SULLA QUESTIONE DI STALIN

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Commento alla Lettera Aperta
del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica

Redazioni del “Quotidiano del Popolo” e di “Bandiera Rossa”
13 settembre 1963

http://www.associazionestalin.it/pccstalin.html

Casa Editrice in Lingue Estere – Pechino

La questione di Stalin è una questione di importanza mondiale che ha avuto ripercussioni tra tutte le classi in ogni paese e che oggi è ancora oggetto di molte discussioni, in cui differenti classi ed i loro partiti e gruppi politici assumono differenti punti di vista. E’ probabile che non si possa giungere ad alcun verdetto finale su questa questione, in questo secolo. Ma esiste virtuale accordo tra la maggioranza della classe operaia internazionale e del popolo rivoluzionario, che disapprova la completa negazione di Stalin e sempre più ne cura il ricordo. Ciò vale anche per l’Unione Sovietica. La nostra controversia con i dirigenti del PCUS è una controversia con un gruppo di persone. Noi speriamo di persuaderli, per fare avanzare la causa rivoluzionaria. A questo scopo scriviamo il presente articolo.

Il Partito comunista cinese ha sempre sostenuto che quando il compagno Krushciov negò completamente Stalin col pretesto di “combattere il culto della personalità”, sbagliava in pieno e aveva secondi fini.

Il Comitato centrale del Partito comunista cinese ha posto in rilievo nella sua lettera del 14 giugno che “combattere contro il culto della personalità” viola gli integrali insegnamenti di Lenin sulle relazioni tra dirigenti, partito, classe e masse e mina il principio comunista del centralismo democratico.

La Lettera aperta del Comitato centrale del PCUS evita di dare alcuna replica ai nostri argomenti di principio, e si limita a definire i comunisti cinesi “difensori del culto della personalità e rivenduglioli delle idee erronee di Stalin”.

Quando stava combattendo i menscevichi, Lenin disse: “Non replicare agli argomenti di principio dell’avversario ed attribuirgli solo ‘eccitazione’ non significa discutere ma insultare.” L’atteggiamento mostrato dal Comitato centrale del PCUS nella sua Lettera aperta è esattamente come quello dei menscevichi.

Sebbene la Lettera aperta ricorra all’insulto in luogo della discussione, noi, dal nostro canto, preferiamo replicare con argomenti di principio ed un gran numero di fatti.

La grande Unione Sovietica fu il primo Stato della dittatura del proletariato. All’inizio, il principale dirigente del partito e del governo in questo Stato fu Lenin. Dopo la morte di Lenin, fu Stalin.

Dopo la morte di Lenin, Stalin diventò non solo il dirigente del partito e del governo dell’Unione Sovietica ma anche il dirigente riconosciuto del movimento comunista internazionale.

Sono solo 46 anni che il primo Stato socialista fu inaugurato dalla Rivoluzione d’ottobre. Per circa trenta di questi anni Stalin fu il principale dirigente di questo Stato. Le attività di Stalin occupano un posto estremamente importante sia nella storia della dittatura del proletariato che in quella del movimento comunista internazionale. Il Partito comunista cinese ha consistentemente sostenuto che la questione di come valutare Stalin e quale atteggiamento assumere nei suoi confronti non è solo una questione di valutare Stalin personalmente; è, quel ch’è più importante, una questione di come fare il bilancio dell’esperienza storica della dittatura del proletariato e del movimento comunista internazionale dopo la morte di Lenin.

Il compagno Krushciov negò completamente Stalin al 20° Congresso del PCUS. Egli omise di consultare prima i partiti fratelli su questa questione di principio che coinvolge l’intero movimento comunista internazionale e cercò dopo d’imporre loro il “fatto compiuto”. Chiunque dia una valutazione di Stalin differente da quella della direzione del PCUS è accusato di “difesa del culto della personalità” e “interferenza” negli affari interni del PCUS. Ma nessuno può negare il significato internazionale dell’esperienza storica del primo Stato della dittatura del proletariato, o il fatto storico che Stalin era il dirigente del movimento comunista internazionale; di conseguenza, nessuno può negare che la valutazione di Stalin è una questione importante di principio che riguarda l’interò movimento comunista internazionale. Che ragione hanno, dunque, i dirigenti del PCUS di proibire ad altri partiti fratelli di fare una realistica analisi e valutazione di Stalin?

Il Partito comunista cinese ha invariabilmente insistito su una analisi completa, oggettiva e scientifica dei meriti e demeriti di Stalin con il metodo del materialismo storico e con la presentazione della storia come essa realmente si svolse, e si è opposto alla soggettiva, cruda e completa negazione di Stalin con il metodo dell’idealismo storico e con la distorsione e l’alterazione intenzionale della storia.

Il Partito comunista cinese ha costantemente sostenuto che Stalin ha commesso errori, che hanno avuto le loro radici ideologiche nonché sociali e storiche. È necessario criticare gli errori che Stalin effettivamente commise, non quelli che gli vengono infondatamente attribuiti, e da una corretta posizione e con metodi corretti. Ma noi ci siamo costantemente opposti all’impropria critica di Stalin, fatta da una errata posizione e con metodi errati.

Quando era vivo Lenin, Stalin combattè contro lo zarismo e propagò il marxismo; dopo essere diventato membro del Comitato centrale del Partito bolscevico guidato da Lenin prese parte alla lotta per preparare la via alla Rivoluzione del 1917; dopo la Rivoluzione d’ottobre lottò per difendere i frutti della rivoluzione proletaria.

Stalin guidò il PCUS ed il popolo sovietico, dopo la morte di Lenin, a lottare risolutamente contro i nemici sia interni che esterni, ed a salvaguardare e consolidare il primo Stato socialista del mondo.

Stalin guidò il PCUS ed il popolo sovietico a difendere la linea dell’industralizzazione socialista e della collettivizzazione agricola e ad ottenere grandi successi nella trasformazione socialista e nella costruzione socialista.

Stalin guidò il PCUS, il popolo sovietico e l’esercito sovietico per un’ardua ed aspra lotta alla grande vittoria della guerra antifascista.

Stalin difese e sviluppò il marxismo-leninismo nella lotta contro varie specie di opportunismo, contro i nemici del leninismo, i trotskisti, gli zinovievisti, i bukharinisti ed altri agenti borghesi.

Stalin dette un indelebile contributo al movimento comunista internazionale in una serie di scritti teorici che sono immortali opere marxiste-leniniste.

Stalin guidò il partito ed il governo sovietici a seguire una politica estera che nel suo complesso era in conformità con l’internazionalismo proletario ed a dare grande assistenza alle lotte rivoluzionarie di tutti i popoli, incluso il popolo cinese.

Stalin fu in prima fila nella corrente della storia a guidare la lotta, e fu un nemico irreconciliabile degli imperialisti e di tutti i reazionari.

Le attività di Stalin sono intimamente legate con le lotte del grande PCUS e del grande popolo sovietico e sono inseparabili dalle lotte rivoluzionarie del popolo di tutto il mondo.

La vita di Stalin è stata la vita di un grande marxista-leninista, di un grande rivoluzionario proletario.

È vero che mentre compì gesta meritorie per il popolo sovietico e per il movimento comunista internazionale, Stalin, grande marxista-leninista e rivoluzionario proletario, commise anche certi errori. Alcuni furono errori di principio ed altri furono errori commessi nel corso del lavoro pratico; alcuni avrebbero potuto essere evitati ed altri erano difficilmente evitabili nel momento in cui la dittatura del proletariato non aveva precedenti da seguire.

Nel suo modo di pensare, Stalin s’allontanò dal materialismo dialettico e cadde nella metafisica e nel soggettivismo su certe questioni, e di conseguenza fu a volte separato dalla realtà e dalle masse. Nelle lotte all’interno ed all’esterno del partito, in certe occasioni e su certe questioni egli confuse due tipi di contraddizioni che sono di natura differente, le contraddizioni tra noi stessi e il nemico e le contraddizioni tra il popolo, e confuse anche i differenti metodi necessari per trattarle. Nel lavoro guidato da Stalin di reprimere la controrivoluzione, molti controrivoluzionari che meritavano la punizione furono giustamente puniti, ma allo stesso tempo ci furono innocenti che furono ingiustamente condannati; e nel 1937 e 1938 fu commesso l’errore di allargare la portata della repressione dei controrivoluzionari. In fatto di organizzazione del partito e del governo, egli non applicò pienamente il centralismo democratico proletario e, fino ad un certo punto, lo violò. Trattando le relazioni con partiti e paesi fratelli, egli commise alcuni errori. Egli diede anche alcuni cattivi consigli nel movimento comunista internazionale. Questi errori causarono certe perdite all’Unione Sovietica ed al movimento comunista internazionale.

I meriti e gli errori di Stalin sono questioni di realtà storica, oggettiva. Un confronto dimostra che i suoi meriti sono maggiori delle sue colpe. Egli era primariamente nel giusto, e le sue colpe furono secondarie. Nel fare il bilancio del pensiero di Stalin e del suo lavoro nel complesso, ogni onesto comunista che rispetta la storia, prima di tutto sicuramente osserverà ciò che era primario in Stalin. Pertanto, quando gli errori di Stalin vengono correttamente valutati, criticati e superati, è necessario salvaguardare ciò che era primario nella vita di Stalin, salvaguardare il marxismo-leninismo che egli difese e sviluppò.

Sarà utile se gli errori di Stalin, che furono soltanto secondari, saranno presi come lezioni storiche in modo che i comunisti dell’Unione Sovietica e di altri paesi possano stare in guardia ed evitare di ripetere quegli errori o possano commettere meno errori. Le lezioni storiche sia positive che negative sono utili per tutti i comunisti, a condizione che siano tratte in modo corretto e in conformità con i fatti storici e non distorcendoli.

Lenin sottolineò più di una volta che i marxisti erano totalmente diversi dai revisionisti della Seconda internazionale, nel loro atteggiamento verso persone quali Bebel e Rosa Luxemburg, che erano grandi rivoluzionari proletari malgrado tutti i loro errori. I marxisti non nascondevano gli errori di tali persone, ma attraverso tali esempi impararono “come evitarli e vivere secondo le più rigorose esigenze del marxismo rivoluzionario.” Per contrasto, i revisionisti “esultavano” e “schiamazzavano” per gli errori di Bebel e Rosa Luxemburg. Ridicolizzando i revisionisti, Lenin citò a questo proposito una favola russa: “Talvolta le aquile possono volare più in basso delle galline, ma le galline non possono mai levarsi all’altezza delle aquile.” Bebel e Rosa Luxemburg furono “grandi comunisti” e nonostante i loro errori, restarono “aquile” mentre i revisionisti erano un branco di galline “nel cortile del movimento della classe operaia, tra i mucchi di letame”.

Il ruolo storico di Bebel e Rosa Luxemburg non è affatto paragonabile a quello di Stalin. Stalin fu il grande dirigente della dittatura del proletariato e del movimento comunista internazionale per un’intera epoca storica e si deve esercitare maggiore cura nel valutarlo.

I dirigenti del PCUS hanno accusato il Partito comunista cinese di “difendere” Stalin. Sì, noi difendiamo Stalin. Quando Krushciov distorce la storia e nega completamente Stalin, naturalmente noi abbiamo l’inevitabile dovere di farci avanti a difenderlo nell’interesse del movimento comunista internazionale. Difendendo Stalin, il Partito comunista cinese difende il suo lato corretto, difende la storia gloriosa della lotta del primo Stato della dittatura del proletariato, creato dalla Rivoluzione d’ottobre; difende la gloriosa storia di lotta del PCUS; difende il prestigio del movimento comunista internazionale tra i lavoratori di tutto il mondo. In breve, difende la teoria e la pratica del marxismo-leninismo. Non sono solo i comunisti cinesi che fanno questo; tutti i comunisti fedeli al marxismo-leninismo, tutti i fermi rivoluzionari e tutti gli uomini retti sono andati facendo altrettanto.

Mentre difendiamo Stalin, noi non difendiamo i suoi errori. Molto tempo fa, i comunisti cinesi ebbero esperienze di prima mano di alcuni dei suoi errori. Delle sbagliate linee opportunistiche di “sinistra” e di destra, apparse in questo o quel momento nel Partito comunista cinese, alcune sorsero sotto l’influenza di certi errori di Stalin, per quanto concerne la loro fonte internazionale. Nell’ultima parte degli anni 20, negli anni 30 e all’inizio e alla metà degli anni 40, i marxisti-leninisti cinesi, rappresentati dai compagni Mao Tse-tung e Liu Shao-chi resistettero all’influenza degli errori di Stalin; essi superarono gradualmente le linee errate di opportunismo di “sinistra” e di destra, e alla fine guidarono alla vittoria la rivoluzione cinese.

Ma poiché alcune delle idee errate avanzate da Stalin furono accettate ed applicate da certi compagni cinesi, noi cinesi dobbiamo assumercene la responsabilità. Nella sua lotta contro l’opportunismo di “sinistra” e di destra, pertanto, il nostro partito criticò soltanto i suoi compagni che sbagliavano, e non dette mai la colpa a Stalin. Lo scopo della nostra critica fu quello di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, apprendere le lezioni appropriate e far avanzare la causa rivoluzionaria. Noi chiedemmo semplicemente ai compagni che sbagliavano di correggere i loro errori. Se essi non lo facevano, noi aspettavamo fino a che essi erano gradualmente risvegliati dalla propria esperienza pratica, a condizione che essi non organizzassero gruppi segreti per condurre attività clandestine e di rottura. Il nostro metodo era il giusto metodo della critica e dell’autocritica interna di partito: noi partimmo dal desiderio di unità ed arrivammo ad una nuova unità su una nuova base attraverso la critica e la lotta, e così ottenemmo buoni risultati. Noi sostenemmo che queste erano contraddizioni tra il popolo e non tra il nemico e noi, e che pertanto dovevamo usare il metodo summenzionato.

Che atteggiamento hanno il compagno Krushciov ed altri dirigenti del PCUS nei confronti di Stalin dopo il 20° Congresso del PCUS?

Essi non hanno fatto un’analisi completa storica e scientifica della sua vita e del suo lavoro ma l’hanno completamente negato, senza distinguere in alcun modo tra giusto ed errato.

Essi hanno trattato Stalin non come un compagno ma come un nemico.

Essi non hanno adottato il metodo della critica e dell’autocritica per fare il bilancio dell’esperienza ma hanno dato la colpa di tutti gli errori a Stalin, o gli hanno attribuito “errori” che essi hanno arbitrariamente inventato.

Essi non hanno presentato i fatti e ragionato sulle cose ma hanno portato demagogici attacchi personali a Stalin, allo scopo di avvelenare la mente del popolo. Krushciov ha insultato Stalin chiamandolo “assassino”, “criminale”, “bandito”, “giocatore d’azzardo”, “despota del tipo di Ivan il Terribile”, “il più grande dittatore della storia russa”, “imbecille”, “idiota”, ecc. Quando noi siamo costretti a citare tutto questo sporco, volgare e perfido linguaggio, abbiamo paura che possa imbrattare la nostra penna e la nostra carta.

Krushciov ha insultato Stalin chiamandolo “il più grande dittatore della storia russa”. Ciò non significa forse che il popolo sovietico è vissuto per trenta lunghi anni sotto la “tirannia” del “più grande dittatore della storia russa”, e non nel sistema socialista? Il grande popolo sovietico ed il popolo rivoluzionario di tutto il mondo non sono affatto d’accordo con questa calunnia!

Krushciov ha insultato Stalin chiamandolo “despota del tipo di Ivan il Terribile”. Ciò non significa forse che l’esperienza che il grande PCUS ed il popolo sovietico hanno fornito per trenta anni al popolo di tutto il mondo non è stata l’esperienza della dittatura del proletariato ma quella della vita sotto il dominio di un “despota” feudale? Il grande popolo sovietico, i comunisti sovietici ed i marxist-leninisti di tutto il mondo non seno affatto d’accordo con questa calunnia!

Krushciov ha insultato Stalin chiamandolo “bandito”. Ciò non significa forse che il primo Stato socialista del mondo è stato per un lungo periodo guidato da “un bandito”? Il grande popolo sovietico ed il popolo rivoluzionario di tutto il mondo non sono affatto d’accordo con questa calunnia!

Krushciov ha insultato Stalin chiamandolo “imbecille”. Ciò non significa forse che il PCUS che ha condotto eroiche lotte rivoluzionarie negli scorsi decenni aveva un “imbecille” per dirigente? I comunisti sovietici ed i marxisti-leninisti di tutto il mondo non sono affatto d’accordo con questa calunnia!

Krushciov ha insultato Stalin chiamandolo “idiota”. Ciò non significa forse che la grande Armata sovietica che ha trionfato nella guerra antifascista aveva un “idiota” per comandante supremo? I gloriosi comandanti e combattenti dell’Armata sovietica e tutti i combattenti antifascisti di tutto il mondo non sono affatto d’accordo con questa calunnia!

Krushciov ha insultato Stalin chiamandolo “assassino”. Ciò non significa forse che il movimento comunista internazionale ha avuto un “assassino” come suo maestro per decenni? I comunisti di tutto il mondo, inclusi i comunisti sovietici, non sono affatto d’accordo con questa calunnia!

Kruschiov ha insultato Stalin chiamandolo “giocatore d’azzardo”. Ciò non significa forse che i popoli rivoluzionari hanno avuto un “giocatore d’azzardo” come loro alfiere nella lotta contro l’imperialismo e la reazione? Tutti i popoli rivoluzionari del mondo, incluso il popolo sovietico, non sono affatto d’accordo con questa calunnia!

Tali insulti di Krushciov a Stalin sono grossolani insulti al grande popolo sovietico, grossolani insulti al PCUS, all’Armata sovietica, alla dittatura del proletariato ed al sistema socialista, al movimento comunista internazionale, al popolo rivoluzionario di tutto il mondo ed al marxismo-leninismo.

In che posizione si mette Krushciov che partecipò alla direzione del partito e dello Stato durante il periodo di Stalin, quando si batte il petto, picchia sul tavolo e grida a squarciagola insulti a Stalin? Nella posizione del complice di un “assassino”, o di un “bandito”? O nella stessa posizione di un “imbecille” o di un “idiota”? Che differenza c’è tra tali insulti di Krushciov a Stalin e gli insulti degli imperialisti, dei reazionari dei vari paesi, e dei rinnegati del comunismo? Perché tale inveterato odio per Stalin? Perché attaccarlo più ferocemente che il nemico?

Nell’insultare Stalin, Krushciov sta in effetti sfrenatamente denunciando il sistema e lo Stato sovietici. Il suo linguaggio a questo riguardo non è affatto più mite, ma più violento di quello di rinnegati come Kautsky, Trotsky, Tito e Djilas.

Si dovrebbe citare il seguente brano della Lettera aperta del Comitato centrale del PCUS e chiedere a Krushciov: “Come possono essi dire una tale cosa del partito del grande Lenin, della patria del socialismo, del popolo che, primo nel mondo, ha compiuto una rivoluzione socialista, ne ha difeso i grandi frutti nelle più amare battaglie contro l’imperialismo internazionale e la controrivoluzione interna, ed offre miracoli di eroismo e di dedizione nella lotta per l’edificazione del comunismo, adempiendo onestamente il suo dovere internazionalista verso il popolo lavoratore del mondo”!

Nel suo articolo II significato politico dell’insulto Lenin disse: “L’insulto in politica nasconde spesso la completa mancanza di contenuto ideologico, la mancanza d’iniziativa e l’impotenza, l’irritante impotenza di chi insulta.” Questo non è forse riferibile ai dirigenti del PCUS che, sentendosi costantemente perseguitati dallo spettro di Stalin, cercano di nascondere la loro totale mancanza di principio, la loro mancanza d’iniziativa e l’irritante impotenza, insultando Stalin? La grande maggioranza del popolo sovietico disapprova questi insulti a Stalin. Essa cura sempre più la memoria di Stalin. I dirigenti del PCUS si sono seriamente isolati dalle masse. Essi si sentono sempre minacciati dallo spettro di Stalin, che è in effetti il grande scontento delle larghe masse verso la completa negazione di Stalin. Finora Krushciov non ha osato far vedere al popolo sovietico ed agli altri popoli del campo socialista il rapporto segreto con la completa negazione di Stalin, da lui fatto al 20° Congresso del PCUS, perché è un rapporto che non può sopportare la luce del giorno, un rapporto che alienerebbe seriamente le masse. Particolarmente degno di nota è il fatto che mentre insultano Stalin in ogni maniera possibile, i dirigenti del PCUS considerano Eisenhower, Kennedy e loro simili “con rispetto e fiducia”! Essi insultano Stalin chiamandolo “un despota del tipo di Ivan il Terribile” e “il più grande dittatore nella storia della Russia”, ma fanno complimenti ad Eisenhower e Kennedy dicendo che “hanno l’appoggio dell’assoluta maggioranza del popolo americano”. Essi insultano Stalin chiamandolo “idiota” ma lodano Eisenhower, Kennedy chiamandoli “ragionevoli”! Da una parte, essi attaccano perfidamente un grande marxista-leninista, un grande rivoluzionario proletario e un grande dirigente del movimento comunista internazionale, e dall’altra, essi portano alle stelle i caporioni dell’imperialismo. Esiste una qualche possibilità che il nesso tra questi fenomeni sia soltanto casuale e che non derivi con logica inesorabile dal tradimento del marxismo-leninismo?

Se la sua memoria non è troppo corta, Krushciov dovrebbe ricordare che ad un comizio a Mosca nel gennaio 1937 egli stesso condannò giustamente coloro che avevano attaccato Stalin dicendo: “Levando la mano contro il compagno Stalin, essi l’hanno levata contro tutti noi, contro la classe operaia ed il popolo lavoratore. Levando la mano contro il compagno Stalin, essi l’hanno levata contro gli insegnamenti di Marx, Engels e Lenin!” Krushciov stesso esaltò ripetutamente Stalin chiamandolo un “amico intimo e compagno d’armi del grande Lenin”, “il più grande genio, maestro e guida dell’umanità” e “il grande e invincibile maresciallo”, e “il sincero amico del popolo” e “padre”.

Se si confronta ciò che ha detto Krushciov quando Stalin era in vita con ciò che ha detto dopo la sua morte, non si potrà fare a meno di vedere che Krushciov ha fatto un voltafaccia di 180° nella sua valutazione di Stalin.

Se la sua memoria non è troppo corta, Krushciov dovrebbe naturalmente ricordare che nel periodo della direzione di Stalin, egli stesso era particolarmente attivo nell’appoggiare e applicare la politica allora predominante per la repressione dei controrivoluzionari.

Il 6 giugno 1937, alla Quinta conferenza di partito della Provincia di Mosca Krushciov dichiarò:

Il nostro partito annienterà spietatamente la banda di traditori e felloni, e distruggerà tutta la feccia destro-trotskista… La garanzia di ciò è l’incrollabile guida del nostro Comitato centrale, la ferma guida del nostro dirigente compagno Stalin… Noi annienteremo totalmente i nemici – fino all’ultimo uomo – e spargeremo le loro ceneri al vento.

L’8 giugno 1938, alla Quarta conferenza di partito della provincia di Kiev, Krushciov dichiarò:

“Gli Yakir, i Balyitski, i Lyubchenky, gli Zatonsky e l’altra feccia della società volevano portare i latifondisti polacchi in Ucraina, volevano portare qui i fascisti, i latifondisti ed i capitalisti tedeschi… Noi abbiamo annientato un considerevole numero di nemici, ma non ancora tutti. Perciò, è necessario tenere gli occhi aperti. Noi dobbiamo tenere fermamente a mente le parole del compagno Stalin, che finché esiste l’accerchiamento capitalistico, spie e sabotatori saranno contrabbandati nel nostro paese.”

Perché Krushciov che si trovava alla direzione del partito e dello Stato nel periodo di Stalin e che appoggiò attivamente e applicò fermamente la politica della repressione dei controrivoluzionari, ripudia ogni cosa fatta durante questo periodo e getta la colpa di tutti gli errori sul solo Stalin, mentre riabilita completamente sé stesso?

Quando Stalin faceva qualcosa di errato, era capace di farsi l’autocritica. Per esempio, egli aveva dato qualche cattivo consiglio per quanto riguarda la rivoluzione cinese. Dopo la vittoria della rivoluzione cinese, egli ammise il suo errore. Stalin anche ammise alcuni dei suoi errori nel lavoro di epurazione dei ranghi del partito, nel suo rapporto al 18° Congresso del PCUS(b), nel 1939. E Krushciov? Egli semplicemente non conosce che cosa sia l’autocritica; tutto ciò che egli sa fare è dare tutta la colpa agli altri e pretendere per sé tutto il merito.

Non è sorprendente che queste brutte azioni di Krushciov debbano essere occorse quando infuria il revisionismo moderno. Come disse Lenin nel 1915 criticando i revisionisti della Seconda internazionale per il loro tradimento del marxismo: “Nel nostro tempo, quando le parole pronunciate in precedenza sono dimenticate, i principî abbandonati, la visione del mondo scartata e le risoluzioni e le solenni promesse gettate via, non è affatto sorprendente che accada una tale cosa.” Come la serie di eventi dopo il 20° Congresso del PCUS ha pienamente dimostrato, la completa negazione di Stalin da parte della direzione del PCUS ha avuto conseguenze estremamente gravi.

Essa ha fornito agli imperialisti ed ai reazionari di tutti i paesi munizioni antisovietiche ed anticomuniste straordinariamente gradite. Poco dopo il 20° Congresso del PCUS, gli imperialisti sfruttarono il rapporto segreto antistaliniano di Krushciov per provocare un’ondata su scala mondiale contro l’Unione Sovietica e contro il comunismo. Gli imperialisti, i reazionari di tutti i paesi, la cricca di Tito e gli opportunisti delle varie specie colsero tutti l’occasione per attaccare l’Unione Sovietica, il campo socialista e tutti i partiti comunisti; cosi molti partiti e paesi fratelli furono messi in serie difficoltà.

La frenetica campagna contro Stalin da parte della direzione del PCUS mise i trotskisti, che erano da lungo tempo diventati cadaveri politici, in grado di tornare in vita e levare clamori per la “riabilitazione” di Trotsky. Nel novembre 1961, alla conclusione del 22° Congresso del PCUS, la Segreteria internazionale della cosiddetta Quarta internazionale, in una “Lettera al 22° Congresso del PCUS e al suo nuovo Comitato centrale”, affermava che Trotsky nel 1937 aveva detto che sarebbe stato eretto un monumento in onore delle vittime di Stalin. “Oggi”, continuava la lettera, “questa predizione si è avverata. Al vostro Congresso il Primo segretario del vostro partito ha promesso l’erezione di questo monumento.” In questa lettera veniva avanzata la specifica richiesta che il nome di Trotsky venisse “inciso a caratteri d’oro sul monumento eretto in onore delle vittime di Stalin.” I trotskisti non fecero segreto della loro gioia, dichiarando che la campagna antistaliniana iniziata dalla direzione del PCUS aveva “aperto la porta al trotskismo” e avrebbe “grandemente aiutato il progresso del trotskismo e della sua organizzazione: la Quarta internazionale”.

Negando completamente Stalin, i dirigenti del PCUS hanno fini che non possono sopportare la luce del giorno.

Stalin morì nel 1953; tre anni più tardi i dirigenti del PCUS lo attaccarono violentemente al 20° Congresso, e otto anni dopo la sua morte essi fecero di nuovo ciò al 22° Congresso, e rimossero e bruciarono i suoi resti. Ripetendo i loro violenti attacchi contro Stalin, i dirigenti del PCUS miravano a cancellare l’indelebile influenza di questo grande rivoluzionario proletario tra i popoli dell’Unione Sovietica e di tutto il mondo, e a preparare la via alla negazione del marxismo-leninismo, che Stalin aveva difeso e sviluppato, ed alla completa applicazione di una linea revisionistica. La loro linea revisionistica cominciò esattamente con il 20° Congresso e divenne pienamente sistemata al 22° Congresso. I fatti hanno dimostrato sempre più chiaramente che la loro revisione delle teorie marxiste-leniniste sull’imperialismo, sulla guerra e la pace, sulla rivoluzione proletaria e la dittatura del proletariato, sulla rivoluzione nelle colonie e semicolonie, sul partito proletario, e via dicendo, è inseparabilmente legata alla loro completa negazione di Stalin.

E’ sotto il pretesto di “combattere contro il culto della personalità” che la direzione del PCUS cerca di negare completamente Stalin.

Lanciando “la battaglia contro il culto della personalità”, i dirigenti del PCUS non vogliono restaurare ciò che essi chiamano “i criteri leninisti della vita del partito e dei principi della direzione”. Al contrario, essi stanno violando gli insegnamenti di Lenin sulle relazioni tra dirigenti, partito, classe e masse e contravvenendo il principio del centralismo democratico nel partito.

I marxisti-leninisti sostengono che se il partito rivoluzionario del proletariato è genuinamente per servire da quartiere generale del proletariato nella lotta, esso deve trattare correttamente le relazioni tra dirigenti, partito, classe e masse e deve essere organizzato sul principio del centralismo democratico nel partito. Un tale partito deve avere un nucleo direttivo abbastanza stabile, che dovrebbe consistere in un gruppo di dirigenti lungamente provati che sono in grado di integrare la verità universale del marxismo-leninismo con la pratica concreta della rivoluzione.

I dirigenti del partito proletario, che siano membri del comitato centrale o dei comitati locali, emergono dalle masse nel corso della lotta di classe e dei movimenti rivoluzionari di massa. Essi sono infinitamente fedeli alle masse, hanno stretti legami con esse e sono capaci di concentrare correttamente le idee delle masse e poi portarle a compimento. Tali dirigenti sono genuini rappresentanti del proletariato e sono riconosciuti dalle masse. Avere tali dirigenti è un segno della maturità politica di un partito proletario, e qui è sita la speranza della vittoria per la causa del proletariato.

Lenin aveva assolutamente ragione dicendo che “non c’è una sola classe nella storia che abbia ottenuto il potere senza produrre i suoi dirigenti politici, i suoi prominenti rappresentanti, capaci di organizzare un movimento e guidarlo”. Egli disse anche: “L’addestramento di dirigenti di partito pratici, massimamente autorevoli è un compito a lunga scadenza e difficile. Ma senza questo, la dittatura del proletariato, la sua ‘unità di intenti’ resterebbero vuote parole.”

Il Partito comunista cinese ha sempre aderito agli insegnamenti marxisti-leninisti sul ruolo delle masse e dell’individuo nella storia e sulle relazioni tra dirigenti, partito, classe e masse, ed ha difeso il centralismo democratico nel partito. Noi abbiamo sempre mantenuto la direzione collettiva; nello stesso tempo, noi siamo contro lo sminuire il ruolo dei dirigenti. Mentre attribuiamo importanza a questo ruolo, noi siamo contro il disonesto ed eccessivo elogio degli individui e l’esagerazione del loro ruolo. Già nel 1949, il Comitato centrale del Partito comunista cinese, su proposta del compagno Mao Tse-tung, prese la decisione di proibire celebrazioni pubbliche di ogni sorta per i compleanni dei dirigenti del partito e di dare il loro nome alle città, strade o imprese.

Questo nostro consistente e corretto atteggiamento è fondamentalmente differente dalla “battaglia contro il culto della personalità” patrocinata dalla direzione del PCUS.

E’ diventato sempre più chiaro che nel patrocinare la “battaglia contro il culto della personalità”, i dirigenti del PCUS non intendono, come essi pretendono, promuovere la democrazia, praticare la direzione collettiva e opporsi all’esagerazione del ruolo dell’individuo, ma hanno secondi fini.

Qual’è esattamente la sostanza della loro “battaglia contro il culto della personalità”?

Per dirla schietta, essa non è altro che quanto segue:

1. Col pretesto di “combattere contro il culto della personalità”, contrapporre Stalin, il dirigente del partito, all’organizzazione del partito, al proletariato e alle masse popolari;

2. Col pretesto di “combattere contro il culto della personalità”, offuscare il partito proletario, la dittatura del proletariato, e il sistema socialista;

3. Col pretesto di “combattere contro il culto della personalità”, farsi una riputazione e attaccare i rivoluzionari che sono fedeli al marxismo-leninismo, così da preparare la strada agli intriganti revisionisti per usurpare la direzione del partito e dello Stato;

4. Col pretesto di “combattere contro il culto della personalità”, interferire negli affari interni dei partiti fratelli e paesi fratelli e cercare di sovvertirne la direzione secondo la propria volontà;

5. Col pretesto di “combattere contro il culto della personalità”, attaccare i partiti fratelli che aderiscono al marxismo-leninismo e dividere il movimento comunista internazionale.

La “battaglia contro il culto della personalità” lanciata da Krushciov è uno spregevole intrigo politico. Come quel tale descritto da Marx: “E’ nel suo elemento come intrigante, mentre è una nullità come teorico.”

La Lettera aperta del Comitato centrale del PCUS afferma che “mentre demoliscono il culto della personalità, e combattono contro le sue conseguenze”, essi “esaltano i dirigenti che… godono di meritato prestigio”. Che significa ciò? Significa che mentre calpestano Stalin, i dirigenti del PCUS portano Krushciov alle stelle.

Essi descrivono Krushciov, che non era ancora comunista al tempo della Rivoluzione d’ottobre, e che faceva un lavoro politico di basso rango durante la guerra civile, come lo “attivo costruttore dell’Armata rossa”.

Essi attribuiscono la grande vittoria della battaglia decisiva nella Guerra patria sovietica interamente a Krushciov, dicendo che nella battaglia di Stalingrado, “si udiva frequentemente la voce di Krushciov” e che egli fu “l’anima degli stalingradesi.”

Essi attribuiscono i grandi successi nelle armi nucleari e nella tecnica dei missili interamente a Krushciov, chimandolo “il padre cosmico”. Ma come tutti sanno, il successo dell’Unione Sovietica nella fabbricazione delle bombe atomiche e all’idrogeno fu una grande impresa degli scienziati e tecnici sovietici e del popolo sovietico sotto la guida di Stalin. Le fondamenta della tecnica dei missili sono state anch’esse gettate al tempo di Stalin. Come possono essere cancellati questi importanti fatti storici? Come possono essere dati tutti i meriti a Krushciov?

Essi lodano Krushciov, che ha riveduto le teorie fondamentali del marxismo-leninismo e che sostiene che il leninismo è superato, come il “brillante modello che ha creativamente sviluppato e ha arricchito la teoria marxista-leninista”.

Ciò che i dirigenti del PCUS stanno facendo sotto il pretesto di “combattere il culto della personalità”, è esattamente come Lenin disse: “In luogo dei vecchi dirigenti, che hanno ordinarie vedute umane sulle cose ordinarie, vengono avanzati nuovi dirigenti… che dicono soprannaturali sciocchezze e guazzabugli.” La Lettera aperta del Comitato centrale del PCUS calunnia la nostra posizione di adesione al marxismo-leninismo, affermando che noi “stiamo cercando di imporre ad altri partiti le pratiche, l’ideologia e la morale, le forme ed i metodi della direzione in auge nel periodo del culto della personalità”. Questa affermazione smaschera ulteriormente l’assurdità della “battaglia contro il culto della personalità”.

Secondo i dirigenti del PCUS, dopo che la Rivoluzione d’ottobre ebbe posto fine al capitalismo in Russia, seguì un “periodo di culto della personalità”. Sembrerebbe che “il sistema sociale” e “l’ideologia e la morale” di questo periodo non erano socialisti. In quel periodo, il popolo lavoratore sovietico soffriva “pesante oppressione”, predominava una “atmosfera di paura, di sospetto e d’incertezza che avvelenava la vita del popolo”, e la società sovietica era intralciata nel suo sviluppo. Nel suo discorso al convegno per l’amicizia sovietico-ungherese, il 19 luglio 1963, Krushciov ha parlato di quello che egli ha chiamato il dominio del “terrore” di Stalin, dicendo che Stalin “conservava il suo potere con un’ascia”. Egli ha descritto l’ordine sociale di quel tempo nei seguenti termini: “… in quel periodo un uomo che andava al lavoro spesso non sapeva se sarebbe ritornato a casa, se avrebbe rivisto sua moglie ed i figli.”

“Il periodo del culto della personalità” quale è descritto dalla direzione del PCUS, fu un periodo in cui la società era più “odiosa” e “barbara” che nel periodo del feudalesimo o del capitalismo.

Secondo la direzione del PCUS, la dittatura del proletariato ed il sistema socialista della società che furono stabiliti come risultato della Rivoluzione d’ottobre, per parecchi decenni non riuscirono ad eliminare l’oppressione del popolo lavoratore o ad accelerare lo sviluppo della società sovietica. Soltanto dopo che il 20° Congresso del PCUS realizzò la “battaglia contro il culto della personalità”, fu tolta al popolo lavoratore la “pesante oppressione” e “lo sviluppo della società sovietica” improvvisamente, “fu accelerato”.

Kruschiov ha detto: “Ah! Se almeno Stalin fosse morto dieci anni prima!” Come tutti sanno, Stalin morì nel 1953; dieci anni prima sarebbe stato il 1943, proprio l’anno in cui l’Unione Sovietica iniziò la sua controffensiva nella Grande guerra patria. A quel tempo, chi voleva che Stalin morisse? Hitler!

Non è una cosa nuova nella storia del movimento comunista internazionale che i nemici del marxismo-leninismo vilipendano i dirigenti del proletariato e cerchino di minare la causa proletaria con l’uso di slogan come “combattere il culto della personalità”. Si tratta di uno sporco espediente che la gente ha capito da lungo tempo.

Nel periodo della Prima internazionale l’intrigante Bakunin usò un linguaggio simile per ingiuriare Marx. Dapprima, per insinuarsi nella fiducia di Marx, gli scrisse: “Io sono il vostro discepolo e sono orgoglioso di esserlo.” Poi, quando gli fallì l’intrigo di usurpare la direzione della Prima internazionale, egli insultò Marx e disse: “Essendo un tedesco e un ebreo, egli è un assolutista da capo a piedi” ed un “dittatore”.

Nel periodo della Seconda internazionale, il rinnegato Kautsky usò simile linguaggio per ingiuriare Lenin. Egli calunniò Lenin, paragonandolo al “dio dei monoteisti” che aveva “ridotto il marxismo allo stato non solo di una religione di Stato ma di una fede medievale od orientale.”

Nel periodo della Terza internazionale il rinnegato Trotsky usò similmente tale linguaggio per ingiuriare Stalin. Egli disse che Stalin era un “despota” e che “il burocrate Stalin diffondeva il basso culto del dirigente, attribuendo al dirigente santità.”

La cricca dei moderni revisionisti di Tito usa anche essa simili parole per ingiuriare Stalin, dicendo che Stalin fu il “dittatore”, “in un sistema di assoluto potere personale”.

Così è chiaro che il problema di “combattere contro il culto della personalità” avanzato dalla direzione del PCUS, è sceso attraverso Bakunin, Kautsky, Trotsky e Tito, i quali tutti lo usarono per attaccare i dirigenti del proletariato e per minare il movimento comunista internazionale.

Gli opportunisti nella storia del movimento comunista internazionale non furono capaci di negare Marx, Engels o Lenin con il vilipendio, né è capace Krushciov di negare Stalin con il vilipendio.

Come Lenin pose in rilievo, una posizione di privilegio non può assicurare il successo del vilipendio.

Krushciov è stato capace di utilizzare la sua posizione di privilegio per togliere il corpo di Stalin dal Mausoleo di Lenin, ma per quanto cerchi, non potrà mai riuscire a togliere la grande immagine di Stalin dalla mente del popolo sovietico e del popolo di tutto il mondo.

Krushciov può utilizzare la sua posizione di privilegio per alterare il marxismo-leninismo in un modo o nell’altro, ma per quanto cerchi, non potrà mai riuscire a rovesciare il marxismo-leninismo che Stalin difese e che è difeso dai marxisti-leninisti di tutto il mondo.

Vorremmo offrire una parola di sincero consiglio al compagno Krushciov. Noi speriamo che vi rendiate conto dei vostri errori e ritorniate dalla vostra via errata alla via del marxismo-leninismo.

Vivano i grandi insegnamenti rivoluzionari di Marx, Engels, Lenin e Stalin!

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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