Enver Hoxha : L’Eurocomunismo e’ Anticomunismo- Capitolo secondo,5 Parte – Capítulo II, Parte 5

Capitolo 2- 5 parte

 Image

ENVER HOXHA : L’EUROCOMUNISMO E’ ANTICOMUNISMO -La concezione borghese della società borghese ——La concepción burguesa de la sociedad burguesa

Le tesi teoriche e la dottrina marxista sullo Stato, affermate nelle opere monumentali di Marx  La Comune di Parigi dimostra che il proletariato  per rovesciare l’ordinamento capitalista  non può mantenere intatta la vecchia macchina

dello Stato borghese e utilizzarla per i propri fini.  La Comune distrusse questa macchina, creando in  sua vece organismi e istituzioni statali interamente  nuovi sia nella forma che nel contenuto.

La Comune fu la prima forma di organizzazione  politica del potere proletario. Come ha rilevato  Lenin, la Comune di Parigi ha dimostrato il carattere storicamente convenzionale «…e il valore limitato del parlamentarismo borghese e della democrazia borghese…»*. * V. I. Lenin. Opere, vol. 28, p. 535 dell’edizione albanese

La pratica ha confermato che lo Stato istituito  dalla Comune di Parigi rappresentava il tipo  più elevato di democrazia, quello della schiacciante  maggioranza del popolo. La Comune mise in  atto le grandi libertà e i grandi diritti democratici che la borghesia proclama, ma non realizza mai. Più tardi Lenin, in lotta contro le deformazioni

opportunistiche dei dirigenti della II Internazionale,  sostenne brillantemente la teoria di Marx  sullo Stato. Egli respinse le loro concezioni secondo Lenin;  , Il proletariato deve costruire  uno Stato nuovo nella forma e nel contenuto, nella

struttura e nell’organizzazione, uno Stato diretto  da uomini nuovi e con metodi di lavoro nuovi, uno  Stato che garantisce la libertà alle masse lavoratrici  e reprime i tentativi dei nemici del socialismo  volti a restaurare il sistema capitalista.  Il libro di Lenin «Stato e rivoluzione» e le tesi  leniniste sulla dittatura del proletariato hanno  svolto un importante ruolo nella preparazione della  Rivoluzione d’Ottobre e nell’instaurazione del  potere dei Soviet in Russia. Queste tesi sono tuttora  una potente arma nelle mani degli autentici  rivoluzionari per combattere le teorizzazioni dei  revisionisti moderni, che cercano di riesumare le  vecchie concezioni di Kautsky e compagni sullo Stato, smascherate ed annientate da Lenin. La via «democratica» verso il socialismo, una  maschera per difendere lo Stato borghese La questione fondamentale dell’ideologia e  della politica di ogni partito, qualunque sia la  classe di cui rappresenta gli interessi, è stata e  rimane la questione del potere statale. Anche  l’eurocomunismo non poteva eludere questa questione.  E’ proprio in questo campo che esso ha cominciato  la lotta divenendo una nuova arma nelle  mani della borghesia, per conservare il suo potere  asservente e sfruttatore e per impedire al proletariato

di fare la rivoluzione, di abbattere questo  potere e di instaurare il socialismo.

Nella loro propaganda contro il marxismo- leninismo, gli eurocomunisti insistono nell’affermare che nelle condizioni della società moderna,  così come essi chiamano l’odierna società capitalista,questo non è piu’ possibile.

E’ su questa deformazione deliberata del marxismo-leninismo da parte dei revisionisti sovietici  che furono costruite le basi delle teorie eurocomuniste  su questa questione. Le tesi kruscioviane secondo cui l’edificazione del socialismo in Unione Sovietica poneva fine alla lotta di classe, che la vittoria del socialismo era garantita e che  non c’era più pericolo di tornare indietro, che non c’era più bisogno né di dittatura del proletariato. Gli eurocomunisti presentano la via della trasformazione della società capitalista in socialista  come uno sviluppo fino in fondo della democrazia  politica borghese e, a sentire loro, come una  via pacifica che non porta ad un cambiamento  qualitativo, ma quantitativo. «La democrazia politica, dicono i revisionisti italiani, si presenta perciò come forma istituzionale più alta di organizzazione di uno Stato, anche di uno Stato socialista».** La politica e l’organizzazione dei comunisti italiani. Roma, 1979, p. 11. Se analizziamo questa cosiddetta tesi, risulta  che la «democrazia politica» per i lavoratori esisterebbe  già nel capitalismo, che al socialismo si  potrebbe giungere allargando questa democrazia  e infine che la caratteristica fondamentale della  società socialista sarebbe la democrazia borghese  la quale s’identifica con la democrazia socialista. Come si vede, per «motivare» i loro punti di  vista revisionisti Berlinguer, Carrillo, Marchais ed

altri espongono idee assai confuse sulla democrazia  e lo Stato. Simili ragionamenti che non si  basano sui rapporti di classe esistenti nella società  borghese, che non prendono in considerazione i legami  fra la base economica e la sovrastruttura  capitalista e che sono in contrasto con la realtà  e con ogni logica, mirano a provare invece che  la vera democrazia non sarebbe quella instaurata  dalla dittatura del proletariato, cioè la democrazia  della grande maggioranza delle masse sfruttate  sulla minoranza capitalista sfruttatrice o sui suoi residui, ma la democrazia alla Marchais, alla  Carrillo, cioè «la democrazia per tutti, in cui  tutti vivranno in pace e armonia di classe». La storia  ha però dimostrato che non c’è e non ci può essere  democrazia borghese al di fuori dalla dittatura  borghese, come non ci può essere democrazia socialista  al di fuori dalla dittatura del proletariato. * Noveno Congreso del Partido Comunista de Espana. Barcelona,  1978, pag. 83.  ** «L’Humanité» del 13.2.1979.

Gli eurocomunisti non sono i primi opportunisti  che negano la necessità della rivoluzione come  unico mezzo fondamentale capace di rovesciare il capitalismo e costruire il socialismo. Essi furono preceduti in ciò da Proudhon, che fu smascherato da Marx, poi da Bernstein e compagni, che  finirono per diventare aperti sostenitori del sistema  capitalistico. Bernstein, per esempio, predicava che il miglioramento  della legislazione del lavoro, la crescita  del ruolo e dell’attività dei sindacati e delle  cooperative, l’ampliamento della rappresentanza della classe operaia al parlamento, erano in grado  di risolvere in modo pacifico e in una via evoluzionistica  tutti i problemi economici, politici e sociali  del proletariato. Egli affermava esplicitamente che  alla classe operaia basta conquistare la maggioranza relativa al parlamento, cioè il 51 percento

dei voti, per raggiungere tutti i suoi obiettivi.  Nella democrazia, egli propagandava, dal momento che Bernstein predicava che la via della trasformazione  della società è la via delle riforme parziali  e lente, la via dell’evoluzione, dell’integrazione  graduale del capitalismo nel socialismo. Quindi, a sentire lui, anche il partito della classe operaia  dovrebbe essere un partito non della rivoluzione sociale, ma delle riforme sociali. Questi punti di vista di Bernstein, adottati più tardi da Kautski e soci, sono stati energicamente criticati da Lenin che ne ha messo in evidenza tutta la falsità. E’ stata la Grande Rivoluzione d’Ottobre ad emettere il verdetto storico nell’ampio dibattito fra i marxisti, da una parte, con alla testa Lenin, che sostenevano l’idea della rivoluzione e della dittatura del proletariato e gli opportunisti revisionisti, dall’ altra, che erano favorevoli alla via pacifica, riformista, alla democrazia «pura» ecc.

…………………………………………………………………………………………………………………………….

Per «giustificare» la loro opposizione alla teoria  marxista-leninista sulla rivoluzione e la dittatura

del proletariato, gli eurocomunisti sostengono  che lo stesso Marx «ha accennato una sola volta a  questo termine»! Si sa però che l’idea della dittatura  del proletariato costituisce la questione fondamentale

di tutta la dottrina di Marx sul socialismo.  «La cosa nuova che io ho portato, — scriveva  Marx nel 1852, — è di aver provato  quanto segue: 1 — che l’esistenza delle classi  è legata solo con determinate fasi storiche  dello sviluppo della produzione, 2 — che la lotta di classe porta immancabilmente alla dittatura del proletariato, 3 — che questa stessa dittatura non è altro che il  passaggio verso la soppressione di qualsiasi  classe e verso la società senza classi…»*. * C. Marx, F. Engels. Opere scelte, vol. II, p. 486 dell’edizione  albanese, Tirana, 1975.

Marx non considerava la dittatura del proletariato  come un semplice cambio di uomini al governo,  ma come un potere qualitativamente nuovo  che sorge sulle macerie del vecchio potere borghese.  Egli considerava la distruzione violenta di questo vecchio potere  Le posizioni degli eurocomunisti nei confronti  della questione della rivoluzione, dello Stato e della democrazia in sostanza concordano con quelle  dei revisionisti sovietici, i quali hanno dichiarato  che attualmente il partito «comunista» in  Unione Sovietica si sarebbe trasformato in «partito  di tutto il popolo» e che la dittatura del proletariato  è stata sostituita dallo «Stato di tutto il  popolo». Tenendo conto di queste dichiarazioni dei revisionisti sovietici, Marchais e Carrillo hanno il  diritto di fare il seguente ragionamento: «Dal momento  che voi trasformate il partito e lo Stato del  proletariato in un partito e in uno Stato di tutto  il popolo, perché noi in Occidente non avremmo  il diritto di fare altrettanto, ma senza la rivoluzione  violenta e senza la dittatura del proletariato? Noi procederemo nel «pluralismo» e nella comprensione  con la borghesia, sensibilizzando l’opinione  pubblica per una «vera democrazia» che voi  Quanto ai titoisti, anch’essi si trovano su posizioni  difficili nei confronti degli eurocomunisti  a proposito della «democrazia» e del «pluralismo». I revisionisti jugoslavi parlano dell’unità del

«mondo non allineato» e con questa formula «eliminano» la lotta di classe e la dittatura del proletariato.

All’imperialismo e al capitalismo mondiale essi chiedono solo che i «paesi non allineati» «siano mantenuti nell’attuale statu quo e aiutati economicamente». A questo riguardo, i titisti sono della stessa opinione con gli eurocomunisti, con la

sola differenza che mentre gli jugoslavi parlano di una presunta «indipendenza dalle superpotenze e dai blocchi», gli eurocomunisti non fanno ciò  nemmeno formalmente. Con le idee che esprimono, gli eurocomunisti  dicono ai revisionisti jugoslavi, senza però attaccarli direttamente, che l’esistenza di un unico  partito in Jugoslavia costituisce una deviazione  dalla via della vera democrazia e quindi anche il  sistema politico in Jugoslavia deve subire cambiamenti.

Attaccando direttamente Lenin e tutta la teoria  marxista-leninista sullo Stato e la rivoluzione,  Berlinguer, Marchais, Carrillo e compagni invitano  i kruscioviani a portare il loro tradimento  fino in fondo, esortandoli che nella loro infame strategia liquidatoria del marxismo leninismo.Indubbiamente questa tesi non fa comodo ai  kruscioviani che, per nascondere il loro tradimento  e farsi passare per marxisti-leninisti, si attengono  ancora ad alcune formule presunte leniniste. Nel tentativo di conservare questa maschera,  il gruppo Breznev rivolge ogni tanto ai partiti indisciplinati qualche pallida critica, consigliando  loro di conservare pro forma i princìpi leninisti  di classe riguardanti la via e le forma che conducono  al socialismo. Ma i partiti revisionisti dei  paesi occidentali non mancano di rispondere a  Breznev che essi non fanno nulla più di quanto  abbiano fatto i revisionisti sovietici, che essi agiscono  conformemente alle loro condizioni che imporrebbero  la via pacifica, la via delle riforme democratiche,  del pluralismo politico e ideologico ecc., ecc. Berlinguer, Marchais e Carrillo, andando più  in là di Togliatti, dicono ai sovietici: «Non siete

stati forse voi a parlare di coesistenza pacifica?  Avanti allora, creiamo questa coesistenza e portiamola fino in fondo». Ma con chi si dovrebbe coesistere  in modo pacifico? Con gli avversari del  comunismo, cioè con la borghesia capitalista, con  l’imperialismo americano ecc.A fini demagogici e per gettare polvere negli  occhi alle masse, gli eurocomunisti dicono a fior  di labbra che «la terza via», o «il socialismo democratico », non è la socialdemocrazia, poiché questa  «non ha portato la società fuori dalla logica del  capitalismo».* * La politica e l’organizzazione dei comunisti italiani, Roma  1979, p. 7. Tuttavia, essi aggiungono subito, noi dobbiamo unirci con la socialdemocrazia e le

altre forze politiche e, insieme a loro, non abbattere  l’apparato statale della borghesia capitalista,  come indicano i classici del marxismo-leninismo,  ma influire su di esso attraverso la propaganda, le  riforme, la chiesa, la cultura ecc. affinché questo potere assuma a poco a poco il suo vero aspetto

L’ideale di tutti i revisionisti eurocomunisti  sono le tesi togliattiane, la linea del Partito Comunista  Italiano, che hanno suscitato anche la gelosia  di Carrillo e di Marchais. «Nel 1956 abbiamo  indugiato a trarre insegnamento da ciò che era

accaduto in Union Sovietica, scrive Georges Marchais  su «L’Humanité», e ad elaborare una via  francese verso il socialismo», cioè così come ha fatto  Togliatti. Quando Marchais o Carrillo dicono  che la polizia è con il Partito Comunista Italiano  e che a Roma questa vota per i comunisti, essi apprezzano  così gli sforzi e i successi di Berlinguer

verso la collaborazione con la socialdemocrazia, i  democristiani, i socialisti, non solo nelle questioni  pubbliche, ma anche nella gestione degli affari della borghesia.

I «successi» di Berlinguer in tal senso, cioè la  sottomissione al capitalismo italiano e al capitalismo mondiale, servono agli altri revisionisti da  sostegno pratico alle loro tesi politiche opportuniste. Berlinguer lavora con grande impegno, non  attacca la costituzione borghese, neppure il potere  della borghesia, non parla affatto della necessità  di rovesciare questo potere e i suoi apparati, né di  liquidare l’esercito repressivo italiano, ma al con Il programma e le azioni dei revisionisti italiani  sono bell’pronti e sperimentati ormai anche  per gli altri revisionisti. In Italia, Spagna, Francia  sta sviluppandosi e assumendo forme concrete  l’integrazione del revisionismo nel capitalismo e non del capitalismo nel socialismo, come predicano  gli eurocomunisti nei loro programmi e nei  loro discorsi.

I partiti comunisti italiano, francese e spagnolo  non parlano assolutamente dei revisionisti cinesi, ma puntano la loro lotta contro Marx,  Engels, Lenin e Stalin e talvolta, per i loro fini,  anche contro i revisionisti sovietici. Essi sono d’accordo  con i revisionisti cinesi su tutti i fronti. I  revisionisti cinesi fanno di tutto per giungere ad un’alleanza con gli Stati Uniti d’America, con i  paesi capitalisti sviluppati, con le cricche al potere  nei paesi che si trovano sotto il dominio neocolonialistico.  Un’alleanza di questo genere è nella linea  dei rinnegati eurocomunisti. Sta di fatto che

la politica estera cinese combacia completamente  con la politica che predicano gli eurocomunisti  D’altra parte, oltre al settore del capitalismo  di Stato, in Cina esistono anche imprese private  cinesi, imprese miste con capitale cinese e straniero,  imprese private puramente straniere, settori  cooperativistici ecc. Ciò collima completamente con la «terza via», con il «socialismo» che  propagandano gli eurocomunisti.

Mao Tsetung ha proclamato la sua «teoria» su «il fiorire di cento fiori e il contendere di cento scuole». Che cosa significa questo? Ciò significa che  in Cina è permesso esprimere e diffondere tutte le idee: idealistiche, socialdemocratiche, repubblicane,  religiose e via dicendo. «Tutte le scuole  devono rivaleggiare», questo è dialettico, dice Mao Tse tung. Ma dal momento che il pluralismo sarebbe dialettico, come sostengono anche gli eurocomunisti, allora si potrebbe anche giungere al socialismo insieme e in unità con la borghesia e i suoi partiti, nella pace e in competizione pacifica.

Dal momento che in Cina esistono partiti  La pratica cinese corrisponde alla linea degli eurocomunisti ed è una «conferma» del modo in cui si può andare al socialismo senza rivoluzione e senza dittatura del proletariato. Qualcuno può obiettare: «Ma la Cina è andata al socialismo con la rivoluzione», «La Cina ha la dittatura del proletariato» ecc. No, questo non è vero. E’ vero che la Cina ha combattuto contro gli occupatori giapponesi e contro il Kuomintang, ma essa non ha mai instaurato la dittatura del proletariato né ha costruito il socialismo. Il potere in Cina era chiamato dittatura del proletariato, ma il suo contenuto era  diverso e attualmente vediamo come le maschere  che si erano messi il Partito Comunista Cinese e lo  Stato cinese stiano cadendo una dopo l’altra. Dopo  la morte di Mao Tsetung, che era un eclettico, e di  Chou En-lai, che era un democratico borghese, la  Cina ora scopre il suo vero volto e sta presentandosi

come una repubblica borghese, come uno Stato  imperialista.

Quanto alle divergenze degli eurocomunisti  con i revisionisti sovietici sul carattere dello Stato  nel socialismo, esse non hanno affatto carattere di  principio. Gli eurocomunisti attaccano lo Stato  dipendenza dal capitale e dalla borghesia

La lotta contro l’imperialismo in generale ed  i suoi strumenti in ogni paese, è una delle questioni  fondamentali della strategia di ogni partito  comunista e una delle condizioni decisive per la  vittoria di qualsiasi rivoluzione, sia questa democratica  popolare, antimperialista oppure socialista.  Nello stesso tempo l’atteggiamento verso l’imperialismo

serve anche da pietra di paragone per la  valutazione politica e ideologica di ogni forza politica,  che agisce sia a livello nazionale di ogni  paese che a livello internazionale. In altre parole,  l’atteggiamento verso l’imperialismo è stato e rimane  la linea di demarcazione che separa le forze  autenticamente rivoluzionarie, patriottiche e democratiche,  da una parte, dalle forze della reazione,  della controrivoluzione e del tradimento

nazionale, dall’altra.

Qual’è la posizione degli eurocomunisti su questa questione di vitale importanza e tanto rilevante sul piano dei principi?Sin dal 20° Congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, quando Krusciov proclamò

la linea della conciliazione e dell’avvicinamento con l’imperialismo americano e impostò tale linea come linea generale dell’intero movimento comunista, i partiti revisionisti dei paesi occidentali.Prima ancora del 20° Congresso del PC dell’

Unione Sovietica, e a causa dei vari tentennamenti e cedimenti, in Francia e in Italia la lotta contro la NATO, contro il riarmo e il risorgere dell’imperialismo tedesco, contro l’intervento del capitale americano e le sue basi militari in Europa, ecc. aveva cominciato a indebolirsi. Anche se si faceva qualche cosa in quel periodo, ciò riguardava essenzialmente la propaganda, perché le azioni vere e proprie mancavano. Per quel che riguarda la questione dell’Algeria, il Partito Comunista Francese si manteneva su posizioni quasi identiche a quelle dei partiti borghesi del paese. Ma il suo sciovinismo e il suo nazionalismo su questo punto non potevano non ammorbidire sempre più anche il suo atteggiamento nei confronti dell’imperialismo americano, questo grande alleato della borghesia francese, e della sua espansione politica ed economica. Dal momento che si difendeva l’«Algeria I revisionisti italiani che si adoperavano in

ogni modo di convincere la borghesia della loro sincerità e lealtà, cercavano di fornire il maggior numero di prove proprio in tal senso non opponendosi alla politica estera del governo democristiano, che si basava sull’incondizionata alleanza con l’imperialismo americano, la completa sotto-missione alla NATO, il libero accesso del grande capitale americano e la trasformazione del paese in una grande base militare degli Stati Uniti d’America.

Quanto ai revisionisti spagnoli, in quel periodo essi avevano una sola preoccupazione: la legalizzazione

del loro partito e il loro ritorno in Spagna. Pensando che la «democratizzazione» della Spagna poteva essere realizzata solo con la pressione degli Stati Uniti d’America, i quali, secondo loro, avevano interesse a togliere di mezzo l’«ostacolo» Franco, non prendevano affatto in considerazione la politica espansionistica ed egemonica americana,

e tanto meno intendevano combatterla. Le «vie nazionali verso il socialismo», che i partiti revisionisti dei paesi dell’Europa Occidentale fecero proprie ispirandosi alle decisioni del 20° Congresso del PC dell’Unione Sovietica, portavano alla loro sottomissione non solo alla borghesia.

Così come sono divenuti difensori dell’ordine borghese all’interno dei loro paesi, i partiti revisionisti dell’Europa Occidentale hanno combattuto con lo stesso ardore anche per la salvaguardia del sistema imperialista su scala internazionale. Gli eurocomunisti sono divenuti anche sostenitori dello statu quo borghese-imperialista

su tutti i fronti. Se per i problemi interni gli eurocomunisti conservano ancora qualche maschera, cercano di

farsi passare per oppositori, seppure deboli, della borghesia e dell’ordine capitalista, per ciò che concerne i rapporti a livello mondiale fra rivoluzione e capitalismo intemazionale, fra popoli oppressi e imperialismo, fra socialismo e capitalismo, essi sono apertamente contrari ad ogni cambiamento.

I partiti revisionisti d’Italia, di Francia, di Spagna e gli altri partiti della corrente eurocomunista si sono attualmente trasformati in forze politiche filoimperialiste, la cui linea e le cui azioni non differiscono da quelle dei partiti borghesi

di questi paesi. Prendiamo ad esempio il loro atteggiamento verso la NATO e il Mercato Comune Europeo, che rappresentano due delle basi politiche, economiche e militari su cui poggiano la grande borghesia europea e l’imperialismo americano. Dal giorno della sua fondazione ad oggi, la NATO non ha mutato né la sua natura, né i suoi scopi e obiettivi. Gli accordi rimangono quelli firmati nel 1949. Per quale scopo fu creato il Patto Atlantico e perché viene mantenuto in piedi, questo tutti lo sanno. Ma anche se non lo sapessero, ci sono il Pentagono e il quartier generale di Bruxelles a ricordarlo loro ogni giorno. La NATO è stata e rimane un’alleanza politica e militare del grande capitale americano ed europeo, creata per conservare innanzi tutto il sistema e le istituzioni capitalistiche in Europa, per impedire lo scoppio della rivoluzione e soffocarla con la violenza qualora dovesse progredire. Questa organizzazione controrivoluzionaria è, d’altra parte, una guardia armata del neocolonialismo nelle zone d’influenza  delle potenze imperialiste e anche un’arma della loro espansione politica ed economica. Sperare di poter realizzare la trasformazione della società capitalistica dell’Europa Occidentale e la costruzione del socialismo con la NATO e le basi americane nel proprio paese, significa sognare ad occhi aperti. Il tentativo degli eurocomunisti di menzionare solo la funzione antisovietica della NATO e di passare sotto silenzio l’altra sua missione consistente nel reprimere la rivoluzione in EuropaOccidentale ha lo scopo di ingannare i lavoratori e di impedire a loro di vedere la realtà.  Se è vero che fra i paesi europei aderenti alla NATO e gli Stati Uniti d’America esistono varie contraddizioni, il che è naturale e inevitabile fra gruppi e grandi raggruppamenti capitalistici, è altrettanto vero che i paesi della NATO si sono sempre sottomessi a Washington per quello che riguarda le maggiori questioni politiche ed economiche mondiali. La grande borghesia europea, come quella degli altri paesi, quando si tratta di scegliere fra gli interessi della propria classe Il fatto che gli eurocomunisti negano l’esistenza di un problema nazionale nei loro paesi, e concretamente la necessità di lottare contro il dominio e il diktat americano e di consolidare l’indipendenza e la sovranità nazionali è un’altra prova della loro degenerazione politica e ideologica, del loro tradimento nei confronti della causa della rivoluzione. Ora i revisionisti italiani insistono non solo sulla permanenza dell’Italia nella NATO, ma sono divenuti anche sostenitori ancora più strenui dell’atlantismo degli stessi democristiani e degli altri partiti borghesi filoamericani. La permanenza dell’Italia nell’Alleanza atlantica, dicono i revisionisti italiani, deriva dalla necessità di mantenere l’equilibrio di potenza da cui dipende la salvaguardia della pace in Europa e nel mondo.** La politica e l’organizzazione dei comunisti italiani. Roma, 1979, pp. 39-40. Con questa tesi i berlingueriani dicono agli operai: non opponetevi alla NATO, non chiedete l’allontanamento degli americani da Napoli e Caserta, non denunciate l’installazione di missili a La tesi dell’equilibrio fra le grandi potenze come fattore o come strumento di salvaguardia della pace è un vecchio slogan imperialista che il  mondo, e soprattutto l’Europa, conosce perfettamente. Essa ha sempre cercato di giustificare la  politica egemonica delle grandi potenze imperialistiche, e il diritto che queste si arrogano d’ingerirsi  negli affari altrui e di dominarli. Accettare la necessità dell’esistenza e del rafforzamento dei blocchi imperialisti come strumento per la presunta salvaguardia della pace,  come dicono i revisionisti, significa approvare anche la loro politica. I blocchi militari imperialisti esistono non per salvaguardare la pace e difendere  la libertà, l’indipendenza e la sovranità dei membri

di detti blocchi, come sostengono i revisionisti  eurocomunisti, ma per rapire loro questi beni, per  mantenere il dominio e l’egemonia delle superpotenza. La politica dei blocchi è la politica aggressiva  delle superpotenze, essa deriva dalla loro strategia  espansionistica e egemonica, dalle mire tese a stabilire  il loro dominio completo ed esclusivo in  tutto il mondo. Gli eurocomunisti non vedono o  meglio non vogliono vedere questa natura rapace  dell’imperialismo, poiché secondo le loro «teorie»  il grande capitale che costituisce la base dell’imperialismo.  si sta «democratizzando», sta assumendo un carattere «popolare», perché la grande borghesia si sta «integrando nel socialismo». Per quel che riguarda la loro fedeltà alla  NATO, anche i revisionisti francesi non differiscono  dai loro fratelli italiani, ma, per mettersi all’  unisono con i giscardiani o i gaullisti, anch’essi  parlano della posizione particolare che la Francia

deve avere in quest’organizzazione. Dal canto suo,  il partito di Carrillo si è impegnato a fondo ad impugnare

la bandiera dell’adesione della Spagna alla NATO. Così si sta realizzando il sogno incompiuto  di Franco. Gli slogan degli eurocomunisti, secondo cui  la loro presunta partecipazione «al parlamento  e agli altri organi della comunità europea porterà  alla trasformazione democratica» e alla creazione di un’ «Europa dei lavoratori» non sono che inganni

e demagogia. La società capitalista di ogni  paese non può trasformarsi in una società socialista  attraverso la «via democratica», e tanto meno  l’Europa può divenire socialista attraverso i discorsi  degli eurocomunisti nelle riunioni propagandistiche  del parlamento dell’Europa Unita. Perciò  la posizione degli eurocomunisti nei confronti del  Mercato Comune e dell’Europa Unita è una posizione  opportunistica e da crumiro, che scaturisce  dalla loro linea di conciliazione di classe e di sotto-  missione alla borghesia. Essa mira a disorientare  le masse lavoratrici, a spezzare il loro slancio L’ideologia riformista, la sottomissione alla  borghesia e la capitolazione davanti alla pressione  imperialista hanno trasformato i partiti eurocomunisti non solo in partiti antirivoluzionari, ma  anche in partiti antinazionali. Anche tra le file  della borghesia rari sono coloro che si autodefiniscono  uomini politici e che accettano l’idea della  «sovranità limitata», come fa Carrillo. «…noi siamo  consapevoli, egli scrive, che questa indipendenza

sarà sempre relativa…». Nella Spagna «democratica  e socialista», che egli ha programmato, «…gli investimenti dei capitali stranieri e l’attività delle società multinazionali non saranno vietati…».  Ed egli prosegue, «Dobbiamo pagare per molto  tempo un tributo al capitale straniero sotto la forma  del plusvalore… ma ciò servirà allo sviluppo di quei settori che corrispondono all’interesse nazionale »*. * S. Carrillo. «Eurocommunisme» et Etat. France, 1977, pp. 157-160. Con i loro atteggiamenti volti a difendere i  monopoli e gli interessi delle potenze imperialiste,  gli eurocomunisti si sono contrapposti alle tradizioni  antimperialistiche e democratiche degli operai francesi, spagnoli e italiani. Essi si sono opposti  anche alle tradizioni patriottiche e alla lotta che i lavoratori e gli uomini progressisti di questi.

L’idea di conciliazione di classe e di sotto-missione al dominio straniero, che percorre tutta la linea politica e ideologica degli eurocomunisti, appare chiaramente anche nell’atteggiamento che essi assumono nei confronti dei movimenti rivoluzionari, di liberazione nazionale e antimperialisti. Non essendo d’accordo per la rivoluzione nel loro paese, essi non sono neppure d’accordo per la rivoluzione negli altri paesi. Essi non sono per l’indebolimento

della loro borghesia imperialista e neocolonialista, perciò non possono considerare mai la rivoluzione nei paesi oppressi come un diretto aiuto per il rovesciamento del sistema capitalista. Per gli eurocomunisti il processo univoco

della rivoluzione, il legame naturale delle sue varie correnti, l’indispensabile aiuto reciproco, sono fattori inesistenti. Alle volte, tanto per superare il turno, essi lanciano anche qualche parola propagandistica a favore dei movimenti antimperialistici. Ma si tratta di frasi vuote, senza contenuto concreto e, quel che è peggio, non seguite da azioni politiche. Il loro «sostegno» non è altro che una posa «sinistreggiante», un desiderio di essere alla moda per atteggiarsi a progressisti, a democratici.  * La politica e l’organizzazione dei comunisti italiani. Roma, 1979, p. 40.  Secondo Carrillo, queste «leggi» oggettive capitaliste non possono cambiare né essere sostituite neppure nelle condizioni del socialismo. Per «argomentare» questa tesi, egli cita come esempio il carattere capitalista dei rapporti fra i paesi revisionisti nel campo dell’economia. In altre parole, secondo Carrillo, è inutile che i popoli sorgano alla lotta contro l’oppressione nazionale e neocolonialistica, contro gli scambi impari fra i paesi capitalisti sviluppati e quelli poco sviluppati, che si esprimono soprattutto nel feroce saccheggio delle materie prime di quest’ultimi. E’ proprio quest’ ordine internazionale che Carrillo vuole mantenere e al quale Berlinguer vuol dare qualche ritocco per presentarlo sotto vesti nuove e brillanti. Una linea che è in contrasto con i veri interessi nazionali di un paese, una linea che difende l’egemonismo e l’espansionismo imperialista, che vanta il neocolonialismo e consacra lo sfruttamento capitalistico straniero, è destinata a fallire. Le leggi oggettive di sviluppo della storia non possono cambiare. Il nuovo ordine mondiale, per il quale si battono il proletariato e i popoli, non è l’ordine imperialista, che viene reclamizzato dagli eurocomunisti, ma l’ordine socialista al quale appartiene il futuro. * S. Carrillo. «Eurocommunisme» et Etat, France, 1977, p. 159.

La posizione dei partiti comunisti italiano, francese e spagnolo verso l’Unione Sovietica e i rapporti che hanno con essa, in quest’ultimi anni sono stati oggetto di un vasto dibattito e di varie interpretazioni da parte di tutta la borghesia internazionale.

Il tentativo degli eurocomunisti di dare ad intendere di essere «indipendenti» da Mosca, «originali» e persino «oppositori» dell’Unione Sovietica, in apparenza mirerebbe ad ingannare la borghesia dei loro paesi, ma in realtà  viene fatto per ingannare il proletariato del proprio paese ed anche il proletariato internazionale.

Può darsi benissimo che si tratti anche di una manovra dei revisionisti sovietici per creare l’impressione che esisterebbero profonde differenze e contraddizioni di «principio» fra loro e i partiti comunisti dell’Europa Occidentale, soprattutto con i partiti italiano e francese, per facilitare la partecipazione di questi partiti ai governi borghesi dei loro paesi. Se ciò si dovesse realizzare, gioverebbe al socialimperialismo sovietico e al suo dominio su scala mondiale, perché una simile azione indebolirebbe i suoi rivali accrescendo l’influenza e l’egemonia dell’Unione Sovietica nei vari paesi. I revisionisti kruscioviani hanno bisogno di ciò per sostenere la loro tesi antimarxista, secondo la quale «il potere può essere preso in via pacifica», ed anche per «provare» ciò che non si è potuto provare in Cile. Al 25° Congresso del PC dell’Unione Sovietica, Breznev ha detto fra l’altro che l’esperienza D’altro canto, l’eurocomunismo è in qualche modo un’idea che fa comodo anche alla grande borghesia capitalista europea, che stimola e gonfia con tutti i mezzi le contraddizioni fra gli eurocomunisti e i socialimperialisti sovietici, poiché è interessata ad indebolire la potenza ideologica dei revisionisti e l’influenza dell’Unione Sovietica. Essa cerca di presentare il revisionismo italiano, spagnolo, francese ecc. come un blocco ideologico che si sta creando in Europa contro il blocco revisionista sovietico.

E poiché si tratta di uno schieramento ideologico antisovietico, va da sé che questo eurocomunismo si trovi sotto l’influenza della borghesia reazionaria dei paesi industrializzati d’Europa.Comunque, il Cremlino non gradirebbe un totale distacco dell’eurocomunismo dalla sua influenza.

Ragion per cui la propaganda che viene fatta in Occidente circa l’euro-comunismo, come corrente ideologica «indipendente», irrita Mosca. Ciò è dovuto anche al fatto che in tal modo si rende di dominio pubblico la scissione che in realtà esiste da tempo fra i partiti revisionisti dell’Europa Occidentale e il Partito revisionista dell’Unione Sovietica e i suoi satelliti dell’Europa Orientale. Non c’è stata, non c’è e non ci sarà mai unità fra questi partiti. Ma al Partito Comunista del-l’Unione Sovietica fa comodo che ci sia, in apparenza, una certa unità fra i partiti revisionisti, non solo d’Europa, ma anche di tutto il mondo. Il Partito Comunista dell’Unione Sovietica cerca in modo mascherato di mantenere la sua egemonia ideologica su tutti gli altri partiti revisionisti del mondo.

Esso ha una gran voglia di sottoscrivere dichiarazioni e comunicati congiunti con tutti i partiti revisionisti per creare l’illusione dell’unità che esisterebbe fra loro e del rispetto che essi nutrirebbero per la direzione sovietica.  Dissensi e divergenze fra il Partito Comunista Italiano e il Partito Comunista Francese, da una  parte, e i revisionisti kruscioviani, dall’altra, ci  sono stati sin dal tempo di Togliatti e di Thorez, e  questi dissensi e queste divergenze sono andati  continuamente moltiplicandosi e aggravandosi. Non sono però mai giunti al punto di esacerbazione, in cui si trovano attualmente. Ora tale esa-cerbazione è divenuta di dominio pubblico.

 La «Pravda» ha attaccato Carrillo e condannato l’eurocomunismo. Carrillo ha risposto per le rime a Mosca. Egli ha messo i puntini sugli «i»  per quel che  riguarda l’orientamento ideologico e politico revisionista  del suo partito e ha rotto ogni legame di  dipendenza dal Partito Comunista dell’Unione  Sovietica.

Dopo la critica della «Pravda» e la risposta di Carrillo, la Lega dei Comunisti Jugoslavi ha preso con passione le difese del Partito Comunista Spagnolo. I revisionisti jugoslavi si sono aperti

Quanto ai partiti revisionisti francese e italiano, essi si mostrano fino a un certo punto più bilanciati in questa polemica, ora l’inaspriscono,ora l’attenuano e a volte la spengono del tutto.

Ciò non è dovuto ad una «saggezza» particolare, ma, a quanto pare, all’esistenza di alcuni legami materiali ed altri, che essi vogliono conservare, poiché ne traggono vantaggio. E proprio per la conservazione di questi fili legati al rublo ed esistenti da tempo fra loro e i sovietici, che essi desiderano di placare un po’ gli animi affinché la polemica con i kruscioviani non assuma dimensioni incontrollabili.

Le visite a Mosca di Berlinguer, Pajetta e altri avevano questo scopo. I leader revisionisti italiani hanno dichiarato che si recavano a Mosca per spiegare ai dirigenti sovietici che non bisogna condurre un’aspra polemica e che Mosca non ha il diritto di ingerirsi o di intervenire nella linea del partito comunista di un altro paese, poiché ciascuno ha il diritto di definire da sé la propria strategia, la propria linea, in base alle situazioni del paese, tenendo conto, a loro dire, anche dell’esperienza del movimento comunista mondiale.

Mosca è pronta a sottoscrivere queste tesi, ma come contropartita  chiede il riconoscimento del suo «soI partiti revisionisti italiano, francese e spagnolo, benché attualmente abbiano una strategia identica, differiscono in certo modo nelle loro tattiche a causa delle particolarità che ha la borghesia in questi tre paesi. La borghesia francese è una borghesia forte, una borghesia che possiede una lunga esperienza. Essa possiede inoltre una grande potenza politico-ideologica, per non parlare della forza economica e del potere militare e poliziesco che detiene, mentre la borghesia italiana è meno forte di quella francese. Sebbene detenga il potere, essa ha molti punti deboli. Tale situazione ha permesso al Partito revisionista italiano di entrare in trattative, di giungere a stabilire anche molte forme di collaborazione, persino parlamentari, con gli altri partiti, per non parlare della collaborazione tramite i sindacati con la borghesia capitalista italiana, e, in primo luogo, con il suo partito democristiano.

E’ per questo motivo che il partito di Berlinguer cerca di procedere di pari passo con  Anche la borghesia francese, che conosce bene l’Unione Sovietica revisionista, non procede alla cieca nella sua politica, così come desiderano e come predicano i revisionisti cinesi, i quali chiedono che la Francia inasprisca i suoi rapporti con l’Unione Sovietica. Naturalmente, i rapporti fra questi due paesi non sono latte e miele, ma non sono neppure così tesi come vorrebbero i cinesi.

D’altro canto, il Partito Comunista Francese nella sua politica d’intesa con i socialisti si guardabene dall’opporsi apertamente e recisamente a Mosca, ma cerca di conservare un certo statu quo nei suoi confronti, dato che si accinge a schierarsi al fianco della borghesia francese e ad unirsi ad essa. Differente è la situazione con la borghesia spagnola. Il dopo Franco ha portato al potere il  partito di Suarez, in collaborazione con gli altri partiti; esso rappresenta una borghesia che ha, anch’ essa, le proprie tradizioni, ma che sono più che altro tradizioni di una dittatura fascista. Si tratta  di una borghesia che ha conosciuto molti sconvolgimenti,  i quali non le hanno permesso di creare  quella stabilità che ha creato la borghesia francese .

L’eurocomunismo è gradito anche al Partito Comunista Cinese, sia come ideologica, sia come  attività pratica. Il Partito Comunista Cinese è d’accordo  tanto con la denominazione, quanto con il  contenuto della linea di questi tre partiti. La Cina come Stato e il partito che definisce la linea e la  strategia di questo Stato si muovono a seconda  delle congiunture mondiali, che cambiano da un  momento all’altro. Nell’ammucchiata chiamata eurocomunismo, il Partito Comunista Cinese vede  un oppositore ideologico contro l’Unione Sovietica  che considera suo nemico numero uno. Perciò la Cina, così come appoggia senza la  minima esitazione e sostiene senza la minima riserva  qualsiasi forza ostile all’Unione Sovietica,  (ad eccezione dei marxisti-leninisti e dei rivoluzionari autentici), appoggia ed approva anche l’eurocomunismo.  Il Partito Comunista Cinese ha da  tempo stabilito contatti con Carrillo.Gli autentici partiti marxisti-leninisti d’Europa  e di tutti i continenti non si lasciano ingannare  dalle tattiche e dalle manovre dei revisionisti  sovietici, che dichiarano di essere in polemica e in  contrasto con il cosiddetto eurocomunismo. Essi  non credono di poter trovare qui qualche spaccatura.  In via di principio i revisionisti non hanno  spaccature. Essi sono divisi tatticamente per  meglio realizzare la loro strategia, mirante a stabilire  il dominio globale del revisionismo moderno  sul proletariato mondiale.

La tesis sobre la teoría y el estado marxista, establecida en las monumentales obras de Marx, la Comuna de París muestra que el proletariado de derrocar el orden capitalista no puede mantener la vieja máquina. Estado burgués y usarlo para sus propios fines. La ciudad destruyó la máquina, creando en su lugar un organismos estatales e instituciones totalmente nuevos tanto en la forma y contenido.

La Comuna fue la primera forma de organización política del poder proletario. Como señaló Lenin, la Comuna de París ha puesto de manifiesto el carácter históricamente convencional “… y el limitado valor del parlamentarismo burgués y la democracia burguesa …” *. * V. I. Lenin. Works, vol. 28, pág. 535 Edición de Albania

La práctica ha confirmado que el Estado establecido por la Comuna de París era el tipo más alto de la democracia, que la inmensa mayoría de la gente. El Ayuntamiento pone en marcha las grandes libertades y los derechos democráticos que la gran burguesía proclama, pero se da cuenta que nunca. Más tarde, Lenin, en lucha contra la deformación

los líderes oportunistas de la II Internacional, brillantemente apoyado la teoría de Marx sobre el Estado. Él rechazó sus ideas segundo Lenin, el proletariado debe construir un nuevo Estado en la forma y contenido, en estructura y organización, un Estado dirigido por nuevos hombres y nuevos métodos de trabajo, un estado que garantiza la libertad de las masas obreras y reprimir los intentos de los enemigos del socialismo encaminadas a restaurar el sistema capitalista. El libro de Lenin “El Estado y la Revolución” y la teoría leninista de la dictadura del proletariado, han jugado un papel importante en la preparación de la Revolución de Octubre y en el establecimiento del poder soviético en Rusia. Estas teorías siguen siendo un arma poderosa en manos de los verdaderos revolucionarios para luchar contra las teorías de los revisionistas modernos, que tratan de resucitar a las viejas ideas de Kautsky y Cía de Estado, expuestos y destruidos por Lenin. La forma “democrática” al socialismo, una forma de Estado burgués para defender a la cuestión fundamental de la ideología y la política de cada partido, independientemente de la clase que representa los intereses, ha sido y sigue siendo la cuestión del poder estatal. Incluso el eurocomunismo no podía eludir esta pregunta. Y “en este campo que ha comenzado la lucha por convertirse en una nueva arma en las manos de la burguesía, para preservar su poder y para prevenir la explotación y la esclavitud del proletariadopara hacer la revolución, para derrocar a este poder y establecer el socialismo.

En su propaganda contra el marxismo-leninismo, los eurocomunistas insisten en que en las condiciones de la sociedad moderna, como llaman a la sociedad capitalista de hoy, esto no ha terminado “como sea posible.

Y “esta distorsión deliberada del marxismo-leninismo por los revisionistas soviéticos se construyeron los cimientos de eurocomuniste teorías sobre este tema. El kruscioviane tesis de que la construcción del socialismo en la Unión Soviética puso fin a la lucha de clases, la victoria del socialismo estaba garantizada y que no había peligro de volver, que no había necesidad de la dictadura proletariado. Los eurocomunistas mostrar el camino a la transformación de la sociedad capitalista en una socialista como un desarrollo hasta el final de la política burguesa y la democracia, para escuchar, como un camino de paz que lleva a un cambio cualitativo, sino cuantitativo. “La democracia política, dicen los revisionistas italiano, es tan alto como una forma de organización institucional de un Estado, incluso un estado socialista.” ** La política y la organización de los comunistas italianos. Roma, 1979, p. 11. Si analizamos esta tesis llamada es que “la democracia política” para los trabajadores que ya existen en el capitalismo y el socialismo podría llegar a esta expansión de la democracia y, por último, que la característica fundamental de una sociedad socialista sería la democracia burguesa, que se identifica con el socialista de la democracia. Como se puede ver a “motivar” a sus puntos de vista revisionistas Berlinguer, Carrillo y Marchais

otros muestran ideas muy confusas acerca de la democracia y la regla. Tales argumentos no se basan en las relaciones de clase existentes en la sociedad que no toman en cuenta los vínculos entre la base económica y la superestructura del capitalismo y que entran en conflicto con la realidad y con toda lógica, con el objetivo de demostrar en cambio que el verdadero la democracia se estableció por la dictadura del proletariado, que es la democracia de las masas explotadas de la mayoría sobre los explotadores minoritarios capitalistas o de sus residuos, pero la democracia en Marchais, a Carrillo, es decir, “democracia para todos, donde todos puedan vivir en paz y la armonía de clases “. La historia ha demostrado que no hay ni puede haber democracia fuera de la dictadura de la burguesía de la burguesía, como no puede haber democracia fuera de la dictadura socialista del proletariado. * Noveno Congreso del Partido Comunista de la de España. Barcelona, 1978, p. 83. ** “L’Humanité”, 02/13/1979.

Los eurocomunistas no son los primeros oportunistas que niegan la necesidad de la revolución como el único medio fundamentales capaces de derrocar el capitalismo y construir el socialismo. Ellos fueron precedidos en esto por Proudhon, que fue expuesto por Marx, y más tarde por Bernstein & Co., que con el tiempo se convirtieron en abiertas del sistema capitalista. Bernstein, por ejemplo, predicó que la mejora de la legislación laboral, el crecimiento de la función y las actividades de los sindicatos y las cooperativas, la ampliación de la representación de la clase obrera en el Parlamento, fueron capaces de resolver de manera pacífica y en un camino evolutivo todos los archivos. económica, política y social del proletariado Dijo explícitamente que la clase obrera acaba de ganar la mayoría en el parlamento, es decir el 51 por cientode los votos, para lograr todos sus objetivos. En una democracia, se propaga, ya que Bernstein predicó que la forma de transformación de la sociedad es el camino de reformas parciales y lentos, el camino de la evolución, la integración gradual del capitalismo al socialismo. Por lo tanto, para escucharlo, el partido de la clase obrera no debe ser un partido de la revolución social, sino de las reformas sociales. Estos puntos de vista de Bernstein, adoptado más tarde por Kautski y sus asociados, fueron duramente criticados por Lenin, quien señaló toda falsedad. Es fue la Gran Revolución de Octubre que el veredicto histórico en el amplio debate entre los marxistas, por una parte, dirigida por Lenin, quien apoyó la idea de la revolución y la dictadura del proletariado, los revisionistas y oportunistas, de ‘ otros, que eran favorables a la vía pacífica reformista, el “puro”, etc

democracia.Para “justificar” su oposición a la revolución marxista-leninista y la dictadura
el proletariado, los eurocomunistas argumentan que el propio Marx “se menciona una vez en esta legislatura!” Sin embargo es evidente que la idea de la dictadura del proletariado es la cuestión fundamentalde toda la doctrina de Marx sobre el socialismo. “La cosa nueva que me trajo, – escribía Marx en 1852 – es la de haber intentado lo siguiente: 1 – que la existencia de las clases sólo va ligada a ciertas fases históricas de desarrollo de la producción, 2 – que la lucha de clases invariablemente conduce a la dictadura del proletariado, 3 – que esta misma dictadura no es más que la transición a la abolición de toda clase a la sociedad sin clases … “*. * C. Marx, F. Engels. Obras Cumpliedos  t. II, pág. 486 edición de Albania, Tirana, 1975.

Marx no consideraba la dictadura del proletariado como un simple cambio de personalidades en el gobierno, sino como un poder cualitativamente nueva que se levanta sobre las ruinas del poder burgués de edad. Consideraba que la destrucción violenta de las antiguas posiciones de poder eurocomunistas sobre el tema de la revolución, el estado y la democracia, en esencia, coinciden con los de los revisionistas soviéticos, quien afirmó que en la actualidad el partido “comunista” en la Unión Soviética transformó en un partido ‘de todo el pueblo “y que la dictadura del proletariado ha sido reemplazado por” Estado de todo el pueblo. ” Teniendo en cuenta estas declaraciones de los revisionistas soviéticos, Marchais y Carrillo tiene el derecho a realizar el siguiente argumento: “Puesto que transformar el partido y el estado del proletariado en un partido y en un estado de todo el pueblo, ya que en el Oeste no tienen derecho a hacer lo mismo, pero sin sin una revolución violenta y la dictadura del proletariado? Vamos a proceder en el “pluralismo” y el entendimiento con la burguesía, por la sensibilización del público para una “verdadera democracia” En cuanto a Tito que, ellos mismos son difíciles posiciones eurocomunistas contra acerca de la “democracia” y “pluralismo”. La unidad de los revisionistas yugoslavos hablan

“Países No Alineados mundo”, y con esta fórmula “eliminar” la lucha de clases y la dictadura del proletariado.
El imperialismo capitalista y el mundo que piden sólo que los “países no alineados” debe “mantenerse en el actual statu quo y ayudó financieramente”. A este respecto, los titoistas son de la misma vista con los eurocomunistas, con el

única diferencia es que mientras que los yugoslavos hablan de una supuesta independencia “de las superpotencias y los bloques”, los eurocomunistas no hacer lo que ella formalmente. Con las ideas que expresan, a decir de los revisionistas yugoslavos eurocomunistas, pero sin atacarlos directamente, que la existencia de un solo partido en Yugoslavia constituye una desviación del camino de la verdadera democracia y por lo tanto el sistema político en Yugoslavia debe ser cambiado.

Atacar directamente a Lenin y toda la teoría marxista-leninista sobre el estado y la revolución, Berlinguer, Marchais, Carrillo y sus amigos invitan a jruschovistas para llevar su traición a la patria hasta el final, instando a que en su desdén infame estrategia del marxismo leninismo.Indubbiamente esta tesis es conveniente jruschovistas que, para ocultar su traición y se hacen pasar por los marxistas-leninistas, todavía se adhieren a algunas fórmulas leninistas supuestos. En un esfuerzo por mantener esta máscara, Brezhnev se dirigió al grupo de vez en algunas partes críticas rebeldes débiles, asesorándoles para mantener la pro-forma los principios leninistas de la clase en la forma y la forma que conducen al socialismo. Sin embargo, los partidos revisionistas en los países occidentales no dejan de responder a Brezhnev que no hacen nada más que a los revisionistas soviéticos, que actúan de acuerdo con sus condiciones que requieren la vía pacífica, la vía de la reforma democrática, el pluralismo político y etc ideológica., etc. Berlinguer, Marchais y Carrillo, va más allá de Togliatti no, los soviéticos dicen: “¿Tetal vez estábamos hablando de la coexistencia pacífica? La próxima vez, crear esta convivencia y llevarlo hasta el final. ” Pero, ¿quién debe coexistir pacíficamente? Con los opositores del comunismo, es decir, con la burguesía capitalista, el imperialismo estadounidense con fines demagógicos y ecc.A para arrojar polvo a los ojos de las masas, los eurocomunistas dicen en voz baja que la “tercera vía”, o “socialismo democrático “La democracia social no es, ya que esto” ha llevado a la compañía fuera de la lógica del capitalismo. “** La política y la organización de los Comunistas Italianos, Roma 1979, p. 7. Sin embargo, añaden inmediatamente, tenemos que unirnos con la social y la

otras fuerzas políticas y, con ellas, no para destruir el aparato estatal de la burguesía capitalista, según lo indicado por los clásicos del marxismo-leninismo, pero la influencia en él por la propaganda, la reforma, la iglesia, la cultura y así sucesivamente. este poder asumir gradualmente su verdadera forma

El ideal de todas las tesis revisionistas son eurocomunistas togliattiane, la línea del Partido Comunista Italiano, que también despertó los celos de Marchais y Carrillo. “En 1956 hicimos una pausa para sacar lecciones de lo que era ocurrió en la Unión Soviética, escribe Georges Marchais de “L’Humanité”, y para preparar el camino hacia el socialismo francés “, es decir, al igual que Togliatti. Cuando Marchais y Carrillo, dijo que la policía con el Partido Comunista Italiano en Roma y que este voto a favor de los comunistas, por lo que apreciamos los esfuerzos y los éxitos de Berlingueren el trabajo con los socialdemócratas, demócratas cristianos, socialistas, no sólo en los asuntos públicos, sino también en la gestión de los asuntos de la burguesía.

Los ‘éxitos’ de Berlinguer en este sentido, es decir, la sumisión al capitalismo italiano y el capitalismo mundial, los otros revisionistas son un apoyo práctico a sus tesis políticas oportunistas. Berlinguer trabaja muy duro, no ataca a la constitución burguesa, ni el poder de la burguesía, no se menciona la necesidad de revocar este poder y su aparato, o la liquidación de la represión del ejército italiano, pero con el programa y las acciones de los revisionistas Los italianos son ahora bell’pronti y la prueba de los otros revisionistas. En Italia, España, Francia está creciendo y tomando formas concretas de revisionismo en la integración del capitalismo y no el capitalismo en socialismo, como los eurocomunistas predicar en sus programas y en sus discursos.

Los partidos comunistas en italiano, francés y español no habla en absoluto de los revisionistas chinos, pero el objetivo de su lucha contra Marx, Engels, Lenin y Stalin, y, a veces para sus propios fines, incluso en contra de los revisionistas soviéticos. Están de acuerdo con los revisionistas chinos en todos los frentes. Los revisionistas chinos hacer todo lo posible para llegar a una alianza con los Estados Unidos de América, con los países capitalistas desarrollados, con las camarillas gobernantes de los países que están bajo el dominio de neocolonialistico. Una alianza de este tipo es en la línea de eurocomunistas renegados. El hecho de que

La política exterior china encaja completamente con la política de predicar los eurocomunistas Por otro lado, además del campo de capitalismo de Estado, en China también hay empresas privadas chinas, las empresas mixtas con capital chino y las empresas privadas extranjeras sectores cooperativos puramente extranjeros, etc . Esto concuerda completamente con la “tercera vía” con el “socialismo” que promocionan los eurocomunistas.

Mao Tse-tung proclamó su “teoría” del “abran cien flores y compitan cien escuelas sostienen”. ¿Qué significa esto? Esto significa que China se le permite expresar y difundir todas las ideas relevantes, idealista, social demócrata, republicano, religiosa, etc. “Todas las escuelas tienen que competir”, esto es dialéctico, Mao Tse Tung dice. Pero desde que el pluralismo sería dialéctico, como también apoyar a los eurocomunistas, entonces usted podría incluso llegar al socialismo juntos y en unidad con la burguesía y sus partidos en la paz y la competencia pacífica.

Debido a que hay partes en China la práctica china de eurocomunistas corresponde a la línea y es una “confirmación” de cómo se puede ir hacia el socialismo sin revolución, sin la dictadura del proletariado. Alguien podría objetar: “Pero China ha ido al socialismo a través de la revolución”, “China tiene la dictadura del proletariado”, etc. No, esto no es cierto. Es s cierto que China ha luchado contra los ocupantes japoneses y contra el Kuomintang, pero nunca se ha establecido la dictadura del proletariado no ha construido el socialismo. El poder en China se llama dictadura del proletariado, pero su contenido era diferente y ahora vemos cómo las máscaras fueron puestos en el Partido Comunista de China y el Estado chino están cayendo uno tras otro. Tras la muerte de Mao Tse-tung, que era un ecléctico, y Chou En-lai, que era democrático-burguesa, China se encuentra ahora su verdadera cara y se está produciendo
como una república burguesa, como un estado imperialista. En cuanto a las diferencias con los eurocomunistas revisionistas soviéticos el carácter del Estado en el socialismo, que no tienen todos los derechos fundamentales. Los eurocomunistas atacar al estado de dependencia del capital extranjero y la burguesía

La lucha contra el imperialismo en general y sus instrumentos en cada país, es uno de los temas clave en la estrategia de cada Partido Comunista y una de las condiciones decisivas para la victoria de una revolución, esto es democrática popular, antiimperialista y socialista. Al mismo tiempo la actitud hacia el imperialismo

También sirve como un punto de referencia para la evaluación de todas las fuerzas políticas política e ideológica, que actúa tanto a nivel nacional en cada país ya nivel internacional. En otras palabras, la actitud hacia el imperialismo ha sido y sigue siendo la línea divisoria que separa a las fuerzas verdaderamente revolucionarias, patrióticas y democráticas, por un lado, por las fuerzas de la reacción, la contrarrevolución y la traición Nacional, por el otro.

¿Cuál es la posición de los eurocomunistas sobre esta cuestión vital, y tan relevante en términos de política? Desde el 20 º Congreso del Partido Comunista de la Unión Soviética, cuando Kruschev proclamó consonancia con el enfoque de la conciliación y el imperialismo estadounidense e impuso que la línea de todo el movimiento comunista, como regla general, los partidos revisionistas países occidentali.Prima todavía un 20 º Congreso de “la PC de la Unión Soviética, y debido a diversos errores y vacilaciones, Francia e Italia en la lucha contra la OTAN, contra el rearme y el aumento del imperialismo alemán, en contra de la intervención del capitalismo estadounidense y sus bases militares en Europa, etc. había comenzado a debilitarse. Incluso si usted hizo nada en ese momento, esto preocupa sobre todo la propaganda, porque la verdadera acción que faltaba. En cuanto a la cuestión de Argelia, el Partido Comunista Francés se mantuvo en posiciones casi idénticas a las de los partidos burgueses del país. Sin embargo, su chovinismo y el nacionalismo en este punto nunca podría suavizar su actitud hacia el imperialismo norteamericano, el gran aliado de la burguesía francesa y su expansión política y económica. Puesto que usted defendió la” Argelia revisionistas italianos que se ejerce en

todos los medios para convencer a la burguesía de su sinceridad y la lealtad, tratando de aportar pruebas, tanto en esta dirección, al no oponerse a la política exterior del gobierno demócrata cristiano, que se basa sull’incondizionata alianza con el imperialismo EE.UU., bajo la plena- Misión de la OTAN, el libre acceso de la gran capital estadounidense y la transformación del país en una gran base militar en los Estados Unidos de América.En cuanto a los españoles revisionistas, en ese momento tenían una sola preocupación: la legalización de su partido y su regreso a España. Pensando que la “democratización” de España sólo podría lograrse con la presión de los Estados Unidos de América, que, según ellos, tenían interés en deshacerse de los “obstáculos” de Franco, sin tener en cuenta toda la política expansionista y la hegemonía estadounidense,y mucho menos quería luchar contra él. Los “caminos nacionales al socialismo”, que los partidos revisionistas en países de Europa Occidental lo hizo su inspiración de las decisiones del 20 º Congreso del PC de la Unión Soviética, no sólo dio lugar a su subordinación a la burguesía.

Así como se han convertido en defensores del orden burgués en su país, los partidos revisionistas de Europa Occidental han luchado con el mismo celo por la preservación del sistema imperialista a escala internacional. Los eurocomunistas se han convertido en defensores del status quo burgués-imperialista en todos los frentes. Si los problemas internos de los eurocomunistas aún conservan alguna forma, tratar de mismos a los oponentes, aunque débil, de la burguesía y el orden capitalista, en cuanto a la relación entre la revolución y el capitalismo intemacional global, entre el imperialismo y los pueblos oprimidos, entre el socialismo y el capitalismo, que se oponen abiertamente a cualquier cambio. Los partidos revisionistas de Italia, Francia, España y las otras partes de la corriente eurocomunista han convertido ahora en filoimperialiste política, cuya línea y cuyas acciones no se diferencian de las de los partidos burgueses de estos países. Tomemos, por ejemplo, su actitud hacia la OTAN y el Mercado Común Europeo, que representan dos de las bases de la vida política, económica y militar sobre los que descansa la gran burguesía europea y el imperialismo de EE.UU.. Desde su fundación, la OTAN tampoco ha cambiado su naturaleza o por sus metas y objetivos. Los acuerdos son los firmados en 1949. ¿Con qué propósito se creó la Organización del Tratado del Atlántico Norte y se mantenga, que todo el mundo lo sabe. Pero incluso si usted no sabe, no son el Pentágono y la sede en Bruselas, para recordarles todos los días. La OTAN ha sido y sigue siendo una alianza política y militar del gran capital norteamericano y europeo, creado principalmente para preservar el sistema capitalista y las instituciones en Europa, para evitar el estallido de la revolución y sofocante por la fuerza en caso de que seguir adelante. Esta es una organización contrarrevolucionaria, por el contrario, un guardia armado del neo-colonialismo en las zonas de influencia de las potencias imperialistas, y también un arma en su expansión política y económica. Espero que para lograr la transformación de la sociedad capitalista en Europa Occidental y la construcción del socialismo con la OTAN y las bases estadounidenses en su país, es soñar con los ojos abiertos. El intento de los eurocomunistas para mencionar sólo los de la OTAN contra los soviéticos y pasar por alto su otra misión que consiste en suprimir la revolución en EuropaOccidentale la intención de engañar a los trabajadores y les impiden ver la realidad. Si bien es cierto que entre los países europeos que participan en la OTAN y los Estados Unidos de América hay muchas contradicciones, lo que es natural e inevitable entre los grupos capitalistas y grandes grupos, no es menos cierto que los países de la OTAN siempre han subordinado a Washington ¿qué pasa con el mundo político y económico. La gran burguesía europea, como la de otros países cuando se trata de elegir entre los intereses de su clase El hecho de que los eurocomunistas negar la existencia de un problema nacional en sus países, y específicamente la necesidad de luchar contra la dominación y la diktat estadounidense y la consolidación de la independencia y la soberanía nacional es una prueba más de su degeneración política e ideológica de su traición a la causa de la revolución. Ahora los italianos revisionistas insisten no sólo en la permanencia de Italia en la OTAN, pero también se han vuelto partidarios más enérgicos de los demócratas atlantismo a sí mismos y otros pro-estadounidenses partidos burgueses.

La permanencia de Italia en la Alianza Atlántica, dicen los revisionistas, italianos, se deriva de la necesidad de mantener el equilibrio de poder del que depende la preservación de la paz en Europa y en todo el mundo. ** La política y la organización de los comunistas italianos. Roma, 1979, p. 39-40. Con esta tesis la Berlinguer dijo a los trabajadores: no se opusieron a la OTAN, no piden la retirada de los estadounidenses de Nápoles y Caserta, no se informó la instalación de misiles en la tesis del equilibrio entre las grandes potencias como un factor o como un medio de salvaguardar La paz es un viejo lema de que el mundo imperialista, especialmente en Europa, lo sabe. Siempre ha tratado de justificar la hegemonía política de las grandes potencias imperialistas, y los que se arrogan el derecho de interferir en los asuntos de los demás y dominarlas. La aceptación de la necesidad de la existencia y fortalecimiento de los bloques imperialistas como una herramienta para la preservación de la paz supuesta, como dicen los revisionistas, significa que también se complacen con su política. Los bloques militares imperialistas no existen para preservar la paz y defender la libertad, la independencia y soberanía de los Estados de estos bloques, como los revisionistas sostienen eurocomunistas, sino para secuestrar a estos activos para mantener el dominio y la hegemonía de la superpotencia. La política de los bloques es la agresiva política de las superpotencias, que proviene de su estrategia hegemónica y expansionista, los objetivos diseñados para establecer sus dominios en todo el mundo completo y exclusivo. Los eurocomunistas No ve o mejor dicho no quieren ver esta naturaleza depredadora del imperialismo, porque de acuerdo a sus “teorías” del gran capital que constituye la base del imperialismo. es la “democratización” está tomando un carácter “popular”, porque la gran burguesía es “la integración en el socialismo.” En cuanto a su lealtad a la OTAN, incluso los revisionistas franceses no se diferencian de sus hermanos italianos, pero para llegar a “al unísono con giscardiani o gaullistas, que también hablan de la posición especial que Francia debe tener en esta organización. Por su parte, el partido de Carrillo ha trabajado duro para desafiar la bandera de la OTAN en España. Por lo tanto, es hacer realidad el sueño incumplido de Franco. Las consignas de eurocomunistas, que su presunta participación “en el Parlamento y otros órganos de la Comunidad Europea llevará a la transformación democrática” y la creación de una Europa” de los trabajadores “no son que las trampas y la demagogia. La sociedad capitalista de cada país no puede convertirse en una sociedad socialista a través de la “forma democrática”, por no hablar de la Europa socialista puede llegar a ser a través de los discursos de propaganda eurocomunistas las reuniones del Parlamento de una Europa unida. Por lo tanto la posición de los eurocomunistas contra el Mercado Común y la Europa unida es una posición oportunista y costra, que se deriva de su línea de clase de la conciliación y la sumisión a la burguesía. Su objetivo es desorientar a las masas trabajadoras, a romper su ideología reformista impulso, el sometimiento de la burguesía y la capitulación de la presión de los partidos eurocomunistas imperialistas han transformado no sólo en los partidos anti-revolucionarios, sino también en los partidos antinacionales. Incluso entre las filas de la burguesía son raros los que se llaman políticos y que aceptan la idea de “soberanía limitada”, al igual que Carrillo. “… Somos conscientes, escribe, que esta independenciasiempre estará en … “. En España “socialista democrático”, que ha planeado, “… la inversión de capital extranjero y las actividades de las empresas multinacionales no estará prohibido …”. Y continúa: “Tenemos que pagar por un largo tiempo, un tributo al capital extranjero en la forma de la plusvalía … pero esto va a ayudar al desarrollo de aquellas áreas que se corresponden con el interés nacional “*. * S. Carrillo. “Eurocommunisme de Estado y otros. Francia, 1977, p. 157-160. Con sus actitudes para defender los intereses de los monopolios y potencias imperialistas, los eurocomunistas se oponían a las tradiciones antiimperialistas y democráticas de los trabajadores franceses, españoles e italianos. También se oponen a las tradiciones del patriotismo y la lucha que los trabajadores y los hombres de estos progresistas.  La idea de la clase de la conciliación y la sub-misión a la dominación extranjera, que corre a lo largo de la línea de eurocomunistas políticas e ideológicas, es evidente que también en la actitud que adoptan hacia los movimientos revolucionarios de liberación nacional y antiimperialistas. No estar de acuerdo con la revolución en su país, ni siquiera se acuerdan de la revolución en otros países. No son para el debilitamiento su burguesía neo-colonialista e imperialista, por lo que nunca puede ser considerado una revolución en los países oprimidos como un apoyo directo para el derrocamiento del sistema capitalista. Para eurocomunistas del proceso único la revolución, el vínculo natural de sus diversas corrientes, la ayuda mutua, indispensable, son factores existen. A veces, sólo para pasar la ronda, sino que también el lanzamiento de una propaganda de la palabra en favor de los movimientos anti-imperialistas. Pero estas son palabras vacías sin contenido concreto, y lo que es peor, no seguida de la acción política. Su “apoyo” no es más que una pose “sinistreggiante,” el deseo de estar a la moda de hacerse pasar por progresistas, demócratas. * Las políticas y la organización de los comunistas italianos. Roma, 1979, p. 40.

Según Carrillo, estas “leyes” objetivas del capitalismo no puede ser cambiado ni sustituido, incluso en las condiciones del socialismo. Para “sostener” ese argumento, cita el ejemplo del carácter capitalista de las relaciones entre los revisionistas de los países en el campo de la economía. En otras palabras, según Carrillo, es inútil para la gente a levantarse contra la opresión nacional y neocolonialista, en contra de los intercambios desiguales entre los países capitalistas desarrollados y subdesarrollados, que se expresan sobre todo en la búsqueda feroz de saqueo de las materias primas ” pasado. Es precisamente este “orden internacional que Carrillo quiere mantener y queBerlinguer quiere dar algunos ajustes para presentarlo enropa nueva y brillante.

Annunci

Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
Questa voce è stata pubblicata in Enver Hoxha, ENVER HOXHA : L'EUROCOMUNISMO E’ ANTICOMUNISMO. Contrassegna il permalink.