Il secondo obiettivo degli USA è l’Iran

Il secondo obiettivo degli USA è l’Iran http://www.resistenze.org – osservatorio – della guerra – 28-10-08 – n. 247 da Redvoltaire – www.voltairenet.org/article124180.html Traduzione dallo spagnolo per http://www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e

Documentazione Popolare -Il secondo obiettivo degli USA è l’Iran

  Parla l’ex capo del KGB di Baktiar Ajmenjádov – Rivista Militare Russa Ottobre 2008

Due anni fa, quando tutti si chiedevano se ci sarebbe stata una guerra in Iraq, l’ex capo della Prima Direzione Principale del KGB sovietico, Leonid Vladímirovich Shebarshin, in un colloquio privato dichiarò: “La guerra è inevitabile, ma non finisce con l’Iraq. Dopo ci sarà l’Iran”.

 Questo ufficiale conosce il Medio Oriente, ci ha lavorato per anni. In Iran ci è stato proprio in uno dei periodi più complicati della storia di quel paese: l’inizio della rivoluzione islamica.Leonid Shebarshin, crede ancora che l’Iran sarà il prossimo obiettivo degli USA?

 In questi giorni, il capo del Comando Centrale degli USA, John Abizaid, ha detto che l’Iran non può sfruttare le difficoltà che le truppe statunitensi hanno affrontato in Iraq. Dobbiamo tenere presente che non esiste una potenza militare come quella degli Stati Uniti in tutto il pianeta. Il fatto che gli USA stanno occupando l’Iraq non significa che non possano attaccare un altro paese, per esempio l’Iran. (…)

 Gli USA stanno portando avanti un lavoro di destabilizzazione contro Teheran a lungo termine. Cercano di creare un’opposizione interna all’attuale regime antiamericano sfruttando le contraddizioni interne, i rappresentanti dell’emigrazione iraniana dispersa in vari paesi, le ostilità fra i gruppi etnici. E’ la principale caratteristica della strategia nordamericana. Ne fa parte anche l’onnipresente campagna mediatica, diretta a demonizzare l’obiettivo prima dell’inizio di una rivolta militare o dell’invasione. E’ successo con i talebani e con l’Iraq. Che le accuse fossero false non importa a nessuno. In Afghanistan Bin Laden non è stato catturato, ma è stato cambiato il governo e il paese è stato bombardato ben bene. L’Iraq è stato accusato di produrre armi di distruzione di massa e di avere rapporti con il terrorismo internazionale. Non ci sono prove né dell’una né dell’altra cosa. Ma anche qui hanno cambiato il governo ed hanno ottenuto che l’Iraq, come Stato non esista più e che si sia trasformato in un territorio in cui regna la guerra di tutti contro tutti.

 Il programma nucleare iraniano potrebbe davvero consentire la produzione di armi di distruzione di massa?Mi è difficile contraddire l’opinione dell’AIEA secondo la quel non ci sono minacce. Un’altra cosa è il fatto che tutti i leader iraniani, dallo Shah fino a quelli attuali, sognino di avere l’arma nucleare per essere al sicuro, per esempio dagli USA. Non per un fine aggressivo. L’illusione di portare la rivoluzione islamica all’estero è scomparsa, gli stessi iraniani si sono resi conto che non ha portato niente di buono, né a loro né ad alcun paese musulmano.

Attualmente l’Iran è controllato da persone abbastanza razionali e pragmatiche. Che vogliono essere indipendenti e non servire gli interessi di nessuno.

 Che conseguenze ci sarebbero per la Russia in caso di aggressione all’Iran?

 Dire che sarebbero conseguenze pessime sarebbe dire niente. Sarebbe una catastrofe, sarebbe peggio di quello che è successo con l’Iraq. L’Iran ha frontiere con la Russia. E la cosa più importante è che quelle frontiere sono nel Mar Caspio, che non sono mai state ben definite. Quel mare rappresenta il gas e il petrolio della zona, oltre che un corridoio energetico di importanza strategica per la Russia come per l’Iran. Ma che unisce anche i paesi dell’Europa del Nord e dell’Est col Medio Oriente e l’India.

Per questo il nostro presidente ha insistito sull’importanza di quel corridoio nord-sud. Posizione condivisa dai dirigenti iraniani. Sappiamo dalla stampa che il trasporto di merci per questa rotta costerebbe un 20% di meno, riducendo anche di due settimane la durata del trasporto attraverso il Canale di Suez e il Mar Rosso. Già nel 2003, il Ministero del Trasporto russo aveva annunciato la creazione di un consorzio russo-tedesco-iraniano per lo sfruttamento di questa via. Il nostro paese ha l’opportunità di concentrare una percentuale significativa del movimento merci mondiale, ma in caso di guerra possiamo perdere questa prospettiva per molto tempo o per sempre.

Un altro elemento negativo sono le droghe. In Afghanistan la produzione di narcotici era stata sensibilmente ridotta durante il regime dei talebani. Ora, invece, sotto il protettorato statunitense la “morte bianca” ci arriva in quantità maggiore, ma l’Afghanistan è relativamente lontano, mentre l’Ira è molto vicino. Che accadrebbe in caso di conflitto? E poi c’è un altro fattore, quello etnico.

 Circa un terzo della popolazione iraniana è composta da azeri, molti dei quali hanno dei parenti in Azerbaigian. Immagini cosa accadrebbe se tale moltitudine di sfollati dovesse attraversare la frontiera per arrivare in Russia e nel Caucaso del Nord, dove la situazione è già difficile. Senza parlare degli aspetti economici di un’operazione bellica. L’Iran è un paese molto grande, molto più grande dell’Iraq e qualunque azione contro l’Iran avrebbe irrimediabilmente influenze nella situazione della Russia del sud.

Questa situazione dell’Iran è legata alla lotta contro il terrorismo internazionale?

 Certamente No. Lo stesso termine di “terrorismo internazionale” è un’invenzione della propaganda statunitense… Usando questa bandiera contro Bin Laden si possono invadere stati sovrani, cambiare governi scomodi e imporre i propri burattini. Molto comodo!

 Ma parlando concretamente, Bin Laden. Esiste davvero?

 Sulla sua esistenza non posso garantire nulla. Si tratta di una figura reale che a suo tempo fu usata dalla CIA. Non escludo che continuino ad usarla. La società americana può essere paragonata a un grande pubblico televisivo. Per credere nel male hanno bisogno di una personificazione, una specie di diavolo.

 Perché è cominciata la guerra? Per caso è il petrolio?

 Si, la battaglia per le risorse energetiche è già cominciata. Le riserve planetarie si stanno esaurendo. La scoperta di nuovi giacimenti differisce di almeno dieci volte di quanto è sfruttato. E dal 1990 non compensa quanto si estrae. Secondo alcuna previsioni la crisi degli idrocarburi arriverà nel 2033. Il picco storico di estrazione è già stato raggiunto; da ora è possibile solo la diminuzione. Lo stesso, anche se più tardi, capiterà con il gas.

 Le aziende petrolifere nordamericane hanno una grande capacità di logica strategica e sono già passate all’offensiva. Subito dopo l’invasione dell’Iraq, uno dei “falchi”, il sostituto del Segretario alla Difesa degli USA, ha detto che la ragione reale di quest’impresa erano gli interessi petroliferi. Mentre alcuni sparavano sciocchezze sulla democrazia, la minaccia alla civiltà, il fattore islamico, Wolfowitz ha detto la verità senza veli. Il fattore petrolio occupa sempre più spazio nella politica nordamericana. (…)

 Anche l’Afghanistan ha il petrolio?

 Il ruolo dell’Afghanistan è un altro, si tratta di un ruolo strategico da cui, in futuro, gli USA potranno assumere un ruolo di forza nella regione del Mar Caspio. Quest’ultimo per ora è una specie di riserva strategica, ma fra 10-15 anni arriverà il momento dello sfruttamento intensivo dei giacimenti in Kazakistan e Turkmenistan, oltre a rimanere comunque una zona di controllo delle vie di trasporto dei prodotti energetici.

 La campagna bellica afgana ha permesso ai nordamericani di ottenere delle basi militari in Uzbekistan e Kirghizistan; mentre stanno portando avanti la conquista politico-militare di Georgia e Azerbaigian. La regione del Caspio sta diventando un altro punto caldo del pianeta.

 Quello che sta capitando in quella zona non è altro che un’avanzata statunitense nella regione limitrofa al Caspio, una nuova tappa dello scontro con la Cina e la preparazione di un inevitabile conflitto con quel paese. Pechino dipende totalmente dall’importazione di risorse energetiche. Certo i cinesi stanno cercando di sviluppare i propri giacimenti, ma non è sufficiente. E come se non  bastasse, la Cina si sviluppa a passi da gigante nella sfera economica, finanziaria e militare, trasformandosi nell’avversario diretto degli USA. Primo o poi gli Stati Uniti dovranno avere uno scontro con la Cina. Del resto, a cosa serve una base militare statunitense in Kirghizistan? Per i voli in Afghanistan è inutile, ed anche le truppe dislocate sono superiori alle necessità  contingenti, eppure continuano a crescere di numero. Gli USA stanno accerchiando la Cina con le loro basi, e non per nulla stanno cercando un’intesa con il Vietnam per il loro ritorno a Kam-Ran. Allora si può immaginare la regione del Caspio come un’enorme barile di petrolio nascosto e che arriverà il giorno in cui anche il conflitto ceceno sarà superfluo.

 Con grandi probabilità sarà così. Quello che capita in Asia Centrale e nel  Caucaso del Nord non ha solo motivazioni interne. Ci impediscono di stabilizzare la situazione caucasica. Sono in molti a non volere una Russia potente. Oggi noi e gli USA siano soci. Ma in definitiva non ci hanno accettati come alleati. Ma non si può dire ciò che capiterà fra 10-15 anni. In politica non esistono amici o nemici eterni. Esistono gli interessi. Cos’è successo con l’Iran? Gli USA avevano con gli iraniani una cooperazione pluridecennale. In Iran c’erano circa 300 mila assistenti, tecnici di ogni tipo; niente sembrava minacciare la loro amicizia, ma d’improvviso arriva la Rivoluzione Islamica e gli americani sono cacciati via. E noi con la Cina? Avevamo una grande amicizia: “Cinesi e russi amici per sempre”. Ma poi ci sono stati i fatti della penisola di Damansk. Per fortuna è il passato…

 Torniamo al Caucaso del Nord. Se ho capito bene Lei ritiene che vi siano  importanti fattori interni… e la mano di Al-Qaida?

 Ah! la misteriosa Al-Qaida… Si abbiamo delle responsabilità nel Caucaso. Chi ha messo Dudáev in Cecenia? Chi lo armato? Senza contare che tutti i conflitti in Caucaso avvengono in un contesto in cui il livello di vita è il più basso di tutta la Russia, c’è una corruzione galoppante e l’arbitrarietà dei funzionari.

Prima lasciamo da parte il “terrorismo internazionale” e ci occupiamo dei problemi della gente e dei fenomeni che generano il terrorismo, meglio è.

 Qual è la prospettiva per la Russia in questa guerra per le risorse energetiche?

 Per ora possiamo solo dire che aumenteranno le contraddizioni fra chi  controllava quelle risorse. In che modo? Se sarà in modo pacifico, i conflitti saranno di natura economica. Ma i fatti dell’Iraq dimostrano che in nome dei  suoi interessi, la maggior potenza mondiale, si dimentica facilmente dei suoi  alleati e assume metodi violenti.

 Ora la Russia è abbastanza vulnerabile ad una minaccia esterna, che potrebbe giungere in modo inaspettato, come conseguenza di una congiuntura mondiale. Attualmente la nostra unica garanzia dipende dallo scudo di missili nucleari.

Bisogna proteggerlo in ogni modo, perché fino a quando ci sarà, nessuno oserà impegnarsi a fondo con la Russia. Non c’è dubbio che i nostri soci faranno di tutto per indebolire il nostro scudo missilistico, è un obiettivo strategico cui non rinunceranno. Da parte nostra, è vitale comportarsi in modo intelligente, energico e razionale in materia di creazione di una nuova economia, che non esiste ancora. Fino a quando il paese non avrà un’economia effettiva, fino a quando dipenderemo dal mercato degli idrocarburi si può dire qualunque cosa, tanto si tratterà solo di parole.

Annunci

Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
Questa voce è stata pubblicata in attualità, fascismo. Contrassegna il permalink.