I sovietici e la presunta “occupazione” degli stati baltici./Los soviéticos y la supuesta “ocupación” de los Estados bálticos

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I sovietici e la presunta “occupazione” degli stati baltici, in fatti e cifre
 
Estratto dal Partito Comunista Operaio Russo – Partito Comunista Rivoluzionario
 
Tradotto in spagnolo da Kristaps Pikieris
 
16/07/2012
 
Il 21 e 22 Luglio si compie il 72° anniversario della fondazione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche di Lettonia, Lituania e Estonia.
 
Gli eventi che si sono verificati in seguito, hanno influenzato l’educazione impartita ai giovani a causa della controversia che il tempo produce. Nei primi anni ‘90, Vilnius, Riga e Tallinn sono capitali di stati indipendenti, e in questi stati si apre la discussione su ciò che è realmente accaduto nel mar Baltico nel 1939-1940: l’entrata pacifica e volontaria nell’Unione Sovietica, o come sostengono alcuni oggi, l’aggressione sovietica, che ha portato a 50 anni di occupazione.
 
Nei libri attuali, nel 1939, d’accordo con il governo della Germania nazista (Patto Molotov-Ribbentrop), gli Stati baltici divennero territorio sovietico, per cui non è esagerato affermare che negli stati baltici, grazie a questa interpretazione, alcune forze nazionaliste giungano alla vittoria delle elezioni. L’ “occupazione” da parte dei sovietici è il tema ricorrente, bucando i cuori del popolo, tuttavia, quando si presentano documenti storici, possiamo vedere che la questione dell’occupazione, è una grande bolla che certe forze stanno gonfiando enormemente.
 
Pertanto, i politici dei paesi baltici che sostengono che l’adesione della Lituania, Lettonia ed Estonia in URSS nel 1940 fu un’occupazione, affermano che se le truppe sovietiche non fossero intervenute, questi Stati sarebbero stati indipendenti e neutrali. Questa tesi non può essere sostenuta così, perché nasce da un profondo errore. La Lituania, la Lettonia e l’Estonia, semplicemente non potevano permettersi di dichiarare la propria neutralità durante la Seconda Guerra Mondiale, come ha fatto, per esempio, la Svizzera, perché i paesi baltici, chiaramente non avevano gli strumenti finanziari, che possedevano le banche svizzere. Inoltre, il sistema economico degli Stati baltici nel 1938-1939 mostra che i loro governi erano legati, non avevano alcuna sovranità né politica né economica. Ecco alcuni esempi:
 
La produzione industriale in Lettonia nel 1938 ammontava a non più del 56,5% del volume di produzione nel 1913, quando la Lettonia faceva parte dell’Impero Russo. Sorprendente la percentuale di popolazione analfabeta negli Stati baltici nel 1940. Questa percentuale era di circa il 31% della popolazione. Oltre il 30% dei bambini di età compresa tra 6-11 anni non frequentavano la scuola perché erano costretti a lavorare nel settore agricolo, con la scusa di collaborare, per così dire, nel sostegno economico delle famiglie. Solo durante il periodo 1930-1940 in Lettonia sono state chiuse più di 4.700 aziende agricole per i loro enormi debiti, che erano “riconducibili” a grandi “indipendenti” proprietari. Un altro dato eloquente dello “sviluppo” nel periodo di “indipendenza degli Stati baltici” (1918-1940) è il numero dei lavoratori impiegati nella costruzione, come si dice oggi, del patrimonio immobiliare. Nel 1930 in Lettonia è pari a 815 persone …
 
Ed essendo questi i numeri ed indicatori economici nei paesi baltici nel 1940, qualcuno crede veramente che questi paesi avrebbero potuto imporre condizioni alla Germania nazista, dicendo che avrebbero offerto la neutralità?
 
Tenendo conto del fatto che i politici borghesi della Lituania, Lettonia ed Estonia volevano essere “indipendenti” dopo il luglio 1940, sarebbe interessante esporre pochi fatti per contrastare i sostenitori della tesi dell’ “occupazione sovietica”. Dà un’idea il documento del 16 luglio 1941, quando Adolf Hitler stava discutendo del futuro delle tre repubbliche baltiche. Come risultato, decise: invece di 3 stati precedentemente indipendenti (come ora tentano di sfruttare i nazionalisti baltici), si istituisce l’unità territoriale a una parte della Germania nazista, chiamandola Ostland. Come centro amministrativo di questa formazione era stata scelta la città di Riga. Allo stesso tempo, nel documento si decise che la lingua ufficiale dell’Ostland era il tedesco (questa era la soluzione che i tedeschi nazisti “liberatori” davano alle tre repubbliche per sviluppare “il cammino verso l’indipendenza e l’autenticità”). Nel territorio della Lituania, Lettonia ed Estonia dovevano essere chiuse le università, e venivano autorizzate ad aprire solo le scuole di commercio. La politica tedesca verso la popolazione del territorio dell’Ostland è eloquentemente descritta da un ministro dei territori orientali del Terzo Reich. Nell’esposizione di questo memorandum, curiosamente adottato il 2 aprile 1941, poco prima della supposta creazione dell’Ostland, la maggior parte della popolazione di Lituania, Lettonia ed Estonia non era adatta alla germanizzazione, e quindi doveva esser oggetto al re-insediamento nella Siberia orientale. Nel giugno del 1943, quando Hitler aveva accarezzato l’illusione del successo nella guerra contro l’Unione Sovietica venne adottata una direttiva in merito alla quale, la terra di Ostland doveva diventare feudo dei soldati che si erano distinti particolarmente sul fronte orientale. In questo caso, gli “indipendenti” proprietari della terra, lituani, lettoni ed estoni, dovevano essere trasferiti in altre aree o utilizzati come manodopera a basso costo per i loro nuovi padroni. E’ il principio che venne utilizzato nel Medioevo, quando ai cavalieri venivano date terre nei territori conquistati, divenendo padroni degli ex proprietari.
 
Dopo aver familiarizzato con questi documenti, si può intuire, dove porta la paranoica corrente ultra nazionalista del Baltico, con l’idea che la Germania nazista avrebbe dato l’ “indipendenza” a questi paesi.
 
L’argomento successivo dei sostenitori della tesi dell’ “occupazione sovietica” dei paesi baltici è che l’ingresso della Lituania, Lettonia ed Estonia nell’ Unione Sovietica ha ridotto i livelli di vita di questi paesi, arretrando di diversi decenni nel loro sviluppo socio-economico. Queste parole sono molto diverse dalla realtà. Durante il periodo 1940-1960 in Lettonia, vi erano più di due dozzine di grandi imprese industriali che non era mai esistite nel corso di tutta la sua storia. Nel 1965, la produzione industriale nel centro della repubbliche baltiche erano cresciute più di 15 volte rispetto al livello del 1939. Secondo studi economici occidentali, il livello degli investimenti nella Lettonia sovietica nei primi anni ’80 era di circa 35 milioni di dollari. Se tutto questo si traduce in investimenti economici all’interno di ciascuno dei paesi baltici, risulta che l’investimento diretto da parte di Mosca era quasi del 900% della quantità di beni prodotti dalla Lettonia per sé, come molte delle esigenze della propria economia e come delle esigenze dell’economia dell’Unione. Questa è un'”occupazione” che raramente fanno gli “invasori”, investendo un sacco di soldi, dandoli a coloro che “sono occupati”. Probabilmente quel tipo d’occupazione, ancora oggi, molti paesi possono solo sognarla di avere. Alla Grecia, piacerebbe molto, ma non ad Angela Merkel, che con i suoi miliardi di investimenti l’ha “occupata” di interessi da restituire fino alla fine dei tempi.
 
Un altro argomento sull'”occupazione”: i referenti per l’adesione dei Paesi Baltici all’Unione Sovietica si posero al potere illegittimamente. Affermano che solo i comunisti hanno presentato le proprie liste, per cui per loro, il popolo degli Stati baltici ha votato quasi all’unanimità sotto pressione. Tuttavia, se fosse così, non quadra molto questo argomento, quando nelle strade delle città baltiche decine di migliaia di persone hanno ricevuto la notizia con gioia, per il fatto che si erano uniti come repubblica dell’Unione Sovietica. Una felicità abbastanza incomprensibile nel Parlamento dell’Estonia, quando nel luglio del 1940, l’Estonia divenne nuova Repubblica sovietica. E se gli abitanti baltici, non “volevano diventare un protettorato di Mosca”, come dicono i portavoce nazionalisti oggi, non è chiaro perché la sua popolazione e le autorità non hanno seguito l’esempio della Finlandia, che rifiutarono di essere cittadini sovietici.
 
In generale, la saga sull'”occupazione sovietica” negli Stati baltici, la continuano a scrivere persone colpite moralmente: è molto simile a un libro intitolato i “falsi racconti dei popoli del mondo”.
 http://www.resistenze.org/sito/te/cu/st/custcg18-011425.htm
Los soviéticos y la supuesta “ocupación” de los Estados bálticos, hechos y cifrasObtenido de Partido Comunista de los Trabajadores de Rusia – Partido Comunista Revolucionario16/07/2012

El 21 y 22 de julio se cumple el 72 º aniversario de Repúblicas Socialistas Soviéticas de Letonia, Lituania y Estonia.

Los acontecimientos que se produjeron posteriormente, han influido en la educación impartida a los jóvenes a causa de la controversia que produce el tiempo. En los años 90, Vilnius, Riga y Tallin contar con un capital de Estados independientes, y en estos estados se abre la discusión sobre lo que realmente sucedió en el Mar Báltico en 1939-1940: la entrada pacífica y voluntaria en la Unión Soviética, o como dicen algunos hoy en día, la agresión soviética, que condujo a 50 años de ocupación.

En los libros actuales, en 1939, de acuerdo con el gobierno de la Alemania nazi (Pacto Molotov-Ribbentrop), los países bálticos se convirtió en territorio soviético, por lo que no es exagerado decir que los estados bálticos, gracias a esta interpretación, algunas fuerzas nacionalistas vienen para ganar las elecciones. L ‘”ocupación” por los soviéticos es el tema recurrente, la perforación de los corazones de la gente, sin embargo, cuando se trate de documentos históricos, podemos ver que el tema del empleo, es una gran burbuja que ciertas fuerzas están muy inflados.

Por lo tanto, los políticos de los países bálticos, que argumentan que la adhesión de Lituania, Letonia y Estonia a la URSS en 1940 era una ocupación, dicen que si las tropas soviéticas no hubieran intervenido, estos estados serían independientes y neutrales. Este argumento no puede sostenerse así, porque nace de un profundo error. Lituania, Letonia y Estonia, simplemente no podía permitirse el lujo de declarar su neutralidad durante la Segunda Guerra Mundial, como lo hizo, por ejemplo, Suiza, para los países bálticos, claramente no tienen los medios financieros, que tenía la Los bancos suizos. Por otra parte, el sistema económico de los Estados bálticos en 1938-1939 demuestra que sus gobiernos estaban obligados, no tenía soberanía o política o económica. He aquí algunos ejemplos:

La producción industrial en Letonia en 1938 ascendían a no más de 56,5% del volumen de producción en 1913, cuando Letonia fue parte del Imperio Ruso. Sorprendentemente, el porcentaje de población analfabeta en los países bálticos en 1940. Este porcentaje fue de aproximadamente el 31% de la población. Más del 30% de los niños de 6-11 años asistían a la escuela porque se ven obligados a trabajar en la agricultura, con la excusa del trabajo, por así decirlo, en el apoyo económico de las familias. Sólo durante el período 1930-1940 en Letonia se cerraron más de 4.700 granjas de sus enormes deudas, que eran “por” en los grandes propietarios “independientes”. Otro elocuente como el “desarrollo” durante la “independencia de los Estados del Báltico” (1918-1940) es el número de trabajadores empleados en la construcción, como se dice hoy, los bienes inmuebles. En el año 1930 en Letonia asciende a 815 personas …

Y puesto que estas cifras e indicadores económicos en los países bálticos en 1940, alguien realmente cree que estos países podrían imponer condiciones a la Alemania nazi, diciendo que ofrecería la neutralidad?

Teniendo en cuenta el hecho de que los políticos burgueses de Lituania, Letonia y Estonia quería ser “independiente” después de julio de 1940, se presentan algunos hechos interesantes para contrarrestar los argumentos de los defensores de la “ocupación soviética”. Da una idea del documento de 16 de julio de 1941, cuando Adolf Hitler estaba discutiendo el futuro de las tres repúblicas bálticas. Como resultado, se decidió: en lugar de previamente independientes (ya que ahora tratan de explotar a los nacionalistas del Báltico) 3, es el establecimiento de una unidad territorial a una parte de la Alemania nazi, llamando Ostland. A medida que el centro administrativo de esta formación fue elegido la ciudad de Riga Al mismo tiempo, el periódico decidió que el idioma oficial era el alemán Ostland (esta fue la solución que «liberadores» de los nazis alemanes dieron a las tres repúblicas para desarrollar “El camino hacia la independencia y la autenticidad”). En el territorio de Lituania, Letonia y Estonia tenían que ser las universidades privadas, y se les permitió abrir sólo las escuelas de negocios. La política alemana hacia la población del territorio de Ostland está elocuentemente descrita por un ministro de los territorios orientales del Tercer Reich. Exposición de este Memorándum, curiosamente adoptó 02 de abril 1941, poco antes de la supuesta creación de Ostland, la mayoría de la población de Lituania, Letonia y Estonia no era adecuado para la germanización, y luego tuvo que ser objeto de reasentamiento en Siberia oriental. En junio de 1943, cuando Hitler había acariciado la ilusión de éxito en la guerra contra la Unión Soviética se aprobó una directiva en la que, la tierra de Ostland se había convertido en un feudo de los soldados que se habían distinguido especialmente en el frente oriental. En este caso, la “independiente” dueños de la tierra, lituanos, letones y estonios, iban a ser transferidos a otras áreas o se utilizan como mano de obra barata para sus nuevos amos. Y ‘el principio de que se utilizó en la Edad Media, cuando los caballeros recibieron tierras en los territorios conquistados, convirtiéndose en maestros de los antiguos propietarios.

Después de familiarizarse con estos documentos, se puede adivinar, donde la corriente se los paranoicos ultra-nacionalista del Mar, con la idea de que la Alemania nazi hubiera dado a la “independencia” a estos países.

El siguiente argumento de los partidarios de la tesis de la “ocupación soviética” de los países bálticos es que la entrada de Lituania, Letonia y Estonia en la “Unión Soviética se ha reducido el nivel de vida de estos países, dando un paso atrás varias décadas en su desarrollo social -declaración. Estas palabras son muy diferentes de la realidad. Durante el período 1940-1960 en Letonia, había más de dos docenas de grandes empresas industriales, que nunca había existido a lo largo de su historia. En 1965, la producción industrial en el centro de las repúblicas bálticas había crecido más de 15 veces el nivel de 1939. De acuerdo con estudios económicos occidentales, el nivel de inversión en Letonia Soviética en los años 80 fue de aproximadamente $ 35 millones. Si todo esto se traduce en inversiones económicas en cada uno de los países bálticos, es que la inversión directa por parte de Moscú fue casi 900% de la cantidad de bienes producidos por la propia Letonia, ya que muchas de las necesidades de su economía y Como las necesidades de la economía. Se trata de una “ocupación” que rara vez lo hacen los “invasores” de invertir mucho dinero, dándoles a los que están “ocupados”. Probablemente el tipo de ocupación, aún hoy, muchos países sólo pueden soñar con tener. Grecia, como mucho, pero no con Angela Merkel, con su mil millones de inversión tiene “ocupado” de interés que debe pagar hasta el fin del tiempo.

Otro tema de “ocupación”: los referentes para la adhesión de los países bálticos a la Unión Soviética se puso al poder ilegítimamente. Se afirma que sólo los comunistas hicieron sus listas, por lo que para ellos, el pueblo de los Estados bálticos votó casi por unanimidad bajo presión. Sin embargo, si es así, este argumento no cuadra muy, cuando las calles de las ciudades bálticas a decenas de miles de personas recibieron la noticia con alegría, por el hecho de que nos unimos como una república de la Unión Soviética. Una alegría más incomprensible en el Parlamento de Estonia, cuando en julio de 1940, Estonia se convirtió en la nueva república soviética. Y si los habitantes del Báltico no “, quiere llegar a ser un protectorado de Moscú”, como portavoces nacionalistas de hoy, no está claro debido a que su población y las autoridades no han seguido el ejemplo de Finlandia, que se negó a ser ciudadanos soviéticos.

En general, la saga de “ocupación soviética” en los Estados bálticos, sigan escribiendo a los afectados moralmente es muy similar a un libro llamado “cuentos falsos de los pueblos del mundo”.
http://www.resistenze.org/sito/te/cu/st/custcg18-011425.htm

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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