Caulonia: 40 anni di storia;I cinque giorni della città di Caulonia Seppelliti nel silenzio anche per volontà dello stesso PCI

Tiziano SkaterRed de MediciA guidare la rivolta fu i sindaco comunista di Caulonia eletto nel 1944 Pasquale Cavallaro e si dice che Stalin durante una trasmissione di Radio Praga disse che: “Ci voleva un Cavallaro per ogni città”.

Mi piace
I cinque giorni della città di Caulonia
Seppelliti nel silenzio anche per volontà dello stesso PCI
Image
La Repubblica Italiana non era stata ancora proclamata, ma Caulonia aveva già conosciuto un’altra repubblica: quella che va sotto il nome di «Repubblica Rossa di Caulonia», nata dalla rivolta del 1945 e drammaticamente conclusasi dopo pochi giorni di vita. Rimase ucciso il sacerdote del paese
La repressione fu durissima. I rivoltosi furono rinchiusi nel mattatoio, bastonati e torturati. Stranamente il prefetto Priolo mandò a guidare ed organizzare la repressione proprio quel maresciallo Mura, di famigerata memoria, che era stato tanto caro ai fascisti ed ai “nobili” del paese. – La gente nelle campagne si disperse ed i Carabinieri, avuta carta bianca, interruppero qualunque ansia di rinnovamento e dissuasero i contadini ad organizzare la resistenza.
Il ministro della Giustizia, Togliatti, non alzò un dito a favore di Cavallaro e del suo movimento contadino, anzi i suoi interventi successivi suonano in tono giustificativo dell’operato dei dirigenti del partito che preferirono obbedire ad una logica repressiva ed anti – proletaria anziché assecondare la speranza di un popolo che in Caulonia vedeva l’inizio per spezzare una quasi secolare catena di umiliazioni e di intimidazioni.Dal 6 al 9 marzo del 1945, a Caulonia in provincia di Reggio Calabria. In quelle storiche giornate ebbe breve vita la “Repubblica (rossa) di Caulonia”. La repubblica era nata da un’insurrezione popolare e contadina ma non era una rivolta antinazista, gli occupanti teutonici nel 1945 erano ormai lontani dalla calabria, occupata in quei giorni dall’esercito americano. La rivolta che ebbe luogo a Caulonia fu una rivolta nostrana, animata da sentimenti profondi e globali.
La rivoltà dei contadini di Caulonia fu l’effetto di decenni di soprusi perpetrati da parte dei grandi proprietari terrieri che utilizzavano metodi da latifondo e degli apparati del regime fascista che erano legati a doppio nodo con l’elitè degli agrari.
A guidare la rivolta fu i sindaco comunista di Caulonia eletto nel 1944 Pasquale Cavallaro e si dice che Stalin durante una trasmissione di Radio Praga disse che: “Ci voleva un Cavallaro per ogni città”.Ma questo compagno sembra essere scomodo al Partito Comunista Italiano e di questo se ne parla nel libro “i cinque giorni di Caulonia” L’autore, è il nipote di Pasquale Cavallaro, protagonista della cosiddetta Repubblica rossa di Caulonia (Reggio Calabria), nel 1945: «un evento storico che ha destato l’attenzione di molti studiosi nel mondo» – scrive Alessandro Cavallaro, che sull’argomento ha già pubblicato un altro volume nell’87, La rivoluzione di Caulonia. Nel ’90, l’autore ha anche organizzato le riprese di una troupe del Tg Sette, ma la trasmissione non è mai andata in onda, perché? Chi ha voluto seppellire nel silenzio la Repubbica rossa? Caulonia, nella sua effimera esperienza di «territorio meridionale liberato», certo non rappresentò l’utopica «città del sole» di Campanella, però – secondo l’autore – racchiude un segreto politico: «Il segreto di Pasquale Cavallaro era anche un segreto del Pci», scrive infatti…
Pasquale Cavallaro, maestro elementare, militante del Pci, dirigente militare del reggino, vissuto per anni in clandestinità sotto il fascismo, era stato eletto a furor di popolo sindaco di Caulonia, nel gennaio 1944. Tempi intricati: gli agrari e i loro sgherri, rappresentavano al sud il colpo di coda del regime, che agonizzava a Salò; Togliatti tornato da Mosca, nel ’44, propugnerà dopo la svolta di Salerno, la presa legale del potere; la defascistizzazione nei paesi meridionali andava a rilento; gli alleati anglo-americani fra il ’42 e il ’43, avevano sbarcato tonnellate di armi, leggere e pesanti, sulla costa Ionica e sul Tirreno, fra Roccella e Caulonia. Pasquale Cavallaro, in contatto diretto con alti dirigenti del partito, come Terracini, da un lato smistava le armi, che venivano inviate alla lotta partigiana del Nord attraverso nascondigli, ricavati nei treni passeggeri. Dall’altro allargava la rete dell’antifascismo, nel suo territorio. Buona parte dei soldi e delle armi che arrivavano a Lamezia Terme, era filtrata direttamente da Cavallaro. Dopo lo sbarco degli anglo americani la posizione del sindaco comunista di Caulonia, personaggio carismatico, stretto tra i feudatari locali e le direttive del Pci, divenne insostenibile.
Ecco esplodere la rivolta apparentemente spontanea: armi alleate disseppellite dai «cafoni», o mai consegnate, brandite contro gli agrari – fascisti e i loro sostenitori, carabinieri compresi. Centinaia di persone in piazza, rivoli di popolo che convergono su Caulonia , nell’epoca mussoliniana «secondo fascio d’Italia», e adesso epicentro di una liberazione non solo antifascista. Cavallaro si dimise da sindaco, il 12 marzo 1945, per favorire la pacificazione popolare, come dimostra una sua lettera inviata a Togliatti.
Era tempo di svolta: la doppia linea del Pci (lotta parlamentare e scontro armato), incarnata da Togliatti e Secchia, secondo l’agiografia comunista, iniziò a unificarsi in questo «giallo politico». Anche se, secondo altre fonti, il Pci mantenne il suo arsenale, segreto fino al 1949…Di fatto le masse dovevano essere disarmate; i piani segreti, insurrezionali, bruciati; il patto antifascista, con gli alleati, doveva calarsi nel doppiopetto governativo. E soprattutto ripudiare la violenza partigiana, specie se comunista… In questo processo di autolegittimazione, teso al potere parlamentare, Cavallaro, secondo i documenti esibiti dal nipote, perse tutto. La Repubblica di Caulonia durata solo 5 giorni finì di fronte al tribunale di Locri.
Oltre 350 gli imputati di sedizione, che vennero amnistiati. Ma per Pasquale e altri due imputati, fra cui il figlio, non si applicò alcun criterio politico. Nei tumulti, era stato ucciso un prete, forse implicato con i fascisti. Pasquale Cavallaro venne giudicato il mandante e subì, fino al ’53, la pena di otto anni, come detenuto comune, senza alcun riconosciemnto da parte del Pci.
L’insurrezione di Caulonia fu spontanea o tradita? Anni dopo, mentre altri compagni venivano «ricompensati dal partito» con posti importanti, parlamentari e burocratici, per la loro militanza antifascista, Cavallaro veniva tenuto a distanza dalle Botteghe oscure. L’eroe, come in molte testimonianze di storia orale, è spesso un testimone scomodo, da dimenticare. Il libro di Alessandro Cavallaro si chiude con documenti d’archivio inediti, e con un capitolo tutto da leggere: Il tradimento del Pci

fonti:
http://www.monde-diplomatique.it/LeMonde-a…903lm23.02.html
http://www.ilnostrotempo.it/archiviopdf/20…O023G1K_014.pdf
http://www.caulonia2000.it/pagine/storia/40anni.htm
http://www.mauricebignami.it/segnalazioni/Segn1390.html

Annunci

Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
Questa voce è stata pubblicata in documentazione storica. Contrassegna il permalink.