Enver Hoxa : L’eurocomunismo è anticomunismo -cap.3 -prima parte L’«indipendenza» degli eurocomunisti è dipendenza dal capitale e dalla borghesia- La”independencia “de los eurocomunistas es dependiencia dal capital extranjero y de la burguesía capítulo 3 – primera parte

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L’«indipendenza»  degli  eurocomunisti è dipendenza dal capitale e dalla borghesia

La lotta contro l’imperialismo in generale ed i suoi strumenti in ogni paese, è una delle questioni fondamentali della strategia di ogni partito comunista e una delle condizioni decisive per la vittoria di qualsiasi rivoluzione, sia questa democratica popolare, antimperialista oppure socialista. Nello stesso tempo l’atteggiamento verso l’imperialismo serve anche da pietra di paragone per la

valutazione politica e ideologica di ogni forza politica, che agisce sia a livello nazionale di ogni paese che a livello internazionale. In altre parole, l’atteggiamento verso l’imperialismo è stato e rimane la linea di demarcazione che separa le forze autenticamente rivoluzionarie, patriottiche e democratiche, da una parte, dalle forze della reazione, della controrivoluzione e del tradimento nazionale, dall’altra. Qual’è la posizione degli eurocomunisti su questa questione di vitale importanza e tanto rilevante

sul piano dei principi? Sin dal 20° Congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, quando Krusciov proclamò la linea della conciliazione e dell’avvicinamento con l’imperialismo americano e impostò tale linea come linea generale dell’intero movimento comunista, i partiti revisionisti dei paesi occidentali abbandonarono ogni posizione antimperialista sia sul piano teorico che sul piano pratico. Questi partiti credettero di essersi liberati dalle catene per correre verso la conciliazione con la grande borghesia

imperialista, colonialista e neocolonialista.

La nuova strategia che Krusciov offriva al movimento comunista, era proprio quella che da tempo avevano desiderato i dirigenti dei partiti comunisti d’Occidente, era quella che veniva già attuata in pratica, ma che possiamo dire non era stata ancora consacrata ufficialmente.

Prima ancora del 20° Congresso del PC dell’ Unione Sovietica, e a causa dei vari tentennamenti e cedimenti, in Francia e in Italia la lotta contro la NATO, contro il riarmo e il risorgere dell’imperialismo tedesco, contro l’intervento del capitale americano e le sue basi militari in Europa, ecc. aveva cominciato a indebolirsi. Anche se si faceva qualche cosa in quel periodo, ciò riguardava essenzialmente la propaganda, perché le azioni vere e proprie mancavano. Per quel che riguarda la questione dell’Algeria, il Partito Comunista Francese si manteneva su posizioni quasi identiche a quelle dei partiti borghesi del paese. Ma il suo sciovinismoe il suo nazionalismo su questo punto nonpotevano non ammorbidire sempre più anche ilsuo atteggiamento nei confronti dell’imperialismoamericano, questo grande alleato della borghesiafrancese, e della sua espansione politica ed economica.Dal momento che si difendeva l’«Algeriafrancese», bisognava pur difendere anche l’«Africafrancese», chiudere un occhio e un orecchioanche per l’«Asia inglese» e per l’«America americana».

I revisionisti italiani che si adoperavano in ogni modo di convincere la borghesia della loro sincerità e lealtà, cercavano di fornire il maggior numero di prove proprio in tal senso non opponendosi alla politica estera del governo democristiano,

che si basava sull’incondizionata alleanza con l’imperialismo americano, la completa sottomissione alla NATO, il libero accesso del grande capitale americano e la trasformazione del paese in una grande base militare degli Stati Uniti

d’America. Quanto ai revisionisti spagnoli, in quel periodo essi avevano una sola preoccupazione: la legalizzazione

del loro partito e il loro ritorno in Spagna. Pensando che la «democratizzazione» della Spagna poteva essere realizzata solo con la pressione degli Stati Uniti d’America, i quali, secondo loro, avevano interesse a togliere di mezzo l’«ostacolo» Franco, non prendevano affatto in considerazione la politica espansionistica ed egemonica americana, e tanto meno intendevano combatterla.

Le «vie nazionali verso il socialismo», che i partiti revisionisti dei paesi dell’Europa Occidentale fecero proprie ispirandosi alle decisioni del 20° Congresso del PC dell’Unione Sovietica, portavano alla loro sottomissione non solo alla borghesia nazionale, ma anche a quella internazionale,e soprattutto all’imperialismo americano.

Nel medesimo tempo era naturale che la rinuncia al marxismo-leninismo, alla rivoluzione e al socialismo, non poteva non essere seguita anche dall’abbandono dei principi dell’internazionalismo proletario, dell’aiuto e del sostegno ai movimenti rivoluzionari e di liberazione. Sebbene i partiti revisionisti francese, italiana e spagnolo avessero gradualmente cominciato a mantenere in certo modo le distanze dall’Unione Sovietica, a criticare Mosca per alcuni aspetti della sua politica interna ed estera, a non approvare alcune sue iniziative nei rapporti internazionali, essi non riuscirono mai a definire e a denunciare l’attuale Unione Sovietica come paese imperialista. Se è vero che questi partiti hanno condannato, ad esempio, la sua aggressione contro la Cecoslovacchia, è altrettanto vero che hanno approvato gli interventi sovietici in Africa; è vero che hanno chiesto l’allontanamento della sua flotta militare dal Mediterraneo, ma non parlano affatto dell’invio di armi da parte dell’Unione Sovietica in tutte le parti del mondo. La politica sovietica, secondo gli eurocomunisti, è antidemocratica all’interno del paese, ma è completamente socialista, antimperialista,

sull’arena internazionale. Questo atteggiamento ha fatto e fa sì che questi partiti eurocomunisti, malgrado qualche riserva, in generale sostengono la politica espansionistica ed egemonica dell’Unione Sovietica. Così come sono divenuti difensori dell’ordine

borghese all’interno dei loro paesi, i partiti revisionisti dell’Europa Occidentale hanno combattuto con lo stesso ardore anche per la salvaguardia del sistema imperialista su scala internazionale. Gli eurocomunisti sono divenuti anche sostenitori dello statu quo borghese- imperialista su tutti i fronti. Se per i problemi interni gli eurocomunisti conservano ancora qualche maschera, cercano di farsi passare per oppositori, seppure deboli, della borghesia e dell’ordine capitalista, per ciò che concerne i rapporti a livello mondiale fra rivoluzione e capitalismo internazionale, fra popoli oppressi e imperialismo, fra socialismo e capitalismo, essi sono apertamente contrari ad ogni cambiamento. I partiti revisionisti d’Italia, di Francia, di Spagna e gli altri partiti della corrente eurocomunista si sono attualmente trasformati in forze politiche filo-imperialiste, la cui linea e le cui azioni non differiscono da quelle dei partiti borghesi di questi paesi. Prendiamo ad esempio il loro atteggiamento verso la NATO e il Mercato Comune Europeo, che rappresentano due delle basi politiche, economiche e militari su cui poggiano la grande borghesia europea e l’imperialismo americano per realizzare il loro dominio e la loro egemonia in Europa. Dal giorno della sua fondazione ad oggi, la NATO non ha mutato né la sua natura, né i suoi scopi e obiettivi. Gli accordi rimangono quelli firmati nel 1949. Per quale scopo fu creato il Patto Atlantico e perché viene mantenuto in piedi, questo

tutti lo sanno. Ma anche se non lo sapessero, ci sono il Pentagono e il quartier generale di Bruxelles a ricordarlo loro ogni giorno. La NATO è

stata e rimane un’alleanza politica e militare del grande capitale americano ed europeo, creata per conservare innanzi tutto il sistema e le istituzioni

capitalistiche in Europa, per impedire lo scoppio della rivoluzione e soffocarla con la violenza qualora dovesse progredire. Questa organizzazione

controrivoluzionaria è, d’altra parte, una guardia armata del neocolonialismo nelle zone d’influenza delle potenze imperialiste e anche un’arma della

loro espansione politica ed economica. Sperare di poter realizzare la trasformazione della società capitalistica dell’Europa Occidentale e la costruzione del socialismo con la NATO e le basi americane nel proprio paese, significa  sognare ad occhi aperti. Il tentativo degli eurocomunisti di menzionare solo la funzione antisovietica della NATO e di passare sotto silenzio l’altra sua missione consistente nel reprimere la rivoluzione in Europa Occidentale ha lo scopo di ingannare i lavoratori e di impedire a loro di vedere la realtà.

Gli eurocomunisti non vogliono riconoscere l’esistenza di un grande problema nazionale, la questione del dominio americano in Europa Occidentale e quindi la necessità di liberarsene. Dalla fine della Seconda Guerra mondiale fino ad oggi, l’imperialismo americano ha legato questa parte dell’Europa con le più svariate catene — politiche, economiche, militari, culturali ecc. Senza rompere queste catene non ci possono essere né socialismo, e neppure quella democrazia borghese che gli eurocomunisti portano alle stelle. Il capitale americano è penetrato così profondamente in Europa, si è legato così bene con il capitale locale, che attualmente è difficile stabilire dove comincia l’uno e dove finisce l’altro. Gli eserciti europei sono talmente integrati nella NATO, dominata dagli americani, che praticamente non esistono più come forze indipendenti nazionali. Un’integrazione sempre più accentuata sta investendo il campo finanziario e monetario, la tecnologia, la cultura, ecc.

Se è vero che fra i paesi europei aderenti alla NATO e gli Stati Uniti d’America  esistono varie contraddizioni, il che è naturale e inevitabile

fra gruppi e grandi raggruppamenti capitalistici, è altrettanto vero che i paesi della NATO si sono sempre sottomessi a Washington per quello che riguarda le maggiori questioni politiche ed economiche  mondiali. La grande borghesia europea, come quella degli altri  paesi, quando si tratta di scegliere fra gli interessi della propria classe e quelli nazionali è stata sempre propensa a sacrificare gli interessi della nazione. Questa è la ragione per cui i comunisti si sono sempre battuti in difesa degli interessi nazionali, considerandoli in stretta connessione con la questione della rivoluzione e del socialismo.

Il fatto che gli eurocomunisti negano l’esistenza di un problema  nazionale nei loro paesi, e concretamente la necessità di lottare contro il dominio e il diktat americano e di consolidare l’indipendenza e la sovranità nazionali è un’altra prova della loro degenerazione politica e ideologica, del loro tradimento nei confronti della causa della rivoluzione. Ora i revisionisti italiani insistono non solo sulla permanenza dell’Italia nella NATO, ma sono divenuti anche sostenitori ancora più strenui dell’atlantismo degli stessi democristiani e degli altri partiti borghesi filoamericani. La permanenza dell’Italia nell’Alleanza atlantica, dicono i revisionisti italiani, deriva dalla necessità di mantenere l’equilibrio di potenza da cui dipende la salvaguardia della pace in Europa e nel mondo.* Con questa tesi i berlingueriani dicono agli * La politica e l’organizzazione dei comunisti italiani. Roma, 1979, pp. 39-40*. operai: non opponetevi alla NATO, non chiedete l’allontanamento degli americani da Napoli e Caserta, non denunciate l’installazione di missili a testata nucleare presso le vostre case, non aprite bocca contro gli aerei americani che si trovano

negli aeroporti italiani pronti a prendere il volo verso le zone in cui vengono compromessi gli interessi degli imperialisti americani. Sacrifichiamo

pure gli interessi nazionali dell’Italia, dicono i revisionisti italiani, per grazia della politica egemonica americana, lasciamo pure a Washington decidere chi dovrà governare e come dovrà governare l’Italia, infine che l’Italia intera venga pur distrutta dalle fiamme atomiche purché sia mantenuto l’equilibrio fra le superpotenze. La tesi dell’equilibrio fra le grandi potenze come fattore o come strumento di salvaguardia

della pace è un vecchio slogan imperialista che il mondo, e soprattutto l’Europa, conosce perfettamente. Essa ha sempre cercato di giustificare la

politica egemonica delle grandi potenze imperialistiche, e il diritto che queste si arrogano d’ingerirsi negli affari altrui e di dominarli.

Accettare la necessità dell’esistenza e del rafforzamento dei blocchi imperialisti come strumento per la presunta salvaguardia della pace, come dicono i revisionisti, significa approvare anche la loro politica. I blocchi militari imperialisti esistono non per salvaguardare la pace e difendere

la libertà, l’indipendenza e la sovranità dei membri di detti blocchi, come sostengono i revisionisti eurocomunisti, ma per rapire loro questi beni, per

mantenere il dominio e l’egemonia delle superpotenze in questi paesi. E’ noto che uno degli scopiprincipali dell’imperialismo americano, quando

creò la NATO, era quello di difendere con la politica, ed anche con le armi, gli interessi del capitale e degli Stati Uniti d’America in Europa e di reprimere col ferro e col fuoco qualsiasi rivoluzione che potesse scoppiare. I revisionisti eurocomunisti difendono proprio questi obiettivi della NATO. La politica dei blocchi è la politica aggressiva delle superpotenze, essa deriva dalla loro strategia espansionistica e egemonica, dalle mire tese a stabilire il loro dominio completo ed esclusivo in tutto il mondo. Gli eurocomunisti non vedono o meglio non vogliono vedere questa natura rapacedell’imperialismo, poiché secondo le loro «teorie» il grande capitale che costituisce la base dell’imperialismo. si sta «democratizzando», sta assumendo un carattere «popolare», perché la grande borghesia si sta «integrando nel socialismo». Per quel che riguarda la loro fedeltà allaNATO, anche i revisionisti francesi non differiscono dai loro fratelli italiani, ma, per mettersi all’ unisono con i giscardiani o i gaullisti, anch’essiparlano della posizione particolare che la Francia deve avere in quest’organizzazione. Dal canto suo, il partito di Carrillo si è impegnato a fondo ad impugnare la bandiera dell’adesione della Spagna alla NATO. Così si sta realizzando il sogno incompiuto di Franco. Per gli eurocomunisti il Mercato Comune e l’Europa Unita, questa grande unione di monopoli capitalisti e di società multinazionali mirante a sfruttare i popoli e le masse lavoratrici d’Europa nonché i popoli del mondo, sono una «realtà» che bisogna accettare. Ma accettare questa «realtà» significa accettare la liquidazione della sovranità, delle tradizioni culturali e spirituali dei singoli paesi d’Europa a beneficio degli interessi dei grandi monopoli, significa accettare la liquidazione dell’identità dei popoli europei e la loro trasformazione in una massa  di oppressi ad opera delle società multinazionali, dominate a loro volta dal grande capitale americano. Gli slogan degli eurocomunisti, secondo cui la loro presunta partecipazione «al parlamento e agli altri organi della comunità europea porterà alla trasformazione democratica» e alla creazione di un’ «Europa dei lavoratori» non sono che inganni e demagogia. La società capitalista di ogni

paese non può trasformarsi in una società socialista attraverso la «via democratica», e tanto meno l’Europa può divenire socialista attraverso i discorsi

degli eurocomunisti nelle riunioni propagandistiche del parlamento dell’Europa Unita. Perciò la posizione degli eurocomunisti nei confronti del

Mercato Comune e dell’Europa Unita è una posizione opportunistica e da crumiro, che scaturisce dalla loro linea di conciliazione di classe e di sottomissione alla borghesia. Essa mira a disorientare  le masse lavoratrici, a spezzare il loro slancio  combattivo in difesa dei propri interessi di classe e dell’intera nazione. L’ideologia riformista, la sottomissione alla borghesia e la capitolazione davanti alla pressione imperialista hanno trasformato i partiti eurocomunisti non solo in partiti antirivoluzionari, ma anche in partiti antinazionali. Anche tra le file della borghesia rari sono coloro che si autodefiniscono uomini politici e che accettano l’idea della «sovranità limitata», come fa Carrillo. «…noi siamo consapevoli, egli scrive, che questa indipendenza sarà sempre relativa…». Nella Spagna «democratica e socialista», che egli ha programmato, «…gli investimenti dei capitali stranieri e l’attività delle società multinazionali non saranno vietati…». Ed egli prosegue, «Dobbiamo pagare per molto tempo un tributo al capitale straniero sotto la forma del plusvalore… ma ciò servirà allo sviluppo di quei settori che corrispondono all’interesse nazionale »*.* S. Carrillo. «Eurocommunisme» et Etat. France, 1977, pp.

Con i loro atteggiamenti volti a difendere i monopoli e gli interessi delle potenze imperialiste, gli eurocomunisti si sono contrapposti alle tradizioni

antimperialistiche e democratiche degli operai francesi, spagnoli e italiani. Essi si sono opposti anche alle tradizioni patriottiche e alla lotta

che i lavoratori e gli uomini progressisti di questi paesi hanno condotto contro la NATO, contro le basi americane in Europa, contro gli interventi e le

pressioni dell’imperialismo americano. Gli eurocomunisti hanno abbandonato queste posizioni e sono passati nel campo della reazione.

L’idea di conciliazione di classe e di sottomissione al dominio straniero, che percorre tutta la linea politica e ideologica degli eurocomunisti,

appare chiaramente anche nell’atteggiamento che essi assumono nei confronti dei movimenti rivoluzionari, di liberazione nazionale e antimperialisti. Non essendo d’accordo per la rivoluzione nel loro paese, essi non sono neppure d’accordo per la rivoluzione negli altri paesi. Essi non sono per l’indebolimento della loro borghesia imperialista e neocolonialista, perciò non possono considerare mai la rivoluzione nei paesi oppressi come un diretto aiuto per il rovesciamento del sistema capitalista. Per gli eurocomunisti il processo univoco della rivoluzione, il legame naturale delle sue varie

correnti, l’indispensabile aiuto reciproco, sono fattori inesistenti. Alle volte, tanto per superare il turno, essi lanciano anche qualche parola propagandistica a favore dei movimenti antimperialistici. Ma si tratta di frasi vuote, senza contenuto concreto e,

quel che è peggio, non seguite da azioni politiche. Il loro «sostegno» non è altro che una posa «sinistreggiante», un desiderio di essere alla moda

per atteggiarsi a progressisti, a democratici.

 

Presi insieme, gli eurocomunisti con il loro atteggiamento verso i movimenti rivoluzionari e di liberazione hanno abbracciato l’ideologia del

non allineamento, che fa loro molto comodo per giustificare la sottomissione dei popoli al dominio delle potenze imperialiste e per reclamizzare il

neocolonialismo come via d’uscita dalla povertà e come via di sviluppo dei paesi ex coloniali. «Momento fondamentale della lotta per la pace, per la

cooperazione internazionale e per una politica di coesistenza pacifica è sempre più l’azione per la costruzione di un nuovo sistema e ordine internazionale, anche nel campo economico»*, hanno scritto i revisionisti italiani nelle tesi del loro ultimo congresso. Essi sono coerenti nella loro linea opportunistica. Così come cercano di riformare l’ordine capitalista all’interno del paese nel medesimo tempo pensano di poter cambiare, con qualche riforma, anche il carattere struttatore dei rapporti economici internazionali del sistema capitalista. Anche Carrillo parla del nuovo ordine economico mondiale, oppure del mondo come lo concepiscono gli eurocomunisti. Anzi egli è più esplicito al riguardo.

«Comunque sia, egli dice, dobbiamo partire dalla realtà oggettiva: sebbene l’imperialismo non sia più un sistema unico mondiale, esiste pur

sempre un mercato mondiale regolato secondo le * La politica e l’organizzazione dei comunisti italiani. Roma, 1979, p. 40.

leggi oggettive dello scambio delle merci, leggi che in ultima analisi sono capitalistiche».* Secondo Carrillo, queste «leggi» oggettive capitaliste

non possono cambiare né essere sostituite neppure nelle condizioni del socialismo. Per «argomentare » questa tesi, egli cita come esempio il

carattere capitalista dei rapporti fra i paesi revisionisti nel campo dell’economia. In altre parole, secondo Carrillo, è inutile che i popoli sorgano alla

lotta contro l’oppressione nazionale e neocolonialistica, contro gli scambi impari fra i paesi capitalisti sviluppati e quelli poco sviluppati, che si esprimono soprattutto nel feroce saccheggio delle materie prime di quest’ultimi. E’ proprio quest’ ordine internazionale che Carrillo vuole mantenere e al quale Berlinguer vuol dare qualche ritocco per presentarlo sotto vesti nuove e brillanti. Una linea che è in contrasto con i veri interessi

nazionali di un paese, una linea che difende l’egemonismo e l’espansionismo imperialista, che vanta il neocolonialismo e consacra lo sfruttamento

capitalistico straniero, è destinata a fallire. Le leggi oggettive di sviluppo della storia non possono cambiare. Il nuovo ordine mondiale, per il

quale si battono il proletariato e i popoli, non è l’ordine imperialista, che viene reclamizzato dagli eurocomunisti, ma l’ordine socialista al quale appartiene il futuro. * S. Carrillo. «Eurocommunisme» et Etat, France, 1977, p. 159.

La posizione dei partiti comunisti italiano, francese e spagnolo verso l’Unione Sovietica e i rapporti che hanno con essa, in quest’ultimi anni

sono stati oggetto di un vasto dibattito e di varie interpretazioni da parte di tutta la borghesia internazionale. Il tentativo degli eurocomunisti di dare ad intendere di essere «indipendenti» da Mosca, «originali» e persino «oppositori» dell’Unione Sovietica, in apparenza mirerebbe ad ingannare

la borghesia dei loro paesi, ma in realtà viene fatto per ingannare il proletariato del proprio paese ed anche il proletariato internazionale.

Può darsi benissimo che si tratti anche di una manovra dei revisionisti sovietici per creare l’impressione che esisterebbero profonde differenze e contraddizioni di «principio» fra loro e i partiti comunisti dell’Europa Occidentale, soprattutto con i partiti italiano e francese, per facilitare la partecipazione di questi partiti ai governi borghesi dei loro paesi. Se ciò si dovesse realizzare, gioverebbe al socialimperialismo sovietico e al suo dominio su scala mondiale, perché una simile azione indebolirebbe i suoi rivali accrescendo l’influenza e l’egemonia

dell’Unione Sovietica nei vari paesi. I revisionisti kruscioviani hanno bisogno di ciò per sostenere la loro tesi antimarxista, secondo la quale

«il potere può essere preso in via pacifica», ed anche per «provare» ciò che non si è potuto provare in Cile. Al 25° Congresso del PC dell’Unione Sovietica, Breznev ha detto fra l’altro che l’esperienza cilena  non confuta la teoria della presa del potere attraverso la via parlamentare. D’altro canto, l’eurocomunismo è in qualche modo un’idea che fa comodo anche alla grande borghesia capitalista europea, che stimola e gonfia con tutti i mezzi le contraddizioni fra gli eurocomunisti e i socialimperialisti sovietici, poiché è interessata ad indebolire la potenza ideologica dei revisionisti e l’influenza dell’Unione Sovietica. Essa cerca di presentare il revisionismo italiano, spagnolo, francese ecc. come un blocco ideologico

che si sta creando in Europa contro il blocco revisionista sovietico. E poiché si tratta di uno schieramento ideologico antisovietico, va da sé che

questo eurocomunismo si trovi sotto l’influenza della borghesia reazionaria dei paesi industrializzati d’Europa. Comunque, il Cremlino non gradirebbe un totale distacco dell’eurocomunismo dalla sua influenza.

Ragion per cui la propaganda che viene fatta in Occidente circa l’eurocomunismo, come corrente ideologica «indipendente», irrita Mosca. Ciò è

dovuto anche al fatto che in tal modo si rende di dominio pubblico la scissione che in realtà  esiste da tempo fra i partiti revisionisti dell’Europa Occidentale e il Partito revisionista dell’Unione Sovietica e i suoi satelliti dell’Europa Orientale. Non c’è stata, non c’è  e non ci sarà mai unità

fra questi partiti. Ma al Partito Comunista dell’Unione Sovietica fa comodo che ci sia, in apparenza, una certa unità fra i partiti revisionisti, non

solo d’Europa, ma anche di tutto il mondo. Il Partito Comunista dell’Unione Sovietica cerca in modo mascherato di mantenere la sua egemonia ideologica su tutti gli altri partiti revisionisti del mondo. Esso ha una gran voglia di sottoscrivere dichiarazioni e comunicati congiunti con tutti i partiti

revisionisti per creare l’illusione dell’unità che esisterebbe fra loro e del rispetto che essi nutrirebbero per la direzione sovietica.

Dissensi e divergenze fra il Partito Comunista Italiano e il Partito Comunista Francese, da una parte, e i revisionisti kruscioviani, dall’altra, ci

sono stati sin dal tempo di Togliatti e di Thorez, e questi dissensi e queste divergenze sono andati continuamente moltiplicandosi e aggravandosi.

Non sono però mai giunti al punto di esacerbazione, in cui si trovano attualmente. Ora tale esacerbazione è divenuta di dominio pubblico. La

«Pravda» ha attaccato Carrillo e condannato l’eurocomunismo. Carrillo ha risposto per le rime a Mosca. Egli ha messo i punti sugli «i» per quel che

riguarda l’orientamento ideologico e politico revisionista del suo partito e ha rotto ogni legame di dipendenza dal Partito Comunista dell’Unione

Sovietica. Dopo la critica della «Pravda» e la risposta di Carrillo, la Lega dei Comunisti Jugoslavi ha preso con passione le difese del Partito Comunista  Spagnolo. I revisionisti jugoslavi si sono apertamente schierati dalla parte di Carrillo, perché sono stati e sono per questa separazione, per il distacco dei partiti revisionisti da Mosca, e si sono sempre battuti per il raggiungimento di questo obiettivo. Quanto ai partiti revisionisti francese e italiano, essi si mostrano fino a un certo punto più bilanciati in questa polemica, ora l’inaspriscono, ora l’attenuano e a volte la spengono del tutto. Ciò

non è dovuto ad una «saggezza» particolare, ma, a quanto pare, all’esistenza di alcuni legami materiali ed altri, che essi vogliono conservare, poiché

ne traggono vantaggio. E proprio per la conservazione di questi fili legati al rublo ed esistenti da tempo fra loro e i sovietici, che essi desiderano di

placare un po’ gli animi affinché la polemica con i kruscioviani non assuma dimensioni incontrollabili. Le visite a Mosca di Berlinguer, Pajetta e altri

avevano questo scopo. I leader revisionisti italiani hanno dichiarato che si recavano a Mosca per spiegare ai dirigenti sovietici che non bisogna condurre un’aspra polemica e che Mosca non ha il diritto di ingerirsi o di intervenire nella linea del partito comunista di un altro paese, poiché ciascuno ha il diritto di definire da sé la propria strategia, la propria linea, in base alle situazioni del paese, tenendo conto, a loro dire, anche dell’esperienza del movimento comunista mondiale. Mosca è pronta a sottoscrivere queste tesi, ma come contropartita chiede il riconoscimento del suo «socialismo» e, soprattutto, l’approvazione degli indirizzi principali della sua politica estera. Quando Marchais applaude all’occupazione sovietica dell’Afghanistan e reclamizza la politica espansionistica del Cremlino come la più alta espressione della «solidarietà» internazionale, Breznev non può non ripagarlo approvando la «via democratica » così cara ai revisionisti francesi e che collima pienamente anche con le tesi del 20° Congreso, kruscioviano. I partiti revisionisti italiano, francese e spagnolo, benché attualmente abbiano una strategia identica, differiscono in certo modo nelle loro tattiche a causa delle particolarità che ha la borghesia in questi tre paesi. La borghesia francese è una borghesia forte, una borghesia che possiede una lunga esperienza. Essa possiede inoltre una grande potenza politico-ideologica, per non parlare della forza economica e del potere militare e poliziesco che detiene, mentre la borghesia italiana è meno forte di quella francese. Sebbene detenga il potere, essa ha molti punti deboli. Tale situazione ha permesso al Partito revisionista italiano di entrare in trattative, di giungere a stabilire anche molte forme di collaborazione, persino parlamentari, con gli altri partiti, per non parlare della collaborazione tramite i sindacati con la borghesia capitalista italiana, e, in primo luogo, con il suo partito democristiano. E’ per questo motivo che il partito di Berlinguer cerca di procedere di pari passo con la borghesia, e di condurre nello stesso tempo anche una politica «de bascule» tra Mosca e la borghesia del suo paese, tanto più che la borghesia italiana ha, anch’essa, degli interessi con l’Unione Sovietica. Non dimentichiamo i grossi investimenti che vi ha fatto. Anche la borghesia francese, che conosce bene l’Unione Sovietica revisionista, non procede alla cieca nella sua politica, così come desiderano e come predicano i revisionisti cinesi, i quali chiedono che la Francia inasprisca i suoi rapporti con l’Unione Sovietica. Naturalmente, i rapporti fra questi due paesi non sono latte e miele, ma non sono neppure così tesi come vorrebbero i cinesi. D’altro canto, il Partito Comunista Francese nella sua politica d’intesa con i socialisti si guarda bene dall’opporsi apertamente e recisamente a Mosca, ma cerca di conservare un certo statu quo nei suoi confronti, dato che si accinge a schierarsi al fianco della borghesia francese e ad unirsi ad essa. Differente è la situazione con la borghesia spagnola. Il dopo Franco ha portato al potere il partito di Suarez, in collaborazione con gli altri partiti; esso rappresenta una borghesia che ha, anch’ essa, le proprie tradizioni, ma che sono più che altro tradizioni di una dittatura fascista. Si tratta di una borghesia che ha conosciuto molti sconvolgimenti, i quali non le hanno permesso di creare quella stabilità che ha creato la borghesia francese prima e la borghesia italiana poi. Ora  essa si sta riprendendo. Carrillo con la sua ideologia revisionista è coinvolto in questo processo, nel processo del consolidamento e del rafforzamento di un regimecapitalistico strettamente legato all’imperialismo

americano e che cerca di entrare nella NATO, nell’Europa Unita ecc. Tutto ciò limita il campo di azione sia della borghesia che del partito

revisionista spagnolo, il cui gioco con Mosca non trova molto spazio. L’eurocomunismo è gradito anche al Partito Comunista Cinese, sia come ideologica, sia come attività pratica. Il Partito Comunista Cinese è d’accordo tanto con la denominazione, quanto con il contenuto della linea di questi tre partiti. La Cina come Stato e il partito che definisce la linea e la strategia di questo Stato si muovono a seconda delle congiunture mondiali, che cambiano da un momento all’altro. Nell’ammucchiata chiamata eurocomunismo, il Partito Comunista Cinese vede un oppositore ideologico contro l’Unione Sovietica che considera suo nemico numero uno. Perciò la Cina, così come appoggia senza la

minima esitazione e sostiene senza la minima riserva qualsiasi forza ostile all’Unione Sovietica, (ad eccezione dei marxisti-leninisti e dei rivoluzionari autentici), appoggia ed approva anche l’eurocomunismo. Il Partito Comunista Cinese ha da tempo stabilito contatti con Carrillo, come sta facendo attualmente anche con Berlinguer. Ha compiuto in tal senso un passo inviando l’ambasciatore cinese a Roma ad assistere, in qualità di rappresentante ufficiale del Partito Comunista Cinese, all’ultimo Congresso del Partito Comunista Italiano. Ultimamente ha ricevuto Berlinguer a Pechino. Non vi è alcun dubbio che esso stabilirà rapporti anche con il partito revisionista francese. Questi rapporti andranno gradualmente ampliandosi e rafforzandosi. E tutto ciò perché questi due partiti hanno una strategia e una tattica identiche. La Cina non si affretta a stabilire questi stretti rapporti, temendo di spingersi troppo avanti verso i partiti eurocomunisti e di provocare così l’irritazione delle alte sfere della borghesia dominante in quei paesi, e principalmente dei partiti di destra a cui dà la priorità considerandoli suoi più stretti alleati. Gli autentici partiti marxisti-leninisti d’Europa e di tutti i continenti non si lasciano ingannare dalle tattiche e dalle manovre dei revisionisti sovietici, che dichiarano di essere in polemica e in contrasto con il cosiddetto eurocomunismo. Essi non credono di poter trovare qui qualche spaccatura. In via di principio i revisionisti non hanno spaccature. Essi sono divisi tatticamente per meglio realizzare la loro strategia, mirante a stabilire il dominio globale del revisionismo moderno sul proletariato mondiale. Perciò i partiti marxisti-leninisti smascherano e combattono nello stesso modo tanto il moderno revisionismo sovietico, quanto quello jugoslavo, cinese ed eurocomunista. A tale proposito essi non si fanno né devono farsi alcuna illusione.

L” independencia “de los eurocomunistas
es dependiente del capital extranjero y la burguesía

La lucha contra el imperialismo en general y sus instrumentos en cada país, es uno de los temas clave en la estrategia de cada Partido Comunista y una de las condiciones decisivas para la victoria de una revolución, esto es democrática popular, antiimperialista y socialista. Al mismo tiempo, la actitud hacia el imperialismo también sirve como piedra de toque para
evaluación de todas las fuerzas políticas política e ideológica, que actúa tanto a nivel nacional en cada país ya nivel internacional. En otras palabras, la actitud hacia el imperialismo ha sido y sigue siendo la línea divisoria que separa a las fuerzas verdaderamente revolucionarias, patrióticas y democráticas, por un lado, por las fuerzas de la reacción, la contrarrevolución y la traición nacional, por el otro. ¿Cuál es la posición de los eurocomunistas sobre esta cuestión vital, y tan relevante
cuestión de principios? Desde el 20 º Congreso del Partido Comunista de la Unión Soviética, cuando Kruschev proclamó el acuerdo con el planteamiento de la conciliación y el imperialismo estadounidense e impuso esa línea todo el movimiento comunista, como regla general, los partidos revisionistas países occidentales abandonaron todo posición antiimperialista tanto a nivel teórico y práctico. Estos partidos se cree que han liberado de las cadenas a correr hacia la reconciliación con la gran burguesía
imperialista, colonialista y neocolonialista.
La nueva estrategia que Jruschov ofreció el movimiento comunista, era la que había deseado durante mucho tiempo por los líderes de los partidos comunistas de Occidente, fue uno que ya se aplica en la práctica, pero podemos decir que aún no había sido oficialmente consagrada.
Incluso antes de que el 20 º Congreso del PC de la Unión Soviética, y debido a diversos errores y vacilaciones, Francia e Italia en la lucha contra la OTAN, contra el rearme y el aumento del imperialismo alemán, en contra de la intervención del capitalismo estadounidense y sus bases militares en Europa, etc. había comenzado a debilitarse. Incluso si usted hizo nada en ese momento, esto preocupa sobre todo la propaganda, porque la verdadera acción que faltaba. En cuanto a la cuestión de Argelia, el Partido Comunista Francés se mantuvo en posiciones casi idénticas a las de los partidos burgueses del país. Sin embargo, su chovinismo y el nacionalismo en este punto nunca podría suavizar su actitud hacia el imperialismo norteamericano, el gran aliado de la burguesía francesa y su expansión política y económica. Puesto que usted defendió la” Argelia francesa “, sino que también debe defender el” África francesa “, cerca de un ojo y una oreja para el” Inglés de Asia y la región de América Latina”. ”
Los italianos revisionistas que se ejerce en todos los sentidos para convencer a la burguesía de su sinceridad y la lealtad, tratando de aportar pruebas, tanto en esta dirección, al no oponerse a la demócrata exterior del gobierno de la política,
que se basa sull’incondizionata alianza con el imperialismo EE.UU., la completa sumisión a la OTAN, el libre acceso de la gran capital estadounidense y la transformación del país en una gran base militar de EE.UU.
de América. En cuanto a los españoles revisionistas, en ese momento tenían una sola preocupación: la legalización
de su partido y su regreso a España. Pensando que la “democratización” de España sólo podría lograrse con la presión de los Estados Unidos de América, que, según ellos, tenían interés en deshacerse de los “obstáculos” de Franco, sin tener en cuenta toda la política expansionista y la hegemonía estadounidense, y mucho menos la intención de luchar contra él.
Los “caminos nacionales al socialismo”, que los partidos revisionistas en países de Europa Occidental lo hizo su inspiración de las decisiones del 20 º Congreso del PC de la Unión Soviética, llevó no sólo a su presentación a la burguesía nacional, sino también a la internacional y, especialmente, el imperialismo norteamericano.
Al mismo tiempo, era natural que la renuncia del marxismo-leninismo, la revolución y el socialismo, tampoco podría ser seguido por el abandono de los principios del internacionalismo proletario de la ayuda, y apoyo a los movimientos revolucionarios y de liberación. Aunque el revisionista partes francés, italiano y español había comenzado poco a poco para mantener de alguna manera las distancias de la Unión Soviética, a Moscú para criticar algunos aspectos de su política interior y exterior, de no aprobar algunas de sus iniciativas en las relaciones internacionales, no pudieron cada vez para definir y denunciar a la Unión Soviética presente como país imperialista. Mientras que estos partidos han condenado, por ejemplo, la agresión contra Checoslovaquia, no es menos cierto que se han adoptado las intervenciones soviéticas en África, es cierto que han solicitado la retirada de su flota militar en el Mediterráneo, pero no dicen nada el envío de armas por parte de la Unión Soviética en todas partes del mundo. La política soviética, de acuerdo con los eurocomunistas, no es democrático en el país, pero es completamente socialista, anti-imperialista,
el ámbito internacional. Esta actitud ha hecho y hace que estos partidos eurocomunistas, a pesar de algunas reservas, por lo general apoyan la política expansionista y hegemónica de la Unión Soviética. Así como se han convertido en defensores de la
de clase media dentro de sus países, los partidos revisionistas de Europa Occidental han luchado con el mismo celo por la preservación del sistema imperialista a escala internacional. Los eurocomunistas se han convertido en defensores del status quo burgués-imperialista en todos los frentes. Si los problemas internos de los eurocomunistas aún conservan alguna forma, tratan de hacerse pasar por opositores, aunque débil, de la burguesía y el orden capitalista, en cuanto a la relación entre la revolución y el capitalismo internacional en todo el mundo el imperialismo y los pueblos oprimidos en , entre el socialismo y el capitalismo, que se oponen abiertamente a cualquier cambio. Los partidos revisionistas de Italia, Francia, España y las otras partes de la corriente eurocomunista han convertido en fuerzas pro-imperialistas, cuya línea política y cuyas acciones no se diferencian de las de los partidos de la burguesía de estos países. Tomemos, por ejemplo, su actitud hacia la OTAN y el Mercado Común Europeo, que representan dos de las bases de la vida política, económica y militar sobre los que descansa la gran burguesía europea y el imperialismo de EE.UU. a darse cuenta de su dominación y la hegemonía en Europa. Desde su fundación, la OTAN tampoco ha cambiado su naturaleza o por sus metas y objetivos. Los acuerdos son los firmados en 1949. ¿Con qué propósito se creó la Organización del Tratado del Atlántico Norte y se mantiene, este
todo el mundo lo sabe. Pero incluso si usted no sabe, no son el Pentágono y la sede en Bruselas, para recordarles todos los días. La OTAN es
fue y sigue siendo una alianza política y militar del gran capital norteamericano y europeo, creado principalmente para preservar el sistema y las instituciones
capitalista en Europa, para evitar el estallido de la revolución y sofocante por la fuerza en caso de que seguir adelante. Esta organización
contador es, por el contrario, un guardia armado del neo-colonialismo en las áreas de influencia de las potencias imperialistas, y también un arma de
su expansión política y económica. Espero que para lograr la transformación de la sociedad capitalista en Europa Occidental y la construcción del socialismo con la OTAN y las bases estadounidenses en su país, es soñar con los ojos abiertos. El intento de los eurocomunistas para mencionar sólo los de la OTAN contra los soviéticos y pasar por alto su otra misión que consiste en suprimir la revolución en Europa occidental tiene la intención de engañar a los trabajadores y les impiden ver la realidad.

Los eurocomunistas no quiere reconocer la existencia de un grave problema nacional, la cuestión de la dominación estadounidense en el oeste de Europa y por lo tanto, la necesidad de rescate. Desde el final de la Segunda Guerra Mundial hasta ahora, imperialismo de EE.UU. ha vinculado a esta parte de Europa con diversas cadenas: político, económico, militar, cultural, etc. Sin romper estas cadenas no puede ser ni el socialismo ni la democracia burguesa que eurocomunistas llevar a las estrellas. El capital norteamericano ha penetrado tan profundamente en Europa, que está tan bien conectado con el capital local, que actualmente es difícil determinar dónde empieza uno y dónde termina la otra. Los ejércitos europeos están tan integrados en la OTAN, dominada por los estadounidenses, que prácticamente ya no existen como fuerzas nacionales independientes. Una vez más acentuada se extiende por el financiero y monetario, tecnología, cultura, etc.
Si bien es cierto que entre los países europeos que participan en la OTAN y los Estados Unidos de América hay muchas contradicciones, lo que es natural e inevitable
entre los grupos capitalistas y grandes grupos, no es menos cierto que los países de la OTAN siempre han sido sumisos a Washington para lo que se refiere al mundo político y económico. La gran burguesía europea, como la de otros países cuando se trata de elegir entre los intereses de su clase y nacional siempre estuvo dispuesto a sacrificar los intereses de la nación. Esta es la razón por la cual los comunistas siempre han luchado en defensa de los intereses nacionales, por considerar que en estrecha relación con la cuestión de la revolución y el socialismo.
El hecho de que los eurocomunistas negar la existencia de un problema nacional en sus países, y específicamente la necesidad de luchar contra la dominación y el diktat estadounidense y la consolidación de la independencia y la soberanía nacional es una prueba más de su degeneración política y ideológica, su traición a la causa de la revolución. Ahora los italianos revisionistas insisten no sólo en la permanencia de Italia en la OTAN, pero también se han vuelto partidarios más enérgicos de los demócratas atlantismo a sí mismos y otros pro-estadounidenses partidos burgueses. La permanencia de Italia en la Alianza Atlántica, dicen los revisionistas, italianos, se deriva de la necesidad de mantener el equilibrio de poder del que depende la preservación de la paz en Europa y en todo el mundo. * Con este punto de vista de la Berlinguer decir * La política y la organización de los comunistas italianos. Roma, 1979, p. * 39-40. los trabajadores: no se oponen a la OTAN, no piden la retirada de los estadounidenses de Nápoles y Caserta, no se informó la instalación de misiles nucleares en sus casas, no abra la boca contra los aviones norteamericanos que son
Aeropuertos italianos están dispuestos a emprender el vuelo hacia las áreas en las que son compromisos de los intereses de los imperialistas norteamericanos. Sacrificamos
así como los intereses nacionales de Italia, los italianos dicen los revisionistas, por la gracia de la política hegemónica de América, así que Washington decida quién debe gobernar y cómo se debe gobernar Italia, por último, que el conjunto de Italia, pero es destruido por las llamas mientras atómica mantiene el equilibrio entre las superpotencias. La tesis del equilibrio entre las grandes potencias como un factor o como un medio de salvaguardar
La paz es un viejo lema de que el mundo imperialista, especialmente en Europa, lo sabe. Siempre ha tratado de justificar la
hegemonía política de las grandes potencias imperialistas, y que se arrogan el derecho de interferir en los asuntos de los demás y dominarlas.
La aceptación de la necesidad de la existencia y fortalecimiento de los bloques imperialistas como una herramienta para la preservación de la paz supuesta, como dicen los revisionistas, significa que también se complacen con su política. Los bloques militares imperialistas no existen para preservar la paz y defender
la libertad, la independencia y soberanía de los miembros de estos bloques, como los revisionistas sostienen eurocomunistas, pero para secuestrar a estos bienes,
mantener el dominio y la hegemonía de las superpotencias en estos países. Es bien sabido que uno de los propósitos principales de los EE.UU., cuando se
creó la OTAN era para defender la política, y también con las armas, los intereses del capital y los Estados Unidos de América en Europa y para reprimir a sangre y fuego una revolución que podría estallar. Los revisionistas eurocomunistas precisamente la defensa de estos objetivos de la OTAN. La política de los bloques es la agresiva política de las superpotencias, que proviene de su estrategia hegemónica y expansionista, los objetivos diseñados para establecer sus dominios en todo el mundo completo y exclusivo. Los eurocomunistas No ve o mejor dicho, no quiero ver este rapacedell’imperialismo tipo, ya que de acuerdo a sus “teorías” del gran capital que constituye la base del imperialismo. es la “democratización” está tomando un carácter “popular”, porque la gran burguesía es “la integración en el socialismo.” En cuanto a su lealtad a la OTAN, incluso los revisionistas franceses no se diferencian de sus hermanos italianos, pero para llegar a “al unísono con giscardiani o gaullistas, que también hablan de la posición especial que Francia debe tener en esta organización . Por su parte, el partido de Carrillo ha trabajado duro para llevar la bandera de la pertenencia de España a la OTAN. Por lo tanto, es hacer realidad el sueño incumplido de Franco. Para eurocomunistas del Mercado Común y de la Europa unida, esta gran unión de los monopolios capitalistas y empresas multinacionales que buscan explotar al pueblo y las masas trabajadoras de Europa y los pueblos del mundo, son una “realidad” que debemos aceptar. Pero aceptar esta “realidad” significa aceptar la solución de la soberanía, las tradiciones culturales y espirituales de los distintos países de Europa para el beneficio de los intereses de los grandes monopolios, que significa estar de acuerdo para resolver la identidad de los pueblos europeos y su transformación en una masa de oprimidos por las empresas multinacionales, dominados a su vez por la capital americana. Las consignas de eurocomunistas, que su presunta participación “en el Parlamento y otros órganos de la Comunidad Europea llevará a la transformación democrática” y la creación de una Europa” de los trabajadores “no son más que el engaño y la demagogia. La sociedad capitalista de cada
país no puede convertirse en una sociedad socialista a través de la “forma democrática”, por no hablar de Europa puede convertirse en un socialista a través de discursos
Eurocomunistas de las reuniones de propaganda en el Parlamento de una Europa unida. Por lo tanto la posición de los eurocomunistas contra el
Mercado Común de la Europa unida es una posición oportunista y costra, que se deriva de su línea de conciliación de clases y la sumisión a la burguesía. Su objetivo es desorientar a las masas trabajadoras, a romper su lucha contra el impulso en la defensa de sus intereses de clase y la nación entera. La ideología reformista, la sumisión, la capitulación ante la burguesía y los partidos eurocomunistas imperialistas de presión han transformado no sólo en los partidos anti-revolucionarios, sino también en los partidos antinacionales. Incluso entre las filas de la burguesía son raros los que se llaman políticos y que aceptan la idea de “soberanía limitada”, al igual que Carrillo. “… Somos conscientes, escribe, que esta independencia estará siempre …”. En España “socialista democrático”, que ha planeado, “… la inversión de capital extranjero y las actividades de las empresas multinacionales no estará prohibido …”. Y continúa: “Tenemos que pagar por un largo tiempo, un tributo al capital extranjero en la forma de la plusvalía … pero esto va a ayudar al desarrollo de aquellas áreas que se corresponden con el interés nacional “*. * S. Carrillo. “Eurocommunisme de Estado y otros. Francia, 1977, p.
Con sus actitudes para defender los intereses de los monopolios y potencias imperialistas, los eurocomunistas se oponían a las tradiciones
anti-imperialista y democrática de trabajadores francés, español e italiano. También se oponen a las tradiciones del patriotismo y la lucha
que los trabajadores y personas progresistas de estos países han llevado a cabo contra la OTAN, contra las bases estadounidenses en Europa, y en contra de la intervención
la presión del imperialismo norteamericano. Los eurocomunistas han abandonado estas posiciones y se movió en la reacción.
La idea de conciliación de clases y la sumisión a la dominación extranjera, que corre a lo largo de la línea de eurocomunistas políticas e ideológicas,
aparece claramente también en la actitud que adoptan hacia los movimientos revolucionarios de liberación nacional y antiimperialistas. No estar de acuerdo con la revolución en su país, ni siquiera se acuerdan de la revolución en otros países. No son para el debilitamiento de su burguesía neo-colonialista e imperialista, por lo que nunca puede ser considerado una revolución en los países oprimidos como un apoyo directo para el derrocamiento del sistema capitalista. Para eurocomunistas del proceso único de la revolución, el vínculo natural de sus diversas
corrientes, la ayuda mutua, indispensable, son factores existen. A veces, sólo para pasar la ronda, sino que también el lanzamiento de una propaganda de la palabra en favor de los movimientos anti-imperialistas. Pero estas son palabras vacías sin contenido concreto, y
Peor aún, las políticas no son seguidas por acciones. Su “apoyo” no es más que una pose “sinistreggiante,” el deseo de estar a la moda
para hacerse pasar por progresistas, demócratas.

En conjunto, los eurocomunistas con su actitud hacia los movimientos revolucionarios y de liberación han abrazado la ideología de la
no-alineamiento, lo que les hace muy fácil para justificar la subyugación de los pueblos a la dominación de las potencias imperialistas y se anuncia al
el neo-colonialismo como una manera de salir de la pobreza y cómo los países en desarrollo ex-colonial. “Momento clave de la lucha por la paz, por
la cooperación internacional y una política de coexistencia pacífica es una acción más para la construcción de un nuevo sistema y el orden internacional, incluso en el campo económico “*, escribió que los italianos en la tesis revisionista de su último congreso. Ellos son consistentes en su línea oportunista. Ellos tratan de reformar el orden capitalista en el país, al mismo tiempo creen que pueden cambiar, con algunas reformas, incluyendo la struttatore carácter de las relaciones económicas internacionales del sistema capitalista. Carrillo también habla sobre el nuevo orden económico mundial, o el mundo tal como la concebimos los eurocomunistas. De hecho, es más explícito al respecto.
“Sin embargo, dice, hay que partir de la realidad objetiva: Aunque el imperialismo ya no es un sistema de un solo mundo, aunque hay
siempre se ajusta para adaptarse a los mercados en todo el mundo * Las políticas y la organización de los comunistas italianos. Roma, 1979, p. 40.
las leyes objetivas que rigen el intercambio de bienes, las leyes que son en definitiva capitalista “. * De acuerdo con Carrillo, estas” leyes “capitalistas objetivo
no puede ser cambiado ni sustituido, incluso en las condiciones del socialismo. Para “sostener” ese argumento, cita como ejemplo
carácter capitalista de las relaciones entre los revisionistas de los países en el campo de la economía. En otras palabras, según Carrillo, es inútil para la gente que surjan
lucha contra la opresión nacional y neocolonialista, en contra de los intercambios desiguales entre los países capitalistas desarrollados y subdesarrollados, que se expresan sobre todo en la feroz saqueo de materiales en bruto de este último. Es precisamente este “orden internacional que Carrillo quiere mantener y que Berlinguer quiere dar algunos ajustes para presentarlo en ropa nueva y brillante. Una línea que es contraria a los verdaderos intereses
nacional de un país, una línea de defensa de la hegemonía imperialista y expansionista, que cuenta con el neo-colonialismo y la explotación consagra
capitalista extranjera, está condenada al fracaso. Las leyes objetivas del desarrollo de la historia no puede cambiar. El nuevo orden mundial, por
que están luchando contra el proletariado y los pueblos, no el orden imperialista, que se promociona por eurocomunistas, pero el orden socialista en la que pertenece el futuro. * S. Carrillo. “Eurocommunisme» et État, Francia, 1977, p. 159.
La posición de los partidos comunistas italianos, francés y español en la Unión Soviética y las relaciones que tienen con él, en los últimos años
fueron objeto de amplio debate y diversas interpretaciones por parte de toda la burguesía internacional. El intento de dar a los eurocomunistas de la intención de ser “independiente” de Moscú, “original” e incluso “enemigos” de la Unión Soviética, al parecer, trata de engañar
la burguesía de sus países, pero en realidad se hace para engañar al proletariado de su propio país y también del proletariado internacional.
Es muy posible que esto también es una maniobra de los revisionistas soviéticos para crear la impresión de que existen profundas diferencias y contradicciones de “principio” entre ellos y los partidos comunistas de Europa occidental, especialmente los partidos francés e italiano, para facilitar la participación de estos partidos, los gobiernos burgueses de sus países. Si esto llegara a realizarse, beneficiaría a la social-imperialismo soviético y su dominio en todo el mundo porque tal acción podría debilitar a sus rivales mediante el aumento de la influencia y hegemonía
Unión Soviética en varios países. El jruschovistas revisionistas necesita para apoyar su lucha contra la teoría marxista, según la cual
“El poder puede ser tomado de manera pacífica,” y también “demostrar” que no se pudo probar en Chile en el 25 ° Congreso de la Unión Soviética PC, Brezhnev dijo al pasar que la experiencia chilena no refuta la teoría de la toma del poder por la vía parlamentaria. Por otro lado, el eurocomunismo es de alguna manera la idea de que es conveniente a la gran burguesía capitalista europea, que estimula e hinchado por todos los medios las contradicciones entre los eurocomunistas y soviéticos imperialistas sociales, ya que es interesado en debilitar el poder ideológico los revisionistas y la influencia de la Unión Soviética. Se trata de presentar el revisionista italiano, etc español, francés. como un bloque ideológico
que se está creando en Europa contra los revisionistas del bloque soviético. Y puesto que es un alineamientos ideológicos anti-soviéticos, no hace falta decir que la
Eurocomunismo esto está bajo la influencia de la burguesía reaccionaria de los países industrializados de Europa. Sin embargo, el Kremlin no le gustaría un desprendimiento total de la influencia del eurocomunismo.
¿Cuál es la razón por la propaganda que se hace en Occidente sobre el eurocomunismo como una tendencia ideológica “independiente”, irrita a Moscú. Es
también se debe al hecho de que de esta manera hace que la división en el dominio público desde hace algún tiempo que realmente existe entre las partes de Europa Occidental y del Partido Revisionista revisionista de la Unión Soviética y sus satélites en Europa del Este. No se, no es y nunca será la unidad
entre las partes. Pero el Partido Comunista de práctica de la Unión Soviética que no hay, al parecer, una cierta unidad entre los partidos revisionistas, no
sólo en Europa sino también en todo el mundo. El Partido Comunista de la Unión Soviética busca mantener su hegemonía ideológica de los revisionistas disfrazados de todas las demás partes del mundo. Tiene un gran deseo de hacer declaraciones y comunicados conjuntos con todas las partes
revisionistas para crear la ilusión de la unidad que existe entre ellos y el respeto que se nutren de la dirección soviética.
Los desacuerdos y diferencias entre el Partido Comunista Italiano y el Partido Comunista Francés, por un lado, y los revisionistas jruschovistas Por otro lado,
han sido desde la época de Togliatti y Thorez, y estos desacuerdos y diferencias de estos han sido constantemente multiplicando y cada vez peor.
Hay, sin embargo, nunca llegó al punto de exacerbación, en la que lo hacen actualmente. Ahora bien, esto se ha exacerbado en el dominio público. La
“Pravda”, ha condenado el ataque y el eurocomunismo de Carrillo. Carrillo ha respondido en especie, en Moscú. Él ha puesto los puntos sobre la “i” por lo que
sobre el revisionismo ideológico y político de su partido y rompió todos los lazos de dependencia por el Partido Comunista de la Unión
Soviética. Después de las críticas de la “Pravda” y la respuesta a Carrillo, la Liga de los Comunistas de Yugoslavia tuvo defensas apasionadas del Partido Comunista español. Los revisionistas yugoslavos han abiertamente del lado de Carrillo, porque han sido y son de esta separación, por la publicación de los partidos revisionistas de Moscú, y siempre hemos luchado por la consecución de este objetivo. En cuanto a los partidos revisionistas franceses e italianos, que aparecen en algún momento más equilibrado en esta controversia, que ahora se intensifican, atenuar la hora y, a veces totalmente fuera. Lo
no se debe a una “sabiduría”, sobre todo, pero, al parecer, la existencia de ciertos bonos y otros materiales, que quieren preservar la mayor
beneficiarse. Y de la misma para la conservación de estos cables conectados a la rublo y existentes de tiempo entre ellos y los soviéticos, que desean
apaciguar a algunos “mentes que no la controversia con los jruschovistas asumen un tamaño incontrolable. Las visitas a Moscú de Berlinguer, Pajetta y otros
tenía para este propósito. El líder italiano dijo revisionistas que llegó a Moscú para explicar a los líderes soviéticos que debemos llevar una amarga controversia y que Moscú no tiene derecho a interferir o intervenir en la línea del Partido Comunista de otro país, ya que cada uno tiene derecho a definir por sí misma su estrategia, su línea, de acuerdo con las situaciones del país, teniendo en cuenta, dicen, aunque la experiencia del movimiento comunista mundial. Moscú está dispuesto a suscribirse a estas teorías, pero a cambio pide el reconocimiento de su “socialismo” y, lo más importante, la aprobación de las direcciones principales de su política exterior. Cuando la ocupación soviética de Afganistán Marchais aplaude y promueve la política expansionista del Kremlin como la máxima expresión de la “solidaridad” internacional Brezhnev no puede pagarle con la aprobación de la “forma democrática”, tan cara a los revisionistas y francés coincide plenamente con tesis del 20 ° Congreso, Kruschev. El revisionista de los partidos italiano, francés y español, aunque en la actualidad cuenta con una estrategia idéntica, difieren un poco en sus tácticas, debido a la peculiaridad de que la burguesía en estos tres países. La burguesía francesa es una fuerte clase media, una burguesía que tiene una larga historia. También tiene un gran poder político-ideológico, por no hablar de la fortaleza económica y el poder militar, y la celebración de policía, mientras que la burguesía italiana es menos fuerte que en Francia. Mientras mantiene el poder, tiene muchos puntos débiles. Esta situación ha permitido que el partido revisionista italiano para entrar en negociaciones para llegar a establecer muchas formas de colaboración, incluso parlamentarios, con las otras partes, por no hablar de la cooperación con los sindicatos con los ricos de clase media italiana, y, en primer lugar , con su Partido Demócrata Cristiano. Y “por esta razón que la parte que solicita Berlinguer van de la mano con la burguesía, y llevar a cabo al mismo tiempo, también una política” de basculante “entre Moscú y la burguesía de su país, especialmente en lo que la burguesía italiana tiene, También, los intereses con la Unión Soviética. No se olvide de las grandes inversiones que ha realizado. Incluso la burguesía francesa, que conoce a la Unión Soviética revisionista, no actuar a ciegas en su política, así como lo desean y predicar a los revisionistas chinos, que afirman que Francia profundiza sus relaciones con la Unión Soviética. Por supuesto, la relación entre estos dos países no son la leche y la miel, pero no son tan apretado como les gustaría a los chinos. Por otro lado, el Partido Comunista francés en su acuerdo político con los socialistas se abstiene de oponerse de manera abierta y vigorosamente en Moscú, sino que trata de mantener un cierto statu quo frente a él, ya que está a punto de estar junto a la burguesía francesa y unirse a ella. Diferente es la situación con la burguesía española. El post-franquista ha llevado al poder el partido de Suárez, en colaboración con otras partes, que representa una clase media que, también de él, sus tradiciones, pero las tradiciones se asemejan más a una dictadura fascista. Se trata de una clase media que ha experimentado muchos trastornos, que no tienen permiso para crear la estabilidad que ha creado la burguesía francesa primero y la burguesía, entonces italiano. Ahora se está recuperando. Carrillo con su ideología revisionista está involucrado en este proceso, en el proceso de consolidación y fortalecimiento de una regimecapitalistico estrechamente vinculado al imperialismo
Latina y tratando de ingresar en la OTAN, la Europa Unida, etc. Todo esto limita el ámbito de acción es que el partido de la burguesía
Revisionista español, cuyo juego con Moscú es un espacio no mucho. El eurocomunismo es también aceptable para el Partido Comunista Chino, como ideología y como una actividad práctica. El Partido Comunista Chino está de acuerdo tanto con el nombre, lo que con el contenido de la línea de estos tres partidos. China como un estado y la línea del partido que define la estrategia de este estado y se mueven en función de las tendencias económicas mundiales, que cambian de momento a momento. Nell’ammucchiata llamado eurocomunismo, el Partido Comunista Chino ve a un adversario ideológico contra la Unión Soviética, que considera su enemigo número uno. Así, China, así como apoya sin
vacilación y sin la menor reserva es compatible con cualquier fuerza hostil a la Unión Soviética, (con la excepción de marxista-leninista revolucionario y auténtico), soporta también, y se aprueba el eurocomunismo. El Partido Comunista de China siempre ha puesto en contacto con Carrillo, ya que actualmente está haciendo bien con Berlinguer. Dio un paso en esta dirección mediante el envío del embajador chino en Roma para asistir, como representante oficial del Partido Comunista de China, el último Congreso del Partido Comunista italiano. Berlinguer ha recibido recientemente en Beijing. No hay duda de que va a establecer relaciones con el partido revisionista francés. Estos informes irán ampliando y reforzando. Y todo esto debido a que estos dos partidos tienen una estrategia y una táctica idéntica. China no tiene prisa en establecer estas relaciones estrechas, el miedo de ir demasiado lejos a los eurocomunistas de izquierda y por lo tanto causar irritación de los escalones superiores de la burguesía dominante en esos países, y sobre todo los partidos de derecha, que da prioridad teniendo en cuenta su los aliados más cercanos. Los auténticos partidos marxistas-leninistas de Europa y de todos los continentes no se dejan engañar por las tácticas y maniobras de los revisionistas soviéticos, que dicen estar en desacuerdo y en conflicto con el llamado eurocomunismo. Ellos no creen que pueden encontrar aquí algunos división. En principio, los revisionistas no tienen grietas. Se dividen tácticamente para realizar mejor su estrategia, que tiene por objeto establecer la dominación global del revisionismo moderno en el proletariado mundial. Por lo tanto, los marxistas-leninistas desenmascarar y combatir la misma manera que el revisionismo soviético moderno, debido a que el yugoslavo, chino y eurocomunista. En este sentido, no se hacen o deben hacerse ilusiones.

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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