ENVER HOXHA : L’EUROCOMUNISMO E’ ANTICOMUNISMO -La concezione borghese della società borghese Secondo capitolo- 4° parte/ La concepción burguesa de la sociedad burguesa

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La concezione borghese della società borghese-

 Gli eurocomunisti cercano di creare un’immagine deformata dell’attuale società capitalista e delle sue contraddizioni, di presentarla come una società talmente evoluta dal tempo di Marx, Engels, Lenin e Stalin a questa parte che le loro.

Essi considerano l’attuale società capitalistacome unica e non distinguono più la sua polarizzazione in proletari e borghesi, non considerano più come sua contraddizione fondamentale quella esistente fra queste due classi e, di conseguenza, non considerano più la lotta di classe come principale forza motrice di questa società. Per gli euro-  comunisti, naturalmente, esistono alcune contraddizioni che, a loro dire, sono dovute allo «sviluppo», al «progresso», al «benessere», alla «democrazia» ecc., le quali avrebbero sostituito quelle vecchie, specie la contraddizione fra lavoro e capitale, che sta alla base di tutta la teoria marxista- leninista sulla funzione e la missione storica del proletariato, sulla rivoluzione, sulla dittatura del proletariato e il socialismo.

Oggi, essi affermano, il proletariato non è più quello del tempo di Marx e di Lenin, le classi sono cambiate e non sono più quelle che essi hanno conosciuto e di cui hanno parlato. Attualmente, dicono gli eurocomunisti, anche la classe borghese come classe si è fusa, si è trasformata in «lavoratori», tutta la ricchezza si è accumulata nelle mani di una piccola cricca capitalista che conserva e difende questa proprietà. Marchais, per esempio, ha «scoperto» che oggi in Francia la borghesia che «conta» si è ridotta a soli 25 gruppi finanziari e Per i revisionisti eurocomunisti, attualmente  tutte le classi e tutti gli strati della società capitalista  e in modo particolare l’intellighenzia sono diventati uguali al proletariato. Ad eccezione di un piccolo gruppo di capitalisti, secondo loro, tutti gli altri, senza distinzione, cercano di cambiare la società, di convertirla da società borghese in società socialista. E per fare questo cambiamento, secondo gli eurocomunisti, la vecchia società va riformata e non rovesciata.

Essi immaginano con la fantasia che il potere dev’essere preso gradualmente attraverso le riforme, attraverso lo sviluppo della cultura e con una stretta collaborazione fra tutte le classi senza eccezione, sia di quelle che detengono il potere che di quelle che non lo detengono.Tutti i revisionisti procedono sulla via di Marcuse il quale, quando parla del proletariato Per Marcuse, Garaudy, Berlinguer, Carrillo, Marchais e compagni, ciò significa che la «società dei consumi», la «società industriale sviluppata», non solo ha cambiato la forma della vecchia società capitalista, ma ha livellato anche le classi e,come ha dichiarato in modo particolare Georges Marchais, ora «non possiamo parlare più di proletariato francese, ma di classe operaia francese».Marx diceva che con «… «proletario» nel significato economico del termine bisogna intendere solo l’operaio salariato, che produce e aumenta«il capitale» e che viene gettato sul lastrico appena diviene superfluo per le esigenze dell’aumento del valore del «signor capitale»…»*.

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Che cos’è cambiato in Francia per Marchais  che non vede più proletari? Non vi sono forse operai salariati che producono il plusvalore e accrescono il capitale, non vi sono forse più disoccupati che «il signor capitale» ha gettato sul lastrico perché  superflui? Tutt’altra è invece la situazione nei paesi capitalisti,  dove la classe operaia è priva dei mezzi di produzione e per poter vivere è costretta a vendere la forza delle sue braccia, a sottoporsi al crescente sfruttamento capitalistico. In questi paesi il proletariato, oltre alla selvaggia oppressione e allo spietato sfruttamento a cui è sottoposto, soffre anche per la repressione dell’esercito e della polizia borghesi. Nei paesi capitalisti il proletariato,benché porti indosso stoffe di nylon che produce la «società dei consumi», in realtà rimane sempre proletariato.

I revisionisti moderni non senza uno scopo ben preciso cambiano il nome al proletariato. Se si parla del proletariato, che nel capitalismo non  possiede che la forza delle sue braccia, va da sé che questi deve anche lottare contro i propri sfruttatori e oppressori. E’ proprio questa lotta, che ha come obiettivo la distruzione dalle fondamenta del vecchio potere del capitale, che atterrisce la borghesia, ed è proprio su questo terreno che i revisionisti l’aiutano con tutti i mezzi di cui dispongono.

 Uno dei maggiori meriti del marxismo è quello  di aver visto nel proletariato non solo una classe oppressa e sfruttata, ma anche la classe più progressista e più rivoluzionaria del tempo, la classe a cui la storia ha assegnato la missione di seppellire il capitalismo. Marx ed Engels spiegarono che questa missione era la conseguenza delle condizioni stesse economiche e sociali, del  posto che occupa e della funzione che svolge il  proletariato nel processo di produzione e nella vita politica e sociale, del fatto che esso è portatore  dei nuovi rapporti della futura società socialista, che esso ha la sua ideologia scientifica che gli  illumina la via e il suo stato maggiore che lo guida, il partito comunista.

Gli insegnamenti di Marx su questa questione restano incrollabili. Nella teoria marxista il proletariato trova la sua arma spirituale, così come questa teoria trova nel proletariato la sua arma materiale. Marx ha detto che il proletariato è il cuore della rivoluzione, mentre la filosofia ne è la testa. «Il Capitale» di Marx è, per il proletariato  mondiale, il faro che indica scientificamente in quale modo e sotto quali forme esso viene sfruttato dalla borghesia. Il capitalista incatena  il proletariato alle fabbriche e alle macchine, ma «Il Capitale» gli insegna il modo di spezzare queste catene.

Le tesi revisioniste sul cambiamento della natura del proletariato e della sua missione storica sono esistite da tempo nei partiti comunisti dei paesi occidentali. Ma il primo ad avanzare pubblicamente  ed ufficialmente queste tesi fu Roger Garaudy. Garaudy è stato fra i primi «teorici» revisionisti a sviluppare la teoria, secondo la quale non si può più parlare di impoverimento del proletariato

 La tesi di Garaudy, rinnovata e applicata ora  anche dagli altri revisionisti, sostiene che «nell’attuale situazione non è più necessaria la rivoluzione violenta, visto che gli operai gradualmente stanno prendendo parte attiva ai profitti delle grandi imprese capitaliste, che ora queste non sono più dirette dai proprietari borghesi, ma dai  tecnici che hanno occupato il loro posto».

Questo è un grande bluff, perché questi tecnici e specialisti si trovano sotto lo stesso tallone e sotto la stessa direzione, essi sono i servi dei grandi trust e monopoli capitalisti, che sono i veri padroni dei mezzi di produzione. Nel mondo capitalista, malgrado i cambiamenti  sopravvenuti nella struttura sociale e di classe,  nulla è mutato per quello che riguarda le posizioni delle classi e dei rapporti di classe.

La teoria  di Marx, Engels, Lenin e Stalin sulle classi e  sulla lotta di classe nella società borghese rimane sempre nuova e attuale.  A somiglianza della «teoria» di Garaudy apparvero  in Occidente diverse altre «teorie» simili  ad essa, sia ad opera dei «nuovi» pseudofilosofi francesi, come pure dei loro colleghi tedeschi,  americani, italiani ed altri. Tutte queste teorie portano l’impronta del revisionismo, del trotzkismo, dell’anarchismo e della socialdemocrazia. L’esperienza di ogni giorno, la lotta della classe operaia hanno smascherato e continuano a smascherare queste teorie. Esse hanno scoperto e continuano a scoprire le loro finalità reazionarie e controrivoluzionarie Esse provano che quanto più ricchi diventano i capitalisti, tanto più povera  diventa la classe operaia, che questa comprende bene la tesi di Marx secondo cui l’operaio quanto più ricchezza produce tanto più povero diventa, che l’operaio quanto più merce produce, tanto più  diventa lui stesso una merce senza valore, quindi il proletariato non può sottrarsi allo sfruttamento senza impadronirsi dei mezzi di produzione, senza distruggere il potere della borghesia.

 I revisionisti moderni come Marchais, Berlinguer  e Carrillo e soci respingono ora questa concezione  scientifica di Marx. Attualmente, essi dicono, non esiste  più il processo d’impoverimento  relativo e assoluto del proletariato, a causa dello  sviluppo della rivoluzione tecnica e scientifica e delle vittorie che gli stessi operai hanno riportato  attraverso le riforme. Essi vogliono dire ai proletari che tutte le loro rivendicazioni e le loro necessità vengono soddisfatte con le elemosine che dà loro il capitalismo, e non hanno quindi motivo di  sorgere alla rivoluzione.Altri «teorici» revisionisti, di fronte alla realtà  incontestabile dei fatti, dichiarano che Marx ha  parlato, è vero, dello sfruttamento della classe operaia, ma questa sua affermazione è egualmente valida sia per i paesi capitalisti che per i paesi socialisti.

Di conseguenza la classe operaia non ha motivo di sollevarsi contro lo sfruttamento capitalistico, perché non potrebbe sottrarsene! Questa è una deformazione della realtà, una calunnia. Le posizioni della classe operaia nel capitalismo e nel socialismo sono diametralmente opposte.

Nei paesi capitalisti e revisionisti l’operaio non  è libero né sul lavoro né nella vita. Egli è schiavo  della macchina, del capitalista, del tecnocrate, i quali spremono le sue energie di lavoro e così creano il plusvalore per il capitale. Solo nel sistema  autenticamente socialista, dove la classe operaia è al potere, gli insegnamenti di Marx, correttamente  applicati, consentono al proletariato di  prendere coscienza e di diventare pienamente padrone dei mezzi di produzione e di conquistare attraverso  la sua dittatura tutte le libertà e tutti i diritti democratici, politici ed economici.

Le catene economiche, che il capitalismo ha  messo alla classe operaia, costituiscono l’essenziale  nella società borghese. Su questa schiavitù è stato costruito l’intero sistema capitalistico. Incapaci di  negare questa grande verità, i teorici borghesi e  al fine  di distrarre l’attenzione dall’oppressione dallo sfruttamento economico, i revisionisti  moderni hanno inventato diverse tesi false. Essi  fanno una grande pubblicità alla loro tesi, secondo cui nella «società dei consumi» l’operaio gode di  vantaggi talmente larghi al punto da considerare  in ultimo i problemi economici. Le sue preoccupazioni  possiamo dire uniche sono divenute la religione,  la famiglia, la donna, la televisione, l’auto  ecc., le quali hanno fatto sì che il problema dello  sfruttamento economico non sia più, a loro dire,  il problema di fondo della lotta di classe e della  rivoluzione. Ma tutto ciò viene fatto per mettere  acqua nel vino, per allontanare le masse lavoratrici.

 Rompendo con il marxismo-leninismo e volendo  creare una «teoria» nuova che si distingua  su tutte le questioni fondamentali dalla dottrina di Marx e di Lenin, gli eurocomunisti si sono cacciati  in una grande confusione e in un enorme caos, in incoerenze e in contraddizioni profonde. Pratica-  mente essi non sono più in grado di spiegare nessuna delle attuali contraddizioni del mondo capitalista,  nè di dare una risposta ai problemi che  ne derivano. E’ vero che essi parlano di fenomeni  come la «crisi», la «disoccupazione», «la degradazione  e la degenerazione» della società borghese,  ma si limitano solo a constatazioni generali che nessuno nega, neppure la borghesia.

 Essi coscientemente  tentano di nascondere la causa di questi  fenomeni, il crudele sfruttamento capitalistico, e  di passare sotto silenzio il fatto che questo sfruttamento può essere soppresso solo con la rivoluzione,  con il rovesciamento di tutti i vecchi rapporti che mantengono in piedi il sistema capitalista  di oppressione.

 Con le loro tesi sull’ «estinzione della lotta di  classe», in seguito ai «mutamenti essenziali» che sarebbero sopravvenuti nella società capitalista a causa dello sviluppo delle forze produttive, della rivoluzione tecnica e scientifica, della «ristrutturazione del capitalismo» ecc., con le loro prediche  sulla necessità di stabilire una larga collaborazione .In tutti i tempi, l’atteggiamento nei confronti  della classe operaia e del suo ruolo guida è stato  una pietra di paragone per tutti i rivoluzionari. La rinuncia all’egemonia del proletariato nel movimento rivoluzionario, rilevava Lenin, è l’aspetto più volgare del riformismo.

Lungi dal preoccuparsi di questo aspetto volgare, i revisionisti italiani vantano il loro riformismo con tanto strepito al punto di diventare veramente ridicoli. «Il ruolo dirigente stesso della classe operaia nel processo di superamento del capitalismo, e di costruzione del socialismo, può e deve attuarsi, essi affermano, attraverso la collaborazione e l’intesa tra i vari partiti e le correnti diverse che aspirano al socialismo; e nel quadro di un sistema democratico in cui godano di pieni diritti tutti i partiti istituzionali anche quelli che non vogliono la pensano come noi>> Questa visione «marxista originale», aggiungono  i berlingueriani, non è una nuova scoperta,ma uno sviluppo del pensiero di Labriola e di Togliatti.

In questo caso essi stessi riconoscono le  origini delle loro idee. Bisogna aggiungere però  che Labriola, di cui ora stanno facendo un classico, non è stato un marxista coerente. Egli è rimasto molto lontano dall’attività rivoluzionaria e dai problemi della rivoluzione. Quanto a Togliatti,  la sua opera ha ormai dimostrato che egli fu un deviazionista, un opportunista.

 Riferendosi a Labriola oppure  a Togliatti, i  revisionisti italiani e i loro compagni in Francia o in Spagna vogliono lasciare nell’oblio la teoria di Lenin sulla necessità dell’egemonia del proletariato  nella rivoluzione e nell’edificazione del socialismo.

In tutta la sua opera geniale, Lenin ha difeso  e sviluppato la teoria di Marx sull’egemonia del  proletariato nella rivoluzione, teoria abbandonata  dai socialdemocratici europei. Ora i revisionisti  hanno riesumato le concezioni socialdemocratiche  al riguardo. Lenin ha dimostrato che nelle nuove condizioni, in quelle dell’imperialismo, l’egemonia  * La politica e l’organizzazione dei comunisti italiani. Roma, 1979, pp. 15-16.

La teoria leninista sull’egemonia esclusiva  della classe operaia ha trovato una conferma e una  brillante applicazione nell’attuazione della rivoluzione e nel conseguimento della vittoria del socialismo  anche in Albania. Per i comunisti albanesi era chiaro fin dall’inizio che solo un partito, il Partito Comunista, poteva dirigere la Lotta di Liberazione  Nazionale e portarla alla piena vittoria,  che una sola classe, la classe operaia, poteva essere  egemone in questa lotta e che principali alleati  di questa classe dovevano essere le masse contadine povere e medie, che la gioventù e gli studenti dovevano essere il principale sostegno del  Partito e che insieme alla donna albanese dovevano  costituire gli strati combattivi della rivoluzione  popolare.

 La classe operaia albanese, sebbene numericamente  piccola, riuscì nonostante ciò a svolgere  il suo ruolo egemone, perché aveva alla testail suo Partito Comunista, guidato dagli insegna La giusta linea e guida del Partito portarono  all’estensione della lotta che andò gradualmente crescendo, fino ad assumere il carattere di  un’insurrezione generale, di una vasta lotta armata  popolare, che culminò con la liberazione dell’Albania e l’instaurazione del potere popolare. Negando il ruolo egemone e dirigente della  classe operaia nella rivoluzione e nell’edificazione  del socialismo, gli eurocomunisti non potevano non abbandonare anche il ruolo e la missione del partito comunista, come definiti dal marxismo-leninismo e confermati dalla lunga storia del movimento rivoluzionario e comunista mondiale.

Nelle tesi del 15° Congresso del Partito Comunista Italiano si dice che ora «il nuovo partito» sarebbe già costruito. Cos’è questo «nuovo partito»? «Il Partito Comunista Italiano, si dice nel suo statuto, organizza gli operai, i lavoratori, gli intellettuali, i cittadini che lottano nel quadro della Costituzione repubblicana, per il consolidamento e lo sviluppo del regime democratico antifascista, per il rinnovamento socialista della società, per l’indipendenza dei popoli, per la distensione ..>>

Abbiamo citato questo lungo articolo dello  statuto del partito revisionista italiano, che è quasi identico a quello dei partiti revisionisti francese e spagnolo, per vedere quanto i revisionisti eurocomunisti  si siano allontanati dalle concezioni del partito  leninista e quanto si siano avvicinati ai modelli dei partiti socialisti e socialdemocratici. Essi parlano di un «nuovo partito» perché vogliono distinguersi dal partito di tipo leninista, ma in realtà il loro partito, chiamato nuovo, è un «partito vecchio» del tipo dei partiti della II Internazionale contro i quali si battè Lenin e sulle cui rovine costruì il Partito Bolscevico, che divenne esempio e modello per tutti gli altri partiti autenticamente comunisti. La disposizione che figura in testa allo statuto e secondo cui nel partito può entrare chiunque,indipendentemente dalle sue convinzioni filosofiche e dalla sua confessione religiosa, non ha bisogno di commenti…* La politica e l’organizzazione dei comunisti italiani. Roma,1979, p. 153.

 L’idea fondamentale di Lenin sul partito è che esso deve essere un reparto d’avanguardia e cosciente  della classe operaia, un suo reparto marxista.

Lenin diceva che «…solo un partito guidato da una teoria di avanguardia può adempiere il ruolo  di combattente d’avanguardia».*

* V. I. Lenin. Opere, vol. 5, pp. 435-436 dell’edizione albanese

Questa teoria d’avanguardia, rivoluzionaria,  sicura guida per la vittoria è il marxismo. I revisionisti non solo hanno abbandonato la condizione fondamentale, quella di accettare il marxismo per essere un partito comunista.

 Gli autentici partiti comunisti sono partiti chiamati a fare la rivoluzione e a costruire il socialismo, mentre i partiti cosiddetti comunisti come quelli italiano, francese, spagnolo e altri dello stesso tipo sono partiti delle riforme borghesi. I primi sono partiti che hanno per missione di rovesciare l’ordine borghese e di costruire il mondo nuovo, i secondi perseguono lo scopo di difendere l’ordine capitalistico e conservare il vecchio mondo.

Al tempo in cui Lenin si batteva contro gli opportunisti per la costruzione del Partito Bolscevico, egli diceva: «… dateci un’organizzazione di rivoluzionari e noi capovolgeremo la Russia».*  Lenin. Opere, vol. 5, p. 555 dell’edizione albanese.

Egli costruì un partito di questo tipo e portò la classe operaia russa alla gloriosa vittoria della  Rivoluzione d’Ottobre.  Il «socialismo» degli eurocomunisti è l’attuale sistema capitalistico. Come concepiscono gli eurocomunisti il socialismo?  Benché per demagogia essi siano costretti  a parlare di socialismo, il «socialismo» che essi vogliono costruire è un bluff, un inganno vero e proprio.

 Marx ed Engels già nel primo documento programmatico  del marxismo, il «Manifesto Comunista», fecero una critica generale alle varie teorie pseudosocialiste, al «socialismo feudale», al «socialismo  piccolo borghese», al «vero socialismo» tedesco,  al «socialismo conservatore o borghese». Essi svelarono la loro essenza di classe, in quanto teorie antiscientifiche che servivano gli interessi della borghesia. Nella lotta contro le teorie borghesi e piccolo borghesi, opportuniste e anarchiche che impedivano l’emancipazione del proletariato e la sua lotta, il «Manifesto» insegnava alla classe operaia che essa poteva salvarsi dall’oppressione e dallo sfruttamento borghesi solo attraverso la rivoluzione e la dittatura del proletariato, che essa non poteva liberare sé stessa senza liberare nello stesso tempo tutta la società.

 La storia ha confermato che dopo la nascita del marxismo, qualsiasi altra corrente ideologiche si è presentata con parole d’ordine socialiste.Gli avvenimenti rivoluzionari degli anni 1848-1849, che sconvolsero l’Europa intera, furono la prima grande conferma della teoria marxista formulata nel «Manifesto Comunista». Le rivoluzioni non solo aprono la via al progresso sociale, ma aprono sempre anche la fossa alle dottrine false, utopistiche, revisioniste ecc. Così avvenne anche con le dottrine del «socialismo borghese», del «socialismo piccolo borghese» ed altre, che sono state seppellite dalle rivoluzioni degli anni 1848-1849.

 Il principale lato negativo di queste dottrine, cosiddette socialiste, consisteva  nell’ignorare interamente la lotta di classe rivoluzionaria del proletariato e nel concepire il socialismo come una realizzazione di questo o quel sistema inventato da questo o quel «teorico».

E da ciò derivano tutte quelle illusioni secondo le quali la creazione delle associazioni sostenute dallo Stato, la limitazione del diritto di successione, l’applicazione delle imposte progressive, avrebbero portato gradualmente e pacificamente al socialismo. E’ questo «socialismo dottrinario» che avevano predicato e predicavano Proudhon e Louis Blanc.La classe operaia, dice Marx, lascia questo socialismo dottrinario alla piccola borghesia, mentre  «… il proletariato si raccoglie sempre  più attorno al socialismo rivoluzionario, attorno al comunismo… Questo socialismo,egli prosegue, proclama la rivoluzione  ininterrotta, questo socialismo è la dittatura di classe del proletariato come una fase indispensabile per giungere alla soppressione delle differenze di classe ingenerale, di tutti i rapporti di produzione,sui quali si basano queste differenze, alla soppressione di tutti i rapporti sociali che corrispondono a questi rapporti di produzione, rovesciando tutte le idee che derivano da questi rapporti sociali»*. C. Marx, F. Engels. Opere scelte, vol. I, p. 226 dell’ed. albanese, Tirana, 1975

Attualmente, i nuovi proudhoniani come Georges Marchais, Enrico Berlinguer, Santiago Carrillo ed altri cercano di imporre al proletariato dell’Europa Occidentale, sebbene sotto differenti vesti, le vecchie filosofie respinte da Marx. Tutti i  revisionisti vogliono ingannare le masse con le loro teorie revisioniste.  Che cosa sia il socialismo, la società socialista, che cosa rappresenti e che cosa realizzi, non sono più questioni che riguardano il futuro, ma delle realtà concrete, un’intera pratica storica, un sistema sociale tangibile. Il vero socialismo scientifico, quello predicato dai grandi geni della rivoluzione, Marx, Engels, Lenin e Stalin, venne attuato e visse per un lungo periodo di tempo in Unione Sovietica e in diversi altri paesi ex socialisti,  esso vive e progredisce attualmente nell’Albania socialista.

I tentativi che stanno facendo attualmente gli eurocomunisti per «provare» che il vero socialismo non sarebbe mai esistito in nessun paese, che la società socialista edificata in Unione Sovietica da Lenin e Stalin sarebbe stata una «deformazione del socialismo», anzi un «fallimento» delle concezioni di Marx e di Lenin sul socialismo e sul modo in cui essi lo concepivano, non sono altro che l’espressione della loro avversione per il socialismo scientifico.

 I revisionisti italiani, francesi, spagnoli hanno percorso un lungo cammino prima di rinnegare il socialismo. All’inizio essi sostenevano che in Unione Sovietica il socialismo si divide in due parti: il «socialismo leninista» che era buono, giusto, ma subordinato alle particolari condizioni storiche della Russia zarista, quindi inadeguato ai paesi capitalisti sviluppati, e il «socialismo stalinista» che era cattivo, in quanto presunta alterazione del primo, un socialismo deformato, burocratizzato, ecc. Quest’evoluzione nei giudizi non è fortuita. Se l’«esperienza leninista» venisse accettata, sia pure con riserve, se si accettasse per esempio la giustezza dell’uso della violenza rivoluzionaria per la presa del potere, allora non ci sarebbe più posto per il «modello» di socialismo eurocomunista. La teoria  di Lenin sulla rivoluzione e l’edificazione del socialismo, in quanto ulteriore sviluppo degli insegnamenti di Marx, è così completa, così coerente, così scientifica e logica, che va accettata così com’è, oppure non va assolutamente accettata. Essa non può essere spezzettata senza cadere in contraddizioni inconciliabili e in assurdità nelcampo della logica. Così gli eurocomunisti ora non sono soltanto  contro Stalin, ma hanno abbandonato anche il leninismo, credendo in questo modo di essersi salvati e di aver trovato la via per predicare il «socialismo>>

Per evitare il malcontento della base dei loro partiti, i sospetti che destano le «teorie» sul «socialismo» da essi proposte, e per eludere in generale la confusione e le contraddizioni delle loro tesi, gli eurocomunisti dichiarano che il loro socialismo non costituisce ancora un «modello»,non è ancora qualcosa di chiaro e di ben definito,  ma solo «una necessità di cercare la via» verso questa società, che occorre esaminare. In parole povere, questo vuol dire pestar l’acqua nel mortaio, perché si tratta di cose irrealizzabili. Il «socialismo» così come è concepito dagli eurocomunisti, è una società nella quale si intrecciano e convivono elementi socialisti e capitalisti in economia e politica, nella base e nella sovrastruttura Gli eurocomunisti possono sognare finché vogliono una simile società ibrida capitalista-socialista, ma la società che essi progettano non potrà  mai essere realizzata. Il socialismo e il capitalismo sono due sistemi sociali differenti che si  escludono a vicenda. Il capitalismo si regge solo opprimendo e sfruttando il proletariato e le masse lavoratrici, mentre il socialismo sorge e procede solo sulle rovine del capitalismo e dopo il suo rovesciamento totale. Per giustificare i loro punti di vista profondamente opportunistici, gli eurocomunisti sopravvalutano il ruolo della tecnica, dei mezzi di produzione nello sviluppo della società, scivolando così nella cosiddetta teoria delle forze produttive, che è stata la base ideologica di tutto l’opportunismo della II Internazionale.

Secondo loro, la spinta verso il socialismo viene spontaneamente dallo sviluppo delle forze produttive. Per il passaggio al socialismo, essi dicono, non c’è bisogno quindi né della lotta di classe né della rivoluzione proletaria. …Per rendersi conto quanto gli eurocomunisti si siano allontanati dall’idea del socialismo e quale società socialista intendono costruire, basta esaminare alcune delle loro tesi principiali che essi strombazzano al suono di tam-tam come il «supremo sviluppo del pensiero progressista dell’attuale società umana».

«Per realizzare una società socialista, dichiarano i revisionisti italiani, non è necessaria una statizzazione integrale dei mezzi di produzione. Accanto a un settore pubblico… opererà l’iniziativa privata… Particolare funzione avranno la proprietà contadina liberamente associata, l’artigianato, la piccola e media industria, l’iniziativa privata nel campo delle attività terziarie…In questa concezione del processo di trasformazione  della società in senso socialista, deve esservi  un legame del sistema economico che assicuriun’integrazione tra programmazione e mercato,  tra iniziativa pubblica e privata…»* La politica e l’organizzazione dei comunisti italiani. Roma,1979, pp. 12-13. Anche i revisionisti francesi pretendono un «socialismo» di questo tipo. * «L’Humanité» del 13.1.1979.

….Carrillo afferma: «Questo sistema che avrà un carattere misto nel campo dell’economia sarà  concretizzato in un regime politico, in cui i proprietarisaranno organizzati non solo economicamente, ma anche in uno o più partiti politici, che rappresentano i loro interessi. Questa situazionediventerà una delle componenti del pluralismo politico e ideologico»** S. Carrillo, «Eurocommunisme» et Etat. France, 1977, pp.121-122

 Non occorre avere particolari cognizioni delle leggi sociali per capire che il quadro della società cosiddetta socialista, come concepita dagli eurocomunisti, non è altro che il quadro esatto e più tipico dell’attuale società borghese. L’elemento fondamentale che caratterizza un sistema sociale è la proprietà dei mezzi di produzione. Se la proprietà dei mezzi di produzione è privata, allora abbiamo a che fare con un sistema in cui l’uomosfrutta l’uomo e dove in uno dei poli una minoranza ammassa le ricchezze nelle sue mani mentre nell’ altro polo vive nella povertà e nella miseria la maggior parte del popolo. E’ stato ormai confermato che il socialismo non può esistere senza la liquidazione della proprietà capitalista, senza la  dittatura del proletariato.

 Il proletariato si è battuto e si batte valorosamente, con abnegazione e sacrifici, per rovesciare i rapporti capitalistici di proprietà sui mezzi di produzione. A tal fine esso ha elaborato la sua ideologia, il marxismo-leninismo, come guida nella rivoluzionee per l’instaurazione della proprietà sociale sui mezzi di produzione, per la liquidazione dello sfruttamento che deriva dalla proprietà privata suquesti mezzi e per l’eliminazione della povertà. Il proletariato ha raggiunto questo obiettivo in quei paesi in cui ha trionfato la rivoluzione ed è statoinstaurato il socialismo.

 Quest’esperienza, che la pratica dell’edificazione del socialismo in Albania sta confermando ogni giorno di più, dimostra che condizione fondamentale per la costruzione della  società socialista sono proprio l’espropriazione della  borghesia e la trasformazione di tutta l’economia del paese su basi socialiste, l’instaurazione  della proprietà sociale sui mezzi di produzione.Al momento della liberazione l’Albania era un paese arretrato dal punto di vista economico, sociale e culturale, un paese prevalentemente agricolo,quasi privo di industria, con un basso livello di sviluppo delle forze produttive. Tra i primi provvedimenti più importanti adottati dal nostro potere popolare, furono la liquidazione del capitale straniero e la trasformazione delle sue imprese in proprietà socialista di Stato, l’attuazione di una riforma agraria vasta e radicale, che liquidò non solo la grande proprietà dei feudatari e dei latifondisti, ma limitò notevolmente anche la proprietà dei contadini ricchi. Queste misure di carattere profondamente rivoluzionario crearono importanti premesse per la graduale trasformazione socialista delle campagne, per lo sviluppo in questo settore del movimento cooperativo.

 Il Partito del Lavoro d’Albania avendo come infallibile bussola il marxismo-leninismo, come pure l’esperienza dell’edificazione socialista inUnione Sovietica, pose come principale obiettivo la liquidazione della base economica del capitalismo e la costruzione della base economica del socialismo in città e nelle campagne. La socializzazione dei principali mezzi di produzione avvenne in un tempo relativamente breve e fu attuata attraverso la nazionalizzazione senza indennizzo. Due anni dopo la liberazione. Un grande problema per ogni rivoluzione socialista  è il problema agrario. Da una giusta soluzione di questo problema dipendono lo sviluppo di tutta l’economia e la stabilità stessa del potere popolare. In Albania, dove le masse contadine costituivano la schiacciante maggioranza della popolazione e dove l’agricoltura rappresentava la principale base dell’economia, il problema agrario era uno dei più acuti e determinanti.

La via seguita dal nostro Partito, per la soluzione di questa questione cardinale, fu la via leninista della cooperazione socialista.  Attenendosi rigorosamente al principio della libera adesione delle masse contadine alle cooperative, il processo di collettivizzazione dell’agricoltura che iniziò quasi subito dopo la Liberazione del paese e che durò circa 15-20 anni, si concluse senza dapprima procedere alla nazionalizzazione della terra.Questa fu decretata solo dopo la completa collettivizzazione con l’approvazione della nuova Costituzione, nel 1976. Dopo la costruzione della base economica del socialismo non può essere costruito a forza di decreti né in modo spontaneo. Il socialismo viene edificato con forze moltiplicate, con la partecipazionedi tutto il popolo lavoratore e in base ad un piano generale, coordinato e centralizzato. Grazie ad una giusta politica d’industrializzazionedel paese, l’Albania potè trasformarsi in breve da un paese agrario arretrato in un paese con un’industria e un’agricoltura sviluppate, con un’istruzione e una cultura progredite, in un paese in cui il popolo vive veramente libero e felice.

Gli eurocomunisti non accettano la nostra esperienza né quella dell’Unione Sovietica e degli altri paesi, che erano una volta socialisti. Essi vogliono inventare un «nuovo» socialismo. Bisognerebbe però avere una logica stravagante per ammettere l’esistenza della proprietà privata sui mezzi di produzione nella società e pensare nello stesso tempo di poter evitare lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, parlare di «trasformazioni socialiste», di «uguaglianza», di «giustizia» ecc., come predicano gli eurocomunisti.

In tutte le fantasticherie filosofiche come pure nei programmi resi pubblici dei loro partiti, i revisionisti eurocomunisti non spiegano affatto che ne sarà delle società multinazionali e dei capitali stranieri. Dal momento che non ne fanno cenno, vuol dire che queste rimangono parte integrante della società «socialista» da essi predicata, vuol dire che il grande capitale americano, tedesco-occidentale, inglese, francese ecc. non penserà più a realizzare soprapprofitti, ma servirà il socialismo. Questo è sognare ad occhi aperti. Carrillo, Berlinguer e Marchais sono ben lontani anche dalle posizioni di quegli ambienti della borghesia di vari paesi in via di sviluppo che, pur non essendo per il socialismo, vogliono cacciare via il capitale monopolista straniero e liberarsi dalle società multinazionali. Per quello che riguarda il cosiddetto «settore pubblico», la cui esistenza è prevista dal «socialismo eurocomunista», qui abbiamo a che fare con una pura speculazione terminologica, con un grossolano tentativo di spacciare il settore del capitalismo di Stato, che attualmente in questa o quella Si sa com’è stato creato e perché è stato creato il settore del capitalismo di Stato oppure il «settore  pubblico», come lo chiama la borghesia.Il capitalismo di Stato è esistito anche prima  nei paesi industrializzati d’Europa, ma conobbe  uno sviluppo evidente specie dopo la Seconda Guerra mondiale. Esso fu creato come risultato  di vari fattori. In Italia, per esempio, fu istituito dalla borghesia in seguito all’intensificarsi della lotta di classe e alla forte pressione delle masse lavoratrici che cercavano di espropriare il grande capitale, soprattutto il capitale legato al fascismo e che era responsabile della catastrofe che subì il paese.

Per sottrarsi all’ulteriore radicalizzazione della lotta delle masse lavoratrici e per evitare le esplosioni rivoluzionarie, la borghesia italiana, consapevole della sua debolezza, procedette alla nazionalizzazione di alcune grandi industrie, nazionalizzazione che soddisfaceva le esigenze minime dei partiti comunisti e socialisti, che erano usciti rafforzati dalla guerra. La creazione del «settore pubblico», come quello delle ferrovie o del carbone, ebbe luogo in Inghilterra come risultato dell’abbandono da parte del grande capitale di alcuni rami arretrati e non redditizi.

 Il grande capitale cedette questi settori allo Stato affinché questi li  sovvenzionasse con fondi statali, a scapito dei contribuenti, mentre investì i propri capitali nei settori delle  Nazionalizzazioni di questo genere sono state fatte e si fanno, per questo o quel motivo, anche in altri paesi, ma esse non hanno cambiato né potranno cambiare mai la natura capitalistica del sistema al potere, non potranno liquidare lo sfruttamento  capitalista, la disoccupazione, la povertà, la mancanza della libertà e dei diritti democratici. Il capitalismo di Stato, com’è confermato da una lunghissima esperienza, viene sorretto e  sviluppato dalla borghesia, non per gettare le basi  della società socialista, come pensano i revisionisti, ma per consolidare le basi della società capitalista, del suo Stato borghese, per sfruttare ed opprimere ancora di più i lavoratori. Coloro che dirigono il «settore pubblico» non sono i rappresentanti degli operai, ma gli uomini del grande capitale, coloro che hanno nelle mani le redini di tutta l’economia e dello Stato.

Nelle aziende del «settore pubblico», la posizione sociale dell’operaio non differisce assolutamente da quella dell’ operaio del settore privato, la sua posizione nei confronti dei mezzi di produzione, della direzione economica dell’azienda e della politica degli investimenti, delle paghe ecc., è identica. In queste aziende è lo Stato borghese, cioè la borghesia, che si appropria del profitto.

 Solo i revisionisti possono scoprire differenze fra il carattere «socialista» dell’a società del «socialismo democratico», predicata ora dagli eurocomunisti, è l’odierna società borghese che esiste nei loro paesi, ma alla quale essi cercano di dare solo alcuni ritocchi, affinché la borghesia europea ormai decrepita e già coi piedi nella fossa, assuma le sembianze di una giovane sposa, piena di brio e di vitalità. Secondo gli eurocomunisti, basta dare alcuni ritocchi, conservare il settore del capitalismo di Stato accanto a quello privato, istituire qualche consiglio consultivo operaio presso le direzioni delle aziende, permettere ai dirigenti sindacali di urlare nelle piazze per chiedere giustizia e uguaglianza, assicurare ai revisionisti qualche seggio al governo… e, per quanto  riguarda il socialismo, esso verrà da sé. (ndr l’evoluzionismo praticato dai vari partitini residui dell’ eurocomunismo italico) Con il loro incontenibile zelo di combattere e negare il marxismo-leninismo, i revisionisti eurocomunisti  abbelliscono in tutti i modi l’attuale realtà della società capitalista.  Per loro l’attuale sistema sociale in Italia, in Francia, in Spagna ecc.,  nonché lo Stato che domina in questi paesi sono una specie di democrazia al di sopra delle classi,  una democrazia per tutti. Essi scorgono in questa società e in questo Stato solo alcune difficoltà, alcuni errori, tutt’al più qualche deformazione, ma nient’altro. Partendo da questa concezione e da questa premessa fondamentale essi costruiscono.

I revisionisti dichiarano che nel loro «socialismo» esisteranno e opereranno più di un partito e vi sarà la possibilità del loro alternarsi al governo. Su questo punto bisogna dire che gli eurocomunisti sono veramente coerenti. E’ ovvio che in una società in cui esisteranno classi antagoniste, vari strati della borghesia e gruppi di capitalisti con interessi particolari, esisteranno anche partiti diversi, esisterà sicuramente anche la pratica tuttora in corso nella società capitalista consistente nell’alternarsi al vertice del potere dei vari partiti a seconda del caso e delle necessità. Ma quello su cui gli eurocomunisti speculano è il fatto che presentano questo «pluralismo», cioè la pratica di cambiare i cavalli della carrozza del potere borghese, come il colmo della democrazia, come una situazione che crea la possibilità di risolvere tutti i problemi sociali.

Loro scopo è di deformare la concezione stessa della società socialista e di presentare la democrazia borghese e le sue istituzioni come capaci di raggiungere gli obiettivi socialisti, senza ricorrere alla rivoluzione, senza rompere l’apparato del vecchio Stato borghese. Per loro lo Stato ideale è in realtà l’attuale sistema politico americano e soprattutto quello tedesco, dove dominano due grandi partiti borghesi, che si alternano a vicenda Lo Stato nel «socialismo democratico» non deve essere lo Stato degli operai e dei contadini, cioè gli operai delle fabbriche e i contadini che lavorano la terra non devono svolgere il ruolo guida contrariamente a quello che c’insegnano Marx e Lenin.

Gli eurocomunisti vogliono uno Stato che sia «di tutti» e che anche il governo di questo Stato sia «di tutti». Ma lo Stato «di tutti» non è esistito e non esisterà mai. Le concezioni degli eurocomunisti sullo Stato sono molto vicine a quelle di Proudhon e di Lassalle, respinte da Marx più di un secolo fa. Lassalle per esempio predicava che attraverso le riforme, la via pacifica, le elezioni generali e con l’aiuto dello stesso Stato borghese e delle associazioni dei produttori che avrebbero dovuto crearsi, si poteva giungere alla trasformazione dello Stato reazionario prussiano in uno Stato popolare libero. Egli presentava questo tipo di «Stato» come il modello .La concezione lassalliana sullo «Stato popolare » era una negazione del carattere classista dello Stato in quanto dittatura di una determinata classe. Alla concezione lassalliana sullo «Stato libero popolare» Marx, particolarmente nella sua insigne opera «Critica al programma di Gotha», ha contrapposto la nozione dello Stato in quanto organo di classe, la concezione marxista della dittatura del proletariato, «…anche se migliaia di volte venisse accoppiata la parola «popolo» con la parola«Stato», dice Marx, ciò non potrebbe in nessun modo accelerare la soluzione del problema.Fra la società capitalista e quella comunista c’è il periodo della trasformazione  rivoluzionaria della prima società nella seconda. A questo periodo risponde anche il periodo transitorio politico, in cui lo Stato non può essere che la dittatura rivoluzionaria del proletariato»*. C. Marx, F. Engels. Opere scelte, vol. II, p. 24 dell’edizione

albanese, Tirana, 1975.

http://espressostalinist.wordpress.com/marxism-leninism/enver-hoxha-page/

 Capítulo Segundo 4 parte de
La concepción burguesa de la sociedad burguesa

Los eurocomunistas tratar de crear una imagen distorsionada de la sociedad capitalista y sus contradicciones, presentándolo como una sociedad tan avanzada en el momento de Marx, Engels, Lenin y Stalin que su parte en esto.
Ellos ven las actuales empresas capitalistacome solamente y no distinguen su polarización en proletarios y burgueses, ya no la consideran como una contradicción fundamental que existe entre estas dos clases y, en consecuencia, ya no ven la lucha de clases como el motor principal de la esta sociedad. Para los euro-comunistas, por supuesto, hay algunas contradicciones, dicen, se deben a “desarrollo”, el “progreso”, el “bienestar”, la “democracia”, etc., Que sustituiría a los antiguos, especialmente el contradicción entre trabajo y capital, que es la base de toda la teoría marxista-leninista sobre la función y la misión histórica del proletariado, la revolución, la dictadura del proletariado y el socialismo.
Hoy en día, dicen, el proletariado ya no es la época de Marx y Lenin, las clases han cambiado y ya no son lo que sabían y hablaron. En la actualidad, los eurocomunistas decir, incluso la clase media como una clase se agrupen, se ha convertido en “los trabajadores”, toda la riqueza que acumuló en las manos de un capitalista pequeño grupo que defiende y preserva esta propiedad. Marchais, por ejemplo, ha “descubierto” que hoy en día en Francia la burguesía que “cuenta” se ha reducido a sólo 25 grupos financieros y eurocomunistas Para los revisionistas, en la actualidad todas las clases y todos los sectores de la sociedad capitalista y “en particular, intelectuales se han convertido igual al proletariado. Con la excepción de un pequeño grupo de capitalistas, en su opinión, todos los demás, sin distinción, están tratando de cambiar la sociedad, para convertir de la sociedad burguesa en sociedad socialista. Y para hacer este cambio, el segundo
los eurocomunistas, la vieja sociedad, debe ser reformado, no se invierte.

Se imaginan la fantasía de que el poder se debe tomar poco a poco a través de las reformas, a través del desarrollo de la cultura y con una estrecha colaboración entre todas las clases, sin excepción, tanto aquellos en el poder que los que no tienen.

Todos los revisionistas llevar adelante el camino que Marcuse, cuando habla del proletariado Para Marcuse, Garaudy, Berlinguer, Carrillo, Marchais y sus compañeros, esto significa que la “sociedad de consumo”, la “sociedad industrial desarrollada,” no sólo cambió el forma de la vieja sociedad capitalista, sino también las clases niveladas y,
Como se ha indicado, en particular, Georges Marchais, que ahora “no podemos hablar más del proletariado
Clase obrera francés, pero el francés. ”

Marx dijo que con “… “Proletario” en el sentido económico del término, se entenderá sólo el asalariado, que produce y aumenta el “capital” y que se acaba de lanzar en el pavimento se convierte en superflua a los requerimientos para el aumento del valor de “El señor de capital” … ” *.

¿Qué ha cambiado en Marchais de Francia, que ya no ve al proletariado? ¿No hay trabajadores asalariados que producen la plusvalía y aumentar el capital, no son tal vez más desempleados “El señor de capital” ha tirado en la calle porque innecesario? Y otra muy distinta es la situación en los países capitalistas, donde se priva a la clase obrera de los medios de producción y de vivir se ve obligado a vender la fuerza de sus brazos, a someterse a la creciente explotación capitalista. En estos países el proletariado, y las selvas de la opresión y la explotación despiadada a la que está sometido, también sufre la represión militar de la burguesía y la policía. En los países capitalistas, el proletariado,
Aunque los puertos que usan tela de nylon que produce la “sociedad de consumo”, en realidad, sigue siendo el proletariado.

Los revisionistas modernos no sin un propósito de cambiar el nombre del proletariado. Si se habla del proletariado, que el capitalismo no tiene la fuerza de sus brazos, hace falta decir que éstos también deben luchar contra sus explotadores y opresores. Es precisamente esta lucha, que tiene como objetivo la destrucción de los cimientos de la antigua potencia de la capital, lo que aterroriza a la burguesía, y es por este motivo que los revisionistas puede ayudar con todos los medios a su disposición.

Uno de los grandes méritos del marxismo es que no veía en el proletariado no sólo la clase explotada y oprimida, sino también la clase más progresista y más revolucionaria de la época, la clase a la que la historia le ha asignado la misión de enterrar el capitalismo. Marx y Engels explicaron que esta misión fue el resultado de las mismas condiciones económicas y sociales, el lugar que ocupa y la función que realiza el proletariado en el proceso de producción y en la vida política y social, el hecho de que es el portador de las nuevas relaciones del futuro la sociedad socialista, que tiene su ideología científica que ilumina el camino y su personal que lo guía, el Partido Comunista.

Las enseñanzas de Marx sobre esta cuestión permanece firme. En la teoría marxista, el proletariado encuentra su arma espiritual, así como
Esta teoría se encuentra en el proletariado su arma material. Marx decía que el proletariado es el corazón de la revolución, y el que la filosofía
es la cabeza. “El Capital” de Marx, el proletariado del mundo, el faro que muestra científicamente cómo y en qué forma esexplotados por la burguesía. Las cadenas del capitalismo el proletariado de las fábricas y las máquinas, pero “La Capital” le enseña cómo romper estas
cadenas.
Las reivindicaciones revisionistas sobre el cambio de la naturaleza del proletariado y su misión histórica han existido durante algún tiempo en los partidos comunistas de
Los países occidentales. Pero antes de presentar estos puntos de vista pública y oficialmente fue Roger Garaudy. Garaudy fue de los primeros “teórica”
revisionistas para desarrollar la teoría según la cual no se puede hablar de un empobrecimiento del proletariado

La tesis de Garaudy, ahora renovado y aplicado por otros revisionistas, sostiene que “la situación actual ya no es necesaria la revolución
violenta, ya que los trabajadores se van tomando parte activa en los beneficios de las grandes empresas capitalistas, ahora no se trata de
más directa de los propietarios burgueses, sino por los ingenieros que han tomado su lugar. ” Este es un gran bluff, ya que estos técnicos y especialistas
están bajo el talón misma y bajo la misma dirección, que son los sirvientes de los grandes trusts y los monopolios capitalistas, que son los verdaderos amos de
medios de producción.

En el mundo capitalista, a pesar de los cambios que se producen en la estructura social y de clase, no ha cambiado nada de lo que se refiere a las posiciones
las clases y las relaciones de clase. La teoría de Marx, Engels, Lenin y Stalin sobre las clases y lucha de clases en la sociedad burguesa, sigue siendo
siempre nuevo y fresco. A semejanza de la “teoría” de Garaudy aparecido en el oeste varias otras ‘teorías’ similar a ella, tanto por parte de los ‘nuevos’ pseudophilosophers franceses, así como sus colegas alemanes, estadounidenses, italianos y otros. Todas estas teorías llevan el sello del revisionismo, del trotskismo, anarquismo y la democracia social. La experiencia de cada día, la lucha obrera se han expuesto y continúan exponiendo estas teorías. Ellos han descubierto y continuar a descubrir su finalidad reaccionaria y contrarrevolucionaria Demuestran que lo que los capitalistas se hacen más ricos, más pobres se convierte en la clase obrera, que se entiende bien la tesis de Marx de que el trabajador produce más riqueza que el más se convierte en pobre, al obrero como mercancía producida, tanto más se convierte en una mercancía sin valor, por lo que el proletariado no puede escapar de la explotación, sin apropiarse de los medios de producción, sin
destruir el poder de la burguesía.

Los revisionistas modernos como Marchais, Berlinguer y Carrillo y sus colaboradores rechazan ahora esta concepción científica de Marx. En la actualidad, dicen,
ya no existe el proceso de empobrecimiento del proletariado relativa y absoluta, debido al desarrollo de la revolución científica y técnica y
victorias de los propios trabajadores, informó a través de las reformas. Ellos quieren decir a los trabajadores de que todas sus demandas y sus necesidades están satisfechas con sus limosnas capitalismo, y por lo tanto no hay razón para subir a la revolución.

Otros “teóricos” revisionistas, frente a la realidad de los hechos indiscutibles, el estado que Marx habló, es cierto, la explotación de la clase
de trabajo, pero esta afirmación es igualmente válida tanto para los países capitalistas de los países socialistas. En consecuencia, la clase obrera no tiene ninguna razón para levantarse contra la explotación capitalista, porque no podía sottrarsene! Es
una distorsión de la realidad, una calumnia. Las posiciones de la clase obrera en el capitalismo y el socialismo son diametralmente opuestas.

En los países capitalistas y los trabajadores revisionistas no es libre en el trabajo o en la vida. Es un esclavo de la máquina, el capitalista, el tecnócrata, el que apriete sus energías para trabajar y crear así la plusvalía para el capital. Sólo en el sistema verdaderamente socialista, donde la clase obreraestá en el poder, las enseñanzas de Marx, se aplica correctamente, permite al proletariado a tomar conciencia y llegar a ser plenamente amo
los medios de producción y lograr a través de su dictadura, toda la libertad y los derechos democráticos, políticos y económicos.

Las cadenas económicas, que el capitalismo ha puesto a la clase obrera, son esenciales en la sociedad burguesa. Esta esclavitud era construye todo el sistema capitalista. No se puede negar esta gran verdad, y los teóricos burgueses a fin de distraer la atención de la explotación económica y la opresión, los revisionistas modernos han inventado falso argumento de varios. Ellos hacen una gran publicidad para su tesis, en
donde la “sociedad de consumo”, el trabajador disfruta de las ventajas tan grandes en el último punto a considerar los problemas económicos. Sus preocupaciones son únicos para decir que puede convertirse en la religión, la familia, las mujeres, la televisión, los coches, etc., Lo que significa que el problema de la explotación económica ya no es, dicen, el problema básico de la lucha de clases y la revolución. Pero todo se hace para poner el agua en vino, para desviar a las masas obras

Al romper con el marxismo-leninismo y el deseo de crear una “teoría” que destaca sobre todos los temas nuevos de la doctrina fundamental Marx y Lenin, los eurocomunistas fueron conducidos en una gran confusión y el caos en una profunda enorme, inconsistencias y contradicciones. Prácticamente ya no son capaces de explicar alguna de las contradicciones actuales del mundo capitalista, ni para responder a los problemas que surjan. Es cierto que se habla de fenómenos tales como la “crisis”, el “desempleo”, “la degradación y degeneración” de la sociedad burguesa, sino que se limitan a las conclusiones generales que nadie niega, ni siquiera la clase media.
Conscientemente tratan de ocultar la causa de estos fenómenos, la explotación capitalista despiadado, y hacer caso omiso del hecho de que esta explotación puede eliminarse sólo con la revolución, el derrocamiento de todas las antiguas relaciones que mantienen el sistema capitalista de la opresión.

Con su tesis sobre la “extinción de la lucha de clases,” a raíz de los “cambios fundamentales” que se habrían producido en la sociedad capitalista debido al desarrollo de las fuerzas productivas, la revolución científica y técnica, la “restauración del capitalismo”, etc., con sus sermones sobre la necesidad de establecer una amplia colaboración

En todo momento, la actitud hacia la clase obrera y su liderazgo ha sido una piedra de toque para todos los revolucionarios.
La entrega a la hegemonía del proletariado en el movimiento revolucionario, Lenin señaló, es el aspecto más vulgar del reformismo. Lejos de preocuparse
este aspecto de lo vulgar, los revisionistas tienen su reformismo italiano, con un ruido en el punto de llegar a ser verdaderamente ridículo. “El papel de liderazgo de la clase obrera en el mismo proceso de superación del capitalismo y construir el socialismo puede y debe ser implementado, según ellos, a través de la colaboración y el entendimiento entre los diferentes partidos y diferentes corrientes que aspiran al socialismo, y bajo de un sistema democrático en el que disfrutar de todos sus derechos como todos los partidos institucionales, incluyendo aquellos que no quieren pensar como nosotros >>

Esta visión del “marxista original”, agregó el Berlinguer, no es un descubrimiento nuevo, sino un desarrollo del pensamiento de Labriola y Togliatti.
En este caso se reconocen los orígenes de sus ideas. Hay que añadir sin embargo que Labriola, de los cuales lo están haciendo ahora un clásico, no era una línea marxista. Fue muy revolucionario y la actividad lejos de los problemas de la revolución. Al igual que en Togliatti, su trabajo ha demostrado ahora que él era un desviacionista, un oportunista.

Refiriéndose a Labriola, o en Togliatti, los revisionistas italianos y sus compañeros en Francia o en España quiere dejar en el olvido la teoría de la
Lenin sobre la necesidad de la hegemonía del proletariado en la revolución y la construcción del socialismo.
En toda su obra de un genio, Lenin defendió y desarrolló la teoría de Marx sobre la hegemonía del proletariado en la revolución, abandonada por la teoría social europeo. Ahora, los revisionistas han resucitado las concepciones socialdemócratas al respecto. Lenin ha demostrado que en la nueva condiciones, en el imperialismo, la hegemonía * Las políticas y la organización de los comunistas italianos. Roma 1979, pág. 15-16.
La teoría leninista de la hegemonía exclusiva de la clase obrera ha sido confirmada y una brillante aplicación de la revolución y el logro de la victoria del socialismo en Albania. Para los comunistas albaneses fue claro desde el principio de que sólo un partido, el
Del Partido Comunista, podría dirigir la lucha nacional y llevarlo a la victoria completa, que una sola clase, la clase obrera, podría ser dominante en esta lucha y que los principales aliados de esta clase tenía que ser el campesinado pobre y medio, los jóvenes y los estudiantes tuvieron que ser el pilar de la fiesta y que junto a la mujer albanesa tuvo que ser capas de combate de la revolución popular.

La clase obrera de Albania, aunque numéricamente pequeña, sin embargo, logró jugar su papel de líder, porque tenía que testail su Partido Comunista, liderado por la enseñanza de la correcta dirección de la línea del partido y llevó a la extensión de la lucha que poco a poco fue
in crescendo, hasta que el carácter de una insurrección general, una gran lucha popular armada que culminó con la liberación de Albania
y el establecimiento del poder popular.
Negar el papel predominante y el liderazgo de la clase obrera en la revolución y la construcción del socialismo, los eurocomunistas que no podían abandonar el papel y la misión del Partido Comunista, tal como se define por el marxismo-leninismo y confirmado por la larga historia del movimiento
revolucionario y comunista mundial.
En vista de la 15 º Congreso del Partido Comunista Italiano se dice que ahora “el nuevo partido” que ya han construido. ¿Qué es este “nuevo partido”? “El Partido Comunista italiano, que dice en sus estatutos, es la organización de los trabajadores, obreros, intelectuales, ciudadanos que luchan en el marco del
Constitución Republicana, para la consolidación y desarrollo de anti-fascista régimen democrático, para la renovación de la sociedad socialista, la independencia de los pueblos, para relajarse .. >>

Hemos citado este largo artículo de los Estatutos del partido italiano revisionista, que es casi idéntica a la de los partidos revisionistas francés y español, para ver lo que los eurocomunistas revisionistas se han alejado de las concepciones del partido leninista y lo mucho que están más cerca de los modelos de los partidos socialistas y socialdemócratas. Ellos hablan de un “nuevo partido” porque quieren destacar de la partido leninista, pero en realidad su partido, volvió a llamar, es una “parte vieja” tipo de partidos de la Segunda Internacional, Lenin luchó contra quién y sobre cuyas ruinas construyó el Partido Bolchevique, que se convirtió en un ejemplo y modelo para todos los demás partidos comunistas auténticamente. La disposición que aparece en la ley y que el partido puede llegar a todos, independientemente de sus creencias filosóficas y su religión, no necesita comentarios … * Las políticas y la organización de los comunistas italianos. Roma
1979, pág. 153.

La idea básica de Lenin sobre el partido es que debe ser un destacamento de vanguardia y consciente de la clase obrera, un marxista de su departamento.
Lenin decía que “… sólo un partido dirigido por una teoría de vanguardia puede cumplir el papel de vanguardia combatiente.” *
* V. I. Lenin. Works, vol. 5, págs. Albania edición de 435-436

Esta teoría avanzada, la conducción revolucionaria, seguro de la victoria es el marxismo. Los revisionistas no sólo han abandonado la condición de
, Que es aceptar el marxismo a ser un partido comunista.

Los partidos comunistas genuinos son los partidos llamados a hacer la revolución y construir el socialismo, mientras que los partidos comunistas, como los llamados
las de los partidos italianos, franceses, españoles y otros son el mismo tipo de reformas burguesas. La primera es que las partes tienen la misión de derrocar a
el orden burgués y construir el mundo nuevo, éstos tienen el objetivo de defender el orden capitalista y preservar el viejo mundo.

En el momento Lenin luchó contra los oportunistas de la construcción del Partido Bolchevique, dijo, “… Danos una organización de revolucionarios y Rusia capovolgeremo. “* Lenin. Works, vol. 5, pág. 555 albanesa edición.

Él construyó un grupo de este tipo y llevó a la clase obrera rusa a la gloriosa victoria de la Revolución de Octubre. El “socialismo” de los eurocomunistas es el sistema capitalista actual. ¿Cómo concebir el socialismo eurocomunismo? A pesar de la demagogia que se ven obligados a hablar de socialismo, el “socialismo” que quiere construir es un farol, un mismo engaño.

Marx y Engels en el primer documento político del marxismo, el “Manifiesto Comunista”, hizo una crítica general de las diversas teorías
cuasi-socialista, el “socialismo feudal”, el “socialismo pequeño burgués”, el “socialismo real” alemán, el “socialismo conservador o burgués”. Se dio a conocer su esencia de clase, como anti-científicas teorías que sirvieron a los intereses de la burguesía. En la lucha contra las teorías burguesas y pequeño burguesas y oportunistas y anarquistas que impedía la emancipación del proletariado y su lucha, el “Manifiesto”, enseñó a la clase obrera que podría salvarse de la opresión y la explotación sólo a través de la revolución burguesa y la dictadura del proletariado, que no podía liberarse sin liberar al mismo tiempo, toda la sociedad.

La historia ha confirmado que después del nacimiento del marxismo, de cualquier otra corriente ideológica presenta con consignas socialistas,

Los acontecimientos revolucionarios de los años 1848-1849, que asoló toda Europa, fueron la primera confirmación importante de la teoría marxista
formulada en el “Manifiesto Comunista”. Las revoluciones no sólo allanar el camino para el progreso social, pero fosa siempre abierta
las falsas doctrinas, etc utópico, revisionistas. Lo mismo ocurrió con las doctrinas del “socialismo burgués” y el “socialismo pequeño burgués”
y otros, que fueron enterrados por las revoluciones de los años 1848-1849.

El principal inconveniente de estas doctrinas, los llamados socialistas, fue ignorando por completo a la lucha de clases revolucionaria del proletariado
y el diseño de la construcción del socialismo como un sistema inventado por esto o que esto o aquello “teórico”. Se levantaría
todas esas ilusiones por el cual la creación de asociaciones apoyadas por el Estado, la limitación del derecho de sucesiones, la aplicación
de los impuestos progresivos, conduciría al socialismo en paz y poco a poco. Y “esto” socialismo doctrinario “que tenía
predicado y predica Proudhon y Louis Blanc.La de la clase obrera, Marx dice, deje este socialismo doctrinario a la pequeña burguesía, mientras que “… el proletariado reúne a más y más alrededor de socialismo revolucionario, en torno al comunismo … Este socialismo, continúa, proclama la revolución ininterrumpida, el socialismo, esta es la dictadura de clase del proletariado como un paso indispensable para lograr la abolición de las diferencias de clase ingenerale, todas las relaciones de producción, que se basan en estas diferencias, la supresión de todas las relaciones sociales que corresponden a estas relaciones de producción, invirtiendo todas las ideas que surgen de estas relaciones sociales “*. C. Marx, F. Engels. Obras Escogidas, t. I, pág. ED 226. Albania, Tirana, 1975

En la actualidad, proudhonianos nuevos como Georges Marchais, Enrico Berlinguer, Santiago Carrillo y otros tratan de forzar al proletariado
Europa Occidental, aunque en diferentes tipos de ropa, las antiguas filosofías rechazada por Marx. Todos los revisionistas quieren engañar a las masas con sus teorías revisionistas. ¿Qué es el socialismo, la sociedad socialista, lo que representa y lo que logra, no más preguntas sobre el futuro, pero la realidad práctica, una práctica histórica completa, un sistema social tangible. El socialismo real científico, como fue predicado por los grandes genios de la revolución, Marx, Engels, Lenin y Stalin, se llevó a cabo y vivió durante un largo período de tiempo en la Unión Soviética y varios otros antiguos países socialistas, que vive y se desarrolla hoy en Albania Socialista. Los intentos que se están haciendo los eurocomunistas de “probar” que no existía el socialismo real en cualquier país, que la sociedad socialista construida en la Unión Soviética de Lenin y Stalin habría sido una “deformación del socialismo,” incluso un “fracaso” concepciones de Marx y Lenin sobre el socialismo y la forma en que lo concibió, no son nada más que expresar su disgusto por el socialismo científico

Los revisionistas italianos, franceses, los españoles han recorrido un largo camino antes de rechazar el socialismo. Al principio se afirmó que la Unión
Socialismo soviético se divide en dos partes: el “socialismo leninista” que era bueno, justo, pero con sujeción a las condiciones históricas específicas
La Rusia zarista, tan inadecuado para los países capitalistas desarrollados, y el “socialismo estalinista” que era malo, como alega la alteración de la primera, un socialismo deformado, burocrático, etc. Esta tendencia en las calificaciones no es fortuita. Si la experiencia leninista”, “se acepta, aunque con reservas, por ejemplo, si se acepta la corrección del uso de la violencia revolucionaria para tomar el poder, entonces no habría lugar para el” modelo “del socialismo eurocomunista. La teoría leninista de la revolución y la construcción del socialismo, como un mayor desarrollo de las enseñanzas de Marx, es tan completa, coherente, de manera, lógico y científico forma, que debe ser aceptada
como es, o no debería ser aceptada en absoluto. No se puede dividir sin caer en contradicciones irreconciliables y absurdos en el
el campo de la lógica. Así que las horas eurocomunistas no sólo son en contra de Stalin, sino que también han abandonado el leninismo, creyendo que él había salvado de esta manera y encontrar la manera de predicar el socialismo >> ”

Para evitar el descontento de la base de su partido, que despierta las sospechas de “teorías” sobre el “socialismo” que proponen, y para evitar algunos
La confusión general y las contradicciones de su tesis, eurocomunistas, afirmar que su socialismo no es todavía un “modelo”,
todavía no es algo claro y bien definido, sino sólo una “necesidad de buscar el camino” a esta sociedad, que debe ser considerado. En pocas palabras, esto significa que el agua pisar en el mortero, ya que son las cosas poco prácticas.

El “socialismo” según lo previsto por los eurocomunistas, es una sociedad en la que los elementos se entrecruzan y conviven en la economía socialista y el capitalista y la política, en la base y la superestructura Los eurocomunistas puede soñar siempre y cuando se desea un híbrido capitalista-socialista de las sociedades, pero la empresas que diseñan nunca se hará realidad. El socialismo y el capitalismo son dos sistemas sociales diferentes que se excluyen mutuamente. El capitalismo se basa sólo oprimir y explotar al proletariado ya las masas trabajadoras, mientras que aumenta el socialismo y el producto sólo en las ruinas del capitalismo y después de su facturación total.

Para justificar sus puntos de vista profundamente oportunista, los eurocomunistas sobreestimar el papel de la tecnología, los medios de producción
desarrollo de la sociedad, cayendo en la llamada teoría de las fuerzas productivas, que fue la base de todo oportunismo ideológico
la Segunda Internacional.
Según ellos, el camino al socialismo es espontáneamente por el desarrollo de las fuerzas productivas. La transición hacia el socialismo, dicen, no es necesario, por tanto, ni la lucha de clases ni de la revolución proletaria. …

Para llevar a cabo lo que han dejado la idea del socialismo y el eurocomunismo lo que tienen la intención de construir una sociedad socialista, solo hay que mirar
parte de su argumento principal de energía que el sonido de la trompeta del tam-tam, como el desarrollo “supremo del pensamiento progresista de la
la sociedad humana. ”

“Para construir una sociedad socialista, dicen los revisionistas, italiano, no necesita una completa nacionalización de los medios de producción.
Al lado de un sector público … operar la iniciativa privada … Una característica particular será el propietario de país libre asociado, la artesanía, las industrias pequeñas y medianas empresas, la iniciativa privada en el campo de las industrias de servicios …

En esta concepción del proceso de transformación de la sociedad en una dirección socialista, tiene que haber un vínculo entre el sistema económico que garantice la
la integración entre planificación y mercado, entre los sectores público y privado … “* La política y la organización de los comunistas italianos. Roma
1979, pág. 12-13. Incluso los revisionistas franceses reclamar un “socialismo” de este tipo. * “L’Humanité” de 13.1.1979.
….

Carrillo dijo: “Este sistema tiene una economía mixta en el campo se incluirá en un régimen político, donde los propietarios
se organizará no sólo económicamente, sino también en uno o más partidos políticos que representan sus intereses. Esta situación
convertido en un componente del pluralismo político e ideológico »S. ** Carrillo, “Eurocommunisme de Estado y otros. Francia, 1977, p.
121-122

Usted no necesita conocimientos especiales de las leyes sociales para entender el marco de la sociedad socialista llamado, tal como la concibió eurocomunistas, no es más que la verdadera y más típica de la sociedad burguesa. El elemento clave que caracteriza a un sistema social es la propiedad de los medios de producción. Si la propiedad de los medios de producción es privada, entonces se trata de un sistema en el que el hombre
utiliza y donde el hombre en uno de los polos de una minoría amontona riquezas en sus manos, mientras que en la vida pole ‘otra en la pobreza y la miseria
La mayoría de las personas. Es ‘s sido confirmado ahora que el socialismo no puede existir sin la liquidación de la propiedad capitalista, sin la dictadura del proletariado.
El proletariado ha luchado y luchado con valentía, con abnegación y sacrificio, para derrocar a las relaciones capitalistas de propiedad de los medios de producción. Para ello, ha desarrollado su ideología, el marxismo-leninismo como guía de la revolución
y para el establecimiento de la propiedad social de los medios de producción, para el despacho de la explotación que viene de la propiedad privada de
estas instalaciones y para la eliminación de la pobreza. El proletariado ha alcanzado este objetivo en los países donde la revolución ha triunfado y se
establecer el socialismo.
Esta experiencia, que la práctica de la construcción del socialismo en Albania está demostrando todos los días, muestra que
condición fundamental para la construcción de la sociedad socialista es, precisamente, la expropiación de la burguesía y la transformación de toda la economía del país sobre una base socialista, el establecimiento de la propiedad social de los medios de producción.

En el momento de la liberación de Albania era un país atrasado en términos de desarrollo económico, social y cultural, un país predominantemente agrícola,
casi desprovisto de la industria, con un bajo nivel de desarrollo de las fuerzas productivas.
Entre las primeras medidas más importantes adoptadas por el poder de nuestro pueblo, fueron a la liquidación del capital extranjero y la transformación de la
de sus empresas de propiedad socialista por parte del Estado, la implementación de una reforma agraria integral y radical, que no sólo desestimó las grandes propiedades de
los señores feudales y terratenientes, sino que también limita en gran medida la propiedad de los campesinos ricos. Estas medidas de una verdadera revolución
creado las condiciones previas importantes para la transformación gradual del campo socialista, el desarrollo del movimiento cooperativo en este ámbito.

El Partido del Trabajo de Albania como una brújula infalible que tiene del marxismo-leninismo, así como la experiencia de la construcción socialista en
Unión Soviética, plantea como objetivo principal la liquidación de la base económica del capitalismo y la construcción de la base económica de
El socialismo en las ciudades y el campo. La socialización de los principales medios de producción se produjo en un relativamente
corto y se llevó a cabo mediante la nacionalización sin indemnización. Dos años después de la liberación.
Un gran problema para la revolución socialista era el problema agrario. A partir de una solución justa de este problema depende del desarrollo
toda la economía y la estabilidad del poder popular. En Albania, donde el campesinado constituía la inmensa mayoría de la población y donde la agricultura era la base principal de la economía, el problema agrario fue uno de los más agudos y crucial.
El camino seguido por nuestro Partido, para la solución de esta cuestión cardinal, fue la forma en que la cooperación socialista leninista. Adherirse estrictamente al principio de libre adhesión a las cooperativas de campesinos, el proceso de colectivización de la agricultura que se inició casi inmediatamente después de la liberación del país y que duró alrededor de 15-20 años, sin antes proceder terminó con la nacionalización de la tierra.

Esta fue promulgada hasta después de la colectivización completa con la aprobación de la nueva Constitución en 1976. Después de construir la base económica del socialismo no puede construirse sobre la fuerza de decretos o de forma espontánea. El socialismo se construye con fuerzas multiplicadas, con la participación
de todas las personas que trabajan y que se basan en un plan general, coordinada y centralizada. Gracias a una política justa de la industrialización
el país, Albania podría convertirse en breve por un país atrasado agraria en un país con una industria desarrollada y la agricultura, con
educación superior y la cultura en un país donde la gente vive verdaderamente libre y feliz.
Los eurocomunistas no aceptar nuestra experiencia, ni la Unión Soviética y otros países que antes eran socialistas. Ellos quieren
inventar un “nuevo” socialismo. Debe, sin embargo, tienen una lógica extraña que admitir la existencia de la propiedad privada de los medios de comunicación
producción en la sociedad y pensar al mismo tiempo, para evitar la explotación del hombre por el hombre, habla de la “transformación socialista” de la “igualdad”, “justicia”, etc., como predican los eurocomunistas.

En todos los ensueños filosóficos, así como en los programas de sus partidos hizo público, no explican todos los eurocomunistas revisionistas
¿Qué será de las empresas multinacionales y el capital extranjero. Dado que no invitan, que significa que siguen siendo una parte integral de la sociedad “socialista” que predicaban, esto significa que el gran capital estadounidense, Occidental Alemán, Inglés, Francés, etc. ya no piensan soprapprofitti de lograr, pero va a servir al socialismo.

Esto es soñar despierto. Carrillo, Marchais y Berlinguer también están lejos de las posiciones de los círculos de la burguesía
varios países en desarrollo, aunque no por el socialismo, que quieren desalojar al capital monopolista extranjero y se liberen de la sociedad
las multinacionales. En cuanto al “sector público” así llamado, cuya existencia está prevista por el “socialismo eurocomunista,” aquí se trata de una especulación pura terminología, con un burdo intento de hacer pasar el campo del capitalismo de Estado, que actualmente se encuentra en este o que sabemos cómo se creó y por qué se creó el campo del capitalismo de Estado o el “sector público”, como él llama el capitalismo de Estado borghesia.Il ha existido incluso antes de que los países industrializados de Europa, pero se encontró el desarrollo de una manera clara, sobre todo después de la Segunda Guerra Mundial.

Fue creado como resultado de varios factores. En Italia, por ejemplo, fue establecido por la burguesía como consecuencia de la intensificación de la lucha de clases y la fuerte presión de las masas trabajadoras que buscaban expropiar la gran capital, especialmente de capital vinculados al fascismo y que fue responsable de la catástrofe que sufrió el país .
Para evitar una mayor radicalización de la lucha de las masas trabajadoras y para evitar las explosiones revolucionarias, la burguesía italiana, consciente de su debilidad, se procedió a nacionalizar algunas grandes industrias, la nacionalización que cumplían con los requisitos mínimos de los partidos socialistas y comunistas, quienes dejaron reforzada por la guerra.

La creación de “sector público”, como los ferrocarriles o de carbón, se llevó a cabo en Inglaterra como resultado del abandono
por el gran capital de algunas ramas atrasadas y poco rentable.
Las grandes empresas cedió estas áreas al Estado para que los subvencionan con fondos públicos, a expensas de los contribuyentes, y ha invertido su capital en las áreas de la nacionalización de este tipo se han hecho y harán que su razón de esto o aquello, incluso en otros países pero no han cambiado ni nunca van a cambiar la naturaleza del sistema capitalista en el poder, no puede liquidar la explotación capitalista, el desempleo, la pobreza, la falta de libertades y derechos democráticos.

El capitalismo de Estado, según lo confirmado por una larga experiencia, con el apoyo y desarrollado por la burguesía, no para sentar las bases de la sociedad socialista, cómo piensan los revisionistas, sino para fortalecer los cimientos de la sociedad capitalista, su Estado burgués, por explotar y oprimir a los trabajadores aún más. Los que dirigen el “sector público” no son representantes de los trabajadores, pero los hombres de las grandes empresas, quienes tienen en sus manos las riendas de la economía en su conjunto y el Estado.

«Sector público» a las empresas, la posición del trabajador social es absolutamente diferente a la de “trabajador en el sector privado, su posición en relación con los medios de producción, la dirección económica de la empresa y la política de inversión, la nómina etc., es idéntica. En estas empresas es el Estado burgués, es decir, la burguesía y su apropiación de la ganancia.
Sólo el revisionista puede descubrir las diferencias entre el carácter de sociedad “socialista” del “socialismo democrático” A, predicado por los eurocomunistas hora, es la sociedad burguesa actual que existe en sus países, pero a los que tratan de hacer algunos ajustes, que la burguesía europea en ruinas y ya mis pies en el hoyo, tomar la forma de una novia joven, lleno de entusiasmo y vitalidad. De acuerdo con los eurocomunistas, sólo toma algunos retoques, la tienda de al lado del campo del capitalismo de Estado a la privada consejo consultivo creado a unos pocos trabajadores en la dirección de la empresa, permitiendo a los dirigentes sindicales a gritar en las calles para exigir justicia y la igualdad, para asegurar algunos revisionistas puesto en el gobierno … y, como el socialismo se refiere, que va a seguir. (Evolución Ed practicado por diversos residuos de letra cursiva eurocomunismo de los partidos pequeños)

Con su afán incontenible de luchar y negar el marxismo-leninismo, los eurocomunistas revisionistas embellecer de alguna manera la corriente
realidades de la sociedad capitalista. Para ellos, el actual sistema social en Italia, Francia, España, etc., Y la regla que prevalece en estos países son
una especie de democracia de las clases anteriores, la democracia para todos. Se puede ver en esta sociedad y en este estado sólo unas pocas dificultades,
algunos errores, como máximo, deformación alguna, pero nada más. A partir de este concepto y construir a partir de esta premisa básica.
Los revisionistas afirman que su “socialismo” va a existir y operar más de un partido y hay la posibilidad de que la alternancia en el gobierno. En este punto hay que decir que los eurocomunistas son muy consistentes. Es obvio que en una sociedad en clases antagónicas existen, las diferentes capas de los grupos burgueses y capitalistas con intereses especiales, que también existen diferentes partidos, que sin duda también la práctica en curso en la sociedad capitalista consiste en la alternancia en el poder en la parte superior de la los diversos partidos como adecuados y necesarios. Sin embargo, aquella en la que los eurocomunistas especular es que esta exposición “pluralismo”, la práctica de cambiar los caballos en el carro del poder burgués, como la altura de la democracia, como una situación que crea la posibilidad de resolver todos los problemas sociales.

Su propósito es distorsionar la concepción misma de la sociedad socialista y de presentar la democracia burguesa y sus instituciones capaces
para alcanzar las metas socialistas sin tener que recurrir a la revolución, sin romper el viejo aparato del estado burgués. Para ellos el Estado
Lo ideal es, de hecho, el actual sistema político estadounidense y, sobre todo la alemana, dominada por dos grandes partidos burgueses que se alternan con cualquier otro Estado en el “socialismo democrático” no debe ser la regla de los obreros y campesinos, es decir, los trabajadores de la fábrica y los agricultores
trabajar la tierra no tiene que desempeñar el papel principal en contraposición a lo que nos enseñan que Marx y Lenin.
Los eurocomunistas quieren un estado que es “todo” y que el gobierno de este Estado es “todo”. Sin embargo, el estado de “todos” no es
existido y nunca lo hará.
Las concepciones de los eurocomunistas reglas son muy similares a los de Proudhon y Lassalle, Marx rechazó en más de un siglo atrás. Lassalle, por ejemplo, predicaba que a través de las reformas, el camino de la paz, las elecciones generales y con la ayuda del mismo Estado burgués y las asociaciones de productores que se han creado, se puede lograr la transformación del reaccionario Estado prusiano, en el estado popular libre. Tenía ese tipo de “estado” como el modelo. La concepción de Lassalle sobre el “estado del pueblo” era una negación del carácter de clase de la
Estado como una dictadura de una clase. En la concepción de Lassalle sobre la “Provincia del Estado Libre popular” de Marx, sobre todo en su famosa obra “Crítica del Programa de Gotha”, se ha opuesto a la noción del Estado como un órgano de clase, la dictadura marxista del proletariado “, aunque … miles de veces que se acopla a la palabra “pueblo” con el “estado” de la palabra, dice Marx, que no podía de ninguna manera para acelerar la resolución de la sociedad capitalista y la comunista problema.Fra hay un período de transformación revolucionaria de la primera sociedad en el segundo. Para este período también se reúne el período de transición política en la que el Estado no puede ser la dictadura revolucionaria del proletariado “*. C. Marx, F. Engels. Obras Escogidas, t. II, pág. 24 edición
Albania, Tirana, 1975.

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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