LA COMPAGNA LAURA,IL KKE E GLI “ANTAGONISTI” IMBALSAMATI

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LA COMPAGNA LAURA: UNA COMUNISTA “INDIGNATA”

pubblicata da Giovanni Apostolou il giorno venerdì 28 ottobre 2011 alle ore 12.32 ·

Pubblico di seguito un testo fatto circolare  nella mailing list parma@autprol.org  ( un testo a dir poco grottesco e che giustamente mio padre (comunista greco) a definito “provocatorio,calunnioso e anticomunista” ) che è una mailing list del variegato “movimento antagonista” di Parma (antagonisti a cosa?), e la risposta della compagna Laura Bergamini che fa parte dell’organizzazione comunista locale “Circolo Comunista di  Parma” (CCP) e dell’USB. Prima di soffermarmi nel merito testo, lo pubblico di seguito:

“Dopo Varkiza (1), il Politecnico (2), la Scuola di Chimica (1979) (3) il  Dicembre 2008 (4) e una serie di altri casi, la realtà ancora una volta rivela  il ruolo del Partito che tradisce sistematicamente le lotte popolari. E se fino  ad ora hanno strangolato, con le loro cariche politiche ogni sciopero  generalizzato e determinato in tutti questi anni, se hanno insultato tutte le  rivolte come una “provocazione”, d’ora in poi la storia dimostra che non sono  semplici errori politici, ma una posizione consapevole e coordinata per  difendere la dittatura parlamentare e dei rapporti capitalistici finanziari e  sociali.

Questo è quello che hanno fatto ieri (20/10), troppo, anche se fino a quel  punto hanno chiamato il popolo alle manifestazioni per il rovesciamento del  governo.

Invece di proteggere chi circondava il parlamento ne hanno protetto il  regolare funzionamento, hanno agito ancor più barbaramente della polizia,  spaccando le teste e consegnando  manifestanti alle forze della repressione.

La  cosa peggiore che hanno fatto è stato di legittimare lo Stato, che ha ucciso  uno dei loro compagni, accusando dell’omicidio una certa violenza parastatale.

Da ieri, in modo definitivo e irreversibile, il cosiddetto Partito Comunista  non è altro che una barriera contro il tentativo di seppellire il cadavere  parlamentare.

Qualsiasi essere umano libero che lotta per la propria dignità in  questi giorni cruciali deve individuarlo politicamente come un bersaglio.

Questa frase non deve essere letta come una scissione nel movimento.

Potremmo  avere problemi comuni e obiettivi comuni con gli elettori del “Partito Comunista”, ma la politica e la pratica della leadership  dalle cui labbra  pendono segue gli ordini del governo e degli inviati del FMI e UE della BCE.

Non abbiamo mai marciato fianco a fianco con loro, non saranno mai con noi.

Dobbiamo tutti tenere presente che il Partito Comunista agirà come una quinta  colonna del regime dittatoriale, sperando ancora una volta di afferrare qualche  briciola dal tavolo parlamentare, proprio come ha fatto nel 1990 (5).

La posizione di tutti i gruppi politici, siano essi parlamentari o non, che ha  sostenuto gli atti del “Partito Comunista”, sia indirettamente che con il loro  silenzio, o direttamente con le loro dichiarazioni, è altrettanto condannabile.

Fino a quando questi partiti rimangono all’interno di un parlamento composto di  destinatari degli ordini della Troika e continuano a ricevere i loro stipendi  grassi, sono interamente corresponsabili di quello che è successo finora e di  quello che verrà.

Il loro voto negativo al memorandum e le leggi votate insieme  rivelano con precisione il loro ruolo nella dittatura: fornendo l’alibi della democrazia e della pluralità delle voci, sostengono  completamente il

parlamento di rappresentanti, in modo che il popolo impoverito continui a  contare i voti in ogni seduta fissa  e predeterminata di voto delle leggi che  cancellano il suo futuro  e al tempo stesso, sono alimentati con l’illusione  che qualcuno parli in loro nome e nel loro interesse.

Così, lasciano l’opposizione ai professionisti della politica, e non sentono il bisogno di  reagire immediatamente e di persona.

Qualsiasi voto, anche per i partiti  extraparlamentari di “estrema sinistra” alle elezioni nazionali e locali non è  altro che olio negli ingranaggi [della macchina] e una legittimazione della  “correttezza” della dittatura parlamentare.

Dal 25 maggio, quando ci siamo radunati in piazza, abbiamo rivelato che la  democrazia diretta è la capacità di ciascuno di noi di partecipare, di  consultarci l’un l’altro, di modellare le idee insieme in modo autonomo,  lontano dalle etichette ideologiche o parlamentari. Resteremo qui, contro il  loro parlamentarismo e la loro burocrazia fallimentari.

Stiamo prendendo NOSTRA VITA nelle nostre mani

DEMOCRAZIA DIRETTA ORA

Assemblea popolare di piazza Syntagma, 21/10/2011

1. Riferimento al trattato del 1945 di Varkiza, dove il Partito Comunista ha  tradito la lotta armata e migliaia di combattenti della guerra civile in cambio  della sua legalità nel nuovo regime.

2. Riferimento alla posizione originale del Partito comunista contro la  rivolta del Politecnico del 1973, che determinò l’inizio del crollo della  giunta fascista.

Allora definì gli studenti, molti dei quali furono uccisi,  “provocatori della polizia”

 3. Riferimento agli incidenti del 1979 presso la Scuola Chimica di Atene, dove  i membri del Partito comunista hanno spezzato l’occupazione della scuola,  collaborando direttamente con la polizia.

4. Un riferimento, ovviamente, alla più recente condanna della rivolta del  dicembre 2008

5. Riferimento all’accordo del Partito comunista due principali partiti  parlamentari, ND e PASOK, nel 1990   “

 Per quanto riguarda il primo punto ( “dopo Varkiza (1), il Politecnico (2), la Scuola di Chimica (1979) (3) il  Dicembre 2008 (4) e una serie di altri casi, la realtà ancora una volta rivela  il ruolo del Partito che tradisce sistematicamente le lotte popolari; e se fino  ad ora hanno strangolato, con le loro cariche politiche ogni sciopero  generalizzato e determinato in tutti questi anni, se hanno insultato tutte le  rivolte come una “provocazione”, d’ora in poi la storia dimostra che non sono  “semplici errori politici”, ma una posizione consapevole e coordinata per  difendere la dittatura parlamentare e dei rapporti capitalistici finanziari e sociali; questo è quello che hanno fatto ieri (20/10), troppo, anche se fino a quel  punto hanno chiamato il popolo alle manifestazioni per il rovesciamento del  governo; invece di proteggere chi circondava il parlamento ne hanno protetto il  regolare funzionamento, hanno agito ancor più barbaramente della polizia,  spaccando le teste e consegnando  manifestanti alle forze della repressione; la  cosa peggiore che hanno fatto è stato di legittimare lo Stato, che ha ucciso  uno dei loro compagni, accusando dell’omicidio una certa violenza parastatale”) in http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=sHMLD_Vql0o vengono descritti nei dettagli (in inglese) i meccanismi della provocazione contro il KKE e il PAME.

E allora cosa deve fare il KKE?

Dare spago alle provocazioni di chi vuol far degenerare le manifestazioni e dare corda agli umori golpisti che in Grecia non sono mai venuti meno?. Ne parla anche la CIA in un suo rapporto.

Gli sforzi dei gruppi dei blocchi delle organizzazioni sindacali compromesse nel settore pubblico (ADEDY) e privato (GSEE) hanno cercato ancora una volta di creare incidenti.

Ma non sono riusciti a nascondere le enormi dimensioni e le richieste della grandiosa mobilitazione dello sciopero, la partecipazione organizzata e protetta dei lavoratori nei concentramenti del PAME dove non si è verificato un solo incidente.

Ecco l’accusa conseguente:

“dopo Varkiza, il Politecnico , la Scuola di Chimica (1979)  il  Dicembre 2008  e una serie di altri casi, la realtà ancora una volta rivela  il ruolo del Partito che tradisce sistematicamente le lotte popolari (…); e se fino  ad ora hanno strangolato, con le loro cariche politiche ogni sciopero  generalizzato e determinato in tutti questi anni, se hanno insultato tutte le  rivolte come una “provocazione”, d’ora in poi la storia dimostra che non sono  “semplici errori politici”, ma una posizione consapevole e coordinata per  difendere la dittatura parlamentare e dei rapporti capitalistici finanziari e sociali; questo è quello che hanno fatto ieri (20/10) “.

Dopo “(…) Varkiza, il Politecnico , la Scuola di Chimica (1979)  il  Dicembre 2008  (…) “ il KKE è stato anch’esso una sorpresa per gli osservatori politici nostrani e per i partiti della cosiddetta “sinistra radicale”, come Rifondazione e Sinistra Ecologia e Libertà, oltre che per il “pachidermico” Partito Democratico.

Di fronte agli effetti devastanti della crisi economica, il partito della “pasionaria” Aleka Papariga ha mobilitato centinaia di migliaia di lavoratori, di tutte le categorie e di tutte le età, attraverso il suo sindacato di riferimento, il PAME, ha organizzato diversi scioperi generali di 48 ore ciascuno.

I mass-media del nostro paese sono rimasti spiazzati. Non sapevano che pesci prendere. Così hanno preferito tacere. Per fortuna, c’è Internet.

E allora i più pazienti tra noi hanno potuto assistere dal piccolo schermo del computer di casa alle sfilate oceaniche organizzate dai comunisti greci. I greci, a differenza di noi, non hanno atteso alcun santo.

Sono scesi in piazza con i comunisti del KKE, che hanno capito tutto, dopo la caduta del muro di Berlino non hanno buttato le bandiere rosse alle ortiche, hanno continuato decisi sulla loro strada, scrollandosi dal bavero della giacca un po’ di polvere, lasciata da qualche calcinaccio.

Il “fuoco greco”, quello che, millenni fa, si faceva con la pece e la calcina, quello che resiste all’acqua, anzi si alimenta ancora di più in sua presenza, ha continuato a bruciare le navi ai nemici: eccoli questi “stalinisti trinariciuti”.

Si tratta di un partito, il KKE, a cui viene sovente rimproverata, da più parti, una sorta di presunta “ortodossia ideologica” (un concetto in sé assai discutibile) la quale, comunque la si voglia valutare (per taluni un punto di forza e di tenuta, per altri un limite da superare), non gli ha comunque impedito di rafforzare il proprio radicamento sociale e politico nel mondo del lavoro e tra la gioventù del suo paese, e questo proprio in una fase di riflusso.

Credo che un giovane operaio o studente di Atene e di Lisbona sia oggi meno dissimile dal suo omologo di Madrid, Roma o Parigi e che sia soggetto alle dinamiche e alla pressioni politiche e culturali di un moderatismo adattativo e omologante alle logiche di alternanza, in modo sempre più simile a come ciò si manifesta in Spagna, in Francia, in Italia.

Per quanto riguarda Varkiza, l’accordo di Varkiza (che ora il KKE condanna per l’assunzione dell’attuale linea politica che si è data come architrave dirimente) raggiunto con i rappresentanti dell’EAM il 12 Febbraio 1945 prevedeva la cessazione del regime di guerra, l’epurazione dei collaborazionisti dall’esercito, dalla polizia e dall’apparato statale, garanzie di libertà di parola, di stampa, di riunione, la libertà sindacale e la fine della guerra civile; si trattava di sciogliere non soltanto l’ELAS ma anche le altre organizzazioni armate.

Però gli accordi di Varkiza visti oggi sono valutati nell’attuale linea politica del KKE come l’ennesimo tragico errore per il fatto che l’ELAS accettava di deporre le armi e disciogliersi, senza ottenere in cambio nemmeno l’amnistia.

Stalin critico  gli accordi di Varkiza (anche se si sa che l’URSS era pessimista sulla possibilità di vittorie rivoluzionarie locali ed era piuttosto favorevole a una convivenza democratica da parte dei PC dei paesi della sua periferia: dalle Memorie di Milovan Djilas del 1948 a pagina 164 (che era all’epoca la seconda figura del regime di Belgrado dopo Tito prima di diventare un celebre dissidente) si evince che lo Stato maggiore sovietico temeva che il prolungarsi della guerra civile senza prospettive reali di vittoria per la resistenza greca potesse condurre alla fine solo a un risultato totalmente negativo per l’armata rossa, cioè all’esaurimento delle forze della sinistra e, in definitiva, al consolidamento della testa di ponte USA nei Balcani). Da uno studio approfondito dei verbali del VII plenum del CC del KKE (Maggio 1959, p. 26) si evince che tale giudizio critico è stato rivelato da Partsalidis, al VII plenum del CC del KKE (Maggio 1950).

In un incontro della direzione greca con i dirigenti del PCUS, Stalin evoco l’accordo di Varkisa, dicendo: “è stato un errore.

Non dovevate consegnare le armi”.

Quando Zachariadis (dal suo rientro dal campo di concentramento di Dachau) osservò che non si erano consegnate tutte le armi e Partasalidis aggiunse che ci si batteva ad Atene e che era stato consigliato da Dimitrov di arrivare ad un’accordo per risparmiare le forze della resistenza, Stalin ribattè: “dovevate battervi fuori di Atene. Il compagno Dimitrov non è il CC del vostro partito”. Il governo invece lanciò le proprie forze contro l’ELAS. Cominciarono gli arresti degli appartenenti all’EAM e i licenziamenti di operai e impiegati per scarso affidamento; furono sciolti i sindacati.

Intanto con le armi tolte all’ELAS venivano armate bande fasciste.

 Dopo aver segnato una vittoria importante nel dicembre del 1944, i rapporti di forza venutisi a creare non erano ritenuti soddisfacenti da parte della borghesia nonostante l’accordo di Varkiza che aveva portato al disarmo di ELAS.

Il KKE e l’EAM diventavano quindi bersaglio dell’assalto terroristico dell’accresciuta repressione borghese finanziata dagli Stati Uniti.

La sinistra e i comunisti greci tennero duro per tre anni.

Nonostante le perdite subite riuscì sempre a rinnovare le proprie forze, e addirittura ad aumentarle.

Soltanto nell’Ottobre del 1949 la resistenza greca anti-USA annunciò il cessate il fuoco e si ritirò al di là dei confini, nei vicini paesi amici.

Oltre 65.000 comunisti e altri combattenti e sostenitori del Fronte o dell’Esercito di Liberazione, EAM e DSE, sono stati costretti a lasciare la Grecia e cercare rifugio nei paesi socialisti (circa 20.000 di loro sono stati privati della cittadinanza); oltre 40.000 sono stati spediti in prigionia o nei campi di concentramento come Makronnissos.

Le esecuzioni dei combattenti della resistenza continuarono fino al 1955 (se ne contano almeno 5.000, tra cui quella di Nikos Belogiannis, membro dell’Ufficio Politico del KKE).

I comunisti greci del KKE, durante il corso della loro lotta, durata tre anni, dal 1946 al 1949, scrissero pagine di grande eroismo, tra le più importanti nella storia del movimento operaio del XX secolo: numerosi e rilevanti furono i successi ottenuti sul campo che costrinsero gli inglesi ad abbandonare il campo, ben presto sostituiti dagli americani.

Per quanto riguarda il Politecnico e i fatti della scuola Chimica del 1979 il KKE era in prima linea nella lotta contro la giunta dei colonnelli, imposta dagli USA e ascesa al potere con il colpo di Stato del 21 Aprile 1967.

Durante questo periodo di resistenza alla dittatura militare (1967-1974), il KKE ha svolto un ruolo determinante nella mobilitazione delle persone, dei giovani e degli studenti che culminò con la rivolta di Novembre 1973 al Politecnico di Atene, evento che accelerava la caduta della giunta del Luglio 1974.

Su tutto ciò consiglio la lettura del libro di A. Solaro, Storia del Partito Comunista Greco, Teti Editore, Milano, 1973.

In occasione della mobilitazione universitaria del 1963,  il KKE aveva fatto irruzione nel Ministero del Lavoro e appiccò un incendio per fare in modo che anche i documenti e le  identità dei membri del KKE andassero distrutti, così da poter proseguire la lotta sotto altro nome.

Quello fu un momento in cui si era messo in grossa difficoltà il regime, seppure la sua capitolazione fosse ancora lontana.

Le trasformazioni maggiori sono avvenute nella struttura sociale.

L’emigrazione interna trasformò Atene in una metropoli a tutti gli effetti, e nelle città greche si andò formando un ceto medio che, su posizioni politiche sempre più radicali, voleva una modernizzazione del paese all’interno di istituzioni democratiche.

Ulteriore conseguenza dell’urbanizzazione fu la scolarizzazione.

Sono stati gli studenti universitari della KNE (l’organizzazione giovanile del KKE) ad animare, nel 1963, le manifestazioni di protesta dopo l’assassinio da parte della polizia del giovane compagno Gregori Lambrakis.

Organizzarono una mobilitazione che portò alla caduta del governo, ad elezioni politiche anticipate e alla vittoria dell’Unione di Centro di G. Papandreu.

Dalla fine della guerra civile si sono alternate al potere giunte militari e deboli governi legittimati solo dalla corona.

Pochi i partiti che hanno partecipato alla vita politica, quasi inesistente l’attività sindacale sui luoghi di lavoro.

Il 21 Aprile del 1967 ci fu il colpo di stato di G. Papadopoulos, Stylianos Pattakos e Nikola Makarezos. Il primo Novembre del 1968 morì Papandreu e, due giorni dopo, il suo funerale aperto dal massimo rappresentante della chiesa ortodossa di Atene si trasformò in una manifestazione contro la giunta dei colonnelli.

La polizia la represse duramente, e centinaia tra i manifestanti furono arrestati.

Quella fu l’ultima manifestazione contro la dittatura militare fino al Novembre del 1973, quando gli studenti del Politecnico, i più avanzati politicamente, si barricarono all’interno dell’università.

Quell’esperienza fu una vera rivolta armata contro la giunta dei colonnelli.

Furono usati i carri armati contro gli studenti, tra i quali ci furono ufficialmente almeno 150 vittime a seguito delle cariche della polizia.

Ma si tratta di un dato parziale.

Molte famiglie nascosero il fatto che figli o nipoti erano stati vittime degli scontri per evitare l’accusa di essere comunisti armati o cospiratori.

Considerando l’esperienza della dittatura dei colonnelli, si comprende meglio come la KNE punti ad una sensibilizzazione dei giovani sui temi della resistenza

Per quanto riguarda invece “la condanna della rivolta del Dicembre 2008”  il PAME aveva svolto un ruolo di avanguardia nelle fabbriche, nelle imprese, nei porti, in tutti i luoghi di lavoro.

 Decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori, pensionati, disoccupati, giovani, immigrati, lavoratori autonomi hanno partecipato in massa e con impegno militante a uno degli scioperi più imponenti degli ultimi anni, indetto dal Fronte Militante di Tutti i Lavoratori (PAME).

Hanno aderito allo sciopero del PAME svoltosi ad Atene e in altre 72 città greche anche il Movimento dei contadini (PASY), il Movimento dei lavoratori autonomi e i piccoli commercianti contro i monopoli (PASEVE), la Federazione delle donne greche (OGE) e il Fronte militante studentesco (MAS).

I lavoratori si sono uniti in massa ai sindacati di classe, dando la loro risposta alle politiche antipopolari del governo dei socialdemocratici del PASOK, del capitale, dell’Unione europea, del FMI e degli altri partiti della plutocrazia conniventi: solo la metafisica in senso stretto può pensare che la rivoluzione sia “dietro l’angolo”.

Per quanto riguarda invece il “riferimento all’accordo del Partito comunista con i due principali partiti  parlamentari, ND e PASOK, nel 1990  “ il KKE prese l’iniziativa di istituire un’alleanza tra partiti politici e personaggi pubblici sotto il nome di “Coalizione di Sinistra e Progresso” (Synaspismos).

Ma il KKE si ritirò ben presto da questa alleanza, dopo il tentativo compiuto da una componente dei gruppi dirigenti, di sciogliere il partito in seguito ai fatti del 1989.

Questi ex dirigenti sono attivi oggi in un nuovo partito denominato “coalizione” (Synaspismos,ndr oggi Syriza ,minestrone dato dalla amalgama di posizioni distanti ma unite dall’opportunismo ) un titolo estrapolato all’originale “coalizione” sciolta nel 1991.

Ecco il secondo punto:

“Da ieri, in modo definitivo e irreversibile, il cosiddetto Partito Comunista  non è altro che una barriera contro il tentativo di seppellire il cadavere  parlamentare.

Qualsiasi essere umano libero che lotta per la propria dignità in  questi giorni cruciali deve individuarlo politicamente come un bersaglio.

Questa frase non deve essere letta come una scissione nel movimento.

Potremmo  avere problemi comuni e obiettivi comuni con gli elettori del Partito Comunista, ma la politica e la pratica della leadership  dalle cui labbra  pendono segue gli ordini del governo e degli inviati del FMI e UE della BCE.

Non abbiamo mai marciato fianco a fianco con loro, non saranno mai con noi.

Dobbiamo tutti tenere presente che il Partito Comunista agirà come una quinta  colonna del regime dittatoriale, sperando ancora una volta di afferrare qualche  briciola dal tavolo parlamentare, proprio come ha fatto nel 1990.

La posizione di tutti i gruppi politici, siano essi parlamentari o non, che ha  sostenuto gli atti del “Partito Comunista, sia indirettamente che con il loro  silenzio, o direttamente con le loro dichiarazioni, è altrettanto condannabile.

Fino a quando questi partiti rimangono all’interno di un parlamento composto di  destinatari degli ordini della Troika e continuano a ricevere i loro stipendi  grassi, sono interamente corresponsabili di quello che è successo finora e di  quello che verrà.

Il loro voto negativo al memorandum e le leggi votate insieme  rivelano con precisione il loro ruolo nella dittatura: fornendo l’alibi della democrazia e della pluralità delle voci, sostengono  completamente il  parlamento di rappresentanti, in modo che il popolo impoverito continui a  contare i voti in ogni seduta fissa  e predeterminata di voto delle leggi che  cancellano il suo futuro e al tempo stesso, sono alimentati con l’illusione  che qualcuno parli in loro nome e nel loro interesse.

Così, lasciano l’opposizione ai professionisti della politica, e non sentono il bisogno di  reagire immediatamente e di persona.

Qualsiasi voto, anche per i partiti  extraparlamentari di estrema sinistra alle elezioni nazionali e locali non è  altro che olio negli ingranaggi (della macchina) e una legittimazione della  correttezza della dittatura parlamentare”.

Il KKE è l’unico partito in Grecia che si è opposto al Trattato di Maastricht e all’allargamento dell’Unione Europea, che considera alla stregua di una mera unione di capitale europeo sotto l’influenza di tre o quattro grandi potenze, con la Germania in un ruolo di primo piano.

Il partito è radicalmente contrario alla politica attuata per anni dai due partiti di governo (PASOK e ND), che comporta lo smantellamento della base produttiva, austerità e disoccupazione.

L’opposizione alla costituzione della SE ( che era avvenuta senza una rigorosa analisi della specifica morfologia del capitalismo europeo (e dei suoi rapporti con il capitalismo americano) e dunque senza comprendere le forme che già assume e sempre più assumerà l’UE) non è un caso.

Inoltre il KKE ha un sindacato di riferimento ( il PAME ) e un fortissimo radicamento tra i lavoratori nelle fabbriche e nei porti, tra gli studenti degli istituti tecnici e nelle università.

Il KKE é stato protagonista dei durissimi scioperi contro le misure anti-popolari del governo “social-democratico”.

Il KKE è stato al fianco delle lotte dei contadini poveri, dei piccoli autotrasportatori e degli artigiani.

E da noi?

Niente di tutto questo, risultati elettorali compresi. Se almeno iniziassimo a studiare i motivi dell’avanzata del KKE, qualcosa potremmo imparare. È certamente degna di nota l’attenzione che i compagni greci prestano alla teoria marxista e all’esperienza del movimento comunista, che sono un fattore essenziale per costruire un partito di militanti consapevoli della propria storia e dei propri fini, per la formazione delle giovani generazioni, evitando di cadere nell’eclettismo e nel pressapochismo, che favoriscono la penetrazione dell’ideologia dell’avversario di classe.

Lungi dal liquidare o rimuovere il leninismo ( la grande statua di Lenin sovrasta il cortile della sede del KKE ad Atene ) e l’esperienza storica del movimento comunista internazionale (come purtroppo accade ancora in ampi settori della direzione del PRC e del suo quotidiano) i comunisti greci hanno inteso affrontare apertamente, con un’ampia discussione in tutto il partito, le questioni teoriche e storiche delle rivoluzioni comuniste del 900, in particolare di quella sovietica, fondamentale per l’impatto che ebbe su tutto il movimento operaio e le lotte di liberazione anticoloniali e antimperialiste.

Hanno inteso studiare quell’esperienza, per apprendere da essa, per comprendere le cause profonde che portano, alla fine degli anni ‘80, alla sua crisi e, nel dicembre 1991, alla dissoluzione dell’URSS. Il KKE sfiora oggi i suoi massimi storici anche rispetto alla fase “eroica” seguita alla caduta del regime dei colonnelli (in cui raggiunse il 9% alle politiche); e ciò, nonostante esso abbia poi subito la scissione del 1991, provocata dall’ala post-comunista del partito, da cui si sviluppò l’esperienza del Synaspismos, che sarà poi uno dei partiti fondatori della Sinistra Europea.

Il KKE ottiene tradizionalmente i suoi migliori risultati nelle aree metropolitane, con punte del 15-20% nei quartieri operai e popolari. Essa smentisce la tesi che ( nel contesto europeo ) una forza comunista e rivoluzionaria che respinge ogni suggestione socialdemocratica, governista e adattativa, sia inevitabilmente destinata al declino e alla marginalità.

Mentre il Synaspismos ottiene risultati migliori tra le classi medie e in alcuni settori della gioventù studentesca.

A distanza di oltre 30 anni dalla breve stagione eurocomunista, se valutiamo con obbiettività i diversi itinerari che hanno contraddistinto la storia dei cinque maggiori partiti comunisti dell’Europa occidentale (la situazione nell’Europa dell’Est, che in parte comprende anche il caso tedesco, richiede un approccio diverso), un elemento risalta.

E cioè che, mentre la vicenda del comunismo italiano, spagnolo e francese degli ultimi decenni è stata complessivamente e prevalentemente segnata dalla crisi, dal declino, in taluni casi dall’auto-dissoluzione, nella vicenda del comunismo greco e portoghese ( senza indulgere ad alcun trionfalismo acritico o alla proposizione di modelli ) prevale comunque un elemento di tenuta strategica, identitaria e di organizzazione, di radicamento sociale e di classe, di inequivoca collocazione antimperialista, di ripresa anche elettorale su livelli (7-10%) che oggi sarebbero considerati invidiabili dai partiti che si richiamano al comunismo negli altri tre paesi citati, e che viceversa attraversano una crisi profonda, come non mai.

 E non si dica che la spiegazione fondamentale risiede nel diverso grado di sviluppo economico e culturale di questi cinque paesi, come se Francia, Italia e Spagna appartenessero al mondo sviluppato e Grecia e Portogallo al terzo mondo.

I processi di integrazione europea e di mondializzazione anche culturale e informatica rendono oggi questi cinque paesi assai meno distanti tra loro di quanto non lo fossero 20 o 30 anni fa.

 Il dato elettorale non è certo l’unico per valutare la condizione e l’influenza di un partito politico che si propone la trasformazione radicale della società: esso va comparato alla densità del suo radicamento sociale (un partito d’opinione è esposto a modifiche repentine del suo consenso elettorale, un partito con un forte radicamento organizzato e sociale assai meno), alla sua capacità di mobilitazione, alla maggiore o minore difficoltà insita nei diversi sistemi elettorali, alla maggiore o minore incidenza di dinamiche politico-elettorali bipolari, ecct. Ma sarebbe ingenuo e fuori dalla realtà, soprattutto in situazioni non rivoluzionarie e in paesi capitalistici ad elevato sviluppo, sottovalutare il dato dell’influenza elettorale e della presenza istituzionale, anche ai fini dell’autofinanziamento e della presenza mediatica.

I passaggi elettorali da un lato esprimono ( per quanto deformate da falsa coscienza ) le posizioni politiche del paese (comprese quelle di chi si astiene): sono un “termometro” che i comunisti non possono ignorare.Dall’altro costituiscono un mutamento nei rapporti di forza tra le classi sociali ( anche se, come ben sappiamo, non esprimono tutti i reali rapporti che sono nella struttura economico-sociale ) perché consegnano il governo all’una o all’altra forza politica.

 Così come è poco rigoroso e anche un po’ opportunistico ed elusivo analizzare i risultati elettorali in Europa mettendo in un unico sacco i risultati di partiti comunisti rivoluzionari e antimperialisti, contro cui si accanisce da anni una campagna politica, ideologica e mediatica forsennata, anche da parte della socialdemocrazia; ed i risultati di formazioni di sinistra radicale che godono in alcuni paesi (ad esempio in Grecia e Portogallo, dove essi competono coi rispettivi partiti comunisti), di campagne medianiche interessate, volte ad impedire che il malcontento di larghi settori operai, popolari e giovanili per le politiche neo-liberali dei governi di centro-destra e di centro-sinistra possa confluire in un voto ai comunisti, e preferiscono che esso si indirizzi verso formazioni di sinistra più “addomesticabili” e meno radicate socialmente nella lotta di classe.

E’ un fenomeno che conosciamo bene anche noi in Italia, ove si consideri ad esempio il diverso trattamento (soprattutto da parte dei media influenzati dal PD) riservato alla lista comunista unitaria rispetto alla vendoliana Sinistra e Libertà.

Dal punto di vista storico il partito comunista greco ha un passato importante, nella lotta antifascista, nella guerra civile contro monarchici e inglesi, nella resistenza contro la dittatura dei colonnelli, nell’aver resistito alle lusinghe dell’eurocomunismo e all’ostracismo di sinistra.

Continua a diventare un punto di riferimento crescente per la classe lavoratrice anche per il fatto di opporsi a raggruppamenti come quello denominato “assemblea popolare di piazza Syntagma”  dove c’è  l’anticipazione deduttiva (non basata sull’esperienza), un certo tipo di valori morali resi feticci astorici, la presunzione di dettare valori al di fuori della prassi storico-concreta.

Alle classi subalterne si chiede dunque di rinunciare al potere per strutturare “relazioni” e di abbandonare per principio forme di lotta che siano rispondenti ai vari contesti storico-sociali.

In cambio, c’è l’assunzione di nuovi principi assoluti, trascendenti le condizioni materiali di vita. Una nuova forma di religiosità, dunque, pur laica. I comunisti greci del KKE (che pure non indico come un “modello”: evitiamo banali caricature della discussione) hanno dimostrato nelle ultime settimane che un partito strutturato e organizzato come il loro sa essere protagonista e dirigente di imponenti lotte operaie e popolari contro le politiche dettate dalla UE e dal FMI che intendono scaricare sulle masse popolari la crisi del debito pubblico del paese: da qui la posizione espressa recentemente dalla segretaria del KKE Papariga (che mi sembra molto interessante): fuori dall’UE e per una economia svincolata dalla dinamica capitalistica.

Il punto è capire quando e come si può determinare questa scelta: “Non mi è mai piaciuto considerarmi interna o esterna al movimento ,ma semplicemente una lavoratrice comunista.

Non apprezzo il dibattito in rete su qualsivoglia tema poiché lo considero uno strumento limitato ,credo fermamente nell’agire tra le masse con i nostri limiti, ma con l’obiettivo di ricomposizione della classe nella direzione del sovvertimento della società capitalista e per la costruzione della società socialista.

Detto questo ,visto che sono una delle destinatarie di quanto si scrive sulla mailing list autoprol,mi preme fare alcune considerazioni  sulla situazione greca.

Premetto  che sulla realtà greca ho conoscenze di prima mano per ovvie ragioni famigliari e per rapporti con diversi compagni che là militano,oltre ad aver partecipato in prima persona a varie iniziative e manifestazioni politiche indette e promosse in questi  ultimi 20 anni dal KKE e dal PAME.

Voglio ,quindi ,stendere un velo pietoso sulla miseria della disgregazione del movimento di classe in Italia e sugli  inesistenti risultati ottenuti. Ma non posso accettare di vedere continuamente infangata l’azione politica e teorica di chi promuove ,sostiene e partecipa  alle grandi  lotte di massa  del proletariato greco contro il proprio governo e ,soprattutto contro il capitale e le sue istituzioni nazionali e sovranazionali(UE,BCE,FMI ).

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è il comunicato della “fantomatica” assemblea di piazza Sintagma del 21,che letto da chi non conosce il contesto sociale e storico risulta fuorviante ma letto da chi conosce lo stato di cose risulta provocatorio, fanaticamente anticomunista e calunnioso. I dati storici riportati sono falsi e manipolati in modo assurdo (es. riferimento al trattato del 1945 di Varkiza, dove il Partito Comunista ha  tradito la lotta armata e migliaia di combattenti della guerra civile in cambio  della sua legalità nel nuovo regime).

In 3 righe tante falsità e omissioni storiche:

1° il KKE ha iniziato e organizzato la lotta armata di liberazione contro l’occupante nazi-fascista e ne è stata la colonna portante;

2° come è possibile tradire i combattenti della guerra civile nel 1945 dal momento  che la guerra civile comincia nel 1947?;

3° chi ha combattuto la guerra civile fino al 1949?  i comunisti ed il loro Esercito Democratico ;

 4° chi conosce la posizione del Partito sugli accordi di Varkiza?(denunciati come accordi sbagliati e di deviazione di destra dall’attuale gruppo dirigente del KKE);

 5° ed infine non è veramente provocatorio denunciare il KKE come colluso col potere borghese dal momento che fino agli 50 i plotoni di esecuzione lavoravano a pieno ritmo e  decine di migliaia di comunisti hanno versato il loro sangue nella lotta contro lo stato borghese?.

 Potrei continuare a lungo ma semplicemente faccio appello alle menti trasparenti di informarsi presso fonti più credibili di quelle sedicenti citate nella comunicazione!!!!

Sulla attuale posizione del KKE e del sindacato PAME è semplicemente ridicolo,se non fosse anche tragico vista la situazione, leggerne le valutazioni”diffamanti   .

Altri piccoli esempi: sapete che i deputati comunisti greci prendono uno stipendio come quello di un operaio? Sapete che sono i comunisti in prima linea contro lo stato borghese ed è il PAME a spingere per lo sciopero generale ad oltranza coinvolgendo ampie masse di lavoratori (non necessariamente tutte comuniste) e proprio in queste ore sempre il PAME del settore marittimo sta conducendo i lavoratori  al sesto giorno consecutivo di sciopero?.

Se tutte questo e molto altro non lo sapete ,rivolgetevi ai lavoratori  ed alle lavoratrici greche,al proletariato che sta lottando e la risposta sarà molto chiara.

Fatevi un giro nei quartieri popolari ed operai di Atene e del Pireo,lì il proletariato(in Comuni con milioni di proletari) ha le idee chiare su chi conduce la lotta.( Non basta fare turismo politico nel quartiere  radical di Exarchia!!!) Detto questo non intendo convincere al comunismo chiunque,ma come lavoratrice e comunista pretendo onestà politica ed intellettuale perché diversamente diffondere comunicati  falsi , provocatori e di minaccia

( altro esempio : il cosiddetto “ Partito Comunista  non è altro che una barriera contro il tentativo di seppellire il cadavere  parlamentare. Qualsiasi essere umano libero che lotta per la propria dignità in  questi giorni cruciali deve individuarlo politicamente come un bersaglio) presuppone una pesante responsabilità individuale ed un agire altrettanto provocatorio . Se nella lista autoprol ci si consola così delle nostre miserie ed incapacità di essere guida e direzione di un vasto movimento di classe ,a mio giudizio per la mancanza in Italia di un vero partito comunista come il KKE,che devo dire????

Contenti voi , LAURA BERGAMINI “

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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