Pietro Secchia – La più grande eredità di Stalin: il Partito comunista

Immagine

in occasione dell’anniversario della scomparsa di Stalin (05/03/1953)

La più grande eredità di Stalin: il Partito comunista

Pietro Secchia

Immagine

marzo 1953

Il compagno Stalin ci ha lasciato un’immensa preziosa eredità. Ci ha lasciato il primo Stato socialista del mondo che egli ha costruito e portato al suo più alto grado di sviluppo. Ha gettato le fondamenta della società comunista. Ha portate avanti gloriosa e trionfante la bandiera della pace e del socialismo in una terza parte del mondo. Ci ha lasciato il suo pensiero, il suo insegnamento che nessuna forza potrà più distruggere e cancellare.

Il compagno Stalin ci ha lasciato uno strumento invincibile per l’emancipazione della classe operaia, dei lavoratori, per la liberazione di tutti gli oppressi : il partito comunista.

Stalin è il gigante della costruzione del socialismo, l’uomo della vittoria, l’uomo della pace, della liberazione sociale e nazionale perchè è l’uomo del partito di tipo nuovo, del partito della classe operaia.

E’ al partito, a questo possente organismo, a questo meraviglioso e formidabile strumento che noi dobbiamo i successi e le vittorie dei lavoratori sovietici e dei proletari di tutti i paesi.

Il partito comunista creato da Lenin e da Stalin è stato l’animatore, l’organizzatore del popolo sovietico, ha dato un contributo immenso alla marcia in avanti e alla vittoria di tutti i partiti comunisti, di tutto il movimento operaio internazionale. Esso ha diretto e dirige verso un unico scopo il pensiero e le azioni di milioni di uomini, li stimola a procedere avanti, organizza la partecipazione attiva non solo dei comunisti ma di tutta la popolazione sovietica alla direzione in tutti i settori della vita sociale.

Uno dei più grandi meriti di Stalin è stato quello di avere elaborato, sviluppato, arricchito la teoria, la politica e i principi organizzativi del partito del proletariato quali erano stati scoperti ed indicati da Marx, da Engels e da Lenin. Il compagno Stalin ha portato su di un piano più elevato tutte le questioni della teoria, della strategia, della tattica, dei principi organizzativi del partito. Con la chiarezza che gli è propria ha dimostrato il legame organico della teoria scientifica del comunismo con l’attività del partito comuista.

Tutti gli scritti e i discorsi di Stalin sono compenetrati dall’idea della indissolubile unità della concezione filosofica del partito e della sua lotta rivoluzionaria.

Marx ed Engels avevano dato solo le linee fondamentali della teoria del partito come reparto d’avanguardia del proletariato nella sua lotta, per la trasformazione rivoluzionaria della società capitalistica in società comunista.

Lenin e Stalin hanno creato una dottrina completa del partito comunista, forma suprema d’organizzazione della classe operaia e dei lavoratori; hanno dimostrato che il proletariato può vincere nella lotta contro il capitalismo, può conquistare il potere e realizzare una nuova società socialista solo se esiste un forte partito comunista, animatore ed organizzatore delle masse lavoratrici. Hanno elaborato nelle nuove condizioni storiche i principi ideologici, organizzativi del partito, indicando quali devono essere i suoi legami e i suoi rapporti con le masse e la sua funzione dirigente. Il partito comunista dell’Unione Sovietica si è forgiato nelle tempeste delle lotte rivoluzionarie. Non si è sviluppato in un periodo pacifico, è passato attraverso duri anni di reazione, guerre e rivoluzioni.

La sua ricca esperienza, le sue tradizioni, i suoi principi ideologici organizzativi e tattici hanno un inestimabile valore per i partiti comunisti di tutti i paesi.

Elaborando la dottrina del partito di tipo nuovo, Lenin e Stalin per la prima volta nella storia del marxismo scoprirono le radici ideologiche dell’opportunismo, dimostrando che esse si «riducevano prima di tutto al culto della spontaneità del movimento operaio e dell’abbassamento della funzione della coscienza socialista nel movimento operaio».

Per la prima volta nella storia del movimento operaio fu data tutta l’importanza che ha alla teoria, all’idea del partito come guida ed organizzatore della forza dei movimento operaio.

Sino al 7 novembre 1917 una gran parte del movimento operaio internazionale combatteva nella notte, nella nebbia e nella confusione di ideologie contrastanti, senza un orientamento, senza una guida che indicasse la giusta via per farla finita con lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Questa guida, questo partito già esisteva; sin dal 1903 era sorto il partito bolscevico creato da Lenin e da Stalin. Ma nell’Europa occidentale i capi della socialdemocrazia avevano fatto di tutto coscientemente ed incoscientemente perchè Lenin ed il partito socialdemocratico russo restassero sconosciuti ed ignorati.

Per essi la funzione dirigente in ogni paese doveva essere assolta dai gruppi parlamentari socialisti di cui secondo la loro concezione il partito era solo un’appendice, uno strumento per l’organizzazione della lotta elettorale e la raccolta dei voti.

E’ solo con l’ottobre del 1917 che gli uomini e il partito della Rivoluzione russa, che gli eroi di tre rivoluzioni balzarono alla ribalta della storia e s’imposero all’attenzione dell’avanguardia socialista e dei lavoratori di tutto il mondo.

Da quel giorno alla parte più avanzata della classe operaia, dei lavoratori di ogni paese fu chiaro che la parola: proletari di tutti i paesi unitevi!, non era più solo un’affermazione di principio, una speranza, un obiettivo, ma era sorto un partito, un’organizzazione capace di tradurre in atto questa affermazione, era sorto un partito capace di fare si che l’emancipazione della classe operaia fosse realizzabile ed opera dei lavoratori stessi.

Stalin, sviluppando il grande insegnamento di Lenin, ha dimostrato che nelle condizioni dell’imperialismo, fase suprema del capitalismo, i vecchi partiti socialdemocratici erano assolutamente incapaci di dirigere alla vittoria la lotta del proletariato e dei lavoratori.

Questi partiti avevano alla loro testa degli opportunisti corrotti sino alle midolla, veri e propri agenti della borghesia in seno al movimento proletario. Più di ogni altra cosa costoro temevano la lotta delle masse lavoratrici che è invece indispensabile e decisiva per la vittoria dei lavoratori e del movimento socialista.

I capi socialdemocratici trovavano slancio ed energia solo quando si trattava di lottare contro gli operai rivoluzionari e di impedire che essi muovessero all’attacco contro il capitalismo, solo quando si trattava di portare i lavoratori a fianco dei loro padroni, in difesa dello Stato borghese.

Le sconfitte subite dal movimento proletario e socialista nei diversi paesi dell’Europa occidentale, alla fine della prima guerra mondiale, sono dovute soprattutto al fatto che alla testa dei partiti socialisti vi erano degli elementi opportunisti e controrivoluzionari.

Se alla sua testa la classe operaia avesse continuato ad avere tali partiti, sarebbe stata votata alla sconfitta nella lotta contro la borghesia.

Da quella costatazione Stalin trasse la conclusione che era necessario, indispensabile: «avere un partito nuovo, un partito combattivo, rivoluzionario, abbastanza audace da condurre i proletari alla lotta per il potere, abbastanza esperto per orientarsi nelle difficili condizioni della lotta rivoluzionaria, abbastanza elastico da evitare gli scogli sottomarini per raggiungere lo scopo».

Il primo passo da fare, il passo decisivo, la condizione prima per poter vincere è creare il partito comunista, il partito di tipo nuovo capace di lottare in qualsiasi condizione, in ogni situazione, capace di impiegare ogni mezzo e ogni forma di lotta in rapporto alla situazione data atti a portare al successo e alla vittoria il proletariato.

Questo è ciò che Lenin e Stalin innanzi tutto insegnarono agli operai e ai lavoratori di tutti i paesi. La concezione del partito marxista, del partito di tipo nuovo «la cui influenza reale, dice Stalin, si misura non dalle parole, ma dalle azioni che è capace di organizzare e di dirigere» è nettamente in contrasto con la concezione socialdemocratica del partito considerato un organo puramente di propaganda, completamente subordinato al gruppo parlamentare, che viola appena prese le decisioni dei suoi congressi, che non ha una seria fiducia nell’azione delle masse lavoratrici e sul quale la classe operaia e i lavoratori hanno pure scarsa influenza.

Il partito quale Lenin e Stalin l’hanno concepito si oppone alla concezione del partito che segue gli avvenimenti invece di precederli, prevederli e illuminarli, che segue il movimento operaio anziché dirigerlo, guidarlo come lo deve guidare l’avanguardia cosciente, chiaroveggente, entusiasta e coraggiosa.

Il compagno Stalin ha caratterizzato con particolare chiarezza e profondità le particolarità del partito di tipo nuovo :

«Il partito dev’essere prima di tutto il reparto di avanguardia della classe operaia. Il partito deve assorbire tutti i migliori elementi della classe operaia, la loro esperienza, il loro spirito rivoluzionario, la loro devozione sconfinata alla causa del proletariato».

Questo partito dev’essere armato della teoria marxista-leninista, la quale sola può metterlo in condizione di analizzare e giudicare con precisione scientifica le particolarità della situazione interna e internazionale, stabilire i rapporti di forza, tra le classi in lotta, fissare ed applicare una giusta politica. Stalin ci ha insegnato che il partito per avanzare e ottenere la vittoria deve rafforzare ed estendere i suoi legami con le masse lavoratrici, deve dirigerle ricordandosi sempre che il partito da solo e il gruppo di avanguardia da solo, senza l’appoggio delle masse non è in grado di portare al successo le lotte immediate, ma tanto meno quelle storicamente decisive. La forza e l’invincibilità dei partiti comunisti sta nella solidità dei loro legami permanenti con le masse.

I legami che il partito deve mantenere con le masse devono essere dei legami permanenti e particolari. Senza questi legami profondi con le masse lavoratrici, senza un continuo lavoro per rinsaldare questi legami e per allacciarne dei nuovi, il partito non può assolvere alla sua funzione di avanguardia, non può avere una giusta linea politica.

Che cosa significa avere dei legami permanenti con le masse? Il problema non bisogna intenderlo in modo superficiale e burocratico. Perchè il partito sia legato alle masse non è sufficiente che i suoi militanti siano legati attraverso molteplici fili agli operai delle fabbriche, ai contadini dei campi, ai migliori elementi dell’intellettualità d’avanguardia; è necessario che questo sia un legame di carattere politico, è necessario che attraverso a migliaia di fili il partito acquisti ogni giorno nuove energie, nuova vita. In una parola è necessario che il partito sappia non solo cogliere i sentimenti profondi e le aspirazioni delle masse lavoratrici, ma abbia la capacità di ascoltare la voce delle masse.

Per condurre con successo e alla vittoria le lotte di milioni di lavoratori il partito deve essere capace non solo di insegnare alle masse ma soprattutto di apprendere da esse.

Il partito, secondo gli insegnamenti di Stalin, non può essere considerato come un’organizzazione staccata dalla classe operaia.

«Il partito non può essere solo un reparto «di avanguardia. Esso deve essere, in pari tempo, un reparto, una parte della classe operaia, parte intimamente legata ad essa con tutte le fibre della sua esistenza. Il partito è parte inseparabile della classe operaia».

«Il partito, dice Stalin, è una frazione della classe, esiste per la classe e non per se stesso».

Nella misura in cui è legato politicamente alla classe, nella misura in cui resta a contatto con essa, può svilupparsi e rafforzarsi malgrado i difetti e le debolezze, malgrado il burocratismo che in una certa misura può esserci anche nelle sue organizzazioni.

Ma se mancano questi contatti, potete cercare di sostituirli con qualsiasi altra forma di organizzazione, il partito è condannato ad un fallimento certo.

Nulla è più ridicolo quanto il credere, come fanno i nostri avversari, che si possano muovere e portare attivamente alla lotta milioni di uomini con la costrizione, con una disciplina imposta. I comunisti sono uomini pensanti ed operanti dai quali il partito esige il massimo e la parte migliore delle loro energie, delle loro capacità intellettuali, della loro attività, degli uomini ai quali il partito chiede il sacrificio dei loro interessi personali e quand’è necessario anche della vita. E’ semplicemente ridicolo pensare che tutto questo possa essere ottenuto con una disciplina imposta.

In realtà la forza del partito comunista sta in primo luogo nel fatto che esso è composto in grande maggioranza da operai, che esso è il partito della classe operaia, di quella classe proprio perchè marcia verso l’avvenire, lottando contro tutto ciò che è superato, che è putrido, emana continnamente nuove preziose energie creatrici.

La forza del partito comunista risiede nella sua dottrina, nella sua politica, nei suoi stretti e saldi legami con le masse lavoratrici. Il partito comunista è invincibile se sa, come disse Lenin: «legarsi, avvicinarsi e, se voi volete, fondersi in una certa misura con le più larghe masse dei lavoratori, in primo luogo con la massa proletaria, ma anche con le larghe masse dei lavoratori non proletari».

Però è innegabile che tenuto conto degli elementi fondamentali sopra indicati, una parte della forza del partito comunista è dovuta pure alla sua struttura, alla sua unità, al suo metodo democratico di direzione, alla lotta che esso conduce contro ogni deviazione opportunista, alla vigilanza rivoluzionaria.

Chiunque voglia studiare obiettivamente le cause dei successi dei partiti comunisti, del Partito comunista dell’Unione Sovietica, innanzi tutto dovrà necessariamente attribuire, come ebbe a scrivere il compagno Malenkov, la giusta parte alla politica organizzativa di Lenin e di Stalin, alla loro capacità ed alla capacità dei partiti da loro ispirati di formare dei quadri dirigenti nel corso della lotta e di scegliere tra le masse popolari sempre nuove forze creatrici.

Evidentemente il tipo di organizzazione del partito comunista influisce tanto sull’azione pratica, portandola al massimo grado di efficienza, quanto sull’azione politica che il partito svolge, quanto sulla formazione dei suoi militanti e dei suoi quadri.

Sin dal momento della loro nascita i partiti comunisti hanno dovuto condurre nel nostro e negli altri paesi, con l’aiuto di Lenin e di Stalin, con l’aiuto del Partito comunista dell’Unione Sovietica e dell’Internazionale comunista, una lotta ideologica, politica e organizzativa contro l’estremismo infantile e contro l’opportunismo.

Un partito non lo si crea in un giorno e non lo si crea una volta per sempre. Per creare un partito del proletariato capace veramente di assolvere alla sua funzione di guida, di portare non solo le masse lavoratrici alla lotta, ma di portarle al successo e alla vittoria, occorrono anni di intenso, continuo e tenace lavoro.

Fu necessario condurre una lotta non solo all’esterno, ma anche all’interno dei partiti comunisti, perchè questi non erano nati adulti e robusti, ma erano impregnati delle vecchie tradizioni, della inesperienza, del confusionismo ideologico; debole era la loro capacità ideologica e politica, deboli ed esposti – poiché non vivevano nella stratosfera – a tutte le influenze dei movimenti e dell’ideologia nemica da cui erano circondati.

Il sinistrismo e l’opportunismo hanno dimostrato di essere altrettanto pericolosi l’uno quanto l’altro e di avere sovente le stesse radici, ad esempio nella mancanza di fiducia nella forza e nella capacità della classe operaia, delle masse lavoratrici e della loro lotta, nella sottovalutazione delle proprie forze, nella sopravalutazione di quelle dell’avversario, nel disprezzo verso i milioni di lavoratori non ancora conquistati all’influenza socialista, nella incapacità a sviluppare un tenace, perseverante, largo lavoro di massa.

I risultati a cui sboccano l’estremismo infantile quanto l’opportunismo è quello di non condurre una lotta conseguente per la conquista della maggioranza, è quello di non portare alla lotta le masse, è quello di spezzare lo slancio e la forza della classe operaia con la passività e l’inerzia, oppure con delle azioni avventurose.

Non potremo mai dimenticare il contributo immenso portato da Lenin e da Stalin alla costruzione di tutti i partiti comunisti e in modo particolare alla costruzione del Partito comunista italiano. Fu Lenin che nel 1919-1920 inviò al proletariato italiano, al Partito socialista e ai suoi dirigenti una serie di lettere, di documenti, di pressanti appelli nei quali insisteva sulla assoluta necessità di espellere dal partito i capi socialdemocratici di destra e cioè gli agenti della borghesia che si trovavano nelle sue file. Furono Lenin e Stalin che ci consigliarono a separarci dal riformismo, a dare vita ad un vero partito della classe operaia. Fu Lenin che ci aiutò a combattere implacabilmente contro i capi riformisti, contro il centrismo, contro la vuota fraseologia massimalista, contro l’opportunismo e l’estremismo settario e infantile.

Scomparso Lenin, un altro gigante del pensiero e dell’azione, Stalin, continuò a guidare con mano sicura il movimento internazionale dei lavoratori e il primo Stato socialista.

Stalin ci aiutò nell’impostare giustamente e quindi nel rafforzare la lotta contro il fascismo che egli con precisione scientifica caratterizzò come «la dittatura terroristica aperta degli elementi più reazionari, più sciovinisti, più imperialistici del capitale finanziario».

Ci aiutò a liberarci dalle scorie socialdemocratiche, dai residui borghesi e piccolo borghesi, dall’opportunismo che condannavano il partito alla passività, all’impotenza e costituivano un pericolo grave per la sua vita e per il suo avvenire.

La lotta vittoriosa contro il bordighismo e l’opportunismo conclusasi nell’emigrazione segnò per il nostro partito un momento decisivo «perché da essa uscì un centro dirigente solido, omogeneo,  perché in essa si formò una schiera fortissima di quadri intermedi».

II compagno Stalin per primo smascherò l’opportunista marcio Angelo Tasca che si era annidato nelle nostre file con lo scopo da lui oggi confessato di cercare un punto di coincidenza ideologico e pratico tra le idee e gli interessi della borghesia e quelli del proletariato.

Dopo aver analizzato lo sviluppo della situazione internazionale, delle contraddizioni capitaliste, e lo scuotimento della stabilizzazione capitalista che portava ad un forte aggravamento della crisi generale del capitalismo, dopo aver messo in luce l’accentuarsi della lotta delle masse lavoratrici e il carattere delle lotte stesse, il compagno Stalin così concludeva :

«Che cosa ci indicano questi fatti? Essi ci mostrano che nei paesi capitalistici, si formano e si sviluppano le premesse per un nuovo slancio rivoluzionario del movimento operaio. E’ questo, è ciò che vi è di nuovo che non vedono Humbert-Droz e Tasca, e che in generale non vedono quei compagni che hanno l’abitudine non di guardare in avanti, ma di guardare indietro. Che cosa significa guardare indietro e non in avanti? Significa trascinarsi a rimorchio degli avvenimenti, non vedere che cosa essi contengono di nuovo: questo significa lasciarci sorprendere. Questo significa per i partiti comunisti rinunciare alla funzione dirigente del movimento operaio».

……… Stalin ha posto in luce l’importanza politica dei problemi e del lavoro di organizzazione che dev’essere elevato al livello dei compiti politici, al livello del lavoro di direzione politica.

Un partito di tipo nuovo non può accontentarsi di fare della propaganda e dell’agitazione, non può neppure condurre un’azione politica generica. L’agitazione e la propaganda del partito nostro sono basate sull’azione concreta. Il partito di tipo nuovo deve innanzi tutto analizzare la situazione, fissare chiaramente la linea adeguata da realizzare, gli obiettivi da raggiungere in un dato momento, le parole d’ordine rivendicative e d’azione che permettano di trascinare non solo l’avanguardia, ma la grande parte della classe operaia e dei suoi alleati.

Allo scopo di realizzare la linea politica e di raggiungere gli obiettivi che il partito di volta in volta si pone si elaborano e adattano le forme e i metodi di organizzazione e di lavoro.

E’ per l’azione e nell’azione del partito e delle masse lavoratrici per la conquista della maggioranza, per la difesa degli interessi immediati e storici del popolo, che si elaborano, si perfezionano, si correggono le misure di organizzazione e la stessa linea politica.

Stalin ci ha insegnato ed ha insegnato a tutti i partiti comunisti che è necessario verificare continuamente nel corso dell’azione l’applicazione della linea politica, la sua giustezza, il grado e il modo come viene applicata, ci ha insegnato a non esitare a portare quelle modificazioni e correzioni che possono dimostrarsi necessarie.

Uno dei più grandi insegnamenti di Stalin è quello che anche il partito deve imparare, deve sapere imparare dalle masse, deve saper imparare attraverso la propria azione.

Il compagno Stalin ha aspramente criticato e demolito la tesi trotzkista di coloro che sostenevano che il partito non sbaglia mai. Vi è chi dal fatto che il partito è l’avanguardia trae l’errata conclusione che il partito non ha nulla da imparare dalle masse e che il partito non sbaglia mai. E’ questa una concezione trotzkista. Vi è qui un errore di principio.

Stalin ha messo continuamente in rilievo la grande funzione della critica e dell’autocritica come forza motrice dello sviluppo del partito. Nessun altro partito politico all’infuori del partito comunista può permettersi il lusso di adoperare in tal modo l’arme della critica e dell’autocritica. Solo un partito come quello comunista, che rappresenta una classe in ascesa, che lotta per l’avvenire, che è interessato a tutto ciò che è nuovo, progressivo, che spinge avanti, può impiegare l’arme della critica e dell’autocritica.

«Soltanto un partito che si allontana verso il passato è condannato a perire, può temere la luce e la critica. Noi non temiamo nè l’una nè l’altra, non le temiamo perche siamo un partito che va avanti, che avanza verso la vittoria» (Stalin, Le questioni del leninismo).

La critica e l’autocritica sono la forza motrice di ogni partito comunista perchè con il loro aiuto si scoprono tutti i difetti del nostro lavoro, si scoprono le contraddizioni tra il vecchio e il nuovo. La critica e l’autocritica favoriscono il movimento in avanti di tutto ciò che è progressivo.

 Se ad esempio noi prendiamo l’attuale lotta in corso contro il progetto di legge truffa, è innegabile che malgrado la forza con la quale si è sviluppata e si sviluppa, che non ha precedenti nella storia del movimento operaio italiano, tuttavia essa ha rivelato anche delle debolezze.

Ha rivelato una lentezza nei movimenti di alcune delle organizzazioni del partito e dello schieramento democratico, una insufficiente propaganda, uno scarso slancio da parte di certe organizzazioni.

…… Hanno i compagni di ogni organizzazione e di ogni località condotto la lotta in modo adeguato e corrispondente a questa impostazione, a questa linea politica? Si è sviluppata innanzi tutto una larga azione di propaganda e di agitazione per chiarire davanti alle masse lavoratrici, ed anche a quegli strati della popolazione con i quali non siamo collegati permanentemente, il carattere, lo scopo, la gravità delle conseguenze del progetto di legge truffa?

Hanno lavorato tutte le organizzazioni senza ritardo, impiegando tutte le forze, ogni giorno, non solo tra la classe operaia, ma tra i suoi alleati, tra i diversi strati della popolazione? Ci siamo posto l’obiettivo di condurre la più larga ed efficace propaganda allo scopo di creare le condizioni all’allargamento delle nostre alleanze, le condizioni atte allo svilupparsi di imponenti e sempre più forti manifestazioni di protesta delle masse popolari?

Se ogni organizzazione, di città, di rione, di fabbrica, di villaggio, se ogni cellula di luogo di lavoro o di strada, se ogni federazione esamineranno, se noi stessi esamineremo da vicino come si è sviluppata questa grande lotta che ha preceduto la campagna elettorale, vi troveremo senza dubbio dei difetti e delle debolezze di organizzazione che dobbiamo seriamente e concretamente esaminare per correggerli e superarli.

Ma non si tratta solo di difetti di organizzazione – quando ci si ferma a questo quasi sempre restiamo alla superficie e ci nascondiamo la realtà. Il difetto e la debolezza essenziale, fondamentale si rivela soprattutto ancora nell’incomprensione e nella scarsa comprensione della gravità della situazione ancora abbastanza diffuse tra certi strati della popolazione, del pericolo che rappresenta per la democrazia e per la Repubblica il progetto di legge elettorale, dei piani della Democrazia cristiana, nell’incomprensione di alcuni strati anche di compagni della linea politica del partito, in una insufficiente fiducia nella capacità di lotta delle masse operaie e dei lavoratori; di qui i ritardi e le esitazioni nel porre la linea politica con decisione, con tenacia, con forza, con l’ampiezza necessaria davanti a tutto il partito e davanti alle masse come elemento decisivo per condurre i lavoratori e il popolo alla lotta per salvare la libertà, la democrazia, la pace e l’indipendenza del Paese.

Alla vigilia della sua morte il grande compagno Stalin ha rivolto a tutti i partiti comunisti un saluto che era nello stesso tempo un appello e monito, che è un impegno per tutti i comunisti: «La bandiera delle libertà democratico-borghesi, la borghesia l’ha buttata a mare; io penso che tocca a voi, rappresentanti dei partiti comunisti e democratici, di risollevarla e portarla avanti, se volete raggruppare attorno a voi la maggioranza del popolo. Non vi è nessun altro che la possa levare in alto …».

Questa lotta, noi lo sappiamo, non è facile; sarà ancora lunga e dura perchè il grande capitale è deciso a tradire la patria ed a commettere tutti i delitti pur di salvare i suoi privilegi. Più la nostra lotta sarà forte, larga, decisa, più noi andremo avanti, riporteremo dei successi e più si accrescerà il furore dei grandi capitalisti e dei governanti clericali. Essi ricorreranno a tutti i mezzi ed a tutte le violenze per tentare di assestare dei colpi al nostro partito, al movimento democratico, allo scopo di trascinare ancora una volta il nostro Paese sulla strada delle avventure di guerra dell’imperialismo, sulla strada del disastro.

Nostro compito è lavorare ogni giorno per rafforzare il partito, le sue organizzazioni, per rafforzare lo schieramento della classe operaia e le sue allenaze, per sviluppare una lotta più ampia, unitaria, decisa con la convinzione che noi abbiamo la forza per riuscire e per vincere.

Questo l’impegno che dobbiamo prendere, che abbiamo preso nei giorni della morte di Stalin. Nel nome di Stalin sempre si è vinto, nel nome di Stalin tutte le vittorie saranno nostre.

da Rinascita, anno X, n.2, 1953

trascrizione per Resistenze.org del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Annunci

Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
Questa voce è stata pubblicata in movimento comunista internazionale, post-it - miscellanea. Contrassegna il permalink.