V.I.Lenin; Sulla diplomazia di Trotskij

Sulla diplomazia di Trotskij

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   [Dallo scritto così intitolato apparso nel Sotsialdemokrat, 1911, n. 25. Cfr. Lenin, Opere complete, v. 17.]

   Il processo di estinzione dei gruppetti esteri che cercano di fondare la loro esistenza sul giuoco diplomatico con le correnti non socialdemocratiche del liquidatorismo e dell’otzovismo viene validamente illustrato nel n. 22, uscito recentemente dopo una lunga interruzione, della Pravda, giornale di Trotskij.

   Il giornale è uscito il 29 novembre (nuovo calendario), quasi un mese dopo la pubblicazione del comunicato della commissione di organizzazione russa. Sul comunicato Trotskij non dice nemmeno una parola!

   Per Trotskij questa commissione non esiste. Egli si autodefinisce partitista in base al fatto che per lui il centro russo del partito, creato dalla stragrande maggioranza delle organizzazioni socialdemocratiche russe, è uguale a zero! O forse, compagni, Trotskij e il suo gruppetto estero sono essi stessi uno zero per le organizzazioni socialdemocratiche russe?

   Trotskij stampa in grassetto, con la massima evidenza, la sua assicurazione  – ma come giurarci poi sopra? – che il suo giornale “non è frazionista, ma partitista”. Date un’occhiata un tantino più attenta al contenuto del n. 22 e vedrete subito la facile meccanica del giuoco con le frazioni non di partito dei vperiodisti e dei liquidatori.

   Ecco la corrispondenza da Pietroburgo firmata S.V. e che reclamizza il gruppo Vperiod. S.V. rimprovera a Trotskij di non aver pubblicato la risoluzione dei pietroburghesi contro la campagna per la petizione, inviatagli molto tempo fa. Trotskij, accusato dai vperiodisti di “angusto frazionismo” (che nera ingratitudine!), tergiversa e cavilla, richiamandosi al fatto che il suo giornale è povero ed esce di rado. Il giuoco è cucito con filo bianco: noi diamo una cosa a voi, e voi date una cosa a noi; noi (Trotskij) taceremo sulla lotta dei partitisti contro gli otzovisti e contribuiremo, invece, a reclamizzare il Vperiod, ma voi (S.V.) concederete ai liquidatori la “campagna per la petizione”. Difesa diplomatica di entrambe le frazioni non di partito: non è forse questo vero partitismo?

   Ecco un editoriale frasaiuolo dal titolo altisonante: Avanti! “Operai coscienti!”, vi leggiamo, “voi non avete oggi una parola d’ordine più importante” (ma guarda un po’!) “e universale” (s’è imbrogliato il poveraccio) “della libertà sindacale, della libertà di riunione e di sciopero”. “La socialdemocrazia – leggiamo più avanti – chiama il proleatariato alla lotta per la repubblica. Ma perché la lotta per la repubblica non sia la nuda [!!] parola d’ordine di pochi eletti è necessario che voi, operai coscienti, educhiate le masse a comprendere, in base all’esperienza, la necessità della libertà di associazione e a lottare per questa vitale rivendicazione di classe”.

   La frase rivoluzionaria serve a dissimulare e a giustificare la falsità del liquidatorismo ottundendo così la coscienza degli operai. Perché la parola d’ordine della repubblica sarebbe una nuda parola d’ordine per pochi, quando repubblica significa impossibilità di sciogliere la Duma? libertà di associazione e di stampa? libertà dei contadini dalle violenze e dal saccheggio dei Markov, dei Romanov, dei Puriškevic? Non è forse chiaro che è precisamente l’opposto? che “nuda” e assurda, quale parola d’ordine “universale”, è la parola d’ordine della “libertà sindacale”, qualora non sia collegata a quella della repubblica?

   E’ assurdo rivendicare dalla monarchia zarista la “libertà sindacale” senza spiegare alle masse l’inconciliabilità di tale  libertà con lo zarismo e la necessità della repubblica per una tale libertà. La presentazione alla Duma dei progetti di legge sulla libertà sindacale, le interpellanze e i discorsi su simili temi devono appunto servire a noi socialdemocratici come pretesto e materiale per l’agitazione in favore della repubblica.

   “Gli operai coscienti devono educare le masse a comprendere in base all’esperienza la necessità della libertà di associazione”! Vecchia canzone del vecchio opportunismo russo, già trita e ritrita dagli “economisti”! L’esperienza delle masse è che i ministri sopprimono i loro sindacati, mentre governatori e gendarmi impiegano ogni giorno la violenza: questa è l’autentica esperienza delle masse. Esaltare, in contrapposizione alla repubblica, la parola d’ordine della “libertà sindacale” è una frase da intellettuale opportunista, staccato dalle masse. E’ la frase di un intellettuale che si immagina che l’”esperienza” di una “petizione” (appoggiata da 1.300 firme) o di un progetto di legge messo a dormire sia qualcosa che educhi le “masse”. In realtà, le educa un’altra esperienza, viva e non cartacea, le illumina l’agitazione degli operai coscienti per la repubblica, unica parola d’ordine universale nel senso della democrazia politica.

   Trotskij sa benissimo che i liquidatori, nelle pubblicazioni legali, uniscono precisamente la parola d’ordine “libertà di associazione” alla parola d’ordine: abbasso il partito illegale, abbasso la lotta per la repubblica! Il compito di Trotskij consiste appunto nel dissimulare il liquidatorismo gettando polvere negli occhi degli operai.

  

   Con Trotskij non si può discutere sulla sostanza, in quanto egli non ha idee. Si può e si deve discutere con i liquidatori e gli otzovisti convinti, ma con un uomo che giuoca a nascondere gli errori sia degli uni che degli altri non si discute: lo si smaschera come… diplomatico della peggiore lega.

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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