V.I.Lenin: La nuova frazione dei conciliatori o dei virtuosi – estratto

La nuova frazione dei conciliatori o dei virtuosi – estratto

[Dall’articolo così intitolato, scritto nell’ottobre 1911. Cfr. Lenin, Opere complete, v. 17.]

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   Il conciliatorismo è una somma di stati d’animo, tendenze, concezioni indissolubilmente legati all’intima essenza del compito storico posto al POSDR nel periodo della controrivoluzione degli anni 1908-1911. Ecco perché in questo periodo tutta una serie di socialdemocratici è “incappata” nel conciliatorismo, partendo dalle premesse più varie. Più coerentemente di ogni altro ha espresso il conciliatorismo Trotskij, che è stato pressoché il solo a tentare di dare a questa tendenza un fondamento teorico. Questo fondamento è: le frazioni e il frazionismo sono una forma di lotta dell’intellettualità “per esercitare un’influenza sul proletariato immaturo”. Il proletariato si maturerà, e il frazionismo sparirà da sé. Non il mutamento verificatosi nei rapporti tra classi, non l’evoluzione delle idee di fondo delle due principali frazioni è alla base del processo di fusioni delle frazioni, ma esso dipende dall’osservanza o meno degli accordi fra tutte le frazioni “degli intellettuali”. Trotskij predica appunto con ostinazione – e già da tempo, oscillando in quest’opera ora di più verso i bolscevichi, ora verso i menscevichi – tale accordo (o compromesso) fra tutte le frazioni, nessuna esclusa.

 La concezione opposta (cfr. i nn. 2 e 3 del Diskussionnyi listok) afferma che le frazioni sono generate dal rapporto esistente tra le classi nella rivoluzione russa. Solo i bolscevichi e i menscevichi hanno formulato risposte alle questioni poste al proletariato dalla realtà oggettiva degli anni 1905-1907. Perciò solo l’avoluzione interna di queste frazioni, della frazioni “forti”, – forti per la profondità delle loro radici, per la corrispondenza delle loro idee a determinati aspetti della realtà oggettiva, – solo l’evoluzione interna di queste frazioni è capace di assicurare la loro reale fusione, cioè la creazione in Russia di un partitodel socialismo proletario, marxista, in tutto e per tutto veramente unito. Di qui una conclusione pratica: solo il ravvicinamento nel lavoro di queste due frazioni forti, e solo nella misura in cui esse si epureranno dalle correnti non socialdemocratiche del liquidatorismo e dell’otzovismo, è una politica veramente di partito, capace di realizzare veramente l’unità, attraverso una via difficile, accidentata, tutt’altro che istantaneamente, ma realmente, a differenza del mucchio di promesse ciarlatanesche circa una facile, agevole, istantanea fusione di “tutte” le frazioni.

   Queste due concezioni si erano già delineate prima della sessione plenaria, quando io, nel corso di conversazioni, avevo avanzato la parola d’ordine: “Ravvicinamento delle due frazioni forti, e non piagnistei sullo scioglimento delle frazioni”, parola d’ordine di cui il Golos Sotsialdemokrata ha informato il pubblico subito dopo la sessione plenaria. Queste due concezioni le avevo esposte apertamente, con precisione e in modo sistematico nel maggio 1910, cioè un anno e mezzo fa, e per di più da una tribuna “di tutto il partito”, nel Diskussionnyi listok (n. 2). Se i “conciliatori”, coi quali abbiamo disputato su questi temi a cominciare dal novembre 1909, non si sono finora accinti una sola volta a rispondere a quest’articolo, non hanno in generale tentato una sola volta di esaminare questo problema con una qualche sistematicità, di esporre in qualche modo, apertamente ed integralmente, le loro vedute, la colpa cade integralmente su di loro. Essi definisconola loro presa di posizione frazionistica, in un foglio e a nome di un gruppo a sé, “risposta pubblica”; quella pubblica risposta di persone che sono rimaste mute per più di un anno non è una risposta  alla questione: da quanto tempo è stata sollevata, da quanto tempo è stata discussa, da quanto tempo è stata decisa in due direzioni di linea di principio diverse? Questa risposta è il più irrimediabile guazzabuglio, la più scandalosa confusione di due risposte inconciliabili. Non c’è una sola tesi formulata dagli autori del foglio che non debba essere immediatamente respinta. Non c’è una sola tesi di questi sedicenti bolscevichi (di fatto trotskisti incoerenti) in cui non riecheggino gli errori di Trotskij.

   Date, infatti, un’occhiata alle idee fondamentali del foglio.

   Chi sono i suoi autori? Essi dicono di essere dei bolscevichi che “non condividono le concezioni organizzative del bolscevismo ufficiale”. Qualcosa come un’”opposizione” sulla sola questione organizzativa, vero? Leggete la frase che segue: “…proprio le questioni organizzative, le questioni dell’edificazione e della ricostituzione del partito, vengono poste; oggi come un anno e mezzo fa, in primo piano”. Ciò è assolutamente falso ed è appunto l’errore di principio di Trotskij che avevo denunciato un anno e mezzo fa. Alla sessione plenaria la questione organizzativa poté parere una questione di primo piano soltanto perché la rinuncia di tutte le correnti al liquidatorismo venne presa per una realtà in quanto sia i sostenitori del Golos che i vperiodisti “avevano firmato”, “consolando” il partito, una risoluzione contro il liquidatorismo e contro l’otzovismo. L’errore di Trotskij consisteva appunto nel continuare a spacciare quest’apparenza per una realtà dopo che la Naša zarja, a cominciare dal febbraio 1910, aveva definitivamente issato la bandiera del liquidatorismo, mentre i vperiodisti, nella famigerata scuola di N, issavano quella della difesa dell’otzovismo. Alla sessione plenaria l’accettazione dell’apparenza come realtà potè essere il risultato di un autoinganno. Dopo la sessione plenaria, a cominciare dalla primavera del 1910, Trotskij ha ingannato gli operai col massimo disprezzo dei principii e la più grande incoscienza, assicurando che gli ostacoli all’unificazione erano principalmente (se non unicamente) di carattere organizzativo. Quest’inganno viene continuato nel 1911 dai conciliatori parigini, poiché dire oggi che le questioni organizzative sono in primo piano significa farsi beffe della verità. Oggi, infatti, la questione che si pone in primo piano non è affatto la questione organizzativa, ma quella dell’intero programma, dell’intera tattica, dell’intero carattere del partito, o meglio dei due partiti: il partito operaio socialdemocratico e il partito operaio stolypiniano dei signori Potresov, Smirnov, Larin, Levitskij e soci. I conciliatori parigini, dopo la sessione plenaria, hanno letteralmente dormito per un anno e mezzo, e in questo periodo tutta la lotta contro i liquidatori si è spostata, sia per noi  che per i menscevichi partitisti, dalle questioni organizzative alle questioni dell’esistenza di un partito operaio socialdemocratico, e non liberale. Discutere oggi, poniamo, coi signori della Naša zarja di questioni organizzative, del rapporto esistente fra organizzazione legale e organizzazione illegale, significherebbe recitare una commedia, poiché questi signori possono ammettere pienamente un’organizzazione “illegale” come il Golos, che fa il gioco dei liquidatori! E’ stato detto già da tempo che un’organizzazione illegale che sia al servizio del liberalismo monarchico viene ammessa e c’è fra i nostri cadetti. I conciliatori si autodefiniscono bolscevichi per ripetere, un anno e mezzo dopo, gli errori di Trotskij denunciati dai bolscevichi (e per giunta dichiarando specificamente che ciò vien fatto a nome di tutto il bolscevismo!). Ebbene, non si tratta forse di un abuso delle denominazioni di partito entrate nell’uso? Non siamo forse in dovere, dopo di ciò, di dichiarare a tutti che i conciliatori non sono affatto bolscevichi, che essi non hanno niente a che vedere col bolscevismo, che sono semplicemente dei trotskisti incoerenti? […]

   Esempi di progettomania “unificatrice” senza principii ci vengono forniti abbondantemente da Trotskij. Ricordate anche solo (prendo uno degli esempi più recenti) come abbia elogiato la parigina  Rabocaja Zizn  [Rabocaja Zizn (Vita operaia),mensile dei conciliatori, pubblicato a Parigi dal febbraio all’aprile 1911.]

diretta in parti uguali dai conciliatori e dai sostenitori del Golos parigini. Ecco una cosa entusiasmante! – scriveva Trotskij – “né bolscevico, né menscevico, ma socialdemocratico rivoluzionario”. Il povero eroe della frase non si è accorto di un’inezia: rivoluzionario è soltanto il socialdemocratico che ha compreso il danno dello pseudo- socialdemocratismo antirivoluzionario in un determinato paese ed in un determinato periodo, cioè il danno del liquidatorismo e dell’otzovismo nella Russia degli anni 1908-1911, che sa lottare contro simili correnti non socialdemocratiche. Baciando la Rabocaja Zizn, – che non conduce alcuna lotta contro i socialdemocratici non rivoluzionari in Russia, – Trotskij non fa che smascherare il piano dei liquidatori, che egli serve fedelmente: parità nell’organo centrale significa cessazione della lotta contro i liquidatori; i liquidatori hanno di fatto piena libertà di lotta contro il partito, mentre il partito dev’essere legato mani e piedi dalla parità nell’organo centrale (e nel CC) fra i sostenitori del Golos e il partito. La vittoria dei liquidatori sarebbe allora pienamente assicurata, e solo dei lacché dei liquidatori potevano varare o difendere un simile piano.

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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