Breve Nota su “ IL SECOLO BREVE”,l’ennesima operazione d’inganno- Etnocentrismo, russofobia e impulso anticomunista di Eric J. Hobsbawm

Da “Página Vermelha

Image

Breve Nota sul “ IL SECOLO BREVE”,l’ennesima operazione  d’inganno

Si individuano nel lavoro di quel “famoso storico marxista” una serie di falsi in “The Age of Extremes”  il “Secolo Breve “ che vanno dalla disinformazione in merito al sistema politico sovietico fino alla russofobia e all’etnocentrismo. E ‘molto comune sentire il nome di Hobsbawm nei quattro angoli del mondo accademico, in particolare nella scuole di storia. Il suo lavoro è consigliato in Brasile in corsi di studio per la preparazione di diplomatici e  nel cui programmi si consigliano  i testi dei questo autore di origine egiziana ma di nazionalità britannica. In realtà, molti lo vedono come “l’ultima parola nella storia”, una sorta di guru, di un vate ,le cui asserzioni non vanno messe in discussione.

 C’e’ da dire che purtroppo le sue “teorizzazioni”’influenzano e si estendono   anche tra la cosiddetta “sinistra vera”, cioè anche per quelli che si autoproclamano di sinistra, apertamente o meno, i quali decretano che lo storico revisonista ha pronunciato “l’ultima parola in termini di marxismo “.Questo tipo di posizione e modo di pensare  la troviamo specialmente in chi milita nel C.P.G.B, cioè il Partito Comunista della Gran Bretagna.

Nei libri di John Eric Hobsbawm, dobbiamo constatare ,però,che la verità è un elemento che  difetta se non criminalmente  mancante; ecco perché i suoi esegeti, consapevoli e inconsapevoli, dovrebbero essere combattuti  e emarginati, in modo che i vecchi errori non si ripetono in forma nuova,in quanto tali elementi e i loro atteggiamenti oscillanti, che si rifanno alle nefaste teorizzazioni del Hobsbawm, costituiscono nella pratica e nella sostanza un solido muro contro la verità

The Age of Extremes, (il Secolo Breve)  così come le  molte altre opere di Hobsbawm, sono  il  riferimento storico – filosofico per molte persone per quanto riguarda la comprensione della storia del ventesimo secolo, a prescindere dalle loro opinioni politiche.

Lo storico britannico, infatti,da quello che scrive e dichiara,  può essere inquadrato sia nel campo ideologico d’ispirazione “liberal” quanto in quello conservatore, al punto da poter essere identificato come un liberal – conservatore

Il titolo stesso del libro è di parte, perché implica,(e si dovrebbe leggere il libro intero per realizzarlo), che l’ ‘”Age of Extremes”(Il Secolo Breve) lo si deve debba intendere come la dicotomia in cui si racchiudere il XX secolo, cioe’come l’epoca predominata  dell’ideologia  di”estrema sinistra”, contrapposta all’ideologia dell’  “destra estrema” e che entrambe, secondo lo storico  hanno fortemente influenzato il mondo di oggi.

Non è un caso che tra queste tendenze, Hobsbawm situa, nella categoria dell’”estrema sinistra” l’Unione Sovietica e gli  altri paesi che di fatto hanno adotto il socialismo come ordinamento sociale, a differenza del CPGB, che lo dichiara  solo verbalmente.

Hobsbawm  inquadra le opera e le relative teorizzazioni di Lenin e Stalin come idee di “estrema sinistra”, in un capitolo particolare dal suo libro sostiene questa tesi, quando esamina  il “socialismo reale” (pagina 363). Questo capitolo ci  fornisce un’ampia indagine sul  socialismo in alcuni paesi della  cosidetta “cortina di ferro”,trascurando e tralasciando in modo  superficiale  che non tutti gli Stati avevano come fondo un impostazione “marxista” e necessariamente erano  Stati socialisti, in realta’  molti di questi  paesi avevano come base politica e organizzativa  le   Repubbliche Popolari:come trascura  la preferenza di Marx per l’economia pianificata e centralizzata, trattata dal filosofo tedesco già nel Manifesto del partito comunista. Fin qua nessun problema, anzi per certi versi  l’autore fa anche un analisi più accurata di quella di  Ludo Martens storico,e militante marxista leninista belga per quanto riguarda l’azione di Nikolay Buharin, che Hobsbawm identifica giustamente come un “proto- Gorbaciov” [1]

Secondo William Bland ,marxista-leninista inglese,” l’”antistalinismo” è anti-comunismo”, dato che il primo non è altro che un modo per attaccare non l’uomo, I. V. Stalin, ma il suo lavoro,per attuazione dei principi del m-l nella costruzione  del primo Stato socialista della storia e in virtù di ciò, dal momento che la sua opera è la quasi applicazione alla lettera degli scritti di Karl Heinrich Marx, l’antistalinismo diventa il grande feticcio di Hobsbawm ,(ndr feticcio da demolire chiaramente e secondo le intenzioni non solo dello storico inglese ma anche dalla gran massa di storici e ricercatori scribacchini al soldo delle centrali della mistificazione)

Parlando di Stalin,vale la pena citare Winston Churchill  “che ebbe a dire che l’ opera tenace del governo di Stalin condusse la Russia dall’aratro all’era all’energia nucleare” (quindi la forma più avanzata della tecnologia del tempo), questo dichiarazione può  sembrare una paradossale detta  da un conservatore e feroce anticomunista, per di più anche lui inglese come  Hobsbawm,che fa di tutto per   non nascondere la sua repulsione verso il georgiano, figlio di ciabattino,(ndr quindi un vero proletario) presentandolo come un “autocrate  feroce, crudele  e senza  di scrupoli cioe’  un uomo ” solo “[2]. Questo punto di vista, tuttavia, può essere facilmente confutato da un certo numero di autori che vanno da sua figlia Svetlana sancito nel libro “Venti lettere ad un amico”, dalla storico Simon Sebag Montefiore ( inglese), autore di “Young Stalin”, documento,di grandissimo successo di vendite in Europa,che mostra un lato sconosciuto del grande leader sovietico, descritto come un poeta Caucasico. È opportuno ricordare qui che questo stesso signor Montefiore in una delle sue opere, tende a far passare che “la madre di Stalin era una prostituta, perché era molto povera e probabilmente viveva a male appena con il suo lavoro di lavandaia ” (in poche parole, per S . Montefiore, Stalin era letteralmente un “figlio di puttana”), da questo ne scaturisce che non era proprio un elemento dell’elite intellettuale piccolo borghese russa ” [3].

L’idea “Stalin dittatore” (termine che Hobsbawm sostituisce con il termine “autocrate” che in certo senso secondo la sua logica ,gli è servito per non cadere nel cliché ricorrente ) è l’oggetto preferito  per le pratiche ’onanistico politiche dei sostenitori ‘del liberismo economico e del conservatorismo politico, come  delle altre idee della classe degli sfruttatori del popolo.

Cè da dire che tale concezione su Stalin è  anche oggetto dell’ onanismo politico di una certa “estrema sinistra”(ndr gli ultrarivoluzionari, frasaioli e oggettivamente agenti imperialisti ),di estrazione trozkista-libertaria , ben delineati questi personaggi da Lenin in  ” Estremismo malattia infantile del comunismo” [4].

L’idea di “Stalin come di dittatore  assoluto”, tuttavia, risulta  realistica per chi crede all’esistenza del cavallo alato(Pegaso) o del  leone parlante. Lo ha già chiarito un dialogo di Stalin con Eugene Lyons, che ho intervistato personalmente, e confutato da autori come William Bland, che ha ne studiato l’opera e la personalità basandosi su  testimonianze dirette  di persone vicine a  lui.

Le ricerche e gli studi  di W. Bland dimostrano che Stalin, come premier sovietico e primo responsabile del governo sovietico, aveva poteri di gran lunga  minori  rispetto a quelli che possedeva e possiede il  Presidente degli Stati Uniti.

Mentre questo era il segretario generale del PCUS e capo del governo sovietico (ma non di Stato), quello americano,invece, svolgeva e svolge. entrambe le funzioni.

Questa limitazione del potere di Stalin,in seguito riconosciuta anche da Harry Truman, leader degli Stati Uniti, che durante i negoziati sulle aree di influenza in Europa,disse che non si poteva adottare “decisioni adottando  i parametri di zio Joe” (nota: Stalin) [6] “ dato che si trovava ad essere un “prigioniero del Politburo”. Questa fatto,i limiti  che il sistema politico imponeva a Stalin, è supportata  dalle ricerche del  professor Grover Furr, [7] studioso statunitense  che su questa questione  ha aperto  un dibattito con un professore nel Regno Unito tale dibattito  ha dato origine a un testo importante sul tema, che mostrava i limiti del governo di Stalin. Questo stesso professore,in “Stalin e la lotta per la riforma democratica,” [8]spiega i diversi limiti di autorità del leader georgiano e presenta anche un fatto ignorato da quasi tutti gli studiosi del premier sovietico, la proposta per le elezioni dirette per i posti di governo sovietico da includere nella Costituzione del 1936,a tali proposte  fu posto il veto da altri membri del Politburo.

Grover Furr, sulla base degli studi fatti dal  famoso storico russo, il dottor Yuri Zhukov, afferma che  il mito di  Stalin come “onnipotente dittatore”è    infondato e falso . Tra l’altro c’è anche testimonianza del  leader albanese Enver Hoxha,che ebbe tra l’altro numerosi incontri con Stalin ,Hoxha  che ci testimonia e più volte ebbe ad affermare che “Stalin non era un tiranno, un despota”, ma “un uomo di principi” [9]. Anche noti democratici come  Sidney e Beatrice Webb, che nel loro lavoro  “Il comunismo sovietico: una civiltà nuova”, respingono questa falsa  l’idea che lo stato sovietico fosse stato governato da un uomo solo ; da un “dittatore[10].

Uno dei pochi lati positivi  che riscontriamo nell’opera di Hobsbawm, è quello di aver riconoscimento la comparsa di una nuova società, emersa dalle idee dei bolscevichi in  Unione Sovietica.

 Image

Nell’ immagine le attività, di atleti sovietici negli anni ’30.

Note

1- HOBSBAWM, Eric J. A Era dos extremos: Breve século XX 1914-1991. 2ª edição. Tradução de Marcos Santarrita. Companhia das Letras

2- ibid., pg. 371

3- Artigo do jornal A Hora do Povo. Em: http://www.horadopovo.com.br/2009/janeiro/2733-14-01-09/P8/pag8a.htm

4- Ver “Esquerdismo, doença infantil do comunismo”, por V. I. Lenin/ “Sulla Frase Rivoluzionaria “vol 27 op.comp.pag,9-21 /”la Scabbia” Lenin . vol 27 op.comp.pag.24-27/Strano e Mostruoso. Lenin vol 27 op.comp.pag.54-61

5- E. Lyons: Stalin: Czar of All the Russias; Philadelphia; 1940; p. 196, 200, citado em “The cult of the Individual”, por William Bland. Em: http://www.mltranslations.org/Britain/StalinBB.htm

6- No original: “I got very well acquainted with Joe Stalin, and I like old Joe! He is a decent fellow. But Joe is a prisoner of the Politburo.” President HARRY S. TRUMAN, informal remarks, Eugen, Oregon, June 11, 1948. Public Papers of the Presidents of the United States: Harry S. Truman, 1948, p. 329.

7- FURR, Grover. Stalin foi um ditador? Tradução de Gláuber Ataíde Em: http://www.omarxistaleninista.org/2011/04/stalin-foi-um-ditador.html

8- Em http://pt.scribd.com/doc/62898033/stalinealutapelareformademocratica-parte-II

9- E. Hoxha: With Stalin: Memoirs; Tirana; 1979; p. 14-15, citado em “The cult of the Individual”, por William Bland. Em: http://www.mltranslations.org/Britain/StalinBB.htm

10- Citados em “The cult of the Individual”, por William Bland. Em: http://www.mltranslations.org/Britain/StalinBB.htm

10-a- MISSION TO MOSCOW BT JOSEPH E. DAVIES http://archive.org/stream/missiontomoscow035156mbp/missiontomoscow035156mbp_djvu.txt

continua –

Etnocentrismo, russofobia e impulso anticomunista de Eric J. Hobsbawm

Postado por charles moraes às 20:20
 

Por Cristiano Alves

 
A Página Vermelha idenficou na obra do dito “renomado historiador marxista” uma série de falsificações em “A Era dos Extremos” que vão desde a desinformação a respeito do sistema político soviético até russofobia e etnocentrismo 
 
 
 
 

É muito comum ouvir o nome de Hobsbawm nos quatro cantos do mundo acadêmico, especialmente em faculdades de História. Sua obra é recomendada num dos mais bem conceituados concursos do Brasil, o da carreira diplomática, cujo programa recomenda as “Eras” do autor nascido no Egito de nacionalidade britânica. De fato, muitos o vêem como “a última palavra em História”, uma espécie de guru até, para alguns, ainda, influencia a chamada “esquerda verdadeira”, isto é, esquerdistas que se autoproclamam, abertamente ou não, a “última palavra em termos de marxismo”, o que pesa ainda mais em razão da militância deste no PCGB, isto é, o Partido Comunista da Grã-Bretanha. A verdade, entretanto, e a intenção de repassá-la nem sempre é um elemento contido nos livros de Eric John Hobsbawm, devendo ser buscada e espalhada, a fim de que novos erros não venham a ser repetidos e mentiras possam ser destruídas como uma muralha que impede a todos de ver a verdade.

 
A Era dos Extremos, assim como várias outras obras de Hobsbawm, é uma referência para muita gente no tocante à história do século XX, independente de suas visões políticas, de modo tal que o historiador britânico consegue congregar num mesmo universo “esquerdistas” e conservadores, sendo classificado como tal por ambos os grupos. O próprio título do livro é tendencioso, pois ele infere, implicitamente(e é necessário ler toda o livro para perceber isso), que a “Era dos Extremos” é uma era de “extrema-esquerda” e “extrema-direita”, que teriam influenciado fortemente o mundo em que vivemos. Não é nenhum segredo que tais tendência existem, entretanto, para Hobsbawm a “extrema-esquerda” nada mais é do que a tendência apresentada pela União Soviética e outros países que efetivamente buscaram o socialismo em seus países, diferente do PCGB, que apenas o faz verbalmente. Para Hobsbawm as idéias de Lenin e Stalin são idéias de “extrema-esquerda” e um trecho do livro que corrobora bem esta tese está no capítulo “O socialismo real”(página 363). Este capítulo traz uma vasta pesquisa a respeito do socialismo em alguns países da Cortina de Ferro, porém negligenciando que nem todos esses Estados de “orientação marxista” eram necessariamente Estados Socialistas, porém Repúblicas Populares, assim como cometendo um leve deslize ao negligenciar a defesa que Marx fazia da Economia Planificada e Centralizada, que é defendida pelo filósofo alemão já em O Manifesto Comunista. Até aí, nenhum problema, o autor inclusive faz uma aguçada análise que vai de encontro à do historiador belga Ludo Martens no tocante ao nome de Nikolay Buharin, que Hobsbawm acertadamente identifica como um “proto-Gorbatchov”1.
 
Segundo William Bland, marxista britânico, “antistalinismo” é anticomunismo, uma vez que o primeiro nada mais é do que uma forma de atacar não o homem I. V. Stalin, porém a sua obra no primeiro Estado Socialista da história, uma vez que seu trabalho seguiu praticamente à risca os escritos de Karl Heinrich Marx, e o antistalinismo é o grande tótem de Hobsbawm. Ao falar de Stalin, cujo governo levou a Rússia da era do arado para a era da energia nuclear(então a mais avançada forma de tecnologia da época), nas palavras do próprio Winston Churchill, também britânico, Hobsbawm não esconde o seu impulso contra o ex-sapateiro georgiano, introduzindo-o como um “autocrata de ferocidade, crueldade e falta de escrúpulos exepcionais que para muitos eram “únicas”2. Essa visão, entretanto, pode ser facilmente refutada por uma série de autores que vai desde sua filha Svetlana na consagrada obra “Vinte cartas a um amigo”, até o historiador Simon Sebag Montefiore(também britânico), autor de “O jovem Stalin”, livro que fora sucesso de vendas na Europa ao demonstrar um lado desconhecido do líder soviético, um poeta do Cáucaso. Deve ser lembrado aqui que esse mesmo senhor Montefiore, em uma de suas obras, insinua que “a mãe de Stalin era prostituta, uma vez que era muito pobre e provavelmente não vivia bem apenas lavando roupas”(em poucas palavras, para S. Montefiore, Stalin era literalmente um “filho da puta”), tal era o seu elitismo3.
 
A idéia de que “Stalin era um ditador”(termo que Hobsbawm substitui por “autocrata” para não cair em clichê), é objeto de onanismo político dos defensores do liberalismo econômico, do conservadorismo político e de outras idéias da classe dos exploradores do povo, além de ser objeto também de onanismo político da extrema-esquerda, que para Lenin era uma “doença infantil do comunismo”4. A idéia do “Stalin ditador absolutista”, entretanto, é tão realista quanto um cavalo alado ou um leão falante, já foi esclarescida num diálogo de Stalin com Eugene Lyons5, que o entrevistou pessoalmente, e refutada por autores como William Bland, que estudou seu governo e até sua personalidade baseado no testemunho de pessoas que estiveram com ele. Os estudos de Bland demonstram que Stalin, premier soviético, tinha um poder menor do que o do Presidente dos Estados Unidos, no governo soviético. Enquanto este era o secretário-geral do PCUS e chefe do governo soviético(mas não de Estado), o soberano americano executava as duas funções. Essa limitação do poder de Stalin é mais tarde reconhecida inclusive por Harry Truman, líder americano, que durante as negociações relativas às áreas de influência na Europa mencionava que não se podia adotar por parâmetro as “decisões do Tio Joe”(nota: Stalin)6, em razão deste ser um “prisioneiro do Politburo”. Essa versão é corroborada pelo professor Grover Furr, dos Estados Unidos, ampliada num debate com um professor do Reino Unido que deu origem a um importante texto a respeito, mostrando as limitações do governo de Stalin7. Este mesmo professor, em “Stalin e a luta pela reforma democrática”8, apresenta várias limitações da autoridade do líder georgiano e até apresenta um fato ignorado por praticamente todos os estudiosos do premier soviético, uma proposta sua de eleições diretas para os postos do governo soviético a ser incluída na Constituição de 1936, vetada pelos outros membros do Politburo. Grover Furr, tomando por base os estudos de um renomado historiador russo, o Dr. Yuri Júkov, alega ser uma mentira o mito de Stalin como “ditador todo-poderoso”. Ainda, o líder albanês Enver Hodja afirmou que “Stalin não era um tirano, um déspota”, mas “um homem de princípios”9. Sidney e Beatrice Webb, em “Soviet Communism: A New Civilisation”, também rejeitam a idéia de que o Estado Soviético era governado por uma só pessoa10. 
 
 
Um dos poucos pontos positivos da obra de Hobsbawm está em seu reconhecimento do surgimento de uma nova sociedade surgida com as idéias dos bolchevistas na União Soviética. Na foto, uma parada cívica de atletas soviéticas nos anos 30.
 
 
 
Refutada a idéia do “Stalin autocrata”, é necessário questionar, investigar e fazer conclusões sobre a idéia do “Stalin cruel”, adotando uma corrente que nada tem de “stalinista”, mas de racionalista, mais próxima de Voltaire do que de Stalin. A imagem deste “Darth Vader vermelho”, vendida por historiadores como Hobsbawm, cujo impulso antistalinista o leva a extremos, foi objeto de estudo do marxista-leninista britânico William Bland. Em seu documento “O culto do indivíduo”11, Bland demonstra que segundo o líder albanês Enver Hodja “Stalin era modesto e bastante gentil com as pessoas, os quadros e seus colegas”, e segundo o embaixador dos Estados Unidos na União Soviética, Joseph Davies, citado no trabalho de Bland, Stalin era um homem simples, de gestos agradáveis. Contrastando ainda com essa imagem, a filha do próprio Stalin, Svetlana Alilulyeva, descreve o líder soviético como um pai atencioso, amável. Segundo Georgiy Júkov, Marechal da União Soviética, “Stalin conquistava o coração de todos com quem conversava”12. Como se não bastassem essas declarações, o “cruel Stalin” jamais ordenara a prisão de Mihail Bulgákov, um escritor que pensava diferente do Estado Soviético e lhe era crítico, apreciava o talento de Maria Yudina, pianista considerada louca na URSS mas admirada por Stalin, e tinha por um de seus hobbies não a caça ou a pescaria, mas tão somente plantar árvores ou plantas de jardim, características incomuns num “sujeito cruel”. Para alegar que “Stalin era cruel” é necessário comprovar tal alegação, por exemplo, com algum documento de Stalin que demonstrasse atos de crueldade, documentos que inexistem, tornando a alegação de Hobsbawm pura sofistaria.13
 
Stalin, segundo Eric Hobsbawm
 

Não bastasse o impulso anti-Stalin de Hobsbawm, de dar inveja a qualquer propagandista do III Reich, Hobsbawm chega a mais um extremo ao alegar que “poucos homens manipularam o terror em escala mais universal”. É questionável o porquê de Eric ter adicionado esta descrição, será que chamar de “cruel e autocrata” já não era suficiente para o britânico? É de se supor que esta afirmação tenha sido inserida como forma de “blindar” o autor de A Era dos Extremos contra possíveis alegações de “stalinista” por parte de seus editores ou mecenas burgueses. Um elogio de Hobsbawm ao Banco Mundial no referido livro pode ser indicativo de uma de suas fontes de financiamento. É comum que certos indivíduos confundam “amor a uma coisa” com “ódio por outra”, usando-se do ódio como forma de demonstrar “apreço” por uma outra coisa, como Hitler na Alemanha, que sendo austríaco, usava o ódio contra eslavos, negros e judeus como forma de demonstrar um suposto “amor” pelo país, ou como o marido que bate na esposa como forma de mostrar que “a ama”. Mais uma vez, essa tentativa desesperada de Hobsbawm de doutrinarnos com sua sofistaria através de uma linguagem de ódio vai por água abaixo ante os estudos do Dr. Yuri Júkov e do professor Grover Furr. Mesmo o discurso de Nikita Hruschov no XX Congresso do PCUS, que talvez conferissem alguma legitimidade ao historiador britânico foi provado como falso pelo professor americano em sua obra “Hruschov lied”, que demonstra que 60 das 61 acusações de Hruschov em seu discurso no referido congresso são falsas, discurso que, diga-se de passagem, é ignorado por Eric Hobsbawm, mesmo sendo um dos discursos mais importantes do século XX, sua obra carece de qualquer investigação séria desse discurso e de sua veracidade. O professor Grover Furr, responsável por investigar e desmascarar o discurso fraudulento de Hruschov, demonstra como falsa a idéia de Stalin como “todo poderoso soviético”, demonstrando que esse não exercia controle sobre o NKVD, órgão para a defesa da Revolução Bolchevique que nos anos 30 cometera sérios abusos de poder sob a direção de Genrih Yagoda e Nikolay Yejov, ambos exonerados, processados, julgados, condenados e executados, sendo este último substituído por Lavrenti Beria.

 
Fazendo o papel de pícaro do marxismo a serviço de forças reacionárias, Hobsbawm descreve o crescimento do sistema soviético como o resultado de uma “força de trabalho de 4 e 13 milhões de pessoas prisioneiras(os gulags)”, citando Van der Linden. Essa cifra absurda já foi contestada por uma vasta gama de autores e refutada pelos documentos desclassificados na época da Glasnost e assinados pelo Procurador-Geral da União Soviética R. Rudenko, o Ministro do Interior S. Kruglov e o Ministro da Justiça K. Gorshenin, que demonstram o número de cerca de 2 milhões de presos na URSS, um número inferior em termos absolutos e proporcionais ao número de presos nos EUA(que por volta de 2006 era de 7 milhões). Essa mesma tabela divulgada pelo governo anticomunista de M. Gorbatchov fora divulgada pelo sueco Mário Sousa14, por Alexander Dugin, Zemskov e Ludo Martens. Ela é a prova de que autores como Hobsbawm e outros de sua camarilha mentem deliberadamente quando o assunto é “União Soviética”, algo que não se atrevem a fazer quando falam de seus próprios países, responsáveis pela morte de milhões de pessoas ao redor do mundo. Estima-se que a Grã-Bretanha, país de Hobsbawm, tenha provocado deliberadamente uma grande fome na Índia que matou cerca de 30 milhões de pessoas. Curiosamente, sua soberana, a Rainha Elizabeth II e seus primeiros-ministros, não recebem nem metade dos epítetos que o historiador lança furiosamente e irresponsavelmente sobre Stalin.
 
Adotando uma posição reacionária, Hobsbawm atribui como causa da fome na Ucrânia em 1932-33 a “coletivização da agricultura”, medida adotada para promover a justiça social no campo e evitar a figura do kulak, o historiador britânico ignora completamente o papel destes na sabotagem da agricultura, do tifo e da seca, fatores abordados e detalhadamente pesquisados pelo historiador belga Ludo Martens15. Com muito pouca objetividde, E. Hobsbawm descreve Stalin como um “homem pequenino”, de “1,58”, embora registros médicos o indicassem como tendo 1,71, e observações de Wallace Graham, médico de Harry Truman16, o indicasse como tendo a mesma altura de Hitler, isto é, por volta de 1,73, e fichas de informação do governo tzarista o descrevessem como tendo 1,74. Na página 386 da edição em português de seu livro, Hobsbawm, com seu anti-sovietismo e russofobia, descreve a URSS como sendo responsável pelo “saque” dos países então libertados pelo Exército Vermelho. Num ato de vilania, ele omite ao leitor que estes países libertados eram ex-aliados da Alemanha nazista que, juntos com esta, participaram do massacre de mais de 20 milhões de soviéticos, países como a Tchecoeslováquia, Hungria, Romênia e Bulgária, que cujo contingente enviado para a Operação Barbarrossa ultrapassava os 300 mil homens. Falando sobre a Hungria, a propósito, Hobsbawm se atreve a defender o levante de 1956, organizado pelos partidários do fascista Horty, aliado de Hitler durante a Segunda Guerra.
 
Sem dúvidas, um dos pontos mais curiosos em “A Era dos Extremos” é o impulso antistalinista latente de Eric Hobsbawm, levando-o a despir-se de todo método dialético para abraçaro método maniqueísta. Poucos nomes em sua obra impregnada de subjetivismo são tão demonizados como a figura de Stalin. Nem mesmo Hitler, cujo projeto político exterminou cerca de 60 milhões de pessoas17 e incluía na sua agenda um racismo aberto, é descrito como “cruel, perverso, tirano” no livro de Hobsbawm; nem mesmo Harry Truman, cujo governo introduziu a bactéria da sífilis em mais de centenas de indivíduos para usá-los como cobaias humanas, é descrito como “perverso”; nomes como Mussolini, Margaret Tatcher e outros personagens reacionários do século XX não recebem um espaço especial para demonização como o líder responsável pela destruição de mais de 70% das forças nazistas. 
 
O que Eric Hobsbawn pretende e quais os seus objetivos com o seu onanismo político? Será que ele acredita mesmo que todos os seus leitores são todos tolos ou acéfalos incapazes de pesquisar a respeito de um pesonagem de tão grande importância no século XX, considerado um dos três maiores nomes da história da Rússia na pesquisa “The Name of Russia”, efetuada em 2008, mesmo após anos de vilania anti-stalinista e, portanto, anticomunista? Impressiona como a sugestão de livros a respeito do socialismo real do Sr. Hobsbawn não traga sequer um só autor que examine a URSS com objetividade e sem preconceitos. É este falsificador e farsante o “grande historiador marxista”? Que “marxistas” como Hobsbawn, com seu onanismo político, sejam exaltados e gozem de excelente reputação na mídia de massa, isso é perfeitamente compreensivo, porém cabe apenas aos tolos digerir o produto de sua diarréia mental. Aquele que de fato compreende a força dos valores iluministas, a importância da pesquisa, da investigação e da conclusão buscam o conhecimento, não se acomodam com “historiadores marxistas recomendados pela mídia”, eles denunciam pícaros do movimento marxista e fazem a verdade ir até o topo das montanhas, ressoar pelas paredes, eles fazem com que as nuvens façam chover essas verdades que cairão como uma espada afiada que destroça a vilania e a mentira!
 
 
Fontes:
 
1- HOBSBAWM, Eric J. A Era dos extremos: Breve século XX 1914-1991. 2ª edição. Tradução de Marcos Santarrita. Companhia das Letras
2- ibid., pg. 371
4- Ver “Esquerdismo, doença infantil do comunismo”, por V. I. Lenin
5- E. Lyons: Stalin: Czar of All the Russias; Philadelphia; 1940; p. 196, 200, citado em “The cult of the Individual”, por William Bland. Em: http://www.mltranslations.org/Britain/StalinBB.htm
6- No original: “I got very well acquainted with Joe Stalin, and I like old Joe! He is a decent fellow. But Joe is a prisoner of the Politburo.” President HARRY S. TRUMAN, informal remarks, Eugen, Oregon, June 11, 1948. Public Papers of the Presidents of the United States: Harry S. Truman, 1948, p. 329.
7- FURR, Grover. Stalin foi um ditador? Tradução de Gláuber Ataíde Em: http://www.omarxistaleninista.org/2011/04/stalin-foi-um-ditador.html
9- E. Hoxha: With Stalin: Memoirs; Tirana; 1979; p. 14-15, citado em “The cult of the Individual”, por William Bland. Em: http://www.mltranslations.org/Britain/StalinBB.htm
 
10- Citados em “The cult of the Individual”, por William Bland. Em: http://www.mltranslations.org/Britain/StalinBB.htm
12- G. K. Zhukov: The Memoirs of Marshal Zhukov; London; 1971; p. 283. Citado em “The cult of the Individual”, por William Bland. Em: http://www.mltranslations.org/Britain/StalinBB.htm
13- Há vários indícios de falsidade de um documento supostamente assinado por Stalin que ultimamente tem ganho grande popularidade, que revelaria sua “crueldade em Katyn”: http://pt.scribd.com/doc/62732715/Katyn-49-sinais-de-falsificacao-do-pacote-secreto-n-1
15- Em Stalin, um novo olhar.
Advertisements

Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
Questa voce è stata pubblicata in documentazione storica, Falsi e falsari, post-it - miscellanea. Contrassegna il permalink.