Rev. Hewlett Johnson decano di Canterbury- IL POTERE SOVIETICO-

Rev. Hewlett Johnson   decano di Canterbury

   IL POTERE SOVIETICO Tradotto in lingua italiana con prefazione del Prof. GASPARE NICOTRI Edizione dell’Unita’ del Popolo New York, N.Y.   RIEDITO A CURA DELLA SEZIONE COMUNISTA DI S. MARIA CAPUA VETERE (Napoli)    con nuova presentazione

   OMAGGIO

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   ”Voi siete la speranza del mondo, il seme della futura societa’ senza classi dell’umanita’ intera, una societa’ senza sfruttamento dell’uomo sull’uomo, senza frontiere tra gli stati, senza odi tra le razze e i popoli”.

   Messaggio alla giovantu’ sovietica di Romain Roland.

   PRESENTAZIONE

   Piu’ di venti anni di oppressione fascista, di menzogne fasciste, ci hanno isolati dal mondo, tagliandoci fuori dalle correnti spirituali. Neppure le persone piu’ colte erano in grado di formarsi un’idea approssimativa di quelle che furono le conseguenze della prima guerra mondiale. Tutti sapevamo che in Russia avveniva qualche cosa di nuovo, una specie di maremoto che aveva squassato il vecchio Mondoma a tutti mancavano gli elementi per formarsi un’idea adeguata di quanto sorgeva dalle ravine. La reclusione delle idee alla quale fummo condannati non ci permetteva affatto di soddisfare questo bisogno dello spirito. E quello che rendeva piu’ ancora acuto lo spasimo, mortificante la nostra dignita’ di uomini erano le menzogne, sempre malvagie, non di rado balorde, che venivano ammannite a tutto spiano da gazzettieri senza scrupoli, asserviti al regime. E ci si faceva obbligo di ascoltare attentamente le cose malvagie e balorde; guai a mostrare un qualche dubbio. Bisognava giurare sul nuovo Silla e magari contribuire a diffonderlo.

   Conseguenza della bestiale situazione, nella quale si era ridotti, era il graduale abbassamento della cultura conseguenza diretta dell’ignoranza di quanto avveniva intorno a noi, e che pure aveva per noi interesse vitale.

   In paesi meno oppressi del nostro, pure distendendosi il cosi’ detto ”cordone sanitario” per evitare il contaggio delle idee nuove, qualche cosa riusciva a trapelare, ed era sempre un saggio di luce; ma occorreva lo scossone poderoso della nuova e piu’ grande guerra mondiale, perche’ si aprisse un maggiore spiraglio: occorreva che il grande popolo, staremo per dire il nuovo popolo eletto, il Russo, scendesse in guerra per la salvezza dell’Occidente e, forse, del Mondo.

   Il grande evento deprecato e temuto, eppure tanto invocato dal conservatorismo capitalista internazionale, ormai con l’acqua alla gola, presto spalanchera’ le porte, permettendo al sole ed all’ossigeno di penetrare.

   Il piccolo libro che presentiamo al proletariato, ed anche ad una cerchia piu’ ampia di lettori, perche’ le idee sono patrimonio dell’umanita’ e non di questa o quella classe, e’ gia’ una presa di contatto, una prima rieducazione alla luce per chi, come noi, esce dalle tenebre profonde. E’ una opera di divulgazione un po’ arretrata, e’ vero, (rimonta al primo anno dell’intervento russo) ma solo nei confronti degli avvenimenti bellici, ed anche questo non e’ male. Le previsioni si sono avverate in modo sorprendente. Alla prova del fuoco il piu’ acceso ottimismo e’ stato superato. E dire che ci si voleva far credere che al primo urto il ”mostro” si sarebbe sfasciato.

   Per tutto il resto una miniera di informazioni preziosissime. Noi assistiamo ad un fenomeno quale, forse, mai si vide per il passato: la creazione di un mondo proletario che non e’ affermazione teoretica di pensatori, ma realizzazione, conquista tangibile, innegabile.

   Su questo punto qualche raffronto puo’ essere utile.

   La Rivoluzione cristiana, la francese ed anche la russa riguardate sotto l’aspetto psicologico, spirituale, non sono che reazioni incomprimibili contro un mondo falso e bugiardo che vive di sopraffazioni e di menzogne. Perche’ le nuove idee trionfassero necessitava il concorso di numerosi fattori e questi, per fortuna, non mancarono. La Rivoluzione cristiana fu essenzialmente una rivoluzione morale; essa riaffermava i valori, i sentimenti che il paganesimo imbarbarito schiacciava; la francese non fu che una affermazione di principi: la famosa dichiarazione dei diritti dell’uomo. Ma all’una ed all’altra mancavano ancora qualche altra cosa che oggi si disvela come essenziale: _il fondamento economico_.

   E non poteva essere diversamente, perche’ l’evoluzione sociale si consegue a tappe, come in ogni campo. Il primo impulso e’ dato dal _sentimento_ (cristianesimo), subentra poi la _coscienza del diritto_ (riforma luterana, rivoluzione francese), non resta che il terzo stadio: il sentimento (fattore spirituale) e il diritto (fattore intellettivo), che si concretano nella realizzazione dei presupposti che rendono possibili il respiro dell’uno, l’affermazione dell’altro: _il piano di uguaglianza economica_.

   La Rivoluzione bolscevica realizza questa terza tappa, tanto sospirata ed attesa?

   Marx, Engels, Lenin, Stalin, sono i costruttori del nuovo mondo?

   Questo piccolo libro vi aiutera’ ad orientarvi, che veramente esso e’ guida preziosa; opera sincera di un uomo sincero che, per giunta, e’ fuori dalle competizioni.

   Gli avvenimenti in corso concorreranno assai piu’. Il resto lo documentera’ il prossimo domani.

   Prossimo, veramente, questo domani e’ gravido di eventi.

   UN MAGISTRATO

   PREFAZIONE ALL’EDIZIONE ITALIANA

   Il libro di Hewlett Johnson e’ uno dei piu’ coscienziosi ed illuminati giudizi sulla Russia sovietica. _Il Potere Sovietico_ contiene una lucidissima dimostrazione dei progressi compiuti dal popolo, nel campo economico, politico, educativo e cultulare, per arrivare allo ”STATO SENZA CLASSI”.

   Il capitolo riguardante la donna mi ha fatto ricordare le prime lotte sociali, alle quali partecipai nel periodo iniziale del movimento socialista in Italia. Sostenni allora nella monografia _La donna e il progresso morale_, che lo sviluppo della civilta’ dei popoli e’ rivelato dalla condizione sociale della donna. E rievocai il contributo che la donna russa aveva dato nella lotta contro la tirannide zarista.

   La descrizione che il decano di Canterbury fa della condizione della donna in Russia e’ prova sociologica della evoluzione progressista compiuta da quel paese.

   E che cosa dire del contrubuto eroico della compagna dell’uomo nell’attuale conflagrazione universale? Nel messaggio ai lavoratori inglesi Johnson dice: ”La Russia combattendo per la sua liberta’ socialista, combatte anche per la nostra”. Questo puo’ dirsi di tutti i popoli, inclusi quelli soggetti alla tirannide fascista, che ha ridotto la donna nella piu’ degradante schiavitu’.

   I lavoratori italiani che nel 1919 e 1920, quando la reazione europea tento’ di schiacciare la rivoluzione russa, diedero prova di cosciente solidarieta’ alla repubblica sovietica, ora debbono aiutare il popolo russo, mentre e’ aggredito dalla criminosa follia pangermanista.

   Una sconfitta della Russia sarebbe fatale per i popoli civili e aggraverebbe la schiavitu’ dell’Italia. La salvezza e’ nell’intesa anglo russo americana. La vittoria di questi tre grandi popoli segnerra’ la fine della barbarie totalitaria e avviera’ il genere umano verso ”il salto dal regno della necessita’ in quello della liberta”’.

   Prof. GASPARE NICOTRI

   Ottobre 1941.

   MESSAGGIO AI LETTORI D’AMERICA

   ”La vittoria finale non puo’ essere messa in dubbio…”

   Oggi, mentre scrivo queste righe, e’ il quinto giorno dell’attacco nazista contro l’Unione Sovietica. Scrivo per riaffermare la mia fede in questo grande paese, la mia fede nei principi e nelle forze che ho cercato di descrivere in questo libro. Se quanto ho scritto in questo libro e’ vero, come credo che sia, allora qualunque possa essere il corso delle vicende nell’immediato futuro, la vittoria finale non puo’ essere messa in dubbio neppure per un istante.

   Prima di esaminare quel che ci riserba l’avvenire, permettetemi di dare uno sguardo a cio’ che e’ stato gia’ detto. Forse io posso, con tutta modestia rivendicare che gli eventi di questi giorni cruciali non sono stati, nel complesso, imprevisti. Dieci mesi fa scrissi che la Russia ”puo’ esser costretta a intervenire, come possono esser costretti a intervenire gli Stati Uniti”, in questa guerra. Tale intervento si e’ ora verificato.

   In questo momento, qui in Inghilterra, dal Governo e dal Ministero degli Esteri in giu’, tutti gli ”esperti” militari e tutti gli articolisti dei giornali prevedono una completa disfatta per l’Esercito Rosso e un’immane disastro per l’Unione Sovietica. Di fatto, secondo le vedute, appena velate, degli ambienti ufficiali, starebbe per verificarsi la piu’ grande disfatta della storia.

   Permettetemi di citare due esempi, presi dalla stessa pagina del _News Chronicle_ di ieri. Il maggiore Fielding Eliot, esperto militare americano, cosi’ scrive: ”In quel poco che sappiamo dell’Esercito Rosso, dell’>Armata Aerea Rossa o delle condizioni interne dello Stato Sovietico, non c’e’ niente che dia luogo a sperare che all’immenso peso della potenza offensiva tedesca, i russi possono indefinitamente resistere”. E nella stessa pagina l’editoriale cosi’ diceva: ”Se succedesse un miracolo, e l’Esercito Rosso fosse capace di prolungare la sua difesa fino all’autunno e di immobilizzare, nella stagione delle piogie, le forze di Hitler, noi avremmo sempre bisogno di ogni briciola della nostra produzione di guerra per somministrare nel prossimo anno il colpo di grazia al regime nazista. Se, al contrario, le armate Sovietiche crollano in poche settimane – e questa e’ una possibilita’ da tenere in seria considerazione – in questo caso la nostra produzione nel corso di queste poche settimane costituira’ tutta la differenza tra la sconfitta e la vittoria per noi. Non c’e’ niente di piu’ certo di questo: che Hitler, dopo averla finita con la Russia, si rivolgera’ contro le nostre isole”.

   Date le loro premesse, l’atteggiamento di questa gente e’ in parte scusabile. Vent’anni or sono la Russia _era_ il paese dei contadini analfabeti, il paese privo di qualsiasi genere di attrezzatura industriale e di capacita’ tecnica. La Germania, d’altro lato, era il paese piu’ industrializzato del mondo, ad eccezione degli Stati Uniti. Hitler non ha avuto bisogno di costruire tutto un apparato industriale: egli ne aveva gia’ uno a sua disposizione e con esso fu in grado di addestrare e di armare la superba macchina da guerra di cui ora si serve. La Russia Sovietica, d’altro lato, dovette costruire l’industria, educare i bambini, formare i tecnici e infine organizzare ed equipaggiare l’esercito e i servizi della difesa. Il compito che stava di fronte alla Russia era ed e’ sovrumano. Ventitre anni son brevi per rifare tutto un paese.

   Non sorprende affatto, in conseguenza, che questi scrittori, non comprendono quali immense forze creatrici siano state messe in moto, ed essendo profondamente avversi alle nuove idee e ai nuovi metodi, si lascino avviluppare dalle reti della loro stessa propaganda. Essi hanno tanto spesso sostenuto, di fronte a loro stessi e di fronte ai loro lettori, che il comunismo era un fallimento, che hanno finito per crederlo – e naturalmente non possono togliersi di dosso tale errato modo di pensare in questo momento cruciale.

   Contro quest’atteggiamento disfattista, generato dall’ignoranza abissale di tutto cio’ che e’ sovietico, e ancor troppo diffuso in Inghilterra e in America, ho scritto ieri il messaggio seguente e l’ho offerto al _News Chronicle_, che l’ha gentilmente cestinato:

   ”_Messaggio ai lavoratori inglesi:_

   ”Alle ore 3 antimeridiane di domenica 22 giugno 1941, Hitler ha firmato il suo atto di morte e l’atto di morte del nazismo e del fascismo. A quell’ora egli ha proditoriamente attaccato l’Unione Sovietica, e in tal modo ha reso sicura la sua propria definitiva sconfitta. Contro l’eroismo dell’Esercito Rosso, contro il non meno eroico sforzo dei 193 milioni di cittadini Sovietici, la mostruosa macchina da guerra che Hitler ha creato si infrangera’ come contro una roccia. Cio’ e’ certo – come e’ vero che il giorno segue la notte.

   ”Hitler ha tre mesi di tempo per schiacciare e conquistare la Russia. Non esiste al mondo ne’ un individuo ne’ un paese capace di farlo.

   ”Anche se si ammette la peggiore delle ipotesi, e se, in conseguenza della sua proditoria azione di sorpresa, Hitler dovesse assicurarsi delle grandi vittorie iniziali, se dovesse per esempio occupare Mosca, a seicento miglia dalla frontiera, ci sarebbe ancora la grande base degli Urali, a seicento miglia a oriente, da cui continuare a combattere. Dovesse anche essa cadere, c’e’ ancora, dopo altre mille miglia ad oriente, la terza grande base del Kuzbas.

   ”Questi grandi centri industriali non possono esser raggiunti e occupati, in tre mesi, da nessun esercito del mondo, anche se ogni resistenza venisse a cessare. Ma dietro ogni pollice di terreno che eventualmente riescano a conquistare, i nazisti troveranno di fronte, armati, gli operai e i contadini della Russia, sempre pronti a colpire. Non vi sara’ qui una popolazione facile a domare e terrorizzare, come in tutti gli altri paesi conquistati. Le terre e le fabbriche della Russia appartengono al popolo, e il popolo combattera’ fino alla morte per le sue terre e per le sue fabbriche, come fece nelle guerre rivoluzionarie. Il popolo russo non sara’ mai soggiogato.

   ”Ma questa e’ la peggiore delle ipotesi. IO non ritengo che la macchina di guerra nazi, malgrado tutta la spietata efficienza e la perfezione che ha dimostrato, spazzera’ via l’Esercito Rosso come ha distrutto, le armate francesi ed inglesi, polacche e olandesi, jugoslave e greche. Negli effettivi, nelle armi e nell’equipaggiamento i due eserciti sono press’a poco uguali; ma nei comandi, nel coraggio e nel morale l’Esercito Rosso mostrera’ di che cosa e’ capace un esercito del popolo.

   ”Io ritengo che in definitiva sara’ l’esercito nazista che sara’ ricacciato in Germania, disfatto e sconfitto. Se questo avverra’, nella storia delle razze umane si aprira’ un nuovo capitolo, un’e’ra migliore. Poiche’ la Russia sta per tutto quanto e’ progressista: per la giustizia e l’uguaglianza tra le classi e le razze, per la fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, per un ordine economico piu’ giusto e piu’ nobile. Ecco perche’ la Russia e’ stata cosi’ odiata nel passato, ecco perche’ Hitler oggi l’attacca.

   ”E’ giusto affermare che i destini dell’umanita’ sono in gioco in questa grande battaglia di cui si stanno oggi sparando i primi colpi. Da una parte v’e’ luce e progresso, dall’altra le tenebre e la corruzione della reazione e la schiavitu’ e la morte. La Russia, combattendo per la sua liberta’ socialista, combatte anche per la nostra.

   ”Quale puo’ essere il nostro aiuto? Noi dobbiamo intensificare la pressione della nostra armata aerea, rafforzare con quanto c’e’ di meglio, in uomini e macchine, le nostre forze armate e impiegarle, al momento opportuno, sul fronte occidentale, mentre l’Esercito Rosso combatte sul fronte orientale. Per questo ogni uomo e ogni donna devono mettersi al lavoro. Io mi appello a tutti i progressisti, uomini e donne, ai minatori e ai ferrovieri, agli operai delle fabbriche e agli operai delle munizioni, perche’ lavorino piu’ di quanto non hanno lavorato finora. E’ questo il modo di dare il vostro contributo per la liberta’; e’ questo il modo di dar assistenza ai vostri compagni, i lavoratori Sovietici, che oggi combattono per voi; e’ questo il modo di liberare i lavoratori d’Europa travolti e schiacciati sotto il tallone nazista, schiavi impotenti negli ingranaggi fascisti; e’ questo il modo di far finire la guerra piu’ rapidamente di quanto non abbiamo finora sperato. E forse, cosi’ facendo, noi gettiamo veramente le fondamenta di un mondo senza guerre”.

   In queste parole io ho cristallizzato la mia fede nelle nuove forze della classe operaia, in queste nuove forze che l’URSS ha felicemente liberato. Una nuova civilta’ e’ stata chiamata a riplasmare quella antica. Io innalzo orgogliosamente la mia bandiera sull’albero maestro della nuova civilta’ e con non minore orgoglio mi rivolgo alla classe operaia degli Stati Uniti e a tutti i miei amici in questo grande paese, per chiedere che essi mettano in moto con disciplina e con unita’ tutte le loro energie creatrici e si dedichino giorno e notte all’immane compito del rifornimento dei loro fratelli e compagni, qui e nell’Unione Sovietica, apprestando loro tutti mezzi necessari. Io so, per amara esperienza, che cosa significhi al fronte la deficienza di armamenti. La Cina, l’Abissinia e la Spagna furono sconfitte perche’ degli uomini valorosi han bisogno di macchine e di mezzi pari a quelli del nemico.

   Scrivo queste righe nei resti diroccati del mio antico e bel Decanato, bombardato nello scorso ottobre mentre eravamo a tavola. Non c’era allora, non c’e’ oggi ne’ collera ne’ amarezza nel mio cuore. C’e’ soltanto una profonda pieta’ per le pene e le follie di questo mondo, e la ferma convinzione che ardui e duri compiti debbono esser portati a termine per raggiungere la liberazione degli operai e dei popoli schiavi d’Europa.

   La nostra grande e bella Cattedrale si erge in mezzo alla distruzione causata dalle bombe. Delle aperture scarne e lugubri deturpano la purezza dei nostri chiostri pieni di pace e delle vecchie strade della citta’. Ma la Cattedrale eleva al di sopra di questo paesaggio, calma e intatta, il suo magnifico campanile proteso verso il cielo. In questo io vedo il simbolo dell’infinito spirito umano e delle inscrutabili, ultime e benefiche mire divine.

   HEWLETT JOHNSON

   _decano di Canterbury_

   _27 luglio 1941_

   IL NUOVO ESPERIMENTO

   L’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche si estende sui due terzi dell’Asia e sulla maggior parte dell’Europa Orientale. Il suo territorio e’ piu’ vasto di quello di qualsiasi altro paese del mondo.

   L’Unione Sovietica abbraccia un sesto della superficie della terra – la sesta parte Socialista del mondo; e quattordici mari, appartenenti a tre oceani, l’Oceano Artico, l’Atlantico e il Pacifico, bagnano le sue coste. A nord il suo territorio giunge a 621 miglia dal Polo, a Sud si avvicina all’Equatore piu’ di Gibilterra. Il suo clima va dal clima artico al subtropicale; e’ un paese dove vivono orsi polari e tigri; vi si trovano i muschi dell’Artico, la palma da datteri e la canna di bambu’.

   Salvo rare eccezioni di nessuna importanza, l’Unione Sovietica possiede tutte le risorse naturali che l’industria richiede: ferro, carbone, cotone; possiede piu’ della meta’ delle risorse mondiali di petrolio, e risorse minerarie altrettanto vaste quanto svariate.

   Questa ”isola del mondo” come la defini’ una volta pittorescamente Halford Mackinder, ha tutto quel che le occorre per il proprio sviluppo; le sue ricchezze potenziali sono in rapido processo di realizzazione.

   La sesta parte socialista del mondo ha superato la fase sperimentale. Ogni anno che passa siamo meglio in grado di valutarla. L’ordine della societa’ sovietica e’ lungi dall’essere perfetto. In varie direzioni, l’Unione sovietica ha ancora un lungo cammino da percorrere. Le difficolta’ dell’inizio erano inevitabili. L’immensita’ dell’Unione le fece apparire insuperabili. Naturalmente in molti punti secondari il nuovo ordine offre il fianco alle critiche. Ma le principali realizzazioni dei ventidue anni scorsi sono talmente grandi, e il progresso compiuto negli ultimi sei anni, da quando il regime e’ stato completamente socializzato, e’ talmente colossale, che il mondo esterno non puo’ piu’ permettersi di ignorare cio’ che sta succedendo. I profondi mali che negli altri paesi rendon vana la scienza e costituiscono un insulto alla moralita’ cristiana si dileguano a mano a mano che la nuova civilta’ socialista dell’oriente rimpiazza l’ordine e il dominio plutocratico dell’occidente.

   ***

   Nell’Unione Sovietica le fabbriche e le miniere, le ferrovie e le navi mercantili, le terre e le organizzazioni commerciali sono di proprieta’ del popolo. La vita economica e sociale del paese e’ organizzata secondo un piano in base all’interesse pubblico. L’assoluta uguaglianza da’ modo a tutti i cittadini, indipendentemente dalla razza e dalla nazionalita’, di partecipare al governo dello Stato in relazione alla loro capacita’. L’assoluta uguaglianza dei due sessi, ”a lavoro uguale, salario uguale,” e’ una legge fondamentale.

   A tutti sono assicurate identiche possibilita’ nel campo dell’educazione; l’istruzione sara’ presto obbligatoria fino all’eta’ di 17 anni, e gli studenti ricevono il salario durante gli anni d’universita’. A tutti e’ assicurato il lavoro; non esiste disoccupazione; son finite le crisi economiche; i prezzi son sempre piu’ bassi e i salari piu’ alti. La giornata lavorativa non supera in nessun caso le otto ore, con una media di sette ore. Tutti i lavoratori ricevono al minimo due settimane di vacanze pagate all’anno. A tutti sono assicurate le cure mediche gratuite; tutti ricevono i salari, in caso di malattia, come se fossero al lavoro. Prima e dopo il parto le donne ricevono una lunga licenza con paga intera. Nessun cittadino trae profitto alcuno dalla fabbricazione delle armi. L’Unione Sovietica e’ sinonimo di democrazia, di pace e del diritto delle nazioni all’autodecisione.

   Il programma russo mi ha avvinto sin dalla sua prima formulazione.

   Gigantesco nelle sue dimensioni, pratico nell’applicazione, scientifico nella forma, cristiano nello spirito, questo programma si e’ assunto un compito finora mai tentato da nessuno Stato, moderno o antico. E’ un programma che pensa non in termini di una classe privilegiata, ma in termini dell’anima individuale; non in termini di profitto per una esigua minoranza, ma in termini di utilita’ per tutti; deliberatamente rivolto all’organizzazione del complesso della vita su un sesto della superficie della terra, cosicche’ un dodicesimo della popolazione mondiale possa in definitiva parteciparvi, ciascun secondo i suoi bisogni.

   Questa cosa meravigliosa e, in quanto applicata alla concreta realta’ della vita, completamente nuova era stata un oggetto di sogni per gli idealisti, ma mai fino ad ora una base di governo per gli uomini politici. Questo complesso costituisce una ”Magna Charta” per i poveri, e solleva un intero popolo ad un piu’ alto sistema di vita, con un tenore di esistenza piu’ elevato. Tutt’al piu’, in precedenza era stata gettata una scala grazie alla quale i pochi favoriti di un ”ordine inferiore” potevano salire ai posti privilegiati tra le classi privilegiate; ma il pubblico nel suo insieme non era mai stato considerato su basi di uguaglianza. La produzione di merci e di servizi era stata operata o permessa non in considerazione degli accertati bisogni dell’intera comunita’, ma solo come mezzo di profitto per i possessori delle terre e degli strumenti di produzione, risultandone la poverta’ per alcuni, la ricchezza per altri, e la confusione e l’inefficienza per tutti.

   Il programma russo, al contrario, abbraccia in un piano generale la comunita’ nel suo complesso, prendendo in considerazione i bisogni di ciascun individuo in un insieme di 193,000,000 di anime, attraverso le successive fasi della vita; da bambini, da giovani, da adulti, nello splendore della salute e della forza, nell’ombra della vecchiaia e delle malattie. E’ un piano, scientifico nella formulazione e integrale negli scopi, che va incontro ai bisogni di una moltitudine di uomini e donne di diverse nazionalita’, rispondendo alla necessita di un lavoro proficuo alternato con adeguato riposo e svago, per questa moltitudine che, in quanto composta di produttori, richiede delle convenienti condizioni di lavori, e in quanto composta di consumatori deve esser soddisfatta nelle sue esigenze.

   Il piano sovietico sta in vivido contrasto con l’assoluta mancanza di piani del mondo capitalista, in cui il soddisfacimento dei bisogni e’ lasciato al caso, in cui chi ha denaro puo’ comprare, e chi non ne ha deve tirare avanti nell’indigenza. Un mondo in cui degli individui privati, o dei gruppi di individui, che controllano larghe risorse di capitali, mettono, come essi hanno il potere di fare, degli uomini a lavorare a compiti che assicurano il lusso ai pochi ma che rendono in conseguenza piu’ scarse e costose le necessita’ della vita per i piu’. Un mondo in cui, lo ripeto ancora una volta, se uno e’ lasciato, nella confusione che ne risulta, senza lavoro e senza denaro, , quest’uno e le centinaia di migliaia che si trovano nelle stesse condizioni son condannati a morir di fame nell’inerzia, a meno che non siano salvati da un sussidio inadeguato e umiliante. Un mondo, infine, in cui nessuno, anche se ha denaro, puo’ essere mai assolutamente sicuro, data la totale mancanza di piani, di poter soddisfare i suoi bisogni reali ed essenziali, o di poterli soddisfare nel modo piu’ adeguato. Ciascuno deve correre i propri rischi in mezzo a milioni di individui non organizzati, ciascuno spendendo i propri guadagni a suo modo, a casaccio.

   Il soddisfacimento dei bisogni essenziali per tutti richiede, tuttavia, una organizzazione cosi’ elaborata, da far indietreggiare le comunita’ piu’ civili e piu’ industrializate. Cio’ richiede, da un lato, un numero sufficiente di case di maternita’; di scuole e istituti per bambini e per giovani; di maestri, professori, inventori, ricercatori, per avviare i giovani alle arti della produzione, e un’organizzazione adeguata per farli lavorare tutti durante l’addestramento. Esso richiede, d’altro lato, l’elaborazione di un’organizzazione produttiva e distributiva tale da convogliare ad ogni individuo un flusso costante di beni e di servizi che comprendono tutte le categorie dei bisogni personali, dall’abitazione al vitto. dai vestiti ai mezzi di trasporto, dalla musica all’arte e alla letteratura e a tutte le attivita’ culturali.

   Non meno audace e non meno complesso di questo e’ stato il piano che dai primi anni della Rivoluzione i nuovi dirigenti della Russia hanno iniziato a formulare; ed il terreno su cui doveva essere costruito era dato da un paese in cui un sistema di agricoltura arcaico e feudale soltanto all’ultimo momento aveva permesso all’organizzazione industriale di affermarsi in qualche posto e in scala assolutamente sproporzionata all’estensione del territorio russo. Nell’agricoltura, nell’industria e nell’educazione, la Russia era in ritardo di cent’anni rispetto agli Stati Occidentali.

   LE CONDIZIONI SOTTO GLI ZAR

   Non c’era paese, popolo e momento storico che potessero a prima vista apparire meno propizi per questo grande esperimento, il piu’ grande esperimento del mondo, anche se lo consideriamo nella sua iniziale, rudimentale concezione. E la forma profondamente elaborato del piano, come sta oggi di fronte a noi, e’ stato il frutto di uno sviluppo, il risultato di lunghi anni di prove e di errori: il piano completo, naturalmente, non scaturi’ bell’e formato dalla mente dei dirigenti o della comunità.

   Anche nella sua forma elementare, tuttavia, il piano presupponeva l’esistenza di una organizzazione industrale competente e di una produzione industriale adeguata. La Russia del 1917 non aveva ne’ l’una ne’ l’altra. La Russia del 1917 offriva ai nuovi dirigenti ogni genere di ostacoli e nessun incoraggiamento, poiche’ gli scarsi organismi industriali che gia’ possedeva giacevano in frantumi, prima di tutto per effetto di una guerra alla quale il paese non era mai stato preparato, e poi per effetto di una guerra civile che aveva condotto degli eserciti stranieri a calpestare i suoi campi e distruggere le sue fabbriche.

   La Russia zarista che i nuovi dirigenti ereditarono era quasi esclusivamente un paese agricolo e aveva disteso la rete del suo impero sopra la Finlandia, l’Estonia, la Lettonia, la Polonia Russa e la Bessarabia, in aggiunta a tutti gli Stati meridionali ed orientali che oggi fan parte dell’Unione Sovietica. 80 per cento dell’intera popolazione, ancora nel 1928, era direttamente o indirettamente connessa con l’agricoltura e si dibatteva in mezzo a difficolta’ senza fine. La proporzione era ancora piu’ alta nei primi anni. Il terreno, particolarmente nel centro e nel sud-est della Russia, nel Caucaso e nel Turkestan, era ricco come i migliori terreni d’Europa e la zona delle ”Terre nere” e’ probabilmente la piu’ fertile del mondo, ma i raccolti erano incredibilmente bassi. La Russia era ancora la terra dell’aratro di legno, della roncola e della falce; nel 1913 la meta’ degli aratri era costituita da aratri chiodo, che grattavano superficialmente il terreno invece di rivoltare la zolla. I metodi russi di coltivazione erano medievali. Soltanto nelle terre dei contadini ricchi e nelle grandi aziende v’erano traccie di macchinario moderno.

   Per la maggior parte l’unita’ di cultura era, come in Cina, troppo piccola per un’agricoltura efficiente: su 263,000,000 di acri 138,000,000 di acri erano ripartiti tra 16,000,000 di contadini, con una media di 8-9 acri, il piu’ delle volte composti da parcelle separate e distanti. L’individualismo dei contadini rendeva impossibile la meccanizzazione dell’agricoltura.

   Lo stato del contadino zarista e il suo villaggio e’ stato descritto da parecchi scrittori. Ecco qui le parole di Maurice Hindus, il quale, tornando dall’America al paese natale, parla della donna che all’epoca della sua giovinezza era la bellezza del villaggio e che nel frattempo era divenuta, a 35 anni, una donna gia’ vecchia, madre di otto figli, di cui sette eran morti e il sopravvissuto sempre malaticcio:

   ”Non avrebbe potuto e non potra’ essere altrimenti” – egli dice – ”finche’ la gente vivra’ in catapecchie maleodoranti e senz’aria, insieme ai maiali e ai polli e ai vitelli; finche’ le madri non faranno che raramente il bagno a bambini e daranno loro da mangiare, con le dita sporche o con ciucciotti artificiali fatti di panni lurudi, le loro pappe di pane nero, di patate o dell’invitabile _kascia_ o decotto di avena”. Il suo villaggio non aveva scuola nell’epoca prerivoluzionaria e pochi contadini erano in grado di fare la propria firma.

   I governanti zaristi paventavano il sorgere di una classe media manifatturiera. L’impresa industriale era ostacolata in tutti i modi. Sebbene i depositi di carbone russi fossero tra i piu’ ricchi del mondo, nel 1913 la produzione di carbone in Russia era un ventisettesimo di quella degli Stati Uniti. Questa industria, cosi’ come esisteva, era in gran parte in mano a stranieri. Capitalisti stranieri sfruttavano i giacimenti minerari, comprando a titolo di concessione dal governo zarista tratti di terra ricchi di metalli. Capitalisti francesi e belgi avevano il controllo delle miniere di ferro e di carbone del bacino del Donbas; capitalisti inglesi e francesi controllavano i pozzi petroliferi di Baku, e il controllo delle fabbriche tessili e degli altri stabilimenti era suddiviso tra capitalisti francesi, inglesi e tedeschi.

   La sorte dei lavoratori era disperatamente difficile. Lunghe le ore di lavoro e bassi i salari. Dei salari estremamente bassi non significavano altro che un livello di vita estremamente basso. E’ stato determinato che nel 1912 la paga media annua degli operai industriali era di 255 rubli, quella degli operai delle raffinerie di zucchero 106 rubli. La giornata lavorativa normale era di 10-12 ore.

   Le condizioni nelle fabbriche erano vergognose. Uomini e donne passavano le lunghe ore della giornata di lavoro in edifici mal disegnati, male illuminati, mal ventilati e sempre troppo affollati. Le misure sanitarie eran praticamente inesistenti.

   Le case eran peggio delle fabbriche. Un’inchiesta del 1898, riportata dal consiglio comunale di Mosca, relativa a 16.478 alloggi di Mosca, mette in evidenza che il 17 per cento della popolazione viveva in condizioni inumane:

   ”_Le scale che portan giu’ nei tuguri in cui la gente vive sono coperte di lordure d’ogni genere, i tuguri stessi sono quasi riempiti di sudicie tavole sulle quali si trovano dei giacigli non meno luridi, e negli angoli non v’e’ che sporcizia. E’ molto se c’e’ appena un po’ di luce, poiche’ questi tuguri sono per meta’ sotto terra e ben poca luce riesce a penetrare attraverso le luride finestre. Al di sotto delle finestre il buio e’ completo; i muri sono umidi e ricoperti di muffa._”

   La malsane capanne di legno dei sobborghi delle citta’ erano appena un po’ meno indegne delle cantine sopra descritte. Tali condizioni, nelle citta’ e nelle campagne, accoppiate con l’insufficenza numerica, qualitativa e strumentale dei servizi medici, erano largamente responsabili del quoziente di mortalita’ del 29,4 per mille, che saliva al 32,7 per mille nel caso dei bambini.

   In un simile paese, e di fronte a difficolta’ e deficienze cosi’ inconcepibilmente immense, un pugno di dirigenti con ben poca esperienza pratica inizio’ le prime fasi del piu’ grande esperimento del mondo. Avrebbe la partita potuto essere piu’ svantaggiosa per loro? Evidentemente, poteva esserlo: ed in realta’ lo fu. Poiche’ al mucchio dei problemi e degli ostacoli ereditati, altri due se ne aggiunsero, la guerra e la guerra civile.

   La Russia si era gettata contro la Germania, dalla parte degli Alleati, una guerra per la quale non era equipaggiata ne’ per quel che riguardava le condizioni dell’esercito, malgrado le profuse spese di capitali inglesi e francesi, ne’ per le condizioni dell’industria, e ancora meno, come e’ stato dimostrato dopo gli avvenimenti, per la tempra delle masse depresse. La follia zarista tento’ tuttavia il gioco e getto’ un popolo impreparato in una guerra a morte contro la piu’ forte potenza militare del mondo. Ai soldati russi non e’ mai mancato il coraggio: cio’ che mancava erano i fucili, l’artiglieria, le munizioni e il cibo. Male armate e mal nutrite, le truppe andarono in trincea; e dopo una serie di sconfitte amare e colossali la Russia crollo’.

   I suoi ufficiali corrotti, le ferrovie congestionate e paralizzate, la popolazione affamata – la Russia si infranse, e col suo crollo un vecchio ordine scomparve per sempre e un nuovo ordine apparve sulla scena. L’esercito inviato a sedare le sommosse si uni’ ai dimostranti. La rivoluzione vide spontaneamente la luce.

   Tra le incertezze di otto mesi di tentennamenti, con un Governo Provvisorio che vanamente lottava per salvare quel che poteva dalle rovine del passato, un solo partito sapeva quello che voleva. Era un partito di minoranza, ma compatto, ed aveva un programma e una parola d’ordine. E di fronte al frido ”_Pane, Pace e Terra_” il Governo provvisorio di Kerensky cadde, e il 7 novembre 1917 i Bolscevici erano al potere ed ebbe inizio il Governo Sovietico.

   Fin dal principio, il diritto dei Soviet al potere venne naturalmente contestato con grande asprezza. Attaccati dall’interno e dall’esterno, un periodo di quattro duri anni di guerra si apre ora dinanzi ai nuovi dirigenti. Il mondo capitalista non avrebbe permesso senza una lotta disperata degli esperimenti per la formazione di un nuovo ordine della societa’ il quale, se fosse riuscito, avrebbe messo in pericolo tutto cio’ che il mondo capitalista aveva di piu’ caro.

   Non deve apparire strano che la Russia si sia trovata circondata da nemici, ne’ che tra i suoi piu’ acerrimi nemici vi fossero gli alleati della vigilia. Di fronte a una nuova minaccia, come la Rivoluzione Russa si presento’ al mondo occidentale, le potenze imperialiste, appena emerse dalle spire mortali in cui si erano avvolte a vicenda, si trovarono unite nell’attacco contro quello che decisero di riconoscere come un nemico comune. La Russia venne invasa dalla Germania, dall’Inghilterra, dalla Francia, dagli Stati Uniti, dalla Cecoslovacchia, dalla Polonia, dal Giappone. Costretta a combattere su tutti i fronti, a nord e a sud, a oriente e a occidente, la Russia emerse alla fine vittoriosa ma esausta; il paese in rovina, la sua economia in condizioni di collasso completo; i campi invasi da soldati e da malerbe, le officine e le fabbriche ferme per mancanza di combustibili e materie prime; le ferrovie affollate di locomotive fuori uso, di vagoni fracassati e di autocarri danneggiati; i ponti saltati in aria e i bonari delle ferrovie semidistrutti. Il volume della produzione industriale, che era sempre stato insufficiente, s’era ora ridotto a un quinto del volume d’anteguerra. La produzione agricola era scesa alla meta’ del livello del 1914, i campi non eran piu’ stati lavorati ne’ seminati, il bestiame era stato portato via in una delle guerre o sterminato nell’altra. L’intero paese era in preda alla fame.

   Le difficolta’ che stavano di fronte ai nuovi dirigenti della Russia nella formulazione e nell’esecuzione del loro piano, devono essere deliberatamente messe in evidenza, poiche’ e’ su questo stato di fatto che si deve valutare il progresso russo. Lo spaventoso stato di arretratezza della Russia zarista deve esser tenuto ben chiaro e ben presente, per una giusta valutazione delle realizzazioni russe e degli ostacoli incontrati per via.

   IL PROGRAMMA E IL PIANO

   Nelle sue grandi linee, la produzione organizzata sulla base di un piano che tende all’approvvigionamento dei generi di consumo e degli strumenti di produzione necessari, per il beneficio non dei pochi, ma di tutti, per assicurare a ciascuno la liberta’ dallo sfruttamento, un’uguale possibilita’ di lavoro, lo svago, l’educazione e la sicurezza, puo’ essere definita abbastanza facilmente. Ma per tradurla in pratica si e’ dovuto affrontare il problema piu’ intricato e piu’ complesso di qualsiasi grado di impresa umana.

   Il piano fu generato logicamente ed inevitabilmente dalla determinazione dei dirigenti rivoluzionari di costruire uno ”Stato senza classi”. L’idea dello ”Stato senza classi” e’ il seme dal quale e’ germogliata, nel presente regime, l’organizzazione della produzione sulla base di un piano. Nel suo lato negativo, uno ”Stato senza classi” e’ uno Stato in cui nessuno e’ libero di utilizzare il lavoro degli altri per il suo proprio arricchimento. Nel suo lato positivo, e’ uno Stato in cui i bisogni sociali sono assicurati a tutti su basi di uguaglianza. Con cio’ non si e’ mai intesa una uguaglianza nello stretto senso della parola, salvo al termine di un procedimento molto lungo. Rimaneva per esempio la possibilita’ di disuguaglianza dei salari. Lo ”Stato senza classi” implicava il contributo di lavoro da parte di tutti, insieme con l’assegnazione di una quota per tutti nella produzione comune.

   Se, tuttavia, debbono esser presi in considerazione i bisogni di tutti, ne segue che la produzione, come la distribuzione, debbono esser adattate al soddisfacimento di questi bisogni. La regolazione della produzione non deve essere lasciata al capriccio di produttori individuali, ne’ a gruppi di produttori. E’ per questo che gli strumenti di produzione dovevano appartenere al pubblico e non a privati.

   In una parola, non e’ affatto l’interesse dei produttori che deve esser considerato come il primo e il piu’ importante, ma l’interesse dei consumatori. I consumatori e i loro bisogni sono il pernio attorno al quale si deve muovere l’industria produttiva. I beni debbono esser approvvigionati in proporzione alla relativa importanza ed alla relativa urgenza di tali bisogni. I dati per valutare detti bisogni debbono esser raccolti e quindi esaminati uno per uno.

   Dopo aver determinato in quale ordine e in qual misura si deve provvedere ai vari bisogni, vengono inviate ai produttori le ordinazioni, specificando quali merci debbono esser prodotte e le quantita’ relative. In questo modo gli operai dell’Industria, i contadini e i gruppi di contadini sanno che cosa produrre e quando e dove produrre. Non vi sara’ sovrabbondanza, poiche’ si sono calcolati i bisogni; non vi sara’ crisi ne’ _boom_ ne’ disoccupazione.

   Per esporre la questione con piu’ concisione e concretezza, per quanto senza esattezza scientifica, il metodo di valutazione dei bisogni era press’a poco il seguente, nelle prime fasi della Rivoluzione.

   Due erano le cose di importanza fondamentale: la sicurezza nazionale e la capacita’ produttiva. Il paese, e’ bene ricordarlo, cominciava da zero; l’industria era ridotta a un’entita’ insignificante, gli stabilimenti industriali eran rovinati e i campi devastati. Il paese era a corto di una massa enorme di prodotti, ma il bisogno di materiali bellici era il piu’ urgente.

   Era in corso una guerra su sette fronti. Se la guerra fosse stata persa, tutto era perduto. Il grosso dell’energia industriale russa doveva quindi esser rivolto, e rivolto immediatamente, all’approvvigionamento dei materiali bellici.

   Il secondo bisogno era strettamente collegato al primo. La Russia Sovietica doveva avere dei capitali industriali. I Soviet, in altre parole, dovevano avere le macchine essenziali per la produzione dei beni: macchine per produrre i materiali bellici, il materiale ferroviario e i generi di consumo. La Russia, fino allora, dipendeva dall’estero per l’approvvigionamento dei materiali essenziali. Tale approvvigionamento era quasi completamente venuto a mancare, e avrebbe potuto cessare del tutto da un momento all’altro. La Russia doveva fare ogni sforzo per rendersi indipendente dall’estero. E per l’approvvigionamento dei capitali industriali la Russia non poteva contare sull’assistenza finanziaria estera, ma doveva allargare la sua attivita’ col solo aiuto dei suoi immediati risparmi. Tutto questo implicava un lungo periodo di privazioni, implicava che tutti stringessero drasticamente la cintola.

   Ma l’uomo non vive soltanto di capitali industriali e di materiali bellici. L’uomo non si nutre di officine ne’ di altiforni ne’ di impianti di energia elettrica. L’uomo ha bisogno di pane e di carne, di alloggio e di vestiti, di scuole e di letteratura e di ricreazione. Tutte le rimanenti energie e risorse dell’economia del paese dovevan quindi esser dedicate all’approvvigionamento di questi bisogni culturali e di sussistenza; i quali tuttavia, in vista della fondamentale importanza dei capitali industriali e degli armamenti, dovevan esser limitati all’estremo.

   Questo, nelle sue linee generali, era il piano come venne formulato al Consiglio Supremo dell’Economia Pubblica, che venne pittorescamente definito da Philips Price come ”il primo creato nel mondo per realizzare in pratica la teoria che ogni cittadino e’ parte di una grande famiglia umana e ha dei diritti da far valere in quanto compie il suo dovere verso di essa”.

   Nel piano risiede il mezzo destinato a modellare un nuovo ordine non nella sola Russia, ma in definitiva in tutto il mondo. Il piano venne costruito su quelle basi morali che il Cristianesimo ha sempre domandato, osserva acutamente il Price: il riconoscimento che la societa’ e’ una famiglia; che ogni componente della societa’, come il bambino nella famiglia, ha dei diritti nei confronti della famiglia, dalla nascita e dall’infanzia in poi; ma che d’altronde ogni membro ha un dovere cosi’ come un privilegio, e quando diventa maggiorenne tali diritti sussistono solo in quanto egli compia il suo dovere verso la famiglia. Tutti debbon lavorare. Tutti debbon ricevere il frutto del lavoro.

   Questa vasta economia familiare ha bisogno di un accurato preventivo e di un’esecuzione fedele, come ne ha bisogno qualsiasi economia familiare, anche la piu’ ridotta. L’elaborazione di un piano dei bisogni e delle possibilita’ della famiglia sta alla base di tutto questo; ed e’ invero impossibile immaginare o inquadrare in un linguaggio piu’ semplice uno schema che meglio di questo realizzi le domande della coscienza cristiana e le norme di un ordine scientificamente razionale al tempo stesso.

   Il programma come tale meritava almeno la piu’ clamorosa accoglienza da parte dei cristiani e degli scienziati. La critica dei metodi impiegati – il fatto di aver calpestato delle vite umane, il disprezzo di tradizioni venerabili e di valore e l’intolleranza delle credenze religiose – era giustificata e giusta. Ma il tentativo in se stesso aveva diritto al benvenuto da parte di quelli che da secoli predicavano e domandavano un ordine proprio come quello, basato proprio su quei principi. Qualora i principi fossero stati bene accolti, la critica avrebbe avuta un valore molto maggiore, e molte delle cose criticate non sarebbero sicuramente successe. Il corso della Rivoluzione avrebbe potuto essere grandemente diverso, qualora la simpatia e la comprensione avessero preso il posto dell’ostilita’ e dell’intervento armato. Non c’e’ cosa che riduca gli uomini alla disperazione piu’ del fatto che, in un tentativo di realizzare delle riforme benefiche, si trovano tutto il mondo allineato contro di loro, e tanto piu’ se tra quelli in linea essi scoprono gli uomini che avevano predicato gli stessi ideali, ma che ora ne temono la realizzazione concreta.

   I cristiani eran proprio quelli che avrebbero dovuto avere una tale visione e che avrebbero dovuto accoglierla con tutto il cuore. Il non aver fatto questo e’ stato un cattivo servizio reso alla religione in generale, e alla Chiesa Cristiana in particolare. I cristiani si sono lasciati accecare dall’ostile propaganda degli interessi costituiti che si sentivano minacciati. Essi sono stati felici di credere nelle peggiori cose intorno alla Russia, proprio come hanno fatto poi per la Spagna; e cosi’ facendo hanno incoraggiato e attivamente aiutato quelle forme di capitalismo finanziario che oggi, come in Germania, si rivoltano contro di loro e li combattono, e fan questo proprio con l’argomento che la Chiesa stessa e’ responsabile delle ”ridicole” dottrine del valore della personalita’ e della fratellanza umana.

   LA DRAMMATICA IDEAZIONE DEL PIANO SOCIALISTA

   Il Piano sovietico ha un’importanza cosi’ fondamentale per comprendere la Russia sovietica, che e’ opportuno soffermarci a illustrare a grandi linee la genesi, gli aspetti principali e il principio informatore.

   A questo scopo, occorre fare un passo addietro ed esaminare tutta la questione nel suo complesso. Se uno concentra la sua attenzione sulle deficienze, o sugli aspri modi di applicazione nel tumulto della rivoluzione, perde di vista i punti veramente vitali, come chi di fronte a un capolavoro si limitasse a ricercarne i piccoli, inevitabili errori.

   Per Lenin, il principio della societa’ senza classi esisteva in forma chiara e netta. Non era cosi’, invece, per il principio dell’elaborazione di un piano di produzione in relazione al consumo della comunita’,, principio che era destinato a dare forma concreta alla societa’ senza classi. L’elaborazione del piano della produzione fu lenta e difficile, e si inizio’ quando i primi esperimenti socialisti del ”controllo operaio” dell’industria non dettero i risultati voluti. E non poteva essere altrimenti, poiche’ il controllo operaio della produzione lasciava insoluti i problemi pregiudiziali: qual’era la produzione di cui la comunita’ aveva bisogno, e qual’era la produzione che la comunita’ poteva permettersi.

   Sono i bisogni della comunita’ che determinano l’attivita’ dei produttori. Se, per esempio, la comunita’ presa nel suo complesso, ha bisogno di scarpe, sarebbe sciocco destinare dell’energia produttiva a fabbricare ghette, per quanto perfetto possa essere il ”controllo operaio” nell’industria delle ghette.

   L’accertamento dei bisogni della comunita’ richiede tuttavia un’organizzazione del tutto separata dal complesso dell’industria, un’organizzazione che esprima direttamente, da portavoce dell’intera comunita’ quali sono i bisogni della comunita’. E tutto questo implica un ”piano”.

   Di conseguenza, il 5 dicembre 1917 fu eletto un organismo chiamato ”Consiglio Supremo dell’Economia Pubblica” con poteri molto estesi, allo scopo di elaborare dei piani generali e dei preventivi che avrebbero regolato l’intera vita economica del paese. Questo piano non aveva occhi che per i bisogni dei consumatori: l’esercito, che aveva bisogno di rifornimenti; l’industria, a cui occorrevano metalli e macchine; l’agricoltura, che necessitava di aratri e trattori; e i cittadini, che avevano bisogno di pane, di scarpe e di libri.

   Il piano richiese che ogni impresa individuale passasse sotto il controllo pubblico, e che ogni fonte di materie prime, comprese le terre, divenisse pubblica proprieta’.

   Cio’ che avrebbe potuto esser fatto mediante l’acquisto, o con un sistema di compensazione a lunga scadenza, era stato fatto per mezzo del sequestro forzato. Ma intanto era stato fatto. E i piu’ zelanti, nel far questo, per quel che riguarda le terre, furono i contadini ricchi, proprio quelli che piu’ tardi furon duramente colpiti, quando resistettero con la forza alla collettivizzazione.

   Oltre alla proprieta’ pubblica ed al pubblico controllo di tutte le fonti della produzione, il Piano richiedava inoltre l’accelleramento del ritmo della produzione, allo scopo di assicurare senza indugio la disponibilita’ di merci e prodotti di ogni genere.

   A questo fine, gli operai avevan bisogno dello stimolo di una grande visione e di un grande programma, e il genio di Lenin, che se ne era reso conto, suggeri’ l’elaborazione dei Piani Quinquennali. Il suggerimento di Lenin e’ contenuto in un’interessantissima lettera scritta nel 1920 a Krzhizhanovsky.

   ”Non potresti – scrive Lenin – elaborare un piano (non uno schema tecnico, ma politico) che possa esser compreso dal proletariato? Per esempio, che in 10 anni (o in 5) costruiremo 20 (o 30 o 50) impianti d’energia elettrica e copriremo il paese di una rete di queste stazioni, ognuna con un raggio di operazioni di 400 verste (o 200 verste se non siamo in grado di fare di piu’)… Noi abbiamo bisogno di un piano di questo genere, subito, per dare alle masse un prospetto luminoso e continuativo per cui lavorare: e in 10 (o 20) anni noi elettrificheremo la Russia, tutta quanta, sia nell’industria come nell’agricoltura.”

   Lenin sapeva che gli operai russi avevano di fronte la prospettiva di una serie di anni difficili, e che occorreva la speranza nell’avvenire per condurli al superamento delle privazioni del momento. Valutando la situazione con un’eccezionale precisione, egli creo’ felicemente i piani che oggi sono in pieno sviluppo. Attraverso i primi anni, la Russia resistette perche’ viveva per l’avvenire. La gloriosa vita avvenire l’avrebbe ricompensata della grigia vita passata. Un nuovo sistema politico, una nuova liberta’, una nuova emancipazione per gli individui, una nuova e accellerata industrializzazione, e una nuova distribuzione dei prodotti dell’industria su basi piu’ giuste, tutto questo era il frutto da raccogliere nel futuro; per raggiungere questi fini, e per superare l’analfabetismo e l’inefficienza industriale e le terribili perdite economiche alle quali tale situazione dava luogo, cio’ che occorreva era la fede ardente dei capi, la tenace pazienza del popolo, e lo stimolo di questo piano meraviglioso.

   Fu per questo scopo che Lenin aveva ideato il suo grandioso progetto di elettrificazione; e il suo giudizio era giusto. Nel 1921 venne nominata una commissione – detta la _Goelro_ – per elaborare un piano per l’elettrificazione di tutto il paese, e la Commissione di Stato per i piani, chiamata _Gosplan_, ebbe l’incarico, con decreti del 1921, 1922 e 1923, di elaborare il Piano Generale di tutte le relazioni economiche. Concentrandosi sugli obbiettivi previsti in questi piani, il popolo ha tenacemente superato le difficolta’ dei primi giorni ed ha costruito una magnifica industria.

   Il piano venne formulato lentamente e si apri’ la strada in mezzo a difficolta’ interne ed esterne. Nessuna nazione straniera offri’ alcun aiuto, nessuna disponibilita’ di crediti esteri. Trotsky con i suoi accoliti ostacolo’ il piano con le unghie e coi denti, con la scusa che secondo lui il socialismo non avrebbe mai potuto esser costruito in un solo paese, e che l’URSS non sarebbe stata in grado di ricostruire la sua economia nazionale senza far ricorso all’aiuto esterno.

   Gli inizi del piano, la sua adozione nel 1928 e la sua successiva integrazione nella vita dell’URSS implicarono una lotta fin dal principio, e su tutta la linea.

   A Mosca, in tutta una serie di edifici, ha il suo centro un’organizzazione che non ha rivali nel mondo per la grandezza e l’importanza delle operazioni. Le sue ramificazioni si estendono e si allungano fino a penetrare in ogni angolo di un territorio che e’ un sesto del mondo. Fabbriche e aziende agrarie, scuole e teatri, tribunali e ospedali e reggimenti, tutto e’ sottoposto al suo esame, niente sfugge al controllo. Per disposizioni statutarie ogni pubblica istituzione, in qualsiasi ramo di attivita’, attraverso una nazione che abbraccia un dodicesimo dell’umanita’, deve fornire a questo ufficio centrale di Mosca i dati completi dei suoi bisogni e delle sue operazioni presenti e futuri.

   La massa delle informazioni che affluisce ogni giorno ed ogni ora negli uffici centrali viene presa, vagliata, classificata e utilizzata da quello che indubbiamente costituisce il piu’ vasto Stato Maggiore di esperti statistici e di esperti tecnici che esista nel mondo, assistito da migliaia di segretari e di assistenti.

   Quest’ufficio non e’ affatto un aggregato, freddo e morto, di burocrazia e di burocrati; ma e’ un organismo che si occupa del destino di uomini e donne e bambini. Ogni individuo nell’Unione Sovietica ha il suo posto tra i numeri che vengono trasmessi a quest’ufficio. Se un individuo sano di mente e di corpo, il suo nome e’ compreso in una data serie di numeri; se e’ malato o troppo vecchio o troppo giovane per lavorare o se lavora in casa o se studia o se fa parte delle forze armate, il suo nome e’ compreso nella serie appropriata. In questo modo gli esperti sanno qual’e’ il numero totale degli operai in attivita’, su cui il paese puo’ contare per produrre le cose e per rendere i servizi.

   Un’altra serie di dati essenziali e’ la valutazione dei bisogni di questa stessa moltitudine per i cibi, per i vestiti, per la casa, per l’educazione e per la salute e per lo svago, dei bisogni del popolo, nel suo complesso, per la difesa e per la produzione di capitale in forma di miniere, ferrovie o macchine.

   Queste cifre e altre ancora affluiscono continuamente all’ufficio centrale. Qualsiasi impresa del paese grande o piccola, centrale o periferica, educativa, culturale o industriale, deve fare un rapporto non soltanto di quello che e’ stato prodotto nell’ultimo anno e di quel che prevede di produrre nell’anno successivo, ma anche di quello che e’ il suo fabbisogno, prima di tutto di mano d’opera maschile e femminile, e poi di materie prime, di trasporti, di agevolazioni creditizie.

   Da tutto il complesso dei dati, dopo la necessaria elaborazione, si ha una idea di quel che sarebbe la produzione del prossimo anno nel caso in cui ogni fabbrica e ogni azienda agraria fossero libere e messe in grado di fare esattamente cio’ che ciascuna di esse aveva rispettivamente giudicato possibile.

   Questo rapido esame da’ un’idea di quel che puo’ essere fatto. Ma forse quel che potrebbe esser fatto un determinato anno e’ inopportuno in vista dei cambiamenti nella situazione nazionale o sociale. Puo’ sopravvivere la minaccia di una guerra, e quindi puo’ essere necessario adibire agli armamenti una quota di energia nazionale superiore al previsto. L’espansione nei rami connessi con la guerra puo’ esser possibile senza dar luogo a interferenze con altre produzioni. L’espansione naturale che si verifica attualmente di anno in anno consente di produrre piu’ armamenti senza senza diminuire la produzione del burro. Oppure puo’ essere ritenuto opportuno far espandere la produzione di articoli di consumo e produrre una maggior quantita’ di scarpe o di grammofoni, o costruire piu’ cliniche per la maternita’ o campi di vacanze. Tutto questo e’ materia di alta politica. Qualcuno deve decidere.

   Le decisioni alle quali si arriva in questo modo sono naturalmente basate su dati estremamente complicati e su considerazioni molto varie. Non e’ semplice decidere qual’e’ il complesso del lavoro disponibile, tanto piu’ in quanto la popolazione aumenta con ritmo rapidissimo, poiche’ si e’ accresciuta negli ultimi diciotto anni di 35,126,000, cioe’ di una cifra che supera l’intera popolazione della Polonia. Dal 17 dicembre 1926 al 17 gennaio 1939, la popolazione e’ passata da 147,000,000 a 170,126,000. Il numero dei bambini nati durante il Piano Quinquennale e’ stato del 20 per cento superiore all’intera popolazione della Romania. E mentre la natalita’ e’ salita a cifre insuperate, la mortalita’ e’ diminuita del 40 per cento rispetto al 1913. E’ difficile sapere in quali condizioni di efficienza tecnica si trovera’ la popolazione nel prossimo anno in confronto all’anno passato. Il risultato finale dipende da un equilibrio estremamente complicato di molteplici forze. E le decisioni devono essere volte a determinare il modo migliore di assegnare la mano d’opera a questo o a quel compito per soddisfare i bisogni previsti. Nell’U.R.S.S. il problema consiste non nel trovare il lavoro ma piuttosto nel trovare la mano d’opera.

   Le complicazioni di un tale sistema sono ovvie e la difficolta’ di arrivare all’equilibrio tra riferimenti e bisogni e’ immensa. Quali sono i bisogni di un complesso di fabbriche in combustibile e energia? Quali cambiamenti in questi bisogni saranno provocati da nuove forniture di energia elettrica, o da una maggiore efficienza nell’impiego dell’energia? Quali sono i bisogni in materia di trasporti, e in qual misura saranno modificati, o potranno esser modificati, dalla produzione in una o piu’ localita’ di prodotti che in precedenza venivano importati dall’estero o venivano prodotti in un solo centro determinato? In vista di problemi come questi, era bene che vi fosse un cambiamento nella distribuzione locale dell’industria? E inoltre, quale mano d’opera verra’ dislocata dalle campagne per effetto della meccanizzazione dell’agricoltura, e in che modo potra’ questa mano d’opera essere impiegata nell’ulteriore sviluppo di questo o quel servizio o nella produzione di questa o quella merce?

   Si puo’ vedere a colpo d’occhio con quanta cura meticolosa debbono esser fatte le valutazioni e le previsioni e come debbono risultare disastrosi gli errori e le valutazioni sbagliate.

   Il ”Gosplan” sottopone infine il piano provvisorio, per il tramite di vari enti ufficiali, a tutte le imprese e organizzazioni interessate, dalle quali erano stati raccolti i dati elementari.

   Il flusso viene cosi’ invertito. Ieri, le informazioni arrivavano al centro da ogni angolo dell’Unione e da ogni fabbrica e da ogni azienda agraria e da ogni scuola. Oggi, il Piano, basato su tutti i dati raccolti, classificati ed elaborati, con le correzioni dovute alle esigenze dell’economia nazionale, percorre il camino inverso, con le domande di ogni fabbrica accuratamente considerate, e considerate in relazione a tutto il complesso. La fabbrica, l’azienda agraria, l’istituto educativo sono invitati a far osservazioni in merito.

   Questa considerazione e’ parte della politica determinata dell’Unione Sovietica. Ogni centro di attivita’, per piccolo che sia, e’ portato a sentire pienamente la responsabilita’ personale. Puo’ essere che la cosa richiesta sia troppo grande, a giudizio della fabbrica, o troppo grande a meno che non venga sollecitata la fornitura di materie prime o di pezzi essenziali. Oppure puo’ essere, e cio’ avviene piu’ spesso che no, che la valutazione sia troppo bassa. La fabbrica puo’ aver perfezionato dei nuovi e piu’ rapidi procedimenti che promettono un aumento di produzione senza aumento di mano d’opera, oppure ha bisogno di un quantitativo inferiore di materie prime in virtu’ dell’eliminazione di quel che era essenziale.

   Tutto questo viene registrato e annotato, ed ogni suggerimento e’ accuratamente preso in considerazione. Cosi’ si svolge il terzo viaggio tra centro e periferia. I piani locali sono raccolti ancora una volta negli uffici centrali e portano  in ultima analisi al raggiustamento del Piano provvisorio nel suo complesso. Si stabilisce un nuovo bilancio.

   Questo bilancio costituisce il Piano definitivo, che ha autorita’ per i prossimi cinque anni. E cio’ rappresenta la norma, la mira, lo statuto, l’incentivo e lo stimolo per milioni di cittadini sovietici. Il piano lavora e va aventi: questo e’ il fatto principale.

   Mentre dal 1929 in poi nel resto del mondo la produzione e’ appena, appena aumentata, la produzione sovietica e’ aumentata di circa quattro volte tra il 1929 e il 1939. Nel 1929 (l’anno di punta dei paesi capitalisti) la produzione industriale sovietica era il 3.8 per cento del resto del mondo. Nel 1932 (anno del massimo crollo dei paesi capitalisti) fu dell’11 per cento. Nel 1936 aumentò al 15.2 per cento, il che mostra che il costante aumento sovietico e’ ancora piu’ rapido della fase di ”boom” del ciclo capitalista. Dal Terzo Piano Quinquennale si attende, per il 1942, il raggiungimento di una produzione industriale pari a circa 1/3 della produzione complessiva del mondo capitalista.

   Il piano ha funzionato malgrado l’eccezionale complessità  che lo caratterizza.

   In verita’ finora non era mai stato tentato nulla che si potesse neppure avvicinare alle proporzioni enormi del Piano.

 L’America, e’ vero, possiede delle immense unita’ industriali, e c’e’ voluto tutto lo sforzo del genio americano in tema di organizzazione industriale per concepirle e farle funzionare. Ma le piu’ grandi unita’ industriali americane sono un gioco da bambini, in paragone con cio’ che attualmente si fa nell’Unione Sovietica; le complessita’ delle unita’ americane sono la semplicita’ stessa, in confronto alle complicate ramificazioni di un piano progettato per coordinare tutta la capacita’ produttiva e ogni ordine di bisogni in una Unione di 170 milioni di abitanti.

   ”Nulla di piu’ temerario di questo Piano era mai stato concepito o avrebbe potuto riuscire. Il sogno di un idealista e’ una base fatale per un modo pratico di vita nell’industria o nell’agricoltura o nell’organizzazione politica”. Quanto spesso noi abbiamo udito queste stesse parole! Quando degli idealisti cristiani chiesero che l’industria venisse basata sui principi del servizio e non del profitto, le loro richieste vennero respinte come dei sogni inattuabili. Quando, nell’interesse della vita umana, fu richiesto che l’industria organizzasse in anticipo la produzione per andare incontro ai bisogni dei consumatori, e non fosse lasciata al capriccio o al guadagno personale degli uomini che per caso possiedono le macchine e le terre, noi fummo avvisati, in tono scandalizzato, che qualsiasi tentativo verso un simile cambiamento avrebbe infranto il delicato organismo dell’industria e della finanza.

   Comunque, la gerarchia capitalista ci assicurava, in tutta confidenza, che il Piano modellato da politicanti dottrinari e da rivoluzionari violenti o sognatori avrebbe ben presto dimostrato tutta la follia dell’esperimento.

   Tra di noi c’era chi non pensava cosi’ e attendeva fiducioso, ritenendo che la natura scientifica del Piano e la natura morale della sua ispirazione avrebbero condotto al successo: e si era grati che infine scienza e moralita’ avessero avuto una occasione di farsi vedere.

   Il minacciato fallimento non giunse mai. Il piano riusci’. La vasta organizzazione centralizzata a Mosca, con a sua ondata regolare di informazioni e di pareri che affluisce dalla periferia al centro e viceversa, attraverso un intero continente, raggruppando milioni di lavoratori in una volonta’ ed ”unita”’ possente, offre la prova del successo. Lenin – e il suo discepolo, Stalin – hanno avuto il coraggio e la volonta’ di tentare nuovi metodi e di fare nuovi esperimenti: e il popolo russo, con molti inciampi e con ripetute esitazioni, li ha persistentemente seguiti, e si e’ ora dimostrato degno dei loro insegnamenti.

   L’APPELLO ALLA SCIENZA

   L’Unione Sovietica ha ricorso e ricorre all’aiuto della scienza in ogni ramo dell’attivita’ umana. Nessun paese del mondo tiene la scienza in maggiore stima ne’ provvede ai suoi scienziati una migliore e piu’ vasta attrezzatura.

   Questo e’ naturale e logico in un paese in cui il concetto della funzione della scienza e’ nuovo e differente. Nei paesi occidentali la scienza non e’ considerata come un elemento necessario dell’organizzazione sociale. Mercanti e soldati, avvocati e proprietari di terre e ecclesistici comprendono ben poco i principi e la pratica della scienza. Essi non hanno fede nella sicenza o l’ignorano. I lavoratori dell’industria aderiscono al loro giudizio: per essi la scienza e’ la fonte del macchinario che produce la ricchezza e riduce la mano d’opera, accumulando profitti per gli altri e disoccupazione per loro.

   Gli uomini politici e gli amministratori dell’occidente, almeno in teoria, non considerano la scienza e la tecnologia come parti essenziali dell’organizzazione sociale. Essi possono immaginare una civilta’ soddisfacente senza scienza e senza tecnologia. Il fatto che una simile civilta’ implica inevitabilmente l’esistenza del lavoro forzato non li spaventa affatto.

   In pratica, naturalmente, gli uomini politici sanno che e’ necessario organizzare degli uffici statali per la ricerca scientifica. La scienza e’ entrata a far parte dell concetto attuale del governo nelle nostre societa’ occidentali, ma non vi e’ penetrata profondamente. Quando incoraggiamo la scienza, lo facciamo a malincuore.

   La Russia zarista era molto indietro, anche rispetto ai paesi occidentali, nel suo atteggiamento verso la scienza. Aveva, e’ vero, i suoi scienziati e la sua accademia delle Scienze fondata da Pietro il Grande verso il 1724, e poteva vantare molte celebrita’ – Mendeleieff, Pavlov, Lomonosov, Karpinsky, e via dicendo. Ma la scienza zarista difettava tuttavia di appoggio finanziario e non evocava per niente l’entusiasmo popolare. Era piuttosto un’elegante decorazione e non sollevava che un entusiasmo strettamente privato. Gli scienziati lavoravano e [and]avano avanti, tenuti a stecchetto dallo Stato e negletti dalle masse. La scienza non era essenziale nello Stato zarista.

   La filosofia sociale sovietica, al contrario, ha le sue stesse origini nelle moderne ricerche di fisica e di biologia. Un modo di pensare scientifico pervade l’intima coscienza dei suoi dirigenti e circola tra le masse.

   Quest’atteggiamento fondamentalmente diverso verso la scienza si rivela naturalmente nella politica e nella pratica del governo. I problemi industriali e agricoli vengono accuratamente studiati in relazione alle possibilita’ e ai bisogni scientificamente considerati, e un’appropriata ricerca viene dedicata alla loro soluzione. Di qui la moltitudine degli Istituti di ricerca che crescono e si sviluppano a lato dell’industria e dell’agricoltura nei centri agricoli e industriali.

   Di questi Istituti di ricerca ve n’erano 2,292 nell’URSS nel 1938, contro 211 nel 1918, e negli istituti e nelle scuole lavorano 41,000 uomini di scienza, di cui 4,000 nella sola Accademia delle Scienze. Queste cifre aumentano continuamente, insieme con l’aumento generale dei cosiddetti gruppi di ”intellettuali sovietici”, che oggi comprendono 9,600,000 persone su una popolazione di circa 170,000,000.

   Nell’Unione Sovietica, inoltre, la scienza apporta dei vantaggi tangibili a tutti i lavoratori e non minaccia disastri a nessuno. Il popolo e’ in conseguenza tutt’uno con i dirigenti, in questo nuovo entusiasmo. L’intera comunita’ e’ ansiosa di conoscere le novita’ scientifiche e desidera stare in contatto con i suoi scienziati piu’ grandi. Le conferenze scientifiche, o le elezioni di Accademici, si contendono la prima pagina dei giornali, e gli oratori su soggetti scientifici hanno bisogno delle sale piu’ vaste quando parlano al pubblico.

   Quest’entusiasmo popolare per la scienza si sviluppa proprio la’ dove era sempre stato piu’ debole, vale a dire nei villaggi e nelle comunita’ contadine. Il movimento per i ”Laboratori rurali” si difonde come il fuoco nella prateria.

   L’intimo legame della scienza con i piani sovietici si scorge a colpo d’occhio. Si sa che il piano deve provvedere a nutrire, vestire e alloggiare 170,000,000 di persone oggi, e probabilmente 300,000,000 tra 40 anni. Il bisogno di pane e di carne, di grassi e di scarpe, di vasche da bagno e di grammofoni e di automobili sara’ immenso, e il piano deve provvedervi.

   Le dimensioni dell’industria, dell’agricoltura e del macchinario sono calcolate in base alla valutazione dei bisogni. Le macchine richiedono metalli, ferrovie e forza motrice. Le risorse materiali saranno costantemente richieste, e cosi’ pure le risorse umane. Da tutto questo deriva la necessita’ di numerosi Istituti di ricerca, diretti da uomini eccezionali nel quadro di un sistema organizzato di ricerche e sotto la spinta di una deliberata richiesta di sviluppo delle particolari capacita’ personali degli scienziati.

   Tra i molti esempi di incoraggiamento dati ai giovani scienziati sovietici, e del contributo che essi hanno fornito, ne citiao tre soli: uno nell’industria, uno nel campo dell’agricoltura e dell’orticoltura, il terzo nella medicina applicata.

   Nel 1881 il professor Ramsay suggeri’ un metodo grazie al quale, con il vantaggio di un’enorme economia e di vari benefici sociali, il carbone avrebbe potuto essere trasformato in gas dallo stato solido in cui si trova nei giacimenti. Ma Ramsay era uno scienziato isolato. I giacimenti di carbone erano di proprieta’ privata. Le prove pratiche erano dispendiose. Il successo era incerto. I proprietari non vollero assumere il rischio, il governo era apatico. Non ne fu fatto nulla.

   Le idee di Ramsay ricevettero nella terra dei Soviet una accoglienza che gli era stata negata nella sua terra natale. Lenin, il ”sognatore”, aveva detto:

   ”_Sotto il socialismo l’applicazione del metodo di Ramsay, attraverso la ‘liberazione’ del lavoro di milioni di minatori, e cosi’ via, permettera’ di ridurre le ore di lavoro da otto a sette, diciamo, e forse anche a meno […]; rendera’ piu’ igieniche le condizioni del lavoro, liberera’ milioni di lavoratori dal fumo, dalla polvere e dal sudiciume, affrettera’ la trasformazione delle sporche e detestate officine in laboratori puliti e luminosi, degni dell’uomo._”

   Sotto questo rispetto, come in molti altri casi, tutto quel che era connesso con la vita reale e col benessere materiale dei lavoratori era di grande importanza per l’Unione Sovietica: e nel 1931 il Comitato centrale del Partito Comunista decise di fare un esperimento. Cosi’ fu fatto. E il 4 febbraio 1938 il gas proveniente da gassificazione sotterranea veniva fornito alle fornaci di uno stabilimento chimico e cominciava a scaldare le sue caldaie. L’impianto di Gorlovka, nel Donbas, che attualmente fornisce 15,000 metri cubi di gas all’ora, raddoppiera’ tale produzione. Uno stabilimento molto piu’ grande a Lisiscianks fornira’ 100,000 metri cubi di gas all’ora. La gassificazione sotterranea del carbone e’ divenuta una realta’ pratica.

   L’estrazione e il trasporto del carbone sono eliminati. Grandi impianti complicati son sostituiti da installazioni piu’ semplici e meno costose, e il costo del riscaldamento e’ ridotto a meta’.

   Ancora piu’ importante e’ l’effetto sulla vita dei lavoratori, in quanto li libera da un lavoro duro e pericoloso che si svolge nelle viscere della terra, e fornisce ad altri utili rami della produzione industriale un nuovo esercito di lavoratori. Nella Unione Sovietica le applicazioni che riducono la mano d’opera non gettano nessuno nel mucchio tragico dei disoccupati.

   Quello che segue e’ un esempio dell’entusiastico impiego della scienza nell’agricoltura e nell’orticoltura, conseguenza della determinazione dell’Unione Sovietica di aumentare senza posa la ricchezza della sua flora.

   Fin dai primissimi anni di governo sovietico, delle spedizioni sovietiche sono state inviate per tutto il mondo, a frugare ovunque nella ricerca di nuove piante o di nuove varieta’ di vecchie piante.

   Il presidente dell’Accademia Lenin di Scienze Agrarie, professor N.I. Vavilov, si e’ particolarmente interessato di questo lavoro nel campo della botanica. Sotto la direzione di Vavilov la scienza della botanica e’ stata affrontata per la prima volta con un metodo veramente comprensivo, e l’Unione Sovietica possiede ora la piu’ ricca collezione di piante del mondo: una collezione insuperata per il numero, per la varieta’ e per la sua esauriente completezza. La sessantesima spedizione e’ ritornata con 300,000 esemplari di piante.

   In una nobile sala di un vecchio palazzo di Leningrado, intitolato ”la cassaforte di grano del mondo”, l’Unione Sovietica ha raccolto 30,000 varieta’ di grano.

   Al grano viene dedicata un’attenzione immensa, poiche’ il grano e’ un prodotto alimentare di base. Estenderne la cultura verso il nord o nelle regioni devastate dalle malattie granarie, equivale ad aumentare le disponibilita’ alimentari. E nell’Unione Sovietica il grano non viene bruciato: aumento della produzione significa aumento del benessere per tutti.

   Uno dei piu’ giovani agronomi, N.V. Tsitsin, si pose il compito di incrociare il grano con una pianta selvatica della famiglia del grano, allo scopo di ottenere una nuove varieta’ capace di resistere al freddo e all’aridita’, Stalin gli invio’ il suo incoraggiamento personale con queste parole: ”Prosegui nel tuo coraggioso esperimento: avrai da noi tutto l’appoggio”. Tsitsin e’ riuscito a produrre una nuova varieta’ di grano annuale, che non soltanto da’ un raccolto eccellente ed e’ capace di resistere al freddo e all’aridita’, ma e’ al tempo stesso immune dalle disastrose malattie del grano.

   Nel 1937 Nikolai Tsitsin, ora presidente dell’Accademia di Scienze Agrarie, ha prodotto qualcosa di ancora piu’ sorprendente: un grano perenne, che cioe’ non ha bisogno di essere seminato ogni anno, ma che anno per anno viene su dalle stesse radici come il fieno. E’ impossibile esagerare l’importanza di una simile scoperta, per quanto occorrera’, ancora del tempo prima di poter raccoglierne in pieno i vantaggi.

   Ivan Vladimirovi Miciurin, il piu’ grande frutticultore dell’Unione, era il mago che aveva la possibilita’ di produrre, a quel che si dice, dei lamponi lunghi piu’ di due pollici, del ribes grande come le ciliegie, dell’uva spina nera gigante, dei mandarini che non soffrono per il gelo, e dei peschi che vegetano, nelle condizioni naturali, in regioni dove il termometro scende a 40 gradi sotto zero. Nell’estremo nord, ad una latitudine piu’ vicina al polo dell’Islanda, si posson vedere dei campi dove il grano maturo ha quasi l’altezza di un uomo.

   Altri esempi vengono dal regno della medicina. Nel 1926 fu organizzato a Mosca uno speciale Istituto per la Trasfusione del Sangue, il primo del genere in tutto il mondo. Istituti analoghi sono stati aperti a Leningrado, a Kharkov, a Odessa, a Minsk, a Kiev, a Tbilisi, a Tasckent. Inoltre vi sono oggi 830 stazioni distrettuali di trasfusione del sangue.

   Il Presidente del Congresso Internazionale di Trasfusione del Sangue ha messo in rilievo il fatto che l’Unione Sovietica occupa una posizione di comando in questo campo. Sono stati degli scienziati sovietici che per primi hanno scoperto il metodo di conservare il sangue per l’impiego futuro. Prima di questa scoperta, la trasfusione del sangue era praticata soltanto per contatto diretto tra chi dava e chi riceveva. I Soviet insegnarono questo nuovo metodo di trasfusione ai Repubblicani spagnuoli per aiutarli nella loro lotta contro l’aggressione.

   LE MACCHINE AL SERVIZIO DELL’UOMO

   Oggi viviamo nell’era della macchina. Siamo diventati un popolo con la mente rivolta alle macchine. La donna di casa possiede ed adopera alcune macchine: macchine da cucire, ripulitori elettrici, frigoriferi, radio, grammofoni, biciclette, automobili. Le macchine suppliscono forza alle nostre braccia e velocita’ alle nostre gambe; ci tolgono fardelli dalle spalle, ci liberano da innumerevoli fatiche. Macchine mosse dall’energia solare, nelle sue forme piu’ svariate, fanno della poverta’ un anacronismo. Se c’e’ chi muore di fame, cio’ si verifica in mezzo all’abbondanza.

   Non soffriamo per scarsezza di macchine, ma per mancanza di buon senso nell’adoperarle. Non siamo retrogradi meccanicamente, ma economicamente. Abbiamo aderito ostinatamente ad uno stadio di stupidaggine economica; le macchine arrugginiscono mentre noi stiamo digiuni.

   Alcuni, che vedono nella macchina un nemico, hanno in un certo senso ragione. Nuove macchine, nuove invenzioni, buttano migliaia di lavoratori nei ruoli del sussidio pubblico. In una vetreria, un solo operaio fabbrica 3,000 bottiglie all’ora: prima occorrevano 77 operai. La macchina dunque priva d’impiego 76 persone. L’uomo teme l’avvento di nuove macchine.

   La Russia zarista era ancor piu’ retrograda del resto del mondo nella sua fobia – ed aveva paura delle fabbriche che producevano macchine. Il governo zarista osservava che in altri paesi le fabbriche di macchine avevano prodotto il proletariato rivoluzionario e la classe media radicalizzata. Percio’ la Russia zarista non dava allo sviluppo industriale incoraggiamento alcuno; importava la maggior parte del macchinario. Anche le falci, lo strumento agricolo universale dell’anteguerra, venivano importate dall’Austria, sebbene la Russia possedesse i mezzi per produrre dell’acciaio eccellente.

   Ma l’Unione Sovietica non teme la macchina – e ben a ragione. In una economia ben regolata, quante piu’ macchine si possiedono, tanto piu’ facile diventa il lavoro, piu’ breve la giornata lavorativa, e piu’ felice la vita. Possedendo la forza motrice, l’Unione Sovietica si dedico’ a produrre il macchinario necessario a creare le ricchezze desiderate.

   Quando fu conquistato il fiume Dnieper, si pote’ fornire energia elettrica ad un soldo il kilowatt: ed un kilowatt corrisponde circa a tre giorni di lavoro di un operaio robusto. In altre parole: 3 giorni di lavoro per un soldo.

   Il popolo sovietico e’ ansioso di produrre e possedere macchine che utilizzino questa energia abbondante e a buon mercato, sfruttandola in una infinita varieta’ di modi: macchine per cucire stivali, per tessere stoffe, per preparare il burro, per fabbricare carta, macchine calcolatrici, e specialmente quelle da cui dipendono tutte le altre macchine, quelle cioe’ che producono macchinario.

   Nella Russia zarista mancavano tanto gli arnesi per produrre altri arnesi, quanto gli uomini dotati dell’abilita’ tecnica necessaria per adoperarli. Essa dipendeva da tecnici stranieri, ed importava tutto il suo macchinario complicato dalla Gran Bretagna, dalla Germania o dagli Stati Uniti.

   Macchine per produrre macchine: questo e’ stato il primo problema per l’Unione Sovietica. Queste macchine che producono altri ordigni sono altrettanto meravigliose a vedersi quanto gli ordigni che esse producono; cento volte piu’ agili, cento volte piu’ accurate, cento volte piu’ forti del braccio e delle dita dell’uomo. Ordigni con mani di acciaio che segano tavole, martellano e piallano tutt’in una volta. Strumenti taglienti, che muovono cosi’ rapidamente da diventare rossi infocati, e che percio’ richiedono – ed ottengono – acciaio di tempra speciale.

   L’Unione Sovietica aveva bisogno di torni, di martelli a vapore, di forge, di torchi, di seghe, di un’immensa varieta’ di strumenti di precisione. Se voleva sopravvivere, doveva creare l’industria della fabbricazione di macchine e distribuirla ai vari angoli del vasto paese. Questo era in se stesso un compito colossale, con svariate ramificazioni. Richiedeva che un popolo, il quale sino allora aveva ignorato persino gli elementi piu’ semplici della costruzione meccanica, sviluppasse tutte queste nuove facolta’ meccaniche, e molte altre qualita’.

   L’Unione Sovietica ha raggiunto questa meta nel breve spazio di ventun anni; oggi non vi e’ macchinario che il popolo sovietico non possa produrre. E nuovi rami di costruzione di macchine si aprono ogni giorno.

   Il piu’ importante e il piu’ urgente bisogno meccanico era lo sviluppo di un’industria agricola meccanizzata: ed e’ appunto nello sviluppo di macchinario agricolo che l?unione Sovietica ha ottenuto il piu’ grande e il piu’ drammatico trionfo. Quasi di colpo, il sesto del mondo meno meccanizzatoe’ saltato alla testa dei paesi meccanizzati. La Russia Sovietica oggi produce piu’ macchine agricole di qualsiasi altro paese del mondo, non esclusi gli Stati Uniti. Il paese che ieri comprava falci dall’Austria, produce oggi piu’ trattrici e trebbiatrici di qualsiasi altro paese del mondo.

   _L’Italia possiede 18,000 trebbiatrici, la Germania 30,000. Il popolo sovietico ne possiede 558,000, tutti frutti della produzione domestica, adattabili a tutti i bisogni._ La fabbrica di Celiabinsk produce 40,000 macchine all’anno.

   L’Unione Sovietica sorpassa il resto del mondo nella qualita’ e nella quantita’ delle trebbiatrici. Un pomeriggio nell’Ucraina mi son molto divertito ad ispezionare dozzine di modelli abbandonati, alcuni di ottima e recente manifattura, accatastati in un campo che essi chiamavano ”il museo”. Le trabbiatrici hanno relegato i migliori modelli del resto del mondo nella catasta degli oggetti antiquati.

   La sola fabbrica automobilistica ”Molotov”, in Gorky, produce piu’ camions di tutte le fabbriche inglesi messe insieme. E’ la piu’ grande del mondo. Incidentalmente, _l’Unione Sovietica possiede piu’ camions del Giappone, dell’Italia e della Polonia messi insieme._

   Ogni anno 1080 locomotive escono dalla fabbrica di Voroscilovgrad: nel 1942 la produzione totale di locomotive di grande portata sara’ di 2,090 all’anno. Nello stesso anno, le fabbriche automobilistiche fabbricheranno 400,000 automobili all’anno; e 90,000 vagoni ferroviarii usciranno dalle fabbriche di vagoni.

   Gli aeroplani costituiscono la prova del fuoco per l’ordine economico dei Soviet. Nessun paese moderno osa ignorare l’aeroplano. Senza aeroplani un esercito e’ privato della vista ed un paese dei nervi vitali.

   In un paese vasto come l’Unione Sovietica, con le sue foreste e le steppe e le distese ghiacciate, con le repubbliche nazionali e con le regioni autonome distanti dal centro dell’Unione, le comunicazioni aeree sono d’importanza eccezionale. L’isola di Sakalin, tagliata fuori dal mare per lunghi mesi, e il deserto di Kara.Kum isolato dalla sabbia, comunicano col centro per mezzo di aeroplani. Le zone periferiche abbisognano di quotidiani contatti col centro a mezzo di giornali: agli ingegneri occorrono i piani del giorno. I servizi aerei sovietici vanno incontro a tutti questi bisogni, accrescendo cosi’ il senso dell’unita’, tanto necessario tra popoli dispersi su vaste regioni.

   Il pilota Ciuknovsky scopri’ e porto’ a salvamento l’equipaggio del dirigibile italiano ”Italia”.

   In uno oscuro angolo della Carelia, dove il termometro scende a 40 gradi sottozero, una maestrina d’un villaggio ebbe i piedi congelati e minaccia di cancrena. Soltanto una operazione avrebbe potuto evitarle la morte. Sul posto non v’erano chirurghi. Ma un aeroplano, mandato da Leningrado, porto’ il giorno stesso un chirurgo – e la vita della maestrina fu salva.

   Gli aeroplani portano la posta; aeroplani scoprono le foche nelle acque dell’Artico; aeroplani raccolgono le pelli prodotte nelle zone inaccessibili dell’Yakutsk; aeroplani seminano il riso, vigilano e scoprono gli incendi delle foreste, sterminano insetti nocivi, combattono le cavallette, sterminano le malerbe, piantano alberi, disperdono le nebbie.

   L’Unione Sovietica fabbrica ora da se’ i suoi aeroplani, e li fa di qualita’ ottima e in quantita’ stupefacenti. Il volo polare di 7,000 miglia compiuto nel 1937 in due giorni e un quarto da Mosca alle regioni meridionali degli Stati Uniti parla chiaro della qualita’.

   ”_Gli aeroplani sovietici, tanto nelle caratteristiche costruttive quanto nella qualita’ sono all’altezza dei tipi americani”_ – dice Thomas Morgan, presidente della Curtiss Wright Corporation. ”_Le istituzioni e le officine per le ricerche e gli studi uguagliano nella qualita’ e sorpassano di gran lunga nell’importanza tutto quanto si fa all’estero in questo campo… poiche’ hanno a disposizione tutte le risorse dello Stato. Ingegneri e disegnatori hanno per il lavoro sperimentale delle possibilita’ che nessuna compagnia privata puo’ permettersi._”

   Una grande varieta’ di apparecchi adattati alle diverse condizioni del paese esce dalle officine sovietiche.

   Vi sono degli aeroplani polari in grado di funzionare a temperature di 40 gradi sotto zero; aeroplani con sistema d’atterraggio retrattile, capaci di scendere su terra, sull’acqua, sulla neve, sul ghiaccio; ”treni aerei” con un aeroplano locomotiva a cui son collocati degli apparecchi senza motore, carichi di passeggeri o di merci, cha possono sganciarsi e scendere a destinazione mentre la ”locomotiva” prosegue nel suo viaggio. Vi sono dei piccoli apparecchi chiamati ”mosche dell’aria” e apparecchi giganteschi come il ”Massimo Gorki” che nel 1935 si fracasso’ in seguito a una collizione, ma al quale succedettero altri mostri alati di dimensioni uguali o ancora piu’ grandi.

   Notevole e’ stata anche l’esibizione alla mostra aerea di Mosca del 1940, di un convoglio di 27 apparecchi senza motore e nuvole di paracadutisti.

   Le peculiarita’ del sistema sovietico tendono naturalmente e spontaneamente a rapidi progressi nel disegno e nella costruzione delle macchine. I problemi tecnici dei prossimi cinque anni sono chiaramente definiti. Si sa esattamente quante nuove macchine occorrono e in quali quantita’ saranno prodotte. Un dato reparto di disegnatori e’ responsabile per una data macchina o per un dato allestimento. Il numero dei nuovi disegni e’ ridotto. Cinque sesti del lavoro del personale tecnico nei paesi capitalisti sono sprecati nelle lotte per la concorrenza.

   Arnold Tustin, ex ingegnere-capo del reparto elettrico della fabbrica Metro Wickers di Sheffield (”un posto di grande responsabilita’ e un lavoro assorbente”, come egli stesso lo descrive), e successivamente ingegnere capo all’ufficio tecnico dei motori di trazione alla fabbrica di dinamo di Kirov, spiega chiaramente questo punto – e questo punto e’ cosi’ importante che cito le sue stesse parole:

   ”_Per un ingegnere, per un costruttore di macchine, il lavoro in una fabbrica sovietica offre immense soddisfazioni. Lo scopo commerciale che ha tanto peso nell’industria capitalista costringe molto spesso gli ingegneri a buttar via energia, forza e conoscenze tecniche, senza risultati. In Inghilterra, per esempio, vi sono parecchie fabbriche che lavorano lo stesso articolo. Quando arriva un’ordinazione, ogni fabbrica cerca di ottenerla a qualunque costo. Gli ingegneri impiegati in queste fabbriche cominciano tutti a preparare nuovi disegni senza sapere se la ditta avra’ l’ordinazione o no. Soltanto una ditta riceve l’ordinazione. I disegni delle altre ditte sono sprecati._”

   Nell’Unione Sovietica le cose sono completamente differenti. Qui tutti i compiti sono strettamente collegati con lo sviluppo dell’industria. Cio’ fa si’ che ogni ingegnere e’ sicuro che il lavoro che egli fa sara’ utilizzato. Non v’e’ un solo disegno di valore che non sia tradotto in realta’. Il sistema dei piani economici pone l’ingegnere in grado di vedere i frutti della sua creazione. E questa e’ per lui la cosa piu’ preziosa.

   NUOVI ORIZZONTI

   Cio’ che mi ha piu’ impressionato nella Russia Sovietica non sono state le fabbriche o le statistiche dei materiali, ma i bambini. Io non riesco a ricordare di aver visto un bambino affamato o mal nutrito, durante il mio viaggio attraverso cinque Repubbliche Sovietiche e parecchie grandi citta’ sovietiche; e il mio girovagare di lunghe ore, in parecchie occasioni, completamente solo, mi ha portato in tutti i quartieri delle varie citta’ e dei vari villaggi ad ogni ora del giorno e della notte. Logicamente, in un paese in cui la disoccupazione e’ scomparsa, in cui i salari aumentano mentre i prezzi dei prodotti scendono, non c’e’ posto per la fame.

   La lotta per l’educazione fu lunga e aspra in Russia, e senza sostanziali successi sotto il regime zarista. La Chiesa e gli zar si allevano, ahime’, nell’annientare i tentativi dei liberali per la diffusione dell’educazione popolare.

   Nel 1904, il 3.3 per cento della popolazione frequentava le scuole, in confronto al 19 per cento negli Stati Uniti. Nel 1914 la Russia occupava il diciannovesimo posto nella graduatoria dell’alfabetismo mondiale: il 72 per cento del suo popolo non sapeva ne’ leggere ne’ scrivere. In certe provincie asiatiche questa cifra raggiungeva il 99 per cento.

   La ricostruzione nel campo dell’educazione non ebbe inizio, in pratica, fino al 1922, per quanto il primo decreto del Governo Bolscevico avesse proclamato che l’educazione doveva essere universale e libera per tutti, indipendentemente dal colore e dalla razza. Si pensava giustamente che il successo del comunismo si sarebbe realizzato soltanto sulla base di un’alta cultura e di un’alta produzione, e che l’alta produzione era possibile soltanto su una larga base di operai educati. Lenin prese provvedimenti per ottenere le due cose. Dal 1922 son passati diciotto anni, e quel nobile decreto ha raggiunto la sua piena realizzazione.

   Le porte della scuola sono oggi aperte a tutti i bambini sovietici. Quasi 2,000,000 di bambini sotto l’eta’ di 8 anni frequentano un corso intero alle scuole primarie, e un altro milione riceve un’altra forma di educazione meno sistematica.

   Nessun bambino tra gli otto e i 12 anni sfugge oggi alla scuola. Col 1940 l’educazione sara’ obbligatoria in tutto il paese, dall’Artico alle steppe del deserto, per tutti i bambini tra gli 8 e i 15 anni, e alla stessa data sara’ obbligatoria in tutte le citta’ e nei centri industriali e rurali per tutti i bambini tra gli 8 e i 18 anni.

   Il lavoro manuale non e’ soltanto tenuto in grande considerazione, ma e’ ritenuto essenziale. L’educazione sovietica tende a prudurre il cittadino completo, e agli occhi sovietici nessun cittadino e’ completo senza l’addestramento manuale. L’educazione sovietica colma l’abisso tra attivita’ intellettuale e attivita’ manuale.

   Il procedimento peculiare per mezzo del quale questo scopo vien raggiunto si chiama ”politecnizzazione” e tende a produrre una nuova categoria di ”intellettuali”, fatti di uomini che conoscono i materiali e le loro proprieta’, che comprendono il significato delle varie cose prodotte e il carattere scientifico delle forze, elettriche o di altro genere, necessarie per la produzione; ma uomini che comprendono anche l’effetto dei nuovi modi di produzione sopra l’intera organizzazione della vita, che, in poche parole, comprendono gli elementi della vita in relazione al complesso della vita stessa.

   La politecnizzazione tende a dare a ogni uomo, ad ogni donna e ad ogni bambino quella larghezza di vedute e di senso sociale che negli altri paesi e’ riservato ai pochi. Cio’ costituisce un fattore che decide la carriera definitiva del bambino. Un ragazzo, per esempio, vi dira’ che vuol diventare un ingegnere specializzato nella costruzione di locomotive ”perche’ il paese ha gran bisogno di sviluppare i trasporti”.

   Tale stretto legame della scuola col mondo esteriore si rileva come il vero fattore di disciplina del bambino russo auto-disciplinato. Dalla piu’ tenera eta’ i bambini sovietici sono abituati a lavorare con gli altri a compiti utili in comune. I bambini sovietici, come tutti gli altri, si divertono a giocare con i cubi. Ma i cubi sovietici sono spesso, e a bella posta, troppo grandi perche’ un bambino se ne possa servire da solo. Egli chiama un compagno, e i due costruiscono insieme la loro casa di cubi. La cooperazione diviene istintiva.

   I bambini imparano anche, in forma semplice, a comprendere la natura e il significato del mondo concreto che li circonda e a interessarsi a questo. Ho osservato nel giardino di un asilo le stradine che raffiguravano delle strade in miniatura con i segnali luminosi per regolare il traffico, che i bambini stessi potevano far funzionare.

   Lo spirito di cooperazione anima qui la scuola in un senso piu’ reale che non negli altri paesi. Non v’e’ mancanza di stimolo alle conquiste individuali, ma solo in quanto questo sia conforme al benessere del gruppo associato. I bambini ricevono i punti di ”eccellente” o l’inverso: ma non una graduatoria di primo della classe, secondo della classe, ecc. La competizione e’ una buona cosa e serve di sprone ai bambini, ma nelle scuole sovietiche la competizione si svolge tra classe e classe, e non tra bambino e bambino. La competizione e’ vivissima nella scuola sovietica: e dato il sistema di punteggio, che esclude la graduatoria classe per classe, essa svolge una funzione sociale. I bambini piu’ bravi sono salvati dalla tentazione dell’egoismo e della gelosia. I bambini piu’ bravi hanno l’incentivo a incoraggiare quelli piu’ arretrati e a far diventare ”eccellenti” i loro punti ”cattivi”, come i migliori componenti di una squadra, in qualsiasi sport, correggono gli errori che mettono in pericolo tutta la squadra.

   L’auto-disciplina diviene una seconda natura di queste scuole. Le classi eleggono i propri dirigenti, che controllano la frequenza e promuovono l’ordine. Altri bambini formano delle commissioni che aiutano nelle cucine della scuola e nei servizi sanitari. I maestri e i rappresentanti dei bambini si riuniscono a intervalli regolari per discutere il lavoro comune e gli altri argomenti; il giornale murale, a cui qualunque bambino puo’ contribuire, e’ una palestra per lo sviluppo delle facolta’ critiche e costruttive del cittadino.

   Inutile a dirsi, il bastone o qualsiasi altra forma di punizione corporale non esistono nelle scuole sovietiche. E non esistono neanche nelle case, poiche’ la punizione corporale dei bambini e’ illegale nell’Unione Sovietica.

   Se lo desidera, il bambino sovietico e’ aiutato nella sua vita del dopo-scuola, ed e’ aiutato alla perfezione e con grandi mezzi. I ”Palazzi della Gioventu”’sorgono dappertutto nell’Unione Sovietica: ho visitato quelli di Kiev, di Mosca, di Odessa e altrove. Belli in se stessi – qualcheduno straordinariamente bello – questi palazzi sono ancora piu’ belli per cio’ che permettono a una gioventu’ entusiastica e avventurosa. Ho passato una serata in uno di essi mentre 2,500 bambini erano al lavoro in 209 circoli su 69 soggetti diversi. La casa merita una breve descrizione.

   Nella prima stanza una dozzina di bambini e bambine, vestiti con graziosi abiti blu, ballavano diretti da un membro del corpo di ballo di Mosca.

   Segue la stanza della storia, con i muri adorni di mappe di Mosca e di scene della Russia d’un tempo. La mappa era particolarmente ingegnosa, e premendo un bottone vi si tracciavano, per mezzo di luci colorate, che si accendevano entro tubi, le fasi dello sviluppo della citta’, i progetti per il futuro.

   Le stanze dedicate alla meccanica erano innumerevoli. In una, dei ragazzi stavan facendo dei modelli di aeroplani. I torni, i succhielli, i piani dei laboratori erano fatti molto bene e le dimensioni appropriatamente ridotte.

   C’erano un impianto dinamo, una stanza per il materiale ferroviario, una stanza di prova, un modello completo della ferrovia sotterranea, una stanza completamente attrezzata per le riprese cinematografiche.

   La stanza dell’aviazione conteneva il suo ”tunnel d’aria”, la camera per il vento e un delicato strumento per saggiare la resistenza degli aeroplani fatti in casa.

   Un impianto di trasmissione a onde corte collega la Casa dei Pionieri di Mosca con il Palazzo dei Pionieri di Leningrado e i bambini possono comunicare da soli tra le due citta’.

   Questi palazzi, e le loro innumerevoli case regionali poste nelle varie zone delle grandi citta’, hanno un duplice scopo: aiutare i bambini, individualmente, a sviluppare in pieno i loro doni di natura, e arricchire la comunita’ di tutto cio’ che puo’ dare una persona completamente sviluppata. I loro dirigenti ritengono di non buttare via del tempo nell’accogliere e nell’incoraggiare ogni talento che i giovani dimostrano di avere.

   Il numero dei campeggi estivi sul mare, ai laghi e nelle foreste cresce di anno in anno. Il campeggio estivo fa parte della vita normale dei bambini sovietici. Non c’e’ grande fabbrica che non abbia il suo campo o la sua casa per le vacanze, e le piccole imprese industriali si uniscono per possederne uno.

   La diffusione dell’educazione nell’Unione Sovietica si rivela nella nuova passione per la lettura. Giovani e vecchi, ragazzi e ragazze, uomini e donne, tutti desiderano leggere. L’analfabetismo e’ quasi scomparso, e con la nuova capacita’ di leggere vien fuori una nuova richiesta di libri. I bisogni dei bambini e dei giovani vengono al primo posto.

   I popoli dell’Unione Sovietica sono dei popoli che leggono. E’ dubbio che altri popoli del mondo leggano di piu’.

   Son passati ventidue anni dalla Rivoluzione, e lo sviluppo della pubblicazione di libri e’ stato incredibilmente rapido.

   La Casa Editrice Riunita di Stato fu costituita nel 1931, e include dodici case editrici nei vari rami, come letteratura sociale e economica, romanzi, opere scientifiche e tecniche, enciclopedie, dizionari, e altra letteratura. La sua produzione e’ enorme. La Russia zarista, nell’anno del suo massimo sviluppo nel 1912, pubblico’ 133 milioni di copie di libri; l’URSS nel 1937 ha pubblicato 571 milioni di copie. Per il 1938 eran previsti 700 milioni di copie.

   La casa editrice di Stato per la letteratura dei bambini pubblico’ durante il 1938 circa 45 milioni di copie di libri e altri milioni vennero pubblicati dalle case editrici per bambini nell’Unione e nelle Repubbliche autonome.

   I libri per i bambini hanno un fascino particolare, pieni di fantasia e di vivacita’ e stampati a colori vividi. Un libro di geografia per bambini comincia con la figura di una lettera con la sua busta, e poi il suo viaggio dalla cassetta postale all’ufficio postale, in treno, in piroscafo, in slitta, attraverso paesi caldi e paesi freddi e tra popoli di pelle bianca, nera e gialla. La cosa e’ reale e vitale e attira l’attenzione del bimbo, che ha cosi’ modo di rendersene conto.

   Fin dai primi anni, i bambini sovietici sono incoraggiati, a scuola, nei libri, a teatro, alle grandi parate e visite dei molti popoli nazionali dell’Unione, a trascendere le barriere del sesso, della razza, del linguaggio, del colore; sono spinti a guardare a tutti gli altri bambini come a dei fratelli e a conquistare per ciascuno gli stessi privilegi di cui essi stessi godono.

   LA PORTA APERTA

   L’Unione Sovietica e’ un paese giovane. La gioventu’ controlla le fabbriche, le officine, gli istituti scientifici. I direttori dell’Impianto Elettrico di Mosca contano meno di 30 anni di eta’. La maggioranza dei partecipanti alla spedizione polare artica contava meno di 25 anni si eta’. Il 63% della popolazione ha meno di 29 anni, cioe’ e’ nata sotto il regime sovietico o ritiene dei tempi zaristi dei ricordi molto vaghi. In Inghilterra la percentuale e’ del 50%.

   Che cosa ha fatto e che cosa sta facendo l’Unione Sovietica per la sua gioventu’?

   All’eta’ di 15 anni, vale a dire alla fine del periodo di sette anni di scuola, che si estende dagli otto ai quindici anni, il giovane ha dinanzi a se’ due alternative: o entra nel corso di dieci anni di scuola, procedendo all’Universita’ od all’Istituto tecnico, come la stragrande maggioranza, o incomincia subito ad apprendere la professione di sua scelta.

   Se sceglie di diventare un tecnico, ad esempio ingegnere o meccanico d’aviazione, entra in un istituto tecnico di costruzioni meccaniche, dove studia i principi della meccanica. Il corso dura due anni ed e’ gratis. A diciassette anni, e non prima, potra’ entrare nell’industria. Da giovane, lavorera’ non piu’ di cinque o sei ore al giorno, ricevendo una paga appropriata.

   Alla fine del diciottesimo anno lascia l’officina e, dopo un esame, entra in un istituto tecnico superiore. Nel quinquennio che segue deve seguire un corso accellerato di studi teorici e di servizi pratici. Al ventiquattresimo compleanno, ne esce con la qualifica di ingegnere provetto.

   Durante tutto questo periodo, oltre al vitto, agli strumenti e ai libri di testo, egli riceve uno stipendio mensile che lo rende indipendente da qualsiasi aiuto finanziario esterno.

   Durante il periodo che trascorre all’Universita’ egli ha modo di conoscere studenti provenienti da ogni localita’ dell’Unione. Ben piu’ che nei suoi giorni di scuola, egli entra cosi’ in contatto piu’ intimo col mondo esterno. Puo’ darsi che diventi uno dei cinque milioni di membri della Gioventu’ Comunista. In ogni caso si fa politicamente maturo. Acquista una coscienza politica, cosa estremamente utile, se e’ vero che la politica e’ ”l’arte di vivere in societa’ con gli altri”. Uomo o donna, all’eta’ di diciotto anni acquista il diritto di votare e di essere eletto a cariche pubbliche. Sui 1,143 deputati al Supremo Soviet dell’U.R.S.S., ve ne sono 284 fra i 18 e i 30 anni.

   Nei primi tempi della rivoluzione queste attivita’ politiche e sociali erano forse un po’ troppo accentuate, sebbene a quel tempo cio’ fosse necessario. I migliori membri giovani del Partito Comunista costruirono interi impianti durante il Primo Piano Quinquennale ed educarono un vasto numero di contadini arretrati.

   Oggi, fortunatamente, tutto questo lavoro, od eccesso di lavoro, non e’ piu’ necessario; e si osserva una felice fusione tra studio e lavoro esterno, quale la piantagione o la mietitura durante le vacanze.

   Ma politica e lavoro non assorbono tutta la vita del giovane. La gioventu’ sovietica e’ altrettanto appassionata allo sport quanto la gioventu’ inglese, e le squadre sovietiche si fanno onore di fronte a qualsiasi altra squadra internazionale. Abbiamo letto spesso dei loro trionfi a Parigi, dove sono stati accolti molto cordialmente. La gioventu’ sovietica nuota, – inventando e perfezionando nuovi stili – pattina e fa dell’alpinismo. Come paracadutisti, uomini e donne sorpassano il resto del mondo. Ho visto fanciulli di dieci anni ricevere la loro prima educazione aeronautica: come quando, per esempio, una bimba ansiosa si offriva per essere legata ad una sedia fissa alla fine di una lunga sbarra di acciaio, che fa roteare nell’aria all’altezza di due piani, per atterrare a capo in giu’ ed essere poi risollevata nell’aria. Lo stadio successivo e’ il salto dalla torre paracadutista, legati ad un paracadute aperto. E dopo viene la vera prova: 500,000 uomini e donne sovietici gioiscono dello sport del paracadutismo.

   Nella citta’ di Kiev, nell’aprile del 1937, 1,112 ragazze lasciarono la scuola all’eta’ di 18 anni. Di esse, non piu’ del 10% ritennero che la loro educazione era gia’ al completo, e andarono a lavorare. Il 90% passo’ ad una o all’altra forma di istruzione superiore. Immagino che in Inghilterra cio’ non accade a piu’ del 5 o 6%.

   Questo desiderio universale di istruzione superiore sembra incredibile, ed ancor piu’ incredibile sembra la possibilita’ di soddisfarlo. Tre considerazioni ci aiuteranno a spiegarlo.

   Prima di tutto, non esistono difficolta’ finanziarie che impediscano a un giovane intelligente di entrare nelle universita’ o negli istituti di studi superiori. Gli studenti ricevono un salario commisurato al grado dei loro studi, in ogni caso adeguato al loro mantenimento.

   Bisogna passare un esame, ma non si tratta di un esame restrittivo, come da noi, dove esiste soltanto un numero limitato di posti e le risorse finanziarie sono limitate. L’esame stabilisce solamente l’abilita’ a trarre profitto dal corso di studi avanzati.

   In secondo luogo, i genitori non hanno bisogno del salario iniziale dei loro figli per sbarcare il lunario o provvedere ai bisogni della vecchiaia. Poiche’ la disoccupazione non esiste, e poiche’ vi e’ la certezza di pensioni per la vecchiaia e del mantenimento gratuito in caso di malattia, il loro salario e’ piu’ che adeguato, ed essi possono quindi incoraggiare, anziche’ ostacolare, l’aspirazione dei figli ad un piu’ alto livello d’istruzione.

   In terzo luogo, e questo non e’ il meno importante, la gioventu’ stessa e’ ansiosissima di raggiungere il piu’ alto livello di sviluppo mentale. Esiste un profondo zelo di apprendere.; specialmente, ma non esclusivamente, nei vari rami della scienza.

   Si calcola che il numero degli studenti nelle universita’ e negli istituti tecnici raggiungera’ i 650,000 durante il Terzo Piano Quinquennale. L’istruzione secondaria aumentera’ ancor piu’ rapidamente, e la cifra di coloro che avranno completato gli studi superiori crescera’ da 750,000 a 1,290,000. E si tratta solamente di un punto di partenza, non del punto di arrivo, dato che per quel che riguarda l’istruzione lo scopo fondamentale e’ di _sollevare il livello culturale e tecnico dell’intera classe lavoratrice a quello degli ingegneri e dei tecnici_, e di abolire una volta per sempre la distinzione fra il lavoratore del braccio e il lavoratore della mente. In un discorso ad un convegno di stakanovisti, Stalin diede espressione a questo programma con la sua ben nota semplicita’:

   ”_L’eliminazione della distinzione fra lavoro manuale e lavoro mentale puo’ ottenersi soltanto sollevando il livello tecnico e culturale della classe lavoratrice al livello degli ingegneri e dei tecnici. Sarebe assurdo pensare che cio’ e’ impossibile. Cio’ e’ interamente possibile sotto il regime sovietico, dove le forze produttive del paese sono libere dai legami del capitalismo, dove il lavoro e’ liberato dal giogo dello sfruttamento, dove la classe operaia ha in mano il potere, e dove le generazioni giovanili hanno tutte le opportunita’ di ottenere un’educazione tecnica adeguata. Non vi e’ nessun motivo per dubitare che solo tale sollevamento culturale e tecnico della classe lavoratrice potra’ minare la base della distinzione fra lavoro manuale e lavoro mentale; soltanto questo potra’ assicurarci quel piu’ alto livello di produttivita’ del lavoro e quell’abbondanza di articoli di consumo che sono necessari per cominciare la transizione dal socialismo al comunismo._”

   Questa meta e’ la meta di una nazione che e’ gia’ completamente educata.

   Abbiamo tracciato il corso della gioventu’ sovietica dall’infanzia, passando per la fanciullezza, fino alle regioni elevate dell’istruzione nelle universita’ e negli istituti tecnici. Ed ora abbiamo raggiunto il punto in cui vediamo la gioventu’ pronta a slanciarsi con ardore nel mondo con cui e’ venuta a conoscenza durante tutta la sua carriera scolastica ed i cui principi industriali e’ stata incoraggiata a comprendere.

   Che cosa l’attende adesso?

   Io oso pensare che questo e’ il momento in cui la profonda differenza fra la produzione organizzata in base ad un piano per il consumo della societa’, e la produzione caotica o intrapresa soltanto per salvaguardare i profitti e gli interessi della classe sfruttatrice, si manifesta con la massima chiarezza, dimostrando i vantaggi della prima.

   Il Piano offre alla gioventu’ sovietica uno scopo creativo e centinaia di opportunita’ di porlo in pratica. Il Piano richiede la sua cooperazione. Possibilita’ illimitate le sono aperte nella sfera dell scienza, dell’economia politica, della politica, della cultura in generale. L’incubo della disoccupazione e’ svanito per sempre per la gioventu’ sovietica. Il suo futuro e’ pieno di speranze. Esiste per ogni giovane un posto nella societa’, ogni giovane puo’ rispondere alla propria vocazione. Di fronte ad ognuno sta la promessa della sicurezza, che fa sparire la paralizzante paura; ognuno ha un posto d’onore in una causa che da’ o puo’ dare alla vita impulso e nobilta’.

   La gioventu’ sovietica ha la sicurezza di un lavoro creativo, sano e attraente, e la sua perplessita’ si limita alla scelta di questo lavoro. Discorrere con un bambino sovietico della sua vocazione non e’ una semplice chiacchera: ognuno puo’ ascoltare la propria voce interna, e seguirla.

   Qualcuno vorrebbe giustamente chiedersi qual’e’ stata la qualita’ delle conquiste intellettuali che scaturiscono da tutto questo immenso entusiasmo per l’educazione e per la cultura nell’U.R.S.S. Adesso che la gioventu’ ha acquistato il potere, come si comporta? Che risultati puo’ mostrare dei suoi successi? E sono le autorita’ soddisfatte di questi risultati?

   Poiche’ il primo bisogno era quello di accrescere la produzione, e poiche’ la produzione materiale dipendeva in primo luogo dalla creazione di un corpo tecnico ben addestrato e degno di fiducia, la domanda si riferisce prima di tutto alla qualita’ dei giovani ingegneri.

   I processi di Mosca e il severo controllo del 1937 eliminarono molti dei vecchi amministratori, ingegneri e tecnici: al loro posto furono messi dei giovani, forse prematuramente. E’ ora interessante ed istruttivo esaminare gli effetti che si sono manifestati nella produzione.

   Il piano per il 1937 prevedeva  un aumento della produzione del 20 per cento sul 1936. La nuova situazione produsse un rallentamento temporaneo. Durante la prima meta’ del 1937 nell’industria non si rivelo’ nessun aumento; il livello si mantenne semplicemente a quello dell’anno precedente. I giovani stavano imparando i nuovi compiti.

   In sei mesi, a quanto risulta, l’avevano imparato: e il ritmo produttivo divenne piu’ veloce. Il governo ne fu incoraggiato, ma soltanto in misura limitata; e nel predisporre il piano per il 1938 fu previsto si’ un aumento, ma del 15.3 per cento soltanto invece del 20 per cento. Di mese in mese l’aumento della produzione segui’ un ritmo sempre piu’ accellerato, e in luglio, alla fine del primo semestre, il governo, nel compiere la revisione del piano, pote’ mostrare che in definitiva c’era stato un aumento, non del 20 per cento come previsto originariamente, ma del 21 per cento. I giovani avevano trionfato.

   Nello stesso modo, il trionfo dell’esplorazione dell’Oceano Artico, il trionfo delle ricerche geologiche, le gesta dell’aviazione che pongono l’Unione Sovietica in prima fila tra le nazioni piu’ progredite in questo campo, tutto questo e’ anche il trionfo della gioventu’ sovietica e la giustificazione della nuova educazione.

   Nello stesso modo, i giovani trionfano nel movimento stakanovista per l’accellerazione del ritmo produttivo in tutti i campi della produzione. I giovani fanno a gara per emulare le conquiste di Alessio Stakanov, che riorganizzo’ le miniere di carbone ottenendo un aumento eccezionale nella produzione, con risultati benefici per la collettivita’ e per lui stesso; Pietro Krivonos nei trasporti ferroviari; due giovani donne, Dussia Vinogradova e Tassia Odintsova, nell’industria tessile; altre due giovani donne nell’agricoltura.

   Uno dei piu’ grandi stabilimenti industriali di Mosca, la fabbrica Kaganovic dei cuscinetti a sfere, e’ diretto da Yusim, giovane ingegnere che dall’Universita’ passo’ direttamente alla fabbrica.

   Egli fu dapprima nominato sorvegliante dei forni, come un comune ingegnere. Il suo turno produsse tra 46.000 a 47.000 pezzi invece di 28.000. Egli fu riconosciuto come il primo ”stakanovista” – cosi’ son chiamati quelli che accelerano scientificamente il ritmo della produzione industriale – nel campo dell’ingegneria. Egli stabili’ un primato collettivo dopo l’altro: e dopo che gli fu concesso l’Ordine di Lenin, Yusim ebbe la direzione dell’intero stabilimento quando il direttore fu rimosso per sabotaggio.

   Vittorio Lvov, che dirige il Commissariato del Popolo per l’industria della costruzione di macchine, ha trentotto anni, ed ha raggiunto il suo alto posto ad un’eta’ ancora piu’ giovane, dopo una vita avventurosa e interessante.

   Rimasto orfano, egli dovette lasciare la scuola dopo quattro anni e lavoro’ come un operaio salariato per dei contadini ricchi. A diciotto anni, si arruolo’ nell’Armata Rossa e percorse tutto il paese, combattendo per la Rivoluzione. Successivamente studio’ in un Istituto tecnico, attendendo al tempo stesso ai lavori d’ingegneria della fabbrica ”Putilov Rossa” e si diplomo’ nel 1933. Un diploma gli fu dato per il progetto di una fornace aperta di 60 tonnellate.

   Mandato in Francia nel 1934 per studiare i metodi francesi della produzione della ghisa e dell’acciaio, ritorno’ nel 1936 e fu nominato dapprima capo della fonderia dell’aciaio e successivamente direttore dei lavori. Nel 1938 fu promosso dal Governo Sovietico al posto di Commissario del Popolo per l’industria della costruzione di macchine.

   L’assistente del Commissario del Popolo per l’Industria Pesante, Costantino Kartasciov, ha trentaquattro anni. All’eta’ di dodici anni comincio’ a lavorare nelle miniere. La Rivoluzione gli apri’ l’avvenire. Egli studio’ accanitamente, dapprima nell’Istituto tecnico che era stato annesso alla miniera, e infine all’Istituto Minerario di Stalino. Si diplomo’ nel 1930, e dopo due anni divenne direttore di un pozzo, nel quale istitui’ un sistema di lavorazione che allevia il lavoro penoso dei minatori e al tempo stesso da’ luogo ad un aumento di rendimento delle macchine scavatrici.

   Gli fu assegnato l’Ordine di Lenin e dopo altri cinque anni Kartasciov venne nominato direttore del Trust Carbonifero di Pervomaisky, poi Ingegnere capo dell’Amministrazione Centrale dell’Industria del Carbone e finalmente, nel 1938, Assistente del Commissariato del Popolo per l’Industria Pesante.

   Alle piu’ alte cariche son saliti non soltanto dei giovani, ma anche delle giovani donne, educate nelle scuole sovietiche.

   Tatiana Morozova entro’ all’eta’ di quindici anni nella fabbrica di saponi e profumerie di Mosca. La fabbrica la mando’ a studiare in una scuola specializzata per la formazione di dirigenti delle unioni dei lavoratori, in cui la Morozova ricevette un’educazione generale e specifica. Ritornata alla fabbrica, venne eletta presidente del comitato dell’Unione dei lavoratori, e al tempo stesso prese parte alla direzione dell’impresa. Divenuta Assistente e poi Direttrice, la Marazova, dirige ora, all’eta’ di 31 anni, l’Amministrazione Centrale dell’Industria dei Profumi, che controlla ventinove grandi fabbriche.

   Sugra Gaibova, direttrice del campo petrolifero n. 3 del Trust Petrolifero Orgionikidze a Baku, ha solo 26 anni. Tutta la sua educazione si e’ svolta nell’ambiente sovietico. Diplomata dalle scuole secondarie nel 1930, termino’ i suoi studi all’Istituto Industriale nel 1934, e comincio’ il suo lavoro come sorvegliante nel terzo campo petrolifero. Dopo aver dato prova di un’eccezionale abilita’ organizzativa, fu nominata nel 1938 al posto di direttrice.

   Il capo dell’Istituto Centrale Aero-idro dinamico e’ un giovane scienziato, Michele Sciulsenko, di trentatre anni. Mandato nel 1926 dalla sua sezione della Gioventu’ Comunista a una scuola di perfezionamento per gli operai, e dopo ad un Istituto tecnico a Mosca, egli successivamente si iscrisse all’Istituto Aeronautico, dove la sua abilita’ fu presto riconosciuta. Ebbe grandi lodi per il disegno di un aeroplano da trasporto rapido, e dopo la promozione fu nominato all’attuale posto.

   E nemmeno nel campo artistico l’Unione Sovietica e’ arretrata.

   Al Primo Concorso Internazionale ”Chopin” per Pianisti, svoltosi a Varsavia nel 1927, presero parte alcuni giovani artisti sovietici, ed uno di essi, Lev Oberin, vinse il 1o premio.

   Da allora, a tutti i concorsi internazionali i giovani sovietici sono sempre stati in prima fila tra i vincitori. Al Terzo Concorso Internazionale per Pianisti a Varsavia, nel 1937, Zak e Rosa Tamarkina vinsero rispettivamente il primo e secondo premio. Emil Hilels, che aveva vinto il secondo premio a Vienna nel 1936, vinse il primo premio a Bruxelles nel 1938.

   E come per il pianoforte, cosi’ per il violino. Al concorso internazionale di Bruxelles, nel 1937, su sei premi cinque furono assegnati a violinisti sovietici, il primo premio, il terzo, il quarto, il quinto e il sesto.

   Eppure, per quanto riguarda la gioventu’ e l’educazione, la Russia dei Soviet non riposa sugli allori.

   Il Terzo Piano Quinquennale ha altre mire, oltre al problema quantitativo. Attraverso procedimenti quantitativi, e’ la qualita’ che deve coronare la realizzazione nel campo educativo: e si fara’ particolarmente attenzione, nei prossimi anni, alla qualita’ dell’educazione.

   La fine del Terzo Piano Quinquennale mostrera’ non soltanto che le scuole elementari e secondarie erano frequentate da 40.000.000 di studenti, su una popolazione di 168.000.000 di persone, ma anche che gli studenti hanno raggiunto un livello di istruzione calcolato in modo da porre l’Unione Sovietica in prima fila tra le nazioni piu’ istruite.

   Io comprendo perfettamente Leone Feuchtwangler quando scrive, dopo un soggiorno nell’U.R.S.S., che ”_la gioventu’ sovietica emana una forza e una gioia che involontariamente mi sorprende_”. E posso ben simpatizzare col messaggio di Romain Rolland alla gioventu’ sovietica: ”_Voi siete la speranza del mondo, il seme della futura societa’ senza classi dell’umanita’ intera, una societa’ senza sfruttamento dell’uomo sull’uomo, senza frontiere tra gli Stati, senza odi tra le razze e i popoli_”.

   LA NUOVA VITA DELLA DONNA

   Nell’Unione Sovietica le donne sono entrate a far parte di un nuovo mondo. La donne sovietiche condividono con gli uomini una nuova uguaglianza nel campo dell’educazione, nei diritti politici, nel lavoro qualificato, nello stato giuridico, nella cultura. Non c’era un mondo piu’ oscuro, per le donne, di quello che e’ scomparso con l’Impero russo; non c’e’ un mondo piu’ luminoso, per esse, di quello che e’ stato creato dall’Unione Sovietica.

   Le donne sovietiche si sono conquistata la loro liberta’: e ne hanno pagato il prezzo col loro sangue migliore.

   La Rivoluzione, che nel 1917 conquisto’ la Russia d’assalto, non giunse impreparata, ma fu la risultante di tutta una serie di lotte disperate, nel corso delle quali le donne non stettero mai lontane dagli uomini. Spesso, anzi, le donne erano alla testa.

   La religione cristiana, che invase la Russia nell’anno 1000, venne da Bisanzio e in una forma che implicava il soggiogamento delle donne da parte della Chiesa e dello Stato. Un popolo giovane, dedito ad una agricoltura primitiva, venne sopraffatto da un ascetismo monastico che nelle sue tradizioni orientali considerava la donna come un demonio. Alle donne furono assegnati in chiesa i posti inferiori. Le donne non potevano avvicinarsi all’altare. La fede matrimoniale era d’oro per l’uomo, ma di ferro per le donne.

   Nelle eroiche file di quelli che si ribellarono contro l’oppressione e la crudelta’ degli zar, le donne eran sempre presenti. Le donne servirono la causa della liberazione con un fervore ed un disprezzo della morte che non cedette mai neppure di un pollice alle autorita’. La loro forza crebbe con i loro compiti.

   Le donne piu’ rivoluzionarie di quei giorni erano giovani, ricche di alte qualita’ di mente e di cuore, e molte erano delle vere bellezze e dotate di facolta’ artistiche. Le loro aspirazioni personali e romantiche all’amore erano subordinate all’amore universale al quale avevano dedicato la vita: ed a questo si deve la purezza nelle relazioni che esisteva tra uomini e donne nel movimento rivoluzionario.

   L’amicizia e la fraternita’, ossia la capacita’ di vivere uniti, fu fin dall’inizio una spiccata caratteristica dei rivoluzionari russi. Ed anche questo ha lasciato la sua impronta nel nuovo ordine. Fuori dalle prigioni, uomini e donne si dividevano fin l’ultimo centesimo. In prigione, i prigionieri politici vivevano letteralmente in comune, dividendo in parti uguali, con cura meticolosa, il danaro e il cibo. Saltate tutte le barriere sociali, si costitui’ cosi’ un’ardente amicizia, fondata su interessi intellettuali comuni quali raramente avviene di trovare nell’amicizia, e continuo’ poi quando giunse la liberta’.

   Le donne erano l’anima della lotta russa per la liberta’, ed erano in maggioranza giovani. Delle sessantasette donne gettate in prigione a Mattsev tra il 1907 e il 1912, diciotto eran minorenni, trentasette tra i ventun anni e i trenta, e soltanto dodici avevano piu’ di trent’anni.

   Nel 1887 l’oppressione si inaspri’. La brutalita’ si accrebbe. Furono ordinati dei pogrom per distogliere l’attenzione popolare. I prigionieri vennero inviati a Sakalin e anche in zone piu’ remote. L’educazione fu limitata. Alessandro scarabocchio’ queste parole su un rapporto inviatogli dal ministro dell’educazione: ”_Non piu’ educazione_”. Gli istituti femminili vennero chiusi.

   E’ in questi anni che l’industrialismo arrivo’ in Russia. Arrivo’ di colpo, con tutto il suo brutale sfruttamento, non attenuato da nessuna mitigazione legale e morale. Ma insegno’, tuttavia, la potenza del processo della produzione collettiva. Il moderno proletariato industriale venne d’un balzo alla luce, e porto’ con se’ il germe di nuove conquiste nella lotta per la liberta’.

   Nel 1895 fu formata una ”Lega di lotta per la liberazione della classe operaia”. Tra i membri c’era Lenin. Nell’esecutivo v’erano quattro donne. Una di esse era Nadiesdha Krupskaya, che piu’ tardi sposo’ Lenin. Lasciata la scuola di grammatica a diciott’anni, la Krupskaya studio’ la teoria dell’educazione e quindi, preso contatto con i gruppi radicali, intraprese lo studio di Marx e successivamente insegno’ nello Istituto degli Operai di Smolensk a Pietroburgo. Molti dei suoi allievi occuparono posti direttivi nel movimento operaio russo e nella Rivoluzione. La Krupskaya fu arrestata ed esiliata per tre anni e chiese di esser mandata in Siberia, dove Lenin trascorreva il suo periodo d’esilio. I due si fidanzarono. Appena rilasciato, Lenin si trasferi’ a Monaco, e a Monaco, e piu’ tardi a Londra, pubblico’ il suo giornale, _La Scintilla_ (Iskra). La Krupskaya lo raggiunse e lavoro’ come segretaria di redazione.

   Nel 1905, nella ”Domenica di sangue”, una immensa folla, che portava innanzi a se’ immagini sacre e ritratti dello zar, si raccolse al Palazzo d’inverno per presentare una petizione, e fu accolta dal fuoco mortale dei fucili. La fiducia nello zar e nel governo scomparve per sempre. Furono erette le barricate. Un’operaia, la Karelina, aveva gridato prima della marcia: ”_Madri e mogli, non dissuadete i vostri mariti e i vostri fratelli dal rischiare la vita per una causa giusta. Venite con noi! Se ci attaccano e ci sparano addosso, non piangete, non lamentatevi, agite come infermiere! Eccovi le fascie con la croce rossa, attaccatele al braccio, ma non prima che vi sparano addosso!_” La risposta giunse ad una voce: ”Verremo tutt con te”. Piu’ di mille vita furono sacrificate, e tra esse molte donne e bambini. Una donna, colpita da quattro proiettili, disse il giorno prima di morire: ”Io non rimpiango neppure per un momento d’essere stata sulle barricate”.

   Furono le penose sofferenze di un secolo di lotta delle donne russe, che contribuirono pesantemente a spianare la strada alla Rivoluzione e a dare la loro impronta al nuovo ordine, e logicamente conquistarono per le donne sovietiche uno stato giuridico e una dignita’ che non ha riscontro in nessun altro paese.

   Nessuno era piu’ cosciente di questo dello stesso Lenin, che cosi’ ne parlo’ nella sua fase culminante:

   ”_A Pietrogrado, qui a Mosca, nelle citta’ e nei centri industriali, in tutto il paese, le donne rivoluzionarie hanno magnificamente sostenuto la prova nella rivoluzione. Senza le donne forse non avremmo vinto, o vinto a malapena. Questo e’ il mio parere. Come sono state e come sono tuttora coraggiose! Provate a immaginare tutte le sofferenze e tutte le privazioni che esse sopportano. E reggono perche’ vogliono istituire i Soviet, la liberta’ e il comunismo._”

   Quando crollo’ il vecchio ordine, e il nuovo ordine ne prese il posto, qualsiasi traccia delle vecchie leggi che condannavano le donne a posizioni di soggezione venne spazzata via.

   Lenin pose la questione nel modo seguente, riecheggiando le parole pronunciate da Carlo Marx settant’anni prima:

   ”_Non e’ possibile parlare di vera e propria democrazia, e tanto meno di socialismo, finche’ le donne non occuperanno il loro posto legittimo e permanente tanto nella vita politica del paese quanto nella vita pubblica della comunita’ in generale._”

   L’articolo 122 della Costituzione Staliniana del 1936, scritto ventidue anni piu’ tardi, formula con grande esattezza la stessa intenzione.

   ”_Alle donne sono accordati nell’U.R.S.S. diritti uguali a quelli degli uomini, in tutti i campi della vita economica, statale, culturale, politica e sociale… La possibilita’ di esercitare questi diritti viene assicurata alle donne garantendo loro lo stesso diritto degli uomini al lavoro, al riposo, all’assicurazione sociale e all’istruzione, provvedendo alla tutela, da parte dello Stato, degli interessi della madre e del bambino, accordando alle donne un congedo di maternita’ con mantenimento del salario e grazie a una vasta rete di case di maternita’, di nidi e giardini dell’infanzia._”

   Questo esprime in modo comprensivo lo statuto delle donne sovietiche.

   Fin dall’inizio le donne hanno risposto con ardore alle nuove prospettive e sono entrate a far parte dell’industria con uno zelo che ha stupefatto il mondo occidentale. Davanti a loro si aprivano dei nuovi orizzonti. Esse balzarono a fianco degli uomini, come vere e proprie compagne. Nei primi anni, quando il nemico premeva da ogni parte, le donne salirono sulle barricate, divennero soldati ed esploratori, guidarono treni blindati.

   Quando le armate di Kornilov attaccarono Leningrado, 2000.000 donne andarono al fronte. Plotnikova, ancora quasi una bambina, come Giovanna d’Arco, riuni’ i soldati disfatti del 19mo Reggimento di cavalleria in ritirata, e li guido’ alla carica. Il nemico fu respinto; la giovane comandante lascio’ il campo di battaglia gravemente ferita.

   Quando venne sparato l’ultimo colpo, le donne si lanciarono al lavoro della costruzione del socialismo con analogo entusiasmo. Esse entrarono in folla a lavorare nelle fabbriche, costringendosi all’occorrenza, e con la piena collaborazione delle autorita’, a lavorare in qualsiasi ramo dell’industria specializzata.

   Nella vita delle industrie non specializzate o semi-specializzate le donne erano entrate in numero considerevole prima della Rivoluzione, costrette da necessita’ economiche, come negli altri paesi capitalisti, poiche’ il lavoro delle donne era a buon mercato e le donne, provate dalla disciplina alla quale eran sottoposte in casa, lavoravano piu’ assiduamente degli uomini e venivano considerate piu’ docili e piu’ trattabili.

   Tutti quelli che ostacolarono il nuovo ordine dell’Unione Sovietica furono messi da parte. Direttori e tecici di vecchio stampo, che sostenevano che le donne mancavano della capacita’ necessaria per il lavoro tecnico specializzato, furono costretti a cambiare idea.

   L’efficienza individuale delle operaie miglioro’ rapidamente. E c’era da aspettarselo. Nel 1937 il 41 per cento del numero complessivo degli studenti delle facolta’ operaie erano donne. Oggi, nell’industria Sovietica vi sono quasi 100.000 donne che lavorano in qualita’ di ingegneri e di tecnici. Onori e distinzioni sono stati conquistati in egual numero tanto da operaie che da operai. Sono state delle donne, Dussia e Marussia Vinogradova, che hanno condotto all’aumento della produzione nell’industria tessile; e una contadina di un’azienda ucraina, Maria Demecenko, e’ stata la prima a raggiungere un raccolto di 20 tonnellate di barbabietole da zucchero per acre.

   Ma non una sola di queste realizzazioni sarebbe stata possibile qualora i dirigenti sovietici non avessero compreso a fondo lo stato di inferiorita’ iniziale di cui la donna soffre, e qualora non fossero stati fermi nella loro determinazione di eliminarlo. Marx e Lenin avevano entrambi conosciuto la poverta’ e avevano visto da vicino le sofferenze delle loro stesse compagne, e l’intensa compassione di Lenin e la sua comprensione, profonda e piena di simpatia della vita delle operaie sono intimamente connesse con il nuovo statuto per la donna.

   Un giorno, accarezzando dei bambini, Lenin disse a Gorky: ”_Questi bimbi avranno una vita migliore della nostra. Essi non soffriranno tutto quello che abbiamo provato noi. Non vi sara’ tanta crudelta’ nella loro vita._” E dopo, gurdando lontano, alle colline in cui si annidava il villaggio, soggiunse pensieroso: ”_Eppure, io non li invidio. La nostra generazione ha compiuto qualche cosa che ha un grande significato storico. La crudelta’ che le circostanze della nostra vita resero necessaria, sara’ compresa._” E Gorky aggiunge: ”_Egli accarezzo’ dolcemente i bambini, con un gesto lieve e tenero_”.

 Fu appunto Lenin, allora, che al di la’ di tutti gli altri vide chiaramente quali erano i bisogni delle donne e le difficolta’ che le circondavano.

   Egli non aveva nessuna simpatia per il rude atteggiamento dell’operaio verso la moglie. ”_Pochissimi uomini, anche nel proletariato_ – egli scrive a Clara Zetkin – _pensano quanto lavoro e quanta fatica potrebbero alleviare alle donne, anzi eliminarli completamente, se dessero loro un aiuto nei lavori casalinghi. Invece no: questo e’ incompatibile con il ‘diritto’ e con la ‘dignita” dell’uomo, che impongono ch’egli si goda il riposo e le comodita’! La vita di una donna di casa e’ una vita in cui la donna si sacrifica ogni giorno alle prese con mille piccoli problemi di dettaglio_”.

   Avendo dato a tutte le donne il diritto al lavoro, senza nessuna porta sbarrata, all’infuori delle occupazioni che implicano uno sforzo fisico troppo grave, fu posto il principio che le donne lavoratrici debbono ricevere a lavoro uguale una paga uguale agli uomini. Ma il matrimonio e la maternita’ apportano altre ovvie difficolta’ nella vita industriale della donna. E allo scopo di rendere l’uguaglianza quanto possibile completa, alla donna e’ pienamente assicurato un sussidio per metterla in grado di adempiere senza ostacoli alla funzione biologica della gravidanza. Su questo punto i Soviet hanno fatto due cose. Hanno incoraggiato la maternita’ e l’hanno resa possibile con ogni larghezza. Alle donne che lavorano nelle industrie e nelle imprese pubbliche e’ assicurato un adeguato congedo, prima e dopo il parto, con mantenimento del salario.

   E’ stato inoltre disposto che nessuna professione sia sbarrata alle donne maritate. Durante la gravidanza, e’ vero, le donne sono autorizzate a non portare dei carichi pesanti o a lavorare oltre l’orario. Ma l’assenza del lavoro nel periodo del parto non compromette in nessun modo l’impiego, e le madri allattanti che lavorano nelle fabbriche hanno ogni tre ore una sosta dal lavoro per dare il latte al bambino.

   La Costituzione Sovietica mostra che questi problemi sono stati studiati e valutati con la cura piu’ minuta e che e’ stato loro largamente provveduto. E con la produzione organizzata in base al principio del servizio per la comunita’, e non del profitto per un gruppo, e’ stato possibile rendere alla donna, nel socialismo, quella giustizia che il capitalismo ha sempre mancato di darle.

   Come le donne debbono esser assistite nelle difficolta’ del parto, cosi’ esse hanno bisogno di altri sussidi o di altra assistenza per poter badare ai bambini e alla casa. E una quantita’ di nidi e di giardini d’infanzia, di latterie per i poppanti, di giardini e di campi di giochi per i piu’ grandicelli, insieme con la mensa in comune nelle fabbriche o altrove, insieme a tutti gli altri sistemi, sono stati creati per liberare la donna dalle fatiche dei compiti domestici.

   Tutto questo, ripetiamo, e’ possibile e vantaggioso sotto un regime socialista. Poiche’ i nidi d’infanzia e le cucine collettive razionalizzano il lavoro. Il lavoro delle donne in casa e’ sempre stato ovviamente meno economico del lavoro degli uomini nelle fabbriche. Una grande cucina assorbe meno lavoro di mille vasche per lavare. Cucine collettive, lavanderie, nidi d’infanzia e giardini d’infanzia liberano le donne dalla fatica e le pongono al fianco degli uomini in condizioni di parita’ di lavoro: e cosi’ attraverso il loro lavoro l’intera comunita’ si arricchisce con l’aumento del volume e dei prodotti disponibili.

   Il diritto al lavoro, il diritto ad uguale salario, e le liberazione dalle fatiche domestiche hanno condotto ad una diffusa liberta’ e ad un grande miglioramento della vita domestica delle donne.

   1) Hanno prodotta una nuova liberta’ di scelta tra lo sposarsi o il fare a meno del matrimonio. La donna sovietica e’ piu’ libera della donna degli altri paesi nella questione del matrimonio. Sono eliminati gli ostacoli economici che si oppongono al matrimonio – o in ogni caso ad un matrimonio in eta’ giovanile. Il gran numero di giovani donne sovietiche maritate e’ in spiccato contrasto con i ritardi che si verificano negli altri paesi per ragioni economiche. La possibilita’ pratica di un matrimonio in giovane eta’ ha avuto un effetto eccezionalmente benefico sulla moralita’ pubblica.

   2) Dopo il matrimonio, la donna e’ libera di proseguire il suo lavoro o di intraprenderne uno nuovo. Su questo punto uomo e donna sono su un piano di assoluta uguaglianza.

   3) La donna e’ libera di avere quanti bambini vuole. Sono eliminate le barriere economiche contro le famiglie numerose, e probabilmente si deve a questo, insieme alla nuova gioia di vivere e alla passione della donna russa per i bambini, il fatto che il quoziente di natalita’ nell’Unione Sovietica di gran lunga sorpassa quello di tutti gli altri paesi europei.

   Nei primi giorni, quando la carestia faceva di ogni bambino un peso e quando le privazioni di guerra deprimevano marito e moglie, le donne cercarono in tutti i modi di essere sollevate dalla responsabilita’ della maternita’. L’aborto venne permesso dal Governo, ma soltanto a condizione che fosse dichiarato e sorvegliato, anziche’ clandestino e pericoloso. L’aborto venne permesso come misura temporanea; non faceva parte del programma comunista e dopo una lunga discussione pubblica fu abolito nel 1936, salvo i casi necessari per ragioni mediche. Il Governo incoraggia lo sviluppo demografico, e le madri di molti figli ricevono ulteriori aiuti finanziari. Una madre di sei bambini riceve ad ogni nuova nascita il dono annuale di 2.000 rubli per cinque anni; una madre di dieci figli riceve 5.000 rubli per ogni nuova nascita, piu’ il dono annuale di 3.000 rubli per quattro anni.

   Nei primi cinque mesi del 1937 vi sono stati nell’URSS 1.375.000 di nascite: il che rappresenta riportato al periodo di un anno un numero di nascite quasi uguale a tutta la popolazione della Finlandia.

   4) La donna e’ libera di divorziare dal marito, sebbene sia fortemente dissuasa dal farlo. Il divorzio e’ concesso rapidamente su richiesta di una delle parti, ma il frequente divorziare e risposarsi sono indiscutibilmente condannati: e quando ci son di mezzo dei bambini, entrambe le parti sono costrette a assumerne la responsabilita’. I divorzi tendono a diminuire.

   Grande enfasi viene data ai valori familiari, e nonostante tutto quello che il governo fa per i bambini ne’ il padre ne’ la madre sono liberati dalle loro responsabilita’ di genitori. Le autorita’ sovietiche, al contrario di quanto avviene negli altri paesi, incoraggiano la ricerca della paternita’ e il mancato pagamento della quota fissata per il padre e’ punibile secondo il codice penale. Se una madre abbandona i suoi bambini, poniamo dopo il divorzio, o la separazione, la legge puo’ costringerla, se ha un reddito indipendente, a passare una certa somma al suo ex marito. La protezione giuridica della maternita’ dell’Europa occidentale e’ ancora arretrata rispetto all’URSS sia sotto questo aspetto, che sotto molti altri.

   In queste circostanze non stupisce affatto, sebbene sia altamente encomiabile, la completa cessazione della prostituzione.

   La promiscuita’ viene contrastata e scoraggiata in tutti i modi possibili. Lenin si oppose alla promiscuita’ fin dal principio. La ”nuova vita sessuale” sostenuta da alcuni gli sembrava una cosa ripugnante; un mero prolungamento del bordello _borghese_. A quelli che giustificavano la rilassatezza morale sulla base che il soddisfacimento degli istinti e’ una cosa semplice e d’importanza trascurabile come il fatto di ”bere un bicchier d’acqua”, egli rispose: ”_Vorra’ una persona normale e in condizioni normali coricarsi nel fango o bere in una pozzanghera? O bere ad un bicchiere dall’orlo sporcato da altre labbra?_”.

   Il mito della ”socializzazione della donna” nell’Unione Sovietica e’ stato un astuto stratagemma, senza nessuna base, utilizzato all’estero per inasprire il sentimento di ostilita’ al nuovo ordine sovietico.

   La realta’ dei fatti e’ che il sesso gioca una parte comparativamente poco importante nell’Unione Sovietica, e tutto quanto sa di lascivo e di degenerato e’ eliminato dalla vita pubblica sovietica. L’educazione mista produce una vita sana. Le ragazze sono forti e fisicamente capaci di badare a se stesse. Piccole immoralita’ tra ragazzi e ragazze sono qui sconosciute. L’attivita’ salutare e uno scopo comune che assorbe interamente, insieme con la liberta’ e l’indipendenza della donna, hanno riportato nei suoi limiti normali e naturali l’importanza del sesso. La tendenza in complesso e’ verso cio’ che e’ stata chiamata la ”riabilitazione” della monogamia; di questo antico e ben sperimentato principio che altrove, compresso in una cornice troppo rigida, minaccia di esplodere, e che tende qui a ricostituirsi in modo nuovo e veramente vitale. L’analogia degli interessi e la comunanza degli sforzi, che possono durare tutta la vita e che son resi possibili per effetto della nuova liberta’ della donna, prendono il posto della transitoria attrattiva di un bel viso o di forme avvenenti, che fan presto a passare. E nell’Unione Sovietica come altrove i figli sono il cemento che rinsalda l’unita’ della famiglia.

   5) Le donne sono libere di prender parte all’amministrazione della vita comune. Il Soviet Supremo dell’URSS, il piu’ alto organo legislativo dell’Unione, annovera tra i suoi membri 189 donne; contadine delle aziende collettive, conducenti di trattrici, maestre di scuola, e cosi’ via. Nessun corpo parlamentare del mondo ha una composizione di questo genere. E qui le donne, come in ogni altro istituto amministrativo, godono esattamente degli stessi diritti degli uomini, volutamente concessi dalle autorita’ sovietiche, e sono state per sempre strappate a mariti arretrati e ad arretrate comunita’.

   6) Le donne sono libere di partecipare alla vita culturale e intellettuale. Come s’e’ visto, le donne hanno uguali possibilita’ nel campo dell’educazione, nelle scuole come negli istituti superiori. Le ore di lavoro sono brevi. Il lavoro diventa piu’ leggero a mano a mano che aumenta l’efficienza delle macchine. Il salario e’ alto. Le fatiche domestiche sono ridotte al minimo. C’e’ chi si occupa dei bambini. L’Unione SOvietica ha offerto alle donne una nuova possibilita’ di lavoro nel campo della cultura, e le donne l’anno afferrata a volo. Sono le donne che contribuiscono a spingere a cifre astronomiche quella richiesta di libri che promette

di fare dell’Unione Sovietica il paese piu’ istruito del mondo.

   Pochi sfuggono al contagio. Non dimentichero’ mai di aver incontrato, a Odessa, un gruppo di donne d’eta’ avanzata che stavano imparando a leggere e a scrivere. Si calcola che ogni due abitanti dell’Unione Sovietica ve n’e’ uno che segue dei corsi di studio.

   Le lettere che i giornali delle donne sovietiche ricevono dalle lavoratrici, dalle contadine e dalle operaie d’ofni parte del paese, rivelano lo sviluppo interiore e l’originalita’ della nuova donna sovietica. Da tutte le parti affluiscono poesie, novelle, articoli. Si sta sviluppando un nuovo tipo di letteratura popolare, di stile vicino allo stile americano, informato al realismo e alla velocita’ proprio dell’epoca della macchiana.

   Si dice che l’ordine sovietico ha distrutto il focolare domestico in Russia. Se per ”distruzione del focolare domestico” si intende infedelta’ morale e rilassatezza dei costumi, l’accusa e’ falsa. L’atmosfera morale e’ stata purificata.

   Se si intende la preesistente forma di economia domestica, l’accusa e’ vera. Poiche’ quando parliamo di economia domestica noi intendiamo quel sistema familiare in cui il marito lavora in fabbrica e guadagna tanto da pagare le spese della famiglia, mentre la moglie attende alle fatiche domestiche, economicamente dipendente dal marito ed esclusa dalla vita sociale e politica.

   L’Unione Sovietica ha spazzato via questa vecchia forma di economia domestica, e ben pochi ne rimpiangono la socmparsa.

   La dipendenza economica della donna dal marito non esiste piu’. Il marito non puo’ impedirle di lavorare, e il lavoro pagato la rende economicamente indipendente da lui, mentre i nidi e i giardini d’infanzia la rendono largamente indipendente dalle faccende casalinghe d’un tempo.

   La ”economia domestica” ha perduto. Ma la famiglia ha guadagnato.  La nuova liberta’ economica da’ agio alla donna di godersi ben piu’ di prima la vita familiare col marito e coi figli. La donna prende parte all’attivita’ sociale e politica e attende a compiti specializzati. Essa e’ la compagna intellettuale del marito, con un intelligente interesse per il suo lavoro. Essa guide e dirige i figli dal suo nuovo stato di cittadina sperimentata. La donna, in una parola ha guadagnato l’indipendenza dalla cucina e dai bambini in quella misura che le classi abbienti si sforzano di raggiungere nei paesi capitalisti. Ma ha guadagnato ben piu’ di questo. La donna si e’ conquistata una vita intelligente e piena di scopi, con un fine creativo centrale, che essa puo’ spartire col marito, coi figli, coi vicini. La sua funzione non e’ piu’ quella di cucinare e di pulire, qual’e’ invece per i nove decimi delle madri nei paesi capitalisti, ne e’ quella di godersi semplicemente la liberta’ da questi compiti; essa costruisce il socialismo e pone le fondazioni di un mondo nuovo.

   Nel moderno Stato Sovietico il tipo di donna che e’ considerato piu’ interessante e’ la donna cittadina anziche’ la donna di casa. E in ultima analisi questo produrra’ la buona moglie e la buona madre. L’effetto sul marito e sui figli e’ salutare. Per l’uomo e’ meglio una compagna che ne sfidi a gara le capacita’, che una donna di casa che ne consoli le deficienze.

   LA DEMOCRAZIA NELL’OFFICINA

   L’operaio sovietico possiede molti vantaggi ignoti agli operai dei paesi capitalisti. Egli ha la sicurezza del lavoro e dello svago. Le sue ore di lavoro sono limitate a sette ore al giorno, e ulteriormente ridotte a sei se lavora nelle miniere o in mestieri pericolosi. Egli ha le vacanze pagate. La sua moglie se vuole puo’ lavorare, e riceve a lavoro uguale una paga uguale agli uomini. I suoi bambini hanno a disposizione giardini d’infanzia e scuole. In caso di accidenti riceve debito compenso, e riceve aiuto finanziario e assistenza medica gratuita in caso di malattia. Gli istituti tecnici e le universita’ accolgono senza spese i suoi figli, e nella vecchiaia egli gode di una generosa pensione.

   In aggiunta a tutto questo, egli gode di una nuova liberta’ nella officina, dove le masse degli operai passano la maggior parte della vita e dove la liberta’ ha il suo maggior valore ed e’ cosi’ difficile a ottenersi.

   La democrazia nell’officina e’ il baluardo della liberta’ sovietica. La sua natura e il suo valore sono stati sempre trascurati in occidente. I problemi della liberta’ e della democrazia non sono gli stessi per la classe media e per gli operai. La classe media, libera dalla disciplina, dalla tirannia e dalle restrizioni dell’officina, pensa alla liberta’ in termini di politica, la liberta’ di votare per la politica che vuole; quando la classe media pensa alla liberta’ in termini di economia, e’ la liberta’ di usare il suo potere economico come le pare e piace: una liberta’ che rapidamente conduce alla licenza.

   Gli operai, costretti dalle necessita’ economiche a sottomettersi ad una disciplina istituita senza la loro collaborazione, soffrono inevitabilmente di un senso di degradazione e di irritazione che ne intristisce la vita e ne distorce le idee. La disciplina imposta dall’alto e inclusa in un’operazione a cui l’operaio non e’ associato in nessun senso, agisce sulle facolta’ mentali come un tampone, si oppone all’iniziativa. Il risentimento ribolle sotto la superficie, non aspettando altro che una nuova ragione di querela per esplodere in una fiammata.

   La divisione degli scopi tra gli elementi umani di una fabbrica di capitalisti e’ la ragione principale delle frazioni e delle lotte. Tale differenza di scopi e’ sempre presente, quando piu’ quando meno. E’, in realta’, una caratteristica, normale e riconosciuta, della vita industriale. Lo scopo del capitalista è il profitto. I costi di produzione influenzano il profitto. Per aumentare il profitto, si debbono ridurre i costi. I salari degli operai sono un elemento del costo di produzione, e quindi debbono essere tenuti bassi, e se possibile ridotti. D’altra parte, il livello di vita e’ fondamentale per l’operaio. Egli vive sull’orlo del bisogno. Non ha riserve, e il salario e l’aumento del salario costituiscono il solo mezzo di mantenere o di migliorare il livello della sua vita. Quindi il salario e l’aumento del salario sono per lui di fondamentale importanza. In altre parole, gli scopi del fattore umano della produzione – il capitalista e l’operaio – sono opposti.

   Naturalmente, il malcontento non e’ mai molto lontano: e delle organizzazioni sul tipo dei sindacati dei lavoratori sono state create per mettere in luce questa insoddisfazione e per provvedere delle soluzioni parziali. La forza dei sindacati dei lavoratori varia, e dipende dall’unita’, dalla disciplina, e dalla conoscenza degli operai e dalla loro abilita’ nella scelta dei propri dirigenti. Il loro scopo e’ di ottenere quella misura di giustizia che e’ possibile raggiungere, non per mezzo della ragione o della logica, ma con la minaccia della forza. Lo sciopero e’ l’_ultima ratio_ dei Sindacati. Gli operai stanno di fronte ai proprietari e ai direttori di fabbrica come antagonisti. Entrambe le parti sono pronte per l’azione, come gli eserciti al momento della battaglia, sospettosi di ogni mossa. La pace non e’ mai reale. La sola speranza e’ una tregua armata. I pozzi della produzione sono avvelenati alla sorgente.

   La cosa e’ tanto vera che non e’ facile che operai unionisti e non unionisti arrivino a comprendere che in un altro sistema, diverso socialmente e economicamente, in cui queste contradizioni essenziali siano eliminate, i Sindacati dei lavoratori abbiano altre e diverse funzioni e svolgano un ruolo costruttivo nell’attivita’ sociale.

   La fabbrica sovietica e il sistema economico sovietico esordiscono con l’eliminazione di questa principale contraddizione. Uno scopo ultimo comune anima tutti i lavoratori sovietici, siano essi sorveglianti, direttori, artigiani, operai. Il beneficio generale per l’intera comunita’, con una vita piu’ ricca e piena per ciascuno, e’ lo scopo comune e cosciente di ogni operaio dell’industria. Lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e’ assolutamente eliminato. Ne’ il lavoro ne’ l’amministrazione son fronteggiati da un ”nemico”, e su questa nuova fondazione di interessi reciproci e’ possibile costruire un nuovo atteggiamento verso il lavoro. La cooperazione rimpiazza la lotta. Direttori, sorveglianti, operai, tutti fanno parte di un comune complesso di un complesso che lavora per un solo scopo comune.

   Nella fabbrica sovietica vi sono delle branche di tre organizzazioni pubbliche che adempiono alla funzione di stimolo, di consiglio, o di correzione: i Sindacati dei lavoratori, la cellula del Partito Comunista e la Gioventu’ Comunista.

   I Sindacati dei lavoratori, per quanto simili nel nome alle Unioni inglesi, ne differiscono completamente nelle funzioni. Il loro scopo e’ piu’ vasto. Essi mettono allo scoperto le querele e le ingiustizie individuali, come le Unioni inglesi; ma questa e’ soltanto una piccola parte del loro lavoro, poiche’ le querele possono trovare altri e piu’ rapidi sbocchi. Il loro scopo e’ costruttivo piuttosto che di lotta.

   I Sindacati dei lavoratori sovietici in primo luogo si interessano di quell’aspetto della vita di fabbrica che rende la fabbrica stessa un’officina per la produzione degli uomini. I Sindacati prendono parte, in misura sempre crescente, all’amministrazione dei fondi sociali e culturali della fabbrica. Quanto radicalmente un Sindacato di lavoratori sovietici differisca da un’Unione dei lavoratori inglesi, e quanto radicalmente sia scomparsa ogni traccia d’antagonismo d’interessi, puo’ valutarsi dal fatto che i Sindacati dei lavoratori sovietici amministrano i fondi governativi delle assicurazioni sociali. I Sindacati sovietici costituiscono e amministrano le case di riposo e le case di cura, i circoli delle fabbriche e i Palazzi della Cultura, i nidi e i giardini d’infanzia. Essi assumono e favoriscono l’educazione degli operai; e oltre ad amministrare i fondi di malattia e di assicurazione sulla vita, stimolano l’attivita’ e la coscienza sociale degli operai. Le loro funzioni sono positive ed educative.

   L’operaio individuale partecipa alle attivita’ del suo Sindacato mediante il comune e ordinario sistema democratico delle riunioni, delle elezioni di comitati e di dirigenti a scrutinio segreto, mediante la critica alla direzione attraverso i rappresentanti sindacali, e mediante il giornale murale, sul quale puo’ rivelare, ed effettivamente rivela, le sue querele e fa i suoi suggerimenti, il che costituisce una caratteristica comune a tutte le officine e a tutte le istituzioni pubbliche.

   Ancora piu’ importante dei Sindacati e il Partito, che e’ il mezzo tangibile mediante il quale, in primo luogo, gli operai sentono che e’ di loro stessi la proprieta’ dell’industria e ne praticano l’esercizio. Il Partito sovrintende all’intera impresa collettiva e ne mantiene il livello. Il Partito e’ lo spirito che ispira e stimola e regola ogni impresa. Il Partito e’ composto degli elementi piu’ convinti, piu’ ardenti, piu’ disinteressati dell’intera Unione e di ogni parte di essa. Il Partito ha molteplici affinita’, nella sua fede e disciplina e unita’ e sincerita’ di scopi, con i grandi ordini religiosi del cristianesimo o del buddismo.

   Il Partito puo’ esser meglio compreso se esaminato alla luce della sua origine. Il suo titolo completo e’ ”Partito Comunista (Bolscevico) dell’U.R.S.S.”. Nel 1903 il Secondo Congresso del Partito Operaio Social Democratico Russo, svoltosi a Londra, si divise in due fazioni, una delle quali diretta da Lenin. Nella scissione finale gli aderenti di Lenin ebbero la maggioranza, e d’allora in poi furono conosciuti col nome di Bolscevichi, che significa maggioranza; quelli della minoranza furono appropriatamente chiamati Menscevichi. Il Partito che combatte’ per l’adozione del suo programma nel 1903, e che l’ottenne, guida tuttora il popolo dell’U.R.S.S.

 In tutti gli anni intermedi il Partito ha sempre seguito una linea retta, senza deviazioni: il colonnello Gromov, in un ricevimento che ebbe luogo a Los Angeles dopo il secondo record aviatorio da Mosca agli Stati Uniti attraverso il Polo Nord, disse: ”Durante tutto il tempo abbiamo volato secondo una linea retta, diritta come la linea del Partito”.

   Queste parole ”diritta come la linea del Partito”, esprimono cio’ che il Partito ha fatto per il popolo sovietico. E’ stato il Partito che fin dall’inizio ha avuto fede nelle masse. E’ stato il Partito che ha chiamato i suoi membri a combattere per il programma socialista, senza riguardo al pericolo. E’ il Partito che attira gli uomini piu’ energici, devoti e coraggiosi, e i cui membri, circa due milioni di persone, sono il centro della fiducia e dell’affetto del popolo intero.

   Il Partito Comunista ha una posizione costituzionale chiaramente definita. L’articolo 126 della nuova Costituzione Sovietica, che tratta del diritto dei cittadini ad organizzarsi, contiene queste parole:

   ”_…I cittadini piu’ attivi e piu’ coscienti appartenenti alla classe operaia e agli altri strati di lavoratori si uniscono nel Partito Comunista (bolscevico) dell’URSS., che e’ l’avanguardia dei lavoratori nella loro lotta per il consolidamento e lo sviluppo del regime socialista e rappresenta il nucleo dirigente di tutte le organizzazioni dei lavoratori, tanto sociali che di Stato_”.

   In tutte le fabbriche esistono delle branche o cellule di questo Partito Comunista, e su tutte le questioni riguardanti la direzione generale della fabbrica e il benessere degli operai Partito e amministrazione si consultano compiutamente.

   Alle riunioni di Partito e alle altre riunioni gli operai di un particolare reparto di una fabbrica non esitano a criticare o a dar consigli al caporeparto o al sorvegliante con i quali si incontrano su terreno neutro. Tale procedura, ignota in altri paesi, ha un valore duplice. Primo, giova alla produzione, in quanto le critiche costituiscono spesso un notevole contributo ai metodi di fabbrica. Seconso, mette gli operai in grado di rimuovere le intime contraddizioni e le querele personali che nelle fabbriche d’altri paesi provocano scoraggiamento e abbrutimento. Il criticismo aperto e’ parte dell’essenza della democrazia: l’operaio e’ libero di pensare e di esprimere i suoi pensieri su cio’ che costituisce il centro di attivita’ della sua vita. Egli puo’ esercitare una influenza diretta sopra l’organizzazione che piu’ d’ogni altra domina la sua vita.

   Noi spesso ascoltiamo molte orgogliose panzane relative alla liberta’ della nostra democrazia inglese, che e’ indubbiamente una cosa di valore e non da prendersi alla leggera. Invero, e’ un bene che non ha prezzo e che bisogna gelosamente sorvegliare. Ma ha i suoi limiti, e la democrazia di una fabbrica sovietica e’ sotto molti riguardi piu’ importante per l’operaio medio che il voto per un partito politico una volta ogni cinque anni. La liberta’ di criticare il principale faccia a faccia, invece che dietro la sua schiena, nella locale osteria, ha un valore inestimabile, ed e’ possibile soltanto per il fatto che il principale e l’operaio fanno parte di un’industria che appartiene a tutti e che funziona per il beneficio di ognuno. Ambedue realizzano che l’incremento della produzione e’ vantaggioso per tutti, essi stessi inclusi, e che puo’ essere raggiunto soltanto quando gli operai sono soddisfatti ed entusiasti e i metodi appropriati.

   I dirigenti del Partito e la commissioni sono eletti, come nel caso dei Sindacati dei lavoratori col sistema normale democratico, per mezzo di votazione segreta e dopo la piu’ completa ed aperta critica ed investigazione del passato e della carriera del candidato; essendo di ovvia importanza per tutti che a dirigere l’azione comune siano eletti gli uomini piu’ esperti e piu’ dotati.

   L’operaio e’ condotto, attraverso questi mezzi, direttamente entro la via dello stabilimento. E’ il ”suo” stabilimento. Egli lo vede nella sua relazione con lo scopo della sua vita. Egli apprezza i suoi problemi e concorre a risolverli. Egli integra la sua vita con la vita dell’intero organismo sovietico. La fabbrica e’ un posto di educazione, non di esibizione: il posto del lavoro in comune e delle realizzazioni in comune, e non il posto delle dispute e delle amarezze. Il lavoro diviene un orgoglio e un piacere. Alla luce dei ppropositi comuni la fatica perde i suoi aculei e il desiderio di eliminare il lavoro spiacevole diviene un richiamo di possibilita’ creative.

   L’UGUAGLIANZA DELLE RAZZE

   ”_L’intero Oriente guarda alla nostra Unione come a un campo sperimentale. O noi risolveremo in modo giusto la questione nazionale entro la struttura di questa Unione; o noi stabiliamo delle relazioni veramente fraterne all’interno di questa Unione, una effettiva collaborazione tra i popoli che vivono in questa nostra Unione – e allora l’intero Oriente comprendera’ che nella nostra Federazione possiede una bandiera di liberazione, un’avanguardia sulle cui traccie marciare: e questo sara’ il principio del crollo dell’imperialismo mondiale. Oppure noi, l’intera Federazione, commettiamo uno sbaglio proprio in questo problema, distruggiamo la fiducia che i popoli oppressi hanno nel proletariato russo e priviamo la nostra Unione della forza di attrazione che essa esercita attualmente nei confronti dell’Oriente: e in questo caso l’imperialismo vincera’ e noi perderemo. Il significato internazionale della questione nazionale e’ tutto qui._”

   Giuseppe Stalin, l’uomo che pronuncio’ queste parole al XII Congresso del Partito Comunista Russo nel 1923, aveva conosciuto di persona le sofferenze dei popoli oppressi. Nato a Gori, in Georgia, ed educato da giovanetto in un collegio di seminaristi, egli si era ribellato tanto contro gli sforzi dello zarismo per ”russificare” nazionalmente il suo popolo, che contro gli sforzi del capitalismo per ridurlo in schiavitu’ economica.

   Nel gennaio 1902 aveva organizzato il primo sciopero degli operai di Mantascev a Batum. Nel marzo dello stasso anno aveva organizzato una grande manifestazione operaia. La truppa sparo’ su 6000 dimostranti e 500 lavoratori furono deportati. Stalin venne inviato in Siberia. L’acciaio entro’ nella sua anima. Da quel momento in poi, egli dedico’ tutta la sua vita alla liberazione delle masse popolari, sia dal punto di vista nazionale che dal punto di vista economico.

   Un giorno Stalin svani’ dalla Siberia. Mentre la polizia lo andava ricercando, egli giocava a scacchi con Lenin dall’altra parte della frontiera. Lenin scrisse a Gorki: ”_C’e’ qui con noi un meraviglioso giovane georgiano. Egli ha raccolto tutto il materiale austriaco e altre informazioni sul problema delle nazionalita’ e sta preparando un trattato su questo soggetto._”

   Il trattato di Stalin divento’ la base della politica nazionale sovietica e Stalin naturalmente divento’ il primo Commissario delle Nazionalita’ nel governo sovietico. Attreverso le sue esperienze Stalin, l’uomo che aveva sofferto, apriva cosi’ una nuova strada alle nazioni: e i popoli oppressi di tutti i paesi vedono oggi in lui il loro campione.

   Ogni grande Stato e ogni grande Impero hanno dei problemi di minoranze, che presentano delle difficolta’ apparentemente insuperabili. Ciascuno di essi affronta questo problema nella sua maniera: con revisioni di frontiera, con l’assimilazione, con lo scambio, o, come nel caso della Germania, con tentativi di completo sterinio. Ma nessuno di simili metodi puo’ portare a successo. Episodi di disperate e pietose lotte, di schiavizzazione di popoli interi, trapelano al di la’ delle frontiere e ci fanno ghiacciare il sangue nelle vene. E nulla poteva battere in orrore i metodi dell’oppressione zarista.

   L’Impero Russo dei tempi pre-rivoluzionari e’ stato appropriatamente definito ”una prigione di popoli”. Ogni specie di oppressione vi veniva praticata. Le lingue dei gruppi nazionali non erano permesse, l’educazione era soppressa, lo sviluppo industriale soffocato sul nascere. Le industrie indigene e le classi operaie dei gruppi nazionali erano considerate come un pericolo per l’autonomia russa. Ancora piu’ infame era il metodo di seminare discordie nazionali e inimicizie tra i popoli stessi, incitando un gruppo nazionale contro l’altro allo scopo di paralizzare la loro resistenza e di deviare la loro attenzione dal vero nemico.

   Giuseppe Stalin spazzo’ via tutti questi orrori e apri’ una nuova strada nei confronti dei gruppi di minoranza. Da questo punto di vista la sua politica costituisce uno dei contributi piu’ importanti al nuovo esperimento socialista.

   Insieme con Lenin e i suoi compagni comunisti egli accettava la base economica comune della vita economica socialista: l’abolizione dello sfruttamento, dell’appriazione privata dei profitti e della competizione. Egli vedeva tuttavia la possibilita’ che gli ideali culturali nazionali coesistessero l’uno al fianco dell’altro, all’interno di un singolo Stato politico basato su questi principi economici.

   L’interesse economico di tutti coloro che credono nella produzione guidata dalla legge del pubblico bene e non dal profitto, e vivono sotto un Piano che tiene conto dei bisogni di tutti e di ciascuno, su una base di uguaglianza, e’ identico dappertutto, qualunque possa essere l’origine nazionale. Lo Stato e’ basato su quel determinato interesse economico e su quel determinato Piano politico; non sull’origine nazionale di una qualsiasi parte che abbia la predominanza numerica.

   La nuova Unione dei Soviet doveva avere un sistema economico comune, ai benefici del quale tutti potevano prender parte e al cui sviluppo tutti potevano contribuire. Ma ogni minoranza nazionale doveva godere della liberta’ di valersi della propria lingua storica – lingua, letteratura, tradizioni, teatro, arte, canzoni e danze popolari – proprio come voi ed io in Inghilterra godiamo della liberta’ di parlare con l’accento di Oxford o del dialetto londinese e di praticare la religione nella sua forma cattolica o protestante. Nei limiti del nuovo sistema economico e dell’ordine politico che lo sostiene, ogni gruppo nazionale doveva essere nazionalmente libero.

   Oggi, tutto questo appare altrettanto ovvio quanto indubbiamente coronato di successo. Gia’ se ne vedono i frutti, in una ricca e variata cultura. Ma nella Russia europea e asiatica tutto cio’ implicava un capovolgimento completo dell’intera politica zarista – e puo’ servire di modello al mondo, che non ha mai visto prima una simile realizzazione.

   Stalin inquadro’ il problema quando, nel 1918, sostenne la concessione dell’autonomia federale alle regioni distinte da caratteristiche nazionali. E questo fu fatto.

   Il principio generale allora enunciato e’ stato sviluppato in molteplici direzioni. La sua applicazione importava la soluzione di molti problemi. Non ultimo era la natura della rappresentanza delle varie nazionalita’ al Consiglio Generale dell’intera Unione. La Russia, ad esempio, era di gran lunga predominante in numero ed importanza. Doveva essere preponderante la rappresentanza russa? Sembrerebbe naturale che fosse stato fatto cosi’. Ma questo avrebbe dato alla Repubblica Russa un peso negato agli altri membri dell’Unione e avrebbe messo in pericolo il principio dell’uguaglianza nazionale. Quindi venne risolto, e risolto giustamente, che le basi della nuova Costituzione sarebbero state l’assoluta uguaglianza di tutte le nazionalita’ e la debita rappresentanza, negli organi centrali, di tutte le repubbliche nazionali e delle regioni autonome: con una autonomia sufficientemente ampia, dal punto di vista amministrativo, culturale ed economico, a ciascuna Repubblica, i cui organi amministrativi sarebbero stati eletti localmente e avrebbero avuto il diritto di usare il linguaggio proprio.

   Le autorita’ centrali usarono deliberatamente il loro potere per istituire non una supremazia nazionale russa, ma uno Stato genuinamente non-nazionale. Fu il trionfo del principio.

   L’istituzione della liberta’ nazionale e’ una conquista personale di Stalin e una tra le piu’ grandi.

   VERSO LO SVILUPPO INTEGRALE DELL’UOMO

   La diffusione dell’educazione, le ore di svago, il nuovo interesse per la vita, la nuova sicurezza, si rivelano nell’elevazione del livello della cultura nazionale.

   Uno dei risultati immediati, s’e’ gia’ visto, e’ stato una nuova passione per la lettura. Questo nuovo bisogno viene appagato dalla pubblicazione di letteratura periodica e di libri.

   Immensi progressi sono stati compiuti nel campo della stampa periodica, tanto dal punto di vista quantitativo che dal punto di vista qualitativo. La Russia zarista del 1913 possedeva 859 giornali con una diffusione globale che si avvicina ai 3 milioni di copie. L’Unione Sovietica nel 1937 possedeva 8.521 giornali con una diffusione di 36 milioni di copie.

   Non meno notevoli sono stati i progressi nel campo librario, tanto nella produzione che nella distribuzione di libri. Alla fine del Primo Piano Quinquennale, la produzione dei libri dell’U.R.S.S. era superiore a quella dell’Inghilterra, della Germania e del Giappone messi insieme.

   E’ cosi’ grande la richiesta di nuovi libri, che una libreria di Mosca vendette in una sola giornata 1.000 copie di una nuova edizione di _Risurrezione_ di Tolstoi, e 600 copie delle opere di Pushkin raccolte in un volume vennero vendute in tre ore.

   La Russia zarista, nell’anno del suo massimo sviluppo (1912), pubblico’ 133.6 milione di copie di libri; l’U.R.S.S. nel 1936 ne pubblico’ 571 milioni. Per il 1938, se ne prevedevano 700 milioni. Nel 1939 furon pubblicati piu’ libri nell’U.R.S.S. che in qualsiasi altro paese – 43.800 titoli con un totale di 701 milioni di copie. E di esse, 117 milioni di copie in lingue diverse dal russo.

   Nei venti anni tra il 1917 e il 1937, le opere di Gorky sono apparse in 32 milioni di copie; di Pushkin, 19 milioni; di Cechov, oltre 11 milioni; di Turgheniev, quasi 8 milioni; di Gogol, 6 milioni.

   Naturalmente, i libri di scrittori politici raggiungono cifre astronomiche. Ottomila opere classiche di marxismo-leninismo hanno raggiunto un totale di 350 milioni di copie, nei venti anni passati. La meta’ di questi 8.000 titoli furono pubblicati nelle lingue nazionali dell’U.R.S.S.

   Lo sviluppo della letteratura tra le minoranze nazionali e’ straordinario, qualora si confronti con la rigorosa repressione di ogni loro manifestazione culturale sotto il regime zarista. La Casa Editrice Internazionale di Mosca, una tra le molte, pubblica libri in 85 lingue: libri di testo, romanzi, fiabe, opere tecniche, traduzioni di classici. Nove milioni di volumi vennero pubblicati in Ucraina. Le opere di Tolstoi sono richieste tanto dalle minoranze nazionali che dalla Russia propriamente detta; 61.000 copie sono state pubblicate nel decorso anno nella piccola Repubblica d’Armenia.

   Le astruse opere di Einstein si vendono in numero ristretto in quasi tutti i paesi. La Germania le ha bandite. In Inghilterra la vendita dei libri di Einstein puo’ calcolarsi a centinaia, non a migliaia. Ma nell’Unione Sovietica la loro diffusione, tra il 1927 e il 1936, ha raggiunto le 55.000 copie.

   Nella letteratura, come nella musica e nell’arte, il popolo sovietico guarda anche al di la’ delle frontiere. Shakespeare, Dante, Goethe, Balzac, Molie’re, Schiller, sono considerati come parte della cultura del popolo sovietico. Migliaia di circoli  operai filodrammatici rappresentano le opere di Shakespeare: Amleto, Macbeth, Giulietta e Romeo. A Mosca, nella rappresentazione di Re Lear assistettero nell’ultima primavera 200.000 spettatori. E i popoli dei Kirghisi, del Kazakistan, della Baskiria, e di molte altre Repubbliche nazionali leggono le sue opere nell’originale o assistono alle rappresentazioni date nella loro lingua. Nella piccola Repubblica d’Armenia sono state vendute negli ultimi cinque anni 32.000 copie di Shakespeare.

   In complesso, nell’U.R.S.S. i libri sono relativamente poco cari. Tre libri al mese costano circa il 2-3 per cento del salario medio di un operaio. E se non viene pubblicata la letteratura mistica, nemmeno e’ permessa la pubblicazione di scritti volgari o pornografici.

   Gli scrittori non sono soltanto letti, ma anche creati. La Unione Sovietica da’ ampia possibilita’ e grande incoraggiamento, diretto e indiretto, alla espressione della personalita’ artistica e intellettuale.

   Piu’ di 100.000 ”circoli di espressione” sono stati di recente costituiti nell’U.R.S.S. e i club drammatici hanno oltre 2 milioni di membri. Altri circoli di canto, di danze, ecc., hanno piu’ di 5 milioni di membri.

   Ancora piu’ grande e’ questa attivita’ svolta in forma di lettere e articoli ai giornali. Ogni fabbrica, ogni istituto ha il suo giornale murale, che incoraggia e accoglie la collaborazione dei membri e fa scaturire idee e suggerimenti preziosi per il miglioramento della vita di fabbrica e della sua efficienza; uomini e donne possono scrivere, e di fatti scrivono critiche contro casi di corruzione o di inefficienza, o contribuiscono con suggerimenti costruttivi. Il giornale murale offre uno sfogo alla passione sovietica per la vita sociale.

   Il giornale di fabbrica e’ l’anticamera attraverso la quale molti scrittori sovietici entrano nelle piu’ elevate sfere letterarie. Esso crea il gusto per la letteratura e sviluppa l’intelletto letterario. Da questi umili principii sorgono dei gruppi letterari e le tipografie di fabbrica produrranno libri di versi, di teatro, magari dei romanzi, scritti dagli operai dell’industria.

   Nell’arte sovietica una massima da tutti accertata e’ che l’artista devve immedesimarsi nella vita costruttiva del paese. Come un ingegnere che costruisce un ponte deve conoscere non soltanto lo spazio che verra’ congiunto dal ponte e i particolari della sua struttura, ma anche lo scopo a cui il ponte dovra’ servire e le sue funzioni sociali in rapporto alla vita nel suo complesso, cosi’ e’ per l’artista. Egli deve immergersi nella vita e nel lavoro del popolo. La maggior parte degli artisti e’ d’accordo su tutto questo, ed e’ naturale che Sciolokhov, l’autore di _Il Don scorre placido_, risieda permanentemente nel villaggio la cui mutevole vita costituisce il soggetto della sua opera.

   Il lettore sovietico guarda alla realta’ esterna, e ama che anche i suoi scrittori faccian lo stesso. E’ inesistente la ricerca delle opere di introspezione dell’occidente, e questo e’ naturale per un popolo che e’ nel pieno vigore di un nuovo, grande esperimento. Un popolo pieno di vita chiede che gli si faccian conoscere gli eroi che sono esploratori e inventori, maestri e creatori; poco si interessa all’uomo che guarda alle sue emozioni interiori, molto all’uomo che si entusiasma alla conquista della natura e alla creazione di una nuova umanita’.

   Piu’ fecondo di tutto e’ forse l’incoraggiamento dato agli artisti in seno alle minoranze nazionali. I bardi nazionali – poeti popolari, che recitano le loro poesie anziche’ scriverle – sono ricercati e incoraggiati. Si sviluppano le orchestre e gli strumenti musicali popolari e ai migliori si assegnano premi e distinzioni.

   Tutto questo costituisce un’importante premessa per una vasta diffusione della cultura. L’arte nativa, che attraverso i secoli sgorga dal suolo e prende le forme caratteristiche del luogo ove e’ generata, e’ capace di uno sviluppo magnifico e indefinito.

   L’arte drammatica si trova in una posizione eccezionalmente favoravole, nell’U.R.S.S. Nessun paese concede ai teatri un’assistenza finanziaria cosi’ generosa, ne’ assegna delle distinzioni cosi’ alte. L’opera e i balli sono altrettanto artistici e seri quanto i teatri drammatici.

   Sorge qui la questione della liberta’ dell’arte nell’Unione Sovietica. Delle critiche possono essere fatte sotto molti aspetti; esse sono state fatte e vanno tenute in considerazione. Qui, come altrove, io preferisco segnalare quello che mi e’ sembrato l’elemento nuovo e costruttivo della teoria e della pratica sovietica.

   Da questo punto di vista, tuttavia, dobbiamo utilmente tener presenti le parole di un critico musicale americano che disse: ”La sicurezza e l’atmosfera di cui godono i compositori musicali sovietici li rendono invidiati da parte dei loro colleghi di tutti i paesi”. Sono la sicurezza e la stabilita’ che assicurano le basi della liberta’; e la serenita’ dell’ambiente conferisce uno stimolo all’esercizio della liberta’ nella creazione di nuove forme di arte. E se talora e’ sembrato che l’Unione Sovietica ostacolasse, o almeno scoraggiasse, delle nuove forme di arte ritenute pericolose alla stabilita’ nazionale, questo avvenne perche’ non era stata ancora raggiunta la stabilita’ del Governo contro i nemici interni ed esterni.

   Gli artisti sono incoraggiati in un modo che altrove e’ sconosciuto. Essi dispongono di un pubblico che altrove e’ sconosciuto. Essi dispongono di un pubblico ben preparato, e si rivolgono a un popolo intelligente e pieno d’interessamento. Essi trovano pronto appoggio e cooperazione da parte dei colleghi. Scrittori, attori e pittori hanno le loro organizzazioni, che danno aiuto ai propri membri con una generosita’ finora sconosciuta. Essi hanno dei circoli per mantenersi in contatto fra di loro, case di riposo, fabbriche per i rifornimenti dei materiali che adoprano, e degli agenti incericati di provvedere loro dei lavori su larga scala, come i lavori di decorazione di fabbriche e istituzioni. L’artista isolato si unisce con i suoi colleghi in una ricca e potente unione cooperativa.

   C’e’ una parola che piu’ di qualsiasi altra ricorre sulle labbra del popolo sovietico, ed e’ la parola ”cultura”. Il suo significato e’ molto piu’ vasto del significato ordinario della parola. E’ la mancanza di ”cultura”, ad esempio, il restare in casa con le scarpe sporche, non lavarsi i denti o le orecchie, e’ mancanza di ”cultura” non legger libri o trascurare le arti o ignorare le conquiste scientifiche.

   Se siamo propensi a sorridere con indulgenza alla portata attribuita a una parola cosi’ piccola, dobbiamo riflettere tuttavia all’uso che noi ne facciamo ed esaminare le nostre soddisfazioni alla luce delle limitazioni del termine in se’. Noi parliamo di uomini di cultura. Noi parliamo di classi colte. Il popolo sovietico non limita ne’ la parola ne’ la cosa che la parola rappresenta. Il popolo sovietico non ha e non cerca di avere delle classi colte, ma vuole che tutto il popolo sia colto; e allo scopo di arrivare a questo risultato cerca di assicurare svago, sicurezza e opportunita’ per tutti.

   E a questo rispetto, l’arte non e’ considerata come qualche cosa di astratto o di appartenente a un circolo esoterico. L’arte e’ patrimonio comune di ciascuno, e deve essere disponibile per tutti.

   ”LA COSTITUZIONE PIU’ DEMOCRATICA DEL MONDO”

   Il 5 dicembre 1936 unanuova forma di democrazia e’ nata in un modo in cui la tirannide, sotto forma del fascismo, apertamente sprezzava l’idea democratica e minacciava gli Stati democratici.

   La democrazia, sradicata nei paesi detti democratici, e’ stata accolta con tutti gli onori in un paese che, cosi’ ci avevano insegnato, aveva posto la sua fiducia nella dittatura.

   Questo e’ paradossale soltanto per quelli che accolgono la gratuita affermazione che fascismo e comunismo sono due forme di dittatura ugualmente pericolose. La realta’ e’ che si tratta di due poli opposti.

   La Dittatura del Proletariato e’ la dittatura di una classe, non di un individuo; ed e’ temporanea, non permanente.

   La Dittatura del Proletariato e’ la dittatura della classe lavoratrice, che ha invertito le parti con le classi che governavano in precedenza. Mentre in passato era la minoranza che aveva il potere, oggi lo tiene la maggioranza. Il proletariato e’ stato condotto alla vittoria dal Partito Comunista, quell’organizzazione compatta grazie alla quale la classe operaia e’ divenuta conscia delle sue aspirazioni ed ha potuto formulare le sue rivendicazioni.

   Il Partito Comunista continua ad esercitare il potere e cosi’ continuera’, come avviene attualmente, finche’ i lavoratori non saranno capaci, in numero sempre crescente, di esercitare il potere per conto proprio. ”Ogni cuoco” disse Lenin, ”deve imparare a governare”. E questo principio e’ tuttora dominante. Il Partito Comunista si sforza con tutti i mezzi di risvegliare nelle masse il senso della responsabilita’ e quindi di equipaggiarle in modo da metterle in grado di fare a meno del Partito stesso.

   Ancora, la Dittatura del Proletariato non e’ che una fase temporanea, il mezzo per arrivare ad una meta. La dittatura fascista e’ permanente. Il capo fascista e’ divinizzato, fa parte di un ordine eterno. Egli e’ un fine e non un mezzo. Il dittatore fascista lavora per la stabilita’ della dittatura; la Dittatura del Proletariato lavora per il giorno in cui la dittatura cessera’.

   Il sistema socialista della societa’, una volta completato, crea automaticamente la societa’ senza classi, e con l’abolizione delle classi finisce il bisogno del predominio di una classe.

   Questa fase e’ stata ampiamente completata nel breve periodo di ventun’anni.

   Ma questa non e’ ancora la meta finale: la fase socialista della societa’ e’ soltanto una tappa nel cammino verso lo stato comunista della societa’, quando, nelle parole di Engels: ”il governo sulle persone sara’ sostituito dall’amministrazione delle cose e dalla direzione dei processi di produzione. Lo Stato non sara’ abolito. Lo Stato scomparira’ da se”’.

   Questo e’ lo stato infinitamente piu’ alto a cui tendono i comunisti. Quando saranno soddisfatte le condizioni per la sua realizzazione – l’abbondanza di ricchezza per tutti – sara’ allora possibile per la nuova societa’ di usare le nobili parole scritte da Carlo Marx nella _Critica del programma di Gotha_: ”Da ciascuno secondo le sue capacita’, a ciascuno secondo i suoi bisogni.”

   Tale e’, in forma elementare, la teoria comunista, e nel suo _Stato e Rivoluzione_ Lenin cosi’ preciso’ la meta finale della liberta’ e della democrazia:

   ”_Soltanto nella societa’ comunista, quando la resistenza dei capitalisti sara’ completamente distrutta, quando i capitalisti saranno scomparsi, quando non vi saranno piu’ classi (cioe’ non vi saranno differenze tra i membri della societa’ nelle loro relazioni con i mezzi sociali della produzione), soltanto allora ”lo Stato cessera’ di esistere”, e ”sara’ possibile parlare di liberta”’. Soltanto allora una democrazia veramente integrale, una democrazia senza eccezioni, sara’ possibile e sara’ realizzata. E lo Stato stesso comincera’ a scomparire per il semplice fatto che, liberato dalla schiavitu’ capitalistica, liberato dagli indicibili orrori, dalla crudelta’, dalle assurdita’ e dalle infamie dello sfruttamento capitalista, il popolo si abituera’ gradatamente all’osservanza delle leggi elementari della vita sociale che da secoli son conosciute e vengono ripetute da migliaia di anni in tutti i libri di scuola; il popolo si abituera’ a osservare tali leggi senza la forza, senza la costrizione, senza la subordinazione, senza quello speciale apparato di compulsione che si chiama Stato_”.

   Questo e’ forse utopistico. Arrivare a questo, in ogni caso, richiedera’ dei secoli di educazione socialista. Ma chi puo’ osare di negarne la possibilita’? Quale vero democratico oserebbe negarne la desiderabilita’?

   Ritorniamo, tuttavia, al socialismo sovietico, che in ogni caso e’ la tappa necessaria nel cammino verso il comunismo, e che ha reso possibile la nuova forma di democrazia che oggi si personifica nella Costituzione Staliniana del 1936.

   La Costituzione Staliniana ha avuto dei predecessori e si differenzia da essi. Una Costituzione, nell’Unione Sovietica, non e’ una cosa statica. La societa’ non e’ statica, ma si sviluppa. Una costituzione adatta alle condizioni di ieri, oggi non e’ piu’ adeguata. Le costituzioni non sono una camicia di forza della societa’. Le costituzioni registrano le fasi dello sviluppo della societa’. Esse possono andare anche piu’ oltre della semplice registrazione, e se si basano sopra una giusta interpretazione delle leggi dello sviluppo sociale, possono accellerare lo sviluppo che conduce a sua volta ad un piu’ rapido superamento della costituzione stessa.

   Cosi’ la prima Costituzione Sovietica, del 10 luglio 1918, rispose ai bisogni del tempo suo e preparo’ la strada per la seconda costituzione del 1924, basata sull’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, da poco formata.

   La presente Costituzione e’ la terza e la migliore, e sta degnamente in fila con la Magna Carta e con le Costituzioni democratiche della Francia e degli Stati Uniti.

   La carta sovietica dei diritti garentisce ad ogni cittadino:

   il diritto al lavoro

   il diritto al riposo

   il diritto all’educazione

   il diritto alla sicurezza materiale nella vecchiaia e in casi di malattie.

   Questi diritti, sostanziali e comprensivi, non sono una pia aspirazione da mettere in pratica solo quando le circostanze lo permettano. Questi diritti sono dei fatti ormai acquisiti, piuttosto che una meta intravista. E la societa’ che li possiede, e che possiede anche le terre e i mezzi di produzione che ne determinano la possibilita’, ha creato le fondamenta di una democrazia veramente sana e pienamente egualitaria.

   E tale democrazia non e’ limitata, come la nostra, a una sola nazione dell’Unione. Questi diritti si estendono a uomini e donne di ogni razza, di ogni lingua, di ogni colore. L’articolo 123 dichiara:

   ”_L’uguaglianza dei diritti dei cittadini dell’U.R.S.S., indipendentemente dalla loro nazionalita’ e razza, in tutti i campi della vita economica, statale, culturale, politica e sociale, e’ legge irrevocabile.

   Qualsiasi limitazione diretta e indiretta dei diritti o, al contrario, qualsiasi attribuzione di privilegi diretti o indiretti ai cittadini in dipendenza della razza o nazionalita’ alla quale appartengono, cosi’ come qualsiasi propaganda di esclusivismo o di odio o di disprezzo di razza o nazione, e’ punita dalla legge._”

   Nessun popolo e’ libero finche’ possiede una classe inferiore, nessun popolo e’ libero finche’ opprime un altro popolo. Queste sono verita’ che i comunisti personificano nella loro legge fondamentale.

   Questi larghi e universali diritti trovano un’acconcia espressione nei diritti elettorali, ugualmente pieni e inequivocabili. Ogni individuo di qualsiasi razza, lingua, colore, religione, e di ambo i sessi, dall’eta’ di diciotto anni in su, ha il diritto ad un voto uguale, diretto e segreto. Posson votare i preti, possono votare gli ufficiali del regime zarista. Chiunque puo’ votare. Nessuna legge elettorale del mondo e’ cosi’ piena come quella della Nuova Costituzione Staliniana.

   Forse che si tratta soltanto di parole? E’ forse una costituzione priva di valore reale?

   Molte critiche sono state dirette contro le elezioni del 1937, e da un punto di vista inglese delle elezioni senza opposizione suonano buffe e strane. La maggior parte dei critici, tuttavia, ha o ignorato o soppresso certi fatti significativi.

   Primo, la selezione popolare aveva avuto luogo prima delle elezioni. I deputati che si presentavano alle elezioni erano stati nominati e scelti nelle pubbliche riunioni prima delle elezioni generali. Vari candidati erano stati messi avanti e i loro titoli erano stati pesati con la massima cura dal popolo in riunioni di massa, generalmente entusiastiche e gremite di folla. Un elettore puo’ esprimere la sua approvazione o meno per questo o per quel candidato in una fase precedente. Alle elezioni finali egli puo’ ancora rifiutare il suo voto all’uomo o alla donna definitivamente proposti a candidati.

   Secondo, le nomine non furono circoscritte nell’ambito del Partito Comunista. Membri del Partito e non membri vennero proposti: e molti non membri vennero eletti.

   Terzo, i deputati prescelti eranopienamente rappresentativi della vita pubblica in generale: pastori e lattaie, ingegneri e tornitori, scrittori e maestri, artisti e accademici, soldati, marinai e avieri, elementi dei nuovi strati intellettuali e vecchi bolscevici.

   E ancora, se non c’e’ un partito d’opposizione – elemento cosi’ familiare della nostra organizzazione parlamentare – cio’ e’ dovuto al fatto che le basi per un partito d’opposizione non esistono piu’ nell’U.R.S.S. L’opposizione della classe operaia a una classe governante, o di una classe possidente verso una classe non possidente, che costituisce in una forma o nell’altra la base per quasi tutte le opposizioni parlamentari, e’ scomparsa nell’U.R.S.S., e, speriamo, scomparsa per sempre.

   C’e’ ancora posto – e senza dubbio ve ne sara’ sempre in una societa’ socialista – per divergenze di politica, nel campo economico o sociale, anche dopo la questione se la societa’ debba esser socialista o no e’ stata risolta; e si deve sperare che, con una stabilita’ crescente, ci sara’ una crescente liberta’ di esprimere e di discutere queste divergenze e di assicurare una libera e autorevole espressione dell’opinione popolare sopra questa o quella politica. Tale opposizione non puo’ esser creata artificialmente al mero scopo di preservare delle antiche forme di procedura parlamentare: deve o nascere spontaneamente, o non nascere del tutto.

   Cio’ che c’e’ di meraviglioso nella nuova democrazia della Costituzione Staliniana e’ soprattutto, forse, l’ambiente in cui essa si sviluppa. L’Impero Russo non conobbe assolutamente niente di democrazia o di liberta’ politica; e come si giudica il progresso dell’industria sovietica non in confronto all’industria dell’Inghilterra o degli Stati Uniti, ma in confronto all’industria zarista, cosi’ si deve giudicare la nuova Costituzione in confronto alla negazione zarista della democrazia. Le forme e lo spirito della democrazia non sono nate dalla sera alla mattina ne’ con un tratto di penna; e nel nostro paese cio’ e’ stato il risultato di secoli di lotte e di esperimenti, e non e’ ancora in alcun modo completo.

   E se, come i fatti sembra che provino, c’e’ un progresso al di la’ della nostra fase di democrazia, le ragioni di stupore diminuiscono se si pensa che la nostra societa’ provvede ancora il potere politico secondo la ricchezza dell’individuo. Lord Beaverbrook e John Smith, ad esempio, godono dello stesso diritto di votare per questa o per quella politica alle elezioni generali, e quindi non riteniamo che e’ in questo caso che risiede il cuore della vera democrazia. Ma in realta’ questa democrazia e’ illusoria. Lord Beaverbrook, con la sua ricchezza e con i suoi giornali, puo’ ogni giorno modellare le idee di milioni di persone e fare e disfare i governi. Il potere di John Smith di fare un segno su un pezzo di carta in una votazione segreta ogni cinque anni e’ in confronto insignificante, specialmente se John Smith legge ogni giorno i giornali di Lord Beaverbrook o di qualche altro magnate della stampa.

   L’uguaglianza politica richiede l’uguaglianza economica. L’Unione Sovietica ha l’uguaglianza economica, noi non l’abbiamo. La nostra democrazia, per quanto pregevole e da sostenere in tutti i modi – la lotta per la democrazia non ci ha forse aiutato ad apprezzare e a tener care molte cose come l’onesta’, la verita’ e la clemenza, che a ragione valutiamo come la vita stessa? – non dara’ mai tutti i suoi frutti finche’ non seguiremo la via dei Soviet e assicureremo a tutti la liberta’ e l’uguaglianza economica. La democrazia si restringe, invece di svilupparsi, di pari passo col crescere della disuguaglianza economica. Le grosse fortune, che mettono i ricchi in grado di acquistare in cosi’ larga misura il controllo della stampa, gia’ minano subdolamente una gran parte della nostra immaginaria e tanto decantata liberta’ democratica.

   I Soviet hanno creato delle fondamenta solide. Un nuovo spirito anima la vita di milioni di persone che ieri erano calpestate e oppresse, e si rivela nelle loro nuove forme di governo. Il profondo significato di questo progresso si puo’ apprezzare soltanto quando si ricordiche si estende sopra un sesto della superficie della terra. I veri democratici debbono rallegrarsi per una vittoria cosi’ possente in favore dello spirito progressivo del genere umano.

   Molte sono le ragioni che hanno provocato la mancanza di una accoglienza democratica piu’ calorosa alla nuova Costituzione e a tutto quello che essa rappresenta. La causa principale e’ l’ignoranza, l’ignoranza che molti ambienti deliberatamente favoriscono. Se si diffondesse l’esatta cognizione di quel che e’ successo e sta succedendo, si distruggerebbe la figura di ”despota orientale” con cui vien dipinto Stalin. E tale figura e’ stata inventata e incoraggiata per fini facilmente comprensibili.

   Stalin non e’ un despota orientale. Lo dimostra la sua nuova costituzione, la sua volonta’ di condurre il suo popolo per nuove e inconsuete vie democratiche. La via piu’ semplice sarebbe stata l’estensione del suo potere personale e lo sviluppo di un dominio autocratico. Il suo genio si rivela nei periodi brevi e semplici che suggellano la Legge Fondamentale dell’U.R.S.S., in cui, in un linguaggio chiaro e netto, si trova lo Statuto dei nuovi diritti dell’uomo nella societa’ socialista. Questo e’ un documento che sta tra i piu’ grandi tra tutti i documenti umani per l’amore dell’umanita’ e il rispetto della dignita’ umana. Leggere tale meraviglioso documento, confrontarlo con quelli che l’hanno preceduto, seguire la crescita e la fioritura e la fruttificazione di cio’ che pochi anni or sono era una giovane pianta, da’ un rinnovato incoraggiamento a tutti i democratici d’ogni paese, e li incita a nuove lotte contro qualsiasi opposizione, e se necessario anche di fronte alla piu’ brutale oppressione, per questa nuova e piu’ ricca liberta’ che da secoli e’ il sogno e l’aspirazione dei piu’ grandi pensatori dell’umanita’.

   V’e’ una grande promessa, in questa nuova democrazia, per lo sviluppo dell’individuo in armonia con la societa’ e in un’atmosfera di giustizia e di sicurezza. Quando Stalin disse: ”_La nostra nuova Costituzione Sovietica sara’, a mio giudizio, la costituzione piu’ democratica tra quelle esistenti nel mondo_” non pronuncio’ delle parole vuote, ma un sincero riconoscimento della realta’. Quando questi anni fatali e inquieti passeranno e quando gli storici potranno giudicare gli eventi trascorsi, non v’e’ dubbio che Stalin emergera’ come un gigante in mezzo ai pigmei, come l’uomo che, a differenza di coloro i quali si accaparrano il potere in nome di interessi personali, ha educato e guidato quella grande famiglia di popoli che costituisce l’Unione Sovietica verso il giusto esercizio del potere, felice di cedere al popolo un potere che e’ realmente il potere del popolo nella misura in cui si sviluppa in esso la capacita’ di comprenderlo a fondo e di servirsene.

   ”L’AMORE E’ IL COMPIMENTO DELLA LEGGE”

   La religione, nella Russia dei tempi prerivoluzionari, era sempre stata considerata dai pensatori e dagli operai liberali e progressivi come un nemico pericoloso; essa e’ tuttora seriamente screditata, e se non e’ attaccata apertamente e vigorosamente, e’ contrastata e ostacolata. Nei primi giorni della Rivoluzione molti soffrirono il martirio per la loro fede, i buoni insieme con i cattivi.

   Per secoli la chiesa ortodossa aveva lavorato in stretto accordo col regime zarista. La religione istituzionale era stata costantemente mescolata con la superstizione e con la reazione: era il nemico confessato della scienza e dell’educazione.

   Era ineitabile che molti seguaci di una religione apertamente reazionaria e antintellettuale si opponessero alla nuova Rivoluzione e si mettessero dalla parte delle nazioni i cui eserciti accerchiarono la giovane Repubblica e ne tentarono la distruzione. In tali circostanze non fan meraviglia gli sforzi compiuti per sopprimere la chiesa ortodossa. Marx, Lenin e Stalin erano antireligiosi proprio perche’ eran convinti che la religione era costantemente in linea con l’ingiustizia organizzata. Gli oltraggi compiuti verso la chiesa erano in proporzione alla corruzione e alla ricchezza finanziaria della chiesa, che era divenuta non soltanto piena di negligenza per la giustizia sociale, la liberta’, l’educazione delle masse e il benessere sociale in genere, ma si era resa anche attiva persecutrice di coloro che di tale stato di fatto si preoccupavano. Non e’ mai cosa naturale che della gente ammazza i preti.

   Nessuna grande rivoluzione, ahime’, si e’ mai compiuta senza spargimento di sangue, senza violenze e atti di brutalita’. Le lotte per la liberta’ avvenute in Inghilterra contano molti fatti di questo genere. In Frania si svolsero delle cose terribili. Terribili cose si svolsero parimenti in Russia, e furon compiute da entrambe le parti in lotta, per quanto le statistiche delle atrocita’, come i piu’ autorevoli storici hanno dimostrato, siano state grossolanamente esagerate.

   La persecuzione ha poi ceduto il posto ad una certa misura di tolleranza. E’ completamente falsa l’affermazione che nell’Unione Sovietica manca oggi la liberta’ religiosa. Le Chiese posson trovarsi, ed effettivamente si trovano, nell’Unione Sovietica, in stato di inferiorita’ materiale se paragonate alle Chiese in Inghilterra, poiche’ sono loro negate le rendite dalle terre o dai capitali. Ma questa e’ una restrizione che esiste per tutti i gruppi e per tutti gli individui nella Russia Sovietica. Ancor piu’ serio e’ il fatto che le Chiese non possono impartire l’insegnamento organizzato ai bambini al di fuori del cerchio della famiglia, sebbene nessuna restrizione vieti l’istruzione religiosa entro questo cerchio. Non e’ vietato l’impartire istruzione religiosa agli adulti. La stampa e la radio sono chiuse alla propaganda religiosa.

   Questi fatti costituiscono delle serie restrizioni; ma molti paesi, a parte l’Unione Sovietica, soffrono per ragioni analoghe o anche piu’ gravi. Cio’ e’ sempre stato argomento di querele da parte dei protestanti nei paesi cattolici e viceversa.

   D’altra parte, ogni cittadino e’ libero di esprimere le sue opinioni religiose e di convertire altri alle sue idee, e chiunque voglia osservare le pratiche religiose e’ libero di farlo, avendo libero accesso in chiesa, per quanto la responsabilita’ per il pagamento del prete e per le riparazioni e l’assicurazione dell’edificio ricaschi sulle sue risorse.

   Circa 50.000 preti vivono oggi nell’Unione Sovietica. Essi sono liberi di votare come gli altri cittadini.

   Per mia esperienza, e per l’esperienza di altri sacerdoti, sono in grado di dichiarare che e’ possibile viaggiare per tutta l’U.R.S.S. nelle vesti sacerdotali senza avere alcun ostacolo di nessun genere.

   Una ragazza stakanovista, che lavorava in un’azienda agraria statale, era credente e osservante. I suoi vicini antireligiosi ritennero che in quanto credente o osservante essa non avrebbe dovuto occupare un posto cosi’ importante. Il suo caso fu riferito a Stalin in persona. E la decisione di Stalin fu interamente favorevole alla ragazza. La decisione scaturiva dall’integrale applicazione dell’articolo 124 della nuova Costituzione, che dice:

   ”_Allo scopo di assicurare ai cittadini la liberta’ di coscienza, la chiesa dell’U.R.S.S. e’ separata dallo Stato e la scuola dalla chiesa. La liberta’ di praticare i culti religiosi e la liberta’ di propaganda antireligiosa sono riconosciute a tutti i cittadini._”

   Il comunismo nell’Unione Sovietica crede nella fratellanza e la realizza in pratica; crede nella sicurezza collettiva e cerca di raggiungerla; crede nell’internazionalismo e lavora a questo scopo; crede nella pace e spera di conquistarla. Il comunismo, nell’Unione Sovietica, trasforma il comunismo emozionale in comunismo scientifico.

   La cupidigia e’ il piu’ grande nemico dell’ulteriore progresso verso questa organizzazione piu’ elevata, e il Cristianesimo e’ il nemico giurato della cupidigia. Gli uomini bramano la ricchezza perche’ bramano il potere, il prestigio e i privilegi che la ricchezza apporta. L’uomo avido tende ad isolarsi, e si nasconde nella ricerca della sicurezza.

   Nella sua vera essenza, la cupidigia e’ la negazione di Dio, e’ un rifiuto a rinunciare alla vita egoistica e indipendente e a lavorare per la sicurezza universale.

   Ecco perche’ Gesu’ Cristo avverti’ gli uomini di ”badare alla cupidigia e di evitarla”; ecco perche’ S. Paolo parla della cupidigia come di qualcosa di indecente e di schifoso: ”Non sia nemmeno nominata tra di voi”.

   L’Unione Sovietica ha compiuto un atto essenzialmente religioso e in piena armonia con l’orrore cristiano verso la cupidigia quando ha reciso d’un colpo le radici della cupidigia, liberando gli uomini dai vincoli degli istinti acquisiti e aprendo la strada ad una nuova organizzazione della vita su un piu’ alto livello di esistenza.

   Se il comunismo non puo’ esser considerato dagli uomini di religione come la meta dell’intero processo della vita, indubbiamente risulta essere un passo necessario e vitale nello sviluppo religioso.

   Il comunismo ha superato la disintegrazione della societa’ mederna avanzando verso l’unione piu’ alta e completa delle varie parti separate.

   Il comunismo ha se non altro scoperto una forma di integrazione compatibile con le necessita’ di una civilta’ tecnica.

   Per i comunisti, come per i cristiani, la comunita’ e’ sovrana. L’uomo si realizza nella societa’. I comunisti si rivelano gli eredi dei propositi del cristianesimo.

   L’attacco dei comunisti contro l’idealismo, come la lotta dei comunisti in favore della comunita’, contengono quindi degli elementi di vera religione e come tali richiedono il riconoscimento dei cristiani.

   Avessero i cristiani dato ai comunisti fin dall’inizio quell’accoglienza che era dovuta a degli uomini la cui parola d’ordine ”Da ciascuno secondo le sue capacita’, a ciascuno secondo i suoi bisogni” e’ cosi’ compiutamente cristiana, a questi uomini che dalle parole eran passati all’azione nella loro costruzione di un mondo basato su questi principi, i cristiani avrebbero reso maggiormente onore ai propositi del loro fondatore e i comunisti sovietici non si sarebbero mai sentiti costretti a dichiarare la guerra alla religione.

   Per quel che interessa il nostro scopo presente, noi potremmo obbiettare che i problemi del bene e del male, della vita e della morte, non possono esser risolti cosi’ agevolmente come qualche comunista penserebbe. Noi potremmo mettere avanti delle ragioni sostanziali che ci fanno ritenere che lo scopo finale della vita non e’ nella storia, ma al di la’ della storia stessa. Potremmo inoltre obbiettare che, anche se riusciamo ad integrare tutta la vita umana in quest’ordine presente, rimarra’ ancora il problema dell’integrazione della vita nel nostro ordine umano preso nel complesso con la vita dell’ordine universale.

   Questo tuttavia esula dal nostro scopo presente, che e’ soprattutto di ricercare le idee creative del comunismo, di esaminarle e giudicare del loro valore; e possiamo ora, ritornando al nostro punto di partenza, sostenere che i comunisti hanno ragione quando insistono che dobbiamo cominciare a realizzare quell’integrazione che rientra nelle nostre possibilita’, e che la religione che non solo rifiuta di far questo ma ostacola e presenta in una luce falsa quelli che tentano di farlo, e poi cerca rifugio dall’azione nella contemplazione e nella riflessione, e’ un nemico e deve essere eliminato risolutamente. ”Chi non ama il fratello che conosce, non puo’ amare Iddio che non conosce”. ”L’amore e’ il compimento della Legge”.

   ”DALLA SCINTILLA ALLA FIAMMA”

   Non posso leggere e rileggere questo libro, senza rendermi conto dei suoi molti difetti e delle sue insufficienze. Ci sono molte cose di piu’ che avrebbero potuto esser dette o dette meglio.

   L’esperimento sovietico e’ d’un ordine di grandezza cosi’ immenso, cosi’ rivoluzionario per il nostro modo di pensare, cosi’ nuovo e stimolante, che mal si presta a una trattazione schematica.

   Mi rendo conto, inoltre, che ho soprattutto messo in evidenza quegli aspetti che mi sono apparsi veramente creativi e fondamentalmente buoni. C’e’ ancora molto che non lo e’. L’ingiustizia e l’infelicita’ non sono state spazzate via d’un colpo di bacchetta magica. Piccole illusioni, gelosie meschine, piccole disonesta’ turbano ancora l’armonia della vita, e le brutture non sono ancora scomparse del tutto. I russi, dopo tutto, sono degli esseri umani, con tutte le debolezze e follie che turbano noi stessi; e i resti del passato – di un passato peggiore del nostro, poiche’ ogni tentativo di progresso sulla via della liberta’ e dell’uguaglianza e’ stato ritardato piu’ che per noi – sussistono ancora.

   Ma, tutto visto e considerato, il popolo sovietico e’ guidato, nelle principali attivita’ della vita, da uno scopo morale quale potrei di tutto cuore augurare a noi stessi. Il popolo sovietico lavora per il bene comune che mi sembra essenzialmente cristiano nella sua moralita’, per quanto essi possano negarlo. Essi imparano nella pratica che la realta’ della vita sta nella comunita’, e i loro principi, tendenti al progresso verso un ordine migliore della societa’, verso una piu’ vasta comunita’ di persone, mi sembrano scelti giustamente.

   In questo libro ho cercato di esaminare sinceramente e onestamente e con occhio scevro di pregiudizi i cambiamenti che nella loro sorprendente novita’ sembrano saltare i secoli. Ma si tratta di cambiamenti per i quali la strada e’ gia’ stata preparata da lungo tempo. Essi hanno le radici nel passato. Essi sono come l’acqua, che senza interruzione si accumula e che, arginata qua e la’, d’improvviso, senza preavviso e con una spinta possente, sfonda e spazza via ogni ostacolo che le impedisce il corso.

   Dei cambiamenti debbono avvenire in Inghilterra, in Francia, in America. Nessun paese puo’ stare immobile. Se la linea progredisce in un paese, altri debbono avanzare e inevitabilmente saranno costretti a ritirarsi. Il progresso industriale inglese ha cambiato il mondo. Il cambiamento russo, sorprendente e profondamente significativo, implica dei cambiamenti ovunque. Non necessariamente seguendo la stessa strada. Noi possiamo trarre profitto, se vogliamo, dall’esperienza russa ed evitare la distruzione di molte cose apprezzate. Se con cuore onesto apporteremo tempestivamente i cambiamenti necessari ed essenziali, potremmo raggiungere lo stesso fine con mezzi pacifici.

   Una cosa almeno e’ sicura: il cambiamento verrà. Ed e’ preferibile che noi stessi apportiamo i necessari cambiamenti volontariamente perche’ son giusti, anziche’ forzatamente perche’ non c’e’ altro da fare.

 Un cambiamento ispirato dalla morale e’ tuttavia ben lontano dall’esser facile. Richiede un pugno energico, delle menti d’eccezione, un coraggio indomito, richiede chiarezza di scopi e fermezza di volonta’, richiede un fine creativo.

   La fiaccola della vita sta ora nelle nostre mani. Quelli che verranno dopo di noi saranno piu’ di noi capaci di giudicare se questa fiamma brilla di luce chiara e luminosa o se si oscura, se noi abbiamo reso migliore o peggiore la vita dei nostri giorni. Essi ci giudicheranno in base ai fini che ci siamo proposti e agli sforzi che abbiamo compiuto, anziche’ alle nostre realizzazioni.

   Se nel grande esperimento che ho tentato di descrivere c’e’ una verita’ e una giustizia morale, esso prevarra’. Noi possiamo accettarlo e aver la gioia di affrettare il suo progresso o respingerlo e soffrirne poi nel nostro intimo. Ma prevarra’, perche’ ha delle verita’ in esso. Io accetto in pieno le nobili parole di Anatole France:

 ”_La verita’ possiede in se’ stessa una forza di penetrazione che e’ ignota all’errore e alla menzogna. Io dico ‘verita” e voi comprendete che cosa voglio dire. Poiche’ queste magnifiche parole – verita’ e giustizia – non han bisogno di esser definite per comprenderle nel loro vero significato. Esse portano in se’ una bellezza scintillante e una luce celeste. Io fermamente credo nel trionfo della verita’: ecco quello che mi sostiene nei momenti difficili…_”

   INDICE

   Presentazione

   Prefazione all’edizione italiana

   Messaggio al popolo americano – ”La vittoria finale non puo’ essere messa in dubbio”

   Il nuovo esperimento

   Le condizioni sotto gli zarGLI ZAR

   Il programma e il Piano

   La drammatica ideazione del Piano socialista

   L’appello alla scienza

   Le macchine al servizio dell’uomo

   Nuovi orizzonti

   La porta aperta

   La nuova vita della donna

   La democrazia nell’officina

   L’uguaglianza delle razze

   Verso lo sviluppo integrale dell’uomo

   La Costituzione piu’ democratica del mondo

   L’amore e’ il compimento della legge

   Dalla scintilla alla fiamma

   Tip. A. Di Stefano (Succ. S. Del Prete) – S. Maria C.V. – 1945

   Presso la Sezione di S. Maria C.V. sono in vendita le seguenti pubblicazioni:

   _Storia del Partito Comunista Bolscevico_ L. 200,00

   _I principi del Leninismo_ (Stalin) L. 50,00

   _Il Leninismo_ (Stalin) L. 40,00

   _Stato e rivoluzione_ L. 40,00

   _Estremismo malattia infantile del Comunismo_ L. 40,00

   _Discorsi di guerra_ (Stalin) L. 40,00

   _L’Unione Sovietica alla vigilia della guerra_ L. 30,00

   _Evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza_ L. 25,00

   _Carlo Marx_ (Lenin) L. 25,00

   _Il Partito Comunista dell’U.R.S.S._ L. 15,00

   _Democrazia progressiva_ L. 15,00

   _Perche’ l’Esercito Rosso ha vinto_ L. 10,00

   _Sistema Sovietico_ L. 15,00

   _ed altri interessanti opuscoli_

   Leggete: LA RINASCITA e L’UNITA’

Trascrizione del compagno Cristiano Tripletti

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Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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