Kalinin – Sulla educazione comunista- La educación comunista

Kalinin – Sulla educazione comunista

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Rivoluzionario e uomo di stato russo. Nato a Verkhnyaya Troitsa, figlio di contadini poveri, cominciò a lavorare quattordicenne, come bracciante agricolo e quindi come operaio delle officine Putilov a Pietroburgo. Nel 1898 si iscrisse al Partito operaio social-democratico russo, dove si segnalò per la sua attività, così da partecipare ai Congressi di Stoccolma e Praga. Fu membro della frazione bolscevica alla Duma, e nel 1916 fu arrestato per la XIV volta. Dopo la rivoluzione d’Ottobre, alla cui preparazione aveva appassionatamente partecipato fu eletto sindaco di Pietrogrado. Nel 1919 dopo la morte di Sverdlov, Kalinin ricoprì importanti cariche. Dal 1919 al 1946 fu Presidente del Presidium del Soviet Supremo, cioè capo dello Stato dell’Unione Sovietica. Ebbe grandissima popolarità per il suo contatto con il popolo, la comprensione del problema delle nazionalità, dell’educazione e la sua cura nel valorizzare i Soviet.

Fu insignito di alte onorificenze, fra cui l’Ordine di Lenin, ed è uno dei fondatori dello Stato Sovietico.

Nel 1946 lasciò la carica di Presidente per ragioni dì salute e pochi mesi dopo morì. Scomparve il 3 giugno dello stesso anno e fu elogiato in un grande funerale di stato. La città di Königsberg (Prussia Orientale), che diede i natali a Kant e che oggi è un enclave della Russia sul Baltico, fu nominata Kaliningrad in suo onore.

(Rapporto ai quadri dell’organizzazione del Partito della città di Mosca).

(2 ottobre 1940)

Compagni,

esattamente vent’anni fa, il 2 ottobre 1920, Vladimir Ilic Lenin pronunciava al III Congresso della Unione della Gioventù Comunista russa un discorso dedicato all’educazione comunista. Rivolgendosi al Komsomol egli diceva ch’era poco probabile che la nostra generazione, educata nella società capitalistica sarebbe riuscita a creare una società comunista, e che questo compito sarebbe spettato alla gioventù.

Poco fa, quando voi applaudivate, mi son ricordato di queste parole e mi son ricordato anche che avendo di fronte a me i komsomol di allora, quegli uomini ai quali Lenin si rivolgeva allora e che ora son diventati adulti, in possesso dell’esperienza della vita e che prendono parte attiva all’edificazione socialista. E ho applaudito insieme con voi, ho applaudito a voi, che costruite il socialismo.

Da noi si dedica molta cura all’educazione comunista. Nulla di sorprendente quindi se la parola « educazione » si legge spesso nella nostra stampa.

Ma se si tenta di dare una formula più o meno precisa e sintetica all’educazione in generale si incontrano gravi difficoltà. Spesso si confonde l’educazione con l’istruzione. Certamente, l’educazione ha molte analogie con l’istruzione, tuttavia non è la stessa cosa. I pedagoghi che se ne intendono dicono che la nozione di educazione è più larga di quella d’istruzione. L’educazione ha le sue caratteristiche particolari.

Io definirei l’educazione un’azione determinata, meditata e sistematica, esercitata sulla psicologia dell’educando per inculcargli le qualità volute dall’educatore. Credo che una tale definizione (beninteso che io non voglio imporla a nessuno) comprende in generale tutto quanto noi intendiamo per educazione: inculcare una certa concezione del mondo, una determinata morale e alcune regole di vita sociale e, formare determinati tratti del carattere e della volontà, dare certi gusti e certe abitudini, per sviluppare certe qualità fisiche, ecc.

Il problema dell’educazione è uno dei più difficili che esistano. I migliori pedagoghi affermano che non si tratta solo di una scienza ma anche di un’arte. Essi pensano all’educazione scolastica che, forzatamente, è assai limitata. Ma c’è anche la scuola della vita, ove l’educazione si proietta incessantemente, e ove gli educatori sono la vita stessa, lo Stato, il Partito e gli educati sono milioni di uomini diversi per esperienze di vita e per esperienze politiche. Qui il problema diventa molto più complesso.

E’ su questo aspetto dell’educazione, sull’educazione delle masse, che io desidero soffermarmi in questo rapporto.

I.

Nell’ « Anti-Dùhring » (1) Engels ha scritto:

« … Coscientemente o incoscientemente, gli uomini fondano, in ultima analisi, le loro idee morali sulle condizioni materiali su cui poggia la situazione della loro classe sociale, sulle condizioni economiche nelle quali essi producono e scambiano i loro prodotti… La morale è sempre stata una morale di classe: o essa ha giustificato il dominio e gli interessi della classe dominante, o ha rappresentato, dal momento in cui la classe oppressa divenne abbastanza potente, la rivolta contro tale dominio e gli interessi futuri degli oppressi … ».

Quindi, in una società divisa in classi, non vi è mai stata, né può esservi, una educazione al di fuori o al di sopra delle classi.

Nella società borghese l’educazione è fatta di ipocrisia, risente degli interessi delle classi dominanti; presenta un carattere profondamente contradditorio che riflette gli antagonismi della società capitalista.

L’ideale dei capitalisti è di fare degli operai e dei contadini servi docili che sopportano senza lamentarsi il peso dello sfruttamento. Perciò essi non vorrebbero inculcare negli operai e nei contadini l’ardimento e il coraggio, non vorrebbero dare loro un’istruzione. Perché è più facile tenere in pugno uomini ignoranti e inebetiti. Ma con uomini di questo tipo è impossibile vincere una guerra di conquista e senza conoscere alcune nozioni fondamentali non è possibile far azionare una macchina. La concorrenza, nelle condizioni del progresso tecnico, la corsa agli armamenti, ecc. da una parte; la lotta che conducono operai e contadini per conquistarsi il diritto all’istruzione dall’altra, obbligano la borghesia a dare ai lavoratori almeno i principi elementari della conoscenza, e le guerre di rapina la costringono a insegnar loro la fermezza, il coraggio e altre qualità pericolose per la borghesia.

Nessun sistema di educazione borghese può sfuggire a queste contraddizioni.

Malgrado queste contraddizioni le quali, come ripeto, sono caratteristiche della società borghese, le classi dominanti lottano disperatamente per assicurarsi l’appoggio delle classi popolari e usano ogni mezzo, dalla repressione aperta fino alla frode più raffinata.

Nella società borghese il lavoratore è sottoposto, dalla nascita e fino alla morte, all’azione permanente delle idee, dei sentimenti, delle abitudini che sono vantaggiose per la classe dominante. Tale azione si esercita attraverso canali innumerevoli e talora assume forme quasi inafferrabili. La Chiesa, la scuola, l’arte, la stampa, il cinema, il teatro, altre organizzazioni, tutto è buono per inculcare nelle masse una concezione del mondo, una morale, delle abitudini borghesi.

Prendete il cinema. Ecco cosa scrive un regista borghese di film americani: « Molti film moderni sono una specie di narcotico destinato a gente così stanca che ha un solo desiderio: sedersi in una comoda poltrona e attendere una qualsiasi imbeccata ».

Questa è la vera natura della educazione borghese.

A questa educazione elaborata nel corso di parecchi secoli, tendente a consolidare le posizioni della classe dominante dei capitalisti, a riconciliare gli oppressi con la stessa loro situazione, il Partito comunista, avanguardia del proletariato, oppone i suoi principi educativi che hanno, in primo luogo, il compito di aiutare il rovesciamento della borghesia, il trionfo della dittatura del proletariato.

II.

L’educazione comunista si differenzia fondamentalmente dalla educazione borghese, non soltanto beninteso in rapporto ai compiti che ad essa sono assegnati ma anche per i suoi metodi. L’educazione comunista è legata indissolubilmente ai progressi della coscienza politica e della cultura generale, al miglioramento del livello intellettuale delle masse. A questo tendono tutti i partiti comunisti.

Anche se lo scopo finale di tutti i partiti comunisti è lo stesso, la classe operaia dell’Unione Sovietica, per il fatto di vivere in condizioni ben diverse da quelle dei paesi capitalisti, deve essere appunto una classe operaia di una situazione diversa. La classe operaia è nel nostro paese la forza dominante, dirigente sotto l’aspetto materiale e anche sotto l’aspetto spirituale.

Marx ed Engels hanno scritto:

« La classe che detiene i mezzi di produzione materiale dispone anche, per ciò stesso, dei mezzi di produzione spirituale… Gli individui che compongono la classe dominante hanno, tra l’altro, una coscienza; quindi essi pensano; nella misura in cui essi dominano in quanto classe e determinano tutta una epoca storica, è chiaro che essi lo fanno in tutti i settori; quindi essi dominano, tra l’altro, anche come esseri pensanti, come produttori di idee, regolano la produzione e la distribuzione delle idee del loro tempo; di conseguenza le loro idee sono le idee dominanti dell’epoca ».

Questo non si può dire per la classe operaia che non vive nell’Unione Sovietica.

L’educazione comunista, come noi la concepiamo, è sempre concreta. Nelle nostre condizioni essa deve essere subordinata ai compiti che si pongono di fronte al Partito e allo Stato sovietico. Il compito primo ed essenziale dell’educazione comunista è di suscitare il desiderio di aiutare al massimo grado la nostra lotta di classe.

Vedo che siete un poco sorpresi, che cercate di capire ciò che voglio dire: suscitare il desiderio di aiutare al massimo grado la lotta di classe nel nostro paese ove le classi sfruttatrici sono state annientate. Mi sembra tuttavia che siano superflue altre spiegazioni. Mi limiterò a ricordarvi la memorabile risposta che il compagno Stalin diede al giovane compagno Ivanov:

« …Ora — scriveva il compagno Stalin — siccome noi non viviamo in un isola ma ” in un sistema di Stati… dei quali una grande parte è ostile al paese del socialismo, e crea perciò un pericolo di intervento e di restaurazione, noi diciamo apertamente e onestamente che la vittoria del socialismo nel nostro paese non è ancora definitiva ».

Gli avvenimenti di quest’ultimo anno hanno confermato, con dei fatti concreti, le idee esposte in questa risposta del compagno Stalin.

La nostra lotta di classe riveste, è vero, forme diverse di quelle che si svolgono fuori dell’URSS. Essa si è elevata, per meglio dire, ad un grado superiore; i suoi risultati sono più effettivi. Ma è chiaro anche che essa è diventata molto più complessa.

Applicata alla classe operaia sovietica questa tesi di Marx e di Engels: « le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti » ci assegna un grande compito. Noi non possiamo limitarci a criticare il regime borghese. L’essenziale oggi è di lottare per delle realizzazioni pratiche in tutti i settori della politica, dell’economia, della cultura, della scienza, dell’arte, ecc. È chiaro che nel nostro paese anche l’educazione comunista deve seguire questa. strada.

III.

Quali sono i compiti che noi consideriamo oggi essenziali sul terreno dell’educazione comunista? Sono essi compiti fondamentalmente nuovi, rispetto a quelli di cui parlava Lenin vent’anni fa al III Congresso del Komsomol?

Certo la situazione dell’URSS, è molto mutata da allora. Però i problemi dell’educazione comunista posti da Lenin vent’anni fa sono sempre attuali.

E farebbero bene a ricordarsene un po’ più spesso coloro che si sforzano di tracciare astrattamente i contorni della società comunista. Essi amano « teorizzare », dissertare « filosoficamente » sui tratti propri dell’uomo del domani, associando il comunismo ad un avvenire felice ma vago, ed introducono tali astrazioni nell’educazione comunista. Questo, secondo me, significa fare delle rosee profezie non prospettare l’avvenire.

Compagni, uno degli elementi essenziali dell’educazione comunista — un elemento che è anche un arma potente nelle mani dei lavoratori sovietici nella lotta contro il capitalismo — è un’alta produttività del lavoro. Lenin ha detto:

«La produttività del lavoro è, in ultima analisi, ciò che vi è di più importante, di essenziale per la vittoria del nuovo ordine sociale. Il capitalismo ha creato una produttività del lavoro sconosciuta nel periodo feudale. Il capitalismo può essere definitivamente vinto, e lo sarà definitivamente, perché il socialismo crea una nuova produttività del lavoro molto più elevata. …Il comunismo implica una produttività del lavoro superiore a quella capitalista, da parte di operai coscienti, associati, che sfruttano le tecnica moderna ».

Ecco, compagni, a cosa bisogna pensare, ecco di che cosa bisogna parlare; ecco in quale senso bisogna sviluppare anzitutto l’educazione comunista: una lotta per un’alta produttività del lavoro.

Ma questo modo di porre il problema, questo orientamento pratico circa l’educazione comunista non potrebbe essere, sia detto fra noi, un frutto della mia fantasia? No, compagni.

Quando ho preparato il mio rapporto e ne ho tracciato il piano nella mia memoria, sono riandato alla fonte e in primo luogo alla nostra Costituzione ove, nell’art. 12, è detto:

« Il lavoro è nell’URSS dovere e oggetto d’onore per ogni cittadino atto al lavoro, secondo il principio « Chi non lavora non mangia ».

« Nell’URSS si attua il principio del socialismo: « Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo il suo lavoro ».

E voi sapete, compagni, che gli articoli della Costituzione non sono soltanto la consacrazione giuridica dei diritti e dei doveri dei cittadini ma anche un potente fattore di educazione.

Questo articolo della Costituzione parla in termini precisi della grandezza del lavoro. E ciò è naturale: il compagno Stalin ha sottolineato il fatto che da lunghi anni ormai sta compiendosi nel nostro paese una profonda rivoluzione circa il modo di concepire il lavoro. Grazie alla emulazione socialista « il lavoro in altri tempi considerato come una fatica inutile e disonorevole diventa un problema di dignità, una gloria, un problema di valore, di eroismo ».

E ciò ha trovato la sua espressione luminosa, staliniana, nella Costituzione.

Probabilmente qualcuno potrebbe dire: la grandezza del lavoro nel nostro paese è una cosa e una altra cosa è lottare per una superiore produttività del lavoro. No, compagni, questo non è vero. Affermare che il lavoro è grande significa anche dire che bisogna stimolare con tutti i mezzi la produttività del lavoro. Qui sta l’essenziale.

Per l’assolvimento di questo compito sono state prese dal Partito e dal governo sovietico alcune misure tanto importanti come la creazione del titolo di « Eroe del Lavoro socialista », l’istituzione dell’ordine della « Bandiera rossa del Lavoro », delle medaglie « per la gloria del Lavoro », « al merito del Lavoro ». Non è più raro che il governo sovietico e il Partito ricompensino coloro che si sono particolarmente distinti per il loro lavoro con « l’Ordine di Lenin », o della « Stella Rossa » o con « Il distintivo d’Onore ».

L’alto titolo di « Eroe del Lavoro socialista » è parificato a quello di « Eroe dell’Unione Sovietica ». Questo titolo, questi ordini e queste medaglie non sono attribuite per la cura messa nel lavoro né per il fatto che si è lavorato, ma precisamente perché si sono realizzati indici di rendimento più elevati, per successi eccezionali riportati nella lotta per una superiore produttività del lavoro.

Questo scopo persegue anche la risoluzione del Presidium del Soviet Supremo dell’Unione Sovietica del 26 giugno 1940.

Sembrerebbe a prima vista che vi sia completa opposizione tra le due cose: da una parte si decreta il titolo di « Eroe del Lavoro socialista » e altri, l’« Ordine di Lenin » e le diverse medaglie; dall’altra la risoluzione introduce l’elemento coercitivo per rafforzare la disciplina nel lavoro. Ma in realtà si tratta di due misure dello stesso ordine. 0 meglio esse tendono agli stessi risultati.

Stimolando e ricompensando i migliori rappresentanti del lavoro socialista e punendo i disorganizzatori della produzione il Partito e il governo sovietico indicano in quale direzione deve effettuarsi la educazione comunista dei lavoratori dell’URSS.

Compagni, tra voi sono rari coloro che hanno lavorato in officina prima della Rivoluzione. Costoro diventano di giorno in giorno sempre meno numerosi, Vi è quindi da supporre che voi non conosciate abbastanza bene quale era prima della Rivoluzione l’atteggiamento nei confronti del lavoro. Disgraziatamente tale atteggiamento continua ad esercitare una grande influenza.

Noi rivoluzionari non badavamo molto, allora, ai buoni operai specializzati, ai vecchi operai che avevano lavorato per quarant’anni in officina. Tuttavia si trattava di lavoratori qualificati, che conoscevano bene il loro mestiere; essi erano dei campioni nella disciplina nel lavoro e non si assentavano mai dalla fabbrica. Quando scoppiava uno sciopero bisognava talora semplicemente cacciarli dall’officina. Essi non avrebbero mai osato interrompere il lavoro di loro iniziativa, per tema di urtarsi con la Direzione. Noi non stimavamo molto simili operai, in quei tempi. Perché? Perché essi erano zelanti nell’interesse dei capitalisti.

Oggi in regime socialista è tutt’altra cosa. Oggi coloro che hanno lavorato quarant’anni all’officina, che sono dei modelli di disciplina nel lavoro, che conoscono bene il proprio mestiere e forniscono i più alti indici di rendimento, li eleviamo al di sopra degli altri, conferiamo loro medaglie e decorazioni, li festeggiamo, doniamo loro dei premi perché sono tra i migliori cittadini sovietici.

Qui vi è, tra l’altro, un sorprendente esempio di dialettica. Un tempo noi « negavamo » un simile atteggiamento nei confronti del lavoro. Oggi noi « neghiamo » quella « negazione ». Abbiamo così, come avete visto, una « negazione della negazione », l’affermazione di un atteggiamento socialista verso il lavoro.

Perché il nostro modo di considerare questi operai è mutato così radicalmente? Perché li consideriamo oggi i cittadini più utili e più preziosi dell’Unione Sovietica? Semplicemente perché essi sono all’avanguardia della nostra lotta di classe pervenuta ad uno stadio superiore di sviluppo. Perché la lotta di classe non è soltanto la lotta al fronte, con le armi in pugno. Attualmente la lotta di classe segue altre vie. E la lotta per una più alta produttività del lavoro è, in questo momento, uno dei principali settori della lotta di classe. Una volta, prima del regime sovietico se si lavorava bene si aiutava obiettivamente il capitalismo, si saldavano più strettamente le sue catene e quelle di tutta la classe operaia. Ma oggi, nella società socialista, chiunque lavori bene si allinea per questo stesso fatto a fianco del socialismo e con le sue realizzazioni non solo apre la strada al comunismo ma spezza le catene del proletariato mondiale; si tratta dunque di un combattimento attivo per la causa del comunismo.

Abbiamo migliorato di molto la produttività del lavoro nel nostro paese? Io non direi che registriamo grandi risultati in questo campo. In teoria si afferma che la produttività del lavoro socialista deve superare di molto la produttività del lavoro capitalista. Che cosa ne pensate compagno Scerbakov (2): è vero o no? (Scerbakov, molto giusto, molto giusto!; animazione nella sala). Ma nella pratica? Nella pratica noi non abbiamo ancora raggiunto il livello più elevato della produttività del lavoro in Europa, per non parlare dell’America. Bisogna quindi dedicarsi, in primo luogo, al miglioramento della produttività del lavoro. Un accresciuto rendimento nel lavoro ci permetterà di vedere meglio i contorni della futura società comunista.

Ma, compagni, una superiore produttività del lavoro, non riguarda solo la quantità ma anche la qualità di ciò che si produce. Certuni nel nostro paese sono inclini a considerare il comunismo come qualche cosa di astratto, non danno a questa nozione un contenuto concreto. Ma che cosa significa il comunismo? Esso significa: fornire il più possibile una produzione della migliore qualità. Intendo parlare di ciò che si produce non soltanto col lavoro fisico ma anche con quello intellettuale, di ciò che producono ingegneri, architetti, scrittori, maestri, medici, attori, pittori, musicisti, cantanti, ecc.

Diciamolo francamente: noi non siamo ancora soddisfatti della qualità e del numero dei nostri prodotti. È un fatto caratteristico che ognuno di noi si arrabbia quando gli capita fra le mani un prodotto di cattiva qualità. Ma noi stessi non ci curiamo neppure lontanamente della produzione che gli altri ricevono da noi. In breve: ognuno vuole che ci sia tutto in abbondanza e che tutto sia di buona qualità. Ma, ditemi, come realizzare ciò se ciascuno — chiunque esso sia — non si sforza di ottenere i migliori indici nel proprio particolare lavoro? Bisognerebbe, una volta per tutte capire bene questa vecchia verità: si raccoglie ciò che si semina.

Ancora: noi non risparmiamo le misure di incoraggiamento quando si tratta della qualità della produzione. Voi sapete che la risoluzione del Presidium del Soviet Supremo dell’URSS in data 10 luglio 1940 dice che « la produzione di articoli industriali di cattiva qualità o incompleti, e la produzione di articoli che non corrispondono agli « standard » obbligatori, costituisce un crimine contro lo Stato alla stessa maniera del sabotaggio ». I direttori, gli ingegneri capi e i capi servizio del controllo tecnico delle aziende industriali responsabili della produzione di articoli di cattiva qualità o incompleti, debbono essere deferiti all’Autorità giudiziaria e sono passibili di incarceramento da cinque a otto anni.

Inutile dire che questa risoluzione tocca certa gente in modo molto sensibile, punisce severamente chiunque ha consegnato una produzione di cattiva qualità. Ma d’altra parte essa fornisce ai capi di azienda un’arma potente per lottare contro l’influenza nefasta del loro ambiente. Perché, normalmente, qual’è il ragionamento di molti di essi? Essi si dicono: vale veramente la pena di fare degli scandali, di guastare i miei rapporti con le organizzazioni pubbliche, i compagni, ecc.? Un prodotto anche difettoso passerà in mezzo agli altri. Ed è ciò che avviene. Un simile atteggiamento ha, nel nostro paese, messo qualche radice nella produzione.

Queste radici bisogna scoprirle, annientarle. Bisogna farlo nell’interesse della società socialista e di ciascuno di noi in particolare. Delle due cose l’una: o noi costruiamo il comunismo o non facciamo che parlare del comunismo, e andare lentamente verso il comunismo, zoppicando, per così dire, stiracchiandoci e sbadigliando. Ma non dimenticate che si arrischia, in questo modo, di andare troppo per le lunghe per passare dal socialismo al comunismo.

Parlare di comunismo senza legarsi concretamente materialmente, a questioni tanto brucianti come quella della qualità della produzione significa parlare a vanvera.

Mi ricordo come se fosse ieri — forse sono passati una quarantina d’anni o forse trentanove, o trentotto, la mia età come vedete, si aggira sui quarant’anni, (risa) — nella clandestinità, nacque tra noi una discussione: un operaio rivoluzionario è tenuto a far bene ciò che fa, cioè a curarsi della qualità della produzione? Gli uni dicevano: noi non possiamo, organicamente, produrre con le nostre mani un pezzo di cattiva qualità; questo ci ripugna, ci umilia nella nostra dignità umana. Gli altri dicevano invece: non spetta a noi preoccuparci della qualità della produzione. Spetta ai capitalisti. E’ per essi che noi lavoriamo. In ogni modo essi ci obbligheranno a far bene. Ed è soltanto nella misura in cui i capitalisti ci obbligheranno, essi aggiungevano, che noi lavoreremo bene. Ma noi non dobbiamo mostrare troppo zelo e spirito di iniziativa.

Vedete dunque, compagni, che anche prima della Rivoluzione, in regime capitalista, una parte degli operai che lottavano contro i capitalisti consideravano che tutto ciò che si deve fare si deve fare bene; essi avrebbero provato disgusto, si sarebbero vergognati di se stessi agendo diversamente. Ma oggi, nel nostro paese, nella società socialista ove tutti lavoriamo per noi stessi e non per i capitalisti, davvero tutti provano disgusto e vergogna a produrre articoli dì cattiva qualità? Io non posso, disgraziatamente, affermarlo. Eppure come sarebbe meglio se si avesse più vergogna e più ripugnanza nel consegnare prodotti di cattiva qualità!

Per educazione comunista noi intendiamo anzitutto la necessità di inculcare ad ogni lavoratore il dovere di dar prova di un minimo di onestà nel suo lavoro. Dobbiamo insegnargli che se vuol essere davvero un bolscevico o, ancora più semplicemente, un cittadino sovietico cosciente, deve fare tutto ciò che è necessario fare con un minimo di onestà e di consegnare dei prodotti di qualità conveniente.

È chiaro dunque che la lotta per il comunismo è la lotta per una produttività del lavoro superiore sia nella quantità che nella qualità. Questo è il primo principio, il principio fondamentale di una educazione comunista dei lavoratori dell’URSS.

IV.

Compagni, l’articolo 131 della Costituzione sovietica dice:

« Ogni cittadino dell’URSS è tenuto a salvaguardare e a consolidare la proprietà sociale, socialista, base sacra e inviolabile del regime sovietico, fonte della ricchezza e della potenza della patria, fonte dell’agiatezza e della vita civile di tutti i lavoratori.

Coloro che attentano alla proprietà sociale, socialista, sono nemici del popolo ».

Salvaguardare e consolidare la proprietà sociale è un problema la cui importanza intrinseca è più grande di quanto non possa apparire a prima vista. Salvaguardare la proprietà sociale è una qualità comunista. Io credo che in tutta la storia dell’umanità non vi sia una società più economica di quella comunisti. Ciò è del tutto naturale, perché soltanto nella società comunista i produttori stessi dispongono di tutte le risorse e le distribuiscono. Credo che non vi sia bisogno di diffonderci oltre per comprovare che il produttore risparmia di più dello sfruttatore o di colui che si impadronisce dei beni altrui.

La storia non ha insegnato agli uomini a salvaguardare la proprietà sociale; e i dilapidatori di questa proprietà sono sempre stati sufficientemente numerosi. La concussione era un tratto caratteristico della vecchia amministrazione; e il Tesoro pubblico era per i funzionari una vera vacca da latte. Un simile regime, si capisce, provocava la noncuranza e la prodigalità, anche quando si trattava dei beni personali; il disprezzo della proprietà sociale era generale.

Ma questa dilapidazione del patrimonio pubblico, del lavoro umano, nel passato, non è paragonabile allo spreco del lavoro umano che noi osserviamo nella moderna società capitalista. Si può benissimo affermare che oggi milioni di giornate lavorative sono quotidianamente sprecate soltanto per distruggere i frutti del lavoro passato. Quanti doni preziosi della natura, che sono tuttavia così limitati, vengono in tal modo distrutti! Non foss’altro che per questi crimini contro l’umanità il capitalismo meriterebbe di essere annientato al più presto possibile.

Nella bilancia generale della produzione di Stato il risparmio rappresenta una parte del patrimonio nazionale. E questa parte deve aumentare di anno in anno, nella misura in cui si eleverà il nostro livello culturale.

Compagni, l’articolo 131 della Costituzione, fornisce un ricco materiale di educazione comunista. Esso è diretto contro la seguente concezione borghese: « La casa è mia, non voglio saper nulla di nulla, non lascerò entrare nessuno nel mio guscio ».E’ un dovere salvaguardare la proprietà sociale e porre gli interessi generali al di sopra degli interessi particolari, individuali, perché soltanto nella collettività, nella società socialista, la situazione di ciascuno è veramente garantita.

Lenin ha detto, alla fine del primo anno del potere sovietico: « Fai accuratamente e coscienziosamente i tuoi conti, non sprecare il denaro, non lasciarti prendere dalla pigrizia, non rubare, osserva nel lavoro la più stretta disciplina — sono esattamente queste le parole d’ordine giustamente derise dai proletari rivoluzionari quando era la borghesia a presentarle per camuffare il suo dominio di classe sfruttatrice, — sono le stesse parole d’ordine che divengono ora, dopo il rovesciamento della borghesia, le principali parole d’ordine del momento attuale ».

Quanto ai ladri, ai dilapidatori della proprietà sociale, e agli altri « custodi delle tradizioni del capitalismo », dobbiamo applicare nei loro confronti delle misure di coercizione. Precisamente a questo scopo, in particolare, furono prese e la decisione, da parte del Comitato esecutivo centrale e del Consiglio dei Commissari del popolo dell’URSS in data 7 agosto 1932 « Per la protezione dei beni delle aziende di Stato, dei colcos, e delle cooperative e per il consolidamento della proprietà sociale (socialista) » e la risoluzione del Presidium del Soviet supremo dell’URSS in data 10 giugno 1940 « Della responsabilità penale per i piccoli furti alla produzione e per cattiva condotta ».

È chiaro dunque, compagni, che è necessario anzitutto imparare a lavorare secondo le nostre capacità, imparare a salvaguardare il bene pubblico; e quando noi avremo prodotto sufficientemente e imparato ad economizzare i frutti del nostro lavoro, allora potremo dare a ciascuno secondo i suoi bisogni.

Questo è il secondo punto dell’educazione comunista.

V.

Un elemento necessario dell’educazione comunista è anche l’amore per la patria, per la patria socialista; il patriottismo sovietico.

La parola « patriota » è apparsa per la prima volta durante la Rivoluzione francese del 1789-1793. Allora i patrioti erano coloro che lottavano per la causa del popolo, che difendevano la Repubblica, contro i traditori e i vili del campo monarchico.

Ma in seguito la parola fu ripresa dai reazionari e le classi dirigenti la utilizzarono ai loro scopi egoistici. Ciò spiega il perché in Europa e ancor più nella Russia zarista, gli uomini più onesti, coloro che avevano a cuore i bisogni del popolo, hanno sempre diffidato della parola « patriottismo », perché vi scorgevano l’espressione di uno sciovinismo nazionale e di una presunzione ingiustificata delle classi dirigenti. Infine i satrapi dello zar innalzarono questa parola come una bandiera quando si diedero alla rapina contro i popoli annessi.

I Cento-Neri (3) si arrogarono il monopolio del «patriottismo »; essi manifestavano i loro « sentimenti patriottici » organizzando i progrom, trucidando gli operai, gli intellettuali e gli ebrei. In breve: questo « patriottismo » raggruppava allora ogni sorta di elementi loschi e di avventurieri appartenenti ai bassifondi della società.

Agli occhi del popolo la parola « patriottismo » venne profanata. Un uomo onesto non poteva dirsi « patriota »

E, naturalmente, i popoli incorporati nella Russia, oppressi, sfruttati, rapinati e umiliati ad ogni passo dai funzionari e dai colonizzatori, odiavano lo Stato russo.

Di contro al « patriottismo » dei cavalieri del pugnale e della frusta, si sviluppava con una rapidità sempre crescente il movimento progressivo diretto contro l’autocrazia.

In un primo tempo le forze progressive consolidarono la lotta contro la reazione nel campo della letteratura, della musica, della pittura, ovunque era possibile, almeno a mezzo di allusioni indirette, esprimere la propria riprovazione per quanto stava avvenendo in quel tempo.

Poco a poco gli strati democratici si unirono in questa lotta che andò assumendo un carattere sempre più radicale. Questo processo moltiplicò e raggruppò gli avversari dell’autocrazia, di quella che veniva chiamata la Russia ufficiale e creò, per il nostro grande popolo, un baluardo nazionale nella persona dei suoi rappresentanti migliori. Apparve in quel tempo tutta una schiera di scrittori, di critici e di pubblicisti geniali e forniti di talento che portarono in alto la nostra letteratura, la imposero all’attenzione del mondo. La musica, la pittura, la scienza russa contavano anch’esse brillanti rapsentanti, veri patrioti della nostra cultura nazionale.

Fieri del loro onore, della loro dignità umana, della loro reputazione sociale essi ripudiavano categoricamente il volgare « patriottismo » ufficiale. Essi si preoccupavano anzitutto di servire il loro popolo e dì risvegliare in esso il vero patriottismo. E a questo grande compito essi dedicavano tutti i loro sforzi, tutto il loro talento. I loro contemporanei e le generazioni che seguirono si sono formate alla loro scuola, si sono ispirate al loro esempio, e hanno raggiunto un’alta concezione del patriottismo. L’azione profondamente patriottica di questi uomini ha lasciato molte belle pagine appassionanti nella storia del popolo russo. Se essi non godevano di grandi simpatie da parte della Russia ufficiale, avevano però l’appoggio del popolo che ha onorato e onorerà sempre la loro memoria.

Questo processo della lotta delle forze progressive contro le forze reazionarie, questo processo di crescenza e di consolidamento delle forze culturali ha permesso, almeno agli elementi più coscienti delle nazionalità oppresse, di vedere un’altra Russia, una Russia generosa, amante della libertà, nemica di ogni oppressione, colta, piena di talento, che aiutava a diffondere la cultura tra le larghe masse del popolo. Il movimento operaio rivoluzionario mise all’ordine del giorno questo compito immediato: la unità effettiva dei proletari e dei lavoratori di tutte le nazionalità dell’Impero russo nella loro lotta contro lo zarismo e il capitalismo. Gli sforzi di Lenin e di Stalin per la creazione di un partito della classe operaia in tutta la Russia, partito senza il quale l’affrancamento del popolo russo e delle nazionalità oppresse sarebbe stato impossibile; una propaganda infaticabile a favore della politica nazionale leninista-staliniana, la lotta condotta dai bolscevichi contro ogni manifestazione di sciovinismo grande-russo e di nazionalismo locale; tutto ciò ha avvicinato al popolo russo le nazionalità oppresse; ha incitato gli elementi più coscienti di tali nazionalità alla conoscenza della letteratura, dell’arte, della scienza russa, dei capi e dei militanti rivoluzionari russi e con ciò li ha messi in contatto con la cultura russa, ha fatto di essi dei partigiani della lotta comune e organizzata, ne ha fatto cioè uomini il cui pensiero abbracciava tutta la Russia.

Non si potrebbe predicare il patriottismo sovietico isolandolo, staccandolo dalla storia passata del nostro popolo. Bisogna invece avere la fierezza patriottica di tutto ciò che questo popolo ha fatto. Perché il patriottismo sovietico è l’erede diretto dell’opera dei nostri avi che hanno guidato il nostro popolo sulla via del progresso.

. La vita sovietica comprova in modo luminoso quanto sto per dire. Non citerò che un esempio: l’entusiasmo col quale i popoli liberati dalla schiavitù fanno rivivere le grandi figure dei loro eroi epici e storici. Essi li rappresentano nelle migliori produzioni artistiche che vengono esposte a Mosca, cuore delle repubbliche sovietiche, e attraverso le quali ciascuno di essi sembra voler dire a tutti gli altri popoli dell’URSS: vedete, se io sono membro della nostra grande associazione di popoli è perché l’ho meritato, perché io non sono di origine vaga ed oscura; ecco la mia genealogia, di cui sono fiero, che voglio farvi ammirare, miei fratelli di lavoro, che difendete con me i migliori ideali dell’umanità.

Quindi, il patriottismo sovietico ha le sue radici in un passato lontano, che risale all’epopea popolare, e permeato di tutto quanto il popolo ha creato di più bello, di migliore, e considera come un onore insigne il salvaguardarne tutte le conquiste.

La grande Rivoluzione proletaria non ha soltanto operato delle grandi distruzioni; essa ha anche segnato l’inizio di un lavoro creatore senza precedenti. Inoltre essa è passata come un potente uragano purificatore nei cervelli di decine di milioni di esseri, portando in essi l’ottimismo e la fiducia nelle proprie forze. Essi si sono allora sentiti degli eroi capaci di trionfare su tutti i nemici delle masse lavoratrici.

Così è nata l’epopea sovietica, che si è riallacciata alla tradizione delle opere popolari di un lontano passato, tradizione spezzata dal capitalismo, ostile a questo settore dell’attività spirituale. Il processo, della edificazione socialista della società, sviluppandosi, ha scoperto una moltitudine di soggetti fecondi, degni del pennello dei grandi artisti. E il popolo, attingendo da ciò che essi hanno fatto di migliore, crea poco a poco l’abbozzo dei poemi eroici dedicati alla nostra grande epoca e alle sue grandi figure, come Lenin e come Stalin.

I nostri scrittori e i nostri artisti non debbono restare indietro. Mai essi hanno avuto a disposizione un materiale tanto ricco. Soltanto ora essi hanno illimitate possibilità di servire il loro popolo e di inculcare alle masse un profondo patriottismo sulla base dell’opera grandiosa che le attuali generazioni stanno compiendo.

Io vedo in Maiakovski (4) l’esempio magnifico di un artista che si è posto al servizio del popolo sovietico. Maiakovski si considera un combattente al servizio della rivoluzione, com’era in realtà, e come lo prova lo spirito di tutta l’opera sua. Egli tentava di fondere con lo spirito popolare non soltanto il contenuto ma anche la forma delle sue opere e gli storici futuri certamente diranno che le sue opere appartengono ad una grande epoca di completa trasformazione dei rapporti umani.

Per questo io ritengo che Maiakovski abbia il diritto di dire alle generazioni future:

Verrà verso di voi nel futuro comunista

ma non come un pigolante paladino alla Essenin.

Il mio verso sorvolerà la cresta dei secoli

sopra le teste dei poeti e dei governanti.

Il mio verso verrà ma non come

una freccia nel gioco dell’amore

né come una moneta usata che capita al numismatico

né come il luccicare delle stelle spente.

Il mio verso per il lavoro squarcerà la diga degli anni

e sorgerà ponderoso brutale tangibile

come nella nostra età irrompe l’acquedotto

così come è stato costruito dagli schiavi di Roma.

In queste fiere parole, noi percepiamo la voce grandiosa della nostra epoca, delle nostre generazioni che trasformano il mondo su basi nuove.

Compagni, la storia ci ha dato una missione piena di responsabilità e che ci onora: quella di condurre la nostra lotta di classe fino alla vittoria completa del comunismo.

«Noi dobbiamo marciare in avanti in modo che la classe operaia di tutto il mondo, guardandoci, possa dire: ecco il mio reparto d’avanguardia, ecco la mia brigata d’assalto, ecco il potere operaio, ecco la mia Patria… » (Stalin)

Per questo noi dobbiamo educare tutti i lavoratori dell’URSS nello spirito di un patriottismo ardente, di un amore della Patria senza limiti Non di un amore astratto, platonico, ma di un amore impetuoso, attivo, appassionato, che nulla riesca a spezzare, di un amore che non dà quartiere al nemico e che, quando si tratta della patria, non retrocede davanti a nessun sacrificio.

Questo è il terzo compito fondamentale dell’educazione comunista dei lavoratori dell’URSS.

VI.

Credo sia necessario fermarsi ancora su un problema, quello dello spirito collettivo. Non ho bisogno di dimostrare dettagliatamente che lo spirito collettivo è un elemento essenziale dell’educazione comunista. Non intendo parlare qui dei principi teorici del collettivismo, ma della necessità di introdurre abitudini sociali nella produzione, nella morale, nella vita quotidiana; di creare le condizioni nelle quali lo spirito collettivo sarà una parte integrante delle nostre abitudini e delle nostre norme di condotta, non soltanto quando agiamo in modo cosciente, riflessivo, ma anche quando agiamo istintivamente, in modo organico. Chiarirò il mio pensiero con degli esempi

Coloro tra voi che hanno letto il paese di Dio (5) di Ilf e Petrov si ricordano senza dubbio di una interessante osservazione che gli autori fecero durante il loro viaggio.

Se un viaggiatore è vittima di un incidente i passanti non mancheranno di venirgli benevolmente in aiuto. È caratteristico il fatto che in un caso simile gli americani, che hanno per divisa « il tempo è denaro » non si preoccupano del tempo che perdono. La necessità di dare il pieno aiuto all’infortunato è considerato come un dovere sociale.

Altro esempio. Una volta, nella campagna russa, all’epoca in cui i lavori erano al colmo e si trattava di mettere al sicuro il raccolto al più presto possibile, i contadini, appena terminato il raccolto, si recavano ad aiutare qualche mietitrice rimasta indietro col lavoro. Di solito si trattava di una donna carica di figlioli, sola a lavorare. In questo caso veniva considerato del tutto naturale andarle collettivamente in aiuto.

In tale senso, compagni, intendo l’educazione allo spirito collettivo come normale abitudine. Una volta abitudini di questo genere si stabilivano spontaneamente. Ed io dico che ora bisogna invece far sì che nel popolo esse siano sviluppate coscientemente.

Non si deve confondere lo spirito collettivo con lo spirito di corpo. Quando una volta la folla dei contadini accoppava i ladri di cavalli o quando i clienti di una banca in fallimento fracassavano nel loro furore i vetri della banca, non manifestavamo, secondo me, dello spirito collettivo.

Nella vita pratica della nostra società, lo spirito collettivo ha una grande funzione, perché esso è la base del collettivismo. Alla società capitalista noi opponiamo il collettivismo, il comunismo, convinti che essi sono infinitamente superiori al capitalismo. Riuscire a inserire abitudini collettive nella produzione, nella vita sociale, nella morale, significa assicurarsi in larga misura il successo nell’edificazione comunista.

Il lavoro collettivo, la cooperazione sono alla base della produzione. Per quanto riguarda l’industria socialista ciò non ha bisogno di dimostrazioni, ciò è evidente per gli operai e per tutti coloro che lavorano all’officina. Se nella società capitalista il lavoro del proletario perde ogni individualità; se materializzato in un oggetto esso scompare alla vista non soltanto dell’operaio ma anche del fabbricante che non si interessa che del profitto, da noi l’operaio vede il proprio lavoro materializzato non solo nella officina, ma anche nel consumo e nell’uso. Anche un produttore il cui orizzonte non è molto esteso potrà dunque rendersi conto dei risultati della sua fatica. Tuttavia dobbiamo, col nostro lavoro di educazione, aiutare ogni operaio ad acquisire una coscienza più larga e più profonda della propria partecipazione individuale al lavoro comune, collettivo.

Ma dobbiamo soprattutto concentrare la nostra attenzione sull’educazione allo spirito collettivo nelle campagne, nelle campagne colcosiane. Esse passano attualmente attraverso una grande scuola di collettivismo, mentre prima l’abitudine al lavoro collettivo era quasi completamente sconosciuta. Se nel passato venivano pronunciate qualche volta le parole « società », « interessi sociali » alle riunioni di villaggio, non vi era in tutto ciò gran che di collettivo: le parole « interessi sociali », società » servivano ai kulak (6) come paravento per portare a termine i loro piccoli affari.

Con il passaggio alla collettivizzazione sono stati posti ai contadini compiti difficili, rinnegare tutto il passato, spezzare la loro psicologia o piuttosto darvi un orientamento diametrale opposto passando dal lavoro egoistico al lavoro per la collettività. Era un processo difficile che poté svilupparsi vittoriosamente solo grazie ad una pressione considerevole e con l’aiuto dello Stato.

Il passaggio dal lavoro semplice, individuale, al lavoro collettivo, forma più alta ,e più complessa, richiede dall’uomo capacità organizzative infinitamente maggiori. Nella misura in cui il contadino colcosiano si spoglia dei propri istinti di proprietario per acquisire abitudini collettiviste, la sua esperienza in materia di organizzazione si accresce mentre applica metodi collettivi di lavoro.

Ecco in quali condizioni deve compiersi l’educazione comunista nelle campagne.

È, chiaro che l’appello puro e semplice al lavoro collettivo, la pura e semplice agitazione a favore dei vantaggi che esso presenta rispetto al lavoro individuale non sono già più sufficienti. Il propagandista, l’agitatore, l’educatore devono insegnare ai colcosiani i metodi di lavoro più efficaci o almeno dar loro esempi concreti d’un lavoro efficace e analizzare i motivi della sua efficacia.

Così quindi, anche una cosa talmente complicata come l’educazione allo spirito collettivo ha bisogno, per essere il più efficace possibile, di essere adattata al lavoro pratico. In altri termini l’educazione allo spirito collettivo deve farsi concretamente. Quando si dimostrano i vantaggi di questo o quel processo pratico l’educatore s’arricchisce di una documentazione pratica per il proprio sviluppo teorico. Qui vi è — sia detto di passaggio — un esempio concreto dell’unità della teoria e della pratica.

Questo è il quarto elemento dell’educazione comunista.

VII.

La cultura è un fattore che rende fecondo ogni lavoro positivo. Più un lavoro è complesso, più è qualificato, e più richiede cultura da parte di chi lo esegue. La cultura ci è indispensabile come l’aria che respiriamo: tutta la cultura, da quella più elementare, indispensabile a tutti gli uomini, a quella che viene chiamata alta cultura.

La cultura è un indice del grado di sviluppo di un uomo. E come un uomo sviluppato è sempre oggetto della più grande attenzione; certuni si pongono a imitare le forme esteriori della cultura.

Come regola generale si dice di essi: è una gazza mascherata con piume dì pavone. Ma a mio avviso il ragionamento è falso e nuoce allo sviluppo della cultura. Certo, nella loro grande maggioranza, gli uomini adottano in primo luogo le forme esteriori. Ma se l’uomo si sforza di acquisire le forme esteriori della cultura queste ultime a loro volta contribuiscono a elevare il suo livello di cultura generale.

Perché la necessità di elevare il livello di cultura generale si fa particolarmente sentire oggi? È che in ventitré anni di regime sovietico la nostra economia ha realizzato enormi progressi. Il livello tecnico della produzione è infinitamente più elevato, macchine e attrezzi più complessi richiedono da colui che li maneggia maggiore attenzione e maggiori cure. Se passiamo in rassegna un’industria dopo l’altra noi sentiremo ripetere dovunque: ci occorrono lavoratori più colti di una volta. Ed è comprensibile che le esigenze siano aumentate nei diversi stabilimenti.

La campagna colcosiana a sua volta presenta una domanda enorme di uomini colti. Oltre la conoscenza del loro mestiere il conduttore di trattori o di mietitrici o trebbiatrici, il meccanico, l’agronomo, lo zootecnico debbono possedere almeno una cultura elementare. Prendiamo altre professioni, addirittura quella del palafreniere. È relativamente facile a un contadino essere palafreniere quando non ha che due o tre cavalli. Ma quando la stalla ne ospita venti o quaranta bisogna avere una certa esperienza in materia di organizzazione e una certa cultura. Lo stesso dicasi in tutte le branche dell’economia colcosiana. La cultura è indispensabile al progresso.

Inoltre non è superfluo ricordarsi dei bisogni della difesa. Su questo terreno le esigenze in fatto di cultura aumentano non di giorno in giorno ma di ora in ora.

A parte tutto il resto la cultura significa anche pulizia nell’officina e nella propria casa.

Immaginate, compagni, un ingegnere, un buon ingegnere. Egli ha molto studiato, è un uomo istruito: egli è alla testa dell’officina e lo si considera come un lavoratore prezioso. Ma, dentro l’officina, il diavolo stesso non vi si ritroverebbe (risa). In queste condizioni possiamo parlare di cultura? Se l’ingegnere in parola non si rende conto di questo stato di cose vuol dire che gli manca la più elementare delle culture, significa che egli non ha menomamente a cuore la sua officina, la sua produzione.

Io parlo qui della lotta per la cultura nel suo significato più largo. Essa deve avere per obiettivo, ad esempio, che i rubinetti non perdano acqua, che non vi siano più delle cimici negli appartamenti di Mosca, ecc. Le cimici sono una cosa intollerabile. Una vergogna! Ma in luogo di distruggerle taluno si chiede come sarà l’uomo nel regime comunista e quali saranno le sue caratteristiche! (risa). Mentre si predica sull’educazione dei fanciulli l’appartamento è diventato un vero nido di cimici. Che dire? Possiamo chiamare questa gente colta? No, si tratta di aristocratici rammolliti, di ruderi della vecchia società russa! (Risa).

Compagni, avrei potuto soffermarmi su parecchie altre questioni relative all’educazione comunista, per esempio sulla funzione del Partito, dei sindacati, del Komsomol, delle organizzazioni sportive, degli istituti d’insegnamento superiore, della scuola, della letteratura, dell’arte, del teatro, del cinema, della famiglia, ecc. Ma ciò ci avrebbe portati troppo lontano e avremmo perduto di vista l’essenziale, ciò che determina i compiti e il contenuto dell’educazione comunista dei lavoratori dell’URSS nella tappa attuale della lotta di classe.

Credo che le nostre organizzazioni e le nostre istituzioni, e tutti coloro che se ne preoccupano direttamente, debbono impostare l’educazione comunista sulla base dei principi fondamentali da me esposti. Essi debbono risolvere le questioni pratiche dal punto di vista del contenuto principale e dello scopo essenziale della educazione comunista.

Se la nostra educazione sarà esteriormente eccellente ma astratta, cioè se essa non sarà concretamente, materialmente, legata alla lotta condotta per l’ulteriore sviluppo dello Stato socialista e il rafforzamento delle sue posizioni nella lotta di classe attuale, sarà una parodia di educazione.

Nell’attuale situazione internazionale, così complessa, il nostro popolo deve dar prova di una vigilanza particolarmente estesa e sempre pronta, sempre attenta, perché il nostro Stato socialista sia pronto ad affrontare tutte le sorprese, tutte le eventualità. Lo sforzo di tutte le nostre organizzazioni sociali, della letteratura, dell’arte, del cinema, del teatro, ecc. deve realizzare tutto ciò. Così, compagni, noi saremo veramente all’altezza della volontà del Partito, delle direttive del compagno Stalin e delle raccomandazioni di Lenin concernenti l’educazione comunista delle masse nell’attuale periodo storico. (Tutti si alzano e applaudono lungamente).

NOTE

(1) Anti-Dùhring così è generalmente denominata l’opera: « La scienza sovvertita dal signor Eugenio Dùhring» nella quale Engels risponde ai tre volumi del professore Dùhhring di Berlino, che voleva, polemizzando con il marxismo, spacciare una nuova teoria pseudo-socialista (n.d.r.).

(2) Scerbakov A., (1901-1945). Uno dei dirigenti più responsabili del Partito bolscevico e dello Stato sovietico.

(3) Cento Neri – Organizzazione terroristica di estrema destra diretta dai proprietari fondiari russi (n.d.r.).

(4) Wladimiro Maiakovski (1893.1930). Iscritto sin da ragazzo al Partito bolscevico gli dedicò tutta la sua attività di uomo e di poeta. « Maiakovski fu e rimane il migliore e più geniale poeta della nostra epoca sovietica ». (Stalin). (n.d.r.).

(5) « Il Paese di Dio» di Ilf e Petrov è stato in italiano pubblicato e tradotto a cura della Casa Ed. « Einaudi ». (n.d.r.).

(6) Kulak: Contadini ricchi, oppositori accaniti della collettivizzazione delle terre, con le loro speculazioni affamavano le città. Il XV Congresso del Partito Comunista (b) che si aprì il 2 dicembre 1927 decise di sviluppare l’offensiva contro di loro e di prendere una serie di provvedimenti per limitare lo sviluppo del capitalismo nelle campagne e di orientare le aziende contadine verso il socialismo. (n.d.r.).

Tratto da: M. Kalinin “L’educazione comunista”. Discorsi ed articoli scelti 1920-1945.

1950. Edizioni “Gioventù Nuova . Roma

Kalinin: La educación comunista

Datos biográficos

Revolucionario ruso y hombre de estado. Nacido en Verkhnyaya Troitsa, hijo de campesinos pobres, comenzó a trabajar catorce años, como un trabajador del campo y luego como trabajadores de Putilov taller en San Petersburgo. En 1898 se unió al Partido Obrero Socialdemócrata de Rusia Democrática, donde se distinguió por sus actividades con el fin de participar en la conferencia de Estocolmo y Praga. Él era un miembro de la fracción bolchevique en la Duma, y en 1916 fue arrestado por decimocuarta vez. Después de la Revolución de Octubre, la preparación de la que había participado con pasión fue elegido alcalde de Petrogrado. En 1919, después de la muerte de Sverdlov, Kalinin tuvo cargos importantes. De 1919 a 1946 fue Presidente del Presidium del Soviet Supremo, que es el Jefe de la Unión Soviética. Tuvo una gran popularidad por su contacto con la gente, la comprensión del problema de la nacionalidad, la educación y el cuidado de su valor a los soviéticos.

Fue galardonado con los más altos honores, entre ellos la Orden de Lenin, y es uno de los fundadores del Estado soviético.

En 1946 dejó el cargo de Presidente por razones de salud y murió unos meses más tarde. Desapareció el 3 de junio de ese año y fue elogiado en un funeral de estado muy bien. La ciudad de Königsberg (Prusia Oriental), que dio a luz a Kant y que hoy es del Báltico de Rusia enclave, Kaliningrado fue nombrado en su honor.

(Informe a los militantes de la organización del Partido de la ciudad de Moscú).

(2 de octubre 1940)

Compañeras y compañeros,

exactamente veinte años atrás, 2 de octubre de 1920, Vladimir Ilich Lenin habló en el Tercer Congreso de la Unión de Jóvenes Comunistas de la palabra comunista ruso dedicado a la educación. Abordar el Komsomol, dijo que era poco probable que nuestra generación, educada en la sociedad capitalista sería capaz de crear una sociedad comunista, y que esta tarea era para los jóvenes.

Justo ahora, cuando applaudivate, me acuerdo de estas palabras y también me recordó que, teniendo ante mí, el Komsomol de la época, hombres como Lenin habló entonces, y ahora he crecido, tuvo la experiencia de la vida y tomar parte activa en la construcción socialista. Y me animé junto a ti, te aplaudo, porque construir el socialismo.

Hemos dedicado mucha atención a la educación comunista. No es de extrañar entonces, si la “educación” de la palabra se suele leer en nuestra prensa.

Pero si se intenta dar una fórmula de educación más o menos precisa y concisa, en general, se enfrenta a serias dificultades. La educación se confunde a menudo con la educación. Ciertamente, la educación tiene muchas similitudes con la declaración, sin embargo, no es lo mismo. Los maestros que entienden dicen que la noción de la educación es más amplio que la educación. La educación tiene sus propias características especiales.

Yo llamaría a la educación de un determinado, reflexivo, sistemático, ejercido sobre la psicología del estudiante para inculcar las cualidades deseadas por el educador. Creo que esta definición (por supuesto que no queremos imponerla a nadie) por lo general incluye todo lo que entendemos por educación: inculcar una determinada ideología, a ciertas reglas morales y cierta de la vida social, y formar ciertos rasgos de carácter y voluntad, para algunos gustos y hábitos de algunos para desarrollar ciertas cualidades físicas, etc.

El problema de la educación es uno de los más difíciles que hay. Los mejores maestros dicen que no es sólo una ciencia sino un arte. Ellos piensan que la educación escolar, la fuerza, es muy limitada. Pero también existe la escuela de la vida, donde la educación se proyecta sin cesar, y donde los educadores son la vida misma, el Estado, el Partido y los hombres educados son millones de diferentes experiencias de vida y experiencias políticas. Aquí el problema se vuelve mucho más compleja.

Y ‘este aspecto de la educación, la educación de las masas, quiero centrarme en esta relación.

I.

En “Anti-Dühring” (1) Engels escribió:

“… Consciente o inconscientemente, la gente basa, en última instancia, sus puntos de vista morales en las condiciones materiales en que la situación de sus clases sociales, las condiciones económicas en que se producen e intercambian sus productos … La moral siempre ha sido una clase de moral: o bien se ha justificado la dominación y los intereses de la clase dominante, o ha representado, desde el momento de la clase oprimida se hizo lo suficientemente poderoso, la rebelión contra esta dominación y los intereses futuros de los oprimidos. .. ‘.

 

Por lo tanto, en una sociedad dividida en clases, nunca ha habido, ni puede haber, una educación más allá o por encima de las clases.

En la sociedad burguesa, la educación se hace de la hipocresía, afectó los intereses de las clases dominantes, se presenta una profunda contradicción, lo que refleja las contradicciones de la sociedad capitalista.

El ideal del capitalista es hacer que los trabajadores y campesinos siervos dóciles que soportar sin quejarse el peso de la explotación. Así que no me gustaría inculcar a los obreros y campesinos en la audacia y el coraje, no quisiera darles una educación. ¿Por qué es más fácil mantener a los hombres ignorantes en la mano y aturdido. Pero con los hombres de este tipo es imposible ganar una guerra de conquista y sin saber algunas cosas básicas que usted no puede hacer que la conducción de un coche. La competencia, en términos de progreso técnico, la carrera armamentista, etc. por un lado, la lucha que los trabajadores de plomo y los agricultores para ganar el derecho a la educación por el otro, lo que obligó a la burguesía a dar a los trabajadores por lo menos los rudimentos de conocimiento, y guerras de rapiña obligarla a enseñarles la firmeza, la coraje y otras cualidades peligrosas para la burguesía.

Ningún sistema de educación burguesa puede escapar de estas contradicciones.

A pesar de estas contradicciones, que, repito, son característicos de la sociedad burguesa, la clase dominante luchan desesperadamente para lograr el respaldo de las clases populares y utilizar todos los medios, de la represión a abrir más el fraude sofisticado.

En la sociedad burguesa el trabajador está expuesto, desde el nacimiento hasta la muerte, la acción permanente de ideas, sentimientos, hábitos que son beneficiosos para la clase dominante. Esta acción se ejerce a través de incontables canales, ya veces asume formas casi difícil de alcanzar. La iglesia, escuela, arte, prensa, cine, teatro, otras organizaciones, todo lo que es bueno para inculcar en las masas una visión del mundo, una moralidad de las costumbres burguesas.

Tome el cine. Él escribe un director de cine estadounidense burguesa: “Muchas películas modernas son una especie de narcótico para un pueblo tan cansados que no tiene un solo deseo:. A sentarse en una silla cómoda y esperar a que las señales”

Esta es la verdadera naturaleza de la educación burguesa.

En este tipo de educación desarrollado a lo largo de varios siglos, tiende a consolidar las posiciones de la clase dominante de los capitalistas, para reconciliar a los oprimidos con su propia situación, el Partido Comunista, la vanguardia del proletariado, oponiéndose a sus principios educativos que tienen, en primer lugar , la tarea de ayudar al derrocamiento de la burguesía, el triunfo de la dictadura del proletariado.

II.

La educación comunista se diferencia fundamentalmente de la educación burguesa, por supuesto, no sólo en relación con las tareas que se le asigne, sino también por sus métodos. La educación comunista está inextricablemente ligada a la evolución de la conciencia política y el conocimiento general, para mejorar el nivel intelectual de las masas. En esta tendencia todos los partidos comunistas.

Aunque el objetivo final de todos los partidos comunistas es el mismo, la clase obrera de la Unión Soviética, el hecho de vivir en condiciones muy diferentes a las de los países capitalistas, debe ser en realidad una clase obrera de una situación diferente. La clase obrera es la fuerza dominante en nuestro país, bajo el aspecto de liderazgo de la materia y también de lo espiritual.

Marx y Engels escribió:

“La clase que posee los medios de producción material también, por lo tanto, los medios de producción espiritual … Los individuos que forman la clase dominante tiene, entre otras cosas, una conciencia, por lo que creo, en la medida en que dominan como clase y determinan toda una época histórica, es evidente que lo hacen en todas las áreas, por lo que dominan, entre otras cosas, como seres pensantes, como productores de ideas, regular la producción y distribución de ideas de su tiempo y por lo tanto, sus ideas son las ideas dominantes de la época. “

Esto no se puede decir de la clase trabajadora que no vive en la Unión Soviética.

La educación comunista, tal como la entendemos, es siempre concreta. En nuestras condiciones debe estar subordinada a las tareas que enfrenta el Partido y el Estado soviético. La tarea primera y esencial de la educación comunista es crear un deseo de ayudar a la magnitud de nuestra lucha de clases.

Veo que estás un poco sorprendido, para tratar de entender lo que quiero decir: crear un deseo de ayudar a toda la extensión de la lucha de clases en nuestro país, donde las clases explotadoras han sido aniquilados. Pero creo que otras explicaciones son superfluas. Voy a recordar la respuesta memorable que el camarada Stalin dio el joven camarada Ivanov:

“… Ahora – escribió el camarada Stalin -, porque no vivimos en una isla, pero” en un sistema de Estados … una gran parte de que es hostil al país del socialismo, y por lo tanto crea un peligro de la intervención y la restauración, abierta y honestamente decir que la victoria del socialismo en nuestro país aún no es definitiva “.

Los acontecimientos del último año han confirmado con los hechos, las ideas presentadas en esta respuesta del camarada Stalin.

Nuestra lucha de clases juega, es cierto, las diferentes formas de las que tienen lugar fuera de la URSS. Es alto, más bien, a un rango superior, y sus resultados son más efectivos. Pero también es evidente que se ha hecho mucho más complejo.

Aplicado a la tesis de la clase obrera soviética de Marx y Engels, las ideas de la clase dominante son en cada época las ideas dominantes “nos da una gran tarea. No podemos criticar el régimen burgués. La clave ahora es luchar por los logros prácticos en todos los ámbitos de la política, economía, ciencia, cultura, arte, etc. Está claro que en nuestro país, incluso la educación comunista debe seguir esto. carretera.

III.

¿Cuáles son las tareas que consideramos esencial hoy en día en el campo de la educación comunista? ¿Están las tareas fundamentalmente nuevas, en comparación con las de Lenin hablaba hace veinte años en el Tercer Congreso del Komsomol?

Ciertamente, la situación en la URSS, ha cambiado mucho desde entonces. Pero los problemas planteados por la educación comunista de Lenin hace veinte años, siguen siendo pertinentes.

Lo haría bien en recordar un poco “más a menudo que aquellos que tratan de trazar los contornos de la sociedad comunista abstracto. A ellos les encanta “teorizar” discurso “filosófico” sobre si su hombre del futuro, que combina el comunismo a un futuro feliz, pero vago, y la educación comunista en la creación de tales abstracciones. Esto, para mí, significa hacer las predicciones optimistas no prevén el futuro.

Compañeras y compañeros, uno de los elementos esenciales de la educación comunista – un elemento que también es un arma poderosa en manos de los trabajadores soviéticos en la lucha contra el capitalismo – es una alta productividad del trabajo. Lenin dijo:

“La productividad del trabajo es, en última instancia, lo que es más importante, esencial para la victoria del nuevo orden social. El capitalismo creó una productividad de la mano de obra desconocida en la época feudal. El capitalismo puede ser finalmente ganó, y sin duda lo harán, porque el socialismo crea una nueva productividad del trabajo es mucho mayor. El comunismo … implica una productividad laboral superior a la capitalista, los obreros conscientes, asociados, aprovechando la tecnología moderna. “

Aquí, compañeros, qué pensar, esto es lo que tenemos que hablar, aquí está el sentido en que lo primero que debe desarrollar la educación comunista: una lucha por la alta productividad del trabajo.

Pero esta manera de plantear el problema, esta orientación práctica sobre la educación comunista no podía ser, entre nosotros, un producto de mi imaginación? No, camaradas.

Cuando me preparaba mi informe y el plan que se describe en la memoria, se riandato la fuente y en el primer lugar en nuestra Constitución, art. 12, ha dicho:

“El trabajo es el deber y la URSS una cuestión de honor para cada ciudadano apto para trabajar, de acuerdo con el principio de” Quien no trabaja no come “.

“Unión Soviética se aplica el principio del socialismo:” De cada cual según su capacidad, a cada cual según su trabajo “.

Y ustedes saben, compañeros, que los artículos de la Constitución no sólo son la consagración de derechos y deberes de los ciudadanos, sino también un poderoso factor en la educación.

Este artículo de la Constitución habla en términos de la magnitud precisa de la obra. Y esto es natural: el camarada Stalin señaló que durante muchos años se está cumpliendo en nuestro país una profunda revolución en la manera en que pensamos sobre el trabajo. Gracias a la labor de la emulación socialista “en otros tiempos considerada como un esfuerzo en vano y deshonroso se convierte en una cuestión de dignidad, una gloria, un problema de valor, de heroísmo.”

Y esto ha encontrado su expresión brillante, de Stalin, en la Constitución.

Es probable que algunos dirían que el tamaño de la mano de obra en nuestro país es una cosa y otra cosa es luchar por una mayor productividad laboral. No, camaradas, esto no es cierto. Afirmar que la obra es grande también significa que usted tiene que decir por todos los medios para estimular la productividad del trabajo. Éstos son los elementos esenciales.

Para lograr esta tarea se tomaron el partido y el gobierno soviético mide tan importante como la creación del título de “Héroe del Trabajo Socialista,” la institución de la orden de la “Bandera Roja del Trabajo” medallas ” para la gloria de Trabajo “,” Empleo Mérito. Ya no es inusual que el gobierno soviético y el Partido de premiar a los que se han distinguido por su trabajo con “la Orden de Lenin,” o la “Estrella Roja” o “la insignia de honor”.

El noble título de “Héroe del Trabajo Socialista” se equipara a la de “Héroe de la Unión Soviética.” De esta manera, estas órdenes y medallas estos no se les concede por el cuidado en el trabajo o por el hecho de que usted ha trabajado, pero precisamente porque son de las más altas tasas de rentabilidad, dada por sus destacados logros en la lucha por una mayor productividad laboral .

Esta orden también persigue la resolución del Presidium del Soviet Supremo de la Unión Soviética 26 de junio 1940.

Al parecer, a primera vista que existe una oposición total entre dos cosas: por un lado, se decretó el título de “Héroe del Trabajo Socialista” y otros, la “Orden de Lenin”, y varias medallas, la resolución introduce otra ‘elemento coercitivo para reforzar la disciplina en el trabajo. Pero en realidad son dos medidas de la misma orden. 0 mejor que tienden a los mismos resultados.

Estimular y premiar a los mejores representantes de Trabajo Socialista y castigar a desorganizadores de producción del Partido y el gobierno soviético indican en qué dirección deben hacerse a la educación comunista de los trabajadores de la URSS.

Compañeras y compañeros, que son raros entre los que trabajaban en la fábrica antes de la Revolución. Se vuelven cada día menos y menos numerosos, hay por lo tanto, asumir que usted no sabe lo suficientemente bien lo que era antes de la Revolución la actitud hacia el trabajo. Desafortunadamente, esta actitud continúa ejerciendo una gran influencia.

Nosotros, los revolucionarios no badavamo mucho, entonces, para los buenos trabajadores cualificados, los trabajadores de edad que habían trabajado durante cuarenta años en el taller. Sin embargo, eran trabajadores cualificados, que conocían su oficio, que fueron campeones en la disciplina en el trabajo y nunca estar fuera de la fábrica. Cuando estalló una huelga a veces simplemente tuvo que expulsarlos de la tienda. Nunca se habría atrevido a interrumpir el trabajo por su propia iniciativa, por temor a chocar con la administración. No se juzga por los trabajadores similares en ese momento. ¿Por qué? Debido a que eran celosos en los intereses de los capitalistas.

Hoy en día, bajo el socialismo es otra. Hoy en día los que han trabajado cuarenta años en el taller, que son modelos de la disciplina en el trabajo, que conocen bien su trabajo y proporcionar los más altos niveles de rendimiento, que se elevan por encima de los demás, les damos medallas y condecoraciones, los celebramos, les damos premios, ya que son uno de los mejores ciudadanos soviéticos.

Aquí hay, entre otras cosas, un sorprendente ejemplo de la dialéctica. Una vez que “negó que” este tipo de actitud hacia el trabajo. Hoy en día “negar” que “negación”. Así pues, tenemos, como se vio, una “negación de la negación”, la declaración de una actitud socialista hacia el trabajo.

Debido a que la forma en que tratamos a estos trabajadores ha cambiado tan radicalmente? Porque hoy en día consideramos que los ciudadanos sean más útiles y valiosos de la Unión Soviética? Simplemente porque están a la vanguardia de nuestra lucha de clases llegó a una etapa de mayor desarrollo. Debido a que la lucha de clases no sólo es la lucha hacia el frente, con las armas en la mano. En la actualidad la lucha de clases después de otras rutas. Y la lucha por una mayor productividad laboral, en este momento, uno de los principales sectores de la lucha de clases. Una vez, antes de que el régimen soviético que está funcionando bien, si usted ayudó objetiva del capitalismo, se soldaron más de cerca sus cadenas y los de toda la clase obrera. Pero hoy, en una sociedad socialista, las líneas de todo el mundo se prepara para el trabajo bien hecho en el mismo lado del socialismo y sus logros no sólo abre el camino al comunismo, sino que rompe las cadenas del proletariado mundial, por lo que se trata de un combate activo por la causa del comunismo.

Hemos mejorado en gran medida la productividad del trabajo en nuestro país? Yo no diría que registrar grandes logros en este campo. En teoría se dice que la productividad del trabajo socialista, superan con creces la productividad del trabajo capitalista. ¿Qué piensa usted camarada Shcherbakov (2): es cierto o no? (Shcherbakov, muy justo, muy justo!, Entretenimiento en el pasillo). Pero en la práctica? En la práctica, todavía no hemos llegado al más alto nivel de productividad laboral en Europa, por no hablar de los Estados Unidos. Por lo tanto, debe centrarse, en primer lugar, para mejorar la productividad del trabajo. Un aumento de la eficiencia en el trabajo nos permitirá ver mejor los contornos de la futura sociedad comunista.

Pero, camaradas, una productividad laboral superior, no sólo la cantidad sino la calidad de lo que se produce. Algunas personas en nuestro país se inclinan a considerar el comunismo como algo abstracto, no se dé ese concepto un contenido concreto. Pero, ¿qué es el comunismo? Es decir: para proporcionar la mayor producción posible de mejor calidad. Quiero hablar de lo que se ha producido no sólo por el trabajo físico, sino también con el intelectual, de lo que producen los ingenieros, arquitectos, escritores, maestros, médicos, actores, pintores, músicos, cantantes, etc.

Digámoslo con franqueza: todavía no estamos satisfechos con la calidad y cantidad de nuestros productos. Es característico que cada uno de nosotros se enoja cuando ocurre en mis manos un producto de mala calidad. Pero no estamos ni remotamente se preocupan por la producción que los demás reciben de nosotros. En pocas palabras: todo el mundo quiere que haya un montón de todo y que todo es de buena calidad. Pero, dime, ¿cómo lograr esto si todo el mundo – quienquiera que sea – no tratar de obtener las mejores tarifas en su trabajo en particular? Debemos, una vez por todas entender esta vieja verdad: se cosecha lo que siembra.

Una vez más: no perdonó a las medidas de estímulo cuando se trata de calidad de la producción. Usted sabe que la resolución del Presidium de la URSS el 10 de julio 1940, dice que “la producción industrial de mala calidad o incompleta, y la producción de artículos que no corresponden a la” estándar “se requiere, constituye un crimen de lesa el Estado de la misma forma de sabotaje. ” Los directores, ingenieros, líderes y jefes de departamento de la encuesta de empresas industriales responsables de la producción de mala calidad o incompletos, se refirió a las autoridades judiciales y se castigan con pena de prisión de cinco a ocho años.

No es necesario decir que esta resolución afecta a algunas personas muy sensibles, castiga severamente a cualquiera que haya entregado una producción de mala calidad. Pero, por otra parte, se ofrece a los líderes de negocios en un arma poderosa para combatir la influencia negativa de su entorno. Debido a que, normalmente, ¿cuál es el razonamiento de muchos de ellos? Dicen que es realmente vale la pena a los escándalos, echar a perder mi relación con el público, compañeros, etc.? Un producto defectuoso también voluntad entre otros. Y eso es lo que sucede. Tal actitud ha sido, en nuestro país, poner un poco de sus raíces en la producción.

Estas raíces deben descubrirlos, los destruyen. Hay que hacerlo en interés de la sociedad socialista y de cada uno de nosotros en particular. De dos cosas: o bien construir el comunismo o no hacer que hablar de comunismo, e ir poco a poco hacia el comunismo, cojeando, por así decirlo, stiracchiandoci y bostezando. Pero no se olvide que se atreve, de esta manera, para ir por mucho tiempo para cambiar del socialismo al comunismo.

Hablar de comunismo sin físicamente se unen a preguntas candentes, como la calidad de la producción es hablar sin sentido.

Recuerdo como si fuera ayer – tal vez soy últimos cuarenta años o treinta y nueve o treinta años, mi edad, como ves, está cerca de cuarenta años (risas), – en la clandestinidad, surgió una discusión entre nosotros, uno de los trabajadores revolucionario está obligado a hacer bien lo que hace, es decir, independientemente de la calidad de la producción? Algunos dijeron: no podemos, de manera orgánica, para producir con nuestras manos una pieza de mala calidad y esto nos repugna, nos humilla la dignidad humana. Los otros dijeron, sin embargo: no para nosotros que preocuparse por la calidad de la producción. Es para los capitalistas. Y ‘que trabajan para ellos. En todos los sentidos que nos obligan a hacerlo bien. Y es sólo en la medida en que los capitalistas nos obligan, agregaron, que vamos a trabajar bien. Pero no debemos mostrar demasiado celo e iniciativa.

Como puede ver, compañeros, que incluso antes de la Revolución, bajo el capitalismo, debe ser una parte de los trabajadores que luchaban contra los capitalistas consideran que debe hacerse todo lo hace bien, se sentirían repugnancia, que sería avergonzarse de sí mismos actuando de manera diferente . Pero hoy, en nuestro país, en una sociedad socialista donde todos trabajamos para nosotros mismos y no para los capitalistas, todo muy asqueados y avergonzados para producir artículos de mala calidad? No puedo, por desgracia, dígalo. Sin embargo, ya que sería mejor si tuviera más vergüenza y más resistencia en la entrega de los bienes de mala calidad!

Para que la educación comunista, nos referimos principalmente a la necesidad de inculcar el deber de cada trabajador para mostrar un mínimo de honestidad en su trabajo. Debemos enseñarle que si quiere ser realmente un bolchevique o, más simplemente, un ciudadano soviético consciente, debe hacer todo lo necesario para hacer frente a un mínimo de honestidad y ofrecer productos de calidad asequibles.

Por tanto, es claro que la lucha por el comunismo es la lucha por una mayor productividad laboral, tanto en cantidad como en calidad. Este es el primer principio, el principio básico de una educación comunista de los trabajadores de la URSS.

IV.

Camaradas, el artículo 131 de la Constitución soviética, dice:

“Todo ciudadano de la URSS está obligado a preservar y fortalecer la propiedad social, socialista, fundamento sagrado e inviolable del régimen soviético, la fuente de la riqueza y el poder del país, una fuente de ocio y la vida cívica de todos los trabajadores.

Aquellos que atacan, la propiedad socialista son enemigos del pueblo “.

Preservar y fortalecer la propiedad social es una cuestión cuya importancia es mayor intrínseca de lo que parece a primera vista. Preservar la propiedad como social comunista. Creo que a lo largo de la historia de la humanidad no es más económico que los comunistas. Esto es muy natural, porque sólo en la sociedad comunista a los productores tener todos los recursos y los distribuyen. Creo que no hay necesidad para dilatar así como evidencia de que el fabricante ahorrar más del explotador o el que se apodera de los productos de los demás.

La historia nos ha enseñado a los hombres para proteger la propiedad social; dilapidatori de esta propiedad y siempre han sido lo suficientemente numerosos. La conmoción fue un rasgo característico de la vieja administración, y funcionarios del Tesoro fue de una vaca lechera real. Este esquema, por supuesto, causó el descuido y la extravagancia, incluso cuando eran propiedad personal, el desprecio por la propiedad social es general.

Pero el despilfarro de los bienes públicos, el trabajo humano, en el pasado, no es comparable a la pérdida de mano de obra humana que se observa en la sociedad capitalista moderna. Se puede muy bien decir que hoy en día, millones de días laborables se pierden todos los días sólo para destruir los frutos del trabajo pasado. ¿Cuántos dones preciosos de la naturaleza, que son tan limitados, sin embargo, son destruidos! Aunque sólo sea por estos crímenes de lesa humanidad, el capitalismo merece ser destruida tan pronto como sea posible.

En general, la escala de la producción del estado de ahorro es una parte del patrimonio nacional. Y esta parte debe aumentar de año en año, en la medida en que vamos a aumentar nuestro nivel de cultura.

Camaradas, el artículo 131 de la Constitución, ofrece una gran cantidad de material de la educación comunista. Está dirigido en contra de la concepción burguesa: “La casa es mía, yo no sé nada de nada, no voy a dejar entrar a nadie en mi concha.” Es el deber de salvaguardar la propiedad social y poner los intereses generales por encima de los intereses , individual, porque sólo en la comunidad, en la sociedad socialista, la situación de todo el mundo está realmente garantizado.

Lenin dijo al final de los primeros años del poder soviético: “Haz tus cuentas de forma cuidadosa y concienzuda, no pierda el dinero, no dan lugar a la pereza, no robar, observar la más estricta disciplina en el trabajo – que es, precisamente, estas palabras d “Para bien ridiculizado por los proletarios revolucionarios, cuando la burguesía tuvo que someterse a disimular su dominación de la clase explotadora, – son las mismas consignas que se convierten ahora, después del derrocamiento de la burguesía, las principales consignas del momento” .

En cuanto a los ladrones, el dilapidatori de la propiedad social, y otros “guardianes de las tradiciones del capitalismo”, hay que aplicarles las medidas de coerción. Precisamente con este fin, en particular, fueron tomadas y la decisión del Comité Ejecutivo Central y el Consejo de Comisarios del Pueblo de la URSS el 07 de agosto 1932 “Para proteger los activos de las empresas estatales, granjas colectivas, y de las cooperativas y la consolidación de la propiedad social (socialista) “y la resolución del Presidium del Soviet Supremo de la URSS el 10 de junio de 1940” Sobre la responsabilidad penal por robo y mala conducta en la producción. “

Claramente, entonces, camaradas, primero debe aprender a trabajar de acuerdo a nuestras capacidades, aprender a proteger el bien público, y cuando se han producido lo suficiente y ha aprendido a economizar en los frutos de nuestro trabajo, entonces que podemos dar a cada cual según sus necesidades .

Esta es la educación comunista segundo.

V.

Un elemento necesario en la educación comunista es también el amor por la patria, por la patria socialista, el patriotismo soviético.

La palabra “patriota” apareció por primera vez durante la Revolución Francesa de 1789-1793. Así fueron los patriotas que lucharon por la causa del pueblo, defender la República contra los traidores y cobardes monarquía campo.

Pero más tarde la palabra fue tomada por las clases dominantes reaccionarias y lo utilizó para sus propósitos egoístas. Esto explica por qué en Europa y más aún en la Rusia zarista, los hombres más honestos, que tenía en su corazón las necesidades de la gente, siempre he sido cuidadoso de “patriotismo” de la palabra, porque se podía ver la expresión de un chovinismo nacional y un suposición injustificada de las clases dominantes. Por último, los sátrapas zaristas planteó esta palabra como una bandera cuando se dio la vuelta y anexa un robo en contra de los pueblos.

Los negros de los Cien (3) se arrogaron el monopolio de “patriotismo”, y se demuestra su “patriotismo” por la organización de pogromos, la matanza de los obreros, los intelectuales y los judíos. En resumen, este “patriotismo” y luego reunió a todo tipo de elementos pertenecientes a los aventureros y el inframundo sombra de la sociedad.

A los ojos de la gente la palabra “patriotismo” fue profanado. Un hombre honrado no podía ser llamado “patriota”

Y, por supuesto, los pueblos incorporados a Rusia, oprimidos, explotados, robados y humillados a cada paso por los funcionarios y los colonos, odiaba el Estado ruso.

En contraste con el “patriotismo” de los caballeros de la espada y el látigo, se desarrolló con un movimiento rápido crecimiento progresivo dirigido contra la autocracia.

En un primer momento, las fuerzas progresistas fortalecido la lucha contra la reacción en la literatura, la música, la pintura, siempre que sea posible, por lo menos la mitad de alusiones indirectas, para expresar su desaprobación de lo que estaba sucediendo en ese momento.

Poco a poco, los demócratas se unió a las capas en esta lucha que fue asumiendo cada vez un radical. Este proceso se multiplicaron y se reunieron los opositores de la autocracia, por lo que se llamó el funcionario Rusia y creado para nuestra gran nación, un baluarte nacional en la persona de sus mejores representantes. Apareció en ese momento toda una serie de escritores, críticos y publicistas de genio y talento, siempre que condujo a nuestra literatura, impuso la atención del mundo. La música, la pintura, la ciencia rusa rapsentanti contado demasiado brillantes, verdaderos patriotas de nuestra cultura nacional.

Orgullosos de su honor, su dignidad, su reputación social, repudiando categóricamente el vulgo “patriotismo” Diario. Ellos estaban preocupados principalmente para servir a su pueblo y decir para despertar en ellos un verdadero patriotismo. Y en esta gran tarea, que dedicó todos sus esfuerzos, todo su talento. Sus contemporáneos y las generaciones que le siguieron han hecho a su escuela, que se inspiran en su ejemplo, y han logrado un alto concepto de patriotismo. La acción profundamente patriótico de estos hombres ha dejado a muchas hermosas páginas de emocionante en la historia del pueblo ruso. Si ellos no gozan de gran apoyo de la oficial de Rusia, sin embargo, contó con el apoyo de la gente que siempre ha honrado y honran su memoria.

Este proceso de la lucha de las fuerzas progresistas en contra de las fuerzas reaccionarias, este proceso de crecimiento y consolidación de las fuerzas culturales permitido, por lo menos a los elementos más conscientes de las nacionalidades oprimidas, para ver otra Rusia, una Rusia libre generosa, amorosa, el enemigo de toda opresión, inteligente, talentoso, que ayudó a difundir la cultura entre las amplias masas del pueblo. El movimiento revolucionario de los trabajadores comenzó en la agenda de esta tarea inmediata: la unidad efectiva de los proletarios y los trabajadores de todas las nacionalidades del Imperio ruso en su lucha contra el zarismo y el capitalismo. Los esfuerzos de Lenin y Stalin para la creación de un partido de clase obrera en Rusia, sin que la parte del pueblo ruso y la liberación de las nacionalidades oprimidas, habría sido imposible, una incesante propaganda a favor de la política leninista-estalinista nacional La lucha de los bolcheviques contra toda manifestación de chovinismo gran ruso y el nacionalismo local, todos los cuales se han acercado a los rusos, los oprimidos, ha incitado a los elementos más conscientes de esas nacionalidades en el conocimiento de la literatura, el arte, la ciencia Los líderes rusos y activistas de los revolucionarios rusos y por lo tanto los ponen en contacto con la cultura rusa, los ha convertido en la lucha común de los partidarios y organizado, ha hecho que los hombres cuyo pensamiento abrazó a toda Rusia.

No se podía predicar el patriotismo soviético de aislamiento, la desconexión de la historia pasada de nuestro pueblo. En su lugar, debe tener el orgullo patriótico de todo lo que esta gente lo hizo. Debido a que el patriotismo soviético es el heredero directo del trabajo de nuestros antepasados que han guiado a nuestra gente en el camino del progreso.

. La vida soviética resulta tan brillante como la que voy a decir. Voy a mencionar sólo un ejemplo: el entusiasmo con que las personas liberadas de la esclavitud a revivir las grandes figuras de sus héroes y la épica histórica. Se que los represente en las mejores producciones artísticas que se exhiben en Moscú, el corazón de las repúblicas soviéticas, ya través del cual cada uno de ellos parece estar diciendo a todos los demás pueblos de la URSS: ver, aunque yo soy un miembro de nuestra gran asociación de los pueblos es porque me lo merecía, porque no se originó en vaga y oscura, y aquí está mi genealogía, de los cuales me siento orgulloso de que te admiro, mi trabajo hermanos, que te guarden de mí los mejores ideales de la humanidad.

Así, el patriotismo soviético tiene sus raíces en un pasado lejano, que se remonta a la gente de la épica y lo impregnaba todo el pueblo ha creado más hermoso, mejor, y considera que es un honor los logros sobresalientes salvaguardar todos.

La revolución proletaria no sólo tiene una gran obra de destrucción, sino que también marcó el comienzo de una fuente de empleo sin precedentes. Por otra parte, se pasa como un potente purificador de huracanes en el cerebro de decenas de millones de seres, llevándoles el optimismo y la confianza en su fuerza. Ellos eran los héroes de entonces se siente capaz de triunfar sobre todos los enemigos de las masas trabajadoras.

Lo mismo hizo la época soviética, que se volvió a conectar con la tradición de las obras populares del pasado distante, una tradición rota por el capitalismo, hostil a este campo de actividad espiritual. El proceso de construcción socialista de la sociedad, el desarrollo, ha descubierto una multitud de sujetos fructífera, digna de los grandes artistas del pincel. Y la gente, haciendo uso de lo que han hecho mejor, poco a poco crea el contorno de los poemas heroicos dedicados a nuestra avanzada edad y sus grandes figuras, como Lenin y Stalin.

Nuestros escritores y nuestros artistas no deben ser dejados atrás. Nunca han tenido acceso a un material tan rico. Sólo que ahora tienen oportunidades ilimitadas para servir a su pueblo y para inculcar a las masas un patriotismo profundo sobre la base de la gran ópera que las generaciones actuales están haciendo.

Veo en Mayakovsky (4) el magnífico ejemplo de un artista que está al servicio del pueblo soviético. Maiakovski a sí mismo como un luchador en el servicio de la revolución, como lo fue en la realidad, como lo demuestra el espíritu de toda su obra. Él trató de fusionarse con el espíritu de la popular no sólo en contenido sino también la forma de sus obras y los historiadores del futuro seguramente va a decir que sus obras pertenecen a una gran era de la transformación completa de las relaciones humanas.

Por lo tanto creo que Maiakovski tiene el derecho de decir a las generaciones futuras:

Will hacia usted en el futuro comunista

pero no como un campeón de Esenin canto.

Mi verso volará sobre la cresta de los siglos

sobre las cabezas de los poetas y los gobernantes.

Mi verso no es tan

una flecha en el juego del amor

o se utiliza como una moneda que viene a la numismática

o como el brillo de las estrellas apagadas.

Mi trabajo para romper la presa para los años

tangibles y brutal aumento ponderosa

como en nuestra época se rompe el acueducto

ya que fue construido por los esclavos en Roma.

En estas orgullosas palabras, percibimos la gran voz de nuestro tiempo, nuestra generación que transformó el mundo sobre nuevas bases.

Camaradas, la historia nos ha dado una misión llena de responsabilidad y que el honor: para llevar a cabo nuestra lucha de clases hasta la victoria completa del comunismo.

“Debemos marchar hacia adelante para que la clase obrera en todo el mundo nos mira, se puede decir que aquí está mi vanguardia, aquí está mi brigada por la tormenta, aquí está el poder de los trabajadores, aquí está mi patria … “(Stalin)

Para ello debemos educar a todos los trabajadores de la URSS en el espíritu de un ardiente patriotismo, un amor a la patria sin límites no es un amor abstracto, el amor platónico, sino de un fuego, activa, apasionada, que nada tiene tanto éxito en la ruptura de la un amor que no da cuartel al enemigo, y que cuando se trata de la casa, que retrocede ante ningún sacrificio.

Esta es la tercera tarea fundamental de la educación comunista de los trabajadores de la URSS.

VI.

Creo que es necesario detenerse en un problema, el del espíritu colectivo. Yo no necesito demostrar en detalle que el espíritu colectivo es un elemento esencial de la educación comunista. No voy a hablar aquí de los principios teóricos del colectivismo, pero la necesidad de introducir los hábitos sociales en la producción, en la moral, en la vida cotidiana para crear las condiciones en las que el espíritu colectivo serán una parte integral de nuestros hábitos y nuestras normas de conducta, no sólo cuando actuamos de una reflexión consciente, sino también cuando actuamos por instinto en una forma sistemática. Que aclarar mis ideas con ejemplos

Aquellos de ustedes que han leído la tierra de Dios (5) de Ilf y Petrov, sin duda, recordar una observación interesante que los autores hicieron durante su viaje.

Si un viajero está involucrado en un accidente no dejará salir a los transeúntes ayuda bondadosa. Es característico que en un caso como los estadounidenses, que tienen que dividir el “tiempo es dinero” no se preocupe por perder tiempo. La necesidad de dar pleno apoyo all’infortunato se considera como un deber social.

Otro ejemplo. Una vez, en el campo ruso, en el momento en que el trabajo estaba en su apogeo y era para asegurar la cosecha lo más pronto posible, los agricultores, la cosecha acaba de terminar, fueron a ayudar a algunos segadores dejaron con el trabajo. Por lo general, era una mujer llena de niños, sólo para trabajar. En este caso se consideró andarle muy natural colectivamente ayudar.

De esta manera, compañeras y compañeros, me refiero a la educación en el espíritu colectivo como un hábito regular. Una vez que este tipo de hábitos se asentaron de manera espontánea. Y yo digo que ahora debe hacer lugar a las personas que se desarrollan conscientemente.

No debe confundirse con el espíritu colectivo de espíritu de cuerpo. Una vez, cuando la multitud de ladrones de caballos campesinos accoppava o cuando los clientes de la quiebra de un banco en su furia rompieron las ventanas del banco, no manifestavamo, en mi opinión, el espíritu colectivo.

En la vida práctica de nuestra sociedad, el espíritu colectivo tiene una gran característica, porque es la base del colectivismo. En la sociedad capitalista, nos oponemos a el colectivismo, el comunismo, convencidos de que son infinitamente superior al capitalismo. Ser capaz de entrar en los hábitos de producción colectiva, la vida social, la moralidad, en gran medida significa garantizar el éxito en la construcción del comunismo.

El trabajo colectivo y la cooperación son la base de la producción. En cuanto a la industria socialista que no es necesario demostrar, es claro para los trabajadores y todos aquellos que trabajan en la tienda. Si la sociedad capitalista en la obra del proletariado pierde toda individualidad, si se materializa en un objeto desaparece de la vista no sólo al trabajador sino también el fabricante que sólo está interesado en el resultado, tenemos que el trabajador considera que su trabajo no sólo se materializó en el taller, sino también en el consumo y el uso. También un productor cuyo horizonte no es muy grande, así se dará cuenta de los resultados de su trabajo. Pero nosotros, con nuestro trabajo de educación, ayudando a cada trabajador para obtener un conocimiento más amplio y más profundo de su participación individual en el trabajo conjunto, de manera colectiva.

Pero, sobre todo, debemos centrar nuestra atención en la educación para el espíritu comunitario en el campo, granja colectiva rural. De hecho pasar a través de una gran escuela de colectivismo, mientras que antes el hábito de trabajo colectivo era casi completamente desconocido. Si en el pasado eran a veces, pronunció las palabras “Compañía”, “intereses sociales” en las reuniones de la aldea, había una gran parte de un colectivo: las palabras “intereses sociales” sociedad “al servicio de los kulaks (6) como un frente para completar su pequeña empresa.

Con la transición a la colectivización de los campesinos eran los lugares con las tareas difíciles, negar todo el pasado, romper su psicología o más bien dar una dirección diametralmente opuesta a la de pasar el empleo por cuenta propia de trabajo para la comunidad. Fue un proceso difícil que podría desarrollar victoriosamente sólo a través de una considerable presión y con la ayuda del Estado.

La transición desde el trabajo simple, trabajo individual y colectivo, como una mayor y más complejo, requiere que el hombre las habilidades de organización infinitamente más. En la medida en que la agricultura campesina colectiva de distancia de su dueño instintos para adquirir hábitos colectivistas, su experiencia en la organización crece y se aplica los métodos de trabajo colectivo.

Esto es lo que las condiciones deben ser cumplidas de la educación comunista en el campo.

Es claro que los recursos sólo en el trabajo colectivo, la simple agitación a favor de las ventajas que ha comparado con el trabajo individual no es ya suficiente. El propagandista, agitador, el profesor debe enseñar a los agricultores colectivos métodos de trabajo más eficaces, o al menos darles ejemplos concretos del trabajo eficaz y analizar las razones de su eficacia.

Así pues, incluso algo tan complicado como el espíritu de la comunidad la educación tiene que ser lo más eficaz posible, para adaptarse a los trabajos prácticos. En otras palabras, la educación debe ser práctica para el espíritu colectivo. Al demostrar las ventajas del proceso de tal o cual práctica del educador se ha enriquecido con una documentación práctica para su desarrollo teórico. Aquí está – está dicho sea de paso – un ejemplo concreto de la unidad de teoría y práctica.

Este es el cuarto elemento de la educación comunista.

VII.

La cultura es un factor que lleva a buen término toda obra buena. Más trabajo es complejo, el más calificado y más requiere de la cultura por el invocador. La cultura es indispensable para nosotros como el aire que respiramos: la cultura, desde la más básica y esencial a todos los hombres, en lo que se llama la alta cultura.

La cultura es un índice del grado de desarrollo de un hombre. Y como un hombre hecho y sigue recibiendo la mayor atención, algunas personas se ponen a imitar las formas externas de la cultura.

Como regla general se dice de ellos: una urraca está enmascarado con plumas de pavo real. Pero en mi opinión, el argumento es falso y perjudicial para el desarrollo de la cultura. Por supuesto, en su gran mayoría, los hombres ocupan el primer lugar en las formas externas. Pero si el hombre trata de adquirir las formas externas de la cultura, esta última a su vez, contribuir a elevar el nivel de cultura general.

¿Por qué la necesidad de elevar el nivel de cultura general se hace sentir especialmente hoy en día? Es que en veinte y tres años de gobierno soviético de nuestra economía ha hecho enormes progresos. El nivel técnico de la producción es infinitamente superior, las máquinas más complejas y herramientas requeridos por la persona que los maneja más atención y más cuidado. Si revisamos la industria tras otra, oímos repetirse en todas partes: se necesitan trabajadores más educados de una vez. Y es comprensible que necesita ser incrementado en varias plantas.

La campaña en las granjas colectivas a su vez tiene una gran demanda de los hombres cultos. Además del conocimiento de sus tractores o cosechadoras de artesanía del conductor o las trilladoras, el mecánico, el agricultor, el ganadero debe tener al menos una cultura elemental. Considere la posibilidad de otras profesiones, incluso la del novio. Es relativamente fácil ser un agricultor cuando el novio tiene sólo dos o tres caballos. Pero cuando el establo es el hogar de veinte o cuarenta años debe tener alguna experiencia en la organización y una cultura. Lo mismo es cierto en todas las ramas de la economía colectiva de la finca. La cultura es esencial para el progreso.

También es útil recordar las necesidades de la defensa. En esto tiene la tierra en términos de cultura no aumentó día a día sino de hora en hora.

Aparte de todo el resto de la cultura significa también la limpieza del taller y en casa.

Imaginemos, camaradas, un ingeniero, un buen ingeniero. Se ha estudiado ampliamente, es un hombre educado: es el jefe del taller y se considera como un trabajador valioso. Pero, en el taller, el mismo diablo que encontraría allí (risas). En estas condiciones podemos hablar de cultura? Si el ingeniero en cuestión no es consciente de este estado de cosas significa que carece de la más básica de las culturas, que significa que no tiene el menor cuidado de su taller, su producción.

Hablo aquí de la lucha por la cultura en su sentido más amplio. Se debe tener como objetivo, por ejemplo, que las válvulas no pierden agua, que hay más de errores en los apartamentos en Moscú, etc. Las chinches son una cosa intolerable. Una vergüenza! Pero en lugar de destruir a alguien se pregunta cómo será el hombre en el régimen comunista y cuáles son sus características? (Risas). A medida que predica en la educación de los niños del departamento se convirtió en un verdadero nido de bichos. ¿Qué puedo decir? Podemos llamar a estas personas educadas? No, es aristócratas decadentes, las ruinas de la sociedad rusa de edad! (Risas).

Camaradas, yo podría tocar otros temas de educación comunista, por ejemplo, sobre el papel del Partido, los sindicatos, el Komsomol, las organizaciones deportivas, instituciones de educación superior, la escuela, la literatura, el arte, teatro, cine, familia, etc. Pero eso nos llevaría demasiado lejos y hemos perdido de vista lo esencial, lo que determina las tareas y el contenido de la educación en la etapa de los trabajadores de la URSS comunista actual de la lucha de clases.

Creo que nuestras organizaciones y nuestras instituciones, y todos aquellos que se preocupan directamente, debe establecer la educación comunista, sobre la base de los principios fundamentales establecidos por mí. Ellos deben tratar las cuestiones prácticas desde la perspectiva del contenido principal y el propósito esencial de la educación comunista.

Si nuestra educación es excelente, pero abstracta hacia el exterior, es decir, si no es en realidad, físicamente, vinculado a la lucha emprendida para el desarrollo del Estado socialista y el fortalecimiento de sus posiciones en la lucha de clases de hoy, es una parodia de la educación.

En la actual situación internacional, tan compleja, nuestro pueblo debe ejercer una vigilancia particularmente extensa y siempre dispuesta, siempre atenta, porque nuestro Estado socialista, está listo para todas las sorpresas, todas las eventualidades. El esfuerzo de todas nuestras organizaciones sociales, literatura, arte, cine, teatro, etc. debe darse cuenta de esto. Por lo tanto, camaradas, vamos a estar realmente a la voluntad del Partido, las directivas del camarada Stalin y Lenin acerca de las recomendaciones de la formación comunista de las masas en el período actual. (Todos de pie y aplaudir al fin).

NOTAS

(1) Anti-Dühring por lo que generalmente se llama la obra “Ciencia subvertido por el señor Eugenio Dühring”, en la que Engels respuestas a los tres volúmenes del profesor Dùhhring Berlín, que quería en su polémica con el marxismo, tráfico de una nueva teoría de la pseudo- Socialista (ed.).

(2) Shcherbakov A., (1901-1945). Uno de los líderes más responsables del Partido Bolchevique y del Estado soviético.

(3) Cien negros – de la derecha de la organización terrorista dirigida por terratenientes rusos (ed.).

(4) Wladimiro Mayakovsky (1893,1930). Registrado como un niño con el Partido Bolchevique ha dedicado su actividad como un hombre y un poeta. “Mayakovsky fue y sigue siendo el mejor poeta y más talentosos de nuestra época soviética”. (Stalin). (Nota del editor).

(5) “La Tierra de Dios” Ilf y Petrov fue publicado en italiano y traducido por la Casa Ed “Einaudi”. (Nota del editor).

(6) Kulak: los campesinos ricos, los opositores acérrimos de la colectivización de la tierra, con sus especulaciones estaban muriendo de hambre ciudades. El XV Congreso del Partido Comunista (b), que abrió sus puertas 02 de diciembre 1927 decidió desarrollar la ofensiva en contra de ellos y tomar una serie de medidas destinadas a limitar el desarrollo del capitalismo en el campo y orientar a las granjas de campesinos hacia el socialismo. (Nota del editor).

Adaptado de: M. Kalinin “La educación comunista.” Discursos y artículos 1920-1945.

 , 1950. Ediciones de “nueva juventud. Roma

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Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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