1917 Le posizioni e il ruolo di Stalin alla vigilia dell’insurrezione -1917 La posición y el papel de Stalin en vísperas de la insurrección

ImageIntroduzione

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Iniziamo il nostro lavoro di informazione e di riflessione sul ruolo di Stalin riportando alcuni degli scritti e interventi del 1917. La questione non è cronologica, bensì di definizione di una posizione politica nel periodo cruciale che precede la presa del potere. Come abbiamo già avvertito in precedenza, gli scritti che andiamo pubblicando non hanno solo valore storico, ma fanno emergere posizioni che sono organiche al pensiero dei comunisti.

Iniziamo con la questione della guerra. Lo scritto è del 16 marzo 1917, pubblicato sulla Pravda, intitolato appunto ‘La guerra’. Qual’è la particolarità di questo scritto? In esso vengono definite con molta chiarezza le posizioni dei bolscevichi e definite soprattutto nei confronti dei socialpacifisti che cercano di contrabbandare il richiamo alla difesa della patria paragonando la Russia del 1917 alla Francia del 1792. Come è noto la difesa della rivoluzione francese e della repubblica contro la reazione europea, sottolinea Stalin, è ben altra cosa che accettare l’invito a partecipare alla guerra imperialista. La Russia non doveva continuare la guerra, ma ritirarsi da questa guerra e intavolare trattative di pace. I socialpacifisti e il governo provvisorio invece volevano continuare la guerra a fianco delle potenze imperialiste.

Per inquadrare l’evoluzione della situazione e il punto di vista di Stalin su tale evoluzione è importante lo scritto ‘superati dalla rivoluzione’ apparso sulla Pravda del 4 maggio 1917. Lo scritto concerne l’analisi della posizione del comitato esecutivo del soviet di Pietrogrado che sostituisce la questione della presa del potere con la discussione sulle candidature e la questione della guerra con l’invito a non rifiutarsi ad effettuare le operazioni offensive che la situazione militare può richiedere. Stalin in questo scritto pone all’ordine del giorno il ruolo del soviet, il suo contenuto di classe contro l’interpretazione democraticista che tenta di contrapporsi al significato rivoluzionario di questi organismi.

E’ con lo scritto del 13 ottobre 1917 apparso su ‘Roboci Put’ che Stalin chiarisce la posizione dei bolscevichi sui soviet. Che cos’è il potere dei soviet, in che cosa si distingue da qualsiasi altro potere? Questo è l’interrogativo a cui Stalin dà una risposta netta. Esso non è, egli dice, un organismo rappresentativo indistinto in una fase di trasformazioni rivoluzionarie. Il soviet è l’organismo con cui si esercita la dittatura del proletariato e dei contadini rivoluzionari. E’ uno strumento con cui si affrontano le trasformazioni che la la fase rivoluzionaria esige. In questo modo si dà risposta alle interpretazioni ambigue con cui menscevichi e socialisti rivoluzionari cercavano di mascherare la deriva istituzionale che il comitato esecutivo centrale del soviet di Pietrogrado voleva imprimere alla situazione. Il soviet dunque come strumento della rivoluzione e della dittatura delle classi sfruttate.

Ovviamente, sia che si tratti della guerra che della funzione dei soviet, Stalin si trova sulla scia di Lenin, il Lenin delle ‘tesi d’aprile’. Il fatto è che egli si trova, come gli scritti dimostrano, esattamente in quest’ambito.

Per capire il ruolo di Stalin nei mesi cruciali che precedono la presa del potere è importante evidenziare la sua posizione rispetto agli avvenimenti del 3-4 luglio 1917, quando una grande manifestazione, armata, non decisa dai bolscevichi, ma alla quale essi presero parte, venne usata dai socialpacifisti e dalla borghesia per un’azione repressiva a largo raggio. A proposito di questi avvenimenti Stalin non solo ripete la tesi ufficiale dei bolscevichi che non si poteva aprire lo scontro finchè i soviet non si fossero schierati con l’insurrezione, ma è incaricato del rapporto alla conferenza straordinaria dell’organizzazione di Pietrogrado del 16 luglio e al congresso del POSDR(b) del 26 luglio.

Posizioni politiche e ruolo dirigente del partito, in un momento in cui Lenin era nella clandestinità, rendono omaggio a una verità su Stalin definito dagli anticomunisti ‘rivoluzionari’ gregario e oscuro burocrate dell’ottobre rosso.

Concludono questa rassegna di scritti del 1917 gli appunti sul discorso al comitato centrale del 16 ottobre in cui egli dichiara che bisogna prendere fermamente e irrevocabilmente il cammino dell’insurrezione.

La Redazione

A PROPOSITO DELLA GUERRA

(16 marzo 1917)

Testo pubblicato a firma K. Stalin sul n. 10 della Pravda.

Giorni fa il generale Kornilov ha informato il soviet dei deputati degli operai e dei soldati di Pietrogrado che i tedeschi stanno preparando un’offensiva contro la Russia.
Rodzianko e Guckov hanno rivolto in questa circostanza un proclama all’esercito e alla popolazione perché si preparino a combattere fino in fondo. La stampa borghese ha lanciato un grido d’allarme: “La libertà è in pericolo, viva la guerra!”.
Anche una parte della democrazia rivoluzionaria russa si è associata a questo grido d’allarme…
A sentire gli allarmisti si potrebbe pensare che in Russia si siano create condizioni che ricordano quelle del 1792 in Francia, allorché i monarchi reazionari dell’Europa centrale e orientale si coalizzarono contro la Francia repubblicana per restaurarvi il vecchio regime.
Se l’attuale situazione della Russia corrispondesse effettivamente alla situazione della Francia del 1792, se ci trovassimo di fronte a una particolare coalizione di monarchi controrivoluzionari avente l’obiettivo di restaurare in Russia il vecchio regime, non v’è dubbio che la socialdemocrazia, così come i rivoluzionari della Francia di allora, si leverebbe come un sol uomo a difendere la libertà.
Perché è ovvio che la libertà conquistata con il sangue deve essere difesa, con le armi in pugno, da tutte le manovre e le iniziative controrivoluzionarie, da qualsiasi parte esse vengano.
Ma è forse questa la situazione reale?
La guerra nel 1792 fu una guerra mossa contro la Francia repubblicana dai monarchi feudali assoluti, spaventati dall’incendio rivoluzionario scoppiato in Francia. La guerra aveva lo scopo di spegnere questo incendio, di restaurare in Francia il vecchio regime, garantendo così ai monarchi atterriti che il contagio rivoluzionario non sarebbe dilagato nei loro paesi. Appunto per questo i rivoluzionari francesi hanno combattuto così eroicamente contro gli eserciti monarchici.

La guerra attuale è completamente diversa. Essa è una guerra imperialista e il suo obiettivo fondamentale è la conquista (l’annessione) di territori stranieri, soprattutto agricoli, da parte degli Stati capitalisti sviluppati. Questi ultimi hanno bisogno di nuovi mercati di sbocco, di comode vie di comunicazione con questi mercati, di materie prime, di risorse minerarie ed essi cercano di impadronirsi di tutte queste cose dovunque le trovino, indipendentemente dall’ordinamento interno del paese che viene conquistato.
Ecco perché la guerra attuale non porta e non può portare, in generale, a un’inevitabile intromissione negli affari interni del paese conquistato, nel senso di una restaurazione in esso del vecchio regime.
Appunto per questo, data la situazione odierna della Russia, non v’è nessuna ragione di suonare le campane a martello e di gridare ai quattro venti: “La libertà è in pericolo, viva la guerra!”.
La presente situazione della Russia ricorda piuttosto la Francia del 1914, la Francia del periodo iniziale della guerra, quando la guerra fra la Germania e la Francia apparve inevitabile.
Come adesso in Russia sulla stampa borghese, così allora in Francia, nel campo borghese, si lanciò il grido d’allarme: “La repubblica è in pericolo, battiamo i tedeschi!”.
Come allora in Francia anche molti socialisti (Guesde, Sembat e altri) si lasciarono prendere da questo allarmismo, così oggi in Russia non pochi socialisti hanno seguito le orme dei borghesi che chiamano alla “difesa rivoluzionaria”.
Il successivo corso degli eventi in Francia dimostrò che si trattava di un falso allarme e che i clamori sulla libertà e sulla repubblica nascondevano la reale ingordigia degli imperialisti francesi, che aspiravano alla conquista dell’Alsazia, della Lorena e della Vestfalia.
Siamo profondamente convinti che lo sviluppo degli avvenimenti in Russia porrà in luce tutta la falsità dei grandi clamori sulla “libertà in pericolo”: il fumo “patriottico” si dissiperà e la gente vedrà con i suoi propri occhi le vere aspirazioni degli imperialisti russi… a conquistare lo Stretto dei Dardanelli, la Persia…

La condotta di Guesde, di Sembat e degli altri è stata giudicata, come si meritava, in sede autorevole, dalle precise risoluzioni dei congressi socialisti di Zimmerwald e di Kienthal (1915-1916) contro la guerra.
Gli avvenimenti successivi hanno confermato quanto fossero giuste e ricche di sviluppi le posizioni di Zimmerwald e di Kienthal.
Sarebbe doloroso se la democrazia rivoluzionaria russa, la quale ha saputo abbattere l’odiato regime zarista, cedesse di fronte ai falsi allarmi della borghesia imperialista, ripetendo gli errori di Guesde, di Sembat…

Quale deve essere il nostro atteggiamento, come partito, verso la guerra attuale?
Quale via ci può condurre praticamente alla più rapida cessazione della guerra?
Innanzitutto è fuor di dubbio che la pura e semplice parola d’ordine “Abbasso la guerra” è assolutamente inadeguata come mezzo pratico per ottenere la cessazione della guerra, poiché essa, in quanto non esce dai limiti della propaganda dell’idea della pace in generale, non esercita e non può esercitare nessuna influenza concreta sulle truppe al fronte.
Proseguiamo. Non si può non salutare l’appello che il soviet dei deputati degli operai e dei soldati di Pietrogrado ha lanciato ieri ai popoli di tutto il mondo perché costringano i propri governi a cessare il massacro.
Se l’appello arriverà alle larghe masse, farà tornare, senza dubbio, centinaia e migliaia di operai alla parola d’ordine dimenticata “Proletari di tutti i paesi, unitevi!”. Ciononostante non si può non osservare che questo appello non produce direttamente l’effetto desiderato. Infatti, anche se sarà largamente diffuso fra i popoli degli Stati belligeranti, difficilmente si può supporre che questi popoli potranno rispondere all’appello finché non vedranno ancora chiaramente il carattere brigantesco della guerra attuale e i suoi fini di conquista. Senza parlare del fatto che, nella misura in cui l’appello condiziona la cessazione dello spaventoso massacro al preliminare abbattimento del regime semiautocratico in Germania, esso rimanda di fatto la cessazione dello spaventoso massacro a tempo indeterminato, scivolando in tal modo nella posizione della “guerra fino in fondo”, poiché non si sa di preciso quando il popolo tedesco riuscirà ad abbattere il regime semiautocratico e se in generale vi riuscirà nel prossimo futuro…
Qual è la via d’uscita?
La via d’uscita è quella di esercitare una pressione sul governo provvisorio, esigendo che dichiari il suo consenso all’apertura immediata di trattative di pace.
Gli operai, i soldati e i contadini devono organizzare comizi e dimostrazioni, devono chiedere al governo provvisorio di compiere apertamente e pubblicamente il tentativo di indurre tutti gli Stati belligeranti a iniziare senza indugio trattative di pace, sulla base del riconoscimento del diritto delle nazioni all’autodecisione.
Solo in questo caso la parola d’ordine “Abbasso la guerra” evita il rischio di trasformarsi in pacifismo vuoto e privo di significato, solo in questo caso questa parola d’ordine può sfociare in una potente campagna politica che smascheri gli imperialisti e riveli la reale essenza della guerra attuale.
Infatti, anche se una delle parti rifiuterà di iniziare le trattative sulla base del principio enunciato, questo stesso rifiuto e cioè la volontà di non abbandonare le velleità aggressive, servirà obiettivamente come mezzo per liquidare più rapidamente lo spaventoso massacro, perché in tal caso i popoli vedranno con i loro occhi la natura aggressiva della guerra e le mani sporche di sangue dei gruppi imperialisti, per i cui avidi interessi essi dovrebbero sacrificare la vita dei propri figli.
Smascherare gli imperialisti, svelare alle masse la reale essenza di questa guerra, significa appunto dichiarare veramente guerra alla guerra, rendere impossibile la guerra attuale.

SUPERATI DALLA RIVOLUZIONE

(4 maggio1917)

Testo fu pubblicato a firma K. Stalin sul n. 48 della Pravda.

La rivoluzione è ormai avviata. Si sviluppa in ampiezza e in profondità, interessando ogni settore di attività e rivoluzionando radicalmente l’intera vita economico-sociale del paese.
La rivoluzione, irrompendo nell’industria, pone il problema del controllo e della direzione della produzione da parte degli operai (bacino del Donez). La rivoluzione, passando poi all’agricoltura, spinge i contadini a lavorare collettivamente le terre incolte e a procurarsi bestiame e strumenti di lavoro (distretto di Schlusselburg).
La rivoluzione, mettendo a nudo le piaghe della guerra e lo sfacelo economico che essa ha prodotto, invade il settore della distribuzione, ponendo, da un lato, il problema dell’approvvigionamento alimentare della città (crisi alimentare) e, dall’altro, il problema dell’approvvigionamento della campagna con prodotti industriali (crisi commerciale).
La soluzione ormai non più rinviabile di questi e di altri problemi richiede una forte iniziativa da parte delle masse rivoluzionarie, l’intervento diretto dei soviet dei deputati operai per realizzare nuove condizioni di vita e, infine, il passaggio del potere nella sua globalità nelle mani di una classe nuova, capace di condurre il paese sulla strada della rivoluzione.
Le masse rivoluzionarie della provincia si pongono già su questa strada. In qualche luogo le organizzazioni rivoluzionarie hanno già preso in mano il potere (Urali, Schlusselburg), mettendo da parte i cosiddetti “comitati di salute pubblica”.

Frattanto il Comitato esecutivo del soviet dei deputati di Pietrogrado, a cui spetta il compito di dirigere la rivoluzione, segna il passo impotente, resta indietro rispetto alle masse e se ne allontana; e alla questione fondamentale della presa del potere sostituisce la futile questione delle candidature governo provvisorio. Restando indietro rispetto alle masse, il Comitato esecutivo resta, allo stesso modo, in ritardo rispetto alla rivoluzione e ne ostacola l’avanzata. Abbiamo davanti a noi due documenti del Comitato esecutivo: Memoriale per i delegati degli operai, recatisi a portare doni ai soldati al fronte e Appello ai soldati al fronte.

Ebbene, che cosa ci dicono questi documenti?
Precisamente che il Comitato esecutivo è stato ormai superato dalla rivoluzione, poiché esso, in questi documenti, dà le più antirivoluzionarie, le più indecenti risposte ai principali problemi del momento!

La questione della guerra

Mentre il Comitato esecutivo trattava con il governo provvisorio la questione delle annessioni e delle indennità, mentre il governo provvisorio presentava rapporti e il Comitato esecutivo si compiaceva nel suo ruolo di vincitore, mentre la guerra di aggressione continuava come prima, la vita delle trincee, la vera vita dei soldati, ha creato un nuovo strumento di lotta: la solidarietà fra le masse. Non v’è dubbio che la solidarietà non è altro, di per sé, che una forma spontanea di aspirazione alla pace. Ciononostante la solidarietà, se attuata in modo organizzato e cosciente, può diventare uno strumento potente nelle mani della classe operaia per creare una situazione rivoluzionaria nei paesi in guerra. Qual è l’atteggiamento del Comitato esecutivo nei confronti della solidarietà?
Ascoltate: “Compagni soldati! Con la solidarietà non otterrete la pace… Coloro che vi assicurano che la solidarietà è la via per raggiungere la pace portano alla rovina voi e la libertà della Russia. Non prestate loro fede” (Appello ai soldati al fronte).
Invece della solidarietà il Comitato esecutivo invita i soldati a “non rifiutarsi di effettuare le operazioni offensive che la situazione militare può richiedere” (Appello ai soldati al fronte).
A quanto pare la questione è che la difensiva, “la difesa in senso politico, non esclude per nulla le offensive strategiche, l’occupazione di nuovi settori militari, ecc. Nell’interesse della difesa… è assolutamente indispensabile passare all’offensiva, occupare nuove postazioni” (Memoriale per i delegati degli operai).
In breve: per ottenere la pace bisogna attaccare e conquistare postazioni del nemico. Così ragiona il Comitato esecutivo.
Ma che differenza c’è tra questi ragionamenti imperialisti del Comitato esecutivo e l’ordinanza controrivoluzionaria del generale Alexeiev, che chiama tradimento la solidarietà al fronte e che ordina ai soldati di “condurre una lotta spietata contro il nemico”?
Che differenza c’è tra questi ragionamenti e il discorso controrivoluzionario con il quale Miliukov, alla conferenza di Palazzo Marinski, esigeva che i soldati “effettuassero operazioni offensive” e osservassero la disciplina nell’interesse “dell’unità del fronte”?

La questione della terra

Tutti conoscono il conflitto sorto fra i contadini e il governo provvisorio. I contadini vogliono coltivare subito le terre abbandonate dai grandi proprietari fondiari, ritenendo che questo passo sia l’unico mezzo per assicurare il pane non soltanto alla popolazione nelle retrovie, ma anche all’esercito al fronte.
Per tutta risposta il governo provvisorio ha dichiarato risolutamente guerra ai contadini, ponendo fuorilegge il movimento agrario e per di più ha inviato sul posto dei commissari con il compito di difendere gli interessi dei grandi proprietari fondiari dagli “attentati illegali” dei contadini. Il governo provvisorio ha invitato i contadini ad astenersi dal confiscare la terra sino alla convocazione dell’assemblea costituente: questa deciderà ogni cosa. Quale atteggiamento assume il Comitato esecutivo su questa questione? Appoggia i contadini o il governo provvisorio?
Ascoltate: “La democrazia rivoluzionaria sosterrà nel modo più risoluto alla prossima assemblea costituente… l’espropriazione senza indennizzo… delle terre dei grandi proprietari fondiari.
Oggi, considerando che la confisca immediata delle terre dei grandi proprietari fondiari potrebbe generare… nel paese un serio sconvolgimento economico… la democrazia rivoluzionaria mette in guardia i contadini da qualsiasi soluzione illegale della questione della terra, poiché una rivolta agraria non andrebbe a vantaggio dei contadini ma della controrivoluzione”, per cui raccomanda “di non impossessarsi abusivamente dei beni dei grandi proprietari fondiari prima che vi sia stata una decisione dell’assemblea costituente” (Memoriale per i delegati degli operai).
Queste le dichiarazioni del Comitato esecutivo.
Evidentemente il Comitato esecutivo appoggia non i contadini, ma il governo provvisorio.
Non è forse evidente che il Comitato esecutivo, assumendo questa posizione, ha finito con l’accettare la parola d’ordine controrivoluzionaria di Scingariev: “Domare i contadini!”?
Del resto, da quando in qua i movimenti agrari sono diventati “rivolte agrarie”?
Da quando in qua è inammissibile “la soluzione illegale” delle questioni? Cosa sono i soviet, compreso il soviet di Pietrogrado, se non un’organizzazione sorta “illegalmente”?
Forse il Comitato esecutivo pensa che è passato il tempo delle organizzazioni e delle decisioni “illegali”?
Il Comitato esecutivo prospetta la “disorganizzazione degli approvvigionamenti” come conseguenza della coltivazione abusiva delle terre dei grandi proprietari fondiari.
Il comitato rivoluzionario distrettuale di Schlusselburg, sorto illegalmente, ha deciso, allo scopo di migliorare l’approvvigionamento della popolazione, che “per ottenere una maggiore quantità di prodotti cerealicoli, di cui si sente gravemente la mancanza, le comunità contadine devono coltivare le terre incolte appartenenti alle chiese, ai monasteri, quelle un tempo date in appannaggio ai nobili e quelle dei proprietari privati”.
Che cosa ha da dire il Comitato esecutivo contro questa decisione “illegale”?
Che cosa può contrapporre a questa saggia decisione se non espressioni vuote “sull’illegalità”, “sulle rivolte agrarie”, “sulle soluzioni abusive”, ecc., copiate dalle ordinanze del signor Scingariev?
Non è forse evidente che il Comitato esecutivo è rimasto indietro rispetto al movimento rivoluzionario della provincia, entrando in questo modo in conflitto con il movimento stesso?…
Così un quadro nuovo si apre di fronte a noi. La rivoluzione si sviluppa in ampiezza e profondità, abbraccia nuovi settori, penetrando nell’industria, nell’agricoltura, nel campo della distribuzione, ponendo la questione della presa del potere nella sua globalità. La provincia marcia alla testa del movimento. Mentre Pietrogrado marciava in testa durante i primi giorni della rivoluzione, adesso comincia a restare indietro. Si ha perciò l’impressione che il Comitato esecutivo di Pietrogrado tenda a restare fermo sulla posizione già raggiunta.
Ma in un periodo rivoluzionario è impossibile rimanere fermi nello stesso posto; solo il movimento è possibile: in avanti o all’indietro. Perciò chi tende a rimanere fermo durante la rivoluzione rimarrà inevitabilmente indietro e chi rimane indietro non viene risparmiato: la rivoluzione lo respingerà nel campo controrivoluzionario.

DISCORSI ALLA CONFERENZA STRAORDINARIA
DELL’ORGANIZZAZIONE DI PIETROGRADO DEL POSDR (bolscevico)

(16-20 Luglio 1917)

Testi pubblicati per la prima volta nel 1923 sul n. 7 della Krasnaia Ljetopisj (Cronaca Rossa).

Pietrogrado, 4 Luglio 1917. Dimostrazione di strada su Nevsky Prospekt appena dopo che le truppe del Governo Provvisorio ebbero aperto il fuoco con le mitragliatrici

Rapporto del CC sugli avvenimenti di luglio

(16 luglio)

Compagni!
Si accusa il nostro partito e specialmente il suo Comitato centrale di aver promosso e organizzato la dimostrazione del 3 e del 4 luglio per costringere il Comitato esecutivo centrale dei soviet a prendere il potere o, se questo avesse rifiutato, di prenderlo esso stesso.
Innanzitutto, devo confutare queste accuse. Il 3 luglio due rappresentanti di un reggimento di mitraglieri hanno fatto irruzione alla conferenza dei bolscevichi e annunciato che il 1° reggimento di mitraglieri era insorto. Voi ricorderete che noi avevamo dichiarato ai delegati che i membri del partito non potevano agire contro le decisioni del loro partito e che i rappresentanti del reggimento avevano protestato, affermando che sarebbero usciti dal partito piuttosto che andare contro le decisioni del reggimento.
Il Comitato centrale del nostro partito riteneva che, nelle attuali condizioni, un’azione degli operai e dei soldati a Pietrogrado fosse inopportuna. Perché era evidente che l’offensiva sferrata al fronte dal governo era un’avventura; che i soldati non sarebbero andati all’attacco senza sapere lo scopo; che nel caso in cui avessimo manifestato a Pietrogrado i nemici della rivoluzione avrebbero potuto far ricadere su di noi la responsabilità per il fallimento dell’offensiva al fronte.
Noi volevamo che la responsabilità per l’insuccesso dell’offensiva al fronte cadesse sui veri colpevoli di quell’avventura. Ma l’azione cominciò, i mitraglieri mandarono delegati nelle fabbriche. Alle sei ci trovammo dinanzi al fatto compiuto di un’immensa dimostrazione di massa di operai e di soldati. Alle cinque, alla seduta del Comitato esecutivo centrale dei soviet, io avevo dichiarato ufficialmente, a nome del Comitato centrale del partito e della conferenza, che avevamo deciso di non fare dimostrazioni. Accusarci, dopo questo, di aver organizzato l’azione, significa dire una menzogna degna di calunniatori impudenti. L’azione era divampata. Il partito aveva il diritto di lavarsene le mani e di mettersi in disparte? Sapendo che era possibile si verificassero complicazioni ancora più serie, non avevamo il diritto di lavarcene le mani; noi, come partito del Proletariato, dovevamo intervenire nella dimostrazione e darle un carattere pacifico e organizzato, senza porci l’obiettivo di prendere il potere con le armi.
Ricordo alcuni casi analoghi che ci offre la storia del nostro movimento operaio. Il 9 gennaio 1905, quando Gapon condusse le masse dallo zar, il partito non si rifiutò di marciare con le masse, pur sapendo che sarebbero andate a finire non si sa dove. Ora che il movimento non si svolgeva con le parole d’ordine di Gapon, ma con le nostre, ci era ancor meno possibile tenerci lontani.
Dovevamo intervenire come disciplinatori, come partito moderatore, per preservare il movimento da possibili complicazioni. I menscevichi e i socialisti-rivoluzionari pretendono di guidare il movimento operaio, ma non si presentano come persone capaci di dirigere la classe operaia. I loro attacchi contro i bolscevichi denotano che essi hanno un’incomprensione totale degli obblighi del partito della classe operaia. L’ultima dimostrazione degli operai, essi la giudicano da persone che hanno rotto con la classe operaia.
Nella notte, il Comitato centrale del nostro partito, il comitato di Pietroburgo e l’organizzazione militare decisero d’intervenire in quel movimento spontaneo di soldati e di operai. I menscevichi e i socialisti-rivoluzionari, vedendo che più di 400.000 soldati e operai ci seguivano, che a loro veniva a mancare il terreno sotto i piedi, dichiararono che l’azione degli operai e dei soldati era un’azione contro i soviet. Io affermo che la sera del 4 luglio, quando i bolscevichi vennero dichiarati traditori della rivoluzione, furono i menscevichi e i socialisti-rivoluzionari, a tradire la rivoluzione, spezzando il fronte unico della rivoluzione e concludendo un’alleanza con la controrivoluzione. Per infliggere un colpo ai bolscevichi hanno inflitto un colpo alla rivoluzione.
Il 5 luglio i menscevichi e i socialisti-rivoluzionari hanno proclamato lo stato d’assedio, hanno organizzato uno Stato maggiore e hanno trasmesso tutti i poteri alla cricca militare.
Così noi, che lottavamo per dare tutto il potere ai soviet, ci siamo trovati nella condizione dei avversari armati dei soviet.
La situazione era tale che le truppe bolsceviche potevano venirsi a trovare contro quelle dei soviet. Per noi, accettare battaglia in una situazione simile sarebbe stata una follia. Noi abbiamo detto ai dirigenti dei soviet: i cadetti se ne sono andati; fate blocco con gli operai e fate che il potere sia responsabile davanti ai soviet. Ma essi hanno preso un’iniziativa perfida, ci hanno lanciato contro i cosacchi, gli allievi ufficiali, i banditi e alcuni reggimenti provenienti dal fronte, dicendo loro che i bolscevichi erano contro i soviet. È naturale che, in tali condizioni, noi non potessimo accettare la battaglia a cui ci spingevano i menscevichi e i socialisti-rivoluzionari. Abbiamo deciso di ritirarci.
Il 5 luglio hanno avuto luogo le trattative con il Comitato esecutivo centrale dei soviet, rappresentato da Liber che ha posto le seguenti condizioni: noi, vale a dire i bolscevichi, dovevamo allontanare le autoblinda da Palazzo Kscesinski; i marinai avrebbero dovuto trasferirsi dalla fortezza di Pietro e Paolo a Kronstadt. Abbiamo accettato, a condizione che il Comitato esecutivo centrale dei soviet si incaricasse di proteggere le nostre organizzazioni di partito da una eventuale devastazione. Liber, a nome del Comitato esecutivo centrale, ha assicurato che le nostre condizioni sarebbero state osservate, che il Palazzo Kscesinski sarebbe rimasto a nostra disposizione finché non ci fosse stata data una sede stabile. Noi abbiamo mantenuto le nostre promesse. Le autoblinda sono state ritirate, i marinai di Kronstadt hanno accettato di tornare indietro, ma con le loro armi. Tuttavia il Comitato esecutivo centrale dei soviet non ha mantenuto neppure uno dei suoi impegni. Il 6 luglio il rappresentante militare dei socialisti-rivoluzionari, Kuzmin, ha trasmesso telefonicamente la richiesta di evacuare in tre quarti d’ora il Palazzo Kscesinski e la fortezza Pietro e Paolo; in caso contrario, minacciava di far intervenire le forze armate. Il Comitato centrale del nostro partito ha deciso che bisognava evitare con tutte le forze spargimenti di sangue e mi ha inviato alla fortezza di Pietro e Paolo, dove sono riuscito a persuadere i marinai di guarnigione a non accettare battaglia, poiché le cose si erano messe in modo che ci saremmo potuti trovare contro i soviet. In qualità di rappresentante del Comitato centrale esecutivo dei soviet, mi recai da Kuzmin insieme al menscevico Bogdanov.
Qui tutto era pronto per la battaglia: l’artiglieria, la cavalleria, la fanteria. Lo abbiamo esortato a non far uso della forza armata. Kuzmin era scontento che “i civili lo intralciassero sempre con la loro ingerenza” e ha accettato con riluttanza a sottomettersi alla richiesta del Comitato esecutivo centrale dei soviet. Per me era evidente che i militari socialisti-rivoluzionari volevano che scorresse il sangue, per dare “una lezione” agli operai, ai soldati, ai marinai. Noi abbiamo fatto saltare il loro perfido piano. Intanto, la controrivoluzione passava all’offensiva: devastazione della Pravda e del Trud, bastonature e assassinio dei nostri compagni, soppressione dei nostri giornali e così via.
Alla testa della controrivoluzione c’era il Comitato centrale del partito cadetto; lo seguivano lo Stato maggiore e varie personalità del comando dell’esercito, vale a dire i rappresentanti dì quella stessa borghesia che voleva condurre la guerra per ricavarne profìtti. La controrivoluzione diventava ogni giorno più forte. Ogni volta che ci rivolgevamo al Comitato esecutivo centrale dei soviet per avere chiarimenti, ci convincevamo che esso non era in grado di opporsi agli eccessi, che il potere non era nelle mani del Comitato esecutivo centrale, ma nelle mani della cricca militare-cadetta, che dava il tono alla controrivoluzione.
I ministri cadevano come marionette. Si voleva sostituire il Comitato esecutivo centrale dei soviet con una conferenza straordinaria a Mosca, in cui i 280 membri del Comitato esecutivo centrale sarebbero annegati tra le centinaia di rappresentanti dichiarati della borghesia, come mosche nel latte. Il Comitato esecutivo centrale, spaventato dallo sviluppo del bolscevismo, concluse un’alleanza vergognosa con la controrivoluzione, e sottoscrisse le sue richieste: consegna dei bolscevichi, arresto della delegazione del Baltico, disarmo dei soldati e degli operai rivoluzionari. Tutto ciò venne combinato molto semplicemente: mediante sparatorie organizzate a scopo di provocazione, la cricca dei “difensori della patria” creò un pretesto per il disarmo e iniziò a realizzarlo. È ciò che successe, per esempio, con gli operai di Sestroretsk, che non avevano partecipato alla dimostrazione. Il primo sintomo di ogni controrivoluzione è il disarmo degli operai e dei soldati rivoluzionari. Per questo basso lavoro controrivoluzionario da noi ci si è serviti di Tsereteli e degli altri “ministri socialisti” del Comitato esecutivo centrale dei soviet. In ciò stava il pericolo. Il “governo della salvezza della rivoluzione” “rafforzava” la rivoluzione soffocando la rivoluzione stessa.
Il nostro compito era di raccogliere le forze, di consolidare le organizzazioni esistenti e di trattenere le masse da azioni premature. La controrivoluzione aveva interesse a provocarci subito alla battaglia, ma noi non dovevamo cadere nella provocazione, dovevamo dimostrare il massimo sangue freddo rivoluzionario. Questa è stata, in complesso, la linea tattica del Comitato centrale del nostro partito.
A proposito dell’infame calunnia lanciata contro i nostri dirigenti, secondo cui essi lavorerebbero al soldo dei tedeschi, il Comitato centrale del partito si attiene a questo punto vista: in tutti i paesi borghesi, i dirigenti rivoluzionari del proletariato sono stati oggetto di calunnie e accuse di tradimento. In Germania contro Liebknecht, in Russia contro Lenin.
Il Comitato centrale del partito non si meraviglia che i borghesi russi ricorrano a questo mezzo sperimentato di lotta contro “elementi indesiderabili”. È necessario che gli operai dicano apertamente che essi ritengono i loro dirigenti irreprensibili, che solidarizzano con loro e si ritengono compartecipi delle loro azioni.
Gli operai stessi hanno chiesto al Comitato di Pietrogrado di stendere un progetto di protesta contro le calunnie lanciate contro i nostri dirigenti. Il Comitato di Pietrogrado ha compilato questa protesta e gli operai la riempiranno di firme. I nostri avversari, i menscevichi e i socialisti-rivoluzionari, hanno dimenticato che gli avvenimenti non sono determinati da singole persone, ma dalle forze sotterranee della rivoluzione e con ciò si sono messi dallo stesso punto di vista dell’Okhrana.
Voi sapete che la Pravda è stata soppressa dal 6 luglio; che alla tipografia del Trud sono stati apposti i sigilli e che la polizia segreta afferma che, con ogni probabilità, la tipografia verrà riaperta quando sarà terminata l’inchiesta. Nel periodo in cui il giornale non esce bisognerà pagare circa 30.000 rubli ai compositori e agli impiegati della Pravda e della tipografia.
Dopo gli avvenimenti del luglio, dopo quello che è accaduto in questo periodo, noi non possiamo più considerare socialisti i socialisti-rivoluzionari e i menscevichi. Gli operai adesso li chiamano social-carcerieri.
Dopo di ciò, parlare di unità con i social-carcerieri sarebbe un crimine. Bisogna lanciare un’altra parola d’ordine: unità con la loro ala sinistra, con gli internazionalisti che non hanno ancora perso completamente il senso dell’onore rivoluzionario e sono pronti a combattere la controrivoluzione.
Questa è la linea del Comitato centrale del partito.

DISCORSI ALLA CONFERENZA STRAORDINARIA
DELL’ORGANIZZAZIONE DI PIETROGRADO DEL POSDR (bolscevico)

(16-20 Luglio 1917)

Testi pubblicati per la prima volta nel 1923 sul n. 7 della Krasnaia Ljetopisj (Cronaca Rossa).

II
Rapporto sul momento attuale

(16 luglio)

Compagni!
Il momento attuale è caratterizzato dalla crisi del potere. Attorno a questa questione si raggruppano altre questioni secondarie. Questa crisi è determinata dalla instabilità del potere: siamo giunti a un momento in cui gli ordini del governo suscitano o il riso o l’indifferenza e nessuno li vuole eseguire. La sfiducia nel potere penetra profondamente nella popolazione. Il potere vacilla. In questo è il fondamento della crisi del potere.
Noi assistiamo alla terza crisi del potere. La prima crisi è quella del potere zarista, che è scomparso. La seconda crisi è quella del primo governo provvisorio, che ha avuto per risultato l’uscita dal governo di Miliukov e di Guckov. La terza crisi è quella del governo di coalizione, scoppiata nel momento in cui l’instabilità del potere ha raggiunto il punto più alto. I ministri socialisti rimettono i loro portafogli a Kerenski e la borghesia gli esprime la propria sfiducia. Si è formato un gabinetto che subito dopo la sua formazione si è trovato nelle stesse condizioni di instabilità. Come marxisti dobbiamo esaminare la crisi del potere non soltanto da un punto di vista formale, ma innanzitutto dal punto di vista della lotta di classe.
La crisi del potere è la lotta accanita, aperta, delle classi per il potere. In seguito alla prima crisi, il potere feudale ha ceduto il posto al potere della borghesia, che era sostenuto dai soviet, che rappresentano gli interessi del proletariato e della piccola borghesia. In seguito alla seconda crisi è stato raggiunto un accordo fra la grande e la piccola borghesia, sotto forma di un governo di coalizione. Come durante la prima crisi, le autorità hanno lottato contro le azioni rivoluzionarie degli operai il 27 febbraio, il 20 e il 21 aprile.
La seconda crisi si è risolta “a favore” dei soviet con l’entrata di “socialisti” che facevano parte dei soviet nel governo borghese. Nella terza crisi i soldati e gli operai hanno posto apertamente la questione della presa del potere da parte dei lavoratori, da parte della democrazia piccolo-borghese e proletaria, con l’eliminazione dal governo di tutti gli elementi capitalistici.
A cosa è dovuta la terza crisi?
Adesso fanno cadere tutta la colpa sui bolscevichi. L’azione del 3 e del 4 luglio sarebbe stata un fattore di aggravamento della crisi. Già K. Marx diceva che ogni passo in avanti della rivoluzione provoca a sua volta un passo indietro della controrivoluzione. I bolscevichi, giudicando rivoluzionaria l’azione del 3 e del 4 luglio, si assumono l’onore di essere i pionieri di questo passo in avanti, che viene loro addebitato dai socialisti rinnegati.
Ma questa crisi del potere non si è risolta a favore degli operai. Di chi la colpa? Se i menscevichi e i socialisti-rivoluzionari avessero appoggiato gli operai e i bolscevichi, la controrivoluzione sarebbe stata vinta, ma invece hanno cominciato a colpire i bolscevichi, hanno rotto l’unità del fronte rivoluzionario e la crisi si è sviluppata in condizioni sfavorevoli non soltanto per i bolscevichi, ma anche per loro, per i socialisti-rivoluzionari e per i menscevichi.
Questo è stato il primo fattore che ha aggravato la crisi. Il secondo fattore è stato l’uscita dei cadetti dal governo. I cadetti hanno intuito che le cose si mettevano male, che la crisi economica si sarebbe aggravata, il denaro si sarebbe rarefatto e decisero di eclissarsi. La loro uscita dal governo era la continuazione del boicottaggio di Konovalov. Quando i cadetti si sono resi conto dell’instabilità del governo, sono stati i primi ad abbandonarlo. Il terzo fattore che ha rivelato e aggravato la crisi del potere, è costituito dalle sconfitte delle nostre truppe al fronte. La questione della guerra è adesso la questione fondamentale intorno alla quale si aggirano tutte le altre questioni della vita interna ed estera del paese. Su questa questione fondamentale il governo ha subito uno scacco.
Fin dall’inizio era chiaro che l’offensiva al fronte era un’avventura. Corre voce che centinaia di migliaia di soldati sono stati fatti prigionieri e che gli altri fuggono in disordine. Attribuire lo sfacelo al fronte esclusivamente all’agitazione dei bolscevichi, significa esagerare la loro influenza. Nessun partito ha la forza di sollevare un peso simile.
Come spiegare che il nostro partito, che ha 200.000 iscritti, abbia potuto disgregare l’esercito, mentre il Comitato esecutivo centrale dei soviet, che è seguito da 20 milioni di cittadini, non è stato in grado di mantenere l’esercito sotto la sua influenza? Il fatto è che i soldati non vogliono combattere senza sapere per che cosa combattono, sono stanchi, sono in fermento per la questione della distribuzione delle terre, ecc. Fare assegnamento, in queste condizioni, sulla possibilità di portare i soldati a far la guerra significa fare assegnamento su un miracolo. Il Comitato esecutivo centrale dei soviet aveva la possibilità di sviluppare nell’esercito un’agitazione molto più intensa di quella che abbiamo condotto noi. Così ha fatto, ma ciononostante la grande forza elementare della lotta contro la guerra ha avuto il sopravvento. I colpevoli di questo non siamo noi, “colpevole” è la rivoluzione, che ha dato ad ogni cittadino il diritto di esigere una risposta alla domanda: perché si fa la guerra?
Perciò tre fattori hanno provocato la crisi del potere:
1. il malcontento degli operai e dei soldati, che consideravano la politica del governo troppo a destra;
2. il malcontento della borghesia, che considerava la politica del governo troppo a sinistra e
3. le sconfitte al fronte.
Queste sono le forze esteriori che hanno determinato la crisi del potere.
Ma la base di tutto, la forza sotterranea che ha provocato la crisi è stato lo sfacelo economico del paese, determinato dalla guerra. Soltanto su questo terreno sono sorti quei tre fattori che hanno fatto vacillare il potere del governo di coalizione.
Se la crisi è la lotta delle classi per il potere, noi come marxisti dobbiamo porre la questione: quale classe sale ora al potere? I fatti dicono che la classe operaia sale al potere. È chiaro che la classe borghese non permetterà, senza combattere, alla classe operaia di salire al potere. La piccola borghesia, che costituisce la maggioranza della popolazione della Russia, esita, unendosi ora a noi ora ai cadetti ed è lei che fa pendere il piatto della bilancia. Questo è il contenuto di classe della crisi del potere che stiamo attraversando.
Chi è il vincitore e chi è il vinto in questa crisi?
È evidente che nel caso in esame il potere è tenuto dalla borghesia rappresentata dai cadetti. Per un istante, allorché i cadetti erano usciti dal governo, il potere si è trovato nelle mani del Comitato esecutivo centrale dei soviet, ma questo ha rinunciato, incaricando i membri del governo di formare il gabinetto.
Adesso il Comitato esecutivo centrale appare come un’appendice del potere, nel gabinetto i ministri si susseguono; solo Kerenski resta. C’è qualcuno che detta la sua volontà, la quale dev’essere eseguita sia dai ministri che dal Comitato esecutivo centrale dei soviet.
Si tratta evidentemente della volontà della borghesia organizzata e innanzitutto dei cadetti. La borghesia detta le sue condizioni: essa chiede che al potere vi siano “uomini di affari” e non rappresentanti di partiti, che venga liquidato il programma agrario di Cernov, che venga abolita La dichiarazione del governo dell’8 luglio, che i bolscevichi vengano estromessi da tutti gli organi del potere. Il Comitato esecutivo centrale cede di fronte alla borghesia e accetta le sue condizioni.
Com’è potuto accadere che la borghesia, ancor ieri in ritirata, impartisca oggi ordini al Comitato esecutivo centrale dei soviet? Il fatto è che, dopo la sconfitta al fronte, il governo ha perduto credito agli occhi dei banchieri stranieri. Secondo alcuni dati, che meritano una seria attenzione, appare qui la mano dell’ambasciatore inglese Buchanan e quella dei banchieri, che rifiutano i crediti al governo se questo non rinuncia alle sue velleità “socialiste”. Questa è la prima causa.
La seconda causa è che il fronte della borghesia è organizzato meglio di quello della rivoluzione. Quando i menscevichi e i socialisti-rivoluzionari si sono uniti alla borghesia e hanno cominciato a dirigere i loro colpi contro i bolscevichi, la controrivoluzione ha compreso che il fronte unico della rivoluzione era rotto.
La controrivoluzione, organizzata in cricche militari, finanziarie e imperialistiche, con alla testa il Comitato centrale del partito cadetto, ha presentato ai “difensori della patria” tutta una serie di rivendicazioni. I menscevichi e i socialisti-rivoluzionari, che tremavano per il loro potere, si sono affrettati a soddisfare le richieste controrivoluzionarie.
Su questo sfondo è avvenuta la vittoria della controrivoluzione.
È evidente che la controrivoluzione ha vinto nel momento in cui i bolscevichi erano isolati, perché traditi dai menscevichi e dai socialisti-rivoluzionari. E’ altrettanto evidente che verrà il momento a noi favorevole, in cui potremo sferrare la battaglia decisiva contro la borghesia.
Esistono due centri della controrivoluzione. Uno è il partito della borghesia organizzata, quello dei cadetti, che si nasconde dietro i soviet difensisti. Il suo organo esecutivo è lo Stato maggiore con a capo i generali più in vista, che tengono tutte le fila del comando. L’altro è costituito dalla cricca finanziaria imperialista, collegata con l’Inghilterra e con la Francia e che controlla tutte le leve del credito. Non è un caso che Efremov, membro della commissione parlamentare che controlla il credito, sia stato inserito nel governo. I fatti che ho enumerato hanno determinato la vittoria della controrivoluzione sulla rivoluzione.
Quali sono le prospettive? Finché c’è la guerra, che proseguirà; finché non sarà risolta la crisi industriale, che non sarà risolta, perché non si può risolverla con le repressioni contro i soldati e contro gli operai e le classi dirigenti non possono prendere misure estreme; finché i contadini non riceveranno la terra e non la riceveranno perché persino Cernov, con il suo programma moderato, è stato considerato inadatto come membro del governo; finché le cose andranno così, le crisi saranno inevitabili, le masse scenderanno in piazza più di una volta e vi saranno scontri decisivi. Il periodo dello sviluppo pacifico della rivoluzione è terminato. È subentrato un nuovo periodo, un periodo di conflitti acuti, di scaramucce, di scontri e di lotte. La vita diventerà tempestosa, le crisi si succederanno l’una all’altra. I soldati e gli operai non resteranno silenziosi. Già venti reggimenti hanno protestato contro la soppressione della Okopnaia Pravda.
Neanche con l’immissione di nuovi ministri nel governo si è risolta la crisi. La classe operaia non è dissanguata. Essa si è dimostrata più prudente di quanto credessero gli avversari: quando ha compreso che i soviet avevano tradito, non ha dato battaglia il 4 e il 5 luglio. La rivoluzione agraria è appena all’inizio del suo sviluppo. Dobbiamo affrontare le prossime battaglie degnamente e in modo organizzato.
I nostri compiti fondamentali devono essere i seguenti:
1. invitare gli operai, i soldati e i contadini a mantenere il sangue freddo, a essere decisi e organizzati;
2. rinnovare, rafforzare ed estendere le nostre organizzazioni;
3. non trascurare le possibilità legali, poiché nessuna controrivoluzione può seriamente cacciarci nell’illegalità.
L’epoca delle devastazioni sfrenate è passata, subentra l’epoca delle persecuzioni “legali” e noi dobbiamo afferrare tutte le possibilità legali. In relazione al fatto che i bolscevichi sono restati isolati, poiché la maggioranza del Comitato esecutivo centrale dei soviet ci ha tradito alleandosi alla controrivoluzione, si pone la questione di come ci dobbiamo comportare verso i soviet e verso i menscevichi e i socialisti-rivoluzionari che costituiscono in essi la maggioranza. A una riunione del Comitato esecutivo centrale Martov accusò Gotz e Dan di avere presentato risoluzioni già approvate in assemblee di Centoneri e di cadetti. Il modo in cui si sono svolte le persecuzioni contro i bolscevichi ha dimostrato che essi sono rimasti senza alleati. La notizia dell’arresto dei nostri dirigenti e della soppressione dei nostri giornali è stata accolta dai menscevichi e dai socialisti-rivoluzionari con una tempesta di applausi. Dopo di questo, parlare di unità con i menscevichi e con i socialisti-rivoluzionari significa tendere la mano alla controrivoluzione. Dico questo perché in qualche officina si sta tentando di realizzare l’alleanza tra menscevichi, socialisti-rivoluzionari e bolscevichi.
Questa è una forma mascherata di lotta contro la rivoluzione, perché l’alleanza con i “difensori della patria” può far fallire la rivoluzione. Fra i menscevichi e i socialisti-rivoluzionari vi sono degli elementi che sono disposti a combattere la controrivoluzione (tra i socialisti-rivoluzionari i fautori di Kamkov e fra i menscevichi i fautori di Martov) e noi siamo disposti a unirci con questi elementi in un fronte rivoluzionario unico.

DISCORSI ALLA CONFERENZA STRAORDINARIA
DELL’ORGANIZZAZIONE DI PIETROGRADO DEL POSDR (bolscevico)

(16-20 Luglio 1917)

Testi pubblicati per la prima volta nel 1923 sul n. 7 della Krasnaia Ljetopisj (Cronaca Rossa).

III
Risposte a domande scritte

(16 luglio)

1. Domanda di Maslovski: In che misura il nostro partito interverrà nei futuri conflitti e nelle probabili azioni armate; si porrà esso a capo della protesta armata?
Risposta di Stalin: Bisogna presumere fin d’ora che le azioni saranno armate e che bisogna esser pronti a tutto. I prossimi conflitti saranno più aspri e il partito non deve lavarsene le mani. Saln, a nome della regione lettone, ha accusato il partito di non aver preso la direzione del movimento. Ma ciò è falso, perché il partito si pose precisamente il compito di portare il movimento su un terreno pacifico. Ci si può rimproverare di non esserci sforzati di prendere il potere. Il 3 e il 4 luglio noi potevamo prendere il potere, potevamo costringere il Comitato esecutivo centrale dei soviet a sanzionare il nostro potere. Ma la questione è la seguente: potevamo conservare il potere? Contro di noi si sarebbero sollevati il fronte, la provincia, una serie di soviet locali. Un potere che non avesse avuto l’appoggio della provincia sarebbe stato privo di fondamento. Prendere il potere in queste condizioni voleva dire coprirsi di vergogna.

2. Domanda di Ivanov: Qual è il nostro atteggiamento verso la parola d’ordine: “Il potere ai soviet!”? Non è venuta l’ora di dire: “Dittatura del proletariato”?
Risposta di Stalin: Quando la crisi del potere si risolve, vuol dire che una determinata classe è andata al potere, in questo caso la borghesia. Possiamo noi mantenere la vecchia parola d’ordine “Tutto il potere ai soviet!”? E ovvio che non la possiamo mantenere. Dare il potere ai soviet, che di fatto vanno tacitamente a braccetto con la borghesia, significa lavorare per il nostro nemico. Se vinceremo potremo dare il potere soltanto alla classe operaia appoggiata dagli strati più poveri della campagna. Noi dobbiamo elaborare un’altra forma, più adeguata, di organizzazione dei soviet dei deputati operai e contadini. La forma del potere resta quella vecchia, ma noi mutiamo il contenuto di classe di questa parola d’ordine, parliamo il linguaggio della lotta di classe: tutto il potere nelle mani degli operai e dei contadini poveri, che realizzeranno una politica rivoluzionaria.

3. Domanda di un anonimo: Come ci dovremo comportare se il Comitato esecutivo centrale dei soviet dei deputati operai e soldati si pronuncerà per la sottomissione della minoranza alla maggioranza? Usciremo allora dal Comitato esecutivo centrale dei soviet o non ne usciremo?
Risposta di Stalin: Esiste già una decisione in proposito. In una riunione della frazione bolscevica è stata elaborata una risposta secondo la quale noi, in quanto membri del Comitato esecutivo centrale dei soviet, ci sottomettiamo a tutte le decisioni del Comitato esecutivo centrale e non agiamo contro di esse, ma possiamo, in quanto membri del partito, agire indipendentemente, poiché non v’è dubbio che l’esistenza dei soviet non elimina l’esistenza indipendente dei partiti. Domani la nostra risposta sarà portata alla riunione del Comitato esecutivo centrale.

DISCORSI ALLA CONFERENZA STRAORDINARIA
DELL’ORGANIZZAZIONE DI PIETROGRADO DEL POSDR (bolscevico)

(16-20 Luglio 1917)

Testi pubblicati per la prima volta nel 1923 sul n. 7 della Krasnaia Ljetopisj (Cronaca Rossa).

IV
Discorso di chiusura

(16 luglio)

Compagni!
Per elaborare la risoluzione sull’atteggiamento da tenere verso le decisioni del Comitato esecutivo centrale dei soviet nei riguardi dei bolscevichi è stata eletta una commissione di cui anch’io ho fatto parte. Questa commissione ha elaborato una risoluzione del tenore seguente: noi, come membri del Comitato esecutivo centrale dei soviet, ci sottomettiamo alla maggioranza, ma come membri del partito bolscevico possiamo agire indipendentemente anche contro le decisioni del Comitato esecutivo centrale dei soviet.
Prokhorov per dittatura del proletariato intende la dittatura del nostro partito. Noi invece parliamo di dittatura della classe che guida gli strati più poveri dei contadini.
Negli interventi degli oratori vi sono alcune inesattezze circa la questione se noi attraversiamo un periodo di reazione o di controrivoluzione. La reazione non esiste durante la rivoluzione. Quando le classi si succedono al potere non vi è reazione, ma rivoluzione o controrivoluzione.
Per quanto riguarda il quarto fattore che avrebbe provocato la crisi del potere, il fattore internazionale menzionato da Kharitonov, soltanto la guerra e le questioni di politica estera che sono legate alla guerra hanno avuto un rapporto con la nostra crisi dal potere. Nel mio rapporto ho attribuito un’importanza essenziale alla guerra, come fattore che ha provocato la crisi del potere.
Per quanto riguarda la piccola borghesia, essa non costituisce più un tutto unico e subisce un processo di rapida disgregazione (il soviet dei deputati contadini della guarnigione di Pietrogrado è in disaccordo con il Comitato esecutivo del congresso dei contadini).
La lotta si sviluppa nelle campagne e parallelamente agli attuali soviet dei deputati contadini se ne creano dei nuovi, sorti spontaneamente. Noi facciamo assegnamento sull’appoggio di questi strati poveri dei contadini che si sollevano. Soltanto essi, per le loro condizioni economiche, possono venire con noi. Gli strati contadini che hanno messo nel Comitato esecutivo del congresso dei contadini individui assetati di sangue proletario come Avxentiev, non ci seguiranno e non verranno dalla nostra parte.
Ho potuto osservare come costoro applaudivano quando Tsereteli comunicò che era stato spiccato un mandato di cattura contro il compagno Lenin.
I compagni i quali hanno affermato che la dittatura del proletariato è impossibile perché il proletariato costituisce la minoranza della popolazione, hanno una nozione meccanica della forza della maggioranza. Anche i soviet rappresentano soltanto 20 milioni di individui organizzati, ma grazie al loro carattere organizzato guidano tutta la popolazione. Tutta la popolazione camminerà dietro a una forza organizzata capace di spezzare le catene dello sfacelo economico. Il compagno Volodarski interpreta diversamente da me la risoluzione approvata dalla conferenza, ma è difficile capire quale sia il suo punto di vista.
Dei compagni chiedono se possiamo cambiare la nostra parola d’ordine. La nostra parola d’ordine sul potere dei soviet faceva assegnamento su un periodo di sviluppo pacifico della rivoluzione che è finito. Non bisogna dimenticare il fatto che attualmente una delle condizioni per il passaggio del potere è di vincere la controrivoluzione mediante l’insurrezione. Quando abbiamo lanciato la nostra parola d’ordine sui soviet, il potere era di fatto nelle mani dei soviet. Attraverso la nostra pressione sui soviet potevamo influire sui mutamenti nella composizione del governo. Adesso il potere è nelle mani del governo provvisorio.
Non possiamo fare assegnamento sul passaggio pacifico del potere nelle mani della classe operaia attraverso una pressione sui soviet. In quanto marxisti dobbiamo dire: non sono le istituzioni che contano, ma la classe che realizza la sua politica in queste istituzioni. Noi appoggiamo senza riserve i soviet in cui abbiamo la maggioranza e dobbiamo sforzarci di crearne di questi soviet. Non possiamo dare il potere ai soviet che si alleano alla controrivoluzione.
Riassumendo tutte le osservazioni suddette si può dire che la via dello sviluppo pacifico del movimento si è chiusa, poiché il movimento ha preso il cammino della rivoluzione socialista. La piccola borghesia, eccetto gli strati dei contadini poveri, appoggia adesso la controrivoluzione. Perciò la parola d’ordine: “Tutto il potere ai soviet!” nel momento attuale è superata.

DISCORSI AL SESTO CONGRESSO
DEL POSDR(B)

(Luglio-agosto 1917)

Testi pubblicati per la prima volta nel 1919 nel volume Atti del sesto congresso del POSDR(b), edizioni Kommunist.

I
Rapporto del Comitato centrale

(27 luglio)

Compagni!
Il rapporto del Comitato centrale abbraccia gli ultimi due mesi e mezzo di attività del Comitato centrale e cioè i mesi di maggio, giugno e la prima metà del mese di luglio. L’attività del Comitato centrale nel mese di maggio si è sviluppata in tre direzioni.
In primo luogo: è stata lanciata la parola d’ordine delle rielezioni dei soviet dei deputati degli operai e dei soldati. Il Comitato centrale partiva dal punto di vista che da noi la rivoluzione si sviluppava per via pacifica, che attraverso le rielezioni dei soviet dei deputati degli operai e dei soldati era possibile mutare la composizione dei soviet e, di conseguenza, anche la composizione del governo. Gli avversari ci hanno attribuito allora l’intenzione di prendere il potere. Questa è una calunnia. Noi non avevamo simili intenzioni. Noi dicevamo che da noi era aperta la possibilità di mutare il carattere dell’attività dei soviet secondo le aspirazioni delle larghe masse attraverso la rielezione dei soviet. Vedevamo chiaramente che bastava la maggioranza di un solo voto nei soviet dei deputati degli operai e dei soldati perché il potere seguisse un’altra strada. Perciò tutto il lavoro svolto nel mese di maggio veniva compiuto sotto l’insegna delle rielezioni. In definitiva noi conquistammo circa la metà dei posti spettanti alla frazione operaia del soviet e circa un quarto dei posti spettanti ai soldati.
In secondo luogo: l’agitazione contro la guerra. Sfruttammo la condanna a morte di F. Adler e organizzammo una serie di comizi di protesta contro la pena capitale e contro la guerra.
I soldati hanno accolto bene questa campagna.
II terzo aspetto dell’attività del Comitato centrale è costituito dalle elezioni amministrative, che si sono tenute nel mese di maggio. Il Comitato centrale, insieme al Comitato di Pietrogrado, impiegò tutte le sue forze per dare battaglia sia ai cadetti, forza fondamentale della controrivoluzione, che ai menscevichi e ai socialisti-rivoluzionari, che, volenti o nolenti, seguivano i cadetti. Su 800.000 votanti, a Pietrogrado noi raccogliemmo circa il 20% di tutti i voti e inoltre conquistammo completamente la Duma del quartiere Vyborg. I compagni soldati e marinai hanno reso un servizio particolare al partito.
Pertanto il mese di maggio è stato contrassegnato:
1. dalle elezioni amministrative,
2. dall’agitazione contro la guerra e
3. dalle rielezioni del soviet dei deputati degli operai e dei soldati.

Mese di giugno. Le voci circa la preparazione di un’offensiva al fronte innervosivano i soldati. Comparve tutta una serie di ordini che riducevano a nulla i diritti dei soldati. Tutto questo elettrizzava le masse. Ogni voce si spargeva in un attimo per tutta Pietrogrado, provocava fermento fra gli operai e particolarmente fra i soldati. Le voci circa l’offensiva; gli ordini di Kerenski, con la Dichiarazione dei diritti del soldato; sfollamento degli elementi “superflui” da Pietrogrado, come dicevano gli organi di governo, per cui era chiara l’intenzione di allontanare da Pietrogrado gli elementi rivoluzionari; lo sfacelo economico che assumeva un carattere sempre più evidente, tutto questo innervosiva gli operai e i soldati. Assemblee venivano organizzate nelle fabbriche e diversi reggimenti e fabbriche non facevano che proporci di organizzare una dimostrazione. Il 5 giugno ci veniva proposto di organizzare un’azione dimostrativa. Ma il Comitato centrale decise di non intraprenderne nessuna per il momento e di convocare invece per il 7 un’assemblea di rappresentanti dei rioni, delle fabbriche, delle officine e dei reggimenti per decidere che cosa si dovesse fare. L’assemblea venne convocata e vi parteciparono circa 200 persone. Si chiarì che il fermento era particolarmente vivo fra i soldati. L’enorme maggioranza dei voti fu favorevole alla dimostrazione. Fu quindi posta la questione dello atteggiamento da prendere nel caso in cui il congresso dei soviet, che si apriva in quel periodo, si fosse pronunciato contro. L’enorme maggioranza dei compagni che espressero la loro opinione riteneva che nessuna forza avrebbe potuto arrestare l’azione. Dopo di ciò il Comitato centrale decise di assumersi il compito di organizzare una dimostrazione pacifica. Alla domanda posta dai soldati se si dovesse andare armati alla dimostrazione, il Comitato centrale rispose: andarvi non armati. I soldati però dissero che non era possibile manifestare disarmati, che le armi erano l’unica garanzia effettiva contro gli eccessi da parte dei borghesi, che essi avrebbero portato le armi esclusivamente per difesa personale.
Il 9 giugno il Comitato centrale, il Comitato di Pietrogrado e l’organizzazione militare tennero una riunione comune. Il Comitato centrale pose la questione se si dovesse rimandare l’azione, dato che il congresso dei soviet e tutti i partiti “socialisti” si erano pronunciati contro la nostra dimostrazione. Tutti risposero negativamente.
Alle ore 24 del 9 giugno il congresso dei soviet lanciò un appello nel quale, con tutto il peso della sua autorità, si scagliò contro di noi. Il Comitato centrale decise di non organizzare la dimostrazione per il 10 giugno e di rimandarla al 18 giugno, considerando che lo stesso congresso dei soviet aveva indetto per il 18 giugno una dimostrazione in cui le masse avrebbero potuto esprimere la loro volontà. Gli operai e i soldati accolsero con visibile malcontento questa decisione del Comitato centrale, ma la eseguirono. È caratteristico, compagni, che la mattina del 10 giugno, giornata in cui tutta una serie di oratori del congresso dei soviet parlò nelle fabbriche per “liquidare il tentativo di organizzare la dimostrazione”, l’enorme maggioranza degli operai acconsentiva ad ascoltare soltanto gli oratori del nostro partito. Il Comitato centrale riuscì a calmare i soldati e gli operai. Questo fatto dimostrò la nostra forza organizzativa.
Il congresso dei soviet, indicendo la dimostrazione del 18 giugno, dichiarò contemporaneamente che essa si sarebbe tenuta sotto l’insegna della libertà delle parole d’ordine. Evidentemente il congresso aveva deciso di dare battaglia al nostro partito. Noi accettammo la sfida e cominciammo a preparare le nostre forze per la dimostrazione imminente.
I compagni sanno come si è svolta la dimostrazione del 18 giugno. i giornali borghesi hanno detto che l’enorme maggioranza dei dimostranti seguiva le parole d’ordine lanciate dai bolscevichi. La parola d’ordine fondamentale fu: “Tutto il potere ai soviet!”. Non meno di 400.000 persone parteciparono alla dimostrazione. Soltanto tre piccoli gruppi, il Bund, i cosacchi e i seguaci di Plekhanov, osarono lanciare la parola d’ordine: “Fiducia nel governo provvisorio!”, ma anch’essi se ne pentirono, perché furono costretti a battere in ritirata.
Il congresso dei soviet si convinse allora che la forza e l’influenza del nostro partito erano grandi. Si formò in tutti la convinzione che la dimostrazione del 18 giugno, più imponente di quella del 21 aprile, non sarebbe stata senza conseguenze. Ed infatti non rimase senza conseguenze. La Riec che probabilmente si sarebbero verificati dei seri cambiamenti nella composizione del governo, perché la politica dei soviet non era approvata dalle masse.
Ma proprio in quel giorno cominciava al fronte l’offensiva delle nostre truppe, offensiva che prendeva una piega favorevole e in relazione ad essa cominciarono le manifestazioni dei “neri” sulla Prospettiva della Neva. Questa circostanza annullò la vittoria morale che i bolscevichi avevano ottenuto nella dimostrazione.
Furono anche annullati quei possibili risultati pratici di cui avevano parlato la Riec i rappresentanti ufficiali dei partiti al governo, del Partito socialista-rivoluzionario e di quello menscevico.
Il governo provvisorio restò al potere. L’offensiva vittoriosa, i successi parziali del governo provvisorio, tutta una serie di progetti sull’allontanamento delle truppe da Pietrogrado produssero il dovuto effetto sui soldati. Essi si persuasero, sulla base di questi fatti, che l’imperialismo passivo stava diventando imperialismo attivo; capirono che subentrava un’epoca in cui dovevano cadere nuove vittime.
Il fronte reagì a modo suo alla politica dell’imperialismo attivo.
Parecchi reggimenti, nonostante le proibizioni, sottoposero a votazione la questione se partecipare o no all’offensiva. Il comando supremo non capì che nella nuova situazione della Russia e per il fatto che gli scopi della guerra non erano chiari, era impossibile lanciare ciecamente le masse all’attacco. Accadde quel che noi avevamo previsto: l’offensiva si rivelò condannata al fallimento.
La fine di giugno e il principio di luglio trascorsero sotto l’insegna della politica dell’offensiva. Circolarono voci sul ripristino della pena di morte, sullo scioglimento di tutta una serie di reggimenti, sulle repressioni al fronte. Di là arrivarono delegati che parlarono degli arresti e delle repressioni avvenuti nei loro reparti. Le stesse notizie arrivavano dal reggimento dei granatieri e da quello dei mitraglieri. Tutto questo preparò il terreno a una nuova azione degli operai e dei soldati a Pietrogrado.

Passo agli avvenimenti del 3-5 luglio. I fatti ebbero inizio il 3 luglio alle 3 del pomeriggio nella sede del Comitato di Pietrogrado.

3 luglio, ore 3 del pomeriggio. Si svolgono i lavori della Conferenza di Pietrogrado del nostro partito. Si sta esaminando la questione più che innocua delle elezioni amministrative. Compaiono due rappresentanti di uno dei reggimenti della guarnigione, chiedono di prendere subito la parola e comunicano che il loro reggimento “ha deciso di passare all’azione questa sera”, che “non possono sopportare oltre in silenzio che un reggimento dopo l’altro venga sciolto al fronte” e che “già hanno inviato propri delegati nelle fabbriche e nei reggimenti” per chiedere che questi si uniscano alla dimostrazione. Il compagno Volodarski, a nome della presidenza della conferenza, risponde che “il partito ha deciso di astenersi dall’azione e che i membri del partito di un reggimento non possono non tenere conto delle decisioni del partito”.
Ore 4 del pomeriggio. Il Comitato di Pietrogrado, l’organizzazione militare e il Comitato centrale del partito, esaminata la questione, decidono di non procedere all’azione. Questa decisione viene approvata dalla conferenza e i partecipanti ad essa si recano nelle fabbriche e nei reggimenti per persuadere i compagni a non effettuare l’azione.
Ore 5 del pomeriggio, a Palazzo Tauride.
L’ufficio del Comitato esecutivo centrale dei soviet è riunito. Il compagno Stalin per incarico del Comitato centrale del partito informa l’Ufficio del Comitato esecutivo centrale di tutto l’accaduto e comunica inoltre la decisione dei bolscevichi di non procedere all’azione.
Ore 7 della sera, dinanzi alla sede del Comitato di Pietroburgo. Passano alcuni reggimenti con le bandiere. Recano la parola d’ordine “Tutto il potere ai soviet!”. Fermandosi dinanzi alla sede del Comitato di Pietrogrado, chiedono ai membri della nostra organizzazione di dire qualcosa. Gli oratori, i bolscevichi Lascevic e Kuraiev, chiarendo con i loro discorsi l’attuale situazione politica, invitano ad astenersi dall’azione. Vengono accolti con grida di “abbasso!”. I membri della nostra organizzazione propongono allora che i soldati eleggano una delegazione, espongano le proprie rivendicazioni al Comitato esecutivo centrale dei soviet e poi facciano ritorno al proprio reggimento.
I soldati rispondono lanciando un’assordante “Urrah!”. La banda suona la Marsigliese… frattempo notizie sull’uscita dei cadetti dal governo volano per tutta Pietrogrado irritando gli operai. Dietro ai soldati compaiono colonne di operai. Recano parole d’ordine identiche a quelle dei soldati. Soldati e operai si dirigono verso Palazzo Tauride.
Ore 9 della sera. Sede del Comitato di Pietrogrado. In fila i delegati delle fabbriche. Tutti propongono alle organizzazioni del nostro partito di intervenire nella questione e di prendere nelle proprie mani la direzione della dimostrazione. Altrimenti “correrà il sangue”. Si grida che è necessario eleggere delegazioni di fabbrica e di officina che si rechino a dichiarare la volontà dei dimostranti al Comitato esecutivo centrale dei soviet, in modo che le masse, udite poi le relazioni delle delegazioni, si sciolgano pacificamente. Ore 10 della notte, Palazzo Tauride. È riunita la sezione operaia soviet dei deputati degli operai e dei soldati di Pietrogrado. In seguito alle dichiarazioni degli operai, i quali riferiscono sull’inizio dell’azione, la maggioranza decide, al fine di evitare gli eccessi, di partecipare alla dimostrazione, per darle un carattere pacifico e organizzato. La minoranza che non approva questa decisione abbandona l’aula. La maggioranza elegge un comitato che deve eseguire la decisione testé presa.
Ore 11 della notte. Il Comitato centrale e il Comitato di Pietrogrado del nostro partito si trasferiscono a Palazzo Tauride, dove dalla sera hanno cominciato ad affluire i dimostranti. Arrivano i propagandisti dai rioni e i rappresentanti delle fabbriche. Si tiene una riunione fra i rappresentanti del Comitato centrale del nostro partito, il Comitato di Pietrogrado, l’organizzazione militare, il Comitato interzonale, l’Ufficio della sezione operaia del soviet di Pietrogrado. Dalle relazioni fatte dai rappresentanti dei distretti appariva chiaro che:
1. sarebbe stato impossibile l’indomani trattenere gli operai e i soldati dall’effettuare la dimostrazione;
2. i dimostranti sarebbero stati armati esclusivamente per difesa personale, per avere una garanzia effettiva contro i provocatori che potevano sparare dalla Prospettiva della Neva: “Non è tanto facile sparare su chi è armato”.
L’assemblea prende la seguente decisione: nel momento in cui le masse rivoluzionarie degli operai e dei soldati manifestano con la parola d’ordine “Tutto il potere ai soviet!”, il partito del proletariato non ha il diritto di disinteressarsi del movimento, di restare in disparte, non può abbandonare le masse agli arbitri del destino, deve stare assieme alle masse per dare al movimento spontaneo un carattere cosciente e organizzato. L’assemblea decide di proporre agli operai e ai soldati di eleggere delegati dei reggimenti e delle fabbriche e di portare attraverso loro al comitato esecutivo dei soviet le proprie rivendicazioni. Nello spirito di questa decisione viene steso un proclama che invita a una “dimostrazione pacifica e organizzata”.
Ore 12 della notte. Davanti a Palazzo Tauride stanno più di 30.000 operai della fabbrica Putilov. Bandiere. La parola d’ordine è: “Tutto il potere ai soviet!”. Si eleggono i delegati. I delegati portano al Comitato esecutivo le rivendicazioni degli operai della fabbrica Putilov. I soldati e gli operai che stazionano davanti a Palazzo Tauride cominciano a sfollare.

4 luglio, durante la giornata. Sfilata degli operai e dei soldati. Bandiere. Parole d’ordine bolsceviche. Il corteo si dirige verso Palazzo Tauride. Il corteo è chiuso da migliaia di marinai di Kronstadt. Secondo la testimonianza di giornali borghesi (Birgiovka), dimostranti sono non meno di 400.000. Grande esultanza nelle strade. Gli abitanti accolgono i dimostranti con gioiosi “Urrah!”. Gli eccessi cominciano nel pomeriggio. Le forze della reazione, annidate nei quartieri borghesi, turbano l’azione degli operai con criminali sparatorie effettuate a scopo di provocazione. Perfino la Birgevye Viedomosti osa negare che i primi a sparare sono stati gli avversari della dimostrazione. “Esattamente alle ore 2 del pomeriggio – scrive la Birgiovka (edizione serale del 4 luglio) – all’angolo tra la Via Sadovaia e la Prospettiva della Neva, mentre passavano i dimostranti armati e si era raccolto un notevole numero di spettatori che stavano tranquillamente a guardare, dal lato destro della Via Sadovaia si è udita un’assordante sparatoria, dopo di che è incominciato un nutrito fuoco di fucileria”.
E chiaro che i dimostranti non hanno sparato per primi, che sono stati degli “ignoti” a sparare sui dimostranti e non viceversa.
Contemporaneamente, nelle diverse zone della parte borghese della città, le sparatorie continuavano. I provocatori non dormivano. Ciononostante i dimostranti non sono usciti dai limiti della necessaria autodifesa. È impossibile parlare di complotto o di insurrezione. Non si è osservato nessun caso di occupazione di istituzioni governative e pubbliche, nessun tentativo di effettuare una simile occupazione, sebbene i dimostranti, disponendo di ingenti forze in armi, avrebbero potuto occupare non soltanto singole istituzioni, ma tutta la città.
Ore 8 della sera, Palazzo Tauride. Riunioni del Comitato centrale, della organizzazione interrionale e di altre organizzazioni del nostro partito. Si prende la decisione seguente: l’azione deve cessare dopo che la volontà degli operai rivoluzionari e dei soldati si è manifestata. Secondo lo spirito di questa decisione viene steso il proclama: “La dimostrazione è terminata… La nostra parola d’ordine è: fermezza, sangue freddo, calma…” (vedi il proclama sul Listok Pravdy). proclama, consegnato alla Pravda, potè essere pubblicato il 5 luglio, perché durante la notte (dal 4 al 5 luglio) la sede della Pravda devastata dagli allievi ufficiali e dagli sbirri della polizia segreta.
Ore 10-11 della notte, Palazzo Tauride. Seduta del Comitato esecutivo centrale dei soviet. È in discussione la questione del potere. Dopo l’uscita dei cadetti dal governo, la situazione dei socialisti-rivoluzionari e dei menscevichi diventa particolarmente critica: essi “hanno bisogno” di fare blocco con la borghesia, ma non vi è più la possibilità di fare blocco, perché la borghesia non vuole più accordarsi con loro.
L’idea del blocco con i cadetti fallisce. In considerazione di ciò si pone apertamente la questione della presa del potere da parte dei soviet. Le voci circa uno sfondamento del nostro fronte da parte delle truppe tedesche, voci in verità non ancora controllate, suscitano però allarme. Circolano voci secondo le quali il giorno dopo sarebbe stato pubblicato un comunicato contenente delle infami calunnie contro il compagno Lenin.
Il Comitato esecutivo centrale dei soviet chiama i soldati del reggimento della Volinia a Palazzo Tauride per difendere il palazzo. Da chi? A quanto pare dai bolscevichi, che si sarebbero recati nel palazzo per “arrestare” il Comitato esecutivo e “conquistare il potere”. Si parla così dei bolscevichi, che si sono battuti per rafforzare i soviet, affinché tutto il potere nel paese fosse affidato ai soviet!…
Ore 2-3 della notte. Il Comitato esecutivo centrale dei soviet non prende il potere. Esso affida ai ministri “socialisti” l’incarico di formare il nuovo governo, facendovi entrare dei borghesi, anche se a titolo individuale. Speciali pieni poteri vengono conferiti ai ministri per “lottare contro l’anarchia”. La questione è chiara: il Comitato esecutivo centrale, posto dinanzi alla necessità di una rottura aperta con la borghesia, rottura che esso teme in modo particolare poiché finora ha attinto la sua forza in determinate “combinazioni” con la borghesia, risponde rompendo apertamente con gli operai e con i bolscevichi, per dirigere le proprie armi contro gli operai ed i soldati rivoluzionari, unendosi alla borghesia. Con ciò stesso si apre una campagna contro la rivoluzione. La rivoluzione è il bersaglio contro cui dirigono i loro colpi i socialisti-rivoluzionari e i menscevichi, con grande gioia dei controrivoluzionari…

5 luglio. Sui giornali (particolarmente sul Givoìe Slovo) viene pubblicato il comunicato contenente infami calunnie contro il compagno Lenin. La Pravda non viene pubblicata, perché è stata devastata nella notte dal 4 al 5 luglio. Viene instaurata la dittatura dei ministri “socialisti”, che vogliono far blocco con i cadetti. I menscevichi e i socialisti-rivoluzionari, che non volevano prendere il potere, questa volta lo prendono (per breve tempo), per reprimere i bolscevichi… Compaiono per le strade le unità provenienti dal fronte. Gli allievi ufficiali e le bande controrivoluzionarie saccheggiano, perquisiscono e insultano. La caccia a VI. Lenin e ai bolscevichi, aperta da Alexinski, da Pankratov e da Pereverzev, viene condotta a fondo dai controrivoluzionari. La controrivoluzione dilaga di ora in ora. Il comando militare è il centro della dittatura.
Gli sbirri della polizia segreta, gli allievi ufficiali e i cosacchi si abbandonano ad atti di violenza. Avvengono arresti e bastonature. L’aperta campagna del Comitato esecutivo centrale dei soviet contro gli operai e i soldati bolscevichi scatena le forze della controrivoluzione.
In risposta alle calunnie di Alexinski e soci il Comitato centrale del nostro partito pubblica un volantino dal titolo Sotto processo i calunniatori! pubblicato un proclama del Comitato centrale (che la Pravda, essendo stata devastata, non potè pubblicare) sulla fine dello sciopero e della dimostrazione. Colpisce l’assenza di qualsiasi proclama degli altri partiti “socialisti”. I bolscevichi restano soli. Contro di loro si uniscono tacitamente tutti gli elementi che stanno alla loro destra, da Suvorin e Miliukov a Dan e Cernov.

6 luglio. I ponti sono alzati. Entra in scena il reparto misto del pacificatore Mazurenko. Per le strade le truppe reprimono i ribelli. Di fatto si ha lo stato d’assedio. I sospetti vengono arrestati e portati al comando. Si disarmano gli operai, i soldati, i marinai. Pietrogrado è consegnata in mano alla cricca militare. Nonostante il grande desiderio del governo dei ricchi di provocare la cosiddetta “battaglia”, gli operai e i soldati non cadono nella provocazione, non accettano battaglia. La fortezza di Pietro e Paolo apre le porte a quelli che operano il disarmo.
La sede del Comitato di Pietroburgo viene occupata dal reparto misto. Persecuzioni e disarmo nei quartieri operai. L’idea di Tsereteli di disarmare gli operai e soldati, timidamente per la prima volta l’11 giugno, viene attuata ora. Gli operai, irritati, chiamano Tsereteli “il ministro del disarmo”.
La tipografia Trud viene devastata. Si pubblica il Listok Pravdy. dell’operaio Volnov, che diffondeva il Listok… stampa borghese si accanisce facendo passare per fatti provati le infami calunnie lanciate contro il compagno V.I. Lenin e per di più nei suoi attacchi contro la rivoluzione non si limita più a colpire i bolscevichi, ma estende i suoi attacchi ai soviet, ai menscevichi, ai socialisti-rivoluzionari. Appare evidente che i socialisti-rivoluzionari e i menscevichi, tradendo i bolscevichi, hanno tradito se stessi, hanno tradito la rivoluzione, aizzando e scatenando le forze controrivoluzionarie. La campagna lanciata dalla dittatura controrivoluzionaria contro le libertà all’interno e al fronte si sviluppa a pieno ritmo. A giudicare dal fatto che la stampa dei cadetti e dei loro alleati, che ancor ieri tuonava contro la Russia rivoluzionaria, si è sentita improvvisamente soddisfatta, si può concludere che l’opera di repressione non si è compiuta senza la partecipazione a questa campagna del denaro dei capitalisti nostrani e di quelli alleati.

DISCORSI AL SESTO CONGRESSO
DEL POSDR(B)

(Luglio-agosto 1917)

Testi pubblicati per la prima volta nel 1919 nel volume Atti del sesto congresso del POSDR(b), edizioni Kommunist.

II
Discorso di chiusura

(27 luglio)

Compagni!
Come risulta dagli interventi, nessun compagno ha criticato la linea politica del Comitato centrale, né si è pronunciato contro le parole d’ordine del Comitato centrale del partito. Il Comitato centrale del partito ha lanciato tre parole d’ordine fondamentali: tutto il potere ai soviet, controllo sulla produzione e confisca delle terre dei grandi proprietari fondiari. Queste parole d’ordine si sono guadagnate la simpatia delle masse degli operai e dei soldati. Esse si sono dimostrate giuste e noi, lottando su questo terreno, abbiamo conservato la direzione delle masse. Penso che questo sia il fatto fondamentale che depone a favore del Comitato centrale. Se il Comitato centrale lancia parole d’ordine giuste nei momenti più difficili, ciò significa che ha fondamentalmente ragione.
Le critiche non hanno toccato la questione fondamentale, ma alcune questioni secondarie. Esse consistono nella denuncia del mancato collegamento del Comitato centrale con la provincia e del fatto che la sua attività si è svolta principalmente a Pietrogrado. Il rimprovero circa il distacco dalla provincia non è privo di fondamento. Ma non era assolutamente possibile abbracciare tutta la provincia. Il rimprovero secondo cui il Comitato centrale si era trasformato di fatto nel Comitato di Pietrogrado è vero in parte. E così. Ma qui, a Pietrogrado, si forgia la politica della Russia. Qui sono le forze che dirigono la rivoluzione. La provincia si muove secondo quel che avviene a Pietrogrado. Ciò si spiega infine con il fatto che qui abbiamo il governo provvisorio, che concentra nelle proprie mani tutto il potere, che qui abbiamo il Comitato esecutivo centrale, che è la voce di tutta la democrazia rivoluzionaria organizzata. D’altro lato, gli avvenimenti incalzano, si sviluppa una lotta aperta, non vi è nessuna garanzia che il potere esistente oggi non sarà scomparso domani. Attendere, in una situazione simile, che si pronunciassero i nostri amici della provincia, era inammissibile.

È noto che il Comitato esecutivo centrale risolve i problemi che interessano la rivoluzione senza aspettare la provincia. Essi hanno nelle proprie mani tutto l’apparato governativo. E noi? Noi abbiamo l’apparato del Comitato centrale. Ma naturalmente l’apparato del Comitato centrale è debole. Chiedere al Comitato centrale che non faccia nessun passo senza aver prima sentito la provincia, significa chiedere che il Comitato centrale si trascini alla coda degli avvenimenti e non che li preceda. Ma questo non sarebbe più un Comitato centrale. Soltanto impiegando il metodo al quale noi ci siamo attenuti, il Comitato centrale ha potuto mantenersi all’altezza della situazione. Vi sono stati dei rimproveri di carattere particolare. I compagni hanno parlato dell’insuccesso dell’insurrezione del 3-5 luglio. Sì, compagni, è stato un insuccesso. Ma era una dimostrazione, non una insurrezione. Questo insuccesso si spiega con la rottura del fronte rivoluzionario, dovuta al tradimento dei partiti piccolo-borghesi, il Partito socialista-rivoluzionario e il menscevico, che hanno voltato le spalle alla rivoluzione.
Il compagno Bezrabotny ha detto che il Comitato centrale non ha cercato d’inondare Pietrogrado e la provincia di manifestini che spiegassero gli avvenimenti del 3-5 luglio. Ma la nostra tipografia era stata devastata e non esisteva nessuna possibilità materiale di stampare qualunque cosa in altre tipografìe, poiché si sarebbe fatto loro correre il pericolo di essere devastate. Le cose tuttavia non sono poi andate tanto male: se in alcuni quartieri venivamo arrestati, in altri venivamo accolti con simpatia e con uno slancio insolito. Adesso il morale degli operai di Pietrogrado è eccellente e i bolscevichi godono di un grande prestigio.
Vorrei porre alcune questioni.
In primo luogo, come dobbiamo reagire alle calunnie lanciate contro i nostri dirigenti. In relazione agli avvenimenti di questi ultimi tempi, è necessario scrivere un manifesto rivolto a tutto il popolo con la spiegazione di tutti i fatti e per compilarlo è necessario eleggere una commissione. Se eleggerete questa commissione, propongo di affidarle la pubblicazione di un appello rivolto agli operai e ai soldati rivoluzionari della Germania, dell’Inghilterra, della Francia, ecc. per informarli degli avvenimenti del 3-5 luglio; ed in questo appello dobbiamo bollare i calunniatori. Noi siamo la parte più avanzata del proletariato, noi siamo responsabili della rivoluzione, noi dobbiamo dire tutta la verità sugli avvenimenti e smascherare gli infami calunniatori. In secondo luogo, il rifiuto di Lenin e di Zinoviev di comparire davanti al tribunale. Nella situazione attuale non è ancora ben chiaro in quali mani si trovi il potere. Non v’è nessuna garanzia che, una volta presentatisi, non vengano sottoposti a brutali violenze.
Le cose andrebbero diversamente se il tribunale fosse organizzato in modo democratico e venisse data la garanzia che non sarebbero permesse violenze.

Al Comitato esecutivo centrale, a una nostra domanda in proposito, ci hanno risposto: “Non sappiamo che cosa può accadere”. Per conseguenza, fino a quando la situazione non si chiarirà, fino a quando continuerà ad esservi una lotta sorda fra il potere ufficiale e il potere di fatto, non vi è nessuna ragione perché i nostri compagni si presentino davanti al “tribunale” Essi si presenteranno quando vi sarà un potere che potrà garantire che i nostri compagni non vengano sottoposti a violenze.

DISCORSI AL SESTO CONGRESSO
DEL POSDR(B)

(Luglio-agosto 1917)

Testi pubblicati per la prima volta nel 1919 nel volume Atti del sesto congresso del POSDR(b), edizioni Kommunist.

IlI
Rapporto sulla situazione politica

(30 luglio)

Compagni!
La questione della situazione politica della Russia è la questione del destino della nostra rivoluzione, delle sue vittorie e delle sue sconfitte, nelle condizioni della guerra imperialista. Fin dal febbraio è risultato evidente che le forze fondamentali della nostra rivoluzione sono costituite dal proletariato e dai contadini che, a causa della guerra, vestono la divisa militare. È accaduto che nella lotta contro lo zarismo anche altre forze, la borghesia liberale e il capitale alleato, si trovassero nello stesso campo di quelle forze, quasi come coalizzate con esse. Il proletariato era e continua ad essere il nemico mortale dello zarismo.
I contadini avevano fiducia nel proletariato e, vedendo che non avrebbero ottenuto la terra senza l’abbattimento dello zarismo, hanno seguito il proletariato. La borghesia liberale era stata delusa dallo zarismo e se ne è staccata perché lo zarismo non soltanto non le conquistava nuovi mercati, ma non sapeva neppure mantenere quelli vecchi, avendo abbandonato alla Germania quindici governatorati. Anche il capitale alleato, amico e protettore di Nicola II, è stato “costretto” a tradire lo zarismo, poiché lo zarismo non soltanto non gli garantiva “l’unità del fronte” da esso desiderata, ma preparava apertamente la pace separata con la Germania. Così lo zarismo è rimasto isolato.
Così appunto si spiega il fatto “sorprendente” che lo zarismo “sia morto in modo così calmo e silenzioso”. Ma queste forze miravano a obiettivi completamente diversi. La borghesia liberale e i capitalisti anglo-francesi volevano fare in Russia una piccola rivoluzione sul tipo di quella dei Giovani turchi, per suscitare l’entusiasmo delle masse popolari e sfruttarle per fare una grande guerra, mentre il potere dei capitalisti e dei grandi proprietari fondiari sarebbe rimasto fondamentalmente intatto. Una piccola rivoluzione per una grande guerra!
Gli operai e i contadini miravano viceversa a una trasformazione radicale del vecchio regime, volevano quella che da noi si chiama una grande rivoluzione, per far cessare la guerra e garantire la pace, dopo aver rovesciato i grandi proprietari fondiari e domato la borghesia imperialista. Una grande rivoluzione e la pace!
Questa radicale contraddizione stava alla base dello sviluppo della nostra rivoluzione, alla base di tutte le crisi del potere.
La crisi del 20-21 aprile è stata la prima espressione aperta di questa contraddizione. Se nella storia di queste crisi la vittoria è sempre arrisa finora alla borghesia imperialista, ciò è avvenuto non soltanto perché il fronte controrivoluzionario, guidato dal partito cadetto, è organizzato, ma innanzitutto perché i partiti conciliatori, il Partito socialista-rivoluzionario e il menscevico, che pencolano dalla parte dell’impe­rialismo e che conducono ancora dietro a sé larghe masse, rompevano ogni volta il fronte della rivoluzione, passavano nel campo della borghesia e davano così la superiorità al fronte contro­rivoluzionario.
Così è accaduto ad aprile.
Così è accaduto a luglio.
Il “principio” della coalizione con la borghesia imperialista, propugnato dai menscevichi e dai socialisti-rivoluzionari, nei fatti si è dimostrato uno strumento funesto, grazie al quale il partito cadetto dei capitalisti e dei grandi proprietari fondiari, isolando i bolscevichi, ha rafforzato gradualmente le proprie posizioni ad opera degli stessi menscevichi e socialisti-rivoluzionari…
La calma subentrata al fronte nei mesi di marzo, aprile e maggio veniva sfruttata per portare avanti la rivoluzione. Spinta dallo sfacelo generale del paese e stimolata dall’esistenza di libertà di cui nessuno dei paesi belligeranti godeva, la rivoluzione si approfondiva sempre di più, ponendo all’ordine del giorno le questioni sociali.
Essa penetrava nel campo economico, ponendo le questioni del controllo operaio sull’industria, della nazionalizzazione della terra e della consegna delle scorte ai contadini poveri, dell’organizzazione di giusti scambi fra la città e la campagna, della nazionalizzazione delle banche e infine della presa del potere da parte del proletariato e degli strati dei contadini poveri.
La rivoluzione doveva affrontare la questione delle trasformazioni socialiste. Alcuni compagni dicono che, siccome da noi il capitalismo è debolmente sviluppato, sarebbe utopistico porre la questione della rivoluzione socialista. Questi compagni avrebbero ragione se non ci fosse la guerra, se non ci fosse lo sfacelo economico, se non fossero scosse le fondamenta dell’organizzazione capitalistica della nostra economia nazionale. La questione dell’intervento nel campo economico si pone in tutti gli Stati come questione che è indispensabile porre in una situazione bellica. La vita ha posto questo problema anche in Germania, dove viene risolto senza la partecipazione diretta e attiva delle masse. Le cose vanno diversamente da noi in Russia.
Da noi lo sfacelo economico ha assunto proporzioni disastrose. D’altra parte nessun altro paese che si trova in guerra gode della libertà di cui godiamo noi. Inoltre si deve tenere conto dell’enorme sviluppo organizzativo degli operai: noi, per esempio, a Pietrogrado abbiamo il 66% dei metallurgici organizzati. Infine in nessun paese il proletariato ha avuto e ha organizzazioni così ampie come i soviet dei deputati degli operai e dei soldati. È comprensibile che gli operai, che usufruiscono della massima libertà e della massima organizzazione, non possano rinunciare a intervenire attivamente nella vita economica del paese per effettuare trasformazioni socialiste, senza compiere un suicidio politico. Sarebbe un’indegna pedanteria esigere che la Russia, per fare delle trasformazioni socialiste, aspetti che cominci l’Europa. Comincia quel paese che ha le maggiori possibilità di cominciare… La rivoluzione, in quanto faceva passi in avanti così grandi, non poteva non risvegliare la vigilanza dei controrivoluzionari, doveva stimolare la controrivoluzione. Questo è il primo fattore che mobilita la controrivoluzione.
Il secondo fattore è costituito dall’avventura iniziata con la politica dell’offensiva e da tutta una serie di rovesci al fronte, che hanno privato il governo provvisorio di qualsiasi prestigio e hanno rianimato la controrivoluzione, che si è messa ad attaccare il governo. Circolano voci secondo le quali comincia da noi un periodo di provocazioni su vasta scala.
I delegati che provengono dal fronte ritengono che l’offensiva e la ritirata, in una parola tutto ciò che è accaduto al fronte, siano state escogitate per disonorare la rivoluzione e per rovesciare i soviet. Io non so se queste voci siano fondate o no, ma è da rilevare che il 2 luglio i cadetti uscirono dal governo, il 3 cominciarono gli avvenimenti di luglio e il 4 arrivarono le notizie dello sfondamento del fronte. Sorprendente coincidenza! Non si può dire che i cadetti siano usciti dal governo per la soluzione del problema ucraino, poiché i cadetti non si erano pronunciati contro la soluzione del problema ucraino.
Esiste un altro fatto che deporrebbe a favore dell’effettivo inizio di un periodo di provocazioni: parlo delle sparatorie in Ucraina.25 Questi fatti dovrebbero chiarire ai compagni che lo sfondamento del fronte costituiva, nei piani della controrivoluzione, uno dei fattori che dovevano demolire l’idea della rivoluzione agli occhi delle larghe masse piccolo-borghesi.
Esiste ancora un terzo fattore che rinvigorisce le forze controrivoluzionarie in Russia: questo fattore è il capitale alleato. Se il capitale alleato, vedendo che lo zarismo cercava di concludere la pace separata, ha tradito il governo di Nicola, nessuno gli impedisce di rompere con il governo attuale, se questo si dimostra incapace di conservare “l’unità” del fronte. Miliukov ha dichiarato in una riunione che la Russia viene valutata sul mercato internazionale come fornitrice di uomini e per questo ottiene ì finanziamenti; ma se risultasse che il nuovo potere, rappresentato dal governo provvisorio è incapace di mantenere l’unità del fronte offensivo contro la Germania, non varrebbe la pena di sussidiarlo. Ma senza denari, senza finanziamenti, il governo è destinato a cadere. Questo è il motivo segreto per cui i cadetti hanno acquistato una grande forza nel periodo della crisi. Kerenski e tutti i ministri sono stati dei burattini nelle mani dei cadetti. La forza dei cadetti è costituita dall’appoggio del capitale alleato.
Due vie si sono aperte davanti alla Russia:
o si cessa la guerra, si rompono tutti i legami finanziari con l’imperialismo, la rivoluzione va avanti, crollano le fondamenta del mondo borghese e comincia l’era della rivoluzione operaia;
oppure si continua la guerra e l’offensiva al fronte, la sottomissione ai bisogni del capitale alleato e dei cadetti e, per conseguenza, la soggezione completa al capitale alleato (a Palazzo Tauride circolavano voci precise secondo le quali l’America avrebbe dato otto miliardi di rubli e avrebbe fornito i mezzi per la ricostruzione economica) e il trionfo della controrivoluzione. Una terza via non esiste.
Il tentativo dei socialisti-rivoluzionari e dei menscevichi di far passare per ribellione armata l’azione del 3-4 luglio è semplicemente ridicolo. Il 3 luglio noi proponevamo l’unità del fronte rivoluzionario per combattere la controrivoluzione. La nostra parola d’ordine era: “Tutto il potere ai soviet!”, il che significa che volevamo creare un fronte rivoluzionario unito. Ma i menscevichi e i socialisti-rivoluzionari, temendo di staccarsi dalla borghesia, ci voltarono le spalle, distruggendo così il fronte rivoluzionario a favore dei controrivoluzionari. Se vogliamo parlare dei colpevoli della vittoria della controrivoluzione, questi colpevoli sono i socialisti-rivoluzionari e i menscevichi. Per nostra disgrazia la Russia è un paese piccolo-borghese che segue ancora i socialisti-rivoluzionari e i menscevichi, i quali si mettono d’accordo con i cadetti. Fino a quando l’idea della conciliazione con la borghesia non creerà più illusioni nelle masse, la rivoluzione procederà zoppicando e inciampando.
Il quadro che ci si presenta è quello della dittatura della borghesia imperialista e dei generali controrivoluzionari. Il governo, che esteriormente lotta contro questa dittatura, di fatto esegue i suoi bisogni e costituisce soltanto lo schermo che la protegge dal furore del popolo. I soviet, resi impotenti e disonorati dalla loro politica di interminabili concessioni, non fanno che completare il quadro e se non vengono eliminati è soltanto perché sono ancora necessari come paravento molto utile, indispensabile.
Pertanto la situazione è radicalmente cambiata. Anche la nostra tattica deve cambiare. Prima noi eravamo per il passaggio pacifico del potere ai soviet; si supponeva allora che bastasse che il Comitato esecutivo centrale dei soviet approvasse la decisione di prendere il potere, perché la borghesia sgombrasse pacificamente il cammino.
Effettivamente nei mesi di marzo, aprile e maggio ogni decisione dei soviet aveva valore di legge, poiché era sempre possibile convalidarla con la forza. La situazione cambiò quando i soviet furono disarmati e ridotti (di fatto) al livello di semplici organizzazioni professionali. Adesso non si tiene conto delle decisioni dei soviet. Adesso per prendere il potere è necessario prima abbattere la dittatura esistente. Abbattere la dittatura della borghesia imperialista: ecco quale deve essere la parola d’ordine immediata del partito.
È finito il periodo pacifico della rivoluzione. È subentrato un periodo di scontri e di esplosioni. La parola d’ordine dell’abbattimento dell’attuale dittatura può essere realizzata solo a condizione di un nuovo potente sviluppo politico in tutta la Russia. Tutto il processo di sviluppo del paese e la circostanza che nessuna delle questioni essenziali della rivoluzione è stata risolta, poiché le questioni della terra, del controllo operaio, della pace e del potere non sono state risolte, rendono inevitabile questo sviluppo.
Le repressioni non fanno che rendere più tesa la situazione, poiché non risolvono nessuna delle questioni poste dalla rivoluzione. Le forze fondamentali del nuovo movimento saranno il proletariato delle città e gli strati dei contadini poveri. In caso di vittoria saranno essi a prendere il potere nelle mani. La caratteristica del momento è che le misure controrivoluzionarie vengono attuate per mano dei “socialisti”. Soltanto usando questo paravento la controrivoluzione si può ancora sostenere per un mese o due. Ma, nella misura in cui le forze della rivoluzione si svilupperanno, vi saranno delle esplosioni e verrà il momento in cui gli operai solleveranno e raggrupperanno attorno a sé gli strati dei contadini poveri, innalzeranno la bandiera della rivoluzione operaia e apriranno in Europa l’era della rivoluzione socialista.

DISCORSI AL SESTO CONGRESSO
DEL POSDR(B)

(Luglio-agosto 1917)

Testi pubblicati per la prima volta nel 1919 nel volume Atti del sesto congresso del POSDR(b), edizioni Kommunist.

IV
Risposte alle domande relative al rapporto sulla situazione politica

(31 luglio)

Sul primo punto, “Quali forme di organizzazione della lotta propone il relatore al posto dei soviet dei deputati degli operai?”, rispondo che questo modo d’impostare la questione è errato. Io non mi sono espresso contro i soviet come forma di organizzazione della classe operaia; non è la forma organizzativa di un’istituzione rivoluzionaria che porta a lanciare una parola d’ordine, ma il contenuto che costituisce la carne e il sangue di questa istituzione. Se i cadetti fossero entrati a far parte dei soviet, non avremmo mai lanciato la parola d’ordine del passaggio del potere ai soviet. Adesso noi lanciamo la parola d’ordine del passaggio del potere nelle mani del proletariato e dei contadini poveri.
Quindi non è della forma che si tratta, ma della classe che deve prendere il potere, si tratta della composizione dei soviet. I soviet sono la forma più adeguata di organizzazione della lotta della classe operaia per il potere, ma i soviet non sono l’unico tipo di organizzazione rivoluzionaria. Essi sono una forma puramente russa. All’estero noi vediamo adempiere questa funzione dalle municipalità durante la grande Rivoluzione francese, dal Comitato centrale della Guardia nazionale durante la Comune. Anche da noi si è fatta strada l’idea di un comitato rivoluzionario. Forse la sezione operaia è la forma più adeguata per condurre la lotta per il potere.
Ma bisogna rendersi chiaramente conto che la questione decisiva non è quella della forma di organizzazione. In realtà, decisiva è la questione se la classe operaia è matura per la dittatura. Tutto il resto verrà in seguito, dall’attività creativa della rivoluzione.
Sui punti secondo e terzo, “Come comportarsi praticamente verso gli attuali soviet?”, la risposta è del tutto chiara. Per quanto riguarda il passaggio di tutto il potere al Comitato esecutivo centrale dei soviet, questa parola d’ordine è superata. Non si tratta di altro. La questione dell’abbattimento dei soviet è una pura invenzione. Nessuno l’ha posta qui. Se noi proponiamo di abolire la parola d’ordine “Tutto il potere ai soviet!”, non ne deriva affatto che si debba dire: “Abbasso i soviet!”. Noi, pur abbandonando questa parola d’ordine, non usciremo tuttavia dal Comitato centrale esecutivo dei soviet, malgrado la miserabile funzione da esso assolta in questi ultimi tempi. I soviet locali hanno ancora una funzione da compiere, poiché dovranno opporsi alle pretese del governo provvisorio e in questa lotta noi li appoggeremo.
Ripeto dunque: l’abbandono della parola d’ordine del passaggio del potere nelle mani dei soviet non significa affatto “Abbasso i soviet!”. Il nostro atteggiamento verso i soviet nei quali siamo in maggioranza è quello della massima simpatia. Vivano e si rafforzino questi soviet. Ma la forza non è più nei soviet. Prima il governo provvisorio emanava un decreto e il comitato esecutivo dei soviet emanava un contro decreto e soltanto quest’ultimo acquistava forza di legge. Ricordate la storia del decreto n. 1.
Adesso il governo provvisorio non tiene alcun conto del Comitato esecutivo centrale. Non per volontà propria il Comitato esecutivo centrale dei soviet decise, in un secondo tempo, di non partecipare alla commissione d’inchiesta sugli avvenimenti del 3-5 luglio, ma ne fu impedito per ordine di Kerenski. Non si tratta adesso di conquistare la maggioranza nei soviet, il che di per sé è molto importante, ma di abbattere la dittatura controrivoluzionaria. Sul quarto punto, “Definizione più concreta del concetto di ‘contadini poveri’ e indicazione delle loro forme di organizzazione”, rispondo che il termine “contadini poveri” non è un termine nuovo. Esso è stato introdotto nella letteratura marxista dal compagno V.I. Lenin fin dal 1905; da allora è stato impiegato su quasi ogni numero della Pravda ed è stato adottato nelle risoluzioni della Conferenza di aprile.
Gli strati dei contadini poveri sono quegli strati che si trovano in disaccordo con i contadini ricchi. Il soviet dei deputati dei contadini, che rappresenta circa 80 milioni di contadini (calcolando anche le donne), è un’organizzazione di contadini ricchi. I contadini poveri conducono una lotta accanita contro la politica di questo soviet. Mentre il capo del Partito socialista-rivoluzionario, Cernov e poi Avxentiev e altri propongono ai contadini di non prendere subito la terra, ma di attendere che l’assemblea costituente risolva in generale la questione agraria, i contadini per tutta risposta prendono la terra, la coltivano, s’impadroniscono delle scorte, ecc. Notizie di questo genere ci pervengono dai governatorati di Penza, Voronez, Vitebsk, Kazan e da una serie di altri governatorati. Questo solo fatto dimostra chiaramente che la campagna è divisa in strati superiori e inferiori e che i contadini non costituiscono più un tutto unico. Gli strati superiori seguono prevalentemente i socialisti-rivoluzionari, gli inferiori non possono vivere senza la terra e nei confronti del governo provvisorio stanno all’opposizione. A questi strati appartengono i contadini con poca terra, che possiedono un solo cavallo o neppure quello, ecc. Vicino ad essi stanno gli strati che sono quasi privi di terra, i semiproletari.
Sarebbe illogico, in periodo rivoluzionario, non cercare di raggiungere una certa intesa con questi strati contadini. Ma allo stesso tempo è necessario organizzare separatamente i braccianti e raggrupparli attorno al proletariato. È difficile prevedere quale sarà la forma di organizzazione di questi strati. Adesso i contadini poveri o si organizzano in soviet formati spontaneamente o cercano di conquistare i soviet già esistenti. Così a Pietrogrado circa un mese e mezzo fa i contadini poveri hanno organizzato un soviet (di cui facevano parte i rappresentanti delle fabbriche e di ottanta reparti militari) che conduce una lotta accanita contro la politica del soviet dei deputati dei contadini. In generale i soviet sono la forma più adeguata di organizzazione delle masse; ma non sono le istituzioni che ci interessano, bensì il loro contenuto di classe. Dobbiamo sforzarci di ottenere che anche le masse distinguano la forma dal contenuto.
Parlando in generale, la questione delle forme di organizzazione non è la questione fondamentale. Quando ci sarà lo slancio rivoluzionario, si creeranno anche le forme organizzative. La questione delle forme di organizzazione non deve offuscare la questione fondamentale che sarà, quale classe deve prendere nelle sue mani il potere. Ormai è inconcepibile per noi un blocco con i difensisti. I partiti difensisti hanno legato il proprio destino alla borghesia e l’idea di un blocco che va dai socialisti-rivoluzionari ai bolscevichi è naufragata. La questione che ora è all’ordine del giorno è la seguente: lottare contro gli strati superiori dei soviet, in alleanza con gli strati inferiori dei contadini e spazzare via la controrivoluzione.

DISCORSI AL SESTO CONGRESSO
DEL POSDR(B)

(Luglio-agosto 1917)

Testi pubblicati per la prima volta nel 1919 nel volume Atti del sesto congresso del POSDR(b), edizioni Kommunist.

IV
Risposte alle domande relative al rapporto sulla situazione politica

(31 luglio)

Sul primo punto, “Quali forme di organizzazione della lotta propone il relatore al posto dei soviet dei deputati degli operai?”, rispondo che questo modo d’impostare la questione è errato. Io non mi sono espresso contro i soviet come forma di organizzazione della classe operaia; non è la forma organizzativa di un’istituzione rivoluzionaria che porta a lanciare una parola d’ordine, ma il contenuto che costituisce la carne e il sangue di questa istituzione. Se i cadetti fossero entrati a far parte dei soviet, non avremmo mai lanciato la parola d’ordine del passaggio del potere ai soviet. Adesso noi lanciamo la parola d’ordine del passaggio del potere nelle mani del proletariato e dei contadini poveri.
Quindi non è della forma che si tratta, ma della classe che deve prendere il potere, si tratta della composizione dei soviet. I soviet sono la forma più adeguata di organizzazione della lotta della classe operaia per il potere, ma i soviet non sono l’unico tipo di organizzazione rivoluzionaria. Essi sono una forma puramente russa. All’estero noi vediamo adempiere questa funzione dalle municipalità durante la grande Rivoluzione francese, dal Comitato centrale della Guardia nazionale durante la Comune. Anche da noi si è fatta strada l’idea di un comitato rivoluzionario. Forse la sezione operaia è la forma più adeguata per condurre la lotta per il potere.
Ma bisogna rendersi chiaramente conto che la questione decisiva non è quella della forma di organizzazione. In realtà, decisiva è la questione se la classe operaia è matura per la dittatura. Tutto il resto verrà in seguito, dall’attività creativa della rivoluzione.
Sui punti secondo e terzo, “Come comportarsi praticamente verso gli attuali soviet?”, la risposta è del tutto chiara. Per quanto riguarda il passaggio di tutto il potere al Comitato esecutivo centrale dei soviet, questa parola d’ordine è superata. Non si tratta di altro. La questione dell’abbattimento dei soviet è una pura invenzione. Nessuno l’ha posta qui. Se noi proponiamo di abolire la parola d’ordine “Tutto il potere ai soviet!”, non ne deriva affatto che si debba dire: “Abbasso i soviet!”. Noi, pur abbandonando questa parola d’ordine, non usciremo tuttavia dal Comitato centrale esecutivo dei soviet, malgrado la miserabile funzione da esso assolta in questi ultimi tempi. I soviet locali hanno ancora una funzione da compiere, poiché dovranno opporsi alle pretese del governo provvisorio e in questa lotta noi li appoggeremo.
Ripeto dunque: l’abbandono della parola d’ordine del passaggio del potere nelle mani dei soviet non significa affatto “Abbasso i soviet!”. Il nostro atteggiamento verso i soviet nei quali siamo in maggioranza è quello della massima simpatia. Vivano e si rafforzino questi soviet. Ma la forza non è più nei soviet. Prima il governo provvisorio emanava un decreto e il comitato esecutivo dei soviet emanava un contro decreto e soltanto quest’ultimo acquistava forza di legge. Ricordate la storia del decreto n. 1.
Adesso il governo provvisorio non tiene alcun conto del Comitato esecutivo centrale. Non per volontà propria il Comitato esecutivo centrale dei soviet decise, in un secondo tempo, di non partecipare alla commissione d’inchiesta sugli avvenimenti del 3-5 luglio, ma ne fu impedito per ordine di Kerenski. Non si tratta adesso di conquistare la maggioranza nei soviet, il che di per sé è molto importante, ma di abbattere la dittatura controrivoluzionaria. Sul quarto punto, “Definizione più concreta del concetto di ‘contadini poveri’ e indicazione delle loro forme di organizzazione”, rispondo che il termine “contadini poveri” non è un termine nuovo. Esso è stato introdotto nella letteratura marxista dal compagno V.I. Lenin fin dal 1905; da allora è stato impiegato su quasi ogni numero della Pravda ed è stato adottato nelle risoluzioni della Conferenza di aprile.
Gli strati dei contadini poveri sono quegli strati che si trovano in disaccordo con i contadini ricchi. Il soviet dei deputati dei contadini, che rappresenta circa 80 milioni di contadini (calcolando anche le donne), è un’organizzazione di contadini ricchi. I contadini poveri conducono una lotta accanita contro la politica di questo soviet. Mentre il capo del Partito socialista-rivoluzionario, Cernov e poi Avxentiev e altri propongono ai contadini di non prendere subito la terra, ma di attendere che l’assemblea costituente risolva in generale la questione agraria, i contadini per tutta risposta prendono la terra, la coltivano, s’impadroniscono delle scorte, ecc. Notizie di questo genere ci pervengono dai governatorati di Penza, Voronez, Vitebsk, Kazan e da una serie di altri governatorati. Questo solo fatto dimostra chiaramente che la campagna è divisa in strati superiori e inferiori e che i contadini non costituiscono più un tutto unico. Gli strati superiori seguono prevalentemente i socialisti-rivoluzionari, gli inferiori non possono vivere senza la terra e nei confronti del governo provvisorio stanno all’opposizione. A questi strati appartengono i contadini con poca terra, che possiedono un solo cavallo o neppure quello, ecc. Vicino ad essi stanno gli strati che sono quasi privi di terra, i semiproletari.
Sarebbe illogico, in periodo rivoluzionario, non cercare di raggiungere una certa intesa con questi strati contadini. Ma allo stesso tempo è necessario organizzare separatamente i braccianti e raggrupparli attorno al proletariato. È difficile prevedere quale sarà la forma di organizzazione di questi strati. Adesso i contadini poveri o si organizzano in soviet formati spontaneamente o cercano di conquistare i soviet già esistenti. Così a Pietrogrado circa un mese e mezzo fa i contadini poveri hanno organizzato un soviet (di cui facevano parte i rappresentanti delle fabbriche e di ottanta reparti militari) che conduce una lotta accanita contro la politica del soviet dei deputati dei contadini. In generale i soviet sono la forma più adeguata di organizzazione delle masse; ma non sono le istituzioni che ci interessano, bensì il loro contenuto di classe. Dobbiamo sforzarci di ottenere che anche le masse distinguano la forma dal contenuto.
Parlando in generale, la questione delle forme di organizzazione non è la questione fondamentale. Quando ci sarà lo slancio rivoluzionario, si creeranno anche le forme organizzative. La questione delle forme di organizzazione non deve offuscare la questione fondamentale che sarà, quale classe deve prendere nelle sue mani il potere. Ormai è inconcepibile per noi un blocco con i difensisti. I partiti difensisti hanno legato il proprio destino alla borghesia e l’idea di un blocco che va dai socialisti-rivoluzionari ai bolscevichi è naufragata. La questione che ora è all’ordine del giorno è la seguente: lottare contro gli strati superiori dei soviet, in alleanza con gli strati inferiori dei contadini e spazzare via la controrivoluzione.

DISCORSI AL SESTO CONGRESSO
DEL POSDR(B)

(Luglio-agosto 1917)

Testi pubblicati per la prima volta nel 1919 nel volume Atti del sesto congresso del POSDR(b), edizioni Kommunist.

V
Discorso di chiusura

(31 luglio)

Compagni!
Devo innanzitutto correggere alcuni errori di fatto.
Il compagno Iaroslavski, confutando la mia affermazione secondo cui il proletariato della Russia è il più organizzato, cita il proletariato austriaco. Ma, compagni, io ho parlato dell’organizzazione rivoluzionaria, “rossa” e simile organizzazione non esiste in nessun paese nella misura in cui la possiede il proletariato della Russia.
Angarski ha completamente torto quando afferma che io avrei avanzato l’idea di unire tutte le forze, noi non possiamo non vedere che, per motivi diversi, non solo i contadini e il proletariato, ma anche la borghesia russa e il capitale straniero hanno voltato le spalle allo zarismo. E’ un fatto. Non è bene che dei marxisti si lascino sfuggire i fatti. Ma in seguito le prime due forze hanno preso il cammino dello sviluppo ulteriore della rivoluzione e le altre due quello della controrivoluzione.
Passo alla questione sostanziale. La questione è stata posta nel modo più netto da Bukharin, ma anche lui non l’ha sviluppata sino in fondo. Bukharin sostiene che la borghesia imperialista ha creato un blocco con i contadini. Ma con quali contadini? Noi abbiamo diversi contadini. Il blocco si è realizzato con i contadini di destra, ma noi abbiamo i contadini non agiati, i contadini di sinistra, che rappresentano gli strati più poveri dei contadini. Quel blocco non poteva realizzarsi con questi strati. Questi strati non hanno fatto blocco con la grande borghesia, ma la seguono per mancanza di coscienza; la grande borghesia se li tira dietro perché li ha semplicemente ingannati.
Contro chi è diretto il blocco?
Bukharin questo non l’ha detto. Questo blocco è formato dal capitale alleato e russo, dallo Stato maggiore, dai contadini agiati rappresentati dai socialisti-rivoluzionari del tipo di Cernov. Questo blocco si è formato contro i contadini poveri, contro gli operai. Qual è la prospettiva di Bukharin? La sua analisi è fondamentalmente falsa. Secondo lui avremo una prima tappa in cui andremo verso la rivoluzione contadina. Ma questa rivoluzione non può non incontrarsi, non coincidere, con la rivoluzione operaia. È impossibile che la classe operaia, che costituisce l’avanguardia della rivoluzione, non si batta anche per le proprie rivendicazioni. Per questo giudico non sufficientemente ponderato lo schema di Bukharin. Secondo Bukharin nella seconda tappa avremo la rivoluzione proletaria con l’appoggio dell’Europa occidentale e senza i contadini, che dopo aver ricevuto la terra non chiedono altro. Ma contro chi è diretta questa rivoluzione?
Bukharin nel suo schema puerile non risponde a questa domanda.
Altri metodi di analisi degli avvenimenti non sono stati proposti.
Circa la situazione politica. Attualmente nessuno parla più di dualismo del potere. Se i soviet rappresentavano prima una forza reale, adesso sono solamente organi di raggruppamento delle masse, privi di qualsiasi potere. Appunto perciò è impossibile trasmettere loro “semplicemente” il potere. Il compagno V.I. Lenin nel suo opuscolo va oltre, indicando in modo preciso che non esiste il dualismo del potere, perché tutto il potere è passato nelle mani del capitale; lanciare adesso la parola d’ordine “Tutto il potere ai soviet!” significa fare i Don Chisciotte.
Se precedentemente nessuna legge acquistava vigore senza la sanzione del comitato esecutivo dei soviet, adesso non si può neppure parlare di dualismo del potere. Conquistate tutti i soviet e non avrete lo stesso il potere!
Noi deridevamo i cadetti perché alle elezioni alle Dume rionali essi rappresentavano il gruppo più misero, che aveva ottenuto il 20% dei voti. Adesso i cadetti deridono noi. Che è accaduto? È accaduto che il potere è passato nelle mani della borghesia con la connivenza del Comitato esecutivo centrale dei soviet. I compagni si affrettano a porre la questione dell’organizzazione del potere. Ma se non l’avete ancora il potere!
Il compito principale è di propagandare la necessità di abbattere il potere esistente. Noi non siamo ancora abbastanza preparati a questo compito. Ma ci dobbiamo preparare. Gli operai, i contadini e i soldati devono capire che senza l’abbattimento del potere attuale non otterranno né la libertà né la terra! La questione dunque non è quella di organizzare il potere, ma di abbatterlo; quando prenderemo il potere nelle nostre mani, sapremo organizzarlo. Adesso poche parole per rispondere ad Angarski e a Noghin circa la loro presa di posizione contro le trasformazioni socialiste in Russia. Noi abbiamo detto fin dalla Conferenza di Aprile che era venuto il momento di fare i primi passi verso il socialismo (legge la parte finale della risoluzione della Conferenza di Aprile Sul momento attuale): “Il proletariato della Russia, che lotta in uno dei paesi più arretrati dell’Europa, fra masse di piccoli contadini, non può porsi il compito di attuare immediatamente trasformazioni socialiste. Sarebbe un gravissimo errore, praticamente un passaggio dalla parte della borghesia trarne la conclusione che la classe operaia debba appoggiare la borghesia o che la nostra attività debba essere limitata per renderla accetta alla piccola borghesia o addirittura che si debba rinunciare alla funzione dirigente del proletariato nell’opera volta a spiegare al popolo l’urgenza di una serie di passi, praticamente maturi, verso il socialismo”.
I compagni sono in ritardo di tre mesi. Che cosa è accaduto in questi tre mesi? La piccola borghesia si è divisa, gli elementi poveri si staccano dagli agiati, il proletariato si organizza, lo sfacelo economico aumenta, ponendo all’ordine del giorno, con urgenza ancora maggiore, la questione della attuazione del controllo operaio (per esempio a Pietrogrado, nella regione del Donez, ecc.). Tutti questi fatti giustificano le tesi approvate fin dall’aprile. Questi compagni ci tirano indietro.
A proposito dei soviet. Il fatto che noi abbandoniamo la primitiva parola d’ordine del potere ai soviet, non vuol dire che ci pronunciamo contro i soviet. Anzi si può e si deve lavorare nei soviet e perfino nel Comitato esecutivo centrale dei soviet, organo che serve da paravento alla controrivoluzione. Sebbene i soviet siano adesso soltanto organi di raggruppamento delle masse, noi restiamo sempre con le masse e non usciremo dai soviet finché non ne saremo cacciati, così come restiamo nei comitati di fabbrica e d’officina e nelle amministrazioni municipali sebbene esse non abbiano il potere. Ma restando nei soviet continuiamo a smascherare la tattica dei socialisti-rivoluzionari e dei menscevichi.
Dopo che la controrivoluzione ha messo in piena luce i legami che esistono fra la nostra borghesia e il capitale alleato, è divenuto ancor più evidente che nella nostra lotta rivoluzionaria dobbiamo appoggiarci su tre fattori: il proletariato della Russia, i nostri contadini e il proletariato internazionale, poiché i destini della nostra rivoluzione sono strettamente legati al movimento dell’Europa occidentale.

1917 La posición y el papel de Stalin en vísperas de la insurrección

Introducción

Comenzamos nuestro trabajo de información y reflexión sobre el papel de Stalin informar algunos de los escritos y las acciones de 1917. La cuestión no es cronológico, pero la definición de una posición política en el periodo crucial antes de la toma de posesión. Como ya hemos advertido, mediante la publicación de los escritos que tenemos no sólo histórica, sino que son posiciones que son orgánicos a la aparición del pensamiento comunista.

Comenzamos con la cuestión de la guerra. La carta está fechada el 16 marzo de 1917, publicado en Pravda, titulado “La Guerra”. ¿Qué tiene de especial este guión? En él se definen muy claramente definidas las posiciones de los bolcheviques, y en especial a lo social, tratando de pasar de contrabando la llamada a defender la patria comparar la Rusia de 1917 a Francia en 1792. Como es sabido, la defensa de la Revolución Francesa y la República en contra de la reacción europea, dijo Stalin, otra cosa es aceptar la invitación para participar en la guerra imperialista. Rusia no ha tenido que continuar la guerra, pero a retirarse de esta guerra y participar en las negociaciones de paz. El sino social y el gobierno provisional quería continuar la guerra al lado de las potencias imperialistas.

Para poner la evolución de la situación y el punto de vista de Stalin es un importante desarrollo de esta secuencia de comandos ‘superado por la revolución “, que apareció en Pravda, 4 de mayo de 1917. En el documento se centra en el análisis de la posición del Comité Ejecutivo del Soviet de Petrogrado, que sustituye a la cuestión de la toma del poder con una discusión sobre las candidaturas y la cuestión de la guerra con la solicitud no se nieguen a llevar a cabo operaciones ofensivas que la situación militar puede solicitud. Stalin en el presente documento establece el orden del día, el papel de los soviéticos, su contenido de clase democraticista contra de la interpretación que trata de oponerse a la significación revolucionaria de estos organismos.

E ‘con la escritura apareció en el 13 de octubre 1917 “Roboci Put’ Stalin que aclara la posición de los bolcheviques después de los soviets. ¿Cuál es el poder de los soviets, lo que se destaca de cualquier otro poder? Esta es la pregunta que Stalin dio una respuesta directa. No es, dice, un órgano representativo en general en un período de cambio revolucionario. La Unión Soviética es el órgano que ejerce la dictadura del proletariado y el campesinado revolucionario. Y ‘una herramienta con la que hacer frente a las transformaciones de fase que las exigencias revolucionarias. Esto le dará respuestas a interpretaciones ambiguas con las que los mencheviques y los socialistas trataron de ocultar la deriva institucional que el Comité Ejecutivo Central del Soviet de Petrogrado quería impresionar a la situación. Los soviéticos, por lo tanto, como un instrumento de la revolución y la dictadura de las clases explotadas.

Por supuesto, ya se trate de la guerra que la función de los soviéticos, Stalin está en la raíz de Lenin, el Lenin de la “tesis de abril”. El hecho es que él es, como muestran sus escritos, sólo en esta área.

Para entender el papel de Stalin en los meses cruciales que preceden a la toma del poder es importante destacar su posición respecto a los eventos de 3-4 julio de 1917, cuando no una gran manifestación, armada, decidida por los bolcheviques, pero a las que ha participado, fue utilizado por la burguesía y el alcance social de la acción policial y judicial. Sobre estos hechos no Stalin se limitó a repetir la posición oficial de los bolcheviques no se pudo abrir hasta que la batalla, los soviéticos no se había aliado con el levantamiento, pero la relación se ha comprometido a la conferencia extraordinaria de la organización de Petrogrado, de 16 de julio y Congreso de la julio POSDR (b) de 26.

Las posiciones políticas y el papel dirigente del partido, en momentos en que Lenin fue en la clandestinidad, un homenaje a la verdad sobre Stalin se define por el anti-“revolucionario” gregaria y oscuro burócrata del Octubre Rojo.

Concluya esta revisión de las notas escritas en el discurso de 1917 ante el Comité Central de 16 de octubre en la que declara que hay que adoptar una posición firme e irrevocable y la ruta de la insurrección.

1917 La posición y el papel de Stalin en vísperas de la insurrección

El Editor
ACERCA DE LA GUERRA

(16 de marzo de 1917)

Texto publicado en la firma de K. Stalin sobre el n. 10 de Pravda.

General Kornilov días atrás informó a los Soviets de diputados obreros y soldados de Petrogrado Diputados de que los alemanes están preparando una ofensiva contra Rusia.
Rodzianko y Guchkov han abordado en esta circunstancia una proclama al ejército ya la población a estar preparados para luchar hasta el final. La prensa burguesa lanzó un grito de alarma: “La libertad está en peligro, la guerra con vida.”
También forman parte de la democracia revolucionaria rusa se asocia con esta advertencia …
Para escuchar los alarmistas podría pensar que en Rusia se han creado las condiciones que se asemejan a los de 1792 en Francia, cuando los gobernantes reaccionarios de Europa Central y Oriental unieron sus fuerzas contra Francia republicana restaurarvi del antiguo régimen.
Si la situación actual en Rusia se corresponden con la situación real de Francia en 1792, cuando nos enfrentamos a un particular, contra la coalición de monarcas con el objetivo de restaurar el antiguo régimen en Rusia, no hay duda de que la democracia social, por lo Como los revolucionarios de Francia en ese momento, que se presentaría como un solo hombre para defender la libertad.
Porque es obvio que la libertad conquistada con la sangre debe ser defendido con las armas en la mano, todas las maniobras y las iniciativas de los contra-, desde cualquier lugar que estén.
Pero ¿es ésta la realidad?
La guerra fue una guerra librada en 1792 contra la Francia republicana por monarcas absolutos feudales, asustados por el fuego se desató en la Francia revolucionaria. La guerra tenía la intención de extinguir este fuego, para restaurar el antiguo régimen en Francia, lo que garantiza a los monarcas aterrorizados de que el contagio no sería revolucionaria barrió en sus países. Exactamente por qué los revolucionarios franceses que combatieron tan heroicamente contra los ejércitos realistas.

La guerra actual es completamente diferente. Se trata de una guerra imperialista y su objetivo fundamental es la conquista (la anexión) de tierras extranjeras, sobre todo agrícolas, por los Estados capitalistas desarrollados. Este último necesita de nuevos mercados, las formas cómodas de comunicarse con estos mercados, materias primas, recursos minerales y su intento de dominar todas estas cosas donde quiera que estemos, independientemente de la legislación interna de la tierra que se conquista.
Es por eso que la guerra actual no conduce y no puede conducir, en general, a una injerencia inevitable en los asuntos internos del país conquistado, en el sentido de una restauración en él del antiguo régimen.
Por ello, dada la situación actual en Rusia, no hay razón para tocar las campanas y los gritos a los cuatro vientos: “La libertad está en peligro, la guerra con vida.”
La situación actual en Rusia es más una reminiscencia de Francia en 1914, la Francia de los primeros tiempos de la guerra, cuando la guerra entre Alemania y Francia parecía inevitable.
Como ahora en Rusia la prensa burguesa, por lo que luego en Francia, en el campo de la burguesía, lanzó el grito de alarma: “La república está en peligro, luchando contra los alemanes.”
Al igual que tantos socialistas en Francia (Guesde, Sembat y otros) quedan por tal socialistas alarmistas, hoy tan numerosos en Rusia siguieron los pasos de los burgueses que llaman a la “defensa revolucionaria”.
El curso posterior de los acontecimientos en Francia demostraron que se trataba de una falsa alarma y que el clamor por la libertad y la república ocultó la verdadera ambición de los imperialistas franceses, que aspiraban a la conquista de Alsacia, Lorena y Westfalia.
Estamos profundamente convencidos de que el desarrollo de los acontecimientos en Rusia pondrá de relieve toda la falsedad de la gran clamor sobre la “libertad en peligro” humo “patriótica” se disipará y la gente verá con sus propios ojos las verdaderas aspiraciones de los imperialistas de Rusia … capturar los Dardanelos, Persia …

La conducta de Guesde, Sembat y el otro fue juzgado, como se merecía, en sus resoluciones de autoridad y precisas de los congresos socialistas de Zimmerwald y Kienthal (1915-1916) contra la guerra.
Los acontecimientos posteriores han confirmado que no eran más completa de la evolución y las posiciones de Zimmerwald y Kienthal.
Sería doloroso si la democracia revolucionaria rusa, que ha logrado derribar el régimen zarista odiaba, dio paso en el rostro de las falsas alarmas de la burguesía imperialista, repitiendo los errores de Guesde, Sembat de …

¿Cuál debe ser nuestra actitud como parte en la guerra actual?
La manera en que puede llevar prácticamente a la cesación más rápido de la guerra?
En primer lugar, no hay duda de que el lema puro y simple “¡Abajo la guerra” es totalmente insuficiente como un medio práctico para obtener el cese de la guerra, ya que no sale de los límites debido a la propaganda de la idea de la paz en general , no hace ejercicio y no puede ejercer una influencia real sobre las tropas.
Seguimos. No se puede decir adiós a la apelación que los Soviets de diputados de los trabajadores y soldados de Petrogrado lanzó ayer a las personas en todo el mundo para obligar a sus gobiernos para detener la masacre.
Si la llamada llega a las grandes masas, que volverá, sin duda, cientos y miles de trabajadores a los forgot password “¡Proletarios de todos los países, uníos”. Sin embargo un pero no se puede observar que esta llamada no produce el efecto deseado. Aunque está muy extendida entre los pueblos de los Estados beligerantes, difícilmente se puede suponer que estas personas van a responder a la apelación hasta que se vea más claramente el carácter de la guerra actual y sus efectos depredadores de la conquista. Por no mencionar el hecho de que, en la medida en que el recurso afecta a la cesación de la terrible masacre en la eliminación preliminar de la semiautocratico régimen en Alemania, en realidad se refiere a la cesación de la terrible masacre de forma indefinida, por lo tanto caer en la posición de la “guerra el camino “porque no se sabe exactamente cuando el pueblo alemán tenga éxito en el derrocamiento del régimen en general semiautocratico y si tienes éxito en el futuro cercano …
¿Cuál es la salida?
La salida es a ejercer presión sobre el gobierno provisional, exigiendo que el consentimiento del Estado a iniciar negociaciones inmediatas para la paz.
Los obreros, soldados y campesinos deben organizar mítines y manifestaciones, en caso de solicitar un gobierno provisional para que abierta y públicamente el intento de inducir a todos los estados en guerra para iniciar sin demora negociaciones para la paz, basada en el reconocimiento del derecho de las naciones a la libre .
Sólo en este caso, la consigna “¡Abajo la guerra” se evita el riesgo de convertirse en el pacifismo vacío y carente de significado, en este caso, sólo que el orden de palabras puede conducir a una fuerte campaña política a desenmascarar a los imperialistas y pone de manifiesto verdadera esencia de la guerra actual.
Incluso si una parte se niega a iniciar las negociaciones sobre la base del principio enunciado, este rechazo es el mismo que el deseo de no abandonar las ambiciones agresivas, objetivamente sirve como medio para liquidar tan rápidamente como la masacre de miedo, porque entonces la gente que vea con sus ojos a la naturaleza agresiva de las manos de guerra y manchados de sangre de los grupos imperialistas, para lo cual los intereses codiciosos deben sacrificar las vidas de sus hijos.
Desenmascarando a los imperialistas, que revela a las masas la verdadera esencia de esta guerra en realidad sólo significa declarar la guerra a la guerra, haciendo imposible que la guerra actual.

Superado por la Revolución

(4 maggio1917)

Texto publicado, firmado K. Stalin sobre el n. 48 de Pravda.

La revolución está en marcha. Se crece en extensión y en profundidad, que afecta a todos los sectores de actividad y de transformación radical de toda la vida socioeconómica del país.
La revolución, rompiendo la industria, plantea la cuestión del control y la dirección de la producción por los trabajadores (Donets Basin). La Revolución, luego se trasladó a la agricultura, empujando a los campesinos para trabajar las tierras en barbecho en conjunto y obtener ganado y herramientas (distrito Schlusselburg).
La revolución, poniendo al descubierto las heridas de la guerra y la ruina económica que ha producido, invade el sector de la distribución, con una mano, el problema del suministro de alimentos a las ciudades (crisis alimentaria) y, en segundo lugar, el campaña con el problema de los productos industriales (crisis comercial).
La solución ya no se deje intimidar por estos y otros problemas requiere una acción audaz por parte de las masas revolucionarias, la intervención directa de los Soviets de diputados obreros para crear nuevas condiciones de vida y, por último, la transferencia del poder en su totalidad en manos una nueva clase, capaz de dirigir el país en el camino de la revolución.
Las masas revolucionarias de la provincia ya se ha puesto en este camino. En algún lugar las organizaciones revolucionarias ya han recogido el poder (los Urales, Schlusselburg), dejando de lado los llamados “comités de salud pública”.

Mientras tanto, el Comité Ejecutivo del Soviet de Petrogrado de Diputados, que tiene la tarea de dirigir la revolución, se está quedando sin poder hacer nada, va a la zaga de las masas y se ha ido, y la cuestión fundamental de la toma del poder sustituye a la pregunta inútil de las candidaturas Gobierno Provisional. La zaga de las masas, el Ejecutivo sigue siendo de la misma manera, la zaga de la revolución y dificulta el avance. Tenemos ante nosotros dos documentos del Comité Ejecutivo: Monumento a los delegados de los trabajadores, que fueron a traer regalos a los soldados en el frente y un llamamiento a los soldados en el frente.

Bueno, ¿qué nos dicen estos documentos?
Es decir, que el Comité Ejecutivo ha sido superada por la Revolución, ya que, en estos documentos, dando la más anti-revolucionario, las respuestas más indecentes a los grandes problemas del momento!

La cuestión de la guerra

Si bien el Comité Ejecutivo se refirió al gobierno interino de la cuestión de las anexiones, ni indemnizaciones, mientras que el gobierno provisional tenía informes y la Junta Ejecutiva se complacía en su papel como un ganador, mientras que la guerra de agresión continuó como antes, la vida de las trincheras, el vida real de los soldados, ha creado un nuevo instrumento de lucha: la solidaridad entre las masas. No hay duda de que la solidaridad no es nada en sí mismo, una forma de deseo espontáneo de la paz. Sin embargo, la solidaridad, si se aplica de una manera organizada y consciente, puede convertirse en una herramienta poderosa en manos de la clase obrera para crear una situación revolucionaria en los países en guerra. ¿Cuál es la actitud del Comité Ejecutivo con respecto a la solidaridad?
Escuche: “compañeros de armas! Con la solidaridad no se consigue la paz … Los que se asegurará de que la solidaridad es el camino para alcanzar la paz de plomo a la ruina a usted ya la libertad de Rusia. No le pague a su fe “(Llamamiento a los soldados en el frente).
En vez de solidaridad con el Comité ejecutivo invita a los soldados “no se niegan a hacer la ofensiva que la situación militar lo requiera” (Llamamiento a los soldados en el frente).
Al parecer, el problema es que la defensiva “, la defensa en un sentido político, de ninguna manera excluye la ofensiva estratégica, la ocupación militar de las áreas nuevas, etc. En el interés de la defensa … es absolutamente esencial para tomar la ofensiva, tomar nuevas posiciones “(Monumento a los delegados de los trabajadores).
En resumen: para obtener la paz hay que atacar y capturar emplazamientos enemigos. Así que piensa que el Comité Ejecutivo.
Pero, ¿qué diferencia hay entre estos argumentos imperialistas del Comité Ejecutivo y el contador de orden del General Alexeyev, que llama a la traición de la solidaridad hacia el frente y ordenó a los soldados a “una lucha implacable contra el enemigo”?
¿Cuál es la diferencia entre estos argumentos y contra-discurso con el que Miliukov, el Palacio de Congresos de Marinski, exigió que los soldados “effettuassero operaciones ofensivas” y observar las reglas de los intereses “de la parte frontal de la unidad”?

La cuestión de la tierra

Todo el mundo sabe que el conflicto que surgió entre los campesinos y el Gobierno provisional. Los agricultores quieren cultivar la tierra abandonó rápidamente a los terratenientes, en la creencia de que este paso es la única manera de garantizar no sólo el pan a la gente detrás de las líneas, sino también el ejército en el frente.
Para responder, el gobierno interino ha resuelto declaró la guerra a los campesinos, fuera de la ley colocar el movimiento agrario y más enviado en lugar de miembros de la Comisión con la tarea de defender los intereses de los propietarios de “ataques ilegales” de los campesinos. El gobierno interino ha pedido a los agricultores que se abstengan de la confiscación de la tierra hasta la convocatoria de la Asamblea Constituyente: así se decidirá todo. ¿Qué lleva a la actitud del Comité Ejecutivo sobre este tema? Apoya a los agricultores o el gobierno interino?
Escuche: “La democracia revolucionaria en el más firme apoyo a la próxima asamblea constituyente … la expropiación sin indemnización … tierra de los terratenientes.
Hoy en día, mientras que la confiscación inmediata de las tierras de los terratenientes en el país … podría crear una crisis económica grave … la democracia revolucionaria advierte a los agricultores a ser cualquier solución de la cuestión de la tierra ilegal, ya que una revolución agraria no debe ser en beneficio de los agricultores pero la contra-revolución “, para lo cual recomienda” no tomar ilegalmente la propiedad de los terratenientes antes de que hubiera una decisión de la Asamblea Constituyente “(Monumento a los delegados de los trabajadores).
Estas declaraciones del Comité Ejecutivo.
Evidentemente, el Comité Ejecutivo no apoyar a los agricultores, pero el gobierno provisional.
¿No es evidente que el Comité Ejecutivo, asumiendo esta posición, terminó por aceptar la consigna de Scingariev contrarrevolucionaria: “La doma de los campesinos!”?
Por otra parte, ya que cuando los movimientos agrarios se han convertido en “revueltas agrarias”?
¿Desde cuándo es inaceptable “solución” ilegales asuntos? ¿Cuáles son los soviéticos, incluido el Soviet de Petrogrado, si una organización no ordena “ilegalmente”?
Tal vez el Comité Ejecutivo cree que es el momento las decisiones anteriores de las organizaciones e “ilegal”?
El Comité Ejecutivo se compromete a “la interrupción del suministro” como resultado de los cultivos ilegales de las tierras de los terratenientes.
El Comité Revolucionario Schlusselburg Distrito, construido ilegalmente, decidió mejorar el abastecimiento de la población, que “para conseguir una mayor cantidad de productos de grano, que es tan grave la falta, las comunidades rurales deben cultivar las tierras en barbecho pertenecientes a las iglesias, monasterios, una vez los privilegios de las fechas para los nobles y los de los propietarios privados. ”
¿Qué te parece el Comité Ejecutivo en contra de esta decisión como “ilegal”?
¿Qué puede oponerse a esta sabia decisión, si no las expresiones vacías “ilegalidad”, “en las revueltas agrarias”, “soluciones abusivas”, etc., Copia de las órdenes del señor Scingariev?
¿No es evidente que el Comité Ejecutivo ha quedado a la zaga del movimiento revolucionario en la provincia, entrando así en conflicto con el movimiento en sí mismo? …
Así que un nuevo marco se abre ante nosotros. La revolución crece en amplitud y profundidad, abarcando nuevas áreas, penetrando en la industria, la agricultura, en la distribución, plantea la cuestión de la toma del poder en su totalidad. La marcha de la provincia a la cabeza del movimiento. Aunque Petrogrado marcharon en la cabeza durante los primeros días de la revolución, ahora comienza a quedarse atrás. Por lo tanto, tiene la impresión de que el Comité Ejecutivo de la Petrogrado tiende a permanecer inmóvil en la posición ya alcanzada.
Sin embargo, en un período revolucionario, es imposible estar quieto en el mismo lugar, sólo el movimiento es posible: hacia adelante o hacia atrás. Así que aquellos que tienden a permanecer inmóviles durante la revolución, inevitablemente, van a la zaga y que se queda atrás, no se salvará: la revolución en el campo de rechazar el mostrador.

DISCURSOS A LA CONFERENCIA EXTRAORDINARIA
ORGANIZACIÓN DEL POSDR Petrogrado (bolchevique)

(16-20 de julio de 1917)

Los textos publicados por primera vez en 1923 en el n. 7 de Krasnaya Ljetopisj (Red de informes).

Petrogrado, 4 de julio de 1917. Manifestación callejera en Nevsky Prospekt justo después de las tropas del Gobierno Provisional había abierto fuego con ametralladoras
Informe del CC sobre los acontecimientos de julio

(16 de julio)

¡Camaradas!
Somos conscientes de nuestro partido y sobre todo su comité central ha promovido y organizado la manifestación de 3 y 4 de julio para forzar al Comité Ejecutivo Central de los Soviets de tomar el poder o, si se había negado a tomarlo él mismo.
En primer lugar, debo refutar estas acusaciones. El 3 de julio, dos representantes de un regimiento de artilleros irrumpieron en la conferencia de los bolcheviques, y anunció que el 1er Regimiento de artilleros se había levantado. Usted puede recordar que le había dicho a los delegados que los miembros del partido no podía actuar en contra de las decisiones de su partido y que los representantes del regimiento había protestado, diciendo que dejaría el partido en lugar de ir en contra de las decisiones del regimiento.
El Comité Central de nuestro partido pensaba que, en las condiciones actuales, una acción de los obreros y soldados de Petrogrado era inapropiado. Debido a que era evidente que la ofensiva desatada por el gobierno en el frente era una aventura, que los soldados no iban a atacar sin saber el propósito, y que si había mostrado a los enemigos de la revolución en Petrogrado, podría ser puesto en nosotros la responsabilidad por el fracaso de la parte delantera.
Queríamos que la responsabilidad por el fracaso de la ofensiva frontal a caer sobre los verdaderos culpables de aquella aventura. Pero la acción comenzó, los artilleros enviaron delegados a las fábricas. A las seis nos encontramos ante el hecho consumado de una manifestación enorme masa de obreros y soldados. A las cinco de la tarde, la reunión del Comité Ejecutivo Central de los Soviets, que fue declarada oficialmente, en nombre del Comité Central del Partido y de la conferencia, que había decidido no para demostrar. Acusar a nosotros, después de esto, de haber organizado la acción, es decir una mentira digna de calumniadores insolentes. La acción fue quemado. El partido tenía el derecho a lavarse las manos y un paso al costado? Sabiendo que era posible las complicaciones más graves se producen, no tienen derecho a lavarnos las manos, nosotros, como partido del proletariado, tuvo que intervenir en la manifestación y darle un carácter pacífico y organizado, y no se moleste con el objetivo de tomar el poder por el armas.
Recuerdo algunos casos similares que nos da la historia de nuestro movimiento obrero. El 9 de enero de 1905, Gapón dirigieron a las masas por el zar, el partido se negó a marchar con las masas, a sabiendas de que a su vez de la nada. Ahora que el movimiento se realiza como santo y seña de Gapón, pero con la nuestra, no había aún menos posible para alejar.
Hemos tenido que intervenir como disciplinatori, como moderador del partido, para mantener el movimiento de las posibles complicaciones. Los mencheviques y los eseristas pretende liderar el movimiento de la mano de obra, pero no se presentan como personas capaces de dirigir a la clase obrera. Sus ataques contra los bolcheviques indican que tienen una mala interpretación de las obligaciones totales de la fiesta de la clase obrera. La última demostración de los trabajadores, que lo juzga por las personas que han roto con la clase obrera.
Durante la noche, el Comité Central de nuestro Partido, el Comité de San Petersburgo y la organización militar decidió intervenir en el movimiento espontáneo de los soldados y los trabajadores. Los mencheviques y los eseristas, al ver que más de 400.000 soldados y los trabajadores nos estaban siguiendo, que llegó a la alfombra de debajo de sus pies, declaró que la acción de los obreros y los soldados fue una acción contra los soviéticos. Yo digo que en la tarde del 4 de julio, cuando los bolcheviques fueron declarados traidores a la revolución, fueron los mencheviques y eseristas, a traicionar a la revolución, romper el frente unido de concluir una alianza con la revolución y la contrarrevolución. Para dar un golpe contra los bolcheviques han asestado un golpe a la revolución.
El 5 de julio, los mencheviques y eseristas han declarado el estado de sitio, se organizó un Estado Mayor y transmitir todos los poderes a la camarilla militar.
Así que nosotros, los que estaban luchando para dar todo el poder a los soviets, nos encontramos en una posición de los opositores armados de los soviéticos.
La situación era tal que las tropas bolcheviques podían venir y encontrar los unos contra los soviéticos. Para nosotros, aceptar la batalla en una situación similar sería una locura. Hemos dicho a los líderes de los soviéticos: los cadetes se han ido, se bloquea con los trabajadores y dejar que el poder de rendir cuentas a los soviéticos. Sin embargo, han tenido un mal iniciativa, hemos puesto en marcha contra los cosacos, los cadetes, los bandidos y los regimientos de algunos de la parte delantera, diciéndoles que los bolcheviques estaban en contra de los soviéticos. Es natural que en estas condiciones, no podía aceptar la batalla que condujo a los mencheviques y eseristas. Hemos decidido retirarse.
El 5 de julio se reunieron con el Comité Ejecutivo Central de los Soviets, representada por el Liber, que ha situado a las siguientes condiciones: nosotros, es decir, los bolcheviques tenían vehículos blindados fuera de la Kscesinski Palacio, los marineros han tenido que pasar de la fortaleza Pedro y Pablo en Kronstadt. Hemos aceptado, a condición de que el Comité Ejecutivo Central de los Soviets de la misma se ha encargado de proteger a nuestras organizaciones del Partido de la devastación es posible. Liber, en nombre del Comité Ejecutivo Central, se ha asegurado de que nuestras condiciones se puede observar, que el Kscesinski Palacio quedaría disponible para nosotros hasta que nos habían dado un asiento permanente. Hemos mantenido nuestras promesas. Los vehículos blindados se retiraron, los marineros de Kronstadt han convenido en volver, pero con sus armas. Sin embargo, el Comité Ejecutivo Central de los Soviets no cumplió ni uno solo de sus compromisos. El 6 de julio, el representante militar de los socialistas-revolucionarios, Kuzmin, remitió la solicitud por teléfono para evacuar en tres cuartos de hora Kscesinski el palacio y la fortaleza de Pedro y Pablo, de lo contrario, amenazó con intervenir en las fuerzas armadas. El Comité Central de nuestro Partido decidió que con todas las fuerzas necesarias para evitar el derramamiento de sangre y me envió a la fortaleza de Pedro y Pablo, donde me las arreglé para convencer a los marineros de la guarnición de no aceptar la batalla, porque las cosas se pusieron en por lo que podríamos haber encontrado contra los soviéticos. Como representante del Comité Ejecutivo Central de los Soviets, fui a Kuzmin, junto con el menchevique Bogdanov.
Aquí todo estaba listo para la guerra: artillería, caballería, infantería. Hemos instado a no hacer uso de la fuerza armada. Kuzmin estaba satisfecho de que “los civiles aún obstaculizado por su interferencia”, y él aceptó de mala gana para enviar la solicitud por el Comité Ejecutivo Central de los Soviets. Para mí era obvio que los revolucionarios socialistas militar quería que la sangre fluya, para dar “una lección” a los obreros, soldados, marineros. Nos sopló su nefario plan. Mientras tanto, el contador se fue a la ofensiva: la devastación de la Pravda y Trud, palizas y asesinatos de nuestros compañeros, la supresión de los periódicos y así sucesivamente.
A la cabeza de la contrarrevolución fue el Comité Central del Partido Cadete, le siguió, el Estado Mayor y diversas personalidades del alto mando del ejército, a saber, los representantes de esa misma burguesía que quería hacer la guerra a fin de obtener beneficios. El contador se hace más fuerte cada día. Cada vez que rivolgevamo del Comité Ejecutivo Central de los Soviets de aclaración, que convincevamo que no podía oponerse a los excesos, que el poder no estaba en manos del Comité Ejecutivo Central, pero en las manos de los militares camarilla-Cadete que, marcó la pauta para el contador.
Los ministros fueron cayendo como marionetas. Se sustituirá al Comité Ejecutivo Central de los Soviets, con una conferencia especial en Moscú, donde 280 miembros del Comité Ejecutivo Central se ahogó entre los cientos de representantes de la burguesía declarados, como moscas en la leche. El Comité Ejecutivo Central, alarmado por el desarrollo del bolchevismo, concluyó una alianza con el contador de vergüenza, y firmó sus demandas: Entrega de los bolcheviques, la delegación de la detención del Báltico, el desarme de los obreros revolucionarios y soldados. Todo se juntó muy simple: por disparos organizados con el propósito de la provocación, la camarilla de “defensores de la patria” creó un pretexto para el desarme y comenzó a darse cuenta de ello. Esto es lo que sucedió, por ejemplo, con los trabajadores de Sestroretsk, que no habían participado en la manifestación. El primer síntoma de cada contador es el desarme de los obreros y soldados revolucionarios. Para contrarrestar esta obra bajo de nosotros, hemos utilizado Tsereteli y otros ministros “socialistas” del Comité Ejecutivo Central de los Soviets. Ahí estaba el peligro. El “gobierno de salvación de la revolución”, “fortalecer” la revolución de estrangular a la revolución misma.
Nuestra tarea era reunir fuerzas, para fortalecer las organizaciones existentes y mantener a las masas de las acciones prematuras. La contrarrevolución había sido para provocar interés en la batalla, pero hemos tenido que caer en la provocación, tuvo que demostrar el más alto de sangre fría revolucionaria. Este fue, en general, la línea táctica del Comité Central de nuestro Partido.
Acerca de la infame calumnia lanzada contra nuestros dirigentes, que iban a trabajar a sueldo de los alemanes, el Comité Central del Partido defiende este punto de vista: en todos los países burgueses, los dirigentes del proletariado revolucionario, fueron objeto de la calumnia y la acusaciones de traición a la patria. En Alemania contra Liebknecht contra Lenin en Rusia.
El Comité Central del Partido no estaba sorprendido de que la burguesía rusa recurrir a este medio de experiencia de combate “elementos indeseables”. Es necesario que los trabajadores dicen abiertamente que ellos creen que sus líderes sin mancha, que simpatizan con ellos y consideran a sí mismos partícipes de sus acciones.
Los propios trabajadores han pedido al Comité de Petrogrado para elaborar un plan de protesta contra la calumnia en contra de nuestros líderes. El Comité de Petrogrado ha reunido esta protesta y los trabajadores se llenan las firmas. Nuestros oponentes, los mencheviques y eseristas, se han olvidado de que los hechos no están determinados por los individuos, sino por las fuerzas subterráneas de la revolución y por lo tanto han hecho el mismo punto de vista dell’Okhrana.
Usted sabe que Pravda fue suprimida por 6 de julio, que la impresión de Trud fueron tapiadas y dice que la policía secreta, con toda probabilidad, la impresión se volverá a abrir cuando la investigación haya finalizado. Durante el período en que el periódico no tiene que pagar unos 30.000 rublos a los compositores y los empleados de la Pravda y la tipografía.
Después de los acontecimientos de julio, después de lo ocurrido en este período, ya no podemos ser considerados socialistas, social-revolucionarios y mencheviques. Los trabajadores sociales ya los llaman los carceleros.
Después de eso, hablar de unidad con los carceleros social-sería un crimen. Tiene que ejecutar otro lema: unidad con su ala izquierda, con los internacionalistas que aún no han perdido todo sentido del honor revolucionario y están dispuestos a luchar contra el mostrador.
Esta es la línea del Comité Central del Partido.
DISCURSOS A LA CONFERENCIA EXTRAORDINARIA
ORGANIZACIÓN DEL POSDR Petrogrado (bolchevique)

(16-20 de julio de 1917)

Los textos publicados por primera vez en 1923 en el n. 7 de Krasnaya Ljetopisj (Red de informes).
II
Informe sobre el presente

(16 de julio)

¡Camaradas!
En el momento actual se caracteriza por la crisis de energía. En torno a esta cuestión, junto otros problemas menores. Esta crisis está determinada por la inestabilidad de la energía: hemos llegado a un momento en que las órdenes del gobierno o la risa provocan o la indiferencia, y nadie quiere correr. La falta de confianza en el poder penetra profundamente en la población. El poder se tambalea. Este es el fundamento de la crisis energética.
Estamos siendo testigos de la crisis tercera potencia. La primera crisis es que el régimen zarista, que ha desaparecido. La segunda crisis es la del primer gobierno provisional, que ha dado lugar a la liberación por el Gobierno de Miliukov y Guchkov. La tercera crisis es que el gobierno de coalición, que estalló cuando la inestabilidad de la energía ha llegado a su punto más alto. Los ministros socialistas procedentes de sus carteras a la burguesía y Kerenski expresaron su desconfianza. Se formó un gabinete que inmediatamente después de su formación se encontró en las mismas condiciones de inestabilidad. Como marxistas, debemos examinar la crisis de poder no sólo desde el punto de vista formal, pero sobre todo desde la perspectiva de la lucha de clases.
La crisis energética es una dura batalla, la clase abierta por el poder. Después de la crisis en primer lugar, el poder feudal, ha dado paso al poder de la burguesía, que fue apoyado por los soviéticos, que representan los intereses del proletariado y la pequeña burguesía. Tras el segundo ataque fue un acuerdo alcanzado entre la gran y la pequeña burguesía, en la forma de un gobierno de coalición. Al igual que en la primera crisis, las autoridades han luchado las acciones revolucionarias de los trabajadores el 27 de febrero, 20 y 21 de abril.
La segunda crisis se resolvió “a favor” de los soviéticos con la entrada de “socialistas” que formaban parte de los soviéticos en el gobierno burgués. La tercera crisis, los soldados y los trabajadores claramente han colocado el tema de la toma del poder por los trabajadores, por el. Pequeño-burgués y el proletario, con la eliminación de todos los elementos capitalistas del gobierno
¿Qué causa la tercera crisis?
Ahora dejan caer toda la culpa a los bolcheviques. La acción de 3 y 4 de julio fue un factor de agravación de la crisis. Ya K. Marx dijo que cada paso de la revolución a su vez provoca un paso detrás del mostrador. Los bolcheviques, a juzgar por la acción revolucionaria de los días 3 y 4 de julio, teniendo el honor de ser los pioneros de este paso, que se cobran por los renegados socialista.
Sin embargo, esta crisis energética no se resuelve a favor de los trabajadores. Quién tiene la culpa? Si los mencheviques y los eseristas y los bolcheviques habían apoyado a los trabajadores, el contador se ganó, sino que han comenzado a golpear a los bolcheviques, se había roto la unidad del frente revolucionario y la crisis se ha desarrollado en condiciones desfavorables no sólo para bolcheviques, sino también para ellos, para los eseristas y los mencheviques.
Este fue el primer factor que ha agravado la crisis. El segundo factor fue la liberación de los cadetes por parte del gobierno. Los cadetes han pensado que las cosas estaban mal, que la crisis económica sería peor, el dinero se enrarece y decidió escapar. Su salida del Gobierno fue continuar con el boicot de Konovalov. Cuando los cadetes se han dado cuenta de la inestabilidad del gobierno, fueron los primeros en abandonarlo. El tercer factor que ha revelado y ha exacerbado la crisis de poder, esta es la derrota de nuestras tropas. La guerra es ahora la cuestión clave en torno al cual todas las demás cuestiones son en torno a la vida de interno del país y extranjeros. En esta cuestión fundamental, el gobierno sufrió un revés.
Desde el principio estaba claro que la ofensiva en el frente era una aventura. Los rumores dicen que cientos de miles de soldados fueron hechos prisioneros y que los otros huyeron en desorden. Para atribuir la decadencia en la parte delantera sólo la agitación de los bolcheviques, es exagerar su influencia. Ninguna de las partes tiene la fuerza para levantar un peso similar.
¿Cómo explicar que nuestro partido, que cuenta con 200.000 miembros, fue capaz de desbaratar el ejército, mientras que el Comité Ejecutivo Central de los Soviets, que es seguido por 20 millones de ciudadanos, no ha sido capaz de mantener el ejército bajo su influencia ? El hecho es que los soldados no quieren pelear sin saber por lo que luchar, están cansados, son un hervidero de la cuestión de la distribución de la tierra, etc. Dependen, en estas condiciones, la posibilidad de traer a los soldados a hacer la guerra es confiar en un milagro. El Comité Ejecutivo Central de los Soviets tuvo la oportunidad de desarrollar una agitación en el ejército mucho más intensa que la que nos hemos conducido. Así lo hizo, sin embargo, las grandes fuerzas elementales que luchan la guerra había terminado. Los responsables de esto no somos nosotros, “culpable” es la revolución que le dio a todos los ciudadanos el derecho a exigir una respuesta a la pregunta: ¿por qué la guerra?
Por lo tanto, tres factores que han provocado la crisis de la energía:
1. el descontento de los obreros y soldados, que consideraban que la política del gobierno demasiado a la derecha;
2. el descontento de la burguesía, que consideraba la política del gobierno demasiado a la izquierda y
3. derrotas en el frente.
Estas son las fuerzas externas que provocaron la crisis de poder.
Pero la base de toda la fuerza subterránea que provocó la crisis fue la ruina económica del país, determinado por la guerra. Sólo por este motivo han surgido los tres factores que han sacudido el poder de la coalición de gobierno.
Si la crisis es la lucha de clases por el poder, nosotros, como marxistas, debemos hacer la pregunta: ¿qué aulas, ahora en el poder? Los hechos dicen que la clase obrera llega al poder. Está claro que la clase media no permitirá que sin una lucha, la clase obrera tomara el poder. La pequeña burguesía, que constituye la mayoría de la población de Rusia, duda, ahora nos une ahora a los cadetes y ella se inclina la balanza. Este es el contenido de clase de la crisis energética que estamos viviendo.
¿Quién es el ganador y quién es el perdedor en esta crisis?
Es evidente que en este caso, la potencia se lleva a cabo por la clase media representada por cadetes. Por un momento, cuando los cadetes fueron liberados por el gobierno, el poder se encuentra en manos del Comité Ejecutivo Central de los Soviets, pero esto ha dado por vencido, la carga de los miembros del gobierno para formar el Consejo de Ministros.
Ahora, el Comité Ejecutivo Central aparece como un apéndice del poder en los ministros del gabinete siguen unos a otros, y sólo queda Kerenski. ¿Hay alguien que llamó a su voluntad, que debe ser realizado por los ministros del Comité Ejecutivo Central de los Soviets.
Esta es claramente la voluntad de la burguesía y organizó los primeros cadetes. La burguesía que sus términos: busca el poder, no son “hombres de negocios” y no de representantes de los partidos, los cuales se enrolla el programa agrario de Chernov, que se abolió la declaración del Gobierno de 8 de julio, los bolcheviques son derrocado por todas las ramas del poder. El Comité Ejecutivo Central de la burguesía da y acepta sus términos.
¿Cómo pudo ocurrir que la burguesía, incluso en retiro ayer, hoy da para el Comité Ejecutivo Central de los Soviets? El hecho es que después de la derrota en el frente, el gobierno ha perdido crédito a los ojos de los banqueros extranjeros. Según algunos datos, que merecen una seria atención, aquí está la mano de los británicos Buchanan Embajador y los banqueros, quienes rechazan las afirmaciones de que el gobierno si no renunciar a sus aspiraciones “socialista”. Esta es la primera causa.
La segunda causa es que la parte delantera de la clase media está mejor organizada que la de la revolución. Si los mencheviques y eseristas se han unido a la clase media y comenzó a dirigir su fuego contra los bolcheviques, la contrarrevolución ha entendido que la parte frontal de la revolución se había roto.
La contrarrevolución, organizados en camarillas militares, financieras e imperialistas, encabezadas por el Comité Central del Partido Cadete, presentó los “defensores de la patria” toda una serie de reclamos. Los mencheviques y los eseristas, que temblaban por su poder, se han apresurado a cumplir con el contador deseado.
En este contexto se produjo la victoria de la contrarrevolución.
Es evidente que la contrarrevolución ha ganado cuando los bolcheviques fueron aisladas, han sido traicionados por los mencheviques y eseristas. Es ‘s también claro que llegará un tiempo en nuestro favor, cuando nos puede entregar la batalla decisiva contra la burguesía.
Hay dos centros de la contrarrevolución. Uno de ellos es el partido de la burguesía organizó los cadetes, que se esconde detrás de los defensistas soviéticos. Su órgano ejecutivo es el Estado Mayor encabezado por el punto de vista más general, que tenía todos los hilos de control. La otra es la camarilla imperialista financiera, conectada con Inglaterra y Francia, y que controla todos los resortes del crédito. No es casualidad que Efremov, un miembro de la comisión parlamentaria que controla el crédito se ha introducido en el gobierno. Los hechos que he enumerado han llevado a la victoria de la contrarrevolución.
¿Cuáles son las perspectivas? Mientras haya guerra, que seguirán, hasta que la crisis industrial que se resuelva, no se resolverá, porque no se puede resolver con la represión contra los obreros y soldados, y contra las clases dominantes no pueden tomar medidas extremas, hasta que el los agricultores no reciben la tierra y no lo reciben porque incluso Chernov, con su programa moderado, era considerado inadecuado como un miembro del Gobierno, hasta que las cosas van bien, la crisis será inevitable, las masas salen a las calles más de una vez y no será batallas decisivas. El período de desarrollo pacífico de la revolución ha terminado. Se sustituye por un nuevo período, un período de agudos conflictos, escaramuzas, batallas y enfrentamientos. La vida se convertirá en tormenta, la crisis se suceden unas a otras. Los soldados y los trabajadores no permanecerá en silencio. Ya veinte regimientos han protestado contra la supresión de Okopnaia Pravda.
Incluso con la introducción de nuevos ministros en el gobierno resolvió la crisis. La clase obrera no se desangrara hasta morir. Resultó ser más cautelosos de lo que pensaban sus adversarios: cuando se dio cuenta de que los soviéticos lo habían traicionado, no dio la batalla 4 y 5 de julio. La revolución agraria apenas está comenzando su desarrollo. Debemos enfrentar la próxima batalla con dignidad y de una manera organizada.
Nuestras tareas principales debe ser la siguiente:
1. un llamado a los obreros, soldados y campesinos a mantener la calma, que se decide y organiza;
2. renovar, fortalecer y ampliar nuestras organizaciones;
3. no pasar por alto la posibilidad legal, ya que nadie puede seriamente contra el desalojo ilegal.
La era de la devastación desenfrenada ha terminado, se hace cargo de la época de la persecución “legal” y hay que agarrar todas las posibilidades legales. En relación con el hecho de que los bolcheviques se han mantenido aislados ya que la mayoría del Comité Central Ejecutivo de los Soviets nos traicionó a la alianza contra-, surge la pregunta de cómo debemos comportarnos hacia los soviéticos y los mencheviques y eseristas se encuentran en ellos la mayoría. En una reunión del Comité Ejecutivo Central acusó a Gotz Mártov y Dan han presentado resoluciones ya aprobadas en las asambleas de las centurias negras y los cadetes. La forma en que se llevaron a cabo persecuciones contra los bolcheviques demostraron que se quedaron sin aliados. La noticia de la detención de nuestros líderes y la supresión de los periódicos fue confirmada por los mencheviques y eseristas con una tormenta de aplausos. Después de eso, hablar de unidad con los mencheviques y eseristas significa llegar al mostrador. Digo esto porque en algún taller que está tratando de crear una alianza entre los mencheviques y los eseristas y los bolcheviques.
Esta es una forma disfrazada de lucha contra la revolución, ya que la alianza con los “defensores de la patria” puede descarrilar la revolución. Entre los mencheviques y eseristas, hay elementos que están dispuestos a luchar contra la venta libre (incluyendo la Kamkov socialistas-revolucionarios y entre los partidarios de los partidarios de la Mártov mencheviques) y estamos dispuestos a unirnos con estos elementos en un frente revolucionario sólo.

DISCURSOS A LA CONFERENCIA EXTRAORDINARIA
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(16-20 de julio de 1917)

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III
Las respuestas a las preguntas escritas

(16 de julio)

1. Aplicación Maslovski: ¿En qué medida nuestro partido va a intervenir en conflictos en el futuro y las posibles acciones armadas, sino que será a la cabeza de la protesta armada?
Respuesta de Stalin: Usted tiene que asumir ahora que las acciones van a estar armado y debe estar listo para cualquier cosa. Conflictos en el futuro será más amargo y el partido no deben lavarse las manos. Saln, en nombre de la región de Letonia, ha acusado al partido de no tomar la dirección del movimiento. Pero esto es falso, porque el partido plantea, precisamente, la tarea de llevar el movimiento de una disputa de tierras. No puede ser acusado de un intento de tomar el poder. El 3 de julio y 4 se podría tomar el poder, que podría obligar al Comité Ejecutivo Central de los Soviets de sancionar a nuestro poder. Pero la pregunta es: ¿podría mantenerse en el poder? Contra nosotros es lo contrario sería levantado, la provincia, un número de los soviets locales. Un poder que no había contado con el apoyo de la provincia carecía de fundamento. Tomar el poder en estas condiciones significaba cubierto de vergüenza.

2. Aplicación Ivanov: ¿Cuál es nuestra actitud hacia el eslogan “Poder a los Soviets!”? Ella no salen a decir: “La dictadura del proletariado”?
La respuesta de Stalin: Cuando la crisis energética se resuelve, esto significa que una cierta clase llegó al poder, en este caso la burguesía. ¿Podemos mantener la vieja consigna “Todo el poder a los soviets!”? Es obvio que no podemos seguir. Dar poder a los soviets, que, de hecho, tácitamente, van de la mano con la burguesía, que significa el trabajo de nuestro enemigo. Si ganamos, sólo dar el poder a la clase obrera con el apoyo de los sectores más pobres del país. Tenemos que desarrollar otra forma, más apropiado, la organización de los soviets de obreros y campesinos. La forma del poder sigue siendo la antigua, pero podemos cambiar el contenido de clase de este lema, se habla el lenguaje de la lucha de clases: todo el poder en manos de los obreros y los campesinos pobres, que van a hacer una política revolucionaria.

3. Solicitud de un anónimo: ¿Cómo vamos a hacer si el Comité Ejecutivo Central de los Soviets de obreros y soldados votarán por el sometimiento de la minoría a la mayoría? A continuación, salir de la Comité Ejecutivo Central de los Soviets o no salir?
Respuesta de Stalin: Ya hay una decisión. En una reunión de la fracción bolchevique se preparó de acuerdo a la respuesta que nosotros, como miembros del Comité Ejecutivo Central de los Soviets, nos sometemos a todas las decisiones del Comité Ejecutivo Central y no actuamos en contra de ellos, pero nosotros, como miembros de partido, actuando de manera independiente, ya que no hay duda de que la existencia de los soviéticos no elimina la existencia de partidos independientes. Mañana, nuestra respuesta será llevado a la reunión del Comité Ejecutivo Central.
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(16-20 de julio de 1917)

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IV
Discurso de clausura

(16 de julio)

¡Camaradas!
Para más detalles sobre qué actitud tomar hacia la resolución de las decisiones del Comité Ejecutivo Central de los Soviets hacia los bolcheviques se eligió un comité de la cual he sido miembro. Este comité ha elaborado un proyecto de resolución decía lo siguiente: nosotros, como miembros del Comité Ejecutivo Central de los Soviets, nos sometemos a la mayoría, sino como miembros del partido bolchevique, también puede actuar de forma independiente de las decisiones del Comité Ejecutivo Central de los Soviets.
Prokhorov, de la dictadura del proletariado significa la dictadura de nuestro Partido. En su lugar, hablamos de la dictadura de la clase que dirige los campesinos más pobres.
A través de los altavoces, hay algunas inexactitudes sobre la cuestión de si pasamos por un período de reacción o del mostrador. La reacción no existe durante la revolución. Cuando las clases están en el poder no sucede no hay reacción, pero la revolución o la contrarrevolución.
En cuanto al cuarto factor que podría haber causado la crisis energética, el factor internacional mencionado por Kharitonov, sólo la guerra y cuestiones de política exterior que se relacionan con la guerra han tenido una relación con nuestra crisis de poder. En mi informe he dado son esenciales para la guerra, como un factor que causó la crisis de poder.
En cuanto a la pequeña burguesía, ya no es un todo y se somete a un proceso de desintegración rápida (los soviets de diputados campesinos de Petrogrado está en desacuerdo con el Comité Ejecutivo del Congreso de los campesinos).
La lucha se extendió a las zonas rurales y al lado de los soviéticos existentes de diputados campesinos de los que se crean nuevas, que surgió de forma espontánea. Lo que sí cuentan con el apoyo de estas capas de campesinos pobres que crían. Sólo que, por sus condiciones económicas, pueden venir con nosotros. Los agricultores de las capas que ponen en el Comité Ejecutivo del Congreso de los campesinos que tienen sed de sangre como Avxentiev proletaria, no seguirá y no estar de nuestro lado.
Pude ver cómo aplaudieron cuando Tsereteli anunció que se había emitido una orden de captura del camarada Lenin.
El tipo que dijo que la dictadura del proletariado es imposible porque el proletariado constituye una minoría de la población, tienen una noción de la resistencia mecánica de la mayoría. Incluso los soviéticos están a sólo 20 millones de personas organizadas, pero gracias a su carácter organizado lleva a toda la población. Todas las personas se dirigirá detrás de una fuerza organizada capaz de romper las cadenas de la ruina económica. El camarada Volodarsky interpreta de manera diferente de mí la resolución adoptada por la conferencia, pero es difícil comprender lo que su punto de vista.
Mates preguntando si podemos cambiar nuestra consigna. Nuestra consigna en el poder de los soviéticos se basaron en un período de desarrollo pacífico de la revolución ha terminado. No se olvide el hecho de que en la actualidad una de las condiciones para la transferencia de poder es vencido por la contrainsurgencia. Cuando lanzamos nuestra consigna de los soviets, el gobernante estaba en manos de los soviéticos. A través de nuestra presión sobre los soviéticos podrían afectar los cambios en la composición del gobierno. Ahora el poder está en manos del gobierno provisional.
No podemos confiar en la transferencia pacífica del poder en manos de la clase obrera a través de una presión sobre los soviéticos. Como marxistas, hemos de decir, no son las instituciones que importan, pero la clase que implementa su política de estas instituciones. Apoyamos sin reservas a los soviéticos en el que la mayoría y debemos esforzarnos para crear estos soviets. No podemos dar poder a los soviets, que se alió a la contrarrevolución.
Resumiendo todas estas observaciones, podemos decir que el camino del desarrollo pacífico de la circulación ha finalizado, ya que el movimiento ha tomado el camino de la revolución socialista. La pequeña burguesía, pero las capas de los agricultores pobres, ahora es compatible con el contador. De ahí el lema: “¡Todo el poder a los soviets” En la actualidad se supera.

DISCURSOS EN EL SEXTO CONGRESO
LA POSDR (B)

(Julio-agosto 1917)

Textos publicados por primera vez en 1919 en el volumen de las Actas del VI Congreso del POSDR (b), ediciones Kommunist.
La
Informe del Comité Central

(27 de julio)

¡Camaradas!
El informe del Comité Central abarca los últimos dos meses y medio de actividad del Comité Central, es decir, los meses de mayo, junio y la primera quincena de julio. Las actividades del Comité Central en el mes de mayo se ha desarrollado en tres direcciones.
En primer lugar: se puso en marcha la consigna de la reelección de los soviets de obreros y soldados. El Comité Central comenzó desde el punto de vista que se había desarrollado la revolución por medios pacíficos, a través de la reelección de los soviets de obreros y soldados era posible cambiar la composición de los soviéticos y, en consecuencia, también la composición del gobierno. Los opositores han dado entonces la intención de tomar el poder. Esto es una calumnia. No hemos tenido esas intenciones. Dijimos que había abierto la posibilidad de cambiar el carácter de los Soviets de acuerdo con las aspiraciones de las masas a través de la reelección de los soviets. Hemos visto con suficiente claridad que la mayoría de un voto en los soviets de obreros y soldados de los diputados porque el poder se siga otro camino. Así que todo el trabajo se completó en mayo bajo la bandera de la reelección. En última instancia, conquistó la mitad de los escaños asignados a la villa soviética de los trabajadores y alrededor de un cuarto de los escaños asignados a los soldados.
En segundo lugar, la agitación contra la guerra. Sfruttammo la sentencia de muerte de F. Adler y organizó una serie de manifestaciones de protesta en contra de la pena de muerte y contra la guerra.
Los soldados fueron bien recibidos este año.
El tercer aspecto del Comité Central se compone de las elecciones, que tuvieron lugar en mayo. El Comité Central, junto con el Comité de Petrogrado, que utilizó todas sus fuerzas para combatir tanto a los cadetes, la fuerza fundamental de la contrarrevolución, que los mencheviques y socialistas revolucionarios, que, voluntaria o involuntariamente, que siguieron a los cadetes. De 800.000 electores en Petrogrado nos reunimos alrededor del 20% de los votos, y también conquistado por completo a la Duma del distrito de Vyborg. Compañeros soldados y marineros han hecho un servicio en particular a la fiesta.
Así, el mes de mayo estuvo marcado:
1. por las elecciones,
2. la agitación contra la guerra y
3. por la reelección de los diputados de los soviets de obreros y soldados.

Mes de junio. Los rumores sobre la preparación de una ofensiva contra los nervios de los soldados. Apareció una serie de órdenes que redujeron a la nada los derechos de los soldados. Todo esto electrificado las masas. Cada entrada se encuentra dispersa a lo largo de Petrogrado en un instante, causando malestar entre los trabajadores y, sobre todo entre los soldados. Los rumores sobre la ofensiva, las órdenes de Kerensky, con la Declaración de los Derechos del soldado, el desplazamiento de los elementos “superfluos” de Petrogrado, como decían los órganos de gobierno, por lo que era evidente la intención de eliminar a los elementos revolucionarios de Petrogrado , el trastorno económico que tuvo en un cada vez más evidente, esto desconcertó a los trabajadores y soldados. Se organizaron reuniones en las fábricas y los regimientos y las fábricas que no tenía intención de organizar una manifestación. El 5 de junio, se propuso organizar una manifestación. Sin embargo, el Comité Central decidió no emprender ninguna por el momento y en lugar de llamar a una asamblea de representantes de los 7 distritos, fábricas, talleres y regimientos para decidir lo que debe hacerse. La reunión fue convocada con la asistencia de unas 200 personas. Aclaró que el fermento fue particularmente fuerte entre los soldados. La gran mayoría de los votos fueron a favor de la manifestación. Se planteó por lo tanto, la cuestión de la actitud a tomar en caso de que el Congreso de los Soviets, que se abrió en ese período, se decidió en contra. La gran mayoría de los compañeros que expresaron su opinión cree que ninguna fuerza puede detener la acción. Después de eso, el Comité Central decidió llevar a cabo la tarea de organizar una manifestación pacífica. A la cuestión planteada por soldados armados, si tuviera que ir a la manifestación, el Comité Central, dijo: no vayas allí armado. Los soldados, sin embargo, dijo que no era posible manifestar desarmado, las armas eran la única garantía eficaz contra los excesos de la burguesía, que iban a tomar las armas sólo para defensa personal.
El 9 de junio, el Comité Central, el Comité de la organización militar de Petrogrado realizaron una reunión conjunta. El Comité Central planteó la cuestión de si se debe posponer la acción, ya que el Congreso de los Soviets y de todos los partidos “socialistas” se había opuesto a la manifestación. Todos respondieron negativamente.
A los 24 años 09 de junio el Congreso de los Soviets ha lanzado un llamamiento en el que, con todo el peso de su autoridad, arremetió en contra de nosotros. El Comité Central decidió no organizar una manifestación para el 10 de junio y devolverlo al 18 de junio, mientras que el Congreso de los Soviets se había convocado una manifestación el 18 de junio en el que las masas podían expresar su voluntad. Los obreros y los soldados fueron recibidos con el descontento visible esta decisión del Comité Central, pero ejecutado. Característicamente, camaradas, que en la mañana del 10 de junio, el día en que varios oradores hablaron del Congreso de los Soviets en las fábricas de “liquidar el intento de organizar la manifestación,” consintió que la gran mayoría de los trabajadores para que sólo escuche a los oradores de nuestro partido. El Comité Central fue capaz de calmar a los soldados y los trabajadores. Este hecho demostrado nuestra fuerza organizativa.
El Congreso de los Soviets, indicendo la manifestación del 18 de junio, declaró a la vez que se llevará a cabo bajo la bandera de la libertad de contraseñas. Evidentemente, el Congreso había decidido a dar la batalla a nuestro partido. Aceptamos el desafío y comenzó a preparar nuestras fuerzas para la demostración próxima.
Los compañeros saben lo que pasó durante la manifestación del 18 de junio. periódicos burgueses han dicho que la gran mayoría de los manifestantes siguieron las consignas lanzadas por los bolcheviques. La consigna principal era: “Todo el poder a los soviets”. Nada menos que 400.000 personas asistieron a la manifestación. Sólo tres pequeños grupos, el Bund, los cosacos y los seguidores de Plejánov, se atrevió a lanzar el eslogan: “¡La confianza en el gobierno provisional”, pero incluso si se arrepienten, porque se vieron obligados a retirarse.
El Congreso de los Soviets se convenció entonces de que la fuerza y ​​la influencia de nuestro grupo estaban muy bien. Se formó en toda la convicción de que la manifestación del 18 de junio, más imponente que la de 21 de abril, no sería sin consecuencias. Y no fue sin consecuencias. El Riec que probablemente se habrían producido algunos cambios importantes en la composición del gobierno, porque la política de los soviéticos no fue aprobado por las masas.
Pero ese día estaba comenzando a enfrentar la ofensiva de nuestras tropas, ataque que dio un giro favorable, y en relación con la misma comenzó a las manifestaciones de los “negros” sobre las perspectivas del Neva. Esta circunstancia anuló la victoria moral de que los bolcheviques habían ganado en la manifestación.
También fueron cancelados los posibles resultados prácticos de la que se decía Riec los representantes oficiales de los partidos en el poder, el Partido Socialista Revolucionario y los mencheviques.
El gobierno provisional permaneció en el poder. La ofensiva victoriosa, los éxitos parciales del gobierno provisional, una serie de proyectos sull’allontanamento de las tropas de Petrogrado había producido el efecto en los soldados. Ellos están convencidos, sobre la base de estos hechos, que el imperialismo se estaba convirtiendo en el imperialismo pasiva activa, se dieron cuenta de que habían tenido éxito por una época en la que caen víctimas de nuevo.
La forma en que reaccionó en contra de su política activa del imperialismo.
Varios regimientos, a pesar de las prohibiciones, se sometió a votación si debe o no participar en la ofensiva. El alto mando no se dio cuenta que la nueva situación en Rusia y en el hecho de que los objetivos de la guerra no eran claras, era imposible poner en marcha las masas ciegas atacar. Sucedió que lo que esperábamos: la ofensiva resultó ser condenado al fracaso.
A finales de junio y principios de julio pasado bajo el signo de la ofensiva política. Circulaban rumores sobre el restablecimiento de la pena de muerte, sobre la disolución de una serie de regimientos, la represión en la parte delantera. A partir de ahí vinieron los delegados que hablaron de las detenciones y la represión que se han producido en sus departamentos. La noticia llegó desde el mismo regimiento de granaderos y uno de los artilleros. Todo esto preparó el terreno para una nueva acción de los obreros y soldados de Petrogrado.

Paso de los acontecimientos de julio 3-5. Los eventos comenzaron el 3 de julio a las 3 pm en el Comité de Petrogrado.

03 de julio, a las 3 de la tarde. Sesiones de la Conferencia se celebró en Petrogrado de nuestro partido. Se está estudiando el tema que más inofensiva de las elecciones locales. Hay dos representantes de uno de los regimientos de la guarnición, de inmediato debe tomar la palabra y les informará de que el regimiento “ha decidido tomar medidas de esta noche”, que “no puede permanecer en silencio durante más de un regimiento tras otro es derretido en la cara “y que” han enviado a sus delegados en las fábricas y los regimientos “para solicitar estos a unirse a la manifestación. El camarada Volodarsky, en nombre de la Presidencia de la conferencia, dice que “el partido ha decidido abstenerse de actuar y que los miembros del partido de un regimiento no puede ignorar las decisiones del partido”.
4 de la tarde. El Comité de Petrogrado, la organización militar y el Comité Central del Partido, se examinó la cuestión, decidir no dar curso a la acción. Esta decisión fue aprobada por la conferencia y los participantes para ir en las fábricas y los regimientos de persuadir a sus compañeros a no realizar la acción.
Horas 5 pm en el Palacio de Táuride.
La oficina del Comité Ejecutivo Central de los Soviets se reunió. El camarada Stalin en nombre del Comité Central del Partido informa la Oficina del Comité Ejecutivo Central de todo el evento y también anunció la decisión de no proceder con la acción de los bolcheviques.
7 de la tarde, antes de la sede del Comité de San Petersburgo. Después de unos pocos regimientos con banderas. Teniendo el lema “Todo el poder a los soviets”. Al detenerse frente a la sede del Comité de Petrogrado, instamos a los miembros de nuestra organización para decir algo. Los oradores, los bolcheviques y Kuraiev Lascevic, aclarando su discurso de la situación política actual, llame a abstenerse de la acción. Ellos son recibidos con gritos de “Abajo”. Los miembros de nuestra organización proponemos a continuación que los soldados elegir a una delegación, puede poner sus demandas ante el Comité Ejecutivo Central de los Soviets y luego volver a su regimiento.
Los soldados responden con el lanzamiento de un ensordecedor “¡Hurra”. La banda toca la Marsellesa … Mientras tanto, las noticias sobre la liberación de los cadetes por parte del gobierno para volar obreros de Petrogrado el Buggin todo “. Detrás de los soldados aparecen las columnas de los trabajadores. Teniendo consignas idénticas a las de los soldados. Los soldados y los trabajadores hacen su camino a Palacio de Táuride.
9 de la tarde. Sede del Comité de Petrogrado. Los delegados de las fábricas en una fila. Todas las organizaciones de nuestro partido propondrá a intervenir en el asunto y tomar en sus propias manos la dirección de la prueba. De lo contrario, “la sangre va a correr”. Es un grito que usted necesita para elegir a las delegaciones de fábrica y el taller que se trasladan a declarar la voluntad de los manifestantes ante el Comité Ejecutivo Central de los Soviets, de modo que las masas, a continuación, escuchó los informes de las delegaciones, para disolver pacíficamente. 10 horas de la noche, el Palacio Táuride. Usted se reunió la sección de la clase obrera soviética de los miembros de los obreros y soldados de Petrogrado. Después de las declaraciones de los trabajadores, que informan sobre el inicio de la acción, la mayoría decide, con el fin de evitar los excesos, para participar en la manifestación, para darle un carácter pacífico y organizado. La minoría que no aprueban esta decisión deja el salón de clases. La mayoría elige a un comité que acaba de ser tomadas para hacer cumplir la decisión.
11 horas de la noche. El Comité Central y el Comité de Petrogrado de nuestro grupo se trasladó a Tauride Palace, donde por la tarde comenzaron a inundar a los manifestantes. Vienen de los barrios por los propagandistas y representantes de las fábricas. Lleva a cabo una reunión entre representantes del Comité Central de nuestro Partido, el Comité de Petrogrado, la organización militar, el Comité interzonal, la Oficina de la sección de trabajo del Soviet de Petrogrado. Los informes presentados por los representantes de los distritos estaba claro que:
1. al día siguiente, sería imposible retener a los obreros y soldados de la toma de manifestación;
2. los manifestantes estaban armados sólo para la autodefensa, para tener una garantía efectiva contra los provocadores que podrían disparar desde la perspectiva del Neva: “No es tan fácil de disparar un conflicto armado”.
La Asamblea adoptó la siguiente decisión: “¡Todo el poder a los soviets”, cuando las masas de obreros y soldados revolucionarios aparecen con el lema, El partido del proletariado tiene el derecho de ignorar el movimiento, un paso atrás, no puede dejar a las masas a los árbitros del destino, deben unirse para dar a las masas al movimiento espontáneo un carácter consciente y organizada. La Asamblea decidió proponer a los obreros y soldados de los regimientos de elegir a los delegados y las fábricas, y para llevarlas a cabo en el Comité Ejecutivo de los Soviets sus reclamos. En el espíritu de esta decisión se presenta una proclama llamando a una “manifestación pacífica y organizada.”
12 horas de la noche. Frente a Palacio de Táuride son más de 30.000 trabajadores de la fábrica Putilov. Banderas. El lema es: “Todo el poder a los soviets”. Ellos eligen a los delegados. Los miembros del Comité Ejecutivo llega a los reclamos de los trabajadores de la fábrica Putilov. Los soldados y los trabajadores apostados frente a Palacio de Tauride comenzar a evacuar.

04 de julio, durante el día. Desfile de los trabajadores y soldados. Banderas. Consignas bolcheviques. La procesión se dirige hacia Palacio Táuride. La procesión se cierra con miles de marineros de Kronstadt. Según el testimonio de la prensa burguesa (Birgiovka), no menos de 400.000 manifestantes. Gran regocijo en las calles. Los habitantes de la bienvenida a los manifestantes con alegría: “¡Hurra”. Los excesos comienzan en la tarde. Las fuerzas de la reacción, anidado en los barrios de clase media, perturbar la acción de los trabajadores con disparos criminales realizadas en el marco de la provocación. Incluso Birgevye Vedomosti atrevería a negar que el primer tiroteo fueron los oponentes de la manifestación. “Exactamente a las dos de la tarde – escribe Birgiovka (edición de tarde del 4 de julio) – esquina de la Sadovaya Street y la perspectiva del Neva, al pasar por las fuerzas armadas y los manifestantes se habían reunido un número considerable de espectadores que estaban en silencio mira desde el lado derecho de la vía Sadovaya fuego ensordecedor se escuchó, después de lo cual comenzó un gran fuego de fusilería “.
Está claro que los manifestantes dispararon en primer lugar, que eran de “desconocido” para disparar a los manifestantes y no al revés.
Al mismo tiempo, en diferentes partes de la parte burguesa de la ciudad, el tiroteo continuó. Los provocadores no estaban dormidos. Sin embargo, los manifestantes no están saliendo de los límites de la legítima defensa. Es imposible hablar de conspiración o rebelión. No hubo ningún caso observado de la ocupación de las instituciones gubernamentales y públicas, ningún intento de llevar a cabo tal ocupación, a pesar de los manifestantes, que tiene importantes fuerzas armadas, podría ocupar no sólo las instituciones individuales, sino a toda la ciudad.
8 pm, Palacio de Táuride. Las reuniones del Comité Central, el interrionale organización y otras organizaciones de nuestro partido. Tome la siguiente decisión: la acción debe cesar ahora que la voluntad de los obreros y soldados revolucionarios se produjo. En el espíritu de esta decisión es difundir el anuncio: “La prueba ha terminado … Nuestro lema es: firmeza, serenidad, tranquilidad …” (véase la proclamación de Listok Pravdy). proclamación, entrega a Pravda, podría ser publicado el 5 de julio, debido a que durante la noche (4 de julio a 5) la sede de Pravda devastado por los estudiantes y los agentes de policía de la policía secreta.
10-11 horas de la noche, el Palacio Táuride. Reunión del Comité Ejecutivo Central de los Soviets. Se está discutiendo la cuestión del poder. Después de la liberación de los cadetes por parte del gobierno, la situación de los eseristas y los mencheviques se torna particularmente crítico: “necesitan” en connivencia con la burguesía, pero existe la posibilidad de bloquear, porque la burguesía no quiere ya de acuerdo con ellos.
La idea de un bloque con los demócratas constitucionalistas no. En vista de lo que es claramente plantea la cuestión de la toma del poder por los soviéticos. Los rumores sobre un avance de nuestro frente por las tropas alemanas, sin embargo, no controladas en las voces de la verdad, sin embargo, dar la alarma. Circular rumores de que al día siguiente se publicó una declaración que contiene la infame calumnia contra el camarada Lenin.
El Comité Ejecutivo Central de los Soviets llamó a los soldados del regimiento del Palacio de Tauride Volyn para defender el palacio. ¿De quién? Al parecer, por los bolcheviques, que iban en el edificio para “arrestar” al Comité Ejecutivo ya “tomar el poder”. Se habla así de los bolcheviques, que luchó para fortalecer los soviéticos, por lo que todo el poder en el país fue confiado a los Soviets! …
2-3 horas de la noche. El Comité Ejecutivo Central de los Soviets tomaron el poder. Se basa en los ministros “socialistas” la tarea de formar el nuevo gobierno, lo que hace entrar en la clase media, aunque sobre una base individual. Plenos poderes especiales se dan a los ministros para “luchar contra la anarquía.” La pregunta es clara: el Comité Ejecutivo Central, ante la necesidad de una ruptura abierta con la burguesía, que temen al fracaso hasta el momento sobre todo desde que sacó su fuerza en ciertas “combinaciones” con la burguesía responde al romper abiertamente con el los trabajadores y los bolcheviques, para dirigir sus armas contra los obreros y soldados revolucionarios, uniéndose a la clase media. Por ese mismo hecho se abre una campaña contra la revolución. La revolución es el objetivo contra el cual dirigir sus golpes de los eseristas y los mencheviques, para el deleite de la barra …

5 de julio. Prensa (especialmente en Givoìe Slovo) se publica la declaración que contiene la infame calumnia contra el camarada Lenin. Pravda no se publica, ya que fue devastado en la noche de 4 a 5 julio. Esto establece la dictadura de Ministros “socialistas” que quiere formar un bloque con los demócratas constitucionalistas. Los mencheviques y los eseristas, que no querían tomar el poder, esta vez de tomarla (por poco tiempo), para suprimir los bolcheviques aparecen en las calles … las unidades del frente. Los cadetes y el saqueo bandas contrarrevolucionarias, Frisk y el insulto. La búsqueda de VI. Lenin y los bolcheviques, abierto desde Alexinski por Pankratov y Pereverzev, se lleva a cabo en la parte inferior del mostrador. La contra-revolución se está extendiendo rápidamente por hora. El mando militar es el centro de la dictadura.
Los policías de la policía secreta, los cadetes y los cosacos cometido actos de violencia. Las detenciones y palizas ocurrir. El campo abierto del Comité Ejecutivo Central de los Soviets contra los obreros y soldados bolcheviques desencadenaron las fuerzas de la contrarrevolución.
En respuesta a la calumnia Alexinski y los miembros de nuestro Comité Central del Partido publicó un folleto titulado El juicio calumnias! publicó una proclama del Comité Central (que Pravda, de haber sido devastado, no podía publicar) en el extremo de la huelga y manifestación. Notable ausencia de cualquier otra parte proclamó “socialista”. Los bolcheviques están solos. Contra ellos es tácitamente se combinan todos los elementos que están a su derecha, y de Suvorin Miliukov y Chernov, Dan.

6 de julio. Los puentes se elevan. Entra en el departamento de Conjunto Mazurenko pacificador. En las calles las tropas reprimir a los rebeldes. De hecho, tiene un estado de sitio. Los sospechosos son detenidos y llevados al comando. Ellos desarmar a los obreros, soldados, marineros. Petrogrado se entrega en mano a la camarilla militar. A pesar del gran deseo del gobierno de los ricos para hacer que la llamada “batalla”, los obreros y soldados no caer en la provocación, no aceptar el combate. La fortaleza de Pedro y Pablo abre las puertas a aquellos que trabajan en el desarme.
La sede del Comité de San Petersburgo está ocupado por el departamento de mezclado. La persecución y el desarme en los barrios obreros. La idea de Tsereteli desarmar a los obreros y soldados, provisionalmente, por primera vez el 11 de junio, se está aplicando ahora. Los trabajadores, enojados, Tsereteli llama “el ministro de desarme”.
La tipografía se Trud devastada. Se publica Listok Pravdy. Volnov de los trabajadores, que ha difundido la prensa burguesa Listok … hace estragos en los hechos probados por la que pasa la infame calumnia contra el camarada VI Lenin y más en sus ataques contra la revolución ya no se limita a la huelga de los bolcheviques, sino que se extiende a sus ataques a los soviets, los mencheviques, los eseristas. Está claro que los eseristas y los mencheviques, los bolcheviques traicionado, traicionado a sí mismos, han traicionado a la revolución, incitando y provocando a las fuerzas contrarrevolucionarias. La campaña se lanzó contra la dictadura contrarrevolucionaria y la libertad dentro de la parte frontal se desarrolla a toda velocidad. A juzgar por el hecho de que la prensa de los demócratas y sus aliados, que incluso ayer arremetió contra la Rusia revolucionaria, de repente se sintió satisfecho, se puede concluir que la labor de represión no se logra sin la participación de este dinero para la campaña los capitalistas y los de nuestros propios aliados.

DISCURSOS EN EL SEXTO CONGRESO
LA POSDR (B)

(Julio-agosto 1917)

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II
Discurso de clausura

(27 de julio)

¡Camaradas!
Como se desprende de las intervenciones, ningún compañero ha criticado la política del Comité Central, ni estaba en contra de las consignas del Comité Central del Partido. El Comité Central del Partido ha puesto en marcha tres consignas principales: Todo el poder a los Soviets, el control sobre la producción y la confiscación de las tierras de los terratenientes. Estos lemas han ganado la simpatía de las masas de obreros y soldados. Ellos nos han dado la razón, y, luchando en esta área, hemos mantenido el liderazgo de las masas. Creo que esto es el hecho fundamental que argumenta a favor del Comité Central. Si el Comité Central lanza contraseñas correctas en los momentos difíciles, esto significa que, básicamente, correcta.
La crítica no tocó la cuestión fundamental, pero las cuestiones de menor importancia. Ellos consisten en denuncias de error de conexión, el Comité Central de la provincia y el hecho de que sus actividades se llevaron a cabo principalmente en Petrogrado. El reproche a la publicación de la provincia no es infundado. Pero era perfectamente posible para abarcar toda la provincia. El reproche de que el Comité Central había, de hecho, se volvió a Petrogrado Comité es en parte verdad. Y así. Pero aquí, en Petrogrado, la política de Rusia se ha forjado. Aquí están las fuerzas que dirigen la revolución. La provincia se está moviendo de acuerdo a lo que ocurre en Petrogrado. Esto último explica el hecho de que aquí tenemos el gobierno provisional, que se concentra todo el poder en sus manos, que aquí tenemos el Comité Ejecutivo Central, que es la voz de toda la democracia revolucionaria organizada. Por otro lado, los acontecimientos se precipitan en adelante, se desarrolla una lucha abierta, no hay garantía de que el poder que existe hoy en día no se habrá ido mañana. Espera, en una situación similar eran para descartar que nuestros amigos de la provincia, era inadmisible.

Se sabe que el Comité Ejecutivo Central resuelve los problemas que afectan a la revolución sin esperar a la provincia. Ellos tienen en sus manos el aparato del gobierno en su conjunto. ¿Y nosotros? Tenemos el aparato del Comité Central. Pero, por supuesto, el aparato del Comité Central es débil. Pedir al Comité Central, que no hace ningún paso sin antes haber escuchado la provincia, es para solicitar que el Comité Central de los eventos es arrastrado a la cola y no antes. Pero esto no sería un Comité Central. Sólo mediante el empleo del método al que nos hemos adherido, el Comité Central ha sido capaz de mantenerse al día con la tarea. Ha habido acusaciones de carácter especial. Los compañeros han hablado del fracaso de la insurrección de julio 3-5. Sí, camaradas, fue un fracaso. Pero fue una demostración, no una insurrección. Este fracaso se explica por la ruptura del frente revolucionario, debido a la traición de los partidos pequeño burgueses, el Partido Socialista-Revolucionario y los mencheviques, que han dado la espalda a la revolución.
Bezrabotny camarada dijo que el Comité Central ha tratado de inundar la provincia de Petrogrado y folletos que explican los acontecimientos de julio 3-5. Sin embargo, la imprenta fue destruida y no había posibilidad material de impresoras para imprimir cualquier cosa que otros, ya que se les hace en peligro de ser destruidos. Pero las cosas no son realmente ha ido tan mal si nos detuvieron, en algunos sectores, en otros nos dieron la bienvenida con simpatía y con un celo inusual. Ahora la moral de los obreros de Petrogrado es excelente y los bolcheviques gozaban de gran prestigio.
Me gustaría hacerle algunas preguntas.
En primer lugar, ¿cómo debemos responder a las calumnias en contra de nuestros líderes. En relación con los acontecimientos de los últimos tiempos, tiene que escribir un manifiesto dirigido a toda la gente con la explicación de todos los hechos y para compilar es necesario elegir un comité. Si eleggerete esta comisión, propongo encomendar a la publicación de un llamamiento a los obreros y soldados revolucionarios de Alemania, Inglaterra, Francia, etc. para informarles de los acontecimientos de julio de 3-5, y en esta apelación se debe etiquetar a los calumniadores. Nosotros somos la parte más importante del proletariado, que son los responsables de la revolución, hay que decir toda la verdad sobre los hechos y desenmascarar a los calumniadores viles. En segundo lugar, el rechazo de Lenin y Zinóviev a comparecer ante el tribunal. En la situación actual todavía no está claro en qué manos está el poder. No hay ninguna garantía de que, una vez que se presentaron, no están sometidos a una violencia brutal.
Las cosas serían diferentes si el tribunal se organizó de una manera democrática y se les dio la garantía de que no se permitiría la violencia.

En el Comité Ejecutivo Central, a nuestra pregunta al respecto, se dijo: “No sabemos lo que puede suceder.” En consecuencia, hasta que la situación se hizo más claro, hasta que se continuará a ser una pelea aburrida entre el poder oficial y el poder de hecho, no hay ninguna razón para que nuestros compañeros se presentan ante el “tribunal”, que presentarán cuando hay un poder que se asegurará de que nuestros compañeros no son objeto de violencia.
DISCURSOS EN EL SEXTO CONGRESO
LA POSDR (B)

(Julio-agosto 1917)

Textos publicados por primera vez en 1919 en el volumen de las Actas del VI Congreso del POSDR (b), ediciones Kommunist.
Mal
Informe sobre la situación política

(30 de julio)

¡Camaradas!
La cuestión de la situación política en Rusia es el tema del destino de nuestra Revolución, sus victorias y sus derrotas, en las condiciones de la guerra imperialista. A partir de febrero se hizo evidente que las fuerzas fundamentales de nuestra revolución se hizo por el proletariado y los campesinos que, a causa de la guerra, con el uniforme militar. Sucedió que en la lucha contra las fuerzas del zarismo, la burguesía liberal y el principal aliado, que estaban en el mismo campo con esas fuerzas, casi como una coalición con ellos. El proletariado era y sigue siendo el enemigo mortal del zarismo.
Los agricultores tenían la confianza en el proletariado y, al ver que no obtendría la tierra sin el derrocamiento del zarismo, que siguió el proletariado. La burguesía liberal se sintió decepcionada por el zarismo, y si se separa por el zarismo no sólo la conquista de nuevos mercados, pero ni siquiera podía mantener a los viejos, después de haber abandonado a Alemania quince gobernaciones. El aliado de capital, amigo y protector de Nicolás II, fue “obligado” a traicionar el zarismo, el zarismo no sólo porque no otorgaría “la unidad del frente” a él le gusta, sino que abiertamente la preparación de una paz separada con Alemania . Así que el zarismo fue aislado.
Esto es precisamente lo que explica el hecho de “sorprendente” que el zarismo “está muerto tan tranquilo y silencioso.” Sin embargo, estas fuerzas estaban dirigidas a objetivos totalmente diferentes. La burguesía liberal y el capitalismo anglo-francesa quería hacer de Rusia una revolución como la de los Jóvenes Turcos, para despertar el entusiasmo de las masas y utilizarlos para hacer una gran guerra, mientras que el poder de los capitalistas y terratenientes sería permaneció prácticamente intacta. Una pequeña revolución en una gran guerra!
Los obreros y los campesinos tenían la intención de apoyar una transformación radical del antiguo régimen, que quería lo que hemos llamado una gran revolución para poner fin a la guerra y garantizar la paz, tras el derrocamiento de los terratenientes y la burguesía imperialista domesticado. Una gran revolución y la paz!
Esta era una contradicción radical que subyace al desarrollo de nuestra revolución, la base de toda la crisis energética.
La crisis del 20-21 de abril fue la primera expresión abierta de esta contradicción. Si estas crisis en la historia de la victoria es siempre arrisa mucho, la burguesía imperialista, lo que pasó no sólo por el mostrador, liderado por el partido demócrata, está organizada, pero sobre todo porque los partidos conciliadores, el Partido Socialista-Revolucionario y los mencheviques, pencolano que el lado del imperialismo y siguen al frente a las grandes masas detrás de él, rompiendo cada vez que el frente de la revolución, pasó en el campo de la burguesía, y por lo tanto dio la superioridad en el mostrador de la entrada.
Así sucedió en abril.
Así sucedió en julio.
El “principio” de la coalición con la burguesía imperialista, defendida por los mencheviques y eseristas, de hecho resultó ser un instrumento de muerte, a través de la cual el partido de los demócratas de los capitalistas y terratenientes, el aislamiento de los bolcheviques, ha reforzado gradualmente sus posiciones por parte de los mismos mencheviques y eseristas …
La calma sucedió al frente en marzo, abril y mayo se utilizaron para llevar adelante la revolución. Impulsado por el colapso del país y estimulado por la existencia de la libertad que disfrutaban ninguno de los países beligerantes, la revolución más profunda cada vez más, poner la agenda en temas sociales.
Penetró en los aspectos económicos y las cuestiones de control obrero sobre la industria, la nacionalización de la tierra y la entrega de suministros a los agricultores pobres, la organización de comercio justo entre la ciudad y el campo, la nacionalización de los bancos y, finalmente, tomar del poder por el proletariado y las capas más pobres del campesinado.
La revolución era abordar la cuestión de la transformación socialista. Algunos compañeros dicen que porque tenemos el capitalismo está débilmente desarrollado, no sería realista pedir a la cuestión de la revolución socialista. Estos tipos estaría bien si no hubiera guerra, si no fue la ruina económica, si no hubieran sacudido los cimientos de la organización capitalista de la economía nacional. La cuestión de la intervención en el ámbito económico está presente en todos los Estados miembros como un asunto que se va a colocar en una situación de guerra. La vida se ha puesto este problema en Alemania, donde se ha resuelto sin la participación directa y activa de las masas. Las cosas son diferentes a nosotros en Rusia.
De nosotros a la ruina económica ha asumido proporciones desastrosas. Por otro lado, ningún otro país está en guerra gozarán de la libertad de que gozamos. También hay que tener en cuenta a los trabajadores enormes de desarrollo organizacional: que, por ejemplo, en Petrogrado, tiene el 66% de la delincuencia organizada metalúrgica. Por último, en cualquier país del proletariado ha tenido y tiene estas grandes organizaciones, como los diputados de los soviets de obreros y soldados. Es comprensible que los trabajadores, que gozan de la máxima libertad y máxima organización, no puede renunciar a un papel activo en la vida económica del país para llevar a cabo la transformación socialista, sin cometer un suicidio político. Se requeriría una indigna pedantería Rusia, para hacer las transformaciones socialistas, los aspectos que se inicia en Europa. Inicie el país que tiene la mejor oportunidad para empezar … La revolución, como él da un paso adelante tan grande, no podía dejar de suscitar la vigilancia de la barra, era estimular la contrarrevolución. Este es el primer factor que moviliza el mostrador.
El segundo factor es la aventura comenzó con la ofensiva política y toda una serie de reveses en el frente, lo que privó al gobierno provisional de cualquier prestigio y han revivido el contador, que empezó a atacar al gobierno. Circular rumores de que comenzamos un período de grandes provocaciones.
Los delegados procedentes de la opinión contraria de que la ofensiva y la retirada, en una palabra todo lo que ha pasado a la parte delantera, se han ideado para deshonrar a la revolución y derrocar a los soviéticos. No sé si estos rumores son fundados o no, pero hay que señalar que los cadetes del 2 de julio llegó al gobierno, comenzaron los sucesos del 03 de julio y el 4 llegó la noticia de la ruptura del frente. Increíble coincidencia! No se puede decir que los cadetes han dejado el gobierno para resolver el problema de Ucrania, debido a que los cadetes no se había opuesto a la resolución del problema ucraniano.
Hay otro hecho de la evidencia a favor del inicio real de un período de provocaciones: hablo de los fusilamientos en Ucraina.25 Estos hechos deben dejar claro a los amigos que el incumplimiento de la parte delantera estaba en los planes de la contrarrevolución, uno de los factores que iban a demoler la ‘idea de la revolución a los ojos de las amplias masas de la pequeño-burguesa.
Hay todavía un tercer factor que fortalece las fuerzas de la contrarrevolución en Rusia: este factor es el principal aliado. Si el principal aliado, ya que el zarismo estaba tratando de concertar una paz por separado, el gobierno ha traicionado a Nicola, nadie le impide romper con el actual gobierno, si resulta incapaz de mantener la “unidad” de la parte frontal. Miliukov, dijo en una reunión que Rusia se evalúa en el mercado internacional como proveedor de los hombres y la financiación obtenida para esto, pero si parece que el nuevo poder, representado por el gobierno provisional es incapaz de mantener la unidad del frente ofensivo contra Alemania No vale la pena sussidiarlo. Pero sin dinero, sin financiación, el gobierno está destinado a caer. Esta es la razón secreta por los cadetes han ganado gran fuerza durante la crisis. Kerenski y todos los ministros eran marionetas en manos de los cadetes. La fuerza está compuesta por cadetes de la ayuda de Allied Capital.
Dos caminos son abiertos por delante de Rusia:
o detener la guerra, se rompen todos los lazos económicos con el imperialismo, la revolución continúa, el colapso de los cimientos del mundo burgués y comienza la era de la revolución de los trabajadores;
o continuar la guerra y la ofensiva en el frente, la sumisión a las necesidades del capital y aliado de los demócratas y, en consecuencia, la sujeción completa a aliado de capital (en Tauride rumores Palacio precisas según las cuales los Estados Unidos daría a ocho mil millones rublos y proporcionaría los medios para la reconstrucción económica) y el triunfo de la contrarrevolución. Una tercera forma no existe.
El intento por parte de los eseristas y los mencheviques que pasar por una acción de rebelión armada julio 3 a 4 es simplemente ridículo. El 3 de julio, hemos propuesto la unidad del frente revolucionario para luchar contra la contrarrevolución. Nuestro lema era: “Todo el poder a los soviets!”, Que significa que hemos querido crear un frente unido revolucionario. Pero los mencheviques y eseristas, por temor a romper con la burguesía, que dio la vuelta, destruyendo así el frente revolucionario a favor de la contrarrevolución. Si queremos hablar de los culpables de la victoria de la contrarrevolución, los culpables son los socialistas-revolucionarios y mencheviques. Para nuestra desgracia, Rusia es un país que todavía sigue los pequeño-burgueses socialistas-revolucionarios y mencheviques, que se pondrán de acuerdo con los cadetes. Hasta la idea de la conciliación con la burguesía ya no es crear ilusiones en las masas, la revolución se procederá cojeando y dando tumbos.
La imagen que se nos presenta es que la dictadura de la burguesía imperialista y la lucha contra el general. El gobierno, que por fuera luchar contra esta dictadura, en realidad lleva a cabo sus necesidades y sólo es la pantalla que lo protege de la furia de la gente. Los soviéticos, a la impotencia y deshonrado por su política de concesiones sin fin, que no completan el cuadro y si no se elimina sólo porque siguen siendo necesarios como una pantalla muy útil e indispensable.
Por tanto, la situación ha cambiado radicalmente. Incluso nuestras tácticas deben cambiar. Antes de que fuera por la transferencia pacífica del poder a los Soviets, se suponía entonces que era suficiente con que el Comité Ejecutivo Central de los Soviets aprobó la decisión de tomar el poder, porque la burguesía sgombrasse pacíficamente el camino.
De hecho, en marzo, abril y mayo de cada decisión de la Unión Soviética se había convertido en ley, siempre fue posible validar por la fuerza. La situación cambió cuando los soviéticos fueron desarmados y reducidos (de hecho) al nivel de meras organizaciones profesionales. Ahora no tienen en cuenta las decisiones de los soviéticos. Ahora para obtener el poder primero debe derribar la dictadura existente. Derrocar la dictadura de la burguesía imperialista es lo que debería ser la consigna del partido de inmediato.
Se terminó el período de la revolución pacífica. Se tardó más de un período de enfrentamientos y explosiones. La consigna de la dictadura de la matanza sólo se puede lograr si un nuevo desarrollo de gran alcance político en Rusia. Todo el proceso de desarrollo del país y el hecho de que ninguna de las preguntas clave de la revolución ha sido resuelto, puesto que las cuestiones de la tierra, de los trabajadores de control, la paz y el poder no fueron resueltas, lo convierten en el desarrollo inevitable.
La represión que no hacen la situación más tensa, ya que no resuelve ninguna de las preguntas planteadas por la revolución. Las fuerzas fundamentales del nuevo movimiento será el proletariado urbano y los estratos más pobres del campesinado. En la victoria, que llegará al poder en las manos. La característica de este momento es que las contramedidas se implementan en las manos de “socialista”. Sólo mediante el uso de esta pantalla todavía puede apoyar a la contrarrevolución durante un mes o dos. Sin embargo, la medida en que las fuerzas de la revolución se desarrollará, no habrá explosiones y el tiempo vendrá cuando los trabajadores se levantan y reunir a su alrededor capas de campesinos pobres, izará la bandera de la revolución proletaria en Europa y se abrirá la era la revolución socialista.
DISCURSOS EN EL SEXTO CONGRESO
LA POSDR (B)

(Julio-agosto 1917)

Textos publicados por primera vez en 1919 en el volumen de las Actas del VI Congreso del POSDR (b), ediciones Kommunist.
IV
Respuestas a preguntas sobre el informe sobre la situación política

(31 de julio)

Sobre el primer punto, “¿Qué formas de organización de la lucha, el ponente propone que se coloque en los soviets de los trabajadores?”, Le respondo que esta forma de establecer la pregunta está mal. No he hablado en contra de los soviéticos como una forma de organización de la clase obrera no es la forma organizativa de una institución que lleva a lanzar una consigna revolucionaria, pero el contenido es la carne y la sangre de esta institución. Si los cadetes se han sumado a los soviéticos, que nunca se han puesto en marcha la consigna de la transferencia del poder a los soviets. Ahora lanzamos la consigna de la transferencia del poder en manos del proletariado y los campesinos pobres.
Así que no es la forma que lo es, pero la clase debe tomar el poder, es la composición de los soviéticos. Los Soviets son la forma más apropiada de organización de la lucha de la clase obrera por el poder, pero los soviéticos no son el único tipo de organización revolucionaria. Son puramente ruso. En el extranjero, lo vemos en los municipios realizar esta función durante la Gran Revolución Francesa, el Comité Central de la Guardia Nacional durante la Comuna. Incluso en este caso ha hecho la idea de un comité revolucionario. Tal vez la sección de trabajo es la más adecuada para liderar la lucha por el poder.
Pero uno tiene que entender claramente que la cuestión decisiva es qué forma de organización. En realidad, la cuestión decisiva es si la clase obrera está madura para la dictadura. Todo lo demás va a seguir, a partir de la revolución creativa.
Los puntos de la segunda y la tercera, “¿Cómo se comportan casi a los soviets actuales?”, La respuesta es muy clara. En cuanto a la aprobación de todo el poder al Comité Ejecutivo Central de los Soviets, esta consigna no está actualizado. No es otra. El tema de la muerte de los soviéticos es una pura invención. Nadie ha dicho aquí. “¡Todo el poder a los soviets” Si se propone la abolición de la consigna, no se desprende en absoluto que usted tiene que decir: “. Abajo con los soviéticos” Nosotros, con el abandono de esta consigna, sin embargo, no emerge del Comité Ejecutivo Central de los Soviets, a pesar de la función miserables vertidas por ella en los últimos tiempos. Los Soviets locales todavía tienen un papel que cumplir, ya que se opondrá a las pretensiones del gobierno provisional y en esta lucha, vamos a apoyar a ser.
Así que repito: el abandono de la consigna de la transferencia del poder en manos de los soviéticos no quiere decir “¡Abajo con los soviéticos.” Nuestra actitud hacia los soviéticos en los que estamos en la mayor parte es de la mayor simpatía. Vivir y prosperar estos soviets. Pero la fuerza ya no está en los soviets. Antes de que el gobierno provisional emitió un decreto y el Comité Ejecutivo de los Soviets emitió un decreto en contra del último y sólo adquirió fuerza de ley. ¿Recuerda la historia de la n Decreto. 1.
Ahora, el gobierno interino no tiene en cuenta el Comité Ejecutivo Central. No es por su propia voluntad el Comité Ejecutivo Central de los Soviets se decidió en un momento posterior, a no participar en la comisión de investigación sobre los acontecimientos de julio de 3-5, pero fue impedido por orden de Kerenski. No es ahora para ganar la mayoría en los soviets, que en sí es muy importante, pero para derrocar la dictadura. El cuarto punto, “definición más concreta del concepto de” campesinos pobres “y la indicación de sus formas de organización”, le respondo que el término “pobres rurales” no es un término nuevo. Se introdujo en la literatura marxista por el camarada VI Lenin en 1905 y desde entonces ha sido utilizado en casi todos los temas de Pravda y fue adoptado en las resoluciones de la Conferencia de abril.
Los estratos son los estratos de la población rural pobre que están en desacuerdo con los ricachos del campo. Los Soviets de diputados campesinos, que representan cerca de 80 millones de agricultores (contando a las mujeres), es una organización de campesinos ricos. Los agricultores pobres están llevando una lucha feroz contra la política soviética. Como líder del Partido Socialista-Revolucionario y, a continuación Chernov Avxentiev y otros proponen a los agricultores que no debe tomar de inmediato la tierra, pero que esperar a que la Asamblea Constituyente para resolver la cuestión agraria en general, los agricultores tomar la tierra a modo de respuesta, la crecer, apoderarse de las existencias, etc. La noticia de este tipo que recibimos de las provincias de Penza, Voronezh, Vitebsk, Kazan, y una serie de otras provincias. Este solo hecho demuestra claramente que la campaña se divide en capas superior e inferior y que los campesinos ya no constituyen un todo único. Las capas superiores siguen principalmente los socialistas-revolucionarios, el más pequeño de la tierra no puede vivir sin y contra el gobierno interino están en la oposición. Estas capas pertenecen a los campesinos con poca tierra, la posesión de un solo caballo, o incluso que, etc Cerca de ellos son las capas que son casi desprovisto de tierras, la semi.
Sería ilógico, en el período revolucionario, no tratar de llegar a algún acuerdo con estos agricultores capas. Pero al mismo tiempo, es necesario organizar a los trabajadores por separado y agrupados en torno al proletariado. Es difícil predecir qué forma de organización de estas capas. Ahora los campesinos están organizados en soviets, o de mala forma espontánea o buscan conquistar a los soviéticos ya existente. Así, en Petrogrado, alrededor de un mes y medio atrás, los campesinos pobres han organizado un soviet (en el que se encontraban representantes de ochenta fábricas y unidades militares) que está llevando una lucha feroz contra la política de los soviets de diputados campesinos. En general, los soviéticos son la forma más adecuada de organización de las masas, pero no son las instituciones que nos interesan, pero su contenido de clase. Debemos esforzarnos para que las masas que distinguen a la forma del contenido.
En términos generales, la cuestión de las formas de organización no es el punto. ¿Cuándo el espíritu revolucionario, también vamos a crear formas de organización. La cuestión de las formas de organización no debe hacernos olvidar la cuestión fundamental que sea, ¿qué clase debe tomar el poder en sus manos. Ahora bien, es inconcebible para nosotros un bloque con los defensistas. Los defensistas partidos han unido su suerte a la burguesía y la idea de un bloque que va por los socialistas-revolucionarios bolcheviques a la realidad, se hundió. La cuestión ahora está en la agenda es la siguiente: para luchar contra las capas superiores de los soviéticos, en alianza con los estratos más bajos de los campesinos y limpiar el mostrador.
DISCURSOS EN EL SEXTO CONGRESO
LA POSDR (B)

(Julio-agosto 1917)

Textos publicados por primera vez en 1919 en el volumen de las Actas del VI Congreso del POSDR (b), ediciones Kommunist.
IV
Respuestas a preguntas sobre el informe sobre la situación política

(31 de julio)

Sobre el primer punto, “¿Qué formas de organización de la lucha, el ponente propone que se coloque en los soviets de los trabajadores?”, Le respondo que esta forma de establecer la pregunta está mal. No he hablado en contra de los soviéticos como una forma de organización de la clase obrera no es la forma organizativa de una institución que lleva a lanzar una consigna revolucionaria, pero el contenido es la carne y la sangre de esta institución. Si los cadetes se han sumado a los soviéticos, que nunca se han puesto en marcha la consigna de la transferencia del poder a los soviets. Ahora lanzamos la consigna de la transferencia del poder en manos del proletariado y los campesinos pobres.
Así que no es la forma que lo es, pero la clase debe tomar el poder, es la composición de los soviéticos. Los Soviets son la forma más apropiada de organización de la lucha de la clase obrera por el poder, pero los soviéticos no son el único tipo de organización revolucionaria. Son puramente ruso. En el extranjero, lo vemos en los municipios realizar esta función durante la Gran Revolución Francesa, el Comité Central de la Guardia Nacional durante la Comuna. Incluso en este caso ha hecho la idea de un comité revolucionario. Tal vez la sección de trabajo es la más adecuada para liderar la lucha por el poder.
Pero uno tiene que entender claramente que la cuestión decisiva es qué forma de organización. En realidad, la cuestión decisiva es si la clase obrera está madura para la dictadura. Todo lo demás va a seguir, a partir de la revolución creativa.
Los puntos de la segunda y la tercera, “¿Cómo se comportan casi a los soviets actuales?”, La respuesta es muy clara. En cuanto a la aprobación de todo el poder al Comité Ejecutivo Central de los Soviets, esta consigna no está actualizado. No es otra. El tema de la muerte de los soviéticos es una pura invención. Nadie ha dicho aquí. “¡Todo el poder a los soviets” Si se propone la abolición de la consigna, no se desprende en absoluto que usted tiene que decir: “. Abajo con los soviéticos” Nosotros, con el abandono de esta consigna, sin embargo, no emerge del Comité Ejecutivo Central de los Soviets, a pesar de la función miserables vertidas por ella en los últimos tiempos. Los Soviets locales todavía tienen un papel que cumplir, ya que se opondrá a las pretensiones del gobierno provisional y en esta lucha, vamos a apoyar a ser.
Así que repito: el abandono de la consigna de la transferencia del poder en manos de los soviéticos no quiere decir “¡Abajo con los soviéticos.” Nuestra actitud hacia los soviéticos en los que estamos en la mayor parte es de la mayor simpatía. Vivir y prosperar estos soviets. Pero la fuerza ya no está en los soviets. Antes de que el gobierno provisional emitió un decreto y el Comité Ejecutivo de los Soviets emitió un decreto en contra del último y sólo adquirió fuerza de ley. ¿Recuerda la historia de la n Decreto. 1.
Ahora, el gobierno interino no tiene en cuenta el Comité Ejecutivo Central. No es por su propia voluntad el Comité Ejecutivo Central de los Soviets se decidió en un momento posterior, a no participar en la comisión de investigación sobre los acontecimientos de julio de 3-5, pero fue impedido por orden de Kerenski. No es ahora para ganar la mayoría en los soviets, que en sí es muy importante, pero para derrocar la dictadura. El cuarto punto, “definición más concreta del concepto de” campesinos pobres “y la indicación de sus formas de organización”, le respondo que el término “pobres rurales” no es un término nuevo. Se introdujo en la literatura marxista por el camarada VI Lenin en 1905 y desde entonces ha sido utilizado en casi todos los temas de Pravda y fue adoptado en las resoluciones de la Conferencia de abril.
Los estratos son los estratos de la población rural pobre que están en desacuerdo con los ricachos del campo. Los Soviets de diputados campesinos, que representan cerca de 80 millones de agricultores (contando a las mujeres), es una organización de campesinos ricos. Los agricultores pobres están llevando una lucha feroz contra la política soviética. Como líder del Partido Socialista-Revolucionario y, a continuación Chernov Avxentiev y otros proponen a los agricultores que no debe tomar de inmediato la tierra, pero que esperar a que la Asamblea Constituyente para resolver la cuestión agraria en general, los agricultores tomar la tierra a modo de respuesta, la crecer, apoderarse de las existencias, etc. La noticia de este tipo que recibimos de las provincias de Penza, Voronezh, Vitebsk, Kazan, y una serie de otras provincias. Este solo hecho demuestra claramente que la campaña se divide en capas superior e inferior y que los campesinos ya no constituyen un todo único. Las capas superiores siguen principalmente los socialistas-revolucionarios, el más pequeño de la tierra no puede vivir sin y contra el gobierno interino están en la oposición. Estas capas pertenecen a los campesinos con poca tierra, la posesión de un solo caballo, o incluso que, etc Cerca de ellos son las capas que son casi desprovisto de tierras, la semi.
Sería ilógico, en el período revolucionario, no tratar de llegar a algún acuerdo con estos agricultores capas. Pero al mismo tiempo, es necesario organizar a los trabajadores por separado y agrupados en torno al proletariado. Es difícil predecir qué forma de organización de estas capas. Ahora los campesinos están organizados en soviets, o de mala forma espontánea o buscan conquistar a los soviéticos ya existente. Así, en Petrogrado, alrededor de un mes y medio atrás, los campesinos pobres han organizado un soviet (en el que se encontraban representantes de ochenta fábricas y unidades militares) que está llevando una lucha feroz contra la política de los soviets de diputados campesinos. En general, los soviéticos son la forma más adecuada de organización de las masas, pero no son las instituciones que nos interesan, pero su contenido de clase. Debemos esforzarnos para que las masas que distinguen a la forma del contenido.
En términos generales, la cuestión de las formas de organización no es el punto. ¿Cuándo el espíritu revolucionario, también vamos a crear formas de organización. La cuestión de las formas de organización no debe hacernos olvidar la cuestión fundamental que sea, ¿qué clase debe tomar el poder en sus manos. Ahora bien, es inconcebible para nosotros un bloque con los defensistas. Los defensistas partidos han unido su suerte a la burguesía y la idea de un bloque que va por los socialistas-revolucionarios bolcheviques a la realidad, se hundió. La cuestión ahora está en la agenda es la siguiente: para luchar contra las capas superiores de los soviéticos, en alianza con los estratos más bajos de los campesinos y limpiar el mostrador.
DISCURSOS EN EL SEXTO CONGRESO
LA POSDR (B)

(Julio-agosto 1917)

Textos publicados por primera vez en 1919 en el volumen de las Actas del VI Congreso del POSDR (b), ediciones Kommunist.
V
Discurso de clausura

(31 de julio)

¡Camaradas!
Primero tengo que corregir algunos errores de hecho.
El camarada Iaroslavski, refutando mi afirmación de que el proletariado de Rusia es el más organizado, cita el proletariado austríaco. Pero, camaradas, me habló de la organización revolucionaria, “rojo” y una organización similar no existe en ningún país en la medida en que posee el proletariado de Rusia.
Angarski es absolutamente equivocado cuando dice que yo presenté la idea de unir todas las fuerzas, no podemos dejar de ver que, por diversas razones, no sólo de los campesinos y el proletariado, sino también la burguesía rusa y de capital extranjero han dado la hombros zarismo. Es s un hecho. Es bueno que los marxistas están comprando los hechos. Pero después de las primeras dos fuerzas han tomado el camino del desarrollo ulterior de la revolución y los otros dos a la contra.
Paso a la cuestión de fondo. La pregunta ha sido planteada más agudamente por Bujarin, pero no se ha desarrollado hasta el final. Bujarin sostenía que la burguesía imperialista ha creado un bloque con los agricultores. Pero con estos agricultores? Tenemos varios agricultores. El bloque se hizo con los agricultores de la derecha, pero tenemos los campesinos acomodados, los campesinos de la izquierda, que representa a los campesinos más pobres. Este bloque no se podría realizar con estas capas. Estas capas no bloqueó con la gran burguesía, pero el seguimiento debido a la falta de conciencia, si se tira de la gran burguesía detrás de ellos simplemente porque hicieron trampa.
¿Contra quién es el bloque?
Bujarin no lo dijo. Este bloque está formado por los aliados y capital de Rusia, el estado mayor, los campesinos ricos, representados por los socialistas-revolucionarios de la clase de Chernov. Este bloque se ha formado en contra de los campesinos pobres, contra los trabajadores. ¿Cuál es la perspectiva de Bujarin? Su análisis es fundamentalmente falso. Según él, tendremos una primera etapa donde vamos a ir a la revolución campesina. Pero esta revolución no puede cumplir, no coincide con la revolución obrera. Es imposible para la clase obrera, que es la vanguardia de la revolución, pero luchar por sus reivindicaciones. Para este juez no es suficientemente ponderado diagrama de Bujarin. De acuerdo con Bujarin en la segunda etapa vamos a tener la revolución proletaria con y sin el apoyo de los agricultores occidentales, que después de recibir la tierra no pedir más. Pero contra quién es esta revolución?
Bujarin, en su concepto infantil no responde a esta pregunta.
Otros métodos de análisis de los acontecimientos no se han propuesto.
Acerca de la situación política. En la actualidad ya no se refiere a la dualidad de poder. Si los soviéticos representaba el poder real en primer lugar, ahora estoy únicos órganos de agrupación de las masas, sin ningún tipo de poder. Exactamente lo que es imposible de transmitir su “justo” el poder. El camarada V.I. Lenin en su folleto va más allá, afirmando precisamente que no hay dualidad de poder, porque todo el poder ha pasado a manos del capital, lanzando la consigna “Todo el poder a los Soviets!” Significa llegar a Don Quijote .
Si ya ha comprado sin fuerza de ley sin la sanción del Comité Ejecutivo de los Soviets, ahora ni siquiera se puede hablar de poder dual. Conquista todos los Soviets y no tienen el mismo poder!
Nos deridevamo cadetes debido a las elecciones a la zona de Dume que representaban el grupo más pobre, que había alcanzado el 20% de los votos. Ahora los cadetes se burlan de nosotros. ¿Qué pasó? Sucedió que el poder ha pasado a manos de la burguesía con la connivencia del Comité Ejecutivo Central de los Soviets. Los compañeros se apresuran a colocar la cuestión de la organización del poder. Pero si no tengo el poder!
La tarea principal es dar a conocer la necesidad de derrocar el poder existente. Todavía no estamos suficientemente preparados para esta tarea. Pero tenemos que prepararnos. Los obreros, campesinos y soldados deben comprender que sin el derrocamiento del actual no obtendrá ni la libertad ni la tierra! La pregunta entonces no es para organizar el poder, pero para reducirla, cuando tomamos el poder en nuestras manos, podemos organizarlo todo. Ahora unas palabras para responder a Angarski y Noguín sobre su postura en contra de la transformación socialista en Rusia. Hemos dicho en la conferencia en abril que era el momento de dar sus primeros pasos hacia el socialismo (leer la parte final de la resolución de la Conferencia de abril ahora): “El proletariado de Rusia, que se debate en una de las más atrasadas de Europa, entre las masas de los pequeños agricultores, no se puede plantear la tarea de la transformación socialista de aplicarse de inmediato. Sería un grave error, básicamente, una transición de la burguesía llegan a la conclusión de que la clase obrera debe apoyar a la burguesía, o de que nuestras actividades deben limitarse a hacerlo aceptable a la clase media, o incluso que debemos dar para el papel protagónico del proletariado ” trabajo dirigido a explicar a la gente la urgencia de una serie de pasos, casi madura para el socialismo. ”
Los compañeros se retrasó por tres meses. ¿Qué pasó en esos tres meses? La pequeña burguesía está dividida, los elementos se separan de los ricos pobres, el proletariado está organizado, el aumento de la desorganización económica, puesta en el orden del día, mucho más urgente que la cuestión de la aplicación del control de los trabajadores (por ejemplo, en Petrogrado, en la región de los Donets, etc.). Todos estos hechos justifican las reclamaciones aprobadas desde abril. Estos compañeros nos llevan de vuelta.
Acerca de los soviéticos. El hecho de que abandonemos el lema original de poder a los soviets, no quiere decir que nos pronunciamos en contra de los soviéticos. De hecho, se puede y se debe trabajar en los soviets, e incluso en la Unión Soviética Comité Ejecutivo Central, un organismo que funciona como una pantalla a la contrarrevolución. A pesar de que los soviéticos son ahora sólo una agrupación de las masas de los cuerpos, que permanecen siempre con las masas y no emergen hasta que los soviéticos, que será conducido, como permanecer en la fábrica y los comités de taller y los gobiernos municipales, a pesar de que no tienen el poder . Sin embargo, permanecen en los soviets continúan exponiendo la táctica de los socialistas-revolucionarios y mencheviques.
Después de que el contador se ha puesto en plena luz los vínculos que existen entre nuestra clase media y el principal aliado, se ha convertido en aún más evidente en nuestra lucha revolucionaria debemos depender de tres factores: el proletariado de Rusia, nuestros campesinos y el proletariado internacional , ya que el destino de nuestra Revolución están estrechamente relacionados con el movimiento de la Europa occidental.

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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