V.I.Lenin ; Il problema dell’unità

Il problema dell’unità

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[Pubblicato nella Pravda, 1913, n. 39. Cfr. Lenin, Opere complete, v. 18.]

   La lettera di Šagov, deputato degli operai di Kostroma, pubblicata nella Pravda (n. 22-226), indica in modo estremamente chiaro a quali condizioni gli operai ritengono si possa raggiungere l’unità nella socialdemocrazia. Le lettere di parecchi altri deputati della curia operaia (Pravda, nn. 21-28) hanno ribadito questo concetto. Gli operai stessi devono realizzare l’unità “dal basso”. I liquidatori non devono condurre la lotta contro la clandestinità, ma entrarvi essi stessi.

   Ci si può meravigliare che, dopo un’impostazione dei problemi così chiara ed esplicita, ci capiti di leggere nel Luc,   [Luc (Il raggio), quotidiano legale dei menscevichi liquidatori, pubblicato a Pietroburgo tra il settembre 1912 e il giugno 1913.] n. 27 (113), le vecchie frasi, magniloquenti, ma assolutamente prive di contenuto, di Trotskij. Non una parola sulla sostanza della questione! Non il minimo tentativo di citare fatti precisi e di analizzarli da tutti i lati! Non un cenno sulle condizioni reali per l’unità! Nude esclamazioni, frasi ampollose, arroganti attacchi contro avversari che l’autore non nomina, affermazioni fatte in tono imponente: ecco tutto il bagaglio di Trotskij.

   Così non va, signori! Voi parlate “con gli operai” come con dei bambini, ora cercando di metter loro paura con terribili parole (“le catene dello spirito di circolo”, “polemica mostruosa”, “periodo feudale, medievale della nostra storia di partito”), ora cercando di “persuaderli” come si cerca di persuadere, senza argomenti e senza spiegare la cosa, i bambini più piccoli.   Ma gli operai non si lasciano intimorire e non si lasciano persuadere. Essi stessi metteranno l’uno di fronte all’altra il Luc e la Pravda, leggeranno, per esempio, l’editoriale del n. 101 del Luc (Le masse operaie e l’unità) e volgeranno semplicemente le spalle alle declamazioni di Trotskij.

    “In pratica, la questione cosiddetta di principio della clandestinità viene risolta da tutte le parti della socialdemocrazia assolutamente allo stesso modo…”, scrive Trotskij in corsivo. Gli operai di Pietroburgo sanno per esperienza che non è così. In qualsiasi angolo della Russia essi, se leggeranno l’editoriale summenzionato, vedranno subito che Trotskij rifugge dal dire la verità.

   “E’ ridicolo e assurdo – leggiamo più avanti – affermare che fra le tendenze politiche del Luc e della Pravda esistano contraddizioni inconciliabili”. Dovete credere, amabile autore, che gli operai non si spaventeranno né per la parola “assurdo” né per la parola “ridicolo”, ma vi chiederanno di parlare con loro come con persone adulte, entrando nel merito della questione: esponete dunque queste tendenze; dimostrate dunque la “conciliabilità” dell’editoriale del n. 101 del Luc con la socialdemocrazia! No. Voi non nutrirete gli operai nemmeno con frasi “conciliatrici”, nemmeno con le frasi più melliflue.  “Le nostre frazioni storiche, il bolscevismo e il menscevismo, – scrive Trotskij, – sono per la loro origine formazioni prettamente intellettuali.” Si tratta della ripetizione della favola liberale. In realtà, invece, tutta la realtà russa ha posto gli operai di fronte al problema dell’atteggiamento verso i liberali e verso le masse contadine. Anche se non ci fossero stati gli intellettuali, gli operai non avrebbero potuto eluderlo: seguire i liberali o guidare i contadini contro i liberali?

 Per i liberali è vantaggioso far credere che la base dei dissensi sia un portato degli “intellettuali”. Ma Trotskij non fa che coprirsi di vergogna ripetendo la favola liberale.

  

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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