Ludo Martens ; il revisionismo di Tito e gli Stati Uniti-Tito’s revisionism and the United States

 Ludo Martens  ; il revisionismo di Tito  e gli Stati Uniti

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I paesi dell’Europa centrale e orientale, che ha portato aspre lotte durante gli anni 1945 – 1948 per la costruzione del socialismo, avevano un’esperienza minore rispetto a quello che aveva il partito sovietico. Ideologicamente, non erano solide: il fatto che centinaia di migliaia di nuovi membri, spesso provenienti da circoli social-democratici, li hanno resi facilmente oggetto di opportunismo e nazionalismo borghese.
Già nel 1948, il modello socialdemocratico anti-sovietico è stato adottato dalla direzione del Partito comunista jugoslavo. Iniziando  la lotta contro il revisionismo di Tito nel 1948, Stalin si dimostrò lucido e fermo nei suoi principi. Quarantacinque anni dopo, la storia ha completamente confermato le sue previsioni. Al momento dell’invasione tedesca nel 1941, il partito clandestino jugoslavo aveva 12.000 aderenti  , 8.000 di questi furono  uccisi durante la guerra. Ma ha  acquistato 140,000 membri  durante la resistenza e 360.000 in più prima della metà del 1948. Decine di migliaia di kulaki, borghesi e piccolo-borghese si erano iscritti al Partito.

James Klugmann,  Da Trotsky a Tito (London: Lawrence & Wishart, 1951), p. 13.

Tito ha fatto affidamento sempre di più su questi elementi nella sua lotta contro i comunisti veri. Il partito non ha avuto una vita normale interna, non vi era alcuna discussione politica, nessuna critica e autocritica marxista-leninista, i dirigenti non sono stati eletti, ma scelti.

Ibid. , p. 22. Nel mese di giugno 1948, l’Ufficio Informazioni dei partiti comunisti, tra cui otto partiti, ha pubblicato una risoluzione critica del partito jugoslavo. Ha sottolineato che Tito non ha prestato alcuna attenzione per l’aumento di differenze di classe nelle campagne, né alla nascita di elementi capitalistici del paese..
Ibid. , p. 9. La risoluzione afferma che, a partire da una posizione nazionalista borghese, il Partito jugoslavo aveva rotto il fronte socialista unito contro l’imperialismo. Essa ha concluso: Sicché   una linea nazionalista non può che portare alla degenerazione della Jugoslavia in una repubblica borghese normale ‘.
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Ibid. , p. 11. Una volta che questa critica è stata pubblicata, Tito ha scatenato una purga di massa. Tutti gli elementi marxisti-leninisti del partito sono stati spazzati via. Due membri del Comitato Centrale, Zhujovic e Hebrang, erano già stati arrestati nel mese di aprile 1948. Il Generale Arso Jovanovic, capo di stato maggiore dell’esercito partigiano, è stato arrestato e assassinato, come il generale Slavko Rodic.
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Ibid. , p. 43.
Il quotidiano londinese, il Times , ha riferito di numerosi arresti di comunisti che sostennero la risoluzione del Kominterm, ma il numero stimato di persone imprigionate era tra 100.000 e 200.000.

Ibid. , p. 143. Nella sua relazione al partito all’ottavo Congresso, tenutosi nel 1948, Karelij ha citato Stalin in numerose occasioni insistendo sul fatto che la Jugoslavia stesse `assorbendo elementi kulak» e non avrebbe dovuto mai prendere posizioni antisovietiche. Rapport: Le PCY dans la lutte pour la nouvelle Yougoslavie

(Belgrado, 1948), pp 94, 25. Ma, pochi mesi dopo, i titoisti pubblicamente hanno preso la vecchia teoria socialdemocratica del passaggio dal capitalismo al socialismo senza lotta di classe! Bebler, Vice-Ministro degli Affari Esteri, ha dichiarato nel maggio 1949:`Non abbiamo kulaki come c’erano in URSS.i nostri contadini ricchi hanno partecipato in massa alla guerra di liberazione del popolo … Sarebbe un errore se siamo riusciti ad ottenere per mezzo dei kulaki il passaggio al socialismo senza lotta di classe? ‘
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Klugmann, op. cit. , p. 129. Nel 1951, il gruppo di Tito ha dichiarato che la teoria sovietica `dei kolchoz che riflette il capitalismo di Stato,mescolata con residui feudali, costituisce la base sociale dell’Unione Sovietica ‘. Sviluppando le idee di Bukharin , i titoisti hanno sostituito la pianificazione con il mercato libero: Niente al di fuori delle cooperative si pone obiettivi di produzione in settori o categorie. I titoisti hanno`organizzato il passaggio ad un sistema con più libertà per le leggi economiche oggettive. Il settore della nostra economia socialista trionferà su tendenze capitaliste con mezzi puramente economici. ‘

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`Direttive du CC ‘, in Domande actuelles du socialisme (Parigi:. Agence yougoslave d’Information, gennaio febbraio 1952), 10:160, 161, 145. Nel 1953, Tito ha reintrodotto la libertà di comprare e vendere terreni e di assumere lavoratori agricoli. Nel 1951, Tito compara i comunisti jugoslavi che sono rimasti fedeli marxista-leninista con la Quinta Colonna hitleriana, giustificando così l’arresto di più di 200.000 comunisti, secondo la testimonianza del colonnello Vladimir Dapcevic Tito ha scritto:

`”Gli attacchi degli aggressori fascisti hanno dimostrato che importanza può essere attribuita a un nuovo elemento: la Quinta Colonna. Si tratta di un elemento politico e militare che entra nella marcia in preparazione per l’aggressione. Oggi, qualcosa di simile è stato tentato nel nostro paese, sotto diverse forme, in particolare da parte dei paesi Cominterm. ‘”

Ibid. , p. 85. All’inizio degli anni 1950, la Jugoslavia era ancora essenzialmente un paese feudale. Ma i titoisti hanno attaccato il principio secondo il quale uno Stato socialista deve mantenere la dittatura del proletariato. Nel 1950, i revisionisti jugoslavi iniziarono un forum su `il problema del deperimento dello Stato, in particolare, del ruolo dello Stato nell’economia ‘. Per giustificare il ritorno ad uno stato borghese, Gilas chiamato lo Stato sovietico un `edificio mostruoso del capitalismo di stato ‘che` opprime e sfrutta il proletariato’. Sempre secondo Gilas, Stalin combatté `per aumentare il suo impero di capitalismo di Stato e, al suo interno, per rafforzare la burocrazia ‘. `La cortina di ferro, l’egemonia sui paesi dell’Europa orientale e la linea politica aggressiva sono diventate indispensabili per lui. ‘ Djilas ha parlato della miseria della classe operaia che lavora per i “ superiori” interessi imperialisti e per i privilegi della burocrazia. ‘ “`Oggi, l’URSS è oggettivamente la forza più reazionaria. Stalin `pratica il capitalismo di stato ed è il capo e leader spirituale e politico della dittatura burocratica. ‘ In qualità di agente per l’imperialismo degli Stati Uniti, Gilas ha continuato: Alcune teorie hitleriane sono identiche alle teorie Stalin, sia dal punto di vista del loro contenuto e della risultante pratica sociale”. ‘.

Ibid. , ottobre-novembre 1952, 14:2, 5, 18, 35 – 36, 30, 37, 44, 47. Aggiungiamo che Gilas, che in seguito si era trasferito negli Stati Uniti, fa riferimento in questo testo alla `critica del sistema stalinista di Trotsky ‘!.

Ibid. , p. 44.Nel 1948,  Kardelj ancora si richiamava alla pretesa di essere fedeli alla lotta antimperialista. Due anni dopo, la Jugoslavia ha confermato la guerra degli Stati Uniti contro la Corea! The London Times riporta: “Il signor Dedijer vede gli eventi in Corea come una manifestazione della volontà sovietica di dominare il mondo … se questo è da combattere con successo … i lavoratori del mondo devono rendersi conto che `ancora un altro pretendente al dominio del mondo è apparso, e devono sbarazzarsi di illusioni sull’Unione Sovietica che rappresenta una forza presunta della democrazia e della pace ‘.’

The Times , 27 dicembre 1950. In Klugmann, op. cit. , p. 111. Così Tito era diventato una pedina semplice nella strategia anticomunista degli Stati Uniti .Tito ha dichiarato al New York Herald Tribune , che `in caso di un attacco sovietico in tutta Europa, anche se la spinta dovrebbe essere miglia di distanza da confini della Jugoslavia”, lui avrebbe `subito dovuto condurre battaglia sulla parte Occidentale…La Jugoslavia si considera parte del muro di sicurezza collettiva in fase di costruzione contro l’imperialismo sovietico. ‘

New York Herald Tribune , 26 giugno 1951. In Klugmann, op. cit. , p. 98. In campo economico, le misure socialiste che la Jugoslavia aveva preso prima del 1948 sono state liquidate. Alexander Clifford, il  Daily Mail corrispondente, ha scritto sulle riforme economiche adottate nel 1951: `A ben vedere,la Jugoslavia sembra essere molto meno socializzata della Gran Bretagna ‘:` i prezzi dei beni sono determinati dal mercato — cioè, dalla domanda e ‘, da`salari e stipendi …\ fissati sulla base del reddito e degli utili d’ impresa’, imprese economiche che` decidono autonomamente cosa produrre e in che quantitativo; `non c’è molto marxismo classico in tutto questo ‘.

Daily Mail , 31 agosto 1951. In Klugmann, op. cit. , p. 150.  La borghesia anglo-americana ben presto ha riconosciuto che Tito doveva essere un’arma molto efficace per la proprietà anti-comunista delle sue lotte. Il 12 aprile, 1950 emissione di Business Week si legge: `Per gli Stati Uniti in particolare e l’Occidente in generale questo incoraggiamento di Tito ha dimostrato di essere uno dei modi più convenienti di contenere il comunismo russo .`Ad oggi gli aiuti dell’Occidente a Tito sono arrivati a 51,7 milioni dollari. Questo è di gran lunga inferiore al miliardo di dollari o giù di lì che gli Stati Uniti hanno speso in Grecia per lo stesso scopo.

Business Week , 12 aprile 1950. In Klugmann, op. cit. , p. 175. Questa borghesia intendeva usare Tito per incoraggiare il revisionismo e per organizzare la sovversione nei paesi socialisti dell’Europa centrale e orientale. Il 12 dicembre 1949, Eden ha parlato al Daily Telegraph :`L’esempio di Tito e la sua influenza possono decisamente cambiare il corso degli eventi in Europa centrale e orientale. ‘

Daily Telegraph , 12 dicembre 1949. In Klugmann, op. cit. , p. 191. Per comprendere la demagogia comunista di Tito per quello che era veramente, il London Times ha scritto: Il titoismo rimane una forza, tuttavia, solo a condizione che il maresciallo Tito pretenda di essere un comunista. ‘

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The Times , 13 settembre 1949. In Klugmann, op. cit. , p. 194. Il Titoismo prese il potere nel 1948 come una corrente nazionalista borghese. E ‘con il nazionalismo che la Jugoslavia ha abbandonato tutti i principi della dittatura del proletariato. Il nazionalismo è stato il terreno in cui le teorie dei trotskisti e Bucharin fiorirono.
Dopo la seconda guerra mondiale, questo orientamento nazionalista avuto grande influenza in altri partiti comunisti in Europa centrale e orientale. Dopo la morte di Stalin, il nazionalismo grande- russo sviluppato a Mosca e, nel gioco, lo sciovinismo nazionalista si diffusero in tutta Europa centrale e orientale.Esaminiamo i principi che sono alla base di questa controversia. Nel 1923, Stalin aveva già formulato un aspetto essenziale dell’internazionalismo proletario in questi termini: `E ‘da tener presente che oltre al diritto delle nazioni all’autodeterminazione vi è anche il diritto della classe operaia a consolidare il suo potere … Ci sono occasioni in cui il diritto di auto-determinazione in conflitto con l’altro, il diritto più alto — il diritto di una classe operaia che ha assunto il potere a consolidare il suo potere. In tali casi — questo va detto senza mezzi termini — il diritto all’autodeterminazione non può e non deve servire come un ostacolo all’esercizio, da parte della classe operaia del suo diritto alla dittatura. Il primo deve cedere il passo al superiore. ‘

.Stalin, “il marxismo e la questione nazionale e coloniale” (London: Lawrence & Wishart, 1936), p. 168.
Partendo dal principio dell’internazionalismo proletario, Stalin era un avversario risoluto di ogni nazionalismo, a partire da nazionalismo grande-russo. Sempre nel 1923, ha dichiarato:
`La forza principale che ostacola la fusione delle repubbliche in un unico sindacato è … lo Sciovinismo grande-russo. Non è un caso, compagni, che gli Smenovekhisti hanno reclutato un gran numero di sostenitori fra i funzionari sovietici.

Ibid. , p. 153. `Smenovekhismo è l’ideologia della nuova borghesia, che è in costante crescita e sta gradualmente unendo le forze con i kulaki e gli intellettuali burocrati. La nuova borghesia ha creato la sua propria ideologia … che dichiara che il partito comunista è destinato a degenerare e la nuova borghesia a consolidarsi. Noi bolscevichi, a quanto pare, impercettibilmente ci sposteremo verso la soglia di una repubblica democratica e attraverseremo questa soglia, e poi, con l’aiuto di un Cesare, che sarà reclutato o dai militari o dal rango civile, ci troveremo nella posizione di una repubblica borghese normale. ‘
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Ibid. , p. 300, n. 43. Ma nella lotta mondiale tra il socialismo e imperialismo, Stalin anche capito che il nazionalismo borghese, potrebbe essere utilizzato come un potente arma antisocialista: `Quando una lotta di vita o di morte si scatena, e si diffonde, tra la Russia proletaria e l’Intesa imperialista, solo due alternative si potranno confrontare con le regioni di confine:  O si uniscono le forze con la Russia, e poi le masse lavoratrici delle regioni di frontiera saranno emancipati dall’oppressione imperialista; O si uniscono le forze con l’Intesa, e poi resteranno sotto il giogo dell’imperialismo. `Non vi è alcuna terza soluzione. L’ Indipendenza cosiddetta di una cosiddetta indipendente Georgia, Armenia, Polonia, Finlandia, ecc, è solo un’illusione, e nasconde la dipendenza assoluta di queste scuse degli stati da un gruppo tra gli imperialisti o l’ altro …`E rivolgere gli interessi delle masse popolari alla richiesta di secessione delle regioni di confine, nella fase attuale della rivoluzione è una cosa profondamente contro-rivoluzionaria.

Ibid. , pp 79-80. Nelle repubbliche semi-feudali della periferia sovietica, il nazionalismo borghese ha costituito la principale forma di ideologia borghese in putrefazione all’interno del partito bolscevico:
`E ‘da tener presente che le nostre organizzazioni comuniste nei distretti di confine, nelle repubbliche e le regioni,sono in grado di svilupparsi e di stabilirsi fermamente, possono diventare dei veri, internazionalisti, quadri marxisti, solo se riescono a sbarazzarsi del loro nazionalismo. Il nazionalismo è il principale ostacolo alla formazione ideologica marxista di quadri, di una avanguardia marxista nelle regioni frontaliere e nelle repubbliche …. In relazione a queste organizzazioni il nazionalismo sta eseguendo la stessa parte del menscevismo giocato in passato per quanto riguarda la parte dei bolscevichi. Solo sotto la copertura del nazionalismo i vari tipi di influenza borghese, tra i menscevichi, possono penetrare nelle nostre organizzazioni nelle regioni di confine. Le nostre organizzazioni nelle repubbliche possono diventare quadri marxisti solo se sono in grado di resistere alle idee nazionaliste che spingono la loro strada nel nostro partito nelle regioni di frontiera … perché la borghesia sta rinascendo, la nuova politica economica si sta diffondendo, il nazionalismo è in crescita, perché ci sono ancora residui dello sciovinismo grande-russo, che tendono a sviluppare il nazionalismo locale, e perché non vi è l’influenza di stati esteri, che stanno promuovendo il nazionalismo in ogni modo.

Ibid. , p. 178. `L’essenza della deviazione verso il nazionalismo locale consiste nel tentativo di isolarsi e chiudere se stesso entro proprio il guscio nazionale, nel tentativo di mettere a tacere le differenze di classe entro la propria nazione, affinchè lo sciovinismo grande russo resista per deviare dalla corrente generale della cosntruzione socialista, nel tentativo di chiudere gli occhi di fronte a ciò che riunisce e unisce le masse lavoratrici delle nazionalità dell’URSS e di vedere solo ciò che tende ad allontanarsi loro.`La deviazione verso il nazionalismo locale riflette l’insoddisfazione delle classi moribonde delle nazioni formalmente oppresse con il regime della dittatura del proletariato, la loro tendenza a separarsi nel loro Stato nazionale e non di stabilire la propria supremazia di classe. ‘

Ibid. , pp 262-263. Stalin è tornato sulla questione dell’internazionalismo nel 1930. Ha formulato un principio che è diventato cristallino durante l’era di Breznev : Che cosa una deviazione verso il nazionalismo significa – indipendentemente dal fatto che si tratta di una deviazione verso il nazionalismo grande-russo o verso il nazionalismo locale? La deviazione verso il nazionalismo è l’adattamento della politica internazionalista della classe operaia alla politica nazionalista della borghesia. La deviazione verso il nazionalismo riflette i tentativi della propria borghesia nazionale di minare il sistema sovietico e di restaurare il capitalismo. La fonte di queste deviazioni … è comune. Si tratta di un allontanamento dall’internazionalismo leninista….

Il pericolo maggiore è la deviazione contro cui si è cessato di combattere ed è quindi in grado di svilupparsi in un pericolo per lo Stato. ‘

Tito’s revisionism and the United States

  The Central and Eastern European countries, which led bitter struggles during the years 1945–1948 to build socialism, had much less experience than did the Soviet Party. Ideologically, they were not solid: the fact that hundreds of thousands of new members joined, often coming from social-democratic circles, made them easily subject to opportunism and bourgeois nationalism.

As early as 1948, the anti-Soviet social-democratic model was adopted by the leadership of the Yugoslav Communist Party.

By provoking the struggle against Tito’s  revisionism in 1948, Stalin showed himself to be clear-sighted and firm in his principles. Forty-five years later, history has completely confirmed his predictions.

At the time of the German invasion in 1941, the clandestine Yugoslav Party had 12,000 members; 8,000 of these were killed during the war. But it gained 140,000 members during the resistance and 360,000 more before mid-1948. Tens of thousands of kulaks, bourgeois and petit-bourgeois had joined the Party.

James Klugmann,  From Trotsky  to Tito  (London: Lawrence & Wishart, 1951), p. 13.  Tito  relied more and more on these elements in his struggle against real Communists. The Party had no normal internal life, there was no political discussion, so no Marxist-Leninist   criticism and self-criticism; the leaders were not elected but chosen.

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Ibid. , p. 22.

In June 1948, the Information Bureau of the Communist Parties, including eight parties, published a resolution criticizing the Yugoslav Party. It underscored that Tito  payed no attention to the increase in class differences in the countryside nor to the rise of capitalist elements in the country.

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Ibid. , p. 9.

The resolution affirmed that, starting from a bourgeois nationalist position, the Yugoslav Party had broken the socialist united front against imperialism. It concluded:

`(S)uch a nationalist line can only lead to Yugoslavia’s degeneration into an ordinary bourgeois republic’.

.Ibid. , p. 11.

Once this criticism was published, Tito  set off a massive purge. All the Marxist-Leninist   elements of the Party were wiped out. Two members of the Central Committee, Zhujovic  and Hebrang,  had already been arrested in April 1948. General Arso Jovanovic,  Chief of Staff of the Partisan Army, was arrested and assassinated, as was General Slavko Rodic.

.Ibid. , p. 43. The London newspaper, The Times, referred to numerous arrests of Communists upholding the Kominterm resolution; it estimated the number of imprisoned persons at between 100,000 and 200,000.

Ibid. , p. 143.  In his report to the Party’s Eighth Congress, held in 1948, Karelj quoted Stalin on numerous occasions to insist that Yugoslavia was `pushing back kulak elements’ and would never take `anti-Soviet positions’.

Rapport: Le PCY dans la lutte pour la Yougoslavie nouvelle (Belgrade, 1948), pp. 94, 25.  But, a few months later, the Titoists  publicly took up the old social-democratic theory of passing from capitalism to socialism without class struggle! Bebler,  Vice-Minister of External Affairs, declared in May 1949: `We have no kulaks such as there were in the U.S.S.R. Our rich peasants took part en masse in the people’s liberation war …. Would it be a mistake if we succeeded in getting the kulaks to pass over to socialism without class struggle?’

Klugmann,  op. cit. , p. 129.  In 1951, Tito’s  team declared that the Soviet `kolkhozy reflected state capitalism which, mixed together with feudal remnants, forms the social basis of the USSR’. Developing Bukharin’s  ideas, the Titoists  replaced planning by the free market:

`No one outside the co-operative sets production goals or categories’. The Titoists  organized `the passage to a system with more freedom for objective economic laws to come into play. The socialist sector of our economy will triumph over capitalist tendencies through purely economic means.’

Directives du CC’, in Questions actuelles du socialisme (Paris: Agence Yougoslave d’Information, Jan.-Feb. 1952), 10:160, 161, 145.

In 1953, Tito  reintroduced the freedom to buy and sell land and to hire agricultural workers.

In 1951, Tito  compared the Yugoslav Communists who remained loyal Marxist-Leninists   to the Hitlerian  Fifth Column, thereby justifying the arrest of more than 200,000 Communists, according to Colonel Vladimir Dapcevic’s  testimony. Tito  wrote:

`The attacks of the fascist aggressors have proved that much importance can be attributed to a new element: the Fifth Column. It is a political and military element that gets into gear in preparation for aggression. Today, something similar is being attempted in our country, under different forms, particularly by the Cominterm countries.’

Ibid. , p. 85.

In the beginning of the 1950s, Yugoslavia was still essentially a feudal country. But the Titoists  attacked the principle according to which a Socialist State must maintain the dictatorship of the proletariat. In 1950, the Yugoslav revisionists began a forum on `the problem of the withering away of the State, in particular of the rôle of the State in the economy’. To justify the return to a bourgeois state, Djilas  called the Soviet state a `monstrous edifice of state capitalism’ that `oppressed and exploited the proletariat’. Still according to Djilas,  Stalin fought `to increase his state capitalist empire and, internally, to reinforce the bureaucracy’. `The Iron Curtain, hegemony over the countries of Eastern Europe and an aggressive political line have become indispensable to him.’ Djilas  spoke of `the misery of the working class that works for the “superior” imperialist interests and the bureaucracy’s privileges.’ `Today, the USSR is objectively the most reactionary power.’ Stalin `practices state capitalism and is the head and spiritual and political leader of the bureaucratic dictatorship.’ Acting as agent for U.S. imperialism, Djilas  continued:

`Some of the Hitlerian  theories are identical to Stalin’s theories, both from the standpoint of their contents and of the resulting social practice.’

Ibid. , Oct.-Nov. 1952, 14:2, 5, 18, 35–36, 30, 37, 44, 47.

Let us add that Djilas,  who later moved to the U.S., referred in this text to Trotsky’s  `critique of the Stalinist system’!

Ibid. , p. 44.

In 1948, Kardelj  was still claiming to be faithful to the anti-imperialist struggle. Two years later, Yugoslavia upheld the U.S. war against Korea! The London Times reported:

`Mr. Dedijer  sees events in Korea as a manifestation of the Soviet will to dominate the world … if this is to be resisted successfully … the workers of the world must `realise that yet another pretender to world domination has appeared, and get rid of illusions about the Soviet Union representing some alleged force of democracy and peace’.’

The Times, 27 December 1950. In Klugmann,  op. cit. , p. 111.

So Tito  had become a simple pawn in U.S. anti-Communist strategy. Tito  declared to the New York Herald Tribune that `in the event of a Soviet attack anywhere in Europe, even if the thrust should be miles away from Yugoslavia’s own borders’, he would `instantly do battle on the side of the West … Yugoslavia considers itself part of the collective security wall being built against Soviet imperialism.’

New York Herald Tribune, 26 June 1951. In Klugmann,  op. cit. , p. 98.

In the economic field, the socialist measures that Yugoslavia had taken before 1948 were liquidated. Alexander Clifford,  the Daily Mail correspondent, wrote about the economic reforms adopted in 1951:

`If it comes off, Yugoslavia looks like ending up a good deal less socialised than Britain’: `price of goods … determined by the market — that is, by supply and demand’; `wages and salaries …\ fixed on the basis of the income or profits of the enterprise’; economic enterprises that `decide independently what to produce and in what quantities’; `there isn’t much classical Marxism  in all of that’.

Daily Mail, 31 August 1951. In Klugmann,  op. cit. , p. 150.

The Anglo-American bourgeoisie soon recognized that Tito  was to be a very effective weapon in its anti-Communist struggles. The April 12, 1950 issue of Business Week reads:

`For the United States in particular and the West in general this encouragement of Tito  has proved to be one of the cheapest ways yet of containing Russian Communism.

`To date the West’s aid to Tito  has come to $51.7 million. This is far less than the billion dollars or so that the United States has spent in Greece for the same purpose.’

Business Week, 12 April 1950. In Klugmann,  op. cit. , p. 175.

This bourgeoisie intended to use Tito  to encourage revisionism and to organize subversion in the socialist countries of Central and Eastern Europe. On December 12, 1949, Eden  spoke to the Daily Telegraph: `Tito’s  example and influence can decisively change the course of events in Central and Eastern Europe.’

Daily Telegraph, 12 December 1949. In Klugmann,  op. cit. , p. 191. Understanding the Communist demagogy of Tito  for what it really was, the London Times wrote: `Titoism  remains a force, however, only so long as Marshal Tito  can claim to be a Communist.’

The Times, 13 September 1949. In Klugmann,  op. cit. , p. 194.

Titoism  took power in 1948 as a bourgeois nationalist current. It is with nationalism that Yugoslavia abandoned all principles of the dictatorship of the proletariat. Nationalism was the soil in which Trotskyist  and Bukharinist  theories flourished.

After the Second World War, this nationalist orientation had great influence in other Communist Parties in Central and Eastern Europe.

After Stalin’s death, Great-Russian nationalism developed in Moscow and, in backlash, nationalist chauvinism spread throughout Central and Eastern Europe.

Let us examine the principles that are at the heart of this controversy. In 1923, Stalin had already formulated an essential aspect of proletarian internationalism in these terms:

`It should be borne in mind that besides the right of nations to self-determination there is also the right of the working class to consolidate its power …. There are occasions when the right of self-determination conflicts with the other, the higher right — the right of a working class that has assumed power to consolidate its power. In such cases — this must be said bluntly — the right to self-determination cannot and must not serve as an obstacle to the exercise by the working class of its right to dictatorship. The former must give way to the former.’

.Stalin, Marxism  and the National and Colonial Question (London: Lawrence & Wishart, 1936), p. 168.Starting from the principle of proletarian internationalism, Stalin was a resolute adversary of all nationalism, starting with Great-Russian nationalism. Still in 1923, he declared:The principal force hindering the amalgamation of the republics into a single union is … Great-Russian chauvinism. It is not fortuitous, comrades, that the Smenovekhists have recruited a large number of supporters from among the Soviet officials.’

Ibid. , p. 153. Smenovekhism is the ideology of the new bourgeoisie, which is steadily growing and gradually joining forces with the kulaks and the bureaucratic intellectuals. The new bourgeoisie has created its own ideology … which declares that the Communist Party is bound to degenerate and the new bourgeoisie to consolidate itself. We Bolsheviks, it appears, will imperceptibly to ourselves move towards this threshold of a democratic republic and cross this threshold, and then, with the help of a Caesar, who is to rise either from the military or from the civil ranks, we are to find ourselves in the position of an ordinary bourgeois republic.’

.Ibid. , p. 300, n. 43.

But in the world struggle between socialism and imperialism, Stalin also understood that bourgeois nationalism could be used as a powerful anti-socialist weapon: `When a life-and-death struggle is being waged, and is spreading, between proletarian Russia and the imperialist Entente, only two alternatives confront the border regions:

`Either they join forces with Russia, and then the toiling masses of the border regions will be emancipated from imperialist oppression;

`Or they join forces with the Entente, and then the yoke of imperialism is inevitable.

`There is no third solution. So-called independence of a so-called independent Georgia, Armenia, Poland, Finland, etc., is only an illusion, and conceals the utter dependence of these apologies for states on one group of imperialists or another ….

`And the interests of the masses of the people render the demand for the secession of the border regions at the present stage of the revolution a profoundly counter-revolutionary one.’

.Ibid. , pp. 79–80. In the semi-feudal republics of the Soviet periphery, bourgeois nationalism constituted the main form of bourgeois ideology rotting inside the Bolshevik Party:

`It should be borne in mind that our Communist organisations in the border districts, in the republics and regions, can develop and firmly establish themselves, can become genuine internationalist, Marxist  cadres, only if they get rid of their nationalism. Nationalism is the chief ideological obstacle to the training of Marxist  cadres, of a Marxist  vanguard in the border regions and republics …. In relation to these organisations nationalism is playing the same part as Menshevism played in the past in relation to the Party of the Bolsheviks. Only under cover of nationalism can various kinds of bourgeois, including Menshevik, influences penetrate into our organisations in the border regions. Our organisations in the republics can become Marxist  cadres only if they are able to withstand the nationalist ideas which are pushing their way into our Party in the border regions … because the bourgeoisie is reviving, the New Economic Policy is spreading, nationalism is growing; because there are still survivals of Great-Russian chauvinism, which also tend to develop local nationalism, and because there is the influence of foreign states, which are fostering nationalism in every way.’

.Ibid. , p. 178. The essence of the deviation towards local nationalism consists in the attempt to isolate oneself and shut onself up within one’s own national shell, in the attempt to hush up class differences within one’s own nation, in the attempt to resist Great-Russian chauvinism by turning aside from the general current of socialist cosntruction, in the attempt to shut one’s eyes to that which brings together and unites the toiling masses of the nationalities of the U.S.S.R. and to see only that which tends to estrange them.

`The deviation towards local nationalism reflects the dissatisfaction of the moribund classes of the formerly oppressed nations with the regime of the proletarian dictatorship, their endeavour to separate themselves off into their national state and there to establish their own class supremacy.’

.Ibid. , pp. 262–263. Stalin came back to the question of internationalism in 1930. He formulated a principle that became crystal clear during the Brezhnev  era: What does a deviation towards nationalism mean — irrespective of whether it is a deviation towards Great-Russian nationalism or towards local nationalism? The deviation towards nationalism is the adaptation of the internationalist policy of the working class to the nationalist policy of the bourgeoisie. The deviation towards nationalism reflects the attempts of “one’s own” “national” bourgeoisie to undermine the Soviet system and to restore capitalism. The source of these deviations … is a common one. It is a departure from Leninist  internationalism ….

`The major danger is the deviation against which one has ceased to fight and has thus enabled to grow into a danger to the state.’  Ibid. , pp. 267–268.

 Tradotto Rosita Silvestre

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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