Gli anni di Breznev: ‘stalinismo’ o revisionismo? di Ludo Martens-Los años Brezhnev: ¿‘estalinismo’ o revisionismo? por Ludo Martens-Brezhnev Years: ‘Stalinism’ or revisionism? by Ludo Martens

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Gli anni di Breznev: ‘stalinismo’ o revisionismo? di Ludo Martens

 Quando Gorbaciov sorprese tutti nel 1985 con un discorso radicalmente nuovo rispetto ai circa 17 anni del Brezhnevismo, lanciando proposte coraggiose nel campo del disarmo, dopo il ritiro delle sue truppe da alcune missioni avventurose nel terzo mondo ha riaperto di nuovo un vecchio dibattito .

C’è ancora una speranza che l’Unione Sovietica ritorni ai principi socialisti e rivoluzionari? E ‘necessario rivedere l’analisi sviluppata alla fine degli anni ’60 dal Partito comunista cinese e dal Partito del Lavoro d’Albania? Si era completata la restaurazione del capitalismo in URSS dopo il colpo di stato di Krusciov nel 1956? Si potrebbe dire che il regime che esisteva allora in Unione Sovietica era un capitalismo  di stato che pratica una politica estera socialimperialista?

Oggi, nell’agosto del 1990, Gorbaciov continua a sorprenderci con la velocità e l’energia con cui ristabilisce il libero mercato e l’impresa privata che implementa i piani di privatizzazione e l’integrazione nel sistema capitalistico mondiale.

Queste affermazioni inaspettate ci obbliga a ritornare all’analisi del periodo di Breznev, tra il 1966 e il 1982.

Diverse sono le opinioni che circolano tra coloro che rivendicano il marxismo – leninismo.

 Alcuni considerano che  l’arrivo di Breznev al potere nel 1965, segnò l’inizio di una critica al revisionismo di Kruscev. Terminano i furiosi attacchi contro Stalin e all’esperienza storica degli anni ’20 e ’30. C’è stato un riconoscimento dei meriti di Stalin e la linea che difendeva. L’URSS riacquistò alcuni principi essenziali del leninismo abbandonati da Krusciov.

 Altri pensano che questa posizione ortodossa sia servito da copertura per garantire il processo di impoverimento ideologico e politico che è stato sviluppato dalla dirigenza a capo del partito e dello Stato. Questo discorso, apparentemente marxista-leninista, non corrispondeva con una pratica veramente rivoluzionaria, ma piuttosto ad un comportamento egemonico e avventurista. (NDR – analisi perfetta di cosa sia stato il revisionismo brezneviano,un puro travestimento)

 Altri credono che un ritorno a un discorso più ortodosso era l’espressione di un compromesso tra le diverse classi e orientamenti politici. Lo strato sociale dei burocrati rinunciò agli attacchi aperti contro Stalin per evitare le violenti reazioni popolari. Intesero che era necessario rallentare nella pratica quotidiana, dello smantellamento delle strutture socialiste e dei meccanismi, fino a quando più tardi avrebbero portato l’attaccato alle basi ideologiche del sistema. Le forze marxiste-leniniste hanno continuato le loro attività sotto Breznev, ma non sono stati decisivi per l’orientamento e la guida del partito.

Era inevitabile che il cambiamento radicale assunto da Gorbaciov dopo periodo di Breznev? Gorbaciov era l’espressione di un salto di qualità in un lungo processo di degenerazione? Dopo il fallimento del Brezhnevismo, è stato possibile un cambiamento rivoluzionario marxista-leninista nella direzione del PCUS?

Dato per scontato, che una risposta completa a tutte queste domande richiederebbe uno studio dello sviluppo economico e sociale dell’Unione Sovietica, l’analisi completa della differenziazione tra le classi sociali ,un informazione abbastanza completa sulle diverse tendenze esistenti all’interno del PCUS e tra i suoi quadri, l’ analisi del peso dei militari e le loro tendenze politiche e ideologiche.

In questo studio, vogliamo esaminate i quattro congressi del PCUS celebrati sotto Breznev, i quali ci possono offrire risposte ad alcune di queste domande. Certo, è che le informazioni e le relazioni che Breznev riferiva e presentava ai Congressi del partito non riflettevano che un aspetto della realtà sovietica. Ma non cessano allo stesso momento, di essere elementi importanti, perché ci forniscono le analisi verso quale direzione si incamminava la situazione nazionale e quella internazionale, cosi come l’orientamento politico, ideologico imposto al partito, la sua visione del futuro e i compiti che venivano indicati al partito e il popolo.

 Il Congresso XXIII: con Breznev, Krusciov ha fedele successore

 Brezhnev e Kruscev

Si avanzava la tesi che l’arrivo al potere di Breznev abbia segnato una rottura con la politica revisionista di Kruscev, riabilitò Stalin e reintroducendo il concetto di dittatura del proletariato. Tuttavia, in occasione del Congresso XXIII nel 1966, Breznev affermato all’inizio: “In tutti questi anni (1961-1966), il PCUS, siè ispirato alla linea che emanata dal XX e XXII Congresso di partito, saldamente ha guidato  il popolo sovietico sulla via della costruzione del comunismo “(p.5). Nella sue relazioni, non vi è la ben che minima    critica alle nuove idee che caratterizzavano il revisionismo  di  Kruscioviano (1).

 Il Congresso XXIII: con Breznev, Krusciov ha un successore leale

L’attacco alla Cina socialista

 Nel corso del periodo oggetto della presente relazione, si è verificato un evento di importanza storica all’interno del movimento comunista internazionale: la scissione tra il PCUS e il Partito comunista cinese. Durante il gran conflitto che si è verificato negli anni 1963-1964, la Cina difese i principi i rivoluzionari del leninismo, mentre su alcune questioni fondamentali l’Unione Sovietica scivolò verso la socialdemocrazia.

Nella sua relazione, Breznev ne fa un bilancio minimo di questa lotta ideologica. Dedica solo poche righe alla Cina, e per dire quanto segue: “Le deviazioni dal marxismo-leninismo, di destra o di ‘sinistra’, diventano particolarmente pericolose quando si confondono con manifestazioni di nazionalismo, sciovinismo da grande potenza e con l’egemonismo “(p. 30).

Vediamo come , partendo da questo principio, Breznev conduce la sua lotta ideologica a colpi di bacchetta : accusa il Partito cinese di l’opportunismo di sinistra, ma a partendo dalle posizioni revisioniste di Krusciov, perché la Cina non ha assumento le nuova tesi del XX e XXII Congresso PCUS, è lo qualifica come ‘nazionalista’.

L’Unione Sovietica sviluppava di converso le proprie pratiche, di sciovinismo da grande potenza e di egemonia (quelle si, molto reali) sulla Cina, la cui politica di aiuto e di sostegno per i rivoluzionari di tutto il mondo è stato, nel corso degli anni ’60, autenticamente rivoluzionaria. Questa politica non ha niente a che fare con la ricerca di una “egemonia globale”, un accusa che fu lanciata contro la Cina da parte delle forze imperialiste.

Quello che scriveva nel 1965 l’ex nazista Siegfried Müller, cooptato dalla Accademia Militare Americana nel 1950 ,poi servire per sei anni la NATO, oltre ad essere mercenario nel Congo-Kinshasa nel 1964, è abbastanza significativo: “Se c’è un pericolo che minaccia l’Occidente cristiano, non può che venire dalla vecchia città imperiale di Pechino (…) Pechino sta già iniziando a mettere le mani su Africa. .750 milioni di cinesi sono attenti nel vostro paese. Essi avanzano senza fretta, lentamente, ma inesorabilmente, verso gli Stati Uniti. Si sono stabiliti in Indonesia, Birmania e Hong Kong (sic) e in molti altri luoghi “(2).

L’avanzata irresistibile del comunismo …

 Breznev ha fatto un’analisi della situazione del movimento comunista internazionale, con la stessa soggettività grossolana che caratterizza l’euforia kruscioviano e la cui principale funzione era oscurare la realtà. “Il movimento comunista internazionale ha ribadito la sua posizione, essendo la forza politica più influente del nostro tempo” (p.25). “Negli ultimi anni, il sistema socialista mondiale si è consolidato in maniera sensibile. (…)

Nei paesi fratelli, il regime socialista si rafforza con regolarità “(p. 9, 11). “Sì, lo stato socialista, sempre vigoroso,forte e prospero ,! Questo è il nostro Stato la patria sovietica , l’URSS. Il suo potere, in campo economico, militare, e in altri campi , è incrollabile “(p. 174)

 La sensazione di potenza irresistibile, che emana da l’URSS, è ciò che ispira questa stima ottimistica del movimento comunista internazionale . Ma parlare di “consolidamento” del movimento, quando si produce la rottura con partiti cinesi e albanesi, quando c’è confronto politico con la Cina socialista e con i suoi 800 milioni di abitanti , quando ci sono profonde divergenze con i partiti del Vietnam, della Corea , della Romania e Cuba, non è che una più grossolana mistificazione . Gli analisti borghesi sono stati in grado di vedere meglio di chiunque altro la possibilità di un indebolimento strategico del movimento internazionale comunista a causa della rottura tra il PCUS e il CPC. Il concetto di “potenza incrollabile” dell’URSS è alla base stessa della egemonia sovietica esercitata sul movimento comunista, che compare delineato in questa relazione al XXIII Congresso. “Le costanti fondamentali della edificazione del comunismo sono comuni a tutti i paesi” (p. 11). Ma all’URSS è concessa la licenza per determinare che cosa sono queste costanti e, quindi, di scomunicare coloro che non seguono ciecamente le linee guida sovietica, come il Partito comunista cinese e il Partito del Lavoro d’Albania negli anni ’60.

 Il marxismo sclerotico come falsa coscienza

 Con l’arrivo al potere di Breznev, il marxismo-leninismo diventa, da scienza della rivoluzione, in ideologia, nella falsa coscienza che nasconde gli interessi privati di una cupola di privilegiati, ​​di separati e dissociatisi dai lavoratori. Le relazioni che Lenin presentava ai congressi di partito erano modelli di analisi concreta, materialiste della realtà socio-economico in continua evoluzione modelli spirituali di lotta e di combattimento . Nelle relazioni di Stalin, si vede il marxismo-leninismo come scienza della pratica, della lotta di classe; l’analisi ha come oggetto il promuovere la rivoluzione mondiale e la lotta di classe in Unione Sovietica, in essi troviamo il dibattito, la critica, il confronto politico all’interno del partito.

Queste caratteristiche fondamentali non devono essere oscurati da alcuni punti deboli, da alcuni errori politici e ideologici di Stalin, che non possedeva il genio di Lenin. Con Breznev, il marxismo-leninismo si converte in una ideologia, in un insieme di tesi, idee e concetti la cui funzione era quella di oscurare la realtà viva e del cambiamento, legittimare gli interessi particolari della cupola o meglio dell’oligarchia sociale al potere. Le relazioni di Breznev non sono altro che una fraseologia mistificatoria a immagine e somiglianza dei discorsi della socialdemocrazia dell’ Occidente, che parlano di socialismo, ideali egualitari di umanesimo e di anti-monopolio del capitalismo per garantire il “migliore degli antagonismi di classe” e portano le masse alla collaborazione con il sistema dominante per  migliori condizioni .

Nel rapporto di Breznev al Congresso XXIII, si può ricercare in vano un analisi approfondita e materialista delle posizioni politiche e degli interessi economici dei diversi strati sociali e delle classi esistenti in Unione Sovietica, o un ‘analisi dei principali fenomeni sociali della società sovietica. Ripetere le generalizzazioni del tipo: ‘la teoria dovrebbe sempre aprire la strada alla pratica “(p.160) e” tutto il lavoro ideologico deve essere strettamente legata alla vita, alla pratica “(p. 163), ma si evita di sviluppare ed implementare queste eccellenti precetti. E quando Breznev occasionalmente osa “sviluppare” la teoria, separa del tutto la teoria dalla pratica. “Il Partito Comunista”, dice Breznev, “è diventato ancora più forte e monolitico” (p. 6).

Un anno dopo la caduta di Krusciov, di che tipo di un “monolitismo” si potrebbe parlare? Senza alcuna analisi delle differenze economiche, politiche, culturali e religiose tra le 131 nazionalità e gruppi etnici che erano in URSS, Breznev dichiara perentoriamente: “I popoli dell’URSS sono entrati in un processo di approccio sempre più rapido, la sua unità e la coesione si rafforzano fino al punto di divenire indistruttibile ‘(p. 165).

Vediamo come Breznev rimane fedele ad alcune delle principali tesi di Krusciov, secondo il quale la lotta di classe non esiste più in URSS, se non in forme marginali di criminalità e di parassitismo. Questo porta a Breznev a constatare alcuni fenomeni sociali, senza dedicarvi una analisi profonda e completa, senza portarli quindi ad una prassi conseguente della lotta di classe. “Purtroppo,” dice, “ci sono ancora persone che si dedicano all’arte di denigrare il nostro regime, l’arte di calunniare il nostro eroico popolo. Anche se, certamente, si contano sulle dita della mano “(p.127).

 Vediamo qui ciò che ci si limita all’analisi dell’attuale corrente ideologica guidata da Solzhenitsyn, l’ideologo dello Zarismo nutrito dall’ antistalinismo di Krusciov, l’ex portavoce delle antiche correnti reazionarie e delle nuove tendenze filo-imperialiste che sono nate nella società. “Alcuni giovani hanno una mentalità da parassiti, esigono molto dello stato, però dimenticano il loro dovere verso la società. Ideologi borghesi scommettono su questi uomini, poco accorti , ricettivi a certe influenze ideologiche nefaste, per l’utilizzarli per propri interessi. Per fortuna, sono molto pochi nel nostro paese “(p. 151). La spoliticizzazione della gioventù necessariamente deriva dalla concezione dello Stato di tutto il popolo e dalla dichiarazione della fine della lotta di classe nel socialismo.

 Il marxismo-leninismo solo può contare sui giovani intanto che la teoria di una lotta sociale viva. Una marxismo-leninismo sclerotico , ideologizzato , non può implementarsi nello spirito della giovinezza. E da Lenin, sappiamo che non esiste il vuoto in materia ideologica. Dove non si impianta l’ ideologia socialista, regna, sotto molteplici forme, l’ ideologia borghese.

 L’economicismo

 Tesi principale di Breznev consisteva che non vi era alcuna seria minaccia per il socialismo in URSS, o forse, solo dei piccoli problemi che possono verificarsi in settori marginali della società. Ma all’interno del “partito di tutto il popolo”, il leninismo e il socialismo scientifico si svilupperanno inevitabilmente e per sempre, quindi, di conseguenza non ci potrà essere nessun pericolo che può venire da dentro il partito. Si tratta di una totale e completa smobilitazione dei comunisti in difesa della dittatura del proletariato e della lotta di classe all’interno del partito e della società. Da questo deriva un economicismo rozzo nella concezione del partito e il sindacato.

L’economicismo, tende a considerare solo i problemi diretti che si verificano nel settore della produzione e del lavoro in fabbrica o in ufficio, è il tipo di ideologia borghese che s’ impone spontaneamente ai lavoratori. L’economicismo impedisce che la coscienza dei lavoratori si elevi verso la comprensione degli interessi delle diverse classi e degli strati sociali, cosi come la lotta e l’opposizione tra di loro; l’economicismo nasconde la questione principale della dittatura di classe, che si esprime nell’’azione dello Stato. L’economicismo smobilita il partito in difesa della dittatura del proletariato. Questa è la tesi economicistica fondamentale sviluppata ed elaborata da Brezhnev sulla costruzione del partito “Secondo le nuove condizioni, le organizzazioni di partito sono ancora più responsabili per il lavoro svolto nella produzione collettiva, lo sviluppo economico delle città e repubbliche . Devono essere reali organizzatori della realizzazione dei piani (quinquennale) fissati dal partito “(p. 102).

Di seguito Breznev definisce i compiti dei sindacati: “Nelle condizioni attuali, l’attività dei sindacati, in quanto scuola di comunismo, assume un nuovo significato. L’estensione delle prerogative e dell’’autonomia economica delle imprese, l’uso sistematico di stimoli economici aumentano notevolmente la responsabilità dei sindacati per quanto riguarda il rispetto del piano statali, il perfezionamento dello sviluppo tecnico della produzione, la proliferazione degli inventori ed degli esperti razionalizzazione “(p. 142).

Tuttavia, durante il periodo del edificazione del socialismo, sul terreno della costruzione economica, sussiste la lotta tra la via socialista e la via capitalista; l’autonomia delle imprese, così come gli stimoli materiali possono sviluppare elementi capitalistici sui terreni principali, nella proprietà dei mezzi di produzione, nella suddivisione dei beni, nelle relazioni sociali e nella coscienza politica. Questi problemi sono stati esclusi consapevolmente per consentire agli elementi borghesi del partito e dello Stato di consolidare le loro posizioni con tranquillità.

 I problemi economici e il pericolo della restaurazione

Parlando di economia, Breznev risponde alla stampa borghese quando parla di crisi dell’economia sovietica e predice il crollo del socialismo. “Queste affermazioni sono perfettamente ridicole. Proprietà sociale dei mezzi di produzione rimane un principio immutabile per noi. Noi non solo manteniamo, ma perfezioniamo la pianificazione dello sviluppo economico. Ora, il rafforzamento della gestione pianificata centralizzata dell’economia nazionale si combina l’estensione della iniziativa e l’indipendenza delle imprese. La società socialista ha come principio fondamentale la remunerazione in base alla quantità e qualità del lavoro effettuato , che implica per conseguenza l ‘azione degli stimoli economici , l’interesse materiale “(p. 75-76).

 Queste tesi kruscioviane sono riaffermate cosi da Breznev nel 1966, e le seguiranno fino alla sua morte nel 1982. Tuttavia, nonostante che il Partito comunista cinese abbia fatto una serie osservazioni che meritavano una riflessione. Ma la campagna anti-cinese diretta contro “l’opportunismo di sinistra”di Mao Zedong, tuttavia tutte le osservazioni del PCCh furono respinte con disprezzo. La rottura tra il PCUS e il PCCh comportò l’indebolimento della lotta politica basata sul marxismo-leninismo e impoverì seriamente il dibattito all’interno del PCUS. Nel 1964, il PCCh scrisse : “Krusciov adottò una serie di misure politiche revisioniste che hanno accelerato lo sviluppo delle forze capitalistiche ed esacerbato nell’ Unione Sovietica, la lotta tra il proletariato e la borghesia, la lotta tra via socialista e la via capitalista. (…) Le fabbriche, che sono cadute nelle mani dei elementi degenerati sono ancora aziende nominalmente socialiste, ma in realtà le imprese sono diventate di tipo capitalista, in strumenti della loro fortuna. I rapporti con i lavoratori si sono mutati in rapporti di sfruttamento. (…) E i loro complici negli organi dello Stato, in combutta con loro, prendono parte a tutti i tipi di sfruttamento, all’appropriazione indebita di fondi, danno e accettano tangenti, partecipano alla spartizione del bottino. Non sono forse questi elementi borghesi in tutte le eccezioni del termine? “(3).

Anche se alcuni giudizi, probabilmente precipitosi, queste osservazioni rivelano giustamente un problema fondamentale che non fecero altro che aggravarsi durante il regno di Breznev.

E ‘interessante notare che già nel 1966 Breznev menziona alcuni punti deboli del sistema economico, a cui si riferirà in tutti i congressi successivi, non adottando,però nessun rimedio, ma il contrario;. “Negli ultimi anni sono iniziati a farsi sentire certi fenomeni negativi, come ad esempio la riduzione del tasso di crescita della produzione e la produttività del lavoro, minore efficienza nell’uso del capitale produttivo e degli investimenti ‘(pg. 71). “Il tasso di crescita dei principali prodotti agricoli è stato significativamente più basso di quanto non fosse negli ultimi cinque anni” (p. 89). “Il partito ha posto come uno dei suoi obiettivi più urgenti il miglioramento sostanziale della qualità della produzione” (p. 83). “Le aziende che producono beni di consumo non tengono totalmente conto dei gusti e delle esigenze dei consumatori. Molti articoli sono di qualità inferiore »(p. 111).

 La sottovalutazione di imperialismo e di lode della via riformista

Breznev non fa un analisi materialista e dialettica dei punti di forza e di debolezza dell’imperialismo, ne dei fenomeni positivi e negativi nei paesi socialisti, e nemmeno l’evoluzione della lotta tra socialismo e imperialismo su diversi terreni. Anche in questo caso, non fa altro che produrre ideologia : il socialismo avanza costantemente in forma vittoriosa, l’imperialismo in crisi, sprofonda sempre di più. “Il sistema capitalista conosce una crisi generale.” ‘L’ aggressività crescente dell’imperialismo riflette la crescita delle difficoltà e le contraddizioni nel quale si muove il sistema capitalistico mondiale ai nostri giorni . (…) L’imperialismo è impotente davanti al cammino della storia “(p. 17-18 e 7-8).

 Da questa visione dell’ imperialismo “impotente davanti al cammino della storia” deriva una posizione riformista sul passaggio dal capitalismo al socialismo Breznev raccoglie la tesi di Krusciov circa una transizione pacifica, attraverso la via Parlametare, “sulla base di dure lotte di massa.” In Francia, dove il Partito Comunista si tinge sempre più di revisionismo, Breznev prende atto della “maturità politica delle masse.” E fa la stessa affermazione sia vale per Italia che per gli Stati Uniti. “Si conferma la formazione di un ampio fronte antimonopolista. Questo processo favorisce l’unione delle masse e la misura della loro lotta verso l’obiettivo finale:

trasformazione (ndr o la rifondazione) rivoluzionaria della società, il socialismo. Il capitalismo è alla vigilia di giorni difficili. Sta diventando sempre più chiaro che è destinato a scomparire. Ma mai i capitalisti rinunceranno al loro dominio volontariamente. Le masse dei lavoratori e la classe operaia può ottenere la vittoria solo attraverso le dure battaglie di classe “(p. 22-23).

 Questo è il tipico linguaggio dei traditori del marxismo, iniziato dai i socialdemocratici negli anni 1918-1921, per poi divagare sulle “battaglie dure” e “rifondazione rivoluzionaria della società” per combattere meglio la rivolta popolare, la distruzione dell’apparato repressivo dello Stato borghese per la dittatura del proletariato.

 E ciò che è più grave, questa presunta “incapacità” dell’ imperialismo serve a giustificare la via riformista nei paesi del terzo mondo e di rifiutare la via della rivoluzione nazionale democratica, via conseguentemente difesa dal PCCh, perciò emarginato per il suo “opportunismo di sinistra”. Citando la Repubblica Araba Unita (Egitto e Siria), Algeria, Mali, Guinea, Congo-Brazzaville e Birmania, dove “si sono realizzate serie trasformazioni sociali” Breznev afferma : “Le masse popolari si sono convinti che la miglior via è la sviluppo non capitalista. I popoli non possono sbarazzarsi dello sfruttamento, dalla miseria e della fame adottando questa via. (…) Abbiamo stabilito rapporti stretti e amichevoli con i giovani stati che sono orientati verso il socialismo “(p. 4). Questi punti di vista revisionisti negano la necessità di un’analisi di classe delle varie forze al potere nei paesi di recente indipendenza, nega anche l’analisi di classe dell’antico apparato statale coloniale, che spesso rimane intatto, e si rifiuta di fare una analisi materialista del controllo e dominio dell’imperialismo sulle diverse leve economiche di questi paesi.

Prima parte …segue___>

 Los años Brezhnev: ¿‘estalinismo’ o revisionismo? por Ludo Martens

Cuando Gorbachov nos sorprendió a todos en 1985 con un discurso radicalmente nuevo acerca de los 17 años de brezhnevismo, lanzando valientes propuestas en el terreno del desarme, retirando después sus tropas de algunas misiones aventureras en el tercer mundo, se abrió de nuevo un viejo debate. ¿Aún existe una esperanza de que la Unión Soviética vuelva a los principios socialistas revolucionarios? ¿Hace falta revisar el análisis elaborado a finales de los años 60 por el Partido Comunista Chino y el Partido del Trabajo de Albania? ¿Se había completado el restablecimiento del capitalismo en la URSS tras el golpe de Jruschov en 1956? ¿Se podía decir que el régimen que existía desde entonces en la URSS era un capitalismo de Estado que practica una política exterior socialimperialista?

Hoy, en agosto de 1990, Gorbachov nos vuelve a sorprender por la rapidez y la energía con las que restablece el libre mercado y la empresa privada, con la que implementa planes de privatización e integración en el sistema capitalista mundial.

Estas declaraciones inesperadas nos obligan a volver al análisis del periodo de Brezhnev, entre 1966 y 1982.

Circulan diferentes opiniones entre quienes se reclaman del marxismo-leninismo.

Algunos consideran que la llegada al poder de Brezhnev en 1965 supuso el comienzo de una crítica del revisionismo de Jruschov. Terminaron los furibundos ataques contra Stalin y contra la experiencia histórica de los años 20 y 30. Hubo un cierto reconocimiento de los méritos de Stalin y de la línea que defendió. La URSS recuperó algunos principios esenciales del leninismo abandonados por Jruschov.

Otros opinan que este discurso más ortodoxo servía de cobertura para velar el proceso de empobrecimiento ideológico y político que seguía desarrollándose a la cabeza del partido y del Estado. Este discurso, aparentemente más marxista-leninista, no se correspondía con una práctica verdaderamente revolucionaria, sino más bien a un comportamiento hegemonista y aventurero.

Otros opinan que la vuelta a un discurso más ortodoxo era la expresión de un compromiso entre diferentes clases y tendencias políticas. La capa social de los burócratas renunció a los ataques abiertos contra Stalin para evitar violentas reacciones populares. Entendió que hacía falta ir más despacio para, en la práctica cotidiana, ir desmontando los mecanismos y las estructuras socialistas; no sería sino hasta después cuando podría atacar los fundamentos ideológicos del sistema. Las fuerzas marxistas-leninistas proseguían con sus actividades bajo Brezhnev, pero ya no eran determinantes para las orientaciones del partido.

¿Era inevitable el cambio radical que supuso Gorbachov tras el periodo de Brezhnev? ¿Era Gorbachov la expresión de un salto cualitativo en un proceso prolongado de degeneración? Tras el fracaso del brezhnevismo, ¿era posible un viraje revolucionario y marxista-leninista en la dirección del PCUS?

Por supuesta, una respuesta completa para todos estos interrogantes requeriría de un estudio de la evolución económica y social de la URSS, un análisis de la diferenciación entre clases sociales, una información bastante completa acerca de las diferentes tendencias existentes en el seno del PCUS y entre sus cuadros dirigentes, un análisis de peso del aparato militar y de sus tendencias políticas e ideológicas.

En este estudio, queremos examinar si los cuatro congresos del PCUS celebrados bajo Brezhnev pueden ofrecernos respuestas a algunas de estas preguntas. Cierto es que los informes que Brezhnev presentaba al congreso del partido no reflejaban más que un aspecto de la realidad soviética. Pero no dejan de ser un aspecto importante de la misma, porque nos ofrecen los análisis que hacía la dirección sobre la situación nacional e internacional, así como la orientación política e ideológica que imponía al partido, su visión del futuro y las tareas que indicaba al partido y al pueblo.

El XXIII congreso: con Brezhnev, Jruschov tiene un fiel sucesor

Brezhnev y Jruschov

Se llegó a avanzar la tesis de que la llegada al poder de Brezhnev supuso una ruptura con la política revisionista de Jruschov, que Brezhnev rehabilitó a Stalin y reintrodujo la concepción de dictadura del proletariado. Sin embargo, en el XXIII Congreso celebrado en 1966, Brezhnev afirma al principio: «En todos estos años (1961-1966), el PCUS, inspirándose en la línea emanada de los XX y XXII congresos del partido, ha guiado con firmeza al pueblo soviético en la vía de la construcción del comunismo» (pág.5). En sus informes, no se encuentra la menor crítica de las ideas novedosas que caracterizaron al revisionismo de Jruschov (1).

El ataque a la China socialista

Durante el periodo que abarca este informe, se produjo un acontecimiento de importancia histórica en el seno del movimiento comunista internacional: la ruptura entre el PCUS y el Partido Comunista Chino. Durante la Gran Polémica que hubo en los años 1963-64, China defendió los principios revolucionarios del leninismo, mientras que en algunas cuestiones esenciales la Unión Soviética giró hacia la socialdemocracia. En su informe, Brezhnev no hace el menor balance de esta lucha ideológica. Dedica apenas algunas líneas a China, para decir lo siguiente: «Las desviaciones de la línea marxista-leninista, ya sean de derecha o de ‘izquierda’, se vuelven particularmente peligrosas cuando se confunden con manifestaciones de nacionalismo, chovinismo de gran potencia y hegemonismo» (pág. 30). Vemos cómo desde el principio Brezhnev conduce la lucha ideológica a golpe de porra: acusa al Partido chino de oportunismo de izquierda, pero partiendo de las posiciones revisionistas de Jruschov; debido a que China se negó a asumir las nuevas tesis de los XX y XXII Congresos del PCUS, es calificada de «nacionalista». La Unión Soviética desarrollaba en cambio sus propias prácticas de chovinismo de gran potencia y hegemonismo (aquellas sí, muy reales) sobre China, cuya política de ayuda y apoyo a los revolucionarios de todo el mundo era, durante los años 60, auténticamente revolucionaria. Esta política no tenía nada que ver con la búsqueda de una «hegemonía mundial», acusación que fue lanzada por primera vez contra China por parte de las fuerzas imperialistas. Lo que escribe en 1965 el antiguo nazi Siegfried Müller, cooptado por la Escuela Militar Americana en 1950 para luego servir a la OTAN durante seis años, y mercenario en el Congo-Kinshasa en 1964, es bastante significativo: «si existe un peligro que amenaza al Occidente cristiano, éste no puede venir más que de la vieja ciudad imperial de Pekín (…) Pekín ya está empezando a poner sus manos sobre África. 750 millones de chinos se esmeran en su país. Avanzan sin prisa, pero sin pausa, en dirección hacia Estados Unidos. Se han instalado en Indonesia, Birmania y Hong Kong (sic) y en otros muchos lugares » (2).

El irresistible avance del comunismo…

Brezhnev hace un análisis de la situación del movimiento comunista internacional con el mismo subjetivismo grosero que caracterizaba la euforia jruschovista y cuya función principal era la de velar la realidad. «El movimiento comunista internacional se ha reafirmado en sus posiciones, siendo la fuerza política más influyente de nuestra época» (pág.25). «En los últimos años, el sistema socialista mundial se ha consolidado de manera sensible. (…)

En los países hermanos, el régimen socialista se refuerza con regularidad» (pág. 9 y 11). «Sí, ese Estado socialista, por siempre vigoroso y próspero, ¡existe! Ese Estado es nuestra patria soviética, la URSS. Su potencia, en el plano económico, militar, como en otros planos, es inquebrantable» (pág. 174).

El sentimiento de potencia irresistible, que emana de la URSS, es lo que inspira esta estimación optimista del movimiento comunista internacional. Pero hablar de «consolidación» del movimiento, cuando se produce la ruptura con los partidos chinos y albaneses, cuando se produce el enfrentamiento político con la China socialista y sus 800 millones de habitantes, cuando aparecen profundas divergencias con los partidos de Vietnam, de Corea, de Rumania y de Cuba, no es más que una mistificación. Los analistas burgueses supieron ver mejor que nadie la posibilidad de un debilitamiento estratégico del movimiento comunista internacional a causa de la ruptura entre el PCUS y el PCCh. El concepto de «potencia inquebrantable» de la URSS está en la base misma del hegemonismo soviético ejercido sobre el movimiento comunista, que ya aparece relejado en este informe al XXIII congreso. «Las constantes básicas de la edificación comunista son comunes a todos los países» (pág. 11). Pero la URSS tiene licencia para determinar cuáles son esas constantes y, por consiguiente, para excomulgar a todos aquellos que no sigan ciegamente las orientaciones soviéticas, tales como el Partido Comunista Chino y el Partido del Trabajo de Albania en los 60.

El marxismo esclerótico como falsa conciencia

Con la llega de Brezhnev al poder, el marxismo-leninismo se convierte, de ciencia de la revolución, en ideología, en falsa conciencia que esconde los intereses privados de una capa privilegiada divorciada de los trabajadores. Los informes que Lenin presentaba a los congresos del partido eran modelos de análisis concreto, materialista, de las realidades socio-económicas en constante cambio, modelos de espíritu de lucha y combate. En los informes de Stalin, se ve el marxismo-leninismo como ciencia de la práctica de la lucha de clases; el análisis tiene por objeto impulsar la revolución mundial y la lucha de clases en la Unión Soviética; en ellos encontramos el debate, la crítica, el enfrentamiento político en el seno del partido.

Estas características fundamentales no deben ser oscurecidas por algunas debilidades y algunos errores políticos e ideológicos de Stalin, que no tenía el genio de Lenin. Con Brezhnev, el marxismo-leninismo se convierte en ideología, en un conjunto de tesis, ideas, y concepciones cuya función es oscurecer las realidades vivas y cambiantes, y legitimar los intereses particulares de la capa social en el poder. Los informes de Brezhnev no son más que fraseología mistificadora a imagen y semejanza de los discursos de la socialdemocracia en occidente, que hablan de socialismo, de ideales igualitarios, de humanismo y de lucha contra el capitalismo monopolista para velar mejor los antagonismos de clase y llevar a las masas a la colaboración con el sistema imperante en mejores condiciones.

En el informe de Brezhnev al XXIII congreso, uno puede buscar en vano un análisis profundo y materialista de las posiciones políticas y los intereses económicos de las distintas capas y clases sociales existentes en la Unión Soviética, o un análisis de los principales fenómenos sociales de la sociedad soviética. Se repiten generalidades del tipo: «la teoría siempre debe abrir el camino a la práctica» (pág.160) y «todo el trabajo ideológico debe estar estrechamente ligado a la vida, a la práctica» (pág. 163), pero se evita llevar a la práctica estos excelentes preceptos. Y cuando de vez en cuando Brezhnev se atreve a «desarrollar» la teoría, separa completamente la teoría de la práctica. «El Partido Comunista», dice Brezhnev, «se ha vuelto todavía más fuerte y monolítico» (pág. 6).

Un año después de la caída de Jruschov, ¿de qué tipo de «monolitismo» cabía hablar? Sin el menor análisis de las realidades económicas, políticas, culturales y religiosas existentes entre las 131 nacionalidades y etnias que había en la URSS, Brezhnev declara perentoriamente: «Los pueblos de la URSS se han adentrado en un proceso de acercamiento cada vez más acelerado, su unidad y su cohesión se refuerzan hasta el punto de convertirse en indestructibles» (pág. 165).

Vemos cómo Brezhnev se mantiene fiel a algunas de las tesis esenciales de Jruschov, según las cuales la lucha de clases dejó de existir en la URSS, salvo bajo formas marginales de delincuencia y parasitismo. Esto lleva a Brezhnev a constatar algunos fenómenos sociales, sin dedicarles un análisis profundo y de conjunto, y sin que conduzcan por lo tanto a una práctica consecuente de lucha de clases. «Desgraciadamente», dice, «aún se encuentra gente que se dedica al arte de denigrar a nuestro régimen, al arte de calumniar nuestro pueblo heroico. Aunque, ciertamente, se pueden contar con los dedos de la mano» (pág.127).

Vemos aquí a qué se limita el análisis de la corriente ideológica liderada por Solzhenitsin, el ideólogo del zarismo nutrido por el antistalinismo de Jruschov, el portavoz de las antiguas corrientes reaccionarias y de las nuevas tendencias pro-imperialistas que han nacido en la sociedad. «Algunos jóvenes tienen una mentalidad de parásitos, exigiendo mucho del Estado, pero olvidándose de su deber con respecto a la sociedad. Los ideólogos burgueses apuestan por estos hombres, poco curtidos, receptivos a las malas influencias ideológicas, para utilizarlos en su propio interés. Afortunadamente, son muy escasos en nuestro país» (pág. 151). La despolitización de la juventud deriva necesariamente de la concepción de Estado de todo el pueblo y de la declaración del cese de la lucha de clases bajo el socialismo. El marxismo-leninismo sólo puede apoyarse en la juventud en tanto que teoría de una lucha social viva. Un marxismo-leninismo esclerótico, ideologizado, no puede implantarse en el espíritu de la juventud. Y desde Lenin, sabemos que no existe el vacío en materia de ideología. Allí donde no se implanta la ideología socialista, reina, bajo múltiples formas, la ideología burguesa.

El economicismo

La tesis principal de Brezhnev es que ya no hay amenazas serias para el socialismo en la URSS, o si acaso, pequeños problemas que se pueden dar en sectores marginales de la sociedad. Pero en el seno del «partido del pueblo entero», el leninismo y el socialismo científico se desarrollarán por siempre y, por consiguiente, no puede haber peligro alguno que pueda venir desde el interior del partido. Se trata de una total desmovilización de los comunistas por la defensa de la dictadura del proletariado y por la lucha de clases en el interior del partido y la sociedad. De ahí deriva un grosero economicismo en la concepción del partido y del sindicato.

El economicismo, la tendencia a sólo considerar los problemas directos que se dan en la producción y en el trabajo en la fábrica o la oficina, es el tipo de ideología burguesa que se impone espontáneamente a los trabajadores. El economicismo impide que la conciencia de los trabajadores se eleve hacia la comprensión de los intereses de las distintas clases y capas sociales así como la lucha y la oposición entre ellas; el economicismo vela la cuestión principal de la dictadura de clase, que se expresa en la acción del Estado. El economicismo desmoviliza al partido en la defensa de la dictadura del proletariado. Esta es la tesis economicista fundamental que elaboró Brezhnev acerca de la construcción del partido: «En las nuevas condiciones, las organizaciones del partido son aún más responsables del trabajo que se hace en los colectivos de producción, del desarrollo económico de las ciudades y las repúblicas. Deben ser verdaderos organizadores de la realización de los planes (quinquenales) fijados por el partido» (pág. 102). A continuación, Brezhnev define las tareas de los sindicatos: «En las condiciones actuales, la actividad de los sindicatos, en tanto que escuelas de comunismo, adquiere un nuevo significado. La extensión de las prerrogativas y de la autonomía económica de las empresas, y el empleo sistemático de estimulantes económicos, aumentan considerablemente la responsabilidad de los sindicatos en lo que respecta al cumplimiento del plan estatal, el perfeccionamiento técnico de la producción, la proliferación de los inventores y racionalizadores» (pág. 142). Sin embargo, durante el periodo de la construcción socialista, en el terreno de la edificación económica subsiste la lucha entre la vía socialista y la vía capitalista; la autonomía de las empresas, así como los estimulantes materiales, pueden desarrollar elementos capitalistas en los terrenos principales, en la propiedad de los medios de producción, en el reparto de bienes, en las relaciones sociales y en la conciencia política. Estos problemas se han descartado conscientemente para permitir que los elementos burgueses del partido y el Estado puedan consolidar sus posiciones con total tranquilidad.

Los problemas económicos y el peligro de restauración

Al hablar de economía, Brezhnev responde a la prensa burguesa cuando habla de crisis en la economía soviética y predice el abandono del socialismo. «Estas afirmaciones son perfectamente ridículas. La propiedad social de los medios de producción sigue siendo un principio inmutable para nosotros. No sólo mantenemos, sino que perfeccionamos la planificación del desarrollo económico. Ahora, el refuerzo de la dirección planificada centralizada de la economía nacional aúna la extensión de la iniciativa y la independencia de las empresas. La sociedad socialista tiene por principio fundamental la remuneración en función de la cantidad y la calidad del trabajo aportado, que implica por consiguiente la acción de estimulantes económicos, del interés material» (pág. 75-76).

Estas tesis jruschovistas son reafirmadas así por Brezhnev en 1966, y lo seguirán siendo hasta su muerte en 1982. No obstante, el Partido Comunista Chino había formulado una serie observaciones que merecían una reflexión. Pero con la campaña antichina dirigida contra el «oportunismo de izquierdas» de Mao Zedong, todas las observaciones del PCCh eran rechazadas con desprecio. La ruptura entre el PCUS y el PCCh conllevó el debilitamiento de la lucha política basada en el marxismo-leninismo y empobreció gravemente el debate en el seno del PCUS. En 1964, el PCCh escribió: «Jruschov adoptó una serie de medidas políticas revisionistas que han acelerado considerablemente el desarrollo de las fuerzas capitalistas, y han exacerbado de nuevo en la Unión Soviética la lucha entre el proletariado y la burguesía, la lucha entre la vía socialista y la vía capitalista. (…) Las fábricas, que han caído en manos de elementos degenerados, siguen siendo nominalmente empresas socialistas, pero en realidad se han convertido en empresas capitalistas, en instrumentos de su fortuna. Las relaciones con los obreros se han mutado en relaciones de explotación. (…) Y sus cómplices en los órganos del Estado, conchabados con ellos, toman parte en todo tipo de explotación y en desvíos de fondos, dan y aceptan sobornos, y participan en el reparto del botín. ¿No son ellos, también, elementos burgueses en todas las acepciones del término?» (3).

Aunque saque algunas conclusiones probablemente precipitadas, estas observaciones sitúan correctamente un problema fundamental que no hizo más que agravarse durante el reinado de Brezhnev.

Es interesante apuntar que ya en 1966 Brezhnev menciona algunas debilidades del sistema económico, a las que se referirá en todos los congresos posteriores, sin que se consiga remediarlas, sino todo lo contrario. «En estos últimos años, han empezado a notarse ciertos fenómenos negativos, como la disminución de la tasa de crecimiento de la producción y de la productividad del trabajo, la disminución de la eficacia en el empleo de los fondos productivos y de las inversiones» (pág. 71). «La tasa de crecimiento de los principales productos agrícolas ha sido sensiblemente inferior a la que era en los cinco años anteriores» (pág. 89). «El partido ha fijado como uno de sus objetivos más urgentes la mejora sustancial de la calidad de la producción» (pág. 83). «Las empresas que fabrican artículos de consumo no tienen totalmente en cuenta los gustos y exigencias de los consumidores. Muchos artículos son de una calidad inferior» (pág. 111).

La subestimación del imperialismo y el elogio de la vía reformista

Brezhnev no hace un análisis materialista y dialéctico de los puntos fuertes y débiles del imperialismo, ni de los fenómenos positivos y negativos en los países socialistas, como tampoco lo hace de la evolución de la lucha entre el socialismo y el imperialismo en diferentes terrenos. Aquí también, no hace más que producir ideología: el socialismo avanza constantemente de forma victoriosa, el imperialismo se hunde en crisis cada vez más profundas. «El sistema capitalista conoce una crisis general». «La agresividad creciente del imperialismo refleja el crecimiento de las dificultades y de las contradicciones en las que se mueve el sistema capitalista mundial en nuestros días. (…) El imperialismo es impotente ante la marcha de la historia» (pág. 17-18 y 7-8).

De esta visión de un imperialismo «impotente ante la marcha de la historia» deriva una posición reformista sobre el tránsito del capitalismo hacia el socialismo. Brezhnev recoge la tesis de Jruschov sobre el tránsito pacífico, por la vía parlamentaria, «apoyándose en duras luchas de masas». En Francia, donde el Partido Comunista se tiñe cada vez más de revisionismo, Brezhnev constata la «madurez política de las masas». Hace la misma afirmación sobre Italia y Estados Unidos. «Se constata la formación de un amplio frente antimonopolista. Este proceso favorece la unión de las masas y la extensión de su lucha hacia el objetivo final: la refundición revolucionaria de la sociedad, el socialismo. El capitalismo está a la víspera de días difíciles. Se hace cada vez más evidente que está avocado a desaparecer. Pero los capitalistas jamás renunciarán voluntariamente a su dominación. Las masas trabajadoras y la clase obrera sólo podrán obtener la victoria a través duras batallas de clase» (pág. 22-23).

Éste es el típico lenguaje de los traidores al marxismo, empezando por los socialdemócratas de los años 1918-21, que divagaban entonces sobre «duras batallas» y la «refundición revolucionaria de la sociedad» para combatir mejor la insurrección popular, la destrucción del aparato represivo del Estado burgués y la dictadura del proletariado.

Y lo que es más grave, esa supuesta «incapacidad» del imperialismo sirve para justificar la vía reformista en los países del tercer mundo y para rechazar la vía de la revolución nacional-democrática, por entonces defendida de manera consecuente por el PCCh, que se mantenía al margen por su «oportunismo de izquierda». Citando la República Árabe Unida (Egipto-Siria), Argelia, Mali, Guinea, el Congo-Brazzaville y Birmania, donde «se han realizado serias transformaciones sociales», Brezhnev afirma: «Las masas populares se convencen de que la mejor vía es la del desarrollo no-capitalista. Los pueblos no pueden deshacerse de la explotación, la miseria y el hambre más que adoptando esta vía. (…) Hemos establecidos relaciones estrechas y amistosas con los jóvenes Estados que se orientan hacia el socialismo» (pág. 4). Estas tesis revisionistas niegan la necesidad de hacer un análisis clasista de las diferentes fuerzas en el poder en los países recientemente independientes; niegan también el análisis clasista del antiguo aparato de Estado colonial, que muchas veces sigue intacto, y rechazan hacer un análisis materialista del control del imperialismo sobre las diferentes palancas económicas de estos países

Brezhnev Years: ‘Stalinism’ or revisionism? by Ludo Martens

When Gorbachev surprised everyone in 1985 with a speech radically new about 17 years of Brezhnevism, launching bold proposals in the field of disarmament, after withdrawing its troops from some adventurous missions in the third world brought back an old debate . Is there still a hope that the Soviet Union again revolutionary socialist principles? Is it necessary to review the analysis developed in the late 60s by the Chinese Communist Party and the Party of Labor of Albania? Had he completed the restoration of capitalism in the USSR Khrushchev after the coup in 1956? Could one say that the regime that existed then in the USSR was a practicing state capitalism social-foreign policy?

Today, in August 1990, Gorbachev continues to surprise us with the speed and energy with which resets the free market and private enterprise that implements the privatization plans and integration into the world capitalist system.

These statements unexpected force us back to the analysis of the Brezhnev period, between 1966 and 1982.

Different opinions circulating among those who claim to Marxism-Leninism.

Some consider the Brezhnev came to power in 1965 marked the beginning of a critique of revisionism of Khrushchev. They ended the furious attacks against Stalin and the historical experience of the 20s and 30s. There was some recognition of the merits of Stalin and defended the line. The USSR regained some essential principles of Leninism abandoned by Khrushchev.

Others think that this speech more orthodox coverage served to ensure the process of ideological and political impoverishment that was developed at the head of the party and state. This discourse, Marxist-Leninist apparently did not correspond with a truly revolutionary practice, but rather to a adventurer hegemonic behavior.

Others believe that a return to a more orthodox discourse was the expression of a compromise between different classes and political persuasions. The social layer of bureaucrats resigned open attack against Stalin to avoid violent popular reactions. He understood that it was necessary to slow down for, in everyday practice, go dismantling the socialist structures and mechanisms, it was not until later that could attack the ideological foundations of the system. Marxist-Leninist forces continued their activities under Brezhnev, but they were not decisive for the guidance of the party.

Was it inevitable that radical change after Gorbachev assumed Brezhnev period? Gorbachev Was the expression of a qualitative leap in a long process of degeneration? After the failure of Brezhnevism, was it possible a shift Marxist-Leninist revolutionary and the leadership of the CPSU?

You bet, a complete answer to all these questions would require a study of the economic and social development of the USSR, an analysis of the distinction between social classes fairly complete information about the different existing trends within the CPSU and between their cadres, weight analysis of the military and its political and ideological trends.

In this study, we examine whether the four congresses of the CPSU held under Brezhnev can offer answers to some of these questions. True, Brezhnev reports to Congress party had not reflect one aspect of Soviet reality. But they are still an important aspect of it, because we provide the analysis that was the address on the national and international situation and the political and ideological orientation imposed by the party, his vision of the future and the tasks indicated to party and the people.

The XXIII Congress: with Brezhnev, Khrushchev has a loyal successor

Brezhnev and Khrushchev

It was advancing the thesis that Brezhnev came to power marked a break with Khrushchev’s revisionist policy which Stalin and Brezhnev rehabilitated reintroduced the concept of proletarian dictatorship. However, at the XXIII Congress in 1966, Brezhnev stated at the beginning: “In all these years (1961-1966), the CPSU, inspired by the line emanating from the XX and XXII Congress party, firmly guided the people Soviet way of building communism “(p.5). In their reports, is not the slightest criticism of the novel ideas that characterized Khrushchev revisionism (1).

The attack on socialist China

During the period covered by this report, there was an event of historical importance within the international communist movement: the split between the CPSU and the Chinese Communist Party. During the Great Controversy that occurred in the years 1963 to 1964, China fought the revolutionary principles of Leninism, while some key issues Soviet Union turned to social democracy. In its report, the child does Brezhnev balance this ideological struggle. Spend just a few lines to China, to say the following: “The deviations from the Marxist-Leninist, whether right or ‘left’, they become particularly dangerous when confused with manifestations of nationalism, great-power chauvinism and hegemonism “(p. 30). We see early leads Brezhnev ideological struggle baton blow: Chinese Party accuses the left opportunism, but starting with Khrushchev’s revisionist positions, because China refused to take the new thesis of the XX and XXII Congress the CPSU, is described as ‘nationalist’. The Soviet Union developed their own practices instead of great-power chauvinism and hegemonism (those other, very real) on China, whose policy of aid and support to the revolutionaries from around the world was, during the 60s, truly revolutionary. This policy had nothing to do with the search for a “global hegemony”, a charge that was first launched against China by the imperialist forces. What he writes in 1965 the former Nazi Siegfried Müller, co-opted by the American Military Academy in 1950 and then serving for six years NATO, and mercenary in Congo-Kinshasa in 1964, is quite significant: “If there is a danger that threatens the Christian West, it can not only come from the old imperial city of Beijing (…) Beijing is already starting to get their hands on Africa. 750 million Chinese are careful in your country. They advance slowly, but surely, heading towards the United States. They have settled in Indonesia, Burma and Hong Kong (sic) and in many other places “(2).

The irresistible advance of communism …

Brezhnev made an analysis of the situation of the international communist movement with the same subjectivity that characterized the euphoria rude Khrushchevite and whose main function was to ensure the reality. “The international communist movement has reaffirmed its position, being the most influential political force of our time” (p.25). “In recent years, the world socialist system has become so sensitive. (…)

In the neighboring countries, the socialist regime is reinforced regularly “(p. 9, 11). “Yes, the socialist state, forever strong and prosperous, there! That is our homeland Soviet state, the USSR. His power, in economic, military, and in other planes, is unshakable “(p. 174).

The feeling of irresistible power, emanating from the USSR, is what inspires this optimistic estimate international communist movement. But to speak of “consolidation” of the movement, when the break with Chinese and Albanian parties, when there is political confrontation with socialist China and its 800 million people, where are profound differences with the parties of Vietnam, Korea , Romania and Cuba, is just a hoax. Bourgeois analysts were able to see better than anyone the possibility of a strategic weakening of the international communist movement because of the break between the CPSU and the CPC. The concept of “unshakable power” of the USSR is at the very basis of Soviet hegemony exercised over the communist movement, which appears in this report relejado XXIII Congress. “The basic constants of communist construction are common to all countries” (p. 11). But the USSR is licensed to determine what those constants and, therefore, to excommunicate those who do not blindly follow Soviet guidelines, such as the Chinese Communist Party and the Party of Labor of Albania in the 60s.

Sclerotic Marxism as false consciousness

With Brezhnev comes to power, Marxism-Leninism becomes, science of revolution, in ideology, in false consciousness that hides the private interests of divorced privileged layer of workers. The reports presented to Lenin party congresses were concrete analysis models, materialistic socio-economic realities constantly changing models fighting spirit and combat. Reports of Stalin, is Marxism-Leninism as a science of the practice of the class struggle, the analysis aims to promote world revolution and the class struggle in the Soviet Union, in them we find the debate, criticism political confrontation within the party.

These key features should not be obscured by some weaknesses and some political and ideological errors of Stalin, who had the genius of Lenin. With Brezhnev, Marxism-Leninism ideology becomes, in a set of theses, ideas, and concepts whose function is to obscure the realities of living and changing, and legitimize the interests of the social layer in power. Brezhnev reports are merely phraseology mystifying the image and likeness of the discourses of social democracy in the West, which speak of socialism, egalitarian ideals of humanism and anti-monopoly capitalism to ensure best of class antagonisms and carry the masses to the collaboration with the prevailing system in top condition.

Brezhnev’s report to Congress XXIII, one can search in vain and materialistic depth analysis of the political positions and economic interests of different social layers and classes existing in the Soviet Union, or an analysis of the major social phenomena Soviet society. Repeat generalities such as’ theory should always open the way to practice “(p.160) and” all ideological work must be closely linked to life, to practice “(p. 163), but it avoids implement these excellent precepts. And when Brezhnev occasionally dares to “develop” theory, completely separates theory from practice. “The Communist Party,” says Brezhnev, “has become even stronger and monolithic” (p. 6).

A year after Khrushchev’s fall, what kind of “monolithic” one could speak? Without any analysis of the economic, political, cultural and religious differences between the 131 nationalities and ethnic groups that were in the USSR, Brezhnev declared peremptorily: “The peoples of the USSR have entered a process of ever-accelerating approach, its unity and cohesion are to the point of becoming indestructible ‘(p. 165).

We see Brezhnev stays true to some of the main theses of Khrushchev, according to which class struggle ceased to exist in the USSR, except under marginal forms of crime and parasitism. This leads to Brezhnev to find some social phenomena, without dedicate a deep and comprehensive analysis, without thereby leading to a consistent practice of class struggle. “Unfortunately,” he says, “is still people who are dedicated to the art of denigrating our regime, the art of slandering our heroic people. Although, admittedly, can be counted on the fingers of the hand “(p.127).

We see here what limits the current ideological analysis led by Solzhenitsyn, the ideologue of the Tsars nurtured by the anti-Stalinism of Khrushchev, the former spokesman and current reactionary pro-imperialist trends that are born in society. “Some young people have a mentality of parasites, demanding much of the state, but forgetting his duty towards society. Bourgeois ideologists are committed by these men, slightly tanned, poor receptive to ideological influences, for use in their own interest. Fortunately, very few in our country “(p. 151). The politicization of youth necessarily derived from the concept of state of the whole people and the declaration of the end of the class struggle under socialism. Marxism-Leninism can only rely on youth as a theory of social struggle alive. A sclerotic Marxism-Leninism, ideological, can not be implemented in the spirit of youth. And from Lenin, we know that there is a vacuum in terms of ideology. Where there is implanted socialist ideology, queen, in many forms, bourgeois ideology.

The economism

Brezhnev’s main thesis is that there is no serious threat to socialism in the USSR, or perhaps, small problems that can occur in marginal sectors of society. But within the “party of the entire people,” Leninism and scientific socialism and forever will be developed, therefore, there can be danger that can come from within the party. It is a complete demobilization of Communists in defense of the dictatorship of the proletariat and class struggle within the party and society. From this derives a crude economism in the conception of the party and the union.

The economism, the tendency to consider only direct problems that occur in the production and work in the factory or office, is the kind of bourgeois ideology spontaneously imposes workers. The economism prevents the consciousness of workers rises toward understanding the interests of different social classes and strata and the fight and the opposition between them; candle economism main issue of class dictatorship, which is expressed in State action. The economism demobilize the party in the defense of the dictatorship of the proletariat. This is the fundamental thesis developed economist Brezhnev about party building “Under the new conditions, the party organizations are even more responsible for the work done in the collective production, the economic development of the cities and republics . Must be real organizers of the realization of the plans (five-year) fixed by the party “(p. 102). Then Brezhnev defines the tasks of the trade unions: “In the current conditions, the activity of the trade unions, while schools of communism, takes on new meaning. The extension of the prerogatives and economic autonomy of enterprises, and the systematic use of economic stimulants considerably increase the responsibility of unions in regard to compliance with the state plan, the technical development of production, the proliferation of inventors and efficiency experts “(p. 142). However, during the period of socialist construction in the field of economic construction remains the struggle between the socialist road and the capitalist road, the autonomy of enterprises, as well as stimulating materials can be developed capitalist elements in the main land , in the ownership of the means of production, in the division of property, in social and political consciousness. These problems have been ruled out consciously to allow the bourgeois elements of the party and the state to consolidate their positions with confidence.

Economic problems and the danger of restoration

Speaking of economics, Brezhnev responds to the bourgeois press when speaking of crisis in the Soviet economy and predicting the demise of socialism. “These statements are perfectly ridiculous. Social ownership of the means of production remains an immutable principle for us. We not only maintain, but we perfected economic development planning. Now, the strengthening of centralized planned management of the national economy combines the extension of the initiative and independence of enterprises. Socialist society is a fundamental principle of remuneration according to the quantity and quality of labor input, which would impose economic stimulant action, the material interest “(p. 75-76).

These ideas are reaffirmed Khrushchevites well by Brezhnev in 1966, and will remain so until his death in 1982. However, the Chinese Communist Party had made a number observations deserve reflection. But anti-Chinese campaign directed against “left-wing opportunism” of Mao Zedong, the CPC all observations were rejected with contempt. The break between the CPSU and the CPC led the weakening of political struggle based on Marxism-Leninism and seriously impoverished the debate within the CPSU. In 1964, the CCP wrote: “Khrushchev adopted a series of policy measures that have accelerated considerably revisionist development of capitalist forces and exacerbated again in the Soviet Union the struggle between the proletariat and the bourgeoisie, the struggle between track socialist and the capitalist road. (…) The factories, which have fallen into the hands of degenerate elements are still nominally socialist enterprises, but in reality companies have become capitalists, the instruments of his fortune. Relationships with workers have mutated into exploitative relationships. (…) And his accomplices in the organs of the state, in cahoots with them, take part in all kinds of exploitation and misappropriation of funds, give and accept bribes, and participate in the division of spoils. Are not they too bourgeois elements in every sense of the word? “(3).

Although precipitated probably draw some conclusions, these observations are rightly a fundamental problem that only served to worsen during the reign of Brezhnev.

It is interesting to note that already in 1966 Brezhnev mentioned some weaknesses of the economic system, which will be addressed in all subsequent meetings, no remedy is achieved, but the opposite. “In recent years we have begun to be felt certain negative phenomena, such as reducing the rate of growth of output and labor productivity, lower efficiency in the use of productive capital and investment ‘( pg. 71). “The growth rate of the main agricultural products has been significantly lower than it was in the previous five years” (p. 89). “The party has set as one of its most pressing objectives substantially improving the quality of production” (p. 83). “Companies that manufacture consumer goods are not fully take into account the tastes and demands of consumers. Many items are of an inferior quality “(p. 111).

The underestimation of imperialism and praise of the reformist path

Brezhnev does materialist and dialectical analysis of the strengths and weaknesses of imperialism, or positive and negative phenomena in socialist countries, and neither does the evolution of the struggle between socialism and imperialism in different terrains. Here too, does nothing but produce ideology: socialism constantly advancing victoriously, imperialism in crisis sinks ever deeper. “The capitalist system called a general crisis.” ‘The growing aggressiveness of imperialism reflects the growth of the difficulties and contradictions in moving the world capitalist system today. (…) Imperialism is powerless against the march of history “(p. 17-18 and 7-8).

In this vision of imperialism “impotent before the march of history ‘reformist position drift on transition from capitalism to socialism. Brezhnev Khrushchev thesis collects about a peaceful transition, through parliament, “relying on mass struggles hard.” In France, where the Communist Party is dyed increasingly revisionism, Brezhnev notes the “political maturity of the masses.” It makes the same claim about Italy and the United States. “It confirms the formation of a broad antitrust front. This process favors the union of the masses and the extent of their struggle toward the ultimate goal: the revolutionary recasting of society, socialism. Capitalism is on the eve of difficult days. It is becoming increasingly clear that is avocado away. But never give voluntarily capitalist domination. The working masses and the working class can only achieve victory through class hard battles “(p. 22-23).

This is the typical language of traitors to Marxism, beginning with the social democrats in the years 1918 to 1921, who then rambled on “hard battles” and “revolutionary recasting of society” to better combat the popular uprising, the destruction of the apparatus repressive bourgeois state and the dictatorship of the proletariat.

And what is more serious, this alleged “incapacity” of imperialism serves to justify the reform path in third world countries and to reject the path of national-democratic revolution, then consistently defended by the CCP, which kept on the sidelines for his “left opportunism.” Citing the United Arab Republic (Egypt-Syria), Algeria, Mali, Guinea, Congo-Brazzaville and Burma, where “there have been serious social transformations” Brezhnev said: “The masses are convinced that the best way is the non-capitalist development. People can not get rid of exploitation, poverty and hunger rather than taking this route. (…) We have established close and friendly relations with the young states that are oriented toward socialism “(p. 4). These revisionist views deny the need for a class analysis of the various forces in power in newly independent countries; also deny class analysis of the ancient colonial state apparatus, which often remains intact, and refuse to make a materialist analysis of the control of imperialism on the various economic levers of these countries

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Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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