Perchè la Russia(URSS) era socialista¿Por qué Rusia (URSS) iba a ser socialista

Perchè la Russia era socialista

Image

Il tema della natura del modo di produzione esistente nell’URSS è una delle questioni più dibattute all’interno del movimento comunista. Nel corso della storia, si sono avvicendate innumerevoli scuole di interpretazione, correnti di pensiero e teorie sulla società sovietica: dalla teoria leninista-staliniana sul carattere socialista dell’URSS, all’analisi trotskista della burocrazia, alla teoria del collettivismo burocratico di Bruno Rizzi, alle posizioni di chi scorge, volgendo lo sguardo al Paese dei Soviet, nientaltro che un capitalismo di Stato. E’ proprio di una delle varie forme di quest’ultima teoria che ci occuperemo in questa sede. Nello specifico, analizzeremo lo scritto dal titolo Perchè la Russia non è socialista, uno dei più citati dagli esponenti della cosiddetta Sinistra comunista. La nostra trattazione si svilupperà, in primo luogo, come un momento negativo, di critica delle tesi contenute nel nostro oggetto d’analisi; ma, poichè «il negativo è sempre anche positivo»1, esporremo anche alcuni fondamenti della teoria marxista-leninista del socialismo, in opposizione a quella dei nostri avversari ideologici.

Prima di cominciare, dobbiamo però fare un’importante premessa. Le forze nemiche sono dislocate in un arco temporale che si estende dal 1923 al 1970, anno in cui fu pubblicato l’articolo. Noi, invece, daremo loro battaglia su un terreno più ristretto: fino al 1953; anno, quest’ultimo, nel quale abbiamo scorto l’alba del salto qualitativo che i nostri avversari anticipano di 33 anni. Sicchè, non faremo riferimento alla «villa per Kossighin» o ai «missili sulla Luna». Affronteremo il nemico non a Narva, ma bensì a Poltava2.

Che cosa ci promettono gli autori dell’articolo? E’ presto detto:

«Noi marxisti rivoluzionari smascheriamo il falso comunismo russo non per disgustare gli operai con la realtà, ma per dimostrare il contrario, che cioè le tare dell’attuale società russa sono comuni a tutti i regimi politici e sociali oggi esistenti, perché tutti – Russia compresa – sono capitalisti».

Vediamo ora che cosa mantengono.

Scambio, denaro, retribuzione e socialismo

Nel primo capitolo, dopo il consueto elenco degli elementi caratteristici del capitalismo (denaro, salario, accumulazione del capitale), si conclude:

«È dunque una menzogna infame pretendere che una società meriti il nome di socialista quando nel suo seno esistono il denaro scambiabile contro forza lavoro e il salario grazie al quale gli operai si procurano i prodotti necessari al sostentamento proprio e delle loro famiglie, mentre l’accumulazione di valori resta proprietà delle imprese o dello Stato. Tale è appunto oggi la società russa».

All’inizio del secondo capitolo, si afferma che il «mezzo previsto dal marxismo» per elminare il lavoro salariato è «il sistema dei buoni di lavoro» e si annuncia una successiva spiegazione di esso nel prosieguo dell’articolo. Tuttavia, malgrado tale assicurazione, dobbiamo fare ai nostri lettori la spiacevole comunicazione che essa è rimasta lettera morta e che, fino alla fine dello scritto, non v’è più il minimo accenno al sistema dei buoni di lavoro. Questa inadempienza non è affatto casuale; infatti, un’ulteriore esposizione della teoria marxista della retribuzione nel socialismo, avrebbe inesorabilmente condotto i nostri avversari a tirarsi una tremenda zappata sui piedi, tanto violenta da spezzare l’apparentemente impenetrabile corazza del loro dogma fondamentale.

La retribuzione nel socialismo viene teorizzata da Karl Marx, nella sua forma più compiuta, nella Critica del programma di Gotha. Ivi è esposto il famoso sistema dei buoni di lavoro o scontrini: ogni lavoratore presta una data quantità (tempo) di lavoro alla società e ne riceve in cambio uno scontrino che gli dà il diritto di ottenere una parte del prodotto sociale proporzionale alla quantità di lavoro da lui erogata, astrazion fatta dalle varie detrazioni. Dopo aver illustrato questo meccanismo, Marx osserva: «Domina qui evidentemente lo stesso principio che regola lo scambio delle merci in quanto è scambio di valori uguali»3. Blasfemia!, strillerebbero i nostri avversari, se non conoscessero l’autore di una simile bestemmia. E’ precisamente qui che si scorge il loro sottile stratagemma: passino pure lo scambio di valori uguali e le detrazioni, ma non il denaro; mantenete il «diritto borghese»4 e le detrazioni, ma, per carità, sostituite il denaro con lo scontrino, e il socialismo funzionerà a meraviglia! E costoro hanno anche il coraggio di rimproverare Stalin per l’introduzione dello scambio in natura nei colcos! Si ha ora l’impressione di dialogare non con dei sedicenti marxisti rivoluzionari, ma con gli eredi del… Marchese di Forlipopoli5.

Ma andiamo avanti. Marx prosegue precisando: «Contenuto e forma sono mutati, perché nella nuova situazione nessuno può dare niente all’infuori del suo lavoro, e perché d’altra parte niente può diventare proprietà dell’individuo all’infuori dei mezzi di consumo individuali»6. L’operaio sovietico, erogata la sua quantità di lavoro, riceveva in cambio del denaro, con cui poteva ottenere unicamente dei beni di consumo, e non dei mezzi di produzione (si ricordi che stiamo combattendo a Poltava). Per conseguenza, i singoli possessori di forza-lavoro non potevano che realizzare la riproduzione semplice, contrariamente a quanto accade in regime capitalista. Poichè impieghiamo comunque il denaro, invece che lo scontrino, Stalin, nei Problemi economici del socialismo nell’U.R.S.S., precisa che i processi economici inerenti ai mezzi di produzione conservano la forma mercantile, ancorché essi non vengono venduti, ma allocati. Dei colcos e delle loro questioni particolari tratteremo in seguito.

Avendo constatato che sostituendo la banconota con lo scontrino — fermo restando il diritto borghese — , secondo i nostri avversari, il capitalismo magicamente si trasforma in socialismo, e avendo dimostrato il carattere antidialettico di una simile impostazione, possiamo ora esaminare la questione della differenziazione dei “salari” nel socialismo. I nostri avversari dichiarano: «Il socialismo abolisce la gerarchia delle remunerazioni» e ripetono la stessa idea molte volte. Quindi, secondo loro, nel socialismo, «il frutto del lavoro appartiene integralmente, a ugual diritto, a tutti i membri della società», come stava scritto nel programma di Gotha criticato da Marx. Dunque, da quanto dicono, sembrerebbe che tra gli obbiettivi dei comunisti vi sia l’instaurazione della parificazione assoluta dei “salari”. E’ questo uno dei principali luoghi comuni sfruttati dalle classi dominanti per allontanare i proletari dalla dottrina comunista, agitando lo spettro del tremendo disincentivo all’istruzione e alla qualificazione che deriverebbe da questo assurdo provvedimento. Perciò, i «marxisti rivoluzionari», sostenendo di voler combattere le menzogne sul comunismo, non hanno niente di meglio da fare che appropriarsi avidamente di queste stesse falsità, diffuse dai nemici di classe, e scriverle a grandi caratteri sulle loro bandiere.

Purtroppo per loro, noi marxisti-leninisti non accetteremo mai una simile revisione e storpiatura del marxismo, e abbiamo l’inderogabile dovere di difendere l’idea di socialismo, così come l’avevano teorizzata Marx ed Engels, come l’hanno messa in pratica Lenin e Stalin. Marx spiega: «Il diritto dei produttori è proporzionale alle loro prestazioni di lavoro»7, nel socialismo. E Lenin precisa che nel socialismo occorre stabilire «la ripartizione dei beni di consumo “secondo il lavoro” (e non secondo i bisogni)», secondo il principio «”a uguale quantità di lavoro, uguale quantità di prodotti”»8. Questa è la teoria marxista della retribuzione nel socialismo. Alla luce di ciò, che bisogno avevano i nostri avversari di riesumare la vecchia e consunta formula di Dühring sulla “eguaglianza quantitativa, se non qualitativa, del consumo” e il suo “principio universale di giustizia”, se Marx, oltre un secolo fa, li considerava già come irrimediabilmente superati? Ora i nostri lettori possono vedere chiaramente dove conduce la follia antistalinista: criticando Stalin, si calpestano — possibilmente di nascosto — i postulati della teoria rivoluzionaria di Marx, Engels e Lenin; si sostituiscono le conclusioni scientifiche del marxismo con i volgari luoghi comuni sul comunismo, messi in giro dal capitalismo, in modo da screditare la teoria rivoluzionaria agli occhi delle masse e dare così una mano alle classi dominanti nel perpetuare lo status quo.

E non si tratta, come si potrebbe pensare, della pur onnipresente confusione tra socialismo e comunismo, ma di una vera revisione del marxismo. Poichè, nemmeno nel comunismo, la remunerazione viene livellata, ma regolata secondo i bisogni di ogni membro della società. Per cui, la misura proposta dai nostri avversari non corrisponde a nessun modo di produzione che il marxismo abbia mai teorizzato. Si tratta invece di un goffo tentativo di seppellire Marx e riesumare le teorie di Dühring e di Lassalle. Per dirla con l’espressione di Lenin, è lo stesso postulato, lo stesso vecchio rottame presentato sotto un’insegna un po’ ripulita e riverniciata.

Ancora un’osservazione. L’ultima obiezione possibile, tipicamente trotskista9, è quella secondo cui gli staliniani avrebbero ingannato i lavoratori sovietici, attribuendo un carattere socialista a ciò che Marx ed Engels riconoscevano come diritto borghese (remunerazione secondo il lavoro). Si tratta, ancora una volta, di un attacco a Stalin, in realtà diretto contro Lenin, il quale, riferendosi alla prima fase della società comunista, scriveva: «”Chi non lavora non mangia”: questo principio socialista è già realizzato; “a uguale quantità di lavoro, uguale quantità di prodotti”: quest’altro principio socialista è anche esso già realizzato»10. Un gran ingannatore di operai, questo Vladimir Ilic, non c’è che dire! In realtà, Lenin e Stalin classificarono la remunerazione secondo il lavoro come principio socialista in quanto essa, pur essendo ancora diritto borghese, caratterizza la prima fase della società comunista, comunemente detta socialismo.

Accumulazione e “salario” nel socialismo

Sfondata la schiera nemica, non ci resta che disperdere le truppe in fuga.

Partendo dalla stessa premessa di prima — dallo scontrino come amuleto capace di trasformare istantaneamente il capitalismo in socialismo, secondo i nostri avversari —, possiamo ora dedicarci all’analisi della riproduzione allargata nel socialismo. Gli autori dell’articolo ci raccontano quanto segue:

«Il peggior crimine di Stalin nei confronti del proletariato, crimine anche più mostruoso dell’imposizione ai lavoratori russi di una schiavitù indescrivibile e dell’abbandono degli operai di Occidente alla mercé della loro borghesia “democratica”, e di aver fatto del mezzo invocato da Lenin uno scopo e di aver trasformato una via storica in uno stadio finale, totalmente assimilando il socialismo al capitalismo, imbrogliando a tal punto le carte che, per gli imbecilli e i profittatori che incensano Lenin calpestandone l’insegnamento, il compito del socialismo è divenuto, punto per punto, l’accumulazione del capitale!».

Tralasciando l’alterigia di coloro che ad un tempo accusano Stalin di «crimini contro il proletariato» e ingannano questo stesso proletariato con le loro formule eclettiche e modellate sulle esigenze della borghesia (delle questioni storiche ci occuperemo in seguito), tratteremo ora dell’interessante questione dell’accumulazione nel socialismo.

«Qualunque forma sociale abbia — scrive Marx —, il processo di produzione deve essere continuo, cioè ripercorrere periodicamente sempre gli stessi stadi. Una società non può cessare di produrre, più che non possa cessar di consumare. Considerato in un nesso continuo, e nel flusso costante del suo rinnovarsi, ogni processo sociale di produzione è quindi, nello stesso tempo, processo di riproduzione»10.

Marx si riferisce qui, con ogni evidenza, alla riproduzione in generale, sia a quella semplice che a quella allargata. La riproduzione all’allargata comprende al suo interno anche l’accumulazione; più specificamente, l’accumulazione si verifica quando il reddito (plusvalore, nel capitalismo) viene investito nella stessa attività produttiva da cui è scaturito. I nostri avversari, a questo punto, potrebbero obiettare che Marx non si riferiva qui all’accumulazione, ma alle altre forme della riproduzione allargata. Ma Marx li ha smentiti in anticipo, affermando che, prima della remunerazione dei lavoratori, dal prodotto sociale «si deve detrarre:
Primo: quel che occorre per reintegrare i mezzi di produzione consumati». E qui siamo ancora al livello della riproduzione semplice; ma non è tutto:
«Secondo: una parte supplementare per l’estensione della produzione». Cioè, riproduzione allargata in forma di accumulazione. Infine:
«Terzo: un fondo di riserva o di assicurazioni contro infortuni, danni causati da avvenimenti naturali, ecc». Ossia, le altre forme della riproduzione allargata.
Questa è la teoria marxista. Tale è la sua messa in pratica da parte di Lenin e di Stalin.

Che cosa ne pensano i nostri avversari? Essendo contrari alla accumulazione socialista, che vedono come un rettaggio della vecchia società, sono altresì contrari alla sua fonte: il “plusvalore”, ovvero le detrazioni di cui parla Marx. Qualora conferissimo validità totale alla nostra premessa, dovremmo, a questo punto, apportare delle correzioni alla immagine che avevamo del socialismo secondo i nostri avversari. In effetti, dopo le ultime dimostrazioni, questa immagine è divenuta assai più nitida e abbiamo dunque la possibilità di metterene a fuoco le caratteristiche essenziali. Nella società socialista dell’avvenire, teorizzata dagli autori dell’articolo, si useranno gli scontrini al posto di monete e banconote, tutti avranno la stessa remunerazione, che, tra l’altro, comprenderà anche ciò che nel capitalismo costituisce il plusvalore. Ma, come ha ampiamente dimostrato Engels12, questo sistema conduce inevitabilmente alla restaurazione del capitalismo; perciò, gli epigoni dei «marxisti rivoluzionari» dovranno accontentarsi di eliminare soltanto l’accumulazione, per cui: nel socialismo, vi saranno comunque delle detrazioni dai “salari” dei lavoratori — tutti rigorosamente uguali e pagati tramite scontrini —, affinchè la società possa mettere in atto la riproduzione semplice, ma la società non dovrà mai usarle per accumulare. Risultato? Il livello dello sviluppo delle forze produttive resterà sempre uguale, senza la minima possibilità progresso. Ecco in quale aspetto, assai poco seducente, i nostri avversari rappresentano il socialismo, in modo da screditarne l’immagine agli occhi dei lavoratori.

Per di più, queste non sono affatto idee originali. Bensì provengono dalle abituali fonti di riferimento dei «marxisti rivoluzionari»:
a) Dühring: «Sulla determinazione del tasso di questo salario dell’avvenire Dühring ci dice solo che anche qui, come in tutti gli altri casi, si scambia “eguale lavoro con eguale lavoro”. Per un lavoro di sei ore deve essere pagata una somma di denaro che incorpora in sé parimente sei ore lavorative»13.
b) Lassalle: «“L’emancipazione del lavoro richiede… l’organizzazione collettiva del lavoro complessivo con giusta ripartizione del frutto del lavoro.”»14

Siamo dunque daccapo: per criticare Stalin, si rinnegano i postulati fondamentali della teoria rivoluzionaria di Marx, Engels e Lenin e si ripescano, dalla palude dell’idealismo, le vecchie formule contro cui il socialismo scientifico ha sempre lottato.

Ancora una precisazione riguardo alla definizione scientifica del “salario” nel socialismo. N. Bucharin scrisse giustamente: «Nel sistema della dittatura del proletariato, gli operai ricevono la loro parte del prodotto sociale, e non un salario»15. Lenin, a sua volta, annotò il seguente commento accanto a questa proposizione: «Esatto. Assai ben detto e senza ambiguità»16. Tale è la definizione più precisa del tipo di remunerazione esistente nel socialismo, mutata nella forma e nel contenuto, rispetto al salario percepito dagli operai in regime capitalista.

Stalin era un gran copiatore?

Abbiamo così esaurito le questioni economiche. Passiamo ad occuparci di quelle storiche. I nostri avversari hanno evidentemente un’opinione molto bassa di Stalin, lo reputano addiritura incapace di una produzione teorica “propria” ed indipendente (tralasciamo qui il fatto che, da un punto di vista dialettico, simili produzioni, propriamente, non esistono). In particolare ci raccotano di come il “centro” staliniano, a differenza delle opposizioni, negli anni Venti «ha già rotto con la rivoluzione internazionale e ha quindi, dal punto di vista politico, un solo scopo: schiacciare coloro che le sono rimasti fedeli», utilizzando «alternativamente questa o quella misura ispirata dalla “sinistra” o dalla “destra”», poichè «non ha una sua posizione, limitandosi ad attingere a destra o a sinistra quanto più gli conviene per la sua permanenza al timone dello Stato» e «ben poco si curava della giustezza delle tesi in contrasto», ecc. ecc.

La tesi di fondo, presa da Trotskij (perlomeno esplicitamente, questa volta), è quella secondo cui Stalin non avrebbe mai avuto un proprio programma, ma si fosse dedicato a copiare da Bucharin nel periodo della Nep e da Trotskij stesso durante il primo piano quinquennale. Trotskij propose l’industrializzazione nel 1924 e Stalin adottò sotto banco questa tesi nel 1928-29: questa è la dura sentenza. L’avversario ideologico qui, evidentemente, «lavora con puro materiale intellettivo che, senza accorgersene, egli crede prodotto dal pensiero, non preoccupandosi di andare in cerca di un’origine più remota, indipendente dal pensiero»17, non tiene conto, cioè, delle diverse circostanze del 1924 e del 1928-29.

Quali erano queste condizioni materiali? «Nella primavera del 1926 — scrive il trotskista Ted Grant — oltre il 60% del grano in vendita era nelle mani del 6% dei kulak»18. Se si presta fede a questo dato, considerando che dal 1924 al 1927 vi fu una ripresa dell’agricoltura, nel 1924 la situazione doveva essere ancora peggiore, con l’economia dominata dai kulak e con una scarsissima diffusione delle organizzazioni di partito tra i contadini. Un attacco frontale contro i kulak sarebbe stato, in simili condizioni, il più pernicioso avventurismo. Tuttavia: «Negli anni 1926-1927 l’opposizione trotzkista-zinovievista impose con forza al partito una politica di immediata offensiva contro i kulaki. Il partito però non si avviò verso questa pericolosa avventura, poiché esso sapeva che le persone serie non possono permettersi di giocare all’offensiva»19.

Nel 1929 la situazione era ben diversa: «Oggi da noi si ha una sufficiente base materiale per colpire i kulaki, per piegare la loro resistenza, per liquidarli come classe e per sostituire la loro produzione con la produzione dei colcos e dei sovcos. È noto che nel 1929 la produzione di grano, nei colcos e nei sovcos, costituiva non meno di 400 milioni di pudy (200 milioni di pudy in meno della produzione complessiva dell’economia kulak nel 1927). È noto – poi che nel 1929 i colcos e i sovcos hanno prodotto grano commerciale per più di 130 milioni di pudy (cioè più che il kulak nel 1927). È noto infine che nel 1930 la produzione complessiva di grano dei colcos e dei sovcos sarà non meno di 900 milioni di pudy (cioè più che la produzione complessiva del kulak nel 1927), mentre essi produrranno grano commerciale per non meno di 400 milioni di pudy (cioè incomparabilmente più che il kulak nel 1927)»20.

Dunque, Trotskij ha proposto una misura avventurista in condizioni inadeguate; Stalin ha messo in atto una politica simile in condizioni più confacenti. Il giudizio del nostro avversario ideologico è comunque spietato: Stalin copiava da Trotskij. Questo avversario non tiene conto delle mutate condizioni materiali, «egli sembra assolutamente ignorare il noto postulato del marxismo secondo cui la medesima idea, in diverse condizioni storiche concrete, può essere ora reazionaria, ora progressiva»21. Si trova quindi ad operare unicamente con delle ombre ideologiche, scollegate dalla vita reale. Ben diversa è l’analisi marxista:

«La linea seguita da Stalin assomigliava, sotto molti aspetti, a quella preconizzata da Trotski nel 1924. Questo comunque non dava ragione retrospettivamente a Trotski, come sostengono i suoi seguaci, il cui pensiero è altrettanto atemporale di quello del loro maestro, perché le condizioni del 1929 non erano per nulla simili a quelle del 1924. Nel constatare che Stalin “plagiava” il suo programma (Lenin avrebbe fatto lo stesso nei confronti di quello dei socialisti-rivoluzionari) (…) Trotski decise di rivedere completamente le proprie concezioni. (…) Egli condannò la liquidazione dei kulaki e affermò che i kolcos (…) si sarebbero sfaldati da sé per il fatto che non possedevano macchine moderne»22.

A causa del viscerale antistalinismo, si degenera, per l’ennesima volta, nell’antimarxismo, omettendo di applicare il materialismo storico nell’analisi delle teorie e delle idee. L’analisi degli autori dell’articolo sarà pure dialettica, ma si tratta di dialettica calata dall’alto sulla materia, che non parte, cioè, dalle circostanze storiche materiali, che si trovano invero piegate alle esigenze della ideologia dei nostri avversari. Questa non è dialettica materialistica, ma bensì dialettica hegeliana, apriorismo. Ancora una volta, il livore antisovietico conduce i nostri avversari (che, come abbiamo mostrato nei paragrafi precedenti, si sono dimostrati dei copiatori d’eccezione) nella palude dell’idealismo, irrevocabilmente superato da Marx ed Engels.

In stretta connessione con l’immagine di uno Stalin copiatore, è la rappresentazione di uno Stalin empirista e sprovveduto, che si spaventa per la resistenza dei kulak nel 1928 e inverte completamente la propria linea politica. In particolare, gli autori dell’articolo ci riferiscono che, durante il 1928, «il Comitato centrale agisce sotto l’effetto del panico e del più grossolano empirismo». Anche qui, ci si richiama apertamente a Trotskij. Si cerca inoltre di dare una base «materialistica» alle proprie tesi, chiedendosi lapidariamente se«si può dire, come fanno in tutte le lingue i catechismi con l’imprimatur staliniano, che [la campagna di rifornimento di grano del 1928] si tratti di una linea di condotta saggiamente elaborata?». Purtroppo per i nostri avversari, i documenti disponibili confutano le loro tesi. Alla fine del 1925, Stalin diceva:

«Due parole sulla sottovalutazione del pericolo dei kulak… Da noi si sviluppa l’industria socialista e si svolge una lotta fra questa industria e il capitale privato. Chi avrà il sopravvento? Attualmente prevalgono gli elementi socialisti. Noi sottometteremo sia il kulak che il capitalista privato della città. Ma per ora è un fatto che il kulak si sviluppa e siamo ancora lontani dall’averlo battuto sul terreno economico. È incontestabile che il kulak raccoglie le sue forze, e chi non si accorge di questo, chi dice che queste sono sciocchezze, che il kulak è uno spauracchio, mette il partito di fronte al pericolo di venir meno alla vigilanza e di restare disarmato nella lotta contro il kulak, nella lotta contro il capitalismo, poiché il kulak è l’agente del capitalismo nelle campagne… Questa deviazione è una deviazione che impedisce di tenere il partito permanentemente pronto alla lotta, che disarma il partito nella sua lotta contro gli elementi capitalistici; questa deviazione, com’è noto, è stata condannata da una decisione del Comitato Centrale del partito»23.

Vediamo qui uno Stalin, tutt’altro che empirista, che aveva perfettamente previsto le dfficoltà del 1928, derivate dalla diminuzione relativa della potenza dei kulak e dal suo accrescimento in termini assoluti. Su questa base, come dicono gli stessi autori dell’articolo, in pochi mesi «le riserve di grano bene o male sono ricostituite». Dunque, sì, si trattava proprio «di una linea di condotta saggiamente elaborata». Le supposizioni dei nostri avversari, pur ammantate d’un apparente materialismo, risultano così materialisticamente sconfessate, tramite un documento del dirigente sovietico che essi insultano così rumorosamente, ma che, a quanto pare, non conoscono affatto. Il meccanismo che rende socialmente attive, in funzione di interessi di classe, queste loro supposizioni è identico a quello degli stereotipi borghesi: per nella loro inesattezza, queste ipotesi influenzano la coscienza degli uomini, in quanto più conosciute rispetto ai documenti che le smentiscono.

Il concetto di capitalismo di Stato in Lenin

Nel quinto capitolo del loro articolo, i nostri avversari si dilungano in una trattazione del concetto di capitalismo di Stato, citando anche Lenin. Come viene inteso da loro il capitalismo di Stato? Essenzialmente, lo considerano come proprietà statale di tutti i mezzi di produzione e gestione capitalistica dell’economia (con il mantenimento del lavoro salariato, dell’estrazione di plusvalore, ecc.). Ci siamo già occupati, i classici del marxismo alla mano, dell’erroneità di questo concetto e intendiamo ora esaminare il modo in cui esso veniva inteso da Lenin, al quale i nostri avversari si richiamano. Al III Congresso del Comintern, Lenin disse:

«Ci troviamo qui di fronte al problema più difficile. L’imposta in natura significa, s’intende, libertà di commercio. Il contadino, dopo aver pagato l’imposta in natura, ha il diritto di scambiare liberamente quel che gli rimane del suo grano. Questa libertà di scambio significa libertà per il capitalismo. Noi lo diciamo francamente e lo sottolineiamo. Non lo nascondiamo affatto. Le nostre cose andrebbero male se pensassimo di nasconderlo. Libertà di commercio significa libertà per il capitalismo, ma significa al tempo stesso una nuova forma di capitalismo. Vale a dire che noi, in una certa misura, ricreiamo il capitalismo. E lo facciamo del tutto apertamente. Si tratta del capitalismo di Stato»24.

Vladimir Ilic parla qui del capitalismo di Stato riferendosi non alle imprese nazionalizzate, ma bensì alla libertà di commercio garantita ai contadini nel periodo della Nep. I nostri avversari basano la loro tesi sulle parole di Lenin, da loro citate, nella Imposta in natura: «In Russia oggi predomina proprio il capitalismo piccolo borghese, che conduce sia al grande capitalismo di Stato sia al socialismo attraverso la stessa strada, una strada che passa per la stessa stazione intermedia e che si chiama “inventario e controllo da parte di tutto il popolo sulla produzione e sulla ripartizione dei prodotti”». Sembrerebbe, quindi, che Lenin intendesse il capitalismo di Stato come inerente alle imprese nazionalizzate, contrariamente a quanto disse al Congresso del Comintern. Questa parvenza viene usata dagli autori dell’articolo per legittimare la propria interpretazione del concetto di capitalismo di Stato. Tuttavia, sempre di fronte al III Congresso dell’I.C., Lenin disse ancora:

«Ma capitalismo di Stato in una società in cui il potere appartiene al capitale, e capitalismo di Stato in uno Stato proletario sono due concetti diversi. In uno Stato capitalistico, capitalismo di Stato significa capitalismo riconosciuto e controllato dallo Stato a vantaggio della borghesia e contro il proletariato. Nello Stato proletario, vien fatta la stessa cosa a vantaggio della classe operaia e allo scopo di resistere alla borghesia ancora forte e di lottare contro di essa. È ovvio che dovremo cedere molte cose alla borghesia e al capitale straniero. Pur non snazionalizzando nulla, cederemo ai capitalisti stranieri miniere, boschi, pozzi petroliferi, per ottenere in cambio prodotti industriali, macchine, ecc, per ricostruire in tal modo la nostra industria»25.

Oltre alla fondamentale distinzione tra capitalismo di Stato borghese e capitalismo di Stato sotto il controllo del proletariato, Lenin non parla del capitalismo di Stato in senso bordighista. Egli precisa che le concessioni al capitale straniero non vengono snazionalizzate e rientrano dunque nell'”inventario e controllo da parte di tutto il popolo sulla produzione e sulla ripartizione dei prodotti”, che, proprio per questo, è comune sia al capitalismo di Stato (proletario) che al socialismo. Nel capitalismo di Stato viene consentita la ripresa delle classi borghesi e si elargiscono concessioni al capitale straniero, ma la proprietà dei mezzi di produzione rimane statale; nel socialismo vengono invece modificati i rapporti di produzione. Un’ulteriore precisazione, riguardo al concetto leninista di capitalismo di Stato, è presente in uno degli ultimi scritti di Lenin, Sulla cooperazione, in cui Vladimir Ilic sostiene che le concessioni sono «indubbiamente nelle nostre condizioni un puro tipo di capitalismo di Stato»26 e che, prescindendo da esse, «nelle nostre condizioni la cooperazione coincide di regola completamente col socialismo». Egli è ancora più esplicito quando asserisce:

«Ora abbiamo il diritto di dire che il semplice sviluppo della cooperazione s’identifica per noi (salvo la “piccola” riserva sopra indicata) con lo sviluppo del socialismo».

La “riserva” riguarda ancora una volta le concessioni al capitale straniero. Lenin è preciso nello spiegare i motivi di questo suo punto di vista sulle cooperative: «Nel nostro regime attuale le aziende cooperative si distinguono dalle aziende capitaliste private in quanto sono aziende collettive, ma non si distinguono dalle aziende socialiste, perché sono fondate sulla terra e sui mezzi di produzione che appartengono allo Stato, cioè alla classe operaia». Le cooperative, a meno che non siano date in concessione o siano gestite da kulak, sono da considerarsi come imprese socialiste, in quanto rientrano nell'”inventario e controllo da parte di tutto il popolo sulla produzione e sulla ripartizione dei prodotti”. Su questa base, Lenin può legittimamente affermare: «Nelle condizioni di un massimo raggruppamento della popolazione nelle cooperative, si arriva automaticamente a quel socialismo, che prima aveva suscitato un’ironia legittima, dei sorrisi, del disprezzo fra le persone convinte a giusta ragione della necessità della lotta di classe, della lotta per il potere politico, ecc». Avanzando nel solco scavato da Marx, con l’ammissione del diritto borghese nel socialismo e con un approccio materialistico, che parte dalla realtà concreta della transizione, Lenin introduce l’idea che la cooperazione, nelle condizioni dei paesi arretrati, sotto il regime di dittatura del proletariato, con la proprietà statale della terra e dei mezzi di produzione fondamentali, sia un elemento dell’economia socialista.

Concludendo il capitolo dedicato ai colcos, i nostri avversari proclamano solennemente:

«Il “collettivismo” rurale della Russia non è dunque socialista, ma cooperativo».

A dispetto di tutta l’evidenza sopra illustrata, essi si allontanano a gambe levate dai postulati del leninismo. «…siamo obbligati a riconoscere che tutte le nostre opinioni sul socialismo hanno subito un cambiamento radicale», scrive Lenin. E’ proprio questo cambiamento che i nostri avversari non hanno saputo cogliere, assorti dal disprezzo verso il marxismo creativo di Lenin e di Stalin. Riguardo al concetto leninista di capitalismo di Stato, anche Trotskij spiegò giustamente che “Lenin ha effettivamente applicato il termine «capitalismo di stato», non all’economia sovietica nel suo insieme, ma soltanto ad un certo settore di essa: alle concessioni straniere, alle società miste industriali e commerciali e, in parte, alle cooperative contadine, formate in larga misura dai kulaki, controllate dallo stato. Tutti questi elementi sono indiscutibilmente capitalistici, ma dal momento che sono sottoposti al controllo dello stato e funzionano addirittura come società miste con la sua partecipazione diretta, Lenin definì condizionalmente o, secondo la sua espressione, «tra virgolette», tali forme economiche come «capitalismo di stato». La valenza condizionale di questo termine dipendeva dal fatto che si trattava di uno stato proletario e non borghese; le virgolette dovevano sottolineare proprio questa differenza di non poco conto. Ma nella misura in cui lo stato proletario tollerava il capitale privato e gli permetteva, entro limiti ben precisi, di sfruttare gli operai, esso proteggeva sotto una delle sue ali dei rapporti borghesi. In questo senso strettamente circoscritto si poteva parlare di «capitalismo di stato»”27.

Questa esposizione del concetto leninista di capitalismo di Stato coincide interamente con quella di Stalin, risalente al 1925:

«Vorrei dire due parole sul capitalismo di stato e sull’industria di stato, la quale è di tipo socialista, allo scopo di dissipare i malintesi e la confusione che si sono creati nel partito attorno a questa questione. Può la nostra industria di stato essere definita capitalismo di stato? No. Perché? Perché il capitalismo di stato, nelle condizioni della dittatura del proletariato, è un’organizzazione della produzione nella quale sono rappresentate due classi: la classe sfruttatrice, che detiene i mezzi di produzione, e la classe sfruttata, che non detiene i mezzi di produzione. Il capitalismo di stato, qualsiasi forma particolare esso rivesta, dev’essere sempre capitalistico per la sua essenza. Quando Ilic analizzava il capitalismo di stato, si riferiva innanzi tutto alle concessioni. Prendiamo le concessioni e vediamo se in esse sono rappresentate due classi. Sì, sono rappresentate due classi. Abbiamo quella dei capitalisti, cioè dei concessionari che sfruttano e detengono temporaneamente i mezzi di produzione, e quella dei proletari che è sfruttata dai concessionari. Che qui non esistano elementi di socialismo risulta chiaro anche solo dal fatto che in un’impresa concessionaria nessuno oserebbe andare a lanciare una campagna per l’aumento della produttività del lavoro, perché tutti sanno che l’impresa concessionaria non è socialista, è estranea al socialismo. Prendiamo un altro tipo d’impresa, l’impresa statale. È un’impresa del capitalismo di stato? No. Perché? Perché non vi sono rappresentate due classi, ma una sola, la classe degli operai che mediante il suo stato detiene gli strumenti e i mezzi di produzione e che non è sfruttata, poiché il massimo possibile di ciò che si ottiene nell’azienda oltre la somma destinata ai salari, è impiegato per sviluppare ulteriormente l’industria, cioè per migliorare la situazione di tutta la classe operaia nel suo insieme. Si potrebbe dire che questo non è ancora socialismo integrale, se si tengono presenti le sopravvivenze di burocratismo che sussistono negli organismi che amministrano le nostre imprese. Questa osservazione è giusta. Ma essa non infirma il fatto che l’industria di stato è un tipo di produzione socialista. Esistono due tipi di produzione: quello capitalistico – compreso il capitalismo di stato – in cui vi sono due classi e nel quale la produzione si svolge per il profitto del capitalista; e un altro tipo, il tipo socialista di produzione, nel quale non esiste sfruttamento, i mezzi di produzione appartengono alla classe operaia e le aziende non lavorano per il profitto di un’altra classe, ma per estendere l’industria nell’interesse degli operai nel loro insieme…»28.

E’ chiaro che Lenin considerava come aziende capitalistiche di Stato non già quelle imprese gestite dallo Stato proletario, ma quelle gestite da membri delle classi reazionarie oppure date in concessione al capitale straniero. E’ chiaro che il capitalismo di Stato, inteso in questo modo, è un fenomeno inerente soltanto al periodo della Nep, che non trova riscontro nell’economia sovietica dopo il primo piano quinquennale. Al contrario, i nostri avversari intendono come imprese capitalistiche di Stato, anche quelle sotto il pieno controllo dello Stato proletario; si richiamano a Lenin, ma hanno frainteso il suo punto di vista su questa faccenda, non hanno compreso che «il socialismo non è altro che il monopolio capitalistico di Stato messo al servizio di tutto il popolo e che, in quanto tale, ha cessato di essere monopolio capitalistico»29.

L’agricoltura sovietica

Nell’articolo dei nostri avversari è dedicato ampio spazio alle questioni dell’agricoltura sovietica, dei colcos e dei sovcos, delle forme superiori della cooperazione. Abbiamo già parlato del punto di vista di Lenin sulla cooperativa agricola quale alfiere del socialismo nelle campagne ed abbiamo altresì mostrato come lo sviluppo di una solida base di colcos entro il 1929 costituisse la base, il punto di partenza, la premessa della collettivizzazione agricola. Se perfino Trotskij aveva sostenuto che «non si troverà verosimilmente nessuno disposto a ripetere il guazzabuglio liberale, secondo cui la collettivizzazione sarebbe stata interamente frutto della sola violenza»30, per i nostri avversari le cose non stanno in questa maniera. Secondo loro, la collettivizzazione fu la soluzione «più spaventosa, barbara e reazionaria che si possa concepire», «nata da violenze quasi apocalittiche», avvenne «in un indescrivibile marasma di confusione, arbitrio e violenza»; e così via, in perfetto accordo con ogni interpretazione borghese che si rispetti.

I nostri avversari si dogliono per la scarsità di macchine agricole e concludono così che, per la collettivizzazione, «nulla è pronto», al momento in cui fu lanciata. Le macchine agricole moderne sono, senza dubbio, un fattore molto importante per la collettivizzazione, ma non ne costituiscono una condizione imprescindibile. Come spiega Marx:

«Come la forza d’attacco di uno squadrone di cavalleria, o la forza di resistenza di un reggimento di fanteria, è essenzialmente diversa dalla somma delle forze di attacco e resistenza sviluppate isolatamente da ogni singolo cavaliere o fante, così la somma delle forze meccaniche di operai isolati è diversa dalla potenza sociale che si sviluppa allorché molte braccia cooperano nello stesso tempo allo stesso lavoro indiviso: per esempio, allorché si tratta di sollevare un peso, di girare un argano, o di rimuovere un ostacolo dal proprio cammino. Qui l’effetto del lavoro combinato non potrebb’essere prodotto dal lavoro di un singolo; o lo potrebbe solo in un tempo molto più lungo o su scala infinitesima. Siamo qui di fronte non solo all’aumento della forza produttiva individuale mediante la cooperazione, ma alla creazione di una forza produttiva che, in sé e per sé, dev’essere forza di massa»31.

Questo principio di base dell’economia dimostrò la sua validità anche nell’agricoltura sovietica:

«Prendiamo, per esempio, i colcos della regione di Chopr nell’ex territorio del Don. A un primo sguardo questi colcos a quanto pare non si distinguono dal punto di vista tecnico dalla piccola azienda contadina (pochi macchinari, pochi trattori). Nel frattempo però la semplice struttura degli strumenti contadini nelle viscere dei colcos hanno sortito un tale effetto quale non si sognavano nemmeno i nostri pratici. In che cosa si è espresso questo effetto? Nel fatto che il passaggio sui binari dei colcos ha prodotto un ampliamento della superficie a semina del 30, 40 e 50%. Con che cosa spiegare questo effetto “da capogiro”? Col fatto che i contadini, essendo impotenti nelle condizioni del lavoro individuale, si sono trasformati nella più grande forza riunendo i propri strumenti e unificandosi nei colcos. Col fatto che i contadini hanno acquisito la possibilità di lavorare anche le terre abbandonate e dissodate, lavorate con difficoltà nelle condizioni del lavoro individuale. Con il fatto che i contadini hanno avuto la possibilità di prendere nelle proprie mani le terre da dissodare. Col fatto che si è avuta la possibilità di adoperare i terreni abbandonati, piccoli pezzetti di proda, ecc.»32.

Un altro dei punti salienti della critica, interamente copiato dal trotskismo (analogamente al punto precedente), riguarda i «funzionari che “collettivizzano” perfino le scarpe e gli occhiali». Ebbene, questi funzionari violavano le direttive del partito e dello Stato; per questo furono duramente stigmatizzati negli articoli di Stalin Vertigine dei successi e Risposte ai compagni colcosiani. Ma, con ogni probabilità, secondo gli autori dell’articolo, si tratta di un caso analogo a quello del 1928: «il Comitato centrale fa macchina indietro, condannando gli “eccessi” che esso stesso ha ordinato». Di fronte a cotanto spessore di critica, non possiamo che provare compassione per i nostri avversari, e rispondere loro con le celebri parole d’Euclide: «Quod gratis adfirmatur, gratis negatur».

La critica prosegue con l’ennesima tesi di pura marca trotskista: Stalin avrebbe fatto marcia indietro, tollerando la persistenza della piccola produzione all’interno dei colcos, per evitarne lo sfaldarsi. La realtà è ben diversa: come si evince dagli articoli di Stalin poc’anzi citati, gli appezzamenti individuali dei colcosiani erano previsti fin dall’inizio nello Statuto dell’artel agricolo, con il residuo di piccola produzione che ne consegue. Riguardo a quest’ultimo fattore, i nostri avversari architettano una parte consistente della loro critica. Essi vedono il colcosiano come «un proprietario di mezzi di produzione, anche se limitati a 2 o 3 ettari di terreno, a qualche capo di bestiame e alla sua casetta». Bisogna dire, a titolo di specificazione, che l’appezzamento personale del colcosiano non è una sua proprietà, ma gli è dato in usufrutto o godimento; nemmeno i colcos erano proprietari della propria terra, poichè la proprietà della terra era solo statale. Tale distinzione è fondamentale per la comprensione della teoria marxista della rendita fondiaria. I nostri avversari si lamentano perchè, a loro dire, la Costituzione del 1936 avrebbe significato «un compromesso perpetuo concluso fra lo Stato ex-proletario e la piccola produzione», garantendo ai colcosiani l’usufrutto del proprio appezzamento personale, senza richiedere nessun canone d’affitto. Ma qual è la posizione dei fondatori del marxismo, riguardo a questo problema? In Marx leggiamo:

“La nazionalizzazione del suolo e la sua cessione in affitto, in piccoli appezzamenti, a persone singole o a cooperative di lavoratori non avrebbe, sotto un governo borghese, che l’effetto di scatenare fra loro una concorrenza spietata e, portando con sé un certo aumento della «rendita», di offrire agli accaparratori nuove possibilità di vivere a spese dei produttori”33.

Fin qui Marx. La riscossione della rendita fondiaria, pur essendo una delle misure di transizione attuabili da parte dello Stato proletario, è incompatibile con il socialismo. Questo perchè, come spiega bene Lenin, le cooperative sono un elemento dell’economia socialista, e non delle erbacce reazionarie da estirpare. Perciò, l’unica soluzione socialista, per i paesi arretrati come la Russia, è la concessione delle terre in usufrutto perpetuo alle cooperative e ai loro membri.

Ma la piccola produzione è qualcosa di veramente terribile, che non lascia dormire gli autori dell’articolo, spingendoli addiritura a dichiarare reazionari i colcos. Ma come si pone, in realtà, la questione? Pure i nostri avversari notano di passaggio che, «nelle “comuni agrarie”», «i bolscevichi si sforzarono di raggruppare i contadini sulla base di una gestione e di una distribuzione collettiva, senza proprietà individuale, senza lavoro salariato, ecc»; ma poi essi concludono che i bolscevichi «non vi riuscirono». Ad onor del vero, la storia dello sviluppo delle comuni agricole è molto più complessa e notevole di com’è raffigurata nell’articolo. Le comuni non erano affatto estinte all’epoca della collettivizzazione e anche in seguito continuarono il loro sviluppo. Nel 1952, Stalin osservava:

«In molte fattorie collettive le colcosiane (kolkhoznitsi – tr.) non vogliono ancora essere liberate dall’onere del lavoro domestico, o consegnare il bestiame al kolkhoz per ottenerne carne e latte; non rifiutano, invece, di farlo per il pollame. Sono soltanto i primi germi dell’avvenire. Attualmente l’artel agricolo non è un ostacolo allo sviluppo dell’economia. Nella prima fase del comunismo l’artel si svilupperà gradualmente in una comune»34.

Ecco dunque la verità su questa questione: la comune, a differenza dell’artel, non ammette la proprietà privata del bestiame da cortile e dell’attrezzamento agricolo minuto, ed elimina dunque le imprese ausiliarie dei colcosiani e con esse la piccola produzione. Inoltre, nella comune era possibile introdurre su vasta scala lo scambio di prodotti prima e la distribuzione diretta (secondo i bisogni) poi. Tutti questi progetti non rimasero solo sulla carta; nel dopoguerra, furono raggiunti dei risultati notevoli: l’esistenza di 8.939 Stazioni di macchine e trattori (SMT), l’aumento del 59% della potenza da trazione meccanica rispetto al livello anteguerra, l’attuazione di progetti di irrigazione e bonifica durante il periodo della ricostruzione post-bellica, i progressi ottenuti dalla fusione dei kolkhoz in altri più grandi durante il periodo 1950-1952 (97.000 kolkhoz nel 1952 rispetto ai 254.000 del 1950), ecc. Per di più, nel corso del 1952, numerosi colcos adottarono lo scambio di prodotti, nei loro rapporti economici con lo Stato, incedendo così verso la comune35.

Ben si comprende, quindi, quanto valgono le parole di fuoco dei nostri avversari, sul preteso carattere controrivoluzionario dei colcos. Il graduale passaggio dall’artel alla comune, da realizzarsi mediante l’incremento della produzione sociale e il miglioramente delle condizioni di vita dei colcosiani, fu interrotto dall’avvento dei kruscioviani al potere, soprattutto dopo lo smantellamento delle SMT, nel 1958. Del resto, questo fatto traspare dallo stesso articolo, laddove si parla «della famosa riforma di Krusciov», che, «vendendo ai cholchos i trattori», ha invertito e capovolto la linea stabilita da Stalin per la costruzione del comunismo. Questa linea predeva anche la formazione di un organo economico unitario, che riunisse sia l’industria che l’agricoltura, in vista della futura estinzione dello Stato. Ciò avrebbe posto fine anche a ciò che i nostri avversari chiamano industrialismo di Stato e che noi, seguendo le orme di Lenin, chiamiamo socialismo. D’altronde, non v’è minimamente da stupirsi che essi carichino di ingiurie l’ordinamento colcosiano, vista la così bassa considerazione che hanno della teoria di Lenin sul carattere socialista della cooperativa agricola, che vedono come «una “soluzione” che non ha nulla di comune col socialismo».

Essi si richiamano a Lenin, riportando una frase (probabilmente tratta dal suo articolo Sul significato del materialismo militante) che si riferisce ad un argomento totalmente diverso da quello da loro supposto: «Costruire la società comunista con le mani dei comunisti è una idea puerile che non abbiamo mai espresso; i comunisti sono solo una goccia d’acqua nell’oceano popolare». Vladimir Ilic si riferiva qui al fatto che i comunisti devono tener presente di non essere che un piccola minoranza tra le masse popolari, e che non possono edificare il socialismo ed il comunismo da soli, ma occorre che si mettano alla guida delle masse senza partito, dotandole gradualmente dell’arme teorica del marxismo. Ma non basta. Questa è una delle più evidenti tra le numerose e tremende zappate sui piedi, che i nostri avversari si infliggono così violentemente, considerando che la collettivizzazione fu possibile solo grazie all’azione delle masse senza partito, guidate dai comunisti. E’ la dialettica: la citazione di Lenin, pensata per mettere in dubbio il carattere leninista della prassi staliniana, ne risulta invece essere la più brillante conferma, trasformandosi così nel suo opposto. E’ sempre la solita storia; nelle parole di Mao Tse-tung:

Un proverbio cinese definisce l’azione di certi sciocchi dicendo che “essi sollevano una pietra per lasciarsela cascare sui piedi.”
I reazionari di tutti i paesi sono precisamente degli sciocchi di questo genere.
“Intervento alla riunione del Soviet supremo dell’URSS per la celebrazione
del 40° anniversario della grande Rivoluzione socialista di ottobre” (6 novembre 1957).

La falsa base dell'”internazionalismo”

In tutto lo scritto, con stupefacente ripetitività, viene espressa l’idea di una contrapposizione totale e irreversibile tra la rivoluzione internazionale e il socialismo in un solo paese, così da caratterizzare meglio la pretesa cesura storica del 1923.

«…per Lenin per tutti i bolscevichi – Stalin compreso, prima che teorizzasse il “socialismo in un paese solo” – il traguardo della rivoluzione d’Ottobre non era affatto la trasformazione immediata dell’economia russa in senso socialista». «Rinunciare alla rivoluzione europea, come fece Stalin, era… dar libero corso allo sviluppo dei rapporti capitalistici, era dare alle classi che ne erano le immediate beneficiare la supremazia sul proletariato». «Dobbiamo ripetere che la politica economica bolscevica è minata, fin dai primi anni della rivoluzione, da una contraddizione che alla lunga le sarà fatale, e che tutti i comunisti di Russia e del mondo – fino alla svolta di Stalin – non sperano di superare se non con la vittoria internazionale del socialismo»; e così via.

La contrapposizione appare insormontabile; in termini matematici, A ≠ B. Questo assioma deriva da un’altra equazione: A = A. E’ questa la proposizione fondamentale della logica aristotelica o logica formale. Tale concezione ha avuto lungo corso nella storia della filosofia, ma è stata irrimediabilmente superata non dal marxismo, ma già dall’idealismo hegeliano. La filosofia marxista ha fatto proprio questo superamento, ponendo a proprio fondamento la logica dialettica, secondo cui l’assioma A = A è solamente un’astrazione matematica. Il bolscevismo ha saputo magistralmente applicare questa conclusione filosofica al nostro problema, alla dicotomia tra rivoluzione internazionale e socialismo in un solo paese. Già nel 1915 Lenin scriveva:

«L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente. Il proletariato vittorioso di questo paese, espropriati i capitalisti e organizzata nel proprio paese la produzione socialista, si solleverebbe contro il resto del mondo capitalista, attirando a sé le classi oppresse degli altri paesi, spingendole ad insorgere contro i capitalisti, intervenendo, in caso di necessità, anche con la forza armata contro le classi sfruttatrici ed i loro Stati»36.

A ben vedere, Lenin smentisce in pieno il dogma principale dell'”internazionalismo”. Egli risolve inoltre il problema che stiamo trattando: la vittoria della rivoluzione e l’edificazione del socialismo nei singoli paesi sono parti della rivoluzione proletaria mondiale. Contrapporre le due cose è un sproposito, completamente scevro d’ogni senso. Lenin è chiarissimo a questo riguardo; e ancor più chiaro e preciso è Stalin, al quale, alla fine del 1924, la difesa della teoria del socialismo in un solo paese non impediva minimamente di riferirsi alla rivoluzione d’Ottobre come inizio e premessa della rivoluzione mondiale 37. Com’è chiaro, il marxismo-leninismo ha da tempo risolto in modo magistrale il problema del rapporto tra la rivoluzione internazionale e la vittoria del socialismo in singoli paesi. Al contrario, gli autori dell’articolo hanno ridicolmente ingarbugliato e mistificato una questione risolta oltre cinquant’anni addietro. Un’antinomia kantiana tra il socialismo in un solo paese e la rivoluzione internazionale, elaborata nel più totale spregio della tradizione filosofica del marxismo: questa è la «base» su cui erigono il loro “internazionalismo”, il mefitico minestrone che, con tanta disinvoltura, propinano ai propri lettori.

Si fa inoltre un gran baccano sulla dipendenza della rivoluzione russa dalla rivoluzione internazionale, citando Lenin a sostegno. Le ragioni di questa dipendenza, come del resto si desume dall’articolo stesso, sono a ricercare nell’arretratezza economica e culturale della Russia, rispetto ai paesi occidentali. Come Lenin ha più volte sottolineato, l’estensione della rivoluzione alla Germania avrebbe consentito, sulla base del potere proletario in Russia e della superiorità dell’economia tedesca, di edificare il socialismo in modo molto più rapido e facile di quanto non avvenne storicamente in URSS. Anche Marx aveva intuito il legame vigente tra una possibile rivoluzione in Russia e l’Europa occidentale, soffermando la sua attenzione anche sul mir (proprietà comune della terra), che avrebbe potuto, nel caso di una rivoluzione in Occidente ed in Russia, costituire la base per l’edificazione del socialismo e del comunismo38. Ai tempi della rivoluzione d’Ottobre, il mir si era ormai dissolto, a causa della riforma Stolypin. Tuttavia, la questione non era affatto esaurita, poichè una rivoluzione vittoriosa in Germania avrebbe enormemente facilitato il lavoro dei comunisti russi. Purtroppo, però, la rivoluzione in Germania fu schiacciata dalla reazione e l’Esercito rosso non riuscì a sconfiggere i reazionari polacchi; la rivoluzione russa si trovò così isolata e il potere sovietico fece delle concessioni al capitale straniero. A questo punto, i nostri avversari vorrebbero farci credere che, in assenza della rivoluzione in Germania, i bolscevichi avrebbero rinunciato all’edificazione del socialismo. Al contrario, già nel 1920, Lenin disse:

«Tendendo tutte le forze per ricostruire la vita economica del paese devastato, prima dalla guerra tra i capitalisti per i Dardanelli, per le colonie, poi dalla guerra dei capitalisti dell’Intesa e della Russia contro gli operai della Russia, noi elaboriamo ora, tra l’altro, con l’aiuto di una serie di scienziati e di tecnici, un piano di elettrificazione di tutta la Russia. Questo piano è concepito per molti anni. L’elettrificazione rigenererà la Russia. L’elettrificazione, sulla base del regime sovietico, assicurerà la vittoria definitiva dei principi del comunismo nel nostro paese, delle basi di una vita civile senza sfruttatori, senza capitalisti, senza grandi proprietari fondiari, senza commercianti»39.

Dunque, terminato l’intervento militare dei paesi dell’Intesa, i bolscevichi potevano concentrarsi sull’edificazione pacifica. Negli anni successivi, quando le speranze di una vittoria della rivoluzione in Occidente venivano sempre più dissipate dalla reazione, Lenin divenne ancora più esplicito nelle sue indicazioni per l’edificazione del socialismo; così, nel già ricordato articolo Sulla cooperazione, affermava di disporre di «tutto ciò che è necessario e sufficiente per condurre a termine la costruzione» della società socialista integrale. Nel 1923, Vlamidir Ilic scriveva inoltre:

«Se per creare il socialismo occorre un certo grado di cultura (…), perché non dovremmo allora cominciare con la conquista, per via rivoluzionaria, delle premesse necessarie per questo certo grado, in modo da potere in seguito – sulla base del potere operaio e contadino e del regime sovietico – metterci in marcia per raggiungere gli altri popoli?»40.

Alla fine dell’anno precedente, Lenin dichiarava: “Il socialismo ormai non è più un problema del lontano futuro (…). Abbiamo portato il socialismo sul terreno della vita quotidiana e qui ci dobbiamo districare”. Occorreva, secondo Lenin, mettersi al lavoro “per far sì che la Russia della NEP si trasformi nella Russia socialista”41. Come si vede, emerge un immagine ben diversa da quella del Lenin capitolazionista, celebrata così ditirambicamente dai nostri avversari. Ciò che aveva teorizzato nel 1915, ora Lenin lo applicava alle circostanze concrete della Russia. A fronte di queste incontrovertibili tesi leniniste, i nostri avversari obiettano che «mille testi e discorsi testimoniano il contrario», ma, in modo nient’affatto casuale, non citano mai nessuno di questi «mille testi e discorsi».

Per concludere con questa questione, rileviamo che le condizioni indispensabili ad edificare il socialismo, stabilite da Lenin — l’acculturamento del popolo e l’introduzione della grande produzione industriale moderna —, furono soddisfatte dal potere sovietico, malgrado la sconfitta delle rivoluzioni in Europa occidentale.

«Se nella Russia zarista tre persone su quattro erano analfabete, nel 1939 le persone in grado di leggere e scrivere di età compresa fra i 9 e i 49 anni erano già l’87,4% del totale. La popolazione scolastica nella scuola dell’obbligo era passata dai 9,6 milioni del 1914 ai 35,5 milioni del 1940. Nello stesso periodo il numero degli studenti universitari aumentò di 6 volte».

«L’industrializzazione in URSS fu condotta in termini estremamente veloci: in poco più di dieci anni essa superò traguardi per raggiungere i quali Paesi come Inghilterra, Francia e Germania, impiegarono molti decenni. Di conseguenza la produzione industriale sovietica del 1940 era già 7,7 volte quella del 1913, con la creazione di nuovi settori come l’automobilistico, il chimico e l’aeronautico. Furono fondati circa 11 mila nuovi grandi complessi industriali»42.

Così, debellata la dipendenza dalla tecnica straniera (anche il trotskista Ted Grant ammette che, nel 1937, «tutta l’attrezzatura fondamentale per l’industrializzazione e la produzione di armi era di costruzione sovietica»43), con 730 studenti ogni 10.000 abitanti nel 1940 (più di Germania, Stati Uniti e Giappone messi insieme), l’Unione Sovietica si avviò alla vittoriosa edificazione del socialismo, guidata dalla teoria rivoluzionaria di Lenin e di Stalin.

Conclusione

Abbiamo esaurito le questioni principali e l’esposizione della nostra critica all’articolo Perchè la Russia non è socialista. Dopo tutto questo, noi la scientifica dimostrazione della natura capitalista dell’URSS staliniana che ci era stata annunciata, la stiamo ancora aspettando; i nostri avversari non hanno mantenuto nulla di ciò che avevano promesso. In compenso, hanno profuso le loro forze in una revisione del marxismo dopo l’altra, si sono alacremente prodigati in clamoroso travisamento del leninismo ed hanno fatto bella mostra di una copiosa messe d’ingiuriosi appellativi, rivolti non solo a Stalin, ma all’Unione Sovietica tutta, a quel paese che, più di tutti, ha seminato il terrore tra i capitalisti di tutti i paesi.

La nostra analisi può essere sinteticamente riassunta nelle seguenti tesi:

1. La differenza tra il capitalismo e il socialismo, così come viene posta dai nostri avversari, si riduce alla sostituzione del denaro con il buono di lavoro, dimenticando che entrambi funzionano nell’ambito del diritto borghese, dello scambio di equivalenti e dei rapporti “mercantili”. Essi guardano gli alberi e non vedono la foresta, laddove essi vedono un rapporto tra cose, i marxisti devono scorgere un rapporto tra uomini. Trasformando il denaro e lo scontrino in un feticcio, analogamente a quanto facevano i luddisti con le macchine, i nostri avversari si precludono la via dell’analisi scientifica delle differenze tra capitalismo e socialismo. Questo è il loro errore fondamentale, da cui discendono tutti gli altri.
2. Per conseguenza del loro primo errore, i nostri avversari respingono, in quanto capitalistici, i rapporti economici come l’accumulazione, il salariato, la gerarchia salariale e l’estrazione di plusvalore, che in URSS avevano acquisito un nuovo contenuto ma mantenevano la vecchia forma, a causa delle particolari condizioni storiche del paese. Secondo la teoria marxista, questi rapporti economici, nel socialismo (prima fase della società comunista), mutano sia la forma che il contenuto; Lenin e Stalin, ispirandosi al metodo di Marx, svilupparono creativamente il marxismo in direzione delle condizioni materiali della Russia, diverse da quelle del capitalismo inglese, preso in esame da Marx ed Engels; di qui proviene la teoria di Lenin sul carattere socialista della cooperativa agricola, da cui discende, a sua volta, quella sul ruolo della produzione mercantile nel socialismo, sistematicamente elaborata da Stalin. I nostri avversari, non capendo il rapporto dialettico che intercorre tra forma e contenuto, rinnegano questi postulati del marxismo-leninismo.
3. In conseguenza di ciò, gli autori dell’articolo giungono a respingere, in quanto caratteristiche del capitalismo, quelle che, secondo Marx, sono leggi generali dell’economia, inerenti ad ogni modo di produzione, quali la riproduzione e i rapporti economici necessari a porla in atto. La medesima sorte è riservata alla teoria marxista della retribuzione nel socialismo e nel comunismo. Essi abbraciano, per conseguenza, alcune idee del socialismo vago e piccolo-borghese, propinato da Dühring e da Lassalle, da tempo demolito da Marx ed Engels.
4. I nostri avversari tentano di appoggiarsi a Lenin, trattando la questione del capitalismo di Stato, ma non hanno capito il modo in cui Lenin caratterizzava questo tipo particolare di capitalismo. Essi non notano che, parlando del capitalismo di Stato, Lenin analizza un oggetto diverso da ciò che loro hanno in mente.
5. A dispetto dell’apparentemente solida base materialistica dell’articolo, questa corretta impostazione viene totalmente vanificata dalla confusione dei concetti derivante dagli errori di teoria economica, commessi dagli autori. Inoltre, in alcune occasioni, il materialismo storico viene apertamente abbandonato, in favore di una dialettica calata sulla materia, in modo da piegare la realtà all’ideologia e allo schema interpretativo degli autori.
6. Gli autori si allontanano a passi di sette leghe dalla dialettica materialstica e abbracciano la logica formale, quando trattano del rapporto tra la rivoluzione internazionale e il socialismo in un solo paese, creando una contrapposizione insuperabile tra queste due “alternative” ed ingabbiando il marxismo in schemi metafisici. Il marxismo-leninismo, per bocca di Lenin e di Stalin, ha già risolto da tempo questo problema; riporlo oggi, per di più senza utilizzare il metodo dialettico, può solo confondere le cose.
7. Le tesi degli autori, foraggiando l’odio della borghesia contro un capitolo fondamentale della storia del movimento comunista, quale l’edificazione del socialismo nell’URSS, e mostrando i contorni fondamentali della società socialista in maniera deformata, favoriscono oggettivamente il perpetuarsi dello status quo ed allontanano i potenziali rivoluzionari dalla prospettiva comunista.

Queste sono le conclusioni fondamentali che abbiamo tratto dall’analisi dell’articolo Perchè la Russia non è socialista. Il nostro giudizio finale è il seguente: deviazione dal marxismo dovuta ad antistalinismo viscerale.

Ci scusiamo con i lettori per il forse eccessivo numero di citazioni dai classici, resosi necessario al fine di evidenziare in modo netto le contraddizioni esistenti tra la teoria del capitalismo di Stato e il marxismo-leninismo. In luogo di concludere, desideriamo offrire ai lettori un breve saggio degli assai poco lusinghieri epiteti riservati dai nostri avversari all’indirizzo di Giuseppe Vissarionovic Stalin:

«…etichetta menzognera… la più grande impostura della storia moderna… Stalin fu l’artefice di una vera controrivoluzione… l’atroce terrore di un despota assoluto… la più triviale demagogia… senza scrupoli… Stalin – di fronte al quale gli intellettuali progressisti più raffinati d’occidente si inchinarono come prostitute di infimo grado… disponibile ai fini della liquidazione delle prospettive e delle ragioni d’essere del bolscevismo… falsificazioni politiche e dottrinali… falsi politici… immonde calunnie… accuse grottesche… il vero nemico della rivoluzione… politica di liquidazione della rivoluzione internazionale… controrivoluzionari… bordate di ingiurie… peggior crimine di Stalin, crimine anche più mostruoso… falsificazioni spudorate dello stalinismo… abbandono di ogni prospettiva di un socialismo sia pure lontano… spacconata… snaturamento totale di ogni criterio marxista… La peggiore delle falsificazioni staliniane… furfanteria… i servili adulatori di Stalin… formula liquidatrice… grossolano empirismo… formula spaccona… una valanga di insulti, calunnie e minacce del più puro stile staliniano… spudorata contraffazione… mostruosità medievale… bluff staliniano…».

Questa è una goccia di quel veleno antistaliniano di cui trabocca l’articolo che abbiamo sottoposto a critica, e col quale si sono visibilmente ubriacati i nostri avversari, per giungere a storpiare in modo così evidente la teoria rivoluzionaria di Marx e di Lenin, in nome di una velleitaria lotta contro chi diresse il primo Stato socialista della storia nell’epoca delle sue maggiori vittorie. Una vera e propria spacconata, in effetti; ma quale?

“[…] in politica le ingiurie nascondono frequentemente l’assenza di idee e l’impotenza totale, l’impotenza rabbiosa degli insolenti”.
Lenin

(Un allievo di) Andrei Zdanov

—–
Note:
1 G.W.F. Hegel, Fenomenologia delo spirito, Prefazione.
2 Riferimento alla Grande guerra del Nord (1700-21), durante la quale gli Svedesi dapprima sconfissero i Russi presso Narva (Estonia), in un territorio favorevole e vicino al loro paese, ma ne furono poi disfatti a Poltava (Ucraina), su un campo di battaglia molto lontano dalle loro basi, in cui era difficile ottenere rifornimenti.
3 K. Marx, Critica del programma di Gotha.
4 K. Marx, Op. cit.
5 Personaggio della commedia di Carlo Goldoni La locandiera; nobile decaduto, affetto da odio verso il denaro.
6 K. Marx, Op. cit.
7 K. Marx, Op. cit.
8 V.I. Lenin, Stato e rivoluzione, in Opere Scelte in due volumi, Edizioni in lingue estere, Mosca, 1949, p. 44.
9 Cfr. L. Trotskij, La rivoluzione tradita, pagg. 242-3.
10 V.I. Lenin, Ivi.
11 K. Marx, Il capitale, Libro primo, Libreria Utet, p. 727. Sottolineatura nostra.
12 Cfr. F. Engels, Anti-Dühring, Terza Sezione, Cap. IV.
13 F. Engels, Op. cit.
14 Citato in K. Marx, Critica del programma di Gotha.
15 N. Bukharin, L’economia del periodo di transizione. Parte Prima. Teoria generale del processo di trasformazione, p. 135.
16 Ibidem, p. 389.
17 F. Engels, Lettera a Franz Mehring (14/7/1893).
18 T. Grant, RUSSIA: dalla rivoluzione alla controrivoluzione, Cap. 2.
19 G. Stalin, Questioni di politica agraria nell’U.R.S.S., in Opere scelte, pp. 680-699.
20 G. Stalin, Op. cit.
21 A. Zdanov, Intervento nella discussione sulla storia della filosofia dell’Europa occidentale di G. F. Alexandrov, in Politica e ideologia, pp. 85-115.
22 K. Mavrakis, Trotskismo: teoria e storia, Gabriele Mazzotta Editore, Milano 1972, p. 82.
23 G. Stalin, XIV Congresso del PC(b) dell’URSS, in Opere complete, Ed. Rinascita, Vol. VII.
24 V.I. Lenin, La tattica del Partito comunista russo, in Opere Complete, vol. 32, Editori Riuniti, Roma, 1967.
25 V.I. Lenin, Op. cit.
26 V.I. Lenin, Sulla cooperazione, in Opere Complete, vol. 33, Editori Riuniti, Roma, 1967, pp. 428-435. Tutte le citazioni seguenti da questo articolo provengono dalla medesima fonte.
27 L. Trotskij, La natura di classe dello Stato Sovietico, Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “Dagli archivi del bolscevismo”, n. 13, novembre 1989.
28 G. Stalin, Op. cit.
29 V.I. Lenin, La catastrofe imminente e come lottare contro di essa, in Opere Complete, vol. 25, Editori Riuniti, Roma, 1967, p. 339 e ss.
30 L. Trotskij, La rivoluzione tradita, p. 59 e s.
31 K. Marx, Il capitale, Libro primo, cit., pp. 449-450.
32 G. Stalin, Questioni di politica agraria nell’U.R.S.S., cit.
33 K. Marx, Sulla nazionalizzazione del suolo, in Il capitale, Libro terzo, cit., Appendice, p. 1175.
34 G. Stalin, Discussione sui problemi dell’economia politica (15 febbraio 1952), pubblicato da Teoria e prassi.
35 Cfr. Stalin, Malenkov, Molotov, Verso il comunismo. Resoconto del XIX Congresso del P.C. (b.) dell’U.R.S.S., Roma, Edizioni di Cultura Sociale, 1952; G. Stalin, Problemi economici del socialismo nell’URSS, Roma, Rinascita, 1952-1953.
36 V.I. Lenin, Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa, in Opere Complete, vol. 21, Editori Riuniti, Roma, 1966.
37 Cfr. G. Stalin, La Rivoluzione d’Ottobre e la tattica dei comunisti russi, in Opere Complete, vol 6, Edizioni Rinascita, Roma, 1952.
38 Cfr. K. Marx e F. Engels, Manifesto del Partito comunista, Prefazione all’edizione russa del 1882.
39 V.I. Lenin, Risposta alle domande del corrispondente del giornale inglese «Daily Express», in Opere Complete, vol. 30, Editori Riuniti, Roma, 1967, p. 331.
40 V.I. Lenin, Sulla nostra Rivoluzione, in Opere Complete, vol. 33, Editori Riuniti, Roma, 1967. Il corsivo è di Lenin.
41 Lenin. Opere. Editori Riuniti, Roma 1967, Vol. 33, p. 407.
42 Economia politica ПОЛИТИЧЕСКАЯ ЭКОНОМИЯ. Traduzione dal russo e note di Paolo Selmi, pp. 158-161.
43 T. Grant, Op. cit., Cap. 3.

Tratto da  http://zdanov.blogfree.net/?t=4126911

El tema de la naturaleza del modo de producción existente en la URSS es una de las cuestiones más debatidas dentro del movimiento comunista. A lo largo de la historia, han pasado a través de innumerables escuelas de interpretación, las corrientes de pensamiento y las teorías de la sociedad soviética: la teoría leninista-estalinista del carácter socialista de la URSS, el análisis trotskista de la burocracia, la teoría del colectivismo burocrático de Bruno Rizzi, las posiciones de aquellos que pueden ver, al mirar el país de los Soviets, nada más, que el capitalismo de Estado. Es sólo una de varias formas de esta última teoría que aquí. En concreto, se analiza el guión titulado ¿Por qué Rusia no es socialista, uno de los más citados por los miembros de la llamada izquierda, comunista. Nuestra discusión se desarrollará, en primer lugar como un momento negativo, la crítica de las ideas contenidas en nuestro objeto de análisis, pero, debido a que “lo negativo es siempre positivo” 1, vamos a mostrar algunos de los fundamentos de la marxista-leninista El socialismo, en contraste con la de nuestros adversarios ideológicos.

Antes de comenzar, debemos hacer una premisa importante. Las fuerzas enemigas se extienden por un período que se extiende desde 1923 hasta 1970, cuando se publicó un artículo. Sin embargo, nosotros les vamos a dar la batalla en un terreno estrecho: hasta 1953, último año, en la que vimos el amanecer del salto cualitativo que nuestros oponentes anticipar por 33 años. Así que, nos referiremos a la “villa Kosygin” o “misil a la Luna.” Se enfrentarán al enemigo en Narva, sino más bien a Poltava2.

Lo que prometen los autores del artículo? Es fácil decir:

“Nos desacreditan la falsa marxista el comunismo revolucionario ruso no para los trabajadores disgustados con la realidad, pero para demostrar lo contrario, es decir, que los defectos de la sociedad rusa actual son comunes a todos los sistemas políticos y sociales que existen hoy en día, porque todo el mundo – incluyendo a Rusia – son los capitalistas “.

Vamos a ver lo que queda.

Cambio, el dinero, el salario y el socialismo

En el primer capítulo, después de la habitual lista de rasgos característicos del capitalismo (el dinero, los salarios, la acumulación de capital), llegamos a la conclusión:

“Es tan infame mentira afirmar que una sociedad socialista digno de ese nombre en su vientre cuando no son canjeables por dinero en contra del trabajo y el salario que los trabajadores la obtención de productos necesarios para mantenerse a sí mismos y sus familias, mientras que ‘ acumulación de valores sigue siendo la propiedad de las empresas o el Estado. Tal es la sociedad rusa de hoy. ”

Temprano en el segundo capítulo, se establece que “los medios previstos por el marxismo” para eliminar un trabajo asalariado es “el sistema de un buen trabajo”, y anunció una explicación más detallada de la misma más adelante en este artículo. Sin embargo, a pesar de esta seguridad, que tenemos que hacer el aviso desagradable para nuestros lectores que se ha quedado en letra muerta y que, hasta el final de la secuencia de comandos, ya no hay la más mínima referencia a la labor del sistema de vales. Este fracaso no es un accidente, de hecho, una exposición adicional de la teoría marxista de los salarios bajo el socialismo, conduciría inexorablemente a nuestros adversarios a tirar de un gran Hoed a pie, tan violento como para romper la armadura aparentemente impenetrable de su dogma fundamental.

El salario en el socialismo es la teoría de Karl Marx, en su forma más completa en la Crítica del Programa de Gotha. En ella se muestra el famoso sistema de los controles de mano de obra o facturas: cada trabajador paga una determinada cantidad (tiempo) de los trabajos a la empresa ya cambio recibe un proyecto de ley que le da el derecho a obtener una parte del producto social en proporción a la cantidad de trabajo entregado por él, dejando de lado las diversas deducciones. Después de ilustrar este mecanismo, Marx observa: “Aquí, evidentemente, el mismo principio que rige el intercambio de bienes, como es el intercambio de valores iguales” 3. ¡Blasfemia!, Screech nuestros adversarios, si no se conoce el autor de semejante blasfemia. Es precisamente aquí donde s vemos su truco sutil: pase y el intercambio de valores iguales y deducciones, pero no el dinero, mantener el “derecho burgués” 4 y deducciones, pero, por amor de Dios, reemplazar el dinero con el recibo de , y el socialismo va a hacer maravillas! Y tienen el descaro de culpar a Stalin para la introducción del trueque en las granjas colectivas! Ahora tiene la impresión de un diálogo, no con los autoproclamados marxistas revolucionarios, pero con los herederos de … Marqués Forlipopoli5.

Pero vaya por delante. Marx continúa diciendo, “Contenido y forma se cambian, porque en las nuevas circunstancias nadie puede dar sino su trabajo, y por otro lado, nada puede con la propiedad de los medios de consumo individual” 6. Los trabajadores soviéticos, siempre que la cantidad de trabajo, recibió a cambio de dinero, con el que sólo se podía obtener bienes de consumo, y no los medios de producción (recordemos que estamos luchando en Poltava). En consecuencia, los propietarios individuales de la fuerza de trabajo no podía dejar de darse cuenta de la reproducción simple, al contrario de lo que ocurre bajo el capitalismo. Debido a que utilizamos el dinero sin embargo, en lugar del billete, Stalin, Problemas económicos del socialismo en la URSS, los estados que los procesos económicos relacionados con los medios de producción siguen siendo la forma de los productos básicos, a pesar de que no se venden, pero asignado. Las granjas colectivas y sus problemas particulares que discutiremos más adelante.

Habiendo constatado que la sustitución del billete de un dólar con un recibo – sin perjuicio del derecho burgués, – de acuerdo con nuestros adversarios, el capitalismo se convierte mágicamente en el socialismo, y haber demostrado el carácter anti-dialéctica de este enfoque, podemos examinar la cuestión de la diferenciación ” Los salarios “en el socialismo. Nuestros oponentes dicen: “El socialismo suprime la jerarquía de la remuneración” y repetir la misma idea muchas veces. Así que, en su opinión, el socialismo, “el fruto del trabajo no ha disminuido pertenecen con igual derecho a todos los miembros de la sociedad”, como fue escrito en el programa de Gotha, Marx criticó. Por lo tanto, de lo que dicen, parece que entre los objetivos de los comunistas será el establecimiento de la nivelación absoluta de los “salarios”. Y “Este es uno de los tópicos más importantes explotados por la clase dominante para desviar al proletariado de la doctrina comunista, aumentando el espectro de la falta de incentivo enorme para la educación y las cualificaciones que se derivarían de esta decisión absurda. Por lo tanto, los “marxistas revolucionarios”, alegando que la lucha contra las mentiras sobre el comunismo, que no tienen nada mejor que hacer que con impaciencia la apropiación de estas mismas falsedades propagadas por los enemigos de clase, y escribir en letras grandes en sus banderas.

Desafortunadamente para ellos, nosotros, los marxistas-leninistas no aceptará nunca una revisión y tergiversación del marxismo, y tenemos la obligación fundamental de defender la idea del socialismo, como Marx y Engels habían teorizado, como ellos lo ponen en práctica Lenin y Stalin. Marx dice: “El derecho de los productores es proporcional a su rendimiento en el trabajo,” 7 en el socialismo. Y él afirma que en el socialismo es necesario establecer “la distribución de los bienes de consumo”, según el trabajo “(y no según las necesidades),” de acuerdo con el principio de “‘en la misma cantidad de trabajo, la misma cantidad de productos” »8. Esta es la teoría marxista del socialismo en el salario. En vista de esto, ¿qué necesidad tenía de nuestros oponentes para revivir la fórmula vieja y gastada Dühring en la “igualdad cuantitativa si no cualitativa, de consumo” y su “principio de justicia universal” si Marx hace un siglo, ya se los consideraba como irremediablemente anticuado? Ahora nuestros lectores pueden ver claramente dónde nos lleva la locura anti-estalinista: criticar a Stalin, aplastar bajo los pies – posiblemente en secreto – los postulados de la teoría revolucionaria de Marx, Engels y Lenin; sustitución de las conclusiones científicas del marxismo con tópicos vulgares del comunismo poner alrededor por el capitalismo, con el fin de desacreditar la teoría revolucionaria a los ojos de las masas y así darle una mano a las clases dominantes de perpetuar el statu quo.

Y no es, como podría pensarse, a pesar de la confusión generalizada entre el socialismo y el comunismo, sino una verdadera revisión del marxismo. Dado que, incluso bajo el comunismo, la remuneración está nivelado, pero ajustado a las necesidades de cada miembro de la sociedad. Por lo tanto, la medida propuesta por nuestros adversarios no se corresponden con cualquier modo de producción que el marxismo ha teorizado. Es más bien un torpe intento para exhumar y enterrar Dühring teorías de Marx y Lassalle. Para citar las palabras de Lenin, es la misma premisa, la basura misma edad se presentó como un “bit de signo limpieza y repintado.

Un pensamiento más. La última afirmación general puede trotskista9, es que los estalinistas se han engañado a los trabajadores soviéticos, dando un carácter socialista de lo que Marx y Engels reconoce como un derecho burgués (remuneración de acuerdo al trabajo). Esto es, de nuevo, un ataque contra Stalin, en realidad dirigida contra Lenin, quien, refiriéndose a la primera fase de la sociedad comunista, escribió: “El que no trabaje no comerá” el principio socialista ya se ha hecho “, en la misma cantidad de mano de obra, la misma cantidad de productos “principio socialista de que otros también se ya terminados” 10. Una gran engañador de los trabajadores, que Vladimir Ilich, y eso no hay duda! De hecho, Lenin y Stalin se clasifica como la remuneración según el principio socialista de la mano de obra que, mientras que la derecha sigue siendo burguesa, que caracteriza la primera fase de la sociedad comunista, el socialismo llama comúnmente.

La acumulación y el término salario en el socialismo

Roto a través de las filas enemigas, tenemos que disipar las tropas que huían.

Partiendo de la premisa misma de antes – por el boleto como un amuleto que al instante se puede transformar el capitalismo en socialismo, de acuerdo con nuestros adversarios – ahora podemos dedicarnos al análisis de la reproducción ampliada en el socialismo. Los autores nos dicen que:

“El peor de los crímenes de Stalin hacia la imposición proletariado crimen, aún más monstruoso de los trabajadores rusos a la esclavitud indescriptible y el abandono de los trabajadores de Occidente a la merced de su burguesía” democrática “, y de haber hecho la mitad invocada por Lenin tenía un objetivo y se convierte una calle histórica en la fase final, totalmente absorbente socialismo al capitalismo, engañando a las cartas de modo que, para los tontos y los especuladores que halagan Lenin pisando la enseñanza, la tarea del socialismo es ahora, punto por punto, la acumulación de capital. ”

Dejando a un lado la arrogancia de aquellos que en algún momento acusó a Stalin de “crímenes contra el proletariado” y engañar al proletariado con su fórmula ecléctica y el modelo de las necesidades de la burguesía (las cuestiones históricas nos ocuparemos más adelante), hablará sobre las horas de interesantes acumulación de materia en el socialismo.

“Cualquier forma de la sociedad tiene – escribe Marx – el proceso de producción debe ser continua, que siempre es periódicamente pasan por las mismas etapas. Una sociedad no puede dejar de producir, más de lo que puede dejar de consumir. Dada una relación continua, y el flujo constante de su renovación, cada proceso social de producción es por lo tanto, al mismo tiempo, el proceso de reproducción “10.

Marx se refiere aquí, obviamente, para jugar en general, es el sencillo que la Unión ampliada. Reproducción all’allargata incluye en su interior la colección, más concretamente, la acumulación se produce cuando la renta (plusvalía en el capitalismo) se invierte en las mismas actividades productivas, que han dado lugar. Nuestros oponentes, en este punto podría decirse que Marx no se refería a la colección, pero otras formas de reproducción ampliada. Pero Marx les negó de antemano, diciendo que antes de la remuneración de los trabajadores, el producto social “debe deducirse:
En primer lugar, lo que se necesita para la sustitución de los medios de producción consumidos. ” Y aquí estamos todavía en el nivel de reproducción simple, pero no todos:
“La segunda porción, para la expansión adicional de la producción.” Es decir, la reproducción ampliada en la forma de acumulación. Por último:
“Tercero:. Un fondo de reserva o de seguro contra accidentes, trastornos debidos a catástrofes naturales, etc” Es decir, otras formas de reproducción ampliada.
Esta es la teoría marxista. Es decir que la puesta en práctica por Lenin y Stalin.

¿Qué crees que nuestros adversarios? A diferencia de la acumulación socialista, que ellos ven como un rettaggio de la vieja sociedad, también se oponen a su fuente: la “plusvalía”, es decir, las deducciones mencionadas por Marx. Si la validez conferissimo total a nuestra premisa, debemos, en este punto, hacer correcciones a la imagen que teníamos del socialismo de acuerdo a nuestros oponentes. De hecho, después de las recientes manifestaciones, esta imagen se ha convertido en mucho más clara y por lo tanto, podemos centrarnos metterene características esenciales. En la sociedad socialista del futuro, tal como es teorizado por los autores del artículo, que va a utilizar los vales en lugar de monedas y billetes, todos tendrán la misma remuneración, que, entre otras cosas, incluirá también lo que es la plusvalía en el capitalismo. Pero, tal como se desprende Engels12, este sistema conduce inevitablemente a la restauración del capitalismo, por lo tanto, los seguidores de los “marxistas revolucionarios” se tienen que contentar con sólo eliminar la colección, para lo cual: en el socialismo, todavía habrá deducciones de “salarios” trabajadores – todos hechos iguales y pagados por bonos – para que la sociedad puede poner en práctica la reproducción simple, pero la empresa nunca los usará para acumular. Resultado? El nivel de desarrollo de las fuerzas productivas siempre seguirá siendo el mismo, sin la más mínima posibilidad de progreso. Aquí, en qué aspecto, muy poco atractivo, nuestros adversarios son el socialismo, con el fin de desacreditar la imagen a los ojos de los trabajadores.

Además, éstas no son ideas originales. Sin embargo, provienen de las fuentes habituales de referencia de la “marxista revolucionario”:
una Dühring): “En esta determinación de la tasa salarial de la Dühring el futuro sólo nos dice que aquí, como en todos los demás casos, se intercambia” trabajo de igual valor, con un trabajo igual “. Para un trabajo de seis horas se debe pagar una suma de dinero que incorpora también seis horas de trabajo “13.
b) Lassalle “,” La emancipación de las demandas laborales … la organización colectiva de la labor general de la fruta con una distribución equitativa del trabajo. ‘”14

Por lo tanto, una vez más: para criticar a Stalin, que niega los postulados básicos de la teoría revolucionaria de Marx, Engels y Lenin y ripescano, desde el pantano del idealismo, contra la cual las viejas fórmulas, el socialismo científico siempre ha luchado.

Otra advertencia a la definición científica del término salario en el socialismo. N. Bujarin escribió con toda razón: “En el sistema de la dictadura del proletariado, los trabajadores reciben su parte del producto social, y no un salario” 15. Lenin, a su vez, escribió el siguiente comentario al lado de esta frase: “Exactamente. Muy bien dicho y sin ambigüedades de 16 “. Esta es la definición más precisa del tipo de remuneración que existe en el socialismo, cambió en forma y contenido sobre el salario que reciben los trabajadores bajo el capitalismo.

Stalin era una copiadora grande?

De esta manera hemos agotado los asuntos económicos. Volvamos a hacer frente a los históricos. Nuestros oponentes tienen, evidentemente, una opinión muy baja de Stalin, creo que addiritura incapaz de producir una teoría “propia” independiente (omitimos aquí el hecho de que, desde un punto de vista dialéctico, producciones similares, propiamente, no existe). En particular, raccotano como el “centro” de Stalin, a diferencia de la oposición, en los años veinte “ya ha roto con la revolución internacional y, a continuación, desde el punto de vista político, un solo objetivo: aplastar a aquellos que han permanecido fieles” , con un “o esto o aquello medida inspirada en la” izquierda “o” derecha “,” ya que “no tiene una posición, simplemente para señalar a la derecha oa la izquierda, ya que les conviene para su estancia en el timón del Estado” y ” le importaba muy poco de la exactitud de las tesis en contrario “, etc. etc.

La tesis básica, tomada por Trotsky (al menos explícitamente, en esta ocasión), es que Stalin nunca tendría su propio programa, pero se dedicó a copiar desde el período de la NEP y Bujarin por el propio Trotsky durante el primer plan quinquenal . Trotsky propuso la industrialización de Stalin en 1924 y adoptado en la mesa de esta tesis en 1928-29: este es el duro juicio. El adversario ideológico aquí, obviamente, “trabajar con el material intelectual puro que, sin darse cuenta, se cree que produce el pensamiento, sin preocuparse de ir en busca de un origen más remoto, independiente del pensamiento,” 17 no tiene en cuenta, es decir, las diferentes circunstancias de 1924 y 1928-29.

¿Cuáles fueron esas condiciones materiales? “En la primavera de 1926 – escribió el trotskista Ted Grant – más del 60% de la venta de trigo de 6% estaba en manos de los kulaks” 18. Si hemos de creer esto, porque, mientras que desde 1924 hasta 1927 hubo una recuperación en la agricultura, en 1924 la situación era aún peor, con la economía dominada por los kulaks y con muy poca difusión de las organizaciones partidistas entre los agricultores . Un ataque frontal contra los kulaks sería, en condiciones similares, la aventura más peligrosa. Sin embargo: “En los años 1926-1927 el partido de la oposición trotskista-Zinoviev fuerza impuso una política de ofensiva inmediata contra los kulaks. El partido, sin embargo, no se encamina a una peligrosa aventura, ya que sabía que la gente seria no puede permitirse el lujo de jugar a la ofensiva “19.

En 1929 la situación era muy diferente: “Hoy vamos a tener una base material suficiente para golpear a los kulaks, para romper su resistencia, para despedirlos como clase y para reemplazar su producción con la producción de las haciendas colectivas y estatales. Se sabe que en 1929 la producción de trigo, granjas colectivas y estatales, era nada menos que 400 millones pudy (200 millones menos que los kulaks de producción totales de la economía pudy en 1927). Usted sabe – luego de que en 1929 las granjas colectivas y estatales de comercio de trigo para producir más de 130 millones pudy (es decir, más de los kulaks en 1927). Sabemos entonces que en 1930 la producción total de trigo de las granjas colectivas y estatales habrá pudy menos de 900 millones de euros (es decir, más de la producción total de los kulaks en 1927), mientras que producen el comercio de cereales por no menos de 400 millones de pudy (que es incomparablemente más que los kulaks en 1927) “20.

Por lo tanto, Trotsky propuso un aventurero medida en condiciones inadecuadas, Stalin implementó una política similar en las condiciones más adecuadas. La sentencia de nuestro adversario ideológico sigue siendo implacable Stalin copiado por Trotsky. Este enemigo no tiene en cuenta los cambios en las condiciones materiales “, que parece totalmente inconsciente de la hipótesis de notoria marxista de que la misma idea en diferentes condiciones históricas concretas, ahora puede ser reaccionaria, ahora progresiva ’21. Por lo tanto, para trabajar sólo con sombras ideológicas, desconectados de la vida real. Muy diferente es el análisis marxista:

“La línea adoptada por Stalin se parecía, en muchos aspectos a la preconizada por Trotsky en 1924. Esto, sin embargo, no dio ninguna razón en retrospectiva Trotsky, como afirman sus seguidores, cuyo pensamiento es tan eterna como la de su maestro, porque las condiciones de 1929 no eran en absoluto parecidos a los de 1924. Si bien toma nota de que Stalin “plagiava” su programa (Lenin hubiera hecho lo mismo con la de los socialistas-revolucionarios) (…) Trotsky decidió revisar completamente sus ideas. (…) Él condenó la liquidación de los kulaks, y afirmó que los kolcos (…) se escinde de sí mismo el hecho de que carecían de equipos modernos “22.

Debido a lo visceral contra el estalinismo, degenera, por enésima vez, nell’antimarxismo no aplicar el materialismo histórico en el análisis de las teorías e ideas. Análisis de los autores del artículo también dialéctica, sino que se impone desde arriba sobre el tema de la dialéctica, que no se inicia, es decir, los materiales de las circunstancias históricas, que son de hecho se inclinó a las necesidades de la ideología de nuestros enemigos. Esto no es el materialismo dialéctico, sino más bien la dialéctica hegeliana, a priori. Una vez más, el odio anti-soviético lleva a nuestros adversarios (que, como hemos demostrado en las secciones anteriores, hemos demostrado la excepción de las fotocopiadoras) en el pantano del idealismo, irrevocablemente superada por Marx y Engels.

En estrecha relación con la imagen de Stalin, una fotocopiadora, es la representación de un ingenuo empirista y Stalin, que se asusta con la resistencia de los kulaks en 1928 y revirtió completamente su política. En particular, los autores del artículo señalan que, durante 1928, “el Comité Central actúa bajo la influencia del pánico y el más grosero empirismo.” Incluso en este caso, se refiere abiertamente a Trotsky. Asimismo, se pretende proporcionar una base “materialista” a su argumento, de manera sucinta le pregunta si “usted puede decir, como en todos los catecismos idiomas con el visto bueno de Stalin, de que [la campaña de oferta de los cultivos 1928] es una línea de conducta elaborado con sabiduría? ‘. Por desgracia para nuestros oponentes, los documentos disponibles refutar su argumentación. A finales de 1925, Stalin dijo:

“Dos palabras sobre el peligro de subestimar a los kulaks … Difundimos la industria socialista y la lucha entre la industria y el capital privado. ¿Quién ganará? En la actualidad los elementos socialistas vigentes. Nos sometimiento, tanto a los kulaks que la ciudad capitalista privada. Pero por ahora es un hecho que el kulak crece y todavía estamos lejos de haber luchado por motivos económicos. Es indiscutible que los kulaks reúne a sus fuerzas, y que no se da cuenta de esto, ¿quién dice que esto es un disparate, que el kulak era un hombre del saco, lleva la parte del riesgo de no vigilar y estar desarmado en la lucha contra los kulaks, la lucha contra el capitalismo, porque el kulak es el agente del capitalismo en el campo … Esta desviación es una desviación que impide definitivamente que la fiesta dispuesto a luchar, que desarma el partido en su lucha contra los elementos capitalistas, esta desviación se sabe, fue condenado por una decisión del Comité Central del Partido “23.

Aquí vemos a un Stalin, lejos de ser empirista, que había planeado el dfficoltà perfecta de 1928, derivado de la disminución relativa del poder de los kulaks y su crecimiento en términos absolutos. Sobre esta base, como dicen los mismos autores, en las reservas de grano de unos meses se reponen de los buenos o malos. ” Así que, sí, era sólo “una línea de conducta elaborado con sabiduría.” Los supuestos de nuestros oponentes, pero envueltas en un materialismo aparentes son tan materialista rechazada, de un documento de la dirección soviética que tan fuerte insulto, pero, al parecer, no sabía en absoluto. El mecanismo que hace que sea socialmente activo, sobre la base de intereses de clase, como las hipótesis en este es idéntica a la de la clase media estereotipos: por su inexactitud, estas suposiciones afectan a la conciencia del hombre, conocido como algo más que los documentos que refutan.

El concepto de capitalismo de Estado en Lenin

En el quinto capítulo de su informe, a nuestros adversarios y permanecen en una discusión sobre el concepto de capitalismo de Estado, citando a Lenin. Como se desprende de su capitalismo de Estado? En esencia, se consideran como propiedad estatal de todos los medios de producción y la gestión capitalista de la economía (con el mantenimiento de la mano de obra asalariada, la extracción de la plusvalía, etc.). Hay ya está ocupada, los clásicos del marxismo en la mano, dell’erroneità de este concepto y ahora la intención de examinar la forma en que se entendía por Lenin, que nuestros adversarios se llame. En el Tercer Congreso de la Internacional Comunista, Lenin dijo:

“Aquí nos enfrentamos con el problema más difícil. El impuesto en especie significa, por supuesto, la libertad de comercio. El agricultor, después de pagar el impuesto en especie, tiene el derecho de intercambiar libremente lo que queda de su trigo. Este libre comercio significa la libertad para el capitalismo. Lo decimos con franqueza y el estrés. No lo oculta en absoluto. Nuestras cosas sería un error si pensamos que para ocultarlo. La libertad de comercio significa la libertad para el capitalismo, pero que significa al mismo tiempo, una nueva forma de capitalismo. Es decir que, en cierta medida, recreamos capitalismo. Y lo hacemos abiertamente. Esto es capitalismo de Estado ’24.

Vladimir Ilich habla aquí del capitalismo de Estado, refiriéndose no a las industrias nacionalizadas, sino a la libertad de comercio garantizada a los campesinos durante la NEP. Nuestros oponentes basan su argumento en las palabras de Lenin, citado por ellos, en el conjunto de la naturaleza: “En Rusia domina el capitalismo, pequeño burgués, lo que conduce tanto al capitalismo de Estado en general y el socialismo por el mismo camino, un camino pasando por la estación intermedia misma y se llama “el inventario y el control de todas las personas en la producción y distribución de productos. ‘” Parecería, entonces, que Lenin quiso decir el capitalismo de Estado como algo inherente a las industrias nacionalizadas, al contrario de lo que dijo ante el Congreso de la Internacional Comunista. Este aspecto es utilizado por los autores del artículo para justificar su interpretación del capitalismo de Estado. Sin embargo, siempre delante del III Congreso de la IC, Lenin dijo:

“Pero el capitalismo de Estado en una sociedad en la que el poder pertenece al capital, y el capitalismo de Estado en un Estado proletario son dos conceptos diferentes. En un estado capitalista, el capitalismo, el capitalismo de Estado: aprobado y supervisado por el Estado en beneficio de la burguesía contra el proletariado. En el Estado proletario, se hace lo mismo para el beneficio de la clase obrera y con el fin de resistir a la burguesía sigue siendo fuerte y luchar contra él. Es obvio que nos venden muchas cosas de la capital de la burguesía y extranjeros. Si bien no snazionalizzando nada, ceder a las minas de capitalistas extranjeros, los bosques, los pozos de petróleo, a cambio de productos industriales, maquinaria, etc, con lo que la reconstrucción de nuestra industria “25.

Además de la distinción fundamental entre el capitalismo de Estado y el capitalismo de Estado burgués bajo el control del proletariado, Lenin no habla de capitalismo de Estado en el sentido de bordiguista. Afirmó que las concesiones al capital extranjero y por lo tanto no se snazionalizzate en “el inventario y control por parte de todas las personas en la producción y distribución de productos”, que, por esta razón, es común al capitalismo de Estado (proletario ) y el socialismo. En el capitalismo de estado se permite la reanudación de las clases burguesas y las concesiones al capital extranjero lujosos, pero la propiedad de los medios de producción sigue siendo el Estado, en el socialismo en cambio se modificaron las relaciones de producción. Para cualquier aclaración sobre el concepto leninista del capitalismo de Estado, está presente en uno de los últimos escritos de Lenin de la cooperación, en la que Vladimir Ilich alega que las concesiones eran “sin duda, en nuestras condiciones, un tipo puro de capitalismo de Estado ’26 y que, aparte de ellos, “Cooperación en nuestras condiciones, coincide plenamente con el socialismo.” Él es aún más explícito cuando afirma:

“Ahora tenemos el derecho a decir que el mero desarrollo de la cooperación identificadas por nosotros (con excepción de la” ligera “más arriba) con el desarrollo del socialismo.”

La “reserva” se refiere una vez más concesiones al capital extranjero. Lenin es preciso explicar las razones de su este punto de vista sobre las cooperativas: “En nuestro sistema actual, las empresas cooperativas se diferencian de las empresas capitalistas privadas por ser empresas colectivas, pero no difieren de las empresas socialistas, porque se basan en la tierra y los medios de producción pertenecen al Estado, es decir, la clase obrera. ” Las cooperativas, a menos que se les da en concesión o son operados por los kulaks, son consideradas como las empresas socialistas, y cuando entren en “el inventario y el control de todas las personas en la producción y distribución de productos.” Sobre esta base, Lenin es legítimo decir: “En las condiciones de un grupo máximo de la población en cooperativas, lo que se refiere de forma automática a la que el socialismo, que había despertado primero la ironía legítimo, las sonrisas de desprecio entre las personas que creen con razón, la necesidades de la lucha de clases, la lucha por el poder político, etc. ” Avanzando en el surco por Marx, por la admisión del derecho burgués, en el socialismo y un enfoque materialista que parte de la realidad concreta de la transición, Lenin introduce la idea de que la cooperación, en términos de los países atrasados, bajo el régimen de la dictadura el proletariado, con la propiedad estatal de la tierra y los medios básicos de producción, es un elemento de la economía socialista.

Al concluir el capítulo relativo a las granjas colectivas, nuestros adversarios proclaman solemnemente:

“El” colectivismo “de la Rusia rural tanto, no es un socialista, pero la cooperativa.”

A pesar de todas las pruebas descritas anteriormente, corren como demonios lejos de los postulados del leninismo. “… Tenemos que admitir que todos nuestros puntos de vista sobre el socialismo han sufrido un cambio radical”, escribió Lenin. Es sólo que el cambio que nuestros adversarios no han comprendido, absorbido por el desprecio por el marxismo creativo de Lenin y Stalin. En cuanto al concepto leninista del capitalismo de Estado, Trotsky también explicó correctamente que “Lenin había aplicado realmente el término” capitalismo de Estado “no, la economía soviética en su conjunto, sino sólo a un sector determinado de la misma: las concesiones extranjeras, los joint ventures industriales y comerciales y, en parte, las cooperativas campesinas, formado en gran parte de los kulaks, controladas por el Estado. Todos estos elementos son, sin duda, capitalista, pero ya que están sujetos al control del Estado y operan como empresas mixtas, incluso con su participación directa, Lenin llamó condicional o, como él decía, “entre comillas” las formas económicas, tales como “capitalismo de estado. ” El valor condicional de este término debido al hecho de que se trataba de un estado burgués y el proletario, ni las citas estaban destinadas a hacer esta diferencia de no poca importancia. Pero en la medida en que el Estado proletario, tolera el capital privado y permitió que, dentro de límites claramente definidos, para explotar a los trabajadores, que lo protege bajo sus alas de las relaciones burguesas. En este sentido, estrictamente circunscrita podría hablar de “capitalismo de estado” “27.

Esta exposición de la concepción leninista del capitalismo de Estado coincide plenamente con la de Stalin, que se remonta a 1925:

“Me gustaría decir unas palabras sobre el capitalismo de estado y el estado de la industria, que es un socialista, a fin de disipar los malentendidos y confusiones que se crearon en la parte este problema. ¿Puede nuestra industria se iba a llamar capitalismo de Estado? No. ¿Por qué? Debido a que el capitalismo de Estado, en las condiciones de la dictadura del proletariado, es la organización de la producción en la que dos clases se representan: la clase explotadora, propietaria de los medios de producción, y la clase explotada, que no posee los medios de producción. El capitalismo de Estado, es de alguna forma particular, siempre debe ser la esencia del capitalismo. Cuando se analiza el capitalismo de Estado Ilic, que se refería principalmente a las concesiones. Tomamos las concesiones y ver si están representados en dos clases. Sí, dos clases se representan. Tenemos el capitalista, es decir los concesionarios que explotan y retener temporalmente los medios de producción, y la del proletariado es explotado por los comerciantes. Que aquí no hay ningún elemento del socialismo es clara, incluso en el hecho de que nadie se atrevería a ir en compañía de un titular de licencia para poner en marcha una campaña para aumentar la productividad del trabajo, porque todo el mundo sabe que el concesionario no es un socialista, es ajeno a Socialismo. Considere la posibilidad de otro tipo de negocio, la empresa estatal. Se trata de una empresa de capitalismo de Estado? No. ¿Por qué? Debido a que hay dos clases representadas, pero sólo una, la clase obrera que ha estado utilizando sus herramientas y los medios de producción y que no se explotan, ya que el máximo de lo que se obtiene en la empresa más allá de la cantidad asignada salarios, se utiliza para desarrollar aún más la industria, es decir, para mejorar la situación de toda la clase de trabajo como un todo. Se podría decir que esto no es todavía socialismo completo, si tenemos en cuenta la supervivencia de la burocracia que existe en los órganos que administran nuestros negocios. Esta observación es correcta. Sin embargo, no afecta el hecho de que la industria ha sido una especie de producción socialista. Hay dos tipos de producción: el sistema capitalista – incluyendo el capitalismo de Estado – en el que hay dos clases y en el que la producción se lleva a cabo para el beneficio del capitalista, y de otro tipo, el tipo de producción socialista, en la que no hay explotación , los medios de producción pertenecen a la clase obrera y las empresas no trabajan para el beneficio de otra clase, sino para ampliar los intereses industriales de los trabajadores en su conjunto … “28.

No está claro que Lenin consideraba que las empresas capitalistas y no los de las empresas estatales administradas por el Estado proletario, pero los dirigidos por miembros de las clases reaccionarias o dados en concesión al capital extranjero. No está claro que el capitalismo de Estado, entendida de esta manera, es un fenómeno inherente únicamente al período de la NEP, que no se refleja en la economía soviética después de la primera plan de cinco años. En contraste, nuestros adversarios quieren declarar como empresas capitalistas, incluidos los que bajo el pleno control del Estado proletario, se refieren a Lenin, pero mal entendido su punto de vista sobre este asunto, no han entendido que “el socialismo no es otra cosa que el estado del capitalismo monopolista al servicio de todas las personas y, como tal, ha dejado de ser monopolio capitalista “29.

La agricultura soviética

En nuestros adversarios un amplio espacio está dedicado a las cuestiones de la agricultura soviética, las granjas colectivas y estatales, las formas superiores de cooperación. Ya hemos discutido el punto de vista de Lenin en la cooperativa agrícola, que al portador del socialismo en el campo y también hemos mostrado cómo desarrollar una base sólida de las granjas colectivas en 1929 constituyó el punto de partida básico, la premisa de la colectivización agrícola. Aunque Trotsky había argumentado que “probablemente habrá nadie dispuesto a repetir el desastre liberal, que la colectivización habría sido enteramente el resultado de la violencia solo”, 30 para nuestros oponentes, las cosas no son así. Según ellos, la colectivización de la solución era “más espantoso, brutal y reaccionario que se puede concebir”, “nacido de la violencia, casi apocalíptica,” por casualidad “en un caos indescriptible confusión, la arbitrariedad y la violencia”, y así sucesivamente, en perfecto acuerdo con cualquiera que se precie de clase media, la interpretación.

Nuestros oponentes dogliono a la escasez de maquinaria agrícola y para la conclusión de que, por la colectivización, “no hay nada preparado,” el momento de su lanzamiento. Las máquinas agrícolas modernas son, sin duda, un factor muy importante para la colectivización, sino que constituyen un requisito previo. Como explica Marx:

“A medida que la fuerza de ataque de un escuadrón de caballería, o la fuerza de la resistencia de un regimiento de infantería, es esencialmente diferente de la suma de la fuerza de ataque y la resistencia a desarrollarse en forma aislada de cada caballero o bribón, por lo que la suma de las fuerzas mecánicas trabajadores de los bloques es diferente del poder social que se desarrolla cuando muchos brazos cooperar al mismo tiempo el mismo trabajo indiviso: por ejemplo, cuando se trata de levantar un peso, convirtiendo un cabrestante, o para eliminar un obstáculo de su camino. Aquí no el efecto de potrebb’essere trabajo combinado producido por el trabajo de un individuo, o sólo se puede en una escala de tiempo mucho más largo o infinitesimal. Aquí nos enfrentamos no sólo el aumento del poder productivo de forma individual a través de la cooperación, sino la creación de una fuerza productiva que, en sí mismo, debe ser la fuerza de las masas “31.

Este principio básico de la economía ha demostrado su validez la agricultura soviética:

“Tomemos, por ejemplo, las granjas colectivas del territorio Chopr primera región del Don. A primera vista, estas granjas colectivas al parecer, no son diferentes desde el punto de vista técnico de las pequeñas explotaciones campesinas (unas pocas máquinas, como tractores pocos). En el ínterin, sin embargo, la estructura simple de los instrumentos en las entrañas de las fincas campesinas colectivas que han tenido ese efecto no se le ocurriría siquiera nuestra práctica. Lo que ha expresado este efecto? En el hecho de que el pasaje sobre los carriles de las granjas colectivas ha producido una ampliación de la superficie en la siembra de 30, 40 y 50%. ¿Cómo explicar este efecto como “reliquias”? Con el hecho de que los campesinos, no tener poder en términos de trabajo individual, se han convertido en la principal fuerza de traer sus propios instrumentos y unirse en las granjas colectivas. Con el hecho de que los agricultores han adquirido la capacidad de trabajar las tierras abandonadas y roto, trabajar en las condiciones difíciles en el trabajo individual. Con el hecho de que los agricultores fueron capaces de tomar en sus propias manos labrando la tierra. Con el hecho de que existía la posibilidad de la utilización de instalaciones industriales abandonadas, pequeños trozos de tierra, etc. “32.

Otro de los puntos principales de la crítica, todo copiado de trotskismo (similar al anterior), se dirige a los “funcionarios” collettivizzano “incluso zapatos y gafas.” Bueno, esos funcionarios violaron las directrices del Partido y el Estado, y para ello se estigmatiza gravemente en los artículos de Stalin vértigo del éxito y las respuestas a otros agricultores colectivos. Pero, con toda probabilidad, según los autores del artículo, es un caso similar al de 1928, “el Comité Central hace que la máquina hacia atrás, condenando a los” excesos “que se ha ordenado.” Ante espesor crítico tanto, no podemos dejar de sentir compasión por nuestros enemigos, y responder a ellas con las famosas palabras de Euclides: “. Véase adfirmatur libres, libre negatur”

La crítica continúa con otra marca de la tesis trotskista puro: Stalin habría marcha atrás, y tolerar la persistencia de la pequeña producción en las granjas colectivas, para evitar la ruptura. La realidad es muy diferente: como puede verse en los artículos antes mencionados de Stalin, las parcelas individuales de los agricultores colectivos fueron proporcionados desde el principio en la agricultura dell’artel Estatuto, con el resto de la producción pequeña que le sigue. En este último factor, nuestros adversarios urdió un parte sustancial de sus críticas. Ellos ven a la granja colectiva como “el dueño de los medios de producción, aunque limitado a 2 ó 3 hectáreas de tierra, unas pocas cabezas de ganado y su casa.” Hay que decir, por medio de la especificación de que el plan del personal de la granja colectiva, no es de su propiedad, pero se da en usufructo o goce, ni siquiera las granjas colectivas eran propietarios de sus tierras, ya que sólo era propiedad de la tierra del estado. Esta distinción es fundamental para la comprensión de la teoría marxista de la renta. Nuestros oponentes se quejan porque, dicen, la Constitución de 1936 significaría “un compromiso permanente alcanzado entre la producción ex estado proletario y pequeño”, asegurando que los agricultores colectivos usufructo de su parcela personal, sin necesidad de ningún canon d ‘alquilar. ¿Pero cuál es la posición de los fundadores del marxismo, sobre este problema? En Marx se lee:

“La nacionalización de la tierra y su venta para que, en pequeñas parcelas a particulares o cooperativas de trabajadores que no lo haría, bajo un gobierno burgués, que el efecto de desatar una feroz competencia entre ellos y, teniendo con ello un cierto aumento el “alquiler”, que ofrecen nuevas posibilidades para los acaparadores que viven a expensas de los productores “33.

Hasta ahora Marx. El cobro del alquiler, a pesar de ser una de las medidas transitorias que pueden ser implementadas por el Estado proletario, es incompatible con el socialismo. Esto es así porque, como explicó Lenin, así, las cooperativas son una economía socialista, y no reaccionaria para erradicar las malas hierbas. Por lo tanto, la única solución socialista a los países atrasados como Rusia, es la concesión de tierras en usufructo perpetuo a las cooperativas y sus miembros.

Sin embargo, la pequeña producción es algo realmente terrible, que deja a los autores de sueño, llevándolos a declarar addiritura granjas colectivas reaccionarios. Pero, ¿cómo es lo que realmente importa? Incluso nuestros adversarios notar de paso que “en el” Agrícola Común “,” “los bolcheviques se esforzaron por agricultores del grupo sobre la base de una gestión y distribución de una propiedad colectiva, no individual, sin el trabajo asalariado, etc”, pero luego llegan a la conclusión de que los bolcheviques no tuvieron éxito. ” En verdad, la historia del desarrollo de las comunidades campesinas es mucho más compleja y significativa de lo que se retrata en el artículo. Los municipios no se habían extinguido en el momento de la colectivización, y continuó incluso después de su desarrollo. En 1952, Stalin se observó lo siguiente:

“En muchos de la granja granja colectiva colectiva (kolkhoznitsi -. Tr) Aún no quiere ser liberado de la carga del trabajo doméstico, o entregar el ganado de la granja colectiva para obtener leche y carne, rechazan, sin embargo, para hacerlo de aves de corral. Es sólo los primeros gérmenes del futuro. Actualmente, el artel agrícola no es un obstáculo para el desarrollo económico. En la primera fase del comunismo, el artel gradualmente se convertirá en una común “34.

Aquí está la verdad de la cuestión: lo común, a diferencia de dell’artel, no permite la propiedad privada de las actas de cría de ganado y aves de corral de herramientas, y por lo tanto elimina las empresas auxiliares de granjas colectivas y de pequeña escala de producción con ellas. Además, en común era posible introducir a gran escala intercambio de productos y la distribución primera directa (según sea necesario), entonces. Todos estos proyectos no se quedó sólo en el papel, después de la guerra, se han logrado resultados notables: la existencia de 8.939 máquinas y estaciones de tractores (SMT), un aumento del 59% de la potencia de tracción mecánica en comparación con el nivel de la preguerra, la ‘ la ejecución de proyectos de riego y la recuperación durante el período de reconstrucción de la posguerra, los avances logrados por la fusión de los koljoses en otros mayores durante el período 1950-1952 (97.000 granjas colectivas en 1952 en comparación con 254.000 en 1950), etc. Por otra parte, en el curso de 1952, muchas granjas colectivas adoptó el intercambio de productos, en sus relaciones económicas con el Estado, nos incedendo hacia comune35.

Se entiende, entonces, es lo valioso que las palabras ardientes de nuestros enemigos, el supuesto carácter contrarrevolucionario de las granjas colectivas. El dall’artel cambio gradual de la ciudad, que deben lograrse mediante el aumento de la producción social y la recuperación de las condiciones de vida de las granjas colectivas, se vio interrumpida por la llegada de jruschovistas en el poder, sobre todo después del desmantelamiento de la SMT, en 1958. Por otra parte, este hecho se desprende del mismo artículo donde se habla de “la reforma famoso de Kruschev”, que “la venta de tractores cholchos,” se ha invertido y hacia abajo la línea establecida por Stalin para la construcción del comunismo. Esta línea predeva la formación de un cuerpo económico único, que reúne a la industria y la agricultura, en vista de la futura extinción del Estado. Esto también pondría fin a lo que nuestros adversarios el industrialismo de Estado y que, siguiendo los pasos de Lenin, que nosotros llamamos socialismo. Por otra parte, no es el menos sorprendente que se carga la clase de insultos al colectivo de la finca, tras haber examinado tan baja que de la teoría de Lenin sobre el carácter socialista de la cooperativa agrícola, lo que ellos ven como “una” solución “que no tiene nada en común con el socialismo. ”

Se refieren a Lenin, volviendo una frase (probablemente tomado de su artículo sobre el significado del materialismo militante) que se refiere a un tema totalmente diferente a la de su supuesta “La construcción de una sociedad comunista, con las manos de los comunistas es una idea infantil de que nunca expresada, y los comunistas son sólo una gota en el océano a la gente. ” Vladimir Ilyich estaba refiriendo al hecho de que los comunistas no se debe tener en cuenta que una pequeña minoría entre las masas, y no se puede construir el socialismo y el comunismo solo, sino que debe ser puesto a la cabeza de las masas sin-partido, poco a poco el equipamiento de los brazos del marxismo teórico. Pero no es suficiente. Esta es una de las más obvias entre los pies enormes zappate muchos, que nuestros adversarios se infligen tan mal, teniendo en cuenta que la colectivización fue posible gracias a la acción de las masas sin-partido, dirigido por los comunistas. Y “la dialéctica: la cita de Lenin, cree que cuestionar el carácter de las prácticas leninistas estalinistas, es lugar de ser la confirmación más brillante se transformó en su contrario. Es la misma historia de siempre, en las palabras de Mao Tse-tung:

Un proverbio chino define la acción de algunos tontos que dicen que “hacen que sea una piedra para dejarla caer sobre los pies.”
Los reaccionarios de todos los países son, precisamente, de este tipo de tontería.
“Discurso en la reunión del Soviet Supremo de la URSS para la celebración
el 40 aniversario de la Gran Revolución Socialista de Octubre “(6 de noviembre de 1957).

La base del  falso ‘”internacionalismo”

En todo el libro, con una repetibilidad increíble, se expresa la idea de un contraste entre la revolución internacional total e irreversible y el socialismo en un solo país, con el fin de caracterizar mejor la cesura supuesta histórico de 1923.

“… Para todos los bolcheviques de Lenin – Stalin entendió, en primer lugar la teoría de que el” socialismo en un solo país “- el objetivo de la Revolución de Octubre no fue la transformación inmediata de la economía rusa en una dirección socialista.” “Renunciar a la revolución europea, al igual que Stalin, era … dar rienda suelta al desarrollo de las relaciones capitalistas, se le dio a las clases que eran el beneficio inmediato de la supremacía del proletariado. ” “Reiteramos que la política económica bolchevique se debilita, desde los primeros años de la revolución, una contradicción que en el largo plazo va a ser mortal, y que todos los comunistas de Rusia y el mundo-hasta el cambio de Stalin, no esperan superar no con la victoria del socialismo internacional “, y así sucesivamente.

La oposición parece insuperable, en términos matemáticos, A y B. ≠ Este axioma se deriva de la otra ecuación: A = A. Y ‘Esta es la tesis fundamental de la lógica aristotélica y la lógica formal. Este concepto ha tenido una larga trayectoria en la historia de la filosofía, pero no fue irremediablemente superado por el marxismo, pero por el idealismo hegeliano. La filosofía marxista ha hecho lo que superó, con su base en la lógica dialéctica, el axioma de que A = A es sólo una abstracción matemática. El bolchevismo fue capaz de aplicar con habilidad esta conclusión filosófica a nuestro problema, la dicotomía entre la revolución internacional y el socialismo en un solo país. Ya en 1915 Lenin escribió:

“La desigualdad del desarrollo económico y político es una ley absoluta del capitalismo. Es posible que el triunfo del socialismo en algunos países o incluso en un país capitalista se toman por separado. El proletariado triunfante de este país, expropiar a los capitalistas y de la producción socialista organizado en el país, levantamos contra el resto del mundo capitalista, atrayendo hacia sí a las clases oprimidas de los demás países, empujándolos a la rebelión contra los capitalistas, al intervenir en el caso de necesidades, incluso con la fuerza armada contra las clases explotadoras y sus 36 estados.

En una inspección más cercana, Lenin negó en su totalidad el principio central de “internacionalismo”. También aborda el problema que nos ocupa: la victoria de la revolución y la construcción del socialismo en los distintos países son parte de la revolución proletaria mundial. Contrastando los dos es un error, completamente desprovisto de todo significado. Lenin fue muy claro en este sentido, y aún más clara y precisa es Stalin, que, a finales de 1924, la defensa de la teoría del socialismo en un país no se detuvo en todos se refieren a la Revolución de Octubre como el comienzo de la revolución y la premisa de la Mundial 37. Como es evidente, el marxismo-leninismo ha sido resuelta de manera magistral el problema de la relación entre la revolución internacional y la victoria del socialismo en los países individuales. En cambio, los autores del artículo son ridículamente distorsionada y tergiversada una cuestión resuelta hace más de cincuenta años. Antinomia kantiana entre el socialismo en un país y la revolución internacional, redactado en un total desprecio de la tradición filosófica del marxismo: ésta es la “base” sobre el que erigir su “internacionalismo”, la sopa maloliente que, con tanta facilidad , sirvió a sus lectores.

También hace un gran ruido sobre la dependencia de la Revolución Rusa de la revolución internacional, citando a Lenin en su apoyo. Las razones de esta dependencia, como de hecho se sigue el mismo artículo, es la búsqueda de centro de nell’arretratezza económico y cultural de Rusia, en comparación con los países occidentales. Como Lenin ha subrayado en repetidas ocasiones, la propagación de la revolución a Alemania se le permitiría, sobre la base del poder proletario en Rusia y en la superioridad de la economía alemana, la construcción del socialismo en un mucho más rápido y más fácil de lo que históricamente ocurrió en la URSS . El propio Marx había sentido la fuerza de unión entre una posible revolución en Rusia y Europa occidental, haciendo una pausa su atención en la Mir (la propiedad común de la tierra), que podría, en el caso de una revolución en Occidente y en Rusia, forman el la base para la construcción del socialismo y comunismo38. En el momento de la Revolución de Octubre, el mir se disolvió ahora, debido a las reformas de Stolypin. Sin embargo, el tema no estaba agotado, como una revolución exitosa en Alemania habría facilitado mucho el trabajo de los comunistas rusos. Desafortunadamente, sin embargo, la revolución en Alemania fue aplastada por la reacción y el Ejército Rojo no podía derrotar a la polaca reaccionaria, la Revolución Rusa se encuentra aislado y el gobierno soviético hizo algunas concesiones al capital extranjero. En este punto, nuestros rivales nos quieren hacer creer que, en ausencia de la revolución en Alemania, los bolcheviques habrían renunciado a la construcción del socialismo. En contraste, en 1920, Lenin dijo:

“Esfuerzo todas las fuerzas para reconstruir la vida económica de un país devastado, primero por la guerra entre los capitalistas de los Dardanelos, a las colonias, entonces la guerra de los capitalistas de la Entente y Rusia en contra de los trabajadores de Rusia, procesamos ahora, entre la otra, con la ayuda de un número de científicos e ingenieros, un plan de electrificación de toda Rusia. Este plan está diseñado para muchos años. La electrificación regenerar Rusia. Electrificación sobre la base del régimen soviético, se asegurará la victoria final de los principios del comunismo en nuestro país, la base de una vida civilizada, sin explotadores, sin capitalistas, sin terratenientes, sin los comerciantes “39.

Así terminó la intervención militar de la Entente, los bolcheviques podrían concentrarse en la construcción pacífica. En años posteriores, cuando todas las esperanzas de una victoria de la revolución en Occidente se disipa cada vez más por la reacción, Lenin se hizo aún más explícito en sus instrucciones para la construcción del socialismo, por lo que, en el artículo citado en la cooperación, afirmó tener ” todo lo que es necesario y suficiente para llevar a cabo la construcción “de la sociedad socialista completa. En 1923, Ilic Vlamidir también escribió:

“Si el socialismo es necesario crear un cierto grado de cultura (…), entonces ¿por qué no comenzar con la conquista, por medio de la revolución, las condiciones necesarias para este grado, de modo que puede – sobre la base del poder obreros y campesinos y el régimen soviético – para marchar a superar a las otras naciones “40?.

Al final del año anterior, Lenin declaró: “El socialismo ya no es un problema en un futuro lejano (…). Hemos traído el socialismo en el terreno de la vida cotidiana y aquí tenemos que aclarar “. Era necesario, según Lenin, ponerse a trabajar “para asegurarse de que Rusia de la NEP se transforma en la Rusia socialista” 41. Como puede ver, emerge una imagen muy diferente de la de Lenin capitulacionista, ditirambicamente tan celebrada por nuestros opositores. Lo que había teorizado en 1915, Lenin se aplica a las circunstancias concretas de Rusia. En la cara de estos teoría leninista incontrovertible, nuestros oponentes argumentan que “un millar de textos y discursos dan testimonio de lo contrario”, pero, por lo que no en todos aleatoria, nunca se menciona ninguno de esos “miles de textos y discursos.”

Para concluir con esta cuestión, observamos que las condiciones esenciales para construir el socialismo, establecido por Lenin: la aculturación de las personas y la introducción de la gran producción industrial moderna – fueron recibidos por el gobierno soviético, a pesar de la derrota de las revoluciones en Europa Occidental .

“Si en la Rusia zarista tres de cada cuatro personas eran analfabetas en 1939, la gente puede leer y escribir, con edades comprendidas entre los 9 y los 49 años ya eran 87, 4% del total. La población escolar en la enseñanza obligatoria se incrementó de 9,6 millones en 1914 a 35.5 millones en 1940. En el mismo período el número de estudiantes universitarios aumentó en 6 veces. ”

“La industrialización en la URSS se llevó a cabo muy rápido: en menos de diez años ha superado las metas para lograr lo que países como Inglaterra, Francia y Alemania, que tuvo durante muchas décadas. En consecuencia, la salida industrial soviética en 1940 fue de 7,7 veces la de 1913, con la creación de nuevos sectores como la automoción, química y aeronáutica. Se fundó alrededor de 11 000 nuevo complejo industrial grande “42.

Por lo tanto, la dependencia de erradicar la asistencia técnica extranjera (incluida la subvención trotskista Ted admite que, en 1937, “todo el equipo esencial para la industrialización y la producción de armas de fabricación soviética era” 43), con 730 estudiantes por cada 10.000 habitantes en 1940 (más que Alemania, Estados Unidos y Japón juntos), la victoriosa Unión Soviética empezó a construir el socialismo, liderado por la teoría revolucionaria de Lenin y Stalin.

Conclusión

Hemos vendido los principales temas y la exposición de nuestro artículo la crítica ¿Por qué Rusia no es socialista. Después de todo esto, se demuestra el carácter científico de la URSS estalinista capitalista que había sido anunciado, todavía estamos esperando, y nuestros adversarios no han seguido todo lo que se prometió. Por otro lado, han invertido sus energías en una revisión del marxismo después de la otra, estamos ansiosamente prodigado en la distorsión dramática del leninismo e hizo un buen espectáculo una amplia gama de epítetos ofensivos, dirigida no sólo a Stalin, pero “para en toda la Unión Soviética, un país que, más que nadie, ha sembrado el terror entre los capitalistas de todos los países.

Nuestro análisis se pueden resumir en las siguientes tesis:

1. La diferencia entre el capitalismo y el socialismo, ya que se plantea por nuestros adversarios, se reduce a la sustitución del dinero con el buen trabajo, olvidándose de que tanto el trabajo en el marco del derecho burgués, el intercambio de equivalentes y las relaciones “comerciales” . Se miran los árboles y no ver el bosque, donde ven una relación entre las cosas, los marxistas deben ver una relación entre los hombres. Transformar el dinero y el boleto en un fetiche, tal como lo hicieron los luditas con las máquinas, nuestros oponentes niegan a sí mismos la posibilidad de un análisis científico de las diferencias entre el capitalismo y el socialismo. Este es su error fundamental, de la cual descienden todos los demás.
2. Como resultado de su primer error, nuestros oponentes rechazan, como las relaciones económicas capitalistas como la acumulación, el salario, la jerarquía de los salarios y la extracción de la plusvalía, que la URSS había adquirido un nuevo contenido, pero mantuvo la vieja forma , debido a las particulares condiciones históricas del país. De acuerdo con la teoría marxista, estas relaciones económicas, en el socialismo (la primera fase de la sociedad comunista), el cambio de la forma y contenido, Lenin y Stalin, inspirado en el método de Marx, el marxismo creativo desarrollado en la dirección de las condiciones materiales de Rusia, varias los del capitalismo británico, considerado por Marx y Engels, de Lenin de la teoría de aquí viene el carácter socialista de la cooperativa agrícola, lo que da lugar, a su vez, que el papel de la producción mercantil en el socialismo, sistemáticamente elaborada por Stalin. Nuestros oponentes, sin comprender la relación dialéctica entre forma y contenido, niegan estos postulados del marxismo-leninismo.
3. Como resultado, los autores del artículo llegan a rechazar como características del capitalismo, los que, según Marx, son las leyes generales de la economía, inherentes a cada modo de producción, como la reproducción y las relaciones económicas necesarias para ponerlo en tenga en cuenta. La misma suerte está reservada a la teoría marxista de los salarios en el socialismo y el comunismo. Ellos abbraciano, en consecuencia, algunas vagas ideas del socialismo y la pequeña burguesía, los repartió por el señor Dühring y Lasalle, demolida hace mucho tiempo por Marx y Engels.
4. Nuestros adversarios tratan de depender de Lenin, que trata de la cuestión del capitalismo de Estado, pero no entendían la forma en que Lenin caracterizaba a este tipo particular de capitalismo. No se dan cuenta de que, al hablar de capitalismo de Estado, Lenin analiza un objeto distinto de lo que tiene en mente.
5. A pesar de la aparentemente sólida base materialista del artículo, esto es totalmente correcto ajuste frustrado por la confusión derivada de los errores de los conceptos de la teoría económica, cometidos por los autores. Por otra parte, en algunas ocasiones, el materialismo histórico es abiertamente abandonado en favor de una dialéctica caído en el campo, con el fin de doblar la realidad a la ideología y el esquema de interpretación de los autores.
6. Los autores se alejan a una distancia de siete leguas, y abrazar la lógica dialéctica materialstica formal, cuando se trata de la relación entre la revolución internacional y el socialismo en un solo país, la creación de una división permanente entre estos dos sistemas “alternativos” en el marxismo y la jaula metafísica. El marxismo-leninismo, en las palabras de Lenin y Stalin, ya había resuelto este problema desde hace algún tiempo, la tienda hoy para más sin necesidad de utilizar el método dialéctico, sólo puede confundir las cosas.
7. La tesis de los autores, búsqueda de alimento el odio de la burguesía contra un capítulo fundamental en la historia del movimiento comunista como la construcción del socialismo en la URSS, y que muestra los contornos de la sociedad socialista fundamental en un deforme, de manera objetiva promover la perpetuación del status quo y lejos de las posibilidades perspectiva comunista revolucionaria.

Estas son las conclusiones básicas que hemos extraído del análisis del artículo ¿Por qué Rusia no es socialista. El juicio final es el siguiente: la desviación del marxismo debido a la visceral contra el estalinismo.

Pedimos disculpas a los lectores por el número tal vez excesivo de citas de los clásicos, lo cual era necesario a fin de señalar claramente las contradicciones entre la teoría del capitalismo de Estado y el marxismo-leninismo. En lugar de concluir, queremos ofrecer a nuestros lectores un breve ensayo de una epítetos muy poco halagüeños por el copyright de nuestros oponentes en Vissarionovich de José Stalin:

“… La etiqueta engañosa … el engaño más grande en la historia moderna … Stalin fue el arquitecto de una verdadera contra-revolución … el terror de un déspota cruel absoluta … la demagogia más vulgar … sin escrúpulos … Stalin – antes de que los intelectuales progresistas de los mejores del Oeste se inclinó como prostitutas de el grado más bajo … disponibles para la liquidación de las perspectivas y las razones de la existencia del bolchevismo … política y las falsificaciones doctrinales … falsa política … calumnias sucia … acusación ridícula … El verdadero enemigo de la revolución … arreglo político de la revolución internacional … contador de … insultos filo … Peor de los crímenes de Stalin, el crimen más monstruoso … falsificaciones impúdicas del estalinismo … abandono de cualquier perspectiva del socialismo está bien lejos … bravatas … la distorsión total de cada criterio marxista … Lo peor de las falsificaciones estalinistas … villanía … la adulación servil de Stalin … síndico fórmula … crudo empirismo … fórmula de matón … una avalancha de insultos, calumnias y amenazas del más puro estilo estalinista … la falsificación flagrante … monstruo medieval … Un farol de Stalin … “.
Se trata de una gota de veneno que se desborda antiestaliniano en el artículo que presentamos a la crítica, y con quien están visiblemente borracho a nuestros rivales, para llegar a paralizar la teoría así que obviamente revolucionaria de Marx y Lenin, en el nombre una lucha realista contra los que dirigió el primer estado socialista de la historia en la época de sus grandes victorias. Una bravata real, en efecto, pero ¿cuál?

“[…] En las lesiones de la política con frecuencia ocultan la falta de ideas y la total indefensión, la impotencia de la rabia insolente.”
Lenin

(El estudiante) Andrei Zhdanov

—–
Notas:
1 G.W.F. Hegel, Fenomenología del Espíritu delo, Prefacio.
2 La referencia a la Gran Guerra del Norte (1700-1721), durante el cual primero los suecos derrotaron a los rusos en Narva (Estonia), en una zona favorable y cerca de su país, pero fueron derrotados luego en Poltava (Ucrania) en un campo de batalla lejos de sus bases, en los que era difícil obtener suministros.
3 K. Marx, Crítica del Programa de Gotha.
4 K. Marx, op.
5 caracteres de la comedia de Carlo Goldoni La dueña, noble empobrecido, afectado de odio hacia el dinero.
6 K. Marx, op.
7 K. Marx, op.
8 V.I. Lenin, el Estado y la Revolución, en Obras Escogidas en dos tomos, publicados por Lenguas Extranjeras, Moscú, 1949, p. 44.
9 Véase L. Trotsky, La revolución traicionada, pág. 242-3.
10 V.I. Lenin, Ibíd.
11 K. Marx, El Capital, Libro I, Utet Biblioteca, p. 727. El subrayado es nuestro.
Véase la sección 12 F. Engels, Anti-Dühring, Sección III, capítulo IV.
13 F. Engels, op.
14 Citado en K. Marx, Crítica del Programa de Gotha.
15 N. Bujarin, La economía del período de transición. Primera parte. Teoría general del proceso de transformación, p. 135.
16 Ibíd, p. 389.
17 F. Engels, Carta a Franz Mehring (14/07/1893).
18 T. Grant, Rusia: de la revolución a la contrarrevolución, el capítulo 2.
19 G. Stalin, las cuestiones de la política agrícola en la URSS, en Obras Escogidas, t. 680-699.
20 G. Stalin, op.
21 A. Zhdanov, discurso en el debate sobre la historia de la filosofía occidental de G. F. Alexandrov, en la política e ideología, p. 85-115.
22 K. Mavrakis, el trotskismo: la teoría y la historia, Gabriele Mazzotta Editore, Milano 1972, p. 82.
23 G. Stalin, XIV Congreso del PCUS (B), en Obras Completas, ed Renacimiento, Vol. VII.
24 V.I. Lenin, La táctica del Partido Comunista Ruso, en Collected Works, vol. 32, Editorial Progreso, Roma, 1967.
25 V.I. Lenin, op.
26 V.I. La cooperación de Lenin, Obras Completas, vol. 33, Editorial Progreso, Roma, 1967, p. 428-435. Todas las siguientes citas de este documento son de la misma fuente.
27 L. Trotsky, el carácter de clase del Estado soviético, Pedro Tresso Centro de Estudios de Documentos de Trabajo, de la serie: “De los archivos del bolchevismo”, n. 13 de noviembre 1989.
28 G. Stalin, op.
29 V.I. Lenin, la muerte inminente y la forma de luchar contra él, en Collected Works, vol. 25, Editorial Progreso, Roma, 1967, p. 339 y ss.
30 L. Trotsky, La revolución traicionada, pág. 59 y s.
31 K. Marx, El Capital, Libro I, cit., P. 449-450.
32 G. Stalin, las cuestiones de la política agrícola en la URSS, cit.
33 K. Marx, en la nacionalización de la tierra, en El Capital, Libro Tercero, cit., Apéndice, p. 1175.
34 G. Stalin, el debate sobre los problemas de la economía política (15 de febrero de 1952), publicado por la teoría y la práctica.
35 Véase Stalin, Malenkov, Molotov, hacia el comunismo. Informe del XIX Congreso de los PM (B) de la URSS, Roma, Ediciones de Cultura Asociación, 1952; G. Stalin, Problemas económicos del socialismo en la URSS, Roma, Renacimiento, 1952-1953.
36 V.I. Lenin, en la consigna de los Estados Unidos de Europa, en Collected Works, vol. 21, Editorial Progreso, Roma, 1966.
37 Véase G. Stalin, la Revolución de Octubre y la táctica de los comunistas rusos, en Obras Completas, Vol. 6, Ediciones del Renacimiento, Roma, 1952.
38 Véase K. Marx y F. Engels, Manifiesto del Partido Comunista, Prefacio a la edición rusa de 1882.
39 V.I. La respuesta de Lenin a las preguntas del corresponsal del periódico británico “Daily Express”, en Obras completas, vol. 30, Editorial Progreso, Roma, 1967, p. 331.
40 V.I. Lenin, por nuestra Revolución, en Obras completas, vol. 33, Editorial Progreso, Roma, 1967. Cursivas de Lenin.
41 Lenin. Obras. Editores, Roma, 1967, vol 33, p. 407.
42 Economía ПОЛИТИЧЕСКАЯ ЭКОНОМИЯ. Traducido del ruso y notas de Pablo Selmi, pp 158-161.
43 T. Grant, Op. cit., Capítulo 3.

Modificado por Andrei Zhdanov – 05/07/2012, 19:47

Es el tono de nuestros críticos amistosos sala de estar, que solía Andrei Zhdanov en su lucha contra los remanentes de la vieja cultura, pero con el mismo tono que empleó contra los kulaks, el tiempo de la lucha por la colectivización, contra Hitler y contra la sus agentes, en contra de los imperialistas norteamericanos y los traidores al socialismo. Porque por Andrei Zhdanov, de los pueblos soviéticos, a los trabajadores en todo el mundo, la cultura no es algo separado de la vida y la lucha, algo que es importante para la vida y para la lucha, como la construcción y defensa de las fábricas de las granjas colectivas, del socialismo.
(Prefacio a “La política y la ideología”)

Zhdanov

Annunci

Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
Questa voce è stata pubblicata in documentazione teorica, Falsi e falsari, Lenin, politica-economia -e classe, Stalin. Contrassegna il permalink.