IL MASSACRO DI KATYN di Ella Rule .- La masacre de Katyn -I° Capitolo

IL MASSACRO DI KATYN

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di Ella Rule

Questa circostanziata ricostruzione dei tragici eccidi della foresta di Katyn è stata pubblicata a Londra nel 2002 dalla «Stalin Society», associazione nata nel 1991 per difendere Stalin e la sua opera e respingere la propaganda anticomunista di borghesi, revisionisti, opportunisti e trotzkisti. La traduzione dall’inglese è della nostra redazione.

Alla fine della Prima Guerra Mondiale, il confine tra Russia e Polonia fu stabilito lungo una linea che diventò nota come linea Curzon,dal nome di Lord Curzon, lo statista britannico che l’aveva proposta. Questa linea di demarcazione non fu gradita ai polacchi che subito entrarono in guerra con l’Unione Sovietica al fine di spingere i confini più ad est.

L’Unione Sovietica contrattaccò e fu pronta non solo a difendersi ma, contro il parere di Stalin, a liberare l’intera Polonia. Stalin riteneva che un tale obiettivo fosse destinato al fallimento perché, disse, il nazionalismo polacco non aveva ancora compiuto il suo corso: i polacchi erano decisi a NON farsi liberare, e quindi non era il caso di tentare. I polacchi opposero una feroce resistenza all’avanzata sovietica.

Alla fine l’Unione Sovietica fu costretta a ritirarsi e perfino a cedere alla Polonia alcuni territori ad est della linea Curzon: le aree in questione erano la Bielorussia occidentale e l’Ucraina occidentale – aree popolate in prevalenza rispettivamente da bielorussi e da ucraini più che da polacchi. L’intera vicenda non poté non esacerbare la reciproca avversione dei polacchi e dei russi.

Il 1° settembre 1939 la Germania nazista invase la Polonia. Il 17 settembre l’Unione Sovietica simosse per rioccupare quelle parti della Polonia che erano situate a est della linea Curzon. Preso il controllo di quelle aree, l’Unione Sovietica si accinsea distribuire la terra ai contadini e ad attuare quelle riforme democratiche che erano così popolari tra  la popolazione e così impopolari tra gli sfruttatori. Durante la battaglia per riprendere le aree ad est della linea Curzon, l’Unione sovietica catturò circa 10.000ufficiali polacchi, che divennero prigionieri di guerra.Questi prigionieri furono allora tenuti in alcuni campi situati nelle aree contestate, e messi al lavoro nella costruzione di strade e attività simili. Due anni dopo, il 22 giugno del 1941, la Germania nazista attaccò di sorpresa l’Unione Sovietica.L’Armata Rossa fu costretta a ritirarsi in fretta el’Ucraina fu occupata dai tedeschi.

Durante questa frettolosa ritirata non fu possibile evacuare nell’interno dell’Unione Sovietica i prigionieri di guerra polacchi. Il comandante del campo n°1, maggiore Vetoshnikov, fornì le prove che si era rivolto  al capo del traffico della sezione di Smolensk delle Ferrovie Occidentali affinché gli fossero fornite delle vetture ferroviarie per l’evacuazione dei prigionieri polacchi, ma gli fu detto che questa possibilità era molto improbabile. L’ingegnere Ivanov, che all’epoca era stato a capo del traffico nella regione, confermò che non c’erano state vetture ferroviarie disponibili.“Inoltre”, disse, “non potevamo mandare delle vetture alla linea Gussino, dove si trovava la maggioranza dei prigionieri polacchi, perché quella linea era già sotto il fuoco”. Il risultato fu che, in conseguenza del ritiro sovietico dalla zona, i prigionieri polacchi divennero prigionieri dei tedeschi.

Nell’aprile del 1943 gli hitleriani annunciarono che i tedeschi avevano trovato diverse fosse comuni nella foresta di Katin vicino a Smolensk, contenenti i corpi di migliaia di ufficiali polacchi uccisi, al dire dei tedeschi, dai russi. Questo annuncio mirava a indebolire ancor più gli sforzi di collaborazione dei polacchi e dei sovietici per sconfiggere i tedeschi. L’alleanza russo-polacca fu sempre difficile, perché il governo polacco in esilio,stabilitosi a Londra, era ovviamente un governo delle classi sfruttatrici, che doveva opporsi ai tedeschi perché questi – nella ricerca di quel che chiamavano il lebensraum (lo «spazio vitale») – si erano impadroniti cinicamente della Polonia. L’Unione Sovietica sosteneva che, fin quando essa poteva mantenere il territorio a est della linea Curzon, non aveva alcun problema per la ricostituzione di un governo borghese in Polonia. Ma l’alleanza era già in difficoltà perché il governo polacco in esilio, guidato dal generale Sikorski, con sede a Londra, non acconsentiva alla restituzione di quel territorio, nonostante il fatto che nel 1941, dopo che Hitler aveva invaso la Polonia, l’Unione Sovietica e il governo polacco in esilio avessero non solo stabilito relazioni diplomatiche, ma avessero anche stabilito di comune accordo che l’Unione Sovietica avrebbe finanziato la formazione di un esercito polacco “sotto gli ordini di un comandante nominato dal governo polacco in esilio, ma approvato dal governo sovietico: questo comandante fu, per l’occasione, un generale nettamente antisovietico, il generale Anders (prigioniero dei sovietici dal 1939).

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Alla data del 25 ottobre 1941 questo esercito aveva 41.000 uomini, compresi 2630 ufficiali. Ma, alla fine, il generale Anders rifiutò di combattere sul fronte sovietico tedesco a causa della disputa di confine tra l’Unione Sovietica e la Polonia, e l’esercito polacco dovette essere inviato a combattere altrove – cioè in Iran. Tuttavia, nonostante l’ostilità del governo polacco in esilio, c’era una parte significativa settore di polacchi residenti nell’Unione Sovietica che non erano antisovietici e accettavano la rivendicazione dei territori a est della linea Curzon da parte dell’Unione Sovietica. Molti di loro erano ebrei e fondarono l’Unione dei Patrioti Polacchi che costituì la spina dorsale di un governo polacco alternativo in esilio. La propaganda nazista a proposito dei massacri di Katyn tendeva a rendere del tutto impossibili i rapporti fra i sovietici e i polacchi.

 Il generale Sikorski fece propria e spinse all’estremo la propaganda nazista, dichiarando a Churchill di avere in mano un’“abbondanza di prove”. Non è chiaro come avesse ottenuto queste “prove” contemporaneamente all’annuncio tedesco di quelle presunte atrocità sovietiche, anche se si parla chiaramente di una collaborazione segreta fra Sikorski e i nazisti. I tedeschi avevano reso pubblica la loro accusa senza prove il 13 aprile. Il 16 aprile il governo sovietico emise un comunicato ufficiale che negava “l’ingiuriosa falsificazione sulle presunte fucilazioni di massa da parte di organismi sovietici nell’area di Smolensk nella primavera del 1940”. E aggiunse: “La dichiarazione tedesca non lascia alcun dubbio sul tragico destino degli ex prigionieri di guerra polacchi che, nel 1941, erano impegnati in attività lavorative nelle aree ad ovest di Smolensk e che, insieme a molti sovietici, caddero nelle mani dei carnefici tedeschi dopo il ritiro delle truppe sovietiche”.

Nell’architettare questa storia, i tedeschi avevano deciso di abbellirla con un tocco di antisemitismo asserendo di essere in grado di indicare i nomi degli ufficiali sovietici responsabili del massacro, i quali avevano tutti nomi ebraici. Il 19 aprile la Pravda replicò: “Sentendo l’indignazione di tutta l’umanità progressista sui loro massacri di cittadini pacifici e particolarmente di ebrei, i tedeschi stanno ora cercando di istigare l’ira dei creduloni contro gli ebrei. Per questo motivo hanno inventato un’intera collezione di ‘commissari ebrei’ che, dicono, hanno preso parte all’assassinio dei 10.000 ufficiali polacchi. Per questi patentati falsificatori non è stato difficile inventarsi alcuni nomi di persone che non sono mai esistite – Lev Rybak, Avraam Brodninsky, Chaim Fineberg. Nessuna di queste persone è mai esistita nella ‘Sezione Smolensk dell’OGPU’ o in qualsiasi altro reparto del NLVD…”

L’insistenza di Sikorski nell’avallare la propaganda tedesca portò alla completa rottura delle relazioni tra il governo polacco in esilio a Londra e ilgoverno sovietico – che Goebbels così commentò nel suo diario: “Questa rottura rappresenta una vittoria al cento per cento per la propaganda tedesca, e in particolare per me personalmente …. Siamo riusciti a trasformare i fatti di Katyn in un problema altamente politico.”

All’epoca la stampa britannica condannò Sikorski per la sua intransigenza. Il «Times» del 28 aprile 1943 scrisse: “Sorpresa e rincrescimento proveranno tutti coloro che hanno avuto sufficienti motivi per comprendere la perfidia e l’abilità inventiva della macchina propagandistica di Goebbels e sono caduti essi stessi nella trappola che è stata loro tesa. I polacchi difficilmente avranno dimenticato un libro ampiamente diffuso nel primo inverno di guerra, che descriveva con ogni dettaglio di prove circostanziate, inclusa quella fotografica, le presunte atrocità dei polacchi contro i pacifici abitanti tedeschi della Polonia”.Alla base dell’insistente affermazione di Sikorski che il massacro era stato effettuato dai sovietici anziché dai tedeschi c’era la disputa sul territorio a est della linea Curzon. Sikorski cercava di utilizzare la propaganda tedesca per mobilitare l’imperialismo occidentale in appoggio alla rivendicazione di quel territorio da parte della

Polonia, e costringere gli occidentali ad abbandonare quella che lui riteneva fosse una posizione di sostegno all’Unione Sovietica sulla disputa di confine. Se si leggono le odierne fonti borghesi, si constata che tutte asseriscono che l’Unione Sovietica fu responsabile del massacro di Katyn, e lo fanno con tale certezza e coerenza che chi cerca di sostenere il contrario ha l’impressione di essere un revisionista storico nazista che cerca di negare il massacro degli ebrei da parte di Hitler. Dopo il collasso dell’Unione Sovietica, perfino Gorbaciov fu arruolato in questa campagna di disinformazione e fornì materiale, tratto presumibilmente dagli archivi sovietici, che “dimostrava” che i sovietici perpetrarono le atrocità e lo fecero, naturalmente, su ordine di Stalin. Ora,sappiamo l’interesse che i vari Gorbaciov del mondo hanno nel demonizzare Stalin. Il loro obiettivo non è tanto Stalin, quanto il socialismo. Il loro scopo, nel denigrare il socialismo, è di restaurare il capitalismo e di condurre, con i loro seguaci, una vita da parassiti a spese di grandi sofferenze dei popoli sovietici. Il loro cinismo eguaglia quello dei nazisti tedeschi, e non sorprende affatto trovarli a cantare gli stessi inni.

Le fonti borghesi asseriscono avventatamente che le prove sovietiche a sostegno della responsabilità dei tedeschi per le atrocità erano o del tutto assenti o basate semplicemente su dicerie di abitanti della regione terrorizzati. Non fanno menzione di una prova che lo stesso Goebbels dovette ammettere essere disastrosa dal suo punto di vista. Egli scrisse nel suo diario l’8 maggio 1943: “Sfortunatamente, munizioni tedesche sono state trovate nelle fosse di Katyn … E’ essenziale che questa circostanza rimanga segretissima. Se dovesse venire a conoscenza del nemico, l’intero affare di Katyn dovrebbe essere lasciato cadere.”

Nel 1971 il «Times» pubblicò delle lettere le quali sostenevano che i massacri di Katyn non potevano essere stati effettuati dai tedeschi, in quanto essi usavano mitragliatrici e camere a gas anziché eliminare i prigionieri nel modo in cui le vittime di Katyn erano state uccise, cioè con un colpo alla nuca.

Un ex soldato tedesco che all’epoca viveva a Godalming, nel Surrey, intervenne con una sua lettera: “Come soldato tedesco, all’epoca convinto della giustezza della nostra causa, ho preso parte a molte battaglie e azioni durante la campagna di Russia. Non sono stato a Katyn né nella vicina foresta. Ma ricordo bene il clamore che sorse quando nel 1943 fu data notizia della scoperta dell’orrenda fossa comune vicino a Katyn, la cui area era allora minacciata dall’Armata Rossa.

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“Josef Goebbels, come dimostrano i documenti storici, ha ingannato molte persone. Dopo tutto, questo era il suo lavoro e in pochi metterebbero in dubbio la sua completa padronanza di questa attività. Ciò che sorprende, tuttavia, è che ne abbiamo la dimostrazione nelle pagine del «Times» a distanza di più di trent’anni. Scrivendo per esperienza, io non credo che – in quel momento avanzato della guerra – Goebbels sia riuscito a ingannare molti soldati tedeschi in Russia sulla questione di Katyn … I soldati tedeschi sapevano benissimo sparare alla nuca … Noi soldati tedeschi sapevamo che gli ufficiali polacchi erano stati mandati all’altro mondo da noi stessi e da nessun altro”.

Inoltre, molti testimoni si fecero avanti per attestare la presenza di prigionieri polacchi nella  regione dopo che i tedeschi ne avevano preso il controllo. Maria Alexandrovna  Sashneva, insegnante in una elementare del posto, rese una testimonianza a una commissione speciale insediata dall’Unione Sovietica nel settembre del 1943, subito dopo la liberazione dell’area dai tedeschi: nell’agosto del 1941, due mesi dopo il ritiro dei sovietici, essa aveva nascosto un prigioniero di guerra polacco a casa sua. Il suo nome era Juzeph Lock e le aveva parlato di maltrattamenti subiti dai prigionieri polacchi da parte dei tedeschi: “Quando arrivarono, i tedeschi si impadronirono del campo polacco e vi instaurarono un regime severo. I tedeschi non consideravano i polacchi come esseri umani, li oppressero e li maltrattarono in ogni modo. In alcuni casi i polacchi furono fucilati senza alcun motivo. Egli decise di fuggire …” Molti altri testimoni fornirono prove di aver visto nei mesi di agosto e settembre 1941 i polacchi che lavoravano sulle strade. Inoltre, testimoni parlarono di retate di prigionieri polacchi fuggiti, compiute dai tedeschi nell’autunno del 1941.

Danilenko, un contadino del luogo, era uno dei testimoni che lo dichiararono. “Retate speciali furono fatte nella nostra località per catturare prigionieri di guerra polacchi che erano fuggiti. Alcune perquisizioni furono fatte a casa mia due o tre volte. Dopo una di queste perquisizioni io chiesi al capo … chi stavano cercando nel nostro villaggio. Egli disse che era stato impartito un ordine dal comando tedesco secondo il quale si dovevano fare perquisizioni in tutte le case senza eccezioni, perché prigionieri di guerra polacchi fuggiti dal campo si nascondevano nel nostro villaggio.” Ovviamente i tedeschi non spararono ai polacchi sotto gli occhi di testimoni locali, ma esistono tuttavia testimonianze significative da parte di persone del luogo su quello che stava succedendo.

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Una testimone era Alexeyeva, che era stata incaricata dal capo del suo villaggio di servire il personale tedesco in una casa di campagna nel settore della foresta di Katyn noto come Kozy Gory. Questa casa, che era stata la casa di riposo dell’amministrazione del Commissariato del Popolo degli Affari Interni di Smolensk, era situata a circa 700 metri dal luogo in cui furono trovate le fosse comuni. Alexeyeva disse: “Verso la fine di agosto e durante la maggior parte del mese di settembre del 1941 parecchi autocarri arrivavano praticamente ogni giorno alla casa di campagna di Kozy Gory. All’inizio non vi feci attenzione, ma successivamente notai che ogni volta che questi autocarri arrivavano sui terreni intorno alla casa, si fermavano per mezz’ora e a volte per un’ora intera, da qualche parte sulla strada di campagna che collegava la casa alla strada maestra. Trassi questa conclusione perché a volte, e dopo che questi autocarri erano arrivati nei terreni intorno alla casa, il rumore che facevano cessava.

“Simultaneamente alla cessazione del rumore si sentivano singoli colpi di arma da fuoco che si susseguivano l’uno all’altro a brevi ma approssimativamente regolari intervalli. Poi gli spari cessavano e gli autocarri si dirigevano in direzione della casa. Dagli autocarri uscivano soldati esottufficiali tedeschi che parlando ad alta voce andavano a lavarsi nel bagno, dopo di che si abbandonavano ad orge di bevute.

“Nei giorni in cui arrivavano gli autocarri arrivavano alla casa anche altri soldati provenienti da unità militari tedesche. Per loro venivano preparati letti speciali. Poco prima che gli autocarri arrivassero alla casa, dei soldati armati andarono nella foresta, evidentemente sul luogo dove gli autocarri si fermavano, perché mezz’ora dopo ritornarono in quegli autocarri insieme ai soldati che vivevano in permanenza nella casa. “ … In varie occasioni notai delle macchie di sangue fresco sui vestiti di due soldati scelti. Da tutto questo dedussi che i tedeschi portavano in autocarro delle persone alla casa e le uccidevano a colpi di arma da fuoco. ”

Alexeyeva scoprì anche che le persone che venivano uccise erano prigionieri polacchi. “Una volta mi sono fermata in quella casa un po’ più del solito… Prima di aver finito il lavoro che mi impegnava lì, un soldato entrò improvvisamente e mi disse che potevo andare. Egli …mi accompagnò fino alla strada maestra. Dalla strada maestra, a 150 o 200 metri dal punto in cui c’è la deviazione verso la casa, vidi un gruppo di circa 30 prigionieri di guerra polacchi che marciavano lungo la strada maestra sotto una forte scorta tedesca … Mi fermai vicino al lato della strada per vedere dove venivano portati, e vidi che voltavano vero la nostra casa di Kozy Gory. “Poiché avevo ormai cominciato ad osservare attentamente tutto quello che succedeva nella casa, il mio interesse si acuì. Tornai a una certa distanza dalla strada maestra, mi nascosi tra i cespugli vicino al lato della strada e aspettai. Nel giro di 20 o 30 minuti udii quei singoli spari che mi erano familiari”. Le altre due cameriere che lavoravano nella casa di campagna, Mikhailova e Konakhovshaya, hanno fornito altre testimonianze. Altri residenti nella zona hanno fornito prove analoghe. Basilevsky, direttore dell’osservatorio di Smolensk, fu nominato vice borgomastro di Menshagin, collaborazionista nazista. Basilevsky stava cercando di far liberare un insegnante, Zhiglinsky, dalla prigione tedesca, e persuase Menshagin a parlare della cosa al comandante tedesco della regione, Von Schwetz. Menshagin lo fece, ma poi riferì che era impossibile assicurare questa liberazione perché “erano state ricevute istruzioni da Berlino che prescrivevano il mantenimento del più severo regime.” Basilevsky riferì poi la sua conversazione con Menshagin: “Involontariamente replicai ‘Ci può essere qualcosa di più severo del regime esistente nel campo?’ Menshagin mi guardò in modo strano e, avvicinandosi al mio orecchio, rispose a bassa voce: sì, ci può essere! I russi possono essere lasciati morire, ma, per quanto riguarda i prigionieri di guerra polacchi, gli ordini dicono che devono essere semplicemente sterminati.” Dopo la liberazione fu ritrovato il taccuino di Menshagin scritto a mano con calligrafia confermata da esperti grafologi. La pagina 10, datata 15 agosto 1941, contiene questa annotazione: “Tutti i prigionieri di guerra fuggiaschi devono essere detenuti e consegnati all’ufficio del comandante.”

Questo di per sé dimostra che i prigionieri polacchi erano ancora vivi a quell’epoca. A pagina 15, che è senza data, c’è questa annotazione: “Corrono voci tra la popolazione sull’uccisione di prigionieri di guerra polacchi a Kozy Gory (per Umnov)” (Umnov era il capo della polizia russa). Molti testimoni fornirono la prova di essere stati indotti dai tedeschi nel 1942-43 a fornire false testimonianze sull’uccisione dei polacchi da parte dei russi.  

Parferm Gavrilovich Kisselev, residente nel villaggio più vicino a Kozy Gory, testimoniò di essere stato convocato dalla Gestapo nell’autunno del 1942 e interrogato da un ufficiale tedesco: “L’ufficiale affermò che, secondo informazioni in possesso della Gestapo, nel 1940, nella zona di Kozy Gory nella foresta di Katyn, funzionari del Commissariato del Popolo per gli Affari Interni avevano ucciso ufficiali polacchi, e mi chiese quale testimonianza potevo fornire su questo fatto. Risposi che non avevo mai sentito parlare del Commissariato del Popolo per gli Affari Interni che uccideva persone a Kozy Gory, e che comunque la cosa era impossibile, spiegai all’ufficiale, in quanto Kozy Gory è un luogo del tutto aperto e molto frequentato, e se ci fossero stati degli spari l’intera popolazione dei villaggi vicini lo avrebbe saputo ….“ … L’interprete tuttavia non mi ascoltava; prese un documento manoscritto dalla scrivania e me lo lesse. Diceva che io, Kisselev, residente in un piccolo villaggio nella zona di Kozy Gory, attestavo l’uccisione di ufficiali polacchi da parte di funzionari del Commissariato del Popolo per gli Affari Interni nel 1940. “Letto il documento, l’interprete mi disse di firmarlo. Io rifiutai… Alla fine urlò: ‘O lo firmi subito o ti distruggeremo. Fai la tua scelta.’ “Spaventato da queste minacce, firmai il documento e pensai che la cosa sarebbe finita lì.”

Ma la cosa non finì lì perché i tedeschi pretendevano che Kisselev desse testimonianza verbale di quello che aveva “visto” a gruppi di‘delegati’ invitati dai tedeschi a venire nella zona per verificare la prova delle presunte atrocità sovietiche. Subito dopo che le autorità tedesche avevano annunciato al mondo nell’aprile del 1943 l’esistenza di fosse comuni “l’interprete della Gestapo venne a casa mia e mi portò nella foresta nella zona di Kozy Gory. “Quando eravamo usciti da casa ed eravamo soli insieme, l’interprete mi avvertì che dovevo dire alla persone presenti nella foresta esattamente tutto quello che avevo scritto nel documento che avevo firmato alla Gestapo. “Quando arrivai alla foresta vidi le fosse aperte e un gruppo di sconosciuti. L’interprete mi disse che erano delegati polacchi arrivati per ispezionare le fosse. Quando ci avvicinammo alle fosse i delegati cominciarono a farmi varie domande in russo a proposito dell’uccisione dei polacchi, ma poiché era passato più di un mese da quando ero stato convocato dalla Gestapo, avevo dimenticato tutto quello che c’era nel documento che avevo firmato, mi confusi e dissi che non sapevo niente sull’uccisione degli ufficiali polacchi. “L’ufficiale tedesco si arrabbiò molto. L’interprete mi staccò via rudemente dalla ‘delegazione’ e mi scacciò. L’indomani mattina una macchina con un ufficiale della Gestapo arrivò a casa mia. Mi trovò in giardino, mi disse che ero agli arresti, mi mise in macchina e mi portò alla prigione di Smolensk … “Dopo il mio arresto fui interrogato molte volte ma mi picchiarono più di quanto mi interrogassero. La prima volta che mi convocarono mi picchiarono pesantemente e mi insultarono, lamentandosi che li avevo traditi e poi mi rimandarono in cella. Durante le successive convocazioni mi dissero che dovevo dichiarare pubblicamente che era stato testimone dell’uccisione degli ufficiali polacchi da parte dei bolscevichi, e che fino a quando la Gestapo non fosse stata soddisfatta che lo avrei fatto in buona fede, non sarei stato liberato dalla prigione. Dissi all’ufficialeche avrei preferito restare in prigione piuttosto che raccontare menzogne alla gente. Dopo questo fui picchiato duramente. “Di questi interrogatori con percosse ce ne furonomolti, e il risultato fu che perdetti tutta la mia forza, l’udito s’indebolì e non potevo muovere il braccio destro. Dopo circa un mese dal mio arresto, un ufficiale tedesco mi convocò e mi disse: ‘Vedi le conseguenze della tua ostinazione, Kisselev. Abbiamo deciso di giustiziarti. In mattinata ti porteremo nella foresta di Katyn e ti impiccheremo.’ Chiesi all’ufficiale di non farlo e cominciai ad implorarli dicendo che non ero adatto per la parte del ‘testimone oculare’ dell’uccisione perché non sapevo dire bugie e pertanto avrei fatto nuovamente confusione. “L’ufficiale continuò ad insistere. Parecchi minuti dopo dei soldati entrarono nella mia stanza e cominciarono a picchiarmi con dei bastoni di gomma. Non riuscendo a sopportare le botte e la tortura, accettai di apparire in pubblico e riferire falsità sull’uccisione di polacchi da parte dei bolscevichi. Dopo di che fui liberato dalla prigione a condizione che, alla prima richiesta dei tedeschi, avrei parlato davanti alle ‘delegazioni’ nella foresta di Katyn … “Ogni volta, prima di portarmi alle fosse nella foresta, l’interprete veniva a casa mia, mi portava nel giardino, mi chiamava da parte per essere sicuro che nessuno ascoltasse e per mezz’ora mi faceva imparare a memoria tutto quello che avrei dovuto dire sulla presunta uccisione di ufficiali polacchi da parte del Commissariato del Popolo per gli Affari Interni nel 1940. “Ricordo che l’interprete mi disse qualcosa del genere: ‘Abito in una casetta di campagna nella zona di ‘Kozy Gory’ non lontano dalla sede del Commissariato del Popolo per gli Affari Interni. Nella primavera del 1940 ho visto, per varie notti, polacchi che venivano portati nella foresta e uccisi.’ E poi era obbligatorio che io dicessi che ‘questo era opera del Commissariato del Popolo per gli Affari Interni.’ Dopo aver memorizzato quello che lui aveva detto,

l’interprete mi portava alle fosse comuni nella foresta e mi costringeva a ripetere tutto alla presenza delle ‘delegazioni’ che venivano lì. “Le mie affermazioni erano rigorosamente supervisionate e dirette dall’interprete della Gestapo. Una volta che parlai davanti a una certa ‘delegazione, mi fu fatta questa domanda: ‘Hai visto questi polacchi personalmente prima che fossero uccisi dai bolscevichi?’ Non ero preparato a una tale domanda e risposi come stavano le cose di fatto, e cioè che avevo visto prigionieri di guerra polacchi prima della guerra, mentre camminavano lungo le strade. Allora l’interprete mi trascinò violentemente da parte e mi portò a casa. “Vi prego di credermi quando dico che sento rimorsi di coscienza perché sapevo che in realtà gli ufficiali polacchi erano stati uccisi dai tedeschi nel 1941.

 Non avevo altra scelta in quanto ero costantemente minacciato con la replica dell’arresto e della tortura.” Numerose persone confermarono la testimonianza di Kisselev e un esame medico avvalorò le sue affermazioni di essere stato torturato dai tedeschi. Furono fatte pressioni anche su Ivanov, impiegato presso la locale stazione ferroviaria (Gnezdovo), perché fornisse una falsa testimonianza: “L’ufficiale chiese se ero a conoscenza che nell’aprile del 1940 grandi gruppi di ufficiali polacchi catturati erano arrivati alla stazione di Gnezdovo con parecchi treni. Dissi che lo sapevo. Allora l’ufficiale mi chiese se sapevo che nella stessa primavera del 1940, subito dopo l’arrivo degli ufficiali polacchi, i bolscevichi avevano ucciso tutti nella foresta di Katyn. .Risposi che non ne sapevo niente e che non poteva essere vero, perché nel corso del 1940-41 fino all’occupazione di Smolensk da parte dei tedeschi, avevo incontrato ufficiali polacchi catturati che erano arrivati nella primavera del 1940 alla stazione di Gnezdovo e che erano impiegati nella costruzione di strade. “L’ufficiale mi disse che, se un ufficiale tedesco diceva che i polacchi erano stati uccisi dai bolscevichi, voleva dire che questo era un fatto. ‘Perciò’, l’ufficiale continuò, ‘non devi aver paura di niente e puoi firmare in piena coscienza un documento in cui si dice che gli ufficiali polacchi catturati sono stati uccisi dai bolscevichi e che tu ne sei stato testimone.’ “Replicai che ero ormai vecchio, avevo 61 anni, e non volevo fare peccato, alla mia vecchia età. Potevo solo testimoniare che i polacchi catturati arrivarono in realtà alla stazione di Gnezdovo nella primavera del 1940. L’ufficiale tedesco cominciò a convincermi a fornire la testimonianza richiesta, promettendo che, se fossi stato d’accordo, mi avrebbe promosso dalla posizione di sorvegliante di passaggio a livello a quella di capostazione della stazione di Gnezdovo, posizione che avevo sotto il governo sovietico, e avrebbe provveduto anche ai miei bisogni materiali. “L’interprete osservò che la mia testimonianza come ex impiegato della ferrovia alla stazione di Gnezdovo, la stazione più vicina alla foresta di Katyn, era estremamente importante per il Comando tedesco, e che non mi sarei pentito se avessi fatto questa testimonianza. Compresi che mi ero messo in una situazione molto difficile e che mi aspettava un triste destino. Tuttavia rifiutai nuovamente di fornire la falsa testimonianza all’ufficiale tedesco,il quale cominciò a sgridarmi, minacciò di bastonarmi e uccidermi, e disse che non capivo quello che era il mio interesse. Eppure rimasi sulle mie posizioni.

Allora l’interprete compilò un breve documento di una pagina in tedesco e mi diede una libera traduzione del suo contenuto. Questo documento registrava, come mi disse l’interprete, soltanto il fatto dell’arrivo dei prigionieri di guerra polacchi alla stazione di Gnezdovo. Quando chiesi che la mia testimonianza fosse registrata non solo in tedesco ma anche in polacco, l’ufficiale alla fine andò su tutte le furie , mi bastonò con un randello di gomma e mi portò via dall’edificio…”. Savvateyev fu un’altra persona sulla quale i tedeschi fecero pressioni per fornire falsa testimonianza. Alla Commissione di Indagine Sovietica egli disse: Alla Gestapo testimoniai che nella  primavera del 1940 prigionieri di guerra polacchi arrivarono alla stazione di Gnezdovo in parecchi treni e proseguirono in autocarri, e non sapevo dove andavano. Aggiunsi anche che successivamente incontrai più volte quei polacchi sulla strada maestra Mosca-Minsk, dove lavoravano a fare riparazioni in piccoli gruppi. L’ufficiale mi disse che stavo confondendo le cose, che non avevo potuto incontrare i polacchi sulla strada maestra in quanto erano stati uccisi dai bolscevichi, e mi chiese di testimoniare questo fatto. “Rifiutai. Dopo avermi a lungo minacciato e allettato con lusinghe, l’ufficiale si consultò con l’interprete in tedesco e poi l’interprete scrisse un breve documento e me lo diede per firmarlo. Spiegò che era la registrazione della mia testimonianza. Chiesi all’interprete di farmi leggere il documento ma mi interruppe con insulti ordinandomi di firmarlo immediatamente e andar via. Esitai un minuto. L’interprete prese un bastone di gomma appeso alla parete per colpirmi. Dopo di che firmai il documento presentatomi. L’interprete mi disse di andare a casa e di non parlarne con nessuno, o altrimenti sarei stato ucciso…” Altri fornirono testimonianze simili. Furono fornite anche prove di come i tedeschi ‘curarono’ le tombe delle vittime per cercare di eliminare le prove che i massacri non avvennero nell’autunno del 1941 ma nella primavera del 1940 poco dopo che i polacchi erano arrivati nella zona.

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La masacre de Katyn  –  PRIMERA PARTE

pubblicata da Celula José Stalin il giorno sabato 7 aprile 2012 alle ore 21.37 ·

En cada nuevo aniversario de esta fatídica fecha (13 de abril, su “descubrimiento alemán), la burguesía internacional, los imperialistas ya están preparando sus dardos con la URSS, contra los bolcheviques y en especial contra Stalin, adjudicándole la masacre de miles de polacos en una región fronteriza soviética de Katyn. En este articulo escrito por la camarada Ella Rule del Partido Comunista de Gran Bretaña (M-L), esperamos se aclaren muchos de los mitos que rondan a este suceso, no pretendemos tapar propaganda con propaganda, pero si hacer extensivo un criterio científico en la investigación de los sucesos que marcaron el pasado, y que más de alguna vez los imperialistas han usado para la criminalización de la Unión Soviética, país que edifico el socialismo bajo la dirección bolchevique de Lenin y Stalin, país entrego 27 millones de vidas para derrotar la bestia parda del fascismo, y que hoy se le pretende tapar este merito bajo acusaciones falsamente fundadas. Criminalización que muchas veces no solo fascistas e imperialistas repiten, si no también la izquierda liberal y el revisionismo, primos hermanos de la burguesía y la reacción contra el comunismo.

*Foto sacada al desentierro de miles de cadáveres polacos, “encontrados casualmente” por los fascistas alemanes en la ofensiva contra la Unión Soviética, ahora no solo militar, si no propagandística.

 

La masacre de Katyn

 

Tras el final de la Primera Guerra Mundial, la frontera entre Rusia y Polonia fue establecida a lo largo de una línea que paso a conocerse como la línea Curzon, siendo Lord Curzon el hombre de estado británico que la propuso.

 

Esta línea de demarcación no era del agrado de los polacos, que pronto entraron en guerra contra la Unión Soviética para hacer retroceder sus fronteras hacia el este. La Unión Soviética contraatacó y estaba preparada no solamente para defenderse a sí misma, sino también, y en contra de los consejos de Stalin, para liberar a Polonia entera. Stalin consideraba que tal propósito estaba condenado al fracaso, porque según él, el nacionalismo polaco todavía era muy fuerte. Los polacos habían dejado claro que NO querían ser liberados por lo que no valía ni la pena intentarlo. De ahí que los polacos opusieran una feroz resistencia al avance de los soviéticos. En último momento la unión Soviética se vio forzada a retirarse e incluso a ceder territorios al este de la línea Curzon a Polonia. Los territorios en cuestión eran el oeste de Bielorrusia y el oeste de Ucrania (unos territorios inmensamente más poblados por bielorrusos e ucranianos respectivamente, en comparación con la población polaca). Todos estos incidentes no podían sino exacerbar la desconfianza mutua entre polacos y rusos…

*Linea de Curzon, frontera polaca acordada en el Tratado de Brest-Litovsk.

 

El 1 de septiembre de 1939, la Alemania Nazi invadió Polonia. El 17 de septiembre, la Unión Soviética movilizó sus fuerzas para recuperar aquellas partes de Polonia que se encontraban al este de la línea Curzon. Tras haber ocupado estos territorios, la Unión Soviética inició el reparto de la tierra a los campesinos e implementó el tipo de reformas democráticas que son tan populares para el pueblo y muy impopulares para los explotadores. Durante la batalla para retomar los territorios al este de la línea Curzon, la Unión Soviética capturó a unos 10 000 oficiales polacos, que se convirtieron en prisioneros de guerra. Estos prisioneros fueron luego llevados a unos campos en el territorio disputado y se les puso a trabajar en la construcción de carreteras, etc.

*El 1 de septiembre de 1939, la Alemania Nazi invadió Polonia. El 17 de septiembre, la Unión Soviética movilizó sus fuerzas para recuperar aquellas partes de Polonia que se encontraban al este de la línea Curzon.

 

Dos años más tarde, el 22 de junio de 1941, la Alemania Nazi atacó esa a la Unión Soviética por sorpresa. El Ejército Rojo se vio forzado a retirarse urgentemente y Ucrania fue ocupada por los alemanes. Durantes esta retirada urgente no fue posible evacuar a los prisioneros polacos de guerra hacia el interior del país. El jefe del campo nº 1, el Mayor Vetoshnikov, declaró que había solicitado al jefe de tráfico de la Sección de Smolensk de los Ferrocarriles del Este que se le proporcionaran vagones para la evacuación de los prisioneros pero le respondieron que esto estaba lejos de ser posible. El ingeniero Ivanov, que había sido Jefe de Tráfico en aquella época, confirmó que no había vagones que compartir. “Además,” dijo, “no podíamos enviar vagones a la línea Gussino, donde estaban la mayoría de los prisioneros polacos, porque aquella línea ya estaba en la línea de fuego”. El resultado fue que, debido a la retirada soviética del territorio, los prisioneros polacos se convirtieron en prisioneros de los alemanes. En abril de 1943, los hitlerianos anunciaron que los alemanes habían encontrado varias fosas comunes en el bosque de Katyn, cerca de Smolensk, que tenían enterrados los cadáveres de cientos de oficiales polacos supuestamente asesinados por los rusos.

 

Este anuncio fue preparado para minar más en adelante los esfuerzos de cooperación de polacos y rusos para derrotar a los alemanes. La alianza ruso-polaca siempre fue dificultosa porque el gobierno polaco en el exilio, instalado en Londres, era obviamente un gobierno de las clases explotadoras. Tenía que enfrentarse a los alemanes debido a la posterior cínica invasión de su país para el lebensraum. La posición de la Unión Soviética era que mientras ésta pueda conservar el territorio al este de la línea Curzon, no tendría ningún problema en que se restableciera un gobierno burgués en Polonia. Pero la alianza ya se encontraba en dificultades porque el gobierno polaco en el exilio, liderado por el general Sikorski, instalado en Londres, no estaba dispuesto a que se devolvieran estos territorios. Y esto pese a que en 1941, cuando Hitler invadió Polonia, la Unión Soviética y el gobierno polaco en el exilio no solamente establecieron relaciones diplomáticas sino que además acordaron que la Unión Soviética financiaría “bajo las órdenes de un jefe designado por el gobierno polaco en el exilio pero aprobado por el gobierno soviético” la formación de un ejército polaco, siendo este jefe el general Anders (un prisionero de los soviéticos desde 1939), un antisoviético redomado. El 25 de octubre de 1941 este ejército ya tenía 41 000 hombres, incluyendo 2630 oficiales. No obstante el general Anders rechazaría ulteriormente luchar en el frente germano-soviético por la disputa por la frontera entre la Unión Soviética y Polonia, y el ejército polaco tuvo que ser enviado a otro lugar para luchar, en concreto Irán.

 

Sin embargo, pese a las hostilidades del gobierno polaco en el exilio, hubo una parte importante de los residentes polacos en la Unión Soviética que no eran antisoviéticos y que aceptaron la reclamación soviético de los territorios al este de la línea Curzon. Muchos de ellos eran judíos. Estos ciudadanos formaron la Unión de Patriotas Polacos que fue la columna vertebral de un gobierno polaco alternativo en el exilio.

 

La propaganda nazi en relación a la masacre de Katyn fue preparada para volver imposible el que los soviéticos pudieran hacer cualquier trato con los polacos. El general Sikorski utilizó la propaganda nazi para vengarse, afirmándole a Churchill que tenía “abundantes pruebas”. El cómo había obtenido estas “pruebas” de forma simultánea al anuncio alemán de esta supuesta atrocidad soviética no está claro, aunque dice mucho sobre la colaboración secreta entre Sikorski y los nazis. Los alemanes habían hecho pública su acusación el 13 de abril. El 16 de abril el gobierno soviético emitió un comunicado oficial en el que negaba “las fabricaciones calumniosas sobre los supuestos fusilamientos en masa por órganos soviéticos en el área de Smolensk durante la primavera de 1940”. Añadió:

 

“La declaración de los alemanes no deja ninguna duda acerca del fatal destino de los antiguos prisioneros de guerra polacos, que en 1941 fueron contratados para obras de construcción en el área oeste de Smolensk y que, junto con muchos otros ciudadanos soviéticos, han caído en manos de los verdugos alemanes tras la retirada de las tropas soviéticas.”

 

Con la fabricación de esta historia, los alemanes decidieron adornarla con un toque antisemita, afirmando que podían dar los nombres de oficiales soviéticos encargados de la masacre que tenían todos nombres judíos. El 19 de abril Pravda respondió lo siguiente:

 

“Sintiendo la indignación de toda la humanidad progresista por su masacre de civiles pacíficos, y en particular de judíos, los alemanes ahora tratan de provocar la ira de gente crédula contra los judíos. Por este motivo han inventando toda una colección de ‘comisarios judíos’ que según ellos participaron en la masacre de 10.000 oficiales polacos. Para tales expertos en falsificación no ha sido difícil inventarse un par de nombres de gente que nunca ha existido – Lev Rybak, Abraham Brodninsky, Chaim Fineberg. Ninguna de esas personas ha existido jamás, ni en la ‘sección de Smolensk del GPU’ ni en ningún otro departamento del NKVD…”

 

La insistencia de Sikorski en querer divulgar la propaganda alemana llevó a la total ruptura de relaciones entre el gobierno polaco en el exilio de Londres y el gobierno soviético – tal como lo comentó Goebbels en su diario:

 

“Esta ruptura supone en un ciento por ciento una victoria de la propaganda alemana y especialmente para mí personalmente… hemos sido capaces de convertir el incidente de Katyn en una importante cuestión política.”

*Joseph Goebbels tenia claro que la propaganda repetida y auspiciada por ditintos sectores ayudarian en su cruzada anti-soviética, tanto es así que en reiterados discursos y discusiones del Ministerio de propaganda Nazi en afirmo: ” Miente, miente, miente que algo quedará, cuanto más grande sea una mentira más gente la creerá”. En la foto Adolf Hitler junto a Goebbels, iniciadores de las calumnias anticomunistas, heredadas hoy por el imperialismo y los revisionistas.

 

Al mismo tiempo la prensa británica condenaba a Sikorski por su intransigencia:

 

El diario The Times del 28 de abril escribió: “Es sorprendente y lamentable que los que tenían muy buenas razones para comprender la perfidia y la ingenuidad que había en la maquinaria de propaganda de Goebbels, hayan caído ellos mismos en la trampa que había creado. Era difícil que los polacos hubiesen olvidado el volumen de propaganda que se difundió ampliamente durante el primer invierno de la guerra y que describía con todo lujo de detalles unas evidencias circunstanciales, incluyendo una fotografía, que mostraban unas supuestas atrocidades polacas contra los pacíficos habitantes alemanes de Polonia.”

 

Lo que hay detrás de la insistencia de Sikorski en que la masacre haya sido perpetuada por los soviéticos antes que por los alemanes, es la disputa del territorio al este de la línea Curzon. Sikorski estaba tratando de utilizar la propaganda alemana para movilizar al imperialismo occidental en defensa las exigencias polacas sobre este territorio, de evitar pues, tal como él lo vio, que tomaran partido por la Unión Soviética en la cuestión de la disputa de esta frontera.

 

Cuando leemos hoy en día las fuentes burguesas, vemos que todas aseguran que la Unión Soviética era responsable de la masacre de Katyn, y lo hacen con tanta seguridad y frecuencia que al tratar de argumentar lo contrario uno se siente como un nazi revisionista intentando negar la masacre de judíos por Hitler. Después de la desintegración de la Unión Soviética, Gorbachov se sumó a esta campaña de desinformación y produjo material que supuestamente provenía de los archivos soviéticos que ‘demostraba’ que los soviéticos cometieron esa atrocidad, y que por supuesto lo hicieron por órdenes de Stalin. Conocemos el interés que todos los Gorbachovs tenían en satanizar a Stalin. Su objetivo no era tanto Stalin, como el socialismo. Al denigrar el socialismo, su propósito era el de restablecer el capitalismo y de disfrutar de unas vidas de lujo parasítico para ellos y sus lacayos en detrimento del sufrimiento colectivo de los pueblos soviéticos. Su cinismo equivale al de los nazis alemanes y no nos podemos sorprendernos al verles cantar con la misma cantinela.

*El diputado de la Duma rusa V.Ilyujin denuncia la falsificación de documentos, entre los que se nombra el “Testamento de Lenin”, acusaciones contra Stalin, y la participación de los soviéticos en la masacre de Katyn. Dicho esto el diputado es abruptamente cortado de microfono.Ver más en: http://www.youtube.com/watch?v=hpN1lxczpm4

 

Las fuentes burguesas afirman despreocupadamente que las pruebas ofrecidas por los soviéticos que culpaban a los alemanes son totalmente inexistentes o bien se basan en testimonios de habitantes aterrorizados de la región. No mencionan nada acerca de una prueba que hasta el mismo Goebbels reconoció como algo inconveniente, desde su punto de vista. En su diario el 8 de mayo de 1943, escribió: “Desgraciadamente, la munición alemana ha sido encontrada en Katyn… es fundamental que este incidente se mantenga en secreto. Si llegara a ser conocido por el enemigo todo el asunto de Katyn tendría que ser abandonado.”

 

En 1971 hubo una carta al director The Times que sugería que la masacre de Katyn no pudo haber sido perpetrada por los alemanes puesto que ellos habrían empleado las ametralladoras y las cámaras de gas antes que deshacerse de los prisioneros de la manera en que las víctimas de Katyn fueron asesinados, esto es, mediante un tiro en la nuca. Entonces un antiguo soldado alemán residente en Godalming, Surrey, intervino en la correspondencia con el periódico:

 

“En tanto que soldado alemán, en esa época convencido de la justeza de nuestra causa, había participado en muchas batallas y acciones durante la campaña rusa. No había estado en Katyn ni en el bosque cercano al lugar. Pero recuerdo bien el escándalo que se produjo cuando en 1943 llegaron las noticias sobre el descubrimiento de la espantosa fosa común cerca de Katyn, cuyo territorio había sido amenazado por el Ejército Rojo.

 

Joseph Goebbels, tal como lo muestran los archivos históricos, ha engañado a mucha gente. Después de todo, era su trabajo y pocos discutirían su casi total maestría a la hora de hacerlo. Sin embargo, lo que es verdaderamente sorprendente es que se siga considerando una prueba en las páginas del Times treinta años después. Escribiendo desde mi experiencia, no creo que en aquel momento de la guerra, Goebbels, maquinara para engañar a muchos soldados alemanes en Rusia con el asunto de Katyn… Los soldados alemanes sabían perfectamente que habían sido disparos en la nuca… los soldados alemanes sabíamos que los oficiales polacos no habían sido eliminados por otra gente que la nuestra.”

 

Además, muchos testigos vinieron después para atestiguar sobre la presencia de oficiales polacos en la región después de que los alemanes la hayan ocupado.

 

Maria Alexandrovna Sashneva, una maestra de una escuela primaria local, declaró a una comisión especial organizada por la Unión Soviética en septiembre de 1943, inmediatamente después de que el territorio fuera liberado de los alemanes, y dijo que en agosto de 1941, dos meses después de la retirada soviética, ella había escondido a un prisionero de guerra polaco en su casa. Su nombre era Juzeph Lock, y le había hablado de los malos tratos sufridos por los prisioneros polacos bajo la ocupación alemana:

 

“Cuando los alemanes llegaron, se apoderaron del campo de prisioneros polacos y establecieron allí un régimen estricto. Los alemanes no consideraban a los polacos como seres humanos. Los oprimieron y vejaron de todas las maneras posibles. En alguna ocasión se disparaba a los polacos sin motivo alguno. Él decidió escapar…”

 

Otros testigos prestaron declaración diciendo que habían visto a los polacos durante los meses de agosto y septiembre de 1941 trabajando en las carreteras.

 

Además, unos testigos también atestiguaron sobre la persecución de los alemanes a los prisioneros polacos fugados durante el otoño de 1941. Danilenko, un campesino local, era uno de los muchos testigos que testimoniaron sobre ello:

 

“Se realizaron operaciones de persecución en nuestra aldea para capturar a los prisioneros de guerra polacos que habían escapado. Algunas búsquedas se hicieron en mi casa 2 o 3 veces. Tras una de ellas, le dije al cabecilla… ¿a quién buscáis en nuestra aldea? [Él] respondió que una orden había sido recibida del Estado mayor alemán, por la cual se debían realizar rastreos por todas las casas sin excepción, puesto que unos prisioneros de guerra polacos que habían escapado del campo se estaban escondiendo en nuestra aldea.”

 

Obviamente los alemanes no le dispararon a los polacos ante la vista de testigos locales, pero hay no obstante testimonios significativos de la gente local acerca de lo que estaba ocurriendo. Un testigo fue Alexeyeva que había sido elegida por el líder de su aldea para servir al personal alemán en una casa de campo en el sector del bosque de Katyn conocido como Kozy Gory, que había sido la casa de descanso de la administración de Smolensk del Comisariado del Pueblo para Asuntos Internos. Esta casa se situaba a unos 700 metros del lugar donde se encontraron las fosas comunes. Alexeyeva dijo:

 

“Hacia el final de agosto y durante la mayor parte de septiembre de 1941 varios camiones solían venir prácticamente cada día a la casa de campo de Kozy Gory. Al principio no presté atención a ello, pero más tarde advertí de que cada vez que estos camiones llegaban al lugar de la casa de campo paraban allí media hora, y a veces una hora, en algún lugar de la ruta que conectaba a la casa de campo con la carretera. Saqué esta conclusión porque al poco tiempo de llegar al lugar de la casa de campo el ruido que hacían se detenía.

 

Simultáneamente a la detención del ruido se oían disparos. Los disparos se iban siguiendo uno detrás del otro por intervalos cortos pero aproximadamente regulares. Después los disparos dejaban de oírse y los camiones se dirigían directos a la casa de campo. Los soldados alemanes y los oficiales salían de los camiones. Hablando ruidosamente, venían a lavarse en los baños, tras lo cual realizaban orgías de alcohol.

 

En los días en que llegaban los camiones, solían venir a la casa de campo más soldados provenientes de unidades militares alemanas. Se les preparaban camas especiales… Evidentemente, poco después de que los camiones llegaran a la casa de campo, unos soldados armados se iban al bosque, al lugar donde paraban los camiones porque en una media hora volvían en aquellos camiones con los soldados que vivían permanentemente en la casa de campo.

 

…En varias ocasiones vi manchas de sangre fresca en la ropa de dos cabos. De todo esto inferí que los alemanes traían a gente a la casa de campo y las fusilaba.”

 

Alexeyeva también descubrió que la gente que era ejecutada eran prisioneros polacos.

 

“Una vez me quedé algo más tarde de lo normal en la casa de campo… Antes de terminar el trabajo que me retenía allí, un soldado entro súbitamente y me dijo que me podía ir… Me… acompañó hasta la carretera.

 

Sobre la carretera, a 150 o 200 metros del lugar donde la carretera se bifurcaba hacia la casa de campo, vi un grupo de unos 30 prisioneros de guerra polacos caminando a lo largo de la carretera, fuertemente escoltados por alemanes… Me paré cerca del borde de la carretera para ver adónde los llevaban, y vi que se habían desviado hacia nuestra casa de campo en Kozy Gory.

 

Desde ese momento comencé a observar de cerca todo lo que iba ocurriendo en la casa de campo, empecé a interesarme por ello. Una vez que había caminado una cierta distancia sobre la carretera, daba marcha atrás y me escondía en los arbustos cerca de la carretera, y esperaba. En unos 20 o 30 minutos oía los familiares ruidos de disparos.”

 

Las otras dos sirvientas solicitadas para la casa de campo, Mijailova y Konajoskaya, hicieron declaraciones que apoyaban esta versión. Otros residentes del área dieron testimonios similares.

 

Basilevsky, el director del observatorio de Smolensk, fue elegido ayudante del burgomaestre Menshagin, un colaboracionista nazi. Basilevsky, trataba de asegurar la liberación de Zhiglinski, un profesor arrestado por los alemanes, y persuadió a Menshagin de hablar con el comandante alemán de la región, Von Schwetz, sobre esta cuestión. Menshagin lo hizo pero luego informó que era imposible asegurar esa liberación porque “se habían recibido instrucciones de Berlín ordenando que el régimen más estricto sea mantenido.”

 

Basilevsky luego contó su conversación con Menshagin:

 

“Involuntariamente repliqué ‘¿Puede algo ser más estricto que el régimen existente en el campo?’ Menshagin me miró de una manera extraña y aproximándose a mi oído, me respondió: ¡sí, puede haberlo! Los rusos pueden al menos ser abandonados para dejarlos morir, pero en cuanto a los prisioneros polacos, la orden es sencillamente la de exterminarlos.”

 

Tras la liberación el cuaderno de notas de Menshagin fue encontrado con escritos de su propia letra, tal como lo confirmaron grafólogos expertos. En la página 10, con fecha el 15 de agosto de 1941, anotó:

 

“Todos los prisioneros de guerra fugitivos deben ser detenidos y entregados en la oficina del comandante.”

 

En sí mismo, esto prueba que los prisioneros polacos todavía estaban en vida en ese momento. En la página 15, que no tiene fecha, aparece la entrada siguiente: “Hay algún rumor entre la población en relación a las ejecuciones de prisioneros de guerra polacos en Kozy Gory (según Umnov)” (Umnov era el jefe de la policía rusa).

 

Un gran número de testigos declararon que habían sido presionados en 1942-43 por los alemanes para dar falsos testimonios sobre la ejecución de polacos por los rusos.

 

Parfem Gavrilovich Kisselev, un residente de la aldea cercana a Kozy Gory, declaró que en otoño de 1942 le había llamado la Gestapo y que había sido entrevistado por un oficial alemán:

 

“El oficial declaró, de acuerdo con la información que disponía la Gestapo, que en 1940, en la zona de Kozy Gory, en el bosque de Katyn, miembros del personal del Comisariado del Pueblo para Asuntos Internos dispararon a oficiales polacos y me preguntó qué testimonio podría dar yo para dar fe de ello. Le respondí que nunca había oído nada acerca de que el Comisariado del Pueblo para Asuntos Internos disparase a gente en Kozy Gory, y que de todas maneras eso era imposible. Le expliqué al oficial que Kozy Gory era un lugar completamente abierto y muy frecuentado, y que si hubiese habido disparos allí toda la población de las aldeas de los alrededores lo habría sabido…

 

…Sin embargo, el intérprete no quiso escucharme, y cogió un documento escrito sobre el despacho y me lo leyó. Decía que yo, Kisselev, residente en un caserío de la zona de Kozy Gory, había presenciado personalmente los disparos a los oficiales polacos por miembros del personal del Comisariado del Pueblo para Asuntos Internos en 1940.

 

Tras haber leído el documento, el intérprete me dijo que lo firmara. Rechacé hacerlo… Finalmente gritó ‘O bien lo firmas de una vez o bien le destruimos. Haga una elección.’

 

Atemorizado por estas amenazas, firmé el documento y pensé que esto sería el fin del problema.”

 

Pero no fue el fin del problema, porque los alemanes esperaban que Kisselev diera su palabra de lo que había ‘presenciado’ a unos grupos de ‘delegados’ invitados por los alemanes a la zona para que sean testigos del relato de unas supuestas atrocidades soviéticas.

 

Poco después de que las autoridades alemanas hubiesen anunciado al mundo la existencia de fosas comunes en abril de 1943, “el intérprete de la Gestapo vino a mi casa y me llevó al bosque en el área de Kozy Gory.

 

“Cuando habíamos salido de la casa y estábamos solos, el intérprete me aviso de que tenía que decirle todo a la gente presente en el bosque exactamente como lo había escrito en el documento que había firmado en el cuartel de la Gestapo.

 

Cuando llegué al bosque vi las fosas abiertas y a un grupo de extranjeros. El intérprete me dijo que eran delegados polacos que habían llegado para inspeccionar las fosas. Cuando nos acercamos a las fosas los delegados empezaron a hacerme varias preguntas en ruso en relación a las ejecuciones de los polacos, pero como había pasado más de un mes desde que me había convocado la Gestapo, olvidé todo lo que aparecía en el documento que había firmado, me confundí, y finalmente dije que no sabía nada sobre las ejecuciones de los oficiales polacos.

 

El oficial alemán se puso muy furioso. Bruscamente, el intérprete me apartó de la ‘delegación’ y me echó fuera. A la mañana siguiente un coche con un oficial de la Gestapo llegó a mi casa. Éste me encontró en el jardín, me dijo que estaba arrestado, me metió en el coche y me llevó a la prisión de Smolensk.

 

Después de mi arresto fue interrogado muchas veces, aunque más que hacerme preguntas, me golpeaban. La primera vez que me llamaron me pegaron muy fuerte y abusaron de mí, se quejaban de mí diciéndome que les había fallado, y me llevaron de nuevo a mi celda. Durante los siguientes interrogatorios me dijeron que debía declarar públicamente que había presenciado las ejecuciones a oficiales polacos por los bolcheviques, y que hasta que la Gestapo no se creyera que lo hubiera hecho de buena fe, no sería liberado de prisión. Le dije al oficial que preferiría quedarme en prisión antes que decirle mentiras a la gente en su cara. Después de esto me volvieron a pegar duramente.

 

Hubo varios interrogatorios acompañados de golpes, y como resultado perdí toda mi fuerza, mi sentido del oído se volvió muy pobre y no pude mover mi brazo derecho. Aproximadamente un mes después de mi arresto un oficial alemán me llamó y me dijo: ‘Puede ver las consecuencias de su obstinación, Kisselev. Hemos decidido ejecutarle. Por la mañana le llevaremos al bosque de Katyn y le colgaremos.’ Le pedí al oficial que no lo hiciera, y empecé a suplicarles alegando que yo no era la persona adecuada para hacer de ‘testigo’ puesto que yo no sabía cómo contar mentiras y que por lo tanto volvería a mezclarlo todo de nuevo.

*Vista de unas de las fosas comunes de Katyn.

 

El oficial siguió insistiendo. Algunos minutos más tarde unos soldados llegaron a la sala y comenzaron a golpearme con porras. Siendo incapaz de aguantar los golpes y las torturas, acordé aparecer en público con un cuento falaz sobre ejecuciones a polacos por los bolcheviques. Después sería liberado de prisión, con la condición de que en cuanto lo solicitaran los alemanes, hablaría delante de una ‘delegación’ en el bosque de Katyn…

 

En cada ocasión, antes de llevarme al lugar de las fosas en el bosque, el intérprete solía venir a mi casa, llamarme desde el jardín, llevarme hacia un lado para que nadie oyera, y durante media hora me hacía memorizar todo lo que tendría que decir acerca de las supuestas ejecuciones de oficiales polacos por el Comisariado del Pueblo para Asuntos Internos en el 1940.

 

Recuerdo que el intérprete me dijo algo así: ‘Vivo en una casita en el área de ‘Kozy Gory’, no muy lejos de la casa de campo del Comisariado del Pueblo para Asuntos Internos. En la primavera de 1940 vi como varias noches se llevaban polacos al bosque y los fusilaban allí’. Después era imperativo que yo declarase literalmente que ‘éstos eran los métodos del Comisariado del Pueblo para Asuntos Internos.’ Tras haber memorizado lo que me dijo el intérprete me llevaba al lugar donde estaban las fosas abiertas en el bosque y me pedía que repitiera todo eso en presencia de las ‘delegaciones’ que acudían al lugar.

 

Mis declaraciones estaban estrictamente supervisadas y orientadas por el intérprete de la Gestapo. Una vez, cuando hablé delante de algunas ‘delegaciones’, me hicieron la siguiente pregunta: ‘¿Vio usted personalmente a los polacos antes de que fuera ejecutados por los bolcheviques?’ No estaba preparado para responder a una pregunta así y respondí contándoles la verdad, esto es que yo vi prisioneros de guerra polacos antes de la guerra, caminando sobre las carreteras. Entonces el intérprete me sacó bruscamente de ahí y me condujo a mi casa.

*Soldados polacos expuestos ante las delegaciones extranjeras con “testigos” preparados pro la inteligencia nazi-fascista alemana. La Iglesia Católica polaca, como férrea enemiga del bolchevismo, fue la única que sin comprobación alguna, apoyo a los fascistas en su versión.

 

Por favor, créanme cuando les digo siempre que tuve remordimientos de conciencia, porque sabía que realmente los oficiales polacos habían sido ejecutados por los alemanes en 1941. No tuve elección, puesto que estaba constantemente bajo la amenaza de que se repitiera mi arresto y la tortura.”

 

Mucha gente ha corroborado el testimonio de Kisselev, y un examen médico corroboró igualmente la veracidad de su historia de torturas por parte de los alemanes.

 

También se presionó a Ivanov, un empleado de la estación local de ferrocarriles de Gnezdovo para que diera un falso testimonio:

 

“El oficial preguntó si yo sabía que una gran parte de los oficiales polacos capturados había llegado en varios trenes a la estación de Gnezdovo durante la primavera de 1940. Luego me preguntó si sabía que durante la misma primavera de 1940, poco después de la llegada de los oficiales polacos, los bolcheviques los habían ejecutado a todos en el bosque de Katyn. Le dije que había oído hablar de ello, y que podía ser de otra manera puesto que durante los años 1940-41 hasta la ocupación de Smolensk por los alemanes, me había encontrado a oficiales polacos que habían llegado durante la primavera de 1940 en la estación de Gnezdovo y que fueron empleados en la construcción de carreteras.

 

El oficial me dijo que si un oficial alemán decía que los polacos habían sido ejecutados por los bolcheviques, eso significaba que era un hecho. ‘Por lo tanto’, dijo el oficial, ‘no tiene nada que temer, y usted puede firmar con la conciencia tranquila un informe que dice que los oficiales polacos capturados fueron ejecutados por los bolcheviques y que usted fue testigo de ello’.

 

Le respondí que yo ya era un hombre muy viejo, que tenía 61 años, y que no quería cometer un pecado en la edad anciana. Solo podía testificar que los oficiales polacos capturados llegaron a la estación de Gnezdovo durante la primavera de 1940. El oficial alemán comenzó a persuadirme de que diera el testimonio exigido, prometiéndome de que si aceptaba me promocionaría de mi puesto de vigilante en el cruce de ferrocarriles al de jefe de la estación de Gnezdovo, que había ocupado durante el gobierno soviético, y también de que satisfaría todas mis necesidades materiales.

 

El intérprete subrayó que mi testimonio como antiguo oficial de ferrocarriles de la estación de Gnezdovo, la más cercana al bosque de Katyn, era extremadamente importante para el Estado Mayor alemán, y que no me iba a arrepentir si daba testimonio de ello. Comprendí que yo me encontraba en una situación extremadamente complicada, y que me esperaba un triste destino. Pese a todo, volví a negarme a dar un testimonio falso al oficial alemán. Empezó a gritarme, a amenazarme con golpearme y dispararme, y dije que no podía saber qué era lo mejor para mí. Sin embargo, me mantuve en pie. Entonces el intérprete redactó un breve informe de una página en alemán, y me dio una traducción de su contenido. El informe solamente hacia constar, tal como me lo dijo el intérprete, el hecho de la llegada de los prisioneros de guerra polacos a la estación de Gnezdovo. Cuando pedí que mi testimonio fuera registrado no solamente en alemán sino también en ruso, al final el oficial se enfureció, me golpeó con una porra y me sacó del local…”

 

Sawateyev fue otra persona que fue presionada por los alemanes para dar un falso testimonio. Declaró a la Comisión Soviética de Investigación:

 

“En el cuartel de la Gestapo testifiqué que durante la primavera de 1940 los prisioneros de guerra polacos llegaron a la estación de Gnezdovo en varios trenes y luego siguieron su camino subidos en camiones, pero no sabía hacia donde iban. También añadí que más tarde vi a esos polacos de forma repetida en la carretera de Moscú a Minsk, donde estaban trabajando en tareas de reparación en pequeños grupos. El oficial me dijo que estaban confundiendo las cosas, que no podía haberme encontrado a los polacos en la carretera, puesto que habían sido ejecutados por los bolcheviques, y me pidió que testificara sobre ello.

 

Me negué. Tras amenazarme y convencerme de mil maneras durante mucho tiempo, el oficial consultó algo en alemán con el intérprete, y entonces el intérprete escribió un breve informe y me lo dio para que lo firmara. Me explicó que era un registro de mi testimonio. Le pedí al intérprete que me dejara leerlo yo mismo, pero me interrumpió soltándome improperios, ordenándome que lo firmara inmediatamente y me largara. Dudé durante un minuto. El intérprete agarró una porra que colgaba de la pared e hizo ademán de golpearme. Acto seguido firmé el informe que me enseñaron. El intérprete me pidió que saliera y me fuera a casa, y que no hablara con nadie de este tema o entonces sería fusilado…”

 

Otros dieron un testimonio similar.

 

Se han proporcionado también pruebas de cómo los alemanes ‘trataron’ las fosas comunes para tratar de eliminar cualquier indicio de que la masacre no tuvo lugar durante el otoño de 1941 sino durante la primavera de 1940, poco después de que los polacos llegaran en primer lugar a la zona. Alexandra Mikhailovna había trabajado durante la ocupación alemana en la cocina de una unidad militar alemana. En marzo de 1943 encontró un prisionero de guerra ruso escondido en su cobertizo:

 

“De las conversaciones que mantuve con él supe que su nombre era Nikolai Yegorov, un nativo de Leningrado. Había estado en el campo de prisioneros alemán número 126 en la ciudad de Smolensk desde el final del año 1941. Al comienzo del mes de marzo de 1943, fue enviado con una columna de varios cientos de prisioneros de guerra desde el campo hacia el bosque de Katyn. Una vez ahí, todos fueron obligados, incluyendo a Yegorov, a desenterrar unas fosas que contenían los cadáveres de oficiales polacos con el uniforme puesto, a sacarlos fuera de las fosas y retirar de sus bolsillos documentos, cartas, fotografías y todo artículo que pudieran encontrar.

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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