George Orwell e gli orwelliani:I Guerrieri del “mondo libero” contro l “asse del male”- quarta parte –GEORGE ORWELL Y LOS ORWELLIANOS: LOS GUERREROS DEL “MUNDO LIBRE” CONTRA EL “EJE DEL MAL” -Cuarta parte –

Image

Curiose Coincidenze nella lotta contro la “stalinismo”

La strategia di Pepe Gutiérrez, cosi come quella della   maggior parte degli scrittori  anticomunisti è semplice: riscrivere la storia dei più importanti anti-comunisti e nasconderne gli aspetti più ripugnanti. Ecco perché, in un altro scritto non usa mezzi termini nel mistificare la figura di  uno dei capi del colpo di stato contro la Repubblica nel 1939, l’anarchico Cipriano Mera. Nel suo tributo elogiativo [31], Pepe Gutierrez non ha rilasciato nessun commentato al riguardo del  tradimento della Repubblica da parte del Consiglio della Difesa, guidato da Casado e da Cipriano Mera,  in cui   ebbero un ruolo cruciale.

**(http://socialismosolucion.blogspot.it/2010/01/los-anarquistas-y-su-papel-en-el-golpe.html).

Forse per lui è irrilevante il fatto che questo tradimento fornì impunemente a  Franco centinaia di migliaia di combattenti e familiari che finirono con consumarsi nei campi di concentramento, nei sotterranei della tortura e davanti ai plotoni d’esecuzione . Assommando le “coincidenze” nel  lodare il colpo di stato anti-repubblicana si aggiungono quelle dell’ultrareazionario Federico Jimenez Losantos, la voce dei vescovi Ultramontaniani, che hanno considerato Mera come un “idealista”, un eroe per la sua prova di forza contro i comunisti, lodandone le iniziative, come la proposta di ‘rapire Negrin per costringerlo a negoziare con Franco o presentarsi con lui  a  Burgos o se no fucilavano a tutti  “[32].

Anche la Falange Autentica ha prodotto  un  omaggio a  Cipriano Mera, in cui  mette in evidenza il suo anti-comunismo e il suo “idealismo”, “Senza dubbio, quella di Cipriano Mera è una vita dedicata   senza soste all’’Ideale, marcata  dall’esperienza della Solidarietà, compartedola oltre il  necessario per vivere  “[33]. Infine, la Fondazione  Andreu Nin [34] rivendica  la sua figura pubblicdo un  ‘intervista fatta a  Mera nel 1966. L’anticomunismo unisce e  attrae le più strane amicizie. (Http :/ / socialismo-solucion.blogspot.it/2010/01/los-anarquistas-y-su-papel-en-el-golpe.html)

 

5: Come Rendere il POUM l’unica vittima delle repressioni e Andreu Nin l’unico morto della  guerra civile.

Questo  schematizzazione serve a nascondere  che fino a maggio 1937, in Catalogna e in altre zone della Repubblica, alcune forze politiche e sindacati cercarono di imporrsi con la violenza, il terrore e l’assassinio. Come hanno rivelato nello studio  esaustivo e documentato gli storici Solé i Sabaté e Villarroya [35,] fino al 1937 proliferarono  prigioni anarchiche come Sant Elies, a Barcellona le fosse comuni nel Arrabassada o Montcada, dove  trovavano sepoltura le decine di assassinati da elementi incontrollati, dalle Pattuglie di Controllo appartenenti  alla  FAI, alla  CNT e del POUM, nel tentativo di provocare il  “caos rivoluzionario” e minando l’unità del Fronte Popolare. I bordi della strada erano pieni di morti, non solo di borghesi, preti e fascisti, ma anche dei membri della Esquierra,, del  PSUC o della JSU  “purgati “convenientemente  dai loro  nemici politici , o dei  senza partito , persone vittime di  vendette personali o di estorsioni, L’impunità dei carnefici che beneficiavano  di un cartellino rosso e nero, nella maggior parte delle volte : non bisogna dimenticare che una delle prime misure “rivoluzionarie” dell’ anarchismo  fu di aprire le  prigioni di  Barcellona, da dove uscirono  centinaia di criminali , stupratori, assassini, gangster .

Joan Comorera segretario generale del PSUC, fu oggetto di attentati cosi come molti altri personaggi “dall’altra parte” caddero prima di Andreu Nin: Roldán Cortada e Sese, i leader di spicco del PSUC, Desideri Trillas, sindacalista e  portuale  di Barcellona, ucciso nei locali dalla  CNT da tre uomini armati, i tre militanti UGT uccisi nel villaggio  di el Grado e cinque uccisi in Oliete, tra cui due comunisti e un membro della sinistra repubblicana, lo sterminio degli UGT-tisti  a Barcellona durante il domino l’anarchico, o i quasi trenta contadini uccisi dalla FAI nella città di Tarragona di  Faterella sono alcuni esempi delle vittime tra i membri della sinistra repubblicana occorsi  durante la dittatura dalla POUM e  degli anarchici . Gli oppositori del  PSUC furono  implacabile contro i comunisti e  gli altri attivisti delle  altre organizzazioni. Si pensi quale , sarebbe stato il destino dei leader PSUC se gli amici di Orwell avessero trionfato ? Nella storia della guerra civile raccontata dagli orwelliani, tutte queste vittime semplicemente non esistono.

5. Sull’uso improprio dell’ informazionie la mancanza di serietà di Pepe Gutierrez

E ‘chiaro che Pepe Gutierrez ha un forte interesse condizionionare e veicolare il dibattito spostandolo  dai canali costruttivi allo spazio delle etichette, stereotipi e pregiudizi. In primo luogo, Pepe Gutierrez, chissà perché, si sente obbligato a dare ampia pubblicità al mio presunto attivismo politico: dice, “A quanto pare, Albert Escusa fa parte del Partito  Comunista Catalunya(PCC), il gruppo” pro-sovietico “attualmente in coalizione con il partito Iniziativa per Catalogna e Llamazares, cioè con “compagni” che non solo hanno abiurato  Stalin, ma anche il comunismo.” Supponiamo che l’obiettivo  che persegue   Pepe Gutierrez   sia quello di dare   pubblicità alla mia supposta militanza politica, anche  è quello  di dimostrare al lettore l’impossibilità di un membro del PCC per dare opinioni imparziali su questi problemi storici e politici.

Dal momento che Pepe Gutierrez è così desideroso di esporre pubblicamente e ad altri elementi che curiosando girando per la rete ,il mio presunto attivismo politico, mi obbliga a chiarire, che effettivamente, anni fa ero membro del PCC, e, nonostante le mie differenze attuali non mi vergogno di essere stato membro in questo partito, ma molto prima di pubblicare il mio testo su Orwell aveva abbandonato la militanza nel  PCC. Così attualmente non ho alcun legame con la PCC nè con  la politica e nè  l’ ideologia che che  difendeva, queste questioni   riguardano esclusivamente ai suoi membri. Né tanto meno  ho  a che fare con l’ Iniziativa per la Catalogna, né Llamazares, o con la Sinistra Unita, ne con le strade intraprese da queste organizzazioni e dai suoi dirigenti. Raccomando poi  a  Pepe Gutiérrez di rivedere le sue pessime fonti di informazioni prima di divulgare queste false  notizie . Sarebbe anche interessante per chiarire a  tutti noi quali sono i criteri che  usa per insinuare  che i militanti del PCC non sono da considerare  attendibili nel dare argomenti oggettivi su  questi eventi storici.

.In secondo luogo, il testo di Pepe Gutierrez è piena di errori e fa un uso scorretto delle citazioni, che porta il lettore a una interpretazione distorta ed erronea del mio testo. Ad esempio, secondo Pepe Gutierrez, “Escusa afferma categoricamente che anche La fattoria degli animali è apparso in Gran Bretagna al coincidere con la fine della guerra (…) Va da sé che questo libro è stato stampato nella Germania nazista e l’Italia fascista “.

In questo modo, non ci sarebbe alcuna obiezione a Pepe Gutierrez, ma il problema è che egli ha confuso le  parti del testo da me scritto arbitrariamente : la prima parte della citazione si riferisce a La fattoria degli animali, mentre la seconda parte è riferita al lavoro di due britannici fascisti britannici amici di Koestler. Unire in questa forma due  frammenti che parlano di cose completamente diverse è un esercizio di deliberata confusione. Se Pepe Gutierrez si fosse preoccupato di citare correttamente il mio testo, avrebbe notato che in nessun momento si affermavano tali cose .

La citazione corretta, cambia completamente il significato della  frase che è : “Nel 1939 Koestler si avvicina all’estrema destra, e divenne ammiratore  di scrittori inglesi come William Cecil Gerahty e Foss, che scrissero  sulla Repubblica spagnola” Abbiamo dimostrato, quindi, che la Spagna è stato vittima di un vasto “complotto ” di ispirazione comunista e controllato dai massoni europei, ebrei in maggioranza  e agitatori internazionali “Inutile dire che questo lavoro,degli scrittori inglesi ed  è stato stampato nella Germania nazista e nell’Italia fascista “

Questo è esattamente ciò che ho scritto, non ciò che Pepe Gutierrez  riporta falsamente come  mio e  ripetuto poi  più avanti nel suo  testo. In ogni caso, non ho nessuna colpa, se Koestler, uno scrittore molto ammirato da Pepe Gutierrez, ha deciso di scegliere i suoi  amici tra i fascisti. Inoltre, Pepe Gutiérrez torna a commettere un grande errore quando si scandalizza  perché nel  mio lavoro sono ricorso  ad autori “no stalinisti” o anti-stalinisti  come  Isaac Deutscher. E ‘possibile che il dottrinarismo gli abbia giocato un brutto scherzo a Pepe Gutierrez.

Dal punto di vista scientifico, ricorrere ad  autori ideologicamente agli opposti per sostenere una determinata  posizione, questo non costituisce nessun tipo d’aberrazione, se le  loro argomentazioni  hanno un supporto solido, verificabile e documentato. In realtà, dovrebbe essere una motivo di gioia per  Pepe Gutierrez se io  trascenda  dai pregiudizi  non esitando a ricorrere ad autori ideologiche lontani dal mio modo di pensare.

6.Pepe Gutierrez e il riciclaggio degli intellettuali al servizio dell ‘imperialismo

A sostegno della sua tesi, Pepe Gutierrez è costretto a riciclare scandalosamente intellettuali che, consapevolmente o meno, hanno lavorato per gli  establescments culturali e letterari , che fanno capo all’ ‘agenzia di spionaggio degli Stati Uniti, la CIA. La più importante di questi è il Journal of the Congress for Cultural Freedom, una rivista creata e finanziata dalla CIA cosi come la  sua fondazione  paravento era  diretta da Julian Gorkin, uno dei principali dirigenti del POUM fino 1939, poi dopo, negli anni quaranta , agente attivo dell’imperialismo nordamericano.

Il fatto fondamentale dei legami tra la CIA, Gorkin e i  Quaderni che egli dirigeva,  erano focalizzati nel denigrare la Repubblica e a cooptare  gli  intellettuali pro-americani, è il punto più importante di chiarire gli interessi ideologici e quale era lo sfondo  della guerra fredda anti-comunista, che ha permesso di avere successo sulla  caratterizzazione dell’ Unione Sovietica e della guerra civile spagnola secondo  il modello orwelliano. Ma contro ogni logica, Pepe Gutierrez mette in  sordina questo fatto fondamentale, arrivando a sostenere  puntigliosamente che nei Quaderni scrivevano ” intellettuali anti-franchisti che cercavono di creare un opposizione  non-comunista”

Che belle parole per descrivere l’ufficio culturale della CIA, l’agenzia  criminale  che con una mano pagava a Gorkin e i suoi amici, e con l’altra ai vari  Somoza, Batista, Pinochet, Suharto e Mobutu! Pepe Gutierrez ci  spiega, nei Quaderni collaborarono tra gli altri, Salvador de Madariaga, Aranguren, Ferrater Mora, Américo Castro, Victor Alba, Camilo José Cela e Dionisio Ridruejo. Infatti, un “opposizione intellettuale” soft … mantenuta e finanziata dalla CIA, che stava preparando un post-Franchismo  favorevole agli interessi dell’imperialismo americano.

Come  ha dimostrato lo storico Southworth  [36], Gorkin era un dipendente della CIA specializzato nella campagna diffamatoria contro la Repubblica in generale e contro i comunisti in particolare tra alcune settori  degli intellettuali spagnoli progressisti o dissidenti del franchismo, e tra settori la sinistra non comunista che potevano avere  simpatia  per  il Partito Comunista. Contò inoltre su  la preziosa collaborazione del giornalista e storico, Bollotten un altro disertore che abbandonò la sua vecchia  simpatia per la Repubblica in cambio di una buona carriera, a questo vanno aggiunti  El Campesino e Jesus Hernandez,  le cui “testimonianze” prodotte da Gorkin (è dire per  la CIA) sono degni di fede per Pepe Gutierrez. Perché Pepe Gutierrez non dice nulla circa i collegamenti tra i poumisti e gli orwelliani ,Gorkin, Alba e gli altri con la CIA, fatto importante per chiarire il dibattito. Per caso Non si avvertono scrupoli morali  nel ricorrere a questi autori per sostenere le loro argomentazioni?

Uno spettro si aggira per il mondo di Pepe Gutiérrez: lo spettro dello “stalinismo”

Ha detto il grande storico Pierre Vilar, denunciando le pressioni sugli  intellettuali che hanno cercato disperatamente di dare  una lettura obiettiva su  Stalin, “Un sotterraneo  terrorismo intellettuale che li ha costretti chiedere scusa per aver citato Stalin[37]

Il tono intimidatorio utilizzato da Pepe Gutierrez si nutre  di  questo terrorismo intellettuale, dell’utilizzare indiscriminatamente la classica ‘etichetta di “stalinismo”, un concetto studiato per spaventare e causare imbarazzo, non solo tra i difensori di Stalin e dell’URSS, ma anche tra tutti coloro che non condividono il modello orwelliano e il pensiero unico anti-stalinista.

Con questo Pepe Gutierrez  tende di risolvere  semplicisticamente il  dibattito sulla figura di Orwell e della storia sovietica, sostituendo con l’ etichette i classici pregiudizi,  l’assenza di argomenti solidi, facendo ricorso invece ad argomenti pereregrini come il supposto anti-stalinismo in corso a Cuba, se non scadessimo nel formale, sarebbe un esercizio interessante confrontare in dettaglio i sistemi costituzionali e socio-politici di Cuba e dell’Unione Sovietica, o mediante la leggenda che i comunisti sono quattro gatti in via  di estinzione “, “gli stalinisti si contano sulle dita di una mano. Non stanno nelle librerie o nei  forum, in qualsiasi pagina alternativa ,il concetto di stalinismo  viene utilizzato quasi esclusivamente come un insulto, o come parte di un  passato errato , e in molti casi, superato “.

Non si capisce come  mai Pepe Gutierrez sprechi  molto tempo ed energie  nel  combattere “le dita di una mano”, a meno che, naturalmente, lo stesso Pepe Gutierrez sa che le sue affermazioni hanno poco a che fare con la realtà. Naufragato nel suo piccolo oceano orwelliano, non è in grado di vedere l’ovvio: l’esistenza di grandi partiti in tutti i continenti, anche se ancora oggi con diverse posizioni ideologiche, difendono l’ Unione Sovietica di Stalin come una tappa  fondamentalmente positiva per la storia dei popoli sovietici e dell’umanità. In Turchia, Grecia, Ecuador, Russia, Nepal, ecc, ci sono partiti di massa di grandi dimensioni, alcuni con una significative presenza elettorale e sociali, o sono forza di governo, che  un modo o nell’altro rivendicano  la figura di Stalin.. Non sappiamo a quale gruppo politico appartenga Pepe Gutierrez, ma difficilmente dovrebbe avere una larga rappresentanza  della stessa forma come nello stesso modo, nessun  partito o un gruppo di anti-comunista di sinistra  o simili  hanno  praticamente alcuna presenza ne tra le masse, né hanno mai diretto  movimenti anti imperialisti o rivoluzionari, né costituisce alcuna forza considerevole a livello livello elettorale. Perché Pepe Gutierrez non dice nulla su questo?

Il selvaggio ‘anti comunismo  porta a Pepe Gutierrez su  posizioni radicali che lo fanno collegare , senza alcuna prova, Stalin e l’URSS “con la coorte di Pol Pot, Ceausescu, l’ultimo Mao”.  Sono analisi convergenti con gli estremisti della taglia di Federico Jimenez Losantos, le cui opinioni sono molto simili: “Stalin, Mao o Pol Pot uccisero prima e uccisero di più di quelli che  hanno   fatto la  Carneficina  dei Balcani” [38].

Collegare i punti di forza e di debolezza di Stalin con le altre figure storiche venute  dopo di lui non può essere qualificato  come un argomento di grande interesse storico. Mescolare in questa maniera  personaggi che erano al centro dei processi storici tanto diversi e in contrapposti, cercando di presentarli come “discepoli di Stalin,” senza prove, senza argomenti, senza documentazione storica, non costituisce nessuna  prova evidente a favore  di Pepe Gutierrez ,che ricorre a tesi degne del Libro nero del Comunismo.

8 Pepe Gutierrez, film e gli  scrittori “pentiti”

Come prova definitiva  a carico contro il “stalinismo”, Pepe Gutierrez ci propone di godere  della visone di film anti-sovietici, “la verità è che si fa molto bene  a leggere i libri menzionati  o la visone di  film, “La Confessione “di Costa-Gavras o” La Vita degli altri”, di Florian Henckel- Donnersmarck, sotto la pena di essere completamente emarginati ” il tutto completato con la lettura degli scrittori disillusi dall’ URSS.

Per quanto riguarda il primo punto,il nostro, non è molto originale, dal momento che l’industria cinematografica occidentale  realizzò opere anti-sovietiche e anti-“staliniste”  già dal 1917, comunque va dato merito e bisogna riconoscerlo, a  Pepe Gutierrez che  mettere sullo stesso piano le  fiction con le opere che si basano su  documenti storici e scientifici, è al quanto  innovativo e brillante. Pepe Gutierrez sembra suggerire agli storici un nuovo metodo di ricerca: invece di perdere tempo a scavare negli archivi, è molto più produttivo per i ricercatori di trascorrere un pomeriggio guardando un  film.

A questo punto, Pepe Gutierrez curiosamente si guarda bene dal citare  il  film “Mission a Mosca” (Michael Curtiz, 1943) basato sulle memorie dell’ ambasciatore degli Stati Uniti Joseph Davies in Unione Sovietica tra il 1936 e il 1938, che ebbe l’opportunità di seguire, insieme a numerosi diplomatici e ambasciatori stranieri, i processi contro alcuni dei “vecchi bolscevichi” convertisi in opposizione. La stragrande maggioranza degli stranieri, molti dei quali avvocati, confermarono  la veridicità delle confessioni degli imputati e la veridicità dell’ accuse di tradimento e spionaggio che pesavano sulle spalle degli antichi eroi della rivoluzione. La visione di Ambasciatore Davies, che viaggio per  tutto il paese liberamente, cercando di farsi una propria opinione senza pregiudizi, demolisce molti miti. Perché questa importante  testimonianza viene messo a tacere da Pepe Gutierrez?

Merita un commento particolare l’atteggiamento degli scrittori compromessi: è vero molti assunsero  posizioni critiche verso il Rapporto di Krusciov  al  XX Congresso del PCUS nel 1956, altri ne accettarono il contenuto solo per il grande  prestigio che aveva il PCUS tra le  masse di tutto il mondo, incluso settori degli  intellettuali progressisti. Però quelli che hanno intrapreso questo cammino e che poi  hanno ripudiato le loro   precedenti convizioni, è qualcosa che non dovrebbe essere biasimato troppo,questi scrittori, come molti di loro provenivano dalla piccola borghesia o dalla media aristocrazia.  La simpatia politica spesso non si basa su nessuna  analisi  profonda , ma su convinzioni e speranze, il rifiuto istintivo dell’esistente il seguire ciecamente, o quando atteggiarsi all’ultima moda o di salire sul carro del vincitore. Queste motivazioni mobilitarono  un gran numero di scrittori cosmopoliti che hanno visto scuotere la loro identità sociali e culturali in un mondo che emerse  dalla prima guerra mondiale e stava  sul punto di precipitare nel baratro della Seconda Guerra Mondiale. Come ha spiegato l’ex-comunista, Arthur Koestler per giustificare se stesso  anni dopo, con  un tono di pentimento,  la motivazione di molti scrittori nel  sostenere Stalin, fu l’intuizione che l’URSS era l’unico paese in grado di fermare la minaccia fascista: “I comunisti, sostenuti dalla potente Unione Sovietica, sembravano l’unica forza capace di resistere all’assalto delle orde primitive con le loro svastica-totem” [39].

Quando il nazismo fu schiacciato dall’Unione Sovietica, il capitalismo si riprese, molti scrittori e artisti poterono ritornare  a respirare, rientrando nella società  che avevano sempre considerato la  loro, imbarazzati dalle loro precedenti opinioni politiche  scelesero  il campo occidentale durante la guerra freddo. Scontando  il senso di colpa veso la classe d’appartenenza nel dramma del primo terzo  del ventesimo secolo, che li  aveva spinti  a schierarsi con l’antifascismo e il socialismo. Né dobbiamo idealizzare le loro opinioni , né bisogna  essere eccessivamente  duri con loro visto il  background di classe, con  il loro  desiderio e possibilità  di fare avanzamenti  di  carriera.

Il disprezzo per la serietà  si  manifesta quando si  scartano  opere documentate e   rigorose, con l’ espressioni : ” Si citano  autori che sono della casa (come Ludo Martens il cui lavoro è molto  datato).” Cioè quindi  , le opere  letterarie di finzione di G.Orwell La Fattoria degli AnimalI, romanzo (scritto nel 1943) e 1984 (scritto nel 1948) – più di mezzo secolo fa, per Pepe Gutierrez sono ora opere scientifiche di attualità, mentre il lavoro storico, “Stalin un altro punto di vista” di Ludo Martens, pubblicato nel 1994 e sostenuto da documentazioni recenti  secondo Pepe Gutierrez  “è un lavoro molto datato” Curioso il metro di Pepe Gutierrez. Potrebbe essere che i concetti di tempo e spazio si sono invertiti nell’universo orwelliano?

I dissidenti  dal modello orwelliano, i “dimenticati” da Pepe Gutiérrez

 Se molti scrittori, rinnegarono al primo ostacolo ,allertati dal loro  istinto di classe e per l’appartenenza alla cultura occidentale, altri  non esitano a continuare la loro lotta per i propri ideali senza abbandonare le loro  convinzioni , anche se  alcuni esprimevano i loro dubbi e esitazioni politiche,come è  naturale, in un modo o in nell’altro. Sono i “dimenticati” di Pepe Gutierrez: Miguel Hernandez, Henri Barbusse, Nicolas Guillen, Antonio Machado, Pablo Neruda, Rafael Alberti, Louis Aragon, Nazim Hikmet, Roque Dalton, Berthold Brecht, Dashiell Hammett e molti altri relegati all’oblio dalla potenza intelletale del  pensiero unico orwelliano. Ma Pepe Gutiérrez ha bisogno di intellettuali disincantati che  può assumere come il paradigma del “dissidente anti-stalinista”, il famoso matematico e sociologo Alexander Zinoviev (morto 2006), che visse in Occidente a causa dei suo libri anti-sovietici:

Fin da bambino ero anti-stalinista, fui  membro di un gruppo di terroristi disposto ad uccidere Stalin, sono stato arrestato, e così via., Etc. Fino alla morte di Stalin fui  anti-stalinista e feci propaganda clandestina  anti-stalinista. Ma poi, nel corso degli anni, soprattutto dopo la morte di Stalin, studiai questo periodo ,sono  giunto alla conclusione che Stalin è, a mio avviso, il politico più importante del ventesimo secolo, e forse uno dei più importante di tutto il  millennio.

Tutto ciò che fu stato fatto da lui, a mio parere, dimostra che come politico fu  più importante di Lenin. E ‘necessario tener conto delle condizioni storiche  vissute  dalla  Russia: guerre infinite, la povertà, disordine, le difficili condizioni climatiche, il materiale umano (nessuno tiene in conto il materiale umano). (…) Con questo materiale umano,fondare  uno Stato così forte, la seconda superpotenza del pianeta, è caso unico nella storia. Anche Hitler s’impegnò in questa  questione importante, era anche lui un politico colossale, ma era un criminale. Essere un genio non significa essere allo stesso tempo una brava persona.Anche  Napoleone era un genio, però era anche un criminale.

Stalin come politico,svetta  al di sopra e davanti a loro. Storia sovietica, anche se è stata molto breve, ha svolto un ruolo chiave nella storia dell’umanità. Grazie all’Unione Sovietica fu sconfitto il fascismo, il nazionalsocialismo tedesco, il militarismo giapponese. Senza l’URSS questo sarebbe stato impossibile.  Se non fosse esistita l’URSS , i tedeschi, naturalmente, avrebbe potuto diventare padroni della situazione e  del pianeta per lungo tempo (…). Non si può sottovalutare il ruolo di Stalin .

In contemporanea la  propaganda occidentale si è dedicata a sminuire la figura di Stalin. Riassumendo il  tutto con le   repressioni .Ma prima, luogo le repressioni, nella  sostanza, erano giustificate, avevano le loro ragioni,; secondo, quello fu  un fenomeno secondario nella realtà storia sovietica. Ho vissuto tutto quel periodo, e per noi tutto questo era lontano , era secondario rispetto alla nostra vita, non era questo che determina le nostre vite, ma la creazione positiva che ha abbracciato una grande massa del popolo, praticamente tutto l’intero pianeta “[40].

Queste sono le parole di un intellettuale di fama che non si considerò comunista o “stalinista” e che  ha scritto molti libri fortemente critici nei confronti del sistema sovietico.  Rappresentano un equilibrio costituito da un  prospettiva storica, lontano dalla visione della novellesca visione orwelliana. Perché Pepe Gutiérrez ignora sistematicamente queste testimonianze?.

31 http://www.kaosenlared.net/noticia/homenaje-a-cipriano-mera

32 http://www.segundarepublica.com/index.php?opcion=2&id=10

33 http://www.falange-autentica.org/article.php?sid=559

34 http://www.fundanin.org/mera1.htm

35 Solé i Sabaté, J. M. y Villaroya, J.: La repressió a la reraguarda de Catalunya (1936-1939). Publicacions de l’Abadia de Montserrat, Barcelona 1990.

39 Cit. por Sophie Coeuré: La “double frontière” dans le repertoire de l’anticommunisme. En Frontières du communisme Sophie Coeuré et Sabine Dullin (ed). Editions La Découverte, Paris 2007, p.54.

36 Southworth, H. R.: “El gran camuflaje”: Julián Gorkin, Burnett Bolloten y la Guerra Civil Española. En: Preston, Paul (ed): La República asediada. Hostilidad internacional y conflictos internos durante la Guerra Civil. Ediciones Península, Barcelona 2001.

37 Vilar, obra cit., p.28. 38 Jiménez Losantos, F.: O Mussolini o Ceaucescu.

http://www.libertaddigital.com/index.php?action=desaopi&cpn=402

40 http://ddooss.org/articulos/entrevistas/Alexnadr_Alexandrovich_Zinoviev.htm

 

Curiosas coincidencias en la lucha contra el «estalinismo»

La estrategia de Pepe Gutiérrez en su mayoría de escritos anticomunistas es bien sencilla: reescribir la historia de los más destacados anticomunistas y ocultar sus aspectos más repulsivos. Es por ello que, en otro escrito, no tiene pelos en la lengua en mitificar a uno de los cabecillas del golpe de Estado contra la República en 1939, el anarquista Cipriano Mera. En su elogioso Homenaje 31, Pepe Gutiérrez ni siquiera comenta la traición a la República por la Junta de Defensa, presidida por Casado y en la que Mera tuvo un papel crucial.

Quizás para él no tiene importancia que esta traición entregara impunemente a Franco a cientos de miles de combatientes y familiares, que fueron a dar con sus huesos en los campos de concentración, en los calabozos de tortura y en los paredones de fusilamiento. Sumando las “coincidencias”, a los elogios del golpismo antirrepublicano se suma el ultra Federico Jiménez Losantos, la voz de los obispos ultramontanos, que también considera a Mera como un «idealista», un héroe por su enfrentamiento contra los comunistas, del que elogia sus iniciativas como la propuesta de «secuestrar a Negrín para obligarlo a negociar con Franco o presentarse con él en Burgos aunque los fusilasen a todos» 32.

También la Falange Auténtica se apunta al homenaje a Cipriano Mera, del que destaca su anticomunismo y su “idealismo”: «Sin duda, la de Cipriano Mera es una vida entregada a fondo perdido por el Ideal, marcada por la vivencia de la Solidaridad, compartiendo hasta lo necesario para vivir» 33. Finalmente, la Fundación Andreu Nin34 reivindica su figura publicando una entrevista a Mera realizada en 1966. El anticomunismo concita las más extrañas amistades.   (http://socialismo-solucion.blogspot.it/2010/01/los-anarquistas-y-su-papel-en-el-golpe.html)

5: Hacer del POUM la única víctima de las represiones y de Andreu Nin el único muerto de la guerra civil

. Esta esquematización sirve para ocultar que hasta mayo de 1937, en Cataluña y otras zonas de la República, determinadas fuerzas políticas y sindicales trataron de imponerse mediante la violencia, el terror y los asesinatos.  Como pusieron de manifiesto en su documentado y exhaustivo estudio los historiadores Solé i Sabaté y Villaroya 35, hasta 1937 proliferaron las prisiones anarquistas como las de Sant Elies en Barcelona, los cementerios clandestinos en la Arrabassada o en Montcada, donde iban a parar las decenas de asesinados por los incontrolados y las Patrullas de Control, amparadas por grupos de la FAI, la CNT y el POUM en un intento de provocar el “caos revolucionario” y socavar la unidad del Frente Popular. Las cunetas de las carreteras se llenaban de muertos, no sólo de burgueses, curas y fascistas, sino también de militantes de Esquerra, de la JSU o del PSUC “depuradas” convenientemente por sus enemigos políticos, o bien de personas sin partido víctimas de venganzas personales o de extorsiones cuyos verdugos se amparaban en la impunidad del carnet rojinegro la mayoría de las veces: no olvidemos que una de las primeras medidas «revolucionarias» del anarquismo fue abrir de par en par las cárceles de Barcelona, de donde salieron cientos de criminales, violadores, asesinos, pistoleros y delincuentes.

Joan Comorera, secretario general del PSUC, fue objeto de atentados y muchos personajes “del otro lado” cayeron mucho antes que Andreu Nin: Roldán Cortada y Sesé, destacados dirigentes del PSUC; Desideri Trillas, sindicalista del puerto de Barcelona, asesinado en los locales de la CNT por sus pistoleros; los tres militantes de la UGT asesinados en el pueblo de El Grado y los cinco asesinados en Oliete –entre ellos dos comunistas y un miembro de Izquierda Republicana; el exterminio de ugetistas en Barcelona durante el dominio anarquista, o los casi treinta campesinos asesinados por la FAI en el pueblo tarraconense de La Fatarella, son unos pocos ejemplos de las víctimas entre la izquierda producidas durante la dictadura anarquista espoleada por el POUM. Los adversarios del PSUC fueron implacables con los militantes comunistas y de otras organizaciones. ¿Cuál habría sido la suerte de los dirigentes del PSUC si los amigos de Orwell hubieran triunfado? En la historia de la guerra civil contada por los orwellianos, todas estas víctimas sencillamente no existen.

5. Sobre el mal uso de la información y la falta de seriedad de Pepe Gutiérrez

Es evidente que Pepe Gutiérrez tiene un gran interés en condicionar el debate y llevarlo de los cauces constructivos al espacio de las etiquetas, estereotipos y prejuicios. En primer lugar, Pepe Gutiérrez, no se sabe por qué, se cree obligado a dar una gran publicidad a mi supuesta militancia política: «Al parecer, Albert Escusa, forma parte del Partit Comunista de Catalunya (PCC), grupo “prosoviético”, partido actualmente coaligado con Iniciativa per Catalunya y con Llamazares, o sea con “camaradas” que ya no solamente abjuran de Stalin, lo hacen también del comunismo». Suponemos que el objetivo que persigue Pepe Gutiérrez al dar publicidad a mi supuesta militancia política, es mostrar al lector la imposibilidad de que un militante del PCC pueda emitir opiniones objetivas sobre estos problemas históricos y políticos.

Ya que Pepe Gutiérrez tiene tanto interés en exponer al público -y a otros elementos que curiosean por la red-mi presunta militancia política, me veo en la obligación de  aclararle que, efectivamente, hace años fui militante del PCC -y, a pesar de mis diferencias actuales, no me avergüenzo de haber sido militante de este partido-, pero mucho antes de publicar mi texto sobre Orwell ya había abandonado mi compromiso con el PCC.

 Así pues, actualmente no tengo ninguna relación con el PCC ni con la política o la ideología que defienda, cuestiones que competen única y exclusivamente a sus militantes. Tampoco tengo nada que ver ni con Iniciativa per Catalunya, ni con Llamazares, ni con Izquierda Unida, ni con los caminos que hayan tomado estas organizaciones y sus dirigentes. Le recomiendo a Pepe Gutiérrez que revise sus pésimas fuentes de información antes de divulgar de esta manera estas informaciones falsas. Asimismo, sería interesante que nos aclarara a todos cuáles son los criterios que utiliza para insinuar que los militantes del PCC están invalidados para dar argumentos objetivos sobre tales acontecimientos históricos.

En segundo lugar, el texto de Pepe Gutiérrez está lleno de errores garrafales y de empleo incorrecto de las citas, que inducen al lector a una interpretación deformada y errónea de mi texto. Por ejemplo, según Pepe Gutiérrez, «Escusa llega a afirmar con rotundidad que Rebelión en la granja que apareció en Gran Bretaña coincidiendo con el final de la guerra (…) Ni que decir tiene que esta obra se imprimió en la Alemania nazi y la Italia fascista».

Dicho así, no habría nada que objetar a Pepe Gutiérrez, pero el problema es que él ha refundido de forma arbitraria partes del texto que yo escribí: la primera parte de la cita hace referencia a Rebelión en la Granja, mientras que la segunda parte hace referencia a la obra de dos fascistas ingleses amigos de Koestler. Unir de esta forma dos fragmentos que hablan de cosas completamente diferentes es un ejercicio de confusión deliberada. Si Pepe Gutiérrez se hubiera  molestado en citar correctamente mi texto, se habría percatado que en ningún momento se afirma tal cosa.

La cita correcta, que cambia completamente el sentido de la frase, es la siguiente: «En 1939 Koestler evolucionó hacia la extrema derecha, y se hizo admirador manifiesto de escritores ingleses como Cecil Gerahty y William Foss, quienes escribieron sobre la República española: “Hemos demostrado, pues, que España fue la víctima de un vasto “comploto” comunista, inspirado y controlado por los francmasones europeos, judíos en su mayoría, y agitadores internacionales” Ni que decir tiene que esta obra se imprimió en la Alemania nazi y la Italia fascista».

Esto es exactamente lo que yo escribí, y no lo que Pepe Gutiérrez pone falsamente como mi autoría y repite más adelante en su texto. En todo caso, yo no tengo la culpa de que Koestler, escritor muy admirado por Pepe Gutiérrez, decidiera escoger a sus amistades entre los fascistas.

Por otra parte, Pepe Gutiérrez vuelve a cometer un gran error cuando se escandaliza porque en mi trabajo recurrí a autores “no estalinistas” o antiestalinistas como Isaac Deutscher. Es posible que el doctrinarismo le haya jugado una mala pasada a Pepe Gutiérrez. Desde el punto de vista científico, recurrir a autores ideológicamente opuestos para sustentar una determinada posición no constituye ninguna aberración mientras sus argumentos tengan un apoyo sólido, contrastado y debidamente documentado. De hecho, debería ser un motivo de alegría para Pepe Gutiérrez que yo me desprenda de prejuicios y no dude en recurrir a autores con concepciones ideológicas alejadas de las mías.

6. Pepe Gutiérrez y el reciclaje de los intelectuales al servicio del imperialismo

Para sustentar su argumentación, Pepe Gutiérrez se ve obligado a reciclar escandalosamente a los intelectuales que, de forma consciente o no, trabajaron en los establecimientos culturales y literarios de la agencia del espionaje norteamericano, la CIA. El más importante de ellos fue los Cuadernos del Congreso por la Libertad de la Cultura, revista creada y financiada por la CIA y sus fundaciones pantalla, y dirigida por Julián Gorkin, uno de los principales dirigentes del POUM hasta 1939 y desde los años cuarenta agente activo del imperialismo norteamericano.

El hecho clave de los vínculos entre la CIA y Gorkin y los Cuadernos que dirigía, enfocados a denigrar a la República y a captar intelectuales pro-norteamericanos, es importantísimo para esclarecer los intereses ideológicos y el entorno histórico de guerra fría anticomunista, que permitió triunfar a la caracterización de la Unión Soviética y la guerra civil española según el modelo orwelliano. Pero contra toda lógica, Pepe Gutiérrez silencia este hecho fundamental y pasa de puntillas argumentando que en los Cuadernos escribían «antifranquistas, intelectuales que pretendían crear una oposición no comunista».

¡Qué bellas palabras para describir a la oficina cultural de la CIA, la agencia del crimen que con una mano pagaba a Gorkin y a sus amigos, y con la otra a los Somoza, Batista, Pinochet, Suharto y Mobutu! Como explica Pepe Gutiérrez, en los Cuadernos colaboraron entre otros Salvador de Madariaga, Aranguren, Ferrater Mora, Américo Castro, Víctor Alba, Camilo José Cela y Dionisio Ridruejo. Efectivamente, una “oposición intelectual” blanda… mantenida y financiada por la CIA, que preparaba un postfranquismo favorable a los intereses del imperialismo norteamericano.

Como demostró el historiador 10  Southworth  36, Gorkin fue el asalariado de la CIA especializado en la campaña de difamación contra la República en general, y contra los comunistas en particular, entre algunas capas de la intelectualidad española progresista o disidente del franquismo, y entre sectores de la izquierda no comunista que pudieran sentir simpatía hacia el partido comunista. Contó con la ayuda inestimable del periodista e historiador Bollotten -otro tránsfuga que abandonó su antigua simpatía por la República a cambio de una buena carrera profesional- a los que cabe añadir a El Campesino y Jesús Hernández, cuyos “testimonios” fabricados por Gorkin (es decir, por la CIA) son dogma de fe para Pepe Gutiérrez. ¿Por qué Pepe Gutiérrez no comenta nada sobre las conexiones de los poumistas y orwellianos Gorkin, Alba y otros con la CIA, hecho importantísimo para esclarecer el debate? ¿Acaso siente algún reparo moral por tener que recurrir a tales autores para apoyar sus argumentos?

Un fantasma recorre el mundo de Pepe Gutiérrez: el fantasma del «estalinismo»

Decía el gran historiador Pierre Vilar, denunciando las presiones de los intelectuales que pretendían desesperadamente evitar una lectura objetiva de Stalin: «un terrorismo intelectual subterráneo impulsa a pedir perdón por citar Stalin» 37.

El tono intimidatorio utilizado por Pepe Gutiérrez se nutre de este terrorismo intelectual al utilizar indiscriminadamente la clásica etiqueta de «estalinismo», concepto encaminado a atemorizar y a provocar vergüenza, no sólo los defensores de Stalin y de la URSS, sino a todos aquellos que no comparten el modelo orwelliano y el pensamiento único antiestalinista

. Con ello Pepe Gutiérrez pretende zanjar fácilmente el debate sobre la figura de Orwell y la historia soviética, sustituyendo con etiquetas y prejuicios clásicos la ausencia de argumentos sólidos y tiene que recurrir a argumentos peregrinos como el supuesto antiestalinismo oficial en Cuba –si no nos quedamos en lo formal, sería un interesante ejercicio comparar detalladamente los textos constitucionales y los sistemas sociopolíticos de Cuba y la URSS- o mediante la leyenda de que los comunistas son cuatro gatos en vía de extinción: «los estalinistas se pueden contar con los dedos de una sola mano. No están en las librerías, ni en los foros, en cualquier página alternativa el concepto estalinismo se usa casi exclusivamente como insulto, o como parte de un pasado erróneo, y en muchos casos, superados.»

No se entiende cómo Pepe Gutiérrez derrocha tanto tiempo y energía para combatir a «los dedos de una mano», a no ser que, evidentemente, el propio Pepe Gutiérrez sepa que sus afirmaciones tienen poco que ver con la realidad. Náufrago en su pequeño océano orwelliano, es incapaz de ver lo evidente: la existencia de grandes partidos en todos los continentes que, aunque mantengan hoy posiciones ideológicas diferentes, defienden la Unión Soviética de Stalin como una etapa globalmente positiva para la historia de los pueblos soviéticos y de la humanidad. En Turquía, Grecia, Ecuador, Rusia, Nepal, etc., existen grandes partidos de masas, algunos con presencia electoral y social notable, o son fuerza de gobierno, que reivindican de una manera o de otra la figura de Stalin.

No sabemos a qué grupo político está adscrito Pepe Gutiérrez, pero difícilmente debe tener una gran representación, de la misma forma como tampoco ningún partido o grupo del anticomunismo de izquierdas o similar tiene prácticamente presencia ni entre las masas, ni ha dirigido jamás movimientos antiimperialistas o revolucionarios, ni constituye ninguna fuerza de consideración a nivel electoral. ¿Por qué no dice nada Pepe Gutiérrez sobre esto?

El desenfreno anticomunista conduce a Pepe Gutiérrez hacia posiciones radicales que le hacen vincular, sin ningún tipo de pruebas, a Stalin y la URSS con «con la cohorte Pol Pot, Ceaucescu, el último Mao». Son análisis convergentes con extremistas de la talla de Federico Jiménez Losantos, cuyas opiniones son muy similares: «Stalin, Mao o Pol Pot mataron antes y mataron más de lo que ha podido hacerlo el Carnicero de los Balcanes» 38.

Vincular los aciertos y desaciertos de Stalin con los de otras figuras históricas posteriores a él no se puede calificar como un gran argumento histórico. Mezclar de tal manera a personajes que estuvieron en el centro de procesos históricos tan diferentes y contrapuestos, y pretender hacer de ellos “discípulos de Stalin” –sin pruebas, sin argumentos, sin documentación histórica- no constituye ninguna evidencia a favor de Pepe Gutiérrez, que recurre a tesis dignas del Libro negro del comunismo.

8. Pepe Gutiérrez, el cine y los escritores “arrepentidos”

Como pruebas definitivas de cargo contra el “estalinismo”, Pepe Gutiérrez nos propone disfrutar de películas antisoviéticas: «la verdad es que le iría muy bien leer libros como los mencionados o películas La confesión, de Costa-Gravas o La vida de los otros, de Florian Henckel-Donnersmarck, sopena de quedar totalmente marginados de la verdad» completado con la lectura de los escritores desencantados con la URSS.

En cuanto a lo primero, no es muy original, puesto que la industria occidental de cine viene realizando obras antisoviéticas y anti-“estalinistas” desde 1917, aunque hay que reconocerle a Pepe Gutiérrez que poner al mismo nivel las películas de ficción con las obras históricas y científicas basadas en documentos, es algo innovador y brillante. Pepe Gutiérrez parece sugerir a los historiadores un nuevo método de investigación: en lugar de perder el tiempo indagando en los archivos, es mucho más productivo para los investigadores pasar una tarde de cine.

En este punto, curiosamente Pepe Gutiérrez se abstiene de citar la película Misión en Moscú (Michael Curtiz, 1943) realizada a partir de las memorias del embajador norteamericano Joseph Davies en la URSS entre 1936 y 1938, quien tuvo oportunidad de asistir, junto con numerosos diplomáticos y embajadores extranjeros, a los juicios contra algunos de los “viejos bolcheviques” convertidos en oposicionistas. La gran mayoría de extranjeros, muchos de ellos abogados, confirmaron la veracidad de las confesiones de los acusados y la verosimilitud de las acusaciones de traición y espionaje que pesaban sobre los antiguos héroes de la revolución. La visión del embajador Davies, que viajó por todo el país libremente, y que trató de formarse una opinión propia sin prejuicios, derriba muchos mitos. ¿Por qué este importantísimo testimonio es silenciado por Pepe Gutiérrez?

Merece comentario aparte la actitud de los escritores comprometidos: es cierto que muchos asumieron de forma acrítica la versión del XX Congreso del PCUS de 1956 promovida por Jruschov, otros lo siguieron precisamente por el gran prestigio que tenía el PCUS entre las masas de todo el mundo, incluyendo los sectores intelectuales progresistas.

Pero que hayan seguido este camino y que hayan repudiado su anterior adhesión es algo de lo que no debe culparse demasiado a estos escritores, ya que muchos de ellos procedían de la pequeña y mediana burguesía o de la aristocracia. La simpatía política no proviene muchas veces de un análisis profundo, sino de convicciones y esperanzas, de rechazo instintivo a lo existente, de seguimiento ciego, cuando no de apuntarse a la última moda o de subirse al carro que parecía vencedor. Esas motivaciones movilizaron a una gran cantidad de escritores cosmopolitas, que vieron tambalear sus identidades sociales y culturales en un mundo que surgió de la Primera Guerra Mundial y estaba al borde de precipitarse en el abismo de la segunda guerra. Como explicó el excomunista Arthur Koestler para autojustificarse años más tarde en tono de arrepentimiento, la motivación de muchos escritores para apoyar a Stalin fue la intuición de que la URSS era el único país que podía detener a la amenaza fascista:  «Los comunistas, apoyados por la poderosa Unión Soviética, parecían la única fuerza capaz de resistir la avalancha de las hordas primitivas con su esvástica-tótem» 39.

Una vez el nazismo fue aplastado por la URSS, el capitalismo resucitó y muchos escritores y artistas pudieron respirar aliviados, retornando nuevamente en la sociedad a la que ellos siempre habían considerado la suya,  avergonzados por sus anteriores opiniones políticas escogiendo el bando occidental durante la guerra fría. Atrás  quedan las torturas por su culpabilidad de clase en los dramas del primer tercio del siglo XX, dramas que les habían empujado a alinearse con el antifascismo y el socialismo. Ni hay que idealizar sus opiniones, ni hay que excesivamente duro con ellos teniendo en cuenta su procedencia de clase y sus posibilidades de promoción profesional.

El desprecio por la seriedad es manifiesto cuando se descartan obras documentadas y rigurosas con expresiones tales como «se citan autores que no son los de la casa (como Ludo Martens cuyos trabajos son ya muy lejanos)». Es decir, las novelas de ficción de Orwell Rebelión en la granja (escrita en 1943) y 1984 (escrita en 1948) -¡hace más de medio siglo!- para Pepe Gutiérrez son obras científicas de actualidad, mientras que la obra histórica Otra visión de Stalin de Ludo Martens, publicada en 1994 y apoyada en documentación reciente, según Pepe Gutiérrez «es un trabajo muy lejano». Curiosa vara de medir la de Pepe Gutiérrez. ¿Será que los conceptos de tiempo y de espacio están invertidos en el universo orwelliano?

Los disidentes del modelo orwelliano, “olvidados” por Pepe Gutiérrez Si muchos escritores renegaron a las primeras de cambio, alertados por su instinto de clase y su pertenencia a la cultura occidental, otros no dudaron en continuar su combate por sus ideales sin abandonar sus convicciones, a pesar de que algunos manifestaran sus dudas y vacilaciones políticas, como es natural, en un momento o otro. Son los “olvidados” por Pepe Gutiérrez: Miguel Hernández, Henri Barbusse, Nicolás Guillén, Antonio Machado, Pablo Neruda Rafael Alberti, Louis Aragon, Nazim Hikmet, Roque Dalton, Berthold Brecht, Dashiell Hammett y tantos otros relegados al olvido por la apisonadora intelectual del pensamiento único orwelliano. Pero si Pepe Gutiérrez necesita intelectuales desencantados, puede tomar el paradigma de “disidente antiestalinista”, el famoso  matemático y sociólogo Alexander Zinoviev (fallecido en 2006), que vivió en occidente a cuenta de escribir libros antisoviéticos:

«Desde la infancia fui antiestalinista, fui miembro de un grupo terrorista dispuesto a matar a Stalin, fui arrestado, etc., etc. Hasta la muerte de Stalin fui antiestalinista e hice propaganda antiestalinista clandestina. Pero después, con los años, en especial después de la muerte de Stalin, estudié esta época y llegué a la conclusión de que Stalin es, según mi punto de vista, el político más importante del siglo XX, y puede que uno de los más importantes de todo el milenio.

Todo lo que fue hecho por él, en mi opinión, demuestra que como político fue más importante que Lenin. Es necesario tener en cuenta las condiciones históricas en las que vivía Rusia: guerras interminables, pobreza, desórdenes, difíciles condiciones climáticas, el material humano (nadie quiere tener en cuenta el material humano). (…) Con este material humano, fundar un Estado tan fuerte, la segunda superpotencia en el planeta, es un caso único en la historia. Hitler también llevó adelante un gran asunto, también fue un político colosal, pero fue un criminal. Ser un genio no significa ser al mismo tiempo una buena persona. Napoleón también fue un genio, pero también un criminal.

Stalin, como hombre político, se encuentra por encima de ellos y a mucha distancia. La historia soviética, aún siendo muy corta, ha jugado un papel fundamental en la historia de la humanidad. Gracias a la URSS fue derrotado el fascismo, el nacional-socialismo alemán, el militarismo japonés. Sin la URSS esto hubiese sido imposible. Si no hubiese existido la URSS, los alemanes, de manera natural, podrían haberse convertido en los dueños de la situación en el planeta para largo tiempo (…).No se puede infravalorar ahora el protagonismo de Stalin.

En la propaganda contemporánea occidental se dedican a menospreciar la figura de Stalin. Lo resumen todo en las represiones. Pero, en primer lugar, las represiones, en lo fundamental, estuvieron justificadas, tenían sus causas; segundo, aquello fue un fenómeno secundario en la historia soviética real. Yo viví todo este periodo, y para nosotros eso se encontraba en la periferia de nuestra vida, era secundario, no era eso lo que determinaba nuestra vida, sino la creación positiva que abarcó a un gran pueblo, y prácticamente a todo el planeta»40.

Estas son las palabras de un renombrado intelectual que nunca se consideró a sí mismo comunista ni “estalinista”, y que escribió una gran cantidad de libros muy críticos con el sistema soviético. Representan un balance realizado desde una perspectiva histórica, alejadas de la novelesca visión orwelliana. ¿Por qué Pepe Gutiérrez ignora sistemáticamente estos testimonios?

Note

31 http://www.kaosenlared.net/noticia/homenaje-a-cipriano-mera

32 http://www.segundarepublica.com/index.php?opcion=2&id=10

33 http://www.falange-autentica.org/article.php?sid=559

34 http://www.fundanin.org/mera1.htm

35 Solé i Sabaté, J. M. y Villaroya, J.: La repressió a la reraguarda de Catalunya (1936-1939). Publicacions de l’Abadia de Montserrat, Barcelona 1990.

39 Cit. por Sophie Coeuré: La “double frontière” dans le repertoire de l’anticommunisme. En Frontières du communisme Sophie Coeuré et Sabine Dullin (ed). Editions La Découverte, Paris 2007, p.54.

36 Southworth, H. R.: “El gran camuflaje”: Julián Gorkin, Burnett Bolloten y la Guerra Civil Española. En: Preston, Paul (ed): La República asediada. Hostilidad internacional y conflictos internos durante la Guerra Civil. Ediciones Península, Barcelona 2001.

37 Vilar, obra cit., p.28. 38 Jiménez Losantos, F.: O Mussolini o Ceaucescu.

http://www.libertaddigital.com/index.php?action=desaopi&cpn=402

40 http://ddooss.org/articulos/entrevistas/Alexnadr_Alexandrovich_Zinoviev.htm

 

Annunci

Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
Questa voce è stata pubblicata in Falsi e falsari. Contrassegna il permalink.