Voroscilov : Stalin e l’Esercito Rosso -Voroshilov, Stalin and the Red Army-This article was written in 1929 by Comrade Voroshilov, on the occasion of the fiftieth birthday of Comrade Stalin

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Questo articolo è stato scritto nel 1929 dal compagno Voroshilov, in occasione del cinquantesimo compleanno del compagno Stalin

Il periodo pacifico, costruttivo della nostra storia è pieno di avvenimenti della più grande importanza. Questi ultimi anni, effettivamente, valgono per noi quanto secoli. Sono avvenuti attorno a noi cambiamenti grandiosi; le nostre prospettive si sono modificate; le nostre prospettive e le scale dei valori universalmente ammessi si sono capovolte. A tutti questi avvenimenti è indissolubilmente legata la ricca e multiforme attività rivoluzionaria del compagno Stalin. Durante gli ultimi 5-6 anni il compagno Stalin è stato al centro della lotta che si è vivacemente combattuta. Solo tenendo conto di queste circostanze si può spiegare che l’importanza del compagno Stalin, quale uno fra i più eminenti organizzatori della vittoria della guerra civile, sia stata, in questo campo, in una certa misura ignorata e non sia stata ancora valutata nel modo dovuto.
Oggi, nel cinquantesimo compleanno del nostro amico, voglio, almeno in parte, colmare questa lacuna.
Non ho affatto la pretesa, beninteso, di dare in un articolo di giornale un quadro completo dell’attività militare del compagno Stalin. Voglio soltanto tentare di rinfrescare nella memoria dei compagni alcuni fatti di un passato non lontano, pubblicare alcuni documenti poco noti per mettere in rilievo, sulla base della semplice testimonianza dei fatti, la parte veramente eccezionale avuta dal compagno Stalin nei momenti più difficili della guerra civile.
Nel periodo 1918-1920, il compagno Stalin fu, forse, l’unico uomo che il Comitato Centrale gettò da un fronte di lotta all’altro, nei posti dove più grande era il pericolo, più grande la minaccia per la rivoluzione. Dove la situazione era relativamente calma e favorevole, dove ottenevamo dei successi, ivi Stalin non lo si vedeva. Ma dove, per tutta una serie di ragioni, le armate rosse piegavano, dove le forze controrivoluzionarie, sviluppando i loro successi, minacciavano l’esistenza stessa del potere sovietico, dove il turbamento e il panico potevano ad ogni momento trasformarsi in disperazione, in catastrofe, ivi appariva il compagno Stalin. Egli non dormiva per notti intere, organizzava, prendeva la direzione nelle sue mani di ferro, spezzava tutti gli ostacoli, procedeva implacabile e operava la svolta, risanava l’ambiente. Il compagno Stalin stesso scrisse a questo proposito, in una delle sue lettere al Comitato Centrale, nel 1919: “Mi si trasforma in specialista per la pulizia delle stalle del commissariato della guerra”.

Tsaritsyn

Il compagno Stalin iniziò la sua attività militare sui fronti di Tsaritsyn (poi Stalingrado n.d.r.), e in modo abbastanza fortuito. Al principio di giugno del 1918 il compagno Stalin, con un distaccamento di soldati rossi e due autoblindate, è inviato a Tsaritsyn per organizzare tutti gli approvvigionamenti della Russia meridionale. A Tsaritsyn trova non soltanto un caos incredibile nelle organizzazioni sovietiche, sindacali e di partito, ma una confusione ancora peggiore, e una situazione inestricabile negli organi del comando militare. Il compagno si urta ad ogni passo in ostacoli di carattere generale, che gli impediscono di adempiere il suo compito immediato. Questi ostacoli erano dovuti soprattutto al rapido sviluppo della controrivoluzione cosacca che, in quel momento, era fortemente appoggiata dai tedeschi che avevano occupato l’Ucraina. Le bande controrivoluzionarie cosacche occupano in poco tempo tutta una serie di località vicine a Tsaritsyn e in questo modo non soltanto distruggono ogni possibilità di incetta sistematica del grano per le popolazioni affamate di Mosca e di Leningrado ma creano una situazione estremamente pericolosa per la stessa Tsaritsyn.
Né in quel momento la situazione è migliore altrove. A Mosca scoppia la rivolta dei socialisti-rivoluzionari di sinistra, all’est Muraviev tradisce; negli Urali si sviluppa e si rafforza la controrivoluzione cecoslovacca; alla frontiera meridionale, gli inglesi marciano su Bakù. Si è circondati da un cerchio di fuoco. La rivoluzione attraversa le più terribili prove. Pei fili del telegrafo ci succedono, uno dietro l’altro, i telegrammi di Lenin al compagno Stalin e di Stalin a Lenin. Lenin preavvertito dei pericoli, incoraggia, esige misure decisive. La situazione di Tsaritsyn acquista una importanza enorme. Se il Don insorge e se perdiamo Tsaritsyn corriamo il rischio di perdere tutto il Caucaso del Nord, ricco produttore di grano. E questo il compagno Stalin lo comprende perfettamente. Rivoluzionario esperto, egli giunge presto alla convinzione che il suo lavoro darà un risultato a una sola condizione, – che egli riesca ad esercitare una influenza sul comando militare la cui funzione, nelle condizioni del momento, diventa decisiva.
“La linea al sud di Tsaritsyn non è ancora ristabilita” scrive egli a Lenin in una nota del 7 luglio, seguita da un poscritto caratteristico: “Mi affretto verso il fronte, scrivo soltanto di ciò che riguarda il lavoro”.
“Scaccio e rimprovero chi di dovere. Spero che la linea sarà presto ristabilita. Potete esser certo che non risparmieremo nessuno, né noi stessi né gli altri e il grano lo daremo ad ogni costo. Se i nostri “specialisti” militari (ciabattini!) non dormissero e non fossero dei fannulloni, la linea del fronte non sarebbe stata spezzata; e se la linea sarà ristabilita lo sarà non grazie ai militari, ma loro malgrado”.
E poi, rispondendo alla preoccupazione di Lenin circa la possibilità di un’azione dei socialisti rivoluzionari di “sinistra” a Tsaritsyn, scrive in termini brevi, ma fermi e chiari:
“Quanto agli isterici, state sicuro che non ci tremerà la mano; coi nemici agiremo da nemici”.
Esaminando sempre più attentamente l’apparato militare, il compagno Stalin si convince della completa impotenza di esso e del fatto che in parte manca persino la volontà di organizzare la resistenza alla controrivoluzione che diventa arrogante.
E già l’11 luglio 1918 il compagno Stalin telegrafa a Lenin:
“Le cose si complicano per il fatto che lo stato maggiore del Caucaso settentrionale si dimostra assolutamente incapace di adeguarsi alle condizioni della lotta contro la controrivoluzione. Il grave è che non soltanto i nostri “specialisti” sono psicologicamente inadatti a una lotta decisiva contro la controrivoluzione, ma che essi nella loro qualità di ufficiali “di stato maggiore”, capaci solo di “abbozzare dei tracciati” e di fare dei piani di rimaneggiamento delle formazioni, guardano con assoluta indifferenza alle azioni operative… e, in generale, si considerano come degli estranei, degli ospiti. I commissari militari non sono riusciti a colmare questa lacuna… “.
Il compagno Stalin non si limita a dare questa caratteristica implacabile; nella stessa nota egli trae la conclusione pratica per la sua attività:
“Non mi sento in diritto di rimanere indifferente davanti a questo stato di cose, quando il fronte di Kalinin (che allora dirigeva le operazioni nel Caucaso settentrionale, V.) è tagliato fuori dai punti di vettovagliamento e il Nord lo è dalle regioni cerealicole. Metterò fine, sul posto, a queste ed a molte altre insufficienze. Prendo una serie di misure e ne prenderò delle altre sino alla destituzione dei funzionari e comandanti che compromettono la nostra causa, e ciò malgrado le difficoltà di forma, che all’occorrenza saprò spezzare. Naturalmente prendo su di me tutta la responsabilità di fronte a tutti gli organi superiori”.
La situazione diventava sempre più tesa. Il compagno Stalin spiega un’energia colossale e, in breve, da commissario straordinario per l’approvvigionamento diventa, di fatto, il dirigente di tutte le forze rosse del fronte di Tsaritsyn. Questa situazione, riceve una sanzione ufficiale a Mosca e al compagno Stalin sano affidati i compiti di:
“Ristabilire l’ordine, riunire i reparti in unità regolari, costituire un vero comando, cacciare tutti quelli che rifiutano di obbedire” (dal telegramma del Consiglio Militare Rivoluzionario della Repubblica che porta la menzione: “Il presente telegramma è spedito in accordo con Lenin”).
In quel momento si trovavano sotto a Tsaritsyn i resti delle armate rivoluzionarie dell’Ucraina, ritiratesi attraverso le steppe del Don sotto la pressione delle truppe tedesche.
Sotto la direzione del compagno Stalin si crea un Consiglio Militare Rivoluzionario che procede all’organizzazione di un esercito regolare. L’ardente natura del compagno Stalin, la sua energia e volontà ottennero ciò che il giorno prima pareva ancora impossibile. In un periodo di tempo brevissimo si creano divisioni, brigate e reggimenti. Lo stato maggiore, gli organi del vettovagliamento e tutte le retrovie sono ripulite radicalmente degli elementi controrivoluzionari e ostili. L’apparato sovietico e di partito si migliora e si mostra più energico. Attorno al compagno Stalin si raccoglie un gruppo di vecchi bolscevichi e di operai rivoluzionari e invece di uno stato maggiore impotente sorge nel sud, alle porte del Don controrivoluzionario, una rossa fortezza bolscevica.
In quel periodo Tsaritsyn rigurgitava di controrivoluzionari di tutte le risme, dai socialisti rivoluzionari di destra e dai terroristi sino ai monarchici incarogniti. Tutti questi signori, sino all’arrivo del compagno Stalin e a quello dei reparti rivoluzionari dell’Ucraina, si sentivano quasi completamente liberi e vivevano aspettando giorni migliori. Per assicurare la riorganizzazione delle forze rosse al fronte, bisognava spazzare le retrovie con mano ferrea, implacabile. Il Consiglio Militare Rivoluzionario, diretto dal compagno Stalin, crea una Cekà speciale, a cui affida il compito di epurare Tsaritsyn dalla controrivoluzione.
La testimonianza del nemico è talvolta preziosa e interessante. Ecco come nella rivista delle guardie bianche “Donskaja Voinà” (“L’onda del Don”) del 3 febbraio 1919, il colonnello Nossovic (ex-capo della direzione delle operazioni dell’armata), che ci aveva tradito ed era passato al servizio di Krassnov, descrive questo periodo e la parte avuta in esso del compagno Stalin:
“Il compito principale affidato a Stalin era l’approvvigionamento delle province settentrionali e, per adempiere questo incarico, egli era stato investito di poteri illimitati…
“La linea Griazi-Tsaritsyn era stata definitivamente tagliata. Al nord era rimasta una sola possibilità di ricevere munizioni e di mantenere i collegamenti: il Volga. Nel sud, dopo l’occupazione di Tighoretski da parte dei volontari, la situazione era pure diventata molto precaria. E per Stalin, il quale attingeva le sue risorse esclusivamente dalla provincia di Stavropol, questa situazione significava quasi la fine della sua missione nel sud. Ma, evidentemente, rinunciare a portare a buon termine un compito affidatogli non era nelle abitudini di un uomo come Stalin. Si deve rendergli la giustizia di riconoscere che la sua energia può destare l’invidia di qualsiasi vecchio amministratore e che molti potrebbero imparare da lui la capacità di applicarsi al lavoro e alle circostanze.
“A poco a poco, nella misura in cui il suo lavoro diminuiva, o, più giustamente, mano a mano che il suo compito diretto si restringeva, Stalin incominciò a penetrare in tutti i rami dell’amministrazione della città e soprattutto a occuparsi del grave problema della difesa di Tsaritsyn e, in particolare, di tutto il cosiddetto fronte rivoluzionario del Caucaso”
E più avanti, passando a dare una caratteristica della situazione di Tsaritsyn, Nossovic scrive:
“Da quel momento a Tsaritsyn, in generale, l’atmosfera si fece irrespirabile. La Cekà di Tsaritsyn lavorava in pieno. Non passava giorno senza che si scoprissero dei complotti nei luoghi che parevano più sicuri e segreti. Tutte le prigioni della città rigurgitavano…
“La lotta al fronte aveva raggiunto il più alto grado di tensione…
“Dal 20 luglio Stalin si trovò ad essere il principale propulsore e dirigente. Una semplice conversazione per filo diretto col centro sulle insufficienze e gli inconvenienti della organizzazione della direzione della regione bastò perché Mosca, per filo diretto, emanasse l’ordine col quale Stalin veniva messo a capo di tutta l’amministrazione militare e civile…”.
Ma Nossovic stesso più avanti riconosce quanto era fondata questa repressione. Ecco quanto scrive circa le organizzazioni controrivoluzionarie di Tsaritsyn:
“In quel momento anche l’organizzazione controrivoluzionaria, che aveva come programma l’Assemblea Costituente, si era considerevolmente rafforzata e, ricevuto denaro da Mosca, si preparava a entrare in azione per aiutare i cosacchi del Don nella loro lotta per liberare Tsaritsyn.
“Disgraziatamente, l’ingegnere Alekseiev, capo di questa organizzazione, e i suoi due figli, venuti da Mosca, erano poco al corrente della situazione reale e, causa una errata impostazione del piano, che prevedeva di far partecipare all’azione il battaglione serbo, già al servizio dei bolscevichi presso la Cekà, l’organizzazione fu scoperta…
“La risoluzione di Stalin fu breve: <<Fucilare>>. L’ingegnere Alekseiev, i suoi due figli e con essi un numero considerevole di ufficiali, parte dei quali appartenevano all’organizzazione e parte erano soltanto sospetti di farne parte, furono presi della Cekà e, senza alcun giudizio, immediatamente fucilati”.
Passando in seguito alla ripulitura delle retrovie (lo stato maggiore del Caucaso settentrionale e i suoi servizi) dalle guardie bianche, Nossovic scrive:
“Caratteristica di questa ripulitura fu l’atteggiamento di Stalin verso i telegrammi dal centro che gli davano delle direttive. Quando Trotskij preoccupato perché si sconvolgeva la direzione delle regioni militari, messa in piedi da lui con tanta fatica, inviò un telegramma circa la necessità di lasciare immutati lo stato maggiore e il commissariato e di dar loro la possibilità di lavorare, Stalin scrisse sul telegramma una nota categorica e molto significativa:
<<Non prendere in considerazione>>.
“E infatti, il telegramma non fu preso in considerazione e tutta la direzione dell’artiglieria e parte dello stato maggiore continuarono a vivere su una chiatta a Tsaritsyn”.
La fisionomia di Tsaritsyn divenne in breve tempo irriconoscibile. La città, nella quale ancor poco tempo prima suonava la musica nei giardini, dove la borghesia profuga gironzolava, apertamente, con ufficiali bianchi in folla per le vie, si trasformò in un campo militare rosso, dove vige per tutti l’ordine più severo e una disciplina militare. Questo rafforzamento delle retrovie ha immediatamente una ripercussione favorevole sullo stato d’animo dei nostri reggimenti che si battono al fronte. Il corpo dei comandanti e dei commissari politici e tutta la massa dei soldati russi incominciano a rendersi conto che una solida mano rivoluzionaria li dirige, una mano che conduce la lotta per gli interessi degli operai e dei contadini, che colpisce implacabilmente tutti coloro che si frappongono sul cammino di questa lotta.
Il compagno Stalin non si limita a dirigere dal suo ufficio. Ristabilita la disciplina indispensabile, ricostituita l’organizzazione rivoluzionaria, egli parte per il fronte che in quel momento aveva un’estensione di circa 600 chilometri. E bisognava essere Stalin e possedere la sua enorme capacità organizzativa per comprendere così bene i problemi specificatamente militari nelle condizioni estremamente difficili del momento, pur non avendo alcuna preparazione militare (il compagno Stalin non aveva mai prestato servizio militare!).
Ricordo, come fosse ora, il principio dell’agosto 1918. Le unità cosacche di Krassnov muovono all’attacco di Tsaritsyn, tentando, con attacco concentrico, di gettare nel Volga i reggimenti rossi. Per molti giorni le truppe rosse, alla testa delle quali si trovava una divisione comunista composta esclusivamente di operai del Bacino del Don, respingono con un vigore eccezionale l’attacco delle unità cosacche magnificamente organizzate. Furono giorni di estrema tensione. Bisognava vedere il compagno Stalin in quei momenti. Come sempre calmo, immerso nei suoi pensieri egli non dormiva, letteralmente, per giornate intere, dividendo la sua attività eccezionale tra le posizioni avanzate e lo stato maggiore dell’armata. La situazione al fronte era diventata quasi catastrofica. Le unità di Krassnov, sotto il comando di Fitskhalaurov, Mamontov e altri, con una manovra ben studiata respingevano le nostre truppe, che erano estenuate e avevano subito perdite enormi. Il fronte del nemico, fatto a ferro di cavallo, con le estremità poggianti sul Volga, si restringeva sempre più. Ogni possibilità di ritirata ci era chiusa. Ma Stalin non se ne preoccupava. Egli era penetrato da una sola convinzione, da un’unica idea: -Vincere, battere il nemico a qualunque costo.- E questa volontà incrollabile di Stalin si comunicava a tutti i suoi collaboratori più vicini e, malgrado la situazione quasi disperata, nessuno dubitava della vittoria.
E vincemmo. Il nemico, disfatto, fu rigettato lontano, verso il Don.

Perm

Alla fine del 1918 si era creata una situazione catastrofica sul fronte orientale e particolarmente nel settore della III Armata, che era stata costretta ad evacuare Perm. Stretta dal nemico in un semicerchio, questa armata alla fine di novembre era completamente demoralizzata. Dopo sei mesi di combattimenti continui, privi di riserve sicure, con retrovie infide, l’approvvigionamento disorganizzato (la 29° divisione si batté per cinque giorni di seguito, senza avere, letteralmente, un pezzo di pane), a 35 gradi sotto zero, in un paese completamente sprovvisto di strade, su un fronte immenso (più di 400 chilometri) e con uno stato maggiore debole, la III Armata non era in grado di resistere alla pressione delle soverchianti forze del nemico.
Per completare questo quadro desolante, si deve aggiungere che gli ex-ufficiali facenti parte del comando tradivano in massa: che, causa la cattiva selezione dal punto di vista di classe delle truppe, interi reggimenti si arrendevano al nemico; e che v’era un comando inetto. In questa situazione la III Armata si era completamente disfatta e si ritirava in disordine, rinculando in 20 giorni di 300 chilometri e perdendo, nello stesso periodo di tempo, 18 mila combattenti, decine di cannoni, centinaia di mitragliatrici ecc.. Il nemico cominciò ad avanzare rapidamente minacciando seriamente Viatka e tutto il fronte orientale.
Questi avvenimenti posero davanti al C. C. il problema della necessità di venire in chiaro sulle ragioni della catastrofe e di ristabilire senza indugio l’ordine nelle unità della III Armata. Chi mandare per adempiere questo difficilissimo incarico? E Lenin telegrafa al presidente del Consiglio Militare rivoluzionario della Repubblica:
“Da Perm riceviamo dalle organizzazioni di partito una serie di informazioni sulla situazione catastrofica dell’armata e sull’ubriachezza che vi regna. Ho pensato di mandare Stalin: temo che Smilga sia debole verso… il quale a quanto si dice beve e non è in grado di ristabilire l’ordine”.
Il C. C. prende la decisione seguente:
“Nominare una commissione d’inchiesta di partito composta dei membri del C. C. Dzerzinsky e Stalin, per procedere a un’indagine approfondita sulle cause della resa di Perm e delle ultime sconfitte sul fronte degli Urali, come pure per spiegare tutte le circostanze che hanno accompagnato gli avvenimenti suddetti. Il C. C. incarica la commissione di prendere tutte le misure necessarie per il rapido ristabilimento del lavoro sia di partito che dei Soviet in tutto il territorio della III e della II Armata”. (Telegramma di Sverdrlov. N°00079).
Questa decisione pare limiti le funzioni dei compagni Stalin e Dzerzinsky a “un’inchiesta sulle cause della resa di Perm e delle ultime sconfitte sul fronte degli Urali”. Ma il compagno Stalin porta il centro di gravità del suo lavoro di “inchiesta di partito”, sulle misure pratiche da prendere per raddrizzare la situazione, rinforzare il fronte, ecc.. Già nel primo telegramma a Lenin del 5 gennaio 1919, sui risultati del lavoro della commissione, Stalin non fa parola delle “cause della catastrofe” e pone, invece il problema di ciò che occorre fare per salvare l’Armata. Ecco il telegramma:
“Al compagno Lenin, presidente del Consiglio della difesa.
“Abbiamo incominciato l’inchiesta. Vi terremo al corrente del suo andamento. Per ora riteniamo necessario segnalarvi un bisogno urgente, non dilazionabile, della III Armata. Si tratta di questo: della III Armata (più di 30 mila uomini) rimangono appena circa 11 mila soldati stanchi, estenuati, che male sono in grado di resistere alla pressione del nemico. Le unità mandate dal comando superiore non sono sicure, in parte ci sono persino ostili e necessitano di un’accurata selezione. Per salvare i resti della III Armata e allontanare il pericolo di una rapida avanzata del nemico sino a Viatka (secondo tutti i dati avuti dai comandanti del fronte della III Armata, questo pericolo è reale), occorre <<assolutamente>> mandare <<d’urgenza>> dalla Russia, a disposizione del comandante dell’armata, almeno 3 reggimenti <<completamente>> sicuri. Preghiamo insistentemente di far pressione in questo senso sui rispettivi organismi militari. Ripetiamo: se non si prende questa misura, Viatka è minacciata di subire la sorte di Perm; è l’opinione generale dei compagni che partecipano al lavoro, opinione alla quale, basandoci sui dati che possediamo, noi ci associamo. Stalin, Dzerzinsky. Viatka, 5 gennaio 1919”.
E solo il 13 gennaio 1919, il compagno Stalin invia, insieme col compagno Dzerzinsky, il suo breve rapporto preliminare sulle “cause della catastrofe”, le quali si riducono principalmente ai punti seguenti: stanchezza ed esaurimento dell’armata al momento dell’offensiva nemica; mancanza da parte nostra, in quel momento, di riserve; distacco dello stato maggiore dall’armata; disordine nel comando d’armata; metodo inammissibile e criminale, da parte del Consiglio Militare Rivoluzionario della Repubblica, (ndr Il responsabile del Consiglio era Trotzky ) di dirigere il fronte, paralizzando con direttive contraddittorie e che gli toglievano ogni possibilità di dare rapidamente aiuto alla III Armata; poca sicurezza, dovuta ai vecchi metodi di formazione delle unità, dei rinforzi mandati dalle retrovie; debolezza estrema delle retrovie, risultato della completa impotenza e incapacità delle organizzazioni sovietiche e di partito.
Intanto il compagno Stalin indica ed applica, con la rapidità e la fermezza che gli sono proprie, tutta una serie di misure pratiche per elevare la combattività della III Armata.
“Fino al 15 gennaio – leggiamo in un suo rapporto al Consiglio della difesa – sono stati mandati al fronte 1200 soldati sicuri tra fanteria e cavalleria; il giorno dopo uno squadrone di cavalleria. Il 20 è stato mandato il 62° reggimento della III brigata (scrupolosamente filtrato prima della partenza). Queste unità hanno dato la possibilità di contenere l’offensiva del nemico, hanno radicalmente trasformato il morale della III Annata, hanno incominciato l’offensiva su Perm che prosegue con successo. Nelle retrovie dell’armata si procede a una severa epurazione degli organismi di partito e sovietici. A Viatka e nei capoluoghi di circondario sono stati organizzati dei comitati rivoluzionari. Tutta l’attività dell’amministrazione sovietica e delle organizzazioni di partito sta riorganizzandosi su nuove basi. Il controllo militare è stato epurato e riorganizzato. Epurata e arricchita di nuovi quadri comunisti la Ceka provinciale. Incominciamo a scongestionare il nodo ferroviario di Viatka…”, ecc…
In seguito a tutte queste misure, non solo si riuscì a fermare l’avanzata del nemico, ma nel gennaio 1919 il fronte orientale passava all’offensiva e alla nostra ala destra veniva occupata Uralsk.
Ecco in qual modo il compagno Stalin comprese e portò a termine il suo compito di “fare un’inchiesta sulle cause della catastrofe”. Egli fece l’indagine, mise in chiaro queste cause e, sul posto, con tutte le sue forze, le eliminò e operò la svolta necessaria.

Pietrogrado

Nella primavera del 1919, l’armata delle guardie bianche del generale Judenic, per adempiere l’incarico ricevuto da Kolciak di “impadronirsi di Pietrogrado” e attrarre su di sé le truppe rivoluzionarie del fronte orientale coll’aiuto delle truppe bianche estoni e finlandesi e della flotta inglese, passava repentinamente all’offensiva minacciando seriamente Pietrogrado. La situazione era resa ancora più grave per il fatto che in Pietrogrado stessa erano stati scoperti dei complotti controrivoluzionari a capo dei quali si trovavano degli specialisti militari addetti allo stato maggiore del fronte occidentale, alla VII Armata e alla base navale dl Kronstadt. Parallelamente all’avanzata di Judenic su Pietrogrado, Bulak-Balakhovic aveva riportato una serie di successi in direzione di Pskov. Sul fronte incominciarono i tradimenti. Alcuni dei nostri reggimenti passarono al nemico; tutta la guarnigione dei forti della “Montagna rossa” e del “Cavallo grigio” prese apertamente posizione contro il potere sovietico. Lo smarrimento si impadroniva di tutta la VII Armata: il fronte vacillava; il nemico si avvicinava a Pietrogrado. Bisognava al più presto salvare la situazione.
Il Comitato Centrale ancora una volta sceglie il compagno Stalin. In tre settimane Stalin riesce a operare la svolta. Ben presto vien posta fine all’apatia e alla confusione che regnavano nelle unità: gli stati maggiori si mettono al lavoro; si procede a mobilitazioni successive degli operai e dei comunisti di Pietrogrado; si annientano implacabilmente i nemici e i traditori. Il compagno Stalin si interessa del lavoro operativo del comando militare. Ecco che cosa telegrafa a Lenin:
“Dopo la <Montagna Rossa> è stato liquidato il <Cavallo grigio>; i cannoni che vi si trovavano sono completamente in ordine; si procede rapidamente… (illeggibile)… di tutte le fortezze e di tutti i forti. Gli specialisti della flotta assicurano che la presa della <Montagna rossa> dalla parte del mare capovolge tutti i principi della scienza navale. Non mi resta che piangere sulla cosiddetta scienza. La rapida occupazione della <Montagna> si spiega col fatto che io e i civili in generale, siamo intervenuti nel modo più brutale nelle operazioni giungendo sino ad annullare gli ordini per le operazioni di terra e di mare e ad imporre i nostri propri ordini. Mi sento in dovere di dichiarare che anche in avvenire agirò in questo modo, nonostante tutta la venerazione che nutro per la scienza. Stalin”.
Dopo sei giorni il compagno Stalin riferisce a Lenin:
“Nelle nostre unità è cominciata una svolta. Da una settimana non abbiamo più avuto un solo caso di passaggio individuale e collettivo al nemico. I casi di passaggio dal campo nemico al nostro si fanno più frequenti. In una settimana sono venuti a noi 400 uomini, in maggior parte armati. Ieri, di giorno, è incominciata la nostra offensiva. Malgrado che i rinforzi promessi non siano ancora giunti, non si poteva rimanere oltre sulla linea a cui ci eravamo fermati, perché troppo vicina a Pietrogrado. Per ora l’offensiva si sviluppa con successo; i bianchi fuggono; oggi abbiamo occupato la linea Kernovo-Voronino-Slepino-Kaskovo. Abbiamo fatto dei prigionieri, preso due o più cannoni, delle armi automatiche, delle munizioni. Non si segnalano navi nemiche; a quanto pare, esse temono la <Montagna rossa>, che ora è interamente in nostro potere. Mandate d’urgenza a mia disposizione due milioni di cartucce per la VI divisione…”.
Questi due telegrammi danno un’idea completa dell’immenso lavoro creativo svolto dal compagno Stalin per liquidare la situazione disperata che si era creata attorno a Pietrogrado rossa.

Il fronte meridionale

L’autunno del 1919 è vivo nella memoria di tutti. Si avvicinava il momento decisivo, culminante di tutta la guerra civile. Le orde delle guardie bianche di Denikln, rifornite dagli “Alleati”, sostenute dai loro stati maggiori, avanzavano su Orel. Tutto l’immenso fronte del sud rinculava lentamente. All’interno la situazione non era meno grave. Le difficoltà degli approvvigionamenti erano estremamente aggravate. L’industria si arrestava per insufficienza di combustibile. All’interno del paese, persino a Mosca, gli elementi controrivoluzionari si agitavano. Tula era in pericolo e la minaccia pendeva su Mosca.
Bisognava salvare la situazione. E il C. C. invia sul fronte meridionale il compagno Stalin in qualità di membro del Consiglio Militare Rivoluzionario. Non occorre più nascondere, ora, che prima della sua nomina il compagno Stalin aveva posto al C. C. tre condizioni principali: 1) Trotskji non doveva immischiarsi negli affari del fronte meridionale e non doveva varcare la linea che lo delimitava; 2) doveva essere immediatamente richiamata dal fronte meridionale tutta una serie di collaboratori che il compagno Stalin riteneva inetti a ristabilire l’ordine tra le truppe; 3) dovevano essere immediatamente trasferiti sul fronte meridionale dei nuovi militanti, scelti dal compagno Stalin e capaci di adempiere questo compito. Queste condizioni furono tutte accettate.
Ma per dirigere quell’immensa macchina (dal Volga alla frontiera polacco-ucraina) chiamata fronte meridionale, che comprendeva parecchie centinaia di migliaia di uomini, occorreva avere un piano di operazioni preciso, era necessario venisse chiaramente fissato l’obbiettivo del fronte. Si sarebbe così potuto porre questo obbiettivo alle truppe e raggruppando e concentrando le forze migliori nelle direzioni più importanti, colpire il nemico.
Il compagno Stalin trova al fronte una situazione molto incerta e grave. Nella direzione principale Kursk-Orel-Tula riceviamo durissimi colpi; l’ala orientale, impotente, segna il passo. Per quanto riguarda il piano di operazioni, gli viene proposto il vecchio piano (di settembre) che consisteva nel portare il colpo principale all’ala sinistra da Tsaritsyn a Novorossisk, attraverso le steppe del Don.
“Il piano fondamentale dell’offensiva del fronte meridionale rimane immutato: il colpo principale, cioè, deve essere dato dal gruppo speciale di Sciorin, al quale incombe il compito di sterminare il nemico sul Don e nel Kuban” (dalle direttive del Comando supremo, settembre 1919).
Dopo essersi reso conto della situazione, il compagno Stalin si decide immediatamente. Respinge categoricamente il vecchio piano, avanza nuove proposte e le sottopone a Lenin nella lettera seguente, la quale parla da sé. Essa è così interessante, mette così brillantemente in rilievo il talento strategico del compagno Stalin, è così caratteristica per il modo deciso di impostare le questioni, che crediamo utile riprodurla per intero:
“Circa due mesi fa il Comando supremo non si opponeva, in principio, a che l’attacco principale fosse sferrato da occidente verso oriente attraverso il bacino del Don. Se egli tuttavia non sferrò questo attacco fu perché si basava sulla <<eredità>> ricevuta in conseguenza della ritirata delle truppe del sud in estate, cioè sulla dislocazione alla quale spontaneamente sono pervenute le truppe del fronte sud-est, perché una modificazione di essa avrebbe portato una grave perdita di tempo a vantaggio di Denikin… Ma ora la situazione e di conseguenza, la disposizione delle forze, sono sostanzialmente cambiate; la VIII Armata, (armata principale sull’ex fronte meridionale) si è spostata nell’ambito del fronte meridionale e si trova direttamente di fronte al bacino del Donetz; anche il corpo di cavalleria di Budionny (altra forza principale) si è spostato nell’ambito del fronte meridionale; una nuova forza si è aggiunta, – la divisione lettone, – che fra un mese, dopo essersi rinnovata, rappresenterà di nuovo una forza della quale Denikin dovrà tener conto… Che cosa obbliga dunque il comandante supremo (il quartiere generale) a difendere il vecchio piano? Evidentemente la sola testardaggine o, se volete, lo spirito di fazione più ottuso e più pericoloso per la repubblica alimentato al Comando supremo dal fanfarone <<stratega>> che vi è addetto… Qualche giorno fa il Comando supremo dette a Sciorin l’ordine di attaccare in direzione di Novorossisk attraverso le steppe del Don, seguendo una linea lungo la quale può darsi sia comodo ai nostri aviatori di volare, ma dove la nostra fanteria e artiglieria non potranno assolutamente avanzare. E’ inutile dire che questa stravagante spedizione (che ci si propone) attraverso un paese che ci è ostile, assolutamente sprovvisto di strade, fa pesare su di noi la minaccia di una disfatta. Non è difficile comprendere che questa marcia attraverso le <<stanitse>> cosacche, come l’esperienza recente ha dimostrato, può soltanto avere come risultato una più stretta unione dei cosacchi intorno a Denikin contro di noi per la difesa delle loro <<stanitse>>, può soltanto fare di Denikin il salvatore del Don, può soltanto, cioè, rafforzare Denikin. Appunto per questo è necessario immediatamente, senza perder tempo, cambiare il vecchio piano già distrutto dalla pratica, sostituendolo col piano di un attacco principale su Rostov attraverso Kharkov e il bacino del Donetz. In primo luogo avremo qui un ambiente che non ci è ostile, ma che al contrario, simpatizza con noi, il che faciliterà la nostra avanzata; in secondo luogo, conquistiamo l’importantissima rete ferroviaria (del Donetz) e l’arteria principale che alimenta l’esercito di Denikin, la linea Voronez-Rostov… In terzo luogo, questa avanzata taglia l’esercito di Denikin in due parti, di cui una, quella costituita dall’armata dei <<volontari>>, la lasciamo in pasto a Makhno, mentre sull’armata cosacca facciamo pesare la minaccia di una sorpresa alle spalle. In quarto luogo, avremo la possibilità di gettar la discordia fra i cosacchi e Denikin, che, nel caso di una nostra avanzata vittoriosa, cercherà di spostare verso ovest le unità cosacche al che la maggioranza dei cosacchi non acconsentirà… In quinto luogo, noi otteniamo del carbone, mentre Denikin ne rimarrà privo. Questo piano deve essere accettato senza perdere tempo… Ricapitolando: il vecchio piano già distrutto dalla vita stessa, non deve in nessun caso essere galvanizzato; sarebbe pericoloso per la repubblica e, senza dubbio, migliorerebbe la situazione di Denikin. Bisogna sostituirlo con un altro piano. Le circostanze e le condizioni non sono semplicemente mature, ma ci dettano imperiosamente questo cambiamento… Altrimenti, il mio lavoro sul fronte meridionale non ha ragione di essere, diventa criminale, inutile, il che mi dà il diritto o, meglio, mi obbliga ad andarmene in qualsiasi altro posto, anche al diavolo, pur di non rimanere sul fronte sud. Vostro Stalin”.
Ogni commento a questo documento è superfluo. Quel che più salta agli occhi è il metro col quale Stalin misura la linea più breve delle operazioni. Nella guerra civile la semplice aritmetica è talvolta insufficiente e spesso sbagliata. La via da Tsaritsyn a Novorossisk può risultare molto più lunga per il fatto che passa per regioni le cui popolazioni ci sono ostili, per la loro natura di classe. E al contrario, il cammino da Tula a Novorossisk può dimostrarsi molto più corto per il fatto che passa per Kharkov, città operaia, per il bacino del Donetz, centro di minatori. In questa valutazione della direzione da prendere si manifestano le principali qualità del compagno Stalin come rivoluzionario proletario, come vero stratega della guerra civile.
Il piano di Stalin fu approvato dal Comitato Centrale. Lenin stesso, di sua mano, scrisse allo stato maggiore dell’esercito l’ordine di cambiare direttive che avevano perduto ogni valore. Il colpo principale sul fronte meridionale fu portato nella direzione Kharkov-Bacino del Donetz-Rostov. Il risultato è noto: fu una svolta nello sviluppo della guerra civile. Le orde di Denikin furono gettate nel Mar Nero. L’Ucraina e il Caucaso settentrionale furono liberati dalle guardie bianche. Il merito immenso di tutto questo spetta al compagno Stalin.

La I armata di cavalleria

E’ bene soffermarsi ancora su un momento storico tra i più importanti del fronte meridionale e legato al nome del compagno Stalin. Voglio parlare della formazione dell’Armata di cavalleria. Fu il primo esempio di un raggruppamento di divisioni di cavalleria in una formazione così notevole, in una armata. Stalin aveva osservato la potenza delle masse di cavalleria nella guerra civile. Egli comprese concretamente la loro enorme importanza per annientare il nemico. Ma il passato non offriva alcuna esperienza in un campo così nuovo come quello dell’azione di armate di cavalleria. I trattati di tattica non ne parlavano e perciò questa misura suscitò o perplessità o resistenza diretta. Ma Stalin non indietreggiò per questo: una volta convinto dell’utilità e della giustezza dei suoi piani, sempre procedeva, nonostante ogni difficoltà, alla loro realizzazione. L’11 novembre il Consiglio Militare Rivoluzionario riceveva dal fronte meridionale il seguente rapporto:
“Al Consiglio Militare Rivoluzionario della Repubblica.
“ Il Consiglio Militare Rivoluzionario del fronte meridionale, nella sua seduta dell’11 novembre, tenendo conto delle condizioni della situazione attuale, ha deciso di formare un’armata di cavalleria composta del I e II corpo di cavalleria e di una brigata di linea (si aggiungerà in seguito ancora una seconda brigata).
“Composizione del Consiglio Militare Rivoluzionario dell’armata di cavalleria: comp. Budionny, comandante dell’armata; membri i comp. Voroscilov e Stciadenko.
“Allegato: Decisione del Consiglio Militare Rivoluzionario del fronte meridionale dell’11 ottobre 1919, n. 505-a.
“Vi preghiamo di ratificare la decisione indicata”.
L’armata di cavalleria fu creata, malgrado e persino contro la volontà del centro. L’iniziativa della sua creazione appartiene al compagno Stalin, il quale vedeva con chiarezza tutta la necessità di una simile formazione. Le conseguenze storiche di questa decisione sono ben note a tutti.
Un’altra particolarità caratteristica del compagno Stalin si rivelò nel modo più netto sul fronte meridionale; quella consistente nell’azione a mezzo di gruppi d’assalto, dopo aver fissato le direzioni principali ove concentrare le migliori unità e battere il nemico. Sotto questo rapporto, così come nella scelta della direzione, egli dimostrò una grande capacità.

Il fronte Wrangel

Dopo la disfatta di Denikin, l’autorità del compagno Stalin come organizzatore e capo militare di prim’ordine diviene incontestabile. Quando nel gennaio 1920, in seguito ai gravi errori commessi dal comando del fronte, la nostra offensiva si arresta davanti a Rostov, quando di nuovo pesa su di noi la minaccia che le guardie bianche, che hanno ripreso forza, possano annientare i frutti delle nostre vittorie, il Comitato Centrale invia a Stalin il telegramma seguente:
“Data la necessità di stabilire sul fronte del Caucaso una effettiva unità di comando, di sostenere l’autorità del comandante del fronte e dei comandanti di armata, di utilizzare in larga misura le forze e i mezzi locali, l’Ufficio Politico del C.C. ritiene assolutamente necessario che voi entriate immediatamente a far parte del Consiglio Militare Rivoluzionario del fronte del Caucaso… Comunicateci la data della vostra partenza per Rostov”.
Il compagno Stalin acconsente, pur ritenendo che per lo stato della sua salute non lo si dovrebbe far partire. Inoltre teme che questi continui mutamenti non saranno ben compresi dalle organizzazioni di partito locali, che tenderanno ad “accusarmi di passare con leggerezza da un settore del comando a un altro, dato che non vengono informate delle decisioni del C. C.” (telegramma del compagno Stalin del 7 febbraio 1920). Il C. C. dà ragione al compagno Stalin e Lenin il 10 febbraio gli telegrafa: “Non perdo la speranza che… tutto s’accomodi senza il vostro trasferimento”.
Quando Wrangel, approfittando della campagna delle truppe bianche polacche, fece una sortita dalla Crimea creando un nuovo, grave pericolo per il Bacino del Donetz liberato e per tutto il Mezzogiorno, il Comitato Centrale prende la seguente decisione (3 agosto 1920):
“In considerazione dei successi riportati da Wrangel e della situazione allarmante nel Kuban, è necessario riconoscere che il fronte di Wrangel ha un’importanza enorme, e lo si deve considerare come un fronte indipendente dagli altri. Il compagno Stalin è incaricato di formare un Consiglio Rivoluzionario, di concentrare tutta la sua attività sul fronte di Wrangel; Jegorov o Frunze, previo accordo del comandante in capo con Stalin, saranno incaricati del comando del fronte”.
Lo stesso giorno Lenin scrive a Stalin:
“L’Ufficio Politico ha testé proceduto alla delimitazione dei diversi fronti, affinché voi vi occupiate esclusivamente dl Wrangel…”.
Il compagno Stalin organizza il nuovo fronte e solo la malattia lo strappa a questo lavoro.

Il fronte polacco

Durante la campagna contro i polacchi, il compagno Stalin è membro del Consiglio Militare Rivoluzionario del fronte sud-ovest. La disfatta delle armate polacche, la liberazione di Kiev e dell’Ucraina della riva destra del Dnieper, la profonda avanzata in Galizia, l’organizzazione della famosa incursione della prima Armata di cavalleria, – tutto questo è in misura considerevole, il risultato della sua direzione abile ed esperta.
Lo sfacelo di tutto il fronte polacco in Ucraina e la distruzione quasi completa della III Armata polacca sotto Kiev, gli attacchi fulminei su Berdicev e Gitomir, l’avanzata della I Armata di cavalleria in direzione di Rovno, crearono una situazione che permise anche al nostro fronte occidentale di passare all’offensiva generale. Le successive operazioni del fronte sud-ovest portano le truppe rosse sino alle porte di Leopoli, e soltanto lo scacco delle nostre truppe presso Varsavia impedisce l’attacco su Leopoli, nel momento in cui l’armata di cavalleria, che si trovava a soli 10 chilometri di distanza stava preparandolo.
Ma questo periodo è così ricco di avvenimenti che per illustrarlo occorrerebbe una documentazione così larga e un’analisi così scrupolosa che questo compito sorpassa il limite che si è posto il nostro articolo.
Questa breve descrizione dell’attività militare del compagno Stalin è lontana dal dare la caratteristica anche solo delle principali sue qualità di capo militare e di rivoluzionario proletario.
Quel che più salta agli occhi è la capacità del compagno Stalin di afferrare rapidamente la situazione concreta e di agire in conseguenza. Nemico acerrimo della negligenza, dell’indisciplina, Stalin, quando gli interessi della rivoluzione lo esigevano, non esitò mai a prendere su di sé la responsabilità di misure estreme e di cambiamenti radicali; se la situazione rivoluzionaria lo richiedeva, egli era pronto a infrangere tutti i regolamenti, tutte le gerarchie.
Il compagno Stalin fu sempre partigiano della disciplina militare e della centralizzazione più stretta, ma a condizione di un’attenta e ferma direzione da parte dei supremi organi militari. Nel rapporto sopra citato al Consiglio della difesa del 31 gennaio 1919, il compagno Stalin scrive, insieme con Dzerzinsky:
“Un’armata non può agire come un’unità a sé stante, completamente autonoma; nelle sue azioni essa dipende interamente dalle armate vicine e soprattutto dalle direttive del Consiglio militare rivoluzionario della Repubblica; l’armata più combattiva può essere sbaragliata, pur rimanendo uguali le altre condizioni, se le direttive date dal centro sono sbagliate e se è priva di un contatto effettivo con le armate contigue. E’ necessario stabilire sui fronti, soprattutto sul fronte orientale, un regime di severa centralizzazione delle operazioni delle diverse armate, per realizzare una direttiva strategica determinata, elaborata seriamente. L’arbitrio o la leggerezza nel fissare le direttive senza un serio esame di tutti i dati, e il rapido cambiamento di direttive che ne consegue, nonché l’incertezza delle direttive stesse, – come il Consiglio militare rivoluzionario della Repubblica lascia che avvenga, – escludono ogni possibilità di una direzione delle armate, portano a uno spreco di forze e di tempo, disorganizzano il fronte”.
Il compagno Stalin ha sempre insistito sulla necessità della responsabilità personale per ogni incarico ricevuto ed ha sempre avuto una vera insofferenza fisica per lo “scaricabarile” tra i vari organismi competenti.
Stalin dedicava una enorme attenzione all’organizzazione del vettovagliamento delle truppe. Egli sapeva e comprendeva che cosa significano per il combattente un buon vitto e dei vestiti caldi. E a Tsaritsyn, a Perm e sul fronte meridionale non si arrestò di fronte a nessun ostacolo pur di rifornire le truppe e renderle così più forti e più resistenti. Nel compagno Stalin riscontriamo i tratti più tipici dell’organizzatore del fronte di classe proletario. Consacrava un’attenzione speciale alla composizione di classe dell’esercito, perché nelle sue file non ci fossero effettivamente che operai e contadini, “elementi che non sfruttano il lavoro altrui”. Egli attribuiva un’enorme importanza allo sviluppo del lavoro politico nell’esercito e fu più volte l’iniziatore della mobilitazione dei comunisti, ritenendo necessario che una forte percentuale di essi fosse mandata al fronte come semplici soldati. Il compagno Stalin era molto esigente nella scelta dei commissari militari. Egli criticò aspramente l’Ufficio panrusso dei commissari militari per aver inviato dei “ragazzi”. Egli diceva:
“I Commissari militari devono essere l’anima del lavoro militare, devono saper trascinare al loro seguito gli specialisti”. (Telegramma da Tsaritsyn, 1918).
Il compagno Stalin attribuiva un’enorme importanza all’ambiente politico delle retrovie dell’esercito. Nel suo rapporto sulla III Armata egli scrive:
“Punto debole della nostra armata è la mancanza di solidità delle retrovie, mancanza di solidità che va spiegata principalmente colla negligenza nel lavoro di partito, coll’incapacità dei Soviet di realizzare le direttive del centro e colla situazione eccezionale, d’isolamento quasi completo, delle commissioni straordinarie locali”
Il compagno Stalin era particolarmente severo nella scelta delle persone. Senza riguardo per il posto che occupavano, e senza veramente “guardar nessuno in faccia”, destituiva nel modo più brusco gli specialisti, i commissari, i funzionari di partito e dello Stato incapaci. Ma, nello stesso tempo sosteneva e difendeva sempre, come nessun altro, coloro i quali, secondo la sua opinione, giustificavano la fiducia che la rivoluzione aveva riposto in loro. Così il compagno Stalin agiva verso i comandanti rossi sicuri, di cui conosceva i meriti. Quando uno dei veri eroi proletari della guerra civile, il compagno Porkhomenko, che fu più tardi comandante della XIV divisione di cavalleria e cadde nella lotta contro le bande di Mahkno, fu, al principio del 1920, condannato per un malinteso, alla pena capitale, il compagno Stalin, saputa la cosa, richiese immediatamente e categoricamente la sua liberazione. Si potrebbe citare una grande quantità di fatti simili a questo. Il compagno Stalin sapeva apprezzare profondamente, meglio di chiunque altro, i militanti che avevano dedicato la loro vita alla rivoluzione proletaria, e questo lo sapevano i comandanti, come lo sapevano tutti coloro che ebbero occasione di lottare sotto la sua direzione, per la nostra causa.
Tale fu il compagno Stalin nella guerra civile. E tale egli rimane negli anni che seguirono, anni di lotta per il socialismo.
La guerra civile richiese dal compagno Stalin una enorme tensione di forze, di energia, di volontà e di intelligenza. Egli vi si dedicò intieramente e senza restrizioni. Ma nello stesso tempo ne trasse una grandissima esperienza per il lavoro che egli doveva svolgere in seguito.
Durante la guerra civile, nelle condizioni più diverse e più complicate, il compagno Stalin, grazie alle sue grandi qualità di stratega rivoluzionario, determinò sempre esattamente la direzione fondamentale dell’attacco principale, e, applicando magistralmente i metodi tattici appropriati alla situazione, riuscì a raggiungere i risultati voluti. Questa qualità di stratega e di tattico proletario gli è rimasta anche dopo la guerra civile. Questa sua qualità è nota a tutto il Partito. Meglio di chiunque altro ne potrebbero dir qualche cosa i Trotskji e consorti, che hanno imparato a loro spese che cosa costa il tentativo di sostituire la loro ideologia piccolo-borghese alla grande dottrina di Marx e di Lenin. Lo sanno anche gli opportunisti di destra che, or non molto, sono stati pienamente disfatti.
Anche nella situazione di pace, il compagno Stalin, insieme col C. C. leninista conduce senza posa, e con non minor successo che nella guerra civile, una lotta implacabile contro tutti i nemici, consci ed inconsci, del partito e dell’edificazione del socialismo nel nostro paese.
Benché il compagno Stalin da molto tempo non appartenga più formalmente, all’esercito, pure non ha mai cessato di interessarsi profondamente dei problemi della difesa dello Stato proletario. E anche ora, come negli anni passati, egli conosce l’Armata Rossa della quale è l’amico più vicino e più caro.

 Contributo del compagno ” Andrej  ZANDONOV  ” 

http://www.bibliotecamarxista.org/voroshilov/stalin_e_es_rosso.htm

STALIN UND DIE ROTE ARMEE

ZUM 50. GEBURTSTAG DES GENOSSEN STALIN GESCHRIEBEN

1929

Die Periode des friedlichen Aufbaus in unserer Geschichte enthält Geschehnisse von größter Bedeutung. In den letzten Jahren sind Ströme, nein, Ozeane von Wasser den Berg hinabgeflossen. Rundumher sind ungeheure Verwandlungen vorgegangen, die eigenen Perspektiven erscheinen in neuem Licht, und die allgemein anerkannten Maßstäbe sind zerbrochen. All diese Geschehnisse sind mit dem reichen, vielseitigen revolutionären Wirken des Genossen Stalin verknüpft. Er stand im Brennpunkt des wogenden Kampfes, der sich in den vergangenen fünf oder sechs Jahren um Partei und Sozialismus entspann. Das ist die einzige Erklärung dafür, warum seine Bedeutung als einer der hervorragendsten Organisatoren bei den Siegen des Bürgerkrieges bis zu einem gewissen Grade in den Hintergrund getreten ist und noch nicht die notwendige Würdigung erfahren hat.

Heute, am 50. Geburtstag unseres Freundes, möchte ich diese Lücke, wenigstens teilweise, schließen.

Selbstverständlich erhebe ich nicht den geringsten Anspruch darauf, in einem Zeitungsaufsatz die militärische Tätigkeit des Genossen Stalin vollständig charakterisieren zu können. Ich möchte nur einige Tatsachen, die noch gar nicht soweit zurückliegen, den Genossen ins Gedächtnis rufen und einige Dokumente, die wenig bekannt sind, veröffentlichen. Diese einfachen Tatsachen sollen Zeugnis ablegen für jene wirklich außerordentliche Rolle, die Genosse Stalin in den kritischen Augenblicken des Bürgerkrieges gespielt hat.

In der Periode von 1918 bis 1920 war er wohl der einzige Genosse, den das Zentralkomitee beständig von einer Kampffront zur anderen abkommandierte, immer dorthin, wo die Lage für die Revolution besonders gefährlich und bedrohlich war. Nur dort war er nicht zu sehen, wo alles verhältnismäßig ruhig war und gut oder gar erfolgreich verlief. Aber an Stellen, wo aus einer Reihe von Gründen die roten Armeen wankten, wo die konterrevolutionären Kräfte ihre Erfolge ausnutzten und die Sowjetmacht in ihrer baren Existenz bedrohten, wo mit jedem Augenblick Verwirrung und Panik in Ohnmacht und Katastrophe umschlagen konnten – an diesen Stellen erschien Genosse Stalin. Nächtelang schloß er kein Auge, schweißte Partei und Arbeitermassen, Kommandostab und Mannschaften der Roten Armee zusammen, nahm die Führung fest in die Hand und beseitigte die herrschende Verwirrung. Nicht nur den Feinden gegenüber kannte er keine Gnade, sondern auch gegenüber den Panikmachern und Saboteuren. So unterdrückte er Verschwörungen in der Etappe und an der Front, er klärte die Lage und führte den Umschwung herbei in beharrlichem Ringen um den Sieg der Roten Armee. Man „mache“ aus ihm „einen Spezialisten zum Säubern der Ställe bei der Militärverwaltung“, schrieb er selbst darüber in einem Brief an das Zentralkomitee im Jahre 1919.

ZARIZYN

Die Militärtätigkeit begann für den Genossen Stalin an der Front von Zarizyn. Er begab sich Anfang Juni 1918 mit einer Abteilung Rotarmisten und zwei Panzerwagen nach Zarizyn als Gesamtleiter der Lebensmittelbeschaffung im Süden Rußlands. In Zarizyn fand er ein unvorstellbares Chaos vor – nicht nur bei den Sowjetinstitutionen, bei den Gewerkschafts- und Parteiorganisationen; bei den leitenden militärischen Stellen waren Wirrwarr und Durcheinander noch schlimmer. Auf Schritt und Tritt stieß er auf Widerstände allgemeiner Art, die ihn hinderten, seine eigentliche Aufgabe zu erfüllen.

Der Hauptwiderstand ergab sich aus der rasch um sich greifenden Konterrevolution der Kosaken, damals stark unterstützt von der deutschen Wehrmacht, die die Ukraine besetzt hatte. Konterrevolutionäre Kosakenbanden hatten sich bald einer ganzen Reihe Ortschaften in unmittelbarer Nähe Zarizyns bemächtigt und verhinderten damit nicht nur jede planmäßige Getreidelieferung an das hungernde Moskau und Leningrad, sondern brachten auch Zarizyn selber in eine außerordentlich gefährliche Lage. Die Lage war damals überall äußerst bedrohlich. In Moskau gingen die linken Sozialrevolutionäre zum Aufstand über, im Osten kam es zum Verrat Murawjows, im Ural entstand und erstarkte die tschechoslowakische Konterrevolution, und im äußersten Süden schlichen sich die Engländer an Baku heran. Ringsherum loderte ein Feuerkreis. Die Revolution durchlebte die Zeit ihrer schlimmsten Prüfung. Die Telegramme flogen zwischen Genossen Lenin[1] und Genossen Stalin in Zarizyn hin und her. Lenin wies auf die Gefahren hin, sprach Mut zu und verlangte entscheidende Maßnahmen. Zarizyn gewann durch seine Lage außerordentlich an Bedeutung. Käme es am Don zum Aufstand und fiele Zarizyn, so drohte uns der Verlust des gesamten kornreichen Nordkaukasus und des Öls von Baku. Außerdem hätten die „Weißen die Möglichkeit gehabt, die Konterrevolutionäre am Don mit Koltschak und mit den tschechoslowakischen konterrevolutionären Streitkräften zu vereinen und in geschlossener Front gegen Moskau vorzurücken. Zarizyn mußte um jeden Preis gehalten werden. Genosse Stalin sah das ganz klar. Und als erfahrener Revolutionär gewann er bald die Erkenntnis, daß seine Arbeit nur dann Sinn hätte, wenn es ihm gelänge, auf die militärische Leitung Einfluß zu nehmen, von der unter den gegebenen Verhältnissen die Entscheidung abhing.

In einer Mitteilung an Lenin vom 7. Juli mit der kennzeichnenden Einleitung „Eile an die Front. Schreibe nur zur Sache“ heißt es:

„Die Linie südlich Zarizyn ist noch nicht wiederhergestellt. Ich treibe alle an und schimpfe mit allen, die es verdienen; ich hoffe, daß wir die „Wiederherstellung bald erreicht haben. Sie können überzeugt sein, daß wir niemanden schonen werden, weder uns noch andere, aber Getreide werden wir trotz allem liefern. Wenn unsere militärischen ‚Spezialisten’ (Schuster!) nicht geschlafen und gefaulenzt hätten, wäre die Linie nicht unterbrochen worden, und wenn die Linie wiederhergestellt wird, dann nicht dank den Militärs, sondern trotz ihnen.“[2]

Lenin hatte sich beunruhigt gezeigt über ein mögliches Auftreten der linken Sozialrevolutionäre in Zarizyn. Darauf entgegnete ihm Stalin kurz, aber klar und bündig:

„Was die Hysteriker betrifft, so seien Sie unbesorgt, unsere Hand wird nicht zittern. Mit Feinden verfahren wir wie mit Feinden.“[3]

Je tieferen Einblick er in den Militärapparat gewann, um so überzeugter wurde er von dessen völliger Hilflosigkeit, andererseits aber auch von dessen unzweideutiger Abneigung, der frech werdenden Konterrevolution Widerstand zu bieten.

Schon am 11. Juli 1918 telegraphierte er an Lenin:

„Die Sache wird dadurch kompliziert, weil erwiesenermaßen der Stab des Nordkaukasus-Bezirks dem Kampf gegen die Konterrevolution und seinen Bedingungen überhaupt nicht gewachsen ist. Das liegt nicht nur daran, daß unsere ‚Spezialisten’ ideologisch zum entschlossenen Bekämpfen der Konterrevolution außerstande sind, sondern daß sie als ‚Stabsoffiziere’ wohl ‚Pläne zeichnen’ und Truppenverschiebungen planen können, aber jeder operativen Frage völlig gleichgültig gegenüberstehen und überhaupt sich als Außenseiter, als Gäste fühlen. Auch die Kommissare vermochten nicht, diese Lücke zu füllen.“

Genosse Stalin beschränkte sich keineswegs nur auf diese vernichtende Kritik. In derselben Nachricht zog er daraus die Folgerung für sein eigenes Verhalten:

„Ich glaube mich nicht berechtigt, gleichmütig zuzusehen, wie die Front Kalnins von ihrer Versorgungsbasis und der Norden von der Kornkammer abgeschnitten werden.

Ich werde diesen und manchen anderen Fehler an Ort und Stelle berichtigen. Ich treffe Anordnungen und werde sogar die Absetzung von Beamten und militärischen Führern, die der Sache schaden, verfügen, trotz der formalen Schwierigkeiten, über die ich mich notfalls hinwegsetzen werde. Ich nehme selbstverständlich die volle Verantwortung dafür vor allen höchsten Stellen auf mich.“

Die Lage wurde immer gespannter. Genosse Stalin entfaltete eine titanische Energie. Aus dem außerordentlichen Bevollmächtigten für Lebensmittelbeschaffung verwandelte er sich in kurzer Zeit zum eigentlichen Führer der gesamten roten Streitkräfte an der Zarizyner Front. Dieser Tatbestand wurde von Moskau offiziell bestätigt und Genosse Stalin mit dem Auftrag betraut, „die Disziplin herzustellen, aus den Abteilungen reguläre Einheiten zu bilden und nach Entfernung aller, die sich nicht unterordnen wollen, eine richtige Führung zu schaffen“. (Aus dem Telegramm des Revolutionären Kriegsrats der Republik mit der Bemerkung „Vorliegendes Telegramm ist in Übereinstimmung mit Lenin abgesandt“.)

Die revolutionären ukrainischen Truppen, die sich vor dem Druck der Deutschen durch die Donsteppen zurückgezogen hatten, erreichten zu diesem Zeitpunkt Zarizyn. Ein revolutionärer Kriegsrat mit dem Genossen Stalin an der Spitze wurde gebildet, der sofort daranging, eine reguläre Armee zu schaffen. Mit seinem Tatendrang, seiner Energie und seinem Willen setzte Genosse Stalin Dinge durch, die gestern noch unmöglich erschienen waren. In denkbar kürzester Frist wurden Regimenter, Brigaden und Divisionen aufgestellt. Der Stab, die Versorgungsorgane, das ganze Hinterland wurden auf die radikalste Weise von konterrevolutionären und feindlichen Elementen gesäubert. Der Sowjet- und Parteiapparat arbeitete besser und gewissenhafter. Um Genossen Stalin sammelte sich eine Gruppe alter Bolschewiki und revolutionärer Arbeiter. Vor den Toren des konterrevolutionären Don erhob sich zum erstenmal im Süden statt eines hilflosen Stabes eine rote bolschewistische Festung. Zarizyn war zu jener Zeit übervoll von Konterrevolutionären aller Schattierungen, von rechten Sozialrevolutionären und Terroristen bis zu erzreaktionären Monarchisten.

Bis zum Auftreten des Genossen Stalin und der Ankunft der revolutionären Truppen aus der Ukraine fühlten sich diese Herrschaften alle so gut wie frei und lebten der Erwartung besserer Tage. Um aber die Reorganisation der roten Streitkräfte an der Front zu sichern, mußte das Hinterland ohne Erbarmen mit eisernem Besen ausgekehrt werden. Der revolutionäre Kriegsrat mit Genossen Stalin an der Spitze schuf eine besondere Tscheka[4] und erteilte ihr den Auftrag, Zarizyn von Konterrevolutionären zu säubern.

Auch Angaben vom Gegner können mitunter von Wert und Interesse sein; so schildert Oberst Nossowitsch (der frühere Leiter der operativen Abteilung der Armee, der uns verraten hatte und zur Armee Krasnows übergelaufen war) jene Zeit und die damalige Rolle Stalins in der weißgardistischen Zeitschrift „Donskaja Wolna“[5] vom 3. Februar 1919 folgendermaßen:

„Stalins Hauptaufgabe bestand in der Versorgung der nördlichen Gouvernements mit Lebensmitteln. Um diese Aufgabe zu erfüllen, verfügte er über unbeschränkte Vollmachten… Die Strecke Grjasi-Zarizyn war endgültig unterbrochen. Für den Norden gab es nur noch einen Weg, Vorräte zu bekommen und die Verbindung aufrechtzuerhalten, das war die Wolga. Auch die Lage im Süden war nach der Einnahme von Tichorezkaja durch die Freiwilligenarmee[6] ziemlich unsicher. Für Stalin aber, der seine Lebensmittel ausschließlich aus dem Gouvernement Stawropol bezog, war mit dieser Konstellation seine Mission im Süden so gut wie beendet. Offenbar gehört es aber nicht zu den Gewohnheiten von Menschen wie Stalin, einmal Begonnenes aufzugeben. Man muß ihn richtig beurteilen und die Energie anerkennen, um die ihn sicher alte Verwaltungsbeamte beneiden könnten; von seiner Fähigkeit, sich der Sache und Situation anzupassen, sollte mancher lernen. Je weniger er zur Erfüllung seines Auftrags tun konnte, genauer gesagt, je mehr sich sein ursprüngliches Aufgabengebiet einengte, desto intensiver vertiefte er sich in alle städtischen Verwaltungsgebiete und in die gewaltigen Aufgaben, die sich insbesondere aus der Verteidigung Zarizyns und allgemein aus der gesamten kaukasischen, sogenannten revolutionären Front ergaben.“

Als Nossowitsch zur Charakterisierung der Lage in Zarizyn kommt, schreibt er noch:

„Die Atmosphäre in Zarizyn hatte sich um diese Zeit verdüstert. Die Arbeit der Tscheka war in vollem Gange. Kein Tag verstrich, ohne daß an den scheinbar geheimsten, zuverlässigsten Stellen eine oder die andere Verschwörung aufflog. Alle Gefängnisse der Stadt waren überfüllt…

Die Kämpfe an der Front erreichten den Höhepunkt…

Seit dem 20. Juli war Stalin die treibende und leitende Kraft. Ein einfaches Ferngespräch auf direkter Leitung mit dem Zentrum darüber, daß die bestehende Aufgabenverteilung innerhalb der Gebietsverwaltung der Sache unzuträglich und hinderlich wäre, hatte zur Folge, daß Moskau über diese direkte Leitung den Befehl erließ, Stalin an die Spitze sowohl der militärischen … wie auch zivilen Verwaltung zu stellen …“

Weiterhin muß aber Nossowitsch selbst zugeben, wie begründet ein so hartes Zufassen war. Er schreibt über die Organisationen der Konterrevolution in Zarizyn folgendes:

„Zu jener Zeit wuchs die örtliche konterrevolutionäre Gruppe, auf deren Programm die konstituierende Versammlung stand, beachtlich an und bereitete sich mit Geldmitteln, die sie aus Moskau erhalten hatte, auf ihr aktives Eingreifen vor, um den Donkosaken bei der Befreiung Zarizyns zu helfen.

Leider waren Ingenieur Alexejew, der aus Moskau eingetroffene Leiter dieser Gruppe, und seine beiden Söhne mit den wirklichen Verhältnissen wenig vertraut. Ein falscher Plan wurde ausgeführt, und zwar sollte das serbische Bataillon, das in bolschewistischen Diensten bei der Tscheka stand, während des Angriffs auf unsere Seite herübergezogen werden; dadurch wurde die gesamte Organisation aufgedeckt.

Stalins Entscheidung war kurz: ‚Erschießen!’ Ingenieur Alexejew und seine beiden Söhne, mit ihnen eine große Anzahl Offiziere, teils Mitglieder der Organisation, teils nur verdächtig, mitbeteiligt gewesen zu sein, wurden von der Tscheka verhaftet und ohne jedes Gerichtsverfahren unverzüglich erschossen.“

Dann kommt Nossowitsch auf die Liquidierung der Etappe (des Stabes und seiner Verwaltungsstellen im Bezirk Nordkaukasus) und ihre Säuberung von „Weißgardisten zu sprechen und schreibt:

„Ein charakteristisches Merkmal bei dieser Aktion war Stalins Stellungnahme zu maßgeblichen Telegrammen vom Zentrum. Beunruhigt über die Auflösung von Bezirksverwaltungen, die er selbst mit soviel Mühe in Gang gebracht hatte, sandte Trotzki ein Telegramm und wies auf die Notwendigkeit hin, Stab und Kommissariat in der früheren Zusammensetzung zu belassen und Handlungsfreiheit zu gewähren. Auf dieses Telegramm machte Stalin den vielsagenden lakonischen Vermerk: ‚Nicht beachten!’. So blieb das Telegramm dann auch unbeachtet; die ganze Artilleriekommandostelle sowie ein Teil der Stabsleitung saß in Zarizyn nach wie vor auf dem Trockenen.“

Das Gesicht Zarizyns war nach kurzer Zeit nicht mehr wiederzuerkennen. Noch eben hatten die Parkanlagen von Musik gedröhnt, die von allen Richtungen hergeflohene Bourgeoisie war in Scharen mit weißgardistischen Offizieren durch die Straßen flaniert. Nun verwandelte sich die Stadt in ein Kriegslager der Roten, wo strengste Ordnung und militärische Disziplin herrschten. Die Konsolidierung der Etappe wirkte sich sofort vorteilhaft auf die Stimmung unserer kämpfenden Truppen an der Front aus. Militärische Führer und politische Kommissare sowie die Masse der Roten Armee begannen die feste leitende revolutionäre Hand zu spüren, die den Kampf im Interesse der Arbeiter und Bauern führte und unbarmherzig strafte, wer sich ihnen bei diesem Kampf in den Weg stellte.

Die Leitung des Genossen Stalin beschränkte sich nicht auf Arbeit am Schreibtisch. Sobald die notwendige Ordnung wiederhergestellt war, die revolutionäre Organisation funktionierte, ging er an die Front. Sie zog sich zur Zeit in einer Länge von mehr als 600 km hin. Man mußte schon Stalin sein und seine hervorragenden Fähigkeiten besitzen, um sich ohne kriegswissenschaftliche Vorkenntnisse, nur mit der eigenen Genialität in den Einzelheiten der betreffenden militärischen Probleme der damals äußerst schwierigen Lage zurechtzufinden.

Ich erinnere mich, als wäre es heute, an Anfang August 1918. Die Offensive der Kosaken-Einheiten Krasnows gegen Zarizyn begann. Mit konzentrisch geführtem Angriff versuchten sie, die roten Regimenter zur Wolga zurückzuwerfen. Viele Tage lang schlugen die roten Truppen mit einer kommunistischen Division an der Spitze, die nur aus Kumpels vom Donbaß bestand, den äußerst starken Ansturm der ausgezeichnet geführten Kosaken-Schwadronen ab. Das waren Tage größter Anspannung. Man muß den Genossen Stalin in diesen Tagen erlebt haben. Er war ruhig wie immer und mit seinen Gedanken beschäftigt, obwohl er Tage und Nächte lang kein Auge zugetan und seine intensive Aufmerksamkeit sowohl auf die Kampflinie wie den Armeestab konzentriert hatte. Die Lage an der Front drohte katastrophal zu werden. Unter dem Kommando Fizchalaurows, Mamontows und anderer drängten die Verbände Krasnows mit wohl angelegten Manövern unsere ermüdeten Truppen immer weiter zurück. Die Verluste waren sehr groß. Die gegnerische Front, die hufeisenförmig sich mit den Flanken auf die Wolga stützte, zog sich von Tag zu Tag mehr zusammen. Es gab kein Entweichen. Darüber machte sich Stalin keine Sorgen. Ihn beseelte nur der eine Wille und der einzige Gedanke, zu siegen, den Feind um jeden Preis zu schlagen. Dieser unbeugsame Wille teilte sich allen Kampfgenossen seiner Umgebung mit. Trotz der fast aussichtslosen Lage zweifelte niemand am Sieg. Und wir haben gesiegt, haben Zarizyn gehalten. Der geschlagene Feind wurde weit an den Don zurückgeworfen.

PERM

Ende 1918 wurde die Lage an der Ostfront verhängnisvoll, besonders im Abschnitt der III. Armee. Sie war gezwungen, Perm aufzugeben. Der Gegner hielt sie im Halbkreis umklammert, und Ende November war sie völlig zersetzt. Sechs Monate ununterbrochener Kämpfe, keine halbwegs zuverlässigen Reserven, ein unsicheres Hinterland, äußerst schlechte Lebensmittelversorgung (die 29. Division hatte bei 35 Grad Frost buchstäblich fünf Tage und Nächte lang ohne Brot und andere Lebensmittel gekämpft), vollkommene Wegelosigkeit bei einer ungeheuer langgezogenen Front (mehr als 400 km), dazu ein ohnmächtiger Stab – und die III. Armee vermochte dem Druck der überlegenen Feindkräfte nicht mehr standzuhalten.

Um das Bild abzurunden, sei noch der massenhafte Verrat der militärischen Führer, ehemaliger Offiziere, erwähnt und das Überlaufen ganzer Regimenter als Folge klassenmäßig schlecht ausgewählter Ersatzmannschaften und gänzlich untauglicher Führung. Unter diesen Verhältnissen zerfiel die III. Armee schließlich und ging ungeordnet zurück. Sie legte in 20 Tagen 300 Kilometer zurück, verlor 18000 Mann, Dutzende von Geschützen, Hunderte von Maschinengewehren usw. Der Feind begann schnell vorzurücken und ernstlich Wjatka und die ganze Ostfront zu bedrohen.

Durch diese Vorgänge sah sich das Zentralkomitee gezwungen, die Ursachen, die zu dieser Katastrophe geführt hatten, festzustellen. Außerdem mußten die Verbände der III. Armee ohne Zögern wiederhergestellt und die Lage vor Perm gefestigt werden. Wen sollte man aber abkommandieren, um diese unsagbar schwierige Aufgabe zu bewältigen? – Lenin telegraphierte dem Revolutionären Kriegsrat[7] der Republik:

„Aus dem Raum von Perm liegt eine Reihe Parteiberichte vor über katastrophale Zustände bei der Armee und Saufgelage. Mir kam der Gedanke, Stalin zu schicken; befürchte nämlich, Smilga wird zu weich sein dafür … es heißt, er trinkt selbst und ist nicht fähig, Ordnung zu schaffen …“

Das Zentralkomitee faßte folgenden Beschluß:

„Zur genauen Untersuchung der Gründe für die Aufgabe Perms und die letzten Niederlagen an der Uralfront sowie zur Klärung aller Begleitumstände der genannten Vorgänge ist ein Untersuchungsausschuß der Partei, bestehend aus den Genossen Dzierzynski und Stalin, einzusetzen. Das ZK stellt dem Ausschuß anheim, alle notwendigen Maßnahmen zu treffen, um die Arbeit in Partei- und Sowjetinstitutionen im gesamten Gebiet der III. und II. Armee schleunigst in Gang zu bringen.“ (Telegramm Swerdlows unter Nr. 000 79.)

Dieser Beschluß klang, als ob die Aufgabe der Genossen Stalin und Dzierzynski auf die „Untersuchung der Gründe für die Aufgabe Perms und die letzten Niederlagen an der Uralfront“ beschränkt wäre. Aber Genosse Stalin legte das Hauptgewicht der „Untersuchung“ auf wirksame Maßnahmen, um die Lage wiederherzustellen und die Front zu festigen.

Gleich im ersten Telegramm an Lenin vom 5. Januar 1919 über die Untersuchungsergebnisse des Ausschusses verliert Stalin kein einziges Wort von „den Gründen der Katastrophe“, sondern kommt sogleich zur Frage, was zu tun sei, um die Armee zu retten.

Hier ist das Telegramm:

„An den Vorsitzenden des Verteidigungsrats, Genossen Lenin

Die Untersuchung hat begonnen. Über ihren Fortgang werden wir laufend berichten. Vorläufig halten wir es für nötig, Ihnen eine für die III. Armee höchst dringliche Angelegenheit vorzutragen. Es handelt sich darum, daß von der III. Armee (über 30000 Mann) nur ungefähr 11000 erschöpfte, schwer mitgenommene Soldaten übriggeblieben sind, die dem Druck des Gegners kaum standhalten. Die vom Oberbefehlshaber geschickten Truppen sind unzuverlässig, zum Teil sogar uns feindlich eingestellt und bedürfen einer ernstlichen Durchsiebung. Um die Reste der III. Armee zu retten und ein schnelles Vorrücken des Gegners nach Wjatka zu verhindern (nach allen vom Frontkommando und von der III. Armee eingegangenen Angaben ist diese Gefahr völlig real), ist es absolut notwendig, unverzüglich wenigstens drei völlig zuverlässige Regimenter aus Rußland herüberzuwerfen und dem Armeebefehlshaber zur Verfügung zu stellen. „Wir bitten nachdrücklich, auf die entsprechenden militärischen Stellen in dieser Richtung einen Druck auszuüben. Wir wiederholen: Ohne eine solche Maßnahme droht Wjatka das Schicksal von Perm, das ist die allgemeine Meinung der zuständigen Genossen, der wir uns auf Grund aller uns vorliegenden Angaben anschließen.

Stalin

F. Dzierynski

5. Januar 1919, Wjatka 8 Uhr abends.“[8]

Erst am 13. Januar 1919 sandte Genosse Stalin zusammen mit dem Genossen Dzierzynski an W.I. Lenin und das Zentralkomitee der Partei seinen „Kurzen Bericht“ darüber, was die Untersuchung der Gründe für die Katastrophe von Perm ergeben hatte. Es lief im allgemeinen auf folgendes hinaus: Kampfmüdigkeit und Desorganisation der Armee im Moment, da der Feind die Offensive begonnen hatte; Mangel an Reserven; Trennung von Stab und Armee; Mißwirtschaft des Armeebefehlshabers; verbrecherisch leichtfertige Art des Revolutionären Kriegsrats der Republik, die Front zu lenken: die widersprechenden Befehle lahmten die Front und beraubten sie der Möglichkeit, der III. Armee rasche Hilfe zu leisten; die Unverläßlichkeit der aus dem Hinterland gesandten Verstärkungen, die auf die Methoden der Rekrutierung zurückzuführen ist, und die völlige Unzuverlässigkeit des Hinterlandes überhaupt, woran gänzliche Hilflosigkeit und Unfähigkeit der Parteiorgane und Sowjetinstitutionen schuld hatten.

Mit der ihm eigenen Raschheit und Sicherheit traf gleichzeitig Genosse Stalin eine ganze Reihe praktischer Maßnahmen, um die Kampffähigkeit der III. Armee wiederherzustellen.

Im Bericht, den die vom Zentralkomitee der Partei und vom Verteidigungsrat eingesetzte Kommission an den Genossen Lenin sandte, heißt es:

„Bis zum 15. Januar wurden 1200 zuverlässige Infanteristen und Kavalleristen an die Front geschickt, einen Tag später zwei Reiterschwadronen; am 20. wurde das 62. Regiment der 3. Brigade (nach vorheriger sorgfältiger Siebung) abgeschickt. Dank diesen Truppen konnte die Offensive des Gegners zum Stehen gebracht, in der III. Armee ein Stimmungsumschwung erzielt und unsere bisher erfolgreiche Offensive auf Perm eingeleitet werden…

Im rückwärtigen Frontgebiet der Armee wird eine durchgreifende Säuberung der Sowjet- und Parteiinstitutionen durchgeführt. In Wjatka und in den Kreisstädten sind revolutionäre Komitees organisiert worden. Die Bildung starker revolutionärer Organisationen im Dorf hat begonnen und wird fortgesetzt. Die gesamte Partei- und Sowjetarbeit wird neu gestaltet. Die militärische Kontrollkörperschaft wurde gesäubert und umgebildet. Die Außerordentliche Kommission des Gouvernements wurde gesäubert und mit neuen Parteifunktionären aufgefüllt. Die Entlastung des Knotenpunkts Wjatka ist in die Wege geleitet.“[9] usw.

Das Ergebnis dieser Maßnahmen war nicht nur, daß der vorrückende Feind zum Stehen gebracht wurde, sondern daß die Ostfront sogar zur Offensive überging und auf dem rechten Flügel Uralsk eingenommen wurde.

Das war die Art, wie Genosse Stalin seine Aufgabe, „die Gründe für die Katastrophe zu untersuchen“, aufgefaßt und erfüllt hatte. Er untersuchte und klärte die Ursachen, behob sie aber auch aus eigener Kraft gleich an Ort und Stelle und führte den nötigen Umschwung herbei.

PETROGRAD

Frühjahr 1919, die weißgardistische Armee General Judenitschs, unterstützt von Weiß-Esten, Weiß-Finnen und der englischen Flotte, ging unerwartet zum Angriff über und bedrohte Petrograd ernstlich. Koltschak hatte ihr die Aufgabe gestellt, „Petrograd zu erobern“, die revolutionären Truppen von der Ostfront wegzulocken und auf sich zu konzentrieren. Die Lage wurde außerdem noch dadurch verschlimmert, weil in der Stadt selbst konterrevolutionäre Verschwörungen entdeckt worden waren. Als Häupter der Verschwörungen hatten sich Militärspezialisten entpuppt, die beim Stab der Westfront, bei der VII. Armee und im Flottenstützpunkt Kronstadt im Dienst standen. Parallel zum Angriff Judenitschs gelang es Bulak-Balachowitsch, einige Erfolge in Richtung Pskow zu erringen. An der Front setzten Verrätereien ein. Einige Regimenter gingen von uns auf die Seite des Gegners über. Die gesamten Besatzungen der Forts „Krasnaja Gorka“ und „Seraja Loschadj“ meuterten gegen die Sowjetregierung. Die Verwirrung griff auf die ganze VII. Armee über, die Front geriet ins Wanken, der Feind näherte sich Petrograd. Die Lage mußte sofort gerettet werden.

Wieder bestimmte das Zentralkomitee für diese Aufgabe den Genossen Stalin.[10] In drei Wochen gelang es ihm, eine Wendung der Dinge herbeizuführen. Ratlosigkeit und Verwirrung bei den Truppenteilen wurden schleunigst beseitigt, bei den Stäben scharf durchgegriffen, immer neue Mobilmachungen der Petrograder Proleten und Kommunisten veranlaßt, Verräter und feindliche Elemente unbarmherzig ausgemerzt. Genosse Stalin griff in die Operationen der militärischen Leitung ein. Genosse Lenin erhielt folgendes Telegramm von ihm:

„Unmittelbar nach Krasnaja Gorka wurde Seraja Loschadj[11] liquidiert. Die Geschütze in ihnen sind in voller Ordnung. Eine eilige Überprüfung aller Forts und Festungen ist im Gange.

Die Marinespezialisten versichern, daß die Einnahme von Krasnaja Gorka von der Seeseite her die Marinewissenschaft über den Haufen wirft. Mir bleibt nichts übrig, als die sogenannte Wissenschaft zu bedauern. Die rasche Einnahme von Gorka erklärt sich durch das rücksichtslose Eingreifen meinerseits und überhaupt der Zivilisten in die operativen Dinge, das so weit ging, daß die Befehle zu Wasser und zu Lande aufgehoben und unsere eigenen aufgezwungen wurden.

Ich halte es für meine Pflicht, zu erklären, daß ich auch weiterhin so handeln werde, trotz all meiner Hochachtung vor der Wissenschaft.

Stalin

16. Juni.“[12]

Sechs Tage später erhielt Genosse Lenin vom Genossen Stalin die Meldung:

„Der Umschwung bei unseren Truppenteilen hat begonnen. Eine Woche lang hatten wir schon keinen einzigen Fall von einzelnem oder gruppenweisen Überlaufen mehr. Zu Tausenden kommen die Fahnenflüchtigen zurück. Die Zahl der Überläufer aus dem Lager des Gegners in unser Lager nimmt ständig zu. In einer Woche sind 400 Mann zu uns übergelaufen, meistens mit Waffen. Am gestrigen Tage begann unser Angriff. Zwar sind die versprochenen Verstärkungen noch nicht eingetroffen, aber wir konnten nicht länger auf der Linie warten, auf der wir stehengeblieben waren – es war zu nahe bei Petrograd. Vorläufig war die Offensive erfolgreich. Die Weißen reißen aus. Wir sind heute bis zur Linie Kernowo- Woronino-Slepino-Kaskowo vorgedrungen. Gefangene wurden gemacht, zwei oder mehr Geschütze, Maschinenpistolen und Munition erbeutet. Feindliche Schiffe haben sich nicht mehr blicken lassen. Sie fürchten sich anscheinend vor „Krasnaja Gorka“, das jetzt ganz in unserer Hand ist. Lassen Sie sofort zu meiner Verfügung zwei Millionen Schuß Gewehrmunition für die 6. Division abschicken…“

Diese beiden Telegramme geben ein gutes Bild von der großen schöpferischen Leistung, die Genosse Stalin vollbracht hat, um die äußerst gefährliche Situation damals vor dem roten Petrograd zu bewältigen. Mit eisernem Willen und genialem Weitblick hat er den Sowjettruppen und den Petrograder Arbeitern geholfen, die Stadt vor dem Zugriff der Räuber zu retten. Die Interventionsarmee Judenitschs wurde geschlagen und der Plan der Entente, Petrograd zu besetzen, zunichte gemacht.

DIE SÜDFRONT

Der Herbst des Jahres 1919 ist allen im Gedächtnis geblieben. Der entscheidende Wendepunkt im ganzen Bürgerkrieg war gekommen. Die weißen Horden Denikins, die von den „Alliierten“ unterhalten und von ihren Stäben beraten wurden, näherten sich Orjol. Unsere ganze riesige Südfront rollte in langsamen Wellen zurück. Im Land selbst war die Lage nicht minder schwer. Die Schwierigkeiten in der Lebensmittelversorgung spitzten sich zu. Infolge des Brennstoffmangels stand die Industrie still. Im Hinterland, sogar in Moskau, begannen sich konterrevolutionäre Elemente zu regen. Tula war bedroht. Auch über Moskau schwebte die Gefahr.

Die Lage mußte gerettet werden. Und Genosse Stalin als Mitglied des Revolutionären Kriegsrats wurde vom Zentralkomitee auch an die Südfront geschickt.

Nunmehr besteht keine Notwendigkeit, zu verschweigen, daß er vor seiner Ernennung dem Zentralkomitee drei Hauptbedingungen gestellt hatte:

  1. Trotzki darf sich nicht in Angelegenheiten der Südfront einmischen und ihre Grenzen nicht überschreiten.
  2. Aus der Leitung der Südfront ist unverzüglich eine Reihe führender Funktionäre abzuberufen, die Genosse Stalin für unfähig hält, die Kampfmoral bei den Truppen wiederherzustellen.
  3. An die Südfront sind neue, von Stalin selbst ausgewählte Mitarbeiter abzukommandieren, die diese Aufgaben lösen können.

Diese Bedingungen waren in vollem Umfange angenommen worden.

Um aber diesen gewaltigen Koloß, den man Südfront nannte (von der Wolga bis zur polnisch-ukrainischen Grenze), mit ihrem Bestand an Hunderttausenden von Kämpfern zu meistern, bedurfte es eines strategischen Planes, einer klar formulierten Aufgabe. Diese Aufgabe hätte man dann der Front zum Ziel setzen und nach Umgruppierungen und durch Konzentrierung der besten Kräfte auf die Hauptstoßrichtungen einen Schlag gegen den Feind führen können.

Die Lage an der Front, die Genosse Stalin vorfand, war schwierig und unübersichtlich. Im Hauptabschnitt Kursk-Orjol-Tula wurden wir geschlagen. Der östliche Flügel trat hilflos auf der Stelle. Was operative strategische Richtlinien anging, so wurde ihm der alte Plan vom September vorgelegt, wonach der linke Flügel den Hauptschlag von Zarizyn aus auf Noworossisk durch die Donsteppen führen sollte.

Sobald er sich mit der Lage vertraut gemacht hatte, fällte er rasch eine Entscheidung. Den alten Plan lehnte er kategorisch ab. Die eigenen, neuen Vorschläge unterbreitete er Lenin in einem Brief, der für sich selbst spricht.

Dieses Schreiben ist so interessant und aufschlußreich für das strategische Talent des Genossen Stalin, so kennzeichnend für ihn in seiner klaren Problemstellung, daß wir es für nützlich halten, es im vollen Wortlaut wiederzugeben.

„Genosse Lenin!

Vor etwa zwei Monaten hatte der Oberbefehlshaber prinzipiell nichts dagegen einzuwenden, daß der Hauptschlag vom Westen nach dem Osten über das Donezbecken geführt werde. Wenn er sich trotzdem zu einem solchen Schlag nicht entschloß, so deshalb, weil er sich auf das nach dem Sommerrückzug der Südtruppen verbliebene ‚Erbe’ berief, das heißt, auf die spontan zustande gekommene Truppengruppierung im Gebiet der jetzigen Südostfront, deren (der Gruppierung) Umgliederung einen großen Zeitverlust zum Vorteil Denikins nach sich gezogen hätte … Jetzt hat sich jedoch die Lage und die mit ihr verbundene Kräftegruppierung grundlegend geändert: Die VIII. Armee (die Hauptkraft an der früheren Südfront) ist in das Gebiet der Südfront gerückt und blickt direkt auf das Donezbecken; das Reiterkorps Budjonnys (die andere Hauptkraft) ist ebenfalls in das Gebiet der Südfront gerückt; eine neue Kraft ist hinzugekommen, die lettische Division, die in einem Monat, wenn sie aufgefrischt sein wird, für Denikin erneut eine drohende Macht darstellen wird … Was veranlaßt nun den Oberbefehlshaber (das Hauptquartier), an dem alten Plan festzuhalten? Offenbar einzig und allein Starrköpfigkeit und, wenn man so will – eine fraktionelle Einstellung, die bornierteste und für die Republik gefährlichste fraktionelle Einstellung, in der der Oberbefehlshaber von dem ‚strategischen’ Streithähnchen Gusjew bestärkt wird. Dieser Tage erteilte der Oberbefehlshaber an Schorin die Direktive, die Offensive gegen Noworossisk aus dem Bezirk Zarizyn durch die Donsteppen auf einer Linie zu unternehmen, die für unsere Flieger vielleicht geeignet ist, auf der unsere Infanterie und Artillerie jedoch ganz unmöglich vorwärtskommen können. Man braucht nicht erst zu beweisen, daß dieser irrsinnige (geplante) Feldzug in einer uns feindlichen Umgebung, angesichts der völligen Wegelosigkeit, uns mit völligem Zusammenbruch bedroht. Es ist nicht schwer zu begreifen: Dieser Feldzug gegen Kosakenstanizas ist, wie das vor kurzem die Praxis gezeigt hat, nur geeignet, die Kosaken zur Verteidigung ihrer Stanizas gegen uns um Denikin zusammenzuschließen, nur geeignet, Denikin als Retter des Dons hinzustellen, nur geeignet, eine Kosakenarmee für Denikin zu schaffen, das heißt, nur geeignet, Denikin zu stärken.

Eben darum muß sofort, ohne jeden Zeitverlust, der schon durch die Praxis abgetane alte Plan geändert und durch einen Plan ersetzt werden, nach dem der Hauptschlag aus dem Bezirk Woronesh über Charkow und das Donezbecken auf Rostow geführt wird. Erstens werden wir hier keine uns feindliche, sondern im Gegenteil eine mit uns sympathisierende Umgebung haben, was unser Vorrücken erleichtern wird. Zweitens bekommen wir das äußerst wichtige Eisenbahnnetz (im Donezgebiet) und die Hauptnachschubader für die Denikinarmee, die Strecke Woronesh-Rostow, in die Hand… Drittens spalten wir durch dieses Vorrücken die Denikinarmee in zwei Teile, von denen wir die Freiwilligenarmee Machno zum Fraß überlassen, die Kosakenarmeen aber der Gefahr der Umgehung aussetzen. Viertens erhalten wir die Möglichkeit, die Kosaken mit Denikin zu verfeinden, der (Denikin) im Fall unseres erfolgreichen Vorrückens bemüht sein wird, die Kosakentruppen nach dem Westen zu werfen, worauf die Mehrheit der Kosaken nicht eingehen wird … Fünftens bekommen wir Kohle, Denikin aber bleibt ohne Kohle.

Mit der Annahme dieses Planes darf nicht gezögert werden – Kurzum: Der alte, vom Leben bereits abgetane Plan darf auf keinen Fall künstlich aufrechterhalten werden – das wäre gefährlich für die Republik, das würde bestimmt die Lage Denikins erleichtern. Er muß durch einen anderen Plan ersetzt werden. Die Umstände und Bedingungen dafür sind nicht nur herangereift, sondern sie diktieren auch gebieterisch eine solche Ersetzung … Andernfalls wird meine Arbeit an der Südfront sinnlos, verbrecherisch, unnötig, was mir das Recht gibt oder, richtiger, mich verpflichtet, sonstwohin zu gehen, und sei es zum Teufel, nur nicht an der Südfront zu bleiben.

Ihr Stalin

Serpuchow, 15. Oktober 1919.“[13]

Jeder Kommentar zu diesem Dokument ist überflüssig. Beachtenswert aber ist der Maßstab, den Genosse Stalin anlegt, um die kürzere Operationslinie zu ermitteln. Die gewöhnliche Arithmetik ist im Bürgerkrieg oft ungenügend und ergibt Fehler. So könnte sich der Weg von Zarizyn nach Noworossisk als bedeutend länger erweisen, weil er durch eine klassenmäßig feindliche Umgebung führte. Während umgekehrt der Weg von Tula nach Noworossisk bedeutend kürzer wäre, weil er durch die Arbeiterstadt Charkow und den Donbaß der Kumpels liefe. In dieser Einschätzung der Hauptlinien zeigen sich die grundlegenden Eigenschaften des Genossen Stalin als proletarischer Revolutionär und wahrer Bürgerkriegsstratege.

Sein Plan wurde vom Zentralkomitee angenommen. Lenin schrieb eigenhändig den Befehl an den Stab zur sofortigen Änderung der Direktive, die sich überlebt hatte. Der Hauptschlag wurde von der Südfront in Richtung Charkow-Donbaß-Rostow geführt. Das Ergebnis ist bekannt. Es war der Wendepunkt des Bürgerkrieges. Denikins Horden wurden ins Schwarze Meer geworfen. Die Ukraine und der Nordkaukasus waren von den Weißgardisten befreit. An all dem hatte Genosse Stalin großes Verdienst.

Man muß noch ein anderes geschichtlich sehr wichtiges Moment erwähnen, das mit der Anwesenheit des Genossen Stalin an der Südfront im Zusammenhang steht. Es ist die Reiterarmee, an deren Aufstellung ich denke, der erste Versuch, Kavallerie-Divisionen zu einem so großen Verband wie einer Armee zusammenzufassen. Stalin erkannte die Macht, die die Kavallerie im Bürgerkrieg besaß. Er sah in der Praxis, welch ungeheure Bedeutung sie bei einem Vernichtungsmanöver hatte. Aber niemand verfügte aus der Vergangenheit über besondere Erfahrungen, wie eine Reiterarmee operierte. Auch in kriegswissenschaftlichen Werken stand nichts darüber geschrieben. So traf diese Maßnahme entweder auf Verständnislosigkeit oder direkten Widerstand. Aber so war Stalin nun einmal: war er von der Nützlichkeit und Richtigkeit seines Planes überzeugt, so setzte er seine Verwirklichung trotz aller Widerstände konsequent durch. Am 11. November erhielt also der Revolutionäre Kriegsrat der Republik vom Revolutionären Kriegsrat der Südfront folgende Mitteilung:

„An den Revolutionären Kriegsrat der Republik. Angesichts der gegenwärtigen Lage hat der Revolutionäre Kriegsrat der Südfront in seiner Sitzung vom 11. November d.J. beschlossen, eine Reiterarmee aufzustellen, bestehend aus dem 1. und 2. Kavalleriekorps und einer Schützenbrigade (eine zweite Brigade ist später einzugliedern).

Zusammensetzung des Revolutionären Kriegsrats der Reiterarmee: Armeebefehlshaber: Genosse Budjonny

weitere Mitglieder: die Genossen Woroschilow und Stschadenko.

Betrifft: Beschluß des Revolutionären Kriegsrats der Südfront vom 11. November 1919, Nr. 505/a.

Das Obengenannte bitten wir zu bestätigen.“

Die Reiterarmee wurde gegen den Willen Trotzkis geschaffen. Die Initiative gehörte dem Genossen Stalin. Er hatte die Notwendigkeit einer solchen Formation klar vor Augen. Die geschichtlichen Folgen dieses Schrittes sind allen wohlbekannt. Eine andere charakteristische Methode des Genossen Stalin prägte sich an der Südfront ganz deutlich aus: das Operieren mit Stoßtruppen. Nachdem die Hauptrichtung des Stoßes bestimmt war, wurden die besten Verbände konzentriert und der Feind geschlagen. In dieser Hinsicht, besonders auch in der Bestimmung der Stoßrichtung, brachte er es zu großer Kunst.

Nachdem Denikin geschlagen war, stand die Autorität Stalins als eines erstrangigen Heeresorganisators und militärischen Führers unbestritten fest. Als durch grobe Fehler der Frontleitung im Januar 1920 unsere Offensive ins Stocken geriet und aufs neue die Gefahr bestand, daß die wieder zu Atem gekommenen Weißgardisten unsere früheren Siege zunichte machten, da sandte das Zentralkomitee folgendes Telegramm an Stalin:

„In Anbetracht der Notwendigkeit, eine wirklich einheitliche Führung an der Kaukasusfront herzustellen, die Autorität des Frontbefehlshabers und des Armeebefehlshabers zu stärken und die örtlichen Mittel und Kräfte im weitesten Umfang auszunutzen, hat das Politbüro des Zentralkomitees Ihre sofortige Versetzung zum Revolutionären Kriegsrat der Kaukasusfront für unbedingt nötig erachtet. Teilen Sie mit, wann Sie die Reise nach Rostow antreten.“

Genosse Stalin fügte sich, obgleich er der Ansicht war, daß man ihn seines Gesundheitszustandes wegen an Ort und Stelle hätte belassen sollen. Er war auch besorgt darüber, die örtlichen Parteiorgane könnten aus Unkenntnis der ZK-Beschlüsse seinen häufigen Tätigkeitswechsel falsch verstehen und geneigt sein, ihn eines „leichtfertigen Hin- und Herspringens von einem Verwaltungsgebiet zum anderen“[14] zu bezichtigen.

Das Zentralkomitee gab ihm recht, und Lenin telegraphierte am 10. Februar an ihn:

„Ich gebe die Hoffnung nicht auf, daß … auch ohne Ihre Versetzung sich alles wieder einrenkt.“

Als aber Wrangel den Feldzug gegen die Weißpolen ausnutzte und aus der Krim hervorbrach und damit erneut eine furchtbare Bedrohung des befreiten Donbaß und des Südens überhaupt schuf, da faßte das Zentralkomitee folgenden Beschluß (2. August 1920):

„In Anbetracht der Erfolge Wrangels und der Unsicherheit des Kubans muß die Wrangel-Front in ihrer großen völlig selbständigen Bedeutung als gesonderte Front angesehen werden. Genosse Stalin ist zu beauftragen, einen Revolutionären Kriegsrat zu bilden und seine Kraft ganz auf die Wrangel-Front zu konzentrieren …“

Am gleichen Tage schrieb Lenin an Stalin:

„Soeben haben wir im Politbüro die Aufteilung der Fronten vorgenommen, damit Sie sich ausschließlich mit Wrangel beschäftigen …“

Genosse Stalin formierte eine neue Front und entwarf einen Plan zur Vernichtung Wrangels. Der Operationsplan von Frunse beruhte auf Stalins eisernem Willen und strategischem Talent. Wrangel wurde vernichtet.

Im Feldzug gegen die Weißpolen[15] war Genosse Stalin Mitglied des Revolutionären Kriegsrats der Südwestfront. Die Vernichtung der polnischen Armeen, die Befreiung Kiews und der Ukraine rechts vom Dnepr, der tiefe Einbruch nach Galizien und die Organisierung des berühmten Zuges der I. Reiterarmee (der Schöpfung Stalins) – das alles sind Folgen seiner wendigen, vollendeten Führung.

Die gesamte polnische Front in der Ukraine wurde aufgerollt, die III. polnische Armee bei Kiew fast völlig vernichtet. Dazu kamen die tödlichen Schläge in Richtung Berditschew und Shitomir und das Vordringen der I. Reiterarmee auf Rowno zu. Dadurch bekam auch unsere Westfront Gelegenheit, zur allgemeinen Offensive überzugehen. Die darauf folgenden Operationen der Südwestfront brachten unsere Truppen direkt vor Lwow, das in der Tat nur noch 10 Kilometer entfernt war. Allein der Mißerfolg vor „Warschau infolge der verräterischen Befehle Trotzkis und seiner Anhänger im Generalstab der Roten Armee vereitelte die Absichten der Reiterarmee, die sich schon zum Angriff auf Lwow bereit machte.

Dieser Zeitabschnitt ist aber so ereignisreich und bedarf einer so sorgfältigen Analyse und dokumentarischen Beweisführung, daß es weit über den Rahmen dieses Aufsatzes hinausginge.

An Hand dieser kurzen Schilderung seiner militärischen Tätigkeit lassen sich nicht einmal die grundlegenden Eigenschaften eingehend darlegen, die den Genossen Stalin als militärischen Führer und proletarischen Revolutionär auszeichnen. Am augenfälligsten ist seine Fähigkeit, eine konkrete Situation sofort zu erfassen und dementsprechend zu handeln. Er zögerte niemals, als erbitterter Gegner von Laschheit, Undiszipliniertheit und Partisanentum[16], die Verantwortung für äußerste Maßnahmen und radikales Durchgreifen auf sich zu nehmen, falls die Interessen der Revolution es verlangten. Wo die revolutionäre Lage es erforderte, war er bereit, sich über manche Dienstvorschriften und manche Subordination[17] hinwegzusetzen.

Trotzdem war er stets Anhänger strengster militärischer Disziplin und Zentralisierung, jedoch nur unter der unbedingten Voraussetzung, daß von Seiten der höchsten militärischen Befehlshaber eine überlegte, konsequente Führung ausging. Im bereits angeführten Bericht der Kommission des Zentralkomitees und des Verteidigungsrats an den Genossen Lenin vom 3I.Januar 1919 schrieb Genosse Stalin zusammen mit dem Genossen Dzierzynski:

„Die Armee kann nicht als eine auf sich selbst gestellte, völlig autonome Einheit operieren, sie ist in ihren Operationen ganz und gar von den Nachbararmeen und vor allem von den Direktiven des Revolutionären Kriegsrats der Republik abhängig: die kampffähigste Armee kann unter sonst gleichen Bedingungen zusammenbrechen, wenn die Direktiven des Zentrums nicht richtig sind und kein wirklicher Kontakt mit den Nachbararmeen vorhanden ist. An den Fronten und vor allem an der Ostfront muß ein System hergestellt werden, das eine strenge Zentralisierung der Operationen der einzelnen Armeen gewährleistet, damit eine bestimmte, ernstlich durchdachte strategische Direktive verwirklicht wird. Die Willkür oder die Unüberlegtheit bei der Festlegung der Direktiven ohne ernstliche Berücksichtigung aller Momente und der hieraus entspringende schnelle Wechsel der Direktiven sowie die Unbestimmtheit der Direktiven selbst, wie es der Revolutionäre Kriegsrat der Republik zuläßt, machen eine Führung der Armeen unmöglich, haben eine Vergeudung von Kräften und Zeit zur Folge und desorganisieren die Front.“[18]

Genosse Stalin bestand stets darauf, für die Erfüllung eines Auftrages auch persönlich verantwortlich zu gelten, „bürokratisches Durcheinander“ war ihm physisch unerträglich.

Viel Aufmerksamkeit widmete er der Versorgung der Truppen. Er wußte, was gute Verpflegung und warme Kleidung für den Rotarmisten bedeuteten. In Zarizyn, in Perm und an der Südfront schreckte er vor keinem Mittel zurück, um die Truppe mit Proviant zu versorgen und sie dadurch kräftiger und widerstandsfähiger zu machen.

Genosse Stalin vereint in sich die typischen Merkmale des proletarischen Klassenkämpfers. Die klassenmäßige Zusammensetzung der Armee war ihm sehr wichtig, es sollten ihr tatsächlich Arbeiter und Bauern angehören, die „keine fremde Arbeit ausbeuten“. Er maß der politischen Erziehung der Armee große Bedeutung bei. Wiederholt regte er an, Kommunisten zu mobilisieren, und zwar hielt er es für unbedingt notwendig, daß ein bedeutender Prozentsatz als gemeine Soldaten kämpfte. Bei der Wahl der Kriegskommissare stellte er hohe Anforderungen. Das damalige Allrussische Büro für Kriegskommissare bekam von ihm wegen Entsendung „Grüner Jungens“ scharfe Kritik zu hören. Er sagte:

„Die Kriegskommissare müssen die Seele des militärischen Unternehmens sein und die Spezialisten mitreißen.“[19]

Auch dem politischen Zustand im Rücken der Armee maß er große Bedeutung bei. Im Bericht der Kommission des Zentralkomitees und des Verteidigungsrats an den Genossen Lenin schrieben er und Genosse Dzierzynski:

„Der wunde Punkt für unsere Armeen ist die ungefestigte Lage des rückwärtigen Gebiets, die hauptsächlich daraus zu erklären ist, daß die Parteiarbeit daniederliegt, daß die Deputiertensowjets es nicht verstehen, die Direktiven des Zentrums zu verwirklichen, daß die örtlichen Außerordentlichen Kommissionen sich in einer außergewöhnlichen Lage befinden (fast isoliert sind).“[20]

Außergewöhnlich streng ging Genosse Stalin bei der Wahl von Menschen vor. Ohne Rücksicht auf ihren Rang, tatsächlich „ohne Ansehen der Person“, setzte er ohne Gnade unfähige Spezialisten, Kommissare, Partei- und Sowjetfunktionäre ab. Auf der anderen Seite aber trat er stets wie kein zweiter für jeden ein, der seiner Ansicht nach das Vertrauen gerechtfertigt hatte, das die Revolution in ihn setzte. Verdiente rote Kommandeure, die er persönlich kannte, behandelte er in diesem Sinne. Als Genosse Parchomenko, der spätere Oberbefehlshaber der 14. Kavalleriedivision, der nachher im Kampf gegen die Machnobanden fiel, ein wirklicher proletarischer Held des Bürgerkrieges, Anfang 1920 infolge eines Mißverständnisses zur höchsten Strafe verurteilt wurde, verlangte Genosse Stalin, als er davon erfuhr, seine sofortige bedingungslose Freilassung. Solche und ähnliche Beispiele lassen sich in großer Zahl anführen. Wie kaum ein anderer Mensch von überragendem Format schätzte und ehrte er die Funktionäre, die ihr Leben der proletarischen Revolution widmeten. Das wußten nicht nur die Befehlshaber, das wußten alle, die Gelegenheit hatten, unter seiner Führung für unsere Sache zu kämpfen.

Das war Genosse Stalin während des Bürgerkrieges. Er blieb derselbe in all den folgenden Jahren, in denen der Kampf um den Sozialismus weiterging.

Der Bürgerkrieg verlangte Anspannung aller Kraft, der Energie, des Willens und des Geistes. Genosse Stalin widmete sich völlig seiner Aufgabe. Andererseits sammelte er aber im Bürgerkrieg viele Erfahrungen für die spätere Arbeit.

Der Bürgerkrieg brachte seine große Begabung zum revolutionären Strategen zur Geltung. Unter den schwierigsten Verhältnissen, die ganz verschieden voneinander lagen, vermochte er stets die Richtung zu bestimmen, in der der Hauptstoß zu führen war. Seine geschickt durchgeführten taktischen Maßnahmen erreichten immer ihr gewünschtes Ziel. Derselbe proletarische Stratege und Taktiker blieb er nach Beendigung des Bürgerkrieges. Die Partei kennt ihn als solchen gut.

Ein unschätzbares Verdienst hat sich Genosse Stalin vor unserer Heimat erworben, indem er rechtzeitig die Pläne der feindlichen Agentur in unserem Land durchschaute, jener Trotzkisten, Bucharinleute und anderer Verräter, Schädlinge und Agenten der Bourgeoisie. Diese Feinde des Volkes bemühten sich, die wirtschaftliche und militärische Macht unseres Landes zu untergraben und für den Kriegsfall eine günstige Lage für die Imperialisten zu schaffen. Dank dem Genossen Stalin vermochten die bolschewistische Partei und das sowjetische Volk den Feind aufs Korn zu nehmen, um ihn zu vernichten. Das war von großem Wert für den erfolgreichen Aufbau des Sozialismus und die Stärkung der Verteidigungsfähigkeit in der UdSSR. Die Vernichtung der Volksfeinde war gleichbedeutend mit dem Gewinnen einer großen Schlacht.

Formell gehört zwar Genosse Stalin seit dem Bürgerkrieg dem Militär nicht mehr an. Dennoch haben die Fragen der Verteidigung des Sowjetstaates niemals aufgehört ihn sehr zu beschäftigen. Wie in den Jahren des Bürgerkrieges kennt er die Rote Armee genau und ist ihr nächster und bester Freund.


FUSSNOTEN

  1. Der Sitz der Sowjetregierung befand sich in Moskau. (Die Red.)
  2. J.W. Stalin, Werke, Dietz Verlag, Berlin 1951, Band 4, S. 102.
  3. W. I. Lenin, Werke, Band 27, 4. Ausgabe, S. 492 (russ.).
  4. Russische Abkürzung für „Außerordentliche Kommission“. (Die Red.)
  5. „Donwelle“
  6. Die weißgardistische Freiwilligenarmee wurde von den konterrevolutionären Generalen Kornilow, Alexejew und Denikin mit Unterstützung der englischen und französischen Imperialisten aufgestellt. (Die Red.)
  7. In einigen Obersetzungen auch „Revolutionäres Militärkomitee“ genannt. (Die Red.)
  8. W. Stalin, Werke, Band 4, S. 163.
  9. Ebenda, S. 196.
  10. Am 19. Mai 1919 traf J.W. Stalin in Petrograd ein. (Die Red.)
  11. Krasnaja Gorka und Seraja Loschadj (Roter Hügel und Grauschimmel) – Forts vor Petrograd. Am 13. Juni 1919 begann die Garnison dieser Forts, die der konterrevolutionären Agitation der mit Sozialrevolutionären und Menschewiki verbundenen Weißgardisten erlegen war, eine Meuterei gegen die Sowjetmacht. Auf Befehl J.W. Stalins gingen am 13. Juni die Schiffe der Baltischen Flotte zu Operationen gegen die Meuterer in See. Gleichzeitig wurde in Oranienbaum eine Gruppe von Küstentruppen formiert, deren Kern Matrosenabteilungen bildeten. Am 14. Juni traf J.W. Stalin in Oranienbaum ein und führte eine Beratung von Vertretern der Kommandostellen der Marine und der Landtruppen, der Kommandeure und Kommissare der Abteilungen und Truppenteile durch. Auf der Beratung wurde der von J.W. Stalin vorgeschlagene Plan angenommen, Krasnaja Gorka durch einen gleichzeitigen Schlag von der Seeseite und vom Lande her einzunehmen. Unter unmittelbarer Führung J.W. Stalins, der sich in der Kampflinie befand, führten die Küstengruppe und andere Truppenteile mit Unterstützung der Schiffe der Baltischen Flotte am 15. Juni den Angriff durch. Nach der Zerschlagung der Meuterer im Vorfeld von Krasnaja Gorka nahmen die Sowjettruppen am 16. Juni um 0.30 Uhr das Fort ein. Einige Stunden später wurde auch das Fort Seraja Loschadj eingenommen. Aus: J.W. Stalin, Werke, Band 4, S. 379 f. (Die Red.)
  12. Ebenda, S. 231.
  13. Ebenda, S. 243 f.
  14. Telegramm des Genossen Stalin vom 7. Februar 1920.
  15. „Nach einem Ausdruck Lenins waren das von den Baronen beherrschte Polen und Wrangel die beiden Arme des internationalen Imperialismus, mit denen er das Sowjetland zu erdrosseln versuchte.“ Geschichte der KPdSU(B), Kurzer Lehrgang, Dietz Verlag, Berlin 1950, S. 300. (Die Red.)
  16. Unter dem Begriff Partisanentum ist hier die Führung des Kampfes mit irregulären Truppen ohne eiserne Disziplin und militärische Spezialisten zu verstehen, wie sie von der sogenannten „militärischen Opposition“ auf dem VIII. Parteitag der KPR (B) verfochten wurde. Vgl. auch „Geschichte der KPdSU (B) Kurzer Lehrgang“, Dietz Verlag, Berlin 1950, S. 293 f. (Die Red.) * Unterordnung, Dienstgehorsam. (Die Red.)
  17. Unterordnung, Dienstgehorsam. (Die Red.)
  18. J.W. Stalin, Werke, Band 4, S. 186 f.
  19. Telegramm aus Zarizyn, 1918.
  20. J.W. Stalin, Werke, Band 4, S. 190.

    This article was written in 1929 by Comrade Voroshilov, on the occasion of the fiftieth birthday of Comrade Stalin

    The period of peaceful construction of our history is full of events of greatest importance. These last years, in fact, apply to us as ever. They are great changes have taken place around us, our perspectives have changed, our perspectives and scales universally accepted values ​​are turned upside down. All these events are inextricably linked to the multifarious activities and revolutionary comrade Stalin. During the last 5-6 years, Comrade Stalin has been the focus of the struggle that was fought vigorously. Only the light of these circumstances can be explained that the importance of Comrade Stalin, whom one of the most prominent organizers of the victory of the civil war, has been in this field, to some extent ignored and has not yet been assessed as due.
    Today, on the fiftieth birthday of our friend, I want to, at least in part, to fill this gap.
    I do not have all the pretense, of course, to give in a newspaper article a complete picture of Comrade Stalin’s military. I groped only to refresh the memory of comrades a few facts of a past not far away, published some documents to highlight little-known, based on the simple testimony of the facts, the really great Comrade Stalin had the most difficult moments in the Civil War .
    In the period 1918-1920, Comrade Stalin was perhaps the only man who threw the Central Committee from a battleground to another, in places where the danger was greatest, the greatest threat to the revolution. Where the situation was relatively calm and supportive, where we got the hits, including Stalin could not be seen. But where, for a variety of reasons, the Red Army bent, where the counter-revolutionary forces, developing their successes, threatened the very existence of Soviet power, where the turmoil and panic at any moment could turn into despair, catastrophe , there appeared to Comrade Stalin. He did not sleep all night, organized, took the direction of iron in his hands, broke all the barriers, and proceeded relentlessly worked the turn, healed the environment. Comrade Stalin himself wrote about it in one of his letters to the Central Committee in 1919: “It becomes a specialist for cleaning the stables of the Commissariat of War”.

    Tsaritsyn

    Comrade Stalin began his military activity on the fronts of Tsaritsyn (later Stalingrad ed), and quite fortuitous. At the beginning of June of 1918, Comrade Stalin, with a detachment of Red soldiers and two armored cars, was sent to Tsaritsyn to organize all the supplies of southern Russia. A Tsaritsyn is not only an incredible chaos in the Soviet organizations, trade unions and party, but a confusion worse, and an inextricable situation in the organs of military command. The partner runs into obstacles at every step of a general nature, which prevents it from fulfilling its immediate task. These obstacles were due mainly to the rapid development of Cossack counter-revolution which, at that time, was strongly supported by the Germans who had occupied Ukraine. The counterrevolutionary bands Cossack deal in a short time a number of places near Tsaritsyn and thus not only destroy any possibility of systematic hoarding of grain for the starving population of Moscow and Leningrad, but they create an extremely dangerous situation for the same Tsaritsyn.
    Neither at that time the situation is better elsewhere. In Moscow broke the revolt of the Socialist-Revolutionaries left the east Muraviev betrays; Urals develops and strengthens the counter-Czechoslovak border south, the British march on Baku. It is surrounded by a circle of fire. The Revolution through the most terrible trials. Pei telegraph wires happen to us, one after another, the telegrams from Lenin to Comrade Stalin to Lenin and Stalin. Lenin warned of the dangers, encourages, requires decisive action. The situation Tsaritsyn acquires enormous importance. If the Don Tsaritsyn rise and if we lose we are in danger of losing the entire North Caucasus, rich wheat producer. This comrade Stalin understands perfectly. Revolutionary expert, he soon arrives at the conviction that his work will result in only one condition – that he is able to exert influence over the military command whose function, in the prevailing conditions, it becomes crucial.
    “The line to the south of Tsaritsyn not yet recovered,” he wrote to Lenin in a statement on July 7, followed by a characteristic postscript: “I hasten to the front, I only write about what concerns the work.”
    “He drove out and blame those responsible. I hope that the line will soon be restored. You can be certain that we will spare no one, neither ourselves nor others, and the grain will give it at all costs. If our “specialists” military (ciabattini!) did not sleep and were not the slackers, the front line was not broken, and if the line is restored it will not thanks to the military, but in spite of themselves. ”
    And then, responding to the concern of Lenin about the possibility of a socialist revolutionary “left” to Tsaritsyn, writes in short, but firm and clear:
    “As for the hysterical, you’re sure there will shake your hand, the enemies will act as enemies.”
    Examining more closely the military, Comrade Stalin became convinced of the utter impotence of it and the fact that a party lacks even the will to organize resistance to the counter to become arrogant.
    And on 11 July 1918, Comrade Stalin, Lenin telegraphed:
    “Things are complicated by the fact that the General Staff of the North Caucasus is a remarkably unable to adapt to the conditions of the struggle against counterrevolution. The worst is that not only our “experts” are psychologically incapable of a decisive struggle against the counter, but that they in their capacity as officers “of staff”, only able to “sketch out the tracks” and make plans reshuffling of the formations, look with absolute indifference to the operational activities … and, in general, are treated as strangers, of guests. The military commissioners have failed to bridge this gap … “.
    Comrade Stalin does not just give this feature implacable in the same note he draws the practical conclusion for its activities:
    “I do not feel right to remain indifferent to this state of affairs, when the front of Kalinin (who was directing operations in the North Caucasus, V) is cut off the points of provisioning and the North it is the cereal-producing regions. I will end, in place, these and many other shortcomings. I take a series of measures and take the other until the dismissal of officials and commanders that undermine our cause, despite the difficulties of shape, I know that when needed break. Of course I take all the responsibility on me in front of all higher bodies. ”
    The situation became increasingly tense. Comrade Stalin said an energy giant and, in short, the special commissioner for the supply becomes, in fact, the leader of all forces against the Red Tsaritsyn. This situation, he received official sanction in Moscow and comrade Stalin healthy entrusted the tasks of:
    “Restoring order, bringing together the departments in regular units, constitute a real command, hunt all those who refuse to obey” (telegram from the Revolutionary Military Council of the Republic, which carries the words: “This telegram was sent in accordance with Lenin “).
    In that time they were under the ruins of the Revolutionary Armed Tsaritsyn Ukraine, across the steppes of the Don had retired under the pressure of the German troops.
    Under the leadership of Comrade Stalin, you create a Military Revolutionary Council, which proceeds to the organization of a regular army. The fiery nature of Comrade Stalin, his energy and determination that got the day before still seemed impossible. In a very short period of time are created divisions, brigades and regiments. The staff, the catering and all organs of the rear lines are cleaned radically hostile and counterrevolutionary elements. The Soviet apparatus and party you get better and more energetic shows. Comrade Stalin is gathered around a group of old Bolsheviks and the revolutionary workers and instead of a more helpless state lies in the south, near the Don counter, a red Bolshevik stronghold.
    At that time Tsaritsyn counter overflowing with stacks of all, the Socialist Revolutionaries and right up to the terrorists by royalists incarogniti. All these gentlemen, until the arrival of Comrade Stalin and the departments of revolutionary Ukraine, felt and lived almost entirely free waiting for better days. To ensure the reorganization of the Red forces at the front, had to wipe the rear with an iron hand, relentlessly. The Military Revolutionary Council, headed by Comrade Stalin, creates a special Cheka, which entrusts the task of purging Tsaritsyn by the counter.
    The testimony of the enemy is sometimes valuable and interesting. Here’s how the magazine of the White Guards “Donskaja Voina” (“The wave of the Don”) on February 3, 1919, Colonel Nossovic (former head of the Directorate of Operations dell’armata), who had betrayed and was passed to the service of Krasnov, describes this period and the part played in it by Comrade Stalin:
    “The principal task entrusted to Stalin was the supply of the northern provinces and, to fulfill this role, he was invested with unlimited powers …
    “The line-Griazi Tsaritsyn had been completely cut. To the north was only one chance to receive ammunition and maintain the links: the Volga. In the south, after the occupation of Tighoretski by volunteers, the situation had also become very precarious. And Stalin, which drew its resources exclusively from the province of Stavropol, this situation almost meant the end of his mission in the south. But, of course, decline to successfully complete a task entrusted to it was not in the habit of a man like Stalin. You must make justice to acknowledge that its energy can excite the envy of any old administrator and that many could learn from him the ability to apply at work and in the circumstances.
    “Little by little, to the extent that his work slowed down, or, more appropriately, as they direct its function is restricted, Stalin began to penetrate into all the branches of the administration of the city and especially to address the serious Tsaritsyn problem of defense and, in particular, around the so-called revolutionary front of the Caucasus ”
    And further, passing to give a characteristic of the situation of Tsaritsyn, Nossovic writes:
    “From that time to Tsaritsyn, in general, the atmosphere became stifling. The Cheka Tsaritsyn worked in full. Not a day passed without the plots were discovered in places that seemed the most safe and secret. All prisons in the city were filled …
    “The fight at the front had reached the highest degree of tension …
    “Since July 20, Stalin came to be the principal driver and manager. A simple conversation for direct contact with the center of the inadequacies and shortcomings of the organization’s direction in the region was enough for Moscow to direct line, giving off the order in which Stalin was put in charge of all civil and military administration … ” .
    But Nossovic himself later acknowledges that this repression was founded. Here is what he writes about the counterrevolutionary organizations Tsaritsyn:
    “At that moment the counterrevolutionary organization, as a program that had the Constituent Assembly, was considerably strengthened, and received money from Moscow, was preparing to spring into action to help the Don Cossacks in their struggle to free Tsaritsyn.
    “Unfortunately, the engineer Alekseiev, the head of this organization, and his two sons, came from Moscow, were little aware of the real situation, because an incorrect plan, which would have to join the action with the battalion of Serbia, already in the service of the Bolsheviks at the Cheka, the organization was discovered …
    “The resolution of Stalin was brief: << >> shot. The engineer Alekseiev, his two sons and with them a considerable number of officers, of whom belonged to the organization and the suspects were only part of it, were taken of the Cheka, and without any judgment, immediately shot. ”
    Moving further to clean up the rear (the general staff of the North Caucasus and its services) by the White Guards, Nossovic writes:
    “Characteristic of this cleanup was Stalin’s attitude toward the telegrams from the center that gave the directives. When Trotsky worried because they upset the direction of the military regions, has been pursuing since he worked so hard, he sent a telegram about the need to leave unchanged the general staff and the police and give them the opportunity to work, Stalin wrote in a telegram Note categorical and highly significant:
    Disregard << >>.
    “In fact, the telegram was not taken into account and all the way artillery and part of the Joint Chiefs continued to live on a barge Tsaritsyn”.
    The appearance of Tsaritsyn quickly became unrecognizable. The city, in which even a short time before the music was playing in the gardens, where the bourgeoisie strolled refugee, openly, with white officers in the crowd in the streets, turned into a military camp red, that pays for all of the strictest order and military discipline. This strengthening of the rear has an immediate positive impact on the morale of our regiments fighting at the front. The corps commanders and political commissars and the whole mass of Russian soldiers begin to realize that a strong hand to direct them revolutionary, a hand that leads the fight for the interests of workers and peasants, striking relentlessly all who stand in the way on the path of this struggle.
    Comrade Stalin is not limited to direct from his office. Reestablished the indispensable discipline, reconstituted the organization, and he goes to the front at that time had a range of about 600 km. And have you had to be Stalin and his enormous organizational capacity to understand so well the problems specifically military in extremely difficult conditions of the moment, despite having no military training (Comrade Stalin had never served in the military!).
    I remember as if it were today, the beginning of August 1918. Cossack units to attack moving Krasnov Tsaritsyn, trying, with concentric attack, to throw in the Volga regiments red. For many days the Red Army, the head of which was a division composed exclusively of Communist workers of the Don Basin, repel the attack with a great force of Cossack units superbly organized. These were days of extreme tension. You should have seen Comrade Stalin in those moments. As always calm, deep in thought he was not asleep, literally, for days, dividing its activities among the outstanding forward positions and general staff of the army. The situation at the front became almost catastrophic. The unit Krasnov, under the command of Fitskhalaurov, Mamontov, and others, in a maneuver designed well repulsed our troops, who were exhausted and had suffered huge losses. The front of the enemy, made a horseshoe with the ends resting on the Volga, is increasingly restricted. Any chance of retreat there was closed. But Stalin did not care. He was penetrated by a single conviction, by a single idea:-Win, knock the enemy at any cost. – And this unshakable will of Stalin was communicated to all his closest associates and, despite the almost desperate situation, no one doubted of victory.
    And we won. The enemy, defeated, was thrown away to the Don.

    Perm

    At the end of 1918 had created a catastrophic situation on the Eastern Front and particularly in the Third Army, which had been forced to evacuate Perm. Close by the enemy in a semicircle, at the end of November this army was completely demoralized. After six months of continuous fighting, with no secure reservations, with the rear treacherous, procurement disorganized (the 29 ° division fought for five days in a row, without having, literally, a piece of bread), to 35 degrees below zero, in a country completely devoid of roads, on a front immense (more than 400 km) and a state with more weak, the III Army was not able to resist the pressure of the superior forces of the enemy.
    To complete this bleak picture, one must add that the ex-official part of the command betrayed by mass: that, due to the bad selection in terms of class of troops, entire regiments surrendered to the enemy, and that there was a inept command. In this situation, the Third Army was completely defeated and retreated in disorder, backing 300 kilometers in 20 days and losing at the same time period, 18 000 fighters, dozens of guns, hundreds of machine guns, etc. .. The enemy began to advance rapidly Viatka seriously threatened and throughout the eastern front.
    These events placed in front of C. C. the problem of the need to be clear about the reasons of the catastrophe and to restore order without delay, in units of the Third Army. Whom to send to fulfill this difficult task? And Lenin telegraphed to the President of the Revolutionary Military Council of the Republic:
    “From Perm receive from the party organizations on a range of information and sull’ubriachezza dell’armata catastrophic situation that prevails there. I thought of sending Stalin: I fear Smilga is weak to … which are said to drink and is not able to restore order “.
    The C. C. takes the following resolution:
    “Appointing a commission of inquiry composed of members of the party C. C. Dzerzinsky and Stalin, to conduct a thorough investigation into the causes of the yield of Perm and the most recent defeats at the front of the Urals, as well as to explain all the circumstances surrounding these events. The C. C. Instructs the Board to take all measures necessary for the rapid reestablishment of the business or party that the Soviets throughout the III and II of the Army. ” (Telegram Sverdrlov. N ° 00079).
    This decision appears to limit the functions of comrades Stalin and Dzerzinsky to “investigate the causes of the yield of Perm and the most recent defeats at the front of the Urals.” But Comrade Stalin leads the center of gravity of his work as “investigation started”, on practical measures to be taken to rectify the situation, strengthen the front, etc. .. Already in the first telegram to Lenin on January 5, 1919, on the results of the work of the Committee, Stalin did not mention the “causes of the catastrophe” and turns, but the problem of what should be done to save the Army. Here is the telegram:
    “To Comrade Lenin, Chairman of the Defence Council.
    “We started the investigation. We will keep you informed of its progress. For now we need to tell you about an urgent need not be delayed, the Third Army. It is this: the Third Army (more than 30 000 men) are just about 11 000 soldiers, tired, exhausted, what harm can withstand the pressure of the enemy. The units sent by the higher command are not safe, some are even hostile and require careful selection. To save the remnants of the Third Army and head off the danger of a rapid advance of the enemy until Viatka (according to all data had the commanders of the Third Army front, this danger is real), it should be absolutely << >> << send d ‘urgent >> from Russia, available to the commander of the army, at least 3 regiments << >> completely safe. We pray earnestly to pressure in this direction on their military. We repeat: if you do not take this measure, Viatka is threatened to suffer the fate of Perm, is the general opinion of the comrades involved in the work, a view which, based on the data we have, we associate ourselves. Stalin, Dzerzinsky. Viatka, January 5, 1919. ”
    Only January 13, 1919, Comrade Stalin sent, together with Comrade Dzerzinsky, his brief preliminary report on the “causes of the catastrophe”, which are reduced mainly to the following points: fatigue and exhaustion dell’armata when enemy offensive ; failure on our part, then, of reserves; detachment of Staff dall’armata; disorder in command of the army; method unacceptable and criminal, by the Revolutionary Military Council of the Republic, to direct the face, paralyzing with directives contradictory and that the taking away any possibility for rapid assistance to the Third Army; poor security due to the old methods of training units, reinforcements sent from the sidelines; extreme weakness in the rear, the result of complete helplessness and inability of Soviet organizations and party .
    Meanwhile, Comrade Stalin and indicates apply, with the speed and firmness that are proper, a series of practical measures to elevate the combativeness of the Third Army.
    “Until January 15 – we read in a report to the Council of defense – were sent to the front in 1200 between infantry and cavalry soldiers safe, and the next day a squadron of cavalry. The 20 was sent to 62 ° Regiment of the Third Brigade (carefully filtered before departure). These units have the opportunity to contain the offensive of the enemy, have radically transformed the morale of the Year III, began their offensive in Perm, which continues with success. In the rear dell’armata proceed to a severe purge of the party and soviet bodies. A Viatka and district capitals were organized revolutionary committees. All the activities of the Soviet and Party organizations are reorganized on a new basis. The military control was purged and reorganized. Purified and enriched by the new communist cadres provincial Cheka. Let’s start at the railway junction scongestionare Viatka … “, etc. …
    Following these measures, not only succeeded in stopping the advance of the enemy, but in January 1919 the Eastern Front went on the offensive and to our right wing was occupied Uralsk.
    In this manner, Comrade Stalin understood and accomplished his task of “making an investigation into the causes of the catastrophe.” He said the survey made it clear these causes and, locally, with all his might, eliminated the need and worked the shift.

    Petrograd

    In the spring of 1919, the Army of the White Guard General Yudenich, to fulfill the office received from Kolchak to “take possession of Petrograd” and attract upon himself the revolutionary forces of the eastern front with the help of white troops and Estonian and Finnish of the British Fleet, passed suddenly on the offensive and seriously threaten Petrograd. The situation was made worse by the fact that in Petrograd itself had been discovered at the head of counter-plots of whom were employees of the military specialists to the staff of the Western Front, the Seventh Army and the Kronstadt naval base dl. In parallel to the advance on Petrograd Yudenich, Bulak-Balakhovic had reported a series of successes in the direction of Pskov. On the face of betrayal began. Some of our regiments went over to the enemy, the whole garrison of the forts of the “Red Mountain” and “Grey Horse” openly taken a stand against Soviet power. The loss came over the entire Seventh Army: the front wavered; the enemy was approaching Petrograd. It was necessary to save the situation as soon as possible.
    The Central Committee once again chooses Comrade Stalin. In three weeks Stalin fails to make the turn. Soon comes an end to apathy and confusion that reigned in the units: the larger states get to work, we proceed to subsequent mobilizations of workers and communists in Petrograd; ruthlessly annihilate the enemies and traitors. Comrade Stalin is concerned with the operational work of the military command. Here is what Lenin telegraphed:
    “After <Montagna Rossa> was liquidated <Cavallo grigio>; the guns that were there were completely in order, proceed quickly … (Illegible) … of all the forts and all the forts. Specialists ensure that the fleet of <Montagna rossa> taken from the sea upside down all the principles of naval science. I just have to cry on so-called science. The rapid employment of <Montagna> is explained by the fact that I and civilians in general, we intervened in the most brutal operations reaching up to cancel orders for the operations of land and sea and to impose our own orders. I feel compelled to declare that in the future I will act in this way, despite all the reverence I have for science. Stalin “.
    After six days Comrade Stalin, Lenin refers to:
    “In our unit has begun a turnaround. For a week we have not had a single case of collective and individual passage to the enemy. The cases of transition from the field to our enemy are more frequent. In a week they came to us 400 men, mostly armed. Yesterday, during the day, our offensive has begun. Despite the promised reinforcements have not arrived yet, you could not get over the line at which we stopped, because they are too close to Petrograd. For now the offensive successfully developed, the whites fled, and today we have taken the line-Kernovo Voronino-Slepino-Kaskovo. We have made some prisoners, taken two or more guns, automatic weapons, ammunition. There were no enemy ships, apparently, they fear the <Montagna rossa>, which is now entirely in our power. Send emergency at my disposal two million cartridges for the Division VI … “.
    These two telegrams give a complete idea of ​​the immense creative work by Comrade Stalin to liquidate the desperate situation that had arisen around Red Petrograd.

    The Southern Front

    The autumn of 1919 is alive in public memory. The decisive moment was approaching, apex of the civil war. The hordes of white Denikln guards, supplied by the “Allies”, supported by their staffs, advanced on Orel. All the immense south face of backed away slowly. Inside, the situation was less serious. The difficulties of supply were extremely aggravated. The industry came to a halt for lack of fuel. Within the country, even in Moscow, stirred counter-revolutionary elements. Tula was in danger and the threat hanging over Moscow.
    It was necessary to save the situation. And the C. C. sends to the Southern Front, Comrade Stalin as a member of the Revolutionary Military Council. No more hiding, now, who before his appointment Comrade Stalin had placed the C. C. three main conditions: 1) Trotsky was not to meddle in the affairs of the southern front and should not cross the line that marked off, and 2) should be immediately recalled from the southern front a number of employees that Comrade Stalin considered inept to restore order among the troops, and 3) should be immediately transferred to the southern front of the new recruits, selected by Comrade Stalin and able to fulfill this task. These conditions were all accepted.
    But to direct this vast machine (from the Volga to the Polish-Ukrainian border) called Southern Front, which included hundreds of thousands of men, it was necessary to have a precise plan of operations, it was necessary to clearly set the goal was the opposite. This would have put this goal by pooling and concentrating the troops and the best forces in the directions most important, hit the enemy.
    Comrade Stalin is to face a very uncertain situation and severe. In the main direction of Kursk-Orel-Tula receive destructive blows, the eastern wing, impotent, setting the pace. Regarding the plan of operations, he was offered the old plan (in September) which was to bring the main blow from the left wing Tsaritsyn to Novorossiysk through the steppes of the Don.
    “The basic plan of the southern front of the offensive remains unchanged: The main blow, that is, must be given by the special group of Sciorin, to whom falls the task of exterminating the enemy on the Don and Kuban” (by the directives of the Supreme Command, September 1919).
    After realizing the situation, Comrade Stalin decide immediately. Categorically rejects the old plan, and submit further proposals to Lenin in the following letter, which speaks for itself. It is so interesting, so brilliantly puts emphasis on the strategic talent of Comrade Stalin, is so characteristic for the so decided to set the questions, which we believe useful to reproduce it in full:
    “About two months ago, the Supreme Command was not opposed in principle to the main attack was launched from west to east across the basin of the Don. If he does not waged this attack was because it was based on the << legacy >> received as a result of the retreat of the troops of the south in summer, ie the location to which spontaneously reached by the troops of the south-east, because a modification of it would lead to a serious loss of time for the benefit of Denikin … But now the situation and consequently, the disposition of forces, are substantially changed, the Eighth Army, (the main army on the former Southern Front) has moved within the southern front and is located directly in front of the Donets Basin; also the body of cavalry Budionny (other main force) has moved within the southern front, a new force is added, – the division of Latvia, – in a month, after being renovated, will be again a force of Denikin which must take into account … So what compels the commander in chief (the headquarters) to defend the old plan? Evidently the only stubbornness or, if you will, the spirit of faction more blunt and more dangerous to the republic fueled by the Supreme Command blowhard << >> strategist who is involved … A few days ago the Supreme Command Sciorin gave the order to attack in the direction of Novorossiysk through the steppes of the Don, following a line along which it may be convenient for our airmen to fly, but where our infantry and artillery not be allowed advance. It ‘s useless to say that this outlandish shipping (which it is proposed) through a country that is hostile, utterly destitute of roads, brings to bear upon us the threat of defeat. It is not difficult to understand that this march through the << >> stanitse Cossack, as recent experience has shown, can only result in a closer union of Cossacks around Denikin against us for the defense of their stanitse <<> >, can only do Denikin the savior of the Don, can only, ie, strengthening Denikin. Exactly why it is needed immediately, without loss of time, change the old plan that has been destroyed by the practice, replacing it with an attack plan on the main through Kharkov and Rostov Donets Basin. First we have here an environment that is not hostile, but on the contrary, sympathizes with us, which will facilitate our advance, and second, we conquer the all-important railway network (the Donets) and the main artery that feeds Denikin’s army, the line Voronezh-Rostov … Thirdly, this advanced cut Denikin’s army in two parts, one of which, one consisting of dall’armata << >> volunteers, let it feed it to Makhno, sull’armata Cossack while we weigh the threat of Surprise behind. Fourth, we will have the opportunity to throw discord between the Cossacks and Denikin, who, in the case of our victorious advance, try to move westward to the Cossack units that the majority of the Cossacks will not agree … Fifthly, we get the coal, while Denikin will remain free. This plan must be accepted without wasting time … In summary: the old plan that has been destroyed by life itself, must in no circumstances be galvanized, it would be dangerous to the republic and, no doubt, would improve the situation of Denikin. Must be replaced with another plan. The circumstances and conditions are simply not mature, but there imperiously dictate this change … Otherwise, my work on the southern front has no reason to be, becomes criminal, useless, which gives me the right or, better, forces me to go anywhere else, even the devil, rather than remain on the southern front. Your Stalin. ”
    Any comments on this document is unnecessary. What most strikes the eye is the standard by which Stalin measuring the shortest line of operations. In the civil war the simple arithmetic is sometimes insufficient and often incorrect. The way in Tsaritsyn Novorossisk may be much longer for the fact that passes through regions whose populations are hostile to their class nature. And on the contrary, the path from Tula to Novorossisk may prove to be much shorter for the fact that passes through Kharkov, city working, for the basin of the Donets, the center of miners. In this assessment of the direction to make manifest the main qualities of Comrade Stalin as a proletarian revolutionary, strategist as a true civil war.
    Stalin’s plan was approved by the Central Committee. Lenin himself, in his own hand, wrote to the staff of the army the order to change the directives that had lost all value. The main blow to the Southern Front was led in the direction of Kharkov-Rostov-Donets Basin. The result is known: it was a turning point in the development of the civil war. The hordes of Denikin were thrown into the Black Sea Ukraine and North Caucasus were released by the White Guards. The immense merit of this belongs to Comrade Stalin.


    The First Cavalry Army

    It ‘s still good to dwell on a historical moment of the most important of the southern front and tied to the name of Comrade Stalin. I want to talk about the training of the army of cavalry. It was the first example of a group of cavalry divisions in a formation so remarkable, in an army. Stalin had observed the power of the masses of cavalry in the Civil War. He understood their enormous practical importance to annihilate the enemy. But the past did not offer any experience in a field as new as the action of armed cavalry. The treaties were not talking about tactics and therefore this measure aroused or concerns or direct resistance. But Stalin did not flinch for this: once convinced of the rightness of his plans and, again proceeded, despite all difficulties, to their achievement. On 11 November the Military Revolutionary Council received from the southern front the following report:
    “The Revolutionary Military Council of the Republic.
    “The Revolutionary Military Council of the Southern Front, in its meeting on 11 November, taking into account the conditions of the current situation, decided to form an army of cavalry composed of I and II corps of cavalry and a brigade of the line (you later still add a second brigade).
    “Composition of the Revolutionary Military Council of the army of cavalry comp. Budionny, commander of the army, members of the comp. Voroshilov and Stciadenko.
    “Appendix: Decision of the Revolutionary Military Council of the southern front of 11 October 1919, n. 505-a.
    “Please ratify the decision indicated”.
    The army of cavalry was formed, despite and even against the will of the center. The initiative for its creation belongs to Comrade Stalin, who saw clearly all the need for such training. The historical consequences of this decision are well known to all.
    Another characteristic feature of Comrade Stalin proved most clearly on the southern front, the action by large groups of assault, after having fixed the main directions in which to concentrate the best and beat the enemy units. Under this relationship, as well as in the choice of direction, he showed a great capacity.

    The front Wrangel

    After the defeat of Denikin, the authority of Comrade Stalin as a military leader and organizer of the first order becomes undeniable. When, in January 1920, following the serious errors committed by the command of the front, our offensive stops in front of Rostov, when once again the threat weighs on us that the White Guards, who took over power, they can destroy the fruits of our victories, the Central Committee sent the following telegram to Stalin:
    “Given the need to establish an effective Caucasus on the front of the control unit, to support the authority of the commander of the front and army commanders, using largely local forces and means, the Political Bureau of the CC considers it absolutely necessary that you enter you immediately become part of the Revolutionary Military Council of the front of the Caucasus … Tell us the date of your departure to Rostov. ”
    Comrade Stalin agrees, but believes that the state of his health, you should not start. Also concerned that these constant changes will not be well understood by the local Party organizations, which tend to “accuse me of passing lightly from one sector to another command, since they are not informed of the decisions of the C. C. “(Comrade Stalin’s telegram of February 7, 1920). The C. C. gives reason to Comrade Stalin and Lenin telegraphed the Feb. 10: “Do not lose hope that … all sit down without your transfer. ”
    When Wrangel, taking advantage of the white troops of the Polish campaign, he made a sortie from the Crimea by creating a new, serious threat to the Donets Basin and released throughout the South, the Central Committee took the following decision (August 3, 1920):
    “In view of the successes reported from Wrangel and the alarming situation in the Kuban, it is necessary to recognize that the front of Wrangel is also paramount, and must be regarded as a rising independent of others. Comrade Stalin is responsible for forming a Revolutionary Council, to focus all its activities on the front of Wrangel; Jegorov or Frunze, commander of the agreement with Stalin, the command will be in charge of the front. ”
    The same day Lenin wrote to Stalin:
    “The Bureau has just proceeded to the demarcation of different fronts, so you only dl Wrangel … you’re involved.”
    Comrade Stalin is organizing the new front and just rips the disease in this work.

    The front of the Polish

    During the campaign against the Poles, Comrade Stalin is a member of the Revolutionary Military Council of the south-west. The defeat of the Polish armed, the liberation of Kiev and Ukraine on the right bank of the Dnieper, the advanced deep in Galicia, the organization of the famous cavalry raid of the First Army, – all this is to a considerable extent, the result of his skilled and experienced management.
    The collapse of the whole Polish front in Ukraine and the almost complete destruction of the Third Polish Army in Kiev, attacks and blazing fast Berditchev Gitomir, the advance of the Army cavalry in the direction of Rovno, created a situation that also allowed him to our Western Front’s offensive general. The subsequent operations of the south-westerly Red troops to the gates of Lviv, and only the failure of our troops at Warsaw prevents the attack of Lviv, when the army of cavalry, who was only 10 miles away was preparing it.
    But this period is so rich in events which illustrates this documentation should be so wide and thorough analysis so that this task goes beyond the limit that is placed on our article.
    This brief description of Comrade Stalin’s military is far from giving the characteristic even of the most important qualities of a proletarian revolutionary and military leader.
    What most strikes the eye is the ability of Comrade Stalin to quickly grasp the actual situation and act accordingly. Archenemy of negligence, of indiscipline, Stalin, when the interests of the revolution demanded it, never hesitated to take upon himself the responsibility of extreme and radical changes if the revolutionary situation required it, he was ready to break all regulations, all hierarchies.
    Comrade Stalin was always a partisan of military discipline and centralization closer, but provided a careful and firm direction from the highest courts of the military. In the above report to the Defence Council of 31 January 1919, Comrade Stalin wrote, along with Dzerzinsky:
    “An army can not act as an individual unit, completely independent and in her actions, she depends entirely on armed neighbors and especially from the directives of the Revolutionary Military Council of the Republic, the army may be more combative rout, while remaining the same other conditions, if the directions given by the center are wrong and if it has no actual contact with the neighboring armies. It ‘must be established on the fronts, especially on the eastern front, a regime of strict centralization of operations of different armies, to achieve a specific strategic directive, drawn up seriously. The agency or lightness in setting the guidelines without a serious examination of all data, and the rapid change of directives that it follows, as well as the uncertainty of the directives, – as the Revolutionary Military Council of the Republic leaves that to happen, – exclude any possibility of a direction of the forces, leading to a waste of energy or time, disorganize the front. ”
    Comrade Stalin has always insisted on the necessity of personal responsibility for each task received and has always had a real physical intolerance for the “blame game” between the various bodies.
    Stalin devoted enormous attention to the organization of the provisioning of troops. He knew and understood what they mean for the fighter a good food and warm clothes. And Tsaritsyn, Perm and was not arrested on the southern face of any obstacle just to supply the troops and make it stronger and more resilient. Comrade Stalin, we find in the most typical traits of the organizer of the proletarian class front. Consecrated special attention to the class composition of the army, its ranks because there were not actually that workers and peasants, “elements that do not exploit the labor of others.” He attributed great importance to the development of political work in the army and was often the initiator of the mobilization of Communists, believing it necessary that a large percentage of them were sent to the front as simple soldiers. Comrade Stalin was very picky in choosing the military commissioners. He flayed the Commissioners Office All-Russian military for having sent the “boys”. He said:
    “The Commissioners military must be the soul of the military work, must be able to drag their follow-specialists.” (Telegram from Tsaritsyn, 1918).
    Comrade Stalin attached great importance to political army in the rear. In his report on the Third Army, he writes:
    “Weakness of our army is the lack of solidity in the rear, lack of strength that should be explained mainly with the neglect of party work, coll’incapacità of Soviets implement the directives of the center and with the exceptional situation of almost complete isolation, extraordinary local committees ”
    Comrade Stalin was particularly severe in the choice of people. Regardless of the place they occupied, and not really “looking at anyone in the face”, in the most abrupt destituiva specialists, commissioners, officials of party and state incapacity. But at the same time always supported and defended, like no other, those who, in his opinion, justified the confidence that the revolution had placed in them. Thus, the comrade Stalin acted to commanders red safe, of which he knew the merits. When one of the true heroes of the proletarian civil war, Comrade Porkhomenko, which was later commander of the Fourteenth Cavalry Division and fell in the fight against gangs Mahkno, was at the beginning of 1920, convicted of a misunderstanding, the death penalty, Comrade Stalin, heard about this, immediately and categorically demanded his release. One might mention a large amount of events similar to this. Comrade Stalin knew deep appreciation, better than anyone else, the militants who had dedicated their lives to the proletarian revolution, and that the commanders knew, as everyone knew who had occasion to fight under his direction, for our cause .
    This was the comrade Stalin in the Civil War. And that he remains in the years that followed, years of struggle for socialism.
    The civil war demanded by Comrade Stalin a huge tension forces, energy, will and intelligence. He dedicated himself entirely and without restrictions. But at the same time he drew a great experience for the work he was to play later.
    During the Civil War, under the most different and more complicated, Comrade Stalin, thanks to his great revolutionary strategist, always exactly determined the basic direction of the main coupling, and, applying the masterly tactical methods appropriate to the situation, managed to achieve the desired results. This quality of strategist and tactician of the proletariat has remained even after the Civil War. This quality is known to the whole Party. Better than anyone else I could say anything the Trotsky and their spouses, who have learned to their cost what it costs the attempt to replace their petty-bourgeois ideology of the great doctrine of Marx and Lenin. They know well that the rightist opportunists, not long ago, have been fully undone.
    Even in the situation of peace, Comrade Stalin, along with C. C. Leninist leads without pause, and with no less success in the civil war, an implacable struggle against all enemies, conscious and unconscious, of the party and the building of socialism in our country.
    Although Comrade Stalin for a long time does not belong to more formally, the army, yet he never ceased to care deeply trouble the defense of the proletarian state. And even now, as in past years, he knows the Red Army which is the closest and dearest friend.

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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