contrary, remained safe and sound, or have experienced some other form of significant change “(7).

Stalin sets four characteristics that differentiate the language of the superstructure:
– Constancy of the assets of the fundamental terminology and basic grammatical structure, which goes beyond the limits of the economic base;
– Origin of language does not proceed from a base but from the entire history of a linguistic community;
– Function of language as a tool of understanding, beyond class distinctions;
– Immediate bond with the production of the language.

From this it follows that, in the language, not only do we find ourselves faced with an environment that differs from the base and the superstructure, but also that this area – from the point of view of logic and ontic – is presupposed to the formation of a historical formation determined and the happening.

“The exchange of thoughts is a necessity of life constant and undeniable importance, since in its absence […] would not be possible persistence of social production. Without a language that is understandable to the company and to each of its members, the collapse production and the company would cease to exist as such […] The language belongs to those social phenomena that are active as long as it persists society “(8).

The scheme base / superstructure is a structural model of social relations. According to Marx, Engels and Lenin, Stalin shows that the spatial metaphor can not be understood in the sense of a one-way relationship between the levels, the type of cause / effect relationship, since it includes, in fact, even a relationship of mutual influenza (9).

“The superstructure is created from the base, but in no way does this mean that which merely reflect the latter […] On the contrary, once coming into the world, the superstructure becomes an active force in the sense that actively contributes to assumes that the basis of its specific shape and consolidate […] On the other hand, could not be otherwise. The superstructure is produced from the base so that you need, because the aid actively, because it assumes the shape and consolidate and actively contribute to combating survival of the old base and its superstructure “(10).

In this simplicity, with which it is sustained the active reaction of the superstructure on the base, seems to hide a triviality. But those familiar with controversial debates about the role of the superstructure, will have to recognize that in the propositions Stalin is enucleated the quintessence of the scheme, against all the slippages of the discussion. Canon is what we understand by itself. But Stalin’s thesis goes further.

“In short, the language can not be accepted by neither the base nor within the superstructure, neither can be considered an intermediate category between base and superstructure, for the simple reason that this category does not exist” (11).

So neither base nor superstructure and even intermediate category – this can only mean that there is a real which is not adequately focused on a metaphor that comes from architecture. Language as a medium of exchange to be seen in analogy with the tools of production. As a precondition of social production, the language as a whole is a productive force (mental), which allows you to turn science into a productive force and to function as a medium of structural phenomena, as a bearer of thoughts (“reality of thought”) .

Intertwined with every other aspect of the social, language is an ideal construction material relations in which they represent, and indeed is itself a material relationship, because the process of constitution of the universal-real (12).

In the functional description of the language, all reality, Hegel called objective spirit, comes cultured as “material relationship” and the mechanistic materialism beginning riconose not a tangible asset (business objective): In relation to the language you show a essential condition constitutive of the dialectic.

At this point imposes establish an indirect link with the critique of Gramsci on Bukharin.

The part of the eleventh Notebook from prison dedicated to “the Popular” is an indictment, penetrating and in many ways successful, against the causal mechanism, but at the same time it represents an oration in favor of the dialectic as a form dela processuality historical reality.

The question, centrally Gramsci asked is the following: “How did the historical movement based on the structure?” (13).

And ‘precisely in this sense that Stalin sucks the life out of the tongue to the mechanical ratio base / superstructure and submit the rigid framework on the dynamics of the historical movement (without, thereby, diminish in no way the explanatory function of the scheme, in relation to the construction of’ building capital).

Gramsci criticizes Bukharin emphasizing as “the Popular” miss “a discussion of any of the dialectic” (14).

Marxism performs a philosophy “because it exceeds (and overcoming it includes in itself the vital elements) and the idealism that materialism traditional expressions of the old society” (15). On the contrary, Bukharin placed in continuity with the old metaphysical materialism.

It seems to me that the statements of Stalin, in his paper on “Marxism in Linguistics”, is confined in the context of developing a philosophical dialectic-materialistic, which has its other nodal points in Lenin’s “statement of the Science of Logic Hegel “and Gramsci’s” Introduction to Philosophy “(16).

This is sufficient, but an adequate conception of dialectics, which does not treat her as a special case of logic, but rather as a constitutive principle of a vision of the world, according to the right and clear Gramsci’s conception, is the theoretical equivalent of a correct political action, and in this sense are we to understand the reflections on the dialectics of Stalin, just the Issues of Leninism.

Despite the ideological significance of language problems, you may be surprised by the fact cheStalin put at stake the authority about a subject as peripheral from a political point of view. On the other hand Stalin himself proves to have no intention of entering the domain of linguistics, for which certainly had no skills, but rather, what Stalin was interested in were certain fundamental questions of Marxism.

“I am not a scholar of linguistics and of course I can not fully meet the companions. Instead, as regards Marxism in linguistics as well as in other social sciences, are directly called into question.” (17).

By this he obviously refers to the systematic philosophy, which embraces more than one area. However, by this observation seems to be fully clarified why delo spectacular intervention of the head of the party in a scientific discussion.

The propositions of Stalin, in reality, they do not refer only to the systematic ontological, but also represent a direct criticism of the practice of scientific research in the USSR and, thus, also concern issues of social organization.

To understand the intention behind the intervention in linguistic discussion, shall also be taken the next work Economic Problems of Socialism.

You can easily agree that the problem of Stalin had been agreed with him (as indeed happens, when it comes to interviews with personalities in positions of responsibility). The question about the adequacy of the discussion – controversial – Pravda, Stalin gives the opportunity to explain himself with unquestionable clarity: “First of all, the discussion has made it quite clear that in the organs of language, the Centre and in the republics, overlooking a regime that is not good neither for science nor for scientists. Even the slightest criticism of the state of things existing in Soviet linguistics, even the most timid attempt at a critique of the so-called “new knowledge” in linguistics, are prevented and persecuted by the ruling circles in linguistics. For a critical view of the legacy of NJ Marr, for the slightest disapproval of the doctrine of NJ Marr, they lost their place in the linguistic competent researchers, or were demoted to positions less important. Linguists are called to positions of responsibility not for their competence, but on the basis of full recognition dela doctrine of NJ Marr. And ‘well known that no science can develop and achieve good results without clash of opinions, without freedom of criticism (sott. my HHH.) But this rule has been universally recognized brazenly ignored and trampled upon. It consists of a closed group of personality infallible leaders who, after having made safe from any possible criticism, they began to administer arbitrarily, resulting in However disorders “(18).

Cite this step was necessary to fully realize what was the impulse that Stalin was trying to give the public life. The situations he judged far in order, were not specific to a particular scientific discipline rather had spread in every sphere of society following the process of bureaucratization of the state and the Party. During the construction of the socialist economy, which was completing in a centralized manner and under the pressure of time, probably such a process of bureaucratization was to a certain extent inevitable. The fact that exactly this process took on dimensions hypertrophic was to be ascribed to the special conditions under which the construction of socialism in the USSR occurred – problems related to what certainly could not be discussed in this text, however, were in need of an analysis (19).

The harshness with which Stalin expressed it means that he understood the urgency of the problem and who judged the time has come to take action to change the situation. The same choice of words that Stalin is to say that it was not only the clash between scientific schools. Stalin spoke system-Araktsceev (20). Araktsceev was a man of the Russian state at the time of the reactionary Holy Alliance, which – similarly to Metternich, but in an even harder – built a despotic military regime and police without any hesitation. It is clear that it would be out of all proportion to use the symbolic name of Araktsceev if the question were to be limited to the relationship between higher education institutions.

To give an account, in a word, almost defiant tone exacerbated and paradox, we observe that: Stalin gave the signal in favor of a process of social change that, if we wanted to use the journalistic jargon promoted by the Twentieth Congress, might be called de-Stalinization – term Moreover, false and misleading.

The intervention of organizational structures and personal consolidated, despite the profound shock to continued weak Soviet society after the war, however, was something desirable to smooth the transition to another phase of the construction of socialism. The debate in the scientific field, marginal from the point of view of political and social, could give a signal to start to prepare, with care and awareness, a change in the relationship and give space to new concepts in the collective work.

I am aware that the first objection is that with the sources dates could not be done anything that had a genuine demonstration value. The major historical hypotheses have precisely this economic status. But the text of Marxism and linguistic diversity should be seen in relation to the Constitution of 1936 and thereby acquires plausibility of the hypothesis that after the tensions of the period of the war, the forms imposed by the exceptional period should be abandoned and that you were searching the beginning of a terrain characterized by less social conflict (21). Such an interpretation allows an explanation of the different period, more than is the case with the usual journalism, which outlines everything in black or white, so with stiff opposition.

To conclude, we have yet to establish the parallel between this paper and that, two years later, on the economic problems of the USSR. Of course, I’m not interested in a confrontation with the political-economic content, because it would be an investigation of its own. However, there are signs that clearly recognizable by a new style in the public controversy and maturation of judgments. The subject in the foreground is the preparation of a manual of political economy: what is expressed in the written thesis are the conceptions and strategies and socio-economic policies. But now the problem is no longer break institutionally rigid forms of stagnation in order to earn the reward of critical judgment (22). Rather, now, it comes to formulating a project, theoretically more correct and clear conceptually, for the practice of socialist construction.

The polemical tone, written in the language that sometimes peeps, totally lacking in economic discussion. On the other hand Stalin expressly says: “Some comrades in the course of discussion, with too much zeal critical analysis of the book and the project moved to the authors blame for their shortcomings and mistakes, thus marking the failure of the project. Course it is true in the manual that there are gaps and errors – but this happens to every major work “(23):

Only by answering Jaroscenko, Stalin is shown ironic and violent, accusing it hard to have revived some errors Bukharinists. (Who, with an eye to the next historical development, Stalin reads this, can be appreciated in rejection of an advance Jaroscenko critical to Khrushchev). The finding of the contradictions between the productive forces and relations of production under socialism also implies openness to the cancellation of the differences – and the discussion there is also an open criticism of Stalin. But those expressly observes: “I think for the correction of the draft manual, it was necessary to set up a committee not numerically large, which were part of not only the writer of the manual and its supporters, in order to have them secure the majority in discussions, but also their opponents who were harsh critics of the project “(24).

A company run by the knowledge that scientific socialism allows, does not come at once. It presupposes that men constantly broaden and deepen their cultural horizon, in order to have general interests and take into their hands the story. This would be, yes, true democracy and for the first time effective. In this connection we mention yet Stalin.

“It ‘s necessary to achieve a growth cultrurale society capable of ensuring the development of his ability will multilateral physical and mental growth through which members of society have the opportunity to get an education that can transform them into active coattori social development [. ..] You might think that it is not possible to achieve a similar cultural growth of the members of society without serious changes in the current condition of the work. For this purpose it is first of all necessary to reduce the working day up to six hours and then up to five. This is necessary to give every member of society enough free time to build a multilateral culture. For this purpose it is finally necessary to introduce, as required, a polytechnic education universal, so that every member of society actually has the possibility to freely choose the work that not even one moment of his life is dedicated to a job while it is. Moreover, it is necessary, also, profoundly improve the system of housing and increase by at least double, if not more, wages of workers and employees: the aim is to increase the purchasing power of needed goods to the masses through lower prices. These are the basic conditions to make the transition to communism “(25). (ed” With regard to the errors of Comrade LD Yaroshenko vol 15 and the German op comp ..)

With an eye to a developed socialist society, which can be engendered communism, ending the theoretical work of Stalin. We must not lose this inheritance, exactly where we want to honor those who have fallen in the struggle for this goal.

Hans Heinz Holz

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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