DOSSIER GROMIKO

DOSSIER GROMIKO

In Palestina, la situazione è oggi caratterizzata da questi fondamentali elementi:

• prosegue l’eroica resistenza del popolo palestinese contro l’occupazione militare israeliana deiterritori della Cisgiordania e della Striscia di Gaza;
• il cosiddetto «piano di pace» costruito a Oslo sotto gli auspici dell’imperialismo americano ha dimostrato il suo completo fallimento;
• la «Road Map» è ormai inoperante, sia per le equivoche e contraddittorie formulazioni che
l’hanno connotata fin dall’inizio, sia perché chiaramente sabotata dal governo israeliano con la costruzione del Muro e la continua estensione degli insediamenti colonici;
• la società israeliana, sotto il governo del criminale di guerra Ariel Sharon, non solo inasprisce la sua feroce repressione contro i palestinesi nei territori occupati, ma sta sempre più degenerando, al suo interno, in una società ultrareazionaria e supermilitarizzata, nella quale aumentano in modo drammatico la violenza, la corruzione e il peso -nelle istituzioni politiche -delle forze di estrema destra e dei partiti religiosi.
Nel confermare il nostro pieno appoggio alla lotta di liberazione dei palestinesi (cfr.
l’articolo Sosteniamo risolutamente la giusta causa del popolo palestinese, nel n. 7 della nostra rivista), presentiamo in questo numero le posizioni assunte nel 1947 -in seno all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite -dalla delegazione dell’Unione Sovietica.

Nel suo primo intervento del 14 maggio 1947 dinanzi all’Assemblea Generale, il delegato  sovietico Andrei Gromiko, dopo aver preso in considerazione le quattro possibili soluzioni del  problema palestinese, indicò con la massima chiarezza qual era la soluzione auspicata dall’Unione Sovietica: «la creazione di uno Stato arabo-ebraico indipendente, binazionale, democratico ed omogeneo. Questo Stato dev’essere basato sull’uguaglianza di diritti delle due popolazioni, ebraica ed araba, che possa gettare le basi di una cooperazione fra questi due popoli nel loro reciproco interesse e vantaggio». Ciò sarebbe stato possibile, ovviamente, se questa giusta soluzione fosse stata accettata da entrambe le parti, dagli arabi e dagli ebrei: Gromiko, su questo punto, fu molto chiaro. Non toccava, infatti, al paese del socialismo «risolvere» la questione palestinese: esso poteva indicare la soluzione che in quel momento era, da un lato, nell’interesse dei due popoli e, dall’altro, nell’interesse del proletariato internazionale per estromettere dalla Palestina l’ingerenza dell’imperialismo inglese; ma solo agli ebrei e agli arabi spettava il compito di stabilire quale avrebbe dovuto essere il loro futuro.

Solo dopo che la prospettiva della formazione di uno Stato arabo-ebraico fu -com’è noto respinta sia dai sionisti, sia dai palestinesi e dagli Stati arabi dell’epoca, la delegazione sovietica, nella sessione del 27 novembre 1947 dell’Assemblea Generale dell’ONU -si dichiarò favorevole alla «seconda soluzione, la divisione della Palestina in due Stati liberi, indipendenti e  democratici, l’uno arabo e l’altro ebraico».

In questo dossier pubblichiamo il testo integrale dei due interventi svolti il 14 maggio e il 27
novembre 1947 da Andrei Gromiko dinanzi all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. La
traduzione in lingua italiana è della nostra redazione.

La conoscenza di questi testi può contribuire a sfatare una serie di leggende e di calunnie
antistaliniane e anticomuniste che, per lunghissimi anni, hanno avuto larga circolazione a
proposito della posizione assunta dall’Unione Sovietica nel 1947 (per intenderci, le solite
sciocchezze su Yalta, la «spartizione del mondo fra le grandi potenze» che avrebbe portato alla«spartizione» della Palestina, ecc.). Ci auguriamo che la pubblicazione di questo dossier possa aprire un dibattito serio fra i comunisti e fra tutte le forze rivoluzionarie che danno il loro pieno appoggio alla lotta di liberazione del popolo palestinese.

Organizzazione delle Nazioni Unite -Assemblea Generale
New York, 14 maggio 1947

GROMYKO (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) Lo svolgimento della
discussione nelle sedute plenarie dell’Assemblea Generale e nella Prima Commissione ha mostrato che la questione palestinese è diventata un problema politico acuto. Questa opinione è chiaramente condivisa da tutte le delegazioni che hanno preso parte alla discussione. Questa conclusione è confermata dal fatto stesso che questo problema viene discusso dalle Nazioni Unite.

Tuttavia, il fatto che la questione palestinese sia diventata oggetto di discussione
nell’Assemblea Generale non solo indica che la questione è acuta, ma attribuisce alle Nazioni Unite la responsabilità di risolverla. Questo fatto ci obbliga a studiare attentamente la questione da ogni angolo visuale, facendoci guidare dalle finalità e dai principi della nostra organizzazione e dagli interessi del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Il corso della discussione ha mostrato anche che, in questa seduta speciale dell’Assemblea, è palesemente difficile prendere una decisione univoca e, ancor più, definitiva sulla sostanza del problema. Perciò la discussione in questa seduta può essere considerata solo come la fase iniziale dell’esame del problema palestinese. Secondo l’opinione di tutte le delegazioni, l’Assemblea Generale dovrà prendere una decisione sulla sostanza della questione nella sua prossima seduta ordinaria alla fine del 1947. Tuttavia, la discussione ha mostrato che le delegazioni di un certo numero di Stati hanno ritenuto utile, in questa seduta, uno scambio di idee su alcuni importanti aspetti della questione palestinese.

La discussione, anche se incompleta, di alcuni importanti aspetti di questa questione è stata utile. In primo luogo, essa ha consentito alle delegazioni di avere una migliore conoscenza dei fatti relativi alla questione palestinese e, in particolare, della situazione che si è venuta creando attualmente in quel paese. In secondo luogo, questa discussione, nonostante la sua natura preliminare, illumina il compito di definire le funzioni e le direttrici di lavoro della Commissione che ci accingiamo a costituire al fine di preparare le proposte da sottoporre alla seduta ordinaria dell’Assemblea Generale sulla sostanza della questione.

Nel discutere, anche in modo preliminare, la questione palestinese, e nel discutere i compiti e le funzioni della suddetta Commissione, non possiamo fare a meno di notare, prima di tutto, il fatto importante che il sistema mandatario di amministrazione della Palestina, istituito nel 1922, non ha giustificato se stesso. Non ha superato la prova. Non è possibile contestare l’esattezza di questa conclusione.

E’ un fatto indiscutibile che gli scopi fissati all’epoca dell’istituzione del mandato non
sono stati conseguiti. Le solenni dichiarazioni che accompagnarono l’istituzione del sistema
mandatario di amministrazione della Palestina sono rimaste delle pure dichiarazioni e non si sono trasformate in fatti.

La conclusione che il sistema del mandato per l’amministrazione della Palestina non ha
giustificato se stesso è confermata da tutta la storia dell’amministrazione della Palestina sulla base di tale sistema, per non parlare della conferma di questa conclusione da parte della situazione che si è venuta creando attualmente in quel paese. Si può ricordare, al riguardo, che nel 1937 la Commissione Peel inglese, dopo aver studiato la situazione palestinese, dichiarò che era impossibile portare a termine il mandato.

Alla medesima conclusione giunse anche la Commissione Permanente
per i Mandati della Società delle Nazioni, che sottolineò anch’essa l’«impossibilità» di adempiere il mandato. La Commissione che ci apprestiamo a costituire dovrebbe accertare i fatti storici relativi a questa questione.

Molti altri fatti relativi alla storia dell’amministrazione mandataria della Palestina potrebbero essere addotti a conferma del fallimento di questo sistema amministrativo. Non è necessario, tuttavia, enumerare in modo dettagliato questi fatti. E’ sufficiente, ad esempio, ricordare la rivolta araba che ebbe inizio nel 1936 e continuò per molti anni. Vi sono sufficienti fatti relativi alla situazione attualmente esistente in Palestina che confermano la precedente conclusione.

Conosciamo tutti i sanguinosi avvenimenti che hanno luogo in Palestina. Questi avvenimenti stanno diventando sempre più frequenti. Perciò essi attirano la crescente attenzione dei popoli del mondo e, soprattutto, dalle Nazioni Unite.

Questa questione viene considerata dall’Assemblea Generale come un diretto risultato del fallimento del sistema mandatario di amministrazione della Palestina, che ha condotto a un estremo aggravamento della situazione e ai sanguinosi avvenimenti in quel paese. Il fatto stesso che il governo del Regno Unito abbia sottoposto la questione all’esame dell’Assemblea Generale è estremamente significativo.

Questo fatto può essere considerato soltanto come l’ammissione che la situazione attualmente esistente in Palestina non può continuare. La Commissione speciale  dovrebbe compiere un accurato studio dell’attuale situazione palestinese.

E’ noto che alcuni rappresentanti del governo del Regno Unito hanno dichiarato in varie
occasioni, ancor prima che la questione fosse sottoposta all’Assemblea Generale, che il sistema del mandato per l’amministrazione della Palestina non ha giustificato se stesso e che la soluzione del problema palestinese dovrebbe essere trovata dalle Nazioni Unite. Per esempio, il 18 febbraio 1947 il sig. Bevin fece la seguente dichiarazione alla Camera dei Comuni:«Intendiamo presentare ad esse [le Nazioni Unite] un resoconto storico del modo in cui il governo di Sua Maestà ha assolto il suo compito in Palestina negli ultimi venticinque anni. Spiegheremo che il mandato si è dimostrato impraticabile e che gli obblighi assunti nei confronti delle due comunità esistenti in Palestina si sono dimostrati inconciliabili».

Questa dichiarazione del Ministro degli Esteri britannico riconosce direttamente e
apertamente la reale situazione a cui ha condotto l’amministrazione mandataria della Palestina. E’ l’ammissione che questa amministrazione non ha risolto il problema dei rapporti reciproci fa arabi ed ebrei, che è uno dei problemi più importanti e acuti, e che questa amministrazione non ha assicurato la realizzazione delle finalità indicate quando fu istituito il mandato.

Come ha affermato il sig. Bevin, l’esistente forma di governo non è accettabile né dalla
popolazione ebraica né dalla popolazione araba della Palestina. Contro di essa protestano sia gli arabi che gli ebrei. Essa non ha mai goduto, e non gode, dell’appoggio dei popoli della Palestina; e senza tale appoggio può condurre soltanto a ulteriori difficoltà e complicazioni. Per quanto riguarda l’atteggiamento delle popolazioni araba ed ebraica verso il sistema del mandato per la Palestina, il Ministro degli Esteri inglese ha dichiarato, nel suo discorso alla Camera dei Comuni del 26 febbraio 1947, che l’amministrazione della Palestina si trovava ad affrontare un compito estremamente difficile, non godeva dell’appoggio della popolazione ed era soggetta a critiche da entrambe le parti.

La Commissione che ci accingiamo a costituire non può non tener conto delle conclusioni a
cui è giunto lo stesso governo del Regno Unito sui risultati del sistema del mandato per
l’amministrazione della Palestina.

Com’è noto, non è soltanto il governo del Regno Unito che è giunto a tale conclusione. Per
esempio, la cosiddetta Commissione Anglo-Americana di Inchiesta sulla Palestina, che studiò la
questione nel 1946, giunse a una conclusione che è sostanzialmente identica. Il rapporto di questa Commissione sulla situazione esistente in Palestina contiene il seguente passo:

«La Palestina è un campo di battaglia. Ne vedemmo i segni non appena attraversammo la
frontiera, e diventammo ogni giorno più consapevoli di questa atmosfera di tensione. Molti edifici sono muniti di fili spinati e di altri dispositivi di difesa. Noi stessi eravamo strettamente sorvegliati dalla polizia armata ed eravamo spesso scortati da autoblinde … In tutto il paese vi sono caserme di polizia costruite in modo permanente»1.

Così la Commissione Anglo-Americana descriveva la situazione esistente in Palestina. La sua descrizione di questa situazione è un’ulteriore prova dei risultati dell’amministrazione mandataria della Palestina. Che la Palestina sia diventata, come afferma la Commissione, «un campo di battaglia» è un fatto che parla da sé. In tali circostanze, non si può affermare seriamente di difendere gli interessi dalla popolazione della Palestina, di migliorare le sue condizioni materiali di esistenza, o di elevarne il livello culturale.

La stessa Commissione Anglo-Americana ha sottolineato i seguenti fatti, estremamente
interessanti:Il numero complessivo delle persone impiegate a tempo pieno nella polizia e nell’amministrazione penitenziaria raggiunse nel 1945 le 15 000 unità. Questa cifra è estremamente significativa: essa spiega in che modo vengono spese considerevoli somme, che rappresentano un onere per la popolazione. In altre circostanze, questi fondi potrebbero essere usati nell’interesse dello sviluppo economico e culturale del paese e nell’interesse della sua popolazione. Ed ecco un altro fatto: nel 1944-45, 18 400 000 dollari USA furono spesi per il mantenimento dell’ordine pubblico. Nello stesso anno finanziario, solo 2 200 000 dollari USA furono spesi per la sanità, e 2 800 000 dollari USA per la pubblica istruzione.

Nel citare queste cifre, la Commissione Anglo-Americana giunse alla seguente importante
conclusione: «Così, anche dal punto di vista del bilancio finanziario, la Palestina è diventata uno Stato semi-militare o uno Stato di polizia»2.

I fatti sopramenzionati, tratti dal rapporto della Commissione Anglo-Americana di Inchiesta sulla Palestina, sono di notevole interesse per la descrizione della situazione esistente in Palestina, e debbono indurci a considerare seriamente il modo in cui questa situazione possa essere modificata e una soluzione del problema della Palestina possa essere trovata in conformità con gli interessi dei suoi popoli e con gli interessi generali delle Nazioni Unite. La Commissione Speciale dovrebbe avere il compito di aiutare le Nazioni Unite a trovare la soluzione del problema studiando sul posto l’attuale situazione palestinese.

Vi è forse da meravigliarsi, considerando la situazione esistente in Palestina, che sia gli ebrei che gli arabi chiedano la fine del mandato? Su ciò essi sono pienamente d’accordo; non vi è dissenso fra loro su questo punto. Le Nazioni Unite debbono tenerne conto quando prendono in considerazione la questione del futuro della Palestina.

Nel discutere la questione dei compiti della Commissione incaricata di preparare delle
proposte sulla Palestina, dobbiamo tener conto di un altro importante aspetto della questione. Come sappiamo, le aspirazioni di una parte notevole del popolo ebraico sono legate al problema della Palestina e delle sua futura amministrazione. E’ un fatto che non richiede una particolare dimostrazione. E’ naturale, quindi, che grande attenzione sia stata prestata a questo aspetto della questione nell’Assemblea Generale e nelle riunioni della Prima Commissione. L’interesse per questo aspetto è comprensibile e pienamente giustificato.Nel corso dell’ultima guerra, il popolo ebraico ha subìto enormi dolori e e sofferenze. E’ difficile esprimerli in nudi dati statistici sulle vittime ebraiche degli aggressori fascisti. Gli ebrei nei territori nei quali gli hitleriani erano al potere furono soggetti al quasi completo annientamento fisico. Il numero complessivo degli appartenenti alla popolazione ebraica che hanno perduto la vita  nelle mani dei carnefici nazisti è valutato in circa sei milioni. Nell’Europa occidentale solo un milione e mezzo di ebrei sono sopravvissuti alla guerra.

Ma queste cifre, se danno un’idea del numero delle vittime degli aggressori fascisti in seno al popolo ebraico, non danno un’idea delle difficoltà nelle quali un gran numero di ebrei si sono trovati dopo la fine della guerra.

Un gran numero di ebrei europei superstiti sono stati privati della loro patria, delle loro case e dei loro mezzi di sussistenza. Centinaia di migliaia di ebrei stanno vagabondando in vari paesi d’Europa alla ricerca di mezzi di sussistenza e di un rifugio. Moltissimi di loro vivono in campi profughi e continuano a soffrire di gravi privazioni. Su queste privazioni la nostra attenzione è stata attirata in particolare dal rappresentante dell’Agenzia Ebraica, che abbiamo ascoltato nella Prima Commissione.

Possiamo chiederci se le Nazioni Unite, in considerazione della difficile situazione di
centinaia di migliaia di appartenenti alla popolazione ebraica superstite, possano non mostrare interesse per la situazione di queste persone strappate ai loro paesi e alle loro case. Le Nazioni Unite non possono e non debbono guardare a questa situazione con indifferenza, perché ciò sarebbe incompatibile con gli elevati principi proclamati dalla Carta dell’ONU, che provvede alla difesa dei diritti umani, indipendentemente dalla razza, dalla religione o dal sesso. E’ giunto il momento di aiutare queste persone non a parole, ma con i fatti. E’ essenziale mostrare interesse per le urgenti necessità di un popolo che ha subito così grandi sofferenze in conseguenza della guerra scatenata dalla Germania hitleriana. E’ questo un dovere delle Nazioni Unite.

Data la necessità di tener conto delle necessità degli ebrei che si trovano senza casa e senza
mezzi di sussistenza, la delegazione dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche ritiene essenziale, in queste circostanze, attirare l’attenzione dell’Assemblea Generale sulla seguente importante circostanza. L’esperienza del passato, in particolare durante la Seconda guerra mondiale, mostra che nessuno Stato europeo occidentale è stato capace di offrire adeguata assistenza al popolo ebraico nella difesa dei suoi diritti e della sua stessa esistenza di fronte alla violenza degli hitleriani e dei loro alleati. E’ un fatto spiacevole, ma, come tutti gli altri fatti, deve purtroppo essere riconosciuto.

Il fatto che nessuno Stato europeo occidentale sia stato capace di assicurare la difesa degli
elementari diritti del popolo ebraico, e di salvaguardarlo contro la violenza dei carnefici fascisti, spiega l’aspirazione degli ebrei di fondare il loro proprio Stato. Sarebbe ingiustificabile non prenderla in considerazione e negare al popolo ebraico il diritto di realizzare questa sua aspirazione.
Sarebbe ingiustificabile negare questo diritto al popolo ebraico, soprattutto in vista di tutto ciò che esso ha subito durante la Seconda guerra mondiale. Di conseguenza, lo studio di questo aspetto del problema e la preparazione di proposte adeguate deve costituire un compito importante della Commissione Speciale.

Voglio ora affrontare una questione fondamentale in merito alla discussione dei compiti e dei poteri della Commissione che ci accingiamo a costituire, cioè la questione del futuro della Palestina. E’ a tutti noto che esistono molti progetti diversi sul futuro della Palestina e sulle decisioni del popolo ebraico in rapporto alla questione palestinese. In particolare, molte proposte sono state avanzate su tale questione dalla Commissione di Inchiesta Anglo-Americana sulla Palestina, a cui ho fatto riferimento. Fra i piani meglio conosciuti sulla questione della futura amministrazione della Palestina, citerò i seguenti:

1.
La creazione di un uno Stato arabo-ebraico, con eguali diritti per gli arabi e gli ebrei.
2. La divisione della Palestina in due Stati indipendenti, uno arabo e uno ebraico.
3. La creazione di uno Stato arabo in Palestina, senza la dovuta considerazione per i diritti
della popolazione ebraica.
4. La creazione di uno Stato ebraico in Palestina, senza la dovuta considerazione per i diritti
della popolazione araba. Ognuno di questi quattro piani fondamentali prevede, a sua volta, diverse varianti per la regolazione dei rapporti fra arabi ed ebrei e per la sistemazione di alcuni altri problemi. Non analizzerò adesso tutti questi piani nei loro particolari. L’Unione Sovietica spiegherà in modo dettagliato la sua posizione sui vari progetti quando saranno state preparate e prese in esame delle proposte ben definite, e, più particolarmente, quando saranno prese le decisioni sul futuro della Palestina. Per il momento, mi limiterò ad alcune osservazioni sulla sostanza dei vari piani proposti, dal punto di vista della definizione dei compiti della Commissione in questo campo.

Nell’analizzare i vari piani per il futuro della Palestina, è essenziale considerare prima di tutto gli aspetti specifici della questione. E’ essenziale tener conto del fatto indiscutibile che la popolazione della Palestina è costituita da due popoli, gli arabi e gli ebrei. Entrambi hanno radici storiche in Palestina. La Palestina è diventata la patria di entrambi questi popoli, ognuno dei quali svolge un ruolo importante nell’economia e nella vita culturale del paese.

Né il passato storico, né le condizioni attualmente esistenti in Palestina possono giustificare
una soluzione unilaterale del problema palestinese, in favore della creazione di uno Stato arabo indipendente, senza considerazione per i legittimi diritti del popolo ebraico, o in favore della creazione di uno Stato ebraico indipendente, ignorando i legittimi diritti della popolazione araba. Nessuna di queste due decisioni estreme offrirebbe una soluzione equa di questo complesso problema, soprattutto perché nessuna di esse garantirebbe lo stabilimento di rapporti fra arabi ed ebrei che costituisce il compito più importante.

Una soluzione equa può essere ottenuta solo se viene prestata sufficiente considerazione ai
legittimi interessi di entrambi questi popoli. Tutto ciò conduce la delegazione sovietica alla
conclusione che i legittimi interessi della popolazione ebraica e della popolazione araba della
Palestina possono essere debitamente salvaguardati solo mediante la creazione di uno Stato
arabo-ebraico indipendente, bi-nazionale, democratico ed omogeneo. Questo Stato dev’essere basato sull’uguaglianza di diritti delle due popolazioni, ebraica ed araba, che possa gettare le basi di una cooperazione fra questi due popoli nel loro reciproco interesse e vantaggio. E’ noto che questo piano per la soluzione del futuro della Palestina ha i suoi fautori in quello stesso paese.

La storia contemporanea non fornisce solo esempi di discriminazioni razziali e religiose, che
purtroppo esistono ancora in certi paesi. Essa ci fornisce anche esempi di pacifica collaborazione di nazionalità diverse nel quadro di un unico Stato, una collaborazione nel corso della quale ogni nazionalità ha illimitate possibilità di fornire il proprio lavoro e di mostrare le sue capacità nel contesto di un unico Stato e nell’interesse comune di tutto il popolo. Non è evidente che sarebbe estremamente utile, per giungere a una decisione sul problema palestinese, prendere in considerazione gli esempi attualmente esistenti di una simile amichevole coesistenza e fraterna cooperazione fra varie nazionalità all’interno di un unico Stato?

La soluzione del problema palestinese mediante la creazione di un unico Stato arabo-ebraico con eguali diritti per gli ebrei e per gli arabi può, dunque, essere considerata una delle possibilità e uno dei metodi più degni di attenzione per la soluzione di questo complesso problema. Questa soluzione del problema del futuro della Palestina può rappresentare una solida base per la pacifica coesistenza e la cooperazione delle popolazioni araba ed ebraica della Palestina, nell’interesse di entrambi questi popoli e a vantaggio dell’intera popolazione palestinese, della pace e della sicurezza del Vicino Oriente.

Se questo piano si dimostrasse di impossibile attuazione, a causa del deterioramento dei
rapporti fra ebrei ed arabi -e sarà molto importante conoscere l’opinione della Commissione
Speciale su questa questione -diventerebbe allora necessario prendere in considerazione il secondo piano, che, come il primo, ha i suoi sostenitori in Palestina e che prevede la divisione della Palestina in due Stati indipendenti e sovrani, uno ebraico e l’altro arabo. Ripeto che tale soluzione del problema palestinese sarebbe giustificabile solo se i rapporti fra la popolazione ebraica e la popolazione araba della Palestina dimostrassero di essersi deteriorati a tal punto da rendere impossibile riconciliare le due popolazioni e assicurare la pacifica coesistenza degli arabi e degli ebrei.

Naturalmente, entrambi questi possibili piani per la soluzione del problema del futuro della
Palestina debbono essere studiati dalla Commissione. Suo compito dev’essere una multilaterale e accurata discussione dei piani per l’amministrazione della Palestina, al fine di presentare -nella prossima sessione ordinaria dell’Assemblea Generale -alcune ben ponderate e ragionate proposte, che aiutino le Nazioni Unite a trovare una giusta soluzione di questo problema in conformità agli interessi dei popoli della Palestina, agli interessi delle Nazioni Unite e al nostro comune interesse per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

Queste sono le considerazioni che la delegazione sovietica ha ritenuto necessario esprimere in questa fase iniziale dell’esame del problema palestinese.

NOTE

1.
Cfr. Anglo-American Committeee of Inquiry –Report to the United States Government and His
Majesty’s Government in the United Kingdom, chapter IX, section 1, Lausanne, Switzerland,
1946.
2. Cfr. Anglo-American Committeee of Inquiry –Report to the United States Government and His
Majesty’s Government in the United Kingdom, chapter III, section 4.

Organizzazione delle Nazioni Unite -Assemblea Generale
New York, 26 novembre 1947

GROMYKO

Come è noto, l’URSS non ha interessi diretti, materiali o di altro genere, per la
Palestina; è interessata alla questione della Palestina, in quanto membro delle Nazioni Unite e
grande potenza, che, come altre grandi potenze, ha una responsabilità particolare nel mantenimento della pace internazionale. Questi dati di fatto determinano il punto di vista del governo dell’URSS sulla questione palestinese. Le opinioni della delegazione dell’URSS sono già state esposte particolareggiatamente nella sessione straordinaria dell’Assemblea Generale del maggio 1947 e nei dibattiti della seduta odierna. Perciò non ripeterò quello che è già stato dichiarato dalla delegazione dell’URSS sul futuro della Palestina. Credo però che possano essere utili alcune osservazioni aggiuntive, soprattutto in vista del fatto che l’Assemblea Generale, in questa riunione o in una riunione successiva, dovrà prendere una decisione importante, che stabilirà il futuro della Palestina. E’ naturale che ogni delegazione consideri suo dovere non solo assumere una posizione chiara, votando una determinata proposta, ma anche motivare il proprio punto di vista.

Quando nella sessione straordinaria dell’Assemblea Generale fu discussa la questione del futuro della Palestina, il governo dell’URSS indicò le due soluzioni più accettabili. La prima era la creazione di un solo Stato democratico arabo-ebraico, nel quale arabi e ebrei avessero gli stessi diritti. Nel caso che quella soluzione si rivelasse inattuabile, secondo le obiezioni ebree e arabe, che la convivenza in uno stesso Stato risulterebbe impossibile, perché comporterebbe il peggioramento dei rapporti tra i due popoli, il governo dell’URSS, attraverso la sua delegazione all’Assemblea dell’ONU, proponeva la seconda soluzione, la divisione della Palestina in due Stati liberi, indipendenti e democratici, l’uno arabo e l’altro ebraico.

Come Loro sanno, nella sessione straordinaria dell’Assemblea Generale fu nominata una
Commissione speciale per la Palestina, che analizzasse attentamente la questione e trovasse la soluzione più accettabile. Alla conclusione dei lavori di questa Commissione, fummo lieti di constatare che la sua raccomandazione, o meglio la raccomandazione della maggioranza della Commissione, con-cordava con una delle due proposte presentate dalla delegazione dell’URSS nella sessione straordinaria. Mi riferisco alla soluzione di dividere la Palestina in due Stati indipendenti e democratici, l’uno arabo e l’altro ebraico.

La delegazione dell’URSS quindi non ha potuto che sostenere pienamente l’alternativa
raccomandata dalla Commissione speciale. Oggi sappiamo che l’alternativa della divisione non solo era stata accettata dalla Commissione speciale, che aveva analizzato il problema del futuro della Palestina, ma aveva ottenuto l’appoggio della schiacciante maggioranza delle altre delegazioni rappresentate nell’Assemblea Generale. La schiacciante maggioranza degli Stati membri delle Nazioni Unite, dopo un’ampia analisi di come dovesse essere risolto il problema del futuro della Palestina, era arrivata alla stessa conclusione del governo dell’URSS.

A questo punto potremmo domandarci perchè la schiacciante maggioranza delle delegazioni
rappresentate nell’Assemblea Generale avesse accettato proprio questa soluzione, e non un’altra. La mia spiegazione è che tutte le altre soluzioni del problema palestinese erano state trovate inattuabilie inefficaci. Mi riferisco al progetto della creazione di uno Stato arabo-ebraico unico e indipendente, che garantisse gli stessi diritti ad arabi e ebrei. Le esperienze ricavate dallo studio della questione palestinese e quelle della Commissione speciale hanno dimostrato che ebrei e arabi non sono in grado, o non hanno intenzione, di vivere insieme in Palestina.. Ne seguiva la conclusione logica che, se questi due popoli, che vivono in Palestina e che vantano entrambi profondi legami storici con questo paese, non sanno convivere nei confini di un solo Stato, non esiste altra possibilità se non quella di creare due Stati al posto di uno, l’uno arabo e l’altro ebraico.. Secondo il parere della nostra delegazione. questa è l’unica soluzione attuabile.

Gli avversari della divisione della Palestina in due Stati separati, indipendenti e democratici di solito richiamano l’attenzione sul fatto che una simile decisione sarebbe, a loro avviso, rivolta contro gli arabi, contro la popolazione araba in Palestina e contro gli Stati arabi in genere. Questo punto di vista viene enfatizzato, per motivi facilmente comprensibili, soprattutto dalle delegazioni dei paesi arabi. La delegazione dell’URSS ritiene, al contrario, che tale decisione corrisponda ai fondamentali interessi nazionali dei due popoli, agli interessi degli arabi non meno che a quelli degli ebrei. I rappresentanti dei paesi arabi sostengono che la divisione della Palestina sarebbe un’ingiustizia storica. Questo modo di vedere è inaccettabile, dal momento che il popolo ebraico., per un periodo storico consistente, è stato strettamente legato alla Palestina. Inoltre non possiamo dimenticare — e la delegazione dell’URSS per la prima volta nella sessione speciale dell’Assemblea Generale ha richiamato l’attenzione su questo fatto — non possiamo dimenticare in quali condizioni si trovasse il popolo ebraico per effetto dell’ultima guerra mondiale. Non ripeterò quello che la delegazione dell’URSS disse su questo tema nella sessione straordinaria dell’Assemblea Generale. Non si può però non ricordare ai miei ascoltatori che gli ebrei come popolo hanno sofferto più di ogni altro popolo a causa della guerra scatenata dalla Germania di Hitler. Loro sanno che nessun paese dell’Europa occidentale riuscì veramente a difendere gli interessi del popolo ebraico dalla tirannia e dalla violenza dei nazisti.

In merito alla proposta di dividere la Palestina, i rappresentanti di alcuni Stati arabi hanno
attaccato l’URSS e cercato di denigrare la politica estera del suo governo. In particolare il
rappresentante del Libano ha esercitato per due volte la sua abilità su questo argomento. Ho già dichiarato che la proposta di dividere la Palestina in due Stati separati e indipendenti e la posizione assunta in proposito dall’URSS non sono rivolte contro gli arabi, e che una tale soluzione, secondo la nostra profonda convinzione, si accorda con i fondamentali interessi nazionali non solo degli ebrei ma anche degli arabi.

Il governo e i popoli dell’URSS nutrivano e nutrono tuttora un sentimento di simpatia per le aspirazioni delle nazioni del Medio Oriente arabo. L’atteggiamento dell’URSS verso i tentativi di questi popoli di liberarsi dalla dipendenza coloniale è di comprensione e di simpatia. Perciò non mettiamo sullo stesso piano gli interessi nazionali degli arabi con le maldestre affermazioni di alcuni rappresentanti di Stati arabi sulla politica estera dell’URSS riguardo al futuro della Palestina. Sappiamo distinguere fra tali affermazioni, fatte evidentemente sotto l’effetto di impulsi sentimentali passeggeri, e gli interessi di fondo del popolo arabo. La delegazione dell’URSS è convinta che in futuro gli arabi e gli Stati arabi in più di un’occasione guarderanno a Mosca e si aspetteranno dall’URSS un aiuto nella lotta per i loro interessi legittimi e negli sforzi per l’eliminazione delle ultime tracce di dipendenza coloniale.

La delegazione dell’URSS ritiene che la decisione di dividere la Palestina sia conforme ai
nobili principi e obiettivi delle Nazioni Unite, e risponda al principio dell’autodeterminazione
nazionale dei popoli. La politica dell’URSS sui problemi delle nazionalità, perseguita fin dalla sua nascita, è una politica di amicizia e di autodeterminazione dei popoli. Perciò tutte le nazionalità che vivono nell’URSS rappresentano una sola famiglia unita, che ha superato le prove più dure negli anni della guerra contro il nemico più potente e pericoloso col quale abbia mai avuto a che fare un popolo amante della pace.

La soluzione del problema palestinese, fondata sulla divisione della Palestina in due Stati
separati, sarà di grande importanza storica, perché tiene conto delle legittime aspirazioni del popolo ebraico. Come Loro sanno, centinaia di migliaia di persone appartenenti a questo popolo sono tuttora senza patria e senza casa, e hanno trovato un rifugio provvisorio solo in campi speciali in taluni paesi dell’Europa occidentale. Non parlerò delle condizioni in cui vivono queste persone, perché sono fin troppo note. Su questo tema è già stato detto moltissimo dai rappresentanti che condividono il punto di vista della delegazione dell’URSS in proposito e che appoggiano il piano di divisione della Palestina in due Stati.

L’Assemblea compie grandi sforzi per trovare la soluzione più giusta, più praticabile, più
efficace, e al tempo stesso più radicale. L’Assemblea si fonda su dati di fatto certi e inconfutabili, che hanno indotto a sollevare la questione della Palestina davanti alle Nazioni Unite. Quali sono questi dati di fatto? 1) Il sistema del mandato si è dimostrato inadeguato. Vorrei andare oltre. Il sistema del mandato ha fallito. Che il sistema del mandato abbia fallito, risulta dalle dichiarazioni stesse dei rappresentanti del Regno Unito. Tali dichiarazioni furono rilasciate sia nella sessione straordinaria sia nella seduta odierna dell’Assemblea. Proprio perché il sistema di governo della Palestina attraverso il mandato ha fallito, il governo del Regno Unito ha chiesto aiuto alle Nazioni Unite. Il Regno Unito ha chiesto all’Assemblea di prendere la decisione più opportuna, e quindi di prendere in mano la soluzione del problema del futuro della Palestina. 2) Nel presentare la sua richiesta alle Nazioni Unite, il governo del Regno Unito ha dichiarato di non potersi far carico
dell’applicazione di tutte le misure che saranno necessarie in seguito a una possibile decisione dell’Assemblea Generale. Con ciò il governo del Regno Unito ha riconosciuto che l’Assemblea Generale può assumersi la responsabilità della soluzione del problema del futuro della Palestina in virtù dei diritti che le sono conferiti dalla Carta dell’ONU. Tuttavia la delegazione dell’URSS ritiene opportuno richiamare l’attenzione dell’Assemblea sul fatto che finora l’Assemblea non ha ricevuto l’appoggio che ci si può ragionevolmente aspettare.

Da una parte il governo del Regno Unito ha chiesto aiuto all’Assemblea per la soluzione del
problema del futuro della Palestina. Dall’altra il governo del Regno Unito, durante la discussione del problema nella sessione straordinaria e nell’attuale seduta dell’Assemblea, ha espresso tante riserve che ci si deve chiedere se il Regno Unito sia veramente interessato a una soluzione del problema palestinese da parte delle Nazioni Unite.Infatti nella sessione straordinaria dell’Assemblea Generale il rappresentante del Regno Unito ha dichiarato che il Regno Unito è disposto all’attuazzione delle decisioni delle Nazioni Unite, purchè la responsabilità delle trattative che si rendessero necessarie non ricada soltanto sul Regno Unito.

Con questa dichiarazione la delegazione del Regno Unito segnalava in modo inequivocabile agli altri Stati di essere disposta a collaborare con le Nazioni Unite per la soluzione del problema palestinese.

D’altra parte il rappresentante del Regno Unito ha dichiarato, nella stessa sessione
straordinaria, la disponibilità del suo governo all’attuazione delle decisioni dell’Assemblea
Generale, solo se ebrei e arabi si fossero detti d’accordo su una possibile soluzione del problema. Dovrebbe risultare chiaro a tutti che queste due dichiarazioni sono contraddittorie. Mentre la prima dichiarazione mostra la disponibilità del Regno Unito a una collaborazione con le Nazioni Unite, la seconda indica che il governo del Regno Unito potrebbe tenere in nessun conto la decisione dell’Assemblea.

Riserve analoghe sono state espresse, durante la presente seduta, dal rappresentante del Regno Unito. Abbiamo ascoltato oggi la dichiarazione di Sir Alexander Cadogan in proposito. Egli ha ripetuto, in forma leggermente modificata, la posizione secondo cui il Regno Unito sarebbe disposto all’attuazione della decisione dell’Assemblea solo se arabi ed ebrei giungessero a un accordo.

Ma sappiamo tutti che arabi ed ebrei non sono giunti a un accordo. La discussione di questo problema durante l’attuale seduta dimostra l’impossibilità di un’intesa tra loro. Sembra che non ci sia nessuna speranza di una tale intesa tra arabi ed ebrei.

Questa non è solo l’opinione della delegazione dell’URSS, ma di tutte le delegazioni che sono
giunte alla conclusione che durante questa seduta si debba prendere una decisione definitiva in proposito.Mentre la larga maggioranza delle delegazioni che sono rappresentate nell’ Assemblea Generale voleva raggiungere senza indugio una decisione definitiva sul futuro della Palestina, a favore d’una divisione della Palestina in due Stati, il governo del Regno Unito dichiara che accetterà la decisione dell’Assemblea solo se ebrei ed arabi raggiungeranno un’intesa. Ripeto che porre una simile condizione equivale a seppellire la decisione ancor prima che l’Assemblea Generale l’abbia presa. Bisogna ritenere allora che il Regno Unito assuma questa posizione proprio ora che è chiaro a tutti, Regno Unito compreso, che la schiacciante maggioranza dei paesi è favorevole a una divisione della Palestina? Nel caso della prima seduta nella quale fu posta per la prima volta la questione della Palestina, era ancora possibile capire le riserve della delegazione del Regno Unito. Ma a questo punto, dopo  che si sono chiarite le opinioni della schiacciante maggioranza dei membri delle Nazioni Unite, l’insistenza su tali riserve equivale a una dichiarazione del Regno Unito di non sentirsi legato a nessuna soluzione che l’Assemblea Generale potesse prendere.

La delegazione dell’URSS non può condividere questa posizione. Abbiamo il diritto di aspettarci dal Regno Unito una collaborazione in merito. Abbiamo il diritto di aspettarci che, nel caso che l’Assemblea approvasse una determinata raccomandazione, il Regno Unito si orienti verso questa raccomandazione, in particolare perché l’attuale regime in Palestina è detestato in ugual modo da arabi ed ebrei. Loro tutti sanno qual è l’atteggiamento verso questo regime, soprattutto da parte degli ebrei. Penso di dover ancora affrontare un altro aspetto della questione. Fin dall’inizio delle discussioni una serie di delegazioni, in pratica le delegazioni degli Stati arabi, hanno cercato di convincerci che la questione andava oltre la competenza delle Nazioni Unite. Non sono però state in grado di fornirci, oltre ad affermazioni e dichiarazioni generali, argomenti convincenti, come ci si sarebbe potuto aspettare. L’Assemblea Generale, e anche le Nazioni Unite nel loro insieme, hanno non solo il diritto di riflettere sulla questione ma il dovere di prendere la decisione necessaria, in considerazione della situazione esistente in Palestina. Secondo la delegazione dell’URSS, il piano che è stato abbozzato dalla commissione ad hoc, secondo cui rientra nella competenza del Consiglio di Sicurezza l’applicazione pratica delle misure necessarie alla sua realizzazione, concorda pienamente con l’interesse di mantenere e rafforzare la pace internazionale e con l’obiettivo di sviluppare la collaborazione tra gli Stati. Proprio per questo motivo la delegazione dell’URSS sostiene la raccomandazione di dividere la Palestina.

Diversamente da altre delegazioni, la Delegazione dell’URSS ha assunto fin dall’ inizio una posizione chiara, netta e inequivocabile in proposito, e ad essa si attiene coerentemente. Essa non ha intenzione di attuare manovre e di manipolare decisioni, come purtroppo accade nell’ Assemblea, soprattutto sull’ analisi della questione palestinese.

Pubblicato in Teoria & Prassi n. 10

http://piattaformacomunista.com/DOSSIER_GROMIKO.pdf

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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