Stalin; SUPERATI DALLA RIVOLUZIONE

Stalin:.La questione della guerra e la questione della terra

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(4 maggio1917)

Testo fu pubblicato a firma K. Stalin sul n. 48 della Pravda.

La rivoluzione è ormai avviata. Si sviluppa in ampiezza e in profondità, interessando ogni settore di attività e rivoluzionando radicalmente l’intera vita economico-sociale del paese.

La rivoluzione, irrompendo nell’industria, pone il problema del controllo e della direzione della produzione da parte degli operai (bacino del Donez). La rivoluzione, passando poi all’agricoltura, spinge i contadini a lavorare collettivamente le terre incolte e a procurarsi bestiame e strumenti di lavoro (distretto di Schlusselburg).

La rivoluzione, mettendo a nudo le piaghe della guerra e lo sfacelo economico che essa ha prodotto,invade il settore della distribuzione, ponendo, da un lato, il problema dell’approvvigionamento alimentare della città (crisi alimentare) e, dall’altro, il problema dell’approvvigionamento della campagna con prodotti industriali (crisi commerciale).

La soluzione ormai non più rinviabile di questi e di altri problemi richiede una forte iniziativa da parte delle masse rivoluzionarie, l’intervento diretto dei soviet dei deputati operai per realizzare nuove condizioni di vita e, infine, il passaggio del potere nella sua globalità nelle mani di una classe nuova, capace di condurre il paese sulla strada della rivoluzione.

Le masse rivoluzionarie della provincia si pongono già su questa strada. In qualche luogo le organizzazioni rivoluzionarie hanno già preso in mano il potere (Urali, Schlusselburg), mettendo da parte i cosiddetti “comitati di salute pubblica”.

Frattanto il Comitato esecutivo del soviet dei deputati di Pietrogrado, a cui spetta il compito di dirigere la rivoluzione, segna il passo impotente, resta indietro rispetto alle masse e se ne allontana; e alla questione fondamentale della presa del potere sostituisce la futile questione delle candidature governo provvisorio.

Restando indietro rispetto alle masse, il Comitato esecutivo resta, allo stesso modo, in ritardo rispetto alla rivoluzione e ne ostacola l’avanzata. Abbiamo davanti a noi due documenti del Comitato esecutivo:Memoriale per i delegati degli operai, recatisi a portare doni ai soldati al fronte e Appello ai soldati al fronte.

Ebbene, che cosa ci dicono questi documenti? Precisamente che il Comitato esecutivo è stato ormai superato dalla rivoluzione, poiché esso, in questi documenti, dà le più antirivoluzionarie, le più indecenti risposte ai principali problemi del momento!

La questione della guerra

Mentre il Comitato esecutivo trattava con il governo provvisorio la questione delle annessioni e delle indennità, mentre il governo provvisorio presentava rapporti e il Comitato esecutivo si compiaceva nel suo ruolo di vincitore, mentre la guerra di aggressione continuava come prima, la vita delle trincee, la vera vita dei soldati, ha creato un nuovo strumento di lotta: la solidarietà fra le masse. Non v’è dubbio che la solidarietà non è altro, di per sé, che una forma spontanea di aspirazione alla pace. Ciononostante la solidarietà, se attuata in modo organizzato e cosciente, può diventare uno strumento potente nelle mani della classe operaia per creare una situazione rivoluzionaria nei paesi in guerra. Qual è l’atteggiamento del Comitato esecutivo nei confronti della solidarietà?

Ascoltate: “Compagni soldati! Con la solidarietà non otterrete la pace… Coloro che vi assicurano che La solidarietà è la via per raggiungere la pace portano alla rovina voi e la libertà della Russia. Non prestate loro fede” (Appello ai soldati al fronte).

Invece della solidarietà il Comitato esecutivo invita i soldati a “non rifiutarsi di effettuare le operazioni offensive che la situazione militare può richiedere” (Appello ai soldati al fronte).

A quanto pare la questione è che la difensiva, “la difesa in senso politico, non esclude per nulla le offensive strategiche, l’occupazione di nuovi settori militari, ecc. Nell’interesse della difesa… è assolutamente indispensabile passare all’offensiva, occupare nuove postazioni” (Memoriale per i delegati degli operai).

In breve: per ottenere la pace bisogna attaccare e conquistare postazioni del nemico. Così ragiona il Comitato esecutivo. Ma che differenza c’è tra questi ragionamenti imperialisti del Comitato esecutivo e l’ordinanza controrivoluzionaria del generale Alexeiev, che chiama tradimento la solidarietà al fronte e che ordina ai soldati di “condurre una lotta spietata contro il nemico”?

Che differenza c’è tra questi ragionamenti e il discorso controrivoluzionario con il quale Miliukov, alla conferenza di Palazzo Marinski, esigeva che i soldati “effettuassero operazioni offensive” e osservassero la disciplina nell’interesse “dell’unità del fronte”?

La questione della terra

Tutti conoscono il conflitto sorto fra i contadini e il governo provvisorio. I contadini vogliono coltivare subito le terre abbandonate dai grandi proprietari fondiari, ritenendo che questo passo sia l’unico mezzo per assicurare il pane non soltanto alla popolazione nelle retrovie, ma anche all’esercito al fronte.

Per tutta risposta il governo provvisorio ha dichiarato risolutamente guerra ai contadini, ponendo fuorilegge il movimento agrario e per di più ha inviato sul posto dei commissari con il compito di difendere gli interessi dei grandi proprietari fondiari dagli “attentati illegali” dei contadini. Il governo provvisorio ha invitato i contadini ad astenersi dal confiscare la terra sino alla convocazione dell’assemblea costituente: questa deciderà ogni cosa. Quale atteggiamento assume il Comitato esecutivo su questa questione? Appoggia i contadini o il governo provvisorio?

Ascoltate: “La democrazia rivoluzionaria sosterrà nel modo più risoluto alla prossima assemblea costituente… l’espropriazione senza indennizzo… delle terre dei grandi proprietari fondiari. Oggi, considerando che la confisca immediata delle terre dei grandi proprietari fondiari potrebbe generare… nel paese un serio sconvolgimento economico… la democrazia rivoluzionaria mette in guardia i contadini da qualsiasi soluzione illegale della questione della terra, poiché una rivolta agraria non andrebbe a vantaggio dei contadini ma della controrivoluzione”, per cui raccomanda “di non impossessarsi abusivamente dei beni dei grandi proprietari fondiari prima che vi sia stata una decisione dell’assemblea costituente” (Memoriale per i delegati degli operai).

Queste le dichiarazioni del Comitato esecutivo.

Evidentemente il Comitato esecutivo appoggia non i contadini, ma il governo provvisorio.

Non è forse evidente che il Comitato esecutivo, assumendo questa posizione, ha finito con l’accettare laparola d’ordine controrivoluzionaria di Scingariev: “Domare i contadini!”?

Del resto, da quando in qua i movimenti agrari sono diventati “rivolte agrarie”?

Da quando in qua è inammissibile “la soluzione illegale” delle questioni? Cosa sono i soviet, compreso il soviet di Pietrogrado, se non un’organizzazione sorta “illegalmente”?

Forse il Comitato esecutivo pensa che è passato il tempo delle organizzazioni e delle decisioni “illegali”?

Il Comitato esecutivo prospetta la “disorganizzazione degli approvvigionamenti” come conseguenza della coltivazione abusiva delle terre dei grandi proprietari fondiari.

Il comitato rivoluzionario distrettuale di Schlusselburg, sorto illegalmente, ha deciso, allo scopo di migliorare l’approvvigionamento della popolazione, che “per ottenere una maggiore quantità di prodotti cerealicoli, di cui si sente gravemente la mancanza, le comunità contadine devono coltivare le terre incolte appartenenti alle chiese, ai monasteri, quelle un tempo date in appannaggio ai nobili e quelle dei proprietari privati”.

Che cosa ha da dire il Comitato esecutivo contro questa decisione “illegale”?

Che cosa può contrapporre a questa saggia decisione se non espressioni vuote “sull’illegalità”, “sulle rivolte agrarie”, “sulle soluzioni abusive”, ecc., copiate dalle ordinanze del signor Scingariev?

Non è forse evidente che il Comitato esecutivo è rimasto indietro rispetto al movimento rivoluzionario della provincia, entrando in questo modo in conflitto con il movimento stesso?…

Così un quadro nuovo si apre di fronte a noi. La rivoluzione si sviluppa in ampiezza e profondità, abbraccia nuovi settori, penetrando nell’industria, nell’agricoltura, nel campo della distribuzione, ponendola questione della presa del potere nella sua globalità. La provincia marcia alla testa del movimento.

Mentre Pietrogrado marciava in testa durante i primi giorni della rivoluzione, adesso comincia a restare indietro. Si ha perciò l’impressione che il Comitato esecutivo di Pietrogrado tenda a restare fermo sulla posizione già raggiunta. Ma in un periodo rivoluzionario è impossibile rimanere fermi nello stesso posto; solo il movimento è possibile: in avanti o all’indietro. Perciò chi tende a rimanere fermo durante la rivoluzione rimarrà inevitabilmente indietro e chi rimane indietro non viene risparmiato: la rivoluzione lo respingerà nel campo controrivoluzionario.

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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