IL MASSACRO DI KATYN di Ella Rule -II PARTE- La masacre de Katyn -SEGUNDA PARTE

Seconda parte

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La masacre de Katyn/IL MASSACRO DI KATYN

pubblicata da Celula José Stalin

Alexandra Mikhailovna  aveva lavorato durante l’occupazione tedesca nella cucina di una unità militare tedesca. Nel marzo del 1943 trovò un prigioniero di guerra russo che si nascondeva nel suo capannone: “Conversando con lui appresi che si chiamava Nikolai Yegorov, nativo di Leningrado. Dalla fine del 1941 era stato nel campo tedesco n°126 per prigionieri di guerra nella città di Smolensk. All’inizio del marzo 1943 fu mandato con una colonna di varie centinaia di prigionieri di guerra dal campo alla foresta di Katyn. Questi prigionieri, compreso Yegorov, furono costretti ad aprire le fosse contenenti corpi di ufficiali polacchi in uniforme, tirar fuori questi corpi dalle fosse e prendere dalle loro tasche documenti, lettere, fotografie e tutti gli altri oggetti. “I tedeschi diedero ordini severi affinché niente fosse lasciato nelle tasche dei cadaveri

.Due prigionieri di guerra furono uccisi perché dopo aver ispezionato alcuni cadaveri, un ufficiale tedesco vi scoprì alcune carte. Gli oggetti, i documenti e le lettere estratti dagli indumenti dei cadaveri furono esaminati dagli ufficiali tedeschi, che poi costrinsero i prigionieri a rimettere parte delle carte nelle tasche dei cadaveri, mentre le altre cose furono buttate in un mucchio di oggetti e documenti che avevano estratto e poi bruciate.

“Oltre a questo, i tedeschi fecero mettere dai prigionieri nelle tasche degli ufficiali polacchi alcune carte che tirarono fuori da certe borse o valigie (non ricordo) esattamente) che avevano portato con loro. Tutti i prigionieri di guerra vivevano nella foresta di Katyn in condizioni spaventose a cielo aperto ed erano sorvegliati molto severamente .All’inizio dell’aprile del 1943 tutto il lavoro programmato dai tedeschi era evidentemente completato, in quanto per tre giorni nessuno dei prigionieri di guerra ebbe del lavoro da fare…. “Improvvisamente di notte tutti senza eccezione

furono svegliati e portati da qualche parte. La sorveglianza fu rafforzata. Yegorov intuì che qualcosa non andava e cominciò ad osservare molto attentamente tutto quello che succedeva. Marciarono per tre o quattro ore verso una direzione sconosciuta. Si fermarono nella foresta presso una fossa in una radura. Vide che alcuni prigionieri di guerra venivano separati dal resto, portati verso la fossa e uccisi. I prigionieri di guerra cominciarono ad agitarsi e a diventare inquieti e turbolenti. A poca distanza da Yegorov molti prigionieri di guerra attaccarono le guardie. Sul posto arrivarono di corsa altre guardie. Yegorov approfittò della confusione e fuggì nella foresta oscura mentre sentiva grida e spari. “Dopo aver ascoltato questa terribile storia, che rimarrà impressa nella mia memoria per il resto della mia vita, fui molto addolorato per Yegorov e gli dissi di venire nella mia stanza per riscaldarsi e nascondersi fino a che avesse recuperato le forze. Ma Yegorov rifiutò … Disse che comunque sarebbe andato via quella stessa notte, con l’intenzione di attraversare la linea del fronte verso l’Armata Rossa. La mattina, quando andai ad assicurarmi che fosse andato via, Yegorov era ancora nel capannone. Pare che durante la notte avesse tentato di avviarsi, ma, dopo aver fatto solo una cinquantina di passi, si sentì così debole che fu costretto a tornare indietro..Questo esaurimento era causato dalla lunga prigionia nel campo e dalla mancanza di cibo negli ultimi giorni. Decidemmo che doveva restare da me parecchi giorni per recuperare le forze. Dopo avergli dato da mangiare andai al lavoro.Quando la sera tornai a casa le mie vicine Branova, Mariy Ivanovna, Kabanovskaya ,Yekaterina Viktorovna mi dissero che nel pomeriggio durante una perlustrazione della polizia tedesca, il prigioniero di guerra dell’Armata Rossa era stato scoperto e portato via.”

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Un ulteriore conferma fu data da un ingegnere meccanico chiamato Sukhachev che aveva lavorato sotto i tedeschi in qualità di meccanico nella fabbrica della città di Smolensk: “Lavoravo nella fabbrica nella seconda metà del marzo 1943.

 Parlai con un autista che parlava un po’ di russo e poiché portava farina per le truppe al villaggio di Savenki e l’indomani tornava a Smolensk, gli chiesi di portarmi con lui e così avrei potuto comprare un po’ di grassi al villaggio. La mia idea era che fare il viaggio in un camion tedesco mi avrebbe evitato il rischio di essere trattenuto alle stazioni di controllo. Il tedesco acconsentì a portarmi, a pagamento. “Lo stesso giorno alle dieci di sera eravamo sulla strada Smolensk-Vitebsk, io e il mio autista tedesco nell’autocarro. La notte era chiara e solo un po’ di nebbiolina sulla strada riduceva la visibilità. A circa 22- 23 km da Smolensk presso un ponte demolito sulla strada c’è un ripido pendio sulla tangenziale. Cominciammo a scendere dalla strada quando improvvisamente dalla nebbia apparve un autocarro che veniva verso di noi. .

O perché i nostri freni non funzionavano o perché l’autista non aveva esperienza, non riuscimmo a fermare il nostro autocarro e poiché lo spazio era molto stretto andammo a sbattere contro l’autocarro che veniva verso di noi. L’impatto non fu molto violento in quanto l’autista dell’altro autocarro sbandò su un lato, con il risultato che gli autocarri si urtarono e scivolarono affiancandosi. “Tuttavia, la ruota destra dell’altro autocarro finì nel fossato e l’autocarro si piegò sul pendio. Il nostro autocarro rimase eretto. Io e l’autista saltammo immediatamente dalla cabina e corremmo verso l’autocarro che era precipitato. Fummo inondati da un forte fetore di carne in putrefazione che evidentemente proveniva dall’autocarro. “Avvicinandomi vidi che l’autocarro portava un carico coperto con un telone e legato con delle funi che all’impatto si erano spezzate e parte del carico era caduto sul pendio.

Era un carico orribile – corpi umani vestiti in uniformi militari. Per quanto ricordoc’erano cinque o sei uomini vicino l’autocarro: un autista tedesco, due tedeschi armati di mitra – gli altri erano prigionieri di guerra russi in quanto parlavano russo e avevano un abbigliamento corrispondente. “I tedeschi cominciarono ad insultare il mio autista e poi fecero dei tentativi di rialzare l’autocarro. Nel tempo di circa due minuti altri due autocarri si avvicinarono al luogo dell’incidente e si fermarono. Un gruppo di tedeschi e di prigionieri di guerra russi, circa dieci uomini in tutto, vennero da questi autocarri verso di noi. …

Con sforzi congiunti cominciammo a sollevare l’autocarro. Approfittando di un momento opportuno, chiesi a bassa voce ne ad uno dei prigionieri di guerra russi: ‘Cosa c’è?’ Rispose molto piano: ‘Già da molte notti stiamo trasportando cadaveri nella foresta di Katyn’. “Prima che l’autocarro rovesciato fosse rialzato un sottoufficiale tedesco si avvicinò a me e al mio autista e ci ordinò di procedere immediatamente. Poiché il nostro autocarro non aveva subito danni seri l’autista lo sterzò verso un lato, si diresse verso la strada maestra e proseguimmo. Quando stavamo oltrepasssando i due autocarri coperti che erano arrivati dopo, sentii di nuovo l’orribile fetore di cadaveri”. Anche molte altre persone fornirono testimonianza di aver visto gli autocarri carichi di cadaveri.

Fornì una testimonianza anche un certoZhukhov, patologo che visitò realmente le fosse nell’aprile del 1943 su invito dei tedeschi: “Gli indumenti dei cadaveri, in particolar modo cappotti, stivali e cinture erano in buono stato di conservazione. Le parti metalliche degli indumenti  fibbie delle cinture, ganci dei bottoni e chiodi sulle suole delle scarpe, etc.- non erano molto arrugginite e in alcuni casi il metallo conservava ancora la sua lucentezza. Settori della pelle dei corpi che si vedevano – facce, colli, braccia – erano principalmente di un colore verde sporco, e in alcuni casi marrone sporco, ma non c’era completa disintegrazione del tessuto e non c’era putrefazione. In alcuni casi si vedevano tendini scoperti di colore biancastro e parti di muscoli. “Mentre ero nelle fosse, delle persone erano al lavoro selezionando ed estraendo i corpi nel fondo di una grande buca. A questo scopo usavano vanghe ed altri attrezzi e prendevano i corpi anche con le mani e li trascinavano da una parte all’altra, tirandoli per le braccia,le gambe o i vestiti. Non vidi un solo caso di corpi che si disintegravano o di membra che si laceravano. “Riflettendo su tutto questo, arrivai alla conclusione che i cadaveri erano rimasti nella terra non tre anni, come affermavano i tedeschi, ma molto meno.

Sapendo che nelle fosse comuni, specialmente in assenza di bare, la putrefazione dei corpi avanza molto più rapidamente che non nelle tombe singole,arrivai alla conclusione che l’uccisione in massa dei polacchi era avvenuta un anno e mezzo prima, e poteva essere avvenuta nell’autunno del 1941 o nella primavera del 1942. In conseguenza della mia visita sul posto degli scavi mi convinsi fermamente che i tedeschi avevano commesso un crimine mostruoso.”

Molte altre persone che all’epoca visitarono le fosse fornirono testimonianze simili. Inoltre, i patologi che esaminarono i cadaveri nel 1943 conclusero che non potevano essere morti da più di due anni. In aggiunta, furono trovati dei documenti su alcuni cadaveri che ovviamente erano sfuggiti ai tedeschi quando falsificarono le prove. Tra questi documenti c’erano una lettera datata settembre 1940, una cartolina datata 12 novembre 1940, una ricevuta di pegno del 14 marzo 1941 e un’altra del 25 marzo 1941, ricevute datate 6 aprile 1941, 5 maggio 1941, 15 maggio 1941, e un cartolina in polacco non spedita datata 20 giugno 1941. Quantunque tutte queste date siano antecedenti al ritiro sovietico, tutte sono successive all’epoca del presunto massacro dei prigionieri da parte delle autorità sovietiche nella primavera del 1940, epoca indicata come data del presunto massacro da parte di tutti coloro che i tedeschi riuscirono a costringere a fornire false testimonianze. Se, come è asserito dalla propaganda borghese, questi documenti sono delle falsificazioni, sarebbe stato più semplice falsificare documenti con date successive alla partenza sovietica, ma questo non fu fatto – e non fu fatto perché i documenti trovati erano indubbiamente autentici.

Pubblicato in Teoria & Prassi n. 17

Los alemanes dieron la estricta orden de que nada podía quedar en los bolsillos de los cadáveres. Dos prisioneros de guerra fueron ejecutados porque tras haber registrado algunos cadáveres, un oficial alemán encontró algunos papeles en los mismos. Los artículos, documentos y cartas extraídas de las ropas de los cadáveres fueron examinados por los oficiales alemanes, quienes entonces obligaron a los prisioneros a recolocar de nuevo parte de los papeles en los bolsillos de los cadáveres, mientras que el resto fue arrojado a un montón de artículos y documentos que habían extraído, para ser luego quemados.

Aparte de esto, los alemanes hicieron que los prisioneros colocaran en los bolsillos de los oficiales polacos algunos papeles que habían tomado de las maletas o maletines (no recuerdo exactamente) que habían traído consigo. Todos los prisioneros de guerra vivieron en el bosque de Katyn bajo el cielo abierto en pésimas condiciones, y estaban siendo extremadamente vigilados. A principios del año 1943, todo el trabajo planificado por los alemanes parecía aparentemente estar completado, porque durante tres días ninguno de los prisioneros de guerra tuvo trabajo alguno que hacer…

De repente de noche todos fueron despertados sin excepción alguna y fueron llevados a algún lugar. Se había reforzado la guardia. Yegorov sintió que algo iba mal y comenzó a observar detenidamente todo lo que estaba ocurriendo. Caminaron durante tres o cuatro horas en dirección desconocida. Se detuvieron en el bosque cerca de un hoyo que había en un claro. Vio como separaban un grupo de prisioneros del resto, éstos fueron llevados hacia el hoyo y luego fusilados. Los prisioneros de guerra empezaron a inquietarse y a ponerse nerviosos haciendo ruido. No muy lejos de donde estaba Yegorov varios prisioneros de guerra atacaron a los guardias. Otros guardias vinieron corriendo hacia el lugar. Yegorov aprovechó la confusión reinante y se fue corriendo hacia la oscuridad del bosque, oyendo gritos y disparos.

Después de oír esta terrible historia, que se me quedó grabada en la mente para el resto de mi vida, empecé a sentir mucha pena por Yegorov, y le dije que viniera a mi habitación a calentarse y que se escondiera en mi casa hasta que hubiera recobrado su fuerza. Pero Yegorov rechazó mi proposición… Dijo que pasara lo que pasara, iba a irse esta misma noche, para intentar atravesar la línea de frente del Ejército Rojo. Por la mañana, cuando vine para asegurarme de que Yegorov se había ido, todavía estaba en el cobertizo. Al parecer por la noche había intentado irse, pero tras solamente haber dado 50 pasos se sintió tan débil que se vio obligado a volver. Decidimos que se quedara en mi casa durante varios días más para recobrar su fuerza. Después de alimentar a Yegorov me fui al trabajo. Cuando volví a casa por la tarde mis vecinos Branova, Mariya Ivanovna, Kabanovskaya y Yekaterina Viktorovna me dijeron que al mediodía hubo un registro, por lo que el prisionero del Ejército Rojo había sido encontrado y se lo habían llevado.”

Posteriormente, un ingeniero mecánico llamado Sujachev, que había trabajado bajo la ocupación alemana como mecánico en el molino de la ciudad de Smolensk, corroboró esos hechos:

“Yo estaba trabajando en el molino durante la segunda quincena de marzo de 1943. Ahí hablé con un chófer alemán que hablaba un poco de ruso, y como transportaba harina al pueblo de Savenki para la tropas, y volvía a Smolensk el día siguiente, le pregunté si podía llevarme con él para que pudiera comprar mantequilla al pueblo. Mi idea era que viajar en un camión alemán me evitaría el ser detenido en el punto de control. El alemán aceptó a cambio de dinero.

El mismo día a las 10 de la noche yo y el conductor alemán nos dirigimos en el camión hacia la carretera que iba de Smolensk a Vitebsk. La noche era liviana, y solamente una ligera niebla reducía la visibilidad. Aproximadamente a unos 22 o 23 kilómetros de Smolensk, a la altura de un puente en ruinas sobre la carretera, hay una ruta con una pendiente bastante inclinada. Cuando estábamos empezando a bajar por ahí, de repente surgió un camión desde dentro de la niebla, dirigiéndose hacia nuestra posición. Bien porque nuestro frenos no funcionaban correctamente, o bien porque el conductor no tenía experiencia, no fuimos capaces de detener el camión, y como el paso era bastante estrecho, nos chocamos con el camión que venía hacia nosotros. El impacto no fue muy violento porque el conductor del otro camión viró bruscamente hacia un lado, motivo por el cual los camiones se chocaron y se deslizaron el uno contra el otro.

Sin embargo la rueda derecha del otro camión se metió en la zanja, y el camión se cayó por la ladera de la carretera. Nuestro camión se mantuvo en posición vertical. El conductor y yo salimos inmediatamente fuera de la cabina y corrimos hacia el camión que se había caído. Nos cruzamos con un fuerte hedor a carne putrefacta que salía del camión.

Según nos íbamos acercando, vi que el camión transportaba un cargamento cubierto con una lona y atado con cuerdas. Con el impacto, las cuerdas se habían roto, y parte del cargamento se había caído sobre la ladera. Era un horrible cargamento – cadáveres humanos vestidos con uniformes militares. Según recuerdo había unos seis o siete hombres cerca del camión, un conductor alemán, dos alemanes armados con metralletas – el resto eran prisioneros de guerra rusos, puesto que hablaban ruso y se vestían como tales.

Los alemanes comenzaron a insultar a mi conductor y luego varias veces intentaron poner el camión en pie. Unos dos minutos después otros dos camiones llegaron al lugar del accidente y se acercaron. Un grupo de alemanes y de prisioneros de guerra rusos, unos diez en total, salieron de esos camiones y vinieron hacia nosotros… Juntando esfuerzos comenzamos a enderezar el camión. Aprovechando un momento oportuno le pregunté a uno de los prisioneros de guerra rusos en voz baja: ‘¿Qué es esto?’ Él respondió, muy tranquilamente: ‘Ya llevamos varias noches transportando cadáveres al bosque de Katyn’.

Antes de que el camión que se había volcado se enderezara, un oficial alemán se acercó a mí y a mi conductor y nos ordenó que marcháramos inmediatamente. Como nuestro camión no había sufrido daños serios, el conductor cogió el volante y lo llevó hacia un lado, se metió en la carretera, y así nos fuimos. Mientras pasábamos al lado de los dos camiones cubiertos que habían llegado más tarde pude oler de nuevo el horrible hedor de los cadáveres.”

Hubo varias personas más que también aseguraron haber visto los camiones cargados con cadáveres.

Un tal Zhukov, un patólogo que visitó las fosas en abril de 1943 por invitación de los alemanes, también dio su testimonio:

“Las ropas de los cadáveres, en particular las casacas, las botas y los cinturones, se encontraban en buen estado de preservación. La parte metálicas de las ropas – las hebillas de los cinturones, los ganchos de los botones y los clavos de la suelas de los zapatos, etc. – no estaban muy oxidadas, y en algunos casos el metal todavía conservaba el brillo. Las secciones de la piel de los cadáveres que se podían ver – rostros, nucas, brazos – eran en general de un sucio color verde, y en algunos casos marrón, pero no había una desintegración total de los tejidos, ni putrefacción. En algunos casos se podían ver tendones cortados de un color blanquecino y partes de músculos.

Mientras estaba en las excavaciones había gente trabajando en clasificar y extraer cadáveres del fondo de una gran fosa. Para ellos usaron palas y otras herramientas, e incluso agarraban los cadáveres con las manos y se los llevaban de un lugar a otro cogiéndolos de los brazos, las piernas o la ropa. No vi un solo cadáver desmembrarse o caer al suelo.

Considerando todo ello, llegué a la conclusión de que los cadáveres no se habían mantenido bajo tierra durante tres años, tal como afirmaban los alemanes, sino mucho menos. Sabiendo que en las fosas comunes, y particularmente sin ataúdes, la putrefacción de los cadáveres progresa más rápidamente que en simples tumbas, concluí que las ejecuciones masivas de los polacos habían tenido lugar hacía aproximadamente año y medio, y que podían haber ocurrido durante el otoño de 1941 o la primavera de 1942. Como resultado de mi visita al lugar de las excavaciones me convencí firmemente de que los alemanes habían cometido un crimen monstruoso.”

*Brazos amarrados de los oficiales polacos, de haber tenido 3 años como los alemanes afirmaban se debieron haber desmembrado en su retiro de la fosa común, cosa que no sucedió. Músculos, tendones, cueros de ropa y clavos presentan fenómenos físicos propios de un enterramiento reciente.

Varias otras personas que visitaron las fosas en aquel momento dieron un testimonio parecido.

Además, unos patólogos que examinaron los cadáveres en 1943 llegaron a la conclusión de que no podría llevar muertos más de dos años. Por si fuera poco, se encontraron documentos en algunos de los cadáveres que obviamente se les escaparon a los alemanes cuando trataron de adulterar las pruebas. Entre aquellos se encontraban una letra con fecha de septiembre de 1940, una tarjeta postal con fecha del 12 de noviembre de 1940, una papeleta de empeño recibida el 14 de marzo de 1941 y otra recibida el 25 de marzo de 1941, unos recibos con fechas del 6 de abril de 1941, 5 de mayo de 1941, 15 de mayo de 1941 y una tarjeta postal en polaco sin enviar con fecha del 20 de junio de 1941. Aunque todas estas fechas sean anteriores a la retirada de los soviéticos, todas son posteriores al momento en que se produjeron los presuntos asesinatos por parte de las autoridades soviéticas durante la primavera de 1940, fecha de la supuesta masacre que dieron todos los que los alemanes fueron capaces de intimidar para que dieran un falso testimonio. Si, como dicen los propagandistas burgueses, esos documentos son falsos, habría sido de lo más fácil falsificar documentos que fueran posteriores a la retirada soviética, sin embargo esto no se hizo – y no se hizo porque los documentos encontrados eran indudablemente auténticos.

Bibliografía

* Polonia durante la Segunda Guerra Mundial, Ernie Trory. Crabtree Press Limited, Hove, 1983.

* Correspondencia entre el Presidente del Concejo de Ministros de la URSS y los Presidentes de los Estados Unidos y el Presidente de Gran Bretaña durante la Gran Guerra Patria de 1941-45. Ediciones Progreso, Moscú, 1957.

* Los diarios de Goebbels. Traducido y editado por Louis P. Lochner. Hamish Hamilton, Londres 1948.

* Informe a la Comisión Especial para establecer e investigar las circunstancias de las ejecuciones de oficiales polacos hechos prisioneros por los invasores fascistas alemanes en el bosque de Katyn. Publicado en ‘Noticias de Guerra Soviéticas’ en 1953.

* Rusia en guerra 1941-45, Alexander Werth. Barrie and Rockliff, Londres, 1964.

* La Segunda Guerra Mundial, Winston S. Churchill. Castell & Co, Londres 1950-54

* Seis siglos de relaciones ruso-polacas, W.P. and Z. Coates, Lawrence and Wishart. Londres, 1948.

* Declaraciones de Frantisek Gaek, profesor de medicina forense en la Universidad Karlova, Praga, sobre el llamado ‘Asunto Katyn’. Publicado en Pravda el 12 de marzo de 1952.

* Ejemplares de Labour Monthly (1941-1945) y archivos de varios periódicos, desde el Daily Worker a The Times.

Escrito por la camarada Ella Rule del Partido Comunista de Gran Bretaña (M-L)

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Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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