J. V. Stalin Cinque conversazioni con economisti sovietici, 1941-1952

J. V. Stalin

Cinque conversazioni con economisti sovietici, 1941-1952

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Pubblichiamo la prima di cinque conversazioni che il compagno Stalin ebbe con alcuni  economisti sovietici nella lunga fase di preparazione del Manuale di economia politica  dell’Accademia delle Scienze dell’URSS, uscito in prima edizione a Mosca alla fine del 1954, con  una tiratura di oltre 6 milioni di copie.  La traduzione inglese -di Tahir Asghar -del testo originale russo di questa conversazione è  stata pubblicata dalla rivista comunista indiana «Revolutionary Democracy» di Nuova Delhi  (Copyright 1998). La nostra redazione ha curato la traduzione in lingua italiana della traduzione inglese, riscontrandola anche con la traduzione francese di Adélard Paquin; i passi intercalati fra parentesi quadre e seguiti dalla sigla red sono del  redattore russo del testo.

Ci proponiamo di pubblicare nei prossimi mesi le altre quattro conversazioni (22 febbraio  1950; 24 aprile 1950; 30 maggio 1950; 15 febbraio 1952). Tutti i cinque testi sono di grande interesse storico e politico, perché molte questioni discusse da Stalin in queste conversazioni con  gli economisti sovietici precorrono quelle da lui trattate nei suoi fondamentali Problemi economici del socialismo nell’URSS, l’ultimo scritto di Stalin pubblicato nel 1952, alla vigilia del XIX Congresso del Partito Comunista sovietico.

Discussione del 29 gennaio 1941  Sull’oggetto dell’economia politica

Vi sono molte definizioni dell’oggetto dell’economia politica: la definizione di Engels che considera l’economia politica come la scienza della produzione, dello scambio e della distribuzione; la  definizione data da Marx nelle note preparatorie al  Capitale; il punto di vista di Lenin, che accetta la definizione data da Bogdanov nel 1889. Abbiamo  una quantità di topi di biblioteca, che cercheranno di contrapporre una definizione a un’altra.

Siamo innamorati delle citazioni; e le citazioni sono un segno della nostra ignoranza. Ecco perché dobbiamo  riflettere in modo rigoroso sulla giusta definizione dell’oggetto dell’economia politica, e poi introdurla  rimanendo fedeli ad essa. Se scriviamo che l’economia politica è la  scienza dei modi di produzione sociale nel loro sviluppo storico, la gente allora non capirà subito che stiamo parlando dell’economia e dei rapporti fra  le persone. E’ meglio dire che l’economia politica è la scienza dello sviluppo dei rapporti sociali di produzione, cioè dei rapporti economici fra le persone. Questa definizione spiega le leggi che regolano la produzione e la distribuzione dei mezzi necessari per il consumo degli individui e per la produzione.

Quando parlo di distribuzione, ho in mente non la comune nozione di distribuzione nel senso ristretto del termine, cioè la distribuzione dei mezzi di consumo individuali. Parliamo della distribuzione nel senso in cui il termine è stato usato da Engels nell’Antidühring, là dove analizza la distribuzione come forma di proprietà dei mezzi di produzione e dei beni di consumo individuali.

Nella pagina successiva, dopo la fine del secondo capoverso, dobbiamo aggiungere le seguenti parole: «cioè, come sono distribuiti fra i membri della società i mezzi di produzione e, successivamente, anche i beni materiali necessari alla vita della popolazione».

Conoscete certamente i lavori preparatori di Marx per il quarto volume del Capitale. Ivi trovate la definizione dell’oggetto dell’economia politica. Quando Marx parla di produzione, include in essa il trasporto (indipendentemente dal fatto che si tratti di trasporto a lunga o a breve distanza, del trasporto di cotone dal Turkestan o del trasporto interno a una fabbrica).

Con Marx tutti i problemi della distribuzione sono inclusi nel concetto di produzione. Cosa ne pensano i presenti? La definizione qui delineata è giusta? Osservazione: Senza dubbio, i cambiamenti proposti costituiscono un miglioramento fondamentale.

Domanda: E’ giusto usare, nella definizione, le parole «rapporti sociali di produzione»? La  parola «sociali» non è qui irrilevante? Dopo tutto, la produzione è anche sociale. Non avremo una  tautologia?

Risposta: No, dobbiamo scrivere «social- produttivi» con un trattino; poiché, dopo tutto, possono esistere anche dei rapporti tecnici di produzione, dobbiamo parlare qui specificamente di rapporti sociali di produzione.

Domanda: Non sarebbe più appropriato parlare di consumo «individuale e produttivo», anziché usare le parole «individui» e «produzione»? Dopo un breve scambio di opinioni, vengono  scritte le parole «individui» e «produzione». Se accettiamo la formulazione proposta dell’oggetto dell’economia politica, dobbiamo allora concludere che deve ‘essere dedicata molta maggiore attenzione al problema della distribuzione in tutte le formazioni sociali. Invece, pochissimo qui viene detto a proposito delle banche, della Borsa e dei mercati. Questo non va. In particolare, ne soffre anche la sezione sul socialismo.

A pag. 5 vi sono delle improprietà stilistiche, che debbono essere eliminate. E’ scritto: «è una  scienza storica, esaminante e spiegante i diversi  modi di produzione e spiegante le caratteristiche che  distinguono ognuno di essi». Dovrebbe essere scritto in corretta lingua russa: «non «esaminante» e «spiegante», ma la scienza «che esamina e spiega».

Sulla legge del valore  Vengo alla sezione sul socialismo. Poche cose sono state migliorate, e molte invece sono state  guastate rispetto a quel che c’era prima in questa sezione. E’ scritto qui che la legge del valore è stata  superata. Diventa allora incomprensibile da dove  derivi la categoria del costo, senza il quale non  possiamo calcolare, non possiamo distribuire secondo il lavoro, e non possiamo fissare i prezzi. La legge del valore non è stata ancora superata. Non è vero che dirigiamo con l’aiuto dei prezzi; vogliamo dirigere, ma non siamo in grado di farlo. Per poter dirigere con l’aiuto dei prezzi, debbono esistere delle enormi riserve, una grande abbondanza di merci.

Solo in tal caso possiamo dettare i nostri prezzi. Finché esistono un mercato illegale e un mercato delle fattorie collettive, esisteranno i prezzi di mercato. Se non esiste alcun valore, non esiste nulla con cui misurare i redditi. I redditi non sono misurati dal lavoro. Quando cominceremo a distribuire secondo i bisogni, allora sarà tutta un’altra questione. Ma, per il momento, la legge del valore non è stata superata. Vogliamo utilizzarla consapevolmente.  Siamo costretti a fissare i prezzi nell’ambito di questa legge.

 Nel 1940 il raccolto fu inferiore (in Russia -red.) rispetto all’Estonia e alla Lettonia. Non c’era abbastanza pane, e i prezzi subirono un forte aumento. Gettammo sul mercato circa 200 000 pud di pane e i prezzi scesero immediatamente. Ma possiamo far questo con tutte le merci in tutto il paese? No, siamo ben lontani dal poter dettare i prezzi per tutte le merci. A tal fine, dobbiamo produrre moltissimo, molto più di ora. Attualmente non siamo in grado di dirigere con l’aiuto dei prezzi. E anche il reddito proveniente dalle vendite nel mercato delle fattorie collettive va ai contadini delle fattorie collettive. Ovviamente da noi non è possibile acquistare mezzi di produzione con questo reddito, ed esso va ad accrescere i consumi individuali.

* * * * *

Nel manuale si fa strada una propaganda da manifesti. Questo non va. Un economista dovrebbe studiare i fatti, e qui tutt’a un tratto si legge: «i traditori trotskisti – buchariniani». Che bisogno c’è di menzionare che i tribunali hanno stabilito questa e quest’altra cosa? Che c’entra con l’economia? Eliminare la propaganda. L’economia politica è una cosa seria.

Voce: Fu scritto molto tempo fa, quando quel processo era ancora in corso.

Risposta: Quando è stato scritto è irrilevante. Ora è stata presentata la nuova edizione, ed è di  questa che ci occupiamo. Qui è del tutto fuori luogo. Nella scienza facciamo appello alla ragione, e qui si fa appello a qualcosa di viscerale, e a qualcosa di peggio ancora. Ciò rovina il lavoro.

Sulla pianificazione

Sulla pianificazione economica è stata accumulata una quantità di parole da far paura. Che cosa non è stato scritto! «Carattere direttamente sociale del lavoro nella società socialista. Superamento della legge del valore ed eliminazione dell’anarchia della produzione. Gestione pianificata dell’economia come mezzo per far sì che i rapporti di produzione del socialismo siano conformi alla natura delle forze produttive». Viene raffigurata una sorta di economia pianificata impeccabile. Laddove si potrebbe dire semplicemente: sotto il capitalismo non è possibile gestire la produzione su scala globale, sotto il capitalismo c’è la concorrenza, c’è la proprietà privata che divide, mentre nel nostro sistema le imprese sono unite sulla base della proprietà socialista. L’economia pianificata non è qualcosa che noi desideriamo, è un’inevitabilità, altrimenti tutto crollerebbe. Abbiamo distrutto quei barometri borghesi che sono i mercati e le Borse, con l’aiuto dei quali la borghesia corregge le sproporzioni.

 Abbiamo caricato tutto sulle nostre spalle. L’economia pianificata nel nostro sistema è altrettanto inevitabile come il consumo del pane. Ed  è così non perché siamo dei «bravi ragazzi», non perché noi siamo capaci di far tutto e loro no, ma perché nel nostro sistema le imprese sono integrate. Nel loro sistema l’integrazione è possibile solo all’interno dei trust e dei cartelli, cioè entro limiti ristretti, mentre essi sono incapaci di organizzare un’economia di tutto il popolo. (E’ opportuno qui ricordare la critica di Lenin alla teoria kautskyana del superimperialismo). Il capitalista non può gestire l’industria, l’agricoltura e i trasporti secondo un piano. Sotto il capitalismo la città deve divorare la campagna. La proprietà privata costituisce un ostacolo. Perciò dite semplicemente: nel nostro sistema c’è integrazione, nel loro sistema c’è divisione. Qui (p. 369) è scritto: «il funzionamento pianificato dell’economia come mezzo per rendere conformi i rapporti di produzione del socialismo al carattere delle forze produttive».

Sono tutte sciocchezze, chiacchiere da scolaretti. (Marx ed Engels hanno parlato molto tempo fa, e hanno dovuto parlare di contraddizioni).

Dite semplicemente: nel loro sistema vi è divisione nell’economia, la forma della proprietà genera divisioni; nel nostro sistema c’è integrazione. Voi siete al timone, il potere è vostro. Parlate con semplicità. Dobbiamo definire esattamente gli obbiettivi della pianificazione centrale.

Essa non deve stabilire soltanto le proporzioni. Le proporzioni non hanno un’importanza centrale. Sono essenziali, ma sono ancora secondarie.

Quali soni i principali obbiettivi della pianificazione? Il primo obbiettivo consiste nel pianificare in  modo da assicurare l’indipendenza dell’economia socialista dall’accerchiamento capitalistico. Questo è obbligatorio, ed è la cosa più importante. E’ una forma di lotta contro il mondo capitalistico. Dobbiamo garantire di avere metalli e macchine nelle nostre mani per non diventare un’appendice del sistema capitalistico.

E’ questa la base della pianificazione. E’ questo l’obbiettivo centrale. Il GOELRO e i piani successivi furono progettati su questa base.

Come organizzare la pianificazione? Nel loro sistema il capitale si distribuisce spontaneamente nei  vari settori dell’economia secondo i profitti. Se noi sviluppassimo i vari settori secondo la loro profittabilità, avremmo un settore molitorio sviluppato, una produzione di giocattoli (sono costosi e rendono elevati profitti), un settore tessile, ma non avremmo un’industria pesante, che richiede grossi investimenti e all’inizio produce in perdita.

Abbandonare lo sviluppo dell’industria pesante è ciò che avevano proposto i seguaci di Rykov. Noi abbiamo capovolto le leggi di sviluppo dell’economia capitalistica, le abbiamo poste sulla testa, o per meglio dire sui piedi. Abbiamo cominciato con lo sviluppo dell’industria pesante e con la costruzione di macchine. Senza pianificazione dell’economia, nulla potrebbe funzionare.

Come vanno le cose nel loro sistema? Alcuni Stati ne depredano altri, saccheggiano le colonie e ne traggono dei prestiti forzati. Da noi le cose vanno altrimenti. La cosa fondamentale nella pianificazione consiste nel non diventare un’appendice del sistema mondiale capitalistico.

Il secondo obbiettivo della pianificazione consiste nel rafforzare l’egemonia assoluta del sistema economico socialista e nel chiudere tutte le sorgenti e le aperture da cui trae origine il capitalismo. Una volta, Rykov e Trotsky avevano proposto di chiudere le imprese avanzate e dirigenti  (la fabbrica Putilov e altre) perché non remunerative. Far questo avrebbe significato «calare la  saracinesca» sul socialismo. Gli investimenti sarebbero andati allora all’industria molitoria e alla produzione di giocattoli perché danno profitti. Non potevamo seguire questa strada.

Il terzo obbiettivo della pianificazione consiste nell’evitare le sproporzioni. Ma poiché l’economia ha dimensioni enormi, sono sempre possibili delle rotture. Abbiamo bisogno, quindi, di ingenti riserve: non solo di fondi, ma anche di forza-lavoro. Dovremmo fornire qualcosa di nuovo al lettore, e non continuare a ripetere all’infinito della correlazione fra rapporti di produzione e forze produttive. Non produce alcun risultato, Non c’è alcun bisogno di esagerare nel tessere le lodi del nostro sistema attribuendogli risultati che non ci sono. Il valore esiste ed esiste la rendita differenziale, ma sono utilizzati in modo diverso. Stavo pensando alla categoria del profitto: dobbiamo lasciarla fuori o conservarla?

Osservazione: Sarebbe forse meglio usare la parola «reddito»?

Molotov: Vi sono diverse specie di reddito.

Osservazione: [N. A. Voznesensky -red.] Forse «accumulazione socialista»?

Risposta: Se il profitto non viene spremuto, non c’è accumulazione. Il profitto è un risultato della produzione.

Domanda: Nel manuale si deve dire che esiste un sovraprodotto nella società socialista? Ci sono state opinioni diverse in proposito nella Commissione.

Molotov: Dobbiamo educare i lavoratori in modo che sappiano che essi lavorano per l’intera società e non solo per le loro famiglie.

Risposta: Senza sovraprodotto non è possibile costruire il nuovo sistema. E’ necessario che i lavoratori capiscano che sotto il capitalismo essi sono interessati a quel che possono ricavarne. Nel socialismo, invece, essi si prendono cura dell’intera società, ed è questo che educa il lavoratore. Il reddito rimane, ma acquista un altro carattere. Il sovraprodotto esiste, ma esso non finisce nelle mani dello sfruttatore; esso va ad accrescere il benessere della popolazione, a rafforzare la difesa, ecc. Il sovraprodotto viene trasformato. Nel nostro paese la distribuzione è effettuata secondo il lavoro. Abbiamo un lavoro qualificato e un lavoro non qualificato. Come dobbiamo definire il lavoro di un ingegnere? E’ lavoro semplice moltiplicato. Da noi i redditi sono distribuiti secondo il lavoro. Questa distribuzione non deve avvenire indipendentemente dalla legge del valore. Noi pensiamo che l’intera economia sia gestita secondo un piano, ma non è sempre così; anche da noi esiste molta spontaneità. Noi facciamo consapevolmente, e non spontaneamente, i calcoli secondo la legge del valore. Nel loro sistema la legge del valore opera spontaneamente, con effetti distruttivi, e comporta enormi sacrifici. Nel nostro sistema il carattere della legge del valore subisce un cambiamento, acquista un nuovo contenuto. Noi fissiamo i prezzi in modo consapevole, non spontaneamente. Engels parla di salti. E’ una formula rischiosa, ma può essere accettata, se intendiamo correttamente il salto dal regno della necessità al regno della libertà. Dobbiamo intendere la libertà del volere come necessità riconosciuta, in cui il salto significa  passaggio dall’inevitabilità spontanea al riconoscimento della necessità. Nel loro sistema la legge del valore opera spontaneamente e conduce a distruzioni su larga scala. Ma noi dobbiamo dirigere le cose in modo che vi siano meno sacrifici. La necessità che risulta dall’operatività della legge del valore dev’essere utilizzata da noi coscientemente.

Domanda: Nella Commissione vi sono state incomprensioni e discussioni sulla questione se vi siano merci nell’economia sovietica. L’autore, contro l’opinione della maggioranza della Commissione, non parla di merci, ma di prodotti.

Risposta: Dal momento che abbiamo un’economia monetaria, abbiamo anche delle merci. Tutte le categorie rimangono, ma hanno acquistato un nuovo carattere. Il denaro, nel loro sistema, serve da mezzo di sfruttamento, mentre nel nostro sistema ha un contenuto diverso.

Domanda: Finora la legge del valore era interpretata come una legge operante in un mercato spontaneo che determina una distribuzione spontanea della forza-lavoro.

Risposta: Questo non è giusto. Non si deve restringere l’ambito di formulazione della questione. Trotsky più volte affermò che il denaro doveva essere limitato a un puro strumento di calcolo. Insisté su questa sua idea sia prima che dopo il passaggio alla NEP. E’ un’idea sbagliata. Gli rispondevamo: quando un lavoratore compra qualcosa, si limita a calcolare con l’aiuto del denaro, o fa qualcos’altro? Lenin più volte sottolineò nell’Ufficio Politico che questo modo di formulare il  problema è sbagliato, che non si deve limitare il ruolo del denaro considerandolo soltanto uno strumento di calcolo,

Osservazione: Sovraprodotto in una società socialista: il termine sembra imbarazzante.

Risposta: Al contrario, dobbiamo spiegare al lavoratore che il sovraprodotto è necessario da noi. C’è più responsabilità; il lavoratore deve capire che non produce soltanto per sé e per la sua famiglia, ma anche per creare riserve, rafforzare la difesa, e così via.

Osservazione: Nella Critica al programma di Gotha Marx non parla di sovraprodotto.

Risposta: Se volete cercare le risposte a tutto in Marx, non andrete da nessuna parte. Avete di fronte a voi un laboratorio come l’URSS che esiste ormai da più di vent’anni, ma pensate che Marx dovesse saperne più di voi sul socialismo. Non capite che nella Critica al programma di Gotha Marx non era in grado di fare previsioni. E’ necessario usare la propria testa e non mettere insieme citazioni. Vi sono fatti nuovi, c’è una nuova combinazione di forze, e -se non vi dispiace bisogna usare il proprio cervello.

Sui salari e sulla giornata lavorativa

  Poche parole sui salari, la giornata lavorativa e i redditi degli operai, dei membri delle fattorie collettive e degli intellettuali. Nel manuale non si tiene conto che le persone vanno a lavorare non solo perché i marxisti sono al potere e c’è un’economia pianificata, ma anche perché questo è nel loro  contributo interesse e noi abbiamo compreso qual è questo interesse. I lavoratori non sono degli idealisti o delle persone ideali. C’è chi pensa che sia possibile gestire l’economia sulla base dell’egualitarismo. Abbiamo avuto teorie del genere: salari collettivi, comuni di produzione. Non farete progredire la produzione con tutto questo. Il lavoratore realizza e supera il piano perché c’è il cottimo per gli operai, un sistema di premi per il personale di supervisione e pagamenti straordinari per i colcosiani che lavorano meglio.

Recentemente abbiamo promulgato la legge per l’Ucraina. Vi citerò due casi. Nell’industria carbonifera si era creata, alcuni anni fa, una situazione nella quale coloro che lavoravano in superficie guadagnavano di più rispetto a quelli che lavoravano nelle miniere. L’ingegnere che sedeva in ufficio guadagnava una volta e mezza di più dei minatori. I membri della direzione, dell’amministrazione, vogliono attirare i migliori ingegneri nei loro stabilimenti, e si schierano quindi dalla loro parte. Ma perché il lavoro vada avanti, è necessario che la gente vi abbia interesse. Quando aumentammo i salari per gli operai che lavoravano sottoterra, solo allora il lavoro progredì. La questione dei salari ha un’importanza centrale.

Faccio un altro esempio: la produzione di cotone. Da quattro anni sta facendo grandi progressi solo perché il sistema di pagamento dei premi è stato rivisto. Più i lavoratori producono per unità di terra, più guadagnano. Adesso hanno un interesse.  La legge sui premi per i membri delle fattorie collettive in Ucraina è di eccezionale importanza. Se tenete conto degli interessi delle persone, esse progrediscono, migliorano la loro qualificazione, lavorano meglio, e vedranno chiaramente che questo darà loro di più. C’è stato un tempo nel quale un lavoratore intellettuale o qualificato era considerato idoneo ad essere solo un reietto sociale. Questa era la nostra stupidità; non c’era allora nessuna seria organizzazione della produzione.

La gente parla delle sei condizioni di Stalin. Guardate un po’, che novità! Quello che si dice lì è quello che è noto in tutto il mondo, ma che da noi era stato dimenticato. Cottimo per l’operaio, sistema di premi per gli ingegneri e i tecnici, e premi per i lavoratori delle fattorie collettive: sono queste le leve dello sviluppo industriale e agricolo. Fate uso di queste leve, e non vi sarà limite all’incremento della produzione; senza di esse, non si realizzerà nulla. Engels ha creato molta confusione in proposito. Ci fu un tempo in cui ci vantavamo che lo staff tecnico e gli ingegneri avrebbero ricevuto non più di quanto ricevono gli operai qualificati. Engels non aveva una vera conoscenza della produzione, e anche lui ci ha confuso le idee. E’ ridicola anche l’altra opinione secondo cui i più alti dirigenti amministrativi dovrebbero essere cambiati abbastanza spesso. Se vessimo agito in questo modo, tutto sarebbe stato perduto. Voi volete saltare direttamente al comunismo. Marx ed Engels scrissero avendo in mente il comunismo integrale. La transizione dal socialismo al comunismo è una faccenda terribilmente complicata. Il socialismo non è ancora entrato nella nostra carne e nel nostro sangue; dobbiamo ancora organizzare bene le cose nel socialismo, dobbiamo ancora organizzare bene la distribuzione secondo il lavoro.

C’è sporcizia nelle  nostre fabbriche, ma vogliamo arrivare direttamente al comunismo. Ma chi mai vi ci farà entrare? Stiamo affondando nella sporcizia e vogliamo il comunismo. Circa due anni fa, in una grande fabbrica cominciarono ad allevare del pollame: polli e oche. Dove ci porterà tutto questo? Alla gente sudicia non dovrebbe essere consentito l’ingresso nel comunismo. Smettiamola di  comportarci come maiali. E solo allora parliamo di ingresso nel comunismo. Engels voleva arrivare direttamente al comunismo. Si lasciò trasportare dall’entusiasmo.

Molotov: A p. 33 è scritto: «Il vantaggio fondamentale dell’ artel consiste nel fatto che esso combina giustamente l’interesse individuale dei  colcosiani con i loro interessi sociali». Questa formulazione del problema elude la questione. Cosa significa «combinare giustamente l’interesse individuale dei colcosiani con i loro interessi sociali»? E’ una frase vuota, che ha pochissima sostanza concreta. E’ qualcosa di simile a «tutto ciò che esiste è razionale». In realtà, le cose stanno in modo ben diverso. In linea di principio abbiamo trovato una giusta soluzione di questi problemi, ma nella pratica c’è una quantità di cose sbagliate e fuori luogo. Questo dev’essere spiegato. L’economia sociale deve essere messa al primo posto.  E’ necessario anche trattare la questione dei salari a cottimo. C’è stato un tempo in cui questa questione era molto complicata: il salario a cottimo non era capito. Le delegazioni di operai in visita nel nostro paese, per esempio quella dei sindacalisti francesi, chiedevano perché noi sostenevamo il lavoro a cottimo e il sistema dei premi: nelle condizioni del capitalismo gli operai lottano contro tutto questo. Adesso tutti capiscono che, senza un sistema di retribuzioni progressive e senza il sistema del cottimo, non vi sarebbero stati gli stakhanovisti e gli operai di avanguardia. In linea di principio, la questione è chiara. Ma in pratica stanno succedendo da noi moltissime cose spiacevoli. Nel 1949 [sic red] siamo stati costretti a fare macchina indietro e a ripristinare le decisioni del 1933. La spontaneità ci sta spingendo dalla parte opposta. Gli alti dirigenti amministrativi vogliono al loro fianco i migliori ingegneri. Non siamo ancora cresciuti al punto di diventare come vorremmo essere. Si continua a colorare la nostra realtà, e non siamo affatto diventati così puliti e ordinati come vorremmo. Dobbiamo criticare la nostra pratica.

Sul fascismo

Ancora qualche osservazione sulla filosofia fascista. Essi scrivono che da loro c’è il socialismo. Ciò ha bisogno di essere denunciato in termini economici. Hitler dice: «Lo Stato, il Popolo! I nostri capitalisti ricevono solo l’8 %. E’ sufficiente per loro!» Nel formulare il problema bisogna gettare luce sulla questione della concorrenza e dell’anarchia della produzione, con i tentativi, da parte dei capitalisti, di superare la concorrenza con l’aiuto della teoria dell’ultraimperialismo. Bisogna dimostrare che sono condannati all’insuccesso. Stanno propagandando un sistema corporativo, come qualcosa che sta al di sopra della classe operaia e dei capitalisti e con lo Stato che si prende cura dei lavoratori. Arrivano persino ad arrestare alcuni capitalisti (anche se Thyssen è riuscito a scappare). Si dovrebbe dire che in tutto questo c’è molta demagogia, che si tratta semplicemente della pressione dello Stato borghese su singoli capitalisti che non vogliono sottomettersi alla disciplina della loro classe. Si dovrebbe subito farne menzione nella sezione sulla cartellizzazione e sui loro falliti tentativi di pianificazione. Menzionarlo di nuovo  nella sezione sul socialismo. Nel vostro sistema, signori fascisti, a chi appartengono i mezzi di produzione? Ai singoli capitalisti e a gruppi di capitalisti; perciò non potete avere un’autentica pianificazione, fatta eccezione per qualche briciola, e l’economia è divisa fra gruppi di proprietari.

Domanda: Dobbiamo usare il termine «fascisti»?

Risposta: Chiamateli col nome che essi stessi si danno: gli italiani, fascisti, e i tedeschi, nazionalsocialisti. In questa stessa stanza ho avuto un colloquio con [H. G.] Wells. Egli mi diceva di non essere né per gli operai al potere, né per i capitalisti al potere; vorrebbe che fossero i tecnici a dirigere. Diceva che dava il suo appoggio a Roosevelt, che egli conosce bene; diceva che era una persona per bene e leale verso la classe operaia. Idee meschine sulla riconciliazione delle classi esistono e sono diffuse fra la piccola borghesia. Queste idee hanno acquistato un particolare significato con i fascisti. Sul punto in cui parlate degli utopisti. Qui si dovrebbe menzionare criticamente anche l’idea della riconciliazione fra le classi. C’è, ovviamente, una differenza fra il modo in cui la questione è posta dagli utopisti e il modo in cui la pongono i fascisti  (una differenza che va a favore degli utopisti), ma il problema non dev’essere eluso. Owen se la prenderebbe molto male se fosse posto sullo stesso piano dei fascisti, ma anche Owen dev’essere criticato.

Lo stile ingiurioso dev’essere eliminato da  tutto il libro. Non convincerete nessuno con le offese. Ben presto otterrete il risultato opposto. Il lettore diventerà diffidente: «Poiché l’autore ricorre alle ingiurie, vuol dire che non tutto è limpido». Si dovrebbe scrivere in modo da non dare l’impressione che nel loro sistema tutto va male, e che nel nostro tutto va bene. Non si devono abbellire le cose.

****  Osservazione: Qui è scritto che lo Stato formula il piano per quasi ogni individuo.

Risposta: E’ una sciocchezza. C’è, nel complesso, un gran filosofeggiare nella sezione sul  socialismo. Si dovrebbe scrivere in modo più semplice.

Domanda: Il titolo del capitolo «La preparazione del modo di produzione capitalistico» è giusto? Non diamo una certa impressione che esso fosse preparato consapevolmente?

Risposta: E’ una questione terminologica. Si può certamente usare la parola «preparato». Il problema reale è quello della nascita e della  creazione delle precondizioni.  Vi è poi un’altra questione concernente la  preparazione del modo di produzione socialista. Qui  si dice che il socialismo non nasce all’interno del  capitalismo. E’ necessario spiegare che le  precondizioni materiali sono create nell’ambito del capitalismo, che le precondizioni oggettive e soggettive sono create nell’ambito del capitalismo. Non si deve dimenticare che siamo emersi dal capitalismo.

Testo redatto secondo gli appunti  del com[pagni] [L. A.] Leontiev, [K. V.]  Ostrovityanov, [A.I] Pashkov.

SECONDA DISCUSSIONE

Discussione del 22 febbraio 1950
Ore 23 e 15 minuti

Vi sono due varianti del progetto di manuale sull’economia politica. Non esiste, tuttavia, alcuna differenza di principio fra le due varianti nel modo di affrontare le questioni dell’economia politica e nelle interpretazioni di queste questioni. Non vi è, dunque, alcun fondamento perché vi siano due varianti. C’è la variante di Leontiev, ed essa va presa come base.
Nel manuale dobbiamo fornire una critica concreta delle attuali teorie dell’imperialismo americano. Su questa questione sono stati pubblicati degli articoli in Bolshevik e in Voprosi ekonomiki.
Le persone che ignorano l’economia non distinguono fra la Repubblica Popolare Cinese e le democrazie popolari dell’Europa centrale e meridionale, per esempio la Repubblica Democratica Popolare di Polonia. Sono cose diverse.
Che cos’è una democrazia popolare? Essa contiene almeno le seguenti caratteristiche: 1) Il potere politico nelle mani del proletariato; 2) La nazionalizzazione dell’industria; 3) Il ruolo di direzione dei Partiti Comunisti e Operai; 4) La costruzione del socialismo non solo nelle città, ma anche nelle campagne. In Cina non possiamo parlare di costruzione del socialismo né nelle città, né nelle campagne. Alcune imprese sono state nazionalizzate, ma sono una goccia nell’oceano. La massa principale delle materie prime industriali per la popolazione è prodotta dagli artigiani. Vi sono circa 30 milioni di artigiani in Cina. Fra i paesi di democrazia popolare e la Repubblica Popolare Cinese vi sono alcune importanti disparità: 1) In Cina esiste una dittatura democratica del proletariato e dei contadini, qualcosa di simile a quella di cui i bolscevichi parlavano nel 1904-1905. 2) In Cina esisteva l’oppressione della borghesia straniera, e per questo motivo la borghesia nazionale in Cina è parzialmente rivoluzionaria; è quindi ammissibile una coalizione con la borghesia nazionale, e in Cina i comunisti e la borghesia formano un blocco. La cosa non è innaturale. Anche Marx nel 1848, quando dirigeva la Neue Rheinische Zeitung, formò una coalizione con la borghesia, ma non per lungo tempo. 3) In Cina stanno ancora affrontando il compito della liquidazione dei rapporti feudali, e in questo senso la rivoluzione cinese ci ricorda la Rivoluzione francese del 1789. 4) La caratteristica particolare della rivoluzione cinese consiste nel fatto che il Partito comunista è alla testa dello Stato.
Possiamo dire, perciò, che in Cina esiste una repubblica democratico-popolare, ma solo nella sua prima tappa di sviluppo.
La confusione su questa questione è dovuta al fatto che i nostri quadri non hanno una profonda preparazione economica.
Viene deciso di raccomandare alla Commissione di cui fanno parte i compagni Malenkov, Leontiev, Ostrovityanov e Yudin di portare a termine la modifica del progetto di manuale nel periodo di un mese.

Testo redatto secondo gli appunti dei compagni [L. A.] Leontyev, [K. V.] Ostrovityanov, e [P. E] Yudin.

TERZA DISCUSSIONE

Verbale della discussione del 24 aprile 1950
ore 23.30

Vorrei fare alcune osservazioni sul nuovo progetto di manuale di economia politica.
Ho letto un centinaio di pagine relative alle formazioni precapitalistiche e al capitalismo. Ho dato anche un’occhiata alla sezione sul socialismo. Del socialismo parleremo un’altra volta. Oggi voglio parlare dei difetti contenuti nella sezione sul capitalismo e sulle formazioni precapitalistiche. Il lavoro della Commissione ha seguito una strada sbagliata. Avevo detto che la prima variante del progetto di manuale avrebbe dovuto essere accettata come base. E ciò, evidentemente, è stato inteso nel senso che il manuale non aveva bisogno di particolari correzioni. Questo è sbagliato. Sono necessarie delle correzioni sostanziali.
Il primo e principale difetto del manuale, che rivela una completa ignoranza del marxismo, riguarda i periodi della manifattura e della produzione a macchina nel capitalismo. La sezione sul periodo del capitalismo manifatturiero è gonfiata; le sono state dedicate 10 pagine, e ha più importanza del periodo della produzione a macchina. Anzi, il periodo della produzione a macchina capitalistica non c’è; è semplicemente scomparso. Al periodo della produzione a macchina non è stato concesso un capitolo separato, gli sono state dedicate poche pagine nel capitolo su «Capitale e plusvalore». Prendete il Capitale di Marx. Nel Capitale il periodo manifatturiero del capitalismo occupa 28 pagine, e il periodo della produzione a macchina 110 pagine. Anche in altri capitoli Marx parla moltissimo del periodo della produzione a macchina. Un marxista come Lenin, nella stia opera Lo sviluppo del capitalismo in Russia, dedicò una particolare attenzione al periodo delle macchine. Senza macchine non c’è capitalismo. Le macchine sono la principale forza rivoluzionaria che ha trasformato la società. Nel manuale non è stato dimostrato che cosa implica realmente un sistema di macchine. Sul sistema di macchine non è stata detta, letteralmente, una sola parola. Perciò l’intero quadro dello sviluppo capitalistico è stato distorto.
La manifattura si basa sul lavoro manuale degli artigiani. La macchina spazza via il lavoro manuale. La produzione a macchina è produzione su larga scala e si basa sul sistema di macchine.
Dobbiamo tener conto che i nostri quadri, i nostri giovani, il nostro popolo, hanno ricevuto un’istruzione di 7-10 anni. Si interessano di tutto. Sanno prendere in considerazione il Capitale di Marx e le opere di Lenin. Possono chiedere: perché l’esposizione della questione non è stata fatta al modo di Marx e di Lenin? E’ questo il difetto principale. Dobbiamo presentare la storia del capitalismo secondo Marx e Lenin. Nel manuale è necessario un capitolo particolare sul periodo della produzione a macchina, e quello sulla manifattura dev’essere abbreviato.
Il secondo serio difetto del manuale è che manca un’analisi dei salari. Il problema principale non è stato chiarito. I salari sono presi in considerazione nella sezione sul capitalismo premonopolistico, come ha fatto Marx. Non c’è nulla sui salari nelle condizioni del capitalismo monopolistico. Una quantità di tempo è passata dopo Marx.
Che cosa sono i salari? I salari sono costituiti da un minimo vitale, più qualche risparmio. E’ necessario mostrare che cos’è il minimo vitale, che cosa sono i salari nominali e reali, e dimostrarlo in modo vivace e convincente. In Francia, dove il valore della moneta è in diminuzione, si ricevono milioni, ma non si può comprare qualsiasi cosa. In Inghilterra gridano di avere il più alto livello salariale e merci a buon mercato. E nascondono continuamente il fatto che, anche se i salari nominali possono essere alti, essi non sono sufficienti a garantire il minimo vitale, per non parlare dei risparmi. In Inghilterra i prezzi di certi prodotti, come il pane e la carne, sono bassi, ma i lavoratori li ricevono razionati, in piccole quantità. Altri prodotti sono comprati sul mercato a prezzi inflazionati. Hanno una molteplicità di prezzi. Gli americani si vantano molto dei loro elevati livelli di vita, ma, secondo i loro stessi dati, due terzi dei loro operai non godono del minimo vitale. Tutti questi trucchi dei capitalisti debbono essere denunciati. Dobbiamo mostrare, sulla base dei fatti concreti, a questi lavoratori inglesi, i quali hanno goduto a lungo dei sovraprofitti coloniali, che la caduta dei salari reali sotto il capitalismo è inevitabile.
Dobbiamo dir loro che da noi, durante la guerra civile, tutti erano milionari. Durante la guerra civile i prezzi erano scesi al livello più basso, il pane era venduto a un rublo al chilo, ma i prodotti erano razionati.
Da noi il calcolo dei salari è fatto in modo diverso. E’ necessario mostrare, in base ai fatti concreti, la situazione dei salari reali nel paese. Ciò ha una grande importanza per la propaganda rivoluzionaria.
Sarebbe giusto occuparsi della questione dei salari nella sezione sul capitalismo monopolistico e trattarla in termini contemporanei.
Nel progetto di manuale un grosso capitolo è dedicato all’accumulazione originaria. Potere parlarne con poche parole in un paio di pagine. Qui si fa menzione di come una certa duchessa cacciava i contadini dalle loro terre. Chi credete di impressionare oggi con questi discorsi? E le cose più importanti sono state tralasciate. L’epoca dell’imperialismo fornisce esempi molto più vivi.
Per quanto riguarda il piano strutturale del manuale, la sezione sul capitalismo dev’essere divisa in due parti: A, il capitalismo premonopolistico; B, il capitalismo monopolistico.
E adesso sull’oggetto dell’economia politica. Quel che si trova nel manuale non è una definizione dell’oggetto dell’economa politica, ma piuttosto un’introduzione ad essa. Una definizione dell’oggetto dell’economia politica e un’introduzione ad essa sono cose diverse. In questo contesto la seconda variante è più vicina all’argomento, benché, anche qui, voi finiate col fornire un’introduzione.
Qui vengono spiegati alcuni termini economici usati da Marx. Ciò aiuta il lettore ad avvicinarsi a una comprensione delle opere economiche di Marx e di Lenin.
Qui è scritto che l’economia politica analizza i rapporti di produzione; ma ciò non è comprensibile a tutti. Dite che l’economia politica esamina i rapporti di produzione e di scambio. Questo è sbagliato. Prendete lo scambio. Non c’era scambio nella società primitiva. Esso non era sviluppato neppure nella società schiavistica. Anche il termine «circolazione» non va. Tutto questo non è molto utile neppure per quanto riguarda il socialismo. Si dovrebbe dire: l’economia politica studia la produzione e la distribuzione dei beni materiali. Questa definizione è applicabile a tutti i periodi. La produzione consiste nel rapporto dell’uomo con la natura, e la distribuzione mostra nelle mani di chi vanno i beni prodotti. Questo è il lato puramente economico.
Nel manuale non c’è passaggio dall’oggetto dell’economia politica alla società primitiva. Marx comincia il Capitale con la merce, e perché allora voi cominciate con la società primitiva? Ciò ha bisogno di essere spiegato.
Vi sono due metodi di esposizione: uno è il metodo analitico e astratto. Questo metodo comincia con l’esporre i concetti generali ed astratti, insieme all’uso di materiali storici. Questo metodo di esposizione (che è quello usato da Marx nel Capitale) è destinato alle persone più preparate. L’altro metodo è quello storico. Esso fornisce un’esposizione dello sviluppo storico dei vari sistemi economici ed enuclea i concetti generali sulla base del materiale storico. Se volete che la gente capisca la teoria del plusvalore, esponete il problema partendo dal momento nel quale nasce il plusvalore. Il metodo storico è destinato alle persone meno preparate. E’ più accessibile, perché conduce abilmente il lettore a comprendere le leggi dello sviluppo economico. (Legge la definizione del metodo analitico e del metodo storico).
Nel manuale si parla di stato selvaggio e di barbarie al modo di Engels. Ciò non porta da nessuna parte. É cosa senza valore. Engels, nella sua opera, non voleva avere divergenze con Morgan, che a quell’epoca si stava avvicinando al materialismo. Ma questo era affare di Engels. Come può riguardarci? La gente potrebbe dire che siamo dei cattivi marxisti perché non aderiamo all’esposizione di Engels. Niente affatto. Qui abbiamo un salto enorme: età della pietra, età del bronzo, sistema parentale, matriarcato, patriarcato, e soprattutto stato selvaggio e barbarie. Tutto questo confonde le idee al lettore. Stato selvaggio e barbarie sono espressioni sprezzanti coniate dai popoli «civili».
Nel manuale c”è una quantità di discorsi incomprensibili, di parole non necessarie, e una quantità di excursus storici. Ho letto un centinaio di pagine e ne ho cancellate dieci, e avrei potuto cancellarne molte di più. In un manuale non dovrebbe esservi neppure una parola superflua, l’esposizione dovrebbe essere scolpita con grande esattezza. E qui, e alla fine della sezione, vi sono ridicolaggini come questa: voi imperialisti siete dei farabutti, avete la schiavitù, il lavoro coatto, ecc. Sono tutte ridicolaggini da Komsomol e da manifesti di propaganda. Ciò serve a perdere tempo e a creare confusione. Abbiamo bisogno di influire sulla mente delle persone..
Di Tommaso Moro e Campanella dite che erano isolati e non avevano rapporti con le masse. Ciò desta soltanto il riso. E’ veramente importante? E allora? Anche se fossero stati vicini alle masse, che cosa ci avrebbe dato quella loro vicinanza? Quel livello di sviluppo delle forze produttive comportava l’ineguaglianza, che derivava dai rapporti di proprietà. Era assolutamente impossibile superare quell’ineguaglianza. Gli utopisti non conoscevano le leggi dello sviluppo sociale. Qui abbiamo un’interpretazione idealistica.
E’ necessario che i nostri quadri abbiano una conoscenza completa della teoria economica marxista.
La prima, vecchia generazione dei bolscevichi era molto solida teoricamente. Imparavamo il Capitale a memoria, facevamo dei sommari, tenevamo delle discussioni e verificavamo reciprocamente le nostre conoscenze. Questa fu la nostra forza, e ci aiutò molto.
La seconda generazione era meno preparata. Si occupavano di problemi pratici e di costruzione. Studiavano il marxismo sugli opuscoletti.
La terza generazione è stata tirata su con la satira e con gli articoli di giornale. Non hanno una conoscenza profonda. Hanno bisogno che gli sia fornito un cibo facilmente digeribile. La maggioranza è stata tirata su non con lo studio di Marx e di Lenin, ma con le citazioni.
Se le cose continueranno così, la gente finirà ben presto col degenerare. In America dicono: A noi servono i dollari, che bisogno abbiamo di teoria? che bisogno abbiamo di scienza? Da noi la gente potrebbe pensare allo stesso modo: «Se stiamo costruendo il socialismo, che bisogno abbiamo del Capitale?» Questa per noi è una minaccia: è il degrado, è la morte. Per non trovarci in una simile situazione, neanche in parte, dobbiamo migliorare il livello delle conoscenze economiche.
Non è necessario l’attuale numero di pagine: è stato gonfiato fino a 766 pagine. Sono sufficienti non più di 500 pagine: metà di esse debbono essere dedicate al sistemi presocialisti, e metà al socialismo.
Gli autori della prima variante non si sono preoccupati di spiegare la terminologia usata da Marx nel Capitale. I termini più frequentemente usati da Marx e da Lenin debbono essere presentati fin dall’inizio, per consentire al lettore di comprendere il Capitale e le altre opere di Marx e di Lenin.
E’ male che non vi siano discussioni e lotte in seno alla Commissione sulle questioni teoriche. Tenete presente che il vostro lavoro ha un’importanza storica. Il manuale sarà letto da tutti. Sono ormai 33 anni che esiste il potere sovietico, eppure non abbiamo un testo di economia politica. Tutti lo stanno aspettando.
Dal punto di vista letterario il manuale non è redatto bene. C’è una quantità di discorsi incomprensibili, e un gran numero di digressioni di storia civile e culturale. Questo non è un manuale di storia della cultura. Non c’è bisogno di tanti excursus storici: essi ci debbono essere solo quando sono necessari per illustrare le proposizioni teoriche.
Attenetevi al Capitale e allo Sviluppo del capitalismo di Lenin, e usateli come guida del vostro lavoro.
Quando il manuale sarà pronto, lo sottoporremo al giudizio dell’opinione pubblica.
Un’ultima osservazione. Nel manuale il capitalismo è esaminato solo nel settore industriale. E’ necessario prendere in considerazione l’intera economia. Nel Capitale anche Marx si occupa prevalentemente dell’industria. Ma il suo obbiettivo era diverso. Egli doveva denunciare il capitalismo e i suoi mali. Marx capiva bene l’importanza dell’economia come un tutto. Ciò risulta evidente dall’importanza che egli attribuisce al Tableau économique di Quesnay. Non dobbiamo limitarci a illustrare i problemi dell’agricoltura solo nel capitolo dedicato alla rendita fondiaria.
Noi non abbiamo soltanto denunciato il capitalismo; l’abbiamo rovesciato, e ora siamo al potere. Sappiamo qual è il ruolo e l’importanza dell’agricoltura nell’economia nazionale.
Come Marx, anche il nostro progetto dedica un’insufficiente attenzione all’agricoltura. Ciò dev’essere corretto.
Dobbiamo studiare le leggi economiche nel loro complesso. Non dobbiamo trascurare i rapporti agricoli nel capitalismo e nel socialismo.

Testo redatto in base a gli appunti di [L.A.] Leontiev, [K. V.] Ostroviyianov, [D.T.] Scepilov, [P.F.] Yudin).

QUARTA DISCUSSIONE

Discussione del 30 maggio 1950
Iniziata alle ore 19 e terminata alle ore 20

Come pensate che debba essere presentato il testo sul capitalismo premonopolistico? Per capitoli?
Non andrebbe bene in capitoli separati. Abbiamo bisogno di un quadro completo. Ecco perché ho chiesto che tutti i capitoli fossero riuniti. Non è possibile esaminarlo in capitoli separati. E’ necessario descrivere il capitalismo premonopolistico nel suo insieme, offrire subito una rassegna delle concezioni economiche corrispondenti, e aggiungere la critica che Marx fece dell’economia politica precedente.
Per quanto riguarda il piano della sezione sul capitalismo premonopolistico, come intendete presentare la parte relativa all’accumulazione? In un capitolo separato?
(Risposta: No, essa entrerebbe a far parte del capitolo sulla nascita del capitalismo).
Nel progetto si trova la proposta di chiarire la questione del capitale commerciale e del profitto commerciale solo nel capitolo XIII, dopo che siano state fornite le caratteristiche del capitale industriale. Dal punto di vista storico questo è sbagliato. L’analisi del capitale commerciale dev’essere fornita prima. Io metterei l’argomento del capitale commerciale prima dalla comparsa del modo di produzione capitalistico. Il capitale commerciale precede il capitale industriale. Il capitale commerciale ha stimolato la comparsa della manifattura.
(Nota: Ci proponiamo qui di esaminare il capitale commerciale nel quadro della distribuzione del plusvalore sotto il capitalismo, e nel capitolo sul feudalesimo parliamo del ruolo del capitale commerciale di quel periodo).
In questo caso il titolo è incongruo; il capitolo dev’essere intitolato “Il profitto commerciale”, altrimenti la gente può pensare che voi diciate che il capitale commerciale emerge solo nel periodo della produzione di macchine, e ciò è sbagliato storicamente.
In generale voi evitate il metodo storico nel manuale. Nell’introduzione dite che la descrizione sarà condotta secondo il metodo storico, ma poi non lo fate. Il metodo storico è necessario in questo manuale, non è possibile farne senza. Nessuno, da noi, capirebbe perché il capitale commerciale sia collocato dopo l’esame del periodo della produzione di macchine sotto il capitalismo.
Anche il tono usato nel capitolo sul feudalesimo è sbagliato: è un tono da bazar popolare, il tono di un nonno che spiega le cose ai bambini. Qui tutti – i feudatari, i commercianti, i compratori – appaiono come burattini su un palcoscenico.
Dovete pensare ai lettori per cui scrivete. Non dovete avere in mente degli esseri stereotipati, ma delle persone che hanno portato a termine otto-dieci classi. Voi qui spiegate una parola come «regolazione», e pensate che, senza una spiegazione, esse non capirebbero. Avete adottato un tono sbagliato. Parlate come se raccontaste una fiaba.
Nel capitolo sul feudalesimo scrivete che la città si separa ancora una volta dalla campagna: la città si separò per la prima volta dalla campagna durante la società schiavista, e se ne separò nuovamente sotto il feudalesimo. E’ una sciocchezza. Come se, durante la società schiavista, anche le città fossero state distrutte. Le città fecero la loro apparizione durante la società schiavista. Nel periodo feudale le città rimasero. E’ vero che inizialmente esse si svilupparono debolmente, ma in seguito diventarono forti. La separazione della città dai villaggi rimase. Con la scoperta dell’America e l’espansione dei mercati, il commercio si sviluppò nelle città ed enormi ricchezze furono accumulate.
Nel capitolo sul feudalesimo nulla viene detto sulla scoperta dell’America. Pochissimo si dice sulla Russia. Dovreste dire di più sulla Russia, cominciando col feudalesimo. Nel capitolo sul feudalesimo dovreste gettare luce sul feudalesimo in Russia fino all’Atto di Emancipazione.
Durante il feudalesimo vi furono città grandissime per quel periodo: Genova, Venezia e Firenze. Durante il feudalesimo il commercio raggiunse volumi enormi. Firenze si lasciò molto indietro l’antica Roma.
Nella società schiavista sorsero grandi città e una produzione su larga scala. Finché vi fu il lavoro schiavistico e fu disponibile lavoro a buon mercato, poterono esservi produzione su larga scala e grandi latifondi. Non appena il lavoro schiavistico diventò meno disponibile, ebbe inizio la suddivisione dei latifondi. La precedente vivacità faceva già difetto, ma le città rimasero in vita, e sono sempre vive. Anche il commercio continuò; vi erano navi da 150 remi.
Alcuni storici lasciano l’impressione che il Medioevo fosse un’epoca di decadenza rispetto alla società schiavistica, che non vi fosse un movimento in avanti. Ma è un’idea sbagliata.
Nel capitolo sul feudalesimo non avete neppure menzionato quale tipo di lavoro fosse alla base della società feudale. Avreste dovuto mostrare che nel mondo antico la base era il lavoro degli schiavi, e che sotto il feudalesimo lo era il lavoro dei contadini.
Quando, nella società schiavistica, i grandi latifondi andarono in pezzi, cadde anche il sistema della schiavitù: lo schiavo non esisteva più, ma il contadino rimase. Anche nel sistema schiavistico c’erano dei contadini, ma erano pochi e sempre esposti alla minaccia di diventare schiavi. L’Impero romano fu vinto dalle tribù cosiddette «barbare». Il feudalesimo sorse quando si scontrarono due società: l’Impero romano, da un lato, e, dall’altro, le tribù barbare che combatterono contro Roma. La questione è stata trascurata: le tribù barbare non sono neppure menzionate.
Quali erano queste tribù? Vi erano germani, slavi, galli e altri. Queste tribù, all’epoca della conquista eli Roma, avevano un sistema comunitario. Esso era forte fra le popolazioni germaniche, dove era rappresentato dalla « Marca» . La comune agricola cominciò a fondersi con i resti del sistema schiavistico di Roma e dell’Impero romano. L’Impero romano mostrò una durata notevole. Dapprima si divise in due parti: l’Impero d’Occidente e l’Impero d’Oriente. Anche dopo la distruzione dell’Impero d’Occidente, l’Impero romano d’Oriente continuò ad esistere per un lungo periodo di tempo.
E’ necessario affermare in modo chiaro e preciso che il lavoro del contadino era la base principale dell’esistenza della società feudale.
Diciamo sempre che il capitalismo ha la sua origine nel sistema feudale. Ciò è vero ed indiscutibile, e occorre dimostrare storicamente come questo sia avvenuto. Non si ha la sensazione che il capitalismo sia nato nel seno della società feudale. Qui non si parla della scoperta
dell’America. Ma, in fin dei conti, la scoperta dell’America è avvenuta durante il Medioevo, prima delle rivoluzioni borghesi. Essi cercavano la rotta marittima per le Indie e trovarono un nuovo continente. Ma questo non è essenziale. Ciò che importa è che vi fu un’enorme crescita del commercio e una grande espansione del mercato. Furono create così le condizioni nell’ambito delle quali i primi capitalisti manifatturieri ebbero la possibilità di infrangere il sistema delle corporazioni. Fu creata, in tal modo, un’enorme domanda di merci e, per soddisfare questa domanda, sorse il sistema delle manifatture. Così nacque il capitalismo. Tutto questo manca nel capitolo sul sistema feudale. Scrivere un manuale non è un compito semplice: occorre avere un profondo senso storico. Nello scrivere il capitolo sul feudalesimo avete fatto un lavoro molto trito. E’ così che avete l’abitudine di tenere i vostri corsi di lezione: in modo insipido. E lì tutti vi ascoltano, e nessuno vi critica.
Il manuale è scritto per milioni di persone, sarà letto e studiato non solo qui da noi, ma in tutto il mondo. Lo leggeranno gli americani e i cinesi, e sarà studiato in tutti i paesi. Dovete avere in vista lettori più qualificati.
La società schiavista è la prima società di classe. E’ la società più interessante prima del capitalismo. In essa i mali della società di classe sono spinti fino al limite estremo. Oggi, quando il capitalismo si trova in gravi difficoltà, ritorna ai vecchi metodi dello schiavismo, ai metodi più selvaggi. Ai giorni nostri, Hitler ha scatenato una guerra per asservire altre nazioni, in particolare le nazioni dell’Unione Sovietica. E’ stata anche una caccia all’uomo: Hitler si era procurato schiavi dappertutto. Hitler aveva trasferito milioni di lavoratori stranieri in Germania: c’erano italiani, bulgari, e abitanti di altri paesi. Voleva far rinascere la schiavitù. Ma ha fallito. Dunque, quando il capitalismo è in gravi difficoltà, fa ritorno ai vecchi e più selvaggi metodi dello schiavismo.
I manuali borghesi parlano molto del movimento democratico nel mondo antico e tessono gli elogi dell’età d’oro di Pericle. E’ necessario mostrare che la democrazia nel mondo antico era una democrazia per i proprietari di schiavi.
Vi chiedo veramente di occuparvi più seriamente del manuale. Se non conoscete il materiale, studiatelo sui libri e su altre fonti o rivolgetevi a persone competenti. Il manuale sarà letto da tutti. Sarà un esempio per tutti. Dovete rifare il capitolo sul sistema feudale. E’ necessario mostrare l’origine del feudalesimo. L’élite dei proprietari di schiavi fu eliminata e la schiavitù andò in pezzi. Ma la terra rimase, i lavori artigiani rimasero, i coloni rimasero e il lavoro contadino rimase. Rimasero anche le città, che prosperarono alla fine del Medioevo.
E’ necessario cominciare l’epoca del capitalismo con le rivoluzioni borghesi – in Inghilterra, in Francia – e con le riforme contadine in Russia. A quell’epoca il capitalismo aveva già formato la propria base nell’ambito del feudalesimo.
E’ meglio spostare una parte del materiale relativo alla comparsa del capitalismo nel capitolo sul feudalesimo.
Occorre mostrare il ruolo e il significato del potere statale nel periodo feudale. Quando finì l’Impero romano, ebbe inizio il decentramento del potere e dell’economia. I feudatari si fecero reciprocamente la guerra. Nacquero dei piccoli regni. Il potere statale divenne fittizio. Ogni proprietario terriero eresse la propria barriera doganale. Diventò necessario un potere centralizzato, che più tardi acquistò forza quando gli Stati nazionali cominciarono a organizzarsi sulla base della comparsa dei mercati nazionali. Lo sviluppo del commercio esigeva dei mercati nazionali. E qui non viene detta neanche una parola sui mercati nazionali. I feudatari ostacolavano il commercio. Si tutelavano mediante l’imposizione di tariffe e tributi vari. E’ necessario ricordarlo, anche con due sole parole.
Il sistema feudale è più vicino a noi: esisteva ancora ieri. In questo capitolo si deve parlare della Russia e delle riforme agrarie, del modo in cui i contadini furono emancipati, con la terra o senza terra. Poiché i proprietari terrieri temevano che l’emancipazione dei contadini avvenisse dal basso, lo Stato condusse le riforme dall’alto. Da noi il sistema del lavoro servile ebbe fine quando fu attuata la riforma agraria, e in Francia all’epoca della rivoluzione borghese.
Nel capitolo le proposizioni discusse sono giuste. Ma tutto è diluito, manca di concentrazione e di coerenza. E non viene menzionata la cosa principale: quale lavoro costituiva la base fondamentale della società feudale?
Viene riportata una citazione di Ilic per stabilire che il sistema del servaggio era basato sul bastone. La citazione è estrapolata dal suo contesto. Lenin aveva dedicato molta attenzione all’aspetto economico della questione. E’ impossibile sottomettere la gente col bastone per 600-700 anni. La cosa principale non è il bastone, ma il fatto che la terra apparteneva ai proprietari. La terra era la base e il bastone era il supplemento. Voi prendete le citazioni di Marx e di Lenin senza pensare al contesto in cui un determinato pensiero fu espresso.
Non siate avari di idee economiche. Familiarizzandosi con queste idee, il lettore ottiene una spiegazione più concreta dell’epoca. Dovete far menzione del mercantilismo e di Colbert. Colbert ridusse le tariffe nel paese, ma circondò lo Stato con una barriera di alte tariffe per stimolare lo sviluppo della manifattura e del capitale nel paese. Il mercantilismo esisteva prima della Rivoluzione francese.
Ho fatto qualche osservazione sul movimento democratico nell’antica Roma e in Grecia ho scritto una pagina per voi. Nel capitolo sulla schiavitù non avete mosso alcuna critica alle teorie borghesi sul movimento democratico nell’antica Roma e in Grecia. Questo movimento viene elogiato non solo nella letteratura borghese, ma anche in alcuni nostri libri. I rivoluzionari francesi giuravano nel nome dei Gracchi.
Una volta intrapreso il lavoro, è necessario chiarire le cose avvalendosi del metodo storico. Non bisogna farsi prendere la mano dallo stile propagandistico da bazar o dal linguaggio popolare, perché sembrerebbe quello di un nonno che racconta le favole.
Secondo voi, la città si è separata dalla campagna una seconda volta. La separazione c’era già, ed è rimasta; non c’era alcun motivo di una nuova separazione. La vecchia città nel sistema schiavistico non era separata dalla campagna, La separazione della città si sviluppò ulteriormente alla fine del Medioevo. Basta ricordare città come Venezia e Firenze. Pensate anche alle città anseatiche. Quale commercio avevano, quali navi! Il capitale commerciale svolse il ruolo principale. I sovrani dipendevano dai grandi mercanti.
Venezia vinse Costantinopoli. Assoldò dei soldati e riportò la vittoria. Le frontiere del commercio si estesero enormemente. Nel feudalesimo fece la sua comparsa una potente classe commerciale, che intascava grossi profitti. Nell’antichità, due dei più grandi mercanti erano un ittita, di cui non ricordo il nome, e un fenicio di nome Hiram. Avevano una gran quantità di denaro, e prestavano denaro anche allo Stato. Ma non erano nulla in confronto ai Fugger.
(Domanda: A proposito del vostro suggerimento, non è chiaro se la questione della merce debba essere parzialmente inclusa nella sezione sul capitalismo, come nel modello).
Naturalmente, è bene parlare della merce nel capitolo sul feudalesimo, ma la questione della merce dev’essere esposta interamente nella sezione sul capitalismo. Siamo rimasti d’accordo di seguire il metodo storico, non è vero?
Marx seguì un altro metodo. Egli cominciò con la merce come cellula economica del capitalismo, la indagò e la rivoltò sotto tutti gli aspetti. Voi, invece, esponete la questione della merce nelle varie parti del manuale e la riassumete nel capitolo sul capitalismo. Ciò ne facilita la comprensione. E’ necessario fornire la teoria della merce in elementi separati, via via che emergono i rapporti corrispondenti.
(Domanda: Quando esponiamo il pensiero economico del periodo del capitale monopolistico, come regolarci per quanto riguarda la spiegazione dei lavori di Lenin? Dove li mettiamo?)
Nel capitolo sul capitalismo premonopolistico occorre spiegare i lavori di Lenin fino alla pubblicazione della sua opera sull’imperialismo, o, più precisamente, fino al suo articolo contro Trotsky Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa. Qui si debbono spiegare i lavori del periodo del cosiddetto capitalismo libero, quando i vari paesi si avvicinavano continuamente al livello degli altri e occupavano i territori non ancora occupati da un altro. Poi è cominciato un nuovo periodo, il «periodo del capitalismo monopolistico». Perciò, la spiegazione dei lavori di Lenin dev’essere fatta in due parti.
L’ideologia del capitalismo nel periodo premonopolistico è completamente diversa da quella del periodo monopolistico. A quell’epoca la borghesia abbatteva con tutti i mezzi il feudalesimo, parlava di libertà, esaltava il liberalismo. Le cose vanno in modo del tutto diverso sotto l’imperialismo, nel quale gli ideologi dell’imperialismo si sbarazzano di tutti i residui del liberalismo e fanno proprie le idee più reazionarie delle epoche precedenti. Oggi esiste un’ideologia del tutto diversa.
(Domanda: Ci siamo già trovati di fronte a una questione analoga. Nella sezione sul capitalismo premonopolistico spieghiamo un certo numero di temi sui quali non ritorniamo mai nella sezione sull’imperialismo: per esempio, la rendita fondiaria. Possiamo fornire qui dei dati concreti relativi al capitalismo contemporaneo?).
Ovviamente sì. Dopo tutto, l’imperialismo è anche capitalismo.
(Domanda: nel capitolo sul periodo della produzione di macchine ci limitiamo, come fece Marx, soltanto alle macchine a vapore, o mostriamo anche gli ulteriori sviluppi dei motori a combustione interna o dei motori elettrici , senza i quali non esiste alcun sistema di macchine?)
Certo, bisogna parlare anche del sistema di macchine. Dopo tutto, Marx ha scritto negli anni Sessanta [dell’Ottocento] e, da allora, la tecnologia ha fatto grandi progressi. Dovreste ampliare di altre 15-20 pagine il capitolo sul feudalesimo.
(Domanda: Non sarebbe opportuno fare due capitoli: 1) Le caratteristiche principali del modo di produzione feudale, e 2) Il declino del modo di produzione feudale?).
Decidetelo voi come vi sembrerà necessario. Il capitolo sul feudalesimo va modificato più o meno sul modello che è stato usato per scrivere il capitolo sulla schiavitù.
Nel capitolo sul feudalesimo è necessario indicare il sistema economico delle tribù «barbare». Occorre mostrare che cosa avvenne quando si incontrarono le cosiddette tribù barbare e Roma proprietaria di schiavi.
All’inizio non c’era servaggio, esso nacque dopo. E’ necessario mostrare come furono creati i rapporti di servaggio. Forse sarà necessario dividere il feudalesimo in due periodi: il primo e l’ultimo.
Sulla manifattura non dilungatevi troppo: non è il periodo più interessante del capitalismo. Sotto la manifattura, la tecnologia è vecchia: non si tratta, in realtà, che di lavori artigianali gonfiati. Una nuova qualità è impressa dalle macchine. La manifattura può essere ridotta, ma non eliminata. Il periodo della macchina cambiò tutto.
Un mese non è sufficiente per scrivere il capitolo sul capitalismo premonopolistico. lo penso che la stesura del manuale occuperà tutto quest’anno; e una parte di esso una parte dell’anno prossimo. E’ una questione molto seria.
Noi pensiamo che nel manuale debbano essere stampati i nomi di tutti i membri della Commissione, e debba essere stampata anche la dizione «Approvato dal Comitato Centrale del PC (b) dell’URSS».

Testo redatto secondo gli appunti di [I. D.] Laptev, [L. A.] Leontiev, [K. V.] Ostrovityanov, [A. I.] Pashkov, [D.T.] Shepilov e [P. F.] Yudin.
Le parole fra parentesi quadre sono dei membri della Commissione.

QUINTA DISCUSSIONE

Discussione sui problemi dell’economia politica
(15 febbraio 1952)
La discussione ha avuto inizio alle ore 22 ed è
terminata alle 23,10

Domanda: Le Osservazioni sulle questioni economiche possono essere pubblicate sulla stampa? Possiamo utilizzare le vostre Osservazioni in opere scientifiche, di ricerca, pedagogiche e letterarie?
Risposta: Non dobbiamo pubblicare le Osservazioni sulla stampa. Le discussioni sulle questioni di economia politica furono tenute in forma privata e la gente non le conosce. I discorsi dei partecipanti alle discussioni non furono pubblicati. Se io facessi uscire sulla stampa le mie Osservazioni, la cosa non sarebbe capita.
La pubblicazione delle Osservazioni sulla stampa non è nel vostro interesse. Sarebbe interpretata come se nel manuale tutto fosse stato definito in anticipo da Stalin. A me sta a cuore l’autorevolezza del manuale. Il manuale deve avere una reputazione immacolata. Sarebbe opportuno che il contenuto delle Osservazioni venisse conosciuto dalla gente attraverso il manuale.
Non bisogna fare riferimento alle Osservazioni sulla stampa. Come potete riferirvi a un documento che non è stato pubblicato? Se vi piacciono le mie Osservazioni, utilizzatele nel manuale.
Potete servirvene nelle vostre lezioni, all’università e nei circoli politici, ma senza riferimento all’autore.
Se ne è stato stampato un numero insufficiente di copie, possiamo farne delle altre, ma non vanno pubblicate sulla stampa. Una volta pubblicato il manuale, dopo uno o due anni potranno essere pubblicate anche le Osservazioni. Potranno essere incluse in uno dei volumi dei lavori.
Domanda: [ K. V. Ostrovitjanov] Nelle vostre Osservazioni sulle questioni economiche vengono menzionate le merci del consumatore, ma i mezzi di produzione sono anch’essi merci nel nostro sistema? Se non lo sono, come spieghiamo l’uso del calcolo economico (khozrashyot – tr.) nei settori che producono mezzi di produzione?
Risposta: Le merci sono tutto ciò che viene liberamente venduto e acquistato, per esempio il pane, la carne, ecc. I nostri mezzi di produzione non possono, nella loro essenza, essere considerati delle merci. Non sono articoli di consumo che entrano nel mercato e sono comprati da chiunque li desideri. I mezzi di produzione sono allocati. Non sono una merce nel senso comunemente inteso, non sono la merce che esiste nelle condizioni capitalistiche. Là essi sono merci, qui i mezzi di produzione non possono essere definiti merci.
II nostro calcolo economico non è la stessa cosa del calcolo economico che opera nelle imprese capitalistiche. Sotto il capitalismo il calcolo economico funziona in modo che le imprese non redditizie (nerentabel’niye – tr.) vengono chiuse. Le nostre imprese possono essere poco redditizie, o possono essere del tutto non redditizie. Ma queste ultime non vengono chiuse; ricevono delle sovvenzioni dal bilancio dello Stato. Nel nostro sistema il calcolo economico esiste a fini contabili, per il calcolo e per l’equilibrio. Il calcolo economico è usato per il controllo dei quadri dirigenti delle imprese.
Nel nostro sistema, i mezzi di produzione figurano solo formalmente come merci. Da noi, solo i beni di consumo entrano nella sfera della circolazione delle merci, non i mezzi di produzione.
Domanda: [K. V. Ostrovityanov] Sarebbe corretto definire i mezzi di produzione «merci di tipo speciale»?
Risposta: No. Se c’è una merce, essa dev’essere venduta a tutti coloro che vogliono acquistarla. Espressioni come «merci di tipo speciale» sono inutili. La legge del valore influisce sulla produzione dei mezzi di produzione attraverso la realizzazione delle merci del consumatore. La legge del valore è qui necessaria per i calcoli, per l’equilibrio e per verificare la praticabilità delle attività.
Domanda: [K. V. Ostrovityanov] Come debbono essere intesi termini come «la crisi generale del capitalismo» e «le crisi del sistema capitalistico mondiale»? Sono la stessa cosa?
Risposta: Sono la stessa cosa. Sottolineo che bisogna parlare della crisi del sistema capitalistico mondiale nel suo complesso. Da noi spesso viene preso in considerazione un solo paese, ma questo non è corretto. Prima, si studiava il sistema capitalistico in base alle condizioni di un solo paese, l’Inghilterra; oggi, per la valutazione del capitalismo, non si deve prendere in considerazione un singolo paese, ma il sistema capitalistico come un tutto. L’economia di tutti i paesi capitalistici è intrecciata in modo complesso. Alcuni paesi progrediscono a spese di altri paesi. Bisogna tener conto dei limiti del mercato capitalistico contemporaneo. Per esempio, gli Stati Uniti si trovano in una buona situazione, avendo eliminato la concorrenza dei loro principali concorrenti, la Germania e il Giappone. Gli USA speravano di raddoppiare la produzione in forza del loro monopolio. Ma i loro piani per il raddoppio della produzione non hanno funzionato. I calcoli sono falliti. Un paese – gli Stati Uniti – è andato avanti, e gli altri sono rimasti indietro. Ma la situazione è instabile, la situazione in futuro cambierà. Un paese, da solo, non può essere considerato tipico per valutare le condizioni del capitalismo. Non è corretto prendere in considerazione un solo paese.; bisogna considerare il capitalismo nel suo insieme. Insisto: occorre studiare il sistema mondiale nel suo complesso, mentre da noi c’è l’abitudine di considerare un solo paese.
Domanda: [D. T. Shepilov] Possiamo considerare corretto il piano della sezione «II modo di produzione socialista» contenuto nelle Proposte per il progetto del manuale?
Risposta: Concordo con il piano contenuto nelle Proposte.
Domanda: [A. A. Arakelyan] Come chiamare quelle parti del reddito nazionale dell’URSS a cui è stato dato il nome di «prodotto necessario» e di «sovraprodotto»?

Answer: The concepts of ‘necessary and surplus labour’ and ‘necessary and surplus product’ are not suited for our economy. Does all that which goes towards welfare and defence not constitute necessary labour? Is the worker not interested in it? In a socialist economy we should be making the distinctions in approximately the following manner: Labour for ones own self and labour for society. That which in relation to a socialist economy was earlier termed as necessary labour coincides with labour for oneself, and that which earlier was called surplus labour is labour for society.

Question: [A. Arakelyan] Is it correct in place of the concept of the ‘transformation’ of the law of value in the USSR to apply the concept ‘limiting the operation’ of the law of value?
questa parte della V conversazione risulta mancantenell’Opuscolo di Teoria&Prassi, probabilmente per una svista redazionale. Su segnalazione del nostro compagno Zdanov ne è stata qui aggiunta la riproduzione del testo inglese. Ringraziamo il compagno Zdanov per la segnalazione.

Risposta: Le leggi scientifiche non possono essere create, distrutte, abrogate, mutate o trasformate. Le leggi debbono essere considerate per quello che sono. Se le violiamo, ne paghiamo le conseguenze. Da noi è diffusa l’opinione che [l’operatività delle – tr.] leggi ha fatto il suo tempo. Questo punto di vista lo si trova diffuso frequentemente non solo fra gli economisti, ma anche fra gli addetti al lavoro pratico e fra i politici. Ciò non corrisponde al concetto di legge. La frase sulla trasformazione delle leggi è un allontanamento dalla scienza, è qualcosa che appartiene al filisteismo. Non è possibile trasformare le leggi della natura e della società. Se è possibile trasformare una legge, allora è possibile anche abolirla. Se è possibile trasformare e abolire delle leggi, allora ciò significa che «per noi tutto è possibile». Le leggi debbono essere prese in considerazione, conosciute e utilizzate. E’ possibile limitare la loro sfera d’azione. Così avviene nella fisica e nella chimica. Così avviene in tutta la scienza. Non si deve parlare di trasformazione delle leggi, ma di limitazione della loro sfera di operatività. Sarebbe più preciso e scientifico. Nessuna imprecisione dev’essere contenuta nel manuale. Ci presentiamo con un manuale di economia politica dinanzi al mondo intero. Esso sarà utilizzato qui e all’estero.
La sfera di operatività della legge del valore da noi è limitata. La legge del valore non è esattamente quella che era sotto il capitalismo. Da noi essa non è trasformata, ma limitata dalla forza delle condizioni oggettive. La cosa principale è che qui da noi la proprietà privata è stata eliminata e la forza-lavoro non è una merce. Sono queste le condizioni oggettive che determinano la limitazione della sfera di operatività della legge del valore. Questa limitazione della legge del valore non avviene perché noi lo vogliamo, ma perché esistono le condizioni favorevoli a tale limitazione. Queste condizioni oggettive ci inducono a limitare il campo d’azione della legge del valore.
La legge è un riflesso del processo oggettivo. La legge riflette la correlazione tra forze oggettive. La legge mostra la correlazione fra le cause e il risultato. Se vi è un certo equilibrio di forze e vi sono determinate condizioni oggettive, ne seguono inevitabilmente certi risultati. Bisogna tener conto di queste condizioni oggettive. Se alcune condizioni oggettive mancano, i risultati corrispondenti saranno diversi. Da noi le condizioni oggettive sono cambiate rispetto al capitalismo (non esiste la proprietà privata e la forza-lavoro non è una merce); perciò, anche i risultati sono diversi. Da noi la legge del valore non è stata trasformata, ma la sua sfera di operatività è limitata in virtù delle condizioni oggettive.
Domanda: Come dev’essere intesa la categoria del profitto nell’URSS?
Risposta: Una certa quantità di profitto è necessaria da noi. Senza profitto non potremmo creare delle riserve, non potrebbe esservi accumulazione, non si potrebbe provvedere ai compiti della difesa e soddisfare i bisogni sociali. Possiamo vedere, a questo proposito, che c’è un lavoro per sé e un lavoro per la società. La parola profitto è diventata molto sporca. Sarebbe opportuno avere un altro concetto? Ma quale? Forse reddito netto? Sotto la categoria profitto si nasconde un contenuto del tutto diverso.
Noi non abbiamo un flusso spontaneo di capitale e non abbiamo una legge della concorrenza. Non abbiamo la legge capitalistica del massimo profitto né la legge del profitto medio. Ma senza profitto non è possibile sviluppare la nostra economia. Per le nostre imprese sono adeguati anche dei profitti minimi, e talvolta esse possono operare anche senza profitto, in ragione dei profitti realizzati da altre imprese. Distribuiamo noi stessi le nostre risorse. Sotto il capitalismo possono esistere solo imprese redditizie. Nel nostro sistema abbiamo imprese molto redditizie (rentabeln’iye – tr.), poco redditizie e del tutto non redditizie. Nei primi anni la nostra industria pesante non produsse alcun profitto; ha cominciato a farlo più tardi. In generale, nel periodo iniziale le imprese dell’industria pesante hanno bisogno di mezzi.
Domanda: [A. I. Pashkov] E’ giusta la posizione della maggioranza dei partecipanti alle discussioni economiche sul problema del legame fra la moneta sovietica e l’oro? Alcuni seguaci della minoranza, che respinge questo legame, affermano che nelle Osservazioni sulle questioni economiche relative alla discussione del novembre 1951 non vi è risposta a questa domanda.
Risposta: Avete letto le Proposte? Nelle mie Osservazioni si dice che, su altri problemi, non ho rilievi da muovere alle Proposte. Ciò significa che sono d’accordo con le Proposte sulla questione del legame fra la nostra moneta e l’oro.
Domanda: [A. I. Pashkov] E’ giusto dire che nell’URSS la rendita differenziale dev’essere interamente incamerata dallo Stato, come affermano alcuni partecipanti alla discussione?
Risposta: Sulla questione della rendita differenziale io sono d’accordo con il parere della maggioranza.
Domanda: [A. D. Gusanov] Il legame fra la moneta sovietica e l’oro significa che l’oro è una merce monetaria nell’URSS?
Risposta: L’oro è una merce monetaria. Una volta, da noi, le cose non andavano molto bene per quanto riguarda il costo di produzione dell’estrazione dell’oro. In seguito, abbiamo adottato delle misure per ridurre quel costo di produzione, e le cose sono migliorate. Siamo passati al gold standard. Abbiamo preso la decisione che l’oro diventi una merce, e la realizzeremo. Naturalmente, non c’è alcuna necessità di cambiare la moneta con l’oro. E’ una pratica che non è diffusa neppure nei paesi capitalistici.
Domanda: [L D. Laptev] Le finanze statali sovietiche appartengono alla sfera della base o a quella della sovrastruttura?
Risposta: Alla sovrastruttura o alla base? (Risate). In generale, molto è stato detto sul problema della base e della sovrastruttura. Vi sono persone che relegano nella sfera della base persino lo Stato sovietico.
Se, a proposito di questa questione, si lasciano da parte le generalizzazioni sulla base e la sovrastruttura, allora dobbiamo prendere le mosse dalla proprietà socialista. Il nostro bilancio è fondamentalmente diverso dal bilancio capitalistico. Sotto il capitalismo ogni impresa ha il proprio bilancio, e il bilancio statale abbraccia una sfera più ristretta di quella del nostro bilancio statale. Il nostro bilancio copre tutto il reddito e tutta la spesa dell’economia nazionale: riflette lo status dell’economia e non semplicemente le spese di gestione. E’ un bilancio dell’intera economia nazionale. Quindi, nelle nostre finanze prevalgono gli elementi della base. Ma vi sono anche elementi che riguardano la sovrastruttura: per esempio, le spese di gestione appartengono alla sovrastruttura. Il nostro Stato sovraintende all’economia nazionale; il nostro bilancio include non solo le spese per l’apparato di gestione, ma per l’intera economia nazionale. Il bilancio contiene elementi della sovrastruttura, ma predominano gli elementi dell’economia.
Domanda: [A. V. Bolgov] E’ giusto dire che l’artel agricolo esisterà durante l’intero periodo di transizione ininterrotta dal socialismo al comunismo, mentre la comune agricola riguarda solo la seconda fase del comunismo?
Risposta: La domanda è priva di significato. L’artel si muove in direzione della comune, è evidente. La comune sarà creata quando scompariranno le funzioni svolte dalla famiglia contadina per il soddisfacimento dei bisogni personali. Non vi è necessità di affrettare i tempi in direzione della comune agricola. Il passaggio alla comune agricola richiede la soluzione di una quantità di problemi, la costruzione di buone cantine, di lavanderie, ecc. Le comuni agricole saranno create quando i contadini si convinceranno della praticabilità di un passaggio alle comuni. L’artel non corrisponde alla seconda fase del comunismo; è più probabile che la comune corrisponda al comunismo. L’artel esige la circolazione delle merci e, almeno per il momento, non consente lo scambio di prodotti, e ancor meno consente la distribuzione diretta. Lo scambio di prodotti è, in fin dei conti, ancora uno scambio, e la distribuzione diretta è la distribuzione secondo i bisogni. Finchè esistono la produzione di merci, la vendita e l’acquisto, dobbiamo tenerne conto. L’artel è legato alla vendita e all’acquisto, mentre la distribuzione diretta si svilupperà solo nella seconda fase del comunismo. E’ difficile dire quando l’artel agricolo si svilupperà in comune agricola. Non è possibile dire che la seconda fase del comunismo esisterà già quando sarà creata la comune. Ma è altrettanto arrischiato affermare che, senza la comune, non sia possibile compiere la transizione alla seconda fase del comunismo.
Non si deve immaginare la transizione alla seconda fase del comunismo in termini banali. Non esiste un «accesso» particolare al comunismo. Entreremo nel comunismo in modo continuo, senza rendercene conto noi stessi. Non è come un«entrata in città»: le porte sono aperte, entrate. In molte fattorie collettive le colcosiane (kolkhoznitsi – tr.) non vogliono ancora essere liberate dall’onere del lavoro domestico, o consegnare il bestiame al kolkhoz per ottenerne carne e latte; non rifiutano, invece, di farlo per il pollame. Sono soltanto i primi germi dell’avvenire. Attualmente l’artel agricolo non è un ostacolo allo sviluppo dell’economia. Nella prima fase del comunismo l’artel si svilupperà gradualmente in una comune. Non si può, a questo proposito, tracciare una netta linea di demarcazione.
E’ necessario portare la produzione del kolkhoz al livello di tutta la società. Vi è qui una quantità di problemi complessi. I kolkhoziani debbono imparare ad avere più considerazione per le questioni della società. Attualmente i kholkoz non vogliono saper nulla, all’infuori della loro economia. Attualmente non c’è alcuna integrazione dei kolkhoz a livello di distretto e di provincia, se non promuoviamo dall’alto la creazione di un organo economico pansovietico formato da rappresentanti dell’industria e delle fattorie collettive che si occupi della produzione dell’industria e delle fattorie collettive. E’ necessario cominciare con il calcolare la produzione delle imprese statali e dei kolkhoz e passare poi alla distribuzione dapprima solo del sovraprodotto. Dobbiamo costituire fondi che non vengono distribuiti, e fondi destinati alla distribuzione. E’ necessario insegnare con fermezza ai kolkhozniki che debbono avere considerazione per gli interessi di tutto il popolo. Ma è un percorso lungo, e non si deve aver fretta. Le cose vanno bene da noi. L’obbiettivo è giusto. La strada è chiara, e tutti gli orientamenti sono ben fondati.
Domanda: [Z. V. Atlas] Perché nelle Osservazioni sulle questioni economiche relative alla discussione del novembre 1951 il termine «economia monetaria» è messo fra virgolette?
Risposta: Se esiste la circolazione delle merci, deve esservi del denaro. Nei paesi capitalistici l’economia monetaria, comprese le banche, conduce alla rovina degli operai, all’impoverimento della popolazione e all’aumento della ricchezza degli sfruttatori. Sotto il capitalismo, il denaro e le banche servono da mezzi di sfiruttamento. La nostra economia monetaria non è quella consueta, e si differenzia dall’economia monetaria capitalistica. Da noi l’economia monetaria è uno strumento che utilizziamo nell’interesse del socialismo. Le virgolette sono messe per non confondere la nostra economia monetaria con l’economia monetaria sotto il capitalismo: Le parole «valore» e «forme di valore» sono usate da me senza virgolette. In esse è incluso anche il denaro. Molti fattori determinano da noi la legge del valore: essa influisce indirettamente sulla produzione e direttamente sulla circolazione. Ma da noi la sua sfera d’azione è limitata. La legge del valore non porta alla rovina. La maggiore difficoltà pern i capitalisti è la realizzazione del prodotto sociale, la trasformazione della merce in denaro. Da noi la realizzazione avviene con facilità, si compie scorrevolmente.
Domanda: [G. A. Kozlov] Qual è il contenuto della legge dello sviluppo pianificato e proporzionale dell’economia nazionale?
Risposta: C’è una differenza fra la legge dello sviluppo pianificato dell’economia nazionale e la pianificazione. I piani possono non aver tenuto conto di tutto ciò che sarebbe stato necessario tener conto secondo quella legge, secondo le sue esigenze. Se, per esempio, viene pianificato un certo numero di automobili, ma insieme ad esso non viene pianificata la corrispondente quantità di lamina metallica, allora a metà dell’anno le fabbriche di automobili resterebbero bloccate. Se viene pianificato un certo numero di automobili, e non viene pianificata la corrispondente quantità di benzina, anche questo comporterebbe una rottura dei legami fra i rami produttivi interessati. In questi casi la legge dello sviluppo pianificato e proporzionale dell’economia nazionale si fa sentire seriamente. Quando non viene trasgredita, rimane tranquilla e il suo operare resta sconosciuto: essa è dovunque e in nessun luogo. In generale, tutte le leggi si fanno sentire quando vengono trasgredite, e ciò non resta impunito. La legge dello sviluppo pianificato dell’economia nazionale mostra la mancanza di corrispondenza fra i vari rami produttivi. Essa esige che tutti gli elementi dell’economia nazionale si corrispondano reciprocamente e si sviluppino in modo corrispondente e proporzionato. Gli errori della pianificazione sono corretti dalla legge dello sviluppo pianificato dell’economia nazionale.
Domanda: [M. I. Rubinstein] Come dev’essere inteso il compito fondamentale dell’URSS nel periodo attuale? Nella determinazione di questo compito dobbiamo prendere come punto di partenza le cifre pro capite della produzione capitalistica secondo la popolazione del 1929, o dobbiamo considerare, a fini comparativi, il livello attuale della produzione capitalistica, che, per esempio, negli Stati Uniti è più alto di quello del 1929, in conseguenza della militarizzazione dell’economia? E’ giusto ritenere, come si fa frequentemente nelle pubblicazioni e nei corsi di lezione, che il conseguimento della quantità di produzione indicata nel vostro discorso del 9 febbraio 1946 rappresenti il compito economico decisivo dell’URSS per l’ingresso nella seconda fase del comunismo?
Risposta: II metodo di calcolo effettuato sulla base della produzione pro capite conserva la sua forza. La produzione pro capite è la misura fondamentale della forza di un paese. Non esiste altra misura che possa sostituirla. E’ necessario partire non dal livello del 1929, ma dalla produzione attuale. Abbiamo bisogno di nuovi calcoli. E’ necessario confrontare la nostra produzione pro capite in base alle cifre attuali dei paesi capitalistici.
Le cifre da me proposte nel 1946 non indicano il compito economico decisivo per la transizione alla seconda fase. Realizzando quelle cifre diventiamo più forti, e ciò ci salvaguarda dal pericolo dell’assalto nemico, dall’attacco del capitalismo. Ma il compito decisivo indicato nel discorso del 1946 non significa la seconda fase del comunismo. Alcuni compagni hanno troppa fretta di compiere il passaggio alla seconda fase del comunismo. Non bisogna avere troppa fretta in questa transizione, così come non si possono creare le leggi. Altri pensano a una terza fase del comunismo. Ai fini della comparazione con i paesi che sono più ricchi dobbiamo usare dati aggiornati. Ciò significa progredire.

Testo redatto in base agli appunti dei com[pagni] [L. U.] Gatovsky, [I. I.] Kuzminov, [l. D.] Laptyev, [L. A.] Leontyev, [K. V.] Ostrovityanov, [V. I.] Pereslegin, [A. I.] Pashkov, [D. T.] Shepilov e [P. F.] Yudin.

Si è tenuto conio degli appunti dei com[pagni] Atlas, Arakelyan, Bolgov, Vasilieva, Gusakov, Kozlov, Lyubimov, Rubinstein.

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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