Lenin -POSIZIONI DI PRINCIPIO SUL PROBLEMA DELLA GUERRA -Opere complete vol. 23 Posiciones de principio sobra el problema de la guerra

POSIZIONI DI PRINCIPIO SUL PROBLEMA DELLA GUERRA

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Lenin scrisse queste note in tedesco nel dicembre 1916. Il testo è estratto da Opere, vol. 23

Tra i socialdemocratici svizzeri di sinistra esiste una posizione unanime riguardo alla necessità di respingere, in rapporto alla guerra attuale, il principio della difesa della patria. Anche il proletariato, o quanto meno i suoi elementi migliori, sono orientati contro questo principio.

Sembra pertanto che sulla questione più scottante del socialismo contemporaneo in generale e del partito socialista svizzero in particolare esista la necessaria unità. Eppure, se si esamina il problema più da vicino, si finisce inevitabilmente per concludere che questa unità è solo apparente.

In realtà non c’è la minima chiarezza – e ancor meno unità – di idee sul fatto che chi si pronuncia contro la difesa della patria si pone per ciò stesso obiettivi eccezionalmente alti sia quanto alla concezione guida sia quanto all’attività rivoluzionaria del partito che proclama questa parola d’ordine, a patto, s’intende, che non si tratti di una dichiarazione a vuoto. Proclamare questa parola d’ordine diventa una dichiarazione a vuoto se ci si limita a proclamare il rifiuto di difendere il proprio paese, senza aver chiara coscienza, cioè senza rendersi conto di che cosa questo rifiuto implica, senza capire che tutta la propaganda, l’agitazione, l’organizzazione, in breve, tutta l’attività del partito deve essere radicalmente rinnovata, “rigenerata” (per usare l’espressione di Karl Liebknecht) e adeguata a compiti rivoluzionari di livello più alto dell’attuale.

 

Esaminiamo con cura e in dettaglio cosa significa rifiutare di difendere la patria, se lo consideriamo una parola d’ordine politica da prendere sul serio, che dobbiamo realizzare in concreto.

1. In primo luogo, noi chiamiamo i proletari e gli sfruttati di tutti i paesi belligeranti e di tutti i paesi minacciati dalla guerra a rifiutare la difesa della patria. Oggi, attraverso l’esperienza di vari paesi belligeranti, noi sappiamo con assoluta precisione che cosa significa in realtà il rifiuto di difendere la patria nella guerra in corso. Significa negare tutti i fondamenti della moderna società borghese e minare alle radici il regime sociale vigente [perché la guerra attuale è il suo sbocco inevitabile e non è possibile non fare la guerra ma mantenere in vita la moderna società borghese]; questo non solo in teoria, non solo “in generale”, ma nella pratica, immediatamente. Ebbene, non è forse evidente che questo può farsi solo alla condizione non solo di essere giunti nel campo della teoria alla saldissima convinzione che il capitalismo è ormai pienamente maturo per essere trasformato in socialismo, ma anche di essere andati oltre e di ritenere che questa trasformazione, cioè la rivoluzione socialista, è realizzabile in pratica, immediatamente, subito?

Eppure, quando si parla del rifiuto di difendere la patria quasi sempre si trascura proprio questo punto. Nel migliore dei casi si riconosce “teoricamente” che il capitalismo è maturo per essere trasformato in socialismo, ma non si vuole nemmeno sentir parlare dell’immediato e radicale rinnovamento di tutta l’attività del partito per renderla adeguata ai compiti della rivoluzione socialista imminente!

Si obietta che il popolo non sarebbe ancora preparato!

Ma qui siamo di fronte a una incongruenza perfino ridicola. Delle due l’una.

O noi non dobbiamo proclamare il rifiuto immediato di difendere la patria,

 oppure noi dobbiamo svolgere o cominciare a svolgere immediatamente un’azione metodica di propaganda per la realizzazione immediata della rivoluzione socialista. Beninteso, in un certo senso il “popolo” è “impreparato” sia al rifiuto di difendere la patria sia alla rivoluzione socialista. Ma da ciò non consegue che noi abbiamo il diritto di rimandare per ben due anni – due anni! – l’inizio della preparazione sistematica della rivoluzione [Lenin si riferisce al periodo trascorso tra l’agosto 1914, quando iniziò la prima Guerra Mondiale e il dicembre del 1916]!

 

2. In secondo luogo, cosa si oppone alla politica della difesa della patria e della pace sociale? La lotta rivoluzionaria contro la guerra, le “azioni rivoluzionarie di massa”. Così è riconosciuto nella risoluzione del congresso del partito tenuto ad Aarau del novembre 1915. Si tratta, senza dubbio, di una risoluzione eccellente, ma… ma la storia del partito dopo quel congresso, la sua condotta effettiva mostrano che questa risoluzione è rimasta sulla carta!

Qual è l’obiettivo della lotta rivoluzionaria di massa? Ufficialmente il partito non ha detto niente al riguardo e in generale non si parla affatto di questo problema. Si considera del tutto naturale o si riconosce apertamente che l’obiettivo [della lotta rivoluzionaria di massa] è il “socialismo”. Al capitalismo (o all’imperialismo) si contrappone il socialismo.

Ma questa posizione è assolutamente illogica (sul piano teorico) e priva di contenuto sul piano pratico. Illogica, perché troppo generale, troppo vaga. Attualmente, non solo i seguaci di Kautski e i socialsciovinisti, ma anche numerosi uomini politici borghesi sono dell’opinione, accettano la tesi che il “socialismo” in generale è il sistema da contrapporre al capitalismo (o all’imperialismo), il suo opposto, la meta verso cui l’umanità sta andando. Ma oggi non si tratta di contrapporre genericamente due sistemi sociali. Si tratta invece di opporre la pratica concreta della concreta “lotta rivoluzionaria di massa” ad un male concreto, cioè all’odierno rincaro della vita, all’odierno pericolo di guerra o alla guerra in corso.

Tutta la II Internazionale, dal 1889 al 1914, ha opposto il socialismo in generale al capitalismo e proprio a causa di questa “generalizzazione” troppo generica è arrivata al fallimento [nel 1914 i maggiori partiti aderenti alla II Internazionale accettarono di collaborare alla guerra agli ordini dei rispettivi governi]. Essa in effetti ha trascurato, non si è occupata del male specifico della sua epoca. Questo male è proprio quello che, quasi trent’anni or sono, il 10 gennaio 1887, Federico Engels indicava con le seguenti parole:

“… Un certo socialismo piccolo-borghese si è ricavato il suo spazio in seno allo stesso partito socialdemocratico e perfino nel suo gruppo parlamentare. Esso consiste in questo: si riconoscono giuste le concezioni basilari del socialismo moderno e l’esigenza del trapasso di tutti i mezzi di produzione in proprietà sociale, ma si ritiene e si dichiara che questa trasformazione sarà realizzata solo in un futuro lontano, tanto lontano che non ha alcuna influenza sull’attività pratica di oggi. In tal maniera per il presente si indirizzano gli uomini a un puro e semplice lavoro di rattoppatura sociale …” (F. Engels, La questione delle abitazioni, prefazione).

L’oggetto concreto della “lotta rivoluzionaria di massa” può consistere soltanto nelle misure concrete della rivoluzione socialista, non nel “socialismo” in generale. I compagni olandesi nel loro programma, pubblicato nel n. 3 del Bollettino della Commissione socialista internazionale (Berna, 29 febbraio 1916), hanno indicato con precisione queste misure concrete: annullamento dei debiti dello Stato (del debito pubblico), espropriazione delle banche, espropriazione di tutte le grandi imprese. Invece quando da noi si chiede di indicare esattamente queste misure concrete, come hanno fatto i compagni olandesi, se si propone di inserire queste misure concrete in una  risoluzione ufficiale del partito e di illustrarle metodicamente e nelle forme più popolari nell’agitazione e nella propaganda quotidiane del partito, nelle assemblee, negli interventi in Parlamento, nelle proposte di legge, si riceve sempre la stessa risposta dilatoria, elusiva e sostanzialmente sofistica: il popolo non è ancora preparato, ecc. ecc.!

Bene, se non è ancora preparato, il nostro compito è di iniziare subito questa preparazione e di portarla avanti inflessibilmente!

 

3. In terzo luogo, il partito ha “riconosciuto” che occorre la lotta rivoluzionaria di massa. Benissimo! Ma è capace il partito di promuovere e dirigere una lotta rivoluzionaria di massa? Si sta preparando a questo compito? Studia questi problemi, raccoglie il materiale necessario? Crea organizzazioni e organismi adeguati? Discute questi problemi in mezzo al popolo, con il popolo?

Niente di tutto questo! Il partito continua ostinatamente e senza deviare d’un passo a procedere sulla sua vecchia carreggiata esclusivamente parlamentare, sindacale, riformista, legalitaria. Il partito continua a essere incontestabilmente incapace di promuovere e dirigere la lotta rivoluzionaria di massa. È chiaro e noto a tutti che il partito non si prepara affatto a questo compito.

 

La vecchia routine impera dappertutto incontrastata e le parole “nuove” (rifiuto di difendere la patria, lotta rivoluzionaria di massa) restano semplici parole! Ma i compagni della sinistra, dato che non ne hanno coscienza, non uniscono in maniera sistematica e perseverante le loro forze, dappertutto, in tutti i campi di attività del partito, per combattere questo male.

Non si può non allarmarsi quando, ad esempio, nelle tesi di Grimm [R. Grimm era un esponente del centro del partito, ma spesso si atteggiava a esponente della sinistra] sulla questione della guerra si legge la seguente frase finale:

“Gli organi del partito, in accordo con le organizzazioni sindacali del paese, devono prendere in questo caso [cioè se, dinanzi al pericolo di guerra, chiamano i ferrovieri allo sciopero di massa, ecc.] tutte le misure necessarie”.

Le tesi di Grimm sono state rese pubbliche nel corso di questa estate, ma il 16 settembre, nella Schweizerische Metallarbeiterzeitung, diretta da O. Schneeberger e da K. Dürr [due esponenti della destra del partito], si poteva leggere la seguente frase (stavo per dire: la seguente risposta ufficiale alle tesi o pie intenzioni di Grimm):

“… È di pessimo gusto l’espressione “l’operaio non ha patria” in un tempo in cui gli operai di tutta l’Europa, nella loro stragrande maggioranza, combattono da due anni contro i “nemici” della loro patria fianco a fianco con la propria borghesia e coloro che sono rimasti a casa vogliono “tener duro” nonostante la miseria e le privazioni. Nel caso d’un attacco straniero alla Svizzera vedremmo senza dubbio lo stesso spettacolo”!!!

Non si conduce forse una politica “kautskiana”, una politica fondata sulle frasi impotenti, su declamazioni di sinistra combinate con una pratica opportunista, quando, da un lato, si propongono risoluzioni in cui si dice che il partito, “in accordo con le organizzazioni sindacali”, deve chiamare gli operai a scioperi rivoluzionari di massa e, dall’altro lato, non si combatte in alcun modo contro la tendenza grütliana [la Lega di Grütli era un’organizzazione esterna al partito socialdemocratico svizzero con diramazioni interne ad esso] che è socialpatriottica, riformista e puramente legalitaria e contro i suoi fautori nel partito e nei sindacati?

 Si “educano” le masse o si tende invece a corromperle e a demoralizzarle, quando non si dice loro e non si dimostra nella lotta di ogni giorno che i compagni “dirigenti” O. Schneeberger, K. Dürr, P. Pflüger, H. Greulich, Huber e molti altri ancora si attengono alle stesse concezioni socialpatriottiche e conducono la stessa politica socialpatriottica che Grimm denuncia e condanna “arditamente”… quando si tratta dei tedeschi che vivono in Germania e non degli svizzeri? Ingiuriare gli stranieri e proteggere i “propri connazionali”: è questo forse un comportamento “internazionalista”? È forse un’azione “democratica”?

 

Hermann Greulich [un esponente della destra del partito, come già sopra indicato] ha delineato come segue la situazione degli operai svizzeri, la crisi del socialismo svizzero e la sostanza della politica grütliana in seno al partito socialista:

“Il tenore di vita è stato migliorato in misura insignificante e solo per gli strati più alti [udite! udite!] del proletariato. La massa degli operai vive, come prima, in uno stato di miseria, tra preoccupazioni e disagi. Perciò di tanto in tanto si dubita che la strada che abbiamo seguito fino a questo momento sia stata giusta. I critici cercano nuove strade e ripongono le loro speranze in azioni più energiche. Facciamo tentativi in questo senso, ma di regola (??), non riescono (??) e questo ci costringe a ritornare alla vecchia tattica” [non è che il desiderio è anche qui padre dell’idea?]. “Ed ecco la guerra mondiale… Il grave peggioramento del tenore di vita, che diviene miseria persino per gli strati che un tempo avevano un’esistenza sopportabile. Dilagano sentimenti rivoluzionari” [udite! udite!]. “In effetti, la direzione del partito non è stata all’altezza dei compiti che doveva affrontare e troppo spesso cede (??) all’influenza delle teste calde (??) … Il Comitato centrale della Lega di Grütli è impegnato, da parte sua, ad attuare una “politica nazionale pratica”, che esso vuole condurre fuori del partito … Perché non la conduce all’interno del partito?” [udite! udite!]. “Perché lascia quasi sempre a me l’incombenza di combattere gli ultraradicali?” (Hermann Greulich, Lettera aperta alla Lega grütliana di Gottinga, 26 settembre 1916).

Ecco che cosa dice Greulich. Quindi non si tratta (come pensano in segreto o dicono allusivamente sulla stampa i grütliani che militano nel partito e come affermano apertamente i grütliani che sono fuori delle sue file) di alcuni “stranieri male intenzionati”, i quali, in un accesso d’impazienza personale, desidererebbero iniettare spirito rivoluzionario in un movimento operaio che essi vedrebbero con “occhiali stranieri”. Oh, no! È proprio Hermann Greulich – la cui funzione politica equivale di fatto a quella di un ministro borghese del lavoro in una piccola repubblica democratica – a informarci che solo gli strati superiori del proletariato godono di un qualche miglioramento del tenore di vita, mentre la massa degli operai continua a versare in uno stato di miseria e che “i sentimenti rivoluzionari dilagano” non a causa di maledetti “sobillatori” stranieri, ma a causa del “grave peggioramento del tenore di vita”.

 

E allora?

Allora è assolutamente giusto dire che:

o le masse popolari svizzere patiranno la fame, una fame ogni settimana più terribile e correranno il rischio di essere coinvolte da un giorno all’altro nella guerra imperialista, cioè di farsi massacrare per gli interessi dei capitalisti,

oppure esse seguiranno il consiglio della parte migliore del suo proletariato, raduneranno tutte le loro energie e faranno la rivoluzione socialista.

 La rivoluzione socialista? Un’utopia! Una cosa certo possibile, ma in un’“epoca lontana e praticamente non definibile”!

Questa rivoluzione non è più utopistica del rifiuto di difendere la patria in questa guerra o della lotta rivoluzionaria di massa contro questa guerra. Non bisogna farsi inebriare dalle proprie parole né spaventare dalle parole degli altri. Quasi tutti sono pronti ad accettare la lotta rivoluzionaria contro la guerra. Ma si deve pur immaginare l’immensità del compito di mettere fine a questa guerra con la rivoluzione! No, non è un’utopia! La rivoluzione sta avanzando in tutti i paesi. Oggi non si tratta più di scegliere tra continuare a vivere in maniera tranquilla e sopportabile o buttarsi invece nell’avventura. Oggi si tratta di decidere se continuare a soffrire la fame ed essere mandati al massacro per interessi estranei, per gli interessi di altri, o se fare invece grandi sacrifici per il socialismo, per gli interessi dei nove decimi dell’umanità.

Ci dicono che la rivoluzione socialista è un’utopia! Ma, buon dio, il popolo svizzero, non parla una lingua “autonoma”, “indipendente”! Parla tre lingue mondiali, che sono quelle dei paesi belligeranti limitrofi. Non stupisce quindi che il popolo svizzero sappia molto bene che cosa accade in questi paesi. In Germania si è giunti al punto che da un unico centro si dirige la vita economica di 66 milioni di uomini. Da questo centro si organizza l’economia di un paese di 66 milioni di cittadini. Si impongono sacrifici immani alla stragrande maggioranza del popolo perché trentamila privilegiati possano intascare i miliardi dei profitti di guerra. Milioni di uomini sono mandati al macello a vantaggio dei “migliori e più nobili esponenti della nazione”. Dinanzi a questi fatti, di fronte a questa esperienza, è forse utopistico pensare che un piccolo popolo, senza monarchia e senza nobiltà terriera, con un capitalismo molto evoluto, organizzato in associazioni di vario genere forse meglio che in qualsiasi altro paese capitalista, pur di sfuggire alla fame e al pericolo di guerra faccia la stessa cosa che è stata sperimentata praticamente in Germania? Con la sola differenza, beninteso, che in Germania si mandano a morte e si rendono invalidi milioni di uomini per far arricchire pochi privilegiati, per impadronirsi di Bagdad, per conquistare i Balcani, ecc., mentre in Svizzera basta espropriare al massimo trentamila borghesi, non cioè mandarli a morire ma solo condannarli al “terrificante destino” di avere un reddito di “soli” 6.000-10.000 franchi e di consegnare il resto al governo operaio socialista, al fine di salvaguardare il popolo dalla fame e dal pericolo di guerra.

Sì, però le grandi potenze non tollererebbero in nessun caso una Svizzera socialista e i primi germi della rivoluzione socialista sarebbero subito soffocati dalla schiacciante preponderanza di forze di tali potenze!

Le cose andrebbero innegabilmente così, se, da un lato, l’inizio di una rivoluzione in Svizzera non suscitasse un movimento di solidarietà di classe nei paesi vicini, e se, dall’altro lato, le grandi potenze non si trovassero nel vicolo cieco d’una “guerra di logoramento”, che ha ormai esaurito quasi del tutto anche la pazienza dei popoli più pazienti. Oggi, l’intervento militare delle grandi potenze, tra loro ostili, [contro l’inizio della rivoluzione socialista in Svizzera] sarebbe soltanto il prologo allo scoppio della rivoluzione in tutta l’Europa.

Non crediate però che io sia tanto ingenuo da pensare di poter risolvere “con la persuasione” un problema come quello della rivoluzione socialista.

No. Voglio fare solo un esempio, riferendomi, per di più, solo a una questione specifica, di quali cambiamenti bisogna operare in tutta la propaganda del partito, se si vuole affrontare con la serietà necessaria il problema del rifiuto di difendere la patria. Voglio solo illustrare una questione specifica, un punto solo: non pretendo di più.

 

 Infine, sarebbe assolutamente sbagliato pensare che la lotta immediata in favore della rivoluzione socialista ci permette o impone di accantonare la lotta per le riforme. Tutt’altro! Non possiamo sapere in anticipo quanto tempo sarà necessario per avere la meglio, quando cioè le condizioni oggettive consentiranno la vittoria di questa rivoluzione. Dobbiamo quindi sostenere ogni minimo miglioramento, ogni miglioramento effettivo della situazione economica e politica delle masse. La differenza tra noi e i riformisti (cioè, in Svizzera, i grütliani) non sta nel fatto che noi siamo contrari e loro sono favorevoli alle riforme. Non è questo il punto. La realtà è che essi si limitano alle riforme e quindi si degradano alla semplice funzione di “infermieri del capitalismo”, secondo la efficace espressione di un (raro!) collaboratore rivoluzionario della Schweizerische Metallarbeiterzeitung (n. 40). Noi invece diciamo agli operai: votate pure per la proporzionale, ecc., ma non limitate a questo la vostra attività. Mettete piuttosto in primo piano la propaganda sistematica dell’idea della rivoluzione socialista immediata. Preparatevi a questa rivoluzione e operate a tale scopo i cambiamenti profondi che si rendono necessari in tutta l’attività del partito! Le condizioni della democrazia borghese ci costringono troppo spesso ad assumere questa o quella posizione su tutta una serie di piccole e minute riforme. Ma bisogna saper prendere o imparare a prendere posizione a favore delle riforme in modo tale che – per dirla in termini alquanto semplificati onde essere più chiari – in ogni nostro discorso della durata di mezz’ora dedichiamo cinque minuti alle riforme e venticinque alla rivoluzione imminente.

 

La rivoluzione socialista non può essere realizzata, se non si combatte un’accanita lotta rivoluzionaria di massa, una lotta che costa molti sacrifici. Ma sarebbe incoerente accettare la lotta rivoluzionaria di massa, riconoscere come giusta l’aspirazione a metter fine subito alla guerra e al tempo stesso respingere la rivoluzione socialista immediata! La prima senza la seconda sarebbe soltanto parole a vuoto!

Non si può, d’altra parte, evitare di combattere duramente all’interno del partito. Saremmo solo sdolcinati e ipocriti e faremmo la politica filistea dello struzzo, se pensassimo che sia possibile che in generale nel Partito socialdemocratico svizzero regni la “pace interna”. Non si tratta di scegliere tra la “pace interna” e la “lotta intestina”. Basta scorrere la lettera di Hermann Greulich citata più sopra e ricordare le vicende del partito negli ultimi anni, per capire che questa ipotesi è assolutamente sbagliata.

In realtà, la questione si pone in termini diversi: o le forme attuali di lotta interna, che camuffano la lotta e demoralizzano le masse, o invece una lotta aperta, di principio, tra la tendenza internazionalista rivoluzionaria e la tendenza grütliana, all’interno e all’esterno del partito.

Una “lotta intestina” in cui H. Greulich si avventa sugli “ultra-radicali” o sulle “teste calde”, senza chiamare per nome questi mostri e senza definire esattamente la loro politica, mentre R. Grimm pubblica nella Berner Tagwacht articoli assolutamente incomprensibili per il 99 per cento dei lettori, articoli pieni di allusioni e di ingiurie contro gli “occhiali stranieri” o i “reali ispiratori” dei progetti di risoluzione sgraditi a Grimm, una tale lotta interna demoralizza le masse, che vi ravvisano o intuiscono una sorta di “rissa tra i capi”, senza comprendere di che cosa si tratta nella sostanza.

Ma una lotta in cui la tendenza grütliana all’interno del partito – ben più importante e pericolosa di quella che opera fuori delle sue file – è costretta a contrastare apertamente la sinistra, una lotta in cui le due tendenze intervengono in ogni occasione con le loro posizioni autonome e con la loro politica e si scontrano sul terreno dei principi, demandando realmente alla massa dei compagni di partito, e non solo ai “capi”, la soluzione delle  principali questioni di principio, una tale lotta è necessaria e utile, in quanto sviluppa nelle masse lo spirito di autonomia e la capacità di assolvere la propria funzione storica rivoluzionaria.


Posiciones de principio sobra el  problema de la guerra

Lenin escribió estas notas en alemán en diciembre de 1916. El texto está extraído da Obras Completa vol. 23 edicion italiana

Entre los suizos de izquierda, socialdemócratas, hay una posición unánime sobre la necesidad de rechazar, en relación con la guerra actual, el principio de defensa de la patria. Incluso el proletariado, o al menos sus mejores elementos, se dirigen contra este principio.

Por tanto, parece que la cuestión más candente del socialismo contemporáneo en general y el Partido Socialista Suizo, en particular, no hay las unidades necesarias. Sin embargo, si se examina la cuestión más de cerca, es inevitable que el resultado final será la conclusión de que esta unidad es sólo aparente.

En realidad, no es la menos clara – la unidad y menos aún – las ideas que las personas que están en contra de la defensa de su país significa que muy excepcionalmente altas metas, tanto en la guía de diseño es la actividad revolucionaria del partido proclama este lema, siempre, claro está, que esto no es una afirmación vacía. Proclamando que el lema se convierte en una declaración vacía si nos limitamos a proclamar la negativa a defender a su país sin tener una conciencia limpia, que sin darse cuenta de lo que esto implica el rechazo, sin darse cuenta que toda la propaganda, el ‘ agitación, la organización, en definitiva, todas las actividades del partido debe ser una reforma radical, “regenerada” (para usar la frase de Karl Liebknecht) y adaptado a las tareas revolucionarias del más alto nivel.

Vamos a examinar cuidadosamente y en detalle lo que significa negarse a defender la patria, si lo consideramos un eslogan político para ser tomado en serio, tenemos que darnos cuenta en la práctica.

1. En primer lugar, hacemos un llamado a los proletarios y los explotados de todos los países beligerantes y todos los países amenazados por la guerra para rechazar la defensa de la patria. Hoy en día, a través de la experiencia de los países beligerantes diferentes, sabemos con absoluta precisión lo que realmente significa la negativa a defender a su país en la guerra. Es negar todos los cimientos de la moderna sociedad burguesa y que socavan las raíces del sistema social existente [porque esta guerra es el resultado inevitable y no se puede hacer la guerra sino para mantener viva la moderna sociedad burguesa], y esto no sólo en la teoría no sólo “en general”, pero en la práctica de inmediato. Bueno, no es obvio que se puede hacer sólo con la condición de no sólo haber llegado a la teoría a la firme creencia de que el capitalismo está ahora completamente listo para ser transformado en el socialismo, sino también han ido más allá y sugieren que esta transformación , es decir, la revolución socialista, es realizable en la práctica, de inmediato, ¿verdad?

Sin embargo, cuando se habla de la negativa a defender la patria casi siempre descuidan este punto. A lo sumo, se reconoce la “teoría” de que el capitalismo está maduro para la transformación hacia el socialismo, pero no quiero ni oír hablar de la renovación inmediata y radical de todas las actividades del partido para que sea apropiado para las tareas de la revolución socialista en la mano!

Se objeta que la gente no estaría dispuesta todavía!

Pero aquí nos encontramos con una incoherencia, incluso ridículo. Una de las dos cosas.

O no debemos proclamar un rechazo inmediato a defender la patria,

o tenemos que seguir o empezar a jugar inmediatamente una propaganda metódica para el establecimiento inmediato de la revolución socialista. Por supuesto, en cierto sentido las “personas” no está “preparado” es la negativa a defender la patria y la revolución socialista. Pero eso no quiere decir que tenemos el derecho de aplazar durante dos años y dos años! – El inicio de la preparación sistemática de la revolución [Lenin se refiere al período comprendido entre agosto de 1914 cuando la Primera Guerra Mundial comenzó y diciembre de 1916]!

2. En segundo lugar, lo que se opone a la política de defensa de la patria y la paz social? La lucha revolucionaria contra la guerra, la “acción revolucionaria de masas.” Así se reconoce en la resolución del Congreso del Partido celebrado en Aarau en noviembre de 1915. Es, sin duda, una excelente resolución, pero … pero la historia del partido después del Congreso, su programa de comportamiento real de que esta resolución ha quedado en el papel!

¿Cuál es el objetivo de la lucha revolucionaria de las masas? Oficialmente, el partido no ha dicho nada al respecto y, en general no hablan en absoluto a este problema. Se considera muy natural y se admite abiertamente que el objetivo [de la lucha revolucionaria de masas] es el “socialismo”. El capitalismo (o imperialismo) se opone al socialismo.

Sin embargo, esta posición es absolutamente ilógico (en teoría) y carente de contenido en un nivel práctico. Ilógico, ya que es demasiado general, demasiado vaga. En la actualidad, no sólo a los seguidores de Kautski y sociales chauvinistas, sino también muchos políticos burgueses son de la opinión, aceptar la tesis de que el “socialismo” en general el sistema es que se oponen al capitalismo (o el imperialismo), su opuesto, la meta hacia la cual la humanidad está pasando. Pero hoy en día es generalmente de dos sistemas sociales opuestos. Su tarea consiste en oponerse a la práctica concreta de lo concreto “lucha revolucionaria de masas” a un mal concreto, que se elevan hoy en día en la vida, la amenaza actual de la guerra o la guerra en curso.

Toda la Segunda Internacional, desde 1889 hasta 1914, se opuso el socialismo al capitalismo en general, y precisamente por esta “generalización” es demasiado general para el fracaso llegó [en 1914 los principales partidos que participan en la Segunda Internacional acordó cooperar en la guerra contra las órdenes sus respectivos gobiernos]. De hecho, ha fracasado, no se refirió a la maldad específica de su tiempo. Este mal es lo que, hace casi treinta años, 10 de enero de 1887, Federico Engels señaló en las palabras siguientes:

“… Algunos socialismo pequeño-burgués ha hecho su lugar dentro del mismo partido e incluso en su grupo parlamentario Social Demócrata. Consiste en esto: usted acaba de reconocer los conceptos básicos del socialismo moderno y la necesidad de la aprobación de todos los medios de producción en propiedad social, pero cree que él y declara que esta transformación se realizará sólo en el futuro distante, tan lejos que no tiene ninguna influencia en la práctica actual. De esta manera, el presente está dirigiendo a la gente a una obra social de la mera aplicación de parches … “(F. Engels, El problema de la vivienda, en el prefacio).

El objeto concreto de la “lucha revolucionaria de masas” sólo pueden consistir en medidas concretas en la revolución socialista, no en el “socialismo” en general. Los compañeros holandeses en su programa, publicado en el n. 3 del Boletín de la Comisión de la Internacional Socialista (Berna, 29 de febrero de 1916), han indicado, precisamente, estas medidas concretas: la cancelación de las deudas del Estado (deuda pública), la expropiación de los bancos, la expropiación de todas las grandes empresas. Pero cuando se nos pide que le indique exactamente lo que estas medidas, al igual que los compañeros holandeses, si se propone que estas medidas prácticas en una resolución formal del partido y para ilustrar de forma metódica y en el diario más popular de la agitación y propaganda partido, en las asambleas, en los discursos en el Parlamento, en el proyecto de ley, que siempre recibe la misma respuesta dilatoria, escurridizo y sofística en esencia: la gente todavía no están preparados, etc. etc.!

Bueno, si aún no está preparado, nuestra tarea es iniciar de inmediato los preparativos y para perseguir sin descanso!

3. En tercer lugar, el partido ha “admitido” que necesita la lucha revolucionaria de masas. ¡Muy bien! Pero el partido es capaz de promover y llevar a cabo una lucha revolucionaria de las masas? Él se está preparando para esta tarea? Estudiar estos problemas, recolectar los materiales necesarios? Crear los órganos competentes y las organizaciones? Trata estos temas entre la gente, el pueblo?

Nada de eso! La fiesta continúa obstinadamente y sin desviarse un paso para pasar a la vieja rutina exclusivamente parlamentaria, sindical, reformista y legalista. El partido sigue siendo indiscutiblemente incapaz de promover y dirigir la lucha revolucionaria de masas. Es claro y conocido por todos que el partido no está preparado para esta tarea.

La vieja rutina y la regla indiscutible en todas partes las palabras “nuevo” (negativa a defender la patria, la lucha revolucionaria de masas) siguen siendo meras palabras! Pero los compañeros de la izquierda, porque no tienen conciencia, no se combinan en una fuerzas sistemáticas y persistentes, en todas partes, en todos los ámbitos de la actividad del partido, para luchar contra este mal.

No se puede no se alarme cuando, por ejemplo, en la tesis de Grimm [R. Grimm era un miembro del centro de la fiesta, pero a menudo se hizo pasar por izquierdista] en el tema de la guerra se lee la frase final siguiente:

“Los órganos del partido, de acuerdo con los sindicatos en el país debe tomar en este caso, [es decir, si antes el peligro de guerra, llame a la vía férrea a la huelga de masas, etc.] Todas las medidas necesarias”.

Las tesis de los hermanos Grimm han sido publicados durante este verano, pero 16 de septiembre, el Schweizerische Metallarbeiterzeitung, dirigida por O. Schneeberger y K. Dürr [dos derechistas del partido], se puede leer la siguiente frase (yo iba a decir la siguiente respuesta oficial a la tesis o intenciones piadosas Grimm):

“Es de mal gusto … la expresión” el trabajador no tiene país “en un momento en que los trabajadores de toda Europa, en su inmensa mayoría, han estado luchando durante dos años contra los” enemigos “de su país al lado con su propia burguesía y de los que se quedaron en la casa que quieren “aguantar” a pesar de la pobreza y las privaciones. En el caso de un ataque extranjero a Suiza, sin duda, podríamos ver el mismo espectáculo “!

No es tal vez una política conduce “Kautsky”, una política basada en frases impotentes desvaríos de la izquierda combinado con una práctica oportunista, cuando, por una parte, proponer resoluciones en las que se dice que el partido “, de acuerdo con las organizaciones Los sindicatos “, debe llamar a los trabajadores en las huelgas revolucionarias de masas y, por otro lado, no luchar en modo alguno contra la tendencia grütliana [Grütli de la Liga era una organización externa a la suiza Partido Social Demócrata, con ramas internas para] que es socialpatriottica, reformista y legalista pura y en contra de sus seguidores en el partido y los sindicatos?

Nosotros “educar” a las masas, o tiende a corromper y el demoralizzarle, cuando se les dice y no se muestra en la lucha diaria a ese tipo de “Líderes” O. Schneeberger, K. Dürr, P. Pflüger, H. Greulich, Huber y muchos otros todavía se adhieren a la misma socialpatriottiche conceptos y llevar a cabo la misma política que socialpatriottica Grimm denuncia y condena “con valentía” … cuando se trata de alemanes que viven en Alemania y los suizos? Insultar a los extranjeros y proteger “a sus compatriotas”: tal vez este es un comportamiento “internacionalista”? ¿Es una acción “democrática”?

Hermann Greulich [un partido de derecha, como ya se indicó más arriba] ha resumido de la siguiente manera la situación de los trabajadores en Suiza, la crisis del socialismo y la sustancia de la grütliana político suizo en el Partido Socialista:

“El nivel de vida ha mejorado en insignificante y sólo las capas superiores de escuchar [! oye!] el proletariado. La masa de los trabajadores viven, como antes, en un estado de miseria, la preocupación y molestia. Así que de vez en cuando es dudoso que el camino que hemos seguido hasta ahora ha tenido razón. Los críticos buscan formas nuevas y ponen sus esperanzas para una acción más fuerte. Hacemos esfuerzos en esta dirección, pero por lo general (?), Falla (?) Y esto nos obliga a volver a las viejas tácticas “[no es que el deseo es también el padre de la idea aquí?]. “Y aquí está la Primera Guerra Mundial … El grave deterioro del nivel de vida, que se convierte en la miseria, incluso para aquellos estratos que alguna vez tuvieron una existencia llevadera. Difusión de los sentimientos revolucionarios “[escuchar! oye!]. “De hecho, la dirección del partido no era igual a las tareas que tuvo que hacer frente y con demasiada frecuencia da lugar (?) La influencia de las cabezas calientes (?) … El Comité Central de la Liga de Grütli es cometido por es en sí mismo para poner en práctica una “práctica política nacional”, que quiere llevar a cabo la fiesta … ¿Por qué no los lleva al interior del partido? “[escuchar! oye!]. “¿Por qué es casi siempre me deja con la tarea de luchar contra el ultraradicali?” (Hermann Greulich, Carta abierta a la grütliana Liga de Göttingen, 26 de septiembre de 1916).

Aquí está lo que dice Greulich. Así que no es (como ellos piensan o dicen en alusión secreta en la prensa que la campaña grütliani en el partido y cómo grütliani decir abiertamente que están fuera de sus filas) de unos “malvados extranjeros”, que, en un arrebato de impaciencia personal le gustaría inyectar un espíritu del movimiento obrero revolucionario que los ven como “espectáculos extranjeros”. ¡Oh, no! Es Hermann Greulich – cuya función política es equivalente a la de un ministro de Trabajo en una pequeña república democrática burguesa – para informarnos de que sólo las capas superiores del proletariado tiene algunas mejoras en los niveles de vida, mientras que la masa de los trabajadores sigue estando en un estado de miseria y que “los sentimientos revolucionarios están a la orden” no a causa de los malditos “revoltosos” los extranjeros, pero debido a la “grave deterioro de las condiciones de vida.”

Entonces, ¿qué?

Por lo tanto, es absolutamente justo decir que:

Suiza o de las masas que sufren el hambre, un hambre cada semana y se corre el terrible riesgo de estar involucrado desde el primer día a día en una guerra imperialista, es decir, de ser masacrados por los intereses de los capitalistas,

o hacer que seguir el consejo de la mejor parte de su clase obrera, se reúnen todas sus energías y hacer la revolución socialista.

La revolución socialista? Una utopía! Una cosa ciertamente posible, pero en una “edad de largo y casi definida por no”!

Esta revolución ya no es una utopía negativa de la defensa del país en esta guerra o la lucha revolucionaria de masas en contra de esta guerra. No tenga miedo o intoxicado por sus propias palabras de las palabras de otros. Casi todo el mundo está dispuesto a aceptar la lucha revolucionaria contra la guerra. Pero uno tiene que imaginar la inmensidad de la tarea de poner fin a esta guerra con la revolución! No, no es una utopía! La revolución está avanzando en todos los países. Hoy en día ya no es una elección entre seguir viviendo en un salto pacífica y soportable, o más bien a la aventura. Hoy en día tenemos que decidir si se debe continuar a pasar hambre, y se remitirán a la masacre de los intereses extranjeros, los intereses de los demás, o si va a hacer grandes sacrificios por el socialismo sino por los intereses de las nueve décimas partes de la humanidad.

Nosotros decimos que la revolución socialista es un mito! Pero, ¡Dios mío, no el pueblo suizo, hablando una lengua “independiente”, “independiente”! Habla tres idiomas en todo el mundo, que son los de los países beligerantes vecinos. No es de extrañar que el pueblo suizo sabe muy bien lo que sucede en estos países. En Alemania se ha llegado a tal punto que de un solo centro dirige la vida económica de 66 millones de personas. Desde este centro se organiza la economía de un país de 66 millones de ciudadanos. Se requieren grandes sacrificios para la inmensa mayoría de los treinta mil personas privilegiadas, ya que pueden embolsarse miles de millones de ganancias de la guerra. Millones de hombres son enviados a masacre en beneficio de los “mejores y más nobles representantes de la nación”. Ante estos hechos, antes de esta experiencia, tal vez sea poco realista pensar que una pequeña población, sin monarquía y sin aristocracia terrateniente, con un capitalismo altamente desarrollado, organizados en asociaciones de diversa índole quizá mejor que cualquier otro país capitalista, mientras que el escapar del hambre y la amenaza de la guerra hace lo mismo que ha sido probado prácticamente en Alemania? La única diferencia es, por supuesto, que en Alemania se envían a la muerte y hacer que millones de personas con discapacidad para enriquecer a unos pocos privilegiados, para apoderarse de Bagdad, a la conquista de los Balcanes, etc., Mientras que en Suiza acaba de expropiar más de treinta mil burgueses, es decir, no los mandan a morir, pero sólo para condenar “terrible destino” de tener un ingreso de “sólo” 6000-10000 francos y entregar el resto de los trabajadores socialistas del gobierno, con el fin de proteger al pueblo de hambre y peligro de guerra.

Sí, pero las grandes potencias no iba a tolerar en ningún caso, un socialista suizo y los primeros gérmenes de la revolución socialista se habría asfixiado por la enorme preponderancia de las competencias de las fuerzas de este tipo!

Las cosas serían sin lugar a dudas, así que si, por un lado, el comienzo de una revolución en Suiza no dio lugar a un movimiento de solidaridad de clase en los países vecinos, y si, por el contrario, las grandes potencias se encuentran en el callejón sin salida “una” guerra de desgaste “, que ya ha agotado casi por completo la paciencia de la gente la mayoría de los pacientes. Hoy en día, la intervención militar de las grandes potencias, hostiles entre sí, [contra el principio de la revolución socialista en Suiza] no es más que el prólogo del estallido de la revolución en toda Europa.

No creo sin embargo que soy tan ingenuo como para pensar que pueden resolver “con la persuasión”, un problema como el de la revolución socialista.

No, quiero poner un solo ejemplo, al referirse, por otra parte, sólo una pregunta concreta, ¿qué cambios necesita para operar en toda la propaganda del partido, si usted quiere tratar con la seriedad necesaria de la negativa problema de la defensa de la patria. Sólo quiero ilustrar un tema en particular, sino un punto: no espero más.

Por último, sería absolutamente incorrecto pensar que la lucha inmediata a favor de la revolución socialista nos permite o exige dejar de lado la lucha por las reformas. Lejos de ello! No podemos saber de antemano cuánto tiempo se necesita para ganar, cuando las condiciones objetivas que permiten que la victoria de esta revolución. Por lo tanto, hay que tener la más mínima mejora, una mejora real de la situación económica y política de las masas. La diferencia entre nosotros y los reformistas (es decir, en Suiza, grütliani) no es el hecho de que estamos en contra, y que están dispuestos a reformar. Este no es el punto. La realidad es que ellos se limitan a las reformas y así degradar la simple función de “las enfermeras del capitalismo”, según la expresión de un (raro!) co revolucionaria Schweizerische Metallarbeiterzeitung (n. 40). Nosotros le decimos a los trabajadores: y para el voto proporcional, etc, pero no se limita a la de su negocio.. Poner en primer plano en vez de la propaganda sistemática de la idea de la revolución socialista inmediata. Prepárate para esta revolución y para ello hizo que los cambios profundos que se necesitan a lo largo de todo el partido! Las condiciones de la democracia burguesa demasiado a menudo nos obligan a tomar esta o aquella posición en una serie de pequeñas reformas y los minutos. Sin embargo, debemos ser capaces de tomar o aprender a adoptar una postura a favor de las reformas, para que – por decirlo de alguna manera simplificada con el fin de ser más claro – en toda nuestra conversación de media hora para dedicar cinco minutos y las reformas de veinte y cinco a la revolución que se avecinaba.

La revolución socialista no se puede lograr, si no se enfrentaron en una feroz lucha revolucionaria de masas, una lucha que los sacrificios de muchos costos. Pero no es coherente aceptar la lucha revolucionaria de masas, a reconocer como ahora el deseo de poner fin a la guerra, sin embargo, rechazan la revolución socialista inmediata! La primera sin la segunda sería sólo palabras vacías!

Uno no puede, por el contrario, no pelear duro en el partido. Sólo empalagoso e hipócrita, la política del avestruz pequeño burgués haría, si pensamos que es posible que, en general, el suizo Social reinado del Partido Demócrata “paz interior”. No se trata de elegir entre la “paz interior” y “lucha”. Basta con deslizar la carta antes citada Hermann Greulich y recordar los acontecimientos del partido en los últimos años para entender que este supuesto es absolutamente incorrecto.

En realidad, la cuestión se plantea en una forma diferente o en curso de la lucha interna, que disfrazan la lucha y desmoralizar a las masas, o más bien una lucha abierta, en principio, entre la tendencia revolucionaria internacionalista y la tendencia dentro de grütliana y fuera del partido.

Una “lucha” en el que H. Greulich se abalanzó sobre “ultra-radicales” o “cabezas calientes”, sin tener que llamar por su nombre sin definir exactamente los monstruos y su política, mientras que R. Grimm publica artículos en Berner absolutamente incomprensible Tagwacht 99 por ciento de los lectores, los artículos completos de alusiones e insultos contra el “ojo de extranjero” o “verdadera inspiración” del proyecto de resolución a Grimm no deseado, como una lucha interna desmoralizar a las masas, o intuir que consideran una “lucha entre los líderes”, sin entender lo que es en el fondo.

Sin embargo, una lucha en la que el grütliana tendencia dentro del partido – mucho más importante y peligroso que el que opera fuera de sus filas – se ve obligado a oponerse abiertamente a la izquierda, una lucha en la que las dos tendencias están involucrados en cada oportunidad con su posiciones autónomas y con su política y choque de principios sobre el terreno, dejando la masa real de los compañeros de partido, no sólo los “líderes”, la solución de los principales problemas de principio, esta lucha es necesaria y útil, ya que se desarrolla en las masas el espíritu de independencia y su capacidad para cumplir con su papel histórico revolucionario.

 

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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