LA CONCEZIONE DIALETTICA DELLA MATERIA Saggio realizzato come introduzione all’opera di M. Rosenthal di Ubaldo Buttafava

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Fonte:http://www.criticacomunista.net/articoli/l…dialettica.html

Molteplici sono i motivi che hanno suggerito la pubblicazione di questa opera di filosofia di Mark Maksimovic Rosenthal, uno dei massimi esponenti del mondo accademico sovietico negli anni in cui l’URSS, divenuta un potente Paese socialista – e sconfitto il nazifascismo – era intenta all’edificazione delle basi materiali, scientifiche, ideologiche e culturali del comunismo. Vediamo alcuni dei motivi, politici e teorici, di questa iniziativa editoriale.
Fin dalla sua comparsa, come movimento politico, il comunismo è stato ripetutamente dichiarato definitivamente sconfitto dalle classi dominanti, interessate a conservare determinati rapporti di proprietà, preoccupate che con la scomparsa del modo di produzione dominato dal Capitale, si ponesse fine al loro benessere e alla loro “civiltà”. Non si contano poi le orazioni funebri dedicate alla teoria del comunismo, in cui si sono esibiti e tuttora si esercitano le vestali del dio denaro: politici, filosofi, economisti e intellettuali, che si sono ben piazzati al banchetto della vita. Ma propaganda e critica della Storia sono due cose diverse. Dai primi borghi feudali ad oggi la borghesia ha impiegato se coli per conquistare il mondo. Al proletariato, che è solo agli inizi del suo cammino, e che tuttavia è già l’artefice della storia moderna, si deve concedere il tempo necessario. Il mondo comunque, in questo secolo, è cambiato ad opera del movimento operaio e dei popoli. È grazie ad essi se ora abbiamo alle nostre spalle lo zarismo, il “celeste” impero cinese, il nazifascismo, il vecchio colonialismo. Come si può considerare morto un movimento politico e ideale, quando si combatte ancora oggi contro di esso e non certo con le armi della giustizia sociale, della libertà o della democrazia, ma con diverse migliaia di miliardi di dollari, con il ricatto atomico, con le mafie, la corruzione, i golpe, il genocidio, il terrorismo. Il movimento comunista e operaio, dopo decenni di vittorie, registra nella seconda metà del XX secolo serie sconfitte, che sono il risultato della lotta accanita dell’imperialismo mondiale, dei limiti soggettivi e oggettivi delle diverse esperienze rivoluzionarie. In questo secolo il capitalismo ha esportato negli anelli deboli del sistema imperialistico, le sue contraddizioni sociali. Ora questo processo si è concluso definitivamente, tutto il mondo soffre per le conseguenze del dominio del capitale monopolistico finanziario internazionale.

Il capitalismo è la causa della devastazione di interi continenti, delle guerre di religione e fra nazioni, esso non può dare soluzioni, ne avere un futuro. Il problema dell’alternativa, di un sistema sociale radicalmente diverso è posto; da questa obiettiva necessità scaturiranno lotte di classe di dimensioni mai conosciute nella storia. E mentre l’oligarchia finanziaria vede ridursi la sua base sociale, il proletariato è divenuto un esercito di centinaia di milioni di persone, in ogni angolo della terra; il rapporto di forze è ora totalmente favorevole al movimento operaio. I capitalisti incalzati dalla crisi di “sovrapproduzione”, dalla conseguente stagnazione, dall’inflazione, dalla caduta tendenziale del saggio medio di profitto, perciò spinti alla concorrenza forsennata per realizzare il massimo profitto, corrono veloci verso la loro fine.
Ma la storia ha un senso, una direzione, essa è un costante passaggio dal regno della necessità al regno della libertà. L’inarrestabile sviluppo delle forze, dei mezzi, della produzione non può essere soffocato o distrutto dalle guerre.
La difesa dei vecchi privilegi, delle forme della proprietà borghese è ormai impossibile; quest’ultima è divenuta un ostacolo alla ricchezza diffusa, per tutti. I lavoratori e i popoli aspirano: ad un mondo nuovo fondato sul lavoro non sfruttato, al benessere, alla cultura, alla libertà. Per comunismo si intende appunto quel movimento della storia che cambierà il vecchio mondo, che andrà oltre gli esistenti rapporti di proprietà. I giganteschi sviluppi registrati in ogni campo dall’attività umana hanno creato la possibilità e quindi posto la necessità che si realizzi il principio: da ognuno secondo le sue possibilità totalmente di spiegate (pratiche ed intellettuali), ad ognuno secondo i suoi bisogni. Ma il movimento oggettivo della storia, che non dipende dalla volontà dell’uomo, ha bisogno che le leggi del movimento siano comprese, perché solo con la cono scienza, agendo attraverso l’uomo, queste leggi potranno essere utilizzate, ed operare in modo scientifico e utile. Come la borghesia ha avuto ed ha bisogno dei suoi partiti, di filosofi, scienziati e uomini di cultura, a difesa dei suoi interessi, così il proletariato esprime la sua avanguardia in ogni campo dell’attività sociale. La borghesia per perpetuare lo sfruttamento del lavoro salariato ha bi sogno oltre che del potere economico, del dominio ideologico. Questo dominio si realizza sia chiamando a raccolta tutti i ruderi del passato: religioni, correnti di pensiero irrazionalistico e movimenti politici reazionari, sia tentando di negare al proletariato la sua ideologia, la sua concezione scientifica del mondo e della società. E’ questa però un’impresa destinata al fallimento, giacché il declino economico è accompagnato dalla fine di ogni ruolo progressivo dell’ideologia borghese. Ciò è particolarmente evidente nei campi: filosofico, culturale, estetico e morale. Alcuni intellettuali borghesi, consapevoli del declino, della fine, nel tentativo di accomunare tutti nel crollo, sostengono la tesi della fine dell’ideologia in generale, quando in tutte le società esistono ancora le differenti classi sociali. Si tratta evidentemente di uno sterile gioco di prestigio che cozza contro tutta la realtà, il parto deforme dell’ideologia della fine. Il pessimismo dilaga nella stessa oligarchia, “capitani d’industria”, “sommi sacerdoti”, considerano chiusa un’epoca storica e si interrogano sul futuro. Insigni scienziati ritornano a dio, ad un ente supremo; qualcuno ipotizza la fine del mondo, anzi dell’universo. Nel frattempo la lotta di classe su scala mondiale prosegue inarrestabile e si va sviluppando, confermando il fatto che il proletariato industriale e agricolo è la forza determinante che porta sulle spalle il mondo, il quale vive e avanza grazie al lavoro di questa classe che rappresenta il futuro.

È e sarà il proletariato, con la sua società comunista, che darà all’umanità un nuovo Rinascimento, ben più maestoso di quello della borghesia, perché fondato sulla libertà comunista. Libertà dall’angusta proprietà, che per conservare il suo valore distrugge immense ricchezze materiali e spirituali; libertà dallo sfruttamento barbaro di un uomo da parte di un’altro uomo, di una classe sull’altra; dall’oscura notte di impotente ignoranza di miliardi di cervelli umani; dall’oppressione ed emarginazione di metà degli esseri della Terra: delle donne. Da 150 anni il movimento comunista è all’avanguardia delle scienze sociali, è il portatore della concezione del mondo più rivoluzionaria. Mentre gli intellettuali della borghesia, in questo secolo, non hanno fatto altro che pestare l’acqua nel mortaio, interpretando o deformando i loro grandi pensatori del secolo scorso: G.W.F. Hegel e Immanuel Kant in filosofia, Adam Smith e David Ricardo in economia, per citare i maggiori. Il proletariato ha già espresso giganti del pensiero come Karl Marx o Vladimir I.U. Lenin, scienziati come I.P. Pavlov e intellettuali come Maksim Gor’kij, Sergej Ejzenstejn, Vladimir Majakovskij e Bertold Brecht.

La lotta per il comunismo continua dunque; pertanto cammina di pari passo la lotta ideologica del proletariato in ogni campo del sapere e della vita. Alla prima metà del secolo, dominata da grandi salti qualitativi, rivoluzionari, è seguito un periodo, che si va concludendo, di relativa stabilità e sviluppo economico, di graduale evoluzione quantitativa, che è stato la base sulla quale si è sviluppato, sia nei paesi socialisti, che in quelli capitalisti, il moderno opportunismo, la revisione del marxismo in politica, in filosofia, in economia, cioè la stagnazione teorica. Bisogna riprendere il filo, là dove si è spezzato e con sforzi immani riallineare rapidamente la teoria rivoluzionaria alle esigenze della lotta, ai mutamenti che ha avuto la realtà sociale, allo sviluppo delle scienze. Ed è in questa prospettiva, allo scopo di formare militanti, teorici e scienziati comunisti, che si è ritenuto molto utile la pubblicazione di quest’opera dello scomparso M.M. Rosenthal. La borghesia nella sua lotta al marxismo, tenta di cancellare la memoria storica del proletariato (come già tentò con “La Comune” di Parigi), di azzerare tutto quanto è stato sino ad ora acquisito nella pratica e in teoria. Ma questo va impedito, perché se ciò accadesse, la rivoluzione subirebbe ritardi di anni e ne riceverebbe un danno gravissimo. La rivoluzione comunista è un pro cesso storico di ondate rivoluzionarie successive, è lo sviluppo graduale e a salti, sempre più ricco, di un sistema economico, teorico, ideologico, politico, culturale, morale e psicologico. L’opera di Rosenthal ha molteplici meriti: costituisce un approccio alla filosofia marxista, di alto livello teorico, rigoroso, semplice, concreto e completo; una guida esemplare per affrontare e capire meglio gli scritti degli autori classici del marxismo-leninismo. Rosenthal espone i principi, le leggi, le categorie, mostrandoli nella loro realtà concreta; la sua esposizione non è scolastica, ne intellettualistica. Egli ci parla di filosofia attraverso la pratica dell’edificazione del socialismo, alla luce dell’esperienza della lotta di classe e di quella politica, addentrandosi in profondità in molti campi delle scienze.

Ma ciò che forse è il massimo pregio di quest’opera è che è l’unica esposizione sistematica e specifica (pubblicata in Italia) del metodo dialettico, che costituisce il nucleo della concezione proletaria del mondo. Pensiamo che il modo migliore di presentare questo testo, introduttivo al pensiero di Marx, Engels, Lenin e Stalin, sia quello di indicarne i momenti salienti, quelli cioè di particolare valore teorico e quelli di pregnante attualità, questo per evitare considerazioni già presenti nell’opera, lasciando al lettore il piacere della scoperta di questo autore e più in generale dei principi della nuova civiltà comunista. Seguiamo dunque, sintetizzandolo, il pensiero di Mark Maksimovic Rosenthal.

Filosofia, dal greco fileo (amo) e sofia (saggezza); Marx definiva la filosofia “quintessenza spirituale” e “anima viva della cultura”. I moderni nichilisti, una delle correnti ideologiche al servizio delle classi dominanti, negano qualsiasi ruolo alla filosofia, che – secondo loro – verrebbe superata dal progresso tecnico-scientifico; questo concetto varrebbe soprattutto, ovviamente, per la teoria marxista-leninista. Questa opinione, così come tante altre, dimostra che il problema esiste, che viene posto dalle differenti classi sociali, dallo sviluppo stesso delle scienze. Ad esempio oggi, la borghesia, che si è lasciata alle spalle i suoi grandi politici rivoluzionari come François-Marie Arouet Voltaire o Denis Diderot, lotta contro il progresso sociale, contro il marxismo (cioè contro la classe operaia) attraverso il neo-kantismo, la teologia, le varie forme di agnosticismo, tentando di far penetrare nelle scienze naturali le categorie del pensiero poste in modo metafisico, cioè parziale, unilaterale, immutabile, anziché nel loro significato dialettico, contraddittorio, nel loro divenire nelle infinite forme. A questa volontà della borghesia si piegano molti intellettuali, avviene così di conseguenza quanto affermava il filosofo Bacone: “… gli scienziati trasformano l’impotenza della loro scienza in una calunnia contro la natura”.

Dunque, la lotta nel campo della filosofia, cioè oggi della concezione del mondo e della società, è attuale, accanita, e riveste il carattere di un forte antagonismo, specie sul terreno delle scienze sociali.

Perché è così importante l’egemonia in filosofia? Perché, nella storia dell’umanità, la lotta fra le forze rivoluzionarie e quelle conservatrici è andata di pari passo alla lotta fra la concezione materialistica del mondo e quella idealistica? Ma che cosa si intende veramente per materialismo e per idealismo?

È notorio che le diverse scienze hanno differenti terminologie e che queste possono assumere vari significati in contesti differenti. Le classi dominanti e il clero, così consapevoli del fondamento materiale del loro potere, così poco idealisti, sostengono il carattere ideale, filantropico, del modo di sfruttamento capitalistico e accusano i lavoratori e i comunisti di essere volgari materialisti, preoccupati solo della concretezza della loro situazione, incapaci di amare ideali come: proprietà, profitto, patria, dio e così via. Ma queste volgarità lasciamole alla propaganda, i comunisti e i lavoratori

hanno da decenni dimostrato di quali ideali sono portatori e combattenti.

Cosa intendono dunque per materia, per concezione materialistica in filosofia i marxisti? V.I. Lenin ci ha lasciato una definizione esemplare: “La materia è la categoria filosofica atta a indicare la realtà oggettiva, che è data all’uomo nelle sue sensazioni, che viene copiata, fotografata e riflessa dalle nostre sensazioni esistendo indipendentemente da esse”.
Perciò, la proprietà degli oggetti e dei fenomeni di esistere nello spazio e nel tempo a prescindere dalla nostra coscienza, dall’esperienza, esprime il concetto filosofico, la categoria, di materia.

Per il marxismo la stessa coscienza è il prodotto della lunga e complessa evoluzione del mondo materiale, è una forma della materia. Quando la borghesia sostiene la fine della filosofia esprime la sua condizione, la consapevolezza di non poter più concepire un nuovo mondo. Il crollo della filosofia idealistica hegeliana ha significato la fine della filosofia intesa come scienza delle scienze. “Della precedente filosofia rimane la dottrina del pensiero e delle sue leggi: la logica formale e la dialettica. E la dialettica nella concezione di Marx e in quella di Hegel, contiene in sé quella che oggi chiamiamo teoria della conoscenza o gnoseologia…”.

Dunque, è finita la filosofia come sistema totalizzante che tutto comprendeva e spiegava, e da questa negazione è sorta ad opera del proletariato e dei suoi capi, del gigantesco sviluppo delle forze della produzione, della scienza, una nuova concezione, fondata sulla visione del mondo come realtà in eterno movimento e mutamento, sul metodo dialettico del pensiero. Il marxismo-leninismo non è un sistema metafisico, una forma assoluta, ma un materialismo che come diceva

F. Engels: “…ad ogni scoperta che fa epoca nelle scienze naturali deve cambiare la sua forma”.

Il proletariato, quindi, è impegnato nella elaborazione di una concezione sempre più avanzata, nello sviluppo della filosofia scientifica materialistica e delle sue leggi. La borghesia viceversa cerca in ogni modo di scacciare la categoria materia dalla filosofia e dalla scienza, attraverso l’idealismo, per giustificare, con le sue mistificazioni, il vecchio mondo. Molti sono gli esempi che si possono portare a conferma della necessità della concezione scientifica. Numerosi scienziati che sono materialisti nella loro disciplina sono poi idealisti sul terreno filosofico. Essi non sanno distinguere il concetto filosofico di materia dalle rappresentazioni scientifiche del mondo, dalle concezioni sulla struttura, sulla sostanza e sulle proprietà concrete della materia che si sono elaborate attraverso lo sviluppo delle diverse scienze naturali. Accade spesso che scienziati delle varie discipline – fisica, biologia, matematica – trasferiscano le leggi specifiche delle loro materie nel campo della concezione del mondo e della società. Il pasticcio che ne deriva non riguarda solo e non tanto le multiformi concezioni che numerose vengono partorite con clamori e grida apocalittiche del tipo: “teoria del collasso termico dell’universo” che nega la legge della conservazione dell’energia e la legge del passaggio della materia da una forma ad un’altra di movimento, della contraddizione come condizione assoluta, il pasticcio – dicevamo – che consegue riguarda, per gli scienziati, il metodo di lavoro, che se è metafisico ostacola lo sviluppo della ricerca, assolutizzando una teoria o un suo aspetto, impedendo l’approccio critico e rivoluzionario, mentre sul terreno della concezione, della teoria, dell’ideologia, la meccanica trasposizione delle leggi scientifiche specifiche porta spesso all’idealismo (se non al misticismo) e al materialismo metafisico.

Ciò che hanno difficoltà a comprendere gli scienziati e gli ideologi borghesi è che la concezione scientifica rappresenta un salto di qualità della conoscenza, il passaggio ad uno stadio differente della comprensione della realtà. Significa l’elaborazione di concetti (categorie) diversi da quelli in uso nelle specifiche scienze; significa entrare in un’altra scienza.
Il concetto di materia per un fisico può essere diverso da quello di un biologo o di un economista, ma proseguiamo.
Riconoscere dunque la priorità della materia non significa automaticamente avere una concezione scientifica del mondo organica, conoscere cioè i risultati ultimi di quella “quintessenza spirituale” di cui parlava Marx.

La concezione che l’uomo ha della leniniana realtà oggettiva, muta, si sviluppa e si approfondisce parallelamente al progresso delle diverse scienze, che tutte contribuiscono all’evoluzione delle categorie più generali.

Ciò che abbiamo detto per la categoria filosofica di materia vale anche per le altre categorie della filosofia (o concezione) scientifica materialistica e per le sue leggi. Pensiamo ad esempio quanto diverse possono essere le concezioni di un movimento per un fisico, un agronomo o uno storico. Le forme di movimento sono molteplici: meccanica, fisica, chimica, biologia, la forma superiore di movimento della materia che è rappresentata dalla vita sociale.
Si pone dunque la domanda: cosa intende per movimento la concezione materialistica? Qui entriamo nel profondo del materialismo dialettico, nel cuore stesso dell’opera di Rosenthal. Egli ci da questa definizione: “La dialettica marxista come scienza delle leggi più generali dello sviluppo della natura, della società umana e del pensiero…”.
Quindi: ogni scienza ha leggi proprie di movimento, siano esse scienze della natura o della società umana, mentre la filosofia scientifica materialistica o concezione dialettica è la scienza delle leggi generali. Ed anche qui perciò teniamo fermo il principio – di cui sopra – sulle leggi e le categorie della filosofia-scienza (come la definiva A. Zdanov) radicalmente differenti da quelle delle scienze positive. Lenin sottolineava: “…le categorie sono gradi di questo emergere, cioè della conoscenza del mondo…”

Qual è dunque la differenza tra la vecchia filosofia come scienza delle scienze e la concezione scientifica del mondo marxista-leninista?
La necessità della borghesia di far appello a tutti i mostri ideologici del passato a difesa della proprietà non impedisce agli uomini liberi e progressisti di constatare che la vecchia filosofia quale pantheon delle scienze è stata demolita dallo sviluppo delle scienze stesse. Ma le singole scienze in quanto tali non sanno darci, per il loro limite parziale, risposte, rispetto ad una serie di questioni che esulano dal loro specifico. Abbiamo visto ad esempio che il concetto filosofico di materia è radicalmente diverso dal concetto fisico, chimico, biologico o altro. Lo stesso dicasi di conseguenza per la forma, il movimento di questa materia che è unità del molteplice, di cose, di fenomeni, di movimenti, quindi di leggi e categorie. Di quale movimento si occupa dunque il materialismo dialettico? Oppure, il marxismo che considera lo spazio e il tempo come forme universali di esistenza della materia, come realtà oggettive, cioè indipendenti dalla coscienza, che ritiene eterno il tempo, e infinito lo spazio, quali sviluppi ha avuto alla luce delle nuove leggi della fisica? Ad esempio in rapporto alla teoria generale della relatività o teoria gravitazionale, o alla teoria della relatività ristretta di A. Einstein?

Vi sono scienziati borghesi come Roy K. Marshall che travisando il concetto di movimento giungono a considerare la materia una delle forme dell’energia sostenendo così una concezione metafisica della materia, quando invece la concezione dialettica intende come materia non solo la sostanza, ma anche la luce e un’infinità di altre forme note e ignote dell’essere. La dialettica materialistica ha come scopo lo studio dei legami generali delle cose, solo di quei legami che si riscontrano in tutti i campi, la definizione di queste leggi; intendendo come legge un legame essenziale e necessario, generale e reiterato fra fenomeni del mondo materiale, riconoscendo il carattere oggettivo di tale legge. Tenendo fermo il principio che il valore di queste leggi è nel contempo assoluto e relativo e che pertanto esse muteranno con lo sviluppo della conoscenza. Quindi la dialettica è la scienza del movimento generale della materia. Le scienze moderne hanno constatato l’importanza fondamentale dello studio dei legami e delle interconnessioni fra le diverse cose ed i fenomeni. Pensiamo al rapporto fra movimento meccanico e calore, suono, luce o elettricità; l’interazione fra processi fisici e chimici, fra questi ultimi e la vita organica. Essere materialisti e riconoscere il movimento non significa ancora essere rivoluzionari in filosofia. Concepire la materia come una realtà qualitativamente limitata nella sua molteplicità, oppure il movimento come un semplice spostamento nello spazio, senza una direzione e uno sviluppo nel tempo, intendere il cambiamento non come un mutamento radicale, il tempo come un prodotto della coscienza o dell'”idea assoluta” e lo spazio come finito, significa non solo non tenere conto dell’odierno sviluppo delle scienze e della concezione materialistica, ma attestarsi su posizioni conservatrici, metafisiche, cullarsi nel tranquillo lago dell’idealismo, che quasi sempre è una pericolosa palude.

Il proletariato ha bisogno invece e ricerca con accanimento una concezione che sia nel contempo scientifica e rivoluzionaria, così che gli consenta di rovesciare il vecchio mondo.

L’opera di M.M. Rosenthal realizzata nella prima metà degli anni cinquanta è una esposizione dei risultati teorici raggiunti dai grandi pensatori rivoluzionari e delle diverse scienze fino all’era dell’avvento dell’energia nucleare. Sulla base delle conclusioni del Rosenthal i marxisti-leninisti oggi debbono sviluppare in ogni campo la teoria e confutare le tendenze metafisiche nuove che sorgono, come appunto l’energetismo che riduce la materia ad energia e movimento, quando la sperimentazione ha confermato la variabilità della massa in rapporto alla velocità di movimento, intendendo quindi la massa come misura di materia e l’energia misura di movimento. I seguaci di questa tendenza “scientifica” metafisica negano la legge della correlazione fra massa ed energia, essi ritengono la luce “energia pura”, senza materia e la materia sostanziale come unico tipo di materia esistente. In realtà la trasformazione di elettroni e positroni in fotoni non è il passaggio dalla materia all’energia, ma dalla materia sostanziale ad un altro genere di materia, il campo.
Rosenthal pone dunque al centro del suo studio il metodo dialettico visto attraverso le diverse scienze, particolarmente quelle sociali. La sua ricerca si fonda sulle opere di Lenin e Stalin, ed anche in ciò sta la sua originalità. I diversi libri di filosofia pubblicati nella scomparsa Unione Sovietica, dopo il Termidoro (di Krusciov, Breznev e Gorbaciov), dopo la restaurazione borghese, si riferiscono a Lenin in senso stretto, cioè si rifanno al suo pensiero astraendo dalla realtà concreta dell’URSS, quando non si rifanno al trionfante “socialismo” kruscioviano-brezneviano e al suo “internazionalismo proletario”. Chissà come questi filosofi spiegheranno ora la fine del “socialismo reale”, forse con la fine del marxismo-leninismo? Oppure con qualche intrigo di palazzo? Rosenthal ci dà invece del pensiero di Lenin tutta la tensione rivoluzionaria, la progettualità verso il comunismo. Ma ciò che sarà per molti lettori una grande scoperta è lo Stalin teorico, l’ideologo della nuova società, della lotta di classe in ogni campo, il nemico della reazione, della metafisica, del dogmatismo. Ci basti qui accennare per brevità, per fare solo un esempio, alla differenza di esposizione del metodo dialettico in F. Engels e in J. Stalin. Il primo, nella sua magistrale opera Antidüring elenca in tre, le leggi fondamentali della concezione dialettica della materia:

1. Passaggio da cambiamenti quantitativi in cambiamenti qualitativi.

2. Unità e lotta dei contrari.

3. Negazione della negazione.Stalin indica in quattro i tratti essenziali della dialettica:

1. Nesso generale e interdipendenza dei fenomeni.

2. Movimenti e cambiamenti.3. Passaggio da cambiamenti quantitativi in qualitativi.

4. Sviluppo come lotta degli opposti.

Qui Stalin ha sostituito la hegeliana e marxiana legge della negazione della negazione con il concetto del carattere ascendente dello sviluppo.

Il lettore, il militante del movimento operaio o lo studioso trarranno un’infinità di spunti per la loro pratica e motivi di proficua e creativa ricerca nei diversi campi delle scienze, attraverso la riflessione sulle diverse categorie della concezione scientifica materialistica.

Le categorie della filosofia-scienza – sappiamo – sono concetti che riflettono le proprietà generali della realtà oggettiva. Abbiamo già visto diverse categorie: materia, movimento, coscienza come forma superiore di riflesso psichico, come prodotto dell’evoluzione della materia, lo spazio, il tempo; nel proseguimento dello studio del Rosenthal troveremo: singolare-generale, essenza-fenomeno, contenuto-forma, causa-effetto, caso-necessità, possibilità-realtà, e così via.
Pensiamo solo a quali implicazioni politiche, cioè pratiche, ha per una persona che si ritiene comunista, la giusta

comprensione delle categorie di contenuto-forma e caso-necessità.

Nell’incamminarci verso la conclusione vorremmo indicare al lettore quegli spunti che nella nostra lettura del Rosenthal più ci sono sembrati attuali sul piano politico. Come già detto, Rosenthal ci restituisce uno Stalin sistematicamente nemico del dogmatismo, del talmudismo, proprio sul terreno della lotta politica contro Bucharin e i suoi alleati; un teorico del marxismo come scienza in evoluzione, che solo come tale consente al proletariato di realizzare il suo compito storico rivoluzionario. Quindi una nuova filosofia quale strumento dei lavoratori per cambiare il mondo.
È Stalin che, partendo da Lenin, sviluppa nel concreto la teoria dell’antagonismo e del non antagonismo delle contraddizioni sociali. Alla luce dell’esperienza egli sostiene l’esistenza della lotta di classe nel socialismo, e proprio quando al XVIII Congresso del PCUS, nel 1939, sconfitte le deviazioni di destra e di sinistra della piccola borghesia, afferma che non ci sono più in URSS classi ostili (ma alleate), egli, tenendo conto delle contraddizioni esterne con l’imperialismo, che non sono mai isolate da quelle interne, ribadisce: “L’abolizione delle classi non si ottiene attraverso l’estinzione della lotta di classe ma attraverso il suo rafforzamento”.

Concludendo poi a pochi mesi dalla morte nella sua opera Problemi economici del socialismo nell’URSS che, se nel socialismo le forze produttive non troveranno un continuo rivoluzionamento dei rapporti di produzione, esiste il pericolo della controrivoluzione.

 Stalin, infatti, non smetterà mai di mettere in guardia il Partito dal fatto che nel socialismo la lotta di classe continua e prende forme complesse e spesso più acute.

In questo quadro tutta la tematica svolta da Rosenthal sulla rivoluzione comunista integrale, sul rapporto struttura sociale in evoluzione e rivoluzione culturale, è significativa. Ed è illuminante che, proprio al XVIII Congresso del PCUS, Stalin affermi che uno degli anelli decisivi per la vittoria definitiva del socialismo sia quello della lotta ideologica contro le sopravvivenze del capitalismo nella coscienza degli uomini, per impedire che i tentativi provenienti dall’esterno di restaurare il capitalismo abbiano successo. Grazie a quest’opera di Rosenthal scopriamo, a nostro avviso, che il pensiero teorico e politico di J. Stalin è la punta più avanzata del pensiero marxista-leninista. Infatti, quando egli parlando di contenuto e forma scrive: “Ma i colcos e i soviet sono solo una forma di organizzazione, socialista è vero, ma tuttavia solo una forma di organizzazione. Tutto dipende dal contenuto che sarà versato in questa forma”, Stalin ci dà la chiave di lettura per capire quale era il contenuto di classe del cosiddetto “socialismo reale” di Breznev & C.
Il libro di M.M. Rosenthal non manca certo di limiti, di alcune conclusioni affrettate e di un certo trionfalismo. Ma non sarà difficile per il lettore collocare quest’opera nel contesto storico, quando l’URSS diretta da Stalin e il Campo Socialista passavano di vittoria in vittoria. Come frutto di riflessione seria debbono essere le conclusioni che il lettore trarrà sulle cause della momentanea sconfitta del socialismo, certo è che grazie a questo libro possiamo far tesoro delle riflessioni di J. Stalin e da esso partire per una critica veramente scientifica, marxista, del moderno revisionismo. I limiti del libro sono legati unicamente al periodo della sua pubblicazione, mentre per quando riguarda certe considerazioni dell’accademico Lysenko possiamo dire ai critici borghesi che se per i marxisti-leninisti rigorosi e onesti gli errori nelle scienze sono una eccezione, per gli scienziati borghesi la metafisica e il dogmatismo sono la regola.

“La modestia è l’ornamento del bolscevico.” — Iosif Stalin

“Ogni giorno esistono centinaia di esseri umani che, abbindolati dai mezzi di comunicazione, darebbero persino la vita per gli stessi uomini che li sfruttano da generazioni. Io dico: è giusto così. Che questi cagnolini fedeli privi di alcun senso critico, braccio inconsapevole della classe dominante siano in prima fila nella crociata contro l’evoluzione dell’uomo! Saranno i primi a lasciare la faccia della terra (siano benedette le loro anime) al momento della resa dei conti, nessuno ne sentirà la mancanza. Amen.” — Friedrich Engels

Estratto da-  http://scintillarossa.forumcommunity.net/?t=52793899

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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