I fronti popolari in europa, edizioni Movimento Studentesco Milano-Los frentes populares en Europa, publicado por el Movimiento Estudiantil

ImageImage

– I fronti popolari in europa- 

edizioni movimento studentesco

Introduzione

http://scintillarossa.forumcommunity.net/?t=51436240#lastpost
Gli scritti raccolti in questo volume si riferiscono a un periodo fondamentale della storia del movimento operaio, il periodo dei Fronti popolari, delle grandi battaglie impegnate dal proletariato e dalle masse per sbarrare la strada al fascismo e alla guerra.
Su quegli anni è spesso ritornata, e ritorna oggi con maggiore insistenza, la riflessione storica e politica, sia di parte borghese che di sinistra.
Tuttavia, sebbene gli articoli e i saggi sull’argomento costituiscano un materiale abbondante e coprano un vasto ambito di aspetti e di problemi, si può ben dire che manchi ancora una visione complessiva del periodo considerato nella sua dimensione mondiale ed europea, e una specificazione rigorosa dei problemi centrali di quella esperienza politica.
Opere come quella dello Spriano (Spriano, Storia del PCI, in particolare il vol. III, I Fronti popolari, Stalin e la guerra, Einaudi) si limitano a interpretare il rapporto tra politica di Fronte popolare e specifica realtà nazionale, e possono quindi essere solo parzialmente utilizzate, anche prescindendo dal loro contenuto, per una visione storica sintetica e approfondita della totalità del periodo, che sola consente un bilancio storico e politico dell’analisi teorica e dell’azione svolta allora dal proletariato, sotto la guida dell’Internazionale Comunista.
Solo partendo da questa visione complessiva è fra l’altro possibile determinare le particolarità politiche nazionali assunte dal movimento operaio dei diversi paesi, senza cadere nel contempo nel particolarismo o nell’« eccezionalismo ».
L’interpretazione eccezionalista, prima di divenire una corrente storiografica, è stata in varie fasi della storia dell’IC una teoria politica.
Il termine di eccezionalismo fu applicato dall’IC a tutte quelle tendenze che esaltavano in modo unilaterale le caratteristiche nazionali e si esprimevano in « reinterpretazioni » della linea originale, nelle quali la pur giusta esigenza di adattarsi alle condizioni specifiche del proprio paese si confondeva sovente con il tentativo di svincolare la propria sezione nazionale dalle direttive e dalla disciplina comuni.
Data poi la prevalenza, il peso politico preponderante che la delegazione russa all’IC aveva, questo problema si intrecciava con quello dei rapporti tra la politica delle singole sezioni e la politica del Partito e anche dello Stato russo.
I rapporti tra il PCd’I e l’IC furono a varie riprese burrascosi, e si può ben dire che una questione italiana esistette, seppure con differenti contenuti, anche dopo il superamento del contrasto tra la prima direzione di Bordiga e l’IC.
La tendenza storiografica dominante nel campo revisionista mostra oggi di occuparsi particolarmente di tale questione, dei rapporti intercorsi tra PCI e IC, rovesciando, nel contempo, a questo proposito, i giudizi sostenuti fino ai primi anni ’50.
La svolta del XX Congresso del PCUS, dando via libera alle tendenze apertamente opportuniste e revisioniste, opera diversamente nelle varie realtà nazionali. È in particolare il revisionismo italiano a sviluppare più profondamente una propria « originale » elaborazione, mentre altri partiti (ad esempio quello francese), accoppiano a una pratica parlamentaristica e riformista, un richiamo verbale persistente alle precedenti formulazioni politiche e teoriche.
La odierna storiografia ufficiale del PCI, specie con Spriano, rivendica anche per il passato del Partito quella « originalità » che i suoi dirigenti si affannano per il presente a dimostrare.
Si ravvisa, da parte degli storici revisionisti, nella politica dell’IC, tutta una serie di gravi errori, specie di settarismo e comunque di sinistra, in particolare all’epoca del X Plenum, imposti forzatamente alle varie sezioni (tra cui quella italiana).
In realtà le posizioni non sono del tutto omogenee anche nella storiografia revisionista, e vanno da quella di Spriano, fortemente critica verso l’IC, a posizioni più sfumate, quali ad esempio quelle di Ernesto Ragionieri. Giustamente Ragionieri fa rientrare (vedi E. Ragionieri, Il giudizio sul fascismo. La lotta contro il fascismo. I rapporti con l’Internazionale Comunista. Nel volume Problemi di storia del PCI, Editori Riuniti) la questione dei rapporti con l’IC nella questione generale e fondamentale della « persistenza e continuità dell’azione politica intrapresa dal nuovo gruppo dirigente — quello raccolto intorno a Granisci e poi Togliatti — del PCI. » Infatti, « come si può parlare di una sostanziale continuità a proposito della linea di un partito ferreamente inquadrato nei ranghi disciplinati e serrati dell’Internazionale Comunista, e che di questa risente i bruschi salti e le rapide svolte di direzione nel 1929 non meno che nel 1934? » La questione della « continuità » è fondamentale perché investe le origini e la legittimità della « via italiana al socialismo », della sua continuità appunto, benché nelle mutate condizioni storiche, con la linea precedente.
Quanto a noi, non crediamo proprio che di continuità si possa parlare tra l’attuale politica del PCI e quella storicamente precedente, anche se indubbiamente è possibile ritrovare in alcune posizioni, allora condannate dall’IC e oggi rivalutate dai revisionisti, i germi delle future deviazioni.
Spriano, ad esempio, ravvisa negli errori di eccezionalismo del PCI (vedi il X Plenum) una alternativa possibile alla linea dell’IC, allora impedita a realizzarsi ma destinata a trionfare successivamente.
Eppure lo stesso Ragionieri, che pure critica la politica dell’IC in quel periodo, deve ammettere alla fine che « in tutta la complessa fase di svolta che tra il 1934 e il 1935 portò l’IC a correggere la linea della ‘classe contro classe’ e del `socialfascismo’ e ad inaugurare la politica dei Fronti popolari, sarebbe profondamente errato rappresentare il PCI in quanto tale o Togliatti, che in quegli anni esercitava funzioni direttive di primo piano nell’IC, come anticipatori di esperienze decisive o come portatori di una spinta politica risolutiva. »
Queste differenziazioni di giudizio fra gli storici più in vista del PCI si spiegano a partire dalla comprensione dell’evoluzione subita dalla politica del partito stesso.
Ci sembra che la linea di « nuova maggioranza », quale Togliatti l’aveva elaborata, permetteva negli anni addietro un’analisi storica tale da non rinnegare completamente, sull’altare dell’accordo con la Democrazia Cristiana, il patrimonio rivoluzionario del passato.
Non a caso Ragionieri è propriamente lo storico di Togliatti, il curatore delle sue opere.
Spriano rappresenta invece l’attuale ulteriore svolta a destra del PCI, della politica di « nuova maggioranza » divenuta ormai la politica dell’accordo ad ogni costo con la DC, del « compromesso storico ».
Questo processo era naturalmente implicito nella stessa concezione della « nuova maggioranza » di Togliatti, ma solo il tempo poteva condurlo (e questo processo non si e ancora concluso) a risolversi nella sua essenza socialdemocratica.
Un nodo storico fondamentale, in relazione ai problemi attuali, è rappresentato proprio dall’esperienza dei Fronti popolari, dalla fase della loro preparazione a quella della loro attuazione con sviluppi ed esiti assai diversi nelle varie situazioni. Mentre su avvenimenti più lontani (pur nell’accademismo che li relega quali elementi di « decorativismo rivoluzionario » sullo sfondo), l’analisi revisionista mantiene una qualche apparenza di serietà e approfondimento, riguardo agli avvenimenti che formano la nostra storia recente (e continuano a operare nel presente) l’accademia può esercitarsi solo sui particolari secondari, e nelle questioni fondamentali infine deve lasciare decisamente il passo alla falsificazione.
Entrando in polemica con questo modo di riscrivere la storia, eviteremo tuttavia di indulgere a nostra volta in un’interpretazione puramente strumentale, seppure con intenti e segno opposto, che, invece di affidarsi all’analisi concreta e viva del periodo storico in esame, si basi esclusivamente sulle esigenze della polemica.
Non intendiamo operare un recupero acritico della politica svolta in quegli anni dall’IC, né ridurre l’esperienza dei Fronti popolari a mitico richiamo, ma intendiamo invece studiarne lo svolgimento storico, le contraddizioni, le vittorie e le sconfitte, in modo da definirne il nucleo fondamentale, i grandi principi ispiratori, per rapportarli alla realtà presente.
Non si tratta quindi, come ci rimproverano i critici revisionisti del PCI e quelli piccolo borghesi del Manifesto, di riesumare parole d’ordine e concezioni ormai « logore », ma di situare le enunciazioni teoriche e le direttive politiche nel loro contesto, dimostrarne l’intima vitalità e coerenza, e quindi risalire dalla comprensione del passato alla comprensione del presente, alla definizione di nuove direttive che, sulla base dell’esperienza storica complessiva, abbiano validità attuale.
A chi si avvicina allo studio del periodo che si apre con il 1934 e si conclude nel 1939, si pone subito il problema del perché della nuova politica che allora s’inaugura, ricevendo piena formulazione al VII Congresso, vale a dire il problema delle origini e del significato generale della politica di Fronte popolare.
Si pone, qui, per l’IC nel suo complesso, il problema della continuità con la politica precedente. La critica di parte revisionista, e anche trotskista, tende a sottolineare il carattere di svolta del VII Congresso, rispetto alla politica, definita settaria e ultrasinistra, del X Plenum (luglio 1929).
Secondo l’interpretazione revisionista, il VII Congresso è un momento di rottura radicale con il passato e l’inizio, seppure ancora « incerto », di una nuova politica che in Italia (attraverso le tappe di sviluppo dell’unità d’azione con i socialisti e quindi dell’ampio fronte nazionale della Resistenza) con la collaborazione — intesa ormai in senso « strategico » — delle « tre grandi correnti storiche, socialista, comunista e cattolica, rappresentate dai loro partiti », si sarebbe legittimamente trasformata nell’attuale politica del « compromesso storico ».
La stessa impostazione, pur rovesciata nel giudizio, è seguita da una certa critica di stampo trotskista, secondo la quale, esistendo una continuità ininterrotta tra l’attuale politica del PCI e il VII Congresso dell’IC, le radici del revisionismo affonderebbero nei tempi e nelle scelte dei Fronti popolari.
Poiché queste interpretazioni possono essere criticate solo a partire dalla comprensione storica reale, cercheremo di tracciare le linee generali evolutive della politica di Fronte unito e della sua trasformazione nella politica di Fronte popolare.

Origine della tattica di Fronte unito

La guerra imperialista e la Rivoluzione russa del 1917 avevano aperto in Europa una crisi rivoluzionaria di dimensioni e profondità sino allora sconosciute.
L’apparato di produzione e di scambio del capitalismo europeo era uscito distrutto dalla guerra, la crisi colpiva paesi vinti e paesi vincitori, le masse davano inizio a grandi lotte non solo economiche, ma propriamente politiche rivoluzionarie. In Germania la rivoluzione che aveva abbattutto la monarchia appariva solo come il prologo della rivoluzione proletaria. In Baviera e in Ungheria si formarono repubbliche sovietiche.
In Italia l’ondata rivoluzionaria occupa l’intero biennio 1919-1920, con le lotte grandiose contro il caro-vita e l’occupazione delle fabbriche.
In questa situazione la Rivoluzione d’Ottobre appariva solo come il prologo della rivoluzione proletaria europea. Lenin nel gennaio del 1919 prende l’iniziativa di convocare il congresso di fondazione della nuova Internazionale rivoluzionaria, dopo il fallimento storico della Internazionale socialdemocratica.
L’appello viene firmato, oltre che dal Partito bolscevico, dai comunisti polacchi, ungheresi, tedeschi, austriaci, lettoni, finlandesi, balcanici.
Il periodo storico attraversato veniva definito come quello « della decomposizione e del crollo dell’intero sistema capitalistico mondiale » e « del crollo della civiltà europea in generale » qualora non fosse stato distrutto il capitalismo con le sue insolubili contraddizioni.
L’obiettivo del proletariato era dunque in quel momento direttamente quello della presa del potere, nella forma propria dell’esperienza bolscevica, secondo i principi già indicati da Marx nella sua opera sulla Comune di Parigi: distruzione dell’apparato statale borghese, dell’esercito permanente, della burocrazia e del sistema parlamentare, sua sostituzione con un apparato tipicamente proletario, lo Stato dei Consigli, incarnazione storica determinata della dittatura proletaria.
L’Internazionale Comunista nasce come organizzazione di combattimento, per dirigere l’intera azione dei vari reparti del proletariato europeo e mondiale verso la conquista del potere. La socialdemocrazia, che durante la guerra si era schierata nei vari paesi al seguito della propria borghesia, spingendo così milioni di operai a massacrarsi reciprocamente, era divenuta alla fine del conflitto il rappresentante politico dell’ordine capitalistico minacciato ovunque dall’assalto rivoluzionario delle masse.
Nei confronti della socialdemocrazia, durante il biennio 1919-1920, la tattica sarà quella che lo storico cecoslovacco Hajek ha definito dell’« attacco senza tregua ».
Non bisogna dimenticare che la rivoluzione in Russia aveva visto il proletariato scontrarsi, nell’assalto finale, proprio con i capi social-democratici menscevichi che, ultima debole difesa dell’ordine capitalista, costituivano il governo della borghesia in quella situazione.
Inoltre la socialdemocrazia europea di destra continuò ad appoggiare i menscevichi e i socialisti rivoluzionari anche quando questi passarono alla lotta armata contro il potere sovietico.
La tattica fissata al I Congresso dell’IC stabiliva:
« … Nei confronti dei socialpatrioti, che dovunque nei momenti critici si oppongono armi alla mano alla Rivoluzione proletaria, è possibile solo la lotta implacabile.
« Nei confronti del ‘centro’ la tattica del distacco degli elementi rivoluzionari e della critica spietata e dello smascheramento dei capi. Ad una certa tappa dello sviluppo, sarà assolutamente necessaria la rottura organizzativa degli elementi del centro. »
Il processo di disgregazione della socialdemocrazia aveva portato alla differenziazione, nelle sue file, di una destra che, nella Conferenza di Berna, aveva ridato vita alla Seconda Internazionale, e di un centro che raggruppava, insieme a vecchi capi opportunisti come Kautsky, una forte ala rivoluzionaria, che premeva per l’ingresso nell’IC. Il centro era dunque destinato a spaccarsi, e la tattica dell’IC operò decisamente in questa direzione, fissando ad esempio i 21 punti che regolavano l’adesione, nel timore giustificato di essere « invasa » da gruppi indecisi ed esitanti che non avevano ancora veramente rotto con l’ideologia della Seconda Internazionale, e per evitare che la nuova Internazionale potesse divenire una federazione di partiti e tendenze eterogenee.
L’esperienza ungherese, dove i socialdemocratici che si trovavano uniti con i comunisti nel medesimo partito avevano con la loro indecisione e il loro sabotaggio contribuito alla sconfitta e alla caduta del potere dei Soviet, confermò la consistenza di questo pericolo.
Fu nel periodo successivo al II Congresso mondiale, che aveva visto il culmine del movimento rivoluzionario in Europa, che maturò nell’IC la coscienza della necessità di una nuova tattica.
Ecco come Mathias Rakosi descrive il processo che doveva portare a questa svolta politica:
« Il Terzo Congresso dell’IC, che si riunì nel giugno 1921, dovette affrontare nuovi compiti. Essi erano in parte determinati dal fatto che l’IC comprendeva già oltre cinquanta sezioni, tra cui grandi partiti di massa dei paesi europei più importanti, il che faceva sorgere problemi di tattica e di organizzazione; ma soprattutto lo erano dal fatto che lo sviluppo della rivoluzione e il crollo del capitalismo subivano un certo rallentamento che non si era potuto prevedere all’epoca del I e II Congresso. Dopo il crollo delle potenze centrali, l’ondata rivoluzionaria era mostruosamente forte e si aveva l’impressione che la rivoluzione proletaria avrebbe immediatamente fatto seguito alla rivoluzione borghese. In Ungheria e in Baviera il proletariato era riuscito a impadronirsi del potere, e anche dopo la disfatta delle repubbliche sovietiche di Ungheria e di Baviera la speranza in una vittoria rapida della classe operaia non era scemata. Ci si ricordi l’epoca in cui l’Armata Rossa era di fronte a Varsavia e il proletariato intero si preparava fieramente a nuove lotte. Ma la borghesia si dimostrò più capace di resistere di quanto non si fosse creduto. La sua forza consisteva innanzitutto nel fatto che i socialtraditori, che durante la guerra si erano così `eroicamente’ battuti contro il proletariato, si rivelarono anche dopo la guerra come i migliori sostegni del capitalismo barcollante. In tutti i paesi in cui la borghesia non poteva più restare padrona della situazione, essa consegnò il potere ai socialdemocratici. Furono i governi socialdemocratici di Noske e di Ebert in Germania, di Renner e Otto Bauer in Austria, di Tusar in Cecoslovacchia, di Bóhm e Garami in Ungheria, che ressero gli affari della borghesia durante il periodo rivoluzionario e soffocarono nel sangue i tentativi di liberazione del proletariato.
« L’apparente prosperità che seguì immediatamente la guerra, permettendo ai capitalisti di occupare i soldati smobilitati, costituì anch’essa un ostacolo alla rivoluzione. La borghesia riuscì a calmare gli operai senza lavoro fornendo loro sussidi. A tutto ciò venne poi ad aggiungersi un fenomeno importante sul piano psicologico, cioè la stanchezza della maggior parte della classe operaia che usciva a stento dalle sofferenze e dalle privazioni subite durante i quattro anni della guerra imperialista. Infine i partiti comunisti, a cui incombeva il compito di dirigere e coordinare la lotta del proletariato, erano ancora in via di formazione, troppo deboli, e spesso adottavano errati metodi di lotta. Tutte queste circostanze permisero alla borghesia di riunire lentamente le proprie forze, di riacquistare fiducia e di riconquistare alcune delle posizioni perdute. Quando non ebbe più bisogno di loro, la borghesia scacciò i socialisti dal governo in tutti i paesi in cui essi ne facevano parte e i capitalisti ripresero nelle loro mani la conduzione dei propri affari. Crearono organizzazioni illegali, armando la parte cosciente della borghesia e passarono all’attacco contro la classe operaia. Nel frattempo la situazione economica aveva subito anch’essa profonde trasformazioni. Nel primo periodo degli anni venti una crisi si era profilata in Giappone e in America, crisi che si era estesa via via a tutte le nazioni industriali. Il consumo decrebbe rapidamente, la produzione calò ancora. Le lotte difensive degli operai assunsero ampie dimensioni ma si conclusero con disfatte, il che rafforzò la posizione della borghesia.
« Tale era la situazione quando si aprì il III Congresso dell’IC. Il Congresso esaminò innanzitutto lo stato dell’economia mondiale e successivamente affrontò la questione della tattica che si rendeva necessaria nella nuova situazione. La borghesia si rafforzava, così come i suoi servitori, i socialdemocratici. L’epoca delle vittorie facili conseguite dall’IC, nel corso degli anni immediatamente successivi alla guerra, era passata. In attesa di nuove lotte rivoluzionarie, dovevamo ricostituire e rafforzare le nostre organizzazioni e scalzare le posizioni dei riformisti con un lavoro ostinato in seno alle organizzazioni operaie.
« L’occupazione delle fabbriche in Italia, lo sciopero di dicembre in Cecoslovacchia, l’insurrezione di marzo in Germania mostravano che i partiti comunisti, anche se combattevano manifestamente per gli interessi di tutto il proletariato, non ce la facevano a vincere contro le forze unite della borghesia e della socialdemocrazia, non solo perché essi non godevano della simpatia delle larghe masse, ma anche perché queste masse non erano state convogliate direttamente nelle loro organizzazioni, dopo che erano riusciti a strapparli a organizzazioni diverse. È per questo che il Congresso lanciò la parola d’ordine: ‘Andare alle masse’. Nell’Europa occidentale, i partiti comunisti dovevano fare tutto ciò che fosse loro possibile per obbligare i sindacati e i partiti che si appoggiavano alla classe operaia a una azione comune, in favore degli interessi immediati della classe, preparando intanto la classe stessa all’eventualità di un tradimento da parte dei partiti non comunisti. » (M. Rakosí in I Congressi dell’Internazionale Comunista, Samonà e Savelli, Roma 1970).
All’epoca del III Congresso dunque, nella situazione di crisi economica, il proletariato, sottoposto all’attacco della borghesia, colpito dalla disoccupazione e da un generale peggioramento delle condizioni di vita, sentiva la necessità di ritrovare la propria unità di lotta.
Le scissioni dei partiti socialdemocratici, nel periodo 1919-1920, erano state necessarie per organizzare l’avanguardia del proletariato, nell’imminenza della lotta per il potere.
Ora il relativo rallentamento della rivoluzione in Europa, l’offensiva capitalistica e la tendenza spontanea del proletariato all’unità, rendevano possibile e necessaria una nuova tattica, capace di trascinare sul terreno della lotta rivoluzionaria conseguente la maggioranza del proletariato.
Già nel gennaio del ’21, Paul Levi e Karl Radek inviarono a nome della KPD una « Lettera aperta » ai sindacati, al SPD e anche all’USPD e alla KAPD, rivolgendo loro un appello per organizzare un fronte unico di lotta per la difesa delle elementari condizioni di vita delle masse, per lo scioglimento delle organizzazioni militari illegali della borghesia e per la costituzione di organismi di autodifesa proletari.
La « Lettera aperta » incontrò l’opposizione di Zinoviev e di Bucharin.
Fu invece appoggiata da Lenin, che poi al II Congresso doveva definirla « un modello di mossa politica ».
Una forte opposizione alla nuova tattica esisteva anche nella KPD; Clara Zetkin e Paul Levi si dimisero infatti dal Comitato centrale del Partito.
Poco dopo le loro dimissioni, sotto le pressioni del rappresentante dell’Esecutivo dell’IC Bela Kun, la KPD, in seguito alla occupazione militare della zona di Halle-Merzeburg in Sassonia, lancio io sciopero insurrezionale.
I comunisti rimasero però isolati e, alla fine di marzo, dovettero porre fine all’azione.
L’« Azione di Marzo » doveva dar luogo a violente polemiche tra l’ala sinistra del partito e Paul Levi, Clara Zetkin e Karl Radek che accusavano l’Esecutivo dell’IC e la Centrale tedesca di putschismo.
La sinistra sosteneva la cosiddetta « teoria dell’offensiva », secondo la quale la parte più avanzata della classe operaia, anche se minoritaria, doveva passare all’azione rivoluzionaria diretta, e trascinare in questo modo dietro a sé il resto del proletariato, ancora passivo.
In questa forma la « teoria dell’offensiva » veniva contrapposta alla politica inaugurata dalla « Lettera aperta », e fu fatta propria da varie sezioni dell’Internazionale, tra cui quella italiana, che, con Terracini, sosteneva che, per la lotta rivoluzionaria, non era necessario conquistare la maggioranza della classe operaia. Lenin si schierò decisamente contro queste posizioni, affermando la necessità per i partiti comunisti di impossessarsi della direzione effettiva della maggioranza della classe operaia, e di non ridurre la propria azione alla sola « lotta al centrismo ».
Lenin continuò insomma al III Congresso la lotta contro la tendenza ultrasinistra già iniziata nell’aprile del ’20 con l’Estremismo. Conviene ricordare che esso fu scritto da Lenin in un momento in cui il movimento rivoluzionario in Europa era in piena fase ascendente: è tanto più importante ricordare come Lenin, anche in quelle circostanze così favorevoli, non dimenticasse la necessità di condurre una lotta non solo contro la socialdemocrazia, ma anche contro la tendenza estremista, la « malattia infantile », che rischiava di nuocere al movimento comunista.
L’intero libro di Lenin è precisamente una critica serrata dell’astrattezza rivoluzionaria, incapace di comprendere la necessità di conquistare le grandi masse alla rivoluzione, incapace di comprendere il carattere tortuoso dello sviluppo della lotta rivoluzionaria e quindi la necessità di una tattica agile, atta a seguire le svolte e i zig-zag del movimento reale.
Conquistare le masse, allargare il campo della rivoluzione, sfruttare tutte le contraddizioni in seno al nemico e le esitazioni delle formazioni piccolo-borghesi: ecco la tattica dei bolscevichi.
Lenin ricordava tutti i compromessi e le alleanze concluse dalla socialdemocrazia rivoluzionaria russa, a cominciare da quella con i « marxisti legali » nel periodo 1901-1902.
« I bolscevichi hanno sempre continuato quella politica. Dal 1905 in poi hanno propugnato sistematicamente l’alleanza della classe operaia con i contadini, contro la borghesia liberale e lo zarismo, senza rinunciare mai tuttavia ad appoggiare la borghesia contro lo zarismo […] e senza cessare la lotta ideologica e politica più intransigente contro il partito contadino rivoluzionario piccolo-borghese, i ‘socialisti rivoluzionari’, smascherandoli come democratici piccolo-borghesi che si annoveravano falsamente fra i socialisti. Nel 1907 i bolscevichi conclusero, per breve tempo, un blocco politico formale con i ‘socialisti rivoluzionari’ per le elezioni alla Duma. Con i menscevichi, nel periodo dal 1903 al 1912, fummo formalmente uniti per alcuni anni in un unico partito socialdemocratico, senza mai cessare la lotta ideologica e politica contro di essi, come veicoli dell’influenza borghese nel proletariato e come opportunisti. Durante la guerra concludemmo una specie di compromesso con i ‘kautskyani’, con i menscevichi di sinistra (Martov) e con una parte dei ‘socialisti rivoluzionari’ (Cerno, Nathanson) sedendo insieme con essi a Zimmerwald e a Kienthal e pubblicando manifesti comuni, ma senza interrompere né indebolire mai la lotta ideologica e politica contro i ‘kautskyani’. [ …] Al momento stesso della Rivoluzione d’Ottobre concludemmo con i contadini piccolo-borghesi un blocco politico non formale, ma assai importante (e fruttuosissimo) accettando integralmente, senza nessun mutamento, il programma agrario socialista-rivoluzionario; ossia accedemmo indubbiamente a un compromesso per dimostrare ai contadini che non volevamo imporre loro un nostro diritto di primogenitura, ma che volevamo intenderci con loro. In pari tempo proponemmo (e poco tempo dopo realizzammo) un blocco politico formale — che implicava la partecipazione al governo — con i « socialisti-rivoluzionari » di sinistra, i quali, dopo aver concluso con noi la pace di Brest, denunciarono questo blocco; e in seguito, nel luglio 1918, arrivarono fino all’insurrezione armata contro di noi e infine alla lotta armata contro di noi. » (Lenin, L’estremismo, malattia infantile del comunismo).
La condotta tattica e la politica di alleanze dipende dallo sviluppo concreto assunto, di volta in volta, dalla lotta di classe, dallo sviluppo generale della realtà, per la cui comprensione è necessario intendere l’evolversi dei rapporti, non solo fra proletariato e borghesia ma fra tutte le classi, non solo all’interno del contesto nazionale, ma dell’intero contesto internazionale.
Se è vero che la vita si dimostra sempre infinitamente più ricca delle previsioni e delle formule, è tanto più necessario un continuo sforzo di adeguamento della linea politica alla realtà nel suo continuo e complesso divenire.
Al III Congresso fu sollevata l’obiezione che tale tattica fosse troppo difficile per partiti ancora poco esperti, che avrebbero così corso il pericolo di cadere nell’opportunismo.
Occorre a questo proposito ricordare un altro passo dell’Estremismo, in cui Lenin affermava:
« E se mi si obietta: questa tattica è troppo ‘astuta’, le masse non la comprenderanno, essa disperderà e spezzerà le nostre forze, ci impedirà di concentrarle per la rivoluzione sovietica, ecc., io risponderò a questi contraddittori ‘di sinistra’: non riversate sulle masse il vostro dottrinarismo! In Russia le masse sono certamente meno colte che in Inghilterra. E ciò nondimeno le masse hanno capito i bolscevichi, e se i bolscevichi alla vigilia della Rivoluzione sovietica, nel settembre 1917, hanno preparato le liste dei loro candidati al parlamento borghese (Assemblea costituente) e il giorno dopo la Rivoluzione sovietica, nel novembre 1917, hanno fatto le elezioni per quella stessa Assemblea costituente che poi essi avrebbero sciolto il 5 gennaio 1918, questa circostanza non è stata di ostacolo ma di aiuto ai bolscevichi. »
Le proposte dei partiti comunisti di creare un fronte unico di lotta incontrarono l’opposizione quasi generale dei socialdemocratici, in particolare della SPD e dei sindacati in Germania, dove tuttavia la KPD appoggiò, con maggiore conseguenza dei suoi stessi ideatori, il piano sindacale tendente a difendere le condizioni di vita del proletariato e a far pagare ai capitalisti la crisi economica.
Le tesi sul « Fronte unico operaio » del Comitato Esecutivo dell’IC affermavano che i partiti comunisti, pur mantenendo intatta la propria autonomia politica e ideologica, dovevano operare per la realizzazione del fronte unico, sulla base della forte tendenza all’unità esistente fra le masse.
Al principio del 1922 si tenne a Berlino, su proposta della Internazionale centrista, detta « Due e mezzo », una conferenza delle tre Internazionali, nel corso della quale i comunisti fecero grandi concessioni pur di arrivare a una risoluzione e a un impegno comune di lotta.
Ma successivamente la Seconda Internazionale tradì gli impegni già presi, confermando così la propria volontà di divisione delle masse, divisione che, di fronte all’offensiva capitalistica, ne spezzava la capacità di resistenza.
Il IV Congresso dell’IC, nel novembre del 1922, si trovò di fronte a un generale aggravamento della crisi economica e dell’offensiva capitalistica, a uno spostamento a destra dei governi borghesi e della socialdemocrazia, e infine alla vittoria del fascismo in Italia.
L’acutizzarsi degli antagonismi di classe operava nel senso di uno spostamento a sinistra delle masse, che si esprimeva nella loro accettazione del Fronte unito, e che si scontrava quindi con la politica scissionista e di appoggio alla borghesia dei dirigenti socialdemocratici.
Il fascismo, pur essendo un fenomeno ancora relativamente nuovo, veniva già individuato come forma specifica che la reazione borghese tende ad assumere nell’epoca di generale disgregazione del capitalismo.
Contrariamente a quanto affermano gli storici revisionisti, l’IC non sottovalutò affatto il fascismo al suo sorgere, e ne comprese i caratterí fondamentali, quali allora si presentavano. Si indicava nella sua capacità di trascinare la piccola borghesia e di organizzarla ai propri fini la novità che il fascismo costituiva rispetto alle forme classiche di reazione borghese, e si affermava giustamente il suo significato storico di ultima e disperata risorsa della borghesia imperialista.
Il quadro generale in cui si scolgeva il IV Congresso contava quindi elementi nuovi e diversi, che facevano pensare di essere in presenza di un periodo di transizione, denso di nuovi problemi tattici.
L’avanguardia rivoluzionaria, organizzata nei partiti comunisti, incominciava a raccogliere i frutti del proprio lavoro, e poteva così sviluppare il processo di radicalizzazione delle masse mediante il Fronte unito.
Le tesi Sull’unità del Fronte proletario, rifacendosi ancora una volta all’esperienza russa, davano della tattica di Fronte unito una giustificazione storica e politica approfondita:
« Il Comitato esecutivo dell’IC crede utile ricordare a tutti i partiti fratelli le esperienze dei bolscevichi russi, il cui partito resta il solo, fino ad oggi, che sia riuscito a vincere la borghesia e ad impadronirsi del potere. Durante i quindici anni trascorsi tra la nascita del bolscevismo e la sua vittoria (1903-1917), esso non ha mai cessato di combattere il riformismo e il menscevismo, il che è lo stesso. Durante questo periodo i bolscevichi hanno però, a diverse riprese, stipulato accordi con i menscevichi. La prima scissione formale ebbe luogo nella primavera del 1905. Ma sotto l’irresistibile influenza di un movimento operaio di vasto respiro i bolscevichi, nello stesso anno, formarono un fronte comune con i menscevichi. La seconda scissione formale ebbe luogo nel gennaio 1912. Ma dal 1905 al 1912 la scissione si era alternata con unioni e con accordi temporanei (nel 1906, 1907 e 1910). Unioni e accordi non si produssero soltanto in seguito alle peripezie della lotta fra le frazioni, ma soprattutto sotto la pressione delle grandi masse operaie destatesi alla vita politica e che volevano verificare in prima persona se le proposte del menscevismo rinunciassero veramente alla rivoluzione. Poco prima della guerra imperialista, il nuovo movimento rivoluzionario che seguì lo sciopero della Lena generò nelle masse proletarie una potente aspirazione all’unità che i dirigenti del menscevismo si sforzarono di utilizzare a proprio profitto, come fanno i leader dell’Internazionale Socialista e quelli dell’Internazionale di Amsterdam. A quell’epoca i bolscevichi non rifiutarono il fronte unico. Tutt’altro, per controbilanciare le diplomazie dei capi menscevichi, essi adottarono la parola d’ordine ‘unità della base’, cioè unità delle masse operaie nella azione pratica rivoluzionaria contro la borghesia.
« L’esperienza dimostrò che solo quella era la tattica giusta. Modificata a seconda dei momenti e dei luoghi, questa tattica guadagnò al comunismo l’immensa maggioranza dei migliori elementi proletari menscevichi. »

Il Governo operaio

Il IV Congresso dell’IC sviluppò la concezione del Fronte unito affrontando il problema di parole d’ordine di carattere generale che ad esso corrispondessero, che fossero capaci di dare un obiettivo di vasta mobilitazione politica alle masse.
La parola d’ordine del Governo operaio, era, da questo punto di vista, « l’inevitabile conseguenza di tutta la tattica di Fronte unico ».
La parola d’ordine del Governo operaio mirava a spezzare l’accordo e la coalizione di governo tra borghesia e socialdemocrazia.
Affermavano in proposito le tesi:
« I partiti della Seconda Internazionale cercano, in questi paesi, di salvare la situazione predicando e realizzando la coalizione dei borghesi e dei socialdemocratici. I più recenti tentativi messi in atto dai partiti della Seconda Internazionale (per esempio in Germania) pur rifiutando di partecipare apertamente a tali governi di coalizione e per realizzarli in forma mascherata, sono soltanto un inganno raffinato nei confronti delle masse operaie. Alla coalizione, aperta o mascherata, tra borghesia e socialdemocrazia, i comunisti oppongono il Fronte unico di tutti i partiti operai contro il potere della borghesia, per il suo rovesciamento. »
Il Governo operaio corrispondeva come parola d’ordine alla necessità di mettere in movimento e coordinare le forze del proletariato, in particolare nei paesi dove la crisi richiedeva uno sbocco politico immediato, che pure non poteva essere ancora la dittatura del proletariato.
Il Governo operaio non era dunque concepito come una soluzione storica intermedia tra dittatura del proletariato e dittatura della borghesia, ma come momento capace di far precipitare il processo di decomposizione dello Stato borghese, processo che richiedeva di essere determinato e dominato dall’intervento attivo del Partito comunista, per il quale il Governo operaio diventava un terreno di lotta, una trincea avanzata della rivoluzione, un punto favorevole di appoggio per la conquista del potere.
« Il più elementare programma di un Governo operaio deve consistere nell’armamento del proletariato, nel disarmo delle organizzazioni borghesi controrivoluzionarie, nell’instaurazione del controllo sulla produzione, nel far cadere sui ricchi il peso determinante delle tasse e nel fiaccare la resistenza della borghesia controrivoluzionaria.
« Un governo di questo genere è possibile soltanto se nasce dalla lotta stessa delle masse, se si fonda su organismi operai adatti alla lotta e creati dai settori più ampi delle masse oppresse. Un Governo operaio, come risultato di una combinazione parlamentare, può anch’esso fornire l’occasione per rianimare il movimento rivoluzionario. Ma va da sé che la nascita di un vero Governo operaio e il mantenimento di una politica rivoluzionaria condurranno necessariamente alla lotta più accanita e, eventualmente, alla guerra civile contro la borghesia. »
Il Governo operaio non era la via pacifica contrapposta alla rivoluzione, ma solo un possibile risultato della lotta comune di tutti gli operai contro la borghesia, una misura resasi a un certo punto necessaria nel corso della lotta.
Il Governo operaio poteva aprire la strada alla rivoluzione proletaria, ma non ne era affatto la via d’accesso o la tappa obbligatoria.
Intendiamo soffermarci ancora sul Governo operaio e sulla linea del IV Congresso in quanto costituiscono un’esperienza vitale, alla quale il VII Congresso si rifarà abbondantemente.
Una linea politica può subire, nella sua realizzazione pratica, diverse interpretazioni.
La linea del Fronte unito era particolarmente sottoposta a pericoli di deviazioni di destra, che l’IC sottolineò con anticipo:
« Per parare questi pericoli, i Partiti comunisti non devono perdere di vista il fatto che, se ogni governo borghese è allo stesso tempo un governo capitalistico, non è altrettanto vero che ogni Governo operaio debba essere un governo proletario, cioè uno strumento rivoluzionario del potere del proletariato. L’Internazionale Comunista deve prevedere le seguenti possibili varianti: 1) Un governo operaio liberale…, 2) un governo operaio socialdemocratico…, 3) un governo dei contadini e degli operai…, 4) un governo operaio con la partecipazione dei comunisti, 5) un vero governo operaio proletario che, nella sua forma più pura, non può essere personificato che dal partito comunista. I due primi tipi di governo operaio non sono governi operai rivoluzionari ma governi, camuffati, di coalizione tra la borghesia e i leader operai controrivoluzionari. Questi ‘governi operai’ sono tollerati dalla borghesia nei momenti critici, quando è indebolita, e le servono per ingannare il proletariato sul vero carattere di classe dello Stato, o anche per sviare l’attacco rivoluzionario del proletariato, con l’aiuto dei leader operai corrotti. I comunisti non dovranno partecipare a governi del genere. Al contrario, dovranno smascherare implacabilmente di fronte alle masse il vero carattere di questi falsi ‘governi operai’… I comunisti sono pronti a marciare anche con operai socialdemocratici, cristiani, senza partito, sindacalisti, che non abbiano ancora compreso la necessità della dittatura del proletariato. I comunisti sono anche disposti, in certe condizioni e con determinate garanzie, ad appoggiare un governo operaio non comunista. Ma i comunisti dovranno a tutti i costi spiegare alla classe operaia che la sua liberazione non potrà essere assicurata che dalla dittatura del proletariato. Gli altri due tipi di governo operaio ai quali possono partecipare i comunisti non sono ancora la dittatura del proletariato; non costituiscono ancora una necessaria forma di transizione verso la dittatura ma possono costituire un punto di partenza per la conquista di tale dittatura. » (IV Congresso dell’IC, Risoluzione sulla tattica).
Nell’Esecutivo del giugno ’23 la parola d’ordine del Governo operalo ricevette la più ampia riformulazione di Governo operaio e contadino, affinché essa meglio corrispondesse alla realtà dei paesi europei dove ancora i contadini costituivano la maggioranza o comunque una parte essenziale della popolazione.
Inoltre, idea questa che il VII Congresso doveva portare alle sue logiche conseguenze, il Fronte unico operaio veniva indicato come punto di riferimento politico anche per strati non proletari di piccola borghesia, che solo nell’alleanza con il proletariato potevano trovare sbocco alla soluzione dei propri problemi.

Dal IV al V Congresso dell’Internazionale Comunista

Dal IV al V Congresso del giugno-luglio 1924, la situazione mondiale doveva conoscere una certa evoluzione: « governi operai » classificati del I tipo erano nati in Inghilterra e in Francia, dove erano giunti al governo i laburisti di Mac Donald e il blocco radicai-socialista.
Si assisteva a un generale spostamento a destra della socialdemocrazia, alla sparizione delle correnti centriste (l’Internazionale 2 1/2 era entrata nell’Internazionale socialista), a una violenta contrapposizione al comunismo.
Inoltre sul V Congresso dovevano esercitare un’influenza decisiva i fatti dell’Ottobre tedesco dove, nella situazione di grave crisi messa in moto dall’occupazione francese della Rhur e di sviluppo del movimento fascista, la KPD si trovò di fronte ad una forte radicalizzazione delle masse.
I comunisti tedeschi avevano perseguito energicamente la politica di Fronte unico, creando fra l’altro le Centurie proletarie, organismi di autodifesa aperti agli operai socialdemocratici.
Ma l’interpretazione della politica del IV Congresso data da Brandler e Thalheimer, che allora dirigevano il partito, sopravvalutava il ruolo del Governo operaio e indeboliva la posizione dirigente del partito comunista all’interno del Fronte unico.
In Sassonia e in Turingia, dove prevaleva la sinistra socialdemocratica, i comunisti entrarono a far parte del governo, che già in precedenza appoggiavano, per poter più agevolmente armare il proletariato.
Ma quando il governo centrale, in cui sedeva il dirigente socialdemocratico Ebert, impose lo scioglimento delle Centurie proletarie e fece occupare la regione, i comunisti, abbandonati dalle organizzazioni socialdemocratiche locali, si trovarono impreparati alla lotta, e il tentativo di insurrezione fu soffocato.
Il fallimento tedesco fu imputato dalla sinistra della KPD (Rush Fischer, Maslow, Thalmann) all’irresolutezza della politica della Centrale del Partito, al suo opportunismo, realizzatosi principalmente nel fatto che si era puntato per la riuscita dell’insurrezione prevalentemente sull’alleanza con i socialdemocratici.
La concezione del Governo operaio, sottoposta alla sua prima
(…continua …..)

Los frentes populares en Europa, publicado por el movimiento estudiantil

Introducción

Los escritos reunidos en este volumen se refieren a un período crucial en la historia del movimiento obrero, el período de los Frentes Populares, las grandes batallas contratados por el proletariado y las masas para bloquear el camino al fascismo y la guerra.
De esos años a menudo se volvió, y ahora regresa con mayor insistencia, la reflexión histórica y política, tanto por la burguesía y la izquierda.

Sin embargo, a pesar de los artículos y ensayos sobre el tema constituyen un material abundante y cubre una amplia gama de cuestiones y problemas, podemos decir que aún carece de una visión de conjunto del período considerado en su dimensión europea y mundial, y una especificación rigurosa de problemas centrales de la experiencia política.

Obras como la de Spriano (Spriano, Historia del Partido Comunista Italiano , especialmente vol. III, Los Frentes Populares, de Stalin y la guerra, edicion – Einaudi) se limita a interpretar la relación entre la política del Frente Popular y la situación nacional específica, y puede ser por lo tanto, subutilizados, incluso al margen de su contenido, para obtener una visión histórica completa y concisa de todo el período, que sólo permite un balance de la acción teórica e histórica y política llevaron por el proletariado, bajo la dirección del Partido Comunista .

Sólo a partir de este panorama general es uno de los otros puede determinar las políticas específicas llevadas a cabo por el movimiento obrero nacional en diferentes países, sin caer en el mismo tiempo o en el particularismo “excepcionalidad”.
La interpretación excepcionalista, antes de convertirse en la historiografía actual, fue en varias etapas de la historia de la empresa de riesgo compartido una teoría política.

El fin de la excepcionalidad se ha aplicado por la industria a todos los que abogaban por una las tendencias unilaterales de las características nacionales y se expresa en una “reinterpretación” de la línea original, en la que incluso sólo tiene que adaptarse a las condiciones particulares del país se confunde a menudo con el intento de liberar la parte nacional de las directivas y la disciplina común.

Dada la prevalencia de entonces, el peso político que la delegación rusa dominante de ésta, el CI, este problema estaba relacionado con el de la relación entre la política y las políticas de las distintas secciones de la Parte y también el Estado ruso.
La relación entre el I.C y PCd’I fueron varias veces tormentoso, y podemos decir que la cuestión italiana existía, aunque con diferente contenido, incluso después de pasar por el contraste entre la primera dirección de Bordiga y el I.C .
La tendencia dominante en la historiografía revisionista muestra hoy en día para hacer frente a esta misma cuestión de la relación entre el PCI y la I. C, el vuelco, mientras que, en este sentido, los juicios realizados hasta principios de los 50.

La vuelta del XX Congreso del PCUS, regalando abiertamente oportunista y tendencias revisionistas, opera de manera diferente en las distintas realidades nacionales. En particular, el revisionismo italiana para desarrollar con mayor profundidad su propio “original” diseño, mientras que las otras partes (por ejemplo, el francés), junto a una práctica parlamentaristica y reformista, una advertencia verbal antes de las formulaciones de la persistencia de políticas y teóricas.

Hoy en día la historia oficial del PCI, en especial con Spriano, también afirma que en el pasado el partido que “originalidad” que sus dirigentes se esfuerzan por demostrar esto.

Se ve, por los historiadores revisionistas, la política de .I.C , una serie de errores graves, sobre todo sectarismo y aún quedan, sobre todo en el momento del Pleno X, la fuerza impuesta sobre las distintas partes (incluido el italiano): .
De hecho, las posiciones no son del todo coherente, incluso en la historia revisionista, que van desde la de Spriano, muy crítico con el I. C , a una posición más matizada, como las de Contadores de Ernesto. Con razón Contadores guiones (ver Contadores E., la sentencia sobre el fascismo. La lucha contra el fascismo. Las relaciones con la Internacional Comunista. En los problemas del libro de la historia de la PCI , Editorial Progreso), la cuestión de las relaciones con el IC de que se trate general y fundamental de la persistencia “y la continuidad de la política emprendida por el nuevo equipo de gestión – que se reunieron alrededor de Gramsci y Togliatti después – de la PCI . “De hecho,” ¿Cómo puede hablarse de una continuidad sustancial de la línea de un partido enmarcado ceñido rigurosamente a las filas de los comunistas disciplinados y firmes, y que esto refleja los saltos bruscos y giros rápidos de dirección, en 1929, no menos que en el año 1934? “La cuestión de la” continuidad “es esencial porque se trata de los orígenes y la legitimidad de la carretera ‘italiana al socialismo”, de hecho su continuidad, a pesar de las nuevas condiciones históricas, con la línea anterior.
En cuanto a nosotros, no sólo creo que podemos hablar de continuidad entre la política actual del PCI anterior y que, históricamente, aunque sin duda es posible encontrar en ciertas posiciones, y luego sentenciado hoy por la Internacional Comunista  y revalorizado por los revisionistas, las semillas del futuro desviaciones.

Spriano, por ejemplo, ve en los errores de la excepcionalidad PCI (véase el Pleno X) una posible alternativa a la línea de la I.C, y luego impidió que se dio cuenta, pero destinado a triunfar más tarde.

Sin embargo, los mismos contadores, que también criticó la política de la I.C en el momento, con el tiempo hay que reconocer que “durante toda la fase compleja de la que tuvo lugar entre 1934 y 1935 llevó a la I.C para ajustar la línea de” clase contra clase ‘y’ social, el fascismo ‘y para inaugurar la política de los Frentes Populares, el PCI sería profundamente erróneo por sí mismo o Togliatti, que en esos años ejerció un ejecutivo que lleva la empresa en participación, como precursores de la experiencia o como portadores de decisiva un impulso político decisivo. »

Estas diferencias de opinión entre los historiadores como un punto de vista de la PCI puede ser explicado sobre la base de la comprensión de la evolución sufrida por el mismo partido político.

Parece que la línea de la “nueva mayoría”, que Togliatti había preparado, permitió en los últimos años un análisis histórico que no se niegan por completo el altar de la Democracia Cristiana, la herencia revolucionaria del pasado. No por casualidad es verdaderamente el centro de Contadores de Togliatti, el editor de sus obras.

Spriano representa el PCI en curso de otro giro a la derecha, la política de “nueva mayoría” que se ha convertido en la política del Acuerdo a cualquier precio con la DC, el “compromiso histórico”.

Este proceso le estaba en la concepción misma de la “nueva mayoría” de Togliatti, pero sólo el tiempo podía llevar (y este proceso aún no ha concluido y) para resolver socialdemócrata en su esencia.

Un nodo histórico fundamental, en relación a los problemas actuales, está representado por la experiencia de los Frentes Populares, la etapa de su preparación para la ejecución de su desarrollo y con resultados muy diferentes en situaciones diferentes. Mientras que los eventos de la más lejana (aunque nell’accademismo que les relega como elementos de “revolucionario decorativa” en el fondo), el análisis revisionista mantiene una apariencia de seriedad y profundidad, sobre los acontecimientos que dieron forma a nuestra historia reciente (y siguen operar en el presente) de la Academia sólo podrá ser ejercido en detalles menores, y las preguntas clave que finalmente dejan mucho a la falsificación.

Al entrar en polémicas con esta forma de reescribir la historia, pero no vamos a darnos el gusto de una forma puramente instrumental, aunque con intenciones opuestas y que, en lugar de basarse en el análisis del hormigón y de vivir período histórico en cuestión, basado exclusivamente en las necesidades de la controversia.

No tenemos la intención de operar una recuperación acrítica de la política llevada a cabo en esos años por el I.C , o disminuir la experiencia de los Frentes Populares en el atractivo mítico, sino que se estudiará su desarrollo histórico, las contradicciones, victorias y derrotas, con el fin de definir el Fundamentalmente, los principios rectores, para relacionarlos con la realidad actual.
Esto no es así, ya que criticar a los críticos revisionistas del PCI y la pequeña burguesía del Manifiesto, para resucitar a consignas y conceptos ahora “gastadas”, sino de situar los planteamientos teóricos y de política en su contexto, para demostrar su ” vitalidad interna y coherencia, y luego determinar la comprensión del pasado para entender el presente, la definición de nuevas directivas, basado en la experiencia histórica en general, han continua relevancia.

Para aquellos que se acercan al estudio del período que comienza con 1934 y que termina en 1939, inmediatamente se coloca el problema de por qué la nueva política inaugurada en ese momento, conseguir la plena formulación VII Congreso, a saber, la cuestión de los orígenes y el significado general de la política del Frente Popular.

Surge, aquí, de la I.C en su conjunto, el problema de la continuidad con la política anterior. La crítica de los revisionistas y trotskistas también se tiende a enfatizar el carácter de la vuelta del VII Congreso, con respecto a la política, sectaria y ultra-definido, el Pleno Décimo (julio 1929).

De acuerdo con la interpretación revisionista del VII Congreso es un momento de ruptura radical con el pasado y el comienzo, aunque todavía “incierto”, una nueva política que en Italia (a través de las etapas del desarrollo de la unidad de acción con el Los socialistas y el amplio frente nacional de resistencia) con la colaboración – ahora se entiende en el sentido de “estratégica” – los “tres grandes corrientes, socialista, comunista y católica, representada por sus partidos”, sería legítimamente cambiado en la política actual el “compromiso histórico”.

El mismo enfoque, pero revocó la sentencia, seguido por la crítica trotskista de moho, según la cual, no habiendo una continuidad ininterrumpida entre la actual política del PCI y el VII Congreso de la I.C, las raíces del revisionismo se ahogaría en el tiempo y opciones de los frentes populares.

Dado que estas interpretaciones puede ser criticado solamente desde el conocimiento histórico real, vamos a tratar de trazar el contorno de la evolución de la política de frente único y su transformación en la política del Frente Popular.

Origen de la táctica del Frente UnidoLa guerra imperialista y la Revolución Rusa de 1917 había abierto una crisis revolucionaria en Europa en el tamaño y la profundidad hasta ahora desconocida.El aparato de producción e intercambio del capitalismo europeo fue destruido por la guerra llegó, la crisis afectó a los vencedores y de los países derrotados, las masas dieron gran comienzo para luchar no sólo económica, sino política propiamente revolucionarios. En Alemania, la revolución que había derribado a la monarquía aparecía sólo como el prólogo de la revolución proletaria. En Baviera y Hungría formaron repúblicas soviéticas.

En Italia, la ola revolucionaria que ocupa todo el período 1919-1920, con la gran lucha contra el aumento del costo de vida y empleo en las fábricas.En esta situación, la Revolución de Octubre apareció como el prólogo de la revolución proletaria europea. Lenin en enero de 1919 tomó la iniciativa de convocar el congreso fundacional de la nueva Internacional revolucionaria, tras el fracaso histórico de la Social Democrática Internacional.El recurso fue firmado sólo por el Partido Bolchevique, los polacos comunista, los húngaros, alemanes, austríacos, letones, finlandeses, los Balcanes.

El período histórico se definió como la que a través de “la decadencia y el colapso del sistema mundial capitalista en su conjunto” y “el colapso de la civilización europea en general” de no haber sido destruido el capitalismo con sus contradicciones insolubles.
El objetivo del proletariado era así que en ese punto directamente a la toma del poder, en la forma adecuada de la experiencia bolchevique, de acuerdo a los principios ya establecidos por Marx en su obra sobre la Comuna de París: la destrucción del aparato del Estado burgués, el ejército burocracia permanente y el sistema parlamentario, su sustitución por un aparato general del proletariado, de los Consejos de Estado, habida cuenta de la encarnación histórica de la dictadura del proletariado.
La Internacional Comunista fue fundada como una organización para el combate, para dirigir toda la acción de los distintos departamentos del proletariado europeo y mundial, a la conquista del poder. Los socialdemócratas, que durante la guerra se desplegó en varios países a seguir su propia burguesía, lo que llevó a millones de trabajadores a la masacre entre sí, se había convertido en el fin del conflicto amenaza el representante político de la revolución capitalista de las masas en todo el asalto.
Hacia una democracia social, durante el bienio 1919-1920, la táctica será el historiador de la checoslovaca Hajek llama “ataque implacable”.
No hay que olvidar que la revolución en Rusia se había visto confrontado el proletariado, en la final, sólo con los dirigentes mencheviques socialdemócratas que, la última defensa débil del orden capitalista, constituyen el gobierno de la burguesía en esa situación.
Además, la socialdemocracia europea siguió prestando apoyo a la derecha de los mencheviques y los socialistas, incluso cuando fueron a la lucha armada contra el poder soviético. La política establecida en el Congreso de la Internacional Comunista se decía:
“… En cuanto a lo social, que en todas partes en los momentos críticos se oponen a la revolución proletaria con las armas en la mano, sólo se puede luchar sin tregua.

“Contra el” centro “de las tácticas de los elementos revolucionarios del desprendimiento y la crítica despiadada y desenmascaramiento de los líderes. En una determinada fase de desarrollo, será absolutamente necesaria para romper los elementos organizativos del centro. »

El proceso de desintegración de la democracia social ha dado lugar a la diferenciación en sus filas, un derecho que, en su conferencia en Berna, había revivido la Segunda Internacional, y un centro que se agrupan junto con los líderes oportunistas de edad al igual que Kautsky, una banda fuerte revolucionario, que presionó para la entrada en la I.C. El centro estaba destinado, por tanto, dividir, y la táctica funcionó IC fuertemente en esta dirección, por ejemplo mediante el establecimiento de los 21 puntos que la adhesión regulado, en el temor justificado de ser “invadidos” por dudar y los grupos de indecisos que no tenían realmente roto con la ideología de la Segunda Internacional, y para evitar que la nueva internacional podría convertirse en una federación de diversos partidos y facciones.
La experiencia de Hungría, donde los socialdemócratas que se habían unido a los comunistas en el mismo partido tenía con su indecisión y su sabotaje contribuyó a la derrota y el colapso del poder soviético, confirmó la consistencia de este peligro.
Fue en el período posterior al Segundo Congreso Mundial, que vio la culminación del movimiento revolucionario en Europa, que maduró en la conciencia de la I.C de la necesidad de una nueva táctica.

Así es como Mathias Rakosi describe el proceso que llevaría a este cambio de política:

“El Tercer Congreso de la IC, que se reunió en junio de 1921, se enfrenta a nuevas tareas. Ellos fueron causadas en parte por el hecho de que la I.C ya están incluidos más de cincuenta secciones, incluyendo los partidos de masas de los países importantes de Europa, lo que dio lugar a problemas de táctica y organización, pero eran principalmente del hecho de que el desarrollo de la revolución y el colapso del capitalismo sufrió una desaceleración que no se había previsto en el momento del I Congreso y II. Después del colapso de las potencias centrales, la ola revolucionaria era monstruosamente fuerte y tuvimos la impresión de que la revolución proletaria habría inmediatamente después de la revolución burguesa. En Hungría y en Baviera, el proletariado fue capaz de tomar el poder, e incluso después de la derrota de las repúblicas soviéticas de Hungría y Baviera, con la esperanza de una rápida victoria de la clase obrera no fue disminuido. Recordamos los días en que el Ejército Rojo se encontraba en frente de Varsovia y todo el proletariado se precia de prepararse para nuevas batallas. Pero la burguesía fue más capaz de resistir a lo que él había creído. Su fuerza era sobre todo en el hecho de que lo social-, y durante la guerra eran tan ‘heroica’ luchó contra el proletariado, incluso después de la guerra demostró ser el mejor soporte del capitalismo se tambalea. En todos los países donde la burguesía ya no podía mantener el control de la situación, le dio el poder a los socialdemócratas. Fueron los gobiernos socialdemócratas de Noske y Ebert de Alemania, Renner y Otto Bauer en Austria, Checoslovaquia Tusar, Garami de Böhm y en Hungría, después de haber gobernado los asuntos de la burguesía durante el período revolucionario y se ahogó en la sangre de los intentos de liberación del proletariado.
“La aparente prosperidad que siguió a la guerra inmediatamente, lo que permite a los capitalistas a emplear a los soldados desmovilizados, también constituye un obstáculo para la revolución. La burguesía fue capaz de calmar a los trabajadores sin empleo, proporcionándoles subsidios. A todo esto se añadió un fenómeno importante a nivel psicológico, es decir, la fatiga de la mayoría de la clase obrera que llegó con dificultad de los sufrimientos y privaciones sufridas durante los cuatro años de guerra imperialista. Por último, los partidos comunistas, que se cernían a la tarea de dirigir y coordinar la lucha del proletariado, estaban todavía en formación, demasiado débil, y, a menudo expuesta métodos incorrectos de lucha. Todas estas circunstancias permitieron a la burguesía para reunir poco a poco sus fuerzas, para recuperar la confianza y recuperar algunas de las posiciones perdidas. Cuando ya no los necesitan, la burguesía llevó a los socialistas del gobierno en todos los países en los que formaban parte de ella, y los capitalistas tomaron posesión de sus manos en la conducción de sus asuntos. Crearon organizaciones ilegales, armando a la parte consciente de la clase media y se lanzó al ataque contra la clase obrera. Mientras tanto, la situación económica había sufrido también cambios profundos. En el primer período de la crisis de veinte años se perfila en Japón y Estados Unidos, una crisis que se había extendido gradualmente a todas las naciones industriales. El consumo disminuyó rápidamente, la producción cayó de nuevo. Las luchas defensivas de los trabajadores tomaron grandes, pero terminó en derrota, lo que fortaleció la posición de la burguesía.
“Tal era la situación cuando se abrió el III Congreso de la I.C. El primer Congreso examinó el estado de la economía mundial y luego se dirigió a la cuestión de las tácticas que eran necesarias en la nueva situación. La clase media se fortalece, así como sus siervos, a los socialdemócratas. La era de las fáciles victorias logradas por la industria, en los años inmediatamente posteriores a la guerra, había pasado. Esperando nuevas luchas revolucionarias, hemos tenido que reconstruir y fortalecer nuestras organizaciones y socavar la posición de los reformadores con un trabajo constante dentro de las organizaciones de los trabajadores.
“La ocupación de las fábricas en Italia, la huelga de diciembre, en Checoslovaquia, el levantamiento de marzo en Alemania, mostró que los partidos comunistas, aunque es evidente que la lucha por los intereses de todo el proletariado, no se hacen para ganar contra las fuerzas se unió a la burguesía y de la democracia social, no sólo porque no gozan de la simpatía de las masas, sino también porque estas masas no se canaliza directamente a sus organizaciones, después de que se había logrado apoderarse de ellas de diferentes organizaciones. Por eso, el Congreso puso en marcha “Ir a las masas la consigna. En Europa occidental, los partidos comunistas tenían que hacer todo lo posible para obligar a sus sindicatos y partidos políticos que apoyaban a la clase obrera a una acción común en favor de los intereses inmediatos de la clase, la clase en sí mientras se prepara para la posibilidad de una traición de los partidos no comunistas. “(M. Rakosi en el Congreso de la Internacional Comunista, Samona y Savelli, Roma 1970).
En la época del Tercer Congreso, por lo tanto, en la actual crisis económica, el proletariado, la burguesía sometida al ataque, afectados por el desempleo y un deterioro general de las condiciones de vida, se sintió la necesidad de recuperar su lucha por el poder mismo.
Las divisiones de los partidos socialdemócratas, en el período 1919-1920, fueron necesarios para organizar la vanguardia del proletariado, en la víspera de la lucha por el poder.

Ahora su revolución lenta en Europa, la ofensiva capitalista y la tendencia espontánea a la unidad del proletariado, que es posible y necesaria una nueva táctica, capaz de arrastrar en el suelo que resulta en la mayor parte de la lucha revolucionaria del proletariado.
En enero del ’21, Paul Levi y Karl Radek enviado en nombre del KPD una “carta abierta” a los sindicatos, el SPD y también all’USPD y el KAPD, pagándoles un llamado a organizar un frente único de lucha por la defensa de las condiciones elementales de la vida de las masas, para la disolución de las organizaciones militares ilegales de la burguesía y el establecimiento de proletarios organizaciones de autodefensa. La “Carta Abierta” se reunió a la oposición de Zinoviev y Bujarin. Por el contrario, fue respaldada por Lenin, que estaba entonces en el Segundo Congreso para definir “un modelo de movimiento político”.Una fuerte oposición a las nuevas tácticas también existía en el KPD, Clara Zetkin y Paul Levi renunció al hecho de que el Comité Central del Partido.

Poco después de su renuncia, bajo la presión de la representante del Ejecutivo de la I.C, Bela Kun, el KPD, a raíz de la ocupación militar de la zona de Halle, en Sajonia-Merzeburg, lanzo una huelga insurreccional.

Los comunistas, sin embargo, permanecen aislados y, a finales de marzo, había puesto fin a la acción.

L ‘”Acción de Marzo” fue para dar lugar a una violenta controversia entre el ala izquierda del partido y Paul Levi, Clara Zetkin y Karl Radek, quien acusó al Ejecutivo de la I.C y el golpismo Central de Alemania.

La izquierda apoyó la llamada “teoría de la ofensiva”, según la cual la parte más avanzada de la clase obrera, aunque una minoría, tenía que ir la acción revolucionaria directa, y se arrastra detrás de él para que el resto del proletariado, incluso pasiva .
En esta forma la “teoría de la ofensiva” se oponía a la política inaugurada por la “Carta Abierta”, y fue respaldado por varias secciones de la Internacional, incluida la italiana, que, con Terracini, argumentó que, para la lucha revolucionaria, no era necesario para ganar la mayoría de la clase obrera. Lenin se recuperó fuertemente en contra de estas posiciones, argumentando la necesidad de que los partidos comunistas para tomar posesión de una gestión eficaz de la mayoría de la clase obrera, y no hay medidas para reducir su propia “lucha contra el centrismo”.

En resumen, el Tercer Congreso, Lenin continuó la lucha en contra de la tendencia de extrema izquierda que ya se inició en abril ’20 con el extremismo. Recordamos que fue escrito por Lenin en un momento en que el movimiento revolucionario en Europa estaba en pleno auge: es más importante recordar que Lenin, incluso en circunstancias tan favorables, no se olvide la necesidad de llevar a cabo una lucha no sólo contra la democracia social, sino también en contra de la tendencia extremista, la “enfermedad infantil”, que amenazaba con socavar el movimiento comunista.

Todo el libro de Lenin es precisamente una crítica de la abstracción revolucionaria, incapaz de comprender la necesidad de ganar a las masas a la revolución, incapaz de apreciar el desarrollo tortuoso de la lucha revolucionaria y la necesidad de agilidad táctica, capaz de seguir las idas y venidas y en zig-zag de movimiento real.

Ganar a las masas, la ampliación del ámbito de la revolución, que todas las contradicciones entre el enemigo y las vacilaciones de las formaciones pequeño-burgueses aquí las tácticas de los bolcheviques.

Lenin recordó todos los compromisos y alianzas celebrados por la democracia revolucionaria rusa, comenzando por los “marxistas legales” en el período 1901-1902.

“Los bolcheviques siempre han seguido esa política. Desde 1905 en adelante, han abogado por la alianza de la clase obrera y el campesinado contra la burguesía liberal y el zarismo, sin renunciar, sin embargo, para apoyar a la burguesía contra el zarismo […] y no hay fin a la lucha ideológica y política sobre sin concesiones contra el partido de los campesinos pequeño-burgués revolucionario, los “socialistas revolucionarios”, smascherandoli como demócratas pequeñoburgueses, que fueron contados entre los socialistas falsamente. En 1907 los bolcheviques llegó a la conclusión, por un corto tiempo, un bloque político formal con la “revolución socialista” para las elecciones a la Duma. Con los mencheviques, en el período 1903-1912, que se unieron formalmente por algunos años en un único partido socialdemócrata, nunca dejar la lucha política e ideológica en contra de ellos, como los vehículos de la influencia burguesa en el proletariado y como oportunistas. Durante la guerra que concluyó en una especie de compromiso con el ‘kautskyani’, con los mencheviques de izquierda (Mártov) y parte de los “socialistas revolucionarios” (Cerno, Nathanson) sentado junto a ellos en Zimmerwald y Kienthal y publicar carteles comunes, pero sin interrumpir o debilitar la lucha ideológica y política contra el ‘kautskyani’. […] Al mismo tiempo, como la Revolución de Octubre llevó a la pequeña burguesía campesina un bloque político no es formal, pero muy importante (y fruttuosissimo) aceptó en su totalidad, sin ningún tipo de cambio, el programa agrario socialista-revolucionario, que es, sin duda, accedemmo un compromiso para demostrar a los agricultores que no quieren imponer sobre ellos nuestro derecho de nacimiento, pero quería ser claro con ellos. Al mismo tiempo, nos propusimos (y poco después se hizo) un bloque político formal – que contó con la participación en el gobierno – con los “socialistas-revolucionarios” de la izquierda, que, después de acabar con nosotros la paz de Brest, denunció este bloque; y más tarde, en julio de 1918, se le ocurrió la insurrección armada en contra de nosotros, y finalmente a la lucha armada en contra de nosotros. “(Lenin, ala izquierda, enfermedad infantil del comunismo).
Las alianzas tácticas y conducta política depende del desarrollo de concreto extraído de vez en cuando, la lucha de clases, por el desarrollo general de la realidad, para la comprensión de que es necesario entender la evolución de las relaciones, no sólo entre el proletariado y la burguesía, pero entre todas las clases, no sólo dentro del contexto nacional, pero el contexto internacional.
Si bien es cierto que la vida es siempre infinitamente más rico resulta previsiones y fórmulas, más requiere de un esfuerzo continuo para adaptar la política a las realidades y complejas en su continuo devenir.

En el Tercer Congreso se planteó la objeción de que esa táctica era demasiado difícil para los partidos, incluso sin experiencia, que estaría en peligro de caer en el oportunismo.

Hay que tener en cuenta un paso más del extremismo, en el que Lenin dijo:

“Y si yo levanto la objeción:. Esta táctica es muy” inteligente “, las masas no entienden, se romperá y dispersar nuestras fuerzas, nos impiden concentrarse en la revolución soviética, etc, voy a responder a estas contradictorias” izquierda ” No se derramó en sus masas doctrinarios! En Rusia, las masas son sin duda menos educados que en Inglaterra. Y sin embargo, las masas entender los bolcheviques, y los bolcheviques en vísperas de la Revolución Soviética, en septiembre de 1917, prepararon listas de sus candidatos para el parlamento burgués (Asamblea Constituyente) y el día después de la Revolución Soviética, en noviembre de 1917, tienen las elecciones para la Asamblea Constituyente, que luego se perderían 05 de enero 1918, ésta era también no ayuda sino un obstáculo para los bolcheviques. » Las propuestas de los partidos comunistas para crear un frente unido para luchar contra la oposición se reunió con casi general de los socialdemócratas, en particular, el SPD y los sindicatos en Alemania, donde, sin embargo, con el apoyo del KPD, más el resultado de sus propios creadores, tendiendo a nivel de la Unión defender la vida del proletariado y los capitalistas a pagar por la crisis económica.La tesis sobre “los trabajadores” frente unido “de la Comisión Ejecutiva afirmó que los partidos comunistas de la empresa en participación, manteniendo intacta la autonomía ideológica y política, deben trabajar hacia la realización del frente único, sobre la base de la fuerte tendencia hacia la unidad que existe entre el masas.

A principios de 1922 se celebró en Berlín, a propuesta de la Organización Internacional de centro, dijo: “Dos y medio”, una conferencia de las tres Internacionales, durante los cuales los comunistas hicieron grandes concesiones sólo para llegar a una solución y un compromiso común de luchar. Pero luego de la Segunda Internacional traicionó a los compromisos ya asumidos, lo que confirma su voluntad de dividir a las masas, una división que, frente a la ofensiva capitalista, se rompió la capacidad de resistencia.
El IV Congreso de la I.C, en noviembre de 1922, frente a un empeoramiento general de la crisis económica y la ofensiva capitalista, en un giro a la derecha de los gobiernos burgueses y la socialdemocracia, y finalmente la victoria del fascismo en Italia.
La intensificación de los antagonismos de clase operados en el sentido de un desplazamiento a la izquierda de las masas, expresada en su aceptación del Frente Unido, y luego se enfrentaron con la política y el apoyo a los separatistas de los líderes socialdemócratas de la burguesía.

El fascismo, a pesar de ser un fenómeno relativamente nuevo, ya se había identificado como una forma específica de la reacción burguesa que tiende a tomar la época de desintegración general del capitalismo.

A diferencia de los historiadores revisionistas, la   no se subestima en absoluto el fascismo en el oriente, pasando por los iniciadores, que luego son presentados. Se mostró en su capacidad de arrastrar la pequeña burguesía y de organizar sus propios fines de la novedad de que el fascismo se comparó con las formas tradicionales de la reacción burguesa, y con razón reclama el último de su importancia histórica y el recurso desesperado de la burguesía imperialista.

El marco general en el que scolgeva el IV Congreso tenía tantos elementos novedosos, que se cree que están en la presencia de un período de transición, con un montón de nuevos problemas tácticos.

La vanguardia revolucionaria, organizada en los partidos comunistas, estaba empezando a cosechar los frutos de su trabajo, y bien podría desarrollar el proceso de radicalización de las masas por el Frente Unido.

Tesis sobre la frente de la unidad proletaria, refiriéndose de nuevo a la experiencia rusa, dio la táctica del Frente Unido de una

justificación política más profunda e histórica:

“El Comité Ejecutivo de la JV considera útil para recordar a todos los partidos hermanos las experiencias de los bolcheviques rusos, cuyo partido es el único que, hasta ahora, que se las arregló para derrotar a la burguesía y tomar el poder. Durante los quince años entre el nacimiento del bolchevismo y su victoria (1903-1917), nunca ha dejado de luchar contra el reformismo y el menchevismo, que es lo mismo. Durante este período, los bolcheviques, sin embargo, en varias ocasiones, entró en acuerdos con los mencheviques. La división formal tuvo lugar en la primavera de 1905. Pero bajo la influencia irresistible de un movimiento sindical de base amplia, los bolcheviques, en el mismo año, formaron un frente común con los mencheviques. La división formal de segundo tuvo lugar en enero de 1912. Sin embargo, desde 1905 hasta 1912 la división había estado alternando con los sindicatos y con los acuerdos de carácter temporal (en 1906, 1907 y 1910). Los sindicatos y los acuerdos no sólo se produce después de las vicisitudes de la lucha entre fracciones, pero sobre todo bajo la presión de grandes masas de trabajadores la vida política destatesi y quería ver de primera mano si las propuestas del menchevismo en verdad renunciar a la revolución. Poco antes de la guerra imperialista, el nuevo movimiento revolucionario que siguió a la huelga de Lena se genera entre las masas proletarias un anhelo de gran alcance para la unidad que los líderes del menchevismo se esforzaron por aplicar su propio beneficio, al igual que los dirigentes de la Internacional Socialista y los de “Internacional de Amsterdam. En el momento en que los bolcheviques rechazaron el frente unido. Cualquier cosa, para contrarrestar la diplomacia de los dirigentes mencheviques, adoptaron la consigna de “unidad de la base”, es decir, unidades de las masas trabajadoras en la acción práctica revolucionaria contra la burguesía.”La experiencia demostró que sólo uno tenía la táctica adecuada. Cambio en diferentes momentos y lugares, esta táctica hacia el comunismo ganó la gran mayoría de los mejores elementos mencheviques proletarias. »

Los Trabajadores del Estado

El IV Congreso de la JV desarrolló el concepto del Frente Unido enfrenta al problema de consignas generales que corresponden a la misma, que fueron capaces de dar un objetivo de la amplia movilización política de las masas.La consigna de los trabajadores del gobierno, fue, desde este punto de vista, “la consecuencia inevitable de toda la táctica del frente único.” La consigna de los trabajadores del gobierno tenía como meta romper el acuerdo y la coalición de gobierno entre la burguesía y la socialdemocracia. Discutieron sobre la tesis: “Los partidos de la II Internacional busca, en estos países, la predicación para salvar la situación y la creación de una coalición de burgueses y socialdemócratas. Los intentos más recientes realizados por los partidos de la Segunda Internacional (por ejemplo, Alemania), mientras que se niega a participar abiertamente en estos gobiernos de coalición y para ponerlas en práctica en forma encubierta, son sólo un engaño refinado en contra de las masas trabajadoras. La coalición, abierta o encubierta, entre la democracia burguesa y social, los comunistas se opusieron a la frente único de todas las partes de los trabajadores contra el poder de la burguesía, por su derrocamiento. »

El empleado del gobierno como una consigna corresponde a la necesidad de poner en marcha y coordinar las fuerzas del proletariado, especialmente en los países donde la crisis exige una solución política inmediata, que tampoco podría ser incluso la dictadura del proletariado.

El empleado del gobierno no fue concebido como una solución histórica intermedia entre la dictadura del proletariado y la dictadura de la burguesía, sino como un momento que puede echar abajo el proceso de descomposición del Estado burgués, un proceso que necesita ser determinada y dominada por la intervención activa del Partido Comunista, por el cual el trabajador del gobierno se convirtió en un campo de batalla, una trinchera de la revolución hacia adelante, una base favorable para la conquista del poder.
“El programa más básico de un empleado del gobierno debe consistir en el armamento del proletariado, el desarme de los burgueses, las organizaciones contrarrevolucionarias, al establecer el control sobre la producción, en la reducción de los ricos para determinar el peso de los impuestos y debilitar la resistencia de la burguesía contrarrevolucionaria .

“Un gobierno de este tipo sólo es posible si se deriva de la misma lucha de las masas, si se basa en organismos adaptados a la lucha y los trabajadores creados por los ámbitos más amplios de las masas oprimidas. Un empleado del gobierno, como resultado de una combinación parlamentaria, también puede proporcionar una oportunidad para revivir el movimiento revolucionario. Pero no hace falta decir que el nacimiento de un gobierno obrero genuino y el mantenimiento de una lucha política revolucionaria necesariamente conducirá a más feroz y, posiblemente, la guerra civil contra la burguesía. »

El empleado del gobierno no fue de manera pacífica frente a la revolución, pero sólo un resultado posible de la lucha común de todos los trabajadores contra la burguesía, una medida que ha sido necesario en algún momento durante la pelea.
Los trabajadores del gobierno podría abrir el camino para la revolución proletaria, pero no era en absoluto el camino de acceso o la parada obligatoria. Tenemos la intención de vivir de nuevo en el Gobierno y los trabajadores en la línea del cuarto Congreso, ya que constituye una experiencia vital, que el VII Congreso que estará de regreso en abundancia.

Una política puede ser objeto, en su realización práctica, las diferentes interpretaciones.

La línea del Frente Unido fue particularmente sujetas a los riesgos de desviaciones hacia la derecha, señaló que la IC por adelantado:
“Para protegerse de estos peligros, los partidos comunistas no debemos perder de vista el hecho de que si cada gobierno burgués es a la vez un gobierno capitalista, no es menos cierto que todos los trabajadores del gobierno debe ser un gobierno proletario, que es una herramienta revolucionaria del poder del proletariado. La Internacional Comunista debe proporcionar las siguientes variantes posibles: 1) los gobiernos liberales …, 2) un gobierno RSDL …, 3) un gobierno de obreros y campesinos …, 4) de los trabajadores A los trabajadores del gobierno con la participación de los comunistas, 5) un gobierno de trabajadores reales del proletariado “, en su forma más pura, no puede ser personificada por el Partido Comunista. Los primeros dos tipos de trabajadores del gobierno no son los gobiernos, sino los gobiernos obreros revolucionarios, disfrazado, la coalición entre los trabajadores de los líderes burgueses y contrarrevolucionarios. Estos ‘de los trabajadores del gobierno son tolerados por la burguesía en los momentos críticos, cuando se debilita, y sirven para engañar al proletariado sobre el verdadero carácter de clase del Estado, o incluso para desviar el ataque del proletariado, con la ayuda de los trabajadores que llevan corromper. Los comunistas no tienen que participar en esos gobiernos. Por el contrario, debe desenmascarar la faz de descanso para las masas el verdadero carácter de estos falsos “los trabajadores de los gobiernos … Los comunistas están dispuestos a marchar con los trabajadores sociales, los cristianos, que no sea Parte, los sindicalistas, que aún no han comprendido la necesidad de la dictadura del proletariado. Los comunistas también están dispuestos, bajo ciertas condiciones y con ciertas garantías, para apoyar a un gobierno obrero no es comunista. Sin embargo, los comunistas deben a toda costa para explicar la clase obrera, que su liberación no pueden ser asegurados por la dictadura del proletariado. Los otros dos tipos de gobierno de los trabajadores que todavía no puede unirse a la dictadura comunista del proletariado todavía no son una forma necesaria de transición hacia la dictadura, pero puede ser un punto de partida para la conquista de la dictadura. “(IV Congreso de la I.C, la táctica de resolución).

Ejecutivo en junio de ’23 la consigna del gobierno operalo recibió la mayor actualización de los trabajadores del gobierno y los campesinos, por lo que mejor correspondía a la realidad de los países europeos en los que los agricultores todavía constituyen la mayoría o por lo menos una parte esencial de la población.Por otra parte, la idea de que el VII Congreso era llevar a su conclusión lógica, el trabajador Frente Unido fue mencionado como una referencia política para capas no proletarias de la pequeña burguesía, que sólo en alianza con el proletariado podía encontrar una manera de resolver sus problemas.Desde el cuarto hasta el quinto congreso del Partido Comunista

Desde el cuarto hasta el quinto congreso de junio y julio de 1924, la situación del mundo tenía que saber una cierta evolución, “tipo de trabajadores de los gobiernos clasificado que nacieron en Inglaterra y Francia, donde había llegado al gobierno laborista de MacDonald y radicai bloqueo -socialista. Él estaba asistiendo a un cambio general hacia la derecha de la socialdemocracia, la desaparición de corrientes centristas (la Internacional 2 1/2 se ha introducido en la Internacional Socialista), una violenta oposición al comunismo.
Además del V Congreso iban a ejercer una influencia decisiva en los hechos de octubre, el alemán, la situación de grave crisis puesto en marcha por la ocupación francesa del Ruhr y el desarrollo del movimiento fascista, el KPD se encontró frente a una fuerte radicalización de los masas.Los comunistas alemanes habían perseguido con vigor la política de frente único, incluido el establecimiento de los siglos proletarias cuerpos de autodefensa abiertos a los trabajadores sociales.

Sin embargo, la interpretación del IV Congreso de la política determinada por Brandler y Thalheimer, quien dirigió a los trabajadores del partido sobreestimado el papel del gobierno y debilita la posición de liderazgo dentro del comunista Partido del Frente Unido.
En Sajonia y Turingia, donde prevalece la izquierda socialdemócrata, los comunistas se convirtieron en parte del gobierno, que anteriormente apoyó, por la mejor posición para el armamento del proletariado.

Pero cuando el gobierno central, en el que estaba el líder social demócrata Ebert, ordenó la disolución de los siglos proletaria y obligados a ocupar la región, los comunistas, socialdemócratas abandonadas por las organizaciones locales, se encontraban preparados para luchar, y el intento de insurrección fue aplastada.

El fracaso alemán fue contado desde el lado izquierdo del KPD (Rush Fischer, Maslow, Thalmann) La política all’irresolutezza de la Central del Partido, su oportunismo, materializado principalmente en el hecho de que se apunta al éxito de la insurrección principalmente en la alianza con los socialdemócratas. El concepto de los trabajadores del gobierno, trajo a su primer
(… Continuación …..)

Annunci

Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
Questa voce è stata pubblicata in documentazione storica, movimento comunista internazionale. Contrassegna il permalink.