Giovanni Apostolou – Nazim Hikmet- Nazim Hikmet, fundador del Partido Comunista de Turquía -Nazim Hikmet, founder of the Turkish Communist Party

 A Nazim Hikmet ,fondatore del Partito Comunista Turco
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Qualche anno fa l’UNESCO aveva deciso di dedicare a Nazim Hikmet, per il centenario della nascita, un programma di iniziative.
Ciò non può che fare piacere perché Hikmet appartiene alla cultura ed all’ orgoglio proletario.
Ma in realtà cosa sono chiamati a celebrare gli intellettuali della borghesia, spinti della crescente celebrità di questo grande artista le cui opere sono ormai tradotte in tutte le lingue del mondo?
La classe dominante (ed in particolare il governo turco) vorrebbe ridurre Hikmet a “poeta dell’ amore romantico”, ben sapendo che la sua opera letteraria riflette la sua fermezza rivoluzionaria.
Vorrebbe tacere il fatto che Nazim Hikmet era prima di ogni altra cosa un comunista.
Operazione meschina poiché l’ arte che ha creato, la sua semplicità e potenza espressiva, la sua chiarezza e serenità, sono inseparabili dalla sua coscienza di classe.
La sua vita di militante rivoluzionario e la sua poesia formano un tutt’uno.
Dichiarò una volta:
“Sono uno scrittore impegnato credo che ogni scrittore, anche se moltoo ermetico, anche se dichiara di non essere impegnato, non può non essere tale.
E’ solo una questione di gradi, di coscienza. L’uomo ama, l’uomo mangia, l’uomo ha fame, l’uomo ha paura, l’uomo lotta, l’uomo spera; allora, se io scrivo per le speranze dell’uomo, o per l’amore dell’uomo, o per la sua fame, o per la sua nostalgia, scrivo tutto questo da un determinato punto di vista.
E non si può scrivere da un punto di vista astratto, si scrive sempre da un punto di vista concreto.
Ogni scrittore, dunque, è impegnato.
Io sono marxista, sono comunista”.
Cari membri dell’UNESCO avrete un bel cercare la metafisica e il decadentismo nelle poesie di Nazim.
Troverete invece la dialettica marxista, che non è un metodo freddo ed impersonale essendo imbevuto di vero interesse per l’ essere umano, per il popolo che soffre.
Troverete un vigore, una forza d’animo, una gioia di vivere, un ottimismo rivoluzionario che sorprende anche chi conosce la dura esistenza dell’ autore.
Nelle poesie di Nazim non ci sono personaggi ideali, immaginari.
Ci sono donne e uomini reali, così come sono, non come si vorrebbe che fossero.
C’è l’uomo con tutti i suoi difetti ed i suoi slanci, l’ uomo come potrebbe diventare una volta realizzato il mondo nuovo della solidarietà e della uguaglianza.
Hikmet questi principi li aveva appresi ben presto nella sua militanza.
Sentite cosa diceva da giovane:
“Era necessario, a quanto pare, che passassi nell’Unione Sovietica.
Era la fine del 1921.
Fui mille volte più stupito, e sentii un amore e un’ammirazione cento volte più forti, perché avevo scoperto, in quel 1921-1922, una carestia cento volte più terribile, e delle cimici cento volte più feroci, e una lotta contro tutto un mondo cento volte più potente, e una immensa speranza, un’immensa gioia di vivere, di creare.
Ho scoperto tutta un’altra umanità”.
Quegli stessi principi, quello stesso entusiasmo Hikmet li ha continuati a coltivare con un impegno che non è mai venuto meno nonostante le persecuzioni, il carcere, la tortura, l’esilio, pagando assai cara la sua coerenza.
Cominciò a pagare nel 1924, quando rientrato in Turchia e, condannato per la sua attività politica a quindici anni di carcere, scappò di nuovo a Mosca, dove terminò gli studi universitari e continuò l’attività poetica (sempre rigorosamente in turco, sebbene parlasse perfettamente il russo) e la frequentazione degli intellettuali sovietici (Majakovskij, Esenin).
Nel 1928 tornò clandestinamente in Turchia e lì rimase ventitre anni, in bilico perenne tra la clandestinità e la galera.
Diciassette di quei ventitre li passò in una cella, ma complessivamente la borghesia turca (che gli ha restituito ipocritamente la cittadinanza) riuscì ad appioppargli cinquantasei anni di prigione, cercando di annientarlo fisicamente e psicologicamente.
Vi sarebbe morto se il suo caso non fosse stato portato all’attenzione di tutto il mondo da una campagna internazionale promossa da un comitato con Tristan Tzara, Picasso, Sartre ed altri.
Pablo Neruda, divenuto amico di Hikmet, ne raccolse una testimonianza: “mi ha detto che è stato costretto a camminare sul ponte di una nave fino a sentirsi troppo debole per rimanere in piedi, quindi lo hanno legato in una latrina dove gli escrementi arrivavano mezzo metro sopra il pavimento…
Il mio fratello poeta ha sentito le sue forze mancare: i miei aguzzini vogliono vedermi soffrire.
Resiste con orgoglio.
Comincia a cantare: all’inizio la sua voce è bassa, poi sempre più alta fino a urlare.
Ha cantato tutte le canzoni, tutti i poemi d’amore che riesce a ricordare, i suoi stessi versi, le ballate d’amore dei contadini, gli inni di battaglia della gente comune.
Ha cantato qualsiasi cosa la sua mente ricordasse. E così ha vinto i suoi torturatori”.
Nonostante i ripetuti arresti e processi, Hikmet non smise mai di scrivere.
Se gli toglievano carta e penna elaborava le sue poesie a memoria e le faceva imparare a chi andava a trovarlo.
Riuscì persino a far pubblicare qualcosa in patria.
Le iniziali pubblicazioni gli valsero una condanna “per aver svolto propaganda comunista nella Marina e nell’ Esercito Turco”.
La prima volta venne liberato quasi subito, ma con la successiva raccolta di poesie, non gli andò altrettanto bene: fu condannato da un tribunale militare a ventotto anni di carcere.
Dal 1938, e fino al 1950, le porte del carcere restarono sbarrate: per il compagno, non per la sua poesia.
I versi di Hikmet sembravano aggirarsi per la Turchia e per l’intera Europa sospinti dalle ali del vento: ne trovarono fino in Spagna, nelle tasche dei combattenti per la repubblica durante la guerra civile e ciò gli valse un’altra condanna. Persino Ataturk, il persecutore di sempre, si faceva leggere i suoi versi ben sapendo che era il più grande poeta turco di tutti i tempi ed uno dei più grandi del XX° secolo.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale la Turchia si allineò alla Germania nazista.
Le condizioni della prigionia di Hikmet peggiorarono ancora, con mesi e mesi di segregazione; si aggravarono tanto da causargli un infarto.
A lui, al comunista amante della curiosità e della scoperta, non davano altro da leggere che la BIBBIA e il CORANO.
Per tutta risposta, inventò un dramma satirico con le fonti che aveva a disposizione: “sono il solo scrittore
marxista” (scherzava, NDA) “che abbia scritto un dramma di argomento biblico basandosi rigorosamente sulle sacre scritture”.
Ma il frutto vero di quegli anni furono i “PAESAGGI UMANI”, un poema grandioso, in più di settantamila versi, in cui, partendo dalla sua esperienza personale e con cerchi concentrici sempre più ampi, giungeva a descrivere l’intera Turchia e ad a cogliere le prospettive generali dell’umanità. Buona parte di quel poema è andato perduto, distrutto dalla polizia turca.
Allo stremo delle forze Hikmet iniziò uno sciopero della fame, nel 1949, per protestare contro le disumane condizioni carcerarie che pativa da più di dieci anni.
Intanto il movimento di opinione a favore della sua causa diventava sempre più forte, proteste al governo turco giungevano dagli intellettuali democratici di tutti i paesi.
Non che le proteste degli intellettuali abbiano mai avuto un peso politico consistente, ma ci sono momenti in cui per questioni di immagine e di diplomazia internazionale un regime sente di dover salvare la faccia.
Così Hikmet venne scarcerato nel luglio del 1950.
Fuori, a casa, trovò la moglie Munevér che lo aspettava.
A lei Hikmet aveva dedicato, dal carcere, poesie di struggente bellezza.
Poesia dove la donna amata riassume in sé ogni cosa, il suo paese, la sua lotta, la passione per la libertà e la giustizia, la speranza, la vita.
Una perfetta fusione tra sentimenti e impegno politico.
Ma il tempo che Hikmet passò a casa, con la sua compagna, fu breve.
Perennemente controllato dalla polizia, con la spada di Damocle di un nuovo arresto sulla testa, minacciato dal terrorsimo fascista, con una salute ormai
malferma (nonostante avesse ancora l’aspetto di un leone) non poteva rischiare ancora.
Pochi mesi dopo la sua liberazione prese, di nascosto, la via dell’esilio.
La moglie e il figlio che doveva nascere non poterono seguirlo per dieci anni.
Di nuovo la separazione dalla casa, dalla famiglia, dal paese che amava.
All’inizio Hikmet tornò a Mosca, la sua seconda patria, dove aveva conosciuto Lenin che era stato per lui il padre ideale e il rivoluzionario esemplare.
Poi viaggiò moltissimo, nell’ Europa dell’Est e dell’Ovest; venne in Italia diverse volte, andò a Cuba (cui dedicò il poemetto LA CONGA CON FIDEL); fu a decine di conferenze stampa, interviste, congressi e convegni, sempre portando la sua testimonianza di uomo di partito.
Durante una delle tante uscite pubbliche, dopo alcune domande che sentì come provocatorie, all’improvviso divenne rosso di collera:
“Voi vorreste insegnare la libertà dei vostri padroni” (gridò, NDA) “a me che l’ho provata nel corpo e nello spirito?
Io sono stato cacciato dalla mia patria soltanto perché ero reo di amare la verità e di scriverla nelle mie poesie”.
Prese fiato, si fece portare un bicchiere d’acqua e concluse: “Mi piace bere l’acqua così fredda, tutta d’un fiato perché è uno dei desideri che ho patito di più in carcere.
Mi dà la certezza, un bicchiere d’acqua bevuto così, di essere libero”.
A proposito di semplicità e potenza.
Negli ultimi dieci anni di esilio e di vita Hikmet scrisse molto, senza darsi troppa pena della perfezione formale.
La poesia era sempre stata, per lui, una modalità naturale della comunicazione, un semplice strumento del colloquio tra uomini.
Si realizzava solo nel momento in cui diventava un mezzo per essere con gli altri e in mezzo agli altri, libero dalle vecchie convenzioni letterarie: è per questo che le sue poesie arrivano facili al cuore del lettore, vi entrano come un amico che si conosce da tempo, con il quale si può parlare di tutto.
“Penso” (diceva, NDA) “che la poesia debba essere innanzi tutto utile… utile a tutta l’umanità, utile a una classe, a un popolo, a una sola persona. Utile a una causa, utile all’orecchio…
Voglio essere capito e letto dal maggior numero possibile di persone, ai più vari livelli di cultura, nei più diversi stati d’animo, dalle prossime generazioni.
Voglio essere traducibile per i popoli più diversi.
Credo che la forma sia perfetta quando dà la possibilità di creare il ponte più solido e comodo tra me, poeta, e il lettore.
Detesto non solo le celle della prigione, ma anche quelle dell’arte, dove si sta in pochi o da soli.
Sono per la chiarezza senza ombre del sole allo zenit, che non nasconde nulla del bene e del male.
Se la poesia regge questa gran luce, allora è vera poesia”.
Ecco chi era Nazim Hikmet, poeta comunista che non ha mai abbandonato la sua classe ed il suo popolo, spirito ribelle ed indomabile combattente per il socialismo.
Un poeta che rimarrà con noi comunisti ben più dell’ anno che gli aveva dedicato l’ UNESCO

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Nazim Hikmet, fundador del Partido Comunista de Turquía
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Hace unos años la UNESCO ha decidido dedicar Nazim Hikmet, con motivo del centenario de su nacimiento, un programa de iniciativas.
Esto sólo se puede dar placer porque Hikmet pertenece a la cultura y el orgullo proletario.
Pero en realidad lo que están llamados a celebrar los intelectuales de la burguesía, impulsados ​​a la creciente celebridad de este gran artista cuyas obras se traducen a todas las lenguas del mundo?
La clase dominante (y en particular el gobierno turco) quiere reducir Hikmet “poeta del” amor romántico “, a sabiendas de que su obra literaria refleja su firmeza revolucionaria.
A él le gustaría pasar por alto el hecho de que Nazim Hikmet fue, ante todo, un comunista.
Operación pequeña porque el ‘arte que ha creado, su simplicidad y potencia expresiva, su claridad y serenidad, son inseparables de su conciencia de clase.
Su vida como revolucionario militante y su forma de poesía en su conjunto.
Una vez declarado:
“Soy un escritor comprometido Creo que cada escritor, aunque moltoo hermético, aunque la denuncia no se ha comprometido, no puede serlo.
It ‘s sólo una cuestión de grados de conciencia. El hombre ama la devoradora de hombres, el hombre tiene hambre, el hombre tiene miedo, luchar contra el hombre, las esperanzas del hombre, entonces, si yo escribo a las esperanzas de los hombres, o por el amor de “el hombre, o su hambre o su nostalgia, escribo todo esto desde un cierto punto de vista.
Y no se puede escribir desde un punto de vista abstracto, siempre se escribe desde un punto de vista práctico.
Todo escritor es, pues, comprometida.
Soy marxista, comunista “.
Estimados miembros de la UNESCO tendrá un aspecto agradable para la metafísica y la decadencia en los poemas de Nazim.
Usted encontrará en lugar de la dialéctica marxista, que no es un método frío e impersonal está empapado de interés real en el “ser para la gente que sufre humano.
Hay una fuerza, una fuerza de la mente, una alegría de vivir, el optimismo revolucionario que sorprende incluso a los que conocen la dura existencia del ‘autor.
En los poemas de Nazim no hay personajes ideales, imaginarias.
Hay hombres y mujeres reales, como son, no como le gustaría que fueran.
No es el hombre con todos sus defectos y sus arrebatos, el “hombre como él podría llegar a ser una vez hecho el nuevo mundo de la solidaridad y la igualdad.
Hikmet estos principios que había aprendido muy temprano en su militancia.
Escuche lo que dijo cuando era joven:
“Era necesario, por lo visto, para pasar a la Unión Soviética.
Era el final de 1921.
Yo era mil veces más sorprendido, y me sentí un amor y admiración cien veces más fuerte, porque había descubierto, en el 1921-1922, cien veces más terrible hambruna, y los errores cien veces más feroz, y una lucha contra toda mundo cien veces más potentes, y una inmensa esperanza, una inmensa alegría de vivir, de crear.
Encontré una humanidad diferente. “
Esos mismos principios, la misma Hikmet entusiasmo les ha seguido creciendo con el compromiso de que nunca ha fallado a pesar de la persecución, el encarcelamiento, la tortura, el exilio, pagando muy caro por su consistencia.
Él empezó a dar frutos en 1924, cuando regresó a Turquía y condenado por su actividad política a quince años de prisión, se escapó de nuevo a Moscú, donde terminó sus estudios universitarios y continuó su actividad poética (siempre en estricta turco, aunque hablaba perfectamente Rusia) y la asistencia de la intelectualidad soviética (Maiakovski, Esenin).
En 1928 regresó clandestinamente en Turquía, donde permaneció veintitrés años, en suspenso eterno entre la clandestinidad y la cárcel.
Diecisiete de estos veintitrés años los pasó en una celda, pero en general la burguesía turca (que restaurado hipócritamente ciudadanía) lograron appioppargli cincuenta y seis años de prisión, tratando de destruir física y psicológicamente.
Habría muerto si su caso no había sido traído a la atención del mundo por una campaña internacional lanzada por un comité con Tristan Tzara, Picasso, Sartre y otros.
Pablo Neruda, que se convirtió en un amigo de Hikmet, recogió el testigo, “él me dijo que se vio obligado a caminar sobre la cubierta de un barco hasta que se sintió demasiado débil para pararse, luego lo ataron en una letrina, donde llegaron a través de los excrementos metros por encima del suelo …
Mi hermano poeta sintió que su fuerza no: mis torturadores quieren verme sufrir.
Resiste con orgullo.
Comienza a cantar: al principio, su voz es baja, entonces más y más fuerte hasta que grites.
Ella cantó todas las canciones, todos los poemas de amor que él puede recordar, sus propios versos, las baladas de amor de los campesinos, los himnos de batalla de la gente común.
Él cantaba cualquier cosa que su mente recordaba. Y así se ganó sus torturadores “.
A pesar de las detenciones y los juicios repetidos, Hikmet nunca dejó de escribir.
Si tomó, la pluma y el papel elaboró ​​sus poemas de memoria y hecho a aprender a los que fueron a verlo.
Incluso se las arregló para hacer después algo en casa.
Las publicaciones iniciales le valió una condena “para llevar a cabo la propaganda comunista en la Armada y en el Ejército turco.”
La primera vez que fue liberado casi de inmediato, pero con la próxima colección de poemas, que les fue igual de bien: fue condenado por un tribunal militar a veinte y ocho años de prisión.
Desde 1938 y hasta 1950, las puertas de la cárcel se mantuvieron cerradas, porque el compañero, no por su poesía.
La poesía de Hikmet parecía vagar para Turquía y para Europa en su conjunto impulsado por las alas del viento: encontraron en España, en los bolsillos de los luchadores por la República durante la Guerra Civil, y esto le valió otra frase. Incluso Ataturk, el perseguidor de todos los tiempos, usted leyó sus versos a sabiendas de que era el más grande poeta turco de todos los tiempos y uno de los más grandes del siglo XX.
Con el estallido de la Primera Guerra Mundial Turquía se alineó con la Alemania nazi.
Las condiciones de encarcelamiento de Hikmet empeoraron, con meses y meses de segregación empeoraron tanto como para causar un ataque al corazón.
Para él, la curiosidad comunista y amante de descubrimiento, no dieron algo para leer la Biblia y el Corán.
En respuesta, él inventó un drama satírico con las fuentes disponibles para él: “Yo soy el único escritor
Marxista “(bromeando, NDA)” He escrito un drama de argumentación bíblica basada estrictamente en las Sagradas Escrituras “.
Pero el verdadero fruto de esos años fueron los “paisajes humanos”, un gran poema, en más de setenta mil versos, en los que, a partir de su experiencia personal y con cada vez más amplios círculos concéntricos, vinieron para describir el conjunto de Turquía y captar el panorama general de la humanidad. Gran parte de ese poema se ha perdido, destruido por la policía turca.
Al final de su cuerda Hikmet comenzó una huelga de hambre en 1949 para protestar contra las condiciones de detención inhumanas que sufrieron más de diez años.
Mientras tanto, la corriente de opinión en favor de su causa se hizo más fuerte, protestas contra el gobierno turco provenían de intelectuales democráticos de todos los países.
No es que las protestas de los intelectuales nunca han tenido un peso político importante, pero hay momentos en que por razones de imagen y la diplomacia internacional un régimen siente que tiene que salvar la cara.
Así Hikmet fue puesto en libertad en julio de 1950.
Fuera, en la casa, encontró a su esposa esperándolo munever.
Ella había dedicado Hikmet, de la prisión, los poemas de inquietante belleza.
Poesía en la mujer que ama resume todo, su país, su lucha, su pasión por la libertad y la justicia, la esperanza, la vida.
Una fusión perfecta de los sentimientos y el compromiso político.
Pero el tiempo que Hikmet pasó en su casa, junto a su compañero, fue breve.
Constantemente vigilado por la policía, con la espada de Damocles sobre la cabeza de un nuevo arresto, amenazado por fascista terrorsimo con un médico ahora
inestable (a pesar de que todavía se ve como un león) no podía arriesgarse de nuevo.
Pocos meses después de su liberación tomada, en secreto, al exilio.
La mujer y el niño por nacer no pudieron seguir durante diez años.
Una vez más la separación del hogar, la familia, el país que amaba.
En Hikmet regresó a Moscú, su segunda casa, donde conoció a Lenin, que era para él el padre ideal y ejemplar revolucionario.
Luego viajó ampliamente, en ‘Europa oriental y occidental, llegó a Italia en varias ocasiones, fue a Cuba (que dedicó el poema LA CONGA CON FIDEL) estaba en decenas de conferencias de prensa, entrevistas, reuniones y conferencias, siempre trayendo el testimonio de su hombre de partido.
Durante una de las muchas apariciones públicas, después de algunas preguntas provocadoras que parecían de pronto se puso roja de ira:
“Se podría enseñar la libertad de sus amos” (llamado NDA) “a mí que he intentado en cuerpo y espíritu?
Me han echado de mi casa porque yo sólo era culpable de amar la verdad y la escribiré en mis poemas. “
Tomó aliento, ella pidió un vaso de agua y concluyó: “Me gusta beber agua tan fría, de una sola vez, ya que es uno de los deseos que he sufrido más en la cárcel.
Me da la certeza, bebió un vaso de agua y, de ser libre. “
Acerca de la simplicidad y el poder.
En los últimos diez años de exilio y la vida Hikmet escribió mucho, sin dar demasiado dolor por la perfección formal.
La poesía siempre ha sido, para él, un modo natural de comunicación, una sencilla herramienta de la conversación entre los hombres.
Se realizó sólo cuando se convirtió en un medio para estar con otras personas y en el medio de los demás, libre de las convenciones literarias antiguas: es por eso que sus poemas llegan fácilmente al corazón del lector, entrará como un amigo que sabe de tiempo, con el que se puede hablar de todo.
“Creo” (dijo NDA) “que la poesía debe ser ante todo útil … útil para toda la humanidad, que es útil en una clase, como pueblo, a una persona. Ganancias a una causa, oído útiles
Quiero ser entendido y leído por tantas personas como sea posible, a los más diversos niveles de cultura, en diferentes estados de ánimo, de la siguiente generación.
Quiero ser traducible a la variedad de los pueblos.
Creo que la forma es perfecto cuando se da la posibilidad de crear un puente entre mi más sólido y cómodo, el poeta y el lector.
Odio no sólo las células en la cárcel, sino también los de arte, en la que está caminando o en solitario.
Son para la claridad sin sombra del sol en su cenit, que no esconde nada de bien y mal.
Si la poesía tiene este gran luz, entonces es verdadera poesía. “
Eso es lo que era Nazim Hikmet, poeta comunista que nunca ha abandonado su clase y de su pueblo, el espíritu rebelde e indomable luchador por el socialismo.
Un poeta que se quedará con nosotros comunistas así la mayor parte del año que había dedicado la “UNESCO

Nazim Hikmet, founder of the Turkish Communist Party

A few years ago UNESCO had decided to dedicate Nazim Hikmet, for the centenary of his birth, a program of initiatives.
This can only give pleasure because Hikmet belongs to the culture and the proletarian pride.
But in reality what they are called to celebrate the intellectuals of the bourgeoisie, driven to the growing celebrity of this great artist whose works are now translated into all the languages ​​of the world?
The ruling class (and in particular the turkish government) would like to reduce Hikmet “poet of ‘romantic love’, knowing full well that his literary work reflects his revolutionary firmness.
He would like to ignore the fact that Nazim Hikmet was before all else a communist.
Operation petty because the ‘art that has created, its simplicity and expressive power, its clarity and serenity, are inseparable from its class consciousness.
His life as a militant revolutionary and his poetry form a whole.
Once declared:
“I am a committed writer I think every writer, even if moltoo airtight, although claims not to be committed, can not be such.
It ‘s just a matter of degrees of consciousness. The man loves the man-eating, the man is hungry, man is afraid, fight the man, man hopes, then, if I write to the hopes of man, or for the love of ‘man, or his hunger or his nostalgia, I write all this from a certain point of view.
And you can not write from an abstract point of view, is always written from a practical point of view.
Every writer, then, is engaged.
I am a Marxist, a Communist. “
Dear members of UNESCO will have a nice look for metaphysics and decadence in the poems of Nazim.
You will find instead the Marxist dialectic, which is not a cold and impersonal method being soaked real interest in the ‘human being for the people who suffer.
There is a force, a force of mind, a joie de vivre, a revolutionary optimism that surprises even those who know the harsh existence of the ‘author.
In the poems of Nazim there are no characters ideals, imaginary.
There are real women and men, as they are, not as you would like them to be.
There is the man with all his faults and his outbursts, the ‘man as he might become once made the new world of solidarity and equality.
Hikmet these principles he had learned very early in his militancy.
Listen to what he said as a young man:
“It was necessary, apparently, for you to spend the Soviet Union.
It was the end of 1921.
I was a thousand times more amazed, and I felt a love and admiration hundred times stronger, because I had discovered, in the 1921-1922, a hundred times more terrible famine, and the bugs hundred times more fierce, and a fight against a whole world a hundred times more powerful, and an immense hope, an immense joy of life, to create.
I found a different humanity. “
Those same principles, the same enthusiasm Hikmet them has continued to grow with a commitment that has never failed despite persecution, imprisonment, torture, exile, paying very dearly for its consistency.
He began to pay off in 1924, when it returned to Turkey and condemned for his political activity to fifteen years in prison, he escaped back to Moscow, where he finished his university studies and continued his poetic activity (always strictly in turkish, although he spoke perfectly Russian) and the attendance of the Soviet intelligentsia (Mayakovsky, Yesenin).
In 1928 he returned clandestinely in Turkey and remained there twenty-three, in eternal suspense between the underground and the jail.
Seventeen of these twenty-three were spent in a cell, but overall the Turkish bourgeoisie (which restored hypocritically citizenship) managed to appioppargli fifty-six years in prison, trying to destroy him physically and psychologically.
I would have died if his case had not been brought to the attention of the world by an international campaign launched by a committee with Tristan Tzara, Picasso, Sartre and others.
Pablo Neruda, who became a friend of Hikmet, he picked up a witness, “he told me that he was forced to walk on the deck of a ship until he felt too weak to stand, then tied him in a latrine where droppings came through meter above the floor …
My brother poet felt his strength failed: my torturers want to see me suffer.
Resists with pride.
Begins to sing: at the beginning, his voice is low, then louder and louder until you scream.
She sang all the songs, all the love poems as he can remember, his own verses, the love ballads of the peasants, the battle hymns of the common people.
He sang anything his mind remembered. And so he won his torturers. “
Despite repeated arrests and trials, Hikmet never stopped writing.
If you took away the pen and paper elaborated his poems by heart and made her learn to those who went to see him.
He even managed to make post something at home.
The initial publications earned him a conviction “for carrying out communist propaganda in the Navy and in the ‘Turkish Army.”
The first time he was released almost immediately, but with the next collection of poems, he fared just as well: he was sentenced by a military court to twenty-eight years in prison.
From 1938 and until 1950, the prison doors remained locked: for the companion, not for his poetry.
Hikmet’s poetry seemed to wander for Turkey and for Europe as a whole driven by the wings of the wind: they found up in Spain, in the pockets of the fighters for the Republic during the Civil War, and this earned him another sentence. Even Ataturk, the persecutor of all time, you did read his verses knowing full well that it was the turkish greatest poet of all time and one of the greatest of the twentieth century.
At the outbreak of World War I. Turkey aligned itself with Nazi Germany.
The conditions of imprisonment of Hikmet got worse, with months and months of segregation worsened so much as to cause a heart attack.
To him, the communist-loving curiosity and discovery, they did not give something to read the Bible and the Koran.
In response, he invented a satirical drama with the sources available to him: “I am the only writer
Marxist “(joking, NDA)” I’ve written a drama of biblical argument based strictly on sacred scriptures. “
But the real fruit of those years were the “human landscapes”, a great poem, in more than seventy thousand verses, in which, starting from his personal experience and with ever-widening concentric circles, came to describe the whole of Turkey and to grasp the general outlook of humanity. Much of that poem has been lost, destroyed by the Turkish police.
At the end of their tether Hikmet began a hunger strike in 1949 to protest against the inhumane prison conditions which suffered more than ten years.
Meanwhile, the body of opinion in favor of his cause grew stronger, turkish government protests came from democratic intellectuals of all countries.
Not that the protests of the intellectuals have never had a significant political weight, but there are times when for reasons of image and international diplomacy a regime feels he has to save face.
So Hikmet was released from prison in July of 1950.
Outside, at home, he found his wife waiting for him munever.
She had devoted Hikmet, from prison, poems of haunting beauty.
Poetry where the woman he loves sums up everything, his country, his fight, his passion for freedom and justice, hope, life.
A perfect fusion of feelings and political commitment.
But the time that Hikmet spent at home, with his partner, was brief.
Constantly monitored by the police, with the sword of Damocles over the head of a new arrest, threatened by fascist terrorsimo with a health now
unsteady (even though he still looks like a lion) could not risk it again.
A few months after his release taken, secretly, into exile.
The wife and the child to be born could not follow him for ten years.
Again the separation from home, family, the country he loved.
At Hikmet returned to Moscow, his second home, where he met Lenin who was for him the ideal father and the revolutionary exemplary.
Then he traveled widely, in ‘Eastern and Western Europe, came to Italy several times, went to Cuba (which he dedicated the poem THE CONGA WITH FIDEL) was in dozens of press conferences, interviews, meetings and conferences, always bringing the witness of his party man.
During one of the many public appearances, after some provocative questions that felt like, suddenly became red with anger:
“You would teach the freedom of your masters” (called NDA) “to me that I tried in body and spirit?
I’ve been kicked out of my home because I was only guilty of loving the truth and write it in my poems. “
He took a breath, she ordered a glass of water and concluded: “I like to drink water so cold, all in one go because it is one of the desires that I have suffered more in prison.
It gives me the certainty, drank a glass of water as well, to be free. “
About simplicity and power.
In the last ten years of exile and life Hikmet wrote a lot, without giving too much pain for formal perfection.
Poetry had always been, for him, a natural mode of communication, a simple tool of the conversation between men.
Was realized only when it became a means to be with others and in the midst of others, free from old literary conventions: that is why his poems come easy to the heart of the reader, will enter as a friend that you know from time, with whom you can talk about everything.
“I think” (he said NDA) “that poetry should be first of all useful … useful to all mankind, which is useful in a class, as a people, to one person. Earnings to a cause, useful ear
I want to be understood and read by as many people as possible, to the most various levels of culture, in various moods, from the next generation.
I want to be translatable to the variety of peoples.
I think that the shape is perfect when it gives the possibility to create the bridge between me more solid and comfortable, poet, and the reader.
I hate not only the cells in the prison, but also those of art, where you’re walking or alone.
They are for clarity without shadow of the sun at its zenith, that hides nothing of good and evil.
If poetry holds this great light, then it is true poetry. “
That’s who was Nazim Hikmet, communist poet who has never abandoned his class and his people, rebellious spirit and indomitable fighter for socialism.
A poet who will stay with us most of the year well Communists who had dedicated the ‘UNESCO

 

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Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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