Da Andrei Zdanov, «Modifiche allo statuto del Partito Comunista (bolscevico) dell’U.R.S.S.» [Rapporto tenuto al XVIII Congresso del P.C. (b) dell’U.R.S.S. il 18 marzo 1939]:

Zdanov denuncia il sabotaggio dei nemici del popolo nel periodo delle «Grandi purghe»
pubblicata da Archivio Ždanov il giorno Sabato 22 settembre 2012 alle ore 15.06 ·

Da Andrei Zdanov, «Modifiche allo statuto del Partito Comunista (bolscevico) dell’U.R.S.S.» [Rapporto tenuto al XVIII Congresso del P.C. (b) dell’U.R.S.S. il 18 marzo 1939]:

L’esperienza dimostra che, in pratica, i diritti degli iscritti al partito venivano spesso violati. Non sono rari i casi di persecuzione ed espulsione, ad opera dei burocrati e di elementi ostili, contro compagni che hanno esercitato il diritto di critica e di autocritica. Non sono rari i casi in cui una decisione riguardante l’attività o la condotta di un membro del partito viene presa in sua assenza.

Conosciamo parecchi casi in cui elementi ostili e burocrati hanno proibito a membri del partito di presentare una dichiarazione alle istanze del partito. Elementi ostili hanno largamente coltivato l’abitudine di opporre una disciplina militaresca, come più elevata, alla disciplina di partito, demoralizzando così i militanti onesti. (…)

Per illustrare con i fatti le violazioni ai diritti degli iscritti al partito, che si sono verificate in pratica, mi fermerò su alcuni esempi.

Il compagno Sedienkov, iscritto al P. C. (b) dell’U.R.S.S. dal 1924, operaio della fabbrica Barrikad di Stalingrado con ventotto anni di anzianità di lavoro, aveva richiamato ripetutamente l’attenzione sui difetti del lavoro nel suo reparto; ma la direzione del reparto e le organizzazioni sociali non davano ascolto alla sua voce. Allora il compagno Sedienkov decise di mandare al Comitato Centrale una relazione, in cui erano esposti alcuni difetti notati nel lavoro del reparto. Egli consegnò questa relazione al segretario dell’organizzazione di partito del reparto stesso perchè la mandasse al Comitato Centrale del partito. Invece di adempiere alla richiesta del compagno e di inviare la lettera a destinazione, il comitato della cellula del reparto cominciò a condannare il compagno Sedienkov per la sua «colpa» e lo costrinse a riconoscere come errore l’avere scritto una relazione al Comitato Centrale e a promettere che non avrebbe più commesso «errori» simili. Così, la lettera non fu mandata al Comitato Centrale. In occasione di una verifica dei documenti di partito, ci si ricordò di quella relazione del compagno Sedienkov e l’organizzazione di partito della fabbrica espulse il compagno Sedienkov dal partito, per «indegnità». (Animazione nella sala).

Il 9 febbraio 1936, il Comitato regionale di Stalingrado confermò l’espulsione dal partito del compagno Sedienkov. Le organizzazioni locali del partito avevano talmente spaventato il compagno Sedienkov, che egli, appellandosi nel 1937 alla Commissione di controllo del partito deplorava, di nuovo, gli «errori» che aveva commesso: ecco fino a che punto si possono «convincere» le persone. La Commissione di controllo del partito ha reintegrato nel partito il compagno Sedienkov.

Un fatto analogo è avvenuto al compagno Tolstikov, direttore della stazione di macchine e trattori di Ikorets, nel distretto di Linsk, regione di Voronez. Il compagno Tolstikov inviò una lettera ai compagni Stalin e Molotov, dicendo di essere perseguitato ingiustamente dai segretari del comitato distrettuale, i quali tolleravano irregolarità nelle forniture del grano.

La dichiarazione del compagno Tolstikov fu pienamente confermata da un’indagine condotta sul posto da un funzionario della Commissione di controllo del partito e i segretari del comitato distrettuale furono smascherati come nemici del popolo. Tuttavia, anche dopo il loro arresto, nel distretto si continuò a perseguitare il compagno Tolstikov e si giunse ad espellerlo dal partito e perfino ad arrestarlo.

Per tre mesi, le sue numerose proteste al Comitato regionale di Voronez non furono prese in considerazione, nonostante le ripetute esortazioni della segreteria del Comitato Centrale del partito. Solo dopo un secondo intervento della Commissione di controllo del partito, nell’agosto 1938, il compagno Tolstikov è stato pienamente riabilitato, e i colpevoli della persecuzione e dell’arbitrio sono stati puniti. (…)

Lenin e Stalin hanno ripetutamente rilevato che il burocrate con la tessera del partito è il peggior tipo di burocrate e il più pericoloso, perchè, possedendo la tessera del partito, immagina di poter passar sopra alle leggi di partito e sovietiche, ai bisogni e agli interessi dei lavoratori. (…)

I nuovi sistemi di sabotaggio, degli elementi ostili che si erano insinuati nel partito, consistevano nel fare il doppio gioco, nel mascherare i propri atti di sabotaggio manifestando esteriormente il consenso con la linea del partito e il proposito di lottare per le decisioni del partito. E’ noto che gli elementi ostili si sono valsi ampiamente degli orpelli dell’attività appariscente, dell’ipocrisia, dell’atmosfera di adulazione, dei discorsi solenni, dei messaggi di saluto, ecc., che essi avevano ideato per sorprendere e addormentare la vigilanza di alcuni nostri dirigenti. (…)

Nelle assemblee plenarie del Comitato Centrale del febbraio-marzo 1937 e del marzo 1938, il partito ha condannato l’atteggiamento formale e freddamente burocratico nei casi in cui si decide la sorte dei membri del partito, l’espulsione dal partito e la reintegrazione degli espulsi dal partito. Questa abitudine, come è noto, è invalsa largamente tra gli elementi che si erano infiltrati nel partito per far carriera, che aspiravano a distinguersi e a farsi avanti a spese degli espulsi, come pure tra i nemici mascherati all’interno del partito, che speravano, applicando largamente le misure di repressione, di schiacciare i militanti onesti e di seminare una sfiducia ingiustificata nelle file del partito. Il nemico, cambiata tattica, si aggrappava alla vigilanza e vi speculava; coprendosi con falsi discorsi sulla vigilanza, cercava di rovinare il maggior numero possibile di comunisti onesti e mirava a seminare la sfiducia reciproca e a disorganizzare le nostre file.

La calunnia contro i militanti onesti, sotto la bandiera della «vigilanza», è attualmente il modo più diffuso di nascondersi, di mascherare l’azione ostile. I nidi dei nemici non ancora smascherati vanno cercati innanzi tutto fra i calunniatori. (…)

Ecco alcuni esempi dell’attività ostile sotto la bandiera della «vigilanza».

Segretario del comitato di zona del P. C. (b) dell’U.R.S.S. ad Issin, nella regione di Tambov, era un certo Kaliakaikin. In poco tempo egli espulse dal partito cinquantotto persone sulle centosettantacinque che costituivano l’organizzazione del partito. Kaliakaikin procedeva in questo modo: appena espelleva qualcuno dal partito, poneva subito la questione di chiamare a rispondere davanti al partito tutti i comunisti che avevano avuto un qualsiasi rapporto con l’espulso. Egli usava una «catena» originale. Per esempio, dietro richiesta di Kaliakaikin fu espulso dal partito Nazarov, che in seguito fu arrestato, su richiesta del Comitato distrettuale. Egli rimase in stato di arresto per circa sette mesi e, non essendo state provate le accuse fattegli, fu liberato dagli organi inquirenti. Ma, mentre Nazarov si trovava in stato di arresto, furono espulsi dal partito, per aver avuto rapporti con lui, sua moglie e sette comunisti; ventotto giovani comunisti furono anche espulsi dal komsomol e dieci insegnanti senza partito furono allontanati dal lavoro. Alla fine, come è facile immaginare, Kalikaikin fu smascherato come nemico del popolo, espulso dal partito e arrestato.

Nell’organizzazione di partito di Arcangelo, per esempio, è stato smascherato un malvagio calunniatore, Prilucni, che presentò centoquarantadue denunce contro comunisti, nessuna delle quali fu confermata.

A Leningrado, per un lungo periodo ha tramato contro il partito il gruppo di Napolskaia, che «organizzava» zelantemente dei documenti compromettenti contro comunisti onesti, presentava denunce contro di loro al Commissariato del popolo per gli affari interni e cercava di rovinare elementi onesti. Da questo gruppo furono calunniate alcune decine di persone oneste.

Gladkikh, ex segretario del Comitato distrettuale del P. C. (b) a Rovdinsk, nella regione di Arcangelo, assegnava a ogni comunista il compito di trovare i nemici del popolo e preveniva in anticipo che «non si doveva assolutamente deflettere da quel compito».

Nel distretto di Kliucev della regione di Aktiubinsk, il nemico del popolo Peskovskaia organizzò l’espulsione dal partito di centocinquantasei comunisti, vale a dire del sessantaquattro % di tutta l’organizzazione. Nel colcos Progress di quel distretto fu espulsa tutta l’organizzazione del partito che contava tredici persone.

I principali sforzi dei nemici erano diretti a rovinare i quadri bolscevichi onesti. Nella sua deposizione, il nemico del popolo Kudriavtsev, che, prima di essere smascherato, aveva un lavoro di direzione in un’organizzazione di partito ucraina, disse quanto segue:

«Ci siamo sforzati di espellere dal partito il maggior numero possibile di persone. Abbiamo espulso anche coloro che non c’era motivo di espellere. Lo scopo era quello di aumentare il numero delle persone inasprite e di aumentare, così, il numero dei nostri alleati».

Anche la distruzione dell’apparato del partito rientrava nel piano dell’attività sabotatrice dei nemici del popolo. Ecco che cosa ha detto un altro nemico del popolo, che si era introdotto con l’inganno in un Comitato regionale del partito, in Ucraina:

«In cinque o sei anni, ho disgregato l’apparato del Comitato regionale, ho eliminato quasi tutti i dirigenti delle sezioni del Comitato regionale, allontanato da dodici a quindici istruttori ed ho sostituito perfino l’apparato tecnico del Comitato regionale.

«Ho fatto tutto questo mascherandolo sotto l’insegna della lotta contro i nemici e dell’epurazione del Comitato regionale del P. C. (b) dell’Ucraina dagli elementi che avevano trascurato la vigilanza. Dopo l’ ”epurazione” dell’apparato del Comitato regionale, fatta sotto la stessa insegna, sono passato a sconvolgere i comitati di città e i comitati distrettuali. In breve tempo, ho allontanato dal lavoro quindici segretari e tutta una serie di funzionari, contro i quali non avevo nessun elemento compromettente. Ho creato l’apparenza della lotta contro i nemici, aizzando contro il partito numerosi comunisti, che avevo allontanato dal lavoro del tutto ingiustamente. Inoltre, ho allontanato dal lavoro anche parecchi partecipanti alla nostra organizzazione controrivoluzionaria, passandoli a un lavoro minore e salvandoli dal crollo».

In alcune organizzazioni, i calunniatori si sentivano a loro agio, come in casa propria.

Per esempio, in un distretto della provincia di Kiev, è stato smascherato il calunniatore Khanevski. Delle numerose denunce fatte da Khanevski contro dei comunisti, neppure una è stata confermata. Eppure, questo calunniatore non perdè la sua presenza di spirito e in una delle sue denunce si rivolse al comitato regionale del P. C. (b) dell’Ucraina con questa richiesta: «Ho esaurito tutte le mie forze nella lotta contro i nemici e perciò chiedo di esser mandato in una casa di riposo». (Vivissima ilarità).

E’ caratteristico il discorso di Nefiedov, segretario del Comitato di partito della Commissione agricola regionale, all’assemblea dell’attivo della regione di Irkutsk. Egli divide i membri del partito in tre categorie e afferma: «Il primo tipo, se è molto attivo, bisogna controllarlo: la strada condurrà a colpo sicuro al nemico. Il secondo tipo, se ha un «bagaglio», il pesante bagaglio del suo passato, è chiaro che resterà indietro, perchè il bagaglio gli è d’impaccio; anche in questo caso bisogna indagare, verificare, e anche questa strada, probabilmente, condurrà al nemico. Anche il terzo tipo, se è un uomo che lavora non per coscienza ma per paura, non ci si sbaglia di sicuro: è un nemico». (Viva ilarità).

Come vedete, è una «teoria» completa.

L’«attività» di certi calunniatori ha preso così vaste proporzioni, che essi hanno cominciato a introdurvi una certa «razionalizzazione».

Ecco, per esempio, Alexeiev, iscritto al partito dal 1925, dirigente il Centro di consultazione del partito nel distretto di Irbeisk, nel territorio di Krasnoiark, lavorava male, perchè passava tutto il suo tempo a scrivere denunce calunniose contro onesti insegnati comunisti e senza partito. Su questo argomento aveva molte «pratiche» e si era fatto uno specchietto con delle rubriche speciali: «grande nemico», «piccolo nemico», «nemichetto», «nemichettino» (Ilarità generale). Inutile dire che nel distretto egli aveva creato una situazione assolutamente impossibile. Alla fine, fu espulso dal partito come calunniatore.

A proposito di Alexeiev, mi pareva che un tipo simile mi ricordasse qualcuno e mi è tornato in mente Sobakevic, delle Anime morte di Gogol. Sobakevic, come è noto, reputava tutti ladri e furfanti. Quando Cicikov confessò a Sobakevic che, nel capoluogo, il capo della polizia gli piaceva più di tutti, per la sua rettitudine e semplicità, Sobakevic rispose con calma:

«E’ un ladro! Tradisce, inganna, e per giunta pranza con voi! Li conosco tutti: sono tutti ladri, e tutta la città, laggiù, è così: un ladro si appoggia a un altro ladro e dà la caccia a un terzo ladro. Sono tutti Giuda. Laggiù c’è una sola persona per bene: il procuratore, e anche lui, a dire il vero, è un porco». (Vivissima ilarità).

Evidentemente, i pronipoti di Sobakevic vivono anche ai nostri giorni e qua e là sono anche penetrati nel partito. Bisogna prendere la scopa più energicamente e spazzar via quest’immondizia dalla casa del nostro partito. (Vivissimi applausi).

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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