Gli anni di Breznev: ‘stalinismo’ o revisionismo? di Ludo Martens-Los años Brezhnev: ¿‘estalinismo’ o revisionismo? por Ludo Martens-Brezhnev Years: ‘Stalinism’ or revisionism? by Ludo Martens -2 cap.

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parte Seconda

Il XXIV Congresso: Brezhnev approfondisce la revisione del leninismo

Nel suo rapporto al Congresso XXIV, Brezhnev– approfondisce  la linea revisionista emanata dal XX Congresso. (4)

In due occasioni, Breznev ha sottolineato che il dogmatismo” del tempo di Stalin è stato sostituito dallo “spirito creativo“, e che la “destalinizzazione” operata da  Kruscev era necessaria e corretta. “Il partito ha dimostrato l’inutilità delle concezioni dogmatiche che hanno ignorato i grandi cambiamenti avvenuti negli ultimi anni nella vita della nostra società. La liquidazione delle conseguenze del culto della personalità e degli errori soggettivii hanno avuto  un  profondo impatto benefico sul clima politico generale “(p. 183). Dopo aver denunciato la tendenza estremista di destra, rappresentata da Solzhenitsyn, Breznev fu obbligato ad attaccare certi   concetti fondamentali del periodo stalinista. Un’altra tendenza estrema  è l’intentato di giustificare i fenomeni estremi verificatisi in passato,  che il partito ha sottoposto a forti critiche sulla base dei principi; è il tentativo di mantenere nozioni e opinioni contrarie all’elemento nuovo e creativo che il partito ha  apportato nel corso degli ultimi anni “(p. 157).

Il crescendo contro la Cina socialista

 

Breznev raddoppiò i loro attacchi contro la Cina,contro tutti i partiti e le organizzazioni che praticavano l’ interpretazione rivoluzionaria del marxismo-leninismo. “I leader cinesi“, dice Breznev, hanno adottatorispetto alle questioni  fondamentali della vita internazionale e del movimento comunista internazionale, una piattaforma ideologica e politico piattaforma particolarmente incompatibile con il leninismo. Hanno chiesto che rinunciamo alla linea del XX Congresso del PCUS e ial programma “(p. 17). Come nel Congresso XXIII, apprendiamo nulla di nuovo sopra le questioni di fondo discusse tra il PCUS e il PCCh. L Cina avrebbe esigito “ che il PCUS rinunciasse alla sua  linea. In realtà, erano i sovietici, che ha esigevano  che tutti i partiti comunisti del mondo aderissero alla linea del XX Congresso del PCUS.  Chiamarono apertamente a  rovesciare di quei leader di partito in disaccordo con Krusciov.

 

 In molti partiti la leadership PCUS organizzò dei putschs per scalzare  i dirigenti che rimanevano fedeli allo stalinismo” e sostituirli con dirigenti fedeli e affidabili  alla  linea revisionista di Krusciov. Utilizzando la loro posizione egemonica, i dirigenti sovietici decretarono che la  particolare piattaforma”, sviluppata dal PCC era “incompatibile” con il leninismo (versione kruscioviana).Così, Breznev  fa del codismo  politico verso PCUS il criterio decisivo dell’internazionalismo: coloro che non seguono il PCUS sono colpevoli di deviazione nazionalista, se non di anti-sovietismo

Ma la realtà è che durante il grande dibattito, i cinesi rispettavano  la tesi fondamentale di Lenin e il suo spirito rivoluzionario, mentre Krusciov presentato come “sviluppi creativi del leninismo” la vecchia tesi socialdemocratica . Molte organizzazioni rivoluzionarie nate negli anni ’60 si sentivano più vicini alle idee sostenute da parte della Cina e Albania che al  revisionismo. Tutti sono stati accusati di fare scissionismo , ignorando la realtà politica di ogni paese. Così, l’insignificante e piccolo gruppo revisionista  dei fratelli Lava nelle Filippine ricevette il titolo di marxista-leninista, mentre il nuovo Partito comunista delle Filippine, una delle più serie organizzazioni comuniste e le dinamiche dell’Asia, fu accusato di scissionismo. In Italia, Breznev mette “Il  gruppuscolo del Manifesto nel contenitore dei “rinnegati” (p.36).

 

Tra il 1966 e il 1971, Breznev passò dalla lotta politica al fine di eliminare la linea marxista-leninista difesa dal PCCh, allo scontro politico e militare con lo Stato cinese. “I dirigenti  cinesi“, dice Breznev “, hanno scatenato una violenta campagna di propaganda contro il nostro partito e il nostro paese hanno fatto rivendicazioni territoriali contro l’URSS,incluso anche provocatori  incidenti armati al  confine sovietico nel 1969” (p.7). Coloro che hanno studiato questo problema oggettivamente ed obbiettivamente , riconoscono il diritto legale stava dalla parte della Cina e che in questo caso Breznev praticò una politica aggressiva ed egemonica. Di  cosa si trattava? Della demarcazione dei confini tra la Cina e l’Unione Sovietica, oltre 2200 miglia lungo il fiume Ussuri tra i due paesi. Un trattato ineguale imposto dagli zar, che stabiliva la frontiera dal lato della riva  cinese del fiume.

Zhores Medvedev, non certo sospettato di simpatizzare per  la Cina, scrive: “L’atteggiamento della Cina era logico nella misura in cui la Rivoluzione d’Ottobre aveva annullato i trattati firmati dal governo zarista” (5). Cina accetta lo status quo, e quindi l’annessione del territorio cinese da parte dello Zar, ma richiede che il confine sul fiume Ussuri venga  disegnata secondo le consuetudini internazionali. “Entrambi i paesi hanno bisogno del fiume per le attività di navigazione ,per  la pesca e le altre attività “, scrive Medvedev. “Normalmente quando un fiume attraversa un confine, la linea di demarcazione passa attraverso il centro del fiume o nel mezzo del canale di navigazione”. Poco dopo la morte di Breznev nel novembre 1982, una nuova legge sul confine sovietico all all’articolo 3,stabilisce  che, “il confine passa attraverso il centro del canale di navigazione sui fiumi navigabili” (5). Ma nel 1969, Breznev stava per provocare una guerra con la Cina. “E ‘Breznev  diede ordine all’artiglieria di sparare a volontà contro le truppe cinesi, uccidendo  migliaia di soldati cinesi e provocando  un profondo risentimento della Cina contro l’Unione Sovietica” (6).

 

La nascita della tendenza egemonica

 

Questo scontro con la Cina è un sintomo del passaggio dell’URSS verso una politica di egemonia sui paesi socialisti e anti-imperialisti nel terzo mondo.

Questo atteggiamento viene da una egemonia politica che si concentra sulla potenza  militare come mezzo principale per influenzare il corso degli eventi nel mondo. “Durante il periodo considerato“, dice Breznev, “i problemi dell’esercito hanno continuato ad essere al centro della nostra attenzione.” “Rafforzare lo Stato sovietico significa anche rafforzare le sue forze armate, di massimizzare la capacità di difesa del nostro paese” (p. 144-145). Con l’ internazionalismo come copertura, l’Unione Sovietica spinge il suo esercito in varie parti del mondo in cui si presenta l’opportunità di implementare e rafforzare la presenza sovietica.

L ‘”orgoglio  della patria” degenera  nello sciovinismo da grande potenza  . “Un lavoro considerevole è stato fatto per educare i sovietici nell’ orgoglio per il loro paese, il suo popolo e le sue grandi realizzazioni, nel rispetto delle pagine gloriose del  passato del loro paese» (p. 149).

Si riconoscono le “grandi realizzazioni o conquiste” dello zaristo ,si  cancellano  i suoi crimini di aggressione, di espansione e di annessione. Ladifesa trattato zarista  sulla frontiera del fiume Ussuri  è una di queste caratteristica del pensiero di Breznev . Noi crediamo che questo display di sciovinismo è ciò che spiega anche perché la leadership PCUS interrotta a questo punto la critica  a Stalin. Non  si tratta di un rigetto de le tesi kruscioviane e di un ritorno alle  concezioni rivoluzionarie difese a suo tempo da Stalin: Breznev non sintetizza dal passato che solo  gli aspetti di grandezza e le vittorie che rafforzano il patriottismo sciovinista  e di conquista. La critica di Stalin non si adattava con una educazione focalizzata verso  il passato glorioso del paese.

 

Questo attitudine egemonica proviene da un politica che si concentra sulla potenza  militare come mezzo principale per influenzare il corso degli eventi nel mondo. “Durante il periodo di riferimento“, dice Breznev, i problemi dell’esercito hanno continuato ad essere al centro della nostra attenzione.” “Rafforzare lo Stato sovietico significa anche rafforzare le sue forze armate, di massimizzare la capacità di difesa del nostro paese” (p. 144-145).

Con   l’ internazionalismo come copertura , l’Unione Sovietica spinge le sue forze armate   in varie parti del mondo in cui si presenta l’opportunità di implementare e rafforzare la presenza sovietica. L ‘”orgoglio per la patria “ degenera nello sciovinismo da grande potenza . Un lavoro considerevole è stato fatto per educare i sovietici in orgoglio per il suo paese, la sua gente e le sue grandi conquiste, nel rispetto delle pagine gloriose del passato del loro paese” (p. 149).

Nella mente deidirigenti sovietici, se unpaese scegliela strada del socialismoèsempre più sinonimo di un ‘alleanzacon l’Unione Sovietica, l’accettazione del suoombrellomilitare ecoerente con la suainterpretazionedel socialismo. Breznevsottolineailintegrazione economica degli stati socialisti“(p.8), il che implicadi fatto unasubordinazionedelle economiedei paesi socialistiverso l’UnioneSovietica. Estendendo il suoombrellomilitaresugli altripaesi socialisti, Breznevdichiara: I paesi socialisti sono il più grandebaluardocontro le forzeche cercano diattaccare eindebolireil campo socialista” (p. 21-22).

 

Apparentemente, l’Unione Sovietica esprime la sua lealtà verso l’internazionalismo proletario. Però se si guarda più da vicino, scopriamo che, lungi dal rafforzare la comunità socialista, la sua interferenza e il suo  controllo su altri paesi indeboliscono le basi fondamentali del socialismo in questi  paesi e fa si  che la loro coesione si appoggi sulla forza dell’Unione Sovietica. La teoria del “miglior muro: unione fraterna“, vale a dire, la protezione dell’Unione Sovietica, è fondamentalmente falsa. Il miglior muro non può essere altro che la mobilitazione dei lavoratori, lo sviluppo della loro coscienza , il suo sforzo indipendente la  difesa il regime popolare. Su questa base, un paese può, in casi eccezionali e per un periodo limitato, ricevere l’ aiuto da amici paesi socialisti.

 

LaRepubblica democratica popolaredi Coreaha sempre mantenutola sua indipendenzapolitica ed economica. Aggreditodall’esercito degli Stati Unitinel 1950, ha accettato l’aiuto militare cinesee sovietico, ma che per nondiscostarsi dalla suapoliticafondamentalesi affidaprincipalmentesulle proprie forze. L’esperienza ha dimostratoche il socialismoin Coreaèpiùsolidamente impiantato tra le masseche non neipaesi dell’Europa orientale, che hanno accettato ilcontrollo permanete, militare ed economicodell’URSS.

 

La medesimatendenza versol’egemoniae il controllosi riflette nellaconcezioneche ha Brezhnevdella lottanel terzo mondo. “Il sistemasocialista mondiale,” e afferma ancora che, “è laforza decisivanella lottacontro l’imperialismo(p. 8). Il dire chel’Unione Sovieticaè forza decisiva”nella lottacontro l’imperialismo, Breznevtende ametterei paesie popoliantimperialistisotto la sua“protezione”.Respingeil punto di partenzadi  tutta la visionerivoluzionaria delmondo: sono i popoli  che fanno  la storia,le masse lavoratricidel terzo mondosonogli artefici dellapropria liberazione; la coscienzaantimperialista, la capacità organizzativa e la potenza del  combattimentodei popoli delTerzo Mondosono ilfattore principale  nellalotta contro l’imperialismo.

Ilriavvicinamento trale classie le nazionalità

Il punto chiavedel tradimentokrusciovianofu la negazionedella lotta di classenel socialismoe la successivaliquidazione delladittatura del proletariato. Breznevportò questo  l’assurdoalle sue  estreme conseguenze.Una semplice osservazione  materialista dellasocietà sovieticaindicava  chele differenze di classe si accentuavanocomepassare degli anni e che le  contraddizioni economiche, politiche e culturali trale repubblichesi  acutizzavano . Gli“sviluppicreativi dellateoriaquelli di cui parlava  Breznev non erano altro elucubrazioni idealiste e completamenteirrealistiche, immaginiideologiche  che servivano  al vertice dirigente il partito per  legittimarela nuovadivisione della società inclassi antagoniste.

Eccocosa diceBrezhnevsullasocietà senza classi presumibilmente che esistenell’ URSS: Il riavvicinamento tra tutte le classie gruppi sociali, rafforzamento  della sua  unità socialesi produce  nel nostro paesesulla base dell’ideologia del marxismo-leninismo(p.129).La nostraintellighenziasovieticaconsidera che  la suavocazione è quella didedicarele  loro energie  ela sua energiacreativa nel lavoro dicostruzione di una societàcomunista”(p. 132).Ma al quel tempo, gran parte della intellighenziachesi consacrava al comunismoeracompletamente depoliticizzata ,apolitica, sviluppava persé unaideologiatecnocratica, edera  attrattodal sistemasociale ed economicodell’Occidente.

In questa societàbrezneviana senzaclassisicancellano anche  le differenze trale nazionalitàBreznevparla di una impressionante dimostrazione diunità monoliticaditutti i popoli delnostro paese” (p. 134). Questo lo porta afareuna dellesue più grandiscoperteteoriche”: la creazione delconcetto dipopolo sovietico“, in cui scioglietantole classie le nazionalità.“Abbiamo visto formarsinel nostro paese unanuovacomunità storica: il popolo sovietico. Le nuoverelazioni armoniose trale classie gruppi sociali, tra le nazionie le nazionalità, le relazioni amichevoli e la cooperazione, nacquero dal lavoro in comune  (…)Nel nostro paese, le personesono unite in una comunità dalla sua  ideologiamarxista-leninista(pg. 136).

 

Discorsimoraleggiantiper  i “marginali”

Questafinzionedella “unitàdel popolo sovieticounito dal marxismo-leninismoè in contrasto con una serie di eventie fenomeni chenon possono essere ignorati. ComeBreznevrisolvequesta contraddizione? Ridurrele contraddizionie gli antagonismisociali a fenomenimarginalidovutiad atteggiamentipersonali, alla  degenerazione moralea scalaindividuale. In altre parole, egli negache i fenomeninegativitroppoevidentisono legati alladifferenziazione di  classi derivateda posizionieconomiche e socialisempre piùdivergentiche occupano gli  uomini nella  produzione materialeall’internode in seno all’apparato statale; nega chea causa dellecorrenti politicheborghesie reazionariche si sviluppanosia i  gruppo dirigenti sia  nel seno  delle masse popolari .

Dobbiamo riconoscere che ci sono ancorai funzionarisenza cuore, burocrati, grossolani e rozzi  personaggi “, osserva Breznev. Il suorimediosi riduce però ad  un  pio desideriobanale. Un clima di benevolenza, il rispetto per l’uomo che deve regnarein ciascunadelle nostre sedi” (p. 139). Lotta costantee inesorabile”annunciacontro lesopravvivenzedel passato, (…) [contro] parassitismo, l’avidità, l’ estorsione, la calunnia, allo spirito  da borsanera ,  all’ ubriachezza, ecc.(P. 150).

Analisi idealista dell’ Imperialismo, supporto  al riformismo

AnalisiBreznevdipaesi dominatidal capitalismo mondialeè anche  esso completamente privo difondamentimaterialistici. Dal1917-1956, il socialismo mondiale ha avutouna spintasignificativadalleincessantilotte rivoluzionariedei popoli, che erono correttamenteindirizzati, ,dai principali  partiti  comunisti. L’imperialismofu costrettoa ritirarsinel corso di questoperiodo, davanti al vigore del movimento rivoluzionariointernazionaledei popoli.Questa tendenza, che si sviluppò  attraverso dei duri  combattimenti,Breznev la converte in una legge storica che si impone automaticamente; il socialismo si rafforza di maniera continua   e l’imperialismotendeirrimediabilmente allasua fine.

La crisi generale del capitalismo continua ad approfondirsi ” (p. 24). Da questa analisi idealista e unilaterale dell’imperialismo, ne consegue una strategia  riforma per “rovesciare” il capitalismo nella metropoli e per espellere l’imperialismo dai paesi dipendenti.

Le battaglie combattuta dalla classe operaia in questo momento ha annunciato nuovi scontri di classe, che potrebbe condurre a un cambiamento sociale fondamentale, per l’istituzione del potere della classe operaia in alleanza con gli altri settori  sociali dei lavoratori (p. 29). L’instaurazione del socialismo attraverso il riformismo sociale è l’idea principale della socialdemocrazia e dei partiti borghesi socialisteggianti . Negli anni ’60, alcuni partiti borghesi e piccoli borghesi del terzo sviluppano ed  implementano un linguaggio marxista e socialista  per  sviare una popolazione esasperata da decenni di barbarie coloniale, per ottenere il sostegno del campo socialista, e rafforzare la proprie  posizione nei negoziati con il capitalismo internazionale. Respingendo ogni analisi di classe e in   disprezzo di tutta la strategia leninista, Breznev dichiara che queste forze hanno intrapreso la via di un autentico  socialismo.

Dopo aver salutato le “forze offensive di liberazione nazionale e sociale contro l’imperialismo di dominio Breznev, afferma:” In Asia e in Africa, alcuni paesi hanno già intrapreso la via dello  sviluppo non capitalista, optando per edificare  in   prospettiva, una società socialista “. Egli cita, tra gli altri, l’Egitto, Birmania, Algeria, Guinea, Sudan, Somalia, Tanzania, Siria, CongoBrazzaville. I governi di Perù e Bolivia la lotta contro il dominio dei monopoli americani (p. 33). In pieno ubriacatura  dopo la vittoria parlamentare della sinistra cilena, la strategia riformista Breznev sembra aver superato la prova del fuoco . In Cile, la vittoria del fronte di ‘unità nazionale è stato un grande evento d’importanza  capitale” (p. 32).

 

 

Breznev ‘analizza’ la Polonia e la Cecoslovacchia

 

Tuttavia, una osservazione minima delle realtà all’interno della “comunità socialista” sotto l’influenza sovietica smentisce il bluff politico di Breznev . La sua “società senza classi” può ancora essere immaginaria per URSS, dove i veri comunisti dal 1917 hanno modellato la fisionomia politica delle masse, e dove ci sono alcune tradizioni, come il potere della Rossa e di polizia, che impongono una certa unità  nella  società.

 

Ma nelle società dell’Europa orientale esplodono le  contraddizioni di classe esplodere e sviluppano con forza  movimenti di massa borghesi. Breznev non è in grado di comprendere l’ampiezza e la profondità di questi fenomeni, e quindi per tanto non è capaci di trovare i rimedi appropriati. La presenza o l’intervento dell’Armata rossa impedisce alla destra di trionfare  in questi paesi, ma la degenerazione non può essere in qualsiasi modo fermata  mediante  banali generalizzazioni di  un  Breznev cieco di fronte alla realtà.

 

Polonia attraversò  una crisi nel 1968 (con 200 000 persone, per lo più intellettuali liberali ,espulsi  dal partito), con degli  scioperi  importanti nel  1971. Breznev analizza la situazione: “Prendiamo atto con grande soddisfazione come le difficoltà o  che sono  sorte in Polonia sono state superate . Il Partito Operaio Unificato di Polonia  polacco sta adottando misure destinate a rafforzare i legami con la classe operaia, a riaffermare le posizioni del socialismo nel paese “(p. 15).

Ma fu la corrente socialdemocratica  di  Dubcek, a capo del partito cecoslovacco, che lanciò la sfida più pericolosa per le fondamenta socialiste del paese e cosi come per  le pretese egemoniche dell’URSS. L’Armata Rossa dovette  intervenire nel mese di agosto 1968. “Gli eventi cecoslovacchi ci hanno ricordato, ancora una volta,ci hanno ricordato  che nei paesi che hanno iniziato la costruzione del socialismo, le forze anti-socialiste che sono riusciti a rimanere interno, possono, in certe condizioni, intensificare le loro attività e arrivare ad ottenere con atti controrivoluzionari diretti sperando ottenere un appoggio dal  esterno parte dell’ imperialismo, che è sempre disposto a fare fronte  comune con queste forze. Abbiamo visto come si manifesta il pericolo del revisionismo di destra, con il pretesto di migliorare il socialismo, si sforza di  aprire  la strada alla ideologia borghese. (…) E ‘importante rafforzare costantemente il ruolo guida del partito nella  società socialista  affrontare come marxisti-leninistiì, con  spirito creativo i problemi dello sviluppo socialista che sono arrivati a maturazione “(p. 20).

 

In realtà  , le fondamenta di revisionismo di destra  erano già state gettate da Krusciov,con la  denuncia dell’esperienza rivoluzionaria del partito sotto Stalin, la rinuncia di dittatura del proletariato, la teoria della cessazione della lotta di classe nel socialismo, il concetto di “Partito di tutto il popolo”. Krusciov è stato il primo ad avere aperto la strada allideologia borghese, con il pretesto di migliorare il socialismo Breznev  pretende ora di mantenere questo revisionismo sovietico, però allo stesso tempo vuole vietare agli altri  che realizzino tutte le conseguenze di questo revisionismo.

Ma non si può criticare in modo efficace  gli ultra-revisionisti da una posizione revisionista . In questo contesto, per rafforzare il ruolo guida del partito significa: rafforzare la leadership di un partito fedele al revisionismo prevalente a Mosca, e non lasciare che si sviluppino di centri di contro potere  ultrarevisionista, cioè socialdemocratici filo-occidentali.

 

Il  movimento comunista internazionale si sgretola

In un altro settore chiave, cioè lo sviluppo del movimento comunista internazionale. Le pretenzioni di  Breznev  verso  l’ egemonia mondiale  si dimostrarono di essere dei bluff.

Breznev affermava  allla Conferenza Internazionale di Partiti Comunisti e Operai tenutasi nel 1969,; abbiamo fatto molto per approfondire alcuni punti della teoria marxista-leninista applicata alla situazione contemporanea(p. 34). Poi parla della sua idea maestra: In generale, la coesione del movimento comunista internazionale, continua a crescere (p. 35). In  realtà è che, sulla base della piattaforma revisionista di Kruscev, un gran numero di partiti comunisti  si  sono diretti a marce forzate verso la riconciliazione con la borghesia locale e verso   la collaborazione con la grande borghesia monopolistica. Questo avvicinamento alla borghesia  del proprio il paese, ha  significato la distruzione dell’unità del movimento comunista internazionale.

 

Completamente disuniti intono alle questioni della rivoluzione, i partiti comunisti hanno tentato, sotto la guida di Breznev, di mantenere  un unità  basata  sull’ appoggio all’’Unione Sovietica e la lotta per il disarmo. Ma a causa del tradimento del marxismo rivoluzionario influenzato tutti i terreni, anche in questo caso l’unità era puramente formale. In realtà, nonostante la sua demagogia sull’unità Breznev non poteva  nascondere i quattro assi  fondamentali che conformano lo stallo  del  movimento comunista internazionale: la difesa della esperienza rivoluzionaria di Lenin e di Stalin (“revisionismo di sinistra ‘),la socialdemocrazia del tipo di  Dubcek o Togliatti (“revisionismo di destra“), l’opposizione ad avere come il modello  sovietico come quello di riferimento, i dettami e la intromissione negli affari interni degli  altri partiti (nazionalismo’) ,la fedeltà incondizionata verso l’ l’URSS (“marxismoleninismo autentico ‘).  Su ciò Breznev dice: “La lotta contro i revisionisti di destra e di sinistra e contro il nazionalismo mantiene la sua attualità . Sono proprio le tendenze nazionaliste, in particolare quelli che adottano antisovietismo come forma, cioè proprio su  questo, scommettono gli ideologi borghesi “(p. 35).

 

Nonostante il riconoscimento di queste  tendenze di questo riconoscimento verso l’implosione, Breznev mantiene  la finzione che la “lotta per i  principi” condotta dal  PCUS contro tutti i revisionismi che non coincidono con i  suoi interessi, orienta  tutto il movimento comunista internazionale ed  assicura la sua ‘unità! La lotta intransigente PCUS per la purezza della teoria marxistaleninista del partito ha avuto una grande risonanza internazionale, contribuendo ad orientare sulla giusta strada i comunisti e milioni di lavoratori” (p. 182).

La Conferenza internazionale del 1969, glorificata da  Brezhnev come la  “crescita e sviluppo della coesione del movimento comunista sarà l’ultima conferenza convocata dai sovietici

Segunda parte

El XXIV congreso: Brezhnev profundiza en la revisión del leninismo

En su informe al XXIV congreso, Brezhnev suscribe de nuevo la línea revisionista emanada del XX congreso. (4)

Hasta en dos ocasiones, Brezhnev subraya que el «dogmatismo» de los tiempos de Stalin ha sido reemplazado por el «espíritu creativo», y que la «desestalinización» de Jruschov fue necesaria y correcta. «El partido ha demostrado la inanidad de las concepciones dogmáticas que ignoraron los grandes cambios acontecidos estos últimos años en la vida de nuestra sociedad. La liquidación de la secuelas del culto a la personalidad y de los errores subjetivistas han tenido repercusiones profundamente beneficiosas en la atmósfera política general» (pág. 183). Después de denunciar la tendencia extremista de derecha, representada por Solzhenitsin, Brezhnev se ve obligado a atacar a los que se acogen a ciertas concepciones fundamentales de la época estalinista. «Otra tendencia extrema es el intento de exculpar fenómenos ocurridos en el pasado, que el partido ha sometido a firme crítica en base a los principios; es el intento de mantener nociones y opiniones contrarias al elemento nuevo y creador que el partido ha aportado a lo largo de estos últimos años» (pág. 157).

Escalada contra la China socialista

Brezhnev redobla sus ataques contra China y contra todos los partidos y organizaciones que se acogen a una interpretación revolucionaria del marxismo-leninismo. «Los dirigentes chinos», dice Brezhnev, «han adoptado respecto a cuestiones esenciales de la vida internacional y del movimiento comunista internacional, una plataforma ideológica y política particular, incompatible con el leninismo. Han exigido que renunciemos a la línea del XX congreso y al programa del PCUS» (pág. 17). Al igual que en el XXIII congreso, no aprendemos nada nuevo sobre las cuestiones de fondo debatidas entre el PCUS y el PCCh. China habría «exigido» que el PCUS renuncie a su línea. Realmente, fueron los soviéticos quienes exigieron que todos los partidos comunistas del mundo se adhieran a la línea del XX congreso del PCUS. Llamaron abiertamente a derribar a los dirigentes de los partidos que expresaron su desacuerdo con Jruschov.

En muchos partidos, la dirección del PCUS organizó putschs para apartar a los dirigentes que se acogían al «estalinismo», y reemplazarlos por adeptos a la línea revisionista de Jruschov. Valiéndose de su posición hegemónica, los dirigentes soviéticos decretaron que la «plataforma particular» elaborada por el PCCh era «incompatible» con el leninismo (en su versión jruschovista). Así, Brezhnev hace del seguidismo político hacia el PCUS el criterio decisivo del internacionalismo: aquellos que no siguen al PCUS son culpables de desviación nacionalista, cuando no de antisovietismo.

Pero la realidad es que durante el Gran Debate, los chinos se atuvieron a las tesis esenciales de Lenin y a su espíritu revolucionario, mientras que Jruschov presentaba como «desarrollos creadores del leninismo» a viejas tesis socialdemócratas. Muchas organizaciones revolucionarias nacidas en los años 60 se sentían más cercanas a las ideas defendidas por China y por Albania que al revisionismo. Todas fueron acusadas de hacer secesión, despreciando la realidad política de cada país. Así, el insignificante grupo revisionista de los hermanos Lava en Filipinas recibe el título de marxista-leninista, mientras que el nuevo Partido Comunista de Filipinas, una de las organizaciones comunistas más serias y dinámicas de Asia, es apartada por secesionista. En Italia, Brezhnev mete al «grupúsculo Il Manifesto» en el saco de los «renegados» (pág.36).

Entre 1966 y 1971, Brezhnev pasó de la lucha política en aras de eliminar la línea marxista-leninista defendida por el PCCh, al enfrentamiento político y militar con el Estado chino. «Los dirigentes chinos», dice Brezhnev, «han desatado una violenta campaña propagandística contra nuestro partido y nuestro país, han formulado pretensiones territoriales sobre la URSS e incluso han provocado incidentes armados en la frontera soviética en 1969» (pág.7). Aquellos que hayan estudiado este problema con objetividad saben que el derecho legal estaba del lado de China y que en este caso Brezhnev practicó una política agresiva y hegemonista. ¿De qué se trataba? De la delimitación de las fronteras entre China y la URSS a lo largo de los 2200 kilómetros que recorre el río Ussuri entre ambos países. Un tratado desigual, impuesto por los zares, establece dicha frontera sobre la orilla china del río. Zhores Medvedev, nada sospechoso de simpatizar con China, escribe: «La actitud de China era lógica en la medida en que pretendía que la Revolución de Octubre había anulado los tratados firmados por el gobierno zarista» (5). China acepta el statu quo, y por tanto la anexión de los territorios chinos por el zarismo, pero exige que la frontera sobre el río Ussuri sea trazada según las costumbres internacionales. «Ambos países necesitan el río para navegación, pesca y otras actividades», escribe Medvedev. «Normalmente, cuando una frontera recorre un río, la línea de demarcación pasa por la mitad del río o por la mitad del canal de navegación». Poco después de la muerte de Brezhnev, en noviembre de 1982, una nueva ley sobre la frontera soviética estipuló en su artículo 3 que «la frontera pasa por la mitad del canal de navegación sobre los ríos navegables» (5). Pero en 1969, Brezhnev estuvo a punto de provocar una guerra total con China. «Es Brezhnev quien dio a la artillería la orden de disparar a discreción contra las tropas chinas, lo que provocó la muerte de varios miles de soldados chinos y un profundo resentimiento de China contra la Unión Soviética» (6).

 El nacimiento de la tendencia hegemonista

 Este enfrentamiento con China es un síntoma del paso de la URSS hacia una política de hegemonismo con respecto a los países socialistas y los países anti-imperialistas en el tercer mundo.

 Esta actitud hegemónica proviene de una política que apuesta por la potencia militar como medio principal para influir en el curso de los acontecimientos en el mundo. «Durante el periodo considerado», dice Brezhnev, «los problemas del ejército no han dejado de estar en el centro de nuestra atención». «Reforzar el Estado soviético implica reforzar también a sus fuerzas armadas, aumentar al máximo la capacidad de defensa de nuestra patria» (pág. 144-145).

Con el internacionalismo como cobertura, la Unión Soviética propulsa su fuerza militar en los distintos puntos del planeta en los que se presenten oportunidades para implantar y reforzar la presencia soviética. El «orgullo por la patria» degenera en chauvinismo de gran potencia. «Un trabajo considerable ha sido realizado para educar a los soviéticos en el orgullo por su patria, su pueblo y sus grandes realizaciones, en el respeto por las páginas gloriosas del pasado de su país» (pág. 149).

Se recogen las «grandes realizaciones» del zarismo y se borran sus crímenes de agresión, expansión y anexión. La defensa del tratado zarista sobre la frontera del río Ussuri es característica del pensamiento de Brezhnev. Creemos que este alarde de chauvinismo es lo que también explica por qué la dirección del PCUS interrumpe en este momento las críticas contra Stalin. No se trata de una refutación de las tesis jruschovistas y de una vuelta a las concepciones revolucionarias defendidas en tiempos de Stalin: Brezhnev no recoge del pasado más que los aspectos de grandeza así como las victorias que permitan reforzar un patriotismo chauvinista y conquistador. La crítica hacia Stalin no encajaba con una educación enfocada hacia el pasado glorioso de la patria.

En la mente de los dirigentes soviéticos, el que un país escoja la vía socialista es cada vez más sinónimo de alianza con la Unión Soviética, de aceptación de su paraguas militar y de concordancia con su interpretación del socialismo.

Brezhnev enfatiza la «integración económica de los Estados socialistas» (pág. 8), lo que implica en los hechos una subordinación de las economías de los distintos países socialistas a la Unión Soviética. Extendiendo su paraguas militar sobre los demás países socialistas, Brezhnev declara: «Los países socialistas son el mayor bastión contra las fuerzas que tratan de atacar y debilitar el campo socialista» (pág. 21-22).

Aparentemente, la Unión Soviética expresa así su fidelidad al internacionalismo proletario. Pero cuando uno mira más de cerca, se constata que, lejos de fortalecer la comunidad socialista, su injerencia y su control sobre los otros países debilitan las bases del socialismo en los demás países y hace descansar su cohesión sobre la fuerza de la Unión Soviética. La teoría de «la mejor muralla: la unidad fraternal», es decir, la protección de la Unión Soviética, es fundamentalmente falsa. La mejor muralla no puede ser otra que la movilización de los trabajadores, el desarrollo de su conciencia, su esfuerzo independiente por defender el régimen popular. Sobre esta base, un país puede, en circunstancias excepcionales y durante un periodo limitado, solicitar ayuda a países socialistas amigos.

La República Democrática y Popular de Corea siempre mantuvo su independencia política y económica. Agredida por el ejército americano en 1950, aceptó la ayuda militar china y soviética, pero eso no la apartó de su política fundamental de apoyarse ante todo en sus propias fuerzas. La experiencia ha demostrado que el socialismo en Corea está más sólidamente implantado entre las masas que en los países de Europa del Este, que aceptaron el control económico y militar permanente de la URSS.

La misma tendencia hacia la hegemonía y el control se ve reflejada en la concepción que tiene Brezhnev de la lucha en el tercer mundo. «El sistema socialista mundial», afirma, «representa la fuerza decisiva en la lucha antiimperialista» (pág. 8). Al decir que la Unión Soviética es la «fuerza decisiva» en la lucha antiimperialista, Brezhnev tiende a colocar a los países y a los pueblos anti-imperialistas bajo su «protección». Rechaza el punto de partida de toda visión revolucionaria del mundo: son los pueblos los que hacen la historia; las masas trabajadoras del tercer mundo son los artífices de su propia liberación; la conciencia anti-imperialista, la capacidad de organización y la potencia de combate de los pueblos del tercer mundo son el factor principal en la lucha antiimperialista.

El acercamiento entre las clases y las nacionalidades…

El punto clave de la traición jruschovista fue la negación de la lucha de clases bajo el socialismo y la consiguiente liquidación de la dictadura del proletariado. Brezhnev llevó ese absurdo al extremo. Una simple observación materialista de la sociedad soviética indicaba que las diferencias de clase se acentuaban a medida que pasaban los años y que las contradicciones económicas, políticas y culturales entre las repúblicas se agudizaban. Los «desarrollos creativos de la teoría» de los que hablaba Brezhnev no eran más que elucubraciones idealistas, completamente alejadas de la realidad, imágenes ideológicas de las que se servía la capa dirigente para legitimar la nueva división de la sociedad en clases antagónicas.

He aquí lo que dice Brezhnev sobre la sociedad sin clases que supuestamente existe en la URSS: «El acercamiento entre todas las clases y grupos sociales, el reforzamiento de su unidad social se produce en nuestro país sobre la base de la ideología marxista-leninista» (pág. 129). «Nuestra intelectualidad soviética considera que su vocación es la de consagrar su energía y su energía creativa a la obra de edificación de la sociedad comunista» (pág. 132). Pero en aquella época, buena parte de esa intelectualidad que se «consagraba al comunismo» estaba completamente despolitizada, desarrollaba para sí una ideología tecnocrática, y estaba atraída por el sistema económico y social de Occidente. En esta sociedad brezhneviana sin clases, también se borran las diferencias entre nacionalidades… Brezhnev habla de «una demostración impresionante de la unidad monolítica de todos los pueblos de nuestra Patria» (pág. 134). Esto le lleva a formular uno de sus mayores descubrimientos teóricos: la creación del «pueblo soviético», concepto en el que se disuelven tanto las clases como las nacionalidades. «Hemos visto formarse en nuestro país una nueva comunidad histórica: el pueblo soviético. Las nuevas relaciones armoniosas entre las clases y los grupos sociales, entre naciones y nacionalidades, relaciones de amistad y cooperación, nacieron del trabajo en común (…) En nuestro país, la gente está unida por la comunidad de su ideología marxista-leninista» (pág. 136).

Discursos moralizantes para los « marginales »

Esta ficción sobre la «unidad del pueblo soviético unido por el marxismo-leninismo» se contradice con una serie de hechos y fenómenos que no se pueden obviar. ¿Cómo resuelve Brezhnev esta contradicción? Reduciendo las contradicciones y antagonismos sociales a fenómenos marginales que se deben a actitudes personales y a la degeneración moral a escala individual. En otras palabras, niega que ciertos fenómenos negativos demasiado visibles estén relacionados con la diferenciación de clases que se deriva de las posiciones económicas y sociales cada vez más divergentes que ocupan los hombres en la producción material y en el seno del aparato estatal; niega que se deban a las corrientes políticas burguesas y reaccionarias que se desarrollan tanto entre las capas dirigentes como en el seno de las masas populares.

«Hay que reconocer que aún existen funcionarios sin corazón, burócratas, groseros personajes», observa Brezhnev. Su remedio para ello se reduce a un banal deseo. «Una atmósfera de benevolencia, de respeto por el hombre debe reinar en cada uno de nuestros despachos» (pág. 139). Anuncia «una lucha constante e implacable contra las supervivencias del pasado, (…) [contra] el parasitismo, la codicia, la concusión, la calumnia, el espíritu chicanero, la embriaguez, etc.» (pág. 150).

Análisis idealista del imperialismo, apoyo al reformismo

El análisis de Brezhnev de los países dominados por el capitalismo mundial también está completamente desprovisto de fundamentos materialistas. De 1917 a 1956, el socialismo mundial tuvo un empuje notable gracias a las incesantes luchas revolucionarias de los pueblos, que estuvieron correctamente dirigidas, en lo principal, por los partidos comunistas. El imperialismo tuvo que retroceder durante este periodo, ante el vigor del movimiento revolucionario internacional de los pueblos. Esta tendencia, que se desarrolló a través de duros combates, Brezhnev la convierte en una ley histórica que se impone automáticamente: el socialismo se refuerza de manera continua y el imperialismo tiende irremediablemente a su fin.

«La crisis general del capitalismo sigue profundizándose» (pág. 24). De este análisis idealista y unilateral de las realidades del imperialismo, se sigue una estrategia reformista para «derrocar» al capitalismo en las metrópolis y para expulsar el imperialismo de los países dependientes.

«Las batallas que está librando la clase obrera en estos momentos anuncia nuevos enfrentamientos de clase, susceptibles de conducir a transformaciones sociales fundamentales, a la instauración del poder de la clase obrera en alianza con otras capas sociales de trabajadores» (pág. 29). La instauración del socialismo mediante transformaciones sociales es la idea maestra de la socialdemocracia y de los partidos burgueses «socializantes». En los años 60, algunos partidos burgueses y pequeñoburgueses del tercer mundo empleaban un lenguaje marxista y socialista para mistificar a una población exasperada por décadas de barbarie colonial, ganarse apoyos en el campo socialista, y reforzar su posición en las negociaciones con el capitalismo internacional. Descartando todo análisis de clase y haciendo desprecio de toda la estrategia leninista, Brezhnev declara que estas fuerzas han emprendido la vía del socialismo auténtico.

Tras saludar la «ofensiva de las fuerzas de liberación nacional y social contra el dominio del imperialismo», Brezhnev afirma: «En Asia y África, varios países ya han emprendido la vía del desarrollo no-capitalista, es decir han optado por edificar con la perspectiva de la sociedad socialista». Menciona, entre otros, a Egipto, Birmania, Argelia, Guinea, Sudán, Somalia, Tanzania, Siria, el Congo-Brazzaville. «Los gobiernos de Perú y Bolivia luchan contra el dominio de los monopolios americanos» (pág. 33). En plena borrachera tras la victoria parlamentaria de la izquierda chilena, la estrategia reformista de Brezhnev parece haber pasado la prueba de fuego. «En Chile, la victoria del frente de unidad nacional ha sido un acontecimiento capital» (pág. 32).

Brezhnev «analiza» Polonia y Checoslovaquia

No obstante, una mínima observación de las realidades en el seno de la «comunidad socialista» bajo influencia soviética desmiente el bluf político de Brezhnev. Su «sociedad sin clases» aún puede ser ilusionante en la URSS, donde los verdaderos comunistas han moldeado desde 1917 la fisionomía política de las grandes masas, y donde existen algunas tradiciones, como la potencia del Ejército Rojo y de los servicios policiales, que imponen una cierta unidad a la sociedad.

Pero en las sociedades de Europa del Este estallan las contradicciones de clase y se desarrollan con fuerza unos movimientos de masas burgueses. Brezhnev es incapaz de entender la amplitud y la profundidad de estos fenómenos, y por tanto es incapaz de encontrar remedios adecuados. La presencia o la intervención del Ejército Rojo impide que la derecha triunfe en estos países, pero la degeneración no puede en modo alguno detenerse mediante las generalidades banales de un Brezhnev cegado ante la realidad.

Polonia atravesó una crisis en 1968 (con 200 000 personas, principalmente intelectuales liberales expulsados del partido) y huelgas importantes en 1971. Brezhnev analiza la situación: «Notamos con profunda satisfacción cómo la dificultades que habían surgido en Polonia fueron superadas. El Partido Obrero Unificado de Polonia está tomando medidas destinadas a consolidar sus lazos con la clase obrera, a reafirmar las posiciones del socialismo en el país» (pág. 15).

Pero fue la corriente socialdemócrata de Dubcek, a la cabeza del partido checoslovaco, quien lanzó el desafío más peligroso para los fundamentos socialistas del país, así como para las pretensiones hegemonistas de la URSS. El Ejército Rojo tuvo que intervenir en agosto de 1968. «Los acontecimientos checoslovacos han recordado, una vez más, que en los países que han iniciado la edificación socialista, las fuerzas antisocialistas que lograron mantenerse en el interior pueden, bajo ciertas condiciones, intensificar su actividad y llegar a actos contrarrevolucionarios directos con la esperanza de obtener un apoyo exterior por parte del imperialismo, que siempre está dispuesto a hacer frente común con estas fuerzas. Hemos visto cómo se manifiesta el peligro del revisionismo de derecha que, bajo el pretexto de mejorar el socialismo, se esfuerza en allanar el terreno a la ideología burguesa. (…) Es importante reforzar constantemente el papel dirigente del partido en la sociedad socialista, afrontar como marxistas-leninistas y con espíritu creativo los problemas del desarrollo socialista que han llegado a madurez» (pág. 20).

En realidad, los fundamentos del revisionismo de derecha ya habían sido puestos por Jruschov: denuncia de la experiencia revolucionaria del partido bajo Stalin, renuncia a la dictadura del proletariado, teoría del cese de la lucha de clases bajo el socialismo, concepto del “partido de pueblo entero”. Fue Jruschov el primero en haber allanado el terreno para la ideología burguesa, bajo el pretexto de mejorar el socialismo. Brezhnev pretende ahora mantener este revisionismo soviético, pero al mismo tiempo quiere prohibir que los demás hagan realidad todas las consecuencias de este revisionismo. Pero no se puede criticar eficazmente a los ultra-revisionistas partiendo de una posición revisionista. En este contexto, «reforzar el papel dirigente del partido» significa: reforzar la dirección de un partido leal a la concepción revisionista que prevalece en Moscú, y no dejar que se desarrollen centros de contrapoder ultra-revisionistas, es decir socialdemócratas pro-occidentales.

Un movimiento comunista internacional que se desmorona

En otro terreno esencial, que es el desarrollo del movimiento comunista internacional, las pretensiones de Brezhnev hacia la hegemonía mundial también resultaron ser un bluf.

Brezhnev afirma que la Conferencia Internacional de Partidos Comunistas y Obreros, celebrada en 1969, «hizo mucho para profundizar en algunos puntos de la teoría marxista-leninista aplicada a la situación contemporánea» (pág. 34). Después, habla de su idea maestra: «En líneas generales, la cohesión del movimiento comunista internacional no deja de crecer» (pág. 35). La realidad es que, sobre la base de la plataforma revisionista de Jruschov, un gran número de partidos comunistas se dirigían a marchas forzadas hacia la reconciliación con la burguesía local y hacia la colaboración con la gran burguesía monopolista. Este acercamiento con burguesía del propio país significaba en los hechos la destrucción de la unidad del movimiento comunista internacional.

Completamente desunidos en torno a las cuestiones de la revolución, los partidos comunistas intentaron, bajo el impulso de Brezhnev, mantener una unidad basada en el apoyo a la Unión Soviética y la lucha por el desarme. Pero como la traición al marxismo revolucionario afectaba a todos los terrenos, aquí también la unidad era puramente formal. De hecho, pese a su demagogia sobre la unidad, Breznev no puede esconder los cuatro ejes que hacen estallar el movimiento comunista internacional: la defensa de la experiencia revolucionaria de Lenin y Stalin («revisionismo de izquierda»), la socialdemocracia del tipo Dubcek o Togliatti («revisionismo de derecha»), la oposición a tener al modelo soviético como referencia, a los dictados y a las intromisiones en los asuntos de otros partidos («nacionalismo») y la fidelidad incondicional hacia la URSS («marxismo-leninismo auténtico»). Brezhnev dice lo siguiente: «La lucha contra los revisionistas de derecha y de izquierda y contra el nacionalismo mantiene toda su vigencia. Son precisamente las tendencias nacionalistas, en particular aquellas que adoptan el antisovietismo como forma, por las que apuestan los ideólogos burgueses» (pág. 35).

Pese a este reconocimiento (algo discreto) de las tendencias hacia la explosión, ¡Brezhnev mantiene la ficción de que la «lucha de principios» que lleva a cabo el PCUS contra todos los revisionismos que no cuadran con sus intereses, orienta al conjunto del movimiento comunista internacional y asegura su unidad! «La lucha inflexible del PCUS por la pureza de la teoría marxista-leninista del partido tuvo una gran resonancia internacional, contribuyendo a orientar por la buena vía a los comunistas y a millones de trabajadores» (pág. 182).

La Conferencia Internacional de 1969, glorificada por Brezhnev por el «crecimiento de la cohesión del movimiento comunista», será la última que conseguirán convocar los soviéticos…

Part Two

The XXIV Congress: Brezhnev delves into the revision of Leninism

In his report to the XXIV Congress, Brezhnev-subscribe revisionist line emanating from the XX Congress. (4)

So twice, Brezhnev stressed that the “dogmatism” of Stalin’s time has been replaced by the “creative spirit,” and that the “Stalinization” of Khrushchev was necessary and correct. “The party has shown the futility of dogmatic conceptions ignored the great changes in recent years in the life of our society. The liquidation of the consequences of the cult of personality and subjectivist errors have been profoundly beneficial impact on the overall political atmosphere “(p. 183). After denouncing the right-wing extremist tendency, represented by Solzhenitsyn, Brezhnev was forced to attack benefiting from certain fundamental conceptions of the Stalinist era. “Another trend is the attempt extreme exculpate phenomena occurred in the past, the party has been subjected to strong criticism on the basis of principles, is the attempt to maintain notions and opinions against the new and creative element that the party has contributed to the Over recent years “(p. 157).

Climbing against socialist China

Brezhnev redoubled their attacks against China and against all parties and organizations which benefit from revolutionary interpretation of Marxism-Leninism. “The Chinese leaders,” says Brezhnev, “have taken over key issues of international life and the international communist movement, ideological and political platform particularly incompatible with Leninism. They have demanded that we give up the line of the XX Congress of the CPSU and the program “(p. 17). As in the XXIII Congress, we learn nothing new about the substantive issues discussed between the CPSU and the CPC. China would have “demanded” that the CPSU quit your line. Actually, it was the Soviets who demanded that all the world’s communist parties adhere to the line of the XX Congress of the CPSU. Openly called for the overthrow of that party leaders disagreed with Khrushchev.

In many games, the leadership of the CPSU organized putschs to wean the leaders who welcomed the “Stalinism” and replace them adept at Khrushchev’s revisionist line. Utilizing its hegemonic position, the Soviet leaders decreed that “particular platform” developed by the CCP was “incompatible” with Leninism (version Khrushchevite). Thus, political ism makes Brezhnev to the CPSU the decisive criterion of internationalism: those who do not follow the CPSU are guilty of nationalist deviation, if not anti-Soviet.

But the reality is that during the Great Debate, the Chinese have complied with the essential thesis of Lenin and his revolutionary spirit, while Khrushchev presented as “creative developments of Leninism” to old social thesis. Many revolutionary organizations born in the 60s felt closer to the ideas advocated by China and Albania revisionism. All were accused of making secession, ignoring the political reality of each country. Thus, the small group of brothers Lava revisionist in the Philippines received the title of Marxist-Leninist, while the new Communist Party of the Philippines, one of the most serious communist organizations and dynamics of Asia, is set apart by secessionist. In Italy, Brezhnev gets to “Il Manifesto faction” in the bag “renegades” (p.36).

Between 1966 and 1971, Brezhnev became the political struggle in order to eliminate Marxist-Leninist line defended by the CCP, the political and military confrontation with the Chinese state. “The Chinese leaders,” says Brezhnev, “have unleashed a violent propaganda campaign against our party and our country have made territorial claims on the USSR and even armed incidents have provoked the Soviet border in 1969” (p.7). Those who have studied this problem objectively know the legal right was on the side of China and that in this case Brezhnev practiced an aggressive and hegemonic. What was it? From border demarcation between China and the USSR over 2200 miles along the river Ussuri between the two countries. An unequal treaty imposed by the czars, states that border on the Chinese bank of the river. Zhores Medvedev, never suspected of sympathizing with China, writes: “The attitude of China was logical to the extent that claimed that the October Revolution had annulled the treaties signed by the tsarist government” (5). China accepts the status quo, and therefore the annexation of Chinese territory by the Tsar, but requires that the border on the Ussuri River is drawn according to international customs. “Both countries need the river for boating, fishing and other activities,” writes Medvedev. “Normally when a river crosses a border, the demarcation line passes through the middle of the river or in the middle of the navigation channel.” Shortly after Brezhnev’s death in November 1982, a new law on the Soviet border stipulated in Article 3 that “the border passes through the middle of the shipping channel on the navigable rivers” (5). But in 1969, Brezhnev was about to provoke a war with China. “It Brezhnev Artillery who gave the order to fire at will against Chinese troops, which killed thousands of Chinese soldiers and a deep resentment in China against the Soviet Union” (6).

The birth of the hegemonic trend

This confrontation with China is a symptom of the passing of the USSR towards a policy of hegemony over the socialist and anti-imperialist countries in the third world.

This attitude comes from a political hegemony that focuses on military power as the primary means to influence the course of events in the world. “During the reporting period,” says Brezhnev, “army problems have continued to be at the center of our attention.” “Strengthening the Soviet state also means strengthening its armed forces, maximize defense capability of our country” (p. 144-145).

With hedge internationalism, the Soviet Union propels its military in various parts of the world where opportunities arise to implement and strengthen the Soviet presence. The “pride of country ‘degenerates into great power chauvinism. “Considerable work has been done to educate the Soviets in pride for his country, his people and his great achievements, in respect for the glorious pages of the past of their country” (p. 149).

We present the “great achievements” of the tsarist and erased their crimes of aggression, expansion and annexation. The Tsarist defense treaty on the Ussuri River border thinking is characteristic of Brezhnev. We believe that this display of chauvinism is what also explains why the CPSU leadership interrupted at this point the criticism of Stalin. It is not a refutation of the thesis Khrushchevites and a return to revolutionary conceptions defended under Stalin: Brezhnev does not include the past rather than the aspects of grandeur and the victories that reinforce chauvinistic patriotism and conqueror. The criticism of Stalin did not fit with an education focused on the glorious past of the country.

In the minds of the Soviet leaders, whether a country chooses the socialist road is increasingly synonymous alliance with the Soviet Union, acceptance of its military umbrella and consistent with its interpretation of socialism.

Brezhnev emphasizes the ‘economic integration of the socialist states “(p. 8), which implies in fact a subordination of the economies of the socialist countries to the Soviet Union. Extending its military umbrella on the other socialist countries, Brezhnev declared: “The socialist countries are the greatest bulwark against the forces trying to attack and weaken the socialist camp” (p. 21-22).

Apparently, the Soviet Union expresses his loyalty to proletarian internationalism. But when you look more closely, we find that, far from strengthening the socialist community, their interference and control over other countries weaken the foundations of socialism in other countries and makes its cohesion rest on the strength of the Soviet Union. The theory of “the best wall: brotherly unity”, ie, the protection of the Soviet Union, is fundamentally false. The best wall can not be other than the mobilization of workers, developing their awareness, independent effort to defend the people’s regime. On this basis, a country may, in exceptional circumstances and for a limited period, get help from friends socialist countries.

The Democratic People’s Republic of Korea always maintained its political and economic independence. Assaulted by the U.S. Army in 1950, accepted the Chinese and Soviet military aid, but that does not depart from its fundamental policy of relying primarily on its own strength. Experience has shown that socialism in Korea is more firmly established among the masses that in the countries of Eastern Europe, who accepted the permanent military and economic control of the USSR.

The same tendency toward hegemony and control is reflected in Brezhnev’s conception of the fight in the third world. “The world socialist system,” he says, “is the decisive force in the struggle against imperialism” (p. 8). By saying that the Soviet Union is “decisive force” in the struggle against imperialism, Brezhnev tends to place countries and anti-imperialist peoples under his “protection”. Rejects the starting point of all revolutionary vision of the world: it is the people who make history, the working masses of the third world are the architects of their own liberation, anti-imperialist consciousness, organizational capacity and combat power of the peoples of the Third World are the major factor in the struggle against imperialism.

The rapprochement between classes and nationalities …

The key point of betrayal Khrushchevite was the denial of the class struggle under socialism and the subsequent liquidation of the dictatorship of the proletariat. Brezhnev took the absurd to the extreme. A simple observation of Soviet society materialistic indicated that class differences were accentuated as the years passed and economic contradictions, political and cultural relations between the republics became more acute. The “creative developments of theory ‘of Brezhnev speaking musings were merely idealistic, completely unrealistic, ideological images which leader layer served to legitimize the new division of society into antagonistic classes.

Here is what he says Brezhnev about the classless society that supposedly exists in the USSR: “The rapprochement between all classes and social groups, strengthening their social unit occurs in our country on the basis of Marxist-Leninist” (p. 129). “Our Soviet intelligentsia considers his vocation is to devote their energy and creative energy to the work of building a communist society” (p. 132). But at that time, much of the intelligentsia who “devoted to communism” was completely apolitical, developed for itself a technocratic ideology, and was attracted by the social and economic system of the West. In this society without classes Brezhnev also erase the differences between nationalities … Brezhnev speaks of “an impressive demonstration of the monolithic unity of all the peoples of our country” (p. 134). This leads him to make one of his greatest theoretical findings: the creation of the “Soviet people” concept in which dissolve both the classes and nationalities. “We have seen in our country form a new historical community: the Soviet people. The new harmonious relations between classes and social groups, between nations and nationalities, friendly relations and cooperation, born of working together (…) In our country, people are united by community of Marxist-Leninist ideology ‘( pg. 136).

Moralizing speeches for “marginal”

This fiction of the “unity of the Soviet people united by Marxism-Leninism ‘is inconsistent with a series of events and phenomena that can not be ignored. How Brezhnev solves this contradiction? Reducing the contradictions and social antagonisms marginal phenomena are due to personal attitudes and moral degeneration individual scale. In other words, he denies that too visible negative phenomena are related to the differentiation of classes derived from economic and social positions increasingly divergent in which men and material production within the state apparatus, denies that due to the bourgeois and reactionary political currents that develop leaders both between the layers and within the masses.

“We must recognize that there are still heartless officials, bureaucrats, rude characters,” notes Brezhnev. His remedy for this is reduced to a banal desire. “An atmosphere of benevolence, respect for the man must reign in each of our offices” (p. 139). Announces’ constant and unrelenting struggle against the survivals of the past, (…) [against] parasitism, greed, extortion, slander, spirit chicanero, drunkenness, etc.. “(P. 150).

Analysis idealistic imperialism, reformism support

Brezhnev analysis of countries dominated by global capitalism is also completely devoid of materialistic foundations. From 1917-1956, world socialism had a significant push by the incessant revolutionary struggles of the people, who were properly directed, in the main, by the communist parties. Imperialism was forced to retreat during this period, before the force of the international revolutionary movement of peoples. This trend, which was developed through hard fighting Brezhnev makes a landmark law automatically imposed: socialism continuously reinforced and imperialism tends inevitably to an end.

“The general crisis of capitalism is widening” (p. 24). From this analysis unilateral idealistic realities of imperialism, it follows a strategy of reform to “overthrow” capitalism in the metropolis and to expel imperialism dependent countries.

“The battles being waged by the working class right now announced new class confrontations, which might lead to fundamental social change, to the establishment of the power of the working class in alliance with other social workers” (p. 29). The establishment of socialism through social transformation is the main idea of ​​social democracy and the bourgeois parties ‘socialistic’. In the 60s, some petty bourgeois and employed a third world socialist Marxist language to mystify a population exasperated by decades of colonial barbarism, gain support in the socialist camp, and strengthen its position in negotiations with international capitalism. Dismissing any analysis of class and making contempt of all Leninist strategy, Brezhnev declares that these forces have taken the path of genuine socialism.

After greeting the ‘offensive forces of national and social liberation against imperialism domain “Brezhnev said:” In Asia and Africa, several countries have already undertaken the path of non-capitalist development, ie have chosen to build with the socialist society perspective. ” He mentions, among others, Egypt, Burma, Algeria, Guinea, Sudan, Somalia, Tanzania, Syria, Congo-Brazzaville. “The governments of Peru and Bolivia fighting against the dominance of American monopolies” (p. 33). In full binge after the parliamentary victory of the Chilean left, Brezhnev reformist strategy seems to have passed the test. “In Chile, the victory of the national unity front has been a major event” (p. 32).

Brezhnev ‘analyzes’ Poland and Czechoslovakia

However, a minimal observation of the realities within the “socialist community” under Soviet influence belies the political bluff Brezhnev. His “classless society” can still be exciting in the USSR, where the real communists since 1917 have shaped the political physiognomy of the masses, and where there are some traditions, like the power of the Red Army and police services, which impose a certain unity to society.

But in the societies of Eastern Europe class contradictions explode and developed a hard mass movements bourgeois. Brezhnev is unable to understand the breadth and depth of these phenomena, and therefore is unable to find appropriate remedies. The presence or intervention of the Red Army right prevents succeed in these countries, but the degeneration in any way can not be stopped by a banal generalities Brezhnev blinded to reality.

Poland went through a crisis in 1968 (with 200 000 people, mostly liberal intellectuals expelled from the party) and major strikes in 1971. Brezhnev analyzes the situation: “We note with great satisfaction how the difficulties that had arisen in Poland were overcome. The Polish United Workers Party is taking measures to strengthen its ties with the working class, to reaffirm the positions of socialism in the country “(p. 15).

But it was the social democratic current Dubcek, the Czechoslovak party head, who launched the most dangerous challenge to the country’s socialist foundations and for the hegemonic pretensions of the USSR. The Red Army had to intervene in August 1968. “The Czechoslovak events have reminded, once again, that in countries that have initiated the building of socialism, anti-socialist forces who managed to stay on the inside can, under certain conditions, to intensify their activity and get direct counterrevolutionary acts hoping obtain external support for imperialism, which is always willing to make common cause with these forces. We have seen how it manifests the danger of right-wing revisionism, under the pretext of improving socialism, strives to pave the way to bourgeois ideology. (…) It is important to constantly reinforce the leading role of the party in socialist society face as Marxist-Leninists and creative spirit of socialist development problems that have come to maturity “(p. 20).

In fact, the foundations of right revisionism had already been laid by Khrushchev denouncing revolutionary experience of the party under Stalin, renunciation of dictatorship of the proletariat, cessation theory of class struggle under socialism, the concept of “party whole people. ” Khrushchev was the first to have paved the way for bourgeois ideology, under the pretext of improving socialism. Intended Brezhnev Soviet revisionism now maintain this, but at the same time wants to ban others come true all the consequences of this revisionism. But you can not effectively criticize the ultra-revisionist revisionist from a position. In this context, “to strengthen the leading role of the party” means: to strengthen the leadership of a party loyal to the prevailing revisionist in Moscow, and not let developing centers of ultra-revisionist counter, ie pro-Western social democrats.

An international communist movement crumbles

In another key area, which is the development of the international communist movement’s claims to world hegemony Brezhnev also proved to be a bluff.

Brezhnev said that the International Conference of Communist and Workers Parties held in 1969, “did much to deepen some points of Marxist-Leninist theory applied to the contemporary situation” (p. 34). Then he talks about his main idea: “In general, the cohesion of the international communist movement continues to grow” (p. 35). The reality is that, on the basis of Khrushchev’s revisionist platform, a large number of communist parties forced march headed toward reconciliation with the local bourgeoisie and to collaboration with the big monopoly bourgeoisie. This approach with the country itself bourgeoisie in fact meant the destruction of the unity of the international communist movement.

Completely disjointed about the issues of the revolution, the communist parties attempted, under the leadership of Brezhnev, maintain unity support from the Soviet Union and the struggle for disarmament. But because the betrayal of revolutionary Marxism affected all land, here too the unit was purely formal. In fact, despite their demagoguery on the unit Brezhnev can not hide the four axes popping international communist movement: the defense of the revolutionary experience of Lenin and Stalin (“leftist revisionism ‘) Dubcek type social democracy or Togliatti (“right revisionism”), the opposition to have the Soviet model as a reference, to the dictates and interference in the affairs of other parties (‘nationalism’) and unconditional loyalty to the USSR (“Marxism-Leninism authentic ‘ ). Brezhnev reads: “The struggle against the revisionists right and left and against nationalism retains its freshness. It is precisely the nationalist tendencies, particularly those that adopt anti-Sovietism as shape, why bet the bourgeois ideologists “(p. 35).

Despite this recognition (something low) trends toward the explosion, Brezhnev maintained the fiction that the “struggle of principle” that holds the CPSU against all the revisionism that match their interests, guides the whole movement international communist and ensures your unit! “The CPSU uncompromising struggle for the purity of Marxist-Leninist theory of the party had a great international resonance, helping to focus on the right track to the Communists and millions of workers” (p. 182).

The 1969 International Conference, Brezhnev glorified by the “growth of the communist movement cohesion” will be the last to get the Soviets call .

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Informazioni su paginerosse-drapporosso

...."L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all’inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente...." Lenin -Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa-Pubblicato sul Sozial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915.
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