RIFLESSIONI DI UN COMUNISTA/ REFLECTIONS OF A COMMUNIST/REFLEXIONES DE UN COMUNISTA

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RIFLESSIONI DI UN COMUNISTA DI ORIGINE GRECA SULLA GUERRA CIVILE IN GRECIA di  Giovanni Apostolou (Note) Domenica 9 giugno 2013 alle ore 0.22
Per lunghi anni la storiografia allineata sulle posizioni di Togliatti si è sforzata di costruire l’immagine di un leader “responsabile”, al punto di evitare quella che lo stesso segretario del PCI definiva una seconda Grecia: ne è venuta fuori un’immagine distorta delle vicende greche del periodo storico che stiamo esaminando, quasi che vi fosse un Partito Comunista ellenico (KKE) che corresse sul filo di una linea politica avventurista  e quindi irresponsabile.
Connessa a questa tesi è l’altra che attribuisce a Stalin la responsabilità di aver “sacrificato” le esigenze della rivoluzione in Grecia alla “ragion di Stato” dell’URSS.
Si tratta di luoghi comuni che sono divenuti schemi interpretativi della realtà storica.
In verità la politica estera sovietica era fonte di gravi preoccupazioni per gli alleati occidentali ed in particolar modo per il premier inglese Churchill che accusava i sovietici per i loro “intrighi” in Jugoslavia e in Grecia; su questo scacchiere si era venuta a creare una divergenza estremamente profonda tra la diplomazia britannica e quella sovietica.

La situazione era aggravata ancor di più a causa degli aiuti che, nell’Agosto 1944, Stalin aveva inviato all’organizzazione militare comunista greca (EAM), nel quadro di un processo di progressiva “bolscevizzazione dei
Balcani”(1).

Il livore anticomunista dello statista britannico era accentuato dalla mancata restaurazione delle monarchie di re Zog in Albania e di re Pietro in Yugoslavia, e dai successi che riscuotevano le formazioni partigiane dirette dai comunisti.
In Yugoslavia in particolare, a seguito del viaggio di Tito a Mosca del 21 Settembre 1944, venne raggiunto un accordo che aveva fatto infuriare la diplomazia inglese e che prevedeva l’impiego di unità dell’armata rossa nelle operazioni militari in Serbia e Vojvodina, fornendo armi per 12 divisioni di fanteria e due divisioni d’aviazione dell’Esercito Popolare di Liberazione.
In questo contesto, di fronte alle pressioni della diplomazia inglese finalizzate alla determinazione delle aree d’influenza dei rispettivi eserciti, Stalin avrebbe accettato, in occasione dell’incontro avvenuto il 9 Ottobre 1944 a Mosca, oltre al riconoscimento delle posizioni delle truppe d’Oltremanica in Grecia, l’assegnazione, mai realizzatasi, del 50% dell’influenza in Ungheria e Yugoslavia ai britannici.
Questi aspetti ridimensionano fortemente la ricostruzione fornita dal Primo Ministro britannico, fondata più sull’esigenza di riaccreditare la sua azione diplomatica di fronte alla Camera dei Comuni che su accordi storicamente documentabili con la dirigenza sovietica.
Occorre tenere presente che il Partito Comunista di Grecia non aveva espresso una linea politica rivoluzionaria almeno per tutto il 1944 assumendo invece posizioni in inequivocabilmente orientate in direzione della pacificazione nazionale; l’appello dell’Ufficio Politico del partito al popolo greco del 6 Ottobre sintetizzava efficacemente il moderatismo e il legalismo del gruppo dirigente comunista:
“Il Partito Comunista di Grecia, che è stato sempre agli avamposti della lotta contro la tirannia fascista, chiama ora tutti i patrioti a dare prova di disciplina e spirito di sacrificio.
Assicurare l’ordine pubblico e una vita normale è un imperativo nazionale.
I criminali di guerra, chiunque siano, verranno puniti, ma questo compito spetta al governo nazionale.
Non fatevi giustizia da soli, astenetevi da qualunque azione che possa gettare un’ombra sull’opera esaltante che abbiamo compiuto insieme.
Comunisti, voi siete stati l’anima del movimento nazionale e democratico di liberazione.
Siate ora gli artefici dell’ordine pubblico e delle libertà democratiche!

Patrioti, tutti uniti per terminare, con l’ELAS e con gli alleati la liberazione della Grecia, sotto l’egida del Governo di Unione Nazionale”(2).

I dirigenti del PC di Grecia accettarono, con gli accordi di Beirut e di Caserta del Maggio e Settembre 1944, di sottoporre le formazioni partigiane comuniste dell’ELAS agli ordini del generale britannico Scobie e di provvedere allo scioglimento di queste formazioni al momento della liberazione.
Anche accreditando di un qualche fondamento, per mera ipotesi storiografica, la ricostruzione operata da Churchill, si può ben comprendere il motivo per cui Stalin, di fronte ai tentennamenti e alle esitazioni della dirigenza del KKE non potesse forzare la situazione al punto di “imporre” ai comunisti greci l’apertura di un processo rivoluzionario che gli stessi non ritenevano possibile.
In altri casi, laddove esisteva una spinta in senso rivoluzionario, Stalin dimostrava di non tenere in alcuna considerazione le ragioni di politica estera, sostenendo, in forma diretta o indiretta la formazione di democrazie popolari in Yugoslavia, Albania, Polonia ed Ungheria, nonostante le resistenze degli inglesi.
I dirigenti del PC di Grecia, che avevano accettato di far parte del “governo nazionale” di Papandreu con sei ministri, si scontrarono con atteggiamenti provocatori e gravemente vessatori degli inglesi; quando il generale Scobie proclamò lo scioglimento dell’ELAS, senza che il governo greco si pronunciasse in merito, il popolo ateniese si rivoltò contro il diktat britannico.
Tuttavia l’impreparazione e la mancanza di collegamenti adeguati impedì il diffondersi in tutto il paese delle manifestazioni contro i neo-occupanti anglosassoni; di fronte alla sconfitta militare, malgrado gli eroici combattimenti per le vie di Atene che impegnarono le truppe inglesi per ben 33 giorni, i dirigenti del KKE compirono l’ennesimo tragico errore che avrebbe condizionato pesantemente gli eventi futuri in Grecia: la firma dell’accordo di Varkisa, con il quale l’ELAS accettava di deporre le armi e disciogliersi, senza ottenere in cambio nemmeno l’amnistia.
Stalin criticò decisamente l’ennesimo cedimento della dirigenza greca:
“Tale giudizio” (critico, NDA) “è stato rivelato da Partsalidis, al VII plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista di Grecia (Maggio 1950).
In un’incontro della direzione greca con i dirigenti del PC (Bolscevico) dell’URSS, Stalin evocò l’accordo di Varkisa,
dicendo: è stato un’errore.
Non dovevate consegnare le armi .
Quando il compagno Zachariadis osservò che non avevamo infatti consegnato tutte le armi e io aggiunsi che ci battemmo ad Atene e che eravamo stati consigliati dal compagno Dimitrov di arrivare ad un’accordo per risparmiare le nostre forze” (dice Partsalidis) il compagno Stalin ribattè: dovevate battervi fuori di Atene.

Il compagno Dimitrov non è il Comitato Centrale del vostro partito”  “ (3).

La linea politica compromissoria dei dirigenti del PC di Grecia cedeva rapidamente il posto alla linea rivoluzionaria ispirata da Zachariadis; pochi giorni dopo il suo rientro dal campo di concentramento di Dachau, dove era stato rinchiuso durante tutta la guerra:

“Questa imminente rivoluzione” (affermava Zacharidis al XII plenum del Giugno 1945, NDA) “di cui la resistenza ha già compiuto la prima tappa, sarà di natura socialista e risolverà simultaneamente i problemi della democrazia borghese che persistono ancora a causa dello straniero”(4).

In un comizio a Salonicco, il 24 Agosto, davanti a 150.000 comunisti, Zacharidis enunciava a chiare lettere la rinuncia ad ogni atteggiamento passivo da parte del partito:
“Se la situazione non si orienta rapidamente e radicalmente verso una normalizzazione democratica risponderemo al monarco-fascismo nelle città, sulle montagne e nei villaggi con gli stessi mezzi.
(…)

E se l’interesse supremo del popolo lo esige, il glorioso inno dell’ELAS risuonerà di nuovo nelle vallate e sulle cime”(5).

Alla fine del 1945, in occasione del VII congresso del partito, Zachariadis criticò aspramente “la tendenza di certi compagni ad affrontare l’avvenire sotto una sola angolazione, quando parlano di transizione pacifica.
Dobbiamo insistere” (affermava il dirigente comunista, NDA) “sul fatto che esiste una possibilità di transizione pacifica, non una certezza (…) una possibilità che si va riducendo sempre più ogni giorno che passa”; i lavori congressuali terminarono con la individuazione dell’obiettivo strategico della costruzione di una “democrazia popolare” in Grecia.
In occasione del congresso le delegazioni yugoslava e bulgara confermarono il loro sostegno alla lotta armata in Grecia, mentre a Bulkes, in Yugoslavia venne formato lo stato maggiore del futuro Esercito Democratico composto, nella sua fase embrionale, da 3000 partigiani diretti da una figura estremamente prestigiosa che si era distinta nella lotta antifascista, Pehtassidis.
Pochi giorni dopo, il 21 Agosto 1946, il delegato sovietico al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite denunciava la brutale e sanguinaria repressione compiuta dalle truppe britanniche contro i comunisti greci.
I comunisti greci, durante il corso della loro lotta, durata tre anni, dal 1946 al 1949, scrissero pagine di grande eroismo, tra le più importanti nella storia del movimento operaio del XX secolo: numerosi e rilevanti furono i successi ottenuti sul campo che costrinsero gli inglesi ad abbandonare il campo, ben presto sostituiti dagli americani.
La minaccia di una vittoria dei partigiani greci allarmava particolarmente Washington.

Nel mese di Febbraio il Dipartimento di Stato statunitense era stato informato dal Foreign Office “che gli inglesi, nel quadro della loro politica di progressivo disimpegno dal Mediterraneo, ormai da tempo preannunciata, avrebbero sospeso gli aiuti alla Grecia (…) entro il mese di Marzo”(6).

Gli esiti della lotta in corso in Grecia, nel momento in cui gli inglesi si sarebbero ritirati, potevano indirizzarsi in una direzione inaccettabile per i disegni imperialisti degli Stati Uniti: su richiesta di Truman il congresso statunitense deliberò in tutta fretta di finanziare con 400 milioni di dollari il regime anticomunista in Grecia.

La situazione in Grecia preoccupava notevolmente i massimi esponenti del governo statunitense: in una famosa intervista, nell’Aprile 1947, Marshall accusò Stalin di “incancrenire” la situazione in Europa, per facilitare lo scoppio di lotte insurrezionali e l’avvento dei comunisti al potere (7).

Nonostante i finanziamenti alle forze reazionarie della Grecia, il 6 Dicembre 1948 Truman era costretto ad ammettere, davanti al Congresso, il fallimento delle sue speranze di un rapido successo sulle formazioni guidate dal comandante Markos:
“Al tempo della vittoria delle forze governative (…) si aprivano le più rosee speranze per un rapido evolvere della situazione a favore dei governativi.

Tali speranze sfortunatamente non si sono materializzate”(8).
Nel 1964 l’Editore Praeger di New York aveva pubblicato un libro di notevole interesse intitolato “La guerriglia e come combatterla “.
Si trattava di una serie di articoli che erano apparsi sulla “Gazzetta del Corpo dei Marines” che esaminavano gli aspetti generali della guerriglia e alcune delle sue più importanti applicazioni nel dopoguerra.
Il capitolo dedicato alla Grecia era stato redatto dal colonello statunitense J. C. Murray e si prolunga per una sessantina di pagine, in una dettagliata analisi degli aspetti tecnico-militari delle operazioni che hanno avuto luogo tra il 1946 e il 1949.
Da questa analisi emergono diverse conclusioni di carattere generale, che data la fonte da cui provengono, non possono essere viziate da tenerezza verso i partigiani di Markos, e che sono del più alto interesse per una più responsabile ricostruzione storica degli avvenimenti di Grecia.
La prima constazione che emerge dall’analisi del colonello Murray è la costante sproporzione di forze che è sempre esistita nei tre anni di guerra tra quelle militari e paramilitari partigiane e quelle regolari dell’esercito e della polizia greca.
Circa 25.000 uomini da una parte ed oltre 20.000 dall’altra.
In un rapporto da uno a otto, l’Armata Democratica Greca ha tenuto teste per tre anni alle forze armate regolari.
Questo rapporto di forze tra unità combattenti diventa di parecchie volte inferiore per l’armata di Markos se viene istituito tra la dotazione di mezzi bellici (armi e munizioni, equipaggiamento, servizi logistici, livello tecnico) delle due parti in lotta.
Armi leggere di fanteria costituivano il meglio dell’armamento partigiano, mentre le truppe governative avevano a loro disposizione artiglieria, carri armati, aeroplani.
Questa resistenza di tre anni dei guerriglieri greci contro le forze governative, in tali condizioni di inferiorità militare, deve essere considerato come un grande successo.
Esso ha confermato ancora una volta l’immensa forza che è data relativamente a piccoli gruppi di armati dall’appoggio popolare in una guerra di liberazione rivoluzionaria.
Anche il governo reazionario greco ha dimostrato di essere in quelle circostanze un gigante dai piedi d’argilla.
La seconda constatazione che emerge dall’analisi del colonello Murray, è che l’influenza di elementi esterni è stata la causa fondamentale della sconfitta finale, e non invece la superiorità politica e militare delle forze governative greche.
Secondo il Murray, le cause fondamentali della sconfitta dell’Armata Democratica Greca sono state le quattro seguenti:

1) L’aiuto militare ed economico dato dalla Gran Bretagna e dagli USA al governo reazionario greco;

2) La rottura di Tito con il KOMINFORM;

3) La nomina di Papagos a comandante in capo delle forze governative;

4) L’abbandono della tattica di guerriglia da parte dei commandi dell’Armata Democratica Greca.

Inglesi ed americani, furono presenti colle loro truppe, e schierati fin dall’inizio delle operazioni.
Successivamente le loro missioni militari e di polizia riequipaggiarono per intero con nuove armi unificate l’esercito, la gendarmeria, la marina e l’aviazione greca, le fornirono di munizioni e di abbondanti mezzi, ne organizzarono ed istruirono i ranghi.
Larghi aiuti finanziari ed economici furono assegnati agli organismi governativi come strumento di potere e di corruzione in misura crescente.
Il tradimento di Tito ebbe conseguenze più gravi.
Dal 1948 in poi la zona di frontiera yugoslava, che aveva costituito fino ad allora (come quella albanese e quella bulgara) una sicura zona di retrovie per i partigiani, divenne terra ostile.
Con ciò veniva tagliata nel mezzo la strada di arrocamenti delle retrovie, impediti i rifornimenti, i servizi sanitari, i corsi di addestramento di cui avevano potuto avvantaggiarsi fino allora le truppe dell’Armata Democratica.
4000 combattenti furono bloccati nella Macedonia jugoslava, ed altri 5000 uomini isolati in aree senza accesso, con una perdita totale di circa un terzo delle forze partigiane complessiva (9).
Non meno grave è stato il disorientamento che il tradimento di Tito ha apportato nel morale delle truppe dell’Armata Democratica Greca.
Infine vi furono gli errori degli stessi comandanti dell’Armata Democratica.
A partire soprattutto dagli straordinari successi delle battaglie del Granmos e del Vitzi del 1948, essi via via sostituirono alla strategia e alla tattica della guerra partigiana la strategia e la tattica della guerra regolare.
Organizzarono l’armata in unità sempre più pesanti, cominciarono a tenere ed a difendere delle posizioni, ad opporre frontalmente le loro unità alle unità delle forze governative.
Questa politica, dato il rapporto di forze esistenti in termini di guerra convenzionale di cui ho dato l’idea all’inizio della nota, applicata su scala sempre più vasta, non poteva che portare alla sconfitta.
I compagni greci commisero il gravissimo errore di non valutare esattamente i rapporti di forze reali esistenti tra loro e gli avversari e si lanciarono in un tipo di guerra per il quale in quel momento mancavano le fondamentali condizioni per il successo.
Significa tutto ciò che l’inizio di una guerra civile rivoluzionaria, nella Grecia del 1946, fosse un’iniziativa di avventurieri dogmatici e settari?
Significa che attraverso altre vie sarebbe stato possibile evitare alla Grecia i governi profondamente reazionari che essa ha avuto in seguito?
Significa che la “via greca” costituisce un tipo di esperienza di lotta rivoluzionaria che si deve definitivamente condannare?
Io non lo penso.
Nelle sue battaglie il proletariato ha avuto altre sconfitte: dalla Comune di Parigi, al 1905, alla comune di Canton.
Ma queste sconfitte non hanno mai costituito un pretesto per i comunisti per condannare l’azione rivoluzionaria che ad essa ha portato.
E’ dal loro esempio e dal loro insegnamento che è stato possibile ingaggiare altre battaglie che hanno portato nel ‘900 alla vittoria del socialismo su un terzo del mondo.
Oggi, tra il tradimento di Tito e la gloriosa lotta di Markos, i compagni del KKEe tutti i marxisti-leninisti del mondo credono sia loro dovere dare il loro plauso a Markos ed allo spirito rivoluzionario e all’eroismo che esso ha impersonato alla testa del popolo e dei partigiani greci.

NOTE

1  – Cfr. W. Churchill, La seconda guerra mondiale, Mondadori, Milano, 1965, vol. VI, pp. 98-99.

2 – Cfr. Rizospastis del 6/10/1944.
3 – Dai verbali del VII plenum del CC del PC di Grecia (Maggio 1959), p. 26 in A. Solaro, Storia del Partito Comunista Greco, Teti Editore, Milano, 1973, pp. 125-126.

4 – Cfr. verbali del XII plenum.
Si veda anche N. Zachariadis, in Opere scelte, 1953, pp. 163 e sgg., cit. in A. Solaro, Op. cit., pp. 129-130.

5 – Cfr. Rizospastis del 25 Agosto 1945.

6 – Cfr. A. G. Ricci (a cura di), Verbali del Consiglio dei Ministri, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 1997,  vol. VIII, p. XLIII.

7 –  Cfr. Ibidem, vol. VIII, p. LX.

8 – Cfr. Truman ammette la sconfitta in Grecia, in L’Unità, 7/12/1948, p. 4.
Anche Togliatti, rivolgendosi ai membri del CC, riconosceva che gli esiti della lotta in corso in Grecia non erano certo segnati in senso negativo per le forze democratiche: “voi vedete” (affermava il segretario del PCI, NDA) “la impossibilità di stabilire un qualsiasi regime in Grecia quantunque ivi siano impegnate forze importantissime dell’imperialismo americano” (cfr. Verbali del Comitato Centrale, 4-6 Maggio 1948, p. 259, in Istituto Gramsci di Roma, Archivio del Partito Comunista Italiano).

9 –  Il 2 Luglio, Radio Grecia Libera assumeva una posizione di dura critica verso Tito, affermando che l’atteggiamento nei confronti dell’Ufficio di Informazione (KOMINFORM) “mira a rompere l’equilibrio balcanico e a far scatenare condannabili iniziative o false interpretazioni.
Il governo libero democratico greco col suo capo Markos, approvano incondizionatamente la risoluzione degli otto Partiti Comunisti ” (il testo del messaggio radiofonico è stato pubblicato in Propaganda, numero straordinario del 15/7/1948, p. 16).

REFLECTIONS OF A COMMUNIST
ON THE CIVIL WAR IN GREECE

from Giovanni  Apostolou
For many years the historiography aligned with the positions of Togliatti has endeavored to build the image of a leader “in charge” to the point to avoid what the secretary of the Communist Party called a second Greece is coming off a distorted image of Greek story of the historical period we are examining, as if there was a Greek Communist Party (KKE) and corrected on the wire of a line adventurist policy and therefore irresponsible.
Connected to this thesis is the other that attaches to Stalin to blame for having “sacrificed” the demands of the revolution in Greece the “reason of state” of the USSR.
These are places that have become common interpretive schemes of historical reality.
In truth, the Soviet foreign policy was a source of serious concern for the Western Allies, and especially for the British Prime Minister Churchill that accused the Soviets for their “intrigues” in Yugoslavia and Greece, on this chessboard had arisen a divergence extremely deep diplomacy between the British and the Soviet Union.

The situation was aggravated even more because of the aid which, in August, 1944, Stalin had sent the Greek Communist military organization (EAM), as part of a process of progressive “bolshevization of
Balkans “(1).
The hatred of the anti-British statesman was marked by the failure restoration of the monarchy of King Zog in Albania and King Peter of Yugoslavia, and the successes which he received the partisan directed by the Communists.
In Yugoslavia in particular, following the journey of Titus in Moscow September 21, 1944, an agreement was reached that had infuriated British diplomacy, which provided for the use of units of the Red Army in military operations in Serbia and Vojvodina, providing weapons for 12 infantry divisions and two divisions of the People’s Liberation Army Air Force.
In this context, in the face of pressure from the British diplomacy aimed at the determination of the areas of influence of the respective armies, Stalin would have agreed, during the meeting held October 9, 1944 in Moscow, as well as the recognition of the positions of troops across the Channel in Greece, assignment, never realizzatasi, 50% of influenza in Hungary and Yugoslavia to the British.
These aspects greatly diminish the reconstruction provided by the British Prime Minister, founded more on the need to credit his diplomatic action in front of the House of Commons on historically documented agreements with the Soviet leadership.
It should be noted that the Communist Party of Greece had not expressed a revolutionary policy at least through 1944 instead assuming positions unequivocally oriented in the direction of national reconciliation, the appeal of the Political Bureau of the party to the people of October 6 greek effectively synthesized the moderates and the legalism of the Communist leadership:
“The Communist Party of Greece, which was always on the front line of the fight against fascist tyranny, now called all patriots to demonstrate discipline and spirit of sacrifice.
Ensure public order and a normal life is a national imperative.
War criminals, whoever they are, they will be punished, but this task is for the national government.
Do not get justice alone, refrain from any action which might cast a shadow on the work exciting that we have made together.
Communists, you have been the soul of the national and democratic movements of liberation.
Be now the architects of public order and democratic freedoms!

Patriots, all united to end, with the ELAS and the Allies liberation of Greece, under the auspices of the Government of National Union “(2).
The leaders of the Greek accepted, with the agreement of Beirut and Caserta May and September, 1944, to submit the partisan Communist ELAS under the command of British General Scobie and to provide for the dissolution of these formations at the time of liberation.
Even crediting of some basis for mere hypothesis historiographical reconstruction made by Churchill, one can well understand why Stalin, in front of the vacillation and hesitation of the leadership of the KKE could not force the situation to the point of “impose” Greek Communists to the opening of a revolutionary process that they did not think possible.
In other cases, where there was a boost in a revolutionary, Stalin proved not to take any account of the reasons of foreign policy, by supporting, directly or indirectly the formation of democracies in the former Yugoslavia, Albania, Poland and Hungary, despite the resistance the British.
The leaders of the Greek, who had agreed to be part of the “national government” Papandreou with six ministers, clashed with provocative behavior and seriously harassing the British, when General Scobie proclaimed the dissolution of ELAS, without the government greek a ruling on the matter, the Athenian people turned against the British diktat.
However, the lack of preparation and lack of adequate connections prevented the spread of the demonstrations across the country against the Anglo-Saxon neo-occupiers, opposite the military defeat, despite the heroic fights in the streets of Athens, who engaged the British troops for a full 33 days The leaders of the KKE accomplished yet another tragic mistake that would have severely affected the future events in Greece: the signing of the Varkisa, with which the ELAS agreed to lay down their arms and dissolve without getting in exchange for even l ‘ amnesty.
Stalin criticized definitely yet another failure of the Greek leadership:
“This judgment” (critical, NDA) “was revealed by Partsalides, the seventh plenum of the Central Committee of the Communist Party of Greece (May 1950).
In a meeting with the leaders of the Greek direction of the PC (Bolshevik) of the USSR, Stalin summoned the agreement Varkisa,
saying: “It was a mistake.
Did not have to surrender their weapons. ”
When the companion Zachariadis remarked that we had not in fact given all the weapons and I added that we fought to Athens and we had been recommended by Comrade Dimitrov to reach a chord to save our strength “(says Partsalides)” Comrade Stalin retorted , “you had to beat you out of Athens.

Comrade Dimitrov is not the Central Committee of your party “” (3).
The arbitration policy of the leaders of the Greek gave way quickly turned to the revolutionary line inspired by Zachariadis, a few days after his return from the concentration camp at Dachau, where he had been imprisoned during the war:

“This imminent revolution” (stated Zacharidis the twelfth plenary session of June 1945, NDA) “whose strength has already completed the first stage of socialist nature and will simultaneously solve the problems of bourgeois democracy that still persist because of foreigners” ( 4).
In a rally in Thessaloniki, August 24, in front of 150,000 communists, Zacharidis enunciated very clearly the renunciation of all passive attitude on the part of the party:
“If the situation is not oriented toward a rapidly and radically democratic normalization reply monarchist-fascism in the city, mountains and villages by the same means.
(…)

And if the supreme interest of the people requires it, the glorious hymn ELAS will be replayed in the valleys and the peaks “(5).
At the end of 1945, on the occasion of the seventh party congress, Zachariadis sharply criticized “the tendency of some comrades to face the future under a single angle, when they talk about peaceful transition.
We must insist “(said the communist leader, NDA)” on the fact that there is a possibility of peaceful transition, not a certainty (…) a possibility that is shrinking more and more each passing day “, the congress ended with the identification of ‘strategic goal of building a “people’s democracy” in Greece.
On the occasion of the congress of the Yugoslav and Bulgarian delegations confirmed their support for the armed struggle in Greece, while Bulkes, Yugoslavia was formed the General Staff of the future Democratic Army compound, in its embryonic stage, from 3000 partisans led by a figure extremely prestigious who had distinguished itself in the anti-fascist struggle, Pehtassidis.
A few days later, August 21, 1946, the Soviet delegate to the Security Council of the United Nations denounced the brutal and bloody crackdown by British troops against the Greek communists.
The Greek communists, during the course of their struggle, which lasted three years, from 1946 to 1949, wrote pages of great heroism among the most important in the history of the labor movement of the twentieth century, many important successes were obtained in the field, which forced the British to abandon the field, soon replaced by the Americans.
The threat of a victory of the Greek partisans particularly alarmed Washington.

In February, the U.S. State Department was informed by the Foreign Office “that the British, as part of their policy of gradual withdrawal from the Mediterranean, has long been foretold, would have suspended aid to Greece (…) within the month of March “(6).
The results of the ongoing struggle in Greece, at a time when the British were to withdraw, they could be directed in a direction acceptable to the imperialist designs of the United States: Truman at the request of the U.S. Congress resolved in a hurry to finance 400 million dollars on anti-regime in Greece.

The situation in Greece greatly worried the greatest exponents of the U.S. government: in a famous interview in April, 1947, Marshall accused Stalin of “fester” the situation in Europe, to facilitate the outbreak of fighting insurgency and the advent of the Communists to power (7).
Despite the subsidies to the reactionary forces of Greece, December 6, 1948 Truman was forced to admit, in front of Congress, the failure of his hopes of quick success formations led by commander Markos:
“At the time of the victory of government forces (…) opened the most optimistic hopes for a rapid evolution of the situation in favor of the government.

Unfortunately, these hopes did not materialize “(8).
In 1964, Praeger Publisher, New York had published a book of considerable interest titled “The guerrilla war and how to fight.”
It consisted of a series of articles that had appeared in the “Journal of the Marine Corps” that examined the general aspects of warfare and some of its most important applications in the postwar period.
The chapter on Greece had been drawn up by Colonel J. U.S. C. Murray and lasts for about sixty pages, in a detailed analysis of the technical aspects of military operations that took place between 1946 and 1949.
Several conclusions emerge from this analysis of a general nature, given that the source from which they come, can not be vitiated by tenderness towards the partisans of Markos, and which are of the greatest interest for a more responsible historical reconstruction of the events in Greece.
The first statement that emerges from the analysis of Colonel Murray is the constant disproportion of forces that has always existed in the three years of war between the military and paramilitary guerrilla and regular army and those of the Greek police.
Approximately 25,000 men on one side and over 20,000 other.
In a report from one to eight, the Greek Democratic Army heads held for three years to the regular armed forces.
This balance of forces between combat units becomes several times lower for the army of Markos if it is set up between the provision of means of war (weapons and ammunition, equipment, logistics services, technical level) of the two warring parties.
Light weapons infantry were the better armament partisan, while government troops had at their disposal artillery, tanks, airplanes.
This resistance of three years of Greek guerrillas against government forces, under such conditions of military inferiority, must be regarded as a great success.
It confirmed once again the immense power that is given to relatively small groups of armed people on the support in a war of revolutionary liberation.
Even the reactionary government greek has been shown to be in those circumstances, a giant with feet of clay.
The second point that emerges from the analysis of Colonel Murray, is that the influence of external factors was the fundamental cause of the defeat final, and not rather the political and military superiority of the Greek government forces.
According to Murray, the fundamental causes of the defeat of the Democratic Greek were the following four:

1) The military and economic aid given by Britain and the U.S. to the reactionary government greek;

2) Tito’s break with the Cominform;

3) The appointment of Papagos as commander in chief of government forces;

4) The abandonment of guerrilla tactics by Democratic Greek commandos of the army.

English and American, were present with their troops, and deployed from the start of operations.
Then their missions and military police riequipaggiarono unified whole with new weapons the army, the gendarmerie, the Greek navy and air force, they provided the ammunition and abundant means, he organized and instructed the ranks.
Wide financial and economic aid were assigned to government bodies as an instrument of power and corruption in increasing measure.
Tito’s betrayal had more serious consequences.
From 1948 onwards, the Yugoslavian border area, which had been until then (such as the Albanian and Bulgarian) a safe area behind the lines for the partisans, became hostile land.
With what was cut in the middle of the road mountain complexes in the rear, prevented supplies, health services, training courses which until then had been able to take advantage of the troops of the GDR.
4000 fighters were locked in Yugoslav Macedonia, and another 5000 men in isolated areas without access, with a total loss of about a third of the overall partisan forces (9).
No less serious was the disorientation that Tito’s betrayal has made in the morale of the troops of the Democratic Greek.
Finally, there were the errors of the same commanders of the Democratic.
Starting especially by the extraordinary successes of the battles of Granmos and Vitzi of 1948, they gradually replaced the strategy and tactics of guerrilla warfare strategy and tactics of regular warfare.
They organized the army units in increasingly heavy, began to hold and defend the positions, front to oppose their units to units of government forces.
This policy, given the balance of forces existing in terms of conventional war that I gave up the idea at the beginning of the note, applied to ever-increasing scale, could only lead to defeat.
The Greek comrades committed the grave mistake of not accurately assess the balance of power existing between them and their opponents and launched themselves into a kind of war for which at that time lacked the basic conditions for success.
It means everything that the beginning of a revolutionary civil war in Greece in 1946, was an initiative of adventurers dogmatic and sectarian?
It means that other ways could have been avoided with Greece deeply reactionary governments that it has had as a result?
It means that the “Greek Street” is a kind of experience of revolutionary struggle that you should definitely condemn?
I do not think so.
In his battles, the proletariat has had more defeats: the Paris Commune, 1905, the town of Canton.
But these losses have never been an excuse for the communists to condemn revolutionary action that led to it.
E ‘from their example and their teaching that it was possible to engage in other battles that led to the victory of socialism in 900 on a third of the world.
Today, between Tito’s betrayal and the glorious struggle Markos, the companions of KKEe all Marxist-Leninists of the world believe it is their duty to give their praise to Markos and to the revolutionary spirit and heroism that it has played at the head of people and the Greek partisans.

NOTES

1 – See W. Churchill, The Second World War, Mondadori, Milan, 1965, vol. VI, p. 98-99.

2 – See Rizospastis of 10/06/1944.
3 – From the minutes of the seventh plenum of the CC of the Greek (May 1959), p. 26 in A. Solaro, History of the Greek Communist Party, Teti Editore, Milan, 1973. 125-126.

4 – See the minutes of the twelfth plenum.
See also N. Zachariadis, in Selected Works, 1953, p. 163 and ff., Cit. in A. Solaro, Op cit., P. 129-130.

5 – See Rizospastis August 25, 1945.

6 – See A. G. Ricci (ed.), Minutes of the Council of Ministers, Government Printing Office and Mint, Rome, 1997, vol. VIII, p. XLIII.

7 – See ibid, vol. VIII, p. LX.

8 – See Truman admits defeat in Greece, The Unit, 12.7.1948, p. 4.
Even Togliatti, addressing the members of the CC, he recognized that the results of the ongoing struggle in Greece were not marked in the negative for the democratic forces: “You see!” (Said the secretary of the PCI NDA) “the impossibility of establishing a any regime in Greece, although there are important forces engaged American imperialism “(see Minutes of the Central Committee, 4-6 May 1948, p. 259, in Gramsci Institute in Rome, the Archive of the Italian Communist Party).

9 – On July 2, Radio Free Greece assumed a position of harsh criticism towards Tito, saying that the attitude of the Information Office (Cominform) “aims to break the balance of the Balkans and to unleash reprehensible actions or false interpretations.
The democratic government free greek with her boss Markos, unconditionally approve the resolution of the eight Communist Parties “(the text of the radio message was posted in Propaganda, extraordinary number of 15.7.1948, p. 16).

REFLEXIONES DE UN COMUNISTA EN LA GUERRA CIVIL EN GRECIA
escrito por Giovanni  Apostolou
Durante muchos años la historiografía alineado con las posiciones de Togliatti ha esforzado por construir la imagen de un líder “a cargo” hasta el punto de evitar lo que el secretario del Partido Comunista llama una segunda Grecia viene de una imagen distorsionada de historia griega del período histórico que estamos examinando, como si no hubiera un Partido Comunista Griego (KKE) y se corrige en el cable de una política aventurera línea y por lo tanto irresponsable.
Conectada a esta tesis es el otro que se une a Stalin la culpa por haber “sacrificado” las exigencias de la revolución en Grecia la “razón de Estado” de la URSS.
Son lugares que se han convertido en esquemas interpretativos comunes de la realidad histórica.
En realidad, la política exterior soviética fue una fuente de gran preocupación para los aliados occidentales, y especialmente por el primer ministro británico Churchill que acusó a los soviéticos por sus “encantos” en Yugoslavia y Grecia, en este tablero de ajedrez había surgido una divergencia muy profunda la diplomacia entre los británicos y la Unión Soviética.

La situación se agravó aún más debido a la ayuda que, en agosto de 1944, Stalin había enviado a la organización militar Comunista Griego (EAM), como parte de un proceso de bolchevización progresiva ”
Balcanes “(1).
El odio del hombre de Estado anti-británica estuvo marcado por el fracaso de la restauración de la monarquía del rey Zog de Albania y el rey Pedro de Yugoslavia, y los éxitos que recibió el guerrillero dirigido por los comunistas.
En Yugoslavia, en particular, tras el viaje de Tito en Moscú 21 de septiembre 1944, se llegó a un acuerdo que había enfurecido a la diplomacia británica, que prevé el uso de unidades del Ejército Rojo en las operaciones militares en Serbia y Vojvodina, proporcionando armas por 12 divisiones de infantería y dos divisiones de la Fuerza Aérea del Ejército Popular de Liberación.
En este contexto, ante la presión de la diplomacia británica dirigida a la determinación de las áreas de influencia de los ejércitos respectivos, Stalin habría estado de acuerdo, durante la reunión celebrada el 09 de octubre 1944 en Moscú, así como el reconocimiento de las posiciones de las tropas a través del Canal en Grecia, misiones, nunca realizzatasi, el 50% de la gripe en Hungría y Yugoslavia a los británicos.
Estos aspectos disminuyen enormemente la reconstrucción proporcionada por el primer ministro británico, fundado más en la necesidad de acreditar su acción diplomática frente a la Casa de los Comunes sobre los acuerdos históricamente documentados con la dirección soviética.
Cabe señalar que el Partido Comunista de Grecia no había expresado una política revolucionaria, al menos, a través de 1.944 posiciones orientadas inequívocamente vez asumiendo en la dirección de la reconciliación nacional, la apelación del Buró Político del Partido de la gente de 06 de octubre griego sintetizado eficazmente los moderados y el legalismo de los dirigentes comunistas:
“El Partido Comunista de Grecia, que estaba siempre en la primera línea de la lucha contra la tiranía fascista, que ahora se llama a todos los patriotas para demostrar disciplina y espíritu de sacrificio.
Garantizar el orden público y una vida normal es un imperativo nacional.
Los criminales de guerra, sean quienes sean, serán castigados, pero esta tarea es para el gobierno nacional.
No permita que la justicia sola, se abstengan de toda acción que pueda ensombrecer el excitante trabajo que hemos hecho juntos.
Comunistas, que han sido el alma de los movimientos nacionales y democráticos de liberación.
Sea ahora los arquitectos del orden público y de las libertades democráticas!

Patriots, todos unidos para acabar con las ELAS y la liberación aliados de Grecia, bajo los auspicios del Gobierno de Unión Nacional “(2).
Los líderes de la griega aceptadas, con el acuerdo de Beirut y Caserta mayo y septiembre de 1944, a presentar las ELAS comunistas partidarios bajo el mando del general británico Scobie y prever la disolución de estas formaciones en el momento de la liberación.
Incluso acreditación de alguna base para la mera reconstrucción historiográfica hipótesis hecha por Churchill, uno bien puede entender por qué Stalin, frente a las vacilaciones y titubeos de la dirección del KKE no podía forzar la situación hasta el punto de “imponer” Los comunistas griegos a la apertura de un proceso revolucionario que no pensaron posible.
En otros casos, cuando se produjo un aumento en un revolucionario, Stalin demostró no tomar en cuenta las razones de la política exterior, apoyando, directa o indirectamente la formación de las democracias de la antigua Yugoslavia, Albania, Polonia y Hungría, a pesar de la resistencia los británicos.
Los líderes de los griegos, que habían aceptado ser parte del “gobierno nacional” Papandreou con seis ministros, se enfrentaron con un comportamiento provocador y serio acosar a los británicos, cuando el general Scobie proclamó la disolución de ELAS, sin que el gobierno griego se pronuncie sobre la cuestión, el pueblo ateniense se volvió en contra de la imposición británica.
Sin embargo, la falta de preparación y la falta de conexiones adecuadas evitarse la dispersión de las manifestaciones en todo el país contra los anglosajones neo-ocupantes, frente a la derrota militar, a pesar de las luchas heroicas en las calles de Atenas, que se dedican a las tropas británicas por un total de 33 días Los dirigentes del KKE a cabo otro trágico error que habría afectado gravemente a los futuros acontecimientos en Grecia: la firma del Varkisa, con la que los ELAS acordaron deponer las armas y disolverse sin conseguir a cambio de hasta l ‘ amnistía.
Stalin criticó definitivamente un nuevo fracaso de los líderes griegos:
“Este juicio” (crítico, NDA) “fue revelado por Partsalides, el séptimo pleno del Comité Central del Partido Comunista de Grecia (mayo de 1950).
En una reunión con los dirigentes de la dirección griego del PC (bolchevique) de la URSS, Stalin convocó al Varkisa acuerdo,
diciendo: “Fue un error.
¿No tienen que entregar sus armas “.
Cuando los Zachariadis compañero comentó que no habíamos hecho dado todas las armas y agregó que luchábamos a Atenas y que habían sido recomendados por el camarada Dimitrov para llegar a una cuerda para salvar a nuestra fuerza “(dice Partsalides)” El camarada Stalin replicó , “tenías que ganarte de Atenas.

Camarada Dimitrov no es el Comité Central de su partido “” (3).
La política de arbitraje de los líderes de los griegos dio paso rápidamente se convirtió en la línea revolucionaria inspirada en Zachariadis, pocos días después de su regreso del campo de concentración de Dachau, donde había sido encarcelado durante la guerra:

“Esta revolución inminente” (declarado Zacharidis la duodécima sesión plenaria de junio de 1945, NDA) “cuya fuerza ya ha completado la primera etapa de carácter socialista y va a resolver simultáneamente los problemas de la democracia burguesa que aún persisten debido a los extranjeros” ( 4).
En un mitin en Salónica, 24 de agosto, frente a 150.000 comunistas, Zacharidis enunció claramente la renuncia a toda actitud pasiva por parte de la fiesta:
“Si la situación no se orienta hacia una normalización respuesta monárquico-fascismo rápida y radicalmente democrática de la ciudad, las montañas y los pueblos por los mismos medios.
(…)

Y si el supremo interés de la gente lo requiere, las ELAS himnos gloriosos se reproducirán en los valles y las cumbres “(5).
A finales de 1945, con ocasión del séptimo congreso del partido, Zachariadis criticó duramente “la tendencia de algunos compañeros para afrontar el futuro en un solo punto de vista, cuando se habla de transición pacífica.
Debemos insistir “(dijo el líder comunista, NDA)” en el hecho de que existe la posibilidad de una transición pacífica, no una certeza (…) la posibilidad de que se está reduciendo más y más cada día que pasa “, el congreso concluyó con la identificación de ‘objetivo estratégico de construir una “democracia popular” en Grecia.
Con motivo del congreso de las delegaciones de Yugoslavia y Bulgaria confirmó su apoyo a la lucha armada en Grecia, mientras que Bulkes, Yugoslavia se formó el Estado Mayor del compuesto del futuro Ejército Democrático, en su fase embrionaria, a partir de 3000 los partidarios encabezados por una figura de gran prestigio quien se había distinguido en la lucha anti-fascista, Pehtassidis.
Unos días más tarde, 21 de agosto de 1946, el delegado soviético en el Consejo de Seguridad de las Naciones Unidas denunció la represión brutal y sangrienta por las tropas británicas contra los comunistas griegos.
Los comunistas griegos, durante el curso de su lucha, que duró tres años, 1946-1949, escribieron páginas de heroísmo entre los más importantes en la historia del movimiento obrero del siglo XX, se han obtenido muchos logros importantes en el campo, lo que obligó a los británicos a abandonar el campo, pronto reemplazados por los estadounidenses.
La amenaza de una victoria de los partisanos griegos particularmente alarmados Washington.

En febrero, el Departamento de Estado de EE.UU. fue informado por el Ministerio de Relaciones Exteriores “que los británicos, como parte de su política de retirada gradual del Mediterráneo, ha sido largamente anunciada, habría suspendido la ayuda a Grecia (…) en el mes de marzo “(6).
Los resultados de la lucha en curso en Grecia, en momentos en que los británicos a retirarse, podrían ser dirigidos en una dirección aceptable para los planes imperialistas de los Estados Unidos: Truman a petición del Congreso de EE.UU. decidió en una prisa para financiar 400 millones de dólares dólares en la lucha contra el régimen en Grecia.

La situación en Grecia preocupa enormemente a los más grandes exponentes del gobierno de EE.UU.: en una famosa entrevista en abril de 1947, Marshall Stalin acusó de “pudrir” la situación en Europa, para facilitar el inicio de la lucha contra la insurgencia y la llegada de los comunistas al poder (7).
A pesar de los subsidios a las fuerzas reaccionarias de Grecia, 06 de diciembre 1948 Truman se vio obligado a admitir, ante el Congreso, el fracaso de sus esperanzas de formaciones rápidas de éxito dirigidas por Markos comandante:
“En el momento de la victoria de las fuerzas del gobierno (…) abrió las esperanzas más optimistas de una rápida evolución de la situación a favor del gobierno.

Por desgracia, estas esperanzas no se materializaron “(8).
En 1964, Editorial Praeger, Nueva York había publicado un libro de gran interés titulado “La guerra de guerrillas y la forma de luchar.”
Consistía en una serie de artículos que habían aparecido en el “Diario de la Marina”, que examinó los aspectos generales de la guerra y algunas de sus aplicaciones más importantes de la posguerra.
El capítulo de Grecia había sido redactado por el coronel J. EE.UU. C. Murray y tiene una duración de cerca de sesenta páginas, en un análisis detallado de los aspectos técnicos de las operaciones militares que tuvieron lugar entre 1946 y 1949.
Varias conclusiones emergen de este análisis de carácter general, ya que la fuente de la que proceden, no puede estar viciado por la ternura hacia los partidarios de Markos, y que son de gran interés para una reconstrucción histórica más responsable de los acontecimientos en Grecia.
La primera afirmación que se desprende del análisis del coronel Murray es la desproporción de fuerzas constantes que siempre ha existido en los tres años de guerra entre la guerrilla militares y paramilitares y el ejército regular y los de la policía griega.
Aproximadamente 25.000 hombres de un lado y más de 20.000 otros.
En un informe de uno a ocho, el Ejército Democrático Griego cabeza bien durante tres años a las fuerzas armadas regulares.
Este equilibrio de fuerzas entre las unidades de combate se hace varias veces inferior para el ejército de Markos si se crea entre el suministro de medios de guerra (armas y municiones, equipos, servicios de logística, el nivel técnico) de las dos partes en conflicto.
Infantería armas ligeras fueron la mejor armamento partidista, mientras que las tropas del gobierno tenían a su disposición la artillería, tanques, aviones.
Esta resistencia de los tres años de guerrillas griegas contra las fuerzas del gobierno, en las condiciones de inferioridad militar, debe considerarse como un gran éxito.
Se confirma una vez más el inmenso poder que se da a grupos relativamente pequeños de personas armadas con el apoyo de una guerra de liberación revolucionaria.
Incluso el gobierno reaccionario griego se ha demostrado que, en tales circunstancias, un gigante con pies de barro.
El segundo punto que se desprende del análisis del coronel Murray, es que la influencia de los factores externos fue la causa fundamental de la derrota final, y no más bien la superioridad política y militar de las fuerzas del gobierno griego.
Según Murray, las causas fundamentales de la derrota de los griegos Democrática fueron los cuatro siguientes:

1) La ayuda militar y económica dada por Gran Bretaña y los EE.UU. al gobierno reaccionario griego;

2) La ruptura de Tito con el Kominform;

3) El nombramiento de los pápagos como comandante en jefe de las fuerzas del gobierno;

4) El abandono de las tácticas de guerrilla de comandos griegos Democrática del ejército.

Inglés y americano, estuvieron presentes con sus tropas, y se despliegan desde el inicio de las operaciones.
A continuación, sus misiones y policía militar riequipaggiarono unificado enteras con nuevas armas del ejército, la gendarmería, la marina y la fuerza aérea griega, proporcionaron los medios y abundante munición, organizó y dio instrucciones a las filas.
Ayuda financiera y económica Amplia fueron asignados a los órganos de gobierno como un instrumento de poder y la corrupción en el aumento de la medida.
La traición de Tito tuvo consecuencias más graves.
Desde 1948 en adelante, la zona de la frontera yugoslava, que había sido hasta entonces (como el albanés y búlgaro) una zona de seguridad en la retaguardia de los partidarios, se convirtió en tierra hostil.
Con lo que se cortó en el medio de los complejos de la carretera de montaña en la parte trasera, suministros impedido, servicios de salud, cursos de formación, que hasta entonces había sido capaz de tomar ventaja de las tropas de la República Democrática Alemana.
4.000 combatientes fueron encerrados en la Macedonia yugoslava, y otros 5.000 hombres en zonas aisladas que no tienen acceso, con una pérdida total de alrededor de un tercio de las fuerzas partidistas en general (9).
No menos grave fue la desorientación que la traición de Tito ha hecho en la moral de las tropas de la griega Democrática.
Por último, estaban los errores de los mismos jefes del Partido Demócrata.
A partir sobre todo por los éxitos extraordinarios de las batallas de Granmos y Vitzi de 1948, reemplazaron gradualmente la estrategia y la táctica de la estrategia de guerra de guerrillas y la táctica de la guerra regular.
Se organizaron las unidades del ejército en cada vez más pesada, comenzaron a sostener y defender las posiciones, frente a la oposición de sus unidades a las unidades de las fuerzas gubernamentales.
Esta política, dada la correlación de fuerzas existentes en cuanto a la guerra convencional que me dio la idea al principio de la nota, aplicado a escala cada vez mayor, sólo podía llevar a la derrota.
Los camaradas griegos cometieron el grave error de no evaluar con precisión el balance de poder que existe entre ellos y sus oponentes y se lanzaron en una especie de guerra para la que en ese momento carecía de las condiciones básicas para el éxito.
Esto significa que todo lo que el comienzo de una guerra civil revolucionaria en Grecia en 1946, fue una iniciativa de aventureros dogmáticas y sectarias?
Esto significa que otras formas se podrían haber evitado con Grecia gobiernos profundamente reaccionarios que ha tenido como resultado?
Esto significa que la “calle griega” es un tipo de experiencia de la lucha revolucionaria que definitivamente debe condenar?
No lo creo.
En sus batallas, el proletariado ha tenido más derrotas: la Comuna de París de 1905, la ciudad de Cantón.
Sin embargo, estas pérdidas no han sido nunca una excusa para que los comunistas para condenar la acción revolucionaria que condujo a ella.
E ‘de su ejemplo y sus enseñanzas de que era posible participar en otras batallas que condujeron a la victoria del socialismo en 900 en una tercera parte del mundo.
Hoy en día, entre la traición de Tito y los Markos gloriosa lucha, los compañeros de KKEe todos los marxistas-leninistas del mundo creen que es su deber de dar su alabanza a Markos y el espíritu revolucionario y heroísmo que ha desempeñado al frente de personas y los partisanos griegos.

NOTAS

1 – Ver W. Churchill, La Segunda Guerra Mundial, Mondadori, Milán, 1965, vol. VI, p. 98-99.

2 – Ver Rizospastis de 10/06/1944.
3 – De las actas de la séptima sesión plenaria del CC del griego (mayo de 1959), p. 26 en A. Solaro, Historia del Partido Comunista de Grecia, Teti Editore, Milano, 1973. 125-126.

4 – Véase el acta de la duodécima plenum.
Véase también N. Zachariadis, en Obras Escogidas, 1953, p. 163 y ss., Cit. en A. Solaro, Op. cit., P. 129-130.

5 – Véase Rizospastis 25 de agosto 1945.

6 – Véase A. G. Ricci (ed.), Actas del Consejo de Ministros, Oficina de Impresión del Gobierno y de la menta, Roma, 1997, vol. VIII, p. XLIII.

7 – Véase ibid, vol. VIII, p. LX.

8 – Sede Truman admite la derrota en Grecia, la unidad, 12.07.1948, p. 4.
Incluso Togliatti, dirigiéndose a los miembros de la CC, reconoció que los resultados de la lucha en curso en Grecia no estaban marcadas por la negativa de las fuerzas democráticas: “Ya ves” (Dijo el secretario del PCI NDA) “la imposibilidad de establecer un cualquier régimen en Grecia, aunque hay importantes fuerzas dedica imperialismo norteamericano “(véase el Acta del Comité Central, 4-6 de mayo de 1948, p. 259, en el Instituto Gramsci en Roma, el Archivo del Partido Comunista Italiano).

9 – El 2 de julio, Radio gratuito Grecia asumió una posición de dura crítica hacia Tito, diciendo que la actitud de la Oficina de Información (Kominform) “pretende romper el equilibrio de los Balcanes, y dar rienda suelta a las acciones reprobables o falsas interpretaciones.
El gobierno libre y democrático griego con su jefe Markos, sin condiciones que apruebe la resolución de los ocho partidos comunistas “(el texto del mensaje de radio fue publicada en Propaganda, extraordinario número de 15.7.1948, p. 16).

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...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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