MAO TSE TUNG -DISCORSI ALLA CONFERENZA TENUTA A YENAN PER I QUADRI DI PARTITO

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OPERE DI MAO TSE-TUNG  VOLUME 7  DISCORSI ALLA CONFERENZA TENUTA A YENAN PER  I QUADRI DI PARTITO

 (14 settembre 1939)

La crisi economica e la crisi politica mondiali.  […] La nuova crisi economica mondiale, iniziata nel 1937, negli ultimi anni è penetrata nei cosiddetti “paesi pacifici” cioè l’Inghilterra, la Francia e l’America e  si sta sviluppando anche in Germania, in Giappone e in Italia. Sulla scia di questa  crisi economica è sopraggiunta anche una grave crisi politica. La gente è scontenta  del capitalismo e della dittatura della borghesia. Questa crisi politica, questo  malcontento popolare, si fanno ogni giorno più acuti, sia negli Stati già da tempo  fascisti sia negli Stati che approfittano della guerra per fascistizzarsi. D’altra parte  l’Unione Sovietica socialista si è rafforzata al punto che non può più essere invasa.

In queste condizioni la borghesia di ogni paese imperialista si rende conto che  senza una guerra estesa, senza la trasformazione della guerra limitata in guerra  totale, senza la sconfitta dei suoi amici imperialisti non potrà sfuggire né alla crisi  economica né alla crisi politica e neanche alla propria estinzione. Questi sono i  calcoli delle borghesie di tutto il mondo che si trovano in punto di morte. Ma gli  autori di questi calcoli non capiscono che in questo modo, con il ricorso cioè a  una guerra per dividere nuovamente il mondo al fine di evitare la crisi economica  e politica e la propria scomparsa, inevitabilmente creeranno crisi economiche e  politiche più intense e affretteranno il momento della loro fine. Sono come cani furiosi, sono già furiosi, il sistema capitalista li ha resi completamente furiosi, non  sanno far altro che scagliarsi in mischia folle contro i loro nemici e “contro le mura del mondo”. In tutti i paesi imperialisti del mondo, questa è oggi la realtà della  vita. L’attuale guerra imperialista non è che una zuffa tra cani furiosi.

Obiettivi della guerra.  “La guerra è la continuazione della politica”. L’imperialismo è per natura  predatorio e anche nei periodi di “pace” non si è mai dato il caso che la politica  degli stati imperialisti non avesse carattere predatorio. Ma quando la politica  predatoria di alcuni paesi imperialisti urta l’ostacolo posto da altri paesi  imperialisti e non riesce a superarlo con mezzi pacifici, ecco che questi paesi  ricorrono alla guerra per sbarazzarsi dell’ostacolo e proseguire nella loro politica  predatoria. […] L’obiettivo della seconda guerra imperialista è simile a quello della prima guerra imperialista. Si tratta di giungere a una nuova spartizione del mondo, cioè dividersi di nuovo colonie, semicolonie e sfere di influenza, saccheggiare i popoli di tutto il mondo e stabilire ovunque il proprio dominio. […] Vi sono altri  obiettivi oltre a questo? Vi è qualche obiettivo degno? Assolutamente no. Tutti i paesi imperialisti che partecipano direttamente o indirettamente alla guerra, sia  Germania, Italia o Giappone, sia Inghilterra, Stati Uniti d’America o Francia, hanno  un unico scopo imperialista e controrivoluzionario: il saccheggio dei popoli. La “pace duratura” dell’imperialismo giapponese, la “autodeterminazione dei popoli” di Hitler, l’“aiuto alla Polonia” di Daladier, sono tutte varianti della parola “saccheggio”. Hanno ordinato ai loro segretari di inventare qualche sinonimo, soltanto perché suona bene e serve a ingannare la gente, questo è tutto.

Natura della guerra.

La natura della guerra è sostanzialmente determinata dagli obiettivi politici della guerra. Tutte le guerre si dividono in due categorie. Come ha detto il compagno Stalin, le guerre si dividono in: 1. guerre giuste che hanno come obiettivo la liberazione, non il saccheggio e 2. guerre ingiuste, di saccheggio. La seconda guerra imperialista, come la prima guerra imperialista, appartiene per natura alla seconda categoria. […] Nella guerra attuale entrambi i contendenti, con lo scopo di ingannare il popolo e mobilitare l’opinione pubblica, proclamano con inaudita sfrontatezza di essere nel giusto mentre gli avversari sarebbero dalla parte del torto. Questa non è che una farsa vergognosa. Sono guerre giuste soltanto le guerre di liberazione nazionale, le guerre di liberazione popolare e le guerre intraprese dai paesi socialisti a sostegno di questi due tipi di movimenti di liberazione. Su questa guerra che si combatte oggi, molta gente ha le idee confuse. Giudicano la Germania sicuramente dalla parte del torto, mentre considerano Inghilterra e Francia paesi democratici e antifascisti; la Polonia invece sarebbe impegnata in una guerra di difesa nazionale. Sono quindi convinti che, nel complesso, il fronte anglo-franco-polacco abbia dopotutto un carattere moderatamente progressista. Si tratta di una concezione del tutto viziata che deriva dalla non chiara comprensione degli obiettivi della guerra e delle peculiarità che caratterizzano la prima e la seconda fase della guerra.

Le peculiarità della prima fase della guerra.

[…] Alcuni paesi imperialisti, cioè i paesi fascisti come la Germania, l’Italia e il Giappone, come cani furiosi scatenavano guerre aggressive violando gli interessi di tutti i popoli piccoli e deboli, violando gli interessi di tutti i paesi democratici e rafforzando la minaccia fascista all’interno di ogni paese democratico. I popoli di tutto il mondo pretesero allora che si resistesse all’aggressione e si difendesse la democrazia: chiesero che gli altri paesi imperialisti, i cosiddetti paesi democratici, e cioè l’Inghilterra, gli Stati Uniti d’America e la Francia, intervenissero contro queste guerre di aggressione e permettessero ai popoli di conservare almeno un minimo residuo di democrazia. L’Unione Sovietica rese noto in più occasioni che era disposta a unirsi con tutti i cosiddetti paesi democratici per costituire un fronte comune contro l’aggressione. Se questi cosiddetti paesi democratici fossero intervenuti al momento opportuno contro gli aggressori, se fosse scoppiata una guerra per prevenire l’aggressione, se, per esempio, d’accordo con l’Unione Sovietica, fosse stato possibile aiutare l’esercito del governo spagnolo nel suo sforzo per fermare gli aggressori italiani e tedeschi, o aiutare la Cina nel suo sforzo per fermare gli aggressori giapponesi, allora sì che un’azione del genere, una guerra del genere, sarebbe stata giusta e avrebbe avuto un carattere progressista. Ma i cosiddetti paesi democratici non sono intervenuti: hanno adottato una politica di “non intervento”. Loro obiettivo era giungere a una situazione in cui le due parti, aggressori e vittime dell’aggressione, si trovassero entrambe devastate dalla guerra: dopo sarebbero intervenuti per pescare nel torbido. […] Tuttavia, a parte il fatto che gli imperialisti tedeschi, italiani e giapponesi erano impegnati in guerre ingiuste di saccheggio e che i cosiddetti paesi democratici non facevano nulla per impedirglielo, c’è un’altra circostanza da tenere presente e cioè che si combattevano anche guerre di liberazione nazionale. […] La nostra politica rivoluzionaria durante la prima fase della guerra. […] È fuori dubbio il fatto che in questa fase la politica rivoluzionaria deve mirare all’organizzazione di un fronte unito popolare nei paesi vittime dell’aggressione. Allo stesso tempo questa politica deve tener conto delle battaglie organizzate dall’Unione Sovietica e dai governi di tutti i paesi democratici per prevenire nuove aggressioni. […] Persino dopo Monaco, in seguito all’ira suscitata nelle masse popolari francesi e inglesi e nell’ala sinistra della borghesia dalla sconfitta della Spagna e dalla sparizione della Cecoslovacchia, c’era una possibilità di costringere  i governi di Chamberlain e di Daladier ad abbandonare la loro politica di non intervento e a organizzare, con l’Unione Sovietica, un fronte comune contro l’aggressione. […]

La rottura dei negoziati franco-anglo-sovietici e l’inizio della seconda fase della guerra.

La borghesia dei cosiddetti paesi democratici teme che i paesi fascisti possano ledere i suoi interessi, ma teme ancor più lo sviluppo delle forze rivoluzionarie. Ha paura dell’Unione Sovietica; ha paura del movimento di liberazione popolare nel proprio paese; ha paura dei movimenti di liberazione nelle colonie e nelle semicolonie. Per questo ha rifiutato di costituire un vero fronte unito contro l’aggressione e di condurre una vera guerra contro l’aggressione a fianco dell’Unione Sovietica: ha così organizzato un fronte unito controrivoluzionario e ha intrapreso la propria guerra brigantesca di saccheggio. […] I negoziati anglo-franco-sovietici sono durati dal 15 aprile al 23 agosto. […] Ma dal principio alla fine Inghilterra e Francia hanno rifiutato di riconoscere il principio dell’uguaglianza e della reciprocità. Pretendevano che l’Unione Sovietica garantisse la loro sicurezza, ma non avevano nessuna intenzione di garantire la sicurezza dell’Unione Sovietica o dei piccoli paesi del Baltico. […] Inoltre non intendevano autorizzare l’Unione Sovietica ad attraversare la Polonia per combattere l’aggressore. È naturale che l’Unione Sovietica non avesse interesse a concludere un trattato, come quello che proponevano Francia e Inghilterra, che non poteva servire a scopi rivoluzionari ma unicamente a scopi controrivoluzionari. […] Questo è il motivo di base che provocò la rottura dei negoziati anglo-francosovietici.

Fu in questo momento che la Germania abbandonò l’antisovietismo, si disse disposta a rinunciare al cosiddetto Patto anticomintern e riconobbe l’inviolabilità delle frontiere sovietiche. Si giunse così alla conclusione di un trattato di non aggressione tra Germania e Unione Sovietica. L’assoluta mancanza di sincerità dimostrata dalla Francia e dall’Inghilterra nei negoziati con l’Unione Sovietica, il loro assoluto rifiuto di opporsi veramente all’aggressione, il modo in cui decisero di rompere i negoziati tra le tre potenze, sono tutte prove del fatto che Chamberlain aveva ormai deciso per la guerra. Lo scoppio della seconda guerra mondiale non è stato quindi voluto soltanto da Hitler, ma anche da Chamberlain. Se Chamberlain avesse voluto realmente evitare la guerra, avrebbe potuto farlo unicamente con la partecipazione dell’Unione Sovietica. […]

Le peculiarità della seconda fase della guerra.

Attualmente, con lo scoppio della guerra, la situazione ha subito un radicale mutamento. La distinzione che si faceva in passato tra paesi fascisti e paesi democratici ha ormai perso ogni significato. Oggi per distinguere la diversa natura delle cose, possiamo fare riferimento a queste due uniche categorie:

1. paesi che conducono una guerra imperialista di saccheggio e paesi che in realtà appoggiano questa guerra;

2. paesi che non sono impegnati in guerre di saccheggio, ma in giuste guerre di liberazione popolare e nazionale e paesi che appoggiano queste guerre. […] Oggi l’Inghilterra è diventata il paese più reazionario del mondo. Il capo dell’antisovietismo e dell’anticomunismo, l’uomo di stato più antidemocratico e antipopolare, il nemico dei popoli deboli, non è altri che Chamberlain. […]

La nostra politica rivoluzionaria nella seconda fase della guerra.

Conformemente alle caratteristiche peculiari della seconda fase della guerra, quale dovrebbe essere la politica rivoluzionaria del proletariato e in particolare del partito comunista?

Secondo me dovrebbe essere la seguente.

1. In tutti i paesi imperialisti che partecipano alla guerra, noi dobbiamo appellarci al popolo perché si opponga alla guerra imperialista, dobbiamo chiarire la natura imperialista di entrambi i contendenti, considerandoli tutti briganti della stessa risma. In particolare dobbiamo opporci all’imperialismo inglese, questo capo dei briganti, scuotere la gente perché non si lasci ingannare dai briganti imperialisti, svolgere opera di propaganda tra il popolo in modo che

il popolo riesca a trasformare la guerra imperialista in guerra civile rivoluzionaria e a stabilire un fronte unito popolare contro la guerra imperialista. […] 2. In tutti i paesi neutrali, come per esempio gli Stati Uniti d’America, i membri del partito comunista devono smascherare la politica imperialista del governo borghese che si definisce neutrale ma che in realtà sostiene la guerra e aspira ad arricchirsi con la guerra. […]  3. In tutti i paesi coloniali e semicoloniali bisogna adottare la politica del fronte unito nazionale, per resistere all’invasore (come in Cina) o per opporsi alla madrepatria (come in India) allo scopo di giungere all’indipendenza nazionale. […] In tutte le colonie dei paesi belligeranti, dobbiamo opporci all’attività dei traditori che sostengono la guerra condotta dalla madrepatria; dobbiamo ricordare ai popoli coloniali le sofferenze che è costata loro la prima guerra imperialista. Nei paesi coloniali e semicoloniali dobbiamo combattere i traditori della patria perché altrimenti non ci sono speranze per i movimenti di liberazione nazionale.

Le prospettive della guerra.

[…] Le guerre fra imperialismi e il mutuo indebolimento che ne deriva […] costituiscono una condizione favorevole per i movimenti di liberazione popolare di tutti i paesi, per i movimenti di liberazione nazionale di tutti i paesi, per la guerra di resistenza della Cina, per l’edificazione del comunismo in Unione Sovietica. Da questo punto di vista, l’oscurità che regna sul mondo è soltanto provvisoria: il futuro è luminoso. L’imperialismo inevitabilmente perirà e inevitabilmente si giungerà alla liberazione dei popoli oppressi e delle nazioni oppresse. […]

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Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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