IL MITO DELLE “TORTURE STALINISTE”-THE MYTH OF “TORTURE Stalinist”-EL mito de “La tortura estalinista”

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IL MITO DELLE “TORTURE STALINISTE”

Di  Giovanni Apostolou

Un altro cavallo di battaglia della propaganda anticomunista è quello delle “torture staliniane”. La spia fascista Flego che, tornato al sicuro in Italia affermò di non essere stato torturato, affermava: “(…) Durante la mia detenzione nelle carceri sovietiche, sia durante il processo e sia dopo la condanna, non ebbi a subire alcun maltrattamento, degno di rilievo (…) “(1); persino Nenni non potè fare a meno di affermare: “restano le confessioni che per venire in alcuni casi da uomini i quali fino all’estremo minuto hanno battagliato aspramente con l’accusatore pubblico, non ammettendo che ciò che volevano ammettere, hanno un carattere di veridicità difficilmente contestabile” (2).

E’ risultato dalla consultazione delle carte Trockij presso la Houghton Library dell’Università di Harvard che la versione staliniana, lanciata al momento dei grandi processi del 1936-1938, su  un “  (…)blocco delle opposizioni di sinistra e di destra non era del tutto infondata (…)”(3). Joseph Davies, l’ambasciatore americano in URSS, “continuò sempre ad affermare che c’era stato veramente un complotto, che i processi si erano celebrati secondo giustizia, e che di conseguenza il potere sovietico ne usciva rafforzato”(4). Presumibilmente su questa scia, in Italia anche De Gasperi sottolineava nel 1944: “Noi credevamo che i processi fossero falsi, che le testimonianze fossero inventate, che le confessioni fossero estorte.E invece oggettive informazioni americane assicurano che non si trattava di un falso (…) (5).

Non è tanto significativo che De Gasperi dicesse questo quanto piuttosto il fatto che da parte statunitense giungessero queste informazioni.

Nel 1948 Deutscher riconosceva una certa “verità psicologica” ai processi di Mosca in generale (6).Certamente, molti autori borghesi hanno affermato che le accuse di sabotaggio sistematico erano completamente inventate al solo scopo di eliminare gli oppositori politici.In relazione a questa scia interpretativa dei processi staliniani ha scritto l’intellettuale trockijsta Ted Grant:“(…)L’unica provaera l’auto-confessione degli imputati, estratta sotto tortura (…)”(7).

Però si da il caso che due ingegneri americani avessero lavorato, tra il 1928 e il 1937, come quadri dirigenti, in un gran numero di miniere nelle regioni degli Urali e della Siberia, colpite dal sabotaggio: erano due tecnici ed erano estranei alla politica.

La loro testimonianza è di straordinario interesse (8).

Il 17 Marzo 1938, Davies inviò un messaggio confidenziale al segretario di Stato a Washington:

“Sebbene io nutra un pregiudizio nei confronti dell’acquisizione di prove attraverso la confessione e nei confronti di un sistema giudiziario che non accorda, per cosi dire, nessuna tutela all’accusato, dopo aver ben osservato ogni giorno i testimoni e il loro modo di testimoniare, dopo aver notato le conferme inconsapevoli che si sono evidenziate e altri fatti che hanno contrassegnato il processo” (intende il processo a Kamenev, Zinov’ev, Bucharin, NDA) “io penso, d’accordo in questo con altri il cui giudizio può essere accettato, che, per ciò che riguarda gli accusati, essi abbiano commesso abbastanza crimini secondo la legge sovietica, crimini stabiliti dalle prove e senza che siano possibili ragionevoli dubbi sul verdetto che li dichiara colpevoli di tradimento e sulla sentenza che li condanna alla pena prevista dalla legislazione penale dell’Unione Sovietica.

E’ sensazione generale dei diplomatici che hanno assistito al processo che l’accusa abbia provato l’esistenza di un complotto estremamente grave”(9).

Più di recente i fratelli Medvedev, a proposito del processo a Bucharin, hanno riconosciuto che non risulta che sia stato sottoposto a torture (10).

Qualche anno dopo il 1956, senza lasciarsi impressionare dalle rivelazioni del Rapporto segreto, uno storico statunitense non privo di simpatie nei confronti dell’opposizione antistaliniana, da lui definita “la coscienza della rivoluzione”, scriveva:

“La scelta operata da Bucharin nelle sue confessioni di colpevolezza, e ciò che si da altre fonti, rende plausibile buona parte di quello che è stato rivelato al processo, malgrado i sospetti provocati dalla natura di quei processi”(11).

Tokaev (membro di un’organizzazione clandestina filo-buchariniana in URSS negli anni ’30) sosteneva che la polizia non aveva torturato Bucharin (12).

Per quanto riguarda Tuchacevskij, Robert Service (nella sua acclamata biografia di Stalin) scrive:

“Tukhachevskij fu fucilato l’11 Giugno; aveva firmato una confessione con una mano insanguinata dopo un orrendo pestaggio”(13).

Questa dichiarazione non è solamente errata, ma è una deliberata menzogna.

Non ci sono “impronte digitali insanguinate” sulla confessione del maresciallo, e non ci sono prove che Tukhachevsky fu picchiato o minacciato in qualunque maniera.

Ma quanti lettori di Robert Service sono in grado di saperlo? (14).

Cominciano ad emergere, con difficoltà, controcorrente rispetto ai luoghi comuni consolidati per decenni, l’assoluta fragilità ed inconsistenza della leggenda delle “torture staliniane”.

Ancora oggi autorevoli specialisti dell’anticomunismo, che si pretende di elevare al rango di storia (15), scrivono: gli arrestati venivano “(…) seviziati, torturati, picchiati a sangue (…) “(16)  ed aggiungono che “(…) i verbali di interrogatorio vanno letti ricordando che le dichiarazioni in essi riportate furono estorte sotto la tortura”(17).

Ha scritto in proposito un ex generale dell’armata rossa (che divenne un disertore) P. Grigorenko citando suo fratello che la tortura consisteva nelle “(…) bastonate, dita e organi genitali schiacciati, sigarette spente in faccia e sul corpo, torture in piedi e torture con la luce intensa e senza acqua da bere”, e ancora “la tortura in piedi consisteva nell’obbligare un uomo a star fermo per molto tempo in uno speciale armadio chiuso nel quale non ci poteva girare o cambiare posizione.

Gradualmente, per la mancanza d’aria e per la stanchezza, il prigioniero perdeva i sensi e scivolava giù.

Allora veniva tirato fuori dall’armadio, svegliato e rinchiuso di nuovo.

Stando fermo per molto tempo si interrompeva la circolazione nelle gambe, che si gonfiavano di sangue stagnante

Quest’uomo aveva le gambe orribilmente gonfie (…) “(18).

Queste tesi vengono presentate come una verità incontestabile, talmente ovvia da non meritare alcuna documentazione.

Nessun studio, ma neanche la più rozza propaganda, ha fornito una qualche documentazione di questa “verità”.

Eppure gli archivi sovietici sono a disposizione di tutti, gestiti da governi anticomunisti ed aperti ad avventurieri della storia che ne possono disporre a loro piacimento (19).

C’è anche chi, con grave superficialità, ha pensato bene di fare riferimento ad un (presunto) principio d’autorità: il teorema della “tortura staliniana” (tanto pubblicizzato quanto indimostrato) sarebbe vero in quanto conforme  a quanto scrivevano due pseudo-studiosi, F. Beck – W. Godin (20).

Sembra un inestricabile labirinto dove la documentazione sfugge costantemente: “possiamo affermare con assoluta fiducia” (hanno scritto questi due luminari, NDA) “che la stragrande maggioranza dei detenuti si sentiva (…) innocente”(21).

Alla fine si arriva al capolinea: o si ha fede, “assoluta fiducia”, nelle testi maccartiste diffuse agli inizi degli anni ’50 (una fiducia, è facile comprendere, che può trovare il proprio fondamento solo in sedimentati pregiudizi ideologici) oppure la costruzione propagandistica delle “torture” crolla miseramente.

Senza temere il ridicolo il team di professionisti dell’anticomunismo insiste ancora, fornendo un’ultima, “decisiva”, prova: “il fatto che gli inquirenti ricorressero alla tortura è evidente anche dai verbali del dossier Citterio”; la “tortura” consisteva nel fatto che “Citterio” fu interrogato ripetutamente dal 17 Giugno al 27 Agosto 1940, quasi sempre di notte, com’era nella pratica della NKVD”(22).

Nell’epoca in cui le moderne democrazie imperialiste occidentali si caratterizzano per esempi di “legalità” che si concretizzano nelle bestiali torture di Abi Graib o Guantanamo, c’è da restare allibiti a leggere questo miserevole scoop propagandistico che porta ad “inconfutabile prova” di torture l’orario notturno degli interrogatori!

Eccoli i miserevoli risultati di tali “studiosi”: dopo aver setacciato gli archivi sovietici selezionando accuratamente il “materiale” da pubblicare (23), usufruendo anche di finanziamenti governativi (24), si arrampicano agli specchi: è la storia, ma non quella dei fatti.

E’ la storia della propaganda politica, la più becera, che ci riporta indietro al tempo delle fandonie con cui Scelba e De Gasperi riempivano i loro comizi nell’immediato dopoguerra.

 

 

 

 

 

 NOTE

1 – Il verbale dell’interrogatorio di Vittorio Flego è pubblicato in M. Franzinelli, I tentacoli dell’OVRA, Bollati Boringhieri, Torino, 1999, pp. 602-609.

Vittorio Flego, scaricatore al porto di Trieste aderì ad una cellula clandestina del Partito Comunista nel 1927; successivamente espatriò in Jugoslavia, poi in Francia e da li stabilì in Svizzera da dove dovette fuggire a seguito del tentato omicidio di una spia, Dante Venzi.

Giunto in Unione Sovietica con la convinzione di poter oziare a suo piacimento nella Casa degli Emigrati Politici, nell’Inverno 1933-1934 venne assegnato alla fabbrica di attrezzi agricoli “Rivoluzione d’Ottobre”.

Lì Flego si rese conto che la vita agiata e piena di privilegi  che si aspettava era in ipotizzabile; nel paese dei Soviet tutti, ed a maggior ragione i comunisti, dovevano dare il loro contributo.

Flego decise allora di trovare una fonte facile e redditizia di guadagno rappresentato dalla vendita di informazioni e servizi all’ambasciata italiana; si recò al consolato di Odessa dicendosi pentito delle sue scelte passate e stipulò un “compromesso” che ratificava il suo pentimento per le scelte passate e schiudeva le porte alla sua nuova, e remunerativa, attività (nell’istanza Flego scrisse testualmente: “io sotto scritto Flego Vittorio (…) desidero ritornare nella mia patria in seno ai famigliari; partito clandestinamente da Trieste nell’anno 1929 in un attimo di esaltazione dimenticai i miei doveri di cittadino italiano; mi dichiaro pentito di aver percorso una falsa strada (…) e dichiaro fermamente che un giorno entrato nel mio paese non mi occuperò mai più di politica ma dei miei doveri da buon cittadino e della mia famiglia”(istanza al Consolo Generale d’Italia, Odessa, 18/3/1935, in ACS, CPC, f. Flego Vittorio).

 2 – P. Nenni, Luci e ombre del XX congresso, in XX congresso del PCUS, Edizioni Avanti ! , Milano-Roma, 1956, p. 90.

 3 – A. Moscato (un noto imbroglione ) , Intellettuali e potere in URSS (1917-1991), Milella, Lecce, 1995, p. 108.

 4 – A. J. P. Taylor, Le origini della seconda guerra mondiale, Laterza, Roma-Bari, 1996, p. 159.  

 5 – A. De Gasperi, Discorsi politici, Cinque Lune, Roma, 1956, pp. 15-18.

 6 – I. Deutscher, Stalin. Una biografia politica (1948), Longanesi, Milano, 1969, p. 210.

 7 – T. Grant, Russia. Dalla rivoluzione alla controrivoluzione, A. C. Editoriale COOP, Milano, 1998, p. 171.  

 8 – Cfr. :

– J. Scoot, Au-delà de l’Oural, Ed. Marguerat, Lausanne, 1945.

– J. D. Littlepage, A la recherché des mines d’or de Sibèrie, 1928-1937, Ed. Payot, Paris, 1939.

 9 – J. E. Davies, Mission to Moscou, Ed. De l’Arbre, Montrèal, 1944, pp. 243-244.

  10 – Z. A. Medvedev – R. A. Medvedev, Stalin sconosciuto. Alla luce degli archivi segreti sovietici, a cura di A. Panaccione, Feltrinelli, Milano, 2006, p. 230.

Roy Medvedev (un famoso dissidente sovietico) ha scritto, a proposito dei complici di Bucharin, che il biologo Slepkov denunciò 150 comunisti assolutamente innocenti, mentre Sokol’nikov diede indicazione di “denunciare” “tutti coloro che stavano aiutando Stalin, gli apparatciki di partito, i funzionari della NKVD”(R. A. Medvedev, Lo stalinismo. Origini, storia, conseguenze, Mondadori, Milano, 1972, vol. II, p. 436).

Scrisse Paolo Robotti (uno dei più importanti dirigenti del PCd’I negli anni dell’esilio in URSS che venne denunciato da spie fasciste e, dopo alcuni mesi di carcere in URSS, fu riconosciuto innocente e pienamente riabilitato): “C’erano altri numerosi (…) che invece sostenevano doversi firmare qualsiasi accusa e qualsiasi confessione, anche la più infamante, pur di tirare dentro più gente possibile, confondere le carte il più possibile per determinare, infine, un intervento del partito e danneggiare al massimo l’apparato politico e amministrativo”(P. Robotti, Scelto dalla vita. Gli incontri, gli scontri e la lotta dalla fondazione del PCI : le memorie di un rivoluzionario professionale, Napoleone, Roma, 1980, pp. 364-365).

 11 – R. V. Daniels, La coscienza della rivoluzione. L’opposizione comunista nell’Unione Sovietica, Sansoni, Firenze, 1970, p. 144.

 12 – A. Tokaev, Comrade X, Harvill Press, Londres, 1956, p. 96.

  13 – R. Service, Stalin. A biography, Harvard University Press, London, 2005, p. 349.

 14 – Secondo una commissione dell’epoca di Krusciov, i segni su una bozza di confessione di Tukhachevskij sono di sangue. Anche se questo fosse vero, e anche se fosse sangue di Tukhachevskij (questo non è mai stato stabilito) un’occhiata ad esse dimostra che non si tratta di “impronte digitali”. Non c’è una qualsiasi prova che Tukhachevskij fu “picchiato” o torturato fisicamente in qualche modo. Le macchie possono essere visionate su: http://images.izvestia.ru/lenta/35492.jpg.

 15 – E’ il caso del volume di G. Lehner – F. Bigazzi, Carnefici e vittime. I crimini del PCI in Unione Sovietica, Mondadori, Milano, 2006, dove i due “storici” hanno “assurto a imperativo morale, principio e valore” del libro “l’anticomunismo”(p. 4). E non si tratta certo dell’unico caso di dichiarata propaganda politica presentata come ricerca storica.

16 – E. Dundovich – F. Gori, Italiani nei lager di Stalin, Laterza, Roma-Bari, 2006, p. 47.

 17 – E. Dundovich – F. Gori – E. Guercetti (a cura di), Reflections on the GULAG. With a documentary appendix on the italian victims of the repression in the USSR, in “Annali della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli ”, anno XXXVII (2001), Feltrinelli, Milano, 2003, p. 304. Ora è disponibile anche nell’edizione italiana, GULAG. Storia e memoria (a cura di  E. Dundovich – F. Gori – E. Guercetti ), Feltrinelli, Milano, 2004.

 18 – P. G. Grigorenko, Memories, Oxford University, London, 1983, p. 96.

19 – Al punto che nel 1992 lo “storico” Andreucci alterò alcune documentazioni presenti negli archivi del KOMINTERN.

Andreucci venne clamorosamente smascherato da “La Repubblica” (si veda Clamorosa sorpresa negli archivi del KOMINTERN. Giallo a Mosca, manipolata la lettera di Togliatti, 14/2/1992, pp. 11-13); le sue “rivelazioni”, furono esaltate, con involontaria ironia, da F. Bigazzi che le presentò come la “verità sul comunismo”(si veda Migliore o peggiore?, in “Panorama”, n. 1348, 16/2/1992, pp. 40 e sgg.).Resta aperto l’interrogativo: quanti Andreucci ci sono in circolazione e si dedicano all’ignobile attività di falsari? Su tutto ciò su veda L. Canfora, Togliatti e i critici tardi, Teti Editore, Roma, 1998, pp. 40-45.

20 – E’ la tesi sostenuta da E. Dundovich – F. Gori – E. Guercetti (a cura di), Reflections on the GULAG. With a documentary appendix on the italian victims of the repression in the USSR, cit., p. 304.

 21 – F. Beck – W. Godin, Confessioni e processi nella Russia sovietica, Firenze, La Nuova Italia, 1953, p. 206.

 22 – Sono ancora Dandovich, Gori e Guercetti a scrivere queste amenità nel già citato Reflections on the GULAG. With a documentary appendix on the italian victims of the repression in the USSR, cit., p. 304.

 23 – Chiunque abbia provato a scrivere di storia sa che è attraverso la selezione che lo studioso opera della documentazione d’archivio che si può delineare un quadro in un modo o nell’altro. I documenti (verificatane filologicamente l’autenticità) riportano i fatti, ma all’interno di una massa che come nel caso russo è davvero straordinaria (6 milioni di documenti all’archivio centrale russo) si possono selezionare alcuni elementi e ometterne altri. Così la storia dell’URSS può anche essere ridotta a quella di un immenso GULAG e la carestia in Ucraina negli anni Trenta può essere attribuita a un qualche diabolico piano staliniano di eliminazione fisica di una nazione. 

 24 – Le autrici infatti precisano:“In questa Appendice sono raccolti i risultati di una ricerca sulle vittime italiane delle repressioni in URSS avviata nel 2000 grazie a un finanziamento del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica”( E. Dundovich – F. Gori – E. Guercetti (a cura di), Reflections on the GULAG. With a documentary appendix on the italian victims of the repression in the USSR, cit., p. 301).Nella stessa pagina spiegano, a testimonianza dell’impronta propagandistica di questo lavoro che esso è stato condotto “in collaborazione con l’Associazione Memorial di Mosca”, un’organizzazione che da tempo si distingue per il suo anticomunismo viscerale. In proposito si veda www. gulag.-Italia.it.

THE MYTHOFTORTURE Stalinist

Of Giovanni  Apostolou

Anotherworkhorse of theanti-communist propagandais that ofStalin’s torture.” Thefascist spyFlegothatsafely backinItalyclaimed hewas not tortured, he stated: (…) During mydetention inSovietprisons, both during and afterthe trial andconviction,I did not havetobe subjected to harm, worthy significant(…)“(1); Nennicould notevenhelp butsay,”the confessionsthatareto comein some cases bymen whohavebattledbitterlyminuteto the extremewith thepublic prosecutor, notadmittingthat what wewant to admit, they have a characterof veracitycan hardly be disputed“(2).

Andresult from consultation with theTrotskypapersat theHoughtonLibraryat Harvard Universitythat theStalinistversion, launched at the timeof the greatprocessesof1936-1938, on a(…)” opposition blocofleft and rightnot wascompletely unfounded(…)“(3). JosephDavies,the U.S. ambassador tothe USSR, always continued to say thatthere wasreallya conspiracy, that the processeswerecelebrated according tojustice, and that consequentlythe Soviet powercame outstrengthened” (4). Presumablyon this trail, De GasperiinItalyalsopointed outin 1944: We believed that the processeswerefalse, that the testimonieswere invented, that the confessionswereestorte.Eobjectiveinformationinstead ofAmericanensure thatit was nota fake()(5).It is not sosignificant thatDeGasperisaythisbut the factthatbytheU.S.arrivedthis information.

In 1948Deutscherrecognizeda certain “psychological truth” to the Moscow trialsin general (6). Certainly, many bourgeois authorshave claimedthat allegations ofsystematic sabotagewerecompletely inventedfor the sole purposeto eliminate opponentspolitici.Inrelation to thiswakeinterpretativeprocessesStalinwrote theintellectualtrockijstaTed Grant: (…) the only” evidencewas the self-confession of the accused, extracted under torture(…)” (7).

Butit just so happensthat twoAmerican engineershad workedbetween 1928and 1937,as the leading cadres, ina large number ofminesin the regionsof the Urals andSiberia, hit bysabotagewere twotechniciansand wereunrelatedto politics.

Their testimonyisof extraordinary interest(8).

On March 17, 1938, Daviessent aconfidential messageto the Secretaryof Statein Washington:Although I nourisheda prejudice againstthe acquisitionof evidencethrough confessionandagainst ajustice system thatdoes not grant, so to speak, no protectionto the accused, after having well observedevery daywitnesses andtheir way oftestify,after noticingthe confirmationsunaware thattheyare highlightedand other events thathave markedthe process(defined as the process Kamenev, Zinoviev, Bukharin, NDA)” I think,agreein thiswithothers whosejudgmentcan be accepted,that, as regardsthe accused, they have committedenoughcrimes underSoviet law, crimesestablishedby the evidenceandthat they arewithoutany reasonabledoubt about theverdict thatdeclares themguilty of treasonandon the judgmentthat condemns themto deathprovided for by thecriminal legislationof the Soviet Union.

Isa general feelingofdiplomats whoattended the trialthe prosecution hasproved the existenceof a conspiracyextremely serious“(9) . More recently,Medvedevbrothers, about the trial ofBukharin, haverecognized that thereappears to have beensubjected to torture(10).

A few yearsafter 1956, without being impressed byrevelations of thesecretreport, one American historiannot withoutsympathy foranti-Stalinistopposition, which he characterized as“the conscienceof the revolution”, he wrote:

The choice made byBukharinin hisconfessions of guilt, and what isfrom other sources,makes itplausiblethatmuch of whatwas revealedat the trial,despitethe suspicionscaused by thenatureof those processes” (11).

Tokaev(a member of an illegalwireBukharinist in the USSRin the 30s) claimed thatthe police hadtorturedBukharin(12).

As far asTukhachevsky, Robert Service (in its highly acclaimed biography ofStalin) writes:Tukhachevskij was executedon June 11, he had signed a confessionwithabloody handaftera horrificbeating” (13).

This statementis not onlyincorrect, but it is adeliberate lie. There are no “bloody fingerprinton confessionof the marshal,andthere is no evidencethatTukhachevskywas beatenorthreatenedin any way.Buthow many readersofRobert Serviceare able toknow?(14).

Begin to emerge, with difficulty,against the currentclichésestablishedfor decades, the absolute fragilityandinconsistencyof the legendofStalin’s torture.”

Even todayauthoritative specialistsof anticommunism, which purportsto confer the statusof history(15), write: those arrestedwere(…) abused, tortured, beaten toblood(…)” (16), and add that “() the minutesof questioningshould be readbearing in mind thatthe statementscontainedthereinwereextracted undertorture“(17).

Hewrote abouta former generalof the Red Army(who becamea deserter) P. Grigorenkocitinghis brotherthat tortureconsistedin(…) beaten, crushedfingers andgenitals, cigarettesextinguishedin the faceand body,standingtortureand torturewithintense lightand no waterto drink,”andeventorture standingwas to obligea man tosit stillfor a long timein a speciallocked cupboardin whichthere could notturn orchange position.

Gradually,the lackof airandfatigue, the prisoner lost consciousnessandslippeddown. Thenit waspulledout of the closet, woke up andlocked up again.Standing stillfor a long timewould stopthe circulationin the legs,which were swollenwith stagnant blood The man‘s legs were horriblyswollen(…)(18).

Thisthesisis presented as anindisputable truth, so obviousas not to meritany documentation.No clinical, but not even thecrudestpropaganda, provided somedocumentationof this “truth.”Yet  theSoviet archivesareavailable to allmanaged byanti-government and open toadventurersof history thatmayhaveat their convenience(19).

Some peoplewithseveresuperficiality, has seen fit toreferto a(supposedly) of authority:the theorem ofStalinist torture(the much-hypedunproven) would be truebecause it conformsto whatthey wrotetwopseudo-scholars, F. BeckW.Godin(20).

It seemsan inextricablelabyrinthwhere the records areconstantly eludes: We can say with absoluteconfidence(they wrote thesetwo luminaries, NDA) that the vast majority of inmatesfelt(…)innocent(21).

Eventuallyyou arriveat the terminal: either you have faith,absolute confidence” in the textsMcCarthyspreadin the early’50s (trust, it is easy to understand, which can findits basisonlyinsedimentedideological bias) or the constructionpropagandaoftorture” collapsesmiserably.

Without fear ofridiculeprofessional teamof anticommunismstill insists, providing one lastdecisive” evidence, “the fact that the investigatorsresortedto tortureis also evidentfrom the minutesof the dossierCitterio“, the “torture”was tothe fact that “Citterio” was questionedrepeatedlyfrom 17June to27 August 1940, almostalways at night, as was the practiceof the NKVD(22).

In the era in which modern Western imperialist democracies are characterized by examples of “legality” that are embodied in the brutal torture of Abi Ghraib or Guantanamo, it is to be astonished to read this miserable scoop propaganda which leads to “irrefutable proof” of torture interrogation the night time!

Here they are miserable results of these “scholars” after scouring the Soviet archives carefully selecting the “material” to be published (23), taking advantage of government funding (24), climb to the mirrors: the story, but not that of facts.

And ‘the history of political propaganda, the most vulgar, which takes us back to the time of the nonsense with which Scelba and De Gasperi filled their speeches after the war.

EL mito  de “La tortura estalinista”

De Giovanni Apostolou

Otro caballo de batalla de la propaganda anti-comunista es la de “tortura de Stalin.” El Flego espía fascista que con seguridad de vuelta en Italia dijo que no fue torturado, señaló: “(…) Durante mi detención en las cárceles soviéticas, durante y después del juicio y la condena, yo no tenía que ser objeto de daño, digno Significativo (…) “(1); Nenni ni siquiera pudo evitar decir:” las confesiones que están por venir, en algunos casos por los hombres que han luchado amargamente minutos al extremo con el ministerio público, no admitiéndose que lo que queremos admitir, que tienen un carácter de veracidad difícilmente puede ser disputada “(2). Es el resultado de la consulta de los documentos de Trotsky en la Biblioteca Houghton de la Universidad de Harvard que la versión estalinista, que se inició en la época de los grandes procesos de 1936-1938, en una “(…)” bloque opositor de izquierda y derecha ” no era del todo infundada (…) “(3). Joseph Davies, embajador de EE.UU. a la URSS “, siempre continuó diciendo que no había realmente una conspiración, que los procesos se celebraron de acuerdo a la justicia, y que en consecuencia el poder soviético salió fortalecido” (4). Es de suponer que en este camino, De Gasperi en Italia también señaló en 1944: “Creemos que los procesos eran falsas, que los testimonios fueron inventados, que las confesiones eran información objetiva estorte. Sin embargo, la información objetiva estadounidense asegurarse de que no era una falsificación (…) (5).

No es tan importante que De Gasperi decir esto, pero el hecho de que los EE.UU. lado giungessero esta información.
En 1948 Deutscher reconoce una cierta “verdad psicológica” de los procesos de Moscú en general (6). Ciertamente, muchos autores burgueses han afirmado que las denuncias de sabotaje sistemático fueron completamente inventados con el único propósito de eliminar a los opositores relación politici.In a esta estela procesos interpretativos Stalin escribió el intelectual trockijsta Ted Grant: “(…) La única” prueba “fue el auto-confesión del acusado, obtenida bajo tortura (…)” (7).

Pero da la casualidad de que dos ingenieros norteamericanos habían trabajado entre 1928 y 1937, ya que los cuadros dirigentes, en un gran número de minas en las regiones de los Urales y Siberia, golpeado por sabotaje fueron dos técnicos y no tenían relación con la política.

Su testimonio es de extraordinario interés (8).

El 17 de marzo de 1938, Davies envió un mensaje confidencial al Secretario de Estado en Washington:

“A pesar de que nutre un prejuicio en contra de la obtención de pruebas a través de la confesión y en contra de un sistema de justicia que no concede, por así decirlo, sin protección a los acusados, después de haber observado bien cada día los testigos y su forma de declarar, después de notar las confirmaciones no saben que se destacan y otros acontecimientos que han marcado el proceso “(definido como el proceso de Kamenev, Zinoviev, Bujarin, NDA)” Creo que estoy de acuerdo en esto con otros cuyo juicio se puede aceptar que, en cuanto a los acusados, que han cometido suficientes crímenes en virtud del derecho soviético, los crímenes establecidos en la evidencia y que son sin ninguna duda razonable sobre la sentencia que declara culpables de traición a la patria y en el juicio que los condena a la muerte previsto en la legislación penal de la Unión Soviética.

Es sentimiento general de los diplomáticos que asistieron al juicio de la acusación ha probado la existencia de una conspiración muy grave “(9).

Más recientemente, los hermanos Medvedev, sobre el juicio a Bujarin, han reconocido que no parece haber sido objeto de tortura (10).

Pocos años después de 1956, sin dejarse impresionar por las revelaciones del informe secreto, un historiador norteamericano no sin simpatía por la oposición anti-estalinista, que caracterizó como “la conciencia de la revolución”, escribió:

“La elección hecha por Bujarin en sus confesiones de culpabilidad, y lo que es de otras fuentes, hace que sea posible que gran parte de lo que fue revelado en el juicio, a pesar de las sospechas provocadas por la naturaleza de los procesos” (11).

Tokaev (miembro de un alambre-Bujarin ilegal en la Unión Soviética en los años 30) afirmó que la policía había torturado Bujarin (12).

En cuanto a Tujachevski, Robert Service (en su aclamado biografía de Stalin) escribe: “Tukhachevskij fue ejecutado el 11 de junio, había firmado una confesión con una mano ensangrentada después de una paliza terrible” (13).

Esta afirmación no sólo es incorrecto, pero es una mentira deliberada.

No hay “huella sangrienta” en la confesión del mariscal, y no hay evidencia de que Tujachevski fue golpeado y amenazado de ninguna manera.

Pero, ¿cuántos lectores de Robert Service son capaces de saber? (14).

Comienza a surgir, con dificultad, contra los clichés actuales establecidos por décadas, la absoluta fragilidad e inconsistencia de la leyenda de “tortura de Stalin.”

Incluso hoy en día los especialistas autorizados del anticomunismo, que pretende conferir el carácter de la historia (15), escriben: los detenidos eran “(…) abusado, torturado, asesinado a sangre (…)” (16), y añaden que “(… ) las actas de interrogatorio deben ser leídos teniendo en cuenta que las declaraciones contenidas en él fueron extraídas bajo tortura “(17).

Él escribió acerca de un ex general del ejército rojo (que se convirtió en un desertor) P. Grigorenko citando a su hermano que la tortura consistía en “(…) batidos, dedos aplastados y los genitales, los cigarrillos apagados en la cara y el cuerpo, de pie tortura y tortura con luz intensa y no hay agua para beber”, e incluso “la tortura de pie era obligar a un hombre a permanecer sentado durante mucho tiempo en un armario cerrado con llave especial en el que no podía girar o cambiar de posición.

Poco a poco, la falta de aire y fatiga, el preso perdió el conocimiento y se deslizó hacia abajo.

Luego se sacó del armario, se despertó y se bloquea de nuevo.

Quedarse quieto durante mucho tiempo se detenía la circulación en las piernas, que se hincha con sangre estancada

Las piernas del hombre estaban hinchados horrible (…) “(18).

En esta tesis se presenta como una verdad indiscutible, tan evidente como para no merecer ninguna documentación.

No clínica, pero ni siquiera la propaganda más burda, siempre algún tipo de documentación de esta “verdad”.Sin embargo, los archivos soviéticos están a disposición de todo ello gestionado por anti-gobierno y abierto a los aventureros de la historia que pueden tener a su conveniencia (19).

Algunas personas con superficialidad grave, ha tenido a bien referirse a un (supuestamente) de la autoridad: el teorema de “tortura estalinista” (el no probado muy publicitado) sería cierto, ya que se ajusta a lo que escribieron dos pseudo- académicos, F. Beck – W. Godin (20).

Parece un laberinto inextricable donde los registros son elude constantemente: “Podemos decir con absoluta confianza” (que escribió estas dos luminarias, NDA) “que la gran mayoría de los reclusos se sentía (…) inocentes” (21).

Finalmente se llega a la terminal: o se tiene fe, “confianza absoluta” en los textos McCarthy extendió a principios de los años 50 (confianza, es fácil de entender, que puede encontrar su única base en prejuicios ideológicos sedimentado) o la construcción propaganda de “tortura” se derrumba estrepitosamente.

Sin miedo al ridículo equipo profesional del anticomunismo sigue insistiendo, proporcionando una última prueba “decisiva”, “el hecho de que los investigadores recurrieron a la tortura es también evidente en las actas del expediente Citterio”, la “tortura” era el hecho de que “Citterio” fue interrogado repetidamente desde 17 junio a 27 agosto 1940, casi siempre de noche, al igual que la práctica de la NKVD “(22).

En la época en que las democracias modernas imperialistas occidentales se caracterizan por ejemplos de “legalidad” que se materializa en la brutal tortura de Abu Ghraib o Guantánamo, es de asombrarse que leer esta propaganda scoop miserables que conduce a la “prueba irrefutable” de tortura interrogatorio la noche!

Aquí están los resultados miserables de estos “eruditos” después de fregar los archivos soviéticos cuidadosamente la selección del “material” que será publicado (23), aprovechando los fondos del gobierno (24), subir a los espejos: la historia, pero no la de hechos.

Es la historia de la propaganda política, la más vulgar, que nos lleva de vuelta a la época de las tonterías con las que Scelba y De Gasperi llenado sus discursosdespués de la guerra.

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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