V.I.Lenin – V.° Congresso del POSDR

V Congresso del POSDR

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   [I tre brani che seguono sono tolti dai verbali del V Congresso del POSDR (maggio-giugno 1907). Cfr. Lenin, Opere complete, v. 12.]

 Alcune parole su Trotskij. Egli ha parlato dal “centro” e ha espresso le opinioni del Bund. Egli ci ha attaccato con violenza, dicendo che avevamo presentato una risoluzione “inaccettabile”, e ci ha minacciato addirittura di scissione, di abbandono del congresso da parte del nostro gruppo alla Duma, che sarebbe stato offeso nella nostra risoluzione. Sottolineo queste parole e vi invito a rileggere attentamente la nostra risoluzione.

   Scorgere un’offesa nel calmo riconoscimento degli errori, senza nessun rimprovero in forma aspra, parlare a questo proposito di scissione, non è forse tutto ciò mostruoso?? Non è forse una prova che il nostro partito è malato, malato della paura di riconoscere gli errori? della paura della critica rivolta al nostro gruppo alla Duma?

   Solo il fatto che sia possibile impostare in tal modo la questione mostra che nel nostro partito vi è qualcosa non di partito, che è costituito dai rapporti del nostro gruppo alla Duma con il partito. Il gruppo deve essere un gruppo maggiormente di partito, legato più strettamente con il partito, più subordinato a tutta l’attività operaia. Allora cesseranno le grida per l’offesa, cesseranno le minacce di scissione.

   [pagina 16]

   Quando Trotskij ha detto: la vostra risoluzione inaccettabile impedisce di tradurre in atto le vostre idee giuste, gli ho gridato: “Dateci dunque la vostra risoluzione!”. Trotskij ha risposto: no, prima ritirate la vostra.

   E’ buona la posizione del “centro”, vero? Per il nostro (secondo Trotskij) errore (“mancanza di tatto”), egli punisce tutto il partito privandolo dell’esposizione, da lui “fatta con tatto”, degli stessi principii! Perché non è stata approvata la vostra risoluzione? – ci chiederanno le organizzazioni locali. Perché aveva offeso il centro, il quale si era offeso perché si erano esposti i suoi stessi principii!! Questa non è una posizione di principio, ma assenza di principii da parte del centro.

   Siamo venuti al congresso con due linee tattiche da tempo note al partito. Sarebbe poco intelligente e indegno di un partito operaio nascondere i dissensi, dissimularli. Confrontiamo in modo chiaro i due punti di vista. Esprimiamoli, applichiamoli a tutti i problemi della nostra politica. Facciamo un chiaro bilancio dell’esperienza del partito. Solo così adempiremo il nostro devere e porremo fine ai tentennamenti nella politica del proletariato.

   2.

   Alcune parole su Trotskij. Non ho il tempo ora di soffermarmi sui nostri dissensi con lui. Rileverò soltanto che egli, nel libro In difesa del partito, ha espresso la sua solidarietà con Kautsky, il quale ha scritto che nella rivoluzione attuale in Russia il proletariato e le masse contadine hanno interessi economici comuni. Trotskij ha riconosciuto l’ammissibilità e l’opportunità di un blocco delle sinistre contro la borghesia liberale. Per me questi fatti sono sufficienti per dire che egli si è avvicinato alle nostre opinioni. Astraendo dal problema della “rivoluzione permanente”, vi è qui una solidarietà sui punti fondamentali del problema dell’atteggiamento verso i partiti borghesi.

   3.

   Non si può non convenire che l’emendamento di Trotskij non è menscevico, che esso esprime la “stessa” idea bolscevica, ma è dubbio che quest’idea sia da lui espressa in modo migliore. Quando diciamo “contemporaneamente”, esponiamo il carattere generale della politica odierna, ed esso è indubbiamente tale da far sì che le circostanze ci costringono a marciare contemporaneamente sia contro Stolypin sia contro i cadetti. Lo stesso si dica per la politica proditoria dei cadetti. La aggiunta di Trotskij è superflua, perché nella risoluzione non cogliamo i singoli casi, ma determiniamo la linea fondamentale della socialdemocrazia nella rivoluzione borghese russa.

  

   Il fine della lotta del proletariato nella nostra rivoluzione

   [Riportiamo qui il § 3 dell’articolo con lo stesso titolo, pubblicato nei nn. 3 e 4, 1909, del Sotsialdemokrat, organo centrale del POSDR. Cfr. Lenin, Opere complete, v. 15.]

   Riguardo a Trotskij, che il compagno Martov ha costretto a intervenire nella discussione fra terzi da lui organizzata, – discussione a cui partecipano tutti tranne il suo promotore, – non possiamo assolutamente addentrarci qui in un’analisi completa delle sue opinioni. Sarebbe necessario un lungo articolo. Il compagno Martov, toccando le opinioni sbagliate di Trotskij, citando alcuni frammenti di queste opinioni, diffonde tra i lettori una serie di malintesi, perché le citazioni frammentarie non chiariscono, ma ingarbugliano le cose. L’errore fondamentale di Trotskij sta nel misconoscimento del carattere borghese della rivoluzione, nella mancanza di idee chiare sul problema del passaggio da questa rivoluzione alla rivoluzione socialista. Da quest’errore fondamentale scaturiscono gli errori particolari che il compagno Martov ripete trascrivendo con simpatia e consenso un paio di citazioni. Per non lasciare il problema in quello stato di confusione nel quale lo presenta il compagno Martov mostreremo l’erroneità almeno di quei ragionamenti di Trotskij che si meritano l’approvazione del compagno Martov. La coalizione del proletariato e dei contadini “presuppone che uno dei partiti borghesi attuali s’impossessi dei contadini oppure che i contadini creino un grande partito autonomo”.

Evidentemente, questa tesi è sbagliata tanto da un punto di vista teorico generale quanto da quello dell’esperienza della rivoluzione russa. La “coalizione” delle classi non presuppone affatto l’esistenza di questo o quel grande partito e nemmeno i partiti in generale. Per tale via si confonde il problema delle classi col problema dei partiti. La “coalizione” delle due classi indicate non presuppone affatto né che uno dei partiti borghesi attuali s’impossessi dei contadini che i contadini creino un grande partito autonomo. Sul piano teorico generale questo risulta evidente anzitutto perché i contadini si subordinano con particolare sforzo all’organizzazione di partito e inoltre perché la creazione dei partiti contadini è un processo difficile e lento nella rivoluzione borghese, tanto che un “grande” partito “autonomo” può comparire solo verso la fine della rivoluzione. Dall’esperienza della rivoluzione russa risulta in modo altrettanto evidente che la “coalizione” del proletariato e dei contadini si è realizzata decine e centinaia di volte nelle forme più disparate senza alcun “grande partito autonomo” dei contadini. Questa coalizione si è realizzata quando si è avuta, per esempio, l’”azione comune del soviet dei deputati operai e del soviet dei deputati dei soldati o del comitato di sciopero dei ferrovieri o dei deputati contadini, ecc. Tutte queste organizzazioni erano in prevalenza apartitiche e, non di meno, la “coalizione” delle classi si è sempre realizzata in ogni azione comune di queste organizzazioni. Il partito contadino si è delineato, è sorto, è nato, – come Unione dei contadini nel 1905 o come Gruppo del lavoro nel 1906, – e, via via che questo partito è cresciuto, si è consolidato e definito, la coalizione delle classi ha assunto forme diverse, dagli accordi vaghi e indeterminati fino alle intese politiche più concrete e ufficiali. Per esempio, dopo lo scioglimento della prima Duma, sono stati lanciati tre appelli all’insurrezione: 1) All’esercito e alla flotta; 2) A tutti i contadini russi; 3) A tutto il popolo. Il primo appello è stato firmato dal gruppo socialdemocratico alla Duma e dal comitato del Gruppo del lavoro.

Non si è forse realizzata in quest’”azione comune” una coalizione delle due classi? La risposta non può che essere affermativa. Negare questo fatto significa appunto cavillare o tra- mutare l’ampio concetto scientifico di “coalizione delle classi” in un concetto angustamente giuridico, direi quasi notarile. E ancora: si può forse negare che l’appello comune alla insurrezione, firmato dai deputati della classe operaia e dei contadini, sia stato accompagnato da azioni comuni nelle insurrezioni parziali dei rappresentanti delle due classi? Si può forse negare che l’appello comune all’insurrezione generale e la comune partecipazione alle insurrezioni locali e parziali impegnino a propugnare la comune costituzione di un governo rivoluzionario provvisorio? Negare ciò significherebbe cavillare, comprendere sotto il concetto di “governo” solo i fenomeni compiutu  e ufficiali, dimenticare che la compiutezza di un fenomeno deriva appunto dall’incompiutezza.

   Il secondo appello all’insurrezione è stato firmato dal Comitato centrale (menscevico!) del POSDR, dal partito dei socialisti-rivoluzionari, dall’Unione degli insegnanti di tutta la Russia, oltre che dal comitato del Gruppo del lavoro e dal gruppo socialdemocratico. Il terzo appello reca le firme del Partito socialista polacco e del Bund più tutte le precedenti, tranne quella delle tre Unioni.

   Ecco una coalizione politica formalmente compiuta di partiti e organizzazioni apartitiche! Ecco la “dittatura del proletariato e dei contadini”, proclamata come minaccia allo zarismo, come appello a tutto il popolo, ma non ancora realizzata! E forse oggi pochi socialdemocratici concorderebbero con il menscevico Sotsialdemokrat

   [Questo giornale fu pubblicato nel 1906. Ne uscirono in tutto sei numeri.]

   (1906, n. 6), in cui, a proposito di questi appelli, si diceva: “Nel caso summenzionato il partito ha concluso con altri partiti e gruppi rivoluzionari non un blocco politico, ma un accordo di lotta, che sempre abbiamo considerato opportuno e necessario” (cfr. il Proletarij, n. 1, 21 agosto 1906, e n. 8, 23 novembre 1906). Non si può contrapporre un accordo di lotta a un blocco politico, perché il primo concetto rientra nel secondo. Un blocco politico si realizza nei diversi momenti storici ora come un “accordo di lotta” sull’insurrezione, ora come un’intesa parlamentare sulle “azioni comuni contro i centoneri e i cadetti” e così via. L’idea della dittatura del proletariato e dei contadini ha trovato la sua espressione pratica, durante tutta la rivoluzione, in migliaia di forme, dalla firma di un manifesto sul non pagamento delle imposte e sulla restituzione dei depositi (dicembre 1905) o dalla firma di appelli all’insurrezione (luglio 1906) fino alle votazioni effettuate alla seconda e alla terza Duma, nel 1907 e nel 1908.

   Altrettanto sbagliata è la seconda dichiarazione di Trotskij, riferita dal compagno Martov. Non è vero che “tutta la questione stia in chi impone il contenuto della politica governativa, in chi unifica l’omogenea maggioranza”, ecc. e lo è anche di meno perché il compagno Martov considera quest’affermazione come una tesi contro la dittatura del proletariato e dei contadini. Lo stesso Trotskij ammette nel suo ragionamento “la partecipazione dei rappresentanti della popolazione democratica” a un “governo operaio”, ammette cioè un governo composto di rappresentanti del proletariato e dei contadini. A quali condizioni occorra ammettere la partecipazione del proletariato al governo rivoluzionario è un problema specifico, sul quale, con ogni probabilità, i bolscevichi dissentono non solo da Trotskij, ma anche dai socialdemocratici polacchi. Senonché, la questione della dittatura delle classi rivoluzionarie non si riduce in nessun caso alla questione della “maggioranza” in questo o in quel governo rivoluzionario, al problema delle condizioni in cui è ammissibile la partecipazione della socialdemocrazia a questo o a quel governo.

  

   E’, infine, assolutamente sbagliata la terza idea di Trotskij che il compagno Martov riporta e  considera “giusta”: “Ed essi [i contadini] lo faranno [cioè “aderiranno al regime della democrazia operaia”] con la stessa scarsa consapevolezza con cui di solito aderiscono al regime borghese”. Il proletariato non può accettare che nel periodo della rivoluzione si perpetui la pur normale inconsapevolezza e passività dei contadini. Gli esempi tratti dalla storia della rivoluzione russa mostrano che la prima ondata, alla fine del 1905, sospinse di colpo i contadini verso un’organizzazione politica (l’Unione dei contadini di  tutta la Russia) che fu, senza dubbio, l’embrione di un partito specificamente contadino.

Alla prima e alla seconda Duma, nonostante lo sterminio della prima leva di contadini d’avanguardia compiuto dalla controrivoluzione, i contadini – per la prima volta su scala nazionale, alle elezioni svoltesi in tutta la Russia – posero le fondamenta del Gruppo del lavoro, che è innegabilmente la forma embrionale di uno specifico partito contadino. In questi germi ed embrioni vi sono molti elementi instabili, indeterminati, esitanti, è incontestabile, ma, se l’inizio della rivoluzione ha già creato simili raggruppamenti politici, non vi è il minimo dubbio che la rivoluzione, portata a “termine” o meglio a un alto grado di sviluppo, in quanto dittatura rivoluzionaria, creerà un partito contadino rivoluzionario meglio determinato e più forte. Ragionare in altro modo significherebbe supporre che alcuni organi essenziali dell’adulto possano restare infantili per grandezza, forma e grado di sviluppo.

   Comunque, la conclusione del compagno Martov, secondo cui la conferenza sarebbe stata d’accordo con Trotskij riguardo al problema dei rapporti tra il proletariato e i contadini nella lotta per il potere, è in assoluto contrasto con la realtà, è un vero e proprio tentativo di “spremere” dalle parole quel che alla conferenza non si è affatto discusso, ricordato, tenuto presente. 

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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