V.I.Lenin- Note di un pubblicista

Note di un pubblicista

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[Dallo scritto con questo  titolo pubblicato in Diskussionnyi listok, 1910, nn. 1 e  2. Cfr. Lenin, Opere complete, v. 16.]

   1. Due punti di vista sull’unificazione

  Con commovente unanimità, i liquidatori e gli otzovisti si scagliano contro i bolscevichi (i primi anche contro Plechanov). I colpevoli sono i bolscevichi, il centro bolscevico, i “metodi individualistici di Lenin e di Plechanov” (p. 15 del Supplemento indispensabile), il “gruppo irresponsabile” degli “ex membri del centro bolscevico” (cfr. il foglio del gruppo “Vperiod”).  [Vperiod (Avanti) si intitolava l’organo di stampa del gruppo di otzovisti (che proponevano di richiamare i deputati bolscevichi dalla Duma), ultimatisti, machisti, ecc. organizzato da A. Bogdanov e G. Aleksinskij nel dicembre 1909. I “vperiodisti” si unirono in seguito ai menscevichi liquidatori nel cosiddetto “blocco di agosto” (1912).]

 Su questo punto l’unanimità più completa regna tra i liquidatori e gli otzovisti; il loro blocco contro il bolscevismo ortodosso (questo blocco, come si vedrà in seguito, caratterizzò più di una volta la lotta che si svolse durante la sessione plenaria) è un fatto indiscutibile. I rappresentanti delle due tendenze estreme, ugualmente soggette all’influenza delle concezioni borghesi, ugualmente antipartito, sono completamente concordi nella politica da svolgere all’interno del partito, nella lotta contro i bolscevichi e nel proclamare che l’organo centrale è “bolscevico”. Ma le invettive più virulente di Akselrod e di Aleksinskij dissimulando unicamente l’assoluta incomprensione del significato e dell’importanza dell’unificazione del partito. La rivoluzione di Trotskij (dei viennesi) si distingue dallo “sfogo” di Akselrod e di Aleksinskij solo in apparenza. E’ redatta con molta “prudenza” e pretende a un’equità “che sta al di sopra delle frazioni”. Ma quale ne è la sostanza? I “capi bolscevichi” sono responsabili di tutto: è la stessa “filosofia della storia” di Akselrod e di Aleksinskij.  Nel primo paragrafo della rivoluzione di Vienna già si dice: “…i rappresentanti di tutte le frazioni e tendenze… con la loro decisione” (alla sessione plenaria del CC) “hanno, scientemente e ponderatamente, assunto la responsabilità dell’applicazione delle risoluzioni approvate, nelle condizioni esistenti, in collaborazione con determinate persone, gruppi ed organismi”. Si tratta dei “conflitti che sono scoppiati nella redazione dell’organo centrale del partito”. Chi, nell’organo centrale del partito “è responsabile dell’applicazione delle risoluzioni” approvate dalla sessione plenaria? Indubbiamente la maggioranza della redazione, cioè i bolscevichi e i polacchi. Essi ne sono responsbili, “insieme con determinate persone”, cioè con i fautori del Golos [Golos sotsialdemokrata (La voce del socialdemocratico), giornale pubblicato prima a Ginevra e poi a Parigi dai menscevichi liquidatori (febbraio 1908-dicembre 1911).] e i vperiodisti.

Che cosa afferma la principale risoluzione della sessione plenaria nella parte relativa alle questioni più “scabrose” per il nostro partito, alle questioni che prima della sessione plenaria furono le più discusse e che dovevano essere le meno discusse dopo la sessione?

  Che sono manifestazioni dell’influenza borghese sul proletariato la negazione, da una parte, della necessità del partito socialdemocratico illegale, lo svilimento della sua funzione e della sua importanza, ecc.; e la negazione, d’altra parte, della necessità del lavoro dei socialdemocratici alla Duma e dell’utilizzazione delle possibilità legali, l’incomprensione dell’importanza dell’una e dell’altra, ecc.

  Qual’è, ci si domanderà, la sostanza di questa risoluzione?

  Che i fautori del Golos dovevano sinceramente ed irrevocabilmente finirla con la negazione della necessità di un partito illegale, con lo svilimento della sua funzione, ecc.? Che dovevano riconoscere questa loro deviazione, liberarsene ed iniziare un lavoro positivo nella direzione opposta? Che i vperiodisti dovevano sinceramente e irrevocabilmente smettere di negare la necessità dell’attività parlamentare e dell’utilizzazione delle possibilità legali, ecc.? Che, infine, la maggioranza della redazione dell’organo centrale doveva, con tutti i mezzi, ottenre la “collaborazione” dei fautori del Golos e dei vperiodisti a condizione che essi abbandonassero sinceramente, coerentemente e definitivamente le “deviazioni” che la risoluzione definisce in modo particolareggiato?

  Oppure che la maggioranza della redazione dell’organo centrale è responsabile dell’applicazione delle risoluzioni (sul superamento delle deviazioni liquidatoriste e otzoviste) “insieme con determinati” sostenitori del Golos che continuano come prima e persino più brutalmente di prima a difendere il liquidatorismo o con determinati vperiodisti che continuano come prima e persino più brutalmente di prima a difendere la legittimità dell’otzovismo, dell’ultimatismo, ecc., ecc.?

  Basta porre la questione per vedere che le frasi altisonanti della risoluzione di Trotskij sono vuote, per comprendere che in pratica esse servono a difendere una posizione che è identica a quella di Akselrod e soci, di Aleksinskij e soci.

  Fin dalle prime parole della sua risoluzione, Trotskij mette in luce tutta la sostanza del peggiore “conciliatorismo”, del “conciliatorismo” tra virgolette, del “conciliatorismo” da circolo, filisteo, che prende in considerazione “determinate persone” e non la linea, lo spirito, la sostanza ideologica e politica dell’attività del partito.

  Qui sta tutta l’enorme differenza tra il “conciliatorismo” di Trotskij e soci – che, di fatto, si adopera a servire con la sua massima fedeltà i liquidatori e gli otzovisti ed è perciò un male tanto più pericoloso nel partito con quanta più astuzia, ricercatezza e vuota fraseologia si dissimula dietro declamazioni sedicenti di partito e sedicenti antifrazionistiche – e la realtà di partito, che consiste nell’epurare il partito dal liquidatorismo e dall’otzovismo.

 Qual’è infatti il compito di partito che ci viene assegnato? Quello di “conciliare” “determinate persone, gruppi ed organismi”, indipendentemente dalla loro linea, dal contenuto del loro lavoro, dal loro atteggiamento verso il liquidatorismo e l’otzovismo?

 Oppure, è quello datoci dalla linea del partito, dall’orientamento e dal contenuto ideologico e politico di tutto il nostro lavoro, è quello di epurare questo lavoro dal liquidatorismo e dall’otzovismo, compito questo che deve essere adempiuto indipendentemente da “persone, gruppi ed organismi”, e nonostante l’opposizione di “persone, organismi, gruppi” che non approvano tale linea o non l’applicano?

  Sul significato e sulle condizioni necessarie per raggiungere una qualsiasi unificazione del partito vi possono essere due concezioni. E’ estremamente importante comprendere la differenza tra l’una e l’altra, perché esse si intrecciano e si confondono nel corso dello sviluppo della nostra “crisi di unificazione”. Se non si traccia una netta divisione tra le due non ci si può orientare nella crisi attuale.

  Una di queste due concezioni dell’unificazione può mettere in primo piano la “conciliazione” di “determinate persone, organismi e gruppi”. L’unità delle loro idee sull’attività del partito, sulla linea che questo deve seguire è una questione secondaria. Bisogna cercare di passare sotto silenzio i disaccordi, non ricercarne le cause, la portata, le condizioni oggettive. L’essenziale è di “conciliare” le persone e i gruppi. Se questi non sono d’accordo sull’applicazione della linea generale, bisogna dare a quest’ultima un’interpretazione che tutti possano accettare. Vivere e lasciar vivere. Si tratta di un “conciliatorismo” volgare che conduce inevitabilmente a una diplomazia da circolo. “Seppellire” le cause dei contrasti, tacere su di essi, “comporre” ad ogni costo i “conflitti”, neutralizzare le tendenze avverse: ecco a che cosa mira siffatto “conciliatorismo”. Nulla di strano che, nelle condizioni di un partito illegale, che ha all’estero la sua base d’operazioni, tale diplomazia da circolo spalanchi la porta a “persone, organismi e gruppi” che assumono la funzione di “onesti sensali” in ogni tentativo di “coinciliazione” e di “neutralizzazione”.

    Ecco come Martov racconta, nel n. 19-20 del Golos, uno dei tentativi fatti alla sessione plenaria del CC:

   “I menscevichi, i partigiani della Pravda e i bundisti proponevano per l’organo centrale del partito una redazione che assicurasse la “neutralizzazione” delle tendenze opposte senza dare una maggioranza sicura a nessuna delle due e costringesse quindi l’organo del partito a elaborare, in ogni questione essenziale, una linea media, tale da unire la maggioranza dei militanti”.

   E’ noto che la proposta dei menscevichi non fu accettata, e Trotskij, che aveva posto la propria candidatura alla redazione dell’organo centrale del partito come neutralizzatore, fu bocciato. La candidatura del “bundista” – proposta dai menscevichi nei loro discorsi – non fu neppure messa ai voti.

  Tale è stata, di fatto, la funzione di quei “conciliatori” (conciliatori nel peggior senso della parola) che hanno redatto la risoluzione di Vienna e le cui concezioni sono esposte nell’articolo di Ionov, pubblicato nel n. 4 di Otkliki Bunda [Otkliki Bunda (L’eco del Bund), organo dell’Unione generale degli operai ebrei di Lituania, Polonia e Russia, pubblicato saltuariamente a Ginevra dal 1909 al 1911.] (l’ho ricevuto in questo momento). I menscevichi non hanno osato proporre una redazione dell’organo centrale composta in maggioranza di loro aderenti, pur riconoscendo, come risulta dalle parole di Martov da me citate, l’esistenza di due tendenze opposte nel partito. Non è neppure venuto loro in mente. Non hanno neppure tentato di ottenere una redazione con una tendenza ben definita (tanto alla sessione plenaria era evidente il disorientamento dei menscevichi ai quali si domandava e dai quali si attendeva per il momento soltanto un’abiura sincera e coerente del liquidatorismo). I menscevichi volevano ottenere la neutralizzazione dell’organo centrale, e come “neutralizzatore” proponevano un membro del Bund oppure Trotskij. Il bundista e Trotskij dovevano essere i paraninfi incaricati di “sposare” “determinate persone, gruppi ed organismi” senza preoccuparsi se uno degli sposi aveva ripudiato o no il liquidatorismo.

 Questo punto di vista da sensale è tutta la “base ideologica” del “conciliatorismo” di Trotskij e di Ionov. Perciò quando essi piangono e si lagnano perché l’unità è fallita, bisogna capire i loro lamenti cum grano salis. Bisogna capire che i paraninfi hanno fatto fiasco. La “delusione” delle speranze di Trotskij e Ionov nell’unificazione con “determinate persone, gruppi ed organismi”, indipendentemente dal loro atteggiamento verso il liquidatorismo, è soltanto la delusione dei paraninfi, è l’errore, la vanità, la puerilità della loro concezione da sensali, ma non è affatto il fallimento dell’unificazione del partito.

 Esiste un’altra concezione dell’unificazione. Secondo questa concezione, numerose cause, profonde e oggettive, indipendentemente da ciò che rappresentano “determinate persone, gruppi ed organismi” (intervenuti alla sessione plenaria o rivelatisi nel corso della stessa), hanno cominciato da molto tempo a produrre e continuano sicuramente a produrre nelle due frazioni più vecchie ed importanti della socialdemocrazia russa mutamenti che creano le basi ideologiche o organizzative dell’unificazione, talvolta nonostante la volontà di talune di queste “determinate persone, gruppi ed organismi”, e anche senza che se ne rendano conto. Queste condizioni oggettive sorgono dalle particolarità del presente periodo di sviluppo borghese della Russia, periodo di controrivoluzione borghese e di tentativi dell’autocrazia di riorganizzarsi secondo il tipo di monarchia borghese. Queste condizioni oggettive, indissolubilmente legate le une alle altre, creano al tempo stesso mutamenti nel carattere del movimento operaio, nella composizione, nel tipo, nei tratti dell’avanguardia operaia socialdemocratica e anche nei compiti ideologici e politici del movimento socialdemocratico. L’influenza borghese sul proletariato, che il liquidatorismo (un semiliberalismo desideroso di incorporarsi nella socialdemocrazia) e l’otzovismo (un semianarchismo desideroso di incorporarsi nella socialdemocrazia), non è quindi effetto del caso, non è una malevola intenzione, né una sciocchezza, né un errore individuale, ma il risultato inevitabile dell’azione di queste cause oggettive, è una sovrastruttura, inseparabile dalla “base”, elevata sul movimento operaio della Russia moderna. La sensazione del pericolo, del carattere non socialdemocratico, del danno per il movimento operaio provenienti dalle due deviazioni suscita il ravvicinamento di elementi delle due frazioni, “attraverso tutti gli ostacoli”, e apre la via all’unificazione del partito.

  Da questo punto di vista l’unificazione può avanzare lentamente, con difficoltà, esitazioni, oscillazioni, ricadute ma non può non progredire. Da questo punto di vista, l’unificazione non si effettua necessariamente fra “determinate persone, gruppi ed organismi”, ma indipendentemente da determinate persone, assoggettandole ed eliminando quelle di “esse” che non si rendono conto o non vogliono rendersi conto delle esigenze dello sviluppo oggettivo, promuovendo e facendo partecipare al lavoro elementi nuovi che non appartengono all’ambiente di quelle “determinate persone”, provocando mutamenti, spostamenti, schieramenti all’interno delle vecchie frazioni, tendenze e sottofrazioni. Da questo punto di vista, l’unificazione è inseparabile dalla sua base ideale, non può svilupparsi se non sulla base di un ravvicinamento ideale, è connessa con l’apparizione e lo sviluppo di deviazioni come il liquidatorismo e l’otzovismo non da un legame fortuito fra questa o quella polemica, fra questa o quella lotta fra scrittori, ma con un legame interno, indissolubile, col legame che corre tra causa ed effetto.

2. La “lotta su due fronti” e il superamento delle deviazioni

  Tali sono le due concezioni, differenti in linea di principio, fondamentalmente opposte, sul carattere e sull’importanza della nostra unificazione di partito.

  Ma, ci si domanderà, su quale delle due concezioni è basata la risoluzione della sessione plenaria? Un’analisi profonda dimostrerà che la risoluzione e basata sulla seconda concezione, ma che in alcune sue parti vi sono visibili tracce di “emendamenti” che, pur peggiorandola, non ne eliminano affatto le basi, il contenuto essenziale, completamente impregnato dalla seconda concezione.

  Per dimostrare che gli “emendamenti” voluti dalla diplomazia di circolo sono effettivamente degli emendamenti secondari, i quali non cambiano né la sostanza della questione né i principii sui quali la risoluzione è basata, mi soffermerò su alcuni punti e su alcuni brani della risoluzione sulla situazione del partito già trattati nella stampa di partito. Comincerò dalla fine. Accusando i “dirigenti delle vecchie frazioni” di far tutto il possibile per impedire che si raggiunga l’unità e di aver assunto alla sessione plenaria un atteggiamento tale che “fu necessario strappar loro ogni palmo di terreno con una lotta accanita”, Ionov scrive:   “Il compagno Lenin non ha voluto che “si superassero le deviazioni pericolose” “sviluppando e rafforzando l’attività socialdemocratica”. Egli ha lottato con molta energia per ottenere che la teoria della “lotta su due fronti” divenisse il fulcro di tutte le iniziative del partito. Non ha ammesso che si potesse pensare a sopprimere nel partito ‘lo stato d’assedio’”. (p. 22, colonna 1).

  Si tratta del § 4, punto b della risoluzione sulla situazione nel partito. Il progetto fu presentato da me al Comitato centrale e il punto in questione fu emendato dalla stessa sessione plenaria, quando la commissione aveva già finito i suoi lavori, secondo una proposta di Trotskij da me inutilmente combattuta. Il testo da me proposto, se non conteneva la frase: “la lotta su due fronti”, conteneva però parole che esprimevano la stessa idea. Le parole “superare sviluppando e rafforzando” furono aggiunte su proposta di Trotskij. Son grato al compagno Ionov di offrirmi, col suo racconto della lotta da me sostenuta contro questa proposta, l’occasione di esporre il mio pensiero sul significato degli “emendamenti”.

   Nulla suscitò durante la sessione plenaria un’indignazione così violenta – e spesso comica – come l’idea della “lotta su due fronti”. Il solo fatto di parlarne faceva uscir dai gangheri i vperiodisti e i menscevichi. Storicamente, tanta indignazione è comprensibilissima. Dall’agosto 1908 al gennaio 1910 i bolscevichi hanno infatti lottato su due fronti, cioè contro i liquidatori e contro gli otzovisti. Tanta indignazione era anche comica perché si infuriava contro i bolscevichi non faceva che dimostrare la propria colpa, non faceva che dimostrare di continuare a sentirsi punto sul vivo da ogni condanna del liquidatorismo e dell’otzovismo, di aver la coda di paglia. La proposta fatta da Trotskij di sostituire le parole: “lotta su due fronti” con la frase: “superare sviluppando e rafforzando” fu calorosamente appoggiata dai menscevichi e dai vperiodisti.

  E oggi, sia Ionov che la Pravda, sia la risoluzione di Vienna che il Golos Sotsialdemokrata gongolano per tanta “vittoria”. Ma ci si domanderà: eliminando dal punto in questione le parole che si riferivano alla lotta su due fronti, si eliminano dalla risoluzione il riconoscimento della necessità della lotta stessa? Niente affatto. Perché se si riconosce che esistono “deviazioni”, che sono “pericolose”, che è necessario “spiegare” il pericolo che presentano; se si ammette che tali deviazioni sono una “manifestazione dell’influenza borghese sul proletariato”, con ciò in sostanza si riconosce appunto la lotta su due fronti! Si è modificato in un brano un termine “sgradevole” (per questo o per quel compare), ma si è lasciata  l’idea principale! Il solo risultato è stato di ingarbugliare, annacquare   e peggiorare con una frase un paragrafo della risoluzione.

  Si tratta infatti solo di una frase e di un vano sotterfugio quando nel paragrafo in questione si parla di “superare” sviluppando e rafforzando il lavoro. Qui non vi è nessuna idea chiara. Si deve sempre ed assolutamente sviluppare e rafforzare il lavoro. Tutto il terzo paragrafo della risoluzione ne parla particolareggiatamente prima di passare agli specifici “compiti ideologici e politici” che non sempre e assolutamente sono obbligatori, ma sono posti dalle condizioni di un periodo particolare. Il quarto paragrafo è consacrato esclusivamente a questi compiti specifici e nell’introduzione ai tre punti di questo paragrafo si dice chiaramente che i compiti ideologici e politici in questione “sono stati posti nel momento giusto”.

   Che cosa ne è risultato? Un assurdo, e cioè che anche il problema dello sviluppo e del rafforzamento del lavoro è stato posto nel momento giusto! Come se potesse esistere un “momento” storico in cui questo problema non sia, come sempre, attuale!

  Ma come si possono superare le deviazioni sviluppando e rafforzando il lavoro socialdemocratico? In ogni fase di sviluppo e di rafforzamento si porrà necessariamente la questione del come sviluppare e rafforzare; se il liquidatorismo e l’otzovismo non sono fenomeni accidentali, ma tendenze suscitate dalle condizioni sociali, ad ogni sviluppo e ad ogni rafforzamento del lavoro essi possono aprirsi una strada. Si può sviluppare e rafforzare il lavoro ispirandosi al liquidatorismo, come fanno per esempio la Naša zarja e il Vozrozdenie,    [Naša zarja (La nostra aurora), rivista mensile legale dei menscevichi liquidatori, pubblicata a Pietroburgo dal 1910 al 1914. Vozrozdenie (Rinascita), rivista della stessa tendenza, pubblicata a Mosca dalla fine del 1908 alla metà del 1910.] oppure ispirandosi all’otzovismo. D’altra parte, per superare le deviazioni – “superare” nel vero significato della parola – occorre necessariamente distogliere dallo sviluppo e dal rafforzamento del lavoro socialdemocratico certe forze, un certo tempo, una certa energia. A questo proposito lo stesso Ionov scrive nella stessa pagina del suo articolo:

    “La sessione plenaria è finita. I partecipanti se ne sono andati. Per organizzare il lavoro il Comitato centrale deve superare difficoltà incredibili, non ultima l’atteggiamento dei cosiddetti liquidatori [solo “cosiddetti”, compagno Ionov, o non piuttosto veri e propri liquidatori?] dei quali il compagno Martov negava con tanto accanimento l’esistenza”. Ecco un documento minuscolo ma caratteristico per mettere in luce la vacuità delle frasi di Trotskij e di Ionov. La lotta contro l’attività liquidatorista di Michail, Jurij e soci ha fatto perdere forze e tempo al Comitato centrale a danno dello sviluppo e del rafforzamento immediato del vero lavoro socialdemocratico. Se Michail, Jurij e soci non avessero agito come hanno agito, se non vi fosse stato del liquidatorismo tra coloro che noi a torto persistiamo a considerare nostri compagni, lo sviluppo e il rafforzamento del lavoro socialdemocratico avrebbero progredito con maggiori risultati perché la lotta intestina non avrebbe distrutto le forze del partito. Se per sviluppo e rafforzamento dell’azione socialdemocratica si intende lo sviluppo immediato dell’agitazione, della propaganda, della lotta economica, ecc. in un senso effettivamente socialdemocratico, risulta chiaramente che la lotta contro le deviazioni di alcuni socialdemocratici dalla socialdemocrazia costituisce un’attività negativa che bisogna, per così dire, sottrarre all’”attività positiva” e che, per conseguenza, la famosa frase sul superamento delle deviazioni sviluppando ecc. è priva di significato.  Essa esprime infatti il desiderio confuso, bonario, innocente che tra i socialdemocratici vi sia una minor lotta intestina! All’infuori di questo innocente desiderio essa non ha alcun altro significato. Essa è il sospiro dei cosiddetti conciliatori: oh! se si combattesse un po’ meno il liquidatorismo e l’otzovismo!

    L’importanza politica di questo “sospiro” è nulla. Se vi sono nel partito uomini che hanno interesse a “negare tenacemente” l’esistenza dei liquidatori (e degli [pagina 37]  otzovisti), costoro si serviranno dei “sospiri” dei “conciliatori” per mascherare il male. Così agisce appunto il Golos Sotsialdemokrata. E quindi soltanto i cosiddetti “conciliatori” propugnano l’introduzione di frasi vuote e pii desideri nelle risoluzioni. Di fatto essi sono i reggicoda dei liquidatori e degli otzovisti; di fatto rafforzano non il lavoro socialdemocratico, ma il suo abbandono; aggravano il male, nascondendolo temporaneamente, rendendone più difficile la guarigione.

  Per illustrare al compagno Ionov la gravità del male, gli ricorderò un brano dell’articolo del compagno Ionov, pubblicato nel n. 1 del Dikussionnyi listok. Il compagno Ionov, con una frase felice, paragonava il liquidatorismo e l’otzovismo a un ascesso benigno che “maturando assorbe tutti gli elementi nocivi dell’organismo e contribuisce così a guarirlo”. Precisamente. L’ascesso che maturando purifica l’organismo dagli “elementi nocivi” porta alla guarigione. E ciò che intralcia la purificazione dell’organismo da questi elementi è nocivo. Mediti il compagno Ionov sull’utile affermazione del compagno Ionov!

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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